Lega: grande partecipazione ed entusiasmo al 1° agosto sul Monte Ceneri

Lega: grande partecipazione ed entusiasmo al 1° agosto sul Monte Ceneri

Quest’anno la Lega dei Ticinesi ha celebrato il Natale della Patria con l’abituale calore popolare sulla Piazza d’Armi del Monte Ceneri, confermando il profondo legame con la gente e con i valori che fondano la nostra Svizzera.
Durante la festa è stata presentata una nuova iniziativa per garantire i sussidi di cassa malati alle famiglie ticinesi e lanciata la campagna per l’iniziativa cantonale per una piena deduzione dei premi di cassa malati pagati dai Ticinesi.

Oltre 400 simpatizzanti hanno condiviso un momento di festa, uniti da spirito civico, energia e voglia di costruire insieme il futuro del nostro Cantone.

Dopo l’introduzione del Coordinatore cantonale Daniele Piccaluga, sono intervenuti i Consiglieri di Stato Norman Gobbi e Claudio Zali, affrontando con lucidità le sfide che ci attendono. Il Consigliere nazionale Lorenzo Quadri ha portato lo sguardo su Berna, ribadendo l’importanza di difendere una Svizzera forte, libera e vicina ai cittadini.

Nel corso dell’evento è stata anche presentata una nuova iniziativa popolare, proposta dal Vicecoordinatore e Granconsigliere Alessandro Mazzoleni, per affrontare con misure concrete l’annoso problema dei sussidi per i premi di cassa malati – una priorità per migliaia di famiglie ticinesi.

In vista di un autunno politico intenso, con in primis la votazione cantonale sull’iniziativa che chiede la deduzione fiscale totale dei premi di cassa malati e la votazione comunale contro l’introduzione sistematica del limite di 30 km all’ora sulle strade di Lugano, la Lega rinnova il suo impegno: restare al fianco della popolazione con idee chiare e azioni concrete, sempre nel solco dei valori svizzeri.

Con questo spirito, auguriamo a tutta la cittadinanza un buon 1° agosto: che il senso di appartenenza e di responsabilità verso il nostro Paese ci accompagni ogni giorno dell’anno.

Caro Attilio, semplicemente GRAZIE! 

Caro Attilio, semplicemente GRAZIE! 

Il “Conte Zio” non c’è più. Pensando al suo carattere e al suo rapporto con il l fratello minore Nano, mi viene in mente una relazione tra due poli opposti, ma che comunque non potevano esistere l’uno senza l’altro, in politica come in ditta.
I loro uffici in Via Monte Boglia si trovavano uno in fondo a sinistra e l’altro in fondo a destra del corridoio, con quello del Nano maniacalmente ordinato e quello di Attilio disordinatamente ricco di documenti.
Fuoco (Nano) e Acqua (Attilio), di carattere e personalità, tanto che Attilio per Nano era il “pompiere”. Ma in maniera più fine era anche un abile tessitore di alleanze in Gran Consiglio che hanno permesso di portare a casa molti progetti leghisti.

Costruttore Attilio lo era di professione. Incantavano i suoi racconti sui lavori svolti a Ginevra con la ditta e la posa di pietre naturali, oppure sul mega progetto in Africa per la replica della Basilica di San Pietro in Costa d’Avorio. Tanti, poi, i progetti realizzati sul territorio, che gli hanno permesso di affinare conoscenze e relazioni personali e che gli hanno consentito di tastare sempre il polso della gente in Ticino.

Nei suoi occhi splendeva l’acume di chi ha già visto o vissuto o che saprà già come andrà a finire. Quello sguardo che Attilio, quale arbitro, non mollava mai dal campo di calcio. Quella capacità di vedere oltre e di percepire anche cose che altri non vedevano o non volevano vedere. Pensiamo al caso CHIT SA, uno dei primi casi di padroncini italiani istallatisi sul territorio ticinese che hanno creato danni all’economia locale; oppure alla fase di costruzione del LAC, con la miriade di subappalti a ditte di padroncini e con la pietra naturale smacchiata arrivata dal Brasile. Il tempo anche qui gli è stato galantuomo.

Sin dall’inizio della Lega dei Ticinesi Attilio ha assunto ruoli istituzionali. Eletto per la prima volta nel 1991 in Gran Consiglio vi resterà ininterrottamente sino al 2015, assumendone la Presidenza nel 2002. Membro apprezzato della commissione gestione e finanze, era la memoria storica; memorabili erano i suoi documenti ormai datati che raccontavano le stesse cose che si ripetevano ad anni di distanza, confermando quel suo acume e immortale memoria. In Consiglio nazionale venne eletto nel 2003 e fece parte del gruppo parlamentare federale UDC; i suoi aneddoti sulle colazioni con il Consigliere federale Hans-Rudolf Merz, che soggiornava nello stesso albergo, testimoniavano la sua capacità naturale di tessere relazioni.
A fine 2009 annunciò le dimissioni da Palazzo federale, permettendomi di fare staffetta e di subentrargli nel 2010; un gesto più unico che raro in politica, quello di “saper mollare la cadrega”, a dimostrazione della sua grande umanità e della sua lealtà verso gli impegni presi, per i quali io personalmente e molti altri gli siamo riconoscenti. Fu anche Municipale ad Agno, dove la Lega poté prima entrare e poi raddoppiare la sua presenza nell’Esecutivo.

Nel 2013, con la scomparsa del fratello Nano, Attilio rispose presente. Assunse la conduzione della Lega con il ruolo di coordinatore, creando il gruppo dei“colonnelli” e portando poi il movimento al risultato migliore di sempre del 2015, sia a livello cantonale che federale. Sempre nel2013, poco dopo la scomparsa di Nano, festeggiò la conquista del sindaco a Lugano con Marco Borradori, e seppe gestire anche le varie successioni in Consiglio di Stato, conla perdita di Michele Barra in ottobre e lasuccessiva entrata di Claudio Zali. Nel 2016 la presenza leghista sul territorio crebbe ancora; sotto la sua conduzione raddoppiammo i nostri municipali e conquistammo diversi sindaci nei Comuni.

L’arrivo della malattia un anno fa lo allontanò dalla scena politica e si ritirò nell’affetto della famiglia, per passare più tempo con i suoi nipotini, come ebbe modo di dire. Attilio e Nano hanno avvicinato la politica alla gente e la gente alla politica; sono stati infatti bravi reclutatori di giovani e meno giovani che vogliono impegnarsi per la nostra gente e il nostro Paese. Attilio era tenace, umano, consapevole e orientato al fare. Questo suo modo di essere e di fare è stato da esempio per molti di noi. È stato un mentore e un maestro per i leghisti impegnati nelle istituzioni. Come ha detto Michele Foletti: “Ci ha insegnato a fare politica con la P maiuscola!”.

Ci manchi già e ci mancherai caro Attilio. Porteremo dentro di noi il piacere e l’onore di averti conosciuto, di aver condiviso con te tutto il nostro percorso politico, di aver vissuto anche il tuo lato umano e il tuo piacere di stare assieme agli amici, come alla Valascia con Alberto, Darione, Enzo, Fabio, Mario, Piero, … e le belle cene terminate con l’immancabile gelato in porzioni smisurate.

Caro Attilio: con Nano, da lassù, proteggete con il vostro occhio benevolo questo Ticino che tanto avete amato, in questo momento difficile umanamente ed economicamente.
Per quanto hai fatto, insegnato e costruito, caro Attilio ti diciamo semplicemente: GRAZIE!

 

Le vere alleanze vincono!

Le vere alleanze vincono!

La Lega dei Ticinesi saluta con entusiasmo l’elezione di Marco Chiesa al Consiglio degli Stati. La coalizione programmatica Lega-UDC porta a casa quindi un grande risultato, confermando che la maggioranza delle cittadine e dei cittadini ticinesi si schiera a favore della sovranità della Svizzera contro gli attacchi di chi vorrebbe svendere l’identità e le tradizioni del nostro Paese. Una conferma di quanto il nostro movimento ha sempre sostenuto in questi 30 anni di attività politica.
A uscire vincitore da questo turno di ballottaggio è il Ticino concreto, che ascolta i veri bisogni dei suoi cittadini. L’alleanza PLR/PPD nata solo per mero calcolo elettorale è stata sonoramente sconfessata dagli stessi elettori vicini ai due partiti. Questo vuol dire che non si può unire il diavolo e l’acqua santa e che le congiunzioni elettorali vanno fatte quando la storia, i programmi elettorali e gli uomini hanno una vicinanza effettiva e non solo inventata sulla carta a pochi mesi da un appuntamento elettorale. Da questo punto di vista la congiunzione Lega/UDC oggi ha dimostrato tutta la sua forza, già mostrata nel mese di aprile e in precedenti tornate elettorali a livello comunale, cantonale e federale.
Marco Chiesa sarà in grado di interpretare pienamente i postulati cari alla Lega dei Ticinesi, permettendo all’UDC nazionale di confermarsi primo partito svizzero. Nello stesso tempo tutte le cassandre che nelle passate settimane avevano sparato contro la Lega e la sua strategia elettorale sono state servite: la Lega c’è!

Non sempre si vince: ripartiamo dalle comunali

Non sempre si vince: ripartiamo dalle comunali

Tutti i giorni nelle nostre differenti cariche di Consigliere di Stato e di Sindaco di Lugano sentiamo il sostegno di tanta gente. Energia pura, che si traduce in impegno quotidiano per tutte queste persone e per tutti i Ticinesi. Un modo di fare politica che ci porta sempre a metterci la faccia, che quando è necessario ci fa mediare per trovare la soluzione giusta, ma che ci permette pure di dire sempre ciò che pensiamo, forti delle nostre idee, forti del vostro sostegno. Questa energia deve contagiare tutti.
A una settimana dalle elezioni federali, quando le bocce – tra l’altro – non sono ancora ferme (anzi!), un paio di cose devono essere dette. Considerazioni che certi commentatori e gli avversari politici si sono ben guardati dal sottolineare, coprendo invece la Lega dei Ticinesi con un manto nero.
E allora: con una percentuale analoga (attorno al 17%) nel 2011 abbiamo festeggiato il raddoppio dei seggi al Nazionale, non la perdita di un seggio. Questo per dire che i numeri dicono tanto, ma non tutto.
Grazie all’accordo di quadriennio sottoscritto con l’Udc Ticino siamo ancora in piena corsa per portare un rappresentante della destra ticinese a Berna, al Consiglio degli Stati.
Forse ci si dimentica che la Lega non ha sempre conosciuto successi elettorali. Personalmente abbiamo vissuto anche momenti peggiori. Nel 2003 per esempio non siamo di certo avanzati, oppure il rischio di essere estromessi dal Governo cantonale nel 2007. Eppure siamo sempre riusciti a rialzarci e a crescere. Ed è ciò che avverrà anche in questa occasione.
Abbiamo creato, tutti assieme, un movimento che ha scombinato le carte alla partitocrazia; una Lega che ha portato fierezza e cuore nel fare politica; che ha salvato la stessa Svizzera dalla sua svendita; che ha mantenuto alto il valore della sovranità nazionale e quello dell’identità che dovrebbe caratterizzare ogni cittadino elvetico.
Un lavoro iniziato quasi tre decenni fa, fatto in 28 anni di azione politica, di cui 24 al Governo. Che ha portato centinaia di politici della Lega, oltre che in Gran Consiglio e in Consiglio di Stato, soprattutto nei Municipi e nei Consigli comunali.
Il movimento è vivo, alla faccia di chi dice e scrive il contrario. Ritroviamo l’orgoglio per dimostrare, come abbiamo già fatto in passato, quanto valga la pena essere leghisti per il bene del Ticino e dei Ticinesi tutti.

Norman Gobbi e Marco Borradori

La Lega sostiene Chiesa al ballottaggio

La Lega sostiene Chiesa al ballottaggio

Comunicato stampa

La Lega dei Ticinesi comunica che, in vista del ballottaggio per il Consiglio degli Stati, sostiene con convinzione Marco Chiesa.
Ieri è stata infatti formalizzata la rinuncia di Battista Ghiggia al secondo turno, in ossequio all’accordo di quadriennio tra Lega e Udc Ticino; la Lega dei Ticinesi tiene a ringraziare Battista per il grande impegno personale profuso in questa corsa alle federali.

Ora il focus si orienta all’obiettivo strategico di Lega e Udc: portare un rappresentante della destra ticinese alla Camera alta, in modo da rafforzare la voce sovranista ticinese e contro l’immigrazione di massa a Berna.
Il risultato di domenica, che ha visto la Lega e l’area politica della destra ticinese perdere per poche schede un seggio al Consiglio nazionale, è lo spunto per il Movimento di ripensare la propria organizzazione interna e la propria azione politica. Obiettivo è dare continuità all’opera politica creata, ampliando il coinvolgimento degli attori eletti nelle fila della Lega dei Ticinesi nei consessi comunali, cantonali e federali.

La Lega al 17% è viva e dimostrerà nei prossimi mesi di essere capace di superare questa apparente crisi, come fatto in tempi passati, ben peggiori elettoralmente parlando (pensiamo al 2003). Va rilevato che le percentuali attuali sono quelle del 2011, quando la Lega raddoppiò la sua presenza in Consiglio nazionale. L’accordo strategico e operativo siglato nel dicembre 2018 tra Lega dei Ticinesi e Udc Ticino viene ribadito e conferma la propria validità in vista delle elezioni comunali, dove la Lega intende rafforzare la collaborazione operativa sul territorio in difesa dei valori condivisi dalla destra sovranista ticinese.

Alla Camera dei Cantoni abbia voce tutto il Ticino

Alla Camera dei Cantoni abbia voce tutto il Ticino

Opinione di Battista Ghiggia pubblicata nell’edizione di sabato 27 luglio 2019 del Corriere del Ticino

Il Primo agosto, festa nazionale, è solitamente anche un momento di riflessione sui valori e sul suo futuro del nostro Paese. La Svizzera è sempre più condizionata dalle relazioni e dalle pressioni, per non dire ricatti, di enti esteri e di organismi sovranazionali, i quali, per la loro intrinseca natura, sfuggono al controllo democratico. Partendo da questa constatazione e in vista delle ormai prossime elezioni federali, da cui usciranno i nostri rappresentanti all’Assemblea federale (Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati), ritengo importante sottolineare alcuni punti.

Nonostante si tenti ultimamente di pilotare strumentalmente la discussione politica principalmente sui temi ambientali, certamente significativi, il nostro Paese a breve termine sarà confrontato con sfide di assoluto rilievo che, a dipendenza di come verranno affrontate, potrebbero portare ad un cambiamento sostanziale anche del nostro assetto istituzionale. Sappiamo bene cosa comporterebbe l’accettazione dell’Accordo quadro istituzionale con l’UE, un trattato capestro che non tocca solo alcuni settori economici, ma, come indica il nome stesso, investe pesantemente le nostre istituzioni, imponendo in diversi ambiti il diritto europeo. In maniera dinamica, afferma senza alcun pudore, per indorare la pillola, l’impaurita maggioranza della classe politica; in realtà questa ripresa è semplicemente e drammaticamente automatica, con tutte le conseguenze del caso. Più in generale, perché in ballo non c’è solo l’Accordo quadro, la Svizzera si troverà di fronte ad un bivio per certi versi esistenziale: difendere e valorizzare le proprie specificità (con federalismo e democrazia diretta in prima linea), la propria sovranità (in parte già erosa in alcuni ambiti) e, in buona sostanza, un modello di società risultato finora vincente; oppure accettare e quindi cedere – lo farebbe anche in questo caso in maniera «dinamica»? -, magari in nome di presunti interessi economici, alle pressioni provenienti dall’estero, omologandosi alle altre nazioni nel grande calderone dell’UE. È fin troppo evidente come questa scelta determinerà il futuro del nostro Paese e allora ecco perché le prossime elezioni federali rivestono un’importanza particolare.

A Berna verrà infatti giocata una partita fondamentale, alla quale il Ticino deve poter partecipare adeguatamente, ossia rappresentando davvero l’espressione della maggioranza dei propri cittadini. Negli ultimi anni la posizione del nostro Cantone nei confronti di tematiche rilevanti come quelle legate ai rapporti con l’estero, in particolare con l’UE, è stata inequivocabilmente di salvaguardia delle nostre prerogative e dei nostri valori, che non vuol dire chiudersi in se stessi, come dimostrato dai successi riscontrati in più settori, da quello economico a quello dell’integrazione. Dal rifiuto dello Spazio economico europeo (SEE), all’accettazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, fino al recente rigetto del diktat disarmista dell’UE, la maggioranza delle cittadine e dei cittadini ticinesi ha detto chiaramente da che parte sta. Purtroppo la voce del Ticino non si è sempre fatta sentire a Berna, dove, in particolare, al Consiglio degli Stati (la Camera alta) la posizione dei due rappresentanti cantonali, esponenti di PLR e PPD, è stata più volte in contrasto con il voto dei ticinesi, assecondando invece le direttive dei rispettivi partiti nazionali. Pensiamo ancora all’Accordo quadro citato, nei confronti dei quali il PSS (partito che ha fra i propri obiettivi strategici l’adesione all’UE), il PLR (che preme per sottoscrivere rapidamente un accordo giudicato addirittura della «ragione») e il PPD (il cui deputato ticinese alla Camera alta è stato determinante in sede commissionale per far approvare un grazioso dono di 1,3 miliardi franchi all’UE) sono tutti favorevoli all’accordo capestro, pur muovendo alcune critiche e avanzando, a mo’ di alibi, qualche richiesta di rinegoziazione che i vertici di Bruxelles hanno già detto di non prendere neppure lontanamente in considerazione.

Qualcuno dimentica intenzionalmente che il Consiglio degli Stati, eletto con il sistema maggioritario, rappresenta i Cantoni (mentre sui temi fondamentali legati ai rapporti con l’UE i deputati ticinesi hanno spesso disatteso questa funzione) e non gli schieramenti politici. Risulta allora assai significativa la recente e congiunta presa di posizione dei due candidati di PLR e PPD, che quest’anno si presentano, bontà loro, in «ticket», nel punto in cui dichiarano solennemente la necessità di rafforzare il centro, aggiungendo che «bisogna battersi intelligentemente e senza paure per far rispettare una Svizzera aperta ma sovrana». Ma di quale centro parlano? Chinare la testa davanti a trattati capestro sarebbe far rispettare una Svizzera aperta ma sovrana? Suvvia, non scherziamo!

Capisco che i due partiti storici vogliano continuare ad occupare i due scranni del Consiglio degli Stati, ma non si possono fare promesse da marinaio smentite dai fatti. Insomma, è più che mai evidente che se il Ticino vuole davvero farsi adeguatamente rappresentare a Berna, in particolare su temi strategici come i rapporti con l’estero, deve cambiare registro. Il prossimo 20 ottobre la palla passa ai cittadini.

Federali «Difendiamo la voce leghista a Berna»

Federali «Difendiamo la voce leghista a Berna»

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 27 luglio 2019 del Corriere del Ticino

Via Monte Boglia svela la rosa per confermare i tre seggi d’area al Consiglio nazionale e tentare il colpaccio agli Stati
Norman Gobbi: «Il Ticino non deve perdere l’occasione per rafforzare chi lo rappresenta davvero sotto al cupolone»

Vuoi per tradizione, vuoi per scaramanzia la Lega è sempre stato l’ultimo partito a svelare le proprie carte. E così è stato anche per le Federali. A poco meno di tre mesi dall’appuntamento con le urne, il movimento di via Monte Boglia ha sciolto le riserve, schierando i profili sui quali intende puntare per salvaguardare i tre seggi d’area alla Camera bassa. Ad affiancare i consiglieri nazionali uscenti Roberta Pantani e Lorenzo Quadri nella corsa verso ottobre ci saranno (in ordine alfabetico): la municipale di Cadenazzo Natascia Caccia, il granconsigliere Andrea Censi, il segretario dell’Unione contadini ticinesi e deputato in Gran Consiglio Sem Genini, il parlamentare Michele Guerra, Alessandro Mazzoleni, vicesindaco di Minusio e il deputato Massimiliano Robbiani.
Una squadra definita «forte e determinata» dal consigliere di Stato Norman Gobbi che si è occupato di selezionare i profili da mettere in lista. Ma l’idea iniziale non era quella di presentare una rosa perfettamente paritaria con quattro uomini e quattro donne?, chiediamo a Gobbi. «Il fatto è che molte donne leghiste sostengono la consigliera nazionale Roberta Pantani – precisa il nostro interlocutore – ad ogni modo, occorre considerare che già oggi la destra ticinese può vantare una donna a Berna e quindi l’obiettivo della lista, che magari all’inizio era incentrato su questo aspetto della parità di genere, con il passare del tempo si è concentrato più sulle singole competenze dei candidati. E questo in maniera coordinata con i due uscenti». Uscenti che, assieme agli altri candidati in corsa, si presenteranno ai sostenitori leghisti in occasione della festa del 1. agosto, in programma dalle 11.30 alla pista del ghiaccio di Chiasso.

Di rischi e alleanze
«L’obiettivo per il Nazionale – continua Gobbi – è quello di mantenere le posizioni d’area, ovvero i tre seggi che sono molto cari all’elettorato ticinese. La dimostrazione più recente l’abbiamo avuta il 19 maggio, quando il popolo ticinese è stato l’unico a respingere la direttiva dell’UE sulle armi». La sinistra però ha già annunciato battaglia e anche la possibile alleanza tra PPD e PLR – sulla quale la base liberale radicale si esprimerà giovedì in occasione di un Comitato cantonale straordinario – potrebbe insidiare uno dei seggi della destra. «Effettivamente il rischio c’è – commenta il consigliere di Stato – al Nazionale, l’alleanza tematica tra Lega e UDC non è una novità e considerando che oggigiorno si vive di novità un simile pericolo è presente». Da qui l’appello a serrare i ranghi: «Il Ticino – continua Gobbi – non deve perdere l’occasione per rafforzare la sua voce a Berna, soprattutto su determinati temi cari al nostro cantone. Altrimenti il rischio è che il Ticino si ritrovi ancora più marginalizzato. Ecco perché il 20 ottobre sarà fondamentale difendere la voce Lega-UDC sotto il cupolone. Sia al Nazionale che agli Stati».

«Camera alta più ostica»
E proprio per tentare il colpaccio alla Camera alta la Lega punterà su Battista Ghiggia. Il 20 ottobre, l’avvocato luganese correrà insieme all’esponente democentrista Marco Chiesa e – come previsto dall’intesa siglata in vista delle cantonali – il candidato che otterrà più voti al primo turno verrà sostenuto incondizionatamente dalle due forze. «Per i temi cari alla Lega e all’UDC la Camera alta è quella più ostica perché fortemente dominata dai partiti di centro e di sinistra – commenta Gobbi – insomma, è più difficile far passare posizioni per la difesa della sovranità e dell’indipendenza svizzera. Alle prossime elezioni sarà importante che il Ticino esprima una posizione diversa rispetto al passato, in modo da far capire che a Sud delle Alpi non va tutto bene. Soprattutto quando si parla di rapporti internazionali». Non da ultimo considerando che «la legislatura alle porte sarà determinante per i rapporti che abbiamo con l’Unione europea.
L’accordo quadro sarà il tema non solo della campagna, ma anche della legislatura. E il Ticino non deve mancare l’occasione di esprimere la sua presenza con una rappresentanza politica che sia coerente con la volontà espressa dai cittadini in occasione delle diverse votazioni popolari». Stando a una classifica stilata nelle scorse settimane dalla la «Sonntagszeitung», i consiglieri nazionali leghisti non si situavano tuttavia tra i parlamentari più influenti a Berna. «Sono classifiche che lasciano il tempo che trovano – replica Gobbi – quando si fanno discorsi di questo tipo occorre considerare anche su quali temi viene misurata l’influenza dei parlamentari: ricordo infatti che la proposta avanzata da Pantani sulla chiusura dei valichi secondari è stata accolta dalla maggioranza del Parlamento. Ed è solo un esempio. Magari i nostri rappresentanti saranno ritenuti poco influenti a Nord delle Alpi, ma la realtà è che sono in grado di esprimere molto bene le sensibilità del popolo ticinese. Ed è questo che conta».

“Rappresentiamo i ticinesi”

“Rappresentiamo i ticinesi”

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 27 luglio 2019 de La Regione

Norman Gobbi ribadisce che l’area di destra (Lega e Udc) è quella politicamente prevalente.
Il movimento di via Monte Boglia ha reso nota la lista per il Consiglio nazionale. L’obiettivo è confermare la rappresentanza a Berna.

Liste per elezioni federali di ottobre pronte anche in casa Lega dei Ticinesi. La presentazione ufficiale dei candidati al Consiglio nazionale e a quello degli Stati avverrà durante la tradizionale festa – con pranzo offerto, of course – per il Natale della Patria il prossimo 1° agosto alle 11.30 alla pista del ghiaccio di Chiasso. “La lista della Lega dei Ticinesi sarà composta da due “Elvezie” e sei “Guglielmo Tell”, pronti a impegnarsi con competenza e capacità a favore di una Svizzera sovrana, libera e neutrale”, si legge in una breve nota stampa.
Accanto agli uscenti Roberta Pantani (Chiasso) e Lorenzo Quadri (Lugano), ci saranno: Natascia Caccia, municipale a Cadenazzo; Andrea Censi (Lugano), granconsigliere e segretario della Lega; Sem Genini (Riviera), granconsigliere e segretario agricolo ticinese; Michele Guerra (Pollegio), deputato in Gran Consiglio; Alessandro Mazzoleni, vicesindaco di Minusio e Massimiliano Robbiani (Mendrisio), granconsigliere.
Per il Consiglio degli Stati, invece, si conferma la preannunciata candidatura dell’avvocato luganese Battista Ghiggia e la congiunzione delle liste per il Consiglio nazionale con l’Udc.
«La collaborazione a destra, tra Lega e Udc, è una tradizione visto che non è la prima volta che i due partiti congiungono le liste per una tornata elettorale. Da più legislature, proprio nell’ottica di rafforzare questa rappresentanza partitica che spesso trova ampio consenso in Ticino su temi nazionali. L’ultima volta è stata lo scorso 19 maggio sulla votazione federale sulle armi», afferma, da noi contattato, il consigliere di Stato leghista Norman Gobbi.
Alle elezioni di ottobre ci saranno molto probabilmente due novità: la sinistra unita e una congiunzione anche al centro tra Ppd e Plr.
Una situazione che può complicare la corsa per la Lega?
Un mio trisavolo partecipò alla rivoluzione del 1890 (l’11 settembre del 1890 i liberali rovesciarono, armi in pugno, il governo a guida conservatore di allora, ndr). Faccio un po’ fatica, con gli occhi di quasi 130 anni fa, a giudicare questa alleanza se non per mero calcolo elettorale. È una questione di seggi, insomma. La novità però non deve abbagliare, ma fare capire ai ticinesi che questa volta votare l’area Lega-Udc è ancora più determinante. Il tema principale di questa campagna elettorale e della prossima legislatura sarà l’accordo quadro con l’Unione europea. Sappiamo benissimo come sono posizionati i due partiti storici su questo punto, ovvero a favore di questo accordo.
La candidatura del vicesindaco di Minusio, Alessandro Mazzoleni di area Ppd, è un modo per strizzare l’occhio anche a quell’elettorato?
Il Locarnese è una regione dove abbiamo sempre avuto difficoltà a reclutare forze. Alessandro Mazzoleni si è messo a disposizione e ci fa piacere visto che nella lista civica ‘Uniti per Minusio’ dove milita ci sono anche diversi leghisti. Accade spesso, a livello locale, che quando non ci sono i numeri per una lista propria, si collabora con altri simpatizzanti non ‘classificabili’. In questo caso il pensiero comune è quello nazional-conservatore.
Agli Stati presentate invece Battista Ghiggia mentre l’Udc propone Marco Chiesa. La situazione è per certi versi ‘tripolarizzata.’ Tre aree politiche ben distinte: destra, centro e sinistra con ognuna due candidati per due posti. In questa Camera si giocano partite politiche decisive. Da qui l’importanza di far capire che l’area culturale prevalente in Ticino e che si batte per sovranità, indipendenza e neutralità della Svizzera, deve avere un rappresentante. Le posizioni politiche dei ticinesi su questi temi, ripeto, vincenti in tante votazioni federali, rischiano di essere marginalizzate. È un modo per equilibrare la rappresentanza tra progressisti e conservatori o meglio attualizzarla alle attuali sensibilità politiche e sociali dei ticinesi.