Accordo «Riserva di stima ormai esaurita»

Accordo «Riserva di stima ormai esaurita»

Dal Corriere del Ticino del 4 aprile 2016

Norman Gobbi se la prende con Jacques de Watteville: «Le richieste del Ticino sono state finora disattese» Clima rovente su casellario giudiziale e albo dei padroncini – Le ultime battute da presidente del Governo

Anche nei suoi ultimi giorni da presidente del Governo, Norman Gobbi non le manda a dire e spara le ultime cartucce nel ruolo che da mercoledì passerà nelle mani del collega Paolo Beltraminelli. La reazione, raccolta dal Corriere del Ticino, fa seguito al dibattito di venerdì sera a Malnate, dove il capo della delegazione italiana nelle trattative con la Svizzera Vieri Ceriani ha spiegato ai frontalieri il nuovo Accordo sull’imposizione fiscale, parafato da Italia e Svizzera lo scorso 22 dicembre e che sostituirà quello in vigore dal 1974. La speranza con il nuovo accordo è che il mercato del lavoro svizzero diventi meno attrattivo. Ma c’è la sensazione che la nuova imposizione non rappresenterà un deterrente sufficiente: i frontalieri saranno chiamati sì a pagare anche le tasse in Italia, ma il loro regime resterà comunque meno pesante rispetto ai connazionali che non varcano il confine: «Il timore che avevamo è stato confermato l’altra sera da Ceriani, che ha stimato circa il 15% di aggravio sulle imposte dei frontalieri, che non si traducono nei circa 600 milioni ipotizzati che avrebbero permesso di fare un po’ di ordine sul mercato del lavoro. E a maggior ragione ora si giustificano le richieste del Ticino, che sono comunque state disattese a livello di imposte alla fonte». La doccia fredda sul moltiplicatore è arrivata l’8 marzo scorso: il Ticino non potrà più applicare il moltiplicatore al 100% per l’imposta alla fonte dei frontalieri, ma sarà fissato dal Consiglio federale tramite un meccanismo definito media ponderata fissato in un’ordinanza. Il Ticino perde così 16 milioni di franchi all’anno. Riguardo alle compensazioni chieste a Berna per Gobbi finora «è mancata la componente di soddisfazione politica e finanziaria».

I 20 milioni attinti dalla perequazione finanziaria intercantonale proposti da Maurer vengono percepiti come una sorta di contentino per tacitare il Ticino e fare in modo che tolga l’obbligo di presentazione, per residenti e frontalieri, dell’estratto del casellario giudiziale, che costituisce un ostacolo sulla strada della ratifica dell’accordo, che dovrà essere approvato dal Parlamento dei due Paesi. Ceriani non ha mancato di ricordare che la richiesta del casellario giudiziale è discriminatoria, mentre per l’Albo antipadroncini chiederà un incontro chiarificatore con il segretario di Stato Jacques de Watteville, sul quale Gobbi è ormai diretto e schietto: «Su di lui ormai non ho più alcuna riserva di grande stima». Rispondendo a Ceriani il presidente del Governo sottolinea: «Mi dimostri che con il casellario non ho permesso l’accesso al mercato da parte di un frontaliere, salvo chi aveva reati penali importanti. È una misura di sicurezza. L’albo degli artigiani serve invece ad arginare il lavoro nero, Ceriani è ministro delle finanze, dovrebbe essere favorevole perché così gli artigiani italiani che entrano in Ticino pagheranno il dovuto all’erario italiano». Per Gobbi non vanno persi di vista i veri obiettivi: «Qui si vuole il panino, il cioccolatino e anche il soldino. Mi sembra che alla fine si sta perdendo d’occhio una cosa, ossia che oggi il Ticino dà lavoro a 70.000 famiglie in Italia e questo deve avere un peso politico, che va riconosciuto».

Black list e 9 febbraio
Ceriani durante il dibattito ha anche toccato temi che esulano l’Accordo fiscale. Sull’applicazione del voto del 9 febbraio ha sottolineato che «solo con una soluzione eurocompatibile verrà ratificato l’accordo sull’imposizione fiscale. La clausola di salvaguardia si discosta dalla road-map». Dimostrazione per Gobbi «di come i nostri si sono fatti gabbare». Sul discorso black list, stralciate in seguito all’adeguamento da parte della Svizzera allo standard OCSE sullo scambio di informazioni, Ceriani ha sollevato l’interesse soprattutto da parte del Ticino di poter accedere al mercato italiano, accesso che dovrebbe essere garantito con la reciprocità inserita nell’accordo. Per Gobbi il Ticino «è il cantone più esposto su questo aspetto e quando mi si richiama la solidarietà confederale faccio fatica a capire dove sia la solidarietà in senso inverso. È come 40 anni fa: l’Accordo del 1974 era poco interessante per il Ticino, che pagò addirittura i ristorni retroattivi sulle imposte dei frontalieri poiché il trattato venne siglato nel 76. Allora l’interesse era poter esportare il formaggio svizzero in Italia. Oggi c’è quello delle banche, che però stanno riducendo i posti di lavoro».
Scaramucce tra PLR e Lega
Intanto al Mattino della domenica non è sfuggita la lettera inviata dalla Divisione delle contribuzioni a Berna con il parere tecnico favorevole sul nuovo Accordo. Il Mattino ha definito quella del DFE una «calata di braghe». E non è nemmeno tardata la risposta del PLR: «Lorenzo quadri si è dimenticato di dire che la lettera è stata condivisa con il Governo e che Maurer, rappresentante dell’UDC alleato della Lega, è sceso appositamente in Ticino per difendere l’accordo».

La frustrazione per la nuova imposizione passa da Malnate a Lavena Ponte Tresa
È stato un weekend di protesta contro il nuovo Accordo sull’imposizione fiscale quello dei lavoratori frontalieri che sabato pomeriggio a partire dalle 14 hanno sfilato sul lungolago tra Lavena e Ponte Tresa, sostando anche per qualche istante in dogana. Duecento i presenti al FrontalierDay, come è stato definito dall’Associazione frontalieri Ticino che aveva promosso la manifestazione su Facebook. Tutt’altra cosa invece la serata dibattito svoltasi a Malnate: circa 700 i presenti accorsi per ascoltare il capo della delegazione italiana nelle trattative con la Svizzera Vieri Ceriani . Organizzato dai sindacati ticinesi e italiani UNIA, OCST, USS Ticino e Moesa, CGIL, CISL e UIL Frontalieri, l’incontro al Palazzetto dello sport ha registrato il tutto esaurito. Di fronte a una platea vivacemente ostile Ceriani ha spiegato in sintesi il nuovo regime impositivo dei lavoratori frontalieri, che da esclusivo diventa concorrente. Ossia i frontalieri verranno tassati anche nel loro Paese di residenza, che dedurrà quanto pagato in Svizzera. Un discorso tecnico che non è piaciuto al pubblico: «Non si capisce niente», dicono alcuni, «vogliamo sapere quanto dobbiamo pagare», chiedono altri. E Ceriani alla fine ha rivelato: «L’aggravio dipende da tanti fattori, ma in media pensiamo si aggiri intorno al 15-20%». Il capo della delegazione ha ricordato che dall’imposta italiana verrà dedotto quanto già pagato in Svizzera e che verrà mantenuta la franchigia di 7.500 euro. I sindacati stanno però già facendo pressione sulla politica per fare in modo che nella Legge di ratifica dell’Accordo questa venga aumentata. I responsabili dei frontalieri di UNIA Sergio Aureli e di OCST Andrea Puglia hanno inoltre sottolineato le difficili condizioni di lavoro dei frontalieri. «Occorre introdurre la deduzione del terzo pilastro e il riconoscimento degli ammortizzatori sociali, in particolare la disoccupazione, in Svizzera», ha detto Aureli. Insomma, l’accordo così come viene delineato ai sindacati non va bene. Altro aspetto sollevato dal segretario generale UIL Frontalieri Pancrazio Raimondo è «l’allungamento del tempo d’adeguamento al nuovo regime, che da 10 anni deve passare ad almeno 15». E Ceriani ha anche ricordato che «l’Accordo probabilmente non entrerà in vigore prima del 2019, quindi stiamo parlando della dichiarazione del 2020». Con la nuova imposizione poi i ristorni verranno cancellati. Infine il rappresentante dei lavoratori frontalieri del Consiglio generale degli italiani all’estero Mirko Dolzadelli ha posto l’accento in particolare su due aspetti: «Il Ticino deve rendersi conto che senza frontalieri non ha futuro», ma ha altresì ricordato ai lavoratori di non intraprendere una battaglia solitaria per non inimicarsi i loro vicini di casa che non varcano il confine e che non godono di alcune deduzioni.

Visita di cortesia del Console generale di Svizzera a Milano

Visita di cortesia del Console generale di Svizzera a Milano

Da Ticinonews.ch del 16 marzo 2016
Il rappresentante a Milano della Confederazione ha incontrato il Governo ticinese

Oggi a Bellinzona il Consiglio di stato ticinese ha ricevuto la visita di cortesia da parte del Console generale di Svizzera a Milano.
Felix Baumann ha incontrato Gobbi e colleghi già durante la mattinata. L’incontro ha permesso di discutere alcuni argomenti d’attualità.

Un “Canaletto” in sicurezza tra Italia e Svizzera

Un “Canaletto” in sicurezza tra Italia e Svizzera

Un dipinto raffigurante una veduta del Canal Grande di Venezia attribuito alla Scuola del celebre pittore Antonio Canal detto il Canaletto, ma che potrebbe essere anche opera del grande maestro, è stato consegnato oggi dalla Polizia cantonale presso il Centro di cooperazione di polizia e doganale (CCPD) di Chiasso ai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Monza, affinché possa essere riconsegnato al legittimo proprietario. 

L’opera d’arte, oggetto di una appropriazione indebita risalente al 2005, era stato sequestrato nel maggio del 2010 a Chiasso nell’ambito di una domanda di assistenza giudiziaria internazionale nei confronti di diverse persone, per titolo di associazione per delinquere, truffa, ricettazione e riciclaggio. 

Accertato come anche in Svizzera tali persone erano sospettate di aver commesso dei reati, una procedura autonoma era stata aperta dal Ministero Pubblico del Canton Ticino. Presso uno spedizioniere di Chiasso e in una abitazione secondaria a Maroggia erano stati messi sotto sequestro diversi dipinti di artisti famosi, fra i quali opere di Picasso, El Greco, Tintoretto, Toulouse-Lautrec, Goya, Gino Rossi, Canaletto ed altri. 

A distanza di oltre un decennio, accertato come il dipinto fosse oggetto di una appropriazione illecita e cresciute in giudicato le varie sentenze delle autorità italiane e svizzere, è stato quindi formalmente dissequestrato a favore del legittimo proprietario.

Canton Ticino e Regione Lombardia: incontro ufficiale

Canton Ticino e Regione Lombardia: incontro ufficiale

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha incontrato oggi a Milano il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. La riunione ha permesso di riaffermare i cordiali e costanti rapporti istituzionali e di affrontare diversi temi di comune interesse, secondo lo spirito della Dichiarazione d’intesa tra i due territori.

I Presidenti di Ticino e Lombardia hanno tenuto oggi il primo degli incontri bilaterali che a cadenza annuale – come previsto dall’accordo firmato a Como il 16 giugno 2015 – permetteranno di valutare lo stato della cooperazione istituzionale. All’incontro hanno preso parte, per il Cantone, anche il Cancelliere dello Stato Giampiero Gianella e il Delegato cantonale per i rapporti transfrontalieri e internazionali Francesco Quattrini. In un clima cordiale e franco, i Presidenti si sono informati su vari temi e progetti di comune interesse regolati dalla Dichiarazione d’intesa, tra i quali le infrastrutture e la mobilità transfrontaliera, la sicurezza, la navigazione e la gestione delle acque italo-svizzere. In generale, sono stati sottolineati i forti vincoli tra Ticino e Lombardia, auspicando un rafforzamento del dialogo e della collaborazione.

La riunione ha inoltre consentito di discutere anche alcuni temi d’attualità, come il rinnovo dell’Accordo sulla fiscalità dei lavoratori frontalieri del 1974, le chiusure notturne di alcuni valichi doganali secondari e la recente modifica normativa che ha introdotto in Ticino un albo delle imprese artigianali, in vigore dallo scorso 1. febbraio. A quest’ultimo proposito, la Regione Lombardia ha preso atto del carattere non discriminatorio della misura; è stato ad ogni modo concordato che la Regio Insubrica servirà da luogo di discussione e monitoraggio del tema.

I presidenti hanno infine posto l’accento sull’importanza di mantenere un dialogo costante, in particolare grazie alle istituzioni transregionali di cui Ticino e Lombardia fanno parte, come il Programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera 2014/2020 (Interreg), la Comunità di lavoro Regio Insubrica – di cui la regione Lombardia è diventata recentemente membro – e la Strategia per la Macroregione alpina (Eusalp), ufficialmente lanciata il 25 gennaio scorso in Slovenia.

Incontro italo-svizzero in materia di sicurezza transfrontaliera

Incontro italo-svizzero in materia di sicurezza transfrontaliera

Nel corso della giornata odierna il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha incontrato a Milano il Console generale di Svizzera Massimo Baggi nonché alti funzionari italiani e della Confederazione appartenenti a enti preposti alla sicurezza. L’incontro – promosso e organizzato dal Console generale di Svizzera a Milano – ha permesso di riunire per la terza volta le Autorità elvetiche e della vicina penisola operanti nell’ambito della sicurezza che hanno avuto l’occasione di confrontarsi su temi e strategie operative messe in atto da entrambe le parti nell’ambito del coordinamento della lotta alla criminalità transfrontaliera.

Durante la riunione sono stati trattati diversi temi tra cui, in particolare, quello della collaborazione in materia di lotta al terrorismo. Tutti i presenti hanno condiviso l’importanza di dotarsi di un efficiente sistema di scambio di informazioni per poter coordinare le attività in questo ambito.

Inoltre, nel corso della mattinata, è stata pure condivisa la necessità di intensificare la collaborazione da entrambe le parti per far fronte al fenomeno della migrazione, che negli scorsi mesi ha impegnato in modo importante le forze dell’ordine a ridosso della fascia di confine.

Altro tema rilevante emerso è stato quello dell’intensificazione e dell’ottimizzazione della collaborazione interforze sulla fascia di confine avvenuta negli scorsi anni. Prova ne è la recente Operazione DUOMO della Polizia cantonale, effettuata in collaborazione con la Polizia di Stato italiana e le Guardie di confine, che ha portato all’arresto a Castelrotto di sei pericolosi rapinatori.

Infine, è stato pure approfondito l’aspetto della sicurezza nel corso di Expo 2015. A questo proposito il Presidente del Governo Norman Gobbi ha espresso soddisfazione per il dispositivo di sicurezza messo in atto dalle forze dell’ordine italiane che ha permesso di gestire al meglio l’importante afflusso di persone che quotidianamente hanno visitato la manifestazione.

In futuro saranno organizzati con regolarità ulteriori incontri, sia a livello strategico che operativo, tra forze dell’ordine svizzere e italiane, per incentivare e migliorare il dialogo attraverso lo scambio di informazioni. L’obiettivo è quello di coordinare azioni volte a contrastare la criminalità che non conosce confini.

Per la delegazione italiana hanno partecipato Michele Sinigaglia (Vice Questore Vicario di Milano), Vincenzo Coppola (Comandante Interregionale Carabinieri Pastrengo, Milano), Giuseppe Zafarana (Comandante regionale Guardia di finanza per l’Italia nord-occidentale) e Tullio Mastrangelo (Comandante della Polizia locale di Milano). Per la Svizzera, oltre a Norman Gobbi (Presidente del Consiglio di Stato), hanno preso parte all’incontro Pietro Lazzeri (Ministro dell’Ambasciata Svizzera a Roma), Jean-Daniel Pitteloud (Addetto di Polizia federale all’Ambasciata Svizzera a Roma), Massimo Baggi (Console generale di Svizzera a Milano), Elisa Canton (Console generale aggiunto di Svizzera a Milano) e Giovanni Capoferri (Responsabile II Reparto di Gendarmeria di Lugano).

Esercizio ODESCALCHI, fatto il punto della situazione

Esercizio ODESCALCHI, fatto il punto della situazione

Si è svolto lunedì 2 novembre a Mendrisio, presso l’hotel Coronado, un incontro tra le forze civili e militari, svizzere e italiane, che saranno impiegate dal 19 al 22 giugno del prossimo anno nell’esercizio ODESCALCHI, nel corso del quale verrà simulato un incidente ferroviario chimico nella zona di Chiasso, causato da una collisione tra un locomotore di manovra e un convoglio che trasporta materiale chimico.

Nel corso dell’incontro sono stati presentati i dettagli organizzativi circa l’evoluzione dell’esercizio – e le strategie di comunicazione ad esso correlate – al Consigliere di Stato e presidente del Governo ticinese Norman Gobbi, al Comandante della regione territoriale 3, divisionario Marco Cantieni, al Prefetto di Como Bruno Corda e al Capo di Stato Maggiore di COMFODINORD, generale di brigata Tommaso Vitale.

L’esercizio ODESCALCHI permetterà di sviluppare e mettere alla prova la collaborazione tra autorità civili e militari svizzere e italiane. “L’obiettivo principale dell’esercizio è quello di creare i presupposti per una coordinazione e una valorizzazione delle sinergie a livello internazionale, tra i vari partner di primo intervento chiamati in causa”. ODESCALCHI prevede inoltre la messa in pratica dei dettami della convenzione internazionale che, fra le altre cose, regola l’assistenza reciproca in caso di catastrofi naturali o dovute all’attività dell’uomo.

A livello cantonale sarà messo in atto uno stato maggiore di condotta e sarà questa l’occasione per implementare i diversi meccanismi di gestione e di coordinazione con i vari partner, sia sotto il profilo dell’interventistica, sia sotto quello della comunicazione, con la verifica della cellula di comunicazione di crisi, “un’entità che racchiude personale specializzato di tutti i Dipartimenti dell’amministrazione cantonale e che ha quale compito principale quello di garantire alla popolazione un’informazione continua e puntuale”.

Il presidente del Governo del Ticino: “Con Schengen più criminali. Un muro in dogana? Serve una frontiera fisica”

Il presidente del Governo del Ticino: “Con Schengen più criminali. Un muro in dogana? Serve una frontiera fisica”

Da Il Giorno l Intervista a Norman Gobbi: “Chiudiamo di notte i valichi minori”

Frontiere da sorvegliare contro la criminalità d’importazione. Non ha dubbi Norman Gobbi, direttore del dipartimento delle Istituzioni e presidente di turno del Consiglio di Stato, il governo del Ticino, sul futuro da dare al Cantone a noi confinante.

Gobbi, nella recente operazione Duomo la Polizia cantonale in collaborazione con quella italiana ha arrestato sei persone che, stando alle accuse, stavano per assaltare un portavalori. Come giudica, anche alla luce di questo episodio, la collaborazione fra forze di polizia italiane e ticinesi?

“La collaborazione è buona e l’esito positivo dell’operazione Duomo ne è la dimostrazione. La creazione di un Centro di cooperazione transfrontaliera di polizia e doganale nel 2008 derivante dal relativo Accordo tra la Svizzera e Italia si è rivelata di fondamentale importanza per gestire questo genere di situazioni dove la chiave del successo è principalmente la comunicazione e lo scambio di informazioni tra Polizia di Stato, la Polizia del Canton Ticino e il Corpo delle guardie di confine svizzere”.

Secondo lei quale è il livello di sicurezza in Canton Ticino?

“Nell’ambito della sicurezza non ci si può mai dire completamente soddisfatti. Come ripeto di frequente, la sicurezza è un bene primario che occorre garantire ogni giorno a tutti i cittadini. Per questo motivo non bisogna mai abbassare la guardia e continuare a impegnarsi per accrescere sia la sicurezza oggettiva che quella percepita dalla popolazione, perché le statistiche criminali non dicono tutto. In ogni caso il livello di sicurezza nel Canton Ticino, migliorato in questi ultimi anni, è da ritenersi buono, in particolare se confrontato alle realtà delle Province italiane con le quali il Cantone confina”.

Ritiene che i cosiddetti “frontalieri della rapina” siano un fenomeno in crescita oppure ridotto a livello fisiologico? E se lo giudica in crescita, quali sono i motivi principali di questa escalation?

“Il fenomeno dei criminali transfrontalieri si è acuito in maniera preoccupante quando la Svizzera ha aderito allo Spazio Schengen e all’Accordo sulla libera circolazione delle persone, i quali comportano l’impossibilità di compiere controlli sistematici delle persone alle frontiere. Questo aspetto, unito a un aumento generalizzato della criminalità nel Nord Italia negli ultimi anni, ha quindi portato nel Canton Ticino a una crescita di rapine e di furti, crescita che cerchiamo di arginare in maniera efficace anche con la collaborazione fra le forze dell’ordine italiane e quelle ticinesi”.

Giudica efficaci le misure di sicurezza adottate a livello federale per tenerlo sotto controllo? E quelle messe in campo dall’Italia per impedire che criminali operanti su suolo italiano agiscano in Ticino?

“Innanzitutto occorre precisare che in Svizzera la sicurezza e l’ordine pubblico, come pure la sovranità in materia di polizia, competono ai Cantoni. In questo senso, la strategia da me promossa negli ultimi anni sta dimostrando la sua efficacia. Questa politica di sicurezza in un Cantone di confine deve essere in ogni caso accompagnata da alcune misure che competono esclusivamente al Governo federale. Una di queste è quella relativa alla chiusura notturna dei valichi secondari nel Canton Ticino, di frequente utilizzati dai criminali transfrontalieri; una misura che spero venga presto attuata dalle autorità federali svizzere in collaborazione con quelle italiane”.

Crede sia stato un errore aderire a Schengen? Tornerebbe indietro? E se sì, non crede che questa scelta possa avere riflessi negativi sull’economia del Cantone?

“Come ho indicato in precedenza, l’adesione della Svizzera allo Spazio Schengen ha implicato diverse problematiche, soprattutto dal profilo della sicurezza vista la diminuzione dei controlli delle persone alle frontiere oltre che sui costi di funzionamento. Gli Accordi di Schengen non vanno però confusi con i controlli doganali sulle merci; in questo contesto, un ripristino del controllo delle persone alle frontiere non avrebbe assolutamente alcuna relazione con l’economia del Canton Ticino, ma andrebbe a vantaggio della sicurezza sul territorio, combattendo in maniera più efficace il crimine transfrontaliero”.

Qualche anno fa il fondatore del suo partito, Giuliano Bignasca, con una provocazione lanciò l’idea di erigere un muro per mettere al riparo il Ticino dalla criminalità d’importazione, oggi sarebbe ancora una soluzione valida?

“L’idea di costruire un muro a difesa del Ticino è provocatoria ma nasconde però una realtà attuale oggi più che mai: con la libera circolazione delle persone siamo esposti a qualsiasi tipo di infiltrazione sul nostro territorio, da quella mafiosa ai topi d’appartamento. Solo ristabilendo una frontiera fisica, e non meramente geografica, si può controllare chi entra e chi esce da una nazione a beneficio della sicurezza di tutti i cittadini. Con fisicità non intendo quindi un muro, bensì controlli più intensi e mirati”.

Se avesse carta bianca quale provvedimento adotterebbe per primo per garantire maggior sicurezza ai ticinesi?

“Certamente il primo provvedimento che prenderei se fosse di mia competenza, poiché il più efficace e di rapida esecuzione, è quello di ripristinare i controlli sistematici delle persone ai valichi doganali”.

di CORRADO CATTANEO
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http://www.ilgiorno.it/varese/norma-gobbi-ticino-1.1417244

‘Più che un rapporto, una cronistoria’

‘Più che un rapporto, una cronistoria’

Da laregione.ch l “Più che un rapporto, quello del Consiglio federale è una cronistoria degli eventi tra Svizzera e Italia e delle loro relazioni”. Così il presidente del Consiglio di stato ticinese Norman Gobbi (Lega) liquida il rapporto pubblicato oggi dall’esecutivo federale e nel quale viene esaminata la situazione del cantone sudalpino.

Interpellato dall’ats, Gobbi afferma che il Consiglio federale “ha preso atto della situazione particolare del Ticino, ma purtroppo lo ha fatto in ritardo”: sarebbe stato più utile analizzare i punti sollevati dal cantone prima della firma dell’accordo sulla doppia imposizione con Roma e non ora. Dire che si è tenuto conto delle richieste del Ticino è “fuorviante”, ha aggiunto il consigliere di Stato: in realtà il rapporto è pieno di buoni propositi ma fornisce poche risposte.

Il rapporto di 23 pagine risponde a un postulato intitolato “Richiesta del Cantone Ticino. Situazione iniziale e prospettiva di sviluppo” presentato dalla Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati lo scorso febbraio e adottato dalle Camere in giugno. Esso incaricava il Consiglio federale di esporre le misure che ha deciso e deciderà successivamente per trattare i timori e le richieste del Cantone.

In sostanza, il rapporto indica che in materia di frontalieri, doppia imposizione con l’Italia nonché libera circolazione delle persone al Ticino non verrà accordato alcun tipo di statuto speciale. Il governo federale intende proseguire “l’intenso dialogo” con le autorità di Bellinzona per cercare soluzioni soddisfacenti per entrambe le parti. “La situazione nel Cantone Ticino è più critica che in altri Cantoni”, ammette in una nota odierna. Confederazione e Cantone – aggiunge il Consiglio federale – devono continuare a collaborare in maniera stretta per quanto riguarda i provvedimenti da adottare.

(foto: Gabriele Putzu – Ti-Press / Gabriele Putzu)

Operazione DUOMO nel Malcantone, arrestati sei pericolosi rapinatori

Operazione DUOMO nel Malcantone, arrestati sei pericolosi rapinatori

Poco prima delle 7.30 del 16.10.2015 a Castelrotto un’importante operazione della Polizia cantonale ha permesso di assicurare alla giustizia sei malviventi. L’operazione è stata effettuata in collaborazione con la Polizia di Stato italiana, Squadra mobile di Milano, che ha fornito importanti informazioni per fermare i criminali nonché con il Corpo delle Guardie di confine che ha assicurato il presidio delle frontiere. L’obiettivo dei rapinatori, di età compresa tra i 25 ed i 50 anni, tutti residenti all’estero, era un furgone portavalori di una ditta ticinese, che trasportava un ingente quantitativo di denaro. L’inchiesta è coordinata dal Procuratore pubblico Nicola Respini.

L’operazione, in atto da alcuni giorni e pianificata fin nei minimi dettagli, è nata grazie ad un’informazione giunta dalla Polizia di Stato italiana, che da tempo seguiva l’operato dei malviventi con numerosi precedenti penali in Italia per reati violenti legati a rapine. Dei professionisti del crimine, che non avrebbero esitato ad aprire il fuoco pur di raggiungere il loro fine. Da questa mattina erano attesi in Malcantone per rapinare un furgone portavalori. Al fronte ad attenderli numerosi agenti della Polizia cantonale nonché delle Guardie di confine che hanno assicurato la messa in atto di quanto pianificato negli ultimi giorni.

I rapinatori, a bordo di un’Audi, una Bmw e un furgone Fiat Ducato bianco, sono entrati poco dopo le 7.00 da un valico secondario sulla Tresa. Sin da subito sono stati presi in consegna dal dispositivo di polizia fino al fermo a Castelrotto, avvenuto alle 7.20 circa. Un fermo rapido e dinamico che ha permesso in poco istanti, e senza l’uso della forza, di stroncare sul nascere le velleità dei sei pregiudicati. A bordo dei veicoli sono state rinvenute delle armi nonché altro materiale da utilizzare per giungere al loro obiettivo.

Infine, si evidenzia che, ancora una volta, la collaborazione tra le forze dell’ordine operanti in Ticino e con gli inquirenti italiani ha portato ad un ottimo risultato permettendo di arrestare dei pericolosi malviventi attivi a livello transfrontaliero.

La squadra e il festival della riga

La squadra e il festival della riga

Da Corriere del Ticino, di Gianni Righinetti l Ancora pochi giorni e domenica conosceremo i nomi degli otto consiglieri nazionali eletti dai ticinesi per gli anni 2015-2019, mentre per la corsa al Consiglio degli Stati è fortemente probabile che ci voglia il ballottaggio, già in agenda il 15 novembre. Sta per calare il sipario sul secondo appuntamento con le urne di quel trittico che ogni quattro anni scompagina il cantone e fa registrare un’impennata di aperitivi (quelli che una volta si chiamavano comizi), mentre restano intramontabili i santini come pure non va mai in crisi l’ambizione di alcuni candidati che, pur di fronte a una mission impossible, tappezzano il Ticino di cartelloni ammiccanti e promettenti. Ma sognare è sempre legittimo.

Archiviate e ormai digerite le cantonali di aprile, presto finiranno tra i ricordi pure le federali e verrà avviata la macchina per le comunali di aprile 2016. Ma c’è da credere che non finirà lì perché in Ticino la campagna è permanente e l’attualità, politica o meno, non finisce mai di fornire argomenti che dal dibattito scivolano nello scontro. È però tempo di tracciare il bilancio della campagna d’autunno che ha fatto registrate pochi sussulti. La politica ha vissuto una stagione di confusione e omologazione, a conferma che ormai non c’è più una politica federale e una cantonale, ma tutto si mischia, si interseca, formando una matassa molto ingarbugliata. Se in aprile uno dei temi più gettonati era quello dei rapporti tra il Ticino e Berna, alle federali si è parlato tanto dello stesso argomento, ma sull’asse Berna-Roma, con i protagonisti cantonali a giocare un po’ a freccette con il Consiglio federale e la ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf. Si sono sentite molte critiche, legittime e sostenibili, mentre praticamente nulli sono stati i tentativi per trovare un guizzo, o quella quadratura del cerchio che spetta ai politici individuare per uscire dalle situazioni d’impasse. Il solo a dire ciò che molti ticinesi pensano è stato il presidente del Governo Norman Gobbi, pronto a chiedere l’abbandono del tavolo della trattativa con l’Italia, ma l’Esecutivo ha deciso di non seguirlo ritenendolo un colpo gobbo e bollando le sue dichiarazioni con un semplicismo di moda: «Ha parlato a titolo personale». Lo aveva fatto anche Manuele Bertoli dando eco al «rivotiamo» sul 9 febbraio nel ruolo di presidente, ora parla Gobbi. E domani a chi toccherà? Un Governo di concordanza che parla al singolare è ormai l’ultimo dei paradossi del nostro sistema. 

Per la corsa al Consiglio nazionale, mentre i partiti fanno sfoggio di termini quali fair play, squadra e qualsiasi cosa accada la risposta standard è «nell’interesse del partito», tra i candidati va ormai per la maggiore quello che si potrebbe definire il festival della riga, con molti sgambetti conditi con una buona dose di ipocrisia. Le regole del gioco sono chiare e messe nero su bianco: l’elettore che sceglie la scheda di un partito che ha deciso di schierare otto candidati, occupando tutte le caselle a disposizione, non ha molte alternative. 1) Vota scheda secca. 2) Riga uno o più candidati per assegnare voti preferenziali a candidati di altri partiti scrivendo di suo pugno numero e nome. 3) Riga uno o più candidati per doppiarne altri della stessa lista, attribuendo così un evidente vantaggio competitivo al prescelto. I partiti a gran voce chiedono di non disperdere preferenziali agli avversari, ma ai ticinesi il panachage piace eccome, un po’ per amicizia, stima o semplicemente perché la trasversalità all’interno dei partiti fa sì che, pur trovandosi sotto bandiere diverse, certi politici manifestino un credo molto simile, quando non fotocopia. La rigatura, detta anche «livragazione», è possibile solo per le federali, specificatamente per l’elezione del Consiglio nazionale; l’invito alla rigatura da parte dei candidati a svantaggio degli altri colleghi di lista si è fatto sempre più disinvolto. Un tempo il messaggio lo si faceva circolare in famiglia, tra le cerchie di amici o all’interno delle lobby per premiare i propri rappresentanti. Ma, se è vero che i muri sono fatti per essere abbattuti e le frontiere superate, oggi l’uso della riga viene promosso in gran scioltezza. I social network sono la cassa di risonanza usata in queste elezioni da un buon numero di candidati che si difendono affermando di non sollecitare la rigatura di qualcuno in particolare, bensì di descrivere in maniera asettica e inattaccabile come funziona il sistema di voto. Vero, ma quello che omettono di dire è un’altra semplice realtà. Per avere un reale e fattivo vantaggio non basta cancellare il cosiddetto «candidato riempitivo o alibi», ma il concorrente diretto per l’ambita poltrona. La riga in passato ha fatto vittime illustri ed è stata al centro di regolamenti di conti post elezioni. Anche se tutti parlano di squadra pare evidente che quello della riga sta diventando un festival senza quasi più freni inibitori.