Coronavirus: “Risposte coerenti e proporzionate”

Coronavirus: “Risposte coerenti e proporzionate”

L’impegno in queste giornate di emergenza

“Sono stati 10 giorni intensi per molti servizi dell’amministrazione cantonale, così come intenso è stato il coinvolgimento e la partecipazione della gente di fronte all’arrivo e al propagarsi del virus influenzale Covid-19 in Ticino”.
Con queste parole esordisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che traccia un breve bilancio di queste giornate.
“La risposta sin qui data dall’autorità cantonale e da quella federale è stata assolutamente coerente e figlia di un’analisi non emotiva. Il Consiglio di Stato ha seguito in modo costante la situazione, prendendo decisioni ponderate e proporzionali alla situazione che giorno dopo giorno ci si presentava.
Lo scopo principale rimane il contenimento del propagarsi dell’infezione, riuscendo nello stesso tempo a non mandare in tilt il nostro sistema sanitario, così da garantire la presa a carico di tutti quei pazienti (e sono la stragrande maggioranza) che soffrono delle più disparate patologie e hanno bisogno di essere curati, operati. Proprio in questo sforzo tutti i Dipartimenti, in particolare il DSS diretto dal collega Raffaele De Rosa, il DFE con il presidente del Governo Christian Vitta, il DECS con il collega Manuele Bertoli, stanno profondendo molte energie.
Anche il Dipartimento delle istituzioni dà il suo contributo. Si tratta in particolare, ma non solo, di tutta la parte organizzativa, di coordinamento e di attivazione delle forze da mettere in campo per affrontare oggi questa situazione di crisi. Anche sulla scorta di costanti esercitazioni che vengono messe in atto più volte all’anno e in differenti settori per prepararsi alle emergenze (
e qui ricordiamo proprio l’intervista al Consigliere di Stato Gobbi al MDD di due settimane fa, ndr) la Sezione del militare e della protezione della popolazione, in collaborazione con la Polizia cantonale e i servizi di primo intervento sono in grado di pianificare quanto serve per l’emergenza.
Nel corso di questa settimana il Governo ha deciso di attivare formalmente lo Stato Maggiore di Condotta Cantonale (SMCC), il braccio esecutivo del Consiglio di Stato che vede alla sua guida il comandante della Polizia cantonale. Oltre a questi importanti aspetti di condotta, non si può dimenticare l’impegno dei militi della Protezione civile, già oggi sul terreno per il triage alle entrate degli ospedali e pronti a prestare servizio per sostenere e aiutare gli enti di primo intervento e quindi la popolazione toccata da questa emergenza.
Vorrei rivolgere un plauso in primis al medico cantonale Giorgio Merlani, ma pure a tutti gli operatori in prima fila del settore sanitario: i medici e gli infermieri degli ospedali, i medici di famiglia, i servizi ambulanza, senza dimenticare il farmacista cantonale e i responsabili dei nostri nosocomi, cliniche private incluse. Quanto fatto sinora dimostra un approccio pragmatico, coordinato e coerenze: l’unico modo per rispondere a questa emergenza e agli sviluppi futuri, senza lasciarsi travolgere dalle paure, che in questi casi portano a cattivi consigli”,
conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Permessi in Ticino, strategia anti-stranieri

Permessi in Ticino, strategia anti-stranieri

Da www.corrieredicomo.it

Durissimo botta e risposta tra Gobbi, ministro della Lega, e alcuni deputati

Da un lato, la dura accusa dei vertici del Partito Liberale Radicale: «Il Cantone «mobbizza» i cittadini stranieri regolarmente residenti in Ticino». Dall’altro lato, la piccata replica del governo di Bellinzona: «Non è vero».
Strane storie di ordinaria contraddizione giungono da oltreconfine. Pochi giorni fa un «messaggio» del Consiglio di Stato ha risposto punto su punto a una mozione del Plr in cui si sosteneva che da parte del «Dipartimento delle istituzioni, e dalla Sezione della popolazione in particolare, vi è in atto una strategia antistranieri a tutto campo, inclusi coloro che non hanno mai dato problemi di sorta e tra questi anche quelli benestanti». Una strategia, sostengono i Liberali, potenzialmente in grado di penalizzare anche gli stessi cittadini svizzeri, dato che gli stranieri vessati dai controlli «contribuiscono al pagamento di imposte e a generare un certo indotto cantonale di cui beneficiano tutti i residenti, ticinesi compresi, in difficoltà».
Le accuse del Plr appaiono circostanziate. «Ci sono decine di casi di persone che ricevono continuamente visite di ausiliari di polizia e di impiegati comunali il mattino presto per verificare che cos’hanno nel frigorifero e quale biancheria hanno nei loro armadi. Si tratta di liste di persone, anche buoni contribuenti e residenti da diversi anni, e che mai hanno dato problemi, da controllare nel periodo di sei mesi».
Insomma: uno scenario da guerra fredda nei confronti di chi chiede il rinnovo del permesso B (dimora) o C (residenza). Una vera e propria stretta che sarebbe stata voluta e messa in atto dal ministro leghista Norman Gobbi, noto per le sue scelte anti-frontalieri.
 La replica, come detto, è arrivata pochi giorni fa. Ed è stata altrettanto dura nei toni e secca nelle argomentazioni. «La mozione propone una lettura dei fatti poco attinente alla realtà», si legge nelle prime righe. E più sotto: «I toni utilizzati dai mozionanti (i firmatari della mozione, ndr) e le allusioni a procedure persecutorie nei confronti degli stranieri sono infondati».
I numeri, dicono i funzionari del Dipartimento delle Istituzioni, «parlano chiaro: in Ticino si contano 173.553 permessi attivi; le decisioni negative per le quali l’Ufficio Migrazione ha fissato un termine di partenza o di cessazione di attività nel 2018 sono state 759, ovvero lo 0,44%. Di queste non tutte hanno poi implicato realmente un allontanamento dalla Svizzera, vuoi perché la situazione si è sanata in seguito, vuoi perché è stato accolto il ricorso. Alla luce di quanto precede, mal si comprendono simili affermazioni che accrescono solo l’animosità su un tema già sufficientemente delicato e complesso».
In realtà, ammette il governo, alcuni recenti cambi di norme hanno imposto un «nuovo approccio», forse più rigido ma sicuramente non discriminatorio. E diretto per lo più a «impedire che prestazioni sociali siano impropriamente erogate».

https://www.corrieredicomo.it/permessi-in-ticino-strategia-anti-stranieri-durissimo-botta-e-risposta-tra-gobbi-ministro-della-lega-e-alcuni-deputati/

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi la prima seduta ordinaria del 2020 – la 53. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dai rappresentanti dei Comuni ticinesi.

La Piattaforma ha discusso lo stato di avanzamento della riforma istituzionale «Ticino 2020». Lo scorso 12 febbraio, il Comitato strategico ha concordato di procedere alla seconda fase del progetto, che dovrà concludersi entro fine anno e chiarire la fattibilità dei diversi scenari ipotizzati. L’obiettivo è di costruire uno scenario condiviso, per permettere al Consiglio di Stato di presentare il proprio messaggio al Parlamento entro la seconda metà del 2021.
In merito alla riforma fiscale delle imprese – e al Decreto legislativo che prevede la ripartizione di 13,5 milioni di franchi tra i Comuni ticinesi – il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha precisato che il Cantone effettuerà in autunno il versamento per il 2020. I rappresentanti dei Comuni hanno chiesto un’informazione puntuale a tutti gli enti locali sulla chiave di riparto dell’importo versato dal Cantone e sulle conseguenze a livello di forza finanziaria e per le future perequazioni.
La Piattaforma è stata poi informata anche sui lavori in corso per analizzare la procedura di incasso delle imposte ordinarie. Nei prossimi mesi il Gruppo di lavoro misto Cantone-Comuni consoliderà le proposte per migliorare la collaborazione: l’obiettivo è di presentare un rapporto al Consiglio di Stato. La Piattaforma è stata informata anche sull’intenzione del Cantone di contribuire alla realizzazione della rete internet a fibra ottica anche nelle zone periferiche.
Il Dipartimento della sanità e della socialità ha poi informato sull’avvio dei lavori per la Pianificazione integrata del settore anziani per il periodo 2021/2030: dopo il primo incontro, l’obiettivo è di giungere entro fine estate a consegnare le proposte da porre in consultazione.
Per quanto riguarda la riforma delle prestazioni complementari, in vista delle modifiche normative federali che entreranno in vigore il 1. gennaio 2021, è stata attirata l’attenzione in particolare sulle nuove regole previste in materia di riconoscimento delle spese per l’alloggio.
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha in seguito fornito alcuni chiarimenti sulle tariffe orarie per i supplenti delle scuole comunali: è stato spiegato che il regolamento è stato di recente modificato, per tenere conto degli ultimi sviluppi legislativi.
Per quanto riguarda la riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto, il Dipartimento delle istituzioni ha infine confermato che la bozza di Messaggio del Consiglio di Stato è attesa per la fine dell’estate 2020: a seguire, sarà avviata la consultazione esterna.
È stato infine comunicato che il Cantone sosterrà la partecipazione dei Comuni alla «Festa dei vicini», evento promosso nell’ambito del Programma di integrazione cantonale per stimolare la vita delle comunità locali.
La prossima seduta della Piattaforma è prevista per mercoledì 27 maggio 2020.

Per ulteriori informazioni riguardo alle consultazioni in corso: www.ti.ch/piattaformacc

«Sicurezza, un aiuto da Berna»

«Sicurezza, un aiuto da Berna»

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 4 marzo 2020 del Corriere del Ticino

Il consigliere nazionale dell’UDC Piero Marchesi auspica un sostegno finanziario ai Cantoni con compiti di polizia di frontiera
Norman Gobbi: «Serve a contrastare la criminalità»
Il consigliere nazionale Piero Marchesi (UDC) ha presentato una mozione in cui chiede che ai Cantoni di frontiera chiamati a intervenire in prima persona per garantire la sicurezza dei confini venga corrisposto un sostegno finanziario da Berna. «Molti Cantoni che si trovano nelle zone di confine, in particolare a sud della Svizzera, svolgono compiti di polizia di frontiera e sostengono dunque dei costi che altri non hanno, accollandosi compiti che la Confederazione non svolge in modo completo», spiega Marchesi al Corriere del Ticino.
Da noi contattato, il direttore delle istituzioni Norman Gobbi ha accolto positivamente la richiesta: «Faccio una premessa, la situazione legata ai reati tipici della criminalità transfrontaliera è oggi certamente migliore rispetto, per esempio, al decennio scorso. Ma questo risultato è stato ottenuto proprio grazie a un rafforzamento dell’impegno richiesto alla nostra Polizia cantonale e ai Corpi delle Polizie Polo, assieme alla collaborazione intensa con le guardie di confine. Ci sono però avvenimenti, anche recenti e penso in particolare ai sei assalti ai bancomat (di cui uno fallito) oppure all’assalto a un portavalori a Monteggio, che non possono farci abbassare la guardia e che richiederanno sempre un costante lavoro di prevenzione e repressione, oltre che di indagine». Pertanto, «la proposta di Marchesi mi trova quindi del tutto favorevole: ai Cantoni di frontiera deve essere riconosciuto il lavoro che svolgono anche a beneficio del resto della Svizzera. Poter contare su un maggior introito da parte della Confederazione a favore degli sforzi compiuti dalle Polizie cantonali alla frontiera permetterebbe di migliorare il contrasto alla criminalità transfrontaliera. E la riflessione diventa ancora più importante per le incognite legate alla riorganizzazione dell’Amministrazione federale delle dogane e quindi del Corpo delle guardie di confine».

Le tendine sono state installate

Le tendine sono state installate

Da www.rsi.ch/news

Si trovano nei pressi dei 4 ospedali dell’EOC e della clinica Moncucco. Accolgono chi presenta sintomi sospetti, evitando il contagio di terzi

L’annuncio era arrivato mercoledì dal direttore del DSS Raffaele De Rosa. Dalle parole si è passati ai fatti giovedì, quando sono state installate le tendine della Protezione civile nei pressi dei quattro ospedali dell’EOC e della clinica Moncucco. Queste strutture servono per accogliere chi presenta sintomi sospetti del coronavirus, evitando il contatto e l’eventuale contagio di altri pazienti.
“Informiamo l’utenza su vari aspetti, come la disinfezione della mani, e distribuiamo le mascherine a chi presenta sintomi d’influenza”, ha commentato da Mendrisio Marco Quattropani. Secondo lo stesso comandante del PCi del Mendrisiotto, non c’è stato un aumento dell’utenza rispetto a quella che normalmente già si reca all’ospedale.
Dalla conferenza stampa di Bellinzona, è emerso che l’unico malato ticinese sta bene, ma è ancora degente. Sono giunti i risultati di 15 casi sospetti, tutti negativi. Delle cinque persone sotto osservazione, quattro stanno bene mentre per la quinta si è in attesa dei risultati.
Il medico cantonale Giorgio Merlani ha invece ricordato le misure di prudenza: non solo lavarsi le mani, ma evitare di andare al lavoro o a scuola se si presentano sintomi e nemmeno fare visita ai degenti in ospedale o in casa anziani.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Le-tendine-sono-state-installate-12786756.html

Decio Cavallini… riposo!

Decio Cavallini… riposo!

Documentario di Storie/RSI – domenica 23 febbraio 2020

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/12759165

“Devo guadagnarmi lo stipendio fino al 31 dicembre”. Dopo trent’anni nella polizia cantonale per Decio Cavallini gli ultimi mesi saranno come i primi. Ha attraversato momenti storici e drammatici della vita del Cantone, prima nei Reparti Speciali poi nella Gendarmeria ticinese e nel mantenimento d’ordine, sempre con approccio da vecchia scuola militare.
Giunto al traguardo della pensione stila un bilancio che malinconicamente non può essere tutto positivo. “La violenza è insita nell’essere umano”. Man mano che si avvicina il traguardo, Decio riflette sul futuro cercando di colmare il vuoto che teme lo possa attendere.
Una riflessione sull’ordine, sul rigore e sul potere, inteso soprattutto come grande responsabilità. Come ci si mette al riparo dalle derive che possono conseguire dal suo esercizio? E come ci si può preparare a rinunciarvi? Tutti temi che accomuneranno anche la riflessione in studio: ospite di questa puntata sarà una personalità ticinese che è arrivata fino ai vertici dell’Amministrazione federale, dopo una carriera lunga e ricca di ruoli diversi, tutti di grande responsabilità.
Giudice, Comandante della Polizia, segretario generale del Dipartimento cantonale dell’educazione, capoprogetto per la creazione dell’Usi, direttore della SUPSI… fino ad arrivare alla carica di Segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione. Da poco ufficialmente in pensione, ma già al lavoro su nuovi progetti, con Rachele Bianchi Porro ci sarà questa settimana Mauro Dell’Ambrogio.

“In caso di eventi gravi preparati al soccorso”

“In caso di eventi gravi preparati al soccorso”

“Camper e auto sotto una valanga sulla strada del passo del Lucomagno: ma è un’esercitazione!”. Questo era il titolo di una notizia apparsa settimana scorsa su diversi portali e sui giornali di casa nostra. “Una notizia – ci dice il Consigliere di Stato Norman Gobbi – che spero possa aver acceso qualche lampadina, perché quando tutto funziona alla perfezione, come spesso capita da noi anche nei momenti di emergenza, non si pensa mai a come fanno gli enti di primo intervento a essere così preparati e performanti. Per raggiungere una capacità di soccorso di alto livello occorre avere infatti un’organizzazione ottimale e questa organizzazione, specie se coinvolge diversi enti, deve essere costantemente allenata e aggiornata. L’esercitazione di una decina di giorni fa al Lucomagno rientrava proprio in questo contesto”.

Diretto da un quadro superiore della Polizia cantonale in stretta collaborazione con il Servizio della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni, “l’esercizio – ci spiega Norman Gobbi – ha visto impegnati un’ottantina di soccorritori provenienti dagli enti partner della protezione della popolazione. Significativo anche il coinvolgimento di collaboratori della Scuola di Sci Blenio, che si sono prestati a fare i figuranti, ossia le persone che sono rimaste coinvolte sotto la valanga. Nel caso dell’esercitazione al Lucomagno gli enti in prima linea erano la Polizia cantonale, i Corpi Pompieri di Biasca e di Blenio, i servizi dell’autoambulanza, l’organizzazione di protezione civile delle Tre Valli, il soccorso alpino svizzero, la REGA, la Pro Lucomagno con il proprio personale del servizio tecnico (coloro che hanno la responsabilità della strada del Pass, ndr) e il Centro di sci nordico di Campra, che ha coordinato gli aspetti logistici. A tutte queste persone rivolgo il mio ringraziamento, perché è grazie a loro se domani – ma si spera sempre che non capiti – si sarà in grado di intervenire in modo celere ed efficace nel caso di un incidente simile”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Per una sicurezza cyber

Per una sicurezza cyber

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 21 febbraio 2020 del TG di Teleticino
http://teleticino.ch/il-tg/per-una-sicurezza-cyber-XM2385202

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Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 21 febbraio 2020 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/12765738

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Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 22 febbraio 2020 de La Regione

Uniti per la sicurezza online

Al via ‘Cyber sicuro’, piattaforma istituzionale ticinese contro minacce e rischi che corrono sul web Al progetto collaborano Dfe, Di, Decs con il supporto della Supsi: prevenzione e sensibilizzazione

Ogni anno l’Amministrazione cantonale subisce, in media, dai 30 ai 50mila tentativi di hackeraggio dei propri server. Attacchi quasi tutti automatizzati, e quindi respinti con agio. Quasi tutti, però. Perché in un paio di questi casi, sempre in media, la situazione si fa seria, e la gestione – comunque ottimale – richiede più sforzo e più attenzione.
Un problema, quello della sicurezza online, che interessa l’Amministrazione così come le aziende, i cittadini, le scuole. Tanto da portare il Cantone, con la campagna di prevenzione ‘Cyber sicuro’ presentata ieri, a farsi attivo «nell’affrontare rischi sempre più diffusi. In due studi del World economic forum si nota come siano al primo posto delle preoccupazioni in Europa, mentre sono secondi solo alle questioni climatiche se considerati nel loro insieme», annota il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. Il Dfe, assieme al Dipartimento istituzioni e al Dipartimento educazione, cultura e scuola, è uno dei promotori della piattaforma che, come spiegato dal direttore del Di Norman Gobbi «ha l’intenzione di essere il punto di riferimento e di contatto per noi del governo, ma anche per enti pubblici, aziende, popolazione, associazioni di categoria e media». Il compito sarà quello di «coordinare le varie attività, analizzare tutti i rischi e le minacce per il nostro territorio, fornire supporto attivo al Consiglio di Stato ed elaborare contenuti informativi e di prevenzione». Per Gobbi è importante sottolineare che «gli attacchi informatici sono sempre più frequenti, i reati intesi come ‘classici’ ormai sono spostati anche sul web se pensiamo alle truffe di tipo economico e ai furti di dati». E quindi, dopo ‘Montagne sicure’, ‘Acque sicure’ e ‘Strade sicure’, con ‘Cyber sicuro’ il Dipartimento istituzioni parte con la quarta campagna di sensibilizzazione. Alla quale, riprende Vitta, «il Dfe parteciperà per aiutare a interagire col mondo delle aziende, incentivando competitività e produttività attraverso l’innovazione e la sicurezza. E per creare, con la formazione, profili professionali utili per questa lotta». Protagonista sarà anche il Decs, e il suo direttore Manuele Bertoli ricorda come «nella scuola dell’obbligo il tema della sicurezza è all’ordine del giorno negli ambiti dell’alfabetizzazione digitale, dell’educazione a un uso consapevole e dell’orientamento dei giovani al pensiero informatico». E al liceo «a settembre 2020 comincerà l’insegnamento dell’informatica».
Piattaforma ticinese, ‘Cyber sicuro’ avrà molti contatti con la Confederazione. Contatti spiegati dal segretario generale del Di Luca Filippini: «Il Consiglio federale è stato coinvolto nella fase di costituzione, e sarà fondamentale lo scambio d’informazioni con l’esercito e la Polizia federale». La centrale d’annuncio e d’analisi per la sicurezza dell’informazione Melani svolge già un gran lavoro. E sempre sulla cybersicurezza, Filippini dice che «avverranno incontri con il delegato svizzero su questo tema». Portando in Ticino quanto fatto a livello federale. Della partita sarà anche Alessandro Trivilini, docente e ricercatore del Dipartimento tecnologie innovative della Supsi. E ribadisce: «Le minacce cyber sono sempre più diffuse. Siamo tutti interconnessi, e basta un solo anello debole per compromettere tutta la catena. Il nostro lavoro sarà evitare che si crei questo anello debole».

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Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 22 febbraio 2020 del Corriere del Ticino

Gioco di squadra contro i rischi informatici

È stata lanciata la campagna di prevenzione «Cyber sicuro» – Costituito un gruppo strategico Istituzioni, economia e formazione uniti per proteggere le attività dei cittadini, delle aziende e degli enti pubblici

La nostra quotidianità è sempre più permeata dalle nuove tecnologie. Con esse si presentano diverse opportunità, ma anche molti rischi. Per «fare gioco di squadra» contro le minacce informatiche, il Cantone ha lanciato la campagna «Cyber sicuro», che vede coinvolti il DI, il DFE e il DECS. Istituzioni, economia e formazione uniti per proteggere le attività quotidiane di cittadini, aziende e degli stessi enti pubblici dai pericoli legati al mondo cibernetico. Assieme alla campagna di prevenzione, il Governo ha anche istituito un Gruppo strategico che fungerà da punto di riferimento per le istituzioni, per gli enti pubblici, ma anche per le aziende e la popolazione. Il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, nel presentare la campagna di prevenzione, ha innanzitutto evidenziato come i reati più classici si stanno man mano spostano sulla rete: «Una volta le truffe venivano fatte porta a porta, mentre oggi avvengono tramite il web. Per questo motivo, dopo le campagne ‘‘ Strade sicure’’, ‘‘Acque sicure’’ e ‘‘Montagne sicure’’, oggi lanciamo questa campagna dedicata al mondo cibernetico». Il Gruppo «Cyber sicuro», oltre ad essere un punto di riferimento , coordinerà le attività in questo ambito degli attori istituzionali, analizzerà i rischi per il nostro territorio, fornirà consulenza al Consiglio di Stato e infine elaborerà contenuti per la prevenzione.

Il direttore del DFE Christian Vitta durante la presentazione ha rimarcato che lo scopo della campagna è anche quello di «minimizzare i rischi per poter cogliere le opportunità che le tecnologie offrono al territorio e alle aziende». A questo proposito ha sottolineato «l’importanza dell’innovazione per incentivare competitività e produttività. È un tema strategico per le aziende e i rischi informatici stanno diventando sempre più rilevanti per le imprese».

Il direttore del DECS ha infine fatto notare come nella scuola ticinese «siano in atto diverse riforme che considerano la questione della sicurezza informatica» e che i «contenuti della campagna confluiranno in queste riforme». Nella scuola dell’obbligo, ad esempio, nell’ambito della revisione del Piano di studio, un gruppo di lavoro sta definendo le competenze digitali da raggiungere entro la quarta media. Il direttore del DECS ha spiegato che anche i docenti saranno formati con la creazione degli «animatori digitali di sede» che si occuperanno di riportare agli allievi i contenuti della campagna. Infine Bertoli ha ricordato l’introduzione dell’informatica nel programma d’insegnamento dei licei.

La composizione
Il Gruppo strategico «Cyber sicuro» è formato dal segretario generale del DI Luca Filippini, dal direttore del Centro sistemi informativi del Cantone Silvano Petrini, dall’ufficiale della Polizia cantonale Orlando Gnosca, dal direttore del Centro di risorse didattiche e digitali Daniele Parenti e dal docente e ricercatore della SUPSI Alessandro Trivilini. 

 

 

Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di promozione uff SMG a Lucerna

Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di promozione uff SMG a Lucerna

È un onore per me poter intervenire qui oggi a Lucerna in questa chiesa dedicata a San Paolo per portare il saluto dell’autorità politica, sia nella mia veste di presidente della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri, sia come Consigliere di Stato della Repubblica e Cantone Ticino. Un Cantone qui rappresentato da un solo neo ufficiale di SMG. Un Cantone che costituisce però un territorio non solo fisico ma pure istituzionale molto importante per l’Esercito elvetico. Non è un caso – e qui colgo l’occasione per salutarlo e per complimentarmi per il lavoro che svolge – non è un caso dicevo che il comandante della Scuola di Stato Maggiore Generale sia un ticinese, il brigadiere Maurizio Dattrino.

Felicitazioni! Complimenti! Dopo un percorso molto impegnativo, oggi raccogliete i frutti di questi vostri sforzi. So che siete reduci dalla “100 km”: non già una marcia, ma una maratona intellettuale che vi ha impegnati per 36 ore consecutive, con uno sforzo psico-fisico di alto livello. È uno sforzo commisurato agli impegni che le vostre nuove posizioni all’interno dell’Esercito vi richiederanno.

Avete superato molte prove di selezione. Siete sicuramente l’élite del nostro Esercito e uno di voi un domani potrà essere chiamato a guidare l’Esercito svizzero. Questa consapevolezza vi deve guidare nei compiti che sarete chiamati a svolgere da oggi in avanti e per i quali vi faccio i miei auguri più sentiti.

Il federalismo
So che in quest’ultima settimana siete stati impegnati anche in Ticino. Anche se la scuola ha la sua base a Kriens, è emblematico e normale che alcuni corsi si svolgano sia in Romandia, sia al sud delle Alpi. Per noi svizzeri e per l’Esercito in particolare il federalismo – e quindi la promozione e la difesa di tutte le 4 componenti culturali e linguistiche – sono un dato fondante. Sono un aspetto che fa parte del DNA, perché la nostra Nazione è nata, si è sviluppata e si è consolidata proprio grazie alla compartecipazione e alla promozione delle nostre quattro regioni. Un patto che è la forza della Svizzera.

Il mio intervento qui a Lucerna con voi assume pure questo significato: il rappresentante del Cantone della minoranza linguistica italiana viene chiamato a rappresentare tutta la Svizzera. Anche per questo sono particolarmente fiero di essere qui con voi, ma soprattutto, come voi, sono fiero di essere Svizzero.

La formazione
Siete giunti al termine di una scuola che vi ha visti impegnati per otto settimane, suddivise in due sessioni a cavallo tra il 2019 e il 2020. Un impegno medio tra le 70 e le 80 ore settimanali, culminate, come ho già avuto modo di dire, con la 100 km. Una scuola di alto livello, che si inserisce in un percorso di formazione che vi ha portato a essere non solo militari migliori, ma uomini e professionisti migliori. Ritengo che i corsi a cui si accede all’interno della formazione militare siano quelli che meglio portano la persona ad acquisire competenze al top per essere sfruttate sia in ambito militare, sia in ambito civile. La maggior parte di voi – tenuto conto che più della metà siete soldati di milizia – potrà sfruttare questa risorsa anche nei vostri ambiti professionali. Sono sicuro che ne trarrete grande profitto personale. Ma sono anche convinto che la nostra economia in generale, e in particolare le aziende per le quali siete professionalmente occupati, ne trarranno pure un grande beneficio. Dico questo per esperienza personale. E lo dico anche per far comprendere che la qualità della formazione costituisce uno dei grandi meriti che dobbiamo riconoscere all’esercito. Lo dobbiamo sempre di più far capire anche al resto della popolazione civile.

Le sfide
Le sfide che attendono il nostro Esercito sono molteplici. Non starò qui io a farvi un elenco preciso. A me spetta però il compito di toccare un paio di aspetti che già quest’anno ci vedranno impegnati.

Scontato è il primo elemento: il popolo svizzero sarà chiamato probabilmente in autunno a decidere sul finanziamento per l’acquisto dei nuovi aerei militari. Sarà una campagna dura. Ancora una volta gli oppositori dell’Esercito non perderanno occasione per sminuire e addirittura denigrare in alcuni casi il ruolo fondamentale dell’Esercito, oltre che la necessità imprescindibile di avere aerei da combattimento all’altezza dei compiti loro assegnati di protezione dello spazio aereo nazionale.

Non devo certo qui trovare con voi le giustificazioni per accogliere positivamente l’acquisto dei nuovi jet militari. A me semmai corre l’obbligo di sensibilizzarvi sulla difficoltà – come abbiamo potuto vedere in passato – anche di questa votazione e sull’importanza che ognuno di voi potrà personalmente avere, affinché l’esito del voto sia all’altezza delle nostre aspettative. È attraverso l’impegno personale che si vince questo tipo di sfida elettorale, per cui vi esorto a compiere ogni sforzo possibile nell’ambito delle nostre istituzioni democratiche e degli ambiti di interesse che tutti voi potete coltivare.

La seconda sfida attuale corre sul filo legislativo: la modifica della legge sul servizio civile per renderlo meno attrattivo, oggi al vaglio del Parlamento federale. Gli intendimenti sono chiari e il Consiglio federale nel messaggio ha accolto le preoccupazioni avanzate dai vertici dell’esercito e fatte proprie anche dalla Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri. Vedremo che cosa decideranno in ultima istanza Consiglio Nazionale e Consiglio degli Stati.

Concludo qui questo mio intervento, sperando di aver saputo tener desta la vostra attenzione, nonostante le poche ore di sonno degli ultimi giorni…

Complimenti e auguri per tante soddisfazioni sia in ambito militare, sia in ambito professionale e nella vostra vita privata.  

Presentata la campagna di prevenzione “Cyber sicuro”

Presentata la campagna di prevenzione “Cyber sicuro”

Comunicato stampa

Creare una piattaforma istituzionale che analizzi le minacce e i rischi legati al mondo informatico per la realtà ticinese, fungendo da punto di contatto unico e autorevole per tutte le tematiche legate al mondo cyber, elaborando messaggi di prevenzione indirizzati a cittadini, aziende e istituzioni presenti sul territorio: questo lo scopo voluto dal Consiglio di Stato, che a tal proposito ha istituito un Gruppo strategico, su proposta del Dipartimento delle istituzioni e del Dipartimento delle finanze e dell’economia, al quale ha dato incarico di affinare e realizzare diverse attività informative e formative.

Obiettivi e contenuti di quella che sarà una vera e propria campagna di prevenzione denominata “Cyber sicuro” sono stati presentati venerdì 21 febbraio nel corso di una conferenza stampa, alla quale hanno partecipato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, il presidente del Governo e Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia, Christian Vitta e il Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, Manuele Bertoli, oltre al presidente del Gruppo di lavoro “Cyber sicuro”, il segretario generale del DI Luca Filippini e al docente-ricercatore del Dipartimento delle tecnologie innovative della SUPSI e membro del Gruppo di lavoro, Alessandro Trivilini. La presenza di tre consiglieri di Stato evidenzia l’impegno e il lavoro interdipartimentale che si intende portare avanti, tenuto conto di tutti gli ambiti interessati: dall’economia alla scuola, senza dimenticare i rischi che anche le istituzioni pubbliche e ogni cittadino possono correre utilizzando dispositivi informatici.
Nel corso della conferenza è stata presentata la “roadmap” che caratterizzerà gli interventi già durante il 2020-2021 e allo stesso tempo è stato illustrato il sito internet (www.cybersicuro.ch), realizzato quale piattaforma a cui tutti possono rivolgersi se vittime, per esempio, di attacchi informatici, oppure semplicemente per avere le informazioni sull’uso responsabile degli strumenti informatici che ormai fanno parte della nostra quotidianità.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha evidenziato gli scopi della nuova campagna di prevenzione, inserendola in un discorso di sicurezza a 360 grandi a favore del cittadino. Campagna che affiancherà le attività di sensibilizzazione che già vengono svolte con “Strade sicure”, “Acque sicure” e “Montagne sicure”. Inoltre ha evidenziato il carattere interdipartimentale e interdisciplinare alla base del Gruppo “Cyber sicuro”, per un approccio comune, coordinato e condiviso.  
Il Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta ha sottolineato come sia importante nella sfida globale della digitalizzazione trasformare in opportunità i rischi che la stessa presenta e in questo senso la sicurezza nel mondo informatico preserva e incentiva competitività e produttività. La messa in rete delle competenze permette inoltre di sviluppare nuove soluzioni verso questi pericoli.
Dal canto suo il Direttore del DECS Manuele Bertoli ha ricordato come nella scuola ticinese siano in atto diverse riforme che considerano la dimensione della sicurezza informatica. I contenuti della campagna “Cyber sicuro” confluiranno in queste riforme. Il Gruppo di lavoro Cybersicuro, in collaborazione con il Centro di risorse didattiche e digitali (CERDD), preparerà della documentazione didattica sviluppata ad hoc da inserire nei processi di insegnamento/apprendimento.
Luca Filippini e Alessandro Trivilini, rispettivamente presidente e membro del Gruppo di lavoro “Cyber sicuro”, hanno presentato il sito web dedicato al tema (www.cybersicuro.ch) e i punti principali della “roadmap” già definita per gli anni 2020-2021.