“Dopo anni e anni di attesa magari è la volta buona”

“Dopo anni e anni di attesa magari è la volta buona”

Accordo fiscale per i frontalieri

La notizia è rimbalzata da Roma questa settimana in concomitanza con la presenza nella capitale italiana della presidente del Consiglio federale Simonetta Sommaruga. Alcune dichiarazioni hanno lasciato intendere che entro la fine di quest’anno potrebbe essere finalmente firmato l’accordo sulla tassazione dei frontalieri. Sentiamo il consigliere di Stato Norman Gobbi: “Mi auguro che davvero ciò possa avvenire. Dal 2015 sul piano tecnico l’accordo è pronto. Come è noto questo nuovo accordo permette al Ticino di avere maggiori introiti fiscali legati alla presenza dei lavoratori frontalieri. Se li proiettiamo su questi ultimi 5 anni fanno circa 70 milioni di franchi in totale”.
Che cosa ha dato secondo lei una spinta affinché oggi ci sia una speranza in più verso il nuovo accordo sulla tassazione dei frontalieri? “Credo – afferma Norman Gobbi –  che ci siano diversi fattori che abbiano dato una spinta positiva per la firma dell’accordo. Cito, per esempio, la lettera congiunta inviata a Roma da Regione Lombardia e Canton Ticino, ma anche la perizia che abbiamo fatto fare dall’Università di Lucerna sulla possibilità di disdetta unilaterale dell’accordo del 1974. Inoltre la collaborazione transfrontaliera, anche attraverso la Regio Insubrica, ma pure con l’azione del Consiglio di Stato, sta migliorando e portando frutti positivi. Questo è quanto di positivo abbiamo fatto in Ticino. Tutto il resto è il lavoro svolto dalla Confederazione. Senza dimenticare – come ha sottolineato la presidente del Consiglio federale Signora Sommaruga – che ormai il primo ministro Conte è il leader con cui la Svizzera ha potuto trattare per più anni in questo ultimo periodo. Se l’interlocutore non cambia anche le trattative possono fare progressi, senza la necessità di dover sempre ritornare ai piedi della scala”.

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Intanto il Governo giovedì ha presentato i preventivi per il 2021. E, come era immaginabile, sono previsioni in rosso. Il deficit calcolato per l’anno prossimo è di 230 milioni di franchi. “La crisi legata al coronavirus – afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi –  è stata, come ho più volte detto, in una prima fase d’ordine sanitario. Ma successivamente si è trasformata in crisi economica e finanziaria. La situazione è seria e occorre una presa di coscienza da parte della politica. Governo e Parlamento dovranno agire di concerto per evitare il peggio. In questo senso giovedì ho annunciato un incontro tra il Consiglio di Stato e i partiti di Governo per analizzare questa situazione e indicare assieme i correttivi e le misure da introdurre guardando agli anni 2022 e 2023”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni.

 

 

Incontro tra i Governi del Cantone Ticino e del Cantone dei Grigioni e il Consigliere federale Ignazio Cassis

Incontro tra i Governi del Cantone Ticino e del Cantone dei Grigioni e il Consigliere federale Ignazio Cassis

Comunicato stampa

Nell’ambito di un apposito dialogo politico strutturato concernente la Svizzera italiana, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha incontrato oggi a Bellinzona il Consigliere federale Ignazio Cassis, Capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e una delegazione del Consiglio di Stato del Cantone dei Grigioni, guidata dal Vicepresidente Mario Cavigelli.
L’incontro, svoltosi a Palazzo delle Orsoline, ha permesso di fare il punto della situazione su alcuni temi di interesse comune come la promozione del plurilinguismo e dell’italianità, la situazione legata alla diffusione del nuovo coronavirus e le relazioni transfrontaliere.  

Il “no” della Svizzera e il “sì” del Ticino

Il “no” della Svizzera e il “sì” del Ticino

Da www.rsi.ch/news
L’iniziativa per la limitazione e la divergenza fra il dato nazionale e quello del cantone.

Non mancavano certo i motivi d’interesse per gli esiti di queste votazioni federali. Un po’ per le incertezze dovute alla lunga impasse imposta alla politica dall’emergenza coronavirus. Un po’ per la singolarità di un appuntamento alle urne con ben cinque temi, tutti certamente di rilievo, sottoposti all’esame degli votanti. Ma larga parte delle attese, diciamocelo fuori dai denti, si concentrava sulla possibilità di una divergenza fra il Ticino e il dato nazionale sul risultato dell’iniziativa contro la libera circolazione. Era questo lo scenario evocato dagli ultimi sondaggi, ed è questo che alla fine si è concretizzato.

Di un Polentagraben in senso stretto non si può parlare, visto il “sì” all’iniziativa pronunciato da altri tre cantoni della Svizzera tedesca. Ma pur con questa premessa l’esito del voto in Ticino non può che indurre a più riflessioni: in relazione non solo alle percezioni di una certa distanza fra il cantone e la Berna federale, ma anche ad una sensibilità più pronunciata dei ticinesi sui temi che in un modo o nell’altro concernono l’immigrazione di massa e i rapporti con l’UE.

E l’esperienza del lockdown, forse, ha almeno in parte contribuito ad accentuare questi aspetti. Il Ticino, per mesi al centro dell’emergenza sanitaria nel Paese, sta ora pagando un prezzo particolarmente elevato per l’impatto della crisi sull’economia e sulla socialità. Al tempo stesso il cantone resta in prima linea anche sul versante di non pochi problemi correlati alla libera circolazione: dalle pressioni sul mondo del lavoro, fino alle questioni della fiscalità dei frontalieri e alle sollecitazioni a carico della mobilità e delle infrastrutture. Si tratta di dinamiche che si constatano anche in altre realtà periferiche del Paese. Ma che in Ticino hanno ormai da tempo assunto una valenza molto peculiare.

Su questo terreno restano senz’altro diffuse le aspettative di un’attenzione più mirata da parte della Confederazione. Non di rado, però, le risposte da Berna possono finire per alimentare la percezione di una certa distanza dai problemi e dalle specificità del cantone. Ciò si riscontra per temi come quello sottoposto ieri a votazione, ma anche per altri dossier di rilievo. Prova ne sia anche il clima di polemica verso Berna e di delusione che, in un Ticino già sensibilmente provato dalla crisi sanitaria, si è inevitabilmente diffuso dopo il recente ed ennesimo aumento dei premi di cassa malati: il più elevato nel raffronto cantonale.

Con tutto ciò non si deve però indulgere all’idea di un Sonderfall ticinese. L’iniziativa è stata infatti accolta ma, va rilevato, con una maggioranza di favorevoli nettamente inferiore a quella registrata nel 2014 per la modifica costituzionale contro l’immigrazione di massa. Un’evidenza, questa, che si presta a ulteriori riflessioni sull’evoluzione delle sensibilità rispetto a quanto si constatava solo fino ad alcuni anni fa. Ad ogni modo l’incidenza di determinate percezioni non va sottovalutata: fondate o infondate che siano, hanno comunque il loro peso e vanno gestite. Ed è ancora questo il dato che si impone all’attenzione della Berna federale, per un rinnovato approccio alla realtà e ai problemi del Ticino.

https://www.rsi.ch/news/svizzera/Il-no-della-Svizzera-e-il-s%C3%AC-del-Ticino-13463140.html

SÌ all’acquisto di nuovi aerei da combattimento – un impegno per la sicurezza

SÌ all’acquisto di nuovi aerei da combattimento – un impegno per la sicurezza

L’elettorato svizzero è favorevole all’acquisto di nuovi aerei da combattimento. Il Sovrano ha quindi preso una decisione fondamentale: vuole continuare a mantenere una forza aerea.
Gli aerei da combattimento in servizio dal 1978 e dal 1996 saranno sostituiti da nuovi aerei per un massimo di 6 miliardi di franchi svizzeri. La sostituzione proteggerà il nostro spazio aereo e la popolazione del nostro Paese dalle minacce aeree per i prossimi 30-40 anni a partire dal 2030. Il “sì” non di parte prende atto con soddisfazione del lungimirante “sì”.

La nostra sicurezza è garantita da un’intera alleanza: ambulanza, polizia, pompieri, protezione civile e anche l’esercito come ultima riserva di sicurezza a terra e in aria. Come ha dimostrato la campagna Yes, tutti i componenti di questa catena dipendono dalle competenze e dalle risorse necessarie per svolgere il loro compito. Di conseguenza, il Comitato del Sì è soddisfatto del sì all’acquisto di nuovi aerei da combattimento. Il popolo dà così un voto lungimirante per essere preparato ai pericoli più diversi e per non pensare a combattere le crisi quando sono già presenti. Un sì ai nuovi aerei da combattimento è anche un importante segnale internazionale che la Svizzera prende sul serio la sicurezza del suo Paese e la difesa della sua indipendenza e neutralità. Durante la campagna elettorale, il comitato ha ripetutamente fatto riferimento al fatto che la Svizzera ha bisogno di un’aviazione militare perché sono in gioco il futuro della politica di sicurezza nel suo complesso, la nostra politica estera e di pace e la credibile neutralità. Inoltre, durante tutta la campagna elettorale è stato indiscusso da parte degli oppositori che abbiamo bisogno di una difesa terra-aria. Il comitato non di parte presuppone pertanto che il PS e i Verdi accettino anche il relativo credito per l’approvvigionamento.

Le alternative del GSoA sono fallite
I cittadini non si sono lasciati intimidire dalla campagna polemica di paura del gruppo per una Svizzera senza esercito (GSoA) e SP, preparata da anni. Guidata dal GSoA, la parte del “No” ha proposto attori abbaglianti o argomenti ipocriti che andavano ben oltre i confini della verità e che quindi non trovavano la maggioranza: A causa dell’approvvigionamento, non mancano i fondi nel settore dell’assistenza e dell’AVS. Fu subito chiaro alla gente che si trattava di stanziare le finanze dell’esercito e che il denaro non sarebbe mancato in altri settori. Ma non è stato solo nel finanziamento del progetto di legge che il GSoA ha superato il suo margine di manovra argomentativo. Fino alla fine, il GSoA non è riuscito a convincere la gente dell’idoneità delle sue proposte alternative. Per coloro che hanno l’abolizione dell’esercito nel loro programma di partito o a loro nome appaiono rapidamente trasparenti se le alternative presentate non volano abbastanza in alto o non possono volare abbastanza velocemente.

Ampio comitato per il successo
Sotto la guida dell’Associazione per una Svizzera sicura, i rappresentanti del PLR, dell’UDC, del PPD, del BDP, del liberale-verde, della Lega dei Ticinesi, dell’EVP e di diverse organizzazioni come Swissmem, l’Associazione svizzera dei datori di lavoro, Aerosuisse, l’Associazione svizzera degli ufficiali (SSU), l’AVIA – Associazione degli ufficiali delle Forze aeree, l’Associazione svizzera degli sport di tiro e altri si sono adoperati per l’acquisto di nuovi aerei da combattimento. In una fase iniziale, il comitato ha creato trasparenza con un codice di condotta per garantire che non vengano accettati fondi da aziende e paesi produttori che hanno un interesse diretto o indiretto nell’acquisto di nuovi aerei da combattimento o di un nuovo sistema terra-aria. La campagna si è basata piuttosto su un approccio integrativo fin dall’inizio, in modo che oltre 2000 persone abbiano potuto partecipare alla campagna “Sicurezza Sì”.

Palla ora alla DDPS
Spetta ora al DDPS completare la valutazione entro la primavera del 2021 e al Consiglio federale prendere la decisione sul tipo nell’estate del 2021. Questo rimane importante in tempi di libri degli ordini vuoti e di ridondanze: Per il nuovo caccia, il produttore selezionato deve compensare il 60 per cento del valore del contratto con l’assegnazione di contratti in Svizzera. Ciò garantirà diversi posti di lavoro altamente qualificati nei prossimi decenni e contribuirà a far sì che, in tempi di Corona, i posti di lavoro non vengano tagliati, ma piuttosto ampliati e garantiti sulla base di ordini supplementari.

Anche per i nostri cieli scegliamo la certezza

Anche per i nostri cieli scegliamo la certezza

Opinione di Matteo Cocchi, comandante della Polizia cantonale, pubblicata sull’edizione di mercoledì 23 settembre 2020 del Corriere del Ticino

Non è saggio l’uomo che lasci una certezza per l’incertezza. Ritengo che questa citazione del noto saggista inglese Samuel J. Johnson ben si addica all’ambito della sicurezza. Il compito strategico e la missione operativa di garantire la migliore sicurezza alla nostra popolazione sono attuabili ai vari livelli di intervento solo potendo contare su mezzi efficaci e al passo con i tempi. In questi anni, nella mia funzione di comandante della Polizia cantonale, ho potuto toccare con mano quanto i progressi, sia in termini di risorse umane, sia in termini di mezzi e di tecnologia, siano importanti per raggiungere gli obiettivi prefissati nel contrasto della piccola e grande criminalità. L’aver adeguato l’effettivo della Polizia cantonale a fronte di nuovi fenomeni e in sintonia con lo sviluppo dinamico della società, l’aver migliorato la logistica del Corpo e l’essersi dotati di nuove e moderne tecnologie al passo con i tempi ha sicuramente contribuito agli importanti risultati finora conseguiti. Essi fanno del Ticino un cantone sicuro. Questi importanti adattamenti, decisi da Governo e Parlamento, hanno richiesto elevati investimenti finanziari alla collettività, e quindi in ultima istanza a voi lettori. Si è infatti deciso di ricercare «la certezza della sicurezza e non l’incertezza dell’insicurezza» e di questo vi sono grato poiché, senza il contributo e il sostegno di tutti, il nostro lavoro sarebbe sicuramente più complicato e soprattutto meno incisivo.

Alcune persone ritengono, a torto, che vista l’attuale buona situazione di sicurezza in Ticino si debba risparmiare in questo settore. Non considerano però che esso è fondamentale anche per la competitività economica del cantone, che rischierà di essere sotto pressione nel prossimo futuro a causa delle conseguenze della crisi pandemica legata alla COVID-19. Solo continuando ad essere performanti, grazie a strategie e investimenti pianificati, riusciremo a garantire i risultati positivi di questi ultimi anni. Questo non deve valere solo per il controllo del territorio, ma anche per quanto avviene sopra le nostre teste.

Spesso ci dimentichiamo che le minacce possono arrivare anche dalla terza dimensione ed è quindi fondamentale presidiarla con risorse umane e mezzi adeguati. In quest’ambito le autorità federali intendono sviluppare la difesa aerea e, come ben sapete, saremo tutti chiamati ad esprimerci sul credito di 6 miliardi di franchi per il rinnovo della flotta dei nostri aerei da combattimento. La decisione su quale tipo di aereo acquistare sarà poi presa dopo la votazione e l’acquisto dei nuovi velivoli dovrebbe essere ultimato entro il 2030. Questo poiché, come evidenziato dal Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), gli attuali mezzi di protezione dello spazio aereo svizzero devono essere completamente sostituiti. Nel 2030, infatti, gli aerei da combattimento attualmente in servizio raggiungeranno la fine del loro periodo di utilizzazione. Parte di essi già oggi sono operativi nell’ambito dell’attività di polizia aerea unicamente durante il giorno e in condizioni di buona visibilità. Situazione questa che ci impone già oggi di dotarci di tecnologia adeguata per poter far fronte a possibili minacce per la nostra sicurezza.

Ritornando a terra, si può affermare che senza le nostre auto di pattuglia, che devono essere rinnovate frequentemente viste le centinaia di migliaia di chilometri che percorrono annualmente, non sarebbe possibile garantirvi l’attuale sicurezza. Questo non solo in termini di contrasto alla criminalità, ma pure per quanto riguarda la celerità degli interventi di soccorso.

È quindi di vitale importanza dotare l’Esercito di nuovi velivoli affinché possa garantire la sicurezza dei cieli a beneficio di tutti. Anche per i cieli, scegliete la certezza e non l’incertezza. Senza una terza dimensione presidiata e sotto controllo non potremo dire di essere sicuri al 100%.

I velivoli da acquistare tra difesa ed economia

I velivoli da acquistare tra difesa ed economia

Opinione pubblicata nell’edizione di martedì 22 settembre 2020 del Corriere del Ticino

Il dibattito in vista della votazione federale del 27 settembre sul credito per l’acquisto dei nuovi aerei da combattimento ha toccato molti punti. Al di là delle posizioni ideologiche di chi è contrario a priori all’esercito, sono emerse fortunatamente informazioni che hanno fatto capire 1) che l’esercito rimane essenziale nel sistema di sicurezza svizzero: 2) che senza aerei da combattimento (gli attuali esauriranno il loro corso nel 2030) l’esercito risulta essere zoppo e non in grado di assolvere i suoi compiti costituzionali legati alla sicurezza; 3) che il controllo quotidiano dei cieli sopra la Svizzera è importante perché ci troviamo in una delle aree più trafficate del mondo e 4) che il credito di 6 miliardi di franchi rientra nel budget assegnato per i prossimi anni all’attività del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport senza, quindi, un peso extra sui conti della Confederazione.

Mi aggancio proprio a quest’ultima considerazione di carattere economico-finanziario per presentare un ulteriore argomento a sostegno del credito di 6 miliardi di franchi per i velivoli da combattimento. L’appalto per l’acquisto dovrà assegnare in Svizzera commesse pari al 60% della spesa, ripartendole fra le tre regioni linguistiche. Al Ticino, calcoli alla mano, dovrebbero andare tra i 150 e i 200 milioni di franchi. A essere interessate saranno in particolare l’industria dei macchinari, l’industria metallurgica, l’industria elettronica ed elettrotecnica, l’industria ottica, l’industria orologiera, i costruttori di veicoli / industria di costruzione di carri, industria chimica, settore aerospaziale, l’industria informatica / ingegneria del software, la collaborazione con università e istituti di ricerca e il relativo indotto. Sbaglia chi crede che in Ticino non vi siano aziende interessate a tali commesse e in grado di soddisfare le necessità del futuro cliente. Nei settori interessati abbiamo ditte all’avanguardia e innovative, che già oggi si confrontano con il mercato internazionale. Questi milioni rappresentano un’ottima opportunità che, ne sono sicuro, le nostre ditte non si lasceranno sfuggire a vantaggio quindi di nuovi posti di lavoro spesso qualificati e con elevato valore aggiunto.

Le commesse che arriveranno in Ticino si aggiungono alle ricadute economiche che l’esercito svizzero già assicura al nostro cantone. Per il periodo 2019-2024 il piano di investimenti dell’esercito prevede oltre 130 milioni di franchi, dove la parte del leone la fa la piazza d’armi al Monte Ceneri (investimento di 63 milioni di franchi). Se a questi dati si aggiunge che oggi i posti di lavoro dell’esercito in Ticino sono 573 con in più 31 apprendisti e che le acquisizioni di prestazioni da terzi si sono aggirate attorno ai 9 milioni di franchi ben si intuisce l’importanza della presenza dell’esercito anche per la nostra economia. Un motivo in più per dire sì il 27 settembre al credito di 6 miliardi di franchi per i nuovi aerei da combattimento.

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide fino al 5 ottobre 2020

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide fino al 5 ottobre 2020

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha confermato fino al 5 ottobre 2020 le disposizioni attualmente in vigore per limitare la diffusione del nuovo coronavirus sul territorio cantonale. L’evoluzione epidemiologica in Ticino conferma che le misure adottate sono al momento efficaci e adeguate alla situazione.

La situazione epidemiologica e sanitaria legata alla diffusione del nuovo coronavirus in Ticino rimane stabile e non si riscontrano novità tali da indurre a riconsiderare le misure attualmente in vigore. L’evoluzione dei contagi conferma che la popolazione ticinese continua a rispettare le norme di protezione formulate a più riprese dalle istituzioni e dagli operatori sanitari. Nella propria seduta settimanale, il Consiglio di Stato ha pertanto confermato fino al 5 ottobre 2020 le disposizioni in vigore dallo scorso 20 luglio 2020.
Rimarranno quindi ancora in vigore il divieto di assembramenti di più di 30 persone nello spazio pubblico e le disposizioni particolari per il settore della ristorazione.
A livello federale continua a rimanere in vigore l’obbligo di mascherina sui mezzi pubblici e la quarantena per le cittadine e i cittadini che rientrano da Stati e Regioni con rischio elevato di contagio, secondo la lista stilata dalla Confederazione. Queste persone devono mettersi in quarantena annunciarsi entro 48 ore all’autorità cantonale, compilando il formulario online oppure tramite la hotline cantonale (0800 144 144). Si sottolinea che il materiale compilato sui mezzi di trasporto – come aerei e treni – non sostituisce in nessun modo queste due modalità di annuncio.
Come finora, il Consiglio di Stato segue costantemente la situazione sanitaria e rinnova l’invito rivolto alla popolazione a continuare ad affidarsi alle buone abitudini apprese in questi mesi per mantenere sotto controllo la diffusione del nuovo coronavirus.

Autorizzazioni per grandi eventi
Dal 1. ottobre 2020 il Consiglio federale permette nuovamente manifestazioni con più di 1’000 persone. Per garantire di tenere sotto controllo l’evoluzione della pandemia da Covid-19 queste grandi manifestazioni necessitano un’autorizzazione da parte delle autorità cantonali competenti. In questo senso il Consiglio di Stato ha costituito il 28 agosto 2020 uno specifico gruppo di lavoro composto da rappresentanti di tutti i dipartimenti cantonali e presieduto dal segretario generale del Dipartimento delle istituzioni Luca Filippini. Le manifestazioni che attirano più di 1’000 persone sono generalmente eventi sportivi, culturali, congressi, ma pure proposte puntuali pubbliche o private, svolte in uno spazio o su un perimetro definiti, come – per fare un esempio – la posa dell’albero di Natale a Lugano, a cui partecipano generalmente oltre mille persone in Piazza della Riforma. Le domande di autorizzazione per tali eventi devono essere inoltrate all’indirizzo e-mail di-grandieventi(@)ti.ch.
Le fiere commerciali (ArteCasa, ecc.) o i mercati (il mercato di Bellinzona, ma anche i mercatini di Natale) in cui le persone si muovono tra gli spazi di vendita o espositivi in modo ordinato non rientrano in questo disciplinamento. Anche per queste occasioni il gestore deve però elaborare e attuare un piano di protezione.
Per tutte le manifestazioni ed eventi che radunano meno di 1’000 persone, se concernono suolo e infrastrutture comunali, i promotori devono prendere contatto con i Comuni, assieme ai quali definire le modalità di organizzazione nel rispetto delle regole stabilite sia dalla Confederazione sia dal Cantone.

Per ulteriori informazioni si può consultare la pagina web dedicata consultabile all’indirizzo: www.ti.ch/grandimanifestazioni.

Flyer – Misure cantonali fino al 5 ottobre
Flyer – Grandi-manifestazioni

“Senza aerei da combattimento avremmo un esercito… cieco”

“Senza aerei da combattimento avremmo un esercito… cieco”

“Ci vogliono per mantenere elevata la nostra sicurezza”

Abbiamo ormai ricevuto tutti a casa le buste per le votazioni federali del 27 settembre. Con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi parliamo oggi di un tema legato alla sicurezza e dunque a un ambito la cui competenza a livello cantonale è proprio assunta dal suo Dipartimento.
Ci riferiamo al credito di 6 miliardi di franchi per l’acquisto dei nuovi aerei da combattimento per l’esercito svizzero. Onorevole Gobbi, perché nel 2020 la Svizzera dovrebbe avere ancora bisogno di velivoli da combattimento?
 “La nostra sovranità, la nostra libertà passano necessariamente dalla possibilità di difenderci e di difendere i nostri beni. L’esercito, in una nazione neutrale come la nostra, assume differenti compiti di protezione della popolazione. Questa protezione può essere definita efficace ed effettiva se vi è la possibilità di difendere anche lo spazio aereo, quella che viene definita in questo contesto la “terza dimensione”, ossia i nostri cieli. Un esercito che non può controllare i cieli è sicuramente un esercito zoppo, o per meglio dire cieco. E allora se pensiamo che gli attuali velivoli Tiger sono fuori gioco e che gli FA/18 nel 2030 termineranno il loro ciclo di vita ben si comprende la necessità di acquistare aerei nuovi, pena rimanere, appunto, orbi, ossia senza protezione aerea nei prossimi anni”. Ma, insistiamo, ne abbiamo proprio bisogno? “La sicurezza – ribadisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi – è concepita attraverso un sistema coordinato che comprende diversi attori. Si va dalla Polizia, per passare alle Guardie di confine, ai pompieri, al Servizio ambulanze, alla protezione civile per giungere all’esercito. Come detto l’esercito sarebbe monco senza aerei in grado di proteggere i nostri cieli. Di conseguenza anche tutto il sistema su cui si poggia la nostra sicurezza avrebbe… le ali tarpate. È allora utile ricordare che le Forze aeree svizzere hanno il compito di proteggere e salvaguardare uno degli spazi aerei più complessi del mondo. Situato all’intersezione di due grandi rotte, est-ovest e nord-sud, il nostro spazio aereo è il più denso dell’intero continente europeo. In media, circa 3500 aerei sorvolano la Svizzera ogni giorno. Nel 2019 sono stati registrati circa 1,3 milioni di voli civili e militari. Se la Svizzera vuole garantire la sicurezza del suo spazio aereo e salvaguardare la sua sovranità, una sorveglianza efficace è indispensabile. I nuovi aerei da combattimento sono quindi la risposta al nostro bisogno di sicurezza”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi.

Grandi eventi, le reazioni

Grandi eventi, le reazioni

Da www.rsi.ch/news
La decisione del Consiglio federale salutata con favore in Ticino dalla politica e dallo sport, restano dubbi per festival e concerti

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Grandi-eventi-le-reazioni-13375488.html

Dal primo di ottobre, a determinate condizioni, in Svizzera si potranno svolgere le manifestazioni con oltre mille persone. Lo ha deciso il Consiglio federale stando al quale per le partire di calcio e hockey saranno autorizzati unicamente posti a sedere, al massimo 2/3 di quelli disponibili, e sarà adottato l’obbligo dell’uso della mascherina.
“Queste decisioni vanno oltre quelle che erano le aspettative iniziali. Perché il testo messo in consultazione parlava del 50% per gli stadi al chiuso e del 2/3 per quelli all’aperto, ma non menzionava le manifestazioni all’aperto come le gare di sci o il ciclismo”, commenta il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi.
“Sicuramente è stato dato seguito anche a diverse indicazioni giunte dai cantoni. Anche se su alcuni aspetti, e penso alle prese di posizione dei colleghi della sanità, c’era ancora più prudenza rispetto alle posizioni comunicate oggi. E quindi penso che si sia dato una risposta positiva a favore dello sport e dei grandi eventi di carattere culturale”, conclude.
In Ticino si è già proceduto a creare un gruppo ad hoc che si occuperà di gestire le richieste di autorizzazione per i grandi eventi nel cantone.

Club ticinesi soddisfatti
Le indicazioni arrivate da Berna sono state accolte con soddisfazione dai grandi club sportivi ticinesi. Secondo Michele Campana, direttore del Lugano calcio, si tratta di un buon compromesso e sarebbe stato difficile ottenere qualcosa in più. La lega hockey aveva chiesto di poter occupare tutti i posti a sedere, ma i due terzi sono comunque un passo nella giusta direzione secondo i club. Filippo Lombardi, presidente dell’Ambrì Piotta, conta che si possa trovare un accordo con il cantone per usare al massimo la capacità autorizzata. Per Marco Werder, CEO dell’HCL, si tratta di un buon inizio, ma bisognerà iniziare a trasformare le curve in posti a sedere per avere una disponibilità maggiore.

Incertezza su concerti e festival
Gli organizzatori di grandi eventi come concerti e festival hanno invece reagito in modo diverso. A Lugano è naufragata l’idea di un’edizione invernale di Estival Jazz. Il direttore artistico Jacky Marti sottolinea le incognite sugli spazi attorno a quello organizzato per la manifestazione. Blues to Bop non è stato cancellato, ma proposto in versione più contenuta e una variante ridotta non è da escludere per l’anno prossimo. In questo caso ci sono dubbi a livello di sponsor e artisti. Più fiduciosi i responsabili di Moon&Stars, che hanno già presentato il programma per il prossimo luglio. Per quando riguarda i grandi carnevali si aspetta la risposta definitiva del Consiglio di Stato.

Più spazio per i ristoranti
Le misure contro il coronavirus restano in vigore anche per la ristorazione. Per questo Gastroticino ha chiesto a comuni e cantone di avere la possibilità di avere a disposizione maggiori spazi pubblici, come durante l’estate. Per il presidente Massimo Suter non è solo una questione economica ma anche una questione di immagine per le città. I grandi eventi in piazza non ci saranno e quindi sarà compito degli esercenti animarle e renderle attrattive.

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Da www.ticinonews.ch

“Paletti più larghi di quelli che ci aspettavamo”
Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi sulle decisioni prese a Berna per i grandi eventi e lo sport: “Non ci si può comportare come prima all’interno dello stadio”

Dal primo di ottobre, a precise e severe condizioni, si potranno tenere manifestazioni con oltre mille persone in Svizzera. Per le partite di calcio e hockey dei professionisti saranno autorizzati unicamente posti a sedere – al massimo 2/3 di quelli disponibili – e vi sarà l’obbligo della mascherina. Per ogni appuntamento con oltre 1000 persone si dovranno presentare piani di protezione soggetti a severe prescrizioni che dovranno essere autorizzati dai Cantoni. Quest’ultimi avranno quindi la competenza per autorizzare manifestazioni sportive o di altra natura, e pure pronunciarsi eventualmente su regole più restrittive.
Per avere un parere sulle ultime decisioni prese dal Consiglio federale, i colleghi di Teleticino hanno intervistato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.

“Le decisioni fanno finalmente chiarezza su come l’autorità federale permette agli organizzatori di grandi eventi di poterli svolgere” commenta Gobbi. “Da un lato c’è stato un aumento delle capacità degli stadi o dei luoghi chiusi, passando da un 50% ai due terzi per gli stadi aperti. Questo è favorevole ai club, ma richiederà comunque degli oneri non indifferenti agli organizzatori. Penso ad esempio ai nostri stadi di hockey nel commutare la zona spalti in zona tribune e di fare implementare dei piani di protezione sulla gestione dei flussi delle persone in accesso e uscita dagli stadi”.

In passato avete detto che potevano esserci molti rischi. Alla luce della decisione odierna si poteva essere più prudenti oppure questa riapertura è giustificata?
“La preoccupazione c’è sempre perché non vogliamo rivivere quanto vissuto all’inizio di quest’anno. Dall’altra parte però c’è anche una gran voglia della popolazione di tornare a questa nuova normalità proprio perché ci si recherà al teatro o allo stadio mettendo la mascherina e comportandoci in maniera più disciplinata. Questo richiede uno sforzo a tutti perché l’obiettivo è permettere lo svolgimento di questi grandi eventi. Il comportamento del singolo è decisivo per continuare su questa linea: un comportamento sbagliato potrebbe annullare tutti gli eventi”.

Si parla di misure severe che i club dovranno adottare, cosa vuol dire?
“I piani di protezione sono importantissimi. Li abbiamo già discussi con i club durante l’estate, dando loro i paletti che già il Consiglio di Stato intendeva dare. Ora si tratterà di declinarli su ogni singola infrastruttura. Non ci si potrà comportare come prima all’interno dello stadio, non ci si potrà alzare e muoversi liberamente come prima, proprio perché ogni singolo contatto in più con chi ho vicino di posto rischia di aumentare il numero dei contatti in caso di positività. Il Consiglio federale ha posto al centro anche la capacità dei Cantoni di garantire il contact tracing, su questo siamo pronti ma l’obiettivo è di gestire assieme con organizzatori, autorità cantonali e comunali, frequentatori di eventi, in modo da poter permettere lo svolgimento corretto di queste manifestazioni”.

Da oggi la competenza decisionale passa ai Cantoni. Qualche settimane fa aveva detto che l’obiettivo era quello di trovare una linea comune con tutti gli altri Cantoni per non avere differenze sostanziali. È cambiato qualcosa?
“Sin dall’inizio della crisi i Cantoni sono chiamati ad applicare come organi esecutori le direttive federali e verificare che vengano rispettate da chi organizza o si comporta in maniera corretta sul territorio. L’aspetto di coordinamento sarà importante perché oggi ci sono alcuni paletti, ma mancano alcuni dettagli. Aspettiamo il rapporto esplicativo del Consiglio federale per capire se ci sono gli elementi per garantire già oggi un’uniformità d’applicazione di queste normative tra i Cantoni. L’obiettivo è evitare che a Lugano o a Davos vi sia differenza di applicazione. Questo anche per rispetto nei confronti degli organizzatori che devono essere trattati in modo uguale”.

Avete parlato molto con le società sportive. Quanto deciso oggi da Berna riesce a rispondere alle esigenze dei club sportivi?
“Sì, perché la paura era che con un 50% non si riuscisse a garantire quell’economicità del finanziamento dell’evento. Le infrastrutture oggi sono limitate, alcune più predisposte e altre meno, gli investimenti che dovranno essere fatti saranno comunque importanti. Commutare gli spalti in tribuna sono investimenti provvisori che richiedono sforzi. Tutto dipenderà da come gli spettatori e tifosi si comporteranno per garantire una riuscita corretta delle manifestazioni”.

Come dobbiamo aspettarci lo sport?
“Queste misure richiederanno maggior disciplina e minor libertà all’interno dello stadio. Non ci si potrà alzare liberamente. Magari verrà consegnata al posto la consumazione. Si dovrà portare sempre la mascherina, non ci si potrà alzare. Queste sono limitazioni che contrastano un po’ con la nostra concezione. Dall’altra parte è la necessità e il compromesso per poter svolgere questi grandi eventi che hanno bisogno di regole chiare, gestire il virus insieme significa anche limitare i nostri comportamenti”.