Al via una campagna di sensibilizzazione per combattere i nuovi pericoli della strada

Al via una campagna di sensibilizzazione per combattere i nuovi pericoli della strada

Il sempre più diffuso utilizzo dei telefonini di nuova generazione durante i tragitti in automobile o con altri mezzi di trasporto aumenta il rischio di disattenzione da parte dei conducenti: nell’ambito del programma di prevenzione «Strade più sicure», il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale – in collaborazione con le Polizie comunali e la Zurigo assicurazioni – avvieranno quindi da oggi un’azione di prevenzione che si protrarrà sino a primavera.
Sulla rete stradale ticinese si sono verificati durante lo scorso anno 4.026 incidenti della circolazione, con 12 decessi (+50% rispetto al 2014) e 227 feriti gravi. Dati preoccupanti, che impongono di mantenere alta la prevenzione e di combattere contro i nuovi pericoli della strada, fra i quali spicca l’uso dei telefonini di nuova generazione al volante. Questa infrazione è infatti sempre più frequente: uno studio nazionale del 2011 mostrava che il 40% dei conducenti telefona quando guida, il 30% scrive o legge messaggi e il 50% inserisce la destinazione nel navigatore solo quando sta già viaggiando. In Ticino, l’utilizzo del cellulare senza dispositivo «mani libere» è la seconda causa di infrazioni del codice stradale – con 3.998 le persone multate nel 2015 solo dalla Polizia cantonale.
La campagna di sensibilizzazione promossa dal Dipartimento delle istituzioni e dalla Polizia cantonale – in collaborazione con le Polizie comunali e la Zurigo assicurazioni – prevede quindi una serie di misure informative e interventi sul territorio per incentivare l’utilizzo dei dispositivi «mani libere» da parte dei conducenti, ma non solo. L’intento è infatti anche di rendere attenti pedoni e ciclisti sui pericoli che corre chi attraversa la strada o pedala osservando lo schermo del telefonino o indossando cuffie che isolano dai rumori e dai suoni del traffico. La campagna di sensibilizzazione si rivolge quindi a tutti gli utenti della strada, ma si concentra sui giovani conducenti tra i 18 e i 24 anni, poiché solo il 40% dei neopatentati percepisce l’uso del cellulare alla guida come un intralcio alla sicurezza stradale – un valore addirittura in diminuzione rispetto agli ultimi anni.
Scrivere un breve SMS o scattarsi un «selfie» a 100 km/h equivale a guidare a occhi chiusi per 400 metri, e nei pochi secondi in cui lancia un’«app» un conducente procede a zig zag, come se fosse sotto l’influsso dell’alcool. Il Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e le Polizie comunali ricordano perciò che l’impiego del cellulare alla guida è ammissibile solo quando il veicolo è parcheggiato. La multa ordinaria ammonta a centro franchi ma in determinati casi può arrivare anche a 600 franchi o alla pena detentiva, a seconda del grado di pericolo che l’automobilista ha creato. In caso di incidenti provocati da violazioni particolarmente gravi, il pacchetto di misure «Via Sicura» prevede inoltre che l’assicuratore eserciti il regresso dalle proprie prestazioni.

Norman Gobbi: “Il Ticino non può rimanere isolato!”

Dal Mattino della Domenica:San Gottardo: il secondo tunnel è l’unica soluzione

Chiediamoci realmente: cosa succederebbe se il nostro Cantone rimanesse isolato dal resto della Svizzera per 3 anni? Sarebbe una vera e propria catastrofe!”. Inizia così la nostra chiacchierata con il Ministro leghista Norman Gobbi, Presidente del Governo ticinese, che sul risanamento del San Gottardo ha espresso più volte la sua chiara opinione. “Si tratta di mettere al primo posto gli interessi del Ticino. Anch’io, come Leventinese, sono ad esempio preoccupato per il fatto che AlpTransit potrebbe ulteriormente marginalizzare le regioni periferiche del Cantone, ma non per questo non riconosco la bontà del progetto e le ricadute positive che esso avrà sul nostro territorio.” È un Norman Gobbi che ragiona quindi da uomo di Stato, a maggior ragione dopo l’emozionante cavalcata per il Consiglio federale dello scorso anno, nella quale ha potuto toccare con mano come il nostro Cantone è visto nel resto della Svizzera. “Anche se in taluni casi gli altri capiscono le nostre rivendicazioni, non si può certo dire che queste siano veramente comprese”.

Un aspetto determinante, quest’ultimo, specialmente in vista della votazione del prossimo 28 febbraio, che rappresenta un crocevia decisivo per i destini del nostro Cantone. In ballo c’è, infatti, il rischio che il Ticino rimanga isolato dal resto della Svizzera. Ma non finisce qui. Dietro questa votazione c’è pure il rischio di compromettere la coesione nazionale del nostro Paese. “Nella mia campagna federale ho più volte ricordato il ruolo fondamentale che il Ticino, quale minoranza linguistica e culturale, svolge per l’intera Svizzera, evitando una netta contrapposizione tra la Svizzera tedesca e quella romanda”. Un ruolo che senza il San Gottardo verrebbe completamente ridimensionato, se non peggio.

Inoltre, Norman Gobbi si sofferma su un aspetto importante, ovvero l’aumento di capacità, specificando che questo non avverrà. In questo senso, ricorda difatti che “il Ticino si è sempre opposto – e continuerà a farlo – a un aumento di capacità della galleria autostradale del San Gottardo, che , tra l’altro, è pure vietato dalla Costituzione e dalla legge federale. In futuro per aumentare la capacità del tunnel bisognerà lanciare un’iniziativa popolare, raccogliere le firme e vincere la votazione, ottenendo la maggioranza di popolo e Cantoni”. Infine, tiene a precisare sollevare dubbi sulla certezza di questa procedura significa mettere in discussione l’essenza stessa della democrazia diretta elvetica!

Il secondo tunnel è dunque l’unica strada percorribile se vogliamo ancora sperare in un futuro migliore per il nostro Cantone. Perché di questo si tratta: una scelta responsabile per le generazioni future. Una strada che tra l’altro presenta il miglior rapporto costi-benefici, come indicato anche dal Consiglio federale. Ma c’è di più. “Non bisogna sottovalutare gli aspetti legati alla sicurezza. Oggi nella galleria del San Gottardo il rischio di incidenti frontali è purtroppo elevato, come testimoniano tutte le persone che, come me, regolarmente percorrono questo tunnel. Un rischio che, con il secondo tubo, verrebbe finalmente eliminato”. Su questa motivazione, i contrari al risanamento del Gottardo hanno sempre glissato, non rendendosi conto che ci sono in gioco la sicurezza dei cittadini-conducenti e la vita di molte persone. “Il secondo tubo rappresenta quindi l’unica soluzione per il futuro del nostro Cantone – e di riflesso anche della Svizzera – e per la sicurezza della popolazione!” indica Norman Gobbi. Un Norman Gobbi al solito combattivo e pronto a continuare a difendere gli interessi del Ticino, che conclude invitando tutti i Ticinesi a votare SÌ il prossimo 28 febbraio. “Una sfida che dobbiamo vincere insieme per il Ticino!”

«Verhandlungen mit Rom sind überflüssig»

«Verhandlungen mit Rom sind überflüssig»

Da NZZ.CH l Tessiner Regierungspräsident Gobbi. Gewähre Italien den Schweizer Finanzdienstleistern nicht den vollen Marktzutritt, seien die Verhandlungen mit Rom abzubrechen, sagt Lega-Staatsrat Norman Gobbi.

Interview: Peter Jankovsky, Simon Gemperli

Herr Gobbi, als Regierungspräsident scheinen Sie so richtig aufzublühen.

Ich geniesse mein Amt als Staatsrat. Jeder Tag bringt gerade im Tessin neue Herausforderungen, das ist einfach spannend. Und ich habe das Glück, zu Beginn einer neuen Legislaturperiode Regierungspräsident zu sein: Das Setzen von Zielen motiviert mich total.

Welche Ziele haben Sie schon erreicht?

Die grenzüberschreitende Kriminalität ist im Tessin nachweislich zurückgegangen. Die Polizei ist präsenter und sichtbarer. Die Zusammenarbeit mit den italienischen Behörden funktioniert in diesem Bereich sehr gut. Dasselbe gilt für die Kooperation zwischen Grenzwachtkorps und Polizei, nicht nur bei der grenzüberschreitenden Kriminalität, sondern auch beim Menschenschmuggel insbesondere.

Aber die Grenze zu Italien ist offen, auch für Kriminelle.

Das stimmt so nicht. Da wir nicht in der Zollunion der EU sind, gibt es weiterhin Kontrollen. Eine Motion von Nationalrätin Roberta Pantani, vom Bundesrat angenommen, will zudem bewirken, dass in Zukunft viele sekundäre Grenzübergänge in der Nacht geschlossen werden. Auf diese Weise könnten wir die Ressourcen effizienter auf den Hauptachsen einsetzen.

Zurzeit richtet sich die Aufmerksamkeit auf die Flüchtlinge auf der Balkanroute. Die Südgrenze geriet aus den Schlagzeilen. Herrscht Ruhe vor dem Sturm?

Zurzeit gehen die meisten Flüchtlinge nach Österreich. Nach dem Wahlsieg der FPÖ in Oberösterreich ist es denkbar, dass auch Wien die Grenze schliesst. Die Flüchtlinge würden dann einen anderen Weg finden: über Triest nach Mailand und dann in die Schweiz. In diesen Tagen hat sich die Zahl der Migranten in Mailand erhöht.

Was bedeutet das für das Tessin?

Wien hat 2 Millionen Einwohner und ist mit der Ankunft von 30 000 Flüchtlingen pro Tag überfordert. Zum Vergleich: Chiasso hat 8000 Einwohner. Wenn 1000 Asylbewerber pro Tag eintreffen, müssen sie irgendwo übernachten, bis die erste Befragung stattfindet und sie auf andere Asylzentren verteilt werden können. Im Verfahrenszentrum in Chiasso hat es nur Platz für 300 Personen. Wir müssen Zivilschutzanlagen öffnen, notfalls auch Turnhallen.

Sind Sie für eine Kündigung des Schengen-Abkommens?

Ein Austritt aus Schengen-Dublin ist für mich eine Option. Man könnte sich davon auch eine Initialzündung für die Reformierung des Systems versprechen.

Was ist für das Tessin die grössere Herausforderung: die Flüchtlinge oder die Personenfreizügigkeit?

Die Personenfreizügigkeit. Hier haben die kantonalen Behörden kaum Spielraum, um an der Schraube zu drehen. Aber wir nützen jede Gelegenheit aus.

Sie sprechen von Ihrer Verfügung, dass Grenzgänger und B-Aufenthalter einen Strafregisterauszug vorweisen müssen, wenn sie eine Bewilligung beantragen?

Ja, zum Beispiel. Aber das ist keine Gobbi-Regelung. Der Grosse Rat hat auch diese Massnahme ausdrücklich unterstützt.

Wenn Sie von italienischen Grenzgängern einen Strafregisterauszug verlangen, ist das dasselbe, wie wenn die Zürcher Behörden von deutschen Grenzgängern einen Aids-Test verlangten. Einverstanden?

Nein. Wir haben konkrete Hinweise auf ausländische Personen mit Verbindungen zur organisierten Kriminalität. Wir wollen wissen, wer im Tessin arbeitet und wohnt. Das ist keine diskriminierende Massnahme.

Die Kriminalität ist aber bereits vor dieser Massnahme gesunken. Das zeigt doch, dass es sich vor allem um eine Schikane gegenüber den Grenzgängern handelt.

Dieser Schluss ist falsch. Erstens taucht die organisierte Kriminalität selten in der normalen Kriminalitätsstatistik auf. Und zweitens sind in unserem Kanton Grenzgänger sowie Italiener mit B-Bewilligungen öfter für Raubüberfälle und ähnliche Straftaten verantwortlich. Die Zahl der Grenzgänger – heute sind es mehr als 60 000 – geht im Übrigen nur bei einer konsequenten Anwendung der Zuwanderungsinitiative zurück.

In Liechtenstein sind 50 Prozent der Arbeitstätigen Grenzgänger. Die Einstellung der Bevölkerung ihnen gegenüber ist viel positiver als im Tessin.

Wenn die Grenzgänger Arbeiten übernehmen, welche die Einheimischen nicht wollen, gibt es keine Probleme. Das ist heute bei uns anders. Die Grenzgänger arbeiten immer mehr auch im Dienstleistungssektor.

Wie kann man die Situation verbessern?

Der Tessiner Staatsrat hat einen konkreten Vorschlag gemacht: die Einführung einer Arbeitsmarkt-Schutzklausel, dank der unter präzisen, messbaren Umständen in bestimmten Sektoren und regional begrenzt inländische Arbeitskräfte bevorzugt werden können. Er hat Professor Ambühl von der ETH Zürich das Mandat erteilt, konkrete Vorschläge zur Ausgestaltung einer solchen Schutzklausel auszuarbeiten. Wichtig ist zudem das soziale Verantwortungsbewusstsein der Unternehmen.

Sie spielen auf die Aufkleber an, mit denen die Unternehmen deklarieren, wie viele beziehungsweise wie wenige Grenzgänger bei ihnen arbeiten?

Zum Beispiel. Der Regierungsrat und der Grosse Rat haben dieses Labelling ausdrücklich unterstützt. Die Unternehmen realisieren übrigens, dass die Wertschöpfung im Tessin nicht durch billige Arbeit zustande kommt.

Mit solchen Massnahmen hindere der Kanton Tessin die Schweiz daran, mit Italien ins Reine zu kommen, heisst es in Bern. Können Sie diese Kritik nachvollziehen?

Das kann ich. Aber das Problem ist, dass der Bundesrat alle guten Karten gespielt hat. Nun hat die schweizerische Delegation nichts mehr in der Hand.

Und was soll der Bundesrat jetzt tun?

Für unsere Finanzdienstleister wäre der volle Zugang zum italienischen Markt wertvoll. Aber das ist in den bilateralen Gesprächen mit Rom gar nicht vorgesehen. Ohne diesen Marktzugang sind diese Verhandlungen überflüssig, zumal das Grenzgängerabkommen nicht dem entspricht, was die Tessiner Regierung erwartet hat.

Ist der Abschluss eines Marktzutritts-Abkommens denn realistisch?

Nein, bilateral nicht. Italiens Finanzplatz verträgt keine direkte Konkurrenz aus der Schweiz. Wenn es eine Lösung gibt, dann über den Umweg eines Finanzdienstleistungsabkommens mit der EU.

Das heisst, der Bund soll die bilateralen Verhandlungen mit Italien im Fiskal- und Steuerbereich auf Eis legen?

Ja. Wir haben alle Anforderungen erfüllt, damit die Schweizer Firmen von den schwarzen Listen genommen werden. Wir haben die OECD-Standards erfüllt und das Bankgeheimnis gegenüber dem Ausland aufgehoben. Mehr Vorleistungen machen wir nicht.

Dank der Neat rückt das Tessin näher an die Deutschschweiz. Welche Vorteile sehen Sie für Ihren Kanton?

Das Tessin hofft, dass dadurch die Wirtschaft gestärkt wird und Arbeitsplätze geschaffen werden. Die Reisezeit von Bellinzona nach Zürich wird sich so deutlich verkürzen, dass auch viele Tages-Arbeitspendler denkbar sind. Anderseits könnten die italienischen Grenzgänger bis Zürich vordringen. Wenigstens würde man dann unsere Probleme mit ihnen besser verstehen.

Es könnte eine Sogwirkung entstehen.

Wenn sehr viele Tessiner als Arbeitspendler im Norden tätig wären, schliesse ich ein Nachrücken von noch mehr Grenzgängern nicht aus.

Bewirkt die Neat eine politische und gesellschaftliche Annäherung des Tessins an die Deutschschweiz?

Das ist keine Frage: Die Schweiz verdankt ihre Existenz der Gotthardachse. Eine Stärkung des Gotthards stärkt die Schweiz und deren inneren Zusammenhang. Als Leventiner und Drei-Achtel-Berner richtete ich den Blick stets auch nach Norden. Anderseits ging schon beim Bau der Gotthardbahn die Angst um, das Tessin würde germanisiert. Heute besteht eher die Befürchtung, die Tessiner Löhne würden wegen der vielen Grenzgänger «lombardisiert». Da ziehe ich den Druck aus dem Norden vor.

Sie sehen also die Annäherung eher als eine, die aus der Not geboren wurde.

Die Neat wird eine klare Folge haben: Wollen junge Tessiner ihre Chance auf dem Arbeitsmarkt packen, müssen sie Deutsch können. Dann sind sie im Vorteil gegenüber den Grenzgängern.

Ihr Kanton ist eine Schnittstelle zwischen zwei Kultur- und Wirtschaftsräumen. Die Tessiner sollten also Brückenbauer sein.

Das historische Bewusstsein der Tessiner ist folgendes: Wir sind ein Stück Schweiz in der Lombardei mit all seinen Vor- und Nachteilen als Schnittstelle. Bern sollte uns bei seinen Verhandlungen mit Rom einbeziehen – wenn jemand die Italiener versteht und durchschaut, dann wir Tessiner.

Die Lega und ihr Staatsmann
Der Tessiner Regierungspräsident Norman Gobbi (38) stammt aus einer freisinnigen Leventiner Familie. Aber bereits mit 15 Jahren orientierte er sich an der Lega dei Ticinesi. Ab 1999 sass er für die Rechtspopulisten im Kantonsparlament und ab 2010 vorübergehend im Nationalrat, bevor er 2011 zum Staatsrat gewählt wurde. Er steht dem kantonalen Justiz- und Polizeidepartement vor. Gobbi ist ein guter Kommunikator: Er hat dieses Handwerk an Luganos Universität gelernt und als PR-Berater perfektioniert. Im
Sommer hatte Gobbi angesichts der anhaltenden Flüchtlingswelle systematische Kontrollen an der Südgrenze verlangt. Überdies will Gobbi den Kriminalitäts-Tourismus aus Italien, vor allem im Hinblick auf das organisierte Verbrechen, weiter eindämmen. So verlangt er seit April von Ausländern, die eine Aufenthaltsbewilligung B oder G im Tessin beantragen, einen Auszug aus dem Strafregister. Diese Massnahme beurteilt der Bund als illegal, jedoch sind ihm aufgrund der kantonalen Kompetenz-Hoheit die Hände gebunden. Norman Gobbi stärkt den pragmatischen Flügel der Lega. Er gebärdet sich als veritabler Staatsmann, der darum bemüht ist, mit seiner Arbeit konkrete Resultate zu erzielen – ohne aber massiv von der Parteidoktrin abweichen zu müssen. Letztere propagierte bisher der rebellisch-polemische Flügel der Lega mit viel Getöse und eher wenig Taten. Seit 2011 sind zwei von fünf Tessiner Staatsräten Legisten. Zudem stellen die Rechtspopulisten in Lugano, der wirtschaftlich wichtigsten Tessiner Stadt, drei der sieben Stadtoberen. Wird da der aufmüpfige Lega-Flügel nicht zum Hemmnis? Man könne sehr gut mit beiden Fraktionen weitermachen, befindet Gobbi. Es gebe regelmässig Dispute, aber am Ende gehe auch der Protest-Flügel pragmatische Kompromisse ein. Wenn man mehr Regierungsverantwortung habe, müsse man handeln können.

http://www.nzz.ch/schweiz/verhandlungen-mit-rom-sind-ueberfluessig-1.18622353

Risanamento della galleria autostradale del San Gottardo

Il Consiglio di Stato ha preso atto della risposta del Consiglio federale alla domanda 15.5514 del deputato Fabio Regazzi, e si rallegra del fatto che gli interventi intermedi al tunnel autostradale del San Gottardo – necessari prima del risanamento completo – non ne richiederanno la chiusura completa al traffico per un periodo di 140 giorni.

Il Consiglio di Stato ricorda anzitutto che la temuta chiusura totale della galleria per i lavori di risanamento intermedi – per un periodo di 90 più 50 giorni – sarebbe stata difficile da gestire per il Canton Ticino, che accoglie quindi con sollievo la prospettiva che questi interventi avvengano durante le abituali chiusure notturne.

Il Governo cantonale segnala inoltre che nella risposta del Consiglio federale tali lavori intermedi sono considerati imprescindibili, qualunque sia la variante prescelta per il risanamento completo della galleria. Questa notizia ha importanti implicazioni di natura finanziaria, poiché l’investimento per i lavori intermedi era stato finora computato solo nel saldo della variante che prevede la costruzione di un secondo tubo senza aumento di capacità. La differenza di costo fra la soluzione proposta dal Consiglio federale e la principale alternativa – chiusura totale di tre anni del tunnel, con costruzione e smontaggio di stazioni di trasbordo ferroviario provvisorie – si riduce così di circa 250 milioni di franchi.

Il Consiglio di Stato ricorda infine che i problemi di isolamento legati a una chiusura di 140 giorni, fortunatamente scongiurati, si riproporrebbero in forma aggravata in caso di chiusura totale del tunnel per tre anni, qualora fosse respinta in votazione popolare la proposta di costruzione di un tunnel di risanamento.
Per leggere la versione integrale della risposta del Consiglio federale alla domanda Regazzi 15.5514 è possibile visitare il sito web della Confederazione.

Selbst ist der Tessiner

Selbst ist der Tessiner

Da Basler Zeitung l Verstopfte Strassen, Lohndumping, Flüchtlingsströme – der Südkanton hat genug und wehrt sich.

Auf dem Weg ins Stadtzentrum von Lugano bleibt der Bus in einer Einbahnstrasse stehen. Ein am Strassenrand geparktes Auto blockiert die Weiterfahrt. Der Buschauffeur hupt zweimal; sofort kommt die Besitzerin des Autos angerannt und fährt weg. «Wir sind doch hier nicht in Italien, wo man es gewohnt ist, das Auto auf der Strasse stehen zu lassen», ruft ein Fahrgast im Bus. Als ich später dem Tessiner Regierungspräsidenten Norman Gobbi davon erzähle, lacht er und fragt nach dem Kennzeichen.

Der Vorsteher des Justiz- und Polizeidepartements stichelt gerne gegen das südliche Nachbarland. Die Italiener seien nicht mit anderen Europäern zu vergleichen, sagt er. Nicht aus menschlicher Sicht. Sie hätten aber eine andere Mentalität, eine andere Einstellung zu Regeln und Gesetzen. Sie nähmen es nicht so genau. «Wir Tessiner sind anders. Wir sind stur und diszipliniert wie alle Schweizer, wenn auch nicht immer», erklärt Gobbi auf Italienisch und betont dabei das Adjektiv stur, indem er es auf Deutsch sagt.

Anders als die Italiener zu sein, darauf legen die Tessiner grossen Wert. Doch so sehr sie sich bemühen, ihre Ähnlichkeiten zu den Deutschschweizern und die Unterschiede zu den Italienern hervorzuheben, gibt es ausser der Sprache dennoch einiges, was an den südlichen Nachbarn erinnert. In der Sache mögen die Tessiner zwar genauso pingelig und korrekt sein wie die Deutschschweizer, nicht aber in ihrem Auftritt und im Umgang. Alles ist weniger offiziell, ungezwungener.

Bei meiner Ankunft in der Residenza Governativa, dem Vewaltungs­gebäude auf der Piazza Governo in Bellinzona, fragt mich Norman Gobbis Sekretärin, ob ich etwas trinken möchte. Wenig später serviert sie mir mein Wasser – in einem weissen Plastikbecher. Die schwarzen Tische im Sitzungszimmer, auf denen eine feine Staubschicht liegt, sind leer. Keine Kaffeetassen, keine Gläser, kein Mineralwasser. Gobbis Assistentin setzt sich zu mir und stützt das Knie in die Hände. Wir unterhalten uns wie alte Bekannte. Sie ist beim Gespräch mit Gobbi dabei. Schreibt nicht mit, hört nur zu.

Unbeliebte «Frontalieri»

Über 60 000 Italiener arbeiten im Tessin. Die «Frontalieri», Grenzgänger, sind nicht sonderlich beliebt. Sie verstopften die Strassen, nähmen den Einheimischen die Arbeitsplätze weg und «benehmen sich, als wären sie hier zu Hause», heisst es. Dass die Tessiner diese Situation nicht länger dulden wollen, zeigten sie mit ihrer deutlichen Zustimmung zur Zuwanderungs-Initiative der SVP – fast 70 Prozent sagten im Februar vor einem Jahr Ja.

In einem Café auf der Piazza Collegiata in Bellinzona komme ich mit Michela ins Gespräch. Sie ist 31 Jahre alt und arbeitet als Kommunikations­beauftragte in Bellinzona. «Mich stört vor allem der ewige Stau», sagt sie. Sie sei jeden Tag von Coldrerio, das nahe bei der Grenze zu Italien liegt, mit dem Auto zur Arbeit gefahren: «Das war schrecklich, ich musste eine zusätzliche Stunde Arbeits- und Heimweg einkalkulieren.» Sie sei deshalb nach Lugano gezogen. Von der angespannten Situation auf dem Arbeitsmarkt merke sie hingegen nichts. Sie habe nach dem Studium sofort eine Stelle gefunden. Einige Bekannte von ihr, ebenfalls Hochschulabsolventen, hätten aber das Tessin verlassen müssen und in Zug oder Zürich eine Anstellung gefunden.

Die Tessiner beschweren sich darüber, dass ihre Anliegen in Bundesbern kein Gehör finden. Mit Lega-Politiker Gobbi ist nun aber jemand an der Spitze, der weder überhört noch übersehen werden kann. Der 38-Jährige steht im Türrahmen, den er nahezu ausfüllt – sowohl in der Breite als auch in der Höhe. Den Rücken zum Sitzungszimmer gewandt, ruft er einer seiner Mitarbeiterinnen in Tessiner Dialekt noch etwas zu und betritt dann den Raum. «Ben arrivata», begrüsst er mich mit tiefer Stimme.

«Manchmal muss man den Leuten auf die Nerven gehen, um etwas zu erreichen», sagt Gobbi. Das tut er: Im April beschloss er, dass alle Ausländer, die im Tessin eine Aufenthaltsbewilligung B (befristet) oder G (Grenzgänger) wollen, einen Auszug aus dem Strafregister ihres Landes samt Beleg über laufende Verfahren vorlegen müssen. Diese Massnahme folgt auf die Erhöhung der Quellensteuer, die der Tessiner Grosse Rat bereits 2014 verabschiedet hatte. Neu wird der betreffende Steuerfuss auf Gemeindeebene von 78 auf 100 Prozent erhöht.

Damit verärgert Gobbi in erster Linie die Politiker in Rom, aber auch Bundesbern, das kein Interesse daran hat, die ohnehin schon schwierige Beziehung zwischen der Schweiz und Italien weiter zu strapazieren. Schon gar nicht jetzt, wo das bereits unterzeichnete Doppelbesteuerungsabkommen mit Italien auf der Zielgeraden ist.

Diskussion über Schutzklausel

Dies war wohl auch der Hauptgrund, dass Bundesrätin Eveline Widmer-Schlumpf (BDP), begleitet von EU- Chefunterhändler Jacques de Watteville und Mario Gattiker, Staatssekretär für Migration, letzte Woche der Tessiner Regierung einen Besuch abstattete. Als offiziellen Grund für das Treffen nannte der Bundesrat «Klärungen vor der Schlussphase der Verhandlungen zum Grenzgängerabkommen mit Italien». Im Klartext: die Tessiner Regierung, aber vor allem Norman Gobbi zur Räson zu zwingen.

Dieser lässt sich aber nicht einschüchtern. Die Massnahmen seien gut überlegt gewesen, sagt Gobbi, eine logische Reaktion auf die damalige und die aktuelle Situation. «Es ist nicht so, dass wir Tessiner morgens mit einer Idee aufstehen und diese dann gleich umsetzen.» Mit der Erhöhung des Steuerfusses auf Gemeindeebene soll der Tessiner Arbeitsmarkt für die einheimischen Arbeitskräfte gestärkt werden.

Aktuell ist jeder vierte Arbeitnehmer im Tessin Grenzgänger und jeder zweite Ausländer. Zudem siedeln sich in den letzten Jahren immer mehr italienische Firmen an. Sie profitieren vom unbürokratischen Umgang mit den Schweizer Behörden, von tiefen Steuern und schnellen Bewilligungen. Im Zusammenhang mit der Umsetzung der Zuwanderungs-Initiative diskutiert der Südkanton deshalb über eine Arbeitsmarkt-Schutzklausel. Diese erlaubt es, die Personenfreizügigkeit im Grundsatz zu erhalten, gleichzeitig jedoch gezielte und begrenzte Interventionen in Ausnahmesituationen zu ermöglichen.

Es gehe auch darum, so Gobbi, die Region und somit auch den Rest der Schweiz vor kriminellen Organisationen zu schützen. Vor der Einführung des freien Personenverkehrs sei es völlig normal gewesen, dass Grenzgänger einen Strafregisterauszug vorlegen mussten. «Ich verstehe die Aufregung nicht», sagt Gobbi und lehnt sich gemächlich im Stuhl zurück. Die direkt Betroffenen, also die Grenzgänger, hätten sich bisher nicht dagegen gewehrt. Und die Tessiner Bevölkerung sei auch damit einverstanden. Offensichtlich störe es nur die Politiker in Bern und in Rom. «Doch die Probleme werden weder in Bern noch in Rom gelöst. Die lösen wir hier vor Ort.»

Selbst ist der Tessiner. Nach diesem Motto handelt auch Mauro Antonini: «Wir können nicht in jedem Fall warten, bis uns jemand eine Lösung präsentiert. Zusammen mit dem Kommando in Bern suchen wir selber nach Lösungen und handeln danach.» Der Kommandant des Grenzwachtkorps der Region IV steht in seinem Büro in Lugano-Paradiso vor einer Skizzentafel. «Sehen Sie, hier sind noch die Schritte der letzten Aktion im Kampf gegen die Schlepper aufgeführt.» Die vielen Grenzgänger sind nicht das einzige Problem des Südkantons. Zurzeit reisen jeden Monat zwischen 1200 und 1800 Flüchtlinge über Italien in die Schweiz ein. An den Wochenenden müssen die Zollbeamten am Bahnhof Chiasso täglich zwischen 60 und 80 Fälle behandeln; die meisten kommen mit dem Zug an.

«Gib nicht auf»

In Zusammenarbeit mit dem Grenzwachtkorps hat die Tessiner Kantonspolizei nun eine Taskforce gegründet mit dem Ziel, Schleppernetzwerke zu zerschlagen. Dabei werden suspekte Bewegungen an der Grenze analysiert. Es konnten bereits einige Leute verhaftet werden. Antonini ist überzeugt: «Das ist der richtige Ansatzpunkt. Wir müssen diesen Banden klarmachen, dass man bei uns nicht durchkommt.»

80 Prozent der Flüchtlinge, die meisten sind Eritreer, stellen ein Asyl­gesuch und werden nach der Erstkontrolle an das Empfangs- und Verfahrenszentrum des Staatssekretariats für Migration weitergeleitet. Die übrigen werden gemeinsam mit den italienischen Behörden nach Italien zurückgeschafft. Um die Situation bewältigen zu können, bekommt das Grenzwachtkorps wöchentlich Verstärkung von zehn bis zwanzig Personen aus anderen Regionen. Von einer Krisen­situation will der Kommandant dennoch nicht sprechen. «Dank motivierten Leuten, Besonnenheit und entsprechender Infrastruktur haben wir die Lage unter Kontrolle», sagt er.

Politisch mag sich Antonini nicht äussern. Auch nicht zu den Grenzgängern. Das solle Norman Gobbi tun. Übrigens ein guter Kumpel von ihm. Ich solle ihn doch bitte grüssen und ihm dies überreichen: Er greift zu einer kleinen, weissen Schachtel, die einen bedruckten Caran-d’Ache-Kugelschreiber enthält. Darauf schreibt er in Tessiner Dialekt: «Gib nicht auf.»

Von Alessandra Paone, Basler Zeitung ePaper

Gothard: opération séduction pour un 2e tube

Da LeTemps.ch l Samedi, on fête les 35 ans du tunnel routier du Gothard, inauguré le 5 septembre 1980. Vendredi, les partisans d’un deuxième tube (en votation en février 2016) ont intensifié leur campagne et emmené les journalistes au cœur du Gothard, lors d’un voyage médiatique orchestré par l’Union suisse des arts et métiers (USAM).

Rendez-vous était donné tôt le matin à Lucerne. Dans le bus conduisant le groupe à Göschenen, le directeur de l’USAM, Hans-Ulrich Bigler, a ouvert les feux en expliquant pourquoi il fallait construire un tunnel de réfection. «Nous rénovons le tunnel du Gothard pour la Suisse et son économie, et non pour le trafic de transit», a-t-il déclaré. Environ 8% seulement du trafic au Gothard est attribuable au transit de marchandises à travers la Suisse.

A Göschenen, le soleil est au rendez-vous, le café et les croissants aussi. Les journalistes sont reçus à la Centrale d’intervention du tunnel routier, où le directeur de l’Office fédéral des routes (Ofrou), Jürg Röthlisberger, défend le projet de la Confédération, à savoir la création d’une deuxième galerie pour pouvoir assainir en toute tranquillité la première, sans interruption du trafic.

«Nous construisons sans créer de bouchons», a-t-il expliqué, en citant d’autres exemples comparables de réfection, comme le tunnel du Belchen (construction d’un troisième tube). Quant à l’alternative d’une autoroute ferroviaire courte entre Erstfeld et Biasca, elle représente certes «une solution intéressante» et praticable, mais «pas durable», selon l’Ofrou.

Aspect sécuritaire

Car si en 2020 la Nouvelle Ligne ferroviaire alpine (NLFA) aura encore la capacité nécessaire pour accueillir les poids lourds chargés sur le rail, ce ne sera plus le cas trente ans plus tard, lorsqu’un nouvel assainissement s’imposera.

L’aspect sécuritaire était au centre de l’attention à la Centrale d’intervention de Göschenen, chargée du contrôle de la circulation et des interventions dans le tunnel routier. Les visites organisées dans la salle de contrôle, avec ses dizaines d’écrans où défilent les images prises par les caméras dans le tunnel, et au service du feu, démonstration de camion de pompier à l’appui, faisaient partie des attractions de la journée.

Les responsables de la police routière et du service du feu, l’Uranais Oliver Schürch et le Tessinois Fabrizio Lasia, ont illustré les risques dus à la circulation bidirectionnelle et à l’absence de bandes d’urgence, et les difficultés d’intervention en cas d’accident ou d’incendie. Interrogés sur leur opinion quant au doublement du tunnel, tous deux se sont pourtant montrés circonspects.

Oliver Schürch en particulier marchait sur des œufs, car les autorités de son canton sont opposées au projet de la Confédération. En 2011, la population uranaise a rejeté la proposition d’un deuxième tube, et c’est dans ce canton que le référendum déposé en janvier dernier a recueilli, proportionnellement, le plus de signatures.

Position des Tessinois

Au sud du Gothard, la position des Tessinois semble avoir évolué au cours des années. Alors qu’en 2004 ils rejetaient, tout comme les Uranais, le doublement du tunnel, deux tiers d’entre eux y étaient favorables en 2011 selon un sondage; mais 10% des paraphes du référendum provenaient du canton italophone, laissant suggérer que l’adhésion au projet n’est plus aujourd’hui aussi compacte.

Après une visite rafraîchissante dans la galerie de sécurité longeant le tunnel, accompagnée d’une séance photo pour l’ex-conseiller national uranais Franz Steinegger (PLR), le voyage a continué en direction d’Airolo, et plus précisément vers sa fromagerie (à risque sans deuxième tube, selon son patron).

Là, à côté de la dégustation de fromages locaux, le président du gouvernement tessinois Norman Gobbi a exprimé les craintes de son canton d’être coupé du reste de la Suisse: «Nous ne voulons pas être Tessinois seulement en été», a-t-il répété en reprenant un slogan de 1964 en faveur de la construction d’un tunnel routier.

L’ultime étape conduisait les médias à Erstfeld, qui devrait accueillir la moitié des quais de transbordement (l’équivalent de 22 terrains de football au total) pour le trafic lourd si la solution d’une autoroute ferroviaire devait finalement l’emporter. Sur une passerelle dominant le chantier d’AlpTransit, Franz Steinegger a eu le mot de la fin: «Le problème pour Uri n’est pas le deuxième tube, mais au contraire le fait de n’en avoir qu’un seul.»

http://www.letemps.ch/Page/Uuid/b22c2d54-5338-11e5-a62b-2400f7582c03/Gothard_op%C3%A9ration_s%C3%A9duction_pour_un_2e_tube

TESSIN Samedi 05 septembre 2015, Barbara Knopf Bellinzone

Fra trecento giorni l’era dell’AlpTransit

Fra trecento giorni l’era dell’AlpTransit

Mancano 300 giorni all’apertura di AlpTransit: meno di un anno e la mobilità del nostro cantone subirà un’autentica rivoluzione. La nuova rete di trasporto pubblico porterà con sé difficili sfide e importanti opportunità. Il riposizionamento all’interno della rete urbana elvetica rappresenterà per il Ticino l’occasione per rilanciare la competitività della sua economia a livello nazionale e internazionale, così come la sua immagine; bisogna però ricordare che gli effetti positivi non saranno automatici e richiederanno uno sforzo da parte di tutti. Le distanze all’interno del territorio elvetico e ticinese si ridurranno drasticamente, portando un cambiamento sostanziale non solo nella vita dei ticinesi ma anche di tutti i confederati. Sarà dunque fondamentale farci trovare pronti, anche nel connettere le zone che rischiano di venire emarginate.

Il Ticino dovrà porsi come entità policentrica, abbracciando la visione della «Città-Ticino» presente nel Piano direttore cantonale e portata avanti col Piano cantonale delle aggregazioni. Con l’avvento di AlpTransit la mobilità interna cantonale verrà ridefinita e si dovrà di riflesso procedere pure ad una riforma dei servizi pubblici. Queste evoluzioni richiederanno un cambio di mentalità e un ripensamento del ruolo dei Comuni. In questo contesto, il Piano cantonale delle aggregazioni disegna il Ticino di domani, mirando a rafforzarlo a livello istituzionale e socioeconomico, rispondendo nel contempo alla necessità di reagire concretamente ai cambiamenti in atto a tutti i livelli. Una delle sfide che dovremo affrontare nell’ambito di AlpTransit riguarderà in particolare le regioni periferiche del cantone, che saranno confrontate con il rischio di essere ulteriormente marginalizzate. Per scongiurare questo rischio, in questi anni, insieme con il mio Dipartimento, mi sono adoperato anche per continuare a mantenere i servizi di base dell’Amministrazione in queste regioni. Queste misure devono essere però accompagnate da una politica regionale mirata e concreta: le valli ticinesi hanno ancora diverse frecce al loro arco; occorre quindi adoperarsi al fine di promuovere progetti volti a mantenerle attrattive. Nello specifico, in Leventina – regione particolarmente toccata da AlpTransit – una possibile soluzione per offrire nuovi stimoli e potenziare l’offerta turistica e di svago, potrebbe essere la riqualifica della linea storica della Ferrovia del Gottardo.

Una rete di trasporto efficiente su lunga distanza avrà sicuramente importanti implicazioni economiche per il Ticino: grazie all’intensificazione dei collegamenti con la Svizzera interna e alla riduzione dei tempi di percorrenza necessari per gli spostamenti, il nostro mercato del lavoro, unitamente a quello svizzero, diverrà maggiormente flessibile e competitivo. In questo senso, AlpTransit faciliterà lo sviluppo di importanti e proficue relazioni tra il Ticino e le altre regioni svizzere, grazie alle quali si apriranno nuove e inaspettate opportunità per il Ticino e per le aziende situate sul territorio ticinese. Inoltre, con la successiva apertura del tunnel di base del Monte Ceneri si osserverà un parziale riequilibrio delle forze interne fra il Sotto e il Sopraceneri, essenziale al fine di perseguire una coesione cantonale.

Alptransit è una sfida che il Canton Ticino può e deve vincere. La politica e le istituzioni dovranno svolgere un ruolo importante nel garantire tutte le condizioni quadro che permetteranno di sfruttare al meglio il potenziale dell’alta velocità. Si tratta però di una sfida che, come ho già detto in precedenza, coinvolgerà tutti: istituzioni, settore pubblico e settore privato, ma soprattutto i cittadini, che dovranno contribuire al rilancio del nostro cantone, valorizzandone l’identità e il patrimonio paesaggistico così come storico-culturale, che fanno del Ticino uno dei cantoni più belli di tutta la Svizzera. Grazie all’impegno di tutti, ci faremo trovare pronti!

Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato

La Formula E fa tappa in Governo

La Formula E fa tappa in Governo

Da ticinonews.ch l La città di Lugano domani sarà a Palazzo per chiedere un appoggio istituzionale per la realizzazione del Gran Premio in riva al Ceresio

La Formula E fa tappa in Governo. Domani mattina il Municipio di Lugano incontrerà una delegazione del Consiglio di Stato per presentare nel dettaglio il progetto di un Gran Premio di Formula E in riva al Ceresio.

La città lo ricordiamo è tra le superfavorite per diventare la tappa fissa del campionato mondiale. All’incontro di domani che si terrà a Palazzo delle Orsoline saranno presenti, i consiglieri di Stato Norman Gobbi, Claudio Zali e Christian Vitta, per l’Esecutivo luganese parteciperanno, il sindaco Marco Borradori e il municipale Michele Foletti.

La città cercherà un appoggio istituzionale, per quello che riguarda la questione dei permessi per organizzare la manifestazione. Ma non solo. Lugano chiederà al Consiglio di Stato di sostenere la richiesta formulata dalla città di modificare l’ordinanza di applicazione della Legge federale sulla circolazione stradale che vieta le gare di velocità in Svizzera, introducendo un’eccezione per le vetture elettriche.

Guarda il servizio TG di TeleTicino

http://www.ticinonews.ch/ticino/244025/la-formula-e-fa-tappa-in-governo

«Prima useremo i 5 milioni, poi valuteremo il rincaro»

«Prima useremo i 5 milioni, poi valuteremo il rincaro»

Dal Corriere del Ticino l  Il consigliere di Stato sottolinea i benefici ambientali del voto sulla modifica di legge per il finanziamento degli ecobonus per il rinnovo del parco automobilistico.

Il credito di 16 milioni a favore degli ecoincentivi, e non solo, verrà finanziato con un aumento delle imposte di circolazione. Insomma, anche questa volta toccherà al cittadino passare alla cassa…
«Ci tengo a sottolineare che prima di aumentare – temporaneamente – le imposte di circolazione si dovrà far capo al credito di 5 milioni incassati negli scorsi anni con il sistema bonus/malus, ossia secondo il principio che “chi più inquina più paga”. Solo una volta esaurite le eccedenze, già a disposizione del Cantone, e in base al successo che l’iniziativa riscuoterà, il Consiglio di Stato valuterà se, e in che misura, aumentare le imposte agli automobilisti».

Ma la Lega un tempo non combatteva il caro-tasse e imposte?
«Ovviamente nessuno vorrebbe toccare le tasche dei cittadini. D’altra parte se il Consiglio di Stato si impegna a portare a termine un progetto deve anche trovare una fonte di finanziamento. In ogni caso saranno i ticinesi ad esprimersi in merito».

Non c’era davvero un altro modo per trovare questi ulteriori milioni?
«Ricordo che in principio il messaggio prevedeva lo stanziamento di un credito di 30 milioni. In seguito a una serie di proposte formulate dal Parlamento, il Governo ha licenziato un nuovo messaggio, dimezzando l’importo e rivedendo la strategia a favore della mobilità sostenibile, tenuto conto che l’attuale situazione delle finanze cantonali non permette di assumere nuovi oneri senza compensazioni».

Al momento 5 milioni sono già a disposizione e i restanti 11, a dipendenza delle richieste, verranno appunto finanziati con il supplemento. Voi però dite che il no delle urne farà cadere l’intero progetto. Come verranno utilizzati allora i 5 milioni già oggi a disposizione?
«La volontà, già ribadita più volte anche in passato, è quella di restituire questo importo ai cittadini. Per farlo vi sono, a mio avviso, diverse modalità che sarebbe possibile attuare tra cui ad esempio la riduzione dell’imposta (su uno o più anni) indistintamente a tutti i detentori di un veicolo oppure solo ai veicoli particolarmente efficienti».

Tra gli argomenti per votare no il prossimo 14 giugno, i referendisti fanno notare che l’imposta di circolazione ticinese è tra le più alte a livello svizzero. Cosa ribatte?
«I nostri vicini grigionesi, che sono spesso citati perché pagano in media un’imposta di circolazione meno cara dei ticinesi, beneficiano di una serie di finanziamenti da Berna, dovuti alla perequazione finanziaria, che al nostro Cantone non spettano. Grazie a questa somma possono finanziare la manutenzione e la realizzazione di infrastrutture stradali sul loro territorio. Per noi, in Ticino, la situazione è differente. Per sovvenzionare opere di questo tipo occorre trovare una fonte di finanziamento: l’imposta di circolazione che paghiamo serve anche a questo scopo. Non si può realizzare un progetto senza i fondi per finanziarlo. Nello specifico del progetto per favorire la mobilità sostenibile, saranno i cittadini ticinesi il prossimo 14 giugno ad avere l’ultima parola e a decidere sulla modalità di finanziamento».

Chi è contrario all’aggravio solleva anche perplessità sull’efficacia della promozione di veicoli ecologici, dopo le precedenti esperienze VEL. In Ticino a fine 2013 c’erano in circolazione solo 166 veicoli elettrici. Perché questa volta dovrebbe essere differente?
«I programmi VEL del passato beneficiavano di altre condizioni e sono stati realizzati in un contesto diverso. Anche la differenza di prezzo tra veicoli molto efficienti e veicoli con trazione tradizionale è diminuita ma non quanto basta per essere effettivamente concorrenziale. In quest’ottica sono stati introdotti i contributi per incentivare l’acquisto di veicoli più sostenibili dal profilo energetico e ambientale».

Tutti potranno beneficiare degli ecoincentivi, indipendentemente dal loro reddito. Non crede che al posto di andare a coprire la differenza tra i costi delle auto, serviranno invece all’acquisto con lo sconto della seconda vettura, ciò che annullerebbe di fatto gli obiettivi?
«Per migliorare l’efficacia del programma di incentivi, il Cantone ha cercato di favorire la rottamazione, cioè la messa fuori circolazione definitiva, di veicoli inquinanti. I contributi all’acquisto di veicoli molto efficienti saranno perciò definiti e modulati in modo da indurre l’acquisto di un’automobile molto efficiente in sostituzione di una tecnologicamente superata. Il beneficio in termini ambientali ed energetici sarà conseguentemente maggiore».

Perché stanziare solo due milioni su un totale di 16 a favore della mobilità aziendale, non sarebbe più opportuno accrescere questa quota per ridurre il traffico sulle strade?
«La cifra di due milioni di franchi stanziata su proposta del Dipartimento del collega Claudio Zali, può trarre in inganno. Infatti, comprende solo una parte dei contributi per la mobilità aziendale, ovvero:
– i contributi alle aziende per l’allestimento e l’attuazione di piani di mobilità aziendale, che implicano costi di consulenti esperti in materia;
– i crediti per sostenere infrastrutture e strumenti per il car pooling e il car sharing;
– gli incentivi per l’attuazione dei piani di mobilità aziendale, per esempio per l’acquisto di biciclette aziendali o la predisposizione di posteggi coperti per biciclette;
– l’importo per permettere alla comunità tariffale di offrire gli sconti sull’acquisto dell’Arcobaleno aziendale».

Quali le misure concrete che verranno messe in atto per la mobilità aziendale?
«Nel credito di 16 milioni di franchi denominato “cash-bonus” sono compresi, oltre agli incentivi per l’acquisto di veicoli particolarmente efficienti, anche gli incentivi destinati a sostenere le aziende che si dotano di veicoli aziendali per il trasporto dei propri dipendenti. Per esempio, per l’acquisto di un autobus da 40 posti con un costo nell’ordine di grandezza di 400.000 franchi è previsto un incentivo di 50.000 franchi».

“Nessuno vorrebbe toccare le tasche dei cittadini. Ma se il Governo si impegna a portare a termine un progetto deve anche trovare una fonte di finanziamento”

Temporaneo
Una volta esaurite le eccedenze e in base al successo dell’iniziativa il Consiglio di Stato valuterà se, e in che misura, aumentare le imposte agli automobilisti
Mobilità aziendale
La cifra di due milioni può trarre in inganno. Comprende solo una parte dei contributi per la mobilità aziendale (car pooling e abbonamenti Arcobaleno)

Firmata una convenzione tra il Dipartimento delle istituzioni e il Touring Club Svizzero

Firmata una convenzione tra il Dipartimento delle istituzioni e il Touring Club Svizzero

Questa mattina, a Bellinzona, il Dipartimento delle istituzioni e il Touring Club Svizzero (TCS) Sezione Ticino, hanno ratificato nuovamente la convenzione che dal 2001 consente al TCS di effettuare i collaudi nella propria sede di Rivera.

Un’ottima collaborazione che dura da più di dieci anni e che autorizza, a determinate condizioni, il TCS a eseguire i collaudi ufficiali di automobili nel proprio Centro tecnico avvalendosi dell’operato dei propri esperti. In questo senso nel 2014 il TCS ha svolto circa 10’800 collaudi su un totale di 63’400 effettuati dalla Sezione della circolazione.

La modifica della Convenzione si è resa necessaria in seguito ai cambiamenti procedurali legati all’introduzione del nuovo sistema informatico della Sezione della circolazione. Si è quindi voluto approfittare dell’occasione per apportare altre modifiche, alla luce della ormai più che decennale esperienza.

In particolare, tra le principali modifiche è stato deciso di:

  • confermare la possibilità di collaudare automobili con più di 10 anni (facoltà concessa nel 2009);
  • concedere la facoltà di collaudare anche automobili fuori circolazione;
  • consolidare la prassi con cui la convocazione (presso l’Ufficio tecnico o il TCS) viene sempre svolta dalla Sezione della circolazione (l’utente ha la possibilità di spostare l’appuntamento);
  • introdurre l’obbligo di perfezionamento per gli esperti nonché il riferimento al sistema di qualità federale;
  • adeguare la registrazione dei collaudi: il TCS, infatti, è collegato al nuovo sistema informatico della Sezione della circolazione e può registrare direttamente i collaudi effettuati;
  • stabilire che la fatturazione di tutti i collaudi è effettuata dalla Sezione della circolazione, che poi riversa al TCS la sua quota parte;
  • adattare il numero di collaudi delegati al TCS in base alle cifre che rispecchiano l’attuale situazione.

Il Dipartimento delle istituzioni informa infine che anche la situazione della delega dei collaudi ai garage è oggetto di attenta valutazione e la Sezione della circolazione ha iniziato a discutere del tema con i rappresentanti dell’Unione professionale svizzera dell’automobile (UPSA).

Da sinistra a destra:
Cristiano Canova (Capo della Sezione della circolazione), Norman Gobbi (Direttore del Dipartimento delle istituzioni), Carlo Vitalini (Presidente del TOURING CLUB SVIZZERO, Sezione Ticino) e Roberto Morandi (Direttore del TOURING CLUB SVIZZERO, Sezione Ticino)