Progetti di riorganizzazione delle FFS: la contrarietà del Consiglio di Stato

Progetti di riorganizzazione delle FFS: la contrarietà del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato in corpore ha incontrato oggi una delegazione delle FFS, guidata dal Direttore Vincent Ducrot e dal Direttore Responsabile Traffico merci Alexander Muhm, e ha preso atto con forte preoccupazione e contrarietà alle comunicazioni odierne delle FFS relative all’annuncio della futura riorganizzazione del traffico a carri isolati e alla conclusione della ricerca di soluzioni per il personale ticinese interessato dal riassetto del traffico combinato.

A mente del Governo, ancora una volta, il Cantone Ticino si trova penalizzato da scelte aziendali che ignorano il ruolo strategico del Ticino nel sistema ferroviario svizzero e nella politica di trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia. Una riorganizzazione che nei fatti rappresenta una perdita della presenza operativa a sud delle Alpi, con conseguenze occupazionali e territoriali.  

Il Governo ticinese chiede con fermezza alle FFS tre punti:  

  • sospendere ogni ulteriore misura di riduzione del personale in Ticino fino alla conclusione di un confronto politico e tecnico con le autorità cantonali e le parti sociali;
  • garantire il mantenimento di una base operativa stabile e qualificata per il traffico merci nel nostro Cantone, con particolare attenzione al nodo di Chiasso e al ruolo di Bellinzona;
  • elaborare una strategia nazionale per il traffico merci che valorizzi la posizione del Ticino come snodo logistico e non lo releghi a mera zona di transito.  

Il Consiglio di Stato ribadisce con forza che le FFS, in quanto impresa pubblica svizzera, non possono agire unicamente secondo logiche aziendali a scapito di regioni minoritarie e della coesione nazionale, anche tenendo in considerazione il forte e storico legame fra le FFS e il Cantone Ticino. Il trasporto ferroviario delle merci è una funzione strategica per la Svizzera e per questo deve rispondere a obiettivi di coesione territoriale, sostenibilità ambientale e sicurezza dell’approvvigionamento.  

Il Consiglio di Stato intraprenderà le iniziative politiche e istituzionali necessarie per tutelare gli interessi del Cantone e delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti, ai quali il Governo esprime la propria solidarietà.  

Pacchetto nazionale di misure «Stop all’estremismo violento»

Pacchetto nazionale di misure «Stop all’estremismo violento»

Comunicato stampa Alleanza Sicurezza Svizzera

I disordini dell’11 ottobre 2025 a Berna, con 18 membri delle forze dell’ordine feriti, hanno messo in luce in modo drammatico la minaccia alla sicurezza interna. Anche in altre città svizzere, individui violenti sfruttano la massa durante le manifestazioni come scudo per scatenarsi senza controllo, lasciando dietro di sé paura, spavento e distruzione. La prevenzione e la persecuzione penale di tali atti risultano difficili anche a causa di lacune legislative, che ora devono essere colmate. A questo scopo, un gruppo di lavoro interpartitico composto da parlamentari nazionali ha lanciato un pacchetto di misure a livello nazionale.

Gli episodi di violenza che si ripetono da decenni nel contesto di manifestazioni non autorizzate hanno raggiunto, con i disordini dell’11 ottobre 2025 a Berna, un nuovo livello di aggressività e di disponibilità al rischio. Diversi membri del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati ritengono che tale evoluzione minacci la sicurezza interna e hanno proposto un pacchetto di misure contro l’estremismo violento a livello nazionale, vagliando diverse misure per adeguare la legislazione.
 
«L’origine di tali eccessi di violenza è chiaramente evidenziata dai dati statistici del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC). Nel 2024, circa un quarto delle manifestazioni di estrema sinistra è sfociato in violenza», ha spiegato il Consigliere nazionale Reto Nause (Il Centro, BE), presidente dell’Alleanza Sicurezza Svizzera, durante una conferenza stampa presso il ristorante Della Casa a Berna.
 
Inasprimento delle leggi e chiusura delle lacune
Il fenomeno è noto. Individui violenti e rivoltosi cercano la copertura della massa durante una manifestazione per compiere atti di violenza personali. Il risultato sono devastazione, distruzione, indignazione e danni materiali, che ricadono su commercianti, ristoratori e contribuenti. «Conosciamo tutti il problema: anche quando vi sono degli arresti, le condanne poi sono rare. Spesso la causa sono le lacune legislative. Con il pacchetto nazionale “Stop all’estremismo violento” vogliamo finalmente cambiare questa situazione», ha sottolineato Reto Nause.
 
Migliori basi legislative per prevenire e perseguire reati
Il Consigliere agli Stati Werner Salzmann (UDC, BE) ha spiegato che, secondo l’articolo 260 del Codice penale, già la partecipazione a una manifestazione non autorizzata e violenta è punibile, anche se la persona non usa violenza in prima persona. «Finora non era regolato il porto di oggetti pericolosi e chiaramente destinati a creare disordini. Questo deve cambiare tramite un adeguamento legislativo», ha affermato Salzmann. «Chi porta casco e maschera subacquea, manganelli, petardi, fuochi d’artificio o laser durante una manifestazione difficilmente ha intenzioni pacifiche.» La legge deve quindi intervenire già prima dell’utilizzo di tali oggetti. Inoltre, un’altra misura prevede una distinzione chiara tra partecipanti e agitatori che conducono le azioni.
«Chi accetta volontariamente la possibilità di ferire o addirittura uccidere membri delle forze dell’ordine deve essere punito più severamente», ha dichiarato il Consigliere nazionale Michael Götte (UDC, SG). «In caso di violenza intenzionale e consapevole con oggetti pericolosi contro le forze dell’ordine, deve essere prevista obbligatoriamente una pena detentiva minima di un anno. Le autorità, in qualità di datori di lavoro, hanno la responsabilità di proteggere i propri dipendenti.»
 
Ampliamento degli strumenti investigativi
La persecuzione penale nell’ambito dell’estremismo violento è spesso limitata dalla restrizione alla sorveglianza. Il SIC può monitorare solamente tramite fonti pubblicamente accessibili. «A causa dell’incappucciamento, l’attribuzione chiara dei reati non è spesso possibile. A seguito di appelli alla violenza, le sorveglianze mirate devono poter essere effettuate – naturalmente previa autorizzazione,» ha dichiarato la Consigliera nazionale Jacqueline de Quattro (PLR, VD). Un’ulteriore misura prevede l’impiego del riconoscimento facciale basato sull’IA. «Il suo utilizzo avrebbe un effetto preventivo in situazioni con potenziale di violenza e faciliterebbe l’identificazione dei responsabili», ne è convinto Reto Nause.
 
Quando delle persone vengono fermate nel contesto di una manifestazione, oggi possono essere trattenute dalla polizia per un massimo di 24 ore. «Questo limite non è più adeguato. Per evitare l’inquinamento delle prove, garantirne la raccolta e documentare i reati, nell’attuale mondo digitale è necessario più tempo », ha dichiarato il Consigliere nazionale Christian Wasserfallen (PLR, BE). «Un’estensione a 48 ore è appropriata.» Inoltre, questo avrebbe un effetto sulla società: «Chi viene arrestato durante una manifestazione il sabato, mancherebbe così al lavoro o alle lezioni il lunedì.»
 
Riduzione dell’impatto su economia locale e popolazione
I disordini violenti lasciano sempre un’immagine di devastazione. A causa delle lacune legislative, commercianti, ristoratori e proprietari di edifici devono sobbarcarsi loro stessi i costi. «L’obiettivo deve essere quello di far passare alla cassa i partecipanti alle manifestazioni non autorizzate e violente», ha spiegato la Consigliera agli Stati Brigitte Häberli (Il Centro, TG). Gli episodi violenti hanno anche un impatto diretto e rilevante sulla vita pubblica. Il servizio dei trasporti pubblici non può operare regolarmente durante manifestazioni violente non autorizzate. «Non è accettabile che persone estranee ai fatti restino bloccate, perdano coincidenze o che addirittura intere linee ferroviarie vengano paralizzate», ha affermato il Consigliere nazionale Heinz Theiler (PLR, SZ). «Per questo motivo, l’articolo 239 del Codice penale (perturbamento di pubblici servizi) deve essere precisato ed integrato.»

Antonio di 13 anni che ha soccorso il padre in arresto cardiaco, e gli altri 688 Cavalieri del Cuore

Antonio di 13 anni che ha soccorso il padre in arresto cardiaco, e gli altri 688 Cavalieri del Cuore

I riconoscimenti della Fondazione Ticino Cuore, consegnati questo lunedì sera al Palazzo dei Congressi, fra toccanti testimonianze e sensibilizzazione.

Sono 689 i nuovi Cavalieri del Cuore del nostro cantone, «uomini, donne, giovani e professionisti che, tra il 2022 e il 2024, sono intervenuti in situazioni di arresto cardiaco, offrendo ai pazienti una possibilità concreta di sopravvivenza».
La serata, promossa dalla Fondazione Ticino Cuore che celebra quest’anno il suo ventennale, si è tenuta presso il Palazzo dei Congressi lo scorso martedì 28 ottobre.
Il numero svanisce di fronte alle singole storie «racconti di normalità che diventano straordinari, in cui la trama si ripete sempre diversa ma ugualmente toccante — una persona ha un arresto cardiaco, un’altra si prende cura di lei, inizia subito il massaggio cardiaco e le restituisce una possibilità di una seconda vita», riporta un comunicato di Ticino Cuore.
«Fra i momenti più emozionanti, l’ascolto della reale telefonata alla Centrale di Soccorso 144 di Antonio, un ragazzo di 13 anni che lo scorso anno ha soccorso il padre, vittima di un arresto cardiaco al proprio domicilio. Una testimonianza che ha commosso il pubblico e ricordato a tutti la forza della formazione e del sangue freddo anche nei momenti più drammatici», aggiunge la nota.
Tra gli interventi ufficiali, hanno portato il loro saluto il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Sindaco di Lugano Michele Foletti e il Presidente della Fondazione Ticino Cuore, dott. Alessandro Del Bufalo, che ha ricordato come «ogni vita salvata rappresenti la vittoria di un intero sistema, costruito grazie alla collaborazione tra cittadini, istituzioni e soccorritori».

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Vent’anni di impegno per la vita
Fondata nel 2005, la Fondazione Ticino Cuore è nata dall’obiettivo e dalla convinzione che fosse necessario ridurre i tempi di intervento in caso di arresto cardiaco, costruendo una rete capillare di soccorso e formazione. In vent’anni, questa visione si è tradotta in risultati concreti e riconosciuti a livello europeo: oggi, nel Canton Ticino, una persona colpita da arresto cardiaco ha più del doppio delle probabilità di sopravvivere rispetto alla media europea.
Dalle prime iniziative pionieristiche — l’introduzione dei defibrillatori nei luoghi pubblici, la formazione diffusa della popolazione e la creazione della rete dei First Responder — fino alla diffusione capillare della cultura del primo soccorso, Ticino Cuore ha costruito un modello unico di collaborazione tra istituzioni, enti sanitari, corpi di polizia, pompieri e cittadini. Un modello che dimostra ogni giorno quanto la solidarietà e la competenza condivisa possano trasformare una comunità in una rete che salva vite.
Nel suo ventennale, Ticino Cuore continua a promuovere la formazione, l’innovazione e la ricerca. Dai 6’800 First Responder attivi ai 1’734 defibrillatori installati sul territorio, dai 170’000 cittadini formati alla rianimazione cardiopolmonare fino ai migliaia di studenti che ogni anno imparano le manovre salvavita, ogni risultato racconta un impegno costante e una visione che non si ferma.

“L’accordo elettrico svuota il valore dell’idroelettrico ticinese”

“L’accordo elettrico svuota il valore dell’idroelettrico ticinese”

Nel dibattito sull’accordo elettrico tra la Svizzera e l’Unione Europea, la voce di Norman Gobbi si distingue per chiarezza e fermezza. Il Consigliere di Stato ticinese non usa mezzi termini: «Questo accordo favorisce le grandi aziende di produzione e distribuzione europee, e rischia di penalizzare chi, come noi, ha costruito la propria indipendenza energetica sull’idroelettrico», afferma.
Per Gobbi, dietro la retorica della cooperazione e dell’efficienza si nasconde un pericolo più profondo: «Si parla di mercato integrato, ma in realtà si tratta di una progressiva perdita di controllo sulle nostre risorse. L’acqua, che è la fonte primaria del nostro sistema idroelettrico, verrebbe trattata come una merce qualsiasi, soggetta a logiche di profitto e non più a quelle della gestione pubblica e strategica».
Il consigliere di Stato sottolinea come il Ticino, insieme ad altri Cantoni alpini, abbia costruito la propria forza economica e istituzionale proprio sulla gestione delle acque. Le dighe, i bacini e gli impianti idroelettrici rappresentano per lui non solo infrastrutture produttive, ma un pilastro della sovranità svizzera. «Controllare l’acqua significa garantire autonomia, sicurezza e responsabilità verso il territorio. Se apriamo troppo il mercato, rischiamo che le decisioni vengano prese altrove, magari a Bruxelles, senza considerare le nostre specificità», spiega.
Gobbi teme che l’accordo possa mettere in crisi il modello energetico federale, basato sulla responsabilità cantonale e sulla vicinanza tra chi produce e chi consuma. «Il valore dell’idroelettrico ticinese non è solo economico, ma sociale e territoriale. Ogni kWh prodotto nelle nostre valli genera lavoro, investimenti locali, sostegno ai Comuni. Se questa ricchezza finisce nel grande flusso di un mercato europeo deregolato, ne perderemmo il controllo e, con esso, un pezzo della nostra identità».
Non si tratta, precisa, di chiudersi al mondo o di rinunciare alla cooperazione con i Paesi vicini: «Collaborare è giusto, ma non a qualsiasi prezzo. La Svizzera deve poter decidere come e quando gestire le proprie risorse, senza vincoli imposti da organismi sovranazionali. La sovranità energetica fa parte della nostra sovranità politica».
In conclusione, Gobbi lancia un appello al Consiglio federale e al Parlamento: «Serve prudenza. Prima di sottoscrivere un accordo che tocca un settore così vitale, dobbiamo garantire che la Svizzera mantenga il pieno controllo della sua energia e delle sue acque. L’idroelettrico è il cuore delle Alpi ticinesi e svizzere: non possiamo permettere che diventi terreno di speculazione o strumento di pressione esterna».
Per il Consigliere di Stato le idee sono chiare: l’acqua non è solo una risorsa naturale, ma il simbolo stesso dell’autonomia e della responsabilità svizzera. «Difendere l’idroelettrico significa difendere la nostra libertà», conclude.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 26 ottobre 2025 de Il Mattino della domenica

 

Cassa malati: un piano d’azione responsabile

Cassa malati: un piano d’azione responsabile

L’aumento dei premi dell’assicurazione malattia continua a gravare in modo crescente sui bilanci delle famiglie ticinesi. Le due iniziative popolari recentemente approvate – “Basta spennare il cittadino: cassa malati deducibile integralmente!” e “Esplosione dei premi di cassa malati: ora basta!” – hanno espresso con chiarezza la volontà dei cittadini: servono soluzioni concrete e sostenibili.
Il Consiglio di Stato sta dunque elaborando un piano d’azione per attuare le decisioni popolari, garantendo al contempo la stabilità delle finanze cantonali. Il Parlamento sarà pertanto chiamato a esprimersi su tale percorso.
La strategia proposta si fonda su tre principi: gradualità, coordinamento e responsabilità condivisa.
In una prima fase, si interverrà per contenere ulteriormente la crescita della spesa sanitaria, predisporre le basi tecniche necessarie all’attuazione delle due iniziative e limitare l’impatto sui conti pubblici. Ciò avverrà attraverso l’adeguamento dei parametri dei sussidi e l’introduzione di un monitoraggio trimestrale della spesa sanitaria.
Grazie alla prevista copertura finanziaria, dal 2027 sarà possibile procedere in modo graduale, introducendo meccanismi transitori per l’applicazione del principio del 10% e per l’integrazione con le deduzioni fiscali, così da creare un sistema unitario e coerente.
Per accompagnare questo processo, si prevede l’istituzione di gruppi tecnici composti da rappresentanti dei partiti, dei Comuni, delle casse malati e da esperti indipendenti. Il loro compito sarà analizzare scenari alternativi, formulare proposte condivise e individuare misure strutturali per contenere i costi sanitari. Un approccio analogo sarà adottato anche per l’attuazione del nuovo sistema relativo alle case secondarie, in vista dell’abolizione del valore locativo prevista per il 2028.
Una volta definite e condivise le soluzioni, il Cantone avvierà una campagna di comunicazione chiara e trasparente per informare cittadini e Comuni sulle nuove regole e sui benefici attesi, garantendo un adeguato accompagnamento.
L’obiettivo è duplice: rispettare la volontà popolare e assicurare la sostenibilità e la stabilità del sistema nel tempo. Solo un approccio responsabile e concertato potrà permetterci di proteggere le famiglie senza compromettere la qualità dei servizi e l’equilibrio delle finanze pubbliche.

Opinione pubblicata nell’edizione di domenica 26 ottobre 2025 de Il Mattino della domenica

 

 

 

Bilaterali, tra i Cantoni contrari c’è il Ticino

Bilaterali, tra i Cantoni contrari c’è il Ticino

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3226731

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Il no del Ticino, “già stati agnello sacrificale della Confederazione”

È la presa di posizione del presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi, a margine del sostegno dei Governi Cantonali al pacchetto di misure legate al rapporto con l’Europa.

Il sostegno dei Bilaterali III da parte della Conferenza dei Governi Cantonali continua a far discutere soprattutto in Ticino, uno dei quattro cantoni che si è pronunciato contro l’adozione del pacchetto di misure. Ticinonews ha incontrato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi per raccogliere le prime reazioni. 

I motivi del “no”
“In queste prese di posizione non sono state considerate le richieste del Canton Ticino”, spiega Gobbi, “il Ticino ha detto no a questa presa di posizione, perché non tiene conto delle nostre difficoltà nell’ambito della libera circolazione”. In particolare, ad essere problematiche, sono state le questioni legate alla parificazione delle rette universitarie, che “evidentemente sarà un problema per l’Università della Svizzera Italiana e quindi di riflesso per il Canton Ticino”. Inoltre, Gobbi spiega come anche la questione del referendum obbligatorio sia stata fonte di tensioni: “il Ticino è tra i 10 cantoni che lo voleva, questa però non è la posizione maggioritaria. alla fine abbiamo detto no a questa presa di posizione che non teneva conto anche di altri aspetti”. 

La richiesta al Consiglio Federale: misure accompagnatorie
Il Consiglio di Stato ha ancora la possibilità di elaborare la presa di posizione che presenterà al Consiglio Federale. In essa, verranno formulate delle richieste. Il risultato non permette di farsi troppe illusioni: “i Cantoni hanno detto sì e il moto sarà questo”. D’altra parte, “se gli accordi bilaterali dovranno evolversi il Canton Ticino dovrà avere delle misure compensative, perché già con i bilaterali I e II il Canton Ticino è stato l’agnello sacrificale della Confederazione”. In particolare, si chiedono delle misure accompagnatorie che tengano conto di una mediana dei salari “ampiamente sotto la media nazionale” per residenti e frontalieri.

https://www.ticinonews.ch/ticino/il-no-del-ticino-gia-stati-agnello-sacrificale-della-confederazione-420204

“A Camorino l’IA si occupa del 30% delle telefonate”

“A Camorino l’IA si occupa del 30% delle telefonate”

Da poco più di un anno alla Sezione della circolazione risponde un voicebot – Il bilancio è positivo

Dal 2 settembre 2024 alla Sezione della circolazione di Camorino risponde l’AI, un voicebot concepito in Svizzera che è in grado di comprendere anche il dialetto ticinese. Per stilare un bilancio, a un anno dalla sua introduzione, il Radiogiornale della RSI ha intervistato Gianbattista Pron, aggiunto al capo Sezione della circolazione.
“Dai dati che abbiamo raccolto in questo anno di utilizzo del voicebot è andata molto bene. Abbiamo visto una diminuzione dei contatti gestiti dal nostro centralino, quindi quelli che arrivano direttamente all’operatore, del 30%. Questo vuol dire che il voicebot si occupa del 30% delle telefonate che arrivano alla Sezione della circolazione, quindi un risultato direi molto buono”.
Il dubbio maggiore è che una voce creata con l’IA non sia in grado di rispondere alle domande dell’utenza. Gianbattista Pron rassicura: il voicebot impara da ogni chiamata che gestisce, quindi le sue capacità sono migliorate, e, trattandosi di un’evoluzione continua, migliorerà ancora.
Un altro grande interrogativo riguarda i tempi di attesa delle telefonate: sono stati effettivamente ridotti? Secondo l’aggiunto al capo Sezione della circolazione la risposta è sì: “Il voicebot è subito disponibile, non bisogna aspettare che un operatore sia libero e quindi, quando la telefonata entra alla Sezione della circolazione, il voicebot risponde immediatamente”. Il tempo d’attesa sarebbe in questo modo annullato, almeno per parlare con il voicebot.
Il progetto pilota di Camorino intende aumentare la qualità e la rapidità del servizio all’utenza: il sistema, infatti, risponde 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e dovrebbe ridurre i tempi di attesa. Il personale (in carne e ossa) risponde solo nel caso in cui il voicebot non riesce ad evadere la richiesta dell’utente. Si tratta di un sistema già rodato: utilizzato da altre Sezioni della circolazione in Svizzera e da alcune aziende ticinesi.
Quello che è sicuro è che l’IA sta entrando ed entrerà sempre di più nella nostra quotidianità, e l’implementazione di nuove tecnologie procede anche nell’Amministrazione cantonale, secondo la Strategia per la trasformazione digitale del Cantone Ticino.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/%E2%80%9CA-Camorino-l%E2%80%99IA-si-occupa-del-30-delle-telefonate%E2%80%9D–3225120.html

Aggregazione tra Brissago e Ronco sopra Ascona: istituita la Commissione di studio

Aggregazione tra Brissago e Ronco sopra Ascona: istituita la Commissione di studio

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione formulata dai Municipi di Brissago e di Ronco s/Ascona e ha istituito la Commissione incaricata di elaborare una proposta di aggregazione in un unico Comune.

Dando seguito all’istanza per l’avvio di uno studio di aggregazione sottoscritta lo scorso ottobre dai Municipi di Brissago e di Ronco sopra Ascona, il Consiglio di Stato ha nominato l’apposita Commissione di studio incaricata di allestire una proposta di Comune aggregato.
L’iniziativa promossa dai due Comuni si inserisce in modo coerente nell’approccio indicato dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), che predilige le iniziative provenienti dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione e del servizio alla cittadinanza. La proposta coinvolge due Comuni confinanti appartenenti al medesimo comprensorio definito nel PCA ed è pertanto pienamente in linea con gli orientamenti cantonali in tema di aggregazioni. La Commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, è composta da:

per il Comune di Brissago:

  • Veronica Marcacci Rossi, Sindaco
  • Fabio Solari, Vicesindaco
  • Giuseppe Cotti, Segretario comunale
  • supplente: Giovanni Chiappini

per il Comune di Ronco s/Ascona:

  • Paolo Senn, Sindaco
  • Boris Sussegan, Vicesindaco
  • Geo Gallotti, Segretario comunale

La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con il Dipartimento delle istituzioni verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(Immagine: www.brissago.ch)

Garantire rapidamente una difesa efficace contro droni e attacchi aerei

Garantire rapidamente una difesa efficace contro droni e attacchi aerei

Comunicato stampa Alleanza Sicurezza Svizzera

La Svizzera presenta lacune sensibili nella propria difesa contraerea ed al momento non sarebbe in grado di respingere né un attacco con droni, né un attacco con missili da crociera o razzi balistici. L’Alleanza Sicurezza Svizzera sostiene pertanto la richiesta della Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale (CPS-N) al Consiglio federale, volta all’azione rapida ed incisiva di fronte alla straordinaria minaccia nello spazio aereo europeo.

La Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale ha approvato una mozione che chiede al Governo una risposta rapida e completa alla situazione di minaccia eccezionale nello spazio aereo europeo da parte della Russia. L’Alleanza Sicurezza Svizzera sostiene la mozione e si attende che il Parlamento accolga tale richiesta durante la Sessione invernale.
 
Un attacco di droni oggi non potrebbe essere respinto
Le ripetute violazioni dello spazio aereo polacco – in concomitanza con una grande esercitazione di truppe russe e bielorusse nelle zone di confine – mostrano chiaramente che la Russia sta testando le lacune nelle difese aeree europee e mettendo alla prova la coesione dell’Occidente. Secondo le valutazioni del DDPS, la Svizzera non sarebbe attualmente in grado di respingere un attacco perpetrato con droni come quello subito dalla Polonia.
La strategia di difesa dovrà essere applicabile a più livelli, in particolare per lungo, medio e corto raggio fino alla cosiddetta difesa anti-droni a portata ultra-corta. Inoltre, dovrà essere progettata per diverse situazioni difensive, ad esempio sopra aree non abitate ma anche per impieghi su folle o aeroporti.
 
Puntare alla cooperazione con aziende svizzere
Poiché per il lungo e il medio raggio sono già in corso procedure d’acquisto, da un lato si tratta ora di accelerare queste acquisizioni dove possibile. Dall’altro, la protezione a breve e ultra-breve distanza e per l’uso in ambito civile deve essere resa immediatamente disponibile. Esistono diverse imprese svizzere che possiedono tutte le competenze necessarie (dall’abbattimento, al danneggiamento, alla cattura con reti fino all’interferenza tramite jammer), che hanno successo a livello internazionale e sono pronte ad aiutare rapidamente la Svizzera. Le tradizionali procedure di acquisto non sono più adeguate per una situazione straordinaria come quella attuale.
Il Consiglio federale è quindi chiamato a reagire in modo rapido e completo alla minaccia straordinaria che incombe sullo spazio aereo europeo da parte della Russia. Occorre acquistare i sistemi necessari e le relative munizioni in quantità sufficiente per proteggere lo spazio aereo svizzero, ciò il più presto possibile. La Svizzera deve poter neutralizzare attacchi con droni, missili da crociera e razzi balistici – anche in numero elevato e prolungati nel tempo. La situazione straordinaria impone un intervento immediato.

www.alleanzasicurezza.ch

(Immagine: sito web Alleanza Sicurezza Svizzera)

In arrivo la prima esperta della circolazione

In arrivo la prima esperta della circolazione

Comunicato stampa

Nella sua seduta del 15 ottobre 2025 il Consiglio di Stato ha deciso di assumere la signora Miranda Prosperi, classe 1994, quale futura esperta della circolazione.  
La signora Prosperi è la prima donna in Ticino a intraprendere questo percorso professionale, in un ambito nel quale la presenza femminile è ancora poco diffusa. La funzione di esperto della circolazione richiede un Attestato federale di capacità (AFC) come meccanico per automobili o in un’altra professione tecnica equivalente.  
Miranda Prosperi inizierà a breve il suo percorso di formazione presso l’Ufficio tecnico della Sezione della circolazione, con l’obiettivo di acquisire le competenze necessarie per svolgere i collaudi di veicoli e gli esami di guida.  
Il Dipartimento delle istituzioni e la Sezione della circolazione formulano alla signora Prosperi i migliori auguri di successo e soddisfazione nel suo percorso formativo e professionale.