Donne nell’esercito svizzero, 40 anni di storia

Donne nell’esercito svizzero, 40 anni di storia

Livia Trojani è primo tenente, Sybille Freudweiler-Haab colonnello: due esperienze di una presenza ancora minoritaria, ma in crescita.

Oggi Livia Trojani è primo tenente dell’esercito svizzero. Il suo grado e la sua funzione sono uguali a quelli di altri ufficiali; le armi che ha in dotazione sono le stesse dei suoi commilitoni. “È logico”, si potrebbe pensare. E invece non è così: è il risultato di un lungo percorso.
La presenza femminile per l’esercito affonda le radici nel secolo scorso, tra associazioni e strutture parallele. L’ultima di queste, il servizio complementare femminile (SCF), è rimasto attivo fino al 1986. Da lì, il cambiamento è stato progressivo: prima la trasformazione in servizio militare femminile, poi (nel 1995) la nascita del servizio donne dell’esercito.
Con la riforma Esercito XXI, nessuna funzione è preclusa alle donne: stessa durata di servizio, stesso armamento, stesse missioni all’estero. Un solo elemento distingue ancora il percorso femminile: l’arruolamento, che rimane volontario.

Quando il reclutamento non è un dovere
Nei primi due corsi di ripetizione del 2026, su 15’432 militari tra reclute e quadri, 377 erano donne: il 2,4%. Una percentuale in linea con l’anno precedente, quando si attestava al 2,6%. Una presenza ancora minoritaria, ma in lenta e stabile crescita.
Tra le donne, troviamo anche il primo tenente Livia Trojani, ospite a Prima Ora. La scelta non era scontata: “Fino ai vent’anni non ci avevo nemmeno pensato. Poi un’amica è andata a fare la soldata. È la prima volta che mi sono detta: «perché non io?»”. A convincerla, anche il contesto — la voglia di qualcosa di diverso, durante la pandemia — e una domanda più profonda sul ruolo delle donne nella difesa del Paese: “Volevo farmi una mia opinione, anche di me stessa, e mi son detta: «Mi butto e vediamo»”. 
Una strada intrapresa anni prima anche da Sybille Freudweiler-Haab, colonnello. “Sono cresciuta in una famiglia dove fare il servizio militare era completamente normale: mia mamma aveva fatto servizio militare, mio padre, mio fratello…”, spiega. “Ero giovane, era interessante provare qualcosa di nuovo e quindi ho detto «sì», e ho partecipato con grande piacere”.
Non solo hanno deciso di entrare nelle forze armate, ma anche di avanzare. “Mi sono trovata bene nel sistema. Avevo un ruolo, avevo sempre più responsabilità e questo mi faceva sentire bene”, racconta Trojani. “Poi ho incontrato tantissima gente con lingue e origini diverse. Ho visitato la Svizzera”, scoprendo posti piccoli e nascosti, “che adesso conosco benissimo”.

La discriminazione
Il cammino, però, non è privo di ostacoli. La discriminazione esiste, anche se spesso si manifesta in forme sottili. “Non sono cose frontali”, ammette Trojani. “Sono piuttosto commenti, battute che possono sembrare piccole, ma quando le senti ogni giorno hanno comunque un effetto”. A cui si aggiunge la necessità di dimostrare il proprio valore: “Gli uomini ci vedono arrivare da donna, da tenente, si dicono: «vediamo cosa vale». Hanno sentito cose e magari hanno dei pregiudizi”.
Una dinamica confermata da Freudweiler-Haab, che ha vissuto la propria carriera prima dell’era MeToo: “La discriminazione c’è nell’esercito come nella società. L’esercito ne è sempre uno specchio”.
Sul valore aggiunto portato dalle donne, entrambe sono caute ma concordi: uomini e donne pensano in modo complementare. “Hanno un modo diverso di pensare, di reagire, di valutare una situazione: se lavorano insieme il risultato è sempre molto buono”, osserva Freudweiler-Haab. “Spesso non si risponde alla stessa cosa allo stesso modo”, aggiunge Trojani. “Penso che sia un buon indicatore che non si pensa allo stesso modo”.

La giornata informativa
Un nodo rimane aperto: la giornata informativa. Oggi le donne che vogliono informarsi sul servizio militare devono farlo quasi “di nascosto”, osserva Freudweiler-Haab: “Una donna oggi, per partecipare alla giornata informativa, deve chiedere congedo al suo datore di lavoro o alla scuola”.
Una situazione che entrambe vorrebbero cambiare. Per Trojani la risposta è semplice: “Abbiamo tutte il diritto di avere informazioni. Una giornata informativa obbligatoria avrebbe senso già solo per questo”. E non si tratta solo dell’esercito: “C’è anche la protezione civile, che ha la sua utilità nella società”. L’idea non è necessariamente rendere obbligatorio il servizio, ma abbattere la soglia d’accesso all’informazione.

https://www.rsi.ch/info/svizzera/Donne-nell%E2%80%99esercito-svizzero-40-anni-di-storia–3545842.html

(nella foto Livia Trojani)

Il presidente Gobbi in visita ai “Trenta”

Il presidente Gobbi in visita ai “Trenta”

Autorità in visita al Battaglione 30: focus sull’impiego di supporto durante il WEF

Temperature rigide e neve sul terreno hanno fatto da cornice alla visita delle autorità al Battaglione fanteria di montagna 30 a Hinterrhein. Un’occasione per offrire una panoramica concreta su addestramento, capacità operative e supporto alle autorità civili con la partecipazione di ex comandanti del “Trenta”, rappresentanti della polizia, delle società militari e dei circoli d’arma ticinesi, oltre a esponenti della società civile.

Sul terreno: autorità e capacità operative
Presente anche il presidente del Consiglio di Stato ticinese e direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, che ha partecipato alla visita accanto a diverse autorità militari e istituzionali. Con lui anche il divisionario Maurizio Dattrino, il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione del Canton Ticino Ryan Pedevilla e il capo dell’Ufficio del militare e della protezione civile del Canton Grigioni Pascal Porchet.
La giornata si è svolta con una serie di dimostrazioni operative, dall’impiego dei mortai agli esercizi di tiro di precisione, fino alle prove di tiro in movimento con veicoli blindati. Gli ospiti hanno potuto osservare da vicino l’efficacia dei mezzi e delle procedure di impiego in contesti complessi.

Coordinamento e sicurezza: il “Trenta” al servizio del Paese
Per il comandante del battaglione, il tenente colonnello SMG Tommaso Righenzi, la visita ha assunto un significato ancora più speciale: si è trattato infatti del suo ultimo corso di ripetizione alla guida dei “Trenta”. Nell’occasione, il comandante ha illustrato il ruolo del reparto nell’ambito del servizio svolto a supporto della Polizia cantonale grigionese in occasione del World Economic Forum (WEF), sottolineando l’importanza di una stretta collaborazione tra autorità civili e militari. «La sicurezza, tema sempre più rilevante e dibattuto, è un obiettivo condiviso che si costruisce anche grazie a questa preziosa sinergia – ha commentato il presidente Gobbi. L’impiego a supporto della Polizia cantonale grigionese durante il WEF dimostra quanto sia importante essere pronti e coordinati, in ogni situazione».

Missione e identità del battaglione
Il Battaglione fanteria di montagna 30 ha come missione principale quella di difendere. Nell’attuale corso, il focus è stato rivolto in particolare alla sicurezza e protezione, con una preparazione mirata anche ai compiti di sostegno alle forze di polizia. Negli ultimi anni il reparto ha svolto numerose attività di addestramento, tra cui esercitazioni nel combattimento in località, di giorno e di notte, oltre all’impiego di nuovi armamenti.
Il “Trenta” è inoltre un reparto con una connotazione particolare: è infatti l’unico battaglione di fanteria di lingua madre italiana all’interno dell’Esercito. Un elemento che rafforza l’identità ticinese e italofona del battaglione: per molti militi, dopo la scuola reclute o la formazione quadri, rappresenta anche un’occasione unica per poter parlare italiano con i propri camerati durante il servizio.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 1 febbraio 2026 de Il Mattino della domenica

 

L’esercito svizzero in Ticino: un pilastro per la sicurezza e l’economia regionale

L’esercito svizzero in Ticino: un pilastro per la sicurezza e l’economia regionale

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha commentato i dati sull’impatto dell’attività dell’esercito svizzero nel Canton Ticino, evidenziando come le forze armate rappresentino non solo un presidio di sicurezza, ma anche un importante motore economico per il territorio.

L’esercito svizzero sta attraversando un periodo di sfide significative“, ha esordito Gobbi, riferendosi ai costi legati all’acquisizione degli F-35 e alle problematiche del progetto droni. “Tuttavia, è fondamentale distinguere tra critica costruttiva e strumentalizzazione politica. Additare sistematicamente ogni problema come prova dell’inadeguatezza strutturale dell’esercito rivela spesso un’agenda politica precisa“, ha sottolineato il Presidente del Consiglio di Stato.

La presenza militare in Ticino si articola attraverso una rete capillare di infrastrutture distribuite sul territorio, da Airolo a Locarno, da Isone a Monteceneri. Complessivamente, 427 collaboratori del DDPS lavorano nel cantone, di cui 227 militari di professione e 200 civili, mentre altri 422 residenti ticinesi prestano servizio in altri cantoni. I militi ticinesi attualmente in servizio sono 5’382, di cui il 50% concentrato nelle tre principali unità: Gruppo artiglieria 49, Battaglione fanteria montagna 30 e Battaglione salvataggio 3.

L’impegno concreto dell’esercito sul territorio è emerso chiaramente durante l’operazione “AQUA 24” in Vallemaggia”, ha proseguito Gobbi, “dove le forze armate hanno fornito supporto essenziale con 76 ore di volo, fino a 42 militi impiegati e complessivamente 692 giorni di servizio nelle prime due fasi dell’intervento”. Oltre agli interventi d’emergenza, l’esercito sostiene regolarmente eventi civili attraverso varie prestazioni, con 1’347 giorni di servizio tra il 2024 e il 2025 per manifestazioni sportive e culturali sul territorio.

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda l’impatto economico. Gli investimenti di armasuisse Immobili nella regione ticinese dal 2015 ammontano a 350 milioni di franchi, tra progetti conclusi, in realizzazione e in pianificazione. Secondo la media pluriennale, il 75% delle spese per prestazioni di pianificazione ed edili ricade su fornitori della regione linguistica, generando un importante indotto per l’economia locale. Tra i progetti realizzati spiccano il centro logistico del Monte Ceneri (22 milioni), la sala polivalente di Isone con certificazione Minergie-P-ECO (8 milioni) e la centrale termica a cippato dell’aerodromo di Locarno (8 milioni), che consente di risparmiare 75’000 litri di olio all’anno.

Guardando al futuro, sono in programma interventi significativi: la nuova costruzione del Centro Medico della Regione al Monte Ceneri (17 milioni), lo sviluppo della logistica nel Nord Ticino a Quinto (38 milioni) e la ristrutturazione totale delle caserme del Monte Ceneri (22 milioni). Sul fronte dei pernottamenti, l’Ufficio coordinazione ha registrato 138’747 pernottamenti nel 2024-2025, generando un flusso monetario complessivo di 7,6 milioni di franchi tra pagamenti ai comuni, ai privati, sussistenza e compensi ai militi.

In questo contesto, l’approccio più produttivo consiste nel riconoscere i problemi reali senza cadere nella trappola della demonizzazione sistematica“, ha concluso Gobbi. “L’esercito svizzero deve continuare a migliorarsi e adattarsi alle sfide contemporanee, ma trasformare ogni difficoltà in un atto d’accusa contro l’esistenza stessa delle forze armate serve solo a indebolire una componente fondamentale della sicurezza nazionale in un mondo sempre più instabile.”

Articolo pubblicato all’interno dell’edizione di domenica 16 novembre 2025 de Il Mattino della domenica

«Roos ha grandi competenze»

«Roos ha grandi competenze»

Per ricostruire la Difesa Pfister sceglie Roos e Bavaud
Trovato il futuro capo dell’Esercito: il successore di Süssli è l’attuale comandante delle Forze terrestri – Il capo dell’intelligence Dussey lascia il suo posto a un esperto nella gestione delle crisi – «Sono le persone più qualificate»

La difesa e la sicurezza della Svizzera hanno due nuovi volti: sono quelli di Benedikt Roos, futuro capo dell’esercito, e di Serge Bavaud, che da novembre dirigerà i servizi di intelligence della Confederazione. Con le due nomine di alto livello, Martin Pfister ha ora trovato gli ultimi pezzi del puzzle per comporre la sua prima linea di difesa. «Sono le persone più qualificate».
L’addio di Thomas Süssli – l’attuale capo delle forze armate lascerà a fine anno – ha dato la possibilità al consigliere federale (in carica solo dallo scorso aprile) di poter scegliere il suo braccio destro. Eppure, la necessità di un cambiamento è stata palese con Christian Dussey: il direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) aveva dato a Viola Amherd la sua disponibilità a rimanere fino a marzo 2026. Pfister ha invece voluto cambiare subito: Serge Bavaud entra in carica già il 1. novembre.

«Cercavo determinazione»
Cercavo due personalità che avessero determinazione, ha sottolineato Pfister. Per l’Esercito, ha voluto scegliere tra gli alti ufficiali superiori (dal grado di brigadiere in su). «Grazie alla sua formazione e alle sue attività di perfezionamento professionale, al suo percorso professionale e alla sua esperienza pluriennale in veste di alto ufficiale superiore in diverse funzioni, il divisionario Benedikt Roos soddisfa nel migliore dei modi i requisiti necessari per ricoprire la funzione», ha spiegato il Consiglio federale, annunciando la nomina del 60.enne divisionario (che viene promosso al grado di comandante di corpo) e attuale comandante delle Forze terrestri.
«Non è il tempo di fare analisi, ma di agire», ha messo subito in chiaro il futuro capo dell’Esercito, affermando di voler rafforzare la capacità di difesa della Svizzera. Non solo al suolo, ma anche nei cieli (l’F-35A rimane infatti uno dei dossier principali, così come i droni), «in un frangente in cui all’orizzonte si addensano nuvole nere», ha avvertito il 60.enne basilese.

Priorità in materia di acquisti
I candidati finali (dai sei iniziali), sono passati a tre ( i divisionari Roos, Rolf André Siegenthaler e Raynald Droz). Nonostante la vasta esperienza di condotta, si tratta della scelta giusta? Abbiamo girato la domanda a Michele Moor, presidente della Società Svizzera degli Ufficiali (SSU). «Sì, è la scelta giusta», ci spiega, elencando gli elementi a favore di Roos: ufficiale professionista quasi da sempre (un aspetto spesso contestato a Süssli, che proveniva dal settore privato), esperienza di condotta, attitudine positiva e una grande considerazione all’interno e all’esterno dell’Esercito.
Oltre a ciò, per Moor è anche «positivo il fatto che provenga dalle truppe dei carri armati. Potrà dunque riportare il giusto equilibrio al tema, dopo che l’Esercito si è dedicato molto a ciber e droni, che rimangono tuttavia aspetti importanti».
A differenza di Thomas Süssli, al vertice dell’Esercito torna «un forte rappresentante delle truppe da combattimento». In questi tempi di incertezza in materia di politica di sicurezza, ciò rappresenta un vantaggio per l’esercito», ci spiega invece Stefan Holenstein, colonnello SMG e presidente dell’Associazione delle società militari svizzere (ASM), l’organizzazione che conta una trentina di organizzazioni militari per un totale di quasi 100 mila membri.
«Si tratta di un’ottima scelta. Ma non siamo in grado di valutare se sia la scelta migliore. Partiamo dal presupposto che la commissione di selezione (vedi sotto, ndr) abbia svolto il proprio compito in modo professionale», afferma Holenstein, che però avverte: «Ci aspettiamo che sappia stabilire in modo corretto e chiaro le priorità in materia di acquisti», oltre a convincere «con urgenza ed efficacia la popolazione, ma anche la politica a Berna, dell’assoluta necessità di un forte esercito di milizia. Ha ancora molto lavoro da fare. Per lui è una grande opportunità, ma anche un rischio di fallimento».

I Cantoni non sono soddisfatti
E l’intelligence? Il servizio informativo sta attraversando un (turbolento) periodo di trasformazione. All’insofferenza di molti dipendenti del SIC si sono aggiunte le critiche da parte dei Cantoni. Dal 1. novembre, Serge Bavaud riprendendo le redini da Dussey (che lascerà però a fine dicembre, anziché fine marzo come previsto) è chiamato a ristabilire la fiducia internamente ed esternamente, partner internazionali compresi.
«Il SIC non è in crisi, ma ci sono delle sfide da affrontare. Tutti i servizi di intelligence sono confrontati con problemi. È normale averli. Bisogna trattarli e stabilire delle priorità», ha tenuto a sottolineare Bavaud, già denominato «Monsieur Crises», poiché esperto di gestione delle crisi. Il 52.enne friburghese – scelto anche tramite un’agenzia di cacciatori di teste – ha già individuato le sue priorità: migliorare la soddisfazione dei circa 500 collaboratori, promuovere la cooperazione con i Cantoni e stabilizzare i contatti con i servizi partner esteri.

Norman Gobbi: «Roos ha grandi competenze»
All’assessment finale sono arrivati in tre. A spuntarla sugli altri, come visto, è stato Benendikt Roos. Perché? Che cosa ha avvantaggiato il basilese? Lo abbiamo chiesto a Norman Gobbi, membro della commissione incaricata dal consigliere federale Martin Pfister di trovare il successore di Thomas Süssli. «I profili erano diversi, con accenti diversi», spiega Gobbi al CdT. «Ciò che ha fatto propendere la commissione per Roos sono state da un lato le sue competenze militari, elemento fondamentale, dall’altro le sue competenze sociali poliedriche. Non da ultimo, il suo percorso formativo». Roos, a differenza del suo predecessore, ha infatti svolto la carriera militare. «Süssli è arrivato dall’esterno mentre Roos ha fatto tutto il percorso all’interno dell’esercito», ricorda ancora il consigliere di Stato. «È un punto fondamentale, perché conosce l’intera struttura in un momento in cui bisogna sviluppare l’esercito sia per quanto riguarda gli armamenti, sia per quanto riguarda le risorse». Gobbi, che in passato ha avuto modo di conoscere Roos in alcune occasioni, lo descrive come «una persona che ama il contatto umano, il dialogo, e ha una spiccata capacità di relazione anche con le autorità». Ma, come spiega il consigliere di Stato, Roos non sarà solo. «È un primus inter pares, è il presidente della direzione dell’esercito che comprende i responsabili dei vari settori. Roos è un buon direttore d’orchestra, e questo ha sicuramente pesato nella scelta». Con la nomina del nuovo capo dell’esercito, si chiude un’era piuttosto turbolenta. Negli anni, a Süssli e Viola Amherd sono giunte parecchie critiche. Roos saprà essere un «comunicatore» migliore? «Credo che sarà il responsabile del dipartimento a portare – più che in passato – il messaggio politico». Insomma, Roos avrà compiti forse meno appariscenti del suo predecessore, ma le responsabilità – condivise con la direzione dell’esercito – delle sfide che attendono la sicurezza svizzera saranno molto importanti. «Perché l’esercito funzioni e riesca a rispondere alle sfide che ci attendono, tutti i settori dovranno funzionare», conclude Gobbi.

Da www.cdt.ch

Il Consiglio federale nomina Benedikt Roos nuovo capo dell’esercito

Il Consiglio federale nomina Benedikt Roos nuovo capo dell’esercito

Comunicato stampa DDPS

Nella sua seduta del 12 settembre 2025 il Consiglio federale ha nominato il divisionario Benedikt Roos nuovo capo dell’esercito dal 1° gennaio 2026 con contemporanea promozione al grado di comandante di corpo. Il 60enne Benedikt Roos succede al comandante di corpo Thomas Süssli, che lascerà la carica di capo dell’esercito il 31 dicembre 2025.

Il futuro capo dell’esercito Benedikt Roos, attinente di Basilea (BS), è entrato a far parte del Corpo degli istruttori nel 1997 in qualità di ufficiale di professione e da allora è stato impiegato in diverse funzioni nell’esercito. Dal 2003 al 2004 ha assolto una formazione presso l’US army command and general staff college di Fort Leavenworth (USA). Nel 2013 Benedikt Roos ha conseguito, parallelamente all’attività professionale, il Master of Advanced Studies in Security Policy and Crisis Management presso il Politecnico federale di Zurigo. Dal 1° febbraio 2013 ha ricoperto il ruolo di capo Organizzazione di condotta Difesa / capo Gruppo di stato maggiore del capo dell’esercito. Con effetto dal 1° gennaio 2018 è stato sostituto del comandante / capo di stato maggiore / comandante del corso di formazione alla condotta «unità» presso la Scuola centrale dell’Istruzione superiore dei quadri dell’esercito (ISQE). Il 1° luglio 2018 il Consiglio federale lo ha nominato comandante della brigata meccanizzata 11, con contemporanea promozione al grado di brigadiere. Dal 1° gennaio 2022 Benedikt Roos è stato impiegato come capo Pianificazione dell’esercito e sostituto del capo dello Stato maggiore dell’esercito, mentre dal 1° gennaio 2024 ha ricoperto la funzione di comandante della Scuola centrale. Dal 1° agosto 2024 è stato nominato comandante delle Forze terrestri, con contemporanea promozione al grado di divisionario.

Per rioccupare la funzione di capo dell’esercito, il capo del DDPS ha istituito una commissione incaricata della selezione. Tale organo è composto dal segretario generale del DDPS Daniel Büchel (presidente), dal consigliere di Stato Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato del Cantone Ticino, direttore del Dipartimento delle istituzioni e membro del comitato direttivo della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP), dalla consigliera di Stato Karin Kayser-Frutschi, direttrice del Dipartimento di giustizia e di sicurezza del Cantone di Nidvaldo e presidente della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP), dal consigliere di Stato Vassilis Venizelos, direttore del Dipartimento della gioventù, dell’ambiente e della sicurezza del Cantone di Vaud, dal divisionario Melchior Stoller, consulente di politica militare del capo del DDPS, dal comandante di corpo pr S Dominique Andrey, presidente dell’Associazione svizzera di storia e scienze militari e Associate Fellow presso il Centro di politica di sicurezza di Ginevra ed ex consulente di politica militare del capo del DDPS nonché da Marc Siegenthaler, segretario generale supplente del DDPS e capo Risorse DDPS.

Il capo dell’esercito si assume la responsabilità complessiva della condotta dell’esercito e dirige il settore dipartimentale Difesa composto dallo Stato maggiore dell’esercito, dal Comando Operazioni, dal Comando Istruzione, dalla Base logistica dell’esercito e dal Comando Ciber.

Durante il processo di selezione è emerso che grazie alla sua formazione e alle sue attività di perfezionamento professionale, al suo percorso professionale e alla sua esperienza pluriennale in veste di alto ufficiale superiore in diverse funzioni, il divisionario Benedikt Roos soddisfa nel migliore dei modi i requisiti necessari per ricoprire la funzione in questione. In particolare, dispone di elevate competenze a livello di organizzativo, sociale e di condotta, fatto che lo mette in condizione di affrontare conflitti in modo diretto e orientato alle soluzioni. Grazie al suo modo di fare autentico e orientato al futuro nonché al suo carisma sarà in grado di rappresentare l’esercito in modo credibile sia verso l’interno che verso l’esterno.

(Immagine: www.vtg.admin.ch)

Successione del capo dell’esercito: il consigliere federale Martin Pfister designa una commissione incaricata della selezione

Successione del capo dell’esercito: il consigliere federale Martin Pfister designa una commissione incaricata della selezione

Comunicato stampa del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS)

Per la ricerca della persona che succederà al capo dell’esercito, il consigliere federale Martin Pfister ha designato un’ampia commissione incaricata della selezione.
La commissione valuterà le candidature idonee e le sottoporrà al capo del DDPS. La nomina sarà effettuata dal Consiglio federale.

Nella commissione siederanno le seguenti persone:

  • Daniel Büchel, segretario generale del DDPS (presidenza)
  • Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato della Repubblica e Cantone Ticino, direttore del Dipartimento delle istituzioni, membro del comitato direttivo della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP)
  • Consigliera di Stato Karin Kayser-Frutschi, direttrice del Dipartimento di giustizia e di sicurezza del Cantone di Nidvaldo, copresidente della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP)
  • Consigliere di Stato Vassilis Venizelos, direttore del Dipartimento della gioventù, dell’ambiente e della sicurezza del Cantone di Vaud
  • Divisionario Melchior Stoller, consulente di politica militare del capo del DDPS
  • Comandante di corpo pr S Dominique Andrey, presidente dell’Associazione svizzera di storia e scienze militari e Associate Fellow presso il Centro di politica di sicurezza di Ginevra, ex consulente di politica militare del capo del DDPS
  • Marc Siegenthaler, segretario generale supplente del DDPS e capo Risorse DDPS

La nomina di un successore si svolge in conformità alle istruzioni del 28 novembre 2014 sulla nomina dei quadri di grado più elevato da parte del Consiglio federale e alle istruzioni del DDPS del 21 febbraio 2020 per la preparazione di nomine di alti ufficiali superiori all’attenzione del Consiglio federale.
Come per la successione del direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), anche il posto del capo dell’esercito non verrà messo a pubblico concorso.
La cerchia di persone che può essere presa in considerazione per la nomina si limita agli alti ufficiali superiori, ossia ai comandanti di corpo, ai divisionari e ai brigadieri

(Immagine: www.vbs.admin.ch)

«L’anno più pericoloso per il Paese sarà il 2027»

«L’anno più pericoloso per il Paese sarà il 2027»

Il capo dell’Esercito, Thomas Süssli, ospite del Rotary Club Locarno: «La situazione è tesa» Per garantire la sicurezza servirebbero circa 50 miliardi di franchi, di cui 13 entro i primi sette anni Oggi mancano equipaggiamenti, munizioni ed effettivi – Esclusa una possibile adesione alla NATO

Su una scala da 1 a 10, quanto è preparata la logistica dell’Esercito in caso di guerra? « Più o meno al livello 3 ». Così ha risposto, solo pochi giorni fa, il capo della Base logistica Rolf Siegenthaler in un’intervista alla NZZ am Sonntag. Un anno fa, il capo dell’Esercito Thomas Süssli aveva detto senza mezzi termini che le forze armate elvetiche avrebbero potuto resistere solo poche settimane in caso di conflitto.
La Svizzera non è pronta. Lo stesso Süssli l’ha ribadito ieri all’Hotel Belvedere, ospite del Rotary Club Locarno, ricordando che l’Esercito deve tornare a essere in grado di difendersi. Il capo dell’Esercito ha illustrato la situazione geopolitica mondiale, ricordando che anche la Cina – e non solo la Russia – è osservata con attenzione. Tra il 1990 e il 2010 la Svizzera ha potuto beneficiare dei cosiddetti «dividendi della pace», ma dal 2022 la situazione è cambiata. E la minaccia è aumentata. «L’anno più pericoloso per il nostro Paese sarà il 2027», ha spiegato Süssli, poiché è quando ci sarà la differenza maggiore tra la possibile minaccia e la preparazione (ad esempio delle forze aeree) dell’Esercito.

Mancano materiali e sistemi
Dopo anni di impieghi a favore delle autorità civili e di appoggio a manifestazioni (come le gare di Coppa del mondo di sci), anche i soldati – in particolare di fanteria – devono tornare a esercitarsi su un compito centrale: difendere. Non manca solo l’istruzione, ma anche munizioni, sistemi di combattimento moderni e materiali (solo un terzo dei soldati oggi può essere completamente equipaggiato, non ci sono nemmeno abbastanza giubbotti di protezione).
Molti dei cosiddetti «sistemi d’arma» sono quasi alla fine del loro ciclo di vita e devono essere sostituiti. Un esempio, per l’artiglieria, sono gli obici blindati M109 acquistati nel 1968. Verranno presto sostituiti – se il Parlamento dà il via libera al credito – dal moderno sistema tedesco AGM (Artillery Gun Module) su Piranha IV della ditta KNDS Deutschland.
Per quanto riguarda gli armamenti e l’istruzione, Süssli ha detto chiaramente che è necessaria una cooperazione con la NATO. «Ma nessuno, nell’esercito, vuole l’adesione », ha tenuto a sottolineare.

Il prezzo della sicurezza
Ma qual è il prezzo della sicurezza? Il Consiglio federale sta procedendo a tagli per miliardi di franchi in svariati settori. Eppure, le spese per la difesa saranno aumentate gradualmente nel corso dei prossimi anni. L’obiettivo è di raggiungere l’1% del PIL entro il 2032. Così ha deciso il Parlamento lo scorso dicembre, dopo numerosi stravolgimenti fra chi chiedeva di anticipare questo obiettivo al 2030 e chi di ritardarlo al 2035. Per Thomas Süssli, per un esercito in grado di garantire la difesa del Paese, servirebbero circa 50 miliardi di franchi da qui al 2040 circa, di cui 13 entro i primi sette anni. «Entro il 2032 riusciremo a mettere in pratica quel che abbiamo iniziato ora», ha assicurato Süssli. «Ma l’anno più pericoloso, per noi, sarà ben prima », ha ammonito.

Sette progetti problematici
A fine gennaio, il capo dell’Esercito, la «ministra» della Difesa Viola Amherd e il capo dell’armamento Urs Loher avevano organizzato un incontro con la stampa per parlare di sette progetti (per un costo stimato in 19 miliardi di franchi) definiti «problematici »: dagli ormai noti droni israeliani (che stanno accumulando ritardi su ritardi), al sistema di sorveglianza dello spazio aereo C2Air, passando anche da alcuni progetti informatici e di digitalizzazione.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 12 febbraio 2025 del Corriere del Ticino

“Un ponte per iniziare la ricostruzione”

“Un ponte per iniziare la ricostruzione”

Norman Gobbi evidenzia il lavoro del nostro Esercito

L’impiego dell’Esercito per far fronte all’emergenza in Vallemaggia si sta rivelando ancora una volta decisivo. Infatti, proprio in queste ore di domenica i militi del battaglione d’intervento d’aiuto in caso di catastrofe dovrebbero apprestarsi ad appoggiare e assicurare il nuovo ponte provvisorio di Visletto, un manufatto che permetterà in prima battuta il transito anche dei veicoli pesanti sino a 32 tonnellate. E solo Dio sa quanto bisogno abbiamo in alta Valle di tutti i mezzi per proseguire un intervento di messa in sicurezza prima e di recupero poi nelle zone trasfigurate dalla furia delle acque”. In questi termini si esprime il Consigliere di Stato, Norman Gobbi, sempre a stretto contatto in questi giorni con i responsabili militari delle operazioni che consentiranno di aprire il provvisorio ponte a Visletto. 

L’apertura del ponte sarà caratterizzata da due fasi. Nella prima verrà data priorità assoluta al passaggio dei mezzi pesanti che, come sottolineato, permetteranno di intervenire per eseguire le opere necessarie. Durante questo periodo rimarrà normalmente in funzione il ponte che già attualmente consente il passaggio dei veicoli leggeri. Saranno mantenute le modalità di frequenza sin qui decise e applicate dallo Stato maggiore regionale di condotta. Nella seconda fase, invece, il ponte sarà aperto a tutti i veicoli, indistintamente e il traffico verrà regolato tramite un impianto semaforico e da personale presente in loco”, precisa il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Intanto Comuni, associazioni, enti e privati si stanno mobilitando per sostenere le azioni di raccolta fondi a favore delle regioni colpite dal maltempo. “Un moto di solidarietà di grande spessore, quello che sta caratterizzando tutto il Ticino, tutte e tutti i ticinesi. È sicuramente una constatazione che fa bene al cuore, dopo il dolore per quanto avvenuto in Alta Vallemaggia e prima in Mesolcina. Per questo vorrei ringraziare tutte e tutti per quanto sinora fatto e per quello che ancora saranno in grado di fare. Lo dico anche quale presidente dell’Associazione Ticino Sociale, che ha subito lanciato la raccolta “Aiutiamo una Valle a rialzarsi #forzavallemaggia”. Davvero un GRAZIE a chi ha già contribuito e un GRAZIE anticipato a chi lo vorrà fare nel corso dei prossimi giorni”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 21 luglio 2024 de Il Mattino della domenica

Esercito: mancano soldi per miopia politica

Esercito: mancano soldi per miopia politica

La notizia della mancanza di un miliardo all’Esercito non è passata inosservata. Ma le cause non sono da ricondurre a una cattiva gestione finanziaria dei vertici militari, bensì alla miopia politica della Berna federale. Infatti, la situazione a livello di politica di sicurezza sta peggiorando continuamente: i politici federali non garantiscono all’Esercito i fondi sufficienti per gli investimenti previsti nei prossimi anni per avere delle forze armate credibili. Gli appelli al Parlamento federale affinché rispetti il principio costituzionale della difesa nazionale sono rimasti inefficaci, ed è ormai chiaro che mancano circa 11,7 miliardi di franchi svizzeri per raggiungere la capacità di difesa attesa. L’obiettivo dichiarato dell’1% del prodotto interno lordo (PIL) da destinare a favore della difesa entro il 2030 deve essere rivisto e soprattutto applicato politicamente. È necessaria una politica finanziaria che consideri i bisogni di un Paese che deve rimanere libero e sicuro, nel rispetto dei due principi costituzionali – difesa nazionale e freno all’indebitamento.

Attorno a noi i Paesi esteri reagiscono prontamente ai cambiamenti geopolitici: gli Stati aderenti alla NATO hanno infatti l’obiettivo del 2% del PIL a favore della difesa. L’Austria (membro non NATO come la Svizzera) sta raddoppiando la spesa per arrivareall’1,5% del PIL entro il 2027 (attualmente registrano anche loro un 0,7% del PIL per le spese militari, come la Svizzera). Il Bundestag tedesco ha approvato un fondo speciale di 100 miliardi di euro per la Bundeswehr. E in Svizzera? L’Esercito ha dovuto accettare importanti tagli di bilancio in passato, le cui gravi lacune di capacità tecnico-militare stanno diventando evidenti. 24 sistemi principali raggiungeranno la fine della loro vita utile nei prossimi anni e dovranno essere sostituiti. Se la Svizzera esitasse, ci sarebbero lacune a livello di sistemi d’armamento, un aumento dei costi aggiuntivi per prolungare i sistemi ormai desueti, un’attesa prolungata per l’acquisto di nuovi sistemi e un gap di sicurezza preoccupante per il nostro Paese.

Sappiamo che la Confederazione deve riequilibrare le finanze. Ma come? Tenendo conto dei due principi costituzionali (difesa nazionale e freno al debito), il Parlamento e il Consiglio federale devono trovare un modo per recuperare risorse a favore dell’esercito nel bilancio finanziario. La sicurezza del Paese non deve essere messa in pericolo! È quindi tempo che la Confederazione stabilisca delle priorità.

Una delle priorità più importanti deve essere quella di garantire che l’Esercito sia nuovamente in grado di difendersi e di adempiere al suo mandato costituzionale di difesa nazionale. Ne va del nostro Paese, ne va della nostra libertà armata.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e vicepresidente Alleanza Sicurezza Svizzera

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 3 febbraio 2024 del Corriere del Ticino

Divisione territoriale 3, è il momento del cambio al vertice

Divisione territoriale 3, è il momento del cambio al vertice

Ha avuto luogo sul passo del Lucomagno, durante una suggestiva e tradizionale cerimonia militare, il cambio della guida della divisione territoriale 3. Il divisionario Lucas Caduff ha infatti rimesso il comando che, dal 1° luglio, passerà al brigadiere Maurizio Dattrino, che verrà contemporaneamente promosso al grado di divisionario. Caduff ha rimesso lo stendardo della divisione al suo superiore, il capo del comando operazioni – comandante di corpo Laurent Michaud, che lo ha successivamente riposto nelle mani di Dattrino.
Caduff, che ha ricoperto questo incarico negli ultimi sette anni, ha commentato: «Ogni bella esperienza giunge al termine». Alla fine del mese di luglio andrà al beneficio della pensione.
La divisione territoriale 3 è una grande unità il cui settore coincide con i confini politici dei cantoni Uri, Svitto, Zugo, Grigioni e Ticino. Non è un caso che la cerimonia del trapasso del comando si sia tenuta sul passo del Lucomagno, alla presenza di autorità militari, politiche e dello stato maggiore della divisione. La Valle di Blenio e la Surselva storicamente hanno rappresentato una delle roccaforti del Ridotto Nazionale del Generale Guisan. Inoltre il luogo, in qualità di confine fra la Svizzera romancia e il Canton Ticino, ben rappresenta il passaggio fra il sursilvano Caduff e il ticinese Dattrino.
«Lascio al mio successore una divisione in buona salute» aggiunge Caduff. «So che non ci si aspetta che dica altro, ma le prove di questa mia convinzione le ha mostrate lo scorso anno l’esercitazione internazionale ‘ODESCALCHI’, durante la quale le truppe subordinate alla divisione territoriale 3 hanno dimostrato la loro competenza e preparazione».
Dattrino conosce bene l’unità che andrà a comandare: in passato ne è stato infatti il capo operazioni e il capo dell’impiego sussidiario di sicurezza a favore del Canton Grigioni durante il WEF di Davos. «Sono felice che il Consiglio Federale e il Capo dell’Esercito mi abbiano concesso l’onore di essere il prossimo comandante della divisione territoriale 3. Non vedo l’ora di continuare l’ottimo lavoro dei miei predecessori, fra i quali non possono non ricordare l’ultimo comandante ticinese: il compianto divisionario Roberto Fisch».

Da www.tio.ch

(Immagine: Terzaghi /div ter 3)

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 29 giugno 2023 de Il Quotidiano

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Maurizio Dattrino nuovo comandante della divisione territoriale 3

Dal primo luglio sostituirà il divisionario Lucas Caduff alla testa delle forze militari congiunte dei cantoni Uri, Svitto, Zugo, Grigioni e Ticino.
Sul passo del Lucomagno durante una suggestiva e tradizionale cerimonia militare, il divisionario Lucas Caduff ha rimesso il comando della divisione territoriale 3. Dal 1. luglio il testimone passerà al brigadiere Maurizio Dattrino, che verrà contemporaneamente promosso al grado di divisionario. «Ogni bella esperienza giunge al termine». Sono queste le parole utilizzate dal divisionario Caduff per sintetizzare gli ultimi sette anni della sua attività professionale quale ufficiale di carriera dell’Esercito svizzero. Alla fine del mese di luglio andrà al beneficio della pensione.
Nel corso di una tradizionale cerimonia, oggi pomeriggio il divisionario ha rimesso lo stendardo della divisione al suo superiore, il capo del comando operazioni – comandante di corpo Laurent Michaud, che lo ha successivamente riposto nelle mani del brigadiere Maurizio Dattrino, che dal 1. luglio sarà alla testa della grande unità il cui settore coincide con i confini politici dei cantoni Uri, Svitto, Zugo, Grigioni e Ticino.
Non è un caso se la cerimonia del trapasso del comando della divisione territoriale 3 si è tenuta sul passo del Lucomagno, alla presenza di autorità militari, politiche e dello stato maggiore della divisione. Seppur non di importanza strategica come l’asse del San Gottardo, la Valle di Blenio e la Surselva, storicamente hanno rappresentato una delle roccaforti del Ridotto Nazionale del Generale Guisan. L’occhio allenato di chi transita sulla strada del passo può ancora oggi individuare le desuete postazioni protette a ridosso dell’ospizio. «Sono felice che il Consiglio Federale e il Capo dell’Esercito mi abbiano concesso l’onore di essere il prossimo comandante della divisione territoriale 3. Non vedo l’ora di continuare l’ottimo lavoro dei miei predecessori, fra i quali non possono non ricordare l’ultimo comandante ticinese: il compianto divisionario Roberto Fisch» ha sottolineato il futuro divisionario Dattrino che da quando entrerà in servizio sarà il più alto graduato ticinese. Alla cerimonia sul Passo del Lucomagno ha anche presenziato il consigliere di Stato Norman Gobbi.
Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 30 giugno 2023 del Corriere del Ticino