“Paletti più larghi delle aspettative”

“Paletti più larghi delle aspettative”

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 3 settembre de La Regione

«Non siamo al 100% dell’occupazione inizialmente auspicata, ma con il 66% almeno abbiamo tolto quella discriminazione che sembrava esserci nei confronti di altre discipline sportive», dice invece da Lugano il Ceo Marco Werder. «Siamo tuttavia felici di sapere che grazie al nostro concetto di protezione i tifosi potranno andare allo stadio e seguire una partita in sicurezza».

Molti tifosi, ma non proprio tutti… «Diciamo che al momento attuale siamo ancora in zona verde, quindi riusciamo a garantire le partite ai nostri abbonati. Anche perché, è naturale, l’effetto Covid s’è fatto sentire: c’è quindi ancora un po’ di capacità, di cui vedremo cosa fare nelle prossime settimane. Certo, però, fa male sapere di avere uno stadio da 7’200 posti e dopo la trasformazione provvisoria delle curve (provvisoria, ripeto) che aumenterà i posti seduti a 5’000, potremo accogliere sole 3’300 persone».

E se improvvisamente la situazione dovesse migliorare? «Se capitasse, oppure se dovesse arrivare sul mercato il vaccino, mi auguro che tale condizione venga rivalutata immediatamente. Nell’attesa cominciamo a organizzarci bene, con questi cinquemila posti a sedere che dobbiamo ancora trasformare, in una situazione ben lungi dall’essere risolta e che causerà costi e minori entrate».

A proposito di spese: l’aumento temporaneo dei seggiolini chi lo pagherà? «È un costo che verrà diviso tra noi e la Città di Lugano».

Intanto si può dire che la decisione odierna cancella i timori di chi, dopo le indiscrezioni del Tages Anzeiger, ipotizzava un ulteriore rinvio dell’inizio stagionale? «I paletti messi da Berna sono più larghi di quanto ci si aspettava». È cautamente soddisfatto il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi dopo aver appreso delle condizioni imposte da Berna per poter autorizzare le manifestazioni con più di mille persone. Soddisfazione anche perché «le decisioni del Consiglio federale sono andate oltre quanto posto in consultazione. Attendiamo da Berna ulteriori indicazioni per garantire un’applicazione più uniforme delle misure, soprattutto per quanto riguarda l’evoluzione epidemiologica» aggiunge Gobbi da Lugano, dove si trovava in occasione della giornata del Presidente ticinese. Pur essendo doloroso per il mondo dello sport, questo «è il compromesso che serviva per riuscire a far partire i campionati». Che quest’anno «saranno un po’ alla nordamericana: tutti seduti e, verosimilmente, con qualcuno che passerà a distribuire bibite e cibo tra i seggiolini, anche se questa misura va ancora discussa con i club. I tifosi dovranno fare uno sforzo per adattarsi».

Punto fondamentale per autorizzare eventi con più di mille persone è la capacità di ogni Cantone di assicurare un ‘contact tracing’ efficace in caso di focolaio. Per riuscirci, il Ticino richiamerà in servizio la protezione civile e verrano formate ulteriori persone. Ma se un tifoso si scoprisse positivo, quanti poi andrebbero in quarantena?, chiediamo. «Dipenderà dalle valutazioni dell’Ufficio del medico cantonale», conclude Gobbi.

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 3 settembre 2020 del Corriere del Ticino

«Sarà un ambiente nordamericano»
Il presidente del consiglio di Stato Norman Gobbi: «Oneri importanti per le società sportive»

«Che sport sarà? Un po’ alla nordamericana, con spettatori più calmi e forse meno passionali». Norman Gobbi lo sa bene: calcio e hockey, con tali restrizioni, non saranno gli stessi. «Gli obblighi di rimanere seduti e di indossare la mascherina limiteranno il tifoso, certo, ma queste misure erano il compromesso per far ripartire i campionati. Un compromesso che sarà doloroso per lo sport, fatto com’è di prestazioni ma anche e forse soprattutto di emozioni. I paletti posti dal Consiglio federale sono comunque più larghi di quelli che ci si aspettava. Un passo nella direzione dei club, anche se tutto dipenderà dall’evoluzione della pandemia. Tengo comunque a sottolineare che le società sportive avranno oneri importanti: penso alla gestione dei flussi in entrata e in uscita dagli impianti, così come al controllo degli spettatori durante le partite». Fondamentale sarà il sistema del contact tracing cantonale. Ancora il presidente del consiglio di Stato: «Abbiamo buona capacità di personale, penso in particolare ai militi della Protezione civile già formati. Fondamentale sarà comunque il rispetto minuzioso dei piani di protezione».

 

“Le sanzioni non bastano”

“Le sanzioni non bastano”

Da www.rsi.ch/news – vedi servizio Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Le-sanzioni-non-bastano-13337841.html

Il Municipio di Chiasso ha scritto alla SEM su alcuni richiedenti l’asilo problematici e intende chiedere a Berna provvedimenti più incisivi

Il furto e la spericolata fuga in auto nel corso della notte a Chiasso e l’ultimo di una serie di disordini riconducibili a un gruppo di richiedenti l’asilo ospiti del centro federale. Un gruppo ristretto e conosciuto, contro il quale sono già stati presi dei provvedimenti, ma questi non sono sufficienti, secondo la capo Dicastero sicurezza del comune, Sonia Colombo Regazzoni.

Il Municipio ha scritto alla Segreteria di stato per la migrazione (SEM), che è a conoscenza del problema. Possono applicare, spiega la portavoce Emmanuelle Jaquet Von Sury, solo le sanzioni disciplinari previste dalla legge: proibire l’uscita per mezza giornata o un giorno intero e togliere la piccola somma che ricevono per le spese.

“Sono inezie. Se uno si comporta male oggi, domani non può uscire, ma dopodomani sarà di nuovo in giro” afferma Colombo Regazzoni. L’intenzione è quindi di sollecitare di nuovo Berna con una lettera per chiedere provvedimenti più incisivi.

“Un amaro contentino ai club”

“Un amaro contentino ai club”

Da www.ticinonews.ch

Il Presidente del Consiglio di Stato si dice sorpreso per l’allentamento odierno, e teme che da qui a ottobre la situazione possa obbligare a una rivalutazione
Oggi il Consiglio Federale ha comunicato la sua decisione di allentare entro ottobre il limite dei 1’000 partecipanti ai grandi eventi. Una decisione inaspettata secondo Norman Gobbi, intervistato dal Tg Estate, preoccupato che da qui a ottobre la misura possa cambiare decisamente, obbligando a un sostanziale dietrofront. Inoltre, per i club, saranno pesanti gli adeguamenti cui dover sottostare per ampliare la capacità. Il Presidente del Consiglio di Stato ha parlato anche delle difficoltà nell’implementazione dei piani di sicurezza e soprattutto delle condizioni affinché i carnevali 2021 possano avere luogo.

Era una decisione nell’aria o siete rimasti sorpresi?
“Non posso negare di essere sorpreso, proprio perché nelle scorse settimane i colleghi direttori cantonali della sanità pubblica sono stati consultati su scenari che parlavano di fine anno o marzo 2021. Visto inoltre il loro parere negativo sulle misure di allentamento la decisione di oggi è sorprendente. Se da un lato è necessario tornare alla normalità penso che questo sia un amaro contentino verso i club sportivi. La misura infatti verrà implementata con tutta una serie di clausole, tra le quali piani di protezione onerosi, sulle quali peraltro dovranno verificare i cantoni. Inoltre, tutto dipende dall’andamento epidemiologico, che potrebbe far tornare al limite dei 1’000 e vanificare la misura”.

I direttori cantonali della sanità chiedevano inoltre di attuare in modo uniforme queste misure, una regolamentazione inter-cantonale è possibile?
“È necessaria, perché in un sistema federalizza Berna dispone ma i cantoni sono chiamati a verificare, a controllare i piani di protezione e i singoli eventi. È importante coordinarsi. Inoltre, potrebbe essere difficile controllare l’evoluzione del virus a livello nazionale se si diffonderà a macchia di leopardo. Come direttori di giustizia e polizia siamo già stati chiamati a coordinarci tra di noi sull’implementazione delle misure, in particolare con i primi allentamenti i comandanti di polizia cantonale si sono già coordinati tra di loro, proprio per garantire un’uniformità e nell’ottica di evitare che chi si sposta da un cantone all’altro trovi regimi separati”.

In conferenza stampa è stato ammesso candidamente che per ora non si sono sentite le federazioni di calcio e hockey. Chi ha ascoltato dunque il consiglio federale?
“Soprattutto pressioni dal campo economico, evidentemente c’è un grande interesse economico dietro ai grandi eventi, pensiamo alle fiere, soprattutto per chi vive di esportazione. È vero che all’interno di una fiera è più facile improntare misure di protezione e metterne di più strette, a differenza dello stadio dove vista la passione dei tifosi e la natura dell’evento può essere difficile anche solo imporre la mascherina. Lo stesso vale in attimo culturale. Ad ogni modo penso che avrebbero dovuto parlare di più con i club”.

È un “regalo avvelenato” per i club, per cui da un lato si consente più affluenza ma al prezzo di più regolamentazione e più lavoro?
“Sicuramente da parte dei club era auspicato il superamento dei mille, perché non rispondeva alle loro aspettative. Quello che sarà importante però saranno i piani di protezione che però sono legati all’infrastruttura: quello che varrà alla Valascia non varrà alla Corner arena, a Cornaredo, ecc. Le situazioni dovranno essere dettagliate, anche per facilitare il contact tracing e l’identificazione, come già paventato in passato per il controllo degli hooligans. È evidente che ci sono infrastrutture più predisposte a una gestione più strutturata, penso agli stadi più recenti, una Valascia potrebbe avere più problemi e potrebbe dover limitare i posti in piedi ampliando quelli seduti”.

C’è tempo ancora fino al 2 settembre per discutere con la Confederazione, però voi come Consiglio di Stato avete già una linea che intendete seguire per implementare queste misure?
“Sarà importante che come cantoni ci si coordini prima tra di noi e poi con la Confederazione per definire le linee direttrici che saranno uguali su tutto il territorio. Poi ovviamente ogni cantone dovrà regolare al proprio interno per applicare queste linee direttrici verificandone l’attuazione ma coordinandosi anche al proprio interno con comuni e città che evidentemente hanno anche loro delle competenze a seconda degli eventi”.

Parlando di eventi, c’è chi si pone la domanda: il carnevale quest’anno sarà abbastanza presto, a fine gennaio. Come si farà a mantenere le distanze?
Abbiamo già avuto contatti con vari organizzatori dei carnevali. Abbiamo già iniziato a incontrare i cosiddetti “big five”, i 5 più grandi carnevali della Svizzera italiana, per coordinare un approccio che dovrà poi essere declinato a tutti i carnevali. Se i grandi carnevali non potranno tenersi per via delle limitazioni poi sarà difficile monitorare i piccoli carnevali, che ovviamente verranno raggiunti da molta più gente e non saranno più così piccoli, rendendo più difficile mantenere le distanze sociali e aumentando il rischio. Però l’importante sarà il continuare a monitorare l’evoluzione del virus, che sarà uno degli elementi da valutare quando verranno rilasciate le autorizzazioni. Con più casi sarà più difficile autorizzare i grandi eventi, viceversa sarà più facile se ci saranno meno casi, pur tenendo conto di tutte le criticità del caso.

Grandi eventi, “Sono sorpreso”

Grandi eventi, “Sono sorpreso”

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Grandi-eventi-Sono-sorpreso-13310784.html

Il presidente del Governo, Norman Gobbi, esprime perplessità sulle modalità di ripartenza dei grandi eventi decise da Berna

I cantoni avranno un ruolo di primo piano nelle future aperture. Mercoledì Berna ha insistito sulla “severità” di concedere autorizzazioni alle manifestazioni con più di mille persone, e i Cantoni potranno anche negare l’autorizzazione se la situazione epidemiologica dovesse peggiorare.

“Diciamo che sono un po’ sorpreso a livello di Consiglio di Stato ma anche dei Governi cantonali di questa decisione del Consiglio federale – ha spiegato Norman Gobbi, presidente del Governo ticinese, ai microfoni della RSI – perché nelle scorse settimane, quando sono stati sentiti i cantoni, i direttori della sanità pubblica hanno espresso forte scetticismo su un allentamento già ora e, soprattutto, gli scenari sottoposti parlavano di fine anno, rispettivamente del 31 marzo 2021. Quella di oggi – ha poi aggiunto Gobbi – è una decisione che porrà molte competenze e costi sulle spalle dei cantoni che dovranno poi anche coordinarsi tra di loro”.
“Non si può considerare un azzardo perché non è esecutiva subito – ha però specificato il presidente del Governo – Bisognerà capire se è solo un ‘contentino’ nei confronti soprattutto degli organizzatori di grandi eventi, come fiere, partite sportive ed eventi culturali, per prendere tempo. Hanno deciso oggi di allentare, ma visto che il virus può evolvere molto velocemente, domani la decisione potrebbe non valere già più”.
La necessità di coordinazione intercantonale è espressa anche dalla Conferenza dei direttori cantonali della sanità, che in un comunicato diffuso subito dopo l’annuncio di Berna sottolinea come “occorra elaborare criteri il più possibile uniformi, in particolare piani di protezione convincenti, e iscriverli nell’ordinanza speciale COVID-19”. Le regole, insomma, devono valere per tutti allo stesso modo per non svantaggiare nessuno.

I prossimi eventi in forse
Uno degli eventi, per ora ancora previsto, che attira diverse migliaia di persone è la fiera di San Martino a Mendrisio, dall’11 al 15 novembre. “Adesso bisogna capire i dettagli e sedersi attorno ad un tavolo per vedere se organizzarla e come – ha spiegato il sindaco Samuele Cavadini – Temo che l’organizzazione tradizionale quest’anno sarà difficile da attuare”.

Per quel che riguarda gli eventi culturali come quelli del LAC di Lugano, “siamo pronti a riaprire da metà settembre – ha spiegato il direttore artistico Michel Gagnon – Due gli scenari: mille posti con le mascherine, oppure un’occupazione al 60% con la distanza sociale. Comunque il LAC ha mille posti, di più non si può stare. Per affrontare finanziariamente la situazione – ha poi aggiunto – abbiamo modificato la programmazione fino a inizio dicembre. Per qualche mese possiamo resistere con una sala al 60%”.

Qualche certezza in più per lo sport
Uno spiraglio di luce per i maggiori club ticinesi di calcio e di hockey, che dovranno però adattare le strutture alle disposizioni che saranno elaborate dalle autorità federali in collaborazione coi cantoni. Decisione attesa per il 2 settembre.
“Abbiamo già uno studio preliminare per istallare sugli spalti delle tribunette provvisorie con posti a sedere numerati e sufficientemente distanziati. Immaginiamo di raggiungere tra i 3’500-3’800 posti” ha spiegato Filippo Lombardi, presidente dell’Hockey club Ambrì Piotta. Meglio quindi mettere le mani al portafogli che rischiare perdite milionarie. Fiducioso, malgrado l’instabilità del contesto, anche il CEO del Lugano Marco Werder: “Ad oggi era la soluzione migliore che potevamo sperare. Ora starà a noi trovare una via mediana che possa accontentare tutti i club”.
La lega nazionale di Hockey si riunirà venerdì in assemblea straordinaria per decidere se cominciare la regular season come previsto il 18 settembre, oppure se rimandare di 2 settimane, eventualità logisticamente e tempisticamente più probabile. Il calcio invece ha per ora messo in agenda l’inizio della nuova stagione di super league per l’11 settembre. Ipotesi che il direttore del Football Club Lugano Michele Campana reputa improbabile: “È possibile che venga spostato l’inizio di almeno una settimana così che le squadre disputino al massimo una partita casalinga prima del primo ottobre”.
“L’obbiettivo è di occupare tutti i posti a sedere che sarebbero 3’600 – conclude Campana – È chiaro però che se ci dovessero essere limitazioni come quelle in vigore attualmente, i posti scenderebbero attorno ai 1’800-2’000”.

Magistratura penale federale, Consiglio di Stato ‘preoccupato’

Magistratura penale federale, Consiglio di Stato ‘preoccupato’

Da www.laregione.ch

Il governo scrive al Consiglio federale sui presunti casi di mobbing e le presunte tensioni al Tpf e all’Mpc: ‘Auspichiamo piena e celere chiarezza’

Magistratura penale federale in Ticino, c’è posta per Berna. Mittente il Consiglio di Stato. Il governo cantonale scrive al Consiglio federale manifestando preoccupazione per i presunti casi di mobbing e le presunte tensioni all’interno del Tribunale penale federale, con sede a Bellinzona, e della sede distaccata di Lugano del Ministero pubblico della Confederazione. Il Consiglio di Stato auspica quindi totale e rapida chiarezza, per evitare che quanto emerso da recenti e meno recenti indiscrezioni giornalistiche incida sull’operato degli organi inquirenti e di quelli giudicanti e sulla loro immagine.

Il governo ticinese, si legge nella lettera al Consiglio federale datata 6 agosto, ma di cui si ha notizia solo ora, “ha appreso a mezzo stampa delle problematiche di ordine personale che affliggerebbero il Tribunale penale federale e l’antenna ticinese del Ministero pubblico della Confederazione. Nel pieno rispetto del principio della separazione dei poteri e del principio dell’autonomia della Magistratura, ci preme istituzionalmente esprimere seria preoccupazione per l’immagine delle due Autorità federali scaturita dai media, una preoccupazione che potrebbe avere delle ripercussioni sull’efficienza e l’efficacia nel loro operato come pure sulla loro credibilità e la fiducia riposta in queste importanti istituzioni da parte della cittadinanza”.

Prosegue la missiva firmata dal presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni, e dal Cancelliere Arnoldo Coduri: “Se è ben vero che le accuse lette sui media mostrino come le problematiche sorte rilevino da rapporti interpersonali, non possiamo che auspicare una piena, quanto celere chiarezza in merito, da parte delle preposte Autorità di vigilanza. Su questo particolare aspetto, chiediamo cortesemente al Consiglio federale, in pieno ossequio al proprio ruolo, di farsi parte attiva presso la Commissione amministrativa del Tribunale federale e le competenti Commissioni parlamentari come pure l’Autorità di vigilanza sul Ministero pubblico della Confederazione, perché ciò possa avvenire”.

‘Una presenza importante per la Svizzera italiana’
Nella lettera, trasmessa in copia alla Deputazione ticinese alle Camere federali, il governo cantonale non manca poi di evidenziare altri aspetti. “Il Canton Ticino – puntualizza il Consiglio di Stato – tiene qui ad esprimere nuovamente l’importanza della presenza nella Svizzera italiana del Tribunale penale federale e di una sede distaccata del Ministero pubblico della Confederazione. Per quest’ultima – alla luce sempre di alcune paventate proposte riorganizzative a seguito della partenza dell’attuale Procuratore generale (il dimissionario Michael Lauber, ndr.) con il quale il nostro Cantone ha sempre intrattenuto proficui contatti – si sottolinea il ruolo strategico nel contesto del perseguimento penale della Confederazione già riconosciuto e reputato necessario dal Consiglio federale per l’antenna ubicata nel capoluogo economico luganese, terza piazza finanziaria svizzera, nelle immediate vicinanze di Piemonte e Lombardia, ove sono note le problematiche di criminalità organizzata e le possibili ripercussioni sul nostro territorio”. Peraltro, fa sapere Norman Gobbi interpellato dalla ‘Regione’, «anche come Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia abbiamo scritto al Consiglio federale affinché le autorità cantonali vengano coinvolte nell’ambito di un’eventuale riorganizzazione del Ministero pubblico della Confederazione».

Fin dall’inizio della sua attività, nel 2004, il Tribunale penale federale ha sede a Bellinzona. Tre le corti: quella penale, quella dei reclami penali e, dal 1º gennaio dello scorso anno, la Corte d’appello. Il Tpf è chiamato fra l’altro a giudicare i casi che sono stati oggetto di inchieste da parte della Procura federale e per i quali ha disposto il rinvio a giudizio. Da ricordare che il Ministero pubblico della Confederazione (e la Polizia giudiziaria federale) è competente a indagare su reati di un certo rilievo come quelli di organizzazione criminale, riciclaggio e corruzione internazionali. Tornando al Tpf, sui suoi veri o presunti problemi interni (tempi di lavoro, spese ecc.) la Commissione amministrativa del Tribunale federale aveva avviato una procedura di vigilanza: nel proprio rapporto, pubblicato in aprile, era giunta alla conclusione che non ci fossero prove sufficienti di casi mobbing nei confronti dei collaboratori ticinesi del Tpf. Rapporto che è stato però successivamente contestato dalle commissioni della gestione del parlamento federale. La scorsa settimana si è appreso dalla ‘Rsi’ di presunti casi di mobbing anche nella sede luganese del Ministero pubblico della Confederazione, casi che oltretutto sarebbero già noti all’autorità che vigila sulla Procura federale (vedi pure ‘laRegione’ di mercoledì 5 agosto).

Insomma, serve totale e celere chiarezza, come chiede il Consiglio di Stato nella lettera al governo federale. Anche perché, osserva Gobbi, «se non si chiariscono completamente e rapidamente certe situazioni, presto o tardi riemergono».

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Da www.rsi.ch/news

Mobbing all’MPC, Ticino preoccupato
Lettera del Governo cantonale a quello federale: “una presenza essenziale” di cui “viene danneggiata l’immagine”

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Mobbing-allMPC-Ticino-preoccupato-13307901.html

«Siamo un Cantone efficace ed efficiente»

«Siamo un Cantone efficace ed efficiente»

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 10 agosto 2020 del Corriere del Ticino
Espulsioni obbligatorie, il Ticino è sotto la media nazionale. 
Lo scorso anno in Svizzera quelle previste dal Codice penale sono state pronunciate nel 57,5% dei casi.

A Sud delle Alpi questo avviene in poco più della metà delle condanne inflitte a stranieri – Ma le cifre non convincono i procuratori.

Sono passati poco più di tre anni e mezzo dall’attuazione delle nuove disposizioni del Codice penale sull’espulsione obbligatoria dei delinquenti stranieri – regolata dall’art. 66a del Codice penale –, entrate in vigore dopo l’accettazione nel 2010 da parte di popolo e cantoni di un’iniziativa dell’UDC. Ebbene, dai dati dello scorso anno pubblicati dall’Ufficio federale di statistica (UST) emerge che il Ticino si colloca al di sotto della media nazionale.

Friburgo e Vaud i più severi
Lo scorso anno, su un totale di 185 condanne per reati che comportano un’espulsione obbligatoria (ovvero quelli elencati nel catalogo di reati dell’art. 66a del Codice penale svizzero), quest’ultima è stata pronunciata nel nostro cantone in 99 casi, pari a una percentuale del 53,5%. Percentuale che, come detto, è leggermente inferiore alla media nazionale. Nel 2019, su un totale di 2.883 condanne per questo tipo di reati l’espulsione obbligatoria è stata pronunciata in 1.658 casi (57,5%). I più «severi» sono stati i Cantoni di Friburgo, Vaud, Berna e Zurigo, tutti con una casistica che supera le 100 condanne all’anno. Nel 2019, la giustizia friburghese ha infatti pronunciato 384 espulsioni giudiziarie su un totale di 482 condanne (79,7%). Un altro cantone di frontiera, Vaud, conta invece 278 espulsioni su un totale di 468 condanne (59,4%), una percentuale analoga a quella di Berna, che in 144 casi su 241 condanne ha optato per un’espulsione obbligatoria (59,75%). Egualmente severi sono stati i giudici sangallesi, con 66 espulsioni penali su 90 condanne (73,3%), e quelli argoviesi, che hanno disposto 61 espulsioni su un totale di 99 condanne (61,6%). A Ginevra, invece, la giustizia è stata più «clemente», con 41 espulsioni su 110 condanne (37,2%), al pari di quella zurighese (249 espulsioni su 547 condanne, 45,5%) e neocastellana (35 su 154, 22,2%). Spostando lo sguardo sui nostri vicini, spiccano le zero condanne nel canton Uri, un dato identico a quelli del 2017 e del 2018. Nei Grigioni, invece, le espulsioni giudiziarie sono state ben 23 su 28 casi (82,4%).

Cartellino rosso per i reati gravi
La statistica federale evidenzia inoltre come nessuna espulsione giudiziaria sia stata pronunciata tramite decreto d’accusa. Va infatti ricordato che sono solo i giudici e non i procuratori pubblici a doversi pronunciare sull’espulsione dello straniero che ha commesso i reati elencati nella norma. In base alle raccomandazioni emanate il 7 settembre 2016 dal Comitato della Conferenza dei procuratori della Svizzera, i magistrati possono emanare un decreto d’accusa senza espulsione nei casi di rigore invece di rinviare a giudizio l’imputato se, cumulativamente, quest’ultimo è titolare di un permesso B o C, non è recidivo e se il reato comporta una pena inferiore a 6 mesi (o a 180 aliquote giornaliere). Il tema era stato affrontato lo scorso anno dall’allora consigliere agli Stati Philipp Müller (PLR), il quale aveva presentato una mozione, poi accolta dai due rami del Parlamento, in cui si chiedeva che non fosse più possibile rinunciare all’espulsione di uno straniero criminale ricorrendo a un decreto d’accusa. In un’intervista al «Blick» di due settimane fa, l’ex «senatore» argoviese ha criticato giudici e Consiglio federale, rei a suo dire di non essere abbastanza severi nell’applicazione dell’iniziativa popolare . A suo dire, la rinuncia all’espulsione dovrebbe invece avvenire soltanto in casi eccezionali. Nel suo j’accuse rivolto all’Esecutivo dalle colonne del quotidiano zurighese, Müller chiede di applicare infine la sua mozione e ai giudici di non ricorrere allo strumento del decreto d’accusa «con troppa facilità» invocando la clausola del «caso di rigore». Va però ricordato che in base ai dati dell’UST emerge che in caso di un reato grave (come per esempio l’omicidio o la violenza carnale) l’espulsione è quasi ottanta volte superiore a quello di reati come l’ottenimento illecito dell’aiuto sociale) . Considerato che la maggior parte delle condanne è riferita a reati meno gravi, ecco spiegato la percentuale di non espulsioni superiore al 40%.

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La reazione di Norman Gobbi
Il Ticino è uno dei Cantoni con almeno cento condanne per le quali è prevista l’espulsione obbligatoria. Qual è la sua lettura?

«Rammento che le espulsioni penali sono decise dalle Autorità giudiziarie penali cantonali, in applicazione delle normative federali volute dal Popolo che dispongono chiaramente i casi per i quali è prevista l’espulsione. Il dato del Canton Ticino va quindi contestualizzato con le peculiarità di un Cantone di frontiera che presenta un alto tasso di autori di reati di provenienza straniera. In questi quasi due anni dall’entrata in vigore della nuova norma non siamo ancora in grado di trarre dei bilanci sulla sua efficacia. Notiamo tuttavia che l’espulsione penale favorisce nei detenuti stranieri la presa di coscienza dell’impossibilità di risiedere sul nostro territorio una volta scontata la pena, accelerando così il processo di reinserimento nel loro Paese d’origine lontano dalla Svizzera. La percentuale sull’espulsione che riguarda il Canton Ticino – inferiore alla media nazionale – è influenzata dal fatto che abbiamo infrazioni minori commesse da persone senza residenza. Si tratta di stranieri condannati con decisione del Ministero pubblico, che non può pronunciare l’espulsione penale (prerogativa esclusiva di un giudice). In termini di politica sanzionatorio il Ticino è comunque un Cantone efficace ed efficiente».

Das Tessin ist eine Insel der Seligen – im Moment

Das Tessin ist eine Insel der Seligen – im Moment

Da www.nzz.ch
Das Coronavirus wütete lange Zeit am schlimmsten im Tessin. Jetzt scheint der Südkanton weniger betroffen als der Rest des Landes. Dennoch ist der Kantonsarzt besorgt, unter anderem wegen der vielen Deutschschweizer Touristen.

«Die meisten Corona-Toten hat das Tessin.» Diese Schlagzeile dominierte während der Covid-19-Krise über etliche Wochen hinweg. Erst gegen Ende der ersten Welle wurde der Südkanton bei den Todesfällen und den Ansteckungszahlen vom Waadtland, von Genf und Zürich überholt. Die Zahl der Tessiner Toten pendelte sich Mitte Juni bei 350 Personen ein und ist bisher unverändert geblieben. Angesteckt haben sich seit Beginn der Pandemie im Südkanton 3416 Personen. Schweizweit sind 1694 Todesfälle zu verzeichnen, und die Gesamtzahl der laborbestätigten Infektionen beläuft sich auf 34 000.

Wie ist nun die Lage im Südkanton, was neue Ansteckungen anbelangt? Nach dem Corona-Peak von Ende März seien die Zahlen stetig gesunken, sagt der Tessiner Kantonsarzt Giorgio Merlani. Gemäss seinen Worten verlief der Juni mit wenigen isolierten Fällen extrem ruhig. Ab Juli gab es wenige endemische Herde, die man schnell unter Kontrolle brachte. In letzter Zeit allerdings träten Ansteckungen konstant auf, so Merlani. Aber es gebe fast nie mehr als 10 Fälle täglich. Zum Vergleich: Auf dem Höhepunkt der Krise verzeichnete man im Tessin am schlimmsten Tag 273 Neuansteckungen.

Weniger Neuinfektionen als in anderen Kantonen
Schweizweit begann die Ansteckungskurve in den ersten Aprilwochen stark zu sinken. Gemäss den Angaben des Bundesamtes für Gesundheit (BAG) war die Situation zwischen Mitte Mai und Mitte Juni sehr ruhig: Die Zahl der täglichen Neuinfektionen betrug meist deutlich weniger als 40 Fälle. Auf dem Höhepunkt der Corona-Krise war diese Zahl bis auf 1456 angesteckte Personen an einem einzigen Tag angestiegen. Seit Ende Juni präsentiert sich die Situation in der Schweiz insgesamt wieder schlechter: Das BAG verzeichnet zwischen 26 und 159 Neuansteckungen pro Tag, häufig über 100 täglich.

Dem Südkanton sei es gelungen, die Ansteckungskurve massiv zu senken, hält der Tessiner Regierungspräsident Norman Gobbi fest. «Und der Anstieg der Neuinfektionen in den letzten Wochen fällt in vielen Kantonen höher aus als im Tessin.» Wie die Verlaufskurve auf der BAG-Website zeigt, schwankt zum Beispiel die Zahl der Neuansteckungen im Kanton Zürich seit Anfang Juli ungefähr zwischen 5 und 30 laborbestätigten Fällen pro Tag. Ähnlich zeigt sich die Lage auch im Kanton Genf.

Das deutliche Absinken der Tessiner Fallzahlen nach der ersten Welle führt Gobbi nicht nur auf die zum Teil harten Massnahmen der kantonalen Behörden zurück. Auch sei die Sensibilität im Tessin ziemlich hoch, so der Regierungspräsident. Zumal das von Covid-19 schwer getroffene Italien in unmittelbarer Nachbarschaft liege.

Jedoch stellt Gobbi vor allem unter den jüngeren Tessinern ein Nachlassen der Vorsicht fest. Dies hängt aus seiner Sicht eindeutig mit den Sommerferien zusammen. Dazu erklärt Mattia Lepori, medizinischer Vizedirektor der Tessiner Kantonsspitäler: Etwa die Hälfte der Neuinfizierten habe das Virus im Ausland eingefangen – und zwar nicht nur in den Risikoländern. Insgesamt hätten sich seit Anfang Juli um die 166 Personen in Quarantäne begeben, die aus anderen Ländern in den Südkanton zurückgekehrt seien.

Maskenpflicht für Kellner
Manche Tessiner steckten sich laut Lepori aber auch in anderen Kantonen mit Covid-19 an. Daher sind Lepori und der Kantonsarzt Merlani besorgt wegen der Deutschschweizer Touristen. Denn viele von ihnen verzichten heuer auf Auslandferien und sind im Tessin massiv präsent. Die zahlreichen inländischen Touristen könnten weniger pflichtbewusst sein, was die Einhaltung der Corona-Vorschriften angehe, meinen die beiden Ärzte. Zudem würden auch viele Tessiner selber im eigenen Kanton Ferien machen, was zu einer weiteren Massierung führe.

Gemäss Gobbi hat die Kantonsregierung gleich beim ersten Anstieg der Neuansteckungen gehandelt. So reduzierte sie die Höchstzahl der Gäste in öffentlichen Lokalen und Diskotheken auf 100 Personen für die Zeitspanne eines ganzen Abends. Zudem dürfen sich nur noch maximal 30 Personen draussen versammeln.

Neu müssen seit dieser Woche alle Angestellten von Restaurants und Bars eine Gesichtsmaske tragen. Das finde gerade bei den Touristen wenig Anklang, sagt Merlani. Doch er wie auch Gobbi betonen: Die Gastwirtschaft begünstige gerade im Sommer die Ansammlung von Menschen. Zudem berühre und bereite das Personal Dinge zu, welche dann in den Mund der Gäste gelangten. Also seien hier Schutzmassnahmen besonders angebracht – aber nicht weil es ein akutes Probleme gebe, sondern weil man ein solches vermeiden wolle. Die Maskenpflicht für Kellner und Barkeeper gilt vorerst bis 8. August, doch könnte die Kantonsregierung je nach Situation eine Fristverlängerung ins Auge fassen.

Der Tessiner Staatsrat denkt auch an weitere Vorkehrungen. Bereits hat er die Detailhändler und ihre Zulieferer ermahnt, die Schutzmassnahmen nicht zu vernachlässigen. Nun schliesst die Kantonsregierung auch für die Einkaufsläden eine Maskenpflicht nicht aus.

All diese speziellen Vorschriften liegen in der Befugnis der einzelnen Kantone. Die vom Bundesrat erweiterte Corona-Verordnung des Epidemiengesetzes erlaubt es ihnen, je nach Situation Ad-hoc-Massnahmen zu ergreifen. Zuvor hatte das von Covid-19 besonders versehrte Tessin eigenmächtig Schritte unternommen, um die Verbreitung einzudämmen – mit Erfolg.

Zweite Welle vermeiden
Genau das ist dem Tessiner Regierungspräsidenten so wichtig: Dank der vom Bund gewährten Autonomie könnten die Kantone bei der Corona-Bekämpfung gezielter vorgehen. Denn die Situation präsentiere sich je nach Landesteil und Kanton manchmal ziemlich unterschiedlich.

Im Moment stellt der Kantonsarzt Merlani keine Anzeichen für einen weiteren Anstieg der Ansteckungszahl fest. Dennoch ist er besorgt: Angesichts der Touristenmassen im Südkanton sowie der Tessiner, die sich in den Auslandsferien ansteckten, könnte es rasch deutlich mehr Infizierte geben.

Ist also das Tessin momentan noch eine Insel der Seligen im Vergleich zur Restschweiz? Merlani meint dazu: «Ich würde eher von einer Insel sprechen, deren Bewohner eine zweite

Tutti sulla stessa barca: dal Lago Ceresio la serata TV per la festa Nazionale

Tutti sulla stessa barca: dal Lago Ceresio la serata TV per la festa Nazionale

Da Liberatv.ch
Sarà il Lago di Lugano a fare da cornice alla proposta televisiva di tutti i canali TV della SSR per la Festa Nazionale

Quest’anno sarà il Lago di Lugano a fare da cornice alla trasmissione televisiva proposta da tutti i canali TV SSR per la Festa Nazionale.
Una scelta che vuole ricordare e omaggiare quanto fatto dal Canton Ticino per affrontare il coronavirus. Ci imbarcheremo così sul battello “Lugano” con i quattro presentatori, Clarissa Tami, Corina Schmed, Sven Epiney e Jean-Marc Richard e i loro illustri compagni di viaggio, preceduti da un breve saluto del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi: il consigliere federale Alain Berset, il regista e coreografo Daniele Finzi Pasca e due sportivi svizzeri tra i più vincenti: la velocista Mujinga Kambundji e l’otto volte campione del mondo di mountain bike Nino Schurter che, proprio in queste settimane, avrebbero dovuto rappresentare la Svizzera ai XXXII Giochi olimpici estivi di Tokyo, poi rinviati al prossimo anno.
Queste quattro personalità ci parleranno dei loro luoghi del cuore, dei paesaggi ai quali sono più legati, ma anche di come stanno vivendo questo momento così particolare anche per il nostro Paese. Nel corso della serata, con la regia di Lorenzo Duca e la produzione di Joanne Holder e Nicola Mottis, racconteremo le belle storie di persone che si sono particolarmente distinte durante la pandemia per piccoli o grandi gesti di solidarietà che riscaldano il cuore. La colonna sonora e l’intrattenimento musicale sono affidati a Chiara Dubey, Da Lombris, Adrian Stern e Gjon’s Tears. Quest’ultimo, cantante e compositore di origini albanesi e kosovare, avrebbe dovuto rappresentare il nostro Paese alla finale dell’Eurovision Song Contest 2020 di Rotterdam, anch’essa poi posticipata di un anno.
Sarà insomma un 1° Agosto particolare, che ci vedrà festeggiare insieme – mantenendo le distanze – nelle quattro lingue nazionali, all’insegna del motto, quanto mai attuale, Tutti sulla stessa barca.
I telespettatori potranno scegliere se seguire la serata nella loro lingua oppure, sul secondo canale audio, in versione originale quadrilingue, sabato 1° Agosto, su RSI LA 1, alle ore 20.40

Il Ticino chiede a Berna più controlli alle frontiere

Il Ticino chiede a Berna più controlli alle frontiere

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 21 luglio 2020 del Corriere del Ticino

Sinora sono 166 le persone finite in quarantena dopo essere rientrate da un Paese a rischio Quante quelle che non si sono autodenunciate? Norman Gobbi: «Lottiamo con armi spuntate e occhi bendati»

«Dal 6 luglio 2020 vige l’obbligo di quarantena per chi entra in Svizzera da determinate regioni. Le autorità cantonali effettuano controlli a campione del rispetto della quarantena». Questo quanto riportato all’interno del sito dell’UFSP. Si parla di obbligo in vigore – appunto dal 6 luglio – e di compiti ben definiti a carico delle autorità cantonali. Già, ma qualcosa in questo senso non funziona. Le stesse autorità cantonali si ritrovano oggi con le mani legate, impossibilitate a dare una concreta risposta a questo problema. Il controllo delle frontiere infatti non riguarda le autorità cantonali: è tema federale. Ecco perché la scorsa settimana il Governo ticinese ha fatto richiesta scritta a Berna: vuole controlli più scrupolosi e specifici proprio lì, alle frontiere. Norman Gobbi: «I compiti di controllo alle dogane sono di competenza federale, quindi da una parte la verifica, dall’altra la messa a disposizione delle liste. Altrimenti per i Cantoni è come cercare un ago in un pagliaio. Ne va della protezione della salute pubblica».

Manca un riferimento
Il numero fatto da Gobbi è uno soltanto: 166 persone si sono annunciate – gran parte da Serbia e Macedonia del Nord – e, di conseguenza, messe in quarantena. Manca però un altro numero, fondamentale, quello delle persone realmente rientrate da un Paese considerato a rischio. Manca un riferimento chiaro. «Il problema è proprio questo: sapere quante persone si sono recate nei Paesi inseriti nella lista rossa tracciata dalla Confederazione. È quella la difficoltà che abbiamo. E ci troviamo a lottare con armi spuntate e occhi bendati, proprio perché non abbiamo l’effettivo controllo delle frontiere né la disponibilità delle liste di volo di chi rientra. Possiamo averle di chi rientra a Zurigo, ma non di chi rientra su Malpensa». Chiediamo al presidente del Consiglio di Stato se per caso non ritiene che Berna stia sottovalutando il problema, o quantomeno le difficoltà dei singoli Cantoni. «Non posso dire se Berna stia o meno sottovalutando tutto ciò, però non tiene conto di quelle che sono le nostre necessità nel poter fare dei controlli davvero efficaci. Di queste 166 persone, alcune si sono autocertificate, altre ci sono state segnalate, a volte anche da vicini di casa o colleghi, ma è chiaro che rintracciare chi non si autodenuncia è un compito difficilissimo. E poi anche a fronte delle segnalazioni che ci vengono fatte, non possiamo pensare di muovere la polizia, non sarebbe proporzionato. Tutto passa dal contact tracing». Insomma, mani legate.

I dati sono preoccupanti
Dall’Amministrazione federale delle dogane ci era stato spiegato di come fosse impossibile, in questo momento, aumentare i controlli alle frontiere. Il traffico è tornato quello «normale», pre-coronavirus, per cui rendere i controlli più scrupolosi significherebbe – al di là di un maggiore carico sui funzionari – un’ulteriore crescita del traffico, con potenziali ingorghi. Ora quindi il Cantone che tipo di risposta si aspetta? Gobbi spiega: «Eravamo stati i primi a chiedere maggiori controlli in dogana durante la prima ondata di COVID-19, ora ci ritroviamo, sempre noi, a sollevare questo problema. D’altronde sappiamo che il movimento internazionale è un grande diffusore del virus. E certi dati di quest’ultimo periodo, di chi rientra, equivalgono a un segnale di forte preoccupazione per noi». Metà dei nuovi casi positivi sono infatti legati a rientri da vacanze all’estero. Pochi gli strumenti a disposizione, al di là di questa richiesta alla Confederazione. Sensibilizzare? «Il problema è che molti non si autodenunciano per non rinunciare a dei giorni di vacanza. Chi in questo momento si reca in zone a rischio, si rende conto di comportarsi in maniera negligente. E allora ecco che l’unico invito che possiamo fare è di non recarsi in queste zone. Anche perché in molti casi chi rientra si scopre positivo». La minaccia della multa non è per ora un deterrente. «È vero che alla prima sanzione, che sarà pesante, si potrà avere anche un effetto educativo».

Ticino: 166 in quarantena

Ticino: 166 in quarantena

Da www.rsi.ch/news

La maggior parte di chi si è isolato proveniva da Serbia e Macedonia. Ma per il Governo cantonale in troppi non si annuncerebbero

Dal 6 luglio, da quando Berna ha imposto l’obbligo di quarantena per chi rientra da paesi a rischio, in Ticino si sono annunciate 166 persone. La maggior parte proveniva da Serbia e Macedonia. Ancora troppo poche per il Governo cantonale convinto che in molti, troppi, non si annuncino all’apposita hotline per paura delle conseguenze sul proprio lavoro.
Il Consiglio di Stato chiede dunque a Berna misure di controllo più incisive alle frontiere. “Competente per i controlli alla frontiera, anche quella terrestre, è la Confederazione. E dovrebbe essere maggiormente attiva nei controlli”, commenta Norman Gobbi.
Come? “Chiedendo a chi rientra – aggiunge il presidente del Consiglio di Stato ticinese – di dire da quale paese sta rientrando, in modo da poterlo tracciare. Questo oggi non viene fatto. Ed è uno dei punti che abbiamo sollevato all’autorità federale”. “Questo perché, per l’autorità cantonale, che è competente per tutte le misure di controllo della quarantena, se non sappiamo chi è rientrato e nemmeno da dove, diventa difficoltoso poterlo fare”, conclude Gobbi.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Ticino-166-in-quarantena-13243392.html