In Ticino il governo è deluso, lo dice ufficialmente dopo la decisione del Consiglio federale di non modificare l’ordinanza sulla perequazione finanziaria fino almeno al 2030. Al centro della questione c’è il calcolo dei redditi dei frontalieri.
La decisione del Consiglio federale
La perequazione finanziaria intercantonale, al momento, va bene così. È questa, in sintesi, la parafrasi della lettera che il Consiglio federale ha fatto avere martedì ai 26 cantoni svizzeri. Una decisione a sorpresa, perché da parte di tutti ci si aspettava che la revisione della relativa ordinanza fosse imminente e che i nuovi calcoli fra cantoni ricchi che pagano e poveri che ricevono, potessero entrare in vigore già con l’anno prossimo. Ma appunto, non sarà così: una modifica delle regole avverrà, al più presto, nel 2030. Per il Ticino, questo significa dover rinunciare a 9 milioni di franchi supplementari all’anno.
“Una decisione che mina la coesione nazionale”
Anni di lavoro a tutti i livelli non sono serviti. Oggi per il Canton Ticino, a dispetto delle temperature quasi estive, è il giorno del gelo. Un “C’è posta per te da Berna” atteso. Ma l’amore, invece di trovare nuovo slancio, si è ulteriormente incrinato, tanto che nel comunicato del Consiglio di Stato ticinese si parla apertamente di decisione “che mina la coesione nazionale”, come sottolinea anche il presidente del Consiglio di Stato ticinese, Norman Gobbi, al programma radiofonico della RSI, SEIDISERA: “La decisione del Consiglio federale è motivo di forte delusione, perché mette in discussione la coesione nazionale, non recependo una richiesta del Canton Ticino che da anni perora. E mette anche in difficoltà il principio di solidarietà su cui si fonda la perequazione finanziaria; il Canton Ticino non viene correttamente riconosciuto”.
I 9 milioni persi
Eppure una modifica delle perequazione finanziaria intercantonale era attesa e secondo calcoli e prospettive, al Ticino avrebbe potuto portare 9 milioni di franchi in più all’anno, quasi il 10% in più, se prendiamo come riferimento i 98 milioni di franchi del versamento del 2026. E invece, almeno fino al 2030, non se ne farà nulla. Il Consiglio federale, infatti, ha comunicato oggi ai Cantoni di non voler procedere adesso con una modifica dell’ordinanza che disciplina i flussi di denaro fra Confederazione e tra Cantoni.
C’era anche una maggioranza dei Cantoni scaturita dalla Conferenza cantonale, quindi questo per voi è motivo di ancora maggior sorpresa di questo stop di Berna?
“Noi davamo quasi per scontato, proprio perché i risultati della consultazione davano una netta maggioranza a favore della modifica dell’ordinanza e una maggioranza a favore anche di una entrata in vigore già al 1 gennaio 2027. Quindi questa decisione di procrastinare il tema al 2029 con effetto al 2030 da parte del Consiglio federale lo ritengo davvero uno schiaffo al Canton Ticino ma anche ai cantoni tutti che si sono espressi, proprio perché se i cantoni si esprimono e danno una loro indicazione, il Consiglio federale non può nascondersi dietro dei tecnicismi”, dice Norman Gobbi.
Il nodo dei frontalieri
Per il Ticino, insieme agli altri cantoni di frontiera, uno dei parametri più penalizzanti è quello legato ai frontalieri. Quanti sono? Quanto contribuiscono al prodotto interno lordo e quanto se ne tiene conto nei calcoli perequativi?
“Questo era soprattutto l’obiettivo del calmierare il computo del benessere generato dal punto di vista finanziario dalla presenza dei lavoratori frontalieri, perché evidentemente questo poi penalizza il Canton Ticino, proprio perché la forza finanziaria viene misurata unicamente in base alla popolazione residente, quindi è un sistema che è scorretto: sembriamo molto più ricchi di quello che effettivamente siamo. Se faccio un paragone anche con altri cantoni simili al nostro, che potrebbe essere il Canton Friborgo, dal punto di vista territoriale e di popolazione, riceve quasi sei volte di più di perequazione intercantonale ma il Canton Friborgo è stretto tra la Berna federale e il lago Lemano con Losanna, quindi è davvero una situazione completamente diversa. Noi siamo da soli a gestire la frontiera Sud con delle sfide socio-economiche non paragonabili al resto del Paese”.
Le prossime mosse
A questo punto l’inciampo, la delusione… ma come si va avanti o come voi intendete andare avanti?
“Quello del Consiglio federale è uno schiaffo non tanto al Consiglio di Stato ma al Canton Ticino. Quindi dovremo davvero fare un’azione coordinata, condivisa, tra istituzioni ma anche con la popolazione. Una delle ipotesi era già stata buttata là nelle scorse settimane, per esempio in tema di ristorni. Però dovremmo davvero avere un’azione più coordinata, più forte per far capire alla Berna federale che il Canton Ticino, se vuole rimanere in Svizzera, deve sentirsi svizzero”.
La risposta del Dipartimento federale delle finanze
E dopo la comunicazione del Consiglio federale ai cantoni attraverso una lettera, lo stesso Consiglio federale ha comunicato anche qualcosa in più sulla perequazione finanziaria intercantonale. Il Dipartimento federale delle finanze (DFF) ha risposto con una presa di posizione a quanto detto dal Consiglio di Stato del Canton Ticino: “Il 1° aprile 2026, il Consiglio federale ha esaminato i risultati della consultazione relativa all’adeguamento dell’ordinanza sulla perequazione finanziaria. La maggioranza dei Cantoni sostiene in linea di principio l’adeguamento proposto in merito alla ponderazione dei redditi dei frontalieri nel potenziale di risorse ma – viene sottolineato nel comunicato – non esiste una posizione unanime per quanto riguarda il momento dell’attuazione: certi Cantoni considerano che gli adeguamenti sostanziali dell’ordinanza devono essere effettuati nell’ambito del rapporto periodico sull’efficacia, come da prassi attuale, al fine di garantire la coerenza e la stabilità del sistema e di tenere adeguatamente conto dei diversi interessi dei Cantoni. Di conseguenza, il Consiglio federale, che sostiene il contenuto dell’adeguamento proposto, ha deciso di prevedere un’attuazione nell’ambito del prossimo rapporto sull’efficacia, con una possibile entrata in vigore nel 2030. Il Consiglio federale prende atto del fatto che alcuni Cantoni non sono soddisfatti della situazione attuale. Allo stesso tempo, il sistema di perequazione finanziaria e degli oneri persegue l’obiettivo di garantire una perequazione equilibrata a livello nazionale”.
https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Perequazione-Gobbi-la-decisione-mette-in-discussione-la-coesione-nazionale–3652131.html
****
‘Schiaffo al Ticino da parte di Berna’
Perequazione, il governo critica duramente il rinvio della revisione
Il Consiglio federale non vuole mettere il tema della perequazione finanziaria intercantonale al centro dell’agenda politica e il Consiglio di Stato ticinese va su tutte le furie. «Siamo delusi dalla decisione di non procedere almeno fino al 2030 alla modifica dell’ordinanza sulla perequazione finanziaria. Il Consiglio federale ha dato uno schiaffo al Ticino. C’era la possibilità di fare un primo passo concreto nella giusta direzione e invece non è stata presa in considerazione la nostra situazione socioeconomica e geografica». Non usa il manuale della diplomazia pacata il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «Quella di Berna è una decisione che mina la coesione nazionale e lo spirito di solidarietà svizzero». Anche perché, rincara il consigliere di Stato leghista, la situazione è sotto gli occhi di tutti: «Un Cantone simile al nostro per dimensioni e popolazione, come Friborgo, inserito nell’Altopiano e situato tra Berna e Losanna, riceve quasi sei volte quanto viene versato al Ticino, che si trova invece a gestire da solo la frontiera sud». Dritto al punto anche il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta, che su Instagram scrive: “È una decisione inaccettabile quella del Consiglio federale. Ora è necessaria una decisa reazione collettiva”. Opinione condivisa anche dal Plr cantonale che in una presa di posizione parla di “autentica ingiustizia. Questo rinvio condanna il Ticino a subire per altri quattro anni un meccanismo che sovrastima la sua forza finanziaria e non riconosce adeguatamente il peso dei frontalieri”. La perequazione, va ricordato, è un meccanismo di redistribuzione della ricchezza tra Cantoni e Confederazione. I Cantoni “facoltosi” versano i soldi in un fondo (alimentato anche dalla Confederazione) dal quale attingono i Cantoni “bisognosi” in base a criteri complessi. Proprio questi criteri sono contestati dal Ticino, che chiede una loro modifica per avere un sistema più equo. La modifica della quale si stava discutendo riguardava il calcolo dei redditi dei frontalieri e avrebbe portato al Ticino 9 milioni di franchi in più.
Le distorsioni d’altra parte sono palesi. In una classifica che mette in fila i Cantoni “bisognosi” – i dati sono riferiti al 2025 –, Berna riceve 1,4 miliardi di franchi, il Vallese 877 milioni, Friborgo 604 milioni. Al Ticino sono riconosciuti solo 106 milioni di franchi. Una disparità evidente se si tiene conto che il principio alla base della perequazione dovrebbe essere quello di aiutare chi ha maggiori difficoltà economiche. La modifica che era stata messa in consultazione, quella della quale si stava discutendo, riguardava l’introduzione di un nuovo meccanismo per la ponderazione del reddito dei frontalieri nel potenziale delle risorse. Detto altrimenti: oggi i frontalieri vengono considerati per calcolare la ricchezza prodotta in Ticino, ma quando questa ricchezza viene “divisa” tra la popolazione cantonale di loro non si tiene conto. Da qui il dato (ma non è l’unico) che penalizza il nostro cantone. “La revisione avrebbe permesso al sistema di considerare in modo meno iniquo le specificità dei cantoni di frontiera”, fa notare il Consiglio di Stato.
Dalle parole ai fatti, il governo cantonale si è detto pronto a “ulteriori passi” dopo che il Consiglio federale “ha dimostrato la mancanza di sensibilità politica”. Già ma cosa? «Un blocco parziale dei ristorni è una delle ipotesi sul tavolo del Consiglio di Stato ma vogliamo procedere con un’azione coordinata e condivisa tra più livelli istituzionali e con tutti gli attori coinvolti», spiega Gobbi. Sempre a proposito dell’Esecutivo federale: «Ha ignorato le indicazioni non solo del Ticino, ma della maggioranza dei governi cantonali che, nell’ambito della consultazione, hanno sostenuto l’adeguamento dell’ordinanza già dal 1° gennaio 2027. In ogni caso – rimarca il presidente del Consiglio di Stato – intendiamo muoverci fin da subito a difesa degli interessi del Ticino». Anche perché «se venissero riconosciute le peculiarità del Ticino e se il calcolo fosse finalmente equo, sarebbe sicuramente più facile affrontare le grandi sfide finanziarie con cui il nostro Cantone sarà confrontato nei prossimi anni».
‘Manteniamo la calma’. ‘Si riduca la spesa’
«Chiaramente è una decisione che fa male, non parlerei però di coesione nazionale minata, quando fino a poco fa c’era chi voleva tagliare i fondi alla Ssr che riversa il 22% del canone in Ticino – afferma il presidente della deputazione ticinese alle Camere Bruno Storni –. Evidentemente la situazione particolare del nostro cantone, fino a pochi anni fa la terza piazza finanziaria della Svizzera e adesso con 80mila frontalieri e un Pil pro capite vicino a quello del Canton Zurigo ma con stipendi nettamente più bassi, non era stata considerata nel complesso meccanismo della nuova perequazione finanziaria e della ripartizione dei compiti tra la Confederazione e i Cantoni. Quando ero in Gran Consiglio – ricorda il deputato socialista al Nazionale – avevo chiesto nel 2013 al Consiglio di Stato con una mozione di evitare penalizzazioni per il nostro Cantone: mi si rispose che la mozione era accolta nel merito e già realizzata nella pratica… Dovremo continuare a insistere in vista della prossima revisione del 2030». Perentorio il consigliere agli Stati del Centro Fabio Regazzi: «È uno schiaffo che ci poteva essere risparmiato. Penso che sia tutti coscienti, Consiglio federale compreso, che c’è un’iniquità evidente in questo sistema perequativo, nel quale il Ticino è chiaramente penalizzato. Capisco che per modificare la legge bisogna aspettare il 2030, che è la prossima scadenza e che forzare adesso una sua revisione sarebbe stato oggettivamente chiedere troppo. Però modificare l’ordinanza, ovvero un suo semplicissimo parametro, quello riguardante i frontalieri, un punto su cui la stragrande maggioranza dei cantoni non aveva sollevato obiezioni, anzi si era dichiarata d’accordo, mi sembrava un gesto quasi dovuto e un segnale verso il nostro cantone, quello di un primo passo per attenuare questa disuguaglianza di trattamento. Un gesto che avrebbe contribuito a stemperare le tensioni tra il Consiglio di Stato e il governo federale. Questa decisione rischia invece di esacerbare ulteriormente gli animi».
La deputata dei Verdi al Nazionale Greta Gysin parla di una decisione «deludente e sorprendente, poiché pareva che la modifica dell’ordinanza federale fosse imminente. Adesso si tratta di mantenere la calma: se vogliamo che qualcosa cambi nella perequazione, dobbiamo essere consapevoli che ciò avviene solo nel dialogo con Berna e con la solidarietà e la responsabilità degli altri Cantoni. Reazioni «troppo forti potrebbero metterci ancor più in difficoltà». Rileva il consigliere nazionale dell’Udc Piero Marchesi: «La risposta del Consiglio federale non fa certo piacere: evidentemente si confidava nell’arrivo in tempi brevi di quei nove milioni di franchi all’anno in più. A ogni modo non è con questo importo che si risanano i conti del Canton Ticino. Nove milioni su 4,3 miliardi di budget del Cantone corrispondono infatti a circa lo 0,21%. Se vogliamo mettere a posto i conti bisogna ridurre i costi e gli sprechi». Da Berna, continua Marchesi, «occorre continuare a pretendere che questi nove milioni ci vengano dati, ma nel frattempo il Cantone non deve rimanere con le mani in mano e non agire sulla spesa pubblica». Costi da ridurre da un lato, ma dall’altro mancati introiti a causa degli sgravi fiscali… «Ci sono Cantoni che hanno fatto sgravi ben più pesanti e che hanno le casse in ordine. E che sono più competitivi. In Ticino il problema è che si spende troppo e male».
Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 8 aprile 2026 de La Regione
****
Governo deluso da Berna «È uno schiaffo ai ticinesi»
Il Consiglio federale ha deciso di non rivedere la formula della perequazione intercantonale, bocciando così la richiesta del Ticino di smussare il «peso» dei frontalieri che svantaggia il nostro cantone – Il Consiglio di Stato in queste settimane valuterà eventuali risposte.
La scorsa settimana, su queste colonne il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi era stato chiaro: il Cantone da Berna attendeva «una piccola risposta», che avrebbe però rappresentato «un segnale politico importante di attenzione e rispetto nei confronti del Ticino». Risposta che, come vedremo, non è arrivata, provocando «grande delusione» da parte del Governo cantonale.
Parliamo della modifica del complesso sistema di calcoli che stabilisce la perequazione finanziaria intercantonale. Per la precisione del nuovo meccanismo per la ponderazione del reddito dei frontalieri in queste formule matematiche. Il Ticino si reputa infatti penalizzato poiché a causa della presenza di frontalieri viene essenzialmente considerato più «ricco» di quanto non lo sia veramente. E, di conseguenza, riceve meno soldi da Berna.
Da tempo, dunque, il Cantone sollecitava un cambiamento. Che, va detto, a questo giro sembrava potesse finalmente arrivare. Tantoché il Cantone aveva messo la misura a preventivo (per circa 9 milioni di franchi in più all’anno dalla già citata perequazione). Anche perché la maggioranza dei Cantoni, nella procedura di consultazione, si era detta favorevole. Tuttavia, il Consiglio federale ieri ha comunicato al Consiglio di Stato che qualsiasi decisione su questo fronte verrà presa non prima del 2029 (con effetto al 2030), in coincidenza della revisione del «rapporto sull’efficacia» della perequazione.
Toni perentori
Senza troppi giri di parole – e con toni perentori e inusuali per l’Esecutivo cantonale – il Consiglio di Stato ha parlato di una decisione che «mina la coesione nazionale e lo spirito di solidarietà svizzero». E ha quindi espresso «profondo rammarico e incomprensione» per la scelta del Consiglio federale che, sempre secondo il Governo cantonale, «contribuisce ad ampliare la distanza tra il Cantone Ticino e le istituzioni federali ».
Concetti, questi, ribaditi al Corriere del Ticino dal presidente del Governo, Norman Gobbi: «È uno schiaffo. Non tanto al Governo, quanto ai ticinesi. Ma è anche uno schiaffo alla coesione nazionale e al principio di solidarietà, che sta alla base della perequazione». Per Gobbi, infatti, il Consiglio federale «si nasconde dietro a tecnicismi per rimandare tutto a dopo il 2029, ma la lettura politica di questa scelta è ben diversa: il Canton Ginevra, l’unico con un’importante presenza di frontalieri che sarebbe stato leggermente penalizzato da questa modifica, ha avuto un peso determinante sulla consigliera federale (ndr. Karin Keller-Sutter) e sul Consiglio federale».
In tal senso, anche il direttore del DFE, Christian Vitta, afferma: «Sull’altare di giochi di potere è stata ulteriormente indebolita la solidarietà nazionale, che a parole viene tanto decantata da Berna». Le autorità federali, dunque, «per non urtarsi contro realtà più ‘‘grandi’’ del Ticino, hanno preferito lo status quo». Una scelta che secondo Vitta «perpetua una situazione di profonda ingiustizia » e che, ribadisce anche il direttore del DFE, «riteniamo inaccettabile in quanto i presupposti tecnici e politici per apportare un cambiamento vi erano tutti». Ma il Governo, aggiunge il consigliere di Stato, «non intende demordere» perché «non possiamo attendere il 2030» di fronte a un sistema, quello della perequazione intercantonale, che «non funziona e contiene evidenti distorsioni » e che per il Ticino «è altamente iniquo». A dimostrarlo, ricorda Vitta, sono le cifre stesse, con il Vallese che riceve oltre 800 milioni, Friburgo circa 600 milioni, oppure i Grigioni circa 200 milioni, a fronte dei 100 milioni ricevuti dal Ticino. Cifre che, sottolinea il consigliere di Stato, «non rispecchiano quella che è la necessità e la realtà dei vari Cantoni che è sotto gli occhi di tutti ». In tal senso, per Vitta «sarà necessaria una reazione decisa e collettiva».
Quali piste vengono valutate come contromisura? Per Gobbi, «essendo uno schiaffo a tutto il Ticino, la reazione dovrà essere coordinata e condivisa. Dalle istituzioni, ovviamente, ma anche dalla popolazione, che è la prima a subire le conseguenze di questa situazione ». Anche perché, ricorda Gobbi, «siamo il Cantone maggiormente esposto al rischio di povertà». Una «situazione figlia della nostra posizione geografica». Ora, concretamente, «tra le misure ipotizzabili vi è quella di cui abbiamo già accennato nelle scorse settimane, ossia di un decurtamento dei ristorni». Ma non solo: «Dovremo prevederne altre, in maniera concertata». Insomma, nelle prossime settimane i toni del Ticino nei confronti della Berna federale potrebbero alzarsi.
Le spiegazioni di Berna
Da noi contattato, il Dipartimento federale delle finanze ha spiegato che «il 1. aprile 2026 il Consiglio federale ha esaminato i risultati della consultazione relativa all’adeguamento dell’ordinanza sulla perequazione finanziaria», confer mando che «la maggioranza dei Cantoni sostiene in linea di principio l’adeguamento proposto in merito alla ponderazione dei redditi dei frontalieri nel potenziale di risorse». Tuttavia, ha precisato il Dipartimento, «non esiste una posizione unanime per quanto riguarda il momento dell’attuazione: alcuni Cantoni considerano che gli adeguamenti sostanziali dell’ordinanza debbano essere effettuati nell’ambito del rapporto periodico sull’efficacia (ndr. quello nel 2029), come da prassi attuale, al fine di garantire la coerenza e la stabilità del sistema e di tenere adeguatamente conto dei diversi interessi dei Cantoni». Apparentemente, dunque, il Governo federale per poter prendere una decisione simile si aspettava l’unanimità da parte dei Cantoni anche riguardo alle tempistiche. Una chimera, verrebbe da dire, soprattutto per un tema come quello della perequazione, che se da un altro premia qualcuno, dall’altro svantaggia qualcun altro.
Sia come sia, da Berna confermano che qualcosa in futuro cambierà, ma solo dal 2030. Il Dipartimento ha infatti spiegato che, di fronte a questa mancata unanimità, «il Consiglio federale, che sostiene il contenuto dell’adeguamento proposto, ha deciso di prevedere un’attuazione nell’ambito del prossimo rapporto sull’efficacia, con una possibile entrata in vigore nel 2030». E riguardo alla presa di posizione del Governo ticinese, il Dipartimento ha aggiunto che «il Consiglio federale prende atto del fatto che alcuni Cantoni non sono soddisfatti della situazione attuale», ma rileva che «allo stesso tempo, il sistema di perequazione finanziaria e degli oneri persegue l’obiettivo di garantire una perequazione equilibrata a livello nazionale». Come dire: non solo quella di singoli Cantoni.
Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 8 aprile 2026 del Corriere del Ticino07