Lotta alla Mafia: la Svizzera deve fare di più!

Lotta alla Mafia: la Svizzera deve fare di più!

Dal Mattino della Domenica del 22 aprile 2016
Importante incontro istituzionale a Roma con la Direzione Antimafia italiana

Nel corso della mia recente visita a Roma, insieme ad una delegazione ufficiale del Canton Ticino, ho avuto la possibilità di intrattenere importanti contatti istituzionali con alcune Autorità italiane, in cui sono stati approfonditi diversi aspetti che si rilevano fondamentali per il nostro Paese. Innanzitutto, in relazione al tema dei flussi migratori, i rappresentanti del Ministero dell’interno e del Ministero degli affari esteri mi hanno riferito le statistiche degli arrivi nei primi mesi del 2016, così come i probabili scenari futuri. Scenari che ho sottolineato immediatamente alle Autorità federali, chiedendo che siano intraprese delle azioni concrete per difendere la frontiera ticinese, che rappresenta la Porta-Sud della Svizzera. Provvedimenti necessari in particolare in un momento delicato come quello che stiamo vivendo attualmente, con la chiusura della via Balcanica che implicherà uno spostamento dei flussi verso l’Italia e di riflesso verso il nostro Cantone.

Ed è sempre in ottica di accrescere la sicurezza sul nostro territorio che si è inserito l’interessante incontro avuto a Roma con il Generale di Divisione della Direzione Antimafia italiana Nunzio Antonio Ferla. Interessante poiché la Mafia costituisce un fenomeno che tocca purtroppo da vicino anche il nostro Paese, come dimostrano i recenti arresti di alcuni presunti membri di una cosca della ’ndrangheta, la Mafia calabrese, i quali si aggiungono a quelli effettuati nell’agosto 2014 a Frauenfeld, sempre inerenti alla medesima cosca. Episodi che devono farci riflettere circa le possibili ramificazioni della criminalità organizzata in Svizzera; riflettere ma soprattutto agire alfine di contrastare con incisività questo fenomeno. Da questo punto di vista, l’Italia dispone di strumenti maggiormente efficaci per combattere la Mafia, sia a livello operativo che dal profilo delle leggi, molto più severe se confrontate con quelle svizzere. Un aspetto, quello della necessità di inasprire la nostra normativa, che ho evidenziato più volte e che ritengo essenziale alfine di poter combattere in maniera decisa le organizzazioni criminali.

Nell’incontro con la Direzione Antimafia italiana è pure emersa la notevole evoluzione conosciuta dalla Mafia nel corso degli anni rispetto ai cambiamenti della nostra società. La Mafia oggi infatti non è più quella di una volta ma tocca altri campi – dal settore finanziario alla ristorazione passando dalla socialità – cercando sempre di trarre il maggior guadagno possibile. Proprio per questo motivo la Svizzera deve fare di più! Dobbiamo infatti assolutamente dotarci di strumenti, in primo luogo nelle nostre leggi, che permettano di combattere efficacemente la Mafia, adattandoci ai suoi cambiamenti e andando a colpirla laddove fa più male, a cominciare dalle risorse, finanziarie e non, a sua disposizione. Un obiettivo che consentirà di incrementare la sicurezza sul nostro territorio e che presuppone pure la conoscenza approfondita delle persone che giungono nel nostro Paese. Una conoscenza favorita da misure come ad esempio quella riguardante l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale. Una misura straordinaria introdotta lo scorso aprile dal mio Dipartimento proprio allo scopo di accrescere, a seguito di alcuni gravi fatti accaduti nel nostro Cantone, la sicurezza del Ticino e di tutti i Ticinesi. Un bene primario che, quale Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sono chiamato a garantire a tutti i cittadini!

Norman Gobbi

La Svizzera teme un’invasione: militari per controllare il confine

La Svizzera teme un’invasione: militari per controllare il confine

Da IlGiornale.it l Se i flussi migratori dall’Italia aumenteranno 2mila uomini dell’esercito pronti a intervenire

L’emergenza migranti spaventa l’Europa. Se l’Italia si prepara ad una nuova ingente ondata di sbarchi e l’Austria ha deciso di mettere una barriera al valico del Brennero, ora anche la Svizzera cerca di premunirsi. Dopo la chiusura del corridoio balcanico e l’inasprimento dei controlli al confine tra Italia e Austria, la Svizzera si cautela tenendo pronti duemila militari da inviare lungo al confine nel corso dell’estate se la situazione dovesse precipitare.

Il piano è stato discusso nei giorni scorsi dal direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi e dal suo omologo federale Guy Parmelin che ha fornito rassicurazioni sulle misure da adottare. Il confine ticinese infatti potrebbe diventare molto caldo alla luce degli ultimi sviluppi specie se con la bella stagione gli arrivi di barconi sulle coste italiani si moltiplicheranno come da previsioni. Per questo è stato rivisto il piano ferie di duemila militari, appositamente sospeso in modo tale da tenere pronto un contingente di uomini da impiegare lungo il confine per coadiuvare gli agenti doganali nelle eventuali operazioni di filtraggio e smistamento. «L’esercito deve essere in grado di appoggiare le autorità civili nella gestione di una situazione straordinaria causata da un aumento del flusso migratori. Per tale ragione vengono adeguate le date di quattro corpi di truppa», si legge sul sito internet ufficiale dell’esercito della confederazione svizzera. Il piano al vaglio del governo elvetico prevede una suddivisione dei compiti tra Cantoni, dipartimenti e Comuni e sarà pronto a scattare nel momento in cui le richieste di asilo dovessero diventare troppe e quindi difficili da gestire.

Nessuna misura imminente quindi e nemmeno un allarme preciso o dettagliato. Solo la volontà da parte svizzera di non farsi cogliere impreparata in caso la situazione al confine si facesse complicata nel corso dei prossimi mesi. Soprattutto avere un piano concreto ed efficace per l’identificazione, la registrazione e l’accoglienza dei profughi anche in caso di forte afflusso. «Vogliamo evitare che i profughi siano costretti a trascorrere la notte sotto i ponti», ha detto il consigliere di Stato bernese Hans-Jürg Käser. Riguardo all’utilizzo dell’esercito, Käser spiega che il compito dei militari sarebbe esclusivamente di supporto alle guardie di confine e di gestione delle attività di logistica e trasporto.

«Nei giorni lavorativi della scorsa settimana si sono presentate a Chiasso una cinquantina di persone; fra sabato e domenica 113. Serve un approccio adatto alla situazione», ha detto Gobbi, che ha espresso preoccupazione per quello che potrebbe accadere nel corso dell’estate. Lo scorso anno i richiedenti asilo in Svizzera sono stati 40mila ma la cifra potrebbe aumentare di molto. A preoccupare in particolare la chiusura della rotta balcanica che era stata finora utilizzata per i migranti in arrivo dal Medioriente, la barriera in fase di costruzione al valico del Brennero con una sorta di recinzione lunga 250 metri ed annessi controlli molto più accurati sui mezzi in transito ed anche, o soprattutto, l’incremento degli sbarchi in Italia. Con l’estate infatti è previsto l’arrivo di migliaia di profughi dal Nord Africa e il confine svizzero potrebbe diventare la porta principale dei migranti verso il Centro Europa.

Matteo Basile, http://www.ilgiornale.it/news/politica/svizzera-teme-uninvasione-militari-controllare-confine-1248796.html

L’importanza di difendere la Porta-Sud della Svizzera

L’importanza di difendere la Porta-Sud della Svizzera

Dal Mattino della Domenica del 17 aprile 2016
Flussi migratori: l’estate 2016 si profila calda e dovremo farci trovare pronti 

Tutti noi abbiamo ancora ben impresse nella nostra mente le immagini dell’emergenza migratoria dell’estate del 2015, quando il Ticino è stato confrontato con una notevole pressione causata in particolare dalle decisioni prese dagli Stati a noi confinanti, che hanno reso il Ticino l’unica porta aperta verso il nord dell’Europa. Uno scenario preoccupante che potrebbe ripetersi nel 2016, con una portata se possibile ancora maggiore. Sì perché gli scenari prospettati dalla Confederazione non sono propriamente quelli previsti dall’Italia. Nella scorsa settimana ho avuto modo di discutere a Roma di questa tematica con alcuni rappresentanti del Ministero degli affari esteri e del Ministero dell’interno dello Stato italiano, i quali mi hanno confermato che nei primi mesi del 2016 il numero dei migranti è fortemente aumentato rispetto all’anno scorso; una tendenza che porterebbe al raddoppio degli arrivi rispetto al 2015. Dati che confermano tutte le mie preoccupazioni, che ho di recente portato all’attenzione del Consiglio federale e degli altri Cantoni. Il rischio è concreto, in particolare a seguito della chiusura della via balcanica. Un rischio per il quale occorre prendere delle misure al fine di prevenire delle ripercussioni negative sul nostro territorio.

Crisi reale, risposte concrete

Non si tratta affatto di falso allarmismo, ma di essere pronti a gestire situazioni di emergenza e di crisi reali; situazioni che devono essere assolutamente anticipate poiché, una volta che esse si verificano, risulta infatti essere troppo tardi. In quest’ottica, è fondamentale adoperarsi per difendere quella che, come non smetterò mai di ripetere, rappresenta la Porta-Sud della Svizzera. Per questo motivo sono soddisfatto della disponibilità dimostrata dal Dipartimento della difesa diretto dal Consigliere federale Parmelin, che ha deciso di adeguare la date dei corsi di ripetizione di alcune formazioni militare allo scopo di poter appoggiare le Autorità civili nelle gestione dell’emergenza migratoria. Un supporto essenziale, a prova della comprensione da parte del Consigliere federale UDC delle problematiche cui il nostro Cantone è confrontato. Inoltre, è pure importante che, sulla spinta delle preoccupazioni del nostro Cantone sottolineate alle Autorità federali, sia stato previsto nella pianificazione che la Segreteria di Stato della migrazione operi anche durante il fine settimana, che rappresenta il periodo più caldo durante il quale si registra il maggior numero di arrivi al nostro confine.

Non solo preparare l’accoglienza, anche studiare misure drastiche

L’aspetto fondamentale è che al centro di queste discussioni vi sia sempre la tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico del nostro Paese e di tutti i cittadini, messa a repentaglio da queste situazioni d’emergenza. Situazioni che purtroppo non possono essere risolte con il solo buonismo. Per questo mi sono rivolto più volte ai Consiglieri federali titolari dei dossier specifici chiedendo spiegazioni, prese di posizione e misure concrete, tra cui anche l’intensificazione dei controlli alla frontiera sui migranti e altre misure per frenare l’afflusso dei migranti verso la Svizzera. Giovedì scorso, nell’ambito della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia è stata riconosciuta la bontà delle mie riflessioni, visto che altri colleghi hanno risposto positivamente alle nostre proposte. Un passo nella giusta direzione, ma chiederò a Berna ancor di più affinché la Svizzera non rimanga l’unica porta aperta per i migranti dal Mediterraneo verso il Nord Europa. Per la sicurezza del Ticino e dell’intera Svizzera, per il benessere dei nostri cittadini.

17Norman Gobbi

Gobbi in Piemonte per frontalieri e lago

Gobbi in Piemonte per frontalieri e lago

Da La Regione del 16 aprile 2016

AlpTransit, Lago Maggiore (livelli e navigazione), ma anche frontalierato – Sono alcuni dei temi affrontati a Verbania in un incontro tra il Consigliere di Stato Norman Gobbi e il presidente della Regione Sergio Chiamparino, accompagnato dal vice Aldo Reschigna.

AlpTransit, Lago Maggiore (livelli e navigazione), ma anche frontalierato. Sono alcuni dei temi affrontati ieri nel corso dell’incontro a Verbania tra il consigliere di Stato Norman Gobbi, il delegato cantonale per i rapporti transfrontalieri e il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, accompagnato dal suo vice Aldo Reschigna. La riunione ha permesso alle delegazioni di affrontare alcuni elementi distintivi del rapporto fra i due territori, che si è andato molto rafforzando negli ultimi due anni.

L’obiettivo della giornata era – come si legge in una nota stampa giunta da parte ticinese – “identificare temi adatti a una collaborazione interregionale, in modo da aggiornare la Dichiarazione d’intenti sottoscritta nel lontano 1999”. Per quanto riguarda le infrastrutture e i trasporti, è stata salutata con favore da entrambe le delegazioni l’apertura della nuova galleria ferroviaria AlpTransit nel San Gottardo. Sul tema della navigazione sul Lago Maggiore è stato discusso il rinnovo dell’attuale concessione ed è stata considerata l’idea di riattivare la Commissione italo-svizzera per la regolazione del Lago Maggiore. La questione del livello minimo sta facendo parecchio discutere soprattutto oltre frontiera, dove il Verbano viene visto anche come un’importante riserva idrica per far fronte ai periodi di siccità estiva.

Le due delegazioni hanno poi affrontato alcuni temi di attualità, fra i quali il nuovo regime fiscale per i lavoratori transfrontalieri, “considerato come l’accordo raggiunto a dicembre 2015 fra Italia e Svizzera andrà a modificare la normativa del 1974”. Gobbi ha inoltre illustrato gli obiettivi e la portata della Legge sulle imprese artigianali approvata dal Gran Consiglio.

È stata pure esaminata la proposta elvetica di un accordo sulla gestione degli inerti, alla quale il Piemonte è in linea di massima favorevole, ed è stato infine valutato lo stato di avanzamento dei programmi di cooperazione e scambio nei settori della cultura e del turismo, e l’attuazione dei programmi di cooperazione transfrontaliera Svizzera-Italia nell’ambito di Interreg 2014/2020, dello Spazio Alpino e della Macroregione Alpina Eusalp.

Flüchtlingskrise: Tessiner Polizeidirektor Norman Gobbi dankbar für Hilfe der Armee

Flüchtlingskrise: Tessiner Polizeidirektor Norman Gobbi dankbar für Hilfe der Armee

Da Blick.ch l “Panzergrenadiere an die Grenze” Das Tessiner Grenzwachtkorps verzeichnete letzte Woche 169 irreguläre Grenzübertritte. Allein am Samstag und Sonntag hätten etwa 100 Flüchtlinge die Grenze zum Schweizer Südkanton überquert, so der Tessiner Sicherheitsdirektor Norman Gobbi. Er hält sich derzeit in Italien auf, um sich über die aktuelle Lage zu informieren.

Gemäss seinen Informationen sind in diesem Jahr bereits 50 Prozent mehr Flüchtlinge nach Italien gekommen als in der Vorjahresperiode. «Bei meinem Besuch in Rom erklärten mir Regierungsvertreter, Italien befürchte eine Verdopplung der Migrationszahlen von 2015», so Gobbi. Dies werde nicht ohne Folgen für die Schweiz bleiben. Vor allem, wenn Österreich den Brennerpass schliesst. «Weil Frankreich seine Grenze de facto schon dicht gemacht hat, ist die Schweiz dann das einzige Tor nach Nordeuropa», sagt Gobbi.

Lob für Parmelin

Das Tessin bereitet sich auf die kommenden Monate so gut als möglich vor. Und hofft auf Unterstützung durch den Bund. Gobbis Lob findet vor allem sein Parteikollege Guy Parmelin. «Ich bin Bundesrat Parmelin sehr dankbar, dass er bereit ist, die Grenzregionen mit der Armee zu unterstützen», sagt Gobbi, der seit letztem Herbst nicht nur der Lega, sondern auch der SVP angehört.

Damit spricht Gobbi Parmelins Entscheid an, die Armee bei einem Flüchtlingsansturm an der Südgrenze einzusetzen. Deswegen werden vier WKs in den Hoch- und Spätsommer verschoben. In jener Zeit rechnet man mit dem grössten Anstieg von Asylsuchenden.

2000 Soldaten müssen Ferien verschieben

Für 2000 WK-Soldaten heisst es jetzt: Ferien verschieben, Arbeitgeber informieren, sich auf eine komplett neue Lage einstellen. Betroffen sind die Grenadiere und Pänzeler des Panzerbataillons 18 aus der Romandie, das Militärpolizeibataillon 1, das sich von allen Truppengattungen am besten mit grenzpolizeilichen Aufgaben auskennt, das Ostschweizer Panzersappeurbataillon 11 und das Katastrophenhilfebataillon 2, das Zeltlager aus dem Boden stampfen kann. Gross ist die Auswahl an Verbänden ohnehin nicht. Im Sommer finden in der Regel keine WKs statt.

Bisher hat die Armee allerdings erst Bereitschaft signalisiert. Sie hat noch keinen Hilfeschrei, keine Anfrage und keinen Auftrag erhalten. Weder vom Grenzwachtkorps noch vom Kanton Tessin.

Tadel für Sommaruga

Laut Gobbi sollen die Soldaten einerseits helfen, die Migranten zu betreuen. Wichtiger ist ihm jedoch der Grenzschutz: «Die Infanteriebattaillone sollten das Grenzwachtkorps unterstützen und vor allem die grüne Grenze sichern», fordert er. Er werde nochmals beantragen, die Grenze zu schliessen.

Weniger zufrieden ist Gobbi mit Justizministerin Simonetta Sommaruga. «Es wäre dringend nötig, die Empfangszentren rund um die Uhr mit Mitarbeitern des Staatssekretariats für Migration zu besetzen.» Flüchtlinge hielten sich nicht an Bürozeiten, erklärt er. Das zeige das letzte Wochenende.

http://www.blick.ch/news/schweiz/fluechtlings-krise-tessiner-sicherheitsdirektor-norman-gobbi-dankbar-fuer-hilfe-der-armee-panzergrenadiere-an-die-grenze-id4916198.html

Szwajcaria chce wysłać czołgi na granicę z Włochami z powodu napływu uchodźców

Szwajcaria chce wysłać czołgi na granicę z Włochami z powodu napływu uchodźców

Da RP.pl l Szwajcaria rozważa rozmieszczenie batalionu czołgów na południowej granicy. To reakcja na zapowiedziane przez Austrię zamknięcie granicy z Włochami, aby zablokować napływ imigrantów z Italii.

Austria rozpoczęła budowę ogrodzenia na przełęczy Brenner, gdzie znajduje się granica włosko-austriacka. Na granicy mają też powstać punkty kontrolne. Przywrócenie kontroli na granicy ma zatrzymać napływ imigrantów z Włoch do Austrii.
Austriackie działania skrytykowali już Włosi, zareagowali też na nie Szwajcarzy. – Latem spodziewamy się znacznego wzrostu liczby uchodźców w Europie. Jeśli Austria zamknie przełęcz Brenner, jedyna droga na północ Europy z Włoch będzie biec przez Szwajcarię. Zanim to nastąpi, musimy pomyśleć o ochronie naszej granicy – powiedział Norman Gobbi odpowiedzialny za sprawy bezpieczeństwa w szwajcarskim kantonie Ticino.

W regionie tym stacjonuje liczący ok. 2 tys. żołnierzy batalion czołgów. Żołnierze batalionu zostali już poproszeni o przełożenie zaplanowanych urlopów na wypadek konieczności skierowania jednostki na granicę z Włochami.

Norman Gobbi przedstawił wyliczenia, z których wynika, że w ubiegłym tygodniu granicę pomiędzy Włochami a Szwajcarią nielegalnie przekroczyło 169 uchodźców. – Musimy zacząć przygotowywać się na falę uchodźców – dodał.
Po zamknięciu tzw. szlaku bałkańskiego zwiększyła się liczba uchodźców docierających do Włoch – w pierwszych miesiącach 2016 roku było ich o 50 proc. więcej niż przed 12 miesiącami. Włoski rząd spodziewa się, że w całym 2016 roku do Włoch przybędzie dwa razy więcej uchodźców niż w 2015 roku.

– Szwajcaria też musi liczyć się z konsekwencjami takiej sytuacji – podkreślił Gobbi.

http://www.rp.pl/Uchodzcy/304159901-Szwajcaria-chce-wyslac-czolgi-na-granice-z-Wlochami-z-powodu-naplywu-uchodzcow.html#ap-1

Swiss tank battalion could be sent to Italy border to stop ‘migrant onslaught’

Swiss tank battalion could be sent to Italy border to stop ‘migrant onslaught’

Da RT.com l Switzerland is prepared to put tanks on its border with Italy to deal with the European refugee crisis, Swiss media reports. A security director for one of the cantons said the nation must prepare for a possible “migrant onslaught.”

“We expect a significant increase in the number of refugees this summer. If Austria now closes off the Brenner Pass, Switzerland will become the only gateway to Northern Europe. Before that, we have to protect ourselves,” said Norman Gobbi, the security director of the Swiss Canton of Ticino, as quoted by Austrian newspaper Kronen Zeitung.

The Swiss region has some 2,000 soldiers of the Swiss Tank Battalion on standby, all of whom have been asked to postpone vacations in order to be available at short notice, Swiss daily Blick reported.

“The refugees mainly take routes outside of the official border crossings. We must prepare ourselves for a possible migrant onslaught,” Gobbi said, adding that 169 refugees have illegally crossed the border between Italy and Switzerland in the past week.

Gobbi’s statements come just one day after Austria’s defense minister, Hans Peter Doskozil, said that his country is prepared to close its border if Italy does not manage to bring the refugee crisis under control.

“We have to go on the offensive,” Doskozil said on Wednesday night, referring to tightened border controls. The statement was met with criticism from Italy.

It wasn’t the first time that Doskozil had made such a statement. Earlier in April, he said that Austria would deploy troops at its border checkpoint with Italy. The comment was met with protests from pro-refugee activists.

Since the beginning of the year, Italy has taken in more than 16,000 refugees – up from just over 10,000 during the same period of 2015, according to the Interior Ministry. Most were rescued from smugglers’ boats off the Libyan coast and brought ashore in Sicily by the Italian Coast Guard.

The dangerous crossing from North Africa to Sicily was the most popular route to Europe as the refugee crisis worsened in the early months of 2015, but the deteriorating situation in Libya and rise of a new smuggler train over the Aegean and through the Balkans tipped the scales to Greece by June 2015. However, refugees in Greece have been stuck there since February, after Macedonia and other Balkan countries closed their borders.

The situation in Greece and Italy are part of Europe’s wider refugee crisis, the worst since World War II. Over a million asylum seekers arrived to the continent in 2015, mostly from Syria, where a civil war has killed 250,000 people and displaced more than 12 million since 2011, according to UN figures.

The EU struck a deal with Turkey in March, under which illegal migrants reaching Greece from Turkey are returned. In response, the EU agreed to take in thousands of Syrian refugees directly from Turkey. However, the deal has since been criticized by human rights groups who have questioned whether Turkey is a safe place for migrants to be returned to. That skepticism was strengthened after Amnesty International revealed that Turkey has returned thousands of Syrian refugees to the war-torn country since mid-January.

https://www.rt.com/news/339737-switzerland-tanks-italian-border/

Flussi migratori: la posizione del Dipartimento delle istituzioni

Flussi migratori: la posizione del Dipartimento delle istituzioni

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha preso parte oggi a Berna alla Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e Polizia (CDDGP), durante la quale sono state discusse le misure da adottare per gestire il previsto aumento dei flussi migratori. Un tema che interessa direttamente il Canton Ticino e che desta forti preoccupazioni considerando il probabile ripetersi di una situazione straordinaria sulla frontiera con l’Italia.

Nel corso dell’incontro odierno sono state discusse la pianificazione e la suddivisione dei compiti tra Confederazione, Cantoni e Comuni. Si tratta di misure che potrebbero diventare operative nel caso in cui si verificasse una situazione di emergenza, ovvero al presentarsi di uno dei seguenti scenari:
1. 10 000 domande d’asilo in 30 giorni;
2. 10 000 domande al mese per tre mesi;
3. 30 000 attraversamenti irregolari delle frontiere nell’arco di pochi giorni.

Nelle scorse settimane il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha sollecitato a più riprese i Consiglieri federali Sommaruga, Maurer e Parmelin nel voler prestare attenzione alla situazione migratoria. Secondo gli scenari ipotizzati, infatti, è altamente probabile che si verifichi una situazione straordinaria al sud della Svizzera interessando in particolar modo il Canton Ticino.
Di fatto, gli arrivi di migranti attraverso il Mediterraneo in Sud Italia hanno fatto registrare una forte impennata nei primi tre mesi del 2016 passando dai circa 11mila del 2015 18mila; tendenza confermata anche nel mese in corso, dove nell’aprile 2015 approdarono 16’063 persone mentre nei soli primi 12 giorni del 2016 gli arrivi sono stati ben 22’140.

A questo proposito si rammenta che a livello cantonale il Dipartimento delle istituzioni collabora con profitto unitamente ai servizi del Dipartimento della sanità e della socialità nell’affrontare attivamente e preventivamente le misure da adottare su suolo ticinese. Tutto ciò a stretto contatto con il Corpo delle guardie di confine e la Segreteria di Stato della migrazione, allo scopo di gestire la situazione anche in caso di forti afflussi alla frontiera sud e garantire che lo svolgimento dei diversi compiti venga assolto in modo efficace.
Nei giorni scorsi il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto con soddisfazione della decisione del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) di adeguare le date dei corsi di ripetizione di alcune formazioni militari con la finalità di poter appoggiare le autorità civili nella gestione di un’eventuale situazione straordinaria. In questo senso, è stata mostrata una particolare sensibilità al problema dei flussi migratori recependo anche le preoccupazioni manifestate dal Canton Ticino a riguardo.

Il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha quindi potuto oggi esprimere durante i lavori della Conferenza le preoccupazioni del Ticino all’attenzione della Consigliera federale Simonetta Sommaruga, nonché delle colleghe e dei colleghi degli altri Cantoni presenti. Preoccupazioni che sono state recepite, ad esempio prevedendo nella pianificazione in caso d’urgenza che la Segreteria di Stato della migrazione operi anche durante il fine settimana (periodo nel quale si registrano per il momento il maggior numero di arrivi a Chiasso); inoltre la proposta, già formulata peraltro dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni, di voler valutare scenari per un’intensificazione dei controlli alla frontiera sui migranti e per altre misure per frenare l’afflusso dei migranti è stata condivisa da diversi Cantoni, portando la CDDGP a scrivere prossimamente una lettera al Consiglio federale con questa richiesta.

Roma ascolta il Ticino

Roma ascolta il Ticino

Da RSI.ch l “Il viaggio è stato positivo”. È un bilancio favorevole quello che il consigliere di Stato Norman Gobbi traccia al termine della prima giornata della trasferta romana che lo ha visto impegnato con il collega di Governo Christian Vitta in vari incontri con le istituzioni italiane per affrontare il rapporto tra il Ticino e l’Italia.

“Gli incontri ci hanno permesso di arricchire le nostre conoscenze, esporre le nostre visioni, spesso condivise”, rileva Norman Gobbi che domani, giovedì, lascerà Roma. Per Christian Vitta invece gli incontri nella capitale italiana proseguiranno: “Con un consigliere economico vicino a Renzi ho avuto la possibilità di presentare il modello di clausola di salvaguardia che il canton Ticino sta portando avanti, abbiamo sensibilizzato a livello svizzero, ora si tratta di sensibilizzare anche al di fuori dei confini nazionali”.

Al centro dell’agenda del titolare del dipartimento delle Istituzioni e di quello dell’Economia vi sono temi inerenti l’immigrazione, la sicurezza e il sistema fiscale su cui stanno condividendo informazioni ed esperienze. In mattinata Gobbi e Vitta hanno partecipato ai lavori della Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale presieduta da Giancarlo Giorgetti, hanno incontrato il consigliere Vieri Ceriani, capo negoziatore degli accordi fiscali per il ministero dell’Economia e Finanze e hanno avuto un colloquio con Amedeo Teti, dirigente generale del Ministero dello sviluppo economico.

“Abbiamo anche avuto un pranzo di lavoro con esponenti dei ministeri che si occupano di immigrazione – spiega Norman Gobbi – con lo scopo di capire quale sia la situazione reale in Italia perché quel che succede oggi in Italia, domani sarà una realtà anche al confine italo-svizzero di Chiasso. Qui abbiamo potuto discutere con chi ha una visione più ampia, come l’Organizzazione internazionale dell’immigrazione, che ci ha dato una visione su tutto l’arco del Mediterraneo”. Per il direttore del Dipartimento delle istituzioni significativo è stato anche l’incontro con la Direzione Antimafia.

Noemi La Barbera/alaNEWS

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Roma-ascolta-il-Ticino-7188644.html

Tre giorni romana per Gobbi e Vitta

Tre giorni romana per Gobbi e Vitta

Da La Regione del 13 aprile 2016

Fino a domani Norman Gobbi e Christian Vitta saranno a Roma per una serie di incontri istituzionali, invitati dalla commissione parlamentare italiana per l’attuazione del federalismo fiscale.

Economia, negoziati fiscali, migrazione e sicurezza. Ma anche incontri con personaggi svizzeri e italiani attivi su vari fronti: da quello militare a quello diplomatico. Senza negare un saluto a chi da centinaia d’anni difende il papa e la Città del Vaticano. Fino a domani i consiglieri di Stato Norman Gobbi e Christian Vitta saranno a Roma per una serie di incontri istituzionali. “Il viaggio dei rappresentanti del governo ticinese – tra martedì 12 e giovedì 14 aprile – è stato programmato a seguito dell’invito della Commissione parlamentare italiana per l’attuazione del federalismo fiscale”. Una commissione, si legge nel comunicato diramato ieri dal Consiglio di Stato, “che desidera raccogliere informazioni sul sistema elvetico, in vista di una possibile riforma che interessi le Regioni” italiane. La riunione dedicata a questo tema, si precisa nella nota stampa, avverrà nella Camera dei deputati di Palazzo San Macuto.

Cogliendo l’occasione offerta dalla riunione, Gobbi e Vitta parteciperanno inoltre a una serie di momenti istituzionali. Previsti in particolare incontri con l’ambasciatore svizzero a Roma Giancarlo Kessler e con il consigliere Vieri Ceriani, che rappresenta l’Italia del delicato negoziato fiscale con la Svizzera e che nelle scorse settimane su queste colonne aveva definito vantaggioso per il Ticino l’accordo trovato tra i due Paesi. I consiglieri di Stato potranno poi intrattenersi con il generale di Divisione Nunzio Antonio Ferla, della Direzione antimafia, con il colonnello Christoph Graf, comandante della Guardia svizzera pontificia, e con alcuni esponenti del parlamento italiano.