“Il 1. Agosto 2020 può essere decisivo”

“Il 1. Agosto 2020 può essere decisivo”

Riflessioni in vista della Festa della Patria

Vogliamo approfittare di questo ultimo numero del Mattino prima della – per noi – meritata vacanza per parlare con il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi dell’ormai imminente 1. Agosto.
“La nostra festa nazionale quest’anno cade in un momento particolare, in mezzo a due avvenimenti molto significativi per la nostra storia. Da una parte la pandemia legata al Covid-19, un virus che ha tentato e tenta di metterci in ginocchio. Dall’altra la votazione del 27 settembre, quando il popolo sarà chiamato a esprimersi sull’iniziativa “Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)”, con la quale si chiede che la Svizzera possa disciplinare autonomamente l’immigrazione degli stranieri e che non possono essere conclusi nuovi trattati internazionali o assunti altri nuovi obblighi internazionali che accordino una libera circolazione delle persone a cittadini stranieri”.

Quali sono quindi le sue riflessioni? “La lettura di tutta la crisi del coronavirus – sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – deve spingerci a considerare nuove modalità e nuovi modelli che toccano sia il comportamento personale, sia il nostro futuro sviluppo. Il 1. Agosto è il giorno che abbiamo scelto per sottolineare lo spirito della Svizzera. Per ricordare da dove veniamo e quali sono i valori fondanti della nostra Patria. Sono valori che toccano il mutuo soccorso tra le persone, cioè quella volontà di sostenersi con spirito solidale. Sono valori che ci hanno portato a costruire uno Stato federalista per una Nazione libera dalle dominazioni straniere, in cui ognuno con responsabilità costruisce il proprio benessere condividendolo quando possibile con gli altri. Portando prosperità a tutta la collettività in uno Stato che nutre la massima fiducia nei suoi cittadini. Uno Stato non invadente ma sussidiario all’attività degli individui, veri protagonisti della crescita sociale ed economica. Cerchiamo di leggere quindi quello che stiamo vivendo nella lotta al virus e il tema della votazione del 27 settembre attraverso – diciamo così – la lente del 1. Agosto”.

Ci sembra di poter dire che sinora in Ticino e più in generale in Svizzera le modalità scelte per lottare contro il Covid-19 rappresentino bene lo spirito della nostra Nazione. “Esatto. Si punta molto sulla responsabilità individuale – valore essenziale come detto per noi svizzeri – perché il buon risultato del singolo porta al successo di tutta la collettività in uno spirito di solidarietà e mutuo sostegno. Nello stesso tempo quanto vissuto durante le fasi di chiusura delle attività economiche ci permette di meglio orientare alcune scelte. Una di queste è proprio legata all’iniziativa per la limitazione dell’immigrazione in votazione il 27 settembre. Sul mercato del lavoro la Svizzera deve essere maggiormente in grado di “autodeterminarsi”, ossia di avere la possibilità di decidere a priori chi e quanti lavoratori stranieri fanno bene alla nostra economia, senza entrare in conflitto con i lavoratori residenti. Ciò significa porre un limite alla libera circolazione delle persone. Ciò significa sostenere l’iniziativa “Per un’immigrazione moderata”. Che non vuol dire erigere un muro al confine, ma almeno – mi si passi l’espressione – guardare negli occhi chi entra. E non vuole nemmeno dire buttar via lo spirito di accoglienza che ha storicamente caratterizzato la Svizzera, non venendo in alcun modo toccata la nostra politica d’asilo. Spero che alcuni di questi pensieri ci possano accompagnare nel giorno del 1. Agosto”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

“Berna ci dica come controllare”

“Berna ci dica come controllare”

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 18 luglio 2020 de La Regione
 
Il Governo all’autorità federale: “Come troviamo chi rientra in auto da zone rosse?”
Il presidente Gobbi aspetta una risposta da Berna
 
Il trend dei contagi in Svizzera tende verso l’alto, con circa 600 nuovi casi negli ultimi 7 giorni, ha detto ieri a Berna Patrick Mathys: “Abbiamo tutto sotto controllo, ma la situazione non deve peggiorare”. In tempo di vacanze, un buon 10% dei nuovi casi di Covid sono importati, “contiamo sulla responsabilità individuale”, ma si rafforzano i controlli (a campione) sul rispetto delle quarantene (introdotte due settime fa) per chi rientra da un Paese a rischio. La lista delle destinazioni viene aggiornata dalle autorità federali: l’ultima novità è la quarantena obbligatoria per chi rientra dal Lussemburgo, ha anticipato il responsabile della gestione della crisi dell’Ufficio federale della sanità pubblica.Ma come controllare chi rientra in auto, treno, bus o aereo da Paesi ‘rossi’ rischiando di portarsi pure il virus e contagiare parenti, amici, colleghi di lavoro, vicini di casa? L’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) farà controlli a campione ogni settimana spulciando le liste dei passeggeri di 20-30 voli in arrivo in Svizzera. Inoltre da lunedì partiranno verifiche anche sugli autobus che fanno trasporti internazionali. I dati raccolti saranno trasmessi ai Cantoni interessati, che dovranno, a loro volta, fare controlli a campione per verificare se questi viaggiatori si sono effettivamente registrati alle autorità cantonali e se sono in quarantena. Le sanzioni per chi non rispetta le regole possono variare da 5mila franchi (in caso di negligenza) fino a 10mila franchi (per violazione volontaria).

Gobbi sui rientri: “In Ticino mancano all’appello delle quarantene”

Berna vuole evitare un controllo completo e farà un ‘triage’, ma di fatto toccherà soprattutto ai Cantoni vigilare. Un compito non facile. “È come cercare un ago nel pagliaio”, dice alla ‘Regione’ il presidente del governo ticinese Norman Gobbi. “Il Consiglio di Stato ha appena scritto una lettera a Berna, rimarcando che i controlli alle frontiere sono soprattutto di competenza federale. Ci siamo subito attivati per avere le liste dei passeggeri, che ci riguardano, in arrivo agli aeroporti. Devono però spiegarci come facciamo a controllare chi rientra, ad esempio, in auto da zone ‘rosse’ come i Balcani. Su 9mila rientri in Svizzera da Paesi a rischio, fatte le debite proporzioni, in Ticino mancano all’appello persone in quarantena”, precisa il consigliere di Stato. Mentre il Ticino aspetta indicazioni da Berna, si è attivato una sorta di tam tam di quartiere: “Arrivano segnalazioni alla polizia di chi vede il vicino rientrare dalle ferie e l’autorità fa controlli telefonici, ma anche qui dobbiamo basarci soprattutto sul senso di responsabilità di ciascuno”, chiarisce il presidente del governo.
 
Anche Lussemburgo sulla lista
Mathys ha inoltre annunciato che l’obbligo di quarantena sarà introdotto anche per chi rientra in Svizzera dal Lussemburgo. La lista, che attualmente conta 29 Paesi (ufsp.admin.ch), sarà aggiornata con un’altra dozzina di Stati. Oltre al Lussemburgo, l’unico altro paese Ue considerato a rischio è la Svezia. La nuova versione dell’ordinanza Covid, con l’elenco dei Paesi per cui vige l’obbligo di quarantena, entrerà in vigore mercoledì prossimo, ha aggiunto Mathys.Donne incinte da proteggereEntro fine luglio, l’Ufsp deciderà se inserire le donne incinte nelle categorie di persone considerate vulnerabili e per le quali dovrà essere garantita una protezione speciale. Mathys ha ammesso che ci sono stati problemi con le donne incinte che hanno contratto il Covid-19. Infatti hanno un rischio maggiorato di sviluppare complicazioni. Problemi ben documentati dalla Società svizzera di ginecologia e ostetricia.
 
Le mascherine contaminate
Infine ecco le mascherine distribuite dalla Confederazione a enti e cantoni e poi risultate contaminate (in tracce) da un fungo (l’Aspergillus fumigatus) e per questo richiamate. Lo stock, 13,5 milioni di pezzi, era stato acquistato da Berna nel 2007 in preparazione per eventuali pandemie ed era stato distribuito durante l’emergenza coronavirus a molte autorità che avevano, in parte, provveduto a ulteriormente ridistribuirle a chi ne faceva richiesta.In Ticino ne erano giunte circa 1,4 milioni, di cui 308mila erano state distribuite gratuitamente a operatori e strutture sociosanitarie a inizio pandemia. Nell’impossibilità di testarle tutte, di fronte a segnali di contaminazione, la Confederazione ha disposto il loro ritiro, garantendo la loro sostituzione gratuita a coloro che le avevano ricevute. Nelle scorse settimane il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini ha quindi informato gli interessati chiedendo di eliminarle. La Confederazione “non ha chiesto ai Cantoni di ritirare completamente il prodotto dalla circolazione, procedendo cioè a un richiamo fino a livello degli utilizzatori finali – scrive Zanini –. Tuttavia, considerando che allo stato attuale non vi sono più problemi di approvvigionamento, come misura di precauzione vi invitiamo a verificare i vostri stock”. In Ticino, specifica ancora il farmacista cantonale, “il ritiro concerne esclusivamente le mascherine igieniche blu con elastico, confezione da 50 pezzi, (…) recanti sul fondo della confezione il numero di lotto 0912/2007-WH-365/1-13”.
«Bern war oft zu spät»

«Bern war oft zu spät»

Während der Corona-Krise fühlte sich das Tessin vom Bund im Stich gelassen. «Es war schwierig mit Bern», sagt Regierungspräsident Norman Gobbi im BLICK-Interview. Ein Vorwurf: Der Bundesrat habe nicht immer richtig kommuniziert.
Das Tessin, eine Corona-Risiko-Region? Das liess Norman Gobbi (43) nicht auf sich sitzen. Auf Druck des Tessiner Regierungspräsidenten schickte das Aussendepartement am Donnerstag eine Protestnote nach Belgien. Der Benelux-Staat hatte den Südkanton – als einzige Region in der Schweiz – auf eine Liste von Gebieten gesetzt, bei denen eine Quarantänepflicht für Rückkehrer gilt. Völlig ungerechtfertigt, fand Gobbi. Der Protest zeigte Wirkung. Belgien liess von der Quarantänepflicht für Tessin-Reisende ab. Nicht der einzige Aufreger, den der Lega-Politiker zu verkraften hatte in letzter Zeit. Gleichwohl ist Gobbi gut gelaunt, als er die BLICK-Journalisten bei schönstem Ferienwetter am Tessiner Regierungssitz in Bellinzona empfängt. Doch: Eine schwierige Zeit für die Bewohner seines Kantons ist zwar vorüber, aber längst nicht vergessen. Zu stark war das Tessin von der ersten Welle der Pandemie betroffen.

Herr Gobbi, wie war das, als Bundesbern die Hilferufe aus dem Tessin in den Wind schlug und Ihnen verbieten wollte, strengere Massnahmen zu ergreifen als der Bund?
Wir Tessiner sind es gewohnt, von Bern nicht immer verstanden zu werden. Wenn wir etwas anders machen, sind wir gleich die Exoten. Bei Corona aber waren wir Vorreiter, schweizweit hat der Bundesrat viele unserer Massnahmen nachvollzogen. So hat die Schweiz die erste Welle besser überstanden als befürchtet.

Bern rügte – und kopierte Sie dann. Was bleibt da für ein Eindruck vom Bundesrat?
Bern war oft zu spät. Während aber in unserer direkten Nachbarschaft die Lombardei mit hohen Fallzahlen und vielen Verstorbenen zu kämpfen hatte, standen die Romandie und die Deutschschweiz unter dem Einfluss von Frankreich und Deutschland, die anfangs kaum Fälle hatten. Der Bundesrat muss die ganze Schweiz im Blick haben. Der Druck war nicht nur aus Bellinzona gross, sondern auch aus Rom, Berlin und Paris.

Mit Ignazio Cassis gibt es einen Tessiner im Bundesrat. Fühlten Sie sich von ihm zu wenig vertreten?
Cassis ist sogar Mediziner und unser ehemaliger Kantonsarzt! Ich weiss nicht, was für Diskussionen im Bundesrat geführt wurden. Ich kann nur sagen: Es war zu Beginn schwierig mit Bern. Am Schluss fanden wir aber Gehör. Und die Landesregierung hat dann viel für den Schutz der Arbeitnehmer und Arbeitgeber getan. Dank der Krisenfenster konnten wir zudem weitergehende Massnahmen ergreifen.

Die Krisenfenster hat der Bundesrat doch nur eingeführt, um sein Gesicht zu wahren. Das Tessin hatte längst eigenmächtig gehandelt.
Das war die Anerkennung der Tessiner Besonderheit in der ausserordentlichen Lage.

Sie wollen das nicht ausführen?
Ich möchte nur sagen, dass die Erfahrungen aus der Krise für mich zeigen, dass das Epidemiengesetz nicht immer flächendeckend umgesetzt werden sollte. Naturkatastrophen und technische Unglücke sind selten ein landesweites Problem. Sie verursachen begrenzte Schwierigkeiten, die regional angegangen werden müssen. Das gehört zu den Lehren aus der Krise.

Was hat Sie die Krise noch gelehrt?
Dass wir alle zu wenig gut vorbereitet waren. Nicht nur der Bund und die Kantone hatten in ihrer Planung nicht genügend Schutzmaterial sichergestellt für sich selbst sowie die Spitäler, Altersheime und andere Einrichtungen. Wir alle hatten nicht die 50 Schutzmasken zu Hause, die wir laut Notfall-Vorsorgeplanung auf Lager haben sollten.

Sie auch nicht?
Nein, aber jetzt schon. Dafür hat meine Frau gesorgt.

Die Corona-Krise ist noch nicht ausgestanden. Hat der Bund die Massnahmen zu schnell gelockert? Selbst die Clubs waren ja völlig überrascht vom Tempo des Bundesrats.
Alle waren überrascht. Ja, die Öffnung der Clubs kam zu früh. Viele Kantone mussten den Entscheid korrigieren.

Sollte der Bund die Clubs wieder schliessen?
Wir haben ja geahnt, dass es schwierig wird. Die kantonalen Gesundheitsdirektoren haben darum rasch eingegriffen. Auch wegen der Superspreader-Fälle natürlich. Wir können das jetzt aber situativ machen. In Appenzell muss man nicht gleich dieselben Massnahmen ergreifen wie in Zürich.

Der Bundesrat lockert – die Konsequenzen müssen die Kantone tragen. Nervt Sie das?
Nein, das war schliesslich schon immer so. Der Bundesrat erlässt die Regeln, die Kantone setzen diese um und tragen die Folgen. In der Krise kam allerdings erschwerend hinzu, dass der Bundesrat nicht immer unverzüglich kommuniziert hat.

Was meinen Sie damit?
Lassen Sie es mich so sagen: Es gab Beschlüsse, von denen wir erst kurz vor der Medienkonferenz erfuhren. Einige Bundesräte teilten den Journalisten Informationen mit, die nicht immer mit den erläuternden Berichten übereinstimmten. Nach der Medienkonferenz läuteten bei uns die Telefone Sturm.

Hunderttausende haben auf dem Höhepunkt der ersten Corona-Welle jede Medienkonferenz des Bundesrats verfolgt. Sie auch?
Ja, auch für uns waren diese wichtig. Ich glaube, diese Konferenzen und die Krise überhaupt führen dazu, dass wir den Wert des Staats wieder zu schätzen wissen. Die Behörden wurden plötzlich ganz anders wahrgenommen. Aber auch die Medien. So wie sie die Probleme benannten und Massnahmen hinterfragten, haben sie ihre Rolle gut wahrgenommen.

Für Schlagzeilen hat auch gesorgt, als das Tessin ein Einkaufsverbot für Senioren erlassen hat. Wegen der heftigen Kritik krebsten Sie dann etwas zurück. War es ein Fehler?
Nein. Die Absicht war, die über 65-Jährigen zu schützen! Die Regelung kam zwar bei der Bevölkerung zu Beginn sehr schlecht an. Aber später hat sich gezeigt, dass es in dieser Zeit tatsächlich zu weniger Corona-Fällen kam. Ich stehe deshalb weiterhin hinter dem Entscheid. Bestimmte Massnahmen für Risikogruppen sind sinnvoll. Ein zweiter Lockdown wäre für uns untragbar. Menschlich, wirtschaftlich und sozial.

Was tun Sie, um das zu verhindern?
Jetzt ist es wichtig, dass regional und lokal die jeweils angemessenen Massnahmen getroffen werden. Wir haben in Lugano beispielsweise das Problem, dass viele Partygänger aus der Lombardei zu uns kommen, weil es bei uns in den Clubs keine Maskenpflicht gibt. Das beobachten wir aufmerksam und auch mit Sorge.

Ihre Grossmutter wie auch Ihr Grossvater feierten im Frühling ihren 90. Geburtstag. Hatten Sie Angst um sie?
Angst hatte ich nie. Meine Grossmama lebt in einem Altersheim in Lugano. Sie hat uns an ihrem Geburtstag hinter dem Fenster gegrüsst und ein Stück Torte gegessen. Mein Grossvater wollte aber immer noch selbst einkaufen gehen. Da musste ich sagen: Basta, du bleibst jetzt zu Hause!

Sie sind Ambrì-Piotta-Fan. Es gab im Tessin schon früh keine Eishockey-Matches mit Zuschauern mehr: Da muss Ihr Herz geblutet haben.
Ambrì-Piotta hat bei den Geisterspielen zwei Matches gewonnen, darunter ein Derby gegen Lugano. Von dem her war es nicht so schlimm! (Lacht.) Aber klar, es fehlte mir, ins Stadion gehen zu können. Wir haben als erster Kanton beschlossen, dass die Spiele ohne Publikum stattfinden müssen. Das war erneut ein schwieriger Vorreiterentscheid.

In der Krise mussten Sie umsetzen, was der Bundesrat anordnete. Haben Sie es in diesen Momenten besonders bereut, 2015 nicht Bundesrat geworden zu sein?
Nein, das war für mich nie ein Gedanke. Ich war hier an der Front voll in Action. Ich sah meine Rolle als Stimme des Tessins in Bern. Und vor allem hatte ich auch meine Rolle als Präsident der Regierungskonferenz für Militär, Zivilschutz und Feuerwehr wahrzunehmen.

Vielleicht ergibt sich ja noch einmal die Möglichkeit für den Sprung in die Regierung. Eine Option?
Es ist wie ein Zug, der vielleicht zwei Mal im Leben an einem vorbeifährt. Einmal ist er schon vorbeigefahren. Ob er es ein zweites Mal tut? Ich weiss es nicht. Ich konzentriere mich auf das Hier und Jetzt. Aber ich schliesse nichts aus.

 

Der Fast-Bundesrat

Lega-Politiker Norman Gobbi (43) präsidiert seit Mai die Tessiner Regierung. Der Vorsteher des Departements für Inneres, Justiz und Polizei stieg mit 19 Jahren in die Politik ein. 2010 wurde er in den Nationalrat gewählt, verabschiedete sich aber wegen seiner Wahl in den Staatsrat bereits nach einem Jahr wieder aus Bern. 2015 nominierte ihn die SVP neben Thomas Aeschi (41) und Guy Parmelin (60) auf ihrem Dreierticket für die Bundesratswahlen. «Göb», wie Gobbi im Tessiner Dialekt genannt wird, unterlag bekanntlich gegen Parmelin. Der studierte Kommunikationswissenschaftler und Marketingspezialist Gobbi war bis zu seiner Wahl in die Kantonsregierung Verwaltungsrat des Eishockeyklubs HC Ambrì-Piotta. Er lebt mit seiner Frau Elena und den Kindern Gaia (9) und William (8) in Nante bei Airolo TI.
Incontro tra Di Maio e Cassis. Il Presidente Gobbi: “Non abbiamo avuto risposte”

Incontro tra Di Maio e Cassis. Il Presidente Gobbi: “Non abbiamo avuto risposte”

Da www.espansionetv.it

Al termine del colloquio al Museo Vela, tra i rappresentanti di Italia e Svizzera, ha espresso tutta la sua delusione il Presidente del Consiglio del Canton Ticino, Norman Gobbi: “Sull’accordo dei frontalieri e la regolarizzazione dei rapporti con Campione d’Italia nessuna risposta”.
A proposito dei lavoratori a cavallo dei territori di confine, Gobbi ha ribadito la necessità di rinnovare l’accordo del 1974, intervenendo anche su quella che definisce “la nostra lettera di stimolo” firmata il 30 aprile tra il suo predecessore, Christian Vitta e il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana.
Mentre, a proposito dell’enclave italiana, ha commentato: “Si tratta di regolarizzare una serie di servizi essenziali alla comunità campionese”.

****

Da www.laprovinciadicomo.it

Tasse sui frontalieri: Di Maio a Chiasso ma è nulla di fatto
Ancora stallo sull’accordo Italia-Svizzera.
Il sindaco Arrigoni: «Da 4 anni è attesa la firma italiana».
Confronto anche su Campione che «non paga il Ticino»

«Quello sui frontalieri è un accordo internazionale tra Svizzera e Italia. Non vuol dire che non si debba conto dei bisogni regionali e locali». Le parole sono del ministro degli esteri svizzero, il ticinese Ignazio Cassis, ma chi si aspettava dalla visita istituzionale del ministro degli Esteri Luigi Di Maio all’omologo svizzero buone nuove sul nuovo accordo fiscale tra i due Paesi (con tassazione dei frontalieri e ristorni ai Comuni di confine quali argomenti clou) è rimasto deluso.

Cantone e Regione
Il dato di fatto è da quel 22 dicembre 2015, quando una nota del nostro ministero delle Finanze annunciava «un nuovo accordo, sostitutivo di quello sottoscritto nel 1974» nulla o quasi è più accaduto. Ignazio Cassis – con la lapidaria dichiarazione riportata poc’anzi – ha voluto stoppare, seppur in maniera elegante, le velleità di Regione Lombardia (che, in particolare, ha chiesto di avere voce in capitolo per i ristorni) e Canton Ticino, che il 30 aprile scorso hanno inviato una nota ai rispettivi ministeri delle Finanze chiedendo di essere parte attiva della delicata partita. Un po’ poco per una questione così dibattuta, per la quale – al museo “Vincenzo Vela” di Ligornetto – il ministro Luigi Di Maio ha fatto sapere che «l’Italia faciliterà il dialogo tra i due ministeri competenti, quello dell’Economia e delle Finanze». «Lasciateci lavorare per arrivare a una soluzione che possa soddisfare le parti. Tornerò sull’argomento con il ministro delle Finanze», ha aggiunto il titolare della Farnesina.
Forse già intuendo un nulla di fatto o poco sul tema della (nuova) tassazione dei frontalieri e dei ristorni, il presidente del Governo di Bellinzona, Norman Gobbi – che ha accolto i due ministri a Brogeda insieme al sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni – è passato all’attacco o meglio al contrattacco. Parole forti le sue, ricordando comunque che «il Ticino è sempre stata terra di accoglienza per gli italiani». «L’accordo sulla fiscalità dei frontalieri giace dimenticato da quattro anni in attesa della firma del Governo italiano. Questa situazione di stallo è per il Cantone incomprensibile e arreca un grave al potenziale di sviluppo della collaborazione tra i nostri territori – ha affermato, in modo perentorio, il presidente del Governo di Bellinzona -. Il mio appello è che attraverso la firma di un nuovo fiscale tutti i lavoratori frontalieri, siano essi italiani o svizzeri, vengano assoggettati a un regime impositivo che garantisca l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti al fisco».

Il caso dell’exclave
Anche il sindaco di Chiasso, Bruno Arrigoni – rimarcando l’importanza dell’incontro, grazie al quale «si sono potuti rafforzare i rapporti e le buone relazioni tra i due Stati» e dell’attività di guardie e forze di polizia di confine – ha auspicato «che si possa trovare al più presto un’intesa sulla vertenza in atto riguardante la questione fiscale dei frontalieri». «Vertenza che ormai dura da più di quattro anni e che ora dovrebbe trovare al più presto degna conclusione», ha aggiunto Bruno Arrigoni.
Altra vicenda d’attualità, quella relativa alla delicatissima questione di Campione d’Italia. «Con il ministro Di Maio abbiamo parlato anche di Campione d’Italia. Le fatture non sono state ancora saldate, pur avendo versato i soldi. Si tratta solo di una questione di tempo. I problemi di Campione d’Italia restano, anche se alcune cose sono cambiate, a cominciare dalle frontiere», le parole di Ignazio Cassis. Una sottolineatura sul tema relativo all’exclave è arrivata anche da Norman Gobbi. «Il Ticino ha sempre mostrato una grande solidarietà verso Campione d’Italia – le sue parole -, garantendo la continua erogazione dei servizi essenziali (tra cui quelli sanitari, anche durante l’emergenza Covid-19) e questo nonostante l’enclave non abbia ancora onorato la totalità dei propri debiti con il Cantone, ma anche con enti locali e aziende ticinesi. Le forti criticità ancora oggi presenti a Campione d’Italia richiedono un intervento delle autorità preposte».

****
Da www.corrieredicomo.it

Vertice Di Maio-Cassis, solo uno scambio di cortesie. Deluso Norman Gobbi, chiedeva risposte sui frontalieri

«Sui frontalieri lasciateci lavorare», ma la partita viene giocata da due altri ministri, che si occupano di Economia e di Finanze, ovvero Roberto Gualtieri per l’Italia e Ueli Maurer per la Svizzera. Ha chiuso così, Luigi Di Maio, titolare del dicastero italiano degli Esteri e fino allo scorso gennaio capo politico del Movimento Cinque Stelle, la sua visita sul confine, tra Chiasso e il Museo Vela di Ligornetto, a Mendrisio. Ad accoglierlo c’era il suo omologo rossocrociato, Ignazio Cassis, ma anche il presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino, Norman Gobbi, che al termine dell’incontro non ha mancato di esprimere tutta la sua delusione per le mancate risposte proprio in tema di frontalieri e di Campione d’Italia.
Tanti sorrisi, ad ogni modo, e tanti grazie, nel vertice istituzionale che ha celebrato anche la completa apertura delle frontiere tra i due Stati avvenuta il giorno precedente. Il grazie più bello e sentito è stato proprio quello di Cassis verso i frontalieri della Sanità.

Licenza di uccidere? No, applichiamo le leggi

Licenza di uccidere? No, applichiamo le leggi

Da www.caffe.ch
Opinione sulla politica per gli stranieri
 
Ogni giorno i funzionari del Dipartimento delle istituzioni si svegliano, vanno in ufficio e revocano il permesso a uno straniero”. Iniziava proprio così un articolo pubblicato da questo giornale la scorsa settimana a pagina 5. “Licenza d’uccidere”, insomma, per questi funzionari. E il mandante non poteva che essere il sottoscritto. Si va a intervistare l’immancabile avvocatessa che più di qualche interesse in materia ce l’ha, facendola diventare la voce della verità. Ed è proprio la ricerca della verità che manca totalmente in questo articolo. Un peccato, ma siamo abituati a questo trattamento (uso il plurale perché con me vi sono tutti i miei collaboratori della Sezione della popolazione, pesantemente attaccati dall’articolo) quando si affronta il tema della presenza di stranieri in Ticino. Che siano richiedenti l’asilo o frontalieri o residenti stranieri con attività lavorativa o senza attività lucrativa non importa, tutti nello stesso calderone, per intorbidire le acque e non far vedere tutte le sfaccettature che ogni dossier di ogni cittadino straniero qui da noi porta con sé. L’autorità, a iniziare dal capo Dipartimento, deve applicare le leggi. Ciò vuol dire essere coerenti, responsabili e proporzionali. Severi nel modo corretto, non “cattivi”. Nell’articolo si citano alcuni casi, ma si forniscono solo indizi parziali, lasciando intendere che per un capriccio mattutino, da un momento all’altro, si possa decidere la revoca di un permesso. Ciò è fuorviante e soprattutto irrispettoso in primis per le persone straniere. Secondariamente per coloro che desiderano realmente comprendere le procedure in questa vasta materia e da ultimo, come detto, per chi lavora all’Ufficio della migrazione della Sezione della popolazione (a livello cantonale) e alla Segreteria di Stato della migrazione (Sem, a livello federale).

Qual è lo scopo? Suscitare sdegno, compassione e sostegno emotivo a favore delle persone straniere che sarebbero vessate da un’autorità senza alcuna comprensione nei loro confronti.
La realtà – e dunque la ricerca della verità – è invece un’altra. Ogni persona che è regolarmente presente sul territorio nazionale e nel Cantone deve avere un documento che legittima la sua presenza. Ciò vale sia per i cittadini svizzeri sia per gli stranieri. Dopo l’Accordo sulla libera circolazione tutti i cittadini degli stati membri hanno il diritto di libero accesso e i controlli sono svolti quando la persona straniera è già sul territorio. Ciò comporta forzatamente, se le condizioni non sono inizialmente comprovate e rispettate, o se vengono meno in seguito, che il permesso non sia rilasciato o che possa essere revocato, fissando un termine di partenza. Il rilascio e la revoca sono decisioni sempre valutate attentamente – caso per caso – e possono richiedere tempi prolungati per garantire la proporzionalità, la parità di trattamento e il diritto dello straniero di essere sentito. Le situazioni difficili, nel rispetto delle direttive federali, sono valutate tenendo conto di diversi fattori. La situazione economica negativa causata dalla pandemia Covid-19 verrà tenuta in debito conto non già “contro” lo straniero – come ha volutamente lasciato intendere l’articolo – ma a suo beneficio.
Prima di concludere vorrei confutare ancora un paio di affermazione di questo articolo (e che vengono sollevate dai media come un ritornello): il numero di revoche di permessi è elevato e contro le decisioni dell’ufficio vi è una miriade di ricorsi, la maggior parte dei quali accolti dall’istanza superiore. Vale la pena allora sapere che: nel 2019 i permessi attivi in Ticino erano 178’268 e le pratiche incamerate sempre nel 2019 erano 95’953. Le decisioni negative con termine di partenza emesso sono state 905 (di queste 93 per motivi finanziari). Ciò corrisponde allo 0.51% (0.05% per motivi finanziari) rispetto ai permessi attivi. Tanti? A me pare proprio di no! Sui ricorsi accolti o parzialmente accolti: il loro numero sulle decisioni del 2018 è stato di 48 su un totale di 421 ricorsi presentati (106 sono ancora in attesa di decisione). [ndr: i dati relativi al 2019 sono incompleti poiché le procedure sono ancora in corso].
La riservatezza sui dati personali impone, giustamente e necessariamente, alle autorità cantonali e federali di non citare o dibattere sui fatti di singoli casi. Quando i media forniscono informazioni e dati parziali insinuano dubbi e sfiducia verso le autorità. Si banalizza così tutto il lavoro, creando un ulteriore ostacolo alla vera conoscenza del problema.

La Svizzera apre anche all’Italia

La Svizzera apre anche all’Italia

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 6 giugno 2020 del Corriere del Ticino

Dal 15 giugno cadranno le restrizioni in entrata nei confronti degli Stati UE/AELS – Si potrà tornare a fare la spesa oltre confine Norman Gobbi: «Non dobbiamo dimenticare gli insegnamenti della crisi che toccano anche la gestione delle frontiere e il loro legittimo controllo»

Dopo settimane di incertezza e considerata l’attuale situazione epidemiologica, dal 15 giugno la Svizzera revocherà le attuali restrizioni d’entrata nei confronti degli Stati UE/AELS, Italia inclusa, e del Regno Unito. La decisione non è certo un fulmine a ciel sereno: già a metà maggio il Dipartimento federale di giustizia e polizia aveva annunciato che i confini con l’Austria, la Germania e la Francia sarebbero stati completamenti aperti il 15 giugno d’intesa con le autorità di detti Paesi. Sono dunque state sciolte le riserve sull’apertura dei confini con l’Italia. La vicina Penisola, lo ricordiamo, aveva deciso per una riapertura unilaterale dal 3 giugno e in questo senso il Governo aveva disposto delle restrizioni in uscita e soprattutto in entrata, indicando il 6 luglio come data ultima per la riapertura definitiva. L’evoluzione della situazione epidemiologica è stata giudicata positiva, tant’è che tra nove giorni queste restrizioni verranno a cadere. Tra queste anche il tanto discusso divieto di effettuare viaggi allo scopo di fare acquisti.

«Nessuna sorpresa»
Come detto, l’obiettivo era quello di riaprire le frontiere, in particolare quelle con l’Italia, al più tardi il 6 luglio. Ieri il Consiglio federale ha deciso di allinearsi a molti Paesi europei a partire dal 15 giugno. Abbiamo parlato con il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi per capire se questa è una svolta che preoccupa il Governo e se il Ticino è stato coinvolto in questo processo decisionale. «Le frontiere non aprono oggi, ma tra 10 giorni. Un “cuscinetto” temporale durante il quale si spera che la situazione sanitaria in Italia e in particolare in Lombardia possa migliorare, come avvenuto negli ultimi giorni. La data del 6 luglio era circolata in ambito europeo e poi ripresa da Berna più di due settimane fa. Comunque, dai contatti con l’autorità federale avuti in questa ultima settimana e vedendo un po’ quanto si sta muovendo a livello europeo ci si poteva aspettare questa decisione di riapertura per il 15 giugno anche con l’Italia preannunciata oggi dal Consiglio federale». Il Ticino si dovrà adeguare alla decisione di Berna, che continua a sconsigliare i viaggi verso la vicina Penisola. Sarebbe stato preferibile un periodo d’attesa più lungo?, chiediamo. «Vale la pena ribadire che la competenza sul controllo alle frontiere è federale. L’auspicio era ed è quello di garantire sicurezza sotto il profilo sanitario ai nostri concittadini. Spero che i contagi in Italia abbiano la medesima curva che conosciamo in Ticino, dove negli ultimi 10 giorni vi sono stati complessivamente solo 8 nuovi casi», spiega Gobbi. Resta infine da capire cosa accadrà dopo la data del 15 giugno. «“Vi sarà un prima e un dopo COVID e niente sarà più come prima”. Questa frase in questi mesi è stata pronunciata da praticamente tutta la classe politica in tutti i Paesi. Oggi, prendendo atto della decisione del Consiglio federale di aderire a un’apertura delle frontiere coordinata a livello europeo per il 15 giugno, non dobbiamo dimenticare gli insegnamenti di questa crisi planetaria», conclude il presidente del Governo. «Insegnamenti che toccano anche la gestione delle frontiere e il loro legittimo controllo da parte degli Stati sovrani a tutela della sicurezza della cittadinanza. Abbiamo visto per esempio quasi sparire la criminalità, così come la presenza di “padroncini” e lavoratori in nero che portano un gran danno alla nostra economia. Fattori positivi che dobbiamo poter prolungare anche in questa fase. Proprio su questi aspetti avremo un incontro nel corso della prossima settimana».

Pochi turisti degli acquisti
L’apertura delle frontiere, ci spiega la portavoce dell’Amministrazione federale delle dogane Donatella Del Vecchio, è strettamente legata alla situazione epidemiologica. Detto in parole povere, se in un Paese i contagi dovessero riprendere a salire, la Svizzera potrebbe decidere di tenere chiusi i propri confini, mantenendo le restrizioni in entrata attualmente in vigore. Compreso, come detto, il divieto riguardante il turismo degli acquisti. Da parte ticinese, è bene precisare, la sfrenata corsa alla spesa non c’è stata. Insomma, i centri commerciali in Italia non sono stati presi d’assalto. «Prima dell’apertura unilaterale delle frontiere da parte italiana le infrazioni legate al turismo degli acquisti in Ticino sono state poco numerose a causa delle condizioni di entrata e di spostamento molto rigide», conferma Del Vecchio. Dopo la riapertura, invece, le multe inflitte lungo la frontiera sud erano solo «una manciata». Dall’entrata in vigore dell’ordinanza 2 COVID, a metà marzo, le multe inflitte a livello nazionale sono state in media 150 al giorno, comprese quelle inflitte a coloro che hanno forzato un valico oppure contrabbandato merce al di qua del confine. In ogni caso, conclude Del Vecchio, nelle ultime settimane si è assistito a una netta tendenza al ribasso.

Tutto come prima alla frontiera

Tutto come prima alla frontiera

Da www.rsi.ch/news

Il Governo federale ha deciso per il 15 giugno la riapertura totale anche con l’Italia. Secondo Norman Gobbi la situazione andrà monitorata.

Il Consiglio federale ha deciso che dal 15 giugno anche la frontiera con l’Italia sarà riaperta senza alcun controllo in dogana. Si tornerà dunque alla situazione precedente alla pandemia e anche il turismo degli acquisti sarà di conseguenza permesso. Una situazione che andrà monitorata, secondo Norman Gobbi: “In queste settimane abbiamo visto dei miglioramenti sui controlli, che permettono di tutelare il territorio e la popolazione. Se tutto tornerà come prima, ci saranno ancora gli stessi problemi, dalla viabilità alla vivibilità del Mendrisiotto e del Malcantone, ma anche del Locarnese”.
L’Ufficio federale della sanità deciderà se imporre eventuali controlli sanitari e il presidente del Governo ticinese garantisce che gli occhi rimarranno aperti: “Dipenderà dall’evoluzione del virus e soprattutto da quanto succederà in estate e in autunno. Se valuteremo che sarà necessario fare dei controlli alla frontiera, saremo i primi a scattare se la Confederazione non dovesse reagire per tempo”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Tutto-come-prima-alla-frontiera-13108953.html

«Nessuna quarantena per chi rientra dall’Italia»

«Nessuna quarantena per chi rientra dall’Italia»

Da www.tio.ch
Un confine aperto a metà. Il presidente del Consiglio di Stato chiarisce cosa cambia da domani. No al turismo «solo per la spesa».

Una frontiera aperta a metà. Dal 3 giugno in Ticino cambieranno molte cose. La riapertura unilaterale delle frontiere italiane ha creato non pochi grattacapi al governo ticinese, che oggi ha organizzato una conferenza stampa a Bellinzona per informare la popolazione.

Quali novità ci riserva il domani? Quali le strategie del Consiglio di Stato? A Palazzo delle Orsoline i giornalisti oggi hanno fatto il punto con il presidente del governo Norman Gobbi e con Francesco Quattrini, Delegato per le relazioni esterne del Cantone Ticino. La discussione ha toccato il turismo della spesa – vietato ancora fino a nuovo ordine – e le restrizioni in entrata in Svizzera. Ma anche le regole severe che attendono i ticinesi in trasferta da domani oltre confine.  

15:30
Si è concluso il momento informativo. 
 

15:29
Sul divieto della spesa oltre confine, Gobbi chiarisce che «la decisione è stata presa a livello federale». Aggiunge comunque che «per effettuare controlli alle dogane è necessario del personale che effettui i controlli. Il turismo degli acquisti richiederebbe di destinare ai controlli sulla spesa del personale che, in questo modo, non potrebbe essere destinato a controlli di altro tipo, sottrarrebbe insomma personale a funzioni più urgenti». 

 

15:27
«La normativa italiana prevede inoltre che una persona che si trova in Italia con alcuni sintomi, come la febbre superiore ai 37 gradi, è tenuto ad annunciarsi all’autorità sanitaria e a mettersi in quarantena per 14 giorni». 

 

15:26
Quattrini fa ancora alcune precisazioni. «Il cittadino svizzero che va in vacanza in Italia deve fare attenzione. Non per spaventare nessuno, ma ricordiamo che in Svizzera la sanzione è di 100 franchi per chi fa la spesa oltre confine. In Italia le sanzioni pecuniarie per chi non rispetta le disposizioni vanno da 400 fino a 3000 euro, cifre ben superiori». 

 

15:22
«La decisione unilaterale dell’Italia non è un problema solo nostro» sottolinea Gobbi. «Vale anche per gli altri paesi confinanti, come la Francia ad esempio. Di solito tra paesi ci si coordina, in questo caso non è avvenuto. L’Italia ha voluto procedere bruciando le tappe pur avendo una situazione interna non allineata, dal punto di vista epidemiologico, con altri paesi». 

 

15:20
Sui controlli sugli svizzeri che rientreranno in Ticino – dopo una visita a parenti, oppure dopo una cena – il governo chiarisce che «non sono previsti controlli particolari o misure come la quarantena» precisa Gobbi. «Il comportamento diligente per evitare i contagi, evidentemente, i ticinesi lo adotteranno anche oltre confine. È evidente che se al rientro dal soggiorno qualcuno dovesse manifestare dei sintomi, dovrà adottare tutti i comportamenti per evitare il diffondersi dei contagi». 

 

15:18
Gobbi precisa che «l’autorità federale ha precisato oggi di poter ordinare misure sanitarie al confine per determinate categorie di persone a rischio in base all’ordinanza Covid-19». Questi controlli «competono all’autorità doganale» e quindi «da domani non dovrebbe cambiare il traffico in entrata, quindi la tipologia dei controlli dovrebbe rimanere la stessa, ma i controlli saranno rafforzati». 

 

15:17
In effetti «in Italia non c’è un nuovo atto normativo» precisa Quattrini. «Si tratta di una serie di norme prese durante il lockdown che decadono oltre confine a partire da domani». 

 

15:15
Il cittadino svizzero che si recherà in Italia da domani «dovrà tenere conto di queste differenze, e anche del fatto che in Italia sono in vigore restrizioni più severe al momento rispetto alla Svizzera. Fate riferimento ai consigli di viaggio della Sem e del Dfae». 

 

15:14
«Facciamo alcuni chiarimenti. Anzitutto bisogna tenere conto che in Svizzera c’è un’unica ordinanza a livello federale, senza eccezioni locali. In Italia non è così: c’è un decreto governativo che stabilisce una riapertura dei confini nazionali e regionali dal 3 giugno, ma le singole Regioni possono fare delle ordinanze autonome. Ad esempio in Lombardia continuerà ad esserci l’obbligo delle mascherine, non in Veneto e in Piemonte». 

 

15:12
Ora la parola passa a Francesco Quattrini, responsabile delle relazioni esterne per il Canton Ticino. «Notiamo che malgrado l’apertura prevista dall’Italia, vi è uno stato asimmetrico delle disposizioni da parte dei due paesi. Abbiamo ricevuto tante domande dai cittadini per capire cosa si può e cosa non si può fare, da domani». 

 

15:11
«Le porte verso il Ticino rimangono ancora chiuse» ricapitola il presidente del CdS. 

 

15:11
«Stiamo vivendo un momento di incertezza e per questo vogliamo informare in modo trasparente la popolazione. L’obiettivo ora non è gettare al vento i risultati ottenuti con tanto sforzo, la prudenza e la responsabilità individuale sono fondamentali. Bisogna evitare una falsa partenza» osserva Gobbi. «Dobbiamo fare un passo alla volta, come il famoso montanare che sa che ogni passo falso in salita come in discesa può essere pericoloso». 

 

15:09
La data del 15 giugno vale per la riapertura tra Svizzera e Germania, Francia e Austria. «Non ancora per l’Italia. Non c’è nessuna conferma in questo senso. La data ultima per la riapertura con l’Italia rimane la fine di giugno inizio luglio» ricorda Gobbi. 

 

15:07
«Possono evidentemente rientrare in Svizzera tutti i cittadini svizzeri e i residenti con permesso C, B o L, e i titolari di permessi G. L’ingresso è vietato a chi non ha titoli di domicilio sul nostro territorio, per il turismo in generale e per chi è alla ricerca di un posto di lavoro o in ambito di studio. In quest’ultimo ambito, quello di studio, sono previsti allentamenti a partire dall’8 di giugno».

 

15:05
Se l’Italia apre «non significa che la Svizzera apra» ricorda Gobbi. «Vanno allineate le prassi anche rispetto agli altri paesi confinanti, dove ricordo che tra l’altro i contagi registrati sono molto inferiori rispetto all’Italia». 

 

15:05
Cosa cambia quindi da domani? «L’Italia apre e quindi lascia entrare tutte le persone nel proprio territorio. Ma per le disposizioni del consiglio federale non è permesso recarsi oltre confine per fare solo acquisti. Non è ammesso verso l’Italia né verso altri paesi vicini. Non c’è una disparità di trattamento» sottolinea Gobbi. 

 

15:04
Gobbi ricorda che «come Cantone siamo allineati alle posizioni del Consiglio federale» e che «al momento unicamente tra Svizzera e Liechtenstein c’è una libera circolazione garantita». 

 

15:03
«Gli spostamenti verso l’Italia rimangono sconsigliati. Guardando i dati epidemiologici in Ticino vediamo che la situazione è molto rosea, sia sul fronte dei contagi che dei decessi. Va ringraziata tutta la popolazione, ce labbiamo fatta insieme». 

 

15:01
È iniziata alle 15 la conferenza a Palazzo delle Orsoline. Prende la parola il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi

 
Italia “sconsigliata, non proibita”

Italia “sconsigliata, non proibita”

Da www.rsi.ch/news

Gobbi dopo le regole dettate da Berna: “No a controlli accresciuti sui residenti che rientrano” –
Quattrini: “Occhio alle differenze regionali e alle sanzioni”

“I viaggi verso l’Italia restano sconsigliati, ma non proibiti”. Parola di Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato ticinese. Da domani (mercoledì) infatti i cittadini svizzeri, così come tutti i residenti, potranno recarsi in Italia praticamente senza restrizioni (spesa esclusa). Lo ha confermato la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) da Berna martedì pomeriggio e lo ha ribadito il presidente del Governo ticinese poco dopo a Bellinzona in conferenza stampa.

Gobbi ha sottolineato come le direttive emanate dalla SEM (vedi correlati), contenute nella seconda ordinanza Covid del Consiglio federale, valgano anche per il Ticino e sono le stesse in vigore nei confronti di Francia, Germania e Austria. Questi tre Paesi verranno declassati da quelli a rischio, come noto, a partire dal 15 giugno, quando si tornerà alla normalità di Schengen, “ma per l’Italia Berna non ha ancora deciso, potrebbe rientrare nella stessa tempistica se le cose vanno bene, il termine ultimo resta comunque il 6 luglio” ha sottolineato il presidente del Governo.

Anche sulla questione finora più fumosa, il rientro in Svizzera per chi si reca in Italia, Gobbi ha sottolineato che “potranno rientrare tutti gli svizzeri e gli stranieri con permesso C, B, L e i frontalieri”. Su precisa domanda ha pure affermato che “non ci saranno controlli accresciuti su chi rientra”. Anche le eventuali misure sanitarie dovrebbero venire applicate solo in caso di necessità e solo su categorie di persone a rischio, e “sono comunque competenza dell’Amministrazione federale delle dogane”. Sul divieto di spesa Gobbi ha specificato pure che “non è uno sgambetto ai ticinesi, ma si tratta di avere un’unitarietà di prassi in tutta la Svizzera, le regole sono infatti le stesse in vigore verso Francia, Germania e Austria”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Italia-%E2%80%9Csconsigliata-non-proibita%E2%80%9D-13096185.html

L’Italia riapre i confini, cosa cambia per i ticinesi?

L’Italia riapre i confini, cosa cambia per i ticinesi?

Da www.liberatv.ch

Gobbi: “Viaggi sconsigliati, non proibiti”. Ecco cosa si può fare e cosa no
Gobbi: “Il turismo del solo acquisto non è ammesso. Quarantena dal ritorno? Non è prevista”. 

Le autorità cantonali si sono riunite oggi a Palazzo delle Orsoline per informare la popolazione ticinese riguardo a uno dei temi più discussi e chiacchierati del momento. Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e il Delegato per le relazioni esterne del Cantone Ticino Francesco Quattrini hanno infatti parlato della decisione unilaterale dell’Italia di riaprire i propri confini ai Paesi dell’area Schengen a partire da domani, mercoledì 3 giugno.
 
La conferenza in diretta:

“Viaggi verso l’Italia sconsigliati, ma non proibiti”
Gobbi: “Vogliamo essere trasparenti e diretti a seguito anche delle indicazioni appena emanate. Si tratta di una decisione unilaterale presa dal Governo Italiano. Per la Confederazione, quindi, i viaggi verso l’Italia rimangono e restano sconsigliati, ma non proibiti. Bisogna tenere conto della differenza del numero di contagi. La situazione in Ticino, guardando i dati, è rosea. Questo è merito dell’impegno di tutti, cittadini in primis. Il grazie maggiore va a voi”.

“Spesa vietata”
Gobbi: “La situazione con l’Italia è particolare. Come Cantone siamo allineati alla confederazione. Da domani cosa cambia? In uscita verso l’Italia rimangono consentite tutte le attività, ma non è consentito andare in Italia per fare acquisti. Così come per gli altri stati Schengen. Il turismo del solo acquisto non è ammesso. Se l’italia apre non significa che la Svizzera apra. Non è stata concordata questa riapertura. Vogliamo garantire un allineamento uniforme anche con gli altri Paesi. L’ingresso in Svizzera è consentito a tutti i cittadini svizzeri, gli stranieri residenti o con permesso, i frontalieri e i casi d’urgenza. L’ingresso è vietato a coloro che non sono cittadini o residenti, al turismo in generale, a chi cerca lavoro. In ambito di studio ci saranno degli allentamenti a partire dall’8 di giugno. Le misure valgono su tutto il territorio nazionale”.

“Attenti, la situazione in Italia è differente”
Quattrini: “In Svizzera vi è un’ordinanza a livello federale, in Italia non è così: lì c’è un decreto del Presidente dei ministri che definisce che non vi saranno più controlli tra le regioni. Questo non vuol dire che in Italia non ci saranno controlli. Ci sarà l’obbligo della mascherina. È importante che i ticinesi sappiano le normative vigenti in Italia e all’interno delle singole regioni. La situazione tra la Svizzera e l’Italia è diversa. Dobbiamo stare attenti”.

Svizzera-Italia: cosa si può e cosa non si può fare
CONSENTITO: si potrà varcare il confine per motivi turistici, incontrare conoscenti o congiunti, recarsi in una residenza secondaria oppure usufruire di servizi, per andare a cena o a bere un caffè.

VIETATO: non sarà consentito andare in Italia per fare la spesa, conformemente all’ordinanza federale 2 COVID-19. L’importazione di merci attraverso un valico di frontiera con uno Stato limitrofo resta infatti vietata se il viaggio ha il solo scopo di fare acquisti.  

Italia-Svizzera: cosa si può e cosa non si può fare

CONSENTITO: sarà consentito l’ingresso sul suolo elvetico ai cittadini Svizzeri, agli stranieri con permesso C, B, L, ai pendolari transfrontalieri. Eccezioni possono essere consentite per i casi che costituiscono un’urgenza (si pensi per esempio alla necessità di visitare un congiunto in gravi condizioni di salute). 

VIETATO: resta vietato l’ingresso dall’Italia a chi non è cittadino svizzero o residente oppure ancora per motivi legati a turismo, visite in generale, ricerche di lavoro. Medesimo discorso vale per pensionati, studenti, alunni e altre persone che non esercitano un’attività lucrativa. Questo almeno fino al 15 giugno 2020.  

“No alla quarantena per chi va in Italia”

Gobbi: “Chi torna dall’Italia dovrà sottostare a una quarantena? Al momento non è prevista”.

Occhio alle sanzioni

Quattrini: “Lo svizzero che va in vacanza in Italia deve fare attenzione. A livello di sanzioni, in Italia, ci sono sanzioni pecuniarie che partono dai 400 euro. Inoltre, bisogna stare attenti alla questione delle quarantene. Dal 3 giugno non sarà obbligo per cittadini terzi il periodo di quarantena. Chi presenta sintomi (tosse, febbre,…), la persona è tenuta ad annunciarsi e mettersi in auto-isolamento”. 

https://www.liberatv.ch/coronavirus/1441171/l-italia-riapre-i-confini-cosa-cambia-per-i-ticinesi-gobbi-viaggi-sconsigliati-non-proibiti-ecco-cosa-si-puo-fare-e-cosa-no