Elenco targhe: il Ticino aderisce a eAutoindex

Elenco targhe: il Ticino aderisce a eAutoindex

Comunicato stampa

La Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni comunica che, a partire dal 1° novembre 2026, il servizio di consultazione dell’elenco targhe verrà modificato. Il Cantone si avvarrà della piattaforma eAutoindex, un sistema già adottato da numerosi Cantoni. La transizione a questo servizio, le cui richieste diventeranno a pagamento, costituisce la risposta strutturale alla sottrazione automatizzata di dati pubblici avvenuta a inizio settembre, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza informatica e prevenire futuri abusi.

All’inizio del mese di settembre il Canton Ticino, al pari di altri Cantoni, è stato interessato da una sottrazione automatizzata su larga scala di dati pubblici relativi ai detentori di veicoli (comunicato stampa del 3 settembre 2026). L’attacco informatico ha sfruttato il precedente modulo di ricerca, aggirando intenzionalmente i meccanismi di protezione che limitavano il numero di richieste, per estrarre informazioni quali il numero di targa, il nome, il cognome e l’indirizzo dei detentori. In risposta a questo evento, dopo aver sporto denuncia penale al Ministero pubblico, il Dipartimento delle istituzioni aveva disabilitato a scopo precauzionale la pagina web cantonale dell’elenco targhe.

Il passaggio a eAutoindex
Per ripristinare il servizio garantendo al contempo standard di sicurezza più elevati, dal 1° novembre 2026 il Ticino aderirà al portale eAutoindex (www.eautoindex.ch). Questo servizio, già ampiamente testato e utilizzato da numerosi Cantoni, permette di consultare le informazioni associate a una targa conformemente al quadro giuridico federale. La principale novità per l’utenza consisterà nel fatto che le singole richieste di ricerca diventeranno a pagamento. Questa modifica, oltre a uniformare il Ticino alle prassi intercantonali, funge da essenziale barriera tecnica e finanziaria contro i tentativi di estrazione automatizzata su larga scala (scraping), disincentivando l’uso improprio del sistema.

Tutela della privacy confermata
L’adozione del nuovo portale non modificherà le tutele per la privacy già in vigore. I dati dei detentori di veicoli che hanno richiesto espressamente alla Sezione della circolazione di non rendere pubbliche le proprie informazioni non sono stati interessati dalla fuga di dati dello scorso settembre e continueranno a non essere accessibili, nemmeno attraverso il nuovo sistema a pagamento.

Raccomandazioni alla popolazione
A seguito dell’episodio verificatosi in settembre, il Dipartimento delle istituzioni rinnova l’invito alla popolazione a mantenere alta l’attenzione nei confronti di comunicazioni fraudolente. Si raccomanda di diffidare di lettere, e-mail o SMS inattesi che richiedano pagamenti urgenti o la comunicazione di dati personali e finanziari, facendo riferimento a presunte multe, tasse di circolazione, controlli tecnici o pedaggi esteri. In caso di dubbio, è fondamentale contattare l’autorità competente attraverso i canali ufficiali e ignorare i recapiti indicati nella comunicazione sospetta.

Casellario giudiziale, la prassi ticinese si espande

Casellario giudiziale, la prassi ticinese si espande

Il modello trova seguito oltre Gottardo ma Berna, per ora, non ci sente

Da Bellinzona a San Gallo, passando per la Mesolcina. La richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale per il rilascio dei permessi B e G torna al centro del dibattito. E una prassi adottata dal Ticino da più di dieci anni, fa breccia anche oltre Gottardo.
La novità più recente arriva da San Gallo. Il 16 settembre il Gran Consiglio ha accolto una mozione che fa esplicito riferimento al Ticino e chiede di orientarsi alla prassi applicata nel nostro Cantone già dal 2015. Dallo scorso mese di agosto anche la Regione Moesa in via sperimentale, richiede l’estratto del casellario per i nuovi permessi L, B e G dei cittadini UE/AELS.
«Quando abbiamo introdotto questa misura, oltre dieci anni fa, eravamo soli», osserva il Consigliere di Stato Norman Gobbi. «Oggi anche altri Cantoni si accorgono della necessità di disporre di maggiori informazioni su chi chiede di vivere o lavorare sul nostro territorio. Non si tratta di un limite alla libera circolazione ma semplicemente di dare alle autorità strumenti efficaci per prevenire i rischi e tutelare la sicurezza della popolazione».

Una questione ormai nazionale
Il dibattito, partito dal Ticino, ha ormai assunto una dimensione nazionale e ha riacceso i riflettori sulle due iniziative cantonali ticinesi depositate nel 2015 e tuttora pendenti, che chiedono di rafforzare i controlli sui precedenti penali dei cittadini UE che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera. Dopo il tentativo di archiviarle nel 2025, nel marzo 2026 il Consiglio nazionale ha deciso di mantenerle in vita e prolungarne il termine di trattazione fino al 2028. Il tema resta così aperto anche a livello federale.
«Ieri ci davano dei fuorilegge, oggi questa prassi ha mostrato concretamente la sua utilità», osserva Gobbi. «La criminalità non conosce i confini cantonali: proprio per questo servono strumenti di prevenzione efficaci e regole chiare e uniformi in tutta la Svizzera».

E Berna tira il freno
Intanto, come spesso accade quando si tratta di dinamiche tra Svizzera e UE, Berna tira il freno.
La Segreteria di Stato della migrazione considera inammissibile una richiesta generalizzata e agita lo spauracchio dei costi amministrativi che comporterebbero dei controlli sistematici su scala nazionale. Un argomento che ha tutto il sapore di un alibi per non irritare Bruxelles.
Ma se controllare costa, quanto può costare non farlo? È su questo punto che Gobbi ribalta la prospettiva: «Se non disponiamo di tutte le informazioni necessarie su chi viene a vivere o lavorare nel nostro Paese, il conto rischia di arrivare dopo, sotto forma di maggiori oneri per polizia, giustizia, amministrazione e assicurazioni sociali. E a pagarlo, alla fine, sono i cittadini».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 27 settembre 2026 de Il Mattino della domenica

 

“Anche un risultato intermedio è funzionale all’aggregazione”

“Anche un risultato intermedio è funzionale all’aggregazione”

Dopo anni di discussioni, nel Locarnese le aggregazioni sembrano essere decollate. Da una parte, Minusio e Tenero-Contra, intenzionati ad avviare il percorso verso un «matrimonio » annunciato a inizio mese; dall’altra, Gordola e Lavertezzo, il cui progetto di unione è già a uno stadio più avanzato. Per non parlare di Ronco sopra Ascona e Brissago. 
Secondo Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali, il fatto che oggi nella regione si stia affrontando il tema è già di per sé un elemento positivo: «Quello che potremmo definire un risultato intermedio, rimane comunque utile nella misura in cui si arrivasse ad avere due Comuni». Intanto, se i progetti citati dovessero andare in porto, la Città di Locarno, sebbene sempre con il ruolo di «polo», sarebbe chiamata a confrontarsi con realtà istituzionali più grandi e strutturate.

Locarno, Losone e Orselina
Senza però considerare, fa notare il nostro interlocutore, «che la stessa potrebbe decidere di avviare uno studio aggregativo con Losone e Orselina, cosa che potrebbe effettivamente accadere».
A questo proposito, i tempi sarebbero maturi: «Adesso spetta a loro decidere. Nei discorsi che ho sentito, avverto la consapevolezza che uniti sarebbe meglio. Se domani avessimo due Comuni al posto dei sette di partenza, sarebbe anche più facile coordinarli e concertare una posizione univoca nei confronti del Cantone. È vero che due sono peggio di uno, ma sono sempre meglio di sette », dichiara Della Santa al Corriere del Ticino.

Scenario urbano, lavori in corso
La discussione sulle «alleanze» tra enti locali era stata rilanciata tramite un laboratorio con oltre 170 rappresentanti del comprensorio in due giornate al Palexpo (ex Fevi) in primavera. Gli sforzi, ora, sembrano proprio aver dato i loro frutti. Il disegno che sta prendendo forma vede sul fianco est ciò che era stato definito come «Scenario periurbano» (TeneroContra, Minusio e Mergoscia): «Quello che invece non prende piede, almeno per ora, è quello detto “Urbano”. I Comuni interessati, penso non solo a Locarno e Losone, ma forse anche a Orselina e Brione sopra Minusio, più titubante degli altri, hanno però detto di voler continuare le discussioni sia al proprio interno, sia con gli altri, proprio per capire se avviare uno studio aggregativo».

Verso un Comune unico
Tornando alla questione relativa al peso specifico di Locarno in una certa misura «relativizzato » sul territorio (sempre considerando lo stato attuale delle intese), fintanto che la nuova realtà della Navegna (che conterà 11 mila abitanti, contro i 17 di Locarno) non avrà uno status funzionale equivalente, giocoforza continuerà a essere attratta dal polo esistente. «Ciò non toglie che possa sfruttare il suo nuovo posizionamento a proprio vantaggio e drenare risorse a discapito degli altri Comuni, Locarno compresa. Questo non si può escludere. Resta il fatto che una testa è meglio di due e due sono meglio di sette. Non sto dicendo che due enti locali siano la soluzione ideale. Per noi, e in parte era emerso anche dal laboratorio, addirittura un Comune unico sarebbe stato preferibile ai due scenari che gli stessi politici dei sette Comuni avevano contribuito a definire».

«Cambiare cultura politica»
Ma, in un territorio particolare come quello del Locarnese, Della Santa ammette che questa visione era stata per lungo tempo un’utopia: «È una regione in cui si sta bene e dove, dal punto di vista del benessere residenziale, non si possono individuare lacune particolari, ma sta perdendo velocità. E quella che si sta delineando può essere immaginata come una soluzione intermedia. Ci vorrà tempo, certo, ma non dimentichiamo quanti anni sono passati dall’ultima volta che se n’era parlato». Infine, ricollegandosi al benessere, una riflessione sul successo di un’unione, sia che nasca per necessità, sia per opportunità: «Non dipende tanto dalle ragioni, quanto dalla capacità dei rappresentanti, e in particolare dell’Esecutivo, di cambiare cultura politica. Bisogna rendersi conto che non si governa più un piccolo paese o un contesto limitato, bensì un insieme di comunità. Quanto più si riesce a modificare il modo di fare, tanto più l’aggregazione avrà successo».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 23 settembre 2026 del Corriere del Ticino

Una giornata per festeggiare i 20 anni di aggregazione

Una giornata per festeggiare i 20 anni di aggregazione

Una giornata per festeggiare il ventennale dell’aggregazione dei Comuni di Cavergno, Bignasco e Cevio nel nuovo Comune di Cevio, nato nel 2006.
Si è tenuta, con una numerosa partecipazione da parte della popolazione, questo 13 settembre 2026 presso l’Oasi ricreativa di Cevio.
La giornata «ha rappresentato un momento di incontro, memoria e riconoscenza, permettendo alla popolazione, alle autorità, alle associazioni e a numerosi ospiti di ritrovarsi per celebrare insieme due decenni di storia comunale», comunica via nota il Municipio.
A intervenire sono stati Alfredo Martini, primo Sindaco del Comune aggregato, dell’attuale Sindaca Wanda Dadò, della Presidente del Consiglio comunale e prima cittadina Laura Martini Gamba, del Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Nei loro discorsi «hanno ricordato il percorso intrapreso dal Comune a partire dal 2006 e i traguardi raggiunti grazie all’impegno condiviso delle istituzioni, delle associazioni e della popolazione». La giornata è poi proseguita «in un clima conviviale» con il pranzo offerto e con numerose attività dedicate ai più piccoli.
Il Municipio «desidera ringraziare sentitamente tutte le persone che hanno partecipato alla giornata commemorativa, contribuendo con la loro presenza alla riuscita dell’evento», conclude il messaggio.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1950051/giornata-cevio-aggregazione-martini-carica

(Immagine: Santiago Pascual)

‘Dati su for­ma­zione e lavoro, un onere troppo grande’

‘Dati su for­ma­zione e lavoro, un onere troppo grande’

Ben venga la volontà di voler inte­grare social­mente ed eco­no­mi­ca­mente la popo­la­zione migrante che arriva nel nostro Paese per ricon­giun­gersi con i pro­pri fami­liari. L’inte­gra­zione deve infatti essere al cen­tro delle poli­ti­che migra­to­rie. Que­sto, però, non deve avere riper­cus­sioni eco­no­mi­che e orga­niz­za­tive ecces­si­va­mente one­rose per Can­tone e Comuni. È quanto sostiene il Con­si­glio di Stato tici­nese che, rispon­dendo alla con­sul­ta­zione nazio­nale sulla modi­fica della legge fede­rale sugli stra­nieri e la loro inte­gra­zione, mette qual­che pun­tino sulle ‘i’.
“Con­di­vi­diamo l’obiet­tivo finale del pro­getto – si legge nella mis­siva indi­riz­zata al Dipar­ti­mento fede­rale di giu­sti­zia e poli­zia – ma auspi­chiamo un approc­cio più pru­dente con una nor­ma­tiva meno vin­co­lante che pre­veda la pos­si­bi­lità e non l’obbli­ga­to­rietà di tra­smet­tere i dati per­so­nali”. Per fare un esem­pio con­creto: “L’arti­colo 57 capo­verso 3bis non dovrebbe pre­ve­dere che la segna­la­zione com­prenda i dati rile­vanti la for­ma­zione e l’espe­rienza pro­fes­sio­nale delle per­sone stra­niere; essa dovrebbe invece essere limi­tata alla tra­smis­sione dei dati per­so­nali e dei loro reca­piti tele­fo­nici ed elet­tro­nici”.
La pro­po­sta messa in con­sul­ta­zione vuole, in buona sostanza, incen­ti­vare mag­gior­mente l’inse­ri­mento di chi arriva in Sviz­zera per un ricon­giun­gi­mento fami­liare e non ha quindi ancora un posto di lavoro nel nostro Paese. I Can­toni dovranno per esem­pio segna­lare all’orien­ta­mento pro­fes­sio­nale que­ste per­sone prive di pro­spet­tive per un posto di lavoro o di for­ma­zione. Gra­zie a que­sta segna­la­zione, secondo il Con­si­glio fede­rale, si potranno aiu­tare i migranti arri­vati in Sviz­zera senza un impiego a entrare nel mondo del lavoro for­nendo loro infor­ma­zioni det­ta­gliate sulle pos­si­bi­lità d’inte­gra­zione pro­fes­sio­nale e sui rela­tivi requi­siti.
Il Con­si­glio di Stato, per avere un qua­dro più chiaro della situa­zione, ha sot­to­po­sto la modi­fica di legge anche all’Uffi­cio della migra­zione, alla Sezione della popo­la­zione, come pure al Ser­vi­zio per l’inte­gra­zione degli stra­nieri. Ebbene, tutti hanno con­cor­dato sul fatto che que­sta pro­po­sta si spinge troppo in là. È stato in par­ti­co­lare fatto notare che all’Uffi­cio della migra­zione spetta il com­pito di: rac­co­gliere e tra­smet­tere la valu­ta­zione del livello lin­gui­stico e l’espe­rienza pro­fes­sio­nale delle per­sone che richie­dono un per­messo nell’ambito del ricon­giun­gi­mento fami­liare. Oltre, a ciò, l’Auto­rità migra­to­ria sarebbe tenuta a effet­tuare una valu­ta­zione, sele­zio­nando quali cit­ta­dini stra­nieri neces­si­tano una con­su­lenza in mate­ria di inte­gra­zione pro­fes­sio­nale, in modo che solo tali per­sone siano segna­late al pre­po­sto ser­vi­zio.
Scrive l’Ese­cu­tivo can­to­nale: “Que­sta revi­sione desta alcune per­ples­sità sotto il pro­filo ope­ra­tivo. Le infor­ma­zioni richie­ste risul­tano infatti, nella sostanza, estra­nee ai pre­sup­po­sti legali che disci­pli­nano il rila­scio del per­messo di dimora per ricon­giun­gi­mento fami­liare. La loro rac­colta com­por­te­rebbe per­tanto un aggra­vio ammi­ni­stra­tivo e un ine­vi­ta­bile ral­len­ta­mento delle pro­ce­dure di eva­sione delle domande, senza che vi siano garan­zie in merito alla com­ple­tezza e cor­ret­tezza dei dati tra­smessi né circa la valu­ta­zione dei pro­fili sele­zio­nati. Que­sti aspetti dovreb­bero in ogni caso essere suc­ces­si­va­mente ancora appro­fon­diti e valu­tati dai ser­vizi com­pe­tenti in mate­ria di orien­ta­mento e for­ma­zione pro­fes­sio­nale”. Il governo can­to­nale fa poi notare un altro pro­blema: l’Auto­rità migra­to­ria non ha le com­pe­tenze per esa­mi­nare e valu­tare for­ma­zione e qua­li­fi­che pro­fes­sio­nali. Non si può nem­meno pre­ten­dere che que­ste com­pe­tenze ven­gano acqui­site, trat­tan­dosi di mate­ria molto tec­nica e spe­ci­fica”. C’è poi il tema dei costi. Non è chiaro quale sarebbe l’entità di spesa aggiun­tiva che que­ste modi­fi­che com­por­te­reb­bero. È invece chiaro che il costo rica­drebbe, quasi total­mente, sulle spalle del Can­tone.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 8 settembre 2026 de La Regione

Gobbi: «Il futuro passa da un federalismo vero»

Gobbi: «Il futuro passa da un federalismo vero»

Per Cantone e Comuni si apre una nuova fase di dialogo

Il Dipartimento delle istituzioni ha concluso il ciclo di consultazioni sulla futura Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni, presentando una proposta concreta per rafforzare la collaborazione istituzionale. Nella primavera del 2026, 22 Comuni urbani, periurbani e rurali hanno partecipato al confronto, contribuendo a definire un nuovo modello basato sulla futura Conferenza di cooperazione interistituzionale. «Con questa proposta entriamo in una fase nuova», afferma il Consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Le consultazioni hanno confermato una volontà diffusa di rafforzare il dialogo e costruire strumenti più efficaci».

Un nuovo tavolo di lavoro
La Conferenza sostituirà l’attuale piattaforma, giudicata troppo ampia e prevalentemente informativa. Il nuovo organismo sarà composto da cinque Consiglieri di Stato e cinque rappresentanti dei Comuni e lavorerà attraverso gruppi paritetici incaricati di analizzare i problemi, individuare le possibili soluzioni e scegliere insieme quelle più efficaci. «Non vogliamo un organo che si limiti a informare», sottolinea Gobbi. «Vogliamo un luogo in cui Cantone e Comuni condividano analisi e decisioni. È qui che si misura il federalismo: nella capacità di decidere insieme». Fondamentale sarà garantire la rappresentanza di realtà molto diverse tra loro. «Accanto alle Città, con strutture amministrative complesse, ci sono Comuni periurbani e rurali che affrontano esigenze completamente differenti. Questa pluralità dovrà essere rappresentata, evitando un sistema troppo rigido».

Un federalismo fondato sulla collaborazione
Per Gobbi la riforma va oltre il semplice riassetto istituzionale. «Parliamo di un federalismo vero, attento alle diversità dei Comuni e ai bisogni della popolazione. Il rapporto tra Cantone e Comuni si costruisce con fiducia, ascolto e collaborazione, non attraverso circolari». In quest’ottica, i Comuni devono essere coinvolti fin dall’elaborazione delle soluzioni. «Non possono essere semplici esecutori delle decisioni cantonali. Sono partner istituzionali con cui collaborare nell’interesse di cittadini, aziende e territorio».

L’eredità di Ticino 2020
Contestualmente è stata decisa la chiusura formale del progetto Ticino 2020. Gobbi riconosce le difficoltà incontrate, ma invita a non considerarlo un fallimento. «Preferisco assumermi la responsabilità di ciò che non ha funzionato, fare un bilancio e ripartire con una proposta che valorizza quanto abbiamo imparato». Tra gli ostacoli principali cita il principio della neutralità finanziaria, che imponeva di ridefinire i rapporti tra Cantone e Comuni senza aumentare i costi complessivi, limitando però i margini di intervento. «Il lavoro svolto ha comunque permesso di individuare con precisione i nodi da affrontare. Questo patrimonio di conoscenze non va disperso e sarà la base della nuova Conferenza».

I prossimi passi
La proposta sarà ora esaminata dai firmatari della dichiarazione d’intenti sottoscritta a Locarno nel settembre 2025. Se emergerà una convergenza, prenderà avvio la fase attuativa con l’obiettivo di definire il nuovo assetto di collaborazione entro l’autunno 2026. Il Dipartimento intende inoltre presentare un messaggio governativo per inserire nella Costituzione cantonale il principio di equivalenza nella ripartizione dei compiti tra Cantone e Comuni, accompagnato da una revisione della Legge organica comunale. «È un percorso che richiederà tempo e pazienza», conclude Gobbi. «Ma è l’unica strada per costruire un rapporto tra Cantone e Comuni all’altezza delle sfide che il Ticino deve affrontare».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 luglio 2026 de Il Mattino della domenica

Nominato l’Aggiunto e sostituto Direttore delle Strutture carcerarie cantonali

Nominato l’Aggiunto e sostituto Direttore delle Strutture carcerarie cantonali

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato Federico Pagani Aggiunto e sostituto Direttore presso le Strutture carcerarie cantonali del Dipartimento delle istituzioni.

Federico Pagani, nato nel 1992, domiciliato a Balerna, studi in diritto a Zurigo con periodo di stage presso i Servizi del Parlamento federale e rinomati studi legali a Zurigo, Lugano e Chiasso, è avvocato di formazione e ha ottenuto il CAS in General Management and Financial Analysis nel contesto dell’Executive Master in Business Administration presso la SUPSI. Da oltre quattro anni è attivo quale giurista presso la Divisione della giustizia dove ha maturato in particolare esperienza nell’ambito del settore esecuzione pene e misure. È membro supplente della Commissione per esame dei condannati pericolosi e della Commissione d’esame dell’Organo responsabile degli esami federali per il personale dell’esecuzione delle sanzioni penali, dove ha assunto in passato anche la funzione di esperto.  
Nella sua nuova funzione all’interno del Dipartimento delle istituzioni, Federico Pagani è chiamato – oltre a supportare il Direttore Stefano Laffranchini nella conduzione delle Strutture carcerarie cantonali – a gestire alcuni progetti strategici legati in particolare alla risocializzazione delle persone detenute e al loro collocamento.  
Il Consiglio di Stato formula al neo Aggiunto e sostituto Direttore i migliori auguri di buon lavoro.  

Targhe: procedure semplificate e nuovi servizi digitali

Targhe: procedure semplificate e nuovi servizi digitali

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, nella seduta dell’8 luglio, ha approvato una modifica del Regolamento della legge cantonale di applicazione della legislazione federale sulla circolazione stradale e la tassa sul traffico pesante (RLACS), con l’obiettivo di semplificare alcune procedure amministrative e proseguire il processo di digitalizzazione dei servizi della Sezione della circolazione. Le novità riguardano in particolare la cessione delle targhe di controllo (comunemente note come targhe dei veicoli) e l’introduzione di nuovi strumenti digitali che renderanno più rapide e semplici alcune delle pratiche più richieste.

Tra le principali novità figura l’eliminazione delle limitazioni alla cessione delle targhe di tutte le numerazioni (da una a sei cifre). Finora le targhe fino a quattro cifre potevano essere trasferite esclusivamente all’interno del nucleo famigliare o societario. Questa restrizione comportava un importante aggravio amministrativo, generando numerose richieste di chiarimento e controversie interpretative, senza apportare benefici concreti in termini di trasparenza o controllo del mercato. La nuova regolamentazione consentirà il libero trasferimento di tutte le targhe di controllo, allineando il Ticino alla prassi già adottata in numerosi altri Cantoni. Una misura che semplifica le procedure, riduce il carico amministrativo e riconosce la legittimità di un mercato ormai consolidato.  

La revisione introduce inoltre la possibilità di riassegnare, a determinate condizioni, una targa già appartenuta a un familiare defunto qualora il deposito sia scaduto da oltre dodici mesi e la numerazione non sia stata nel frattempo attribuita a un altro detentore. Una novità che tiene conto anche del valore affettivo che alcune targhe possono rappresentare.  
La modifica del Regolamento prevede un adeguamento della tassa applicata alle cessioni delle targhe al di fuori dell’ambito familiare, mentre resta invariata all’interno della famiglia, a tutela delle situazioni legate a motivi di carattere affettivo.    

Nuovi servizi digitali  
Prosegue inoltre il percorso di digitalizzazione promosso dal Dipartimento delle istituzioni con l’introduzione, da parte della Sezione della circolazione, di un nuovo servizio di consultazione online. Attraverso il semplice inserimento del numero di matricola del veicolo l’utente potrà verificare autonomamente e in modo immediato la validità della copertura assicurativa elettronica, nonché l’eventuale iscrizione del ‘codice 178’, la clausola ufficiale che sancisce il divieto di mutamento del detentore per i veicoli associati a un contratto di leasing.  
Una verifica che oggi richiede un contatto diretto con la Sezione della circolazione potrà così essere effettuata in qualsiasi momento tramite il portale online, con una sensibile riduzione dei tempi di attesa e degli oneri amministrativi, a vantaggio di cittadini, professionisti e operatori del mercato automobilistico.  
Si tratta di cambiamenti operativi che hanno un impatto positivo sui processi che coinvolgono l’utenza, in linea con le molteplici iniziative di semplificazione in corso presso il Dipartimento delle istituzioni, con l’obiettivo di migliorare l’efficacia e l’efficienza delle prestazioni erogate, a beneficio di cittadini, aziende ed enti pubblici.

Servizio e protezione civile diventeranno una cosa sola

Servizio e protezione civile diventeranno una cosa sola

Il Consiglio federale ha tracciato la via: dal 2031/2032 Servizio e Protezione civile diventeranno una cosa sola, ma servirà la doppia maggioranza alle urne – Norman Gobbi: «In Ticino non disponiamo di un numero sufficiente di militi». Il 15 gennaio 2025 la notizia era passata decisamente sottotraccia. Quel giorno, infatti, l’ormai ex «ministra» della Difesa Viola Amherd aveva annunciato le dimissioni dal Consiglio federale. Poco prima, tuttavia, lo stesso Governo aveva sostanzialmente bocciato i piani della vallesana, invitandola a elaborare due varianti denominate «Obbligo di prestare servizio di sicurezza» e «Obbligo di prestare servizio orientato al fabbisogno ». Nel corso del 2025, anche il Parlamento aveva detto la sua, costringendo il Consiglio federale (e in particolare l’attuale «ministro» della Difesa Martin Pfister) a introdurre il più rapidamente possibile l’obbligo di prestare servizio di sicurezza. Ieri, sono stati definiti i primi «parametri di riferimento»: la protezione civile e il servizio civile verranno raggruppati in una protezione contro le catastrofi, annuncia il Governo, precisando che l’obiettivo è di «rafforzare la protezione della
popolazione e garantire nel lungo termine gli effettivi di personale dell’esercito e della protezione civile». Questo nuovo modello (o meglio, la fusione tra servizio civile e protezione civile) dovrà affiancare l’esercito.

Una questione di numeri
Non si tratta infatti di una misura a favore del servizio civile, anzi. È infatti la protezione civile ad avere bisogno di un cambio di sistema: oggi sono solo 57 mila i militi in questa organizzazione, invece dei 72 mila necessari. Per la futura «protezione contro le catastrofi» è previsto un effettivo regolamentare di 72 mila e un effettivo reale di 96 mila militi. «L’obbligo di prestare servizio di sicurezza dovrà garantire gli effettivi della protezione civile attuale e ridurre il numero di partenze dall’esercito per il servizio civile», scrive ancora il Consiglio federale. Un primo netto  inasprimento delle condizioni per il passaggio dal militare al servizio civile è già stato accolto domenica 14 giugno in votazione popolare. Ora c’è un altro passo.
In futuro, gli uomini svizzeri si troveranno di fronte a due strade: prestare servizio nell’esercito, oppure nella protezione contro le catastrofi. Non ci sarà però libertà di scelta, ricorda il Consiglio federale. Proprio come l’attuale servizio civile, anche la protezione contro le catastrofi sarà un servizio sostitutivo per chi dichiara di avere un conflitto di coscienza. Ciò comporta anche un maggior numero di giorni di servizio rispetto a chi sceglie l’esercito. L’obbligo di prestare servizio di sicurezza potrebbe presumibilmente essere introdotto nel 2031 o nel 2032. Prima, tuttavia, ci sarà il consueto iter: nei prossimi mesi sarà indetta una consultazione, poi (dopo la fase parlamentare) bisognerà andare alle urne. Si deve infatti modificare la Costituzione: pertanto, servirà la doppia maggioranza di popolo e Cantoni.

Il ruolo dei Cantoni
La protezione contro le catastrofi sarà un’organizzazione di competenza dei Cantoni (che saranno ora consultati in merito) e prevede anche un ampliamento delle prestazioni della protezione civile. In quali ambiti? I militi dovranno far fronte a catastrofi e situazioni d’emergenza, ma forniranno anche «prestazioni di supporto nei settori della sanità pubblica, dei servizi sociali nonché della protezione dell’ambiente, come nel caso dell’attuale servizio civile». Saranno proprio i Cantoni ad essere responsabili della pianificazione e dello svolgimento degli impieghi della protezione contro le catastrofi. «Solo in caso di conflitto armato questi compiti verrebbero assunti dalla Confederazione», indica il Governo, aggiungendo però che è ancora da definire a chi sarà attribuita la competenza per le attività nell’ambito del servizio civile attuale.
«Il tema degli effettivi è prioritario nel settore sicurezza e protezione della popolazione. Anche in Ticino non disponiamo di un numero sufficiente di militi per garantire tutte le prestazioni previste», spiega il consigliere di Stato Norman Gobbi, ricordando «il ruolo fondamentale della protezione civile e dell’esercito» dopo la catastrofe in Vallemaggia del 2024.

Attenzione al nuovo nome
Per il direttore del Dipartimento delle istituzioni, questo cambiamento «si inserisce nel più ampio dibattito sulla sicurezza del nostro Paese, che non può essere improvvisata nel momento del bisogno. Servono pianificazione, risorse umane pronte e formate, anche negli ambiti di intervento della protezione civile». Gobbi sostiene che uno dei punti più discussi, durante la futura consultazione, riguarderà il finanziamento dell’obbligo di prestare servizio di sicurezza e la ripartizione dei costi tra Confederazione e Cantoni. «Resta inoltre da valutare l’impatto sul nome: la Protezione civile è oggi un’istituzione radicata nella cultura della sicurezza del Paese, che con la nuova organizzazione cambierebbe denominazione. Non è un dettaglio secondario ».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 25 giugno 2026 del Corriere del Ticino

Ufficio migrazione: le domande di permesso diventano digitali

Ufficio migrazione: le domande di permesso diventano digitali

Comunicato stampa

Da agosto 2026 le domande di permesso all’Ufficio della migrazione della Sezione della popolazione potranno essere trasmesse interamente in modalità digitale. La nuova procedura completa il percorso di digitalizzazione avviato nel 2017, eliminando definitivamente la necessità di stampare e spedire la documentazione cartacea. Cittadini e datori di lavoro beneficeranno di un accesso più semplice ai servizi, mentre l’Amministrazione cantonale migliorerà l’efficienza nella gestione delle pratiche. Una tappa importante nel percorso di digitalizzazione e semplificazione dei processi promosso dal Dipartimento delle istituzioni.

Il percorso di digitalizzazione all’interno dell’Ufficio della migrazione è iniziato nel 2017 con l’introduzione della procedura guidata per la compilazione dei formulari online. Finora, tuttavia, la fase finale del processo richiedeva ancora la stampa dei formulari, la firma autografa e l’invio postale della documentazione. Una volta ricevute, le pratiche dovevano essere nuovamente scansionate e registrate nei sistemi informatici dell’Amministrazione cantonale.
Da agosto 2026 l’invio delle domande di permesso diventa completamente digitale, eliminando definitivamente il passaggio cartaceo. Si tratta di un’evoluzione che permetterà di semplificare le procedure per l’utenza, ridurre gli oneri amministrativi e migliorare l’efficienza nella gestione delle pratiche, pur mantenendo tutti i controlli e le verifiche attualmente in vigore. Il nuovo sistema consente inoltre di salvare la domanda in qualsiasi fase della compilazione e di riprenderla successivamente, con la possibilità di beneficiare del supporto diretto del Contact Center in caso di necessità. 
Sul piano organizzativo, questa soluzione rafforzerà la gestione digitale dell’intero ciclo di vita delle domande, migliorando la tracciabilità degli incarti e ottimizzando i processi interni. L’intervento risponde a un’esigenza concreta sia dell’utenza sia dell’Amministrazione cantonale. Da un lato, il costante aumento delle aspettative in termini di rapidità, trasparenza e semplicità dei servizi pubblici rende necessario superare l’attuale modello. Dall’altro, i tempi previsti per il rinnovo dell’applicativo federale SIMIC rendono opportuno adottare già oggi soluzioni più efficaci a livello cantonale.
L’importanza del cambiamento emerge anche a fronte dei volumi di incarti gestiti dall’Ufficio della migrazione che in media raggiungono le 700 unità giornaliere tra domande di rilascio, modifica o di rinnovo dei permessi.
«Con questa soluzione mettiamo a disposizione di cittadini e aziende uno strumento più semplice, rapido ed efficiente. Garantiamo altresì la sicurezza e la corretta gestione dei dati sensibili a beneficio di tutti gli attori coinvolti. La digitalizzazione è un mezzo per offrire servizi pubblici di qualità e utilizzare in modo più efficace le risorse dell’Amministrazione.», sottolinea il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Con l’entrata in funzione della nuova procedura, prevista nel mese di agosto, la Sezione della popolazione compirà quindi un ulteriore passo nel proprio processo di trasformazione digitale. L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di digitalizzazione e semplificazione dei processi promosso dal Dipartimento delle istituzioni, volto a rendere più accessibili ed efficaci i rapporti con cittadini, aziende ed enti locali.