COVID-19: disposizioni speciali applicate da tutte le Autorità giudiziarie cantonali

COVID-19: disposizioni speciali applicate da tutte le Autorità giudiziarie cantonali

Comunicato stampa

Al fine di garantire le indispensabili misure di protezione per arginare la diffusione del virus Covid-19, il Dipartimento delle istituzioni, per il tramite della Divisione della giustizia e d’intesa con le Autorità giudiziarie, promuove una serie di disposizioni che saranno applicate da Giudici di pace, Preture, Pretura penale, Tribunale di appello, Ministero pubblico, Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, Magistratura dei minorenni, Tribunale dei minorenni e Tribunale di espropriazione.

Le misure che seguono sono valide da subito e fino a nuovo avviso:  

  • II pubblico non può assistere a udienze civili e dibattimenti penali alla luce del prevalente interesse pubblico costituito dalla diffusione del virus Covid-19. Questa limitazione alla pubblicità viene costantemente ponderata e sarà revocata dalle Autorità giudiziarie non appena possibile.  
  • I giornalisti possono assistere in aula mantenendo la distanza minima di sicurezza, come da disposizioni federali e cantonali.  
  • I partecipanti a dibattimenti penali, udienze civili e interrogatori devono mantenere la distanza minima di sicurezza ed evitare le strette di mano nonché ossequiare le disposizioni federali e cantonali.  
  • L’accesso alle aule penali e alle sale udienze è consentito solo a coloro che non manifestano sintomi respiratori come tosse o difficoltà di respirazione e febbre.
  • Ogni persona deve autocertificare il proprio stato di salute mediante la sottoscrizione dell’apposito formulario. 

Le singole Autorità giudiziarie possono determinare puntuali disposizioni ulteriori.    

«Alla frontiera non verifica la Polizia»

«Alla frontiera non verifica la Polizia»

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 10 marzo 2020 del Corriere del Ticino

Buona la prima? Non proprio. Il debutto con le nuove regole per attraversare la frontiera ha generato qualche malumore.
A chi toccava verificare che sulle auto in arrivo dall’Italia vi fossero regolari frontalieri con regolare permesso G e magari anche una dichiarazione da parte del datore di lavoro?
Ne abbiamo parlato con il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Il serpentone dei frontalieri oggi sembrava scorrere senza alcun controllo alla frontiera. Giusto così?
«Per quanto riguarda le attività di controllo al valico l’autorità competente è l’Amministrazione federale delle dogane. La Polizia cantonale, con la collaborazione delle polizie comunali, ha istituito su tutta la fascia di confine retrostante dei posti di controllo. Le persone sprovviste di permesso di lavoro valido vengono fatte rientrare in Italia. A titolo informativo, questa mattina dopo le 8 si è riscontrata una diminuzione del traffico del 25%».

I posti di blocco, il cosiddetto «monitoraggio» indicato dal Consiglio federale, è a esclusivo appannaggio della Polizia cantonale?
«No. In primo luogo dovrebbe essere effettuato dalle autorità italiane sul lato sud e dalle guardie di confine sul versante svizzero. La polizia interviene in modo complementare con dei controlli sulla fascia di confine all’interno del territorio. In quest’ambito evidenziamo che la polizia non può operare direttamente sul valico».

La polizia cantonale ha i mezzi necessari per eseguire un filtro tanto impegnativo?
«Il lavoro deve essere concertato in primis tra le autorità di frontiera dei due Paesi. La Polizia cantonale, in collaborazione con le comunali, fornisce supporto tenendo conto delle quotidiane attività legate alla sicurezza del territorio cantonale. Evidentemente si mettono delle priorità alla gestione dell’attività ordinaria».

Ma il controllo, vista l’allerta sanitaria, può avvenire a campione o deve essere eseguito su tutti i veicoli provenienti dall’Italia?
«Le direttive al momento non prevedono un controllo sistematico di tutti i veicoli in entrata sul nostro territorio, anche perché – come detto – non è di competenza della Polizia cantonale il controllo alle frontiere. Il controllo a campione viene effettuato per limitare i disagi sulle strade».

Non è il momento di polemizzare, ma non crede che queste maglie eccessivamente larghe finiscano per generare insicurezza?
«Non occorre polemizzare. La decisione adottata domenica dall’autorità federale è quella di assicurare il controllo nel modo più efficace. La Polizia ticinese si impegna per fornire il suo contributo in un’attività che in primo luogo è di competenza delle autorità federali. Da questa mattina le autorità di polizia italiane saranno anch’esse attive sulla fascia di confine nei controlli in entrata e uscita dal loro Paese, creando così una sorta di doppio filtro con il nostro».

Sembra contraddittorio: da una parte ai cittadini viene detto di rispettare rigorosamente tutte le norme sanitarie a carattere preventivo, d’altro canto non si agisce in maniera conseguente con cittadini che vengono accolti per questioni professionali sul nostro territorio. Condivide?
«La situazione è seria e impegnativa. Per questo motivo, come più volte detto, si fa affidamento al comportamento e alla responsabilità del singolo. Inoltre, le misure preventive sono ben conosciute e valide in entrambi i territori di riferimento».

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Scuola cantonale di polizia 2019

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Scuola cantonale di polizia 2019

La cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi dei diplomati e delle diplomate della SCP19 prevista lo scorso sabato è stata posticipata in data e modalità da definire. 

Alla presenza del Direttore del dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, della direzione della Scuola di polizia del V° circondario e delle autorità di nomina e dei Comandi di altri Corpi con aspiranti in formazione, il 7 marzo 2020 i neo-agenti hanno comunque potuto confermare la loro fedeltà alla Costituzione e alle leggi, dichiarando di adempiere coscienziosamente a tutti i doveri imposti dal loro ufficio. La formalità, che conclude l’iter di formazione, si è svolta presso il Centro formazione di polizia di Giubiasco,  a seguito delle restrizioni emanate dal Governo federale e cantonale in ambito di manifestazioni.

Italiener dürfen nur noch zur Arbeit ins Tessin kommen

Italiener dürfen nur noch zur Arbeit ins Tessin kommen

Da www.tagesanzeiger.ch

Die Reisesperre für Teile Norditaliens versetzt den Kanton Tessin in Aufruhr. Grenzgänger dürfen weiterhin zur Arbeit pendeln.

Es war ein turbulenter Sonntag für das Tessin. Am Morgen bat der kantonale Führungsstab den Staatsrat um eine ausserordentliche Sitzung.
Der Führungsstab – ein Verbund aus Polizei, Feuerwehr, Rettung und Zivilschutz –wird aktiv, wenn es schwierig wird.
In Notlagen oder bei einem bewaffneten Konflikt.
Nach einer Notlage hat es am Sonntagmorgen tatsächlich ausgesehen. Über Nacht hatte die italienische Regierung eine Reisesperre für die Bewohner der Lombardei und der benachbarten Gebiete verhängt. 16 Millionen Menschen sollen bleiben, wo sie sind. Das öffentliche Leben steht still. Was bedeutet das für die Schweiz, insbesondere für den Kanton Tessin, wo rund 30 Prozent der Arbeitnehmer aus Italien in die Schweiz pendeln? Rund 68’000 Grenzgänger zählt der Kanton, davon arbeiten über 4000 im Gesundheitswesen, das bei einer Grenzschliessung zusammenbrechen würde.

Stündlich neue Meldungen
Doch so weit kommt es derzeit nicht. Als der Staatsrat sich am Sonntag um 15 Uhr im Palazzo delle Orsoline in Bellinzona zur kurzfristig anberaumten Sitzung einfand, gab es praktisch jede Stunde neue Nachrichten zur Situation. Zweieinviertel Stunden tagte der Staatsrat und telefonierte dabei mit Alain Berset und Ignazio Cassis, mit den für Gesundheit und Aussenpolitik zuständigen Bundesräten.
Mitten in der Sitzung habe man die Information erhalten, dass die italienischen Behörden das Arbeitspendeln weiterhin erlaubten, sagt Lega-Staatsrat und Sicherheitsvorsteher Norman Gobbi. Noch in der Nacht erweckte die italienische Regierung den Eindruck, die norditalienischen Gebiete komplett abriegeln zu wollen. Am Sonntagmorgen schlossen die italienischen Zollbeamten Grenzübergänge zwischen Tessin und Lombardei. Wenig später waren sie wieder offen.
Im Gespräch mit den Bundesräten einigte sich der Tessiner Staatsrat auf folgendes Vorgehen: Die Grenze zu Italien bleibt offen. Der Personenverkehr wird jedoch kontrolliert. Italien kontrolliert die Aussengrenzen des Sperrgebiets, und die Schweiz überprüft die Einreisenden auf Schweizer Seite. Das haben Ignazio Cassis und sein italienischer Amtskollege Luigi Di Maio am Sonntag während mehrerer Telefongespräche beschlossen.
Wer also in den nächsten Tagen aus Italien in die Schweiz fährt, muss an der Grenze beweisen, dass er zur Arbeit fährt – mit einem Ausländerausweis G oder einer anderweitigen Bescheinigung. Das teilte gestern auch der Bundesrat in einem Communiqué mit. Er sprach von einem gemeinsamen «Monitoring», dessen Eckwerte in den kommenden Tagen definiert würden.
Die Tessiner Kantonspolizei werde sich allerdings schon ab Montag in Grenznähe positionieren und die Einreisenden kontrollieren, sagt Norman Gobbi. Wenn jemand bloss einkaufen will, wird er wieder zurückgeschickt. «Oder noch schlimmer: Wenn jemand in die Schweiz fährt, um sich im Spital behandeln zu lassen.»
Der Staatsrat habe diverse Massnahmen geprüft, sagt Gobbi, darunter auch die Schliessung der Schulen. Vorläufig verzichtet der Kanton Tessin darauf.
Es gehe auch darum, Entscheide zu begründen, sagt Norman Gobbi. Etwa die Frage, warum die Schweiz ihre Grenzen nicht schliesst. Solche Fragen kämen auf, wenn Italien ganze Gebiete zur Sperrzone erkläre.
Die Arbeitgeber im Tessin atmeten gestern Nachmittag auf. Noch morgens um 7 Uhr hielt CVP-Nationalrat Fabio Regazzi mit dem Direktor seiner Firma eine Krisensitzung ab. Regazzi betreibt in der Magadinoebene eine Metallbaufirma mit 135 Mitarbeitenden, etwa 55 davon sind italienische Grenzgänger. Und die Grenzgänger seien in der Regel nicht diejenigen, die Homeoffice machen könnten, sagt Regazzi. Sie arbeiten in der Produktionshalle und auf den Baustellen. Die Büroarbeit wird von Schweizern gemacht. Dennoch prüften Regazzi und sein Team Möglichkeiten wie Homeoffice. Komplikationen seien vorprogrammiert, sagt er.
Andere Unternehmer haben für ihre italienischen Mitarbeiter mit wichtigen Funktionen vorsorglich Hotelzimmer reserviert.

In der Krise vereint
Es sei richtig, den Pendlerverkehr auf ein Minimum zu beschränken, sagt SVP-Ständerat Marco Chiesa. «Man muss sorgfältig abwägen zwischen wirtschafts- und gesundheitspolitischen Interessen.» Massnahmen wie eine Grenzschliessung oder Fieberkontrollen bei der Einreise sollen kein Tabu sein. Sicher müsse man Möglichkeiten wie Homeoffice ausschöpfen und unterscheiden zwischen strategisch wichtigen Jobs und anderen, sagt Chiesa.
Mit seiner Ständeratskollegin Marina Carobbio (SP) stand Chiesa am Sonntag für die Mittags-«Tagesschau» im RSI-Studio. Und gemeinsam werden sie Anfang Woche auch in Bern Politik machen: Sie wollen mit dem Aussen- und dem Innendepartement Kontakt aufnehmen. Es gelte, mehrere Fragen zu klären, sagt Carobbio, die im Misox als Ärztin praktiziert. So brauche es im Tessin Reservegesundheitspersonal für den Fall, dass die Infektionen stark zunähmen.
Auch wollen Chiesa und Carobbio, dass der Bund den Tessiner Unternehmen durch diese schwierige Phase hilft. Carobbio sagt: «Es ist klar: Die Löhne müssen trotzdem bezahlt werden, auch wenn die Mitarbeiter teilweise zu Hause bleiben.»

Les frontaliers italiens pourront venir travailler au Tessin malgré la mise en quarantaine dans le nord du pays

Les frontaliers italiens pourront venir travailler au Tessin malgré la mise en quarantaine dans le nord du pays

Da www.rts.ch

Le Conseil d’Etat tessinois suit la situation de près

Alors que le Tessin est le canton le plus touché, avec 58 cas (26 avérés, 32 dans l’attente d’une confirmation), le Conseil d’Etat tessinois suit la situation de près. Interrogé dans Forum, Norman Gobbi, conseiller d’Etat tessinois (Lega), a évoqué le chaos communicatif qui règne en Italie depuis samedi soir.

Les frontaliers italiens pourront venir travailler au Tessin, mais “le canton contrôlera si les gens qui viennent ont un contrat de travail valide”, a affirmé Norman Gobbi. “Les voyages pour les hobbies ne seront pas autorisés”.

Concernant une éventuelle fermeture des frontières côté suisse, le conseiller d’Etat a répondu que c’était de la compétence de la Confédération.

https://www.rts.ch/info/11148826-les-frontaliers-italiens-pourront-venir-travailler-au-tessin-malgre-la-mise-en-quarantaine-dans-le-nord-du-pays.html

Coronavirus: “Risposte coerenti e proporzionate”

Coronavirus: “Risposte coerenti e proporzionate”

L’impegno in queste giornate di emergenza

“Sono stati 10 giorni intensi per molti servizi dell’amministrazione cantonale, così come intenso è stato il coinvolgimento e la partecipazione della gente di fronte all’arrivo e al propagarsi del virus influenzale Covid-19 in Ticino”.
Con queste parole esordisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che traccia un breve bilancio di queste giornate.
“La risposta sin qui data dall’autorità cantonale e da quella federale è stata assolutamente coerente e figlia di un’analisi non emotiva. Il Consiglio di Stato ha seguito in modo costante la situazione, prendendo decisioni ponderate e proporzionali alla situazione che giorno dopo giorno ci si presentava.
Lo scopo principale rimane il contenimento del propagarsi dell’infezione, riuscendo nello stesso tempo a non mandare in tilt il nostro sistema sanitario, così da garantire la presa a carico di tutti quei pazienti (e sono la stragrande maggioranza) che soffrono delle più disparate patologie e hanno bisogno di essere curati, operati. Proprio in questo sforzo tutti i Dipartimenti, in particolare il DSS diretto dal collega Raffaele De Rosa, il DFE con il presidente del Governo Christian Vitta, il DECS con il collega Manuele Bertoli, stanno profondendo molte energie.
Anche il Dipartimento delle istituzioni dà il suo contributo. Si tratta in particolare, ma non solo, di tutta la parte organizzativa, di coordinamento e di attivazione delle forze da mettere in campo per affrontare oggi questa situazione di crisi. Anche sulla scorta di costanti esercitazioni che vengono messe in atto più volte all’anno e in differenti settori per prepararsi alle emergenze (
e qui ricordiamo proprio l’intervista al Consigliere di Stato Gobbi al MDD di due settimane fa, ndr) la Sezione del militare e della protezione della popolazione, in collaborazione con la Polizia cantonale e i servizi di primo intervento sono in grado di pianificare quanto serve per l’emergenza.
Nel corso di questa settimana il Governo ha deciso di attivare formalmente lo Stato Maggiore di Condotta Cantonale (SMCC), il braccio esecutivo del Consiglio di Stato che vede alla sua guida il comandante della Polizia cantonale. Oltre a questi importanti aspetti di condotta, non si può dimenticare l’impegno dei militi della Protezione civile, già oggi sul terreno per il triage alle entrate degli ospedali e pronti a prestare servizio per sostenere e aiutare gli enti di primo intervento e quindi la popolazione toccata da questa emergenza.
Vorrei rivolgere un plauso in primis al medico cantonale Giorgio Merlani, ma pure a tutti gli operatori in prima fila del settore sanitario: i medici e gli infermieri degli ospedali, i medici di famiglia, i servizi ambulanza, senza dimenticare il farmacista cantonale e i responsabili dei nostri nosocomi, cliniche private incluse. Quanto fatto sinora dimostra un approccio pragmatico, coordinato e coerenze: l’unico modo per rispondere a questa emergenza e agli sviluppi futuri, senza lasciarsi travolgere dalle paure, che in questi casi portano a cattivi consigli”,
conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Permessi in Ticino, strategia anti-stranieri

Permessi in Ticino, strategia anti-stranieri

Da www.corrieredicomo.it

Durissimo botta e risposta tra Gobbi, ministro della Lega, e alcuni deputati

Da un lato, la dura accusa dei vertici del Partito Liberale Radicale: «Il Cantone «mobbizza» i cittadini stranieri regolarmente residenti in Ticino». Dall’altro lato, la piccata replica del governo di Bellinzona: «Non è vero».
Strane storie di ordinaria contraddizione giungono da oltreconfine. Pochi giorni fa un «messaggio» del Consiglio di Stato ha risposto punto su punto a una mozione del Plr in cui si sosteneva che da parte del «Dipartimento delle istituzioni, e dalla Sezione della popolazione in particolare, vi è in atto una strategia antistranieri a tutto campo, inclusi coloro che non hanno mai dato problemi di sorta e tra questi anche quelli benestanti». Una strategia, sostengono i Liberali, potenzialmente in grado di penalizzare anche gli stessi cittadini svizzeri, dato che gli stranieri vessati dai controlli «contribuiscono al pagamento di imposte e a generare un certo indotto cantonale di cui beneficiano tutti i residenti, ticinesi compresi, in difficoltà».
Le accuse del Plr appaiono circostanziate. «Ci sono decine di casi di persone che ricevono continuamente visite di ausiliari di polizia e di impiegati comunali il mattino presto per verificare che cos’hanno nel frigorifero e quale biancheria hanno nei loro armadi. Si tratta di liste di persone, anche buoni contribuenti e residenti da diversi anni, e che mai hanno dato problemi, da controllare nel periodo di sei mesi».
Insomma: uno scenario da guerra fredda nei confronti di chi chiede il rinnovo del permesso B (dimora) o C (residenza). Una vera e propria stretta che sarebbe stata voluta e messa in atto dal ministro leghista Norman Gobbi, noto per le sue scelte anti-frontalieri.
 La replica, come detto, è arrivata pochi giorni fa. Ed è stata altrettanto dura nei toni e secca nelle argomentazioni. «La mozione propone una lettura dei fatti poco attinente alla realtà», si legge nelle prime righe. E più sotto: «I toni utilizzati dai mozionanti (i firmatari della mozione, ndr) e le allusioni a procedure persecutorie nei confronti degli stranieri sono infondati».
I numeri, dicono i funzionari del Dipartimento delle Istituzioni, «parlano chiaro: in Ticino si contano 173.553 permessi attivi; le decisioni negative per le quali l’Ufficio Migrazione ha fissato un termine di partenza o di cessazione di attività nel 2018 sono state 759, ovvero lo 0,44%. Di queste non tutte hanno poi implicato realmente un allontanamento dalla Svizzera, vuoi perché la situazione si è sanata in seguito, vuoi perché è stato accolto il ricorso. Alla luce di quanto precede, mal si comprendono simili affermazioni che accrescono solo l’animosità su un tema già sufficientemente delicato e complesso».
In realtà, ammette il governo, alcuni recenti cambi di norme hanno imposto un «nuovo approccio», forse più rigido ma sicuramente non discriminatorio. E diretto per lo più a «impedire che prestazioni sociali siano impropriamente erogate».

https://www.corrieredicomo.it/permessi-in-ticino-strategia-anti-stranieri-durissimo-botta-e-risposta-tra-gobbi-ministro-della-lega-e-alcuni-deputati/

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi la prima seduta ordinaria del 2020 – la 53. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dai rappresentanti dei Comuni ticinesi.

La Piattaforma ha discusso lo stato di avanzamento della riforma istituzionale «Ticino 2020». Lo scorso 12 febbraio, il Comitato strategico ha concordato di procedere alla seconda fase del progetto, che dovrà concludersi entro fine anno e chiarire la fattibilità dei diversi scenari ipotizzati. L’obiettivo è di costruire uno scenario condiviso, per permettere al Consiglio di Stato di presentare il proprio messaggio al Parlamento entro la seconda metà del 2021.
In merito alla riforma fiscale delle imprese – e al Decreto legislativo che prevede la ripartizione di 13,5 milioni di franchi tra i Comuni ticinesi – il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha precisato che il Cantone effettuerà in autunno il versamento per il 2020. I rappresentanti dei Comuni hanno chiesto un’informazione puntuale a tutti gli enti locali sulla chiave di riparto dell’importo versato dal Cantone e sulle conseguenze a livello di forza finanziaria e per le future perequazioni.
La Piattaforma è stata poi informata anche sui lavori in corso per analizzare la procedura di incasso delle imposte ordinarie. Nei prossimi mesi il Gruppo di lavoro misto Cantone-Comuni consoliderà le proposte per migliorare la collaborazione: l’obiettivo è di presentare un rapporto al Consiglio di Stato. La Piattaforma è stata informata anche sull’intenzione del Cantone di contribuire alla realizzazione della rete internet a fibra ottica anche nelle zone periferiche.
Il Dipartimento della sanità e della socialità ha poi informato sull’avvio dei lavori per la Pianificazione integrata del settore anziani per il periodo 2021/2030: dopo il primo incontro, l’obiettivo è di giungere entro fine estate a consegnare le proposte da porre in consultazione.
Per quanto riguarda la riforma delle prestazioni complementari, in vista delle modifiche normative federali che entreranno in vigore il 1. gennaio 2021, è stata attirata l’attenzione in particolare sulle nuove regole previste in materia di riconoscimento delle spese per l’alloggio.
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha in seguito fornito alcuni chiarimenti sulle tariffe orarie per i supplenti delle scuole comunali: è stato spiegato che il regolamento è stato di recente modificato, per tenere conto degli ultimi sviluppi legislativi.
Per quanto riguarda la riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto, il Dipartimento delle istituzioni ha infine confermato che la bozza di Messaggio del Consiglio di Stato è attesa per la fine dell’estate 2020: a seguire, sarà avviata la consultazione esterna.
È stato infine comunicato che il Cantone sosterrà la partecipazione dei Comuni alla «Festa dei vicini», evento promosso nell’ambito del Programma di integrazione cantonale per stimolare la vita delle comunità locali.
La prossima seduta della Piattaforma è prevista per mercoledì 27 maggio 2020.

Per ulteriori informazioni riguardo alle consultazioni in corso: www.ti.ch/piattaformacc

«Sicurezza, un aiuto da Berna»

«Sicurezza, un aiuto da Berna»

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 4 marzo 2020 del Corriere del Ticino

Il consigliere nazionale dell’UDC Piero Marchesi auspica un sostegno finanziario ai Cantoni con compiti di polizia di frontiera
Norman Gobbi: «Serve a contrastare la criminalità»
Il consigliere nazionale Piero Marchesi (UDC) ha presentato una mozione in cui chiede che ai Cantoni di frontiera chiamati a intervenire in prima persona per garantire la sicurezza dei confini venga corrisposto un sostegno finanziario da Berna. «Molti Cantoni che si trovano nelle zone di confine, in particolare a sud della Svizzera, svolgono compiti di polizia di frontiera e sostengono dunque dei costi che altri non hanno, accollandosi compiti che la Confederazione non svolge in modo completo», spiega Marchesi al Corriere del Ticino.
Da noi contattato, il direttore delle istituzioni Norman Gobbi ha accolto positivamente la richiesta: «Faccio una premessa, la situazione legata ai reati tipici della criminalità transfrontaliera è oggi certamente migliore rispetto, per esempio, al decennio scorso. Ma questo risultato è stato ottenuto proprio grazie a un rafforzamento dell’impegno richiesto alla nostra Polizia cantonale e ai Corpi delle Polizie Polo, assieme alla collaborazione intensa con le guardie di confine. Ci sono però avvenimenti, anche recenti e penso in particolare ai sei assalti ai bancomat (di cui uno fallito) oppure all’assalto a un portavalori a Monteggio, che non possono farci abbassare la guardia e che richiederanno sempre un costante lavoro di prevenzione e repressione, oltre che di indagine». Pertanto, «la proposta di Marchesi mi trova quindi del tutto favorevole: ai Cantoni di frontiera deve essere riconosciuto il lavoro che svolgono anche a beneficio del resto della Svizzera. Poter contare su un maggior introito da parte della Confederazione a favore degli sforzi compiuti dalle Polizie cantonali alla frontiera permetterebbe di migliorare il contrasto alla criminalità transfrontaliera. E la riflessione diventa ancora più importante per le incognite legate alla riorganizzazione dell’Amministrazione federale delle dogane e quindi del Corpo delle guardie di confine».

Le tendine sono state installate

Le tendine sono state installate

Da www.rsi.ch/news

Si trovano nei pressi dei 4 ospedali dell’EOC e della clinica Moncucco. Accolgono chi presenta sintomi sospetti, evitando il contagio di terzi

L’annuncio era arrivato mercoledì dal direttore del DSS Raffaele De Rosa. Dalle parole si è passati ai fatti giovedì, quando sono state installate le tendine della Protezione civile nei pressi dei quattro ospedali dell’EOC e della clinica Moncucco. Queste strutture servono per accogliere chi presenta sintomi sospetti del coronavirus, evitando il contatto e l’eventuale contagio di altri pazienti.
“Informiamo l’utenza su vari aspetti, come la disinfezione della mani, e distribuiamo le mascherine a chi presenta sintomi d’influenza”, ha commentato da Mendrisio Marco Quattropani. Secondo lo stesso comandante del PCi del Mendrisiotto, non c’è stato un aumento dell’utenza rispetto a quella che normalmente già si reca all’ospedale.
Dalla conferenza stampa di Bellinzona, è emerso che l’unico malato ticinese sta bene, ma è ancora degente. Sono giunti i risultati di 15 casi sospetti, tutti negativi. Delle cinque persone sotto osservazione, quattro stanno bene mentre per la quinta si è in attesa dei risultati.
Il medico cantonale Giorgio Merlani ha invece ricordato le misure di prudenza: non solo lavarsi le mani, ma evitare di andare al lavoro o a scuola se si presentano sintomi e nemmeno fare visita ai degenti in ospedale o in casa anziani.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Le-tendine-sono-state-installate-12786756.html