Andamento finanze cantonali – Aggiornamento intermedio del preventivo 2025

Andamento finanze cantonali – Aggiornamento intermedio del preventivo 2025

Comunicato stampa

In base al rendiconto intermedio a fine settembre 2025, il Consiglio di Stato ha preso conoscenza dell’andamento delle finanze cantonali per l’anno 2025. L’aggiornamento delle principali voci di spesa e ricavi determina un disavanzo stimato di -37.4 milioni di franchi, migliore di 11.2 milioni di franchi rispetto al precedente preconsuntivo.

L’aggiornamento del disavanzo d’esercizio è determinato da un lato da maggiori spese per 51.5 milioni di franchi e dall’altro da maggiori ricavi per complessivi 110.7 milioni di franchi. Per i dettagli concernenti i principali scostamenti rimandiamo al rapporto allegato che riporta il confronto dei dati con il preventivo.
Per quanto attiene alle spese, l’aumento previsto è determinato in particolare, per quanto concerne i contributi, dall’incremento di 15.5 milioni delle prestazioni complementari AVS/AI, di 6.8 milioni della partecipazione alla riduzione del premio dell’assicurazione malattia, anche a seguito della mancata introduzione della misura di contenimento, e di 6.6 milioni dei contributi per insolventi. Si discostano poi dal preventivo di spesa le prestazioni per richiedenti l’asilo (10 milioni), quelle per i rifugiati (4.6 milioni), per le persone con statuto di protezione S (4 milioni) e quelle assistenziali (3.2 milioni).
Per quanto attiene alla spesa del personale, nel complesso si delinea un sostanziale rispetto del preventivo. A fronte di una crescita stimata in 6 milioni di franchi della spesa per il personale docente, in particolare nel settore della scuola media e della scuola media superiore come pure in quello della pedagogia speciale, si contrappone una tendenziale valutazione al ribasso di pari importo della spesa per il personale amministrativo.
L’aumento dei ricavi rispetto al preventivo è dovuto soprattutto alla quota sull’utile della Banca Nazionale Svizzera che ammonta a 80.1 milioni di franchi e che non era stata prevista a preventivo. Si evidenzia poi un incremento stimato provvisoriamente in 60 milioni di franchi delle imposte di successione e donazione, di 13.3 milioni della quota IFD sull’anno corrente e di 10 milioni delle imposte alla fonte. D’altro canto, considerate le ultime previsioni congiunturali del BAK Economics di Basilea del mese di ottobre (peggiori rispetto a quelle disponibili per l’allestimento del preventivo, ma migliori di quelle dello scorso mese di luglio), si segnala una diminuzione complessiva di 40.3 milioni di franchi dei gettiti fiscali stimati, leggermente inferiore a quella segnalata nel precedente preconsuntivo.
I dati presentati con questo preconsuntivo sono da considerare con cautela, non solo perché provvisori, ma anche in relazione alle incertezze e alla volatilità del momento. Segnaliamo anche che il miglioramento rispetto ai dati di preventivo è determinato in particolare da maggiori entrate di natura straordinaria legate all’anno 2025.    

Contrastare la violenza domestica: il Ticino traccia un bilancio incoraggiante

Contrastare la violenza domestica: il Ticino traccia un bilancio incoraggiante

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni (DI), il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) e il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) hanno presentato nel corso di una conferenza stampa il bilancio d’attività sul fronte della lotta alla violenza domestica nel corso dell’ultimo anno, soffermandosi su alcune misure: il disegno di Legge cantonale sulla prevenzione e il contrasto alla violenza domestica, l’entrata in funzione a livello svizzero del numero unico a tre cifre e la campagna nazionale di prevenzione “L’uguaglianza previene la violenza”.

Lo scorso anno su 563’633 reati complessivi registrati in Svizzera, 21’127 si riferivano a violenza domestica. I dati di polizia svizzeri mostrano che ogni due settimane una persona muore per violenza domestica, 26 persone nel 2024, in gran parte donne. Le vittime sono 70% donne e 30% uomini. Le persone con disabilità e gli anziani risultano particolarmente vulnerabili. Nel Canton Ticino, nel 2024 si sono registrati 982 interventi di polizia per situazioni di disagio famigliare; sono stati 60 gli allontanamenti coattivi degli autori dall’abitazione comune e 142 gli allontanamenti volontari. L’Ufficio dell’assistenza riabilitativa ha seguito 108 autori di violenza, avviando percorsi di sostegno. Le Case protette hanno accolto 48 donne e 52 bambini vittime di violenza domestica. Il Servizio per l’aiuto alle vittime ha registrato consulenze rivolte a 330 persone circa per violenza domestica (79% donne). I dati 2025 per il Ticino confermano oggi sostanzialmente quelli del 2024, con una lieve flessione per il secondo anno consecutivo.
Il bilancio del Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica è complessivamente positivo: delle 80 misure previste, 79 sono state realizzate, attivate o sono in fase di sviluppo. Molte di queste prevedono continuità e aggiornamenti costanti. Le misure attuate in questi quattro anni hanno permesso un rafforzamento significativo dei servizi coinvolti, una migliore capacità di intervento e una più efficace protezione delle vittime. Tra le misure principali figurano: formazione del personale di farmacia, sensibilizzazione di medici di famiglia, avvocati e magistrati; diffusione della guida «Contatti dopo la violenza domestica» ai professionisti della protezione dei minori; creazione del Centro di competenza violenza della Polizia cantonale e riorganizzazione del servizio dedicato; introduzione della gestione della minaccia nella revisione della legge sulla polizia, formazione dei primi infermieri forensi presso la SUPSI; diffusione delle campagne nazionali di sensibilizzazione; incontri strutturati tra istituzioni e società civile.
Il Presidente del Consiglio di Stato ha comunicato che il bilancio finale del Piano d’azione presentato nel 2021 e aggiornato del 2022, inizialmente previsto per quest’anno, viene rinviato al prossimo anno per allinearsi alle strategie nazionali (Roadmap Violenza domestica e Piano d’azione nazionale 2022-26). ll Governo intende consolidare quanto ottenuto e sviluppare entro il 2027 una quarantina di nuove misure che verranno inserite nel Piano d’azione.
Il Direttore del DSS, Raffaele De Rosa ha ricordato che la violenza domestica è un fatto drammatico per chi lo vive, e anche un fallimento di tutta la comunità, perché mina la fiducia, la sicurezza e la dignità all’interno delle relazioni più intime. Contrastare la violenza domestica significa proteggere chi subisce e costruire un futuro diverso per bambine e bambini che hanno il diritto di crescere in un ambiente sicuro. La violenza tra le mura di casa non è mai una questione privata: riguarda tutti noi. E ognuno di noi – istituzioni, enti partner, comunità – ha una parte di responsabilità nel garantire che le vittime trovino ascolto, protezione e una via d’uscita concreta. Per questo è essenziale rafforzare l’impegno nelle politiche coordinate e nella rete di intervento che negli anni si è consolidata grazie al lavoro congiunto di istituzioni, enti partner, fondazioni, associazioni, professioniste e professionisti, volontarie e volontari. Una rete che non è un concetto astratto, ma è fatta di persone che ogni giorno ascoltano, accolgono, accompagnano e lavorano con competenza per fermare la spirale della violenza. Fra le novità, il direttore del DSS, ha aggiornato sull’avanzamento dell’introduzione del numero unico nazionale a tre cifre, che a livello federale si prevede sarà attivo dal 1° maggio 2026. Uno strumento semplice, immediato e riconoscibile per chi cerca aiuto o per chi assiste a situazioni di pericolo e che permetterà di orientare rapidamente le vittime verso i servizi adeguati in tutto il Paese. Un numero unico significa meno esitazione, più rapidità, più chiarezza. È un tassello che potrà davvero fare la differenza nei momenti in cui ogni secondo pesa, ha spiegato De Rosa, rimarcando la chiara volontà politica di contrastare con forza e determinazione la violenza in tutte le sue forme e di continuare a lavorare con serietà e senso di responsabilità per proteggere chi è più fragile e per rafforzare gli strumenti che funzionano.
“La violenza di domestica, sessuale e di genere è purtroppo una triste realtà che tocca in misura prevalente le donne ed è in aumento. Il fatto che molti episodi non vegano denunciati rende questa piaga sociale ancora più preoccupate. È una sconfitta per l’intera società e per tutti noi, ecco perché dobbiamo impegnarci ancora di più per prevenirla e contrastarla”, ha dichiarato la Direttrice del DECS, Marina Carobbio Guscetti. La Consigliera di Stato ha poi espresso soddisfazione per l’avvio della campagna nazionale di prevenzione della violenza domestica, sessuale e di genere “L’uguaglianza previene la violenza”. Lanciata la scorsa settimana dalla Confederazione, verrà promossa per i prossimi tre anni, a scadenza semestrale, con regolari nuovi contenuti. Il Consiglio di Stato si sta impegnando per diffondere in modo capillare gli importanti messaggi della campagna, unendo le forze con rappresentanti del Parlamento cantonale, dei Comuni, come pure di enti e di associazioni. La direttrice del DECS ha quindi messo in evidenza il ruolo centrale dell’educazione, ambito essenziale per prevenire la violenza di genere poiché contribuisce a contrastare gli stereotipi e a promuovere relazioni fondate sulla parità, sul consenso e sul rispetto reciproco. Marina Carobbio Guscetti ha illustrato alcune delle attività realizzate nelle scuole in occasione del 25 novembre e durante i 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere. Ha infine ricordato che anche nei settori della cultura e dello sport gli sforzi vanno ulteriormente moltiplicati, per garantire ambienti improntati a rispetto ed equità.

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi si è infine soffermato su una misura particolarmente attesa del Piano d’azione cantonale: la Legge cantonale per la prevenzione e il contrasto della violenza domestica, attualmente in fase di consultazione interna all’Amministrazione cantonale. Essa s’inserisce nell’ambito dell’asse d’intervento politiche coordinate e concretizza l’adesione all’iniziativa parlamentare presentata nella forma generica da Roberta Soldati e cofirmatari per una “Legge cantonale contro la violenza domestica” da parte del Parlamento il 13 giugno scorso. La legge, che si fonda sul quadro legislativo internazionale, nazionale e trova ispirazione da quelle esistenti in altri Cantoni, ha quale scopo quello di favorire la collaborazione delle autorità competenti, dei servizi e della società civile al fine di adottare un approccio integrato volto a prevenire e contrastare la violenza domestica e attuare le misure di intervento in ambito di prevenzione, protezione e perseguimento. Essa si applica ai casi di violenza domestica subiti sia da donne che da uomini. È composta da 19 articoli, organizzati in sei titoli. La lotta alla violenza domestica richiede un impegno costante e una visione comune: il Consiglio di Stato esprime la propria gratitudine a tutte le persone che, a titolo professionale o volontario, operano quotidianamente in questo ambito con competenza e impegno. Invita infine la popolazione ad aderire alle varie manifestazioni della campagna “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”

Deputazione e Governo: fronte comune su perequazione e tagli FFS

Deputazione e Governo: fronte comune su perequazione e tagli FFS

C’è preoccupazione per la riorganizzazione di Cargo ed i progetti ferroviari messi in pausa, ma pure impegno a difendere gli interessi del Ticino a Berna

Questa mattina a Bellinzona si è tenuto l’incontro della deputazione ticinese alle camere federali con il Consiglio di Stato, al centro delle discussioni rimangono la perequazione finanziaria e i tagli previsti delle Ferrovie federali svizzere.
La perequazione finanziaria nella sua struttura attuale sfavorisce il cantone Ticino. Il Consiglio di Stato e la deputazione ticinese hanno ribadito la volontà di far fronte comune a Berna, sottolineando però le oggettive difficoltà nel far comprendere la posizione ticinese. 
La deputazione ha – tra le altre cose – incontrato anche i dirigenti di FFS. Soddisfazione per i dipendenti di Cargo, che hanno tutti trovato un nuovo impiego. Preoccupazione invece per quella che sarà una seconda ondata di licenziamenti. 
“Purtroppo – afferma Greta Gysin, presidente della deputazione ticinese alle Camere federali – questa riorganizzazione di Cargo è una necessità. Lo abbiamo visto dal punto di vista finanziario. Così Cargo, se non modifica i propri processi di produzione, non può sopravvivere. E perderemo di fatto tutti i posti di lavoro in Ticino. Ci sarà un seguito in questa riorganizzazione. E dovremo prestare attenzione perché, per le persone colpite, si trovino delle soluzioni. Ma anche perché il trasporto merci su ferrovia non cada nel dimenticatoio”.
Sempre in ambito ferroviario, il programma “Trasporti 45” ha messo nel cassetto alcuni progetti di ammodernamento delle stazioni ticinesi. Anche su questo punto è stata promessa battaglia.
“Ci sono diversi progetti – aggiunge Gysin – ma, per citare due esempi, si tratta di rendere più flessibili i nodi di Bellinzona e di Lugano per permettere una maggiore frequenza. Ma anche di adeguare ad esempio, il marciapiede di Mendrisio per permettere anche a treni più lunghi la fermata in quella stazione. Sono dei progetti di minore entità, ma che per il buon funzionamento e per il flusso del trasporto pubblico in Ticino, sono assolutamente essenziali”.
Una posizione evidentemente condivisa dal Consiglio di Stato. Il presidente Norman Gobbi ha confermato l’impegno comune per far rientrare queste opere nel programma “Trasporti. 45”. E sono progetti che, è stato detto, non hanno una valenza solo regionale, ma anche nazionale e internazionale.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Deputazione-e-Governo-fronte-comune-su-perequazione-e-tagli-FFS–3290072.html

 

 

 

Faccia a faccia tra Governo e Gestione sul preventivo

Faccia a faccia tra Governo e Gestione sul preventivo

L’incontro a Palazzo è durato due ore – Gobbi: “Abbiamo chiesto di dare stabilità al sistema” – Sirica: “Sono fiducioso che troveremo una soluzione”

È durato all’incirca due ore il faccia a faccia sul Preventivo 2026 del Canton Ticino tra la Commissione della gestione e il Consiglio di Stato, accompagnato per l’occasione da un esperto di finanze pubbliche.
All’incontro, tenutosi martedì, era invece assente a Palazzo una maggioranza favorevole ai conti cantonali che per l’anno prossimo prevedono un disavanzo di poco inferiore ai 100 milioni di franchi. “Non da oggi ma da venticinque anni il Canton Ticino – ha detto il presidente del Governo Norman Gobbi ai microfoni della RSI – ha un deficit strutturale, pari a circa il 2% ogni anno sulla spesa pubblica. Questo, a fronte di un’evoluzione che ha visto alcune voci esplodere, conferma la capacità del Consiglio di Stato di controllare la spesa”. Alla Commissione, ha proseguito Gobbi, “abbiamo chiesto di dare stabilità al sistema. Con un preventivo che presenta già 120 milioni di risparmi e permette di assorbire l’ulteriore aumento dei sussidi di cassa malati dato dall’aumento annunciato dei premi”.
Da parte sua, il presidente della Gestione, Fabrizio Sirica, ha ribadito qual è “l’obiettivo e il punto fermo della Commissione, andare in aula a dicembre e quindi entro il 2 dicembre firmare il o i rapporti”. Alla richiesta del Governo di “fare i compiti”, Sirica replica, dicendo: “Penso che non sia costruttivo dare inviti a l’uno e l’altro potere. Altrimenti si potrebbe dire molto anche dal punto di vista del Parlamento sui compiti fatti oppure no dall’Esecutivo. Di certo la situazione finanziaria è strutturalmente complessa per le condizioni quadro. Però questo è il lavoro dei partiti politici e dei rappresentanti del popolo. Sono fiducioso che troveremo una soluzione”.
Nel frattempo a destra e sinistra si annunciano rapporti tra il critico e il contrario. Quello dell’UDC accelera sulla riduzione della spesa. Quello PS-Verdi frena su alcuni risparmi e propone di agire pure sulle entrate. Anche perché sullo sfondo ci sono le due iniziative sulle casse malati votate a fine settembre.
Il governo prevede una loro implementazione dal 2027, anche se la volontà popolare era di agire subito. “Un anno per attuare un’iniziativa che pesa potenzialmente 300 milioni e oltre il 10% della spesa cantonale è comunque un tempo rapido”, obietta il presidente del Governo. “Domani incontreremo i due comitati di iniziativa assieme per illustrare come pensiamo di attuare le due iniziative senza mandare a catafascio le finanze pubbliche”. Appuntamento mercoledì, sempre a Palazzo, sempre per fare i conti.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Faccia-a-faccia-tra-Governo-e-Gestione-sul-preventivo–3270722.html

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Preventivo 2026, Gobbi: “Situazione di grande fragilità. Serve stabilità finanziaria”
Il preventivo 2026 al centro stamattina di un incontro tra il Governo e la Commissione della Gestione.

Il presidente Norman Gobbi si appella all’unità: “Vogliamo attuare le iniziative sulle casse malati ma per farlo serve stabilità”, spiega. I deputati rispondono con due, forse tre rapporti sulle finanze.

Il Consiglio di Stato rilancia, “deputati, approvate il preventivo”. Questo, in sostanza, il messaggio tra le righe di quanto esposto stamattina alla Gestione con il supporto di un esperto: i bisogni dei ticinesi aumentano e il deficit strutturale del Cantone è al 2% della spesa. “È una situazione di grande fragilità che pone degli interrogativi su come poter assorbire le due iniziative popolari votate che dovremo e vogliamo mettere in vigore”, ci dice il presidente Norman Gobbi. “Vogliamo attuarle entrambe, ma tutto deve verificarsi in un quadro di stabilità finanziaria, che passa anche dall’approvazione del preventivo 2026 che prevede comunque già oggi delle misure di risparmio per circa 120 milioni, rispettivamente degli aggiustamenti sulla spesa in aiuto a questa fascia di popolazione che ha bisogno di recuperare potere d’acquisto con i sussidi di cassa malati”.

Parola alla Gestione
Dal canto suo la Gestione prende atto e risponde con due, forse tre rapporti. “Si può comunicare che ci sono due impostazioni differenti”, ci spiega il presidente Fabrizio Sirica. “Una dell’UDC, che verosimilmente ritiene si debba fare di più sul fronte delle uscite, e un’impostazione rossoverde che ritiene che determinati tagli non vadano fatti pur riconoscendo una certa urgenza della finanza pubblica”. I fronti che si stanno delineando sono per l’approvazione di questo preventivo rivisitato oppure per bocciarlo tout-court? “È ancora presto per dirlo, abbiamo ancora tre settimane per delineare maggioranze e minoranze rispetto ai conti pubblici”.

Centro in attesa
Quanto al centro politico per ora attende e, a seconda di come si svilupperanno i rapporti dei colleghi, deciderà se intraprendere una terza via, comunque verosimile. Tutti, però, sono consapevoli: le strategie vanno delineate sul medio termine anche in vista del messaggio per l’attuazione delle iniziative sulle casse malati, di cui è stata fornita la tabella di marcia. “Domani incontreremo i due fronti degli iniziativisti poi allargheremo la discussione proprio per presentare tutto il piano d’azione che prevede già una messa in vigore nel 2027. Questo proprio per rispondere a un bisogno essenziale della popolazione”, conclude Gobbi.

https://www.ticinonews.ch/ticino/preventivo-2026-gobbi-situazione-di-grande-fragilita-serve-stabilita-finanziaria-420997

Ticino in prima linea nel contrasto alla violenza domestica, sessuale e di genere

Ticino in prima linea nel contrasto alla violenza domestica, sessuale e di genere

Comunicato stampa

È stata inaugurata oggi, dalla Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, la prima campagna nazionale di prevenzione della violenza domestica, sessuale e di genere, dal titolo L’uguaglianza previene la violenza.
La campagna – sviluppata e promossa dall’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo in collaborazione con la Confederazione, i Cantoni, i Comuni e numerose organizzazioni della Società civile – verrà riproposta ogni sei mesi durante i prossimi tre anni con lo scopo di coinvolgere l’insieme della popolazione in favore di una società fondata sul rispetto che prende le distanze da ogni forma di violenza a casa, per strada, sul lavoro o a scuola.
In una prima fase la campagna sarà destinata in particolare alle vittime, in una seconda fase alle persone loro vicine e in una terza fase alle persone violente o potenzialmente violente.
A partire da maggio 2026 la campagna promuoverà inoltre la diffusione del nuovo numero nazionale dedicato all’assistenza alle vittime (142), che sarà coordinato a livello cantonale dal Dipartimento della sanità e della socialità.  
In Ticino, la campagna s’inserisce nelle importanti attività portate avanti dal Consiglio di Stato che ha adottato dal 2021 un Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, come pure il Programma cantonale di promozione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione di bambini e giovani (0-25 anni) e il Piano d’azione cantonale per le pari opportunità.
I messaggi della campagna verranno proposti attraverso spazi pubblicitari, canali social ufficiali dell’Amministrazione cantonale, varie attività di sensibilizzazione promosse da Istituzioni cantonali e comunali e numerose associazioni della società civile presenti in Ticino.
Nel corso del mese di novembre diversi Dipartimenti procederanno con l’invio del materiale informativo cartaceo (ad esempio locandine e volantini) agli enti partner, al fine di promuovere una maggiore divulgazione della campagna.
Il Consiglio di Stato ribadisce con convinzione il motto che “Tutti insieme uniti contro la violenza, possiamo davvero fare la differenza”.  
Informazioni, consigli e offerte di sostegno sono disponibili sul sito dedicato alla campagna www.senza-violenza.ch.  
Dal 25 novembre al 10 dicembre 2025 si terrà inoltre anche nel Canton Ticino la campagna mondiale denominata “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, promossa dalla Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni.
In allegato il programma (non esaustivo) dedicato alla Campagna dei 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere, disponibile anche all’indirizzo www.ti.ch/violenza.  
Per maggiori informazioni e per contribuire alla diffusione del materiale informativo, è possibile rivolgersi al Coordinamento istituzionale in ambito violenza domestica presso la Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni (violenzadomestica@ti.ch / 091 814 32 32).  

Preventivo 2026 del Cantone Ticino e ulteriori misure di riequilibrio finanziario

Preventivo 2026 del Cantone Ticino e ulteriori misure di riequilibrio finanziario

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il preventivo 2026 del Cantone che prevede un disavanzo d’esercizio di 97.4 milioni di franchi, rispettando il vincolo del freno ai disavanzi pubblici. Unitamente al preventivo vengono presentate delle ulteriori misure di rientro finanziario per un ammontare di circa 120 milioni di franchi. I dati relativi al Piano finanziario della gestione corrente 2027-2029 mostrano che la situazione finanziaria permane fragile e sarà ulteriormente aggravata dai nuovi oneri derivanti dalle riforme appena approvate in votazione popolare così come da decisioni prese a livello federale.

Il preventivo presenta un disavanzo di 97.4 milioni di franchi, un autofinanziamento di 134 milioni di franchi e un grado di autofinanziamento del 46.2%. Considerato un onere netto per investimenti di 290 milioni di franchi, mantenuto quindi a livelli elevati, il disavanzo totale ammonta nel 2026 a 156 milioni di franchi e il debito pubblico a fine 2026 dovrebbe superare l’importo di 2.9 miliardi di franchi. Il capitale proprio resta negativo e potrebbe attestarsi, tenuto conto dei dati di preconsuntivo 2025 e di preventivo 2026, a -361.9 milioni di franchi.

La spesa corrente (spese totali, dedotti i contributi da riversare e gli addebiti interni) cresce di 107.1 milioni di franchi rispetto al preventivo 2025 (+2.6%). Gli aumenti di spesa maggiori si riscontrano per le spese di trasferimento (+95.8 milioni di franchi), per quelle finanziarie (+9.2 milioni) e per le spese sul personale (+8.9 milioni).

I ricavi correnti (ricavi totali, dedotti i contributi da terzi da riversare e gli accrediti interni) aumentano di 104.2 milioni di franchi rispetto al preventivo 2025 (+2,6%), grazie in particolare alla crescita dei ricavi da trasferimento (+62.4 milioni) e dei ricavi fiscali (+47.8 milioni).

Gli sforzi intrapresi nell’ambito del preventivo 2024 e del preventivo 2025 sono continuati con questo preventivo, che prevede ulteriori misure di riequilibrio finanziario per un importo di circa 120 milioni di franchi che interessano sia il fronte delle uscite che quello delle entrate. Ciò consente di presentare un preventivo 2026 con un risultato entro il limite imposto dal freno all’indebitamento, anche se preoccupante in ottica futura.

Le misure proposte con il preventivo 2026 si aggiungono nei vari ambiti a quelle decise negli scorsi anni e che continuano tuttora ad esplicare i loro effetti; l’impatto sul 2026 delle misure decise nell’ambito dei preventivi 2024 e 2025 può essere quantificato in circa 68 milioni di franchi, per un totale cumulato di poco meno di 190 milioni di franchi. Le misure sono in parte di competenza del Governo e in parte di competenza del Parlamento (per i dettagli si rimanda allo specifico capitolo del messaggio). Le stesse toccano tutti gli ambiti, dal personale, ai beni e servizi, ai trasferimenti, ai ricavi, e sono da considerare complessivamente nell’ottica di un’equa partecipazione di tutti i settori al risanamento dei conti cantonali. Le misure proposte porteranno un leggero beneficio per le finanze comunali in quanto le stesse sono più che compensate con l’aumento di gettito comunale derivante dall’adeguamento delle stime immobiliari e da altre puntuali misure.

Assieme al preventivo 2026, il presente messaggio contiene il piano finanziario 2027-2029 che già considera una stima dell’importante impatto finanziario di EFAS (finanziamento uniforme delle prestazioni) e delle misure di risparmio della Confederazione, ma non le conseguenze finanziarie della riforma fiscale del valore locativo e delle due iniziative concernenti i premi di cassa malattia approvate dai cittadini nelle votazioni federali e cantonali del 28 settembre 2025.

A livello cantonale, il Consiglio di Stato ha preso atto dell’esito delle votazioni popolari sulle due iniziative popolari relative ai premi di cassa malattia, la prima volta a contenere i premi entro il limite del 10% del reddito disponibile, e la seconda a concedere un aumento della loro deduzione fiscale. L’approvazione di entrambe le iniziative, non considerata né nel preventivo 2026 né nel piano finanziario, comporta un aggravio per il Cantone stimato a 350 milioni di franchi. Il Consiglio di Stato incontrerà a breve tutte le parti interessate al fine di discutere le modalità d’implementazione delle iniziative e di garantire il loro finanziamento. La loro entrata in vigore dovrà essere stabilita unitamente alla loro copertura finanziaria. A questo aggravio si aggiunge anche quello derivante dall’approvazione a livello federale della riforma relativa al valore locativo, riforma non ancora considerata nei dati di piano finanziario, che potrebbe pesare sulle finanze cantonali fino a 55 milioni di franchi a seconda delle misure di compensazione che verranno adottate, verosimilmente a partire dal 2028.

Se aggiungiamo anche l’impatto di EFAS e le misure di risparmio della Confederazione il disavanzo complessivo è superiore ai 700 milioni di franchi, insostenibile per una realtà come il Ticino. Per questo motivo Consiglio di Stato, Parlamento, Comuni e partner sociali dovranno confrontarsi e accordarsi sulle misure necessarie a garantire l’imprescindibile copertura finanziaria.

I dati di piano finanziario mostrano ad ogni modo una situazione molto preoccupante in prospettiva, che non permetterà di rispettare il freno ai disavanzi già a partire dal 2027, evidenziando quindi la necessità di importanti interventi che considerino sia il fronte della spesa che quello delle entrate nell’ambito dei futuri preventivi. Ricordiamo che il freno ai disavanzi impone di ammortizzare il saldo negativo del conto di compensazione, per cui il rispetto del vincolo finanziario imporrà a termine anche di compensare questo saldo negativo.

Le misure proposte con i preventivi 2024 e 2025 e con quello attuale del 2026 contribuiscono a migliorare le tendenze finanziarie, ma non sono sufficienti per raggiungere un equilibrio finanziario che diviene obiettivo ancora più complicato ora, considerando i nuovi oneri legati alle iniziative approvate. Occorrerà quindi rinnovare e intensificare gli sforzi per poter rispondere alle necessità del Cantone e della sua popolazione e nel contempo rispettare quanto la Costituzione e la legge sulla gestione e sul controllo finanziario ci impone, ossia l’equilibrio finanziario e i vincoli del freno ai disavanzi che ne conseguono. Questo richiede il coinvolgimento di tutti a fronte di un contesto preoccupante che richiede un importante sforzo collettivo.

“Ci aspetta un lavoro immane”

“Ci aspetta un lavoro immane”

Casse malati, il presidente del Governo ticinese ha indicato i prossimi passi dopo il doppio sì: “Nei prossimi giorni convocheremo gli iniziativisti”
I tempi? “Non li detta la collega Carobbio”

“Quello che ci aspetta è un lavoro immane”. Parola del presidente del Governo ticinese Norman Gobbi che, intervistato lunedì sera da Reto Ceschi a 60Minuti, ha parlato delle “difficoltà di implementazione” delle due iniziative cantonali sulle casse malati, approvate domenica. Non sarà facile, ha detto il consigliere di Stato, “trovare il finanziamento per l’iniziativa socialista del 10% e anche cercare di calmierare l’effetto sulle finanze comunali dell’iniziativa della Lega per le deduzioni fiscali dei premi di cassa malati”.
L’esito del voto, al di là dei proclami della vigilia, non ha sorpreso Gobbi: “Dopo l’ennesimo annuncio, da parte della Confederazione, su un aumento dei premi in Ticino superiore rispetto a quanto prospettato fino a qualche mese fa, era molto più probabile un doppio sì”.
Secondo il presidente del Consiglio di Stato “quello di domenica è stato un voto contro un sistema che non riesce a rispondere alla necessità, da un lato, di prendersi cura di sé attraverso un sistema sanitario di qualità, dall’altro, di un equilibrio dal punto di vista soprattutto dei costi”.
Ora, ha proseguito Gobbi, per il governo si tratta di trovare un “doppio equilibrio, dopo un doppio sì che è abbastanza contraddittorio, proprio perché l’iniziativa socialista chiede di aumentare fortemente le uscite attraverso un potenziamento dei sussidi. Quella della Lega di ridurre le imposte con un prelievo fiscale inferiore”.
Il sistema (di finanziamento dei costi della salute, ndr), ha ribadito Gobbi, “ormai ha raggiunto il suo limite ed è questo uno dei compiti che cercheremo di assumerci, assieme a quello di far una quadra tra le due posizioni”.
Nel corso dell’intervista, il presidente del Governo ha pure evidenziato che le “posizioni sono molto distanti e contrapposte” in materia, tra i sindacati e i rappresentanti dell’economia. Il prossimo passo, per il Consiglio di Stato sarà “avere un dialogo. Questo mercoledì, in seduta, formalmente decideremo di convocare proprio nei prossimi giorni gli iniziativisti per ascoltare le loro argomentazioni, le loro ipotesi di soluzioni. Questo ci permetterà di avere le carte sul tavolo per affrontare la costruzione di una soluzione condivisa. La Svizzera è la Repubblica del compromesso, che oggi sembra quasi una bestemmia. Però fa parte della cultura politica del nostro Paese trovare un minimo comun denominatore tra le parti nell’interesse del bene comune, che oggi spesso dimentichiamo, difendendo più le singole bandierine”.
Chiamato a commentare le parole della direttrice del DECS, che domenica ha detto che “occorre fare in fretta”, Gobbi ha risposto che “i tempi non li detta la collega Carobbio, così come non li detta il Consiglio di Stato. Sono tempi che devono essere maturi per una condivisione delle soluzioni. Poi si passerà comunque sempre attraverso una votazione del Gran Consiglio e molto probabilmente ancora attraverso una votazione popolare. Questo evidentemente è il percorso democratico”.

La ricandidatura: “Dipenderà… ma sono ancora a disposizione”
Un percorso che rischia di accavallarsi con le elezioni cantonali del 2027. Gobbi si ricandiderà? A domanda diretta, così ha risposto: “Questo dipenderà da quello che capiterà ancora nei prossimi mesi. Però ho già detto che sono ancora a disposizione proprio perché ho l’entusiasmo”. 

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Gobbi-%E2%80%9CCi-aspetta-un-lavoro-immane%E2%80%9D–3155611.html

 

Discorso in occasione dell’incontro con le Sindache e i Sindaci dei Comuni ticinesi

Discorso in occasione dell’incontro con le Sindache e i Sindaci dei Comuni ticinesi

– Fa stato il discorso orale – 

Stimate Sindache e Stimati Sindaci,
Stimate Vicesindache e stimati Vicesindaci,
Stimato signor Presidente del Gran Consiglio,
Stimate Gran Consigliere, Stimati Gran Consiglieri,
Cara collega Consigliera di Stato, Cari colleghi Consiglieri di Stato,
Gentili signore e signori,

è un grande piacere per me accogliervi qui oggi a Locarno, insieme alla collega e ai colleghi, per una giornata speciale che il Governo ha fortemente voluto organizzare.
La nostra idea è che oggi ci troviamo qui, tutti insieme, per un momento che vuole andare oltre la semplice celebrazione – e, soprattutto, non vuole affatto trasformarsi in un’auto-celebrazione.
È un atto simbolico, quindi, ma è soprattutto l’occasione per assumerci tutte e tutti insieme un impegno concreto – quello di costruire un federalismo più autentico, all’altezza della nostra Storia e del futuro che vogliamo, fondato su una collaborazione leale tra Cantone e Comuni. 
Nel mese di aprile di quest’anno, il Ticino ha raggiunto un traguardo importante: per la prima volta nella nostra storia i Comuni sono esattamente 100. Un numero tondo, che racconta i cambiamenti avvenuti negli ultimi 25 anni – dai 245 Municipi del 2000 alla situazione di oggi – e che ci ricorda quanto sia cambiata la trama delle istituzioni che amministrano il nostro territorio.
Se i numeri cambiano, la sostanza però resta la medesima – in Svizzera i Comuni sono stati e saranno sempre il volto dello Stato sul territorio, là dove le politiche smettono di essere principi generici e diventano servizi, risposte e vicinanza alle cittadine e ai cittadini.
Certo, siamo tutti consapevoli che la realtà attorno a noi sta cambiando, e velocemente. Il nostro federalismo sta attraversando una fase complessa della sua lunga e gloriosa storia – qualcuno lo ritiene ormai troppo lento o complicato per i ritmi forsennati dell’epoca digitale. Io credo invece che proprio questa sua capacità di radicarsi nei territori e di adattarsi nel tempo sia la chiave per renderlo più vivo e attuale che mai.
Non possiamo ignorare le difficoltà che in questi anni hanno segnato il nostro dialogo. L’esperienza di Ticino 2020, oggi in una fase di impasse, ne è una dimostrazione evidente. Lo stesso vale per il delicato dossier della polizia ticinese: spesso, dopo un lungo lavoro di ricerca di soluzioni condivise, le stesse decisioni vengono rimesse in discussione da chi le aveva volute.
Questo meccanismo di avanzare e poi ritrattare non rafforza né il Cantone né i Comuni: al contrario, rischia di indebolire entrambi.
L’Associazione dei Comuni ticinesi e l’ERS-Luganese hanno svolto in questi anni un ruolo importante per cercare di federare le realtà comunali ticinesi. Ma proprio per questo è necessario che oggi si dotino di strumenti e strutture che coordinino la pluralità delle realtà locali, così che la voce di tutti i Comuni possa trovare spazio in modo coeso ed equilibrato, in processi decisionali che siano rapidi e condivisi.
Dobbiamo quindi imparare a lavorare meglio insieme, con maggiore chiarezza e fiducia reciproca. La responsabilità di un federalismo che funziona non appartiene a una sola parte: richiede l’impegno condiviso e il rispetto delle decisioni assunte.
Come sindache e sindaci, vicesindache e vicesindaci, e municipali, vivete ogni giorno gli effetti concreti di queste tensioni. In un contesto sociale fragile – con le famiglie sempre più sotto pressione, costi della vita in crescita, e la fiducia reciproca che rischia di venire meno – i Comuni sono spesso il primo punto di riferimento per la popolazione.
Lo sapete voi e lo sappiamo noi: per svolgere davvero questo ruolo, sempre più delicato, quel che serve sono strumenti adeguati, chiarezza di intenti e il giusto riconoscimento dalle istanze superiori.
È con questo spirito che oggi vogliamo sottoscrivere una dichiarazione d’intenti.
Una dichiarazione che ha scopi e finalità precise: offrire una nuova base di dialogo che superi la vecchia piattaforma Cantone-Comuni, e che rilanci in modo più strutturato e leale il confronto tra i nostri due livelli istituzionali.
Il sentimento che ci anima è quello di chi si accinge a gettare le basi per un percorso verso il futuro. Quella che firmiamo, insomma, è una lettera d’amore al federalismo svizzero nella sua versione ticinese – una lettera d’amore che non vuole restare uno svolazzo di inchiostro sulla carta, ma ambisce a ispirare un’azione politica e istituzionale.
I principi fondamentali di questa intesa sono tre: 

Il primo principio è un’autonomia vera e riconosciuta.
Come sa bene chi va in montagna, il primo passo è sempre il più importante: nel nostro caso, si tratta di inserire nella Costituzione, in maniera chiara e operativa, il principio dell’autonomia comunale. Non si tratta solo di una dichiarazione di principio, ma di un modo per dare fondamento concreto al nostro assetto istituzionale.
L’obiettivo del Consiglio di Stato è duplice: migliorare il riconoscimento e chiarire meglio la ripartizione dei compiti, secondo i principi di sussidiarietà ed equivalenza fiscale.
È giunto il tempo di passare dalle parole ai fatti: perciò proporremo al Gran Consiglio e poi al Popolo ticinese una modifica costituzionale che va in questa direzione.

Il secondo principio è un dialogo strutturato e continuo.
La Piattaforma Cantone-Comuni è stata un’esperienza di crescita per tutte e tutti i partecipanti: un’esperienza che ha fatto il suo tempo. Oggi serve un vero spazio politico di confronto, a cadenza regolare e con uno spirito di franchezza: il modello al quale ci ispiriamo è la Conferenza dei governi cantonali. Vogliamo un organo che dia ai Comuni una voce autorevole e univoca nei rapporti con il Cantone: solo così possiamo rafforzare la fiducia reciproca e costruire insieme soluzioni condivise.
Per rendere ancora più operativo questo dialogo, è mia intenzione proporre al Consiglio di Stato di introdurre una novità concreta: in ogni Dipartimento sarà designato un referente stabile per i rapporti con i Comuni. Una figura che fungerà da punto di contatto, capace di accompagnare le pratiche, chiarire i nodi e dare continuità al confronto quotidiano.

Il terzo principio è un impegno morale e simbolico.
Il Governo sa che la dichiarazione che firmiamo oggi non ha valore vincolante, ma è convinto che ne abbia uno ancora più importante: è un impegno morale, per ognuna e ognuno di noi, a nome delle cittadine e dei cittadini che rappresentiamo. Nella Città che 100 anni fa ha ospitato la firma di un trattato internazionale di pace, in una fase storica tesissima a livello mondiale, nel nostro piccolo scegliamo di dire a voce alta che la forza è nella collaborazione e non nel conflitto, nel dialogo e non nel «muro contro muro».

Oggi celebriamo una tappa importante, ma non un punto d’arrivo. I 100 Comuni sono una conquista di tutte e tutti noi, ma soprattutto la premessa per un Ticino più forte, più coeso e più attento ai bisogni delle sue comunità. Continuiamo quindi questo cammino fianco a fianco, con la convinzione che solo unendo le forze potremo garantire al nostro Cantone un futuro prospero e solido.
A partire da domani, la nostra promessa è che questa dichiarazione non resti soltanto un atto simbolico. Quel che seguirà è un percorso concreto e operativo: il Consiglio di Stato proporrà, dopo gli approfondimenti e la condivisione necessaria con i Comuni, un messaggio all’attenzione del Gran Consiglio per proporre una modifica della Costituzione cantonale, che rafforzi in modo chiaro l’autonomia dei Comuni.
Per concretizzare la riforma della Piattaforma di dialogo politico tra Cantone e Comuni, è necessario – nel dialogo con il Cantone – che i Comuni ticinesi si dotino di una struttura capace di rappresentare la pluralità comunale, e di coordinare le posizioni e le proposte dei 100 enti comunali. A livello intercantonale, e per questo saluto l’intervento che seguirà da parte di Thomas Minger, lo facciamo da oltre un trentennio. Tramite la Conferenza dei governi cantonali, i Cantoni sono riusciti a dimostrarsi partner affidabili e ad avere un dialogo strutturato con il Consiglio federale su numerosi temi, preservando il sistema federalistico elvetico.
Il percorso che vi sto descrivendo è istituzionale, politico e morale: lo stiamo imboccando perché sentiamo che è giusto dare nuovi strumenti ai Comuni, consolidare la collaborazione e il dialogo tra i due livelli di governo e rafforzare il federalismo ticinese – un federalismo che funzioni davvero, vicino alle persone e rispettoso dello spirito dei luoghi e delle regioni.
Per dimostrarvi il nostro impegno, abbiamo voluto dare una dimensione tangibile al passo formale che compiamo con la dichiarazione d’intenti di oggi. Sul palco vedete qui accanto i piccoli alberi da frutto allevati nel vivaio cantonale di Lattecaldo. Sono il simbolo di questo percorso.
Questi alberi da frutto saranno consegnati prossimamente a ciascun dei 100 Comuni ticinesi.
Sono alberi autoctoni, che con il tempo, nel terreno fertile che troveranno presso i vostri Comuni, porteranno i loro frutti. Così dovrà essere anche il nostro cammino comune: fondato su radici solide, orientato alla crescita condivisa e capace di dare frutti che appartengano a tutta la comunità ticinese.
Care sindache e cari sindaci, vicesindache e vicesindaci, e municipali, la collaborazione tra Cantone e Comuni non è solo auspicabile – è necessaria. Non possiamo permetterci di restare fermi, né tantomeno di assistere in modo passivo al venire meno della fiducia reciproca. Siamo state e stati eletti per decidere nell’interesse della popolazione, e nel rispetto di questo mandato abbiamo il dovere di rilanciare un federalismo che funzioni – che sia vicino alle persone, rispettoso delle diversità locali e capace di dare risposte ai bisogni reali delle ticinesi e dei ticinesi.
Con la firma di questa dichiarazione, vogliamo celebrare il coraggio di credere insieme nel Ticino, nelle nostre comunità, nella capacità delle cittadine e dei cittadini e dei Comuni di costruire un futuro migliore. Vogliamo celebrare l’impegno di chi come voi, ogni giorno, si dedica alla cosa pubblica con passione e responsabilità – rendendo il nostro Cantone un luogo più giusto, prospero e dinamico.
Come il piccolo albero da frutto indigeno che vi regaliamo oggi, le nostre azioni hanno radici profonde e frutti che verranno raccolti dalle generazioni future. Lo dice anche un proverbio che magari avete sentito: «solo uno sciocco pianta un albero per sé stesso». Lo facciamo per chi verrà dopo di noi, nella speranza che questo albero cresca sano e forte, come simbolo del lavoro condiviso, della fiducia e della speranza nel futuro – e nella speranza che chi verrà dopo di noi, quando noi non ci saremo più, ci ricordi come buoni antenati.
Fieri del nostro passato, consapevoli delle sfide del presente, guardiamo insieme al futuro del Ticino con determinazione e orgoglio: questo Paese è fatto delle sue persone, dei suoi Comuni e di una comunità che a ogni occasione dimostra di sapere cooperare, proteggere le proprie radici e coltivare i propri frutti.
Firmando questa dichiarazione, oggi scriviamo un nuovo capitolo nella storia del Ticino. Un capitolo che parla di collaborazione, di federalismo autentico e di futuro. E insieme, siamo pronti a scriverlo con coraggio, responsabilità e passione.

Grazie di cuore per l’impegno che mettete ogni giorno al servizio delle vostre cittadine, dei vostri cittadini e del Ticino.

Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato

Verso l’unione fra IRB e IOR «La politica non ci lasci soli»

Verso l’unione fra IRB e IOR «La politica non ci lasci soli»

L’Istituto di ricerca in biomedicina e quello oncologico stanno valutando la possibilità di un «matrimonio» così da crescere ulteriormente: insieme conterebbero 300 collaboratori – Gendotti: «Gli aiuti federali e cantonali stagnano»

La ricerca scientifica genera sapere. E quest’ultimo è la chiave del futuro. Innovazione. Formazione. Collaborazioni. Conoscenza. Scoperte. L’Istituto di ricerca in biomedicina (IRB) di Bellinzona è un’eccellenza ticinese. Sabato ha soffiato sulle 25 candeline con una cerimonia alla quale hanno preso parte numerose autorità e personalità accademiche. È stata l’occasione per ripercorrere i traguardi raggiunti e, soprattutto, per guardare al futuro. Perché l’obiettivo – come ci avevano spiegato nella lunga intervista pubblicata il 29 agosto scorso il presidente Gabriele Gendotti ed il direttore Davide Robbiani – è quello di crescere. E per farlo servono altri finanziamenti e, con ogni probabilità, l’unione con l’Istituto oncologico di ricerca (IOR) che dovrebbe avvenire entro pochi anni. Complessivamente si arriverebbe a 300 collaboratori e a 22 gruppi di ricerca.

La capitale ha messo 20 milioni
«Oggi, nella piccola Bellinzona, giungono ricercatori da tutto il mondo, talenti in grado di cimentarsi in discipline che guardano lontano, osservano elementi infinitamente piccoli, interpretano e leggono segni della vita, invisibili agli occhi e inintelligibili alle menti dei più. E, attraverso questo faticoso e ingegnoso processo di indagine, contribuiscono ad aprire nuovi orizzonti di speranza a tante persone affette da malattie debilitanti ». Uno degli assi strategici della Bellinzona aggregata era, e rimane tuttora, il rafforzamento del polo biomedico. Il sindaco Mario Branda ha ricordato l’impegno della capitale, anche finanziario, con investimenti che hanno oramai superato i 20 milioni.
Il presidente Gabriele Gendotti, dal canto suo, ha sottolineato che la ricorrenza ti costringe a «capire come e in che misura vogliamo e possiamo crescere, come vogliamo posizionarci nei prossimi 10-20 anni, come possiamo contribuire allo sviluppo del sistema della formazione accademica e della ricerca scientifica della Svizzera italiana». I progetti di ricerca complessivamente ottenuti in questo quarto di secolo ammontano ad oltre 170 milioni di franchi.

«Vittime del nostro successo»
Più ricerca significa più entrate. Ma i finanziamenti degli enti pubblici (Confederazione e Cantone) «stagnano e non tengono conto dell’evoluzione dei costi. Alla politica chiediamo dunque di incrementare i finanziamenti di base». In prospettiva, inoltre, «bisogna individuare nuovi strumenti di raccolta fondi e nuovi partner per ottenere maggiori risorse. Si può quasi affermare che l’IRB è vittima del suo successo ». Un successo che lo accomuna allo IOR. I due istituti potrebbero unirsi «dopo una seria valutazione dei pro e dei contro». Auspicio condiviso dal presidente dello IOR Franco Cavalli, il quale attende il via libera di Berna alla nuova sede da quasi 60 milioni (prevista vis-à-vis l’IRB ed impreziosita da un auditorio) che «spero possa essere pronta all’inizio del 2029». Uno dei capifila del Ticino della conoscenza è il dottor Giorgio Noseda, presidente onorario dell’IRB. Il professore ha un sogno: «Da anni il Ticino chiede la creazione di un terzo Politecnico federale nella Svizzera italiana. I laboratori potrebbero trovare spazio nell’innovativo quartiere che sorgerà alle ex Officine FFS in città». Il direttore Davide Robbiani ha osservato che per progredire vanno «attirati e trattenuti i talenti e occorre accedere ad infrastrutture e tecnologie altamente avanzate. Questa è per noi una grande sfida, tutt’altro che facile».

La punta di diamante
Secondo il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi l’IRB di Bellinzona è «uno dei più grandi successi ai quali il Canton Ticino abbia assistito nella sua storia contemporanea. Siete la punta di diamante. Una storia di scienza e di imprenditoria, certo, ma anche di curiosità, coraggio, lungimiranza e tenacia. Tutte qualità di cui il nostro Paese ha un grande bisogno per affrontare le sfide interne ed esterne che questo strano momento storico porta con sé». Il consigliere di Stato ha infine puntualizzato che l’istituto dev’essere un esempio per il Ticino di domani, affinché possa nascere «un sistema di progresso integrato fatto di arricchimento umano, culturale, sociale prima ancora che economico. Un sistema che, per collegarmi a un tema di stretta attualità, rappresenta anche la migliore risposta possibile ai timori sulla ‘fuga di cervelli’».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 8 settembre 2025 del Corriere del Ticino

Ancora profondo rosso

Ancora profondo rosso

Fervono i lavori del Consiglio di Stato per allestire il Preventivo 2026
Si delinea un deficit attorno ai 100 milioni di franchi
Gobbi: «Il disavanzo è rilevante, per le misure di rientro terremo conto delle indicazioni del Parlamento»

Per avere la conferma, servirà ancora qualche settimana. Ma, stando a quanto inizia a trapelare, anche il preventivo per il prossimo anno si preannuncia da profondo rosso. Il disavanzo per le finanze del Cantone si aggirerebbe, infatti, attorno ai 100 milioni di franchi. Ieri il Governo ha incontrato i presidenti dei principali partiti, indicando a grandi linee le cifre del Preventivo 2026.
«Come abbiamo fatto con le associazioni del personale, i Comuni e l’economia, abbiamo fornito un quadro generale del futuro Preventivo 2026 anche ai presidenti dei partiti», spiega il presidente del Governo Norman Gobbi. «Per ora – aggiunge – abbiamo presentato solo le macro-cifre e le misure principali, in modo da poter orientare preventivamente tutti gli attori coinvolti », prosegue Gobbi, sottolineando comunque che « il deficit è rilevante ». Già, ma come intende muoversi allora l’Esecutivo? «Affineremo nei prossimi giorni le misure, ma nel farlo terremo conto delle indicazioni politiche arrivate dal Gran Consiglio lo scorso anno, soprattutto per quanto riguarda i settori da toccare meno nell’ambito della manovra di rientro». Tuttavia, precisa ancora il presidente del Governo, «andrà cercato un equilibrio tra entrate e uscite: se da una parte aumentano i bisogni, dall’altra bisogna essere consapevoli che questi devono essere coperti in qualche modo». Insomma, la coperta resta corta.

Al vaglio le misure di rientro
Tornando al Preventivo 2026, per ora, oltre all’ammontare del disavanzo d’esercizio – che ricalca quello di quest’anno -, va detto che il Consiglio di Stato, nell’allestire il documento, non ha previsto alcuna quota della Banca nazionale svizzera (BNS). Dunque, in caso di distribuzione dei proventi ai Cantoni, la situazione finanziaria potrebbe migliorare significativamente. Anche perché le entrate fiscali avrebbero retto. Restano invece ancora da definire con precisione le misure di rientro che il Governo intende attuare per mitigare il deficit. Secondo quanto abbiamo potuto apprendere, l’Esecutivo starebbe lavorando su provvedimenti che riguardano la mancata sostituzione del personale partente nell’Amministrazione cantonale, mentre altre misure di risparmio riguarderebbero la scuola, anche se è stato chiarito di non volerne in alcun modo intaccare la qualità. Per contro, sul fronte delle entrate, il Consiglio di Stato potrebbe agire sulle stime immobiliari, ritoccandole verso l’alto in attesa della prospettata riforma, che però richiederà anni.

Evitare il copione del 2024
Come spiegato da Gobbi, il Governo avrebbe comunque deciso di fare tesoro delle indicazioni emerse durante il dibattito in Gran Consiglio sul Preventivo 2025. E questo per evitare che si ripeta quanto accaduto lo scorso anno, quando il Parlamento aveva deciso di stralciare alcune delle misure di risparmio e aggravi presentati dal Governo, peggiorando il deficit dello Stato.
Una delle variabili da tenere in considerazione sarà anche l’eventuale aumento dei premi di cassa malati per il prossimo anno. Nel caso di una nuova impennata, anche le uscite per i sussidi RIPAM aumenterebbero. Andando quindi a «pesare» sul preventivo. Ma anche l’esito delle votazioni del 28 settembre potrebbe giocare un ruolo rilevante. Proprio domani, il Consiglio di Stato presenterà la propria posizione sui temi al voto e Gobbi non nasconde la propria preoccupazione: «I timori, da parte nostra, sono forti. Se passassero sia le iniziative cantonali sulle casse malati, sia la riforma federale sul valore locativo, l’effetto per il Cantone sarebbe di quasi mezzo miliardo di franchi ». In caso di un sì alle urne alle due iniziative, il Governo ha comunque la facoltà di far «slittare» la loro entrata in vigore, evitando così di rimettere mano al preventivo.

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Incontro UP-Governo

«Toni più civili nella discussione»
Rapporti da migliorare

Il Consiglio di Stato e l’Ufficio presidenziale (UP) del Gran Consiglio si sono incontrati lunedì sera a Gentilino per una riunione politica, seguita da un momento conviviale «Da un lato – spiega il presidente del Governo Norman Gobbi – l’obiettivo è di migliorare i rapporti con incontri regolari, rivedendo anche le modalità di interazione tra Legislativo ed Esecutivo, ad esempio istituzionalizzando delle riunioni con i presidenti delle commissioni e anche con l’UP, nell’ottica di un migliore dialogo». Tutto, però, deve partire da un rapporto di fiducia, aggiunge Gobbi: «Senza quello, un dialogo è difficile».

Evasione dei messaggi
Il passo successivo sarà però anche «condividere la priorità di evasione dei messaggi ancora pendenti nelle Commissioni».
Infine, sottolinea Gobbi, l’auspicio espresso in occasione dell’incontro con l’UP «è che la discussione abbia toni più civili».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 3 settembre 2025 del Corriere del Ticino