Il casellario fa breccia anche a Berna

Il casellario fa breccia anche a Berna

Dal Mattino della domenica | 53 criminali in meno sul nostro territorio grazie alla misura introdotta da Norman Gobbi

È salito a 53 il numero di criminali stranieri a cui è stato negato il permesso per venire a vivere o a lavorare nel nostro Cantone. È passato un anno e mezzo da quando il mio Dipartimento ha introdotto la misura straordinaria volta a salvaguardare e a tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza sul nostro territorio. Una misura che il Governo ha deciso di mantenere in vigore a maggio e che ora ha fatto breccia anche nella Berna federale. A inizio settimana, infatti, la Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati ha sostenuto, su invito del Governo, due iniziative del Parlamento cantonale che vanno nella stessa direzione della nostra misura straordinaria. Anche a Berna quindi iniziano a vedere di buon occhio la richiesta sistematica del casellario giudiziale per tutti coloro che intendono venire a soggiornare o a lavorare alle nostre latitudini.

Qualcuno negli scorsi giorni mi ha fatto notare che sul totale delle 30mila domande trattate in un anno e mezzo dalla Sezione della popolazione 53, è un numero irrisorio. Il nostro obiettivo, come ho ribadito a più riprese, non è quello di discriminare i cittadini stranieri nel venire a risiedere o a lavorare da noi! Assolutamente. Vogliamo dare più sicurezza al Ticino e ai ticinesi. Chi sono queste 53 persone a cui è stato negato l’ingresso nel nostro Cantone? Di quale crimine si sono macchiate?

Rapine, sequestro di persona, furti, estorsioni, lesioni personali, porto d’armi, bancarotta fraudolenta, omicidio, spaccio di droga e distruzione di cadavere (!), sono solo alcuni esempi dei reati per i quali a queste persone non abbiamo rilasciato il permesso. Non parliamo quindi di una multa per eccesso di velocità o per divieto di parcheggio, nelle quali molti di noi potrebbero essere incappati per disattenzione o noncuranza, ma di crimini violenti e ripetuti! Crimini che, grazie alla misura del casellario che ho introdotto nel 2015, non saranno commessi sul nostro territorio.

Il nostro messaggio è giunto anche a Berna. Una misura – quella sul casellario – sostenuta sia dal Popolo (sono 12’192 le firme raccolte grazie alla petizione promossa dalla Lega dei Ticinesi!) che dal Parlamento e dal Governo. Ora anche la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati sostiene la richiesta del Gran Consiglio ticinese, che auspica la presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini provenienti dall’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera. Il cammino è ancora lungo, ma un altro importante passo per la nostra sicurezza è stato fatto.

Un’ottima notizia per il nostro Cantone a conferma che stiamo lavorando nella giusta direzione e che la nostra voce, con le nostre preoccupazioni, è arrivata fino a Berna. Un motivo di orgoglio per il nostro movimento che si è fatto messaggero di questa iniziativa a favore della sicurezza del Ticino e di tutta la Svizzera.

Ora toccherà alla Commissione del Nazionale pronunciarsi. Sarà una battaglia durissima, ma sarà necessaria per far capire a tutti che nel nostro Paese abbiamo bisogno di nuovi strumenti per combattere le minacce attuali. Come ci hanno mostrato casi come quello della ‘ndrangheta a Frauenfeld, nessuna regione elvetica è immune da infiltrazioni di organizzazioni criminali: per questo penso che la richiesta del casellario a livello nazionale sia una misura adeguata e corretta.

Non ci sono più scuse per andare contro questa misura: i dati mostrano come il casellario non sia una barriera, bensì un filtro efficace contro le persone che hanno commesso reati gravi all’estero. Il sostegno da parte di cittadini stranieri che vogliono lavorare o dimorare onestamente nel nostro territorio è la dimostrazione che questa misura non è discriminatoria: chi non ha nulla da nascondere, non ha nulla da temere!
Come spesso succede il nostro Cantone fa scuola: è un laboratorio nel quale sono testate per la prima volta nuove misure, in seguito adottate in tutto il territorio elvetico. Anche perché quelle problematiche che inizialmente sono solo prerogativa ticinese, come la questione della migrazione, diventano in seguito una preoccupazione condivisa da tutto il Popolo svizzero.

Sono orgoglioso di questa nostra piccola vittoria che ancora una volta ha fatto diventare un tema ticinese d’interesse nazionale. Abbiamo il diritto di conoscere chi vive e chi lavora a casa nostra. I risultati raggiunti fino ad ora sono già stati importanti perché ci hanno permesso di lasciare o mettere “fuori dalla porta” 53 criminali, ma con l’estensione della proposta a livello svizzero miriamo a tenere lontane dall’intero Paese queste persone poco raccomandabili che vogliono portare da noi problemi come la criminalità organizzata, già radicata in altri Paesi limitrofi!

Non mi stancherò mai di ripeterlo, la sicurezza, oltre ad essere un bene primario, rappresenta un valore fondamentale per la Svizzera. Un valore che lo Stato è chiamato a garantire quotidianamente e che io stesso mi impegno a tutelare, attuando misure come quella sul casellario. Continueremo per questa strada, per la nostra sicurezza e per quella di tutto il nostro Paese!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Casellario, si apre una porta

Dal Corriere del Ticino | Sì alle iniziative ticinesi in Commissione degli Stati – Ora tocca alla gemella del Nazionale Due le possibilità da verificare: un negoziato con Bruxelles o un intervento autonomo

A Berna si è aperta una porticina per la contestata richiesta del casellario giudiziale a chi vuole lavorare in Svizzera. Una misura che il Ticino ha introdotto nell’aprile 2015 per chi richiede un permesso B (dimora) o G (frontaliere) e che è stata criticata sia dall’Italia che dal Consiglio federale.

Ieri invece la Commissione delle istituzioni politiche degli Stati ha accolto con un voto serrato due iniziative del Gran Consiglio ticinese, le quali chiedono al Parlamento federale di intervenire affinché le informazioni sui precedenti penali di cittadini UE possano essere richieste sistematicamente. Oggi l’accordo sulla libera circolazione delle persone permetterebbe di raccogliere tali informazioni solo in presenza di motivi fondati, come un possibile rischio per la sicurezza e la salute pubbliche.

Le due iniziative, presentate nel Legislativo cantonale dall’allora granconsigliere Lorenzo Quadri (Lega), sono state accolte con 6 voti contro 5 e 1 astenuto. La maggioranza è stata raggiunta grazie al voto preponderante (ovvero che vale doppio in caso di parità) del presidente Peter Föhn (UDC). Ora le iniziative dovranno passare al vaglio della Commissione gemella del Nazionale, dove siedono Marco Romano (PPD) e Roberta Pantani (Lega). Se verranno accolte, torneranno alla Commissione degli Stati che dovrà elaborare un progetto di legge. Quest’ultimo dovrà poi essere accolto da entrambe le Camere per entrare in vigore.

La strada è quindi ancora lunga, tuttavia il voto di ieri rappresenta pur sempre una nuova apertura nei confronti della misura ticinese. Nel maggio del 2015 il Nazionale aveva bocciato una mozione di Lorenzo Quadri dello stesso tenore, per l’incompatibilità di tale misura con la libera circolazione. Lo scorso maggio la Commissione degli Stati aveva poi sospeso l’esame delle due iniziative ticinesi; si voleva aspettare l’esito della votazione sulla Brexit, e capire se sarebbe stato possibile avviare con l’UE una rinegoziazione della libera circolazione.

Così non è stato, almeno per il momento, spiega il senatore Filippo Lombardi (PPD). Non è detto che in futuro si possa tornare a discutere con Bruxelles. La Commissione ha quindi deciso di tenere la porta aperta, anche in considerazione dell’esperienza fatta dal Ticino e riassunta in una lettera che è stata recapitata ai vari membri della Commissione. «Si è capito che il casellario viene richiesto per motivi di sicurezza e non come filtro per gestire l’immigrazione», afferma Lombardi. In un comunicato stampa, la Commissione si dice «pienamente consapevole» che la richiesta del casellario potrebbe risultare problematica. Tuttavia ritiene che occorra verificare se sia possibile giungere a un’intesa con l’UE oppure se sia possibile un’iniziativa autonoma da parte della Svizzera o di singoli Cantoni su un punto della libera circolazione, ritenuto d’importanza piuttosto secondaria».

Gobbi: «Niente illusioni»

Il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è soddisfatto ma tiene i piedi per terra. «Non mi faccio illusioni. Parliamo di una decisione commissionale che reputo comunque un segnale verso chi ha anche parlato di pietra d’inciampo nelle discussioni con l’Italia. Non si tratta di un blocco o di una barriera, ma di un filtro necessario. Tra le ultime persone a cui è stato negato il permesso troviamo condanne per estorsione, rapina o sequestro di persona. Vogliamo tutelare gli interessi del cantone impedendo l’entrata di potenziali criminali sul territorio». Da parte italiana però il casellario è considerato un ostacolo alla ratifica dell’accordo fiscale sui frontalieri. «Non si vuole discriminare i cittadini stranieri. Questo è il messaggio di cui dovranno tenere conto le Autorità federali nelle trattative con l’Italia. Messaggio che continueremo a portare a Berna. Per attuare la volontà popolare sul 9 febbraio gli accordi sulla libera circolazione andranno comunque rivisti».

Casellario, avanti comunque

Casellario, avanti comunque

Da laRegione | Il governo chiede a Berna di ‘sostenere’ le iniziative cantonali. Gobbi: in caso di no? Continuiamo – La parola alla commissione degli Stati. Agustoni: speriamo che ora decida, alla luce anche dei nuovi dati.

Il governo invita la commissione degli Stati a sostenere le iniziative ticinesi per dare anche agli altri Cantoni la possibilità di chiedere la fedina penale. Gobbi: noi andiamo avanti comunque.

«Non ci facciamo grandi illusioni». E in ogni caso si andrà avanti su questa strada. Ma per il Consiglio di Stato e il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi valeva e vale la pena ribadirlo: numeri alla mano, l’obbligo di presentare il casellario giudiziale per i cittadini italiani che richiedono il rilascio o il rinnovo di un permesso B (dimora) o G (frontalieri) ha dato “risultati positivi”. Perciò il governo cantonale ha scritto a Berna, ovvero alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati che in questi giorni dovrebbe entrare nel merito del dossier, invitandola a “sostenere le iniziative del Gran Consiglio ticinese” con le quali si propone per l’appunto “di introdurre la richiesta sistematica della fedina penale per i cittadini stranieri” – distaccati compresi – “provenienti dall’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera”. «Non ci facciamo grandi illusioni, poiché – spiega Gobbi alla ‘Regione’ – siamo consci del fatto che la nostra realtà e le nostre esigenze non sono paragonabili a quelle di altre regioni svizzere. È tuttavia importante marcare il territorio, ricordando anche che il Gran Consiglio ha votato a larghissima maggioranza (era il settembre 2015, ndr) a favore della misura. Una misura che, a nostro parere, ha dato dei risultati». Risultati resi noti ieri. Da circa un anno e mezzo vige l’obbligo di produrre il casellario: ebbene, la Sezione della popolazione ha esaminato 30’689 richieste di permessi Be G e per 263 casi (0,86 per cento) sono emersi “elementi rilevanti di natura penale” che hanno comportato approfondimenti. Al termine dei quali si è deciso di non concedere il permesso a 53 persone (0,17 per cento). Non proprio numeri da far girare la testa. «Ma è importante considerare – ribatte il capo del Di – la qualità oltre che la quantità. Perché grazie a questa misura straordinaria si è evitato che venissero a lavorare o a risiedere sul nostro territorio rapinatori, estorsori, sequestratori e via dicendo. Persone poco raccomandabili che si è riusciti a tenere lontane».

‘Misura da istituzionalizzare’

Insomma, il Ticino promuove (di nuovo) a pieni voti il casellario. E se Berna con la sua Commissione dovesse bocciare le iniziative ticinesi? «Si continua», assicura Gobbi. Tuttavia il provvedimento rimane di natura straordinaria e il governo dovrà sbrogliare la matassa, trovando un’alternativa peraltro compatibile con la libera circolazione delle persone. «Il nostro obiettivo – conferma Gobbi – è di istituzionalizzare questa misura che, ribadisco, ha dato risultati positivi. Il nostro territorio è più esposto rispetto ad altri all’arrivo di persone poco raccomandabili, vista la prossimità con l’Italia e i suoi problemi di ordine pubblico spesso legati alla presenza di criminalità organizzata». La commissione degli Stati aveva sentito agli inizi di maggio i granconsiglieri Amanda Rückert (Lega) e Maurizio Agustoni (Ppd). Terminate audizione e discussione, i commissari avevano deciso di congelare la trattazione delle iniziative cantonali. “Mancano ancora degli elementi per potersi pronunciare”, aveva spiegato Fabio Abate, membro Plr della Commissione istituzioni politiche. «Spero che ora i commissari si pronuncino, alla luce sia dei nuovi dati forniti dal Consiglio di Stato, che confermano la necessità della misura, sia di recenti votazioni popolari, come ‘Prima i nostri’, da cui scaturisce una sensibilità particolare del Ticino nei confronti della frontiera, anche per l’aspetto sicurezza», rileva Agustoni, autore in Gran Consiglio del rapporto su una delle iniziative cantonali. «La richiesta dell’estratto del casellario giudiziale – aggiunge – è del resto il minimo sindacale: se si volesse essere veramente incisivi, disponendo di un ulteriore elemento di valutazione, bisognerebbe tornare a chiedere pure il certificato dei carichi pendenti, che informa dell’esistenza di eventuali procedimenti penali in corso». Quanto alla compatibilità con il diritto internazionale della misura concernente il casellario giudiziale, l’accordo sulla libera circolazione «andrà comunque ridiscusso dopo il voto del 9 febbraio 2014».

Altolà ad altri 20 stranieri

Altolà ad altri 20 stranieri

Dal Corriere del Ticino | Nuove decisioni negative sui permessi: sono 53 le persone con precedenti bloccate Lettera del Governo alla Commissione degli Stati per applicare la misura in Svizzera

«Negli ultimi sei mesi sono state emesse ancora 20 decisioni negative per un totale di 53, a tutela della sicurezza del nostro territorio». Questo il bilancio aggiornato dal Dipartimento delle istituzioni relativo alla richiesta di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini di Stati dell’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera. Una misura straordinaria che, lo ricordiamo, il consigliere di Stato Norman Gobbi aveva introdotto nell’aprile dell’anno scorso con lo scopo di tutelare la sicurezza del territorio. In sostanza si tratta di bloccare chi ha alle spalle precedenti penali gravi. Il bilancio del Governo a fine marzo contemplava 33 decisioni negative: la misura aveva impedito l’entrata in Ticino di una persona condannata per omicidio continuato e distruzione di cadavere e persone che avevano commesso reati quali la detenzione illegale di armi e munizioni e rapina continuata. La richiesta di presentazione del casellario si avvicina però a un bivio: all’inizio del 2017 il Dipartimento, su incarico del Governo, sarà tenuto a presentare una variante sostitutiva della misura per sbloccare il dossier fiscale pendente tra Svizzera e Italia. Nella nota stampa Gobbi ha inoltre evidenziato che «il Consiglio di Stato ha scritto oggi (ndr. ieri per chi legge) alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati, invitandola a sostenere le iniziative del Gran Consiglio ticinese a favore della presentazione dell’estratto del casellario giudiziale». In questi giorni si stanno tenendo le riunioni della Commissione, che all’ordine del giorno presenta la discussione sulle due iniziative depositate nel 2015 dal Gran Consiglio ticinese: «All’Assemblea federale viene domandato di introdurre la richiesta sistematica della fedina penale per i cittadini stranieri provenienti dall’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera», ha sottolineato Gobbi. Con la lettera inviata alla Commissione, il Consiglio di Stato intende esprimere «il proprio sostegno alle due iniziative, evidenziando i risultati positivi ottenuti in Ticino dopo l’introduzione della misura straordinaria che prevede la richiesta del casellario giudiziale per il rilascio e il rinnovo dei permessi B (di dimora) e G (per lavoratori frontalieri)», ha proseguito Gobbi. Per il rilascio o rinnovo dei permessi B e G, le Istituzioni fanno sapere che dall’introduzione della misura straordinaria su un totale di 30.689 domande esaminate dalla Sezione della popolazione, in 30.426 casi (99,14%) la procedura si è conclusa con il rilascio o il rinnovo del permesso, a dimostrazione dell’equità della misura. In 263 occasioni (0,86%) sono invece emersi elementi rilevanti di natura penale, che hanno portato a un approfondimento del dossier: per 53 di queste richieste, come detto, sono in seguito giunte decisioni negative. «Il Consiglio di Stato ha rammentato ai commissari l’effetto dissuasivo potenziale determinato dalla misura nei confronti di chi intende celare i propri precedenti penali», ha concluso Gobbi.

Casellario giudiziale – Il Governo aggiorna i dati e scrive alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati

Casellario giudiziale – Il Governo aggiorna i dati e scrive alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato ha scritto oggi alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati, invitandola a sostenere le iniziative del Gran Consiglio ticinese a favore della presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini di Stati dell’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera. Il Governo ha inoltre colto l’occasione per aggiornare i dati che riguardano la misura straordinaria introdotta dal Dipartimento delle istituzioni nell’aprile 2015; negli ultimi sei mesi sono state emesse ancora 20 decisioni negative per un totale di 53, a tutela della sicurezza del nostro territorio.

Durante le sedute previste il 7 e l’8 novembre, la Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati discuterà le due iniziative popolari depositate nel 2015 dal Gran Consiglio ticinese. All’Assemblea federale viene domandato di introdurre la richiesta sistematica della fedina penale per i cittadini stranieri provenienti dall’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera.

Con una lettera inviata oggi alla Commissione, il Consiglio di Stato esprime il proprio sostegno alle due iniziative, evidenziando i risultati positivi ottenuti in Ticino dopo l’introduzione della misura straordinaria che prevede la richiesta del casellario giudiziale per il rilascio e il rinnovo dei permessi B (di dimora) e G (per lavoratori frontalieri).

A un anno e mezzo dall’adozione del provvedimento, su un totale di 30.689 domande esaminate dalla Sezione della popolazione, in 30.426 casi (99,14%) la procedura si è conclusa con il rilascio o il rinnovo del permesso, a dimostrazione dell’equità della misura. In 263 occasioni (0.86%) sono invece emersi elementi rilevanti di natura penale, che hanno portato a un approfondimento del dossier: per 53 di queste richieste sono in seguito giunte decisioni negative. A questo proposito va ricordato che i dati di fine marzo 2016, presentati dal Governo in una conferenza stampa, contemplavano 33 decisioni negative.

Il Consiglio di Stato ha rammentato ai Commissari l’effetto dissuasivo potenziale determinato dalla misura nei confronti di chi intende celare i propri precedenti penali.

La richiesta fa centro 33 volte

Dal Corriere del Ticino del 4 maggio 2016

Sono decine i permessi negati a seguito della domanda sistematica dell’estratto introdotta da Norman Gobbi Il rapporto: «Persone con gravi precedenti penali e potenzialmente pericolose» – Il dossier oggi in Governo.

Dopo mesi di silenzio si torna a parlare del giro di vite sul casellario giudiziale voluto dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Oggi a Palazzo delle Orsoline il rapporto – consegnato in dicembre dallo stesso Gobbi ai colleghi – verrà verosimilmente discusso, ma difficilmente il Governo prenderà posizione in maniera netta. Intanto però ieri la questione è stata al centro di un’audizione a Berna con alcuni deputati ticinesi che sono stati ricevuti dalla Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati. E i ticinesi hanno in tal senso difeso la decisione presa lo scorso settembre dal Parlamento con la quale si chiede di rendere sistematica sul piano nazionale la richiesta dell’estratto. Ma la procedura introdotta 13 mesi or sono funziona o no? Ora siamo in grado di svelarvi i dati nudi e crudi, secretati per diverso tempo. Su 17.468 domande inoltrate in Ticino, 17.276 hanno portato al rilascio o al rinnovo di un permesso G (frontaliere) o B (dimorante). Una cifra complessiva che porta il Dipartimento ad affermare che «la misura non risulta essere troppo discriminante». Ma che ne è stato allora delle restanti 192 domande passate al setaccio? In 33 casi il rigetto è stato integrale, nella misura in cui le persone interessate non possedevano i requisiti minimi, oppure presentavano dei fattori negativi latenti. In altri 10 casi è stata pronunciata una proposta di ammonimento, 9 hanno invece spinto i richiedenti a rinunciare. Per contro le domande ancora all’esame sono 72. Venendo al dato saliente, si afferma che «in 33 casi si è potuto impedire il rilascio/rinnovo a persone con gravi precedenti penali e potenzialmente pericolose». Come noto la misura di Gobbi aveva condotto anche al lancio di una petizione, 12.192 le firme raccolte, mentre il Consiglio federale ha sempre fatto pressione al Ticino affinché la sospendesse con effetto immediato. Qualche mese fa c’è stato un ammorbidimento, con la soppressione della richiesta sui carichi pendenti. Tra Ticino e Berna non sono ad ogni modo mancate le tensioni, anche perché la Confederazione ha sempre considerato il giro di vite sul casellario come una pietra d’inciampo sulla via che porta alla conclusione degli accordi fiscali tra Svizzera e Italia. Ma Gobbi ha sempre replicato trattarsi «di una misura di sicurezza, non tesa a un protezionismo economico». La storia più recente, quando cioè il relativo dossier è passato dalle mani di Eveline Widmer Schlumpf a quelle del nuovo ministro delle finanze Ueli Maurer, dice per contro che Berna ha ipotizzato un indennizzo economico al Ticino in cambio di un ulteriore passo indietro. Nello specifico si parla di una compensazione dell’ordine di 20 milioni di franchi. Le trattative sono comunque proseguite in maniera piuttosto segreta tra le parti e al proposito non si è saputo più nulla. Detto questo, anche alla luce dei casi di presunti terroristi o simpatizzanti attivi dell’ISIS in Svizzera e in Ticino vien da chiedersi cosa accadrà ora. Il Governo Stato farà un passo indietro in questo momento delicato? Qualche risposta forse già oggi.

Tornando invece a Berna, ieri a difendere le due iniziative cantonali sostenute dal Gran Consiglio – e scaturite da una proposta di risoluzione alle Camere stilata nel 2008 dall’allora deputato leghista Lorenzo Quadri – sono stati Amanda Rückert (Lega) e Maurizio Agustoni (PPD), spalleggiati dal segretario generale del Dipartimento delle istituzioni Luca Filippini. «Abbiamo illustrato le ragioni alla base delle due iniziative approvate dal Parlamento e della misura introdotta dallo scorso aprile in Ticino» ha tagliato corto Rückert, da noi raggiunta al termine dell’audizione. «Abbiamo posto l’accento sulla questione del casellario – ha aggiunto -, molto sentita a sud delle Alpi per motivi di sicurezza ma potenzialmente interessante per altri Cantoni di frontiera. Naturalmente siamo consci che a Berna la questione sarà trattata con un respiro più federale, e alla luce delle molteplici dinamiche con l’Unione europea». Come rilevato da Agustoni, l’estensione del provvedimento – una procedura standard per i cittadini provenienti da Stati terzi – andrebbe dunque trattata nel quadro dell’applicazione del 9 febbraio. «In tal senso – ci ha spiegato Agustoni – i commissari hanno posto diverse domande, non sull’applicazione e i risultati della misura ma sulla sua possibile integrazione nell’ambito delle negoziazioni con Bruxelles». Per ora la Commissione delle istituzioni politiche ha sospeso l’esame delle iniziative, come ci conferma il consigliere agli Stati Fabio Abate (PLR): «Non vi era la maggioranza sufficiente per dar seguito alla proposta. In alternativa abbiamo però deciso di congelare il dossier per capire se da altri fronti, e penso all’applicazione dell’iniziativa sull’immigrazione di massa e al voto britannico sulla permanenza nell’UE, giungano elementi di rilievo. Resta da capire come la misura possa venire implementata, visto che in altri Cantoni di frontiera non si registrano gli stessi problemi del Ticino». Sui dati, invece, tutti si sono trincerati dietro un «no comment» rifacendosi al segreto.