Il Governo scrive a Berna «Disparità con la Lombardia»

Il Governo scrive a Berna «Disparità con la Lombardia»

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 2 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

Il Consiglio di Stato chiede l’introduzione di test per i viaggiatori che rientrano in Ticino da oltreconfine e il divieto di recarsi all’estero per fare la spesa o andare al ristorante
Norman Gobbi: «Vogliamo evitare che quello che da noi è vietato venga fatto altrove»

La Lombardia, come quasi tutta l’Italia, è tornata a colorarsi di giallo. Dopo un mese di restrizioni, quindi, i nostri vicini di casa possono tornare a riassaporare un po’ di libertà. Una normalità che ha il sapore di un pranzo al ristorante o di un aperitivo al bar. Gli allentamenti decisi dal Governo italiano hanno però delle conseguenze anche sulla Svizzera, o perlomeno sul Ticino. Da ieri sono infatti cadute le restrizioni per chi intende attraversare il confine. Se prima si poteva sconfinare solo per «comprovate necessità» o per ragioni lavorative, ora chi vuole andare in Lombardia per turismo (compreso quello degli acquisti) o per riabbracciare un familiare può farlo liberamente, a patto di essersi sottoposto, nelle 48 ore antecedenti all’ingresso nella Penisola, a tampone (PCR o rapido) risultato negativo. Così, pagando gli 80 franchi necessari per effettuare un test rapido, niente potrà vietare a un cittadino ticinese di recarsi sabato a Como e fare due passi in centro, pranzare al ristorante e, magari, sulla strada di ritorno fermarsi al supermercato per fare la spesa. Un sabato normale, si direbbe. Perlomeno in epoca pre-COVID.

Lì si apre, qui è chiuso
Oggi, invece, le possibilità offerte dalla vicina Penisola cozzano con le misure decretate in Svizzera dal Consiglio federale. Da noi, come sappiamo, fino a fine mese non sarà possibile andare al ristorante, né al bar, e molti negozi resteranno chiusi. Proprio il disequilibrio venutosi a creare dopo le nuove regole entrate in vigore in Italia ha spinto il Consiglio di Stato ticinese a scrivere a Berna per chiedere l’introduzione di contromisure puntuali per scoraggiare il turismo degli acquisti e, più in generale, ridurre gli spostamenti dei ticinesi. Il Governo teme infatti che una maggiore circolazione delle persone lungo la frontiera possa vanificare tutti gli sforzi messi in campo finora per contenere i contagi.

Le richieste
Da Palazzo delle Orsoline è quindi partita ieri una missiva indirizzata al Consiglio federale per chiedere l’introduzione urgente di nuove misure per «limitare la mobilità non essenziale da e per l’Italia». Provvedimenti che – viene sottolineato nella lettera – sono peraltro in linea con le misure già in vigore in alcuni degli Stati limitrofi, come ad esempio l’Italia. L’Esecutivo ticinese avanza una duplice richiesta. Da un lato, il Governo sostiene che bisognerebbe prevedere l’introduzione di test rapidi alla frontiera per i viaggiatori che rientrano in Svizzera o, in alternativa, l’obbligo di presentare un tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti. Una misura, questa, che varrebbe solo per chi si sposta oltreconfine per motivi non professionali. In aggiunta, il Consiglio di Stato chiede a Berna il ripristino del divieto di recarsi all’estero per fare la spesa o per andare al ristorante, con relativa sanzione per chi trasgredisce la regola. Il provvedimento ricalcherebbe in sostanza quanto avvenuto la scorsa primavera, durante la prima ondata della pandemia, quando il Consiglio federale aveva imposto temporaneamente delle restrizioni alle condizioni di entrata in Svizzera e vietato il turismo degli acquisti. Per chi veniva pizzicato al rientro in Svizzera con la spesa o con compere fatte all’estero la multa era di 100 franchi.

Parità di trattamento
«In sostanza, chiediamo che venga applicato un coordinamento necessario per i territori di confine. Per noi, come cantone di frontiera e con relazioni intense con la Lombardia, è fondamentale tenere d’occhio quanto accade dall’altra parte del confine e, soprattutto, evitare che ciò che da noi non è consentito venga fatto altrove», spiega il presidente del Governo Norman Gobbi. Una questione di equità, secondo Gobbi, così come «di controllo preventivo». «Per noi è essenziale tenere monitorata la situazione ed evitare una disparità di trattamento. Per fare solo un esempio, in Italia i ristoranti sono aperti, benché solo fino alle 18, mentre qui rimangono chiusi del tutto. Ai nostri concittadini chiediamo quindi prudenza e attenzione, anche per evitare il rischio di gettare alle ortiche quanto di buono fatto finora».
Uno dei rischi, evidenzia il presidente del Consiglio di Stato, è che una maggiore circolazione delle persone porti a un aumento dei contagi. «Fortunatamente – prosegue – al momento in Lombardia il numero delle infezioni è relativamente basso, ma già in passato abbiamo visto che se i contagi salgono, le conseguenze sono visibili anche sul nostro territorio». L’obbligo del tampone che l’Italia ha imposto a chi entra, secondo il consigliere di Stato, può sì essere un freno, ma d’altro canto «non ho prove di effettivi controlli da parte delle autorità italiane. Né in frontiera, né sul territorio. Questa misura, quindi, rischia di essere puramente declamatoria».
Quella inviata ieri dal Governo ticinese è la quarta lettera in pochi mesi all’indirizzo delle autorità federali, che finora non hanno mai dato seguito alle richieste. Potrebbe essere diverso questa volta? «So che sono in corso delle riflessioni a livello federale su questo fronte – sottolinea Gobbi – e bisognerà capire se e come Berna deciderà di intervenire. Da parte nostra chiediamo un segnale. Soprattutto perché sappiamo che oltreconfine i controlli sono pressoché assenti. Le multe per il turismo degli acquisti sarebbero quindi un’estrema ratio. Come autorità cantonale ci rivolgiamo alla popolazione chiedendo di essere prudenti, in attesa di capire se la Confederazione potrà trovare soluzioni puntuali, pensate per la nostra realtà».

“Le reazioni del Governo ticinese”

“Le reazioni del Governo ticinese”

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 13 gennaio 2021 de Il Quotidiano 

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13748734

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 14 gennaio 2021 del Corriere del Ticino

Ora si teme la variante e il flusso dall’Italia

Norman Gobbi commenta le decisioni di Berna: «Salutare che le misure siano omogenee in tutto il Paese, ma potrebbe vanificare il discorso causa-effetto che premia i cantoni virtuosi» Raffaele De Rosa: «Situazione ancora tesa negli ospedali, non potremmo gestire una terza ondata»

Sul fronte cantonale, il Consiglio di Stato ticinese, che negli scorsi giorni aveva formulato le proprie richieste al Consiglio federale in vista delle decisioni comunicate ieri, ha accolto in parte positivamente l’inasprimento delle misure e gli aiuti economici previsti da Berna, ma non senza rimarcare alcune criticità.

Il presidente dell’Esecutivo cantonale Norman Gobbi ha rimarcato che «è salutare il fatto che le misure valgano sull’intero territorio nazionale, evitando discrepanze tra i Cantoni». D’altro canto, però, ciò «potrebbe anche vanificare il discorso causa-effetto; ovvero quel premio agli sforzi fatti, visto che in Ticino oggi stiamo riscontrando una riduzione dei casi positivi e delle ospedalizzazioni, mentre altrove, come in Romandia, vi è un aumento». Anche l’obbligo del telelavoro, per certi versi, potrebbe creare qualche grattacapo. Come verificare che venga rispettato? «Proprio per questo – spiega Gobbi – abbiamo sempre chiesto la forte raccomandazione del telelavoro e non l’obbligo, perché poi diventa difficile controllare se l’eccezione è conforme o meno al diritto». Anche perché, aggiunge, «ci sono dei dipendenti che per svariati motivi comunque vogliono essere fisicamente in ufficio». E sul discorso dei maggiori controlli alla frontiera (richiesta fatta dal Cantone ma non accolta da Berna) Gobbi rimarca che «ci sono Paesi che già oggi chiedono un tampone in entrata, mentre noi non lo facciamo». E visto che le attuali restrizioni si prolungheranno fino al termine di febbraio, Gobbi aggiunge: «Non vorrei che se la Lombardia allentasse le sue misure poi si verificasse un flusso dall’Italia che potrebbe anche vanificare i nostri sforzi e le nostre restrizioni». Infine, a proposito di chiusure, chiediamo a Gobbi se quelle annunciate ieri da Berna non siano un po’ confuse: «È già un miglioramento rispetto alla primavera scorsa, ma è vero che se penso ad una famiglia che sta per avere un figlio, un bene di prima necessità potrebbe essere la cameretta del bimbo. E diventa difficile capire perché non posso andare a ritirare il mobile ordinato. Si tratta quindi di rispondere a un bisogno della popolazione che necessita anche di eccezioni. È sempre più facile scegliere il bianco o il nero rispetto alle gradazioni, ma anche altri Paesi hanno optato per la chiusura delle attività commerciali pur prevedendo un’ampia lista di eccezioni».

Sul fronte sanitario, Raffaele De Rosa, direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, ha accolto positivamente le decisioni del Consiglio federale, spiegando di condividere «l’analisi sulla situazione epidemiologica che è stata fatta da Berna». A questo proposito, ha aggiunto, in Ticino «abbiamo una situazione che rimane molto tesa negli ospedali, con molte persone ospedalizzate, e ciò nonostante i miglioramenti osservati in questi giorni. E poi c’è grande incertezza e preoccupazione per le varianti del virus che sono fino al 70% più contagiose». Ma soprattutto, sottolinea De Rosa, «con l’attuale situazione a livello di ospedalizzazioni non saremmo in grado di gestire una terza ondata, che cresce rapidamente, come abbiamo visto ad esempio nel Regno Unito e in Irlanda». Le chiusure, facciamo notare anche al direttore del DSS, sembrano un po’ confuse e poco omogenee: «Condivido questa considerazione. Anche per questo nella nostra presa di posizione avevamo espresso l’importanza di avere chiarezza riguardo a cosa doveva chiudere e cosa poteva rimanere aperto, rispettivamente di poter dare tempo agli imprenditori, alle aziende e ai commerci di pianificare e programmare. E avevamo sempre chiesto anche un sostegno finanziario ai settori toccati».

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Servizio pubblicato nell’edizione di giovedì 14 gennaio 2021 de La Regione

Gobbi: altri sacrifici, serve comprensione
Il presidente del governo: restrizioni per ridurre ricoveri e decessi
Sospira. Consapevole, da presidente del Consiglio di Stato, del pesante impatto che potrebbero avere sulla popolazione gli ulteriori sacrifici imposti da Berna per contrastare la diffusione di questo dannato virus e delle sue mutazioni. Dunque, altre restrizioni. Che, riconosce Norman Gobbi, «una parte dei cittadini vivrà male, dato che i contatti sociali si ridurranno ancora. Si spera che questo nuovo giro di vite deciso dal Consiglio federale abbia effetti positivi sul piano della salute pubblica, anche se al termine della crisi sanitaria non tutti i posti di lavoro, nonostante gli aiuti, saranno mantenuti, non tutte le aziende riusciranno a salvarsi ed è un’amara previsione». Uniti ce la faremo… non tutti. Aggiunge il direttore del Dipartimento istituzioni: «Sarebbe stato preferibile attendere un’eventuale ripresa dei contagi prima di introdurre queste misure, è comunque importante capire che servono per abbassare le ospedalizzazioni e il numero di decessi, che servono dunque per proteggere i nostri anziani e le categorie a rischio in generale. Chiediamo pertanto alla popolazione comprensione, di non mollare e di continuare a rispettare le note regole di comportamento».

Di «positivo», rileva Gobbi incontrando i giornalisti a Palazzo delle Orsoline con i colleghi di governo Christian Vitta (Dipartimento finanze ed economia) e Raffaele De Rosa (Dipartimento sanità e socialità) dopo la conferenza stampa del Consiglio federale, c’è che i provvedimenti appena annunciati varranno per l’intera Confederazione. Compreso l’obbligo del telelavoro. Un obbligo che non era piaciuto a Bellinzona, quando nei giorni scorsi si è pronunciato sulle nuove restrizioni prospettate da Berna. Il Consiglio di Stato preferiva che restasse una raccomandazione. «Non vedevamo la necessità di rendere il telelavoro un obbligo, di cui è oltretutto difficile verificarne il rispetto – spiega il capo dell’Esecutiivo ticinese –. Avevamo anche fatto presente che ci sono persone che vogliono operare sul posto di lavoro, per una serie di motivi. Perché riescono a concentrarsi meglio, perché a casa non ci sono le condizioni per lavorare in modo ottimale, proficuo. E su questo tema il Ticino non era solo».

Vitta: aiuti finanziari, accolte le nostre richieste
Quelle prese dal Consiglio federale sui casi di rigore «sono sicuramente decisioni che vanno nella direzione che avevamo richiesto», dichiara alla ‘Regione’ il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. In particolare «avevamo chiesto di aumentare gli aiuti sbloccando il fondo di riserva di 750 milioni di franchi, di rendere più chiaro il tema dell’accesso ai casi di rigore per i settori oggetto di chiusura, di prevedere una percentuale un po’ più alta di aiuti a fondo perso. Tutto questo è stato chiarito e ottenuto». Per questi 750 milioni sbloccati non è ancora stata decisa la ripartizione per i Cantoni, continua Vitta. Ma «possiamo già prevedere adesso che supereremo i 75 milioni di franchi già decisi perché la Confederazione ha sbloccato la riserva. Non sappiamo quanto arriverà al Ticino di questa cifra, che inizialmente era prevista come ridistribuzione ai Cantoni a carico della Confederazione. Se viene mantenuto questo principio saranno più soldi da Berna, se chiederanno una partecipazione ai Cantoni si andrà oltre». L’altro ieri la commissione parlamentare della Gestione ha firmato all’unanimità il rapporto favorevole al messaggio del Consiglio di Stato sui casi di rigore, con l’assicurazione di essere pronti a emendarlo di concerto con il Dipartimento finanze ed economia nel caso fossero arrivate ulteriori misure dal Consiglio federale. Cosa che è successa. Quindi i 75,6 milioni di franchi suddivisi in 51,1 milioni federali e 24,5 cantonali aumenteranno, anche se non si sa quando. Di conseguenza andranno posti degli emendamenti sia al messaggio sia al rapporto. Vitta annota come «in questi giorni analizzeremo le modifiche per adeguare, dove necessario, i decreti di legge. La Gestione avrà poi la possibilità di valutarli e recepirli mandandoli avanti come emendamenti al messaggio». In ogni caso, l’approvazione viene ritenuta sicura per la sessione di Gran Consiglio che si inaugurerà lunedì 25 gennaio. E, conclude il direttore del Dfe, «i primi aiuti dovrebbero essere versati nel corso del mese di febbraio».

De Rosa: resta il problema degli assembramenti nei trasporti pubblici
Nuove restrizioni da Berna, anche se i casi positivi al Covid diminuiscono… «Condivido l’analisi del Consiglio federale sulla situazione epidemiologica – afferma il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa –. Gli ospedali rimangono sotto pressione, nonostante in questi ultimi giorni si sia visto un miglioramento tanto dal profilo dei contagi quanto da quello delle nuove ospedalizzazioni». Meno casi, tuttavia «il numero dei ricoverati resta alto, in particolare nelle cure intense». C’è poi «una grande incertezza sulle varianti, quella inglese e quella sudafricana, del virus, contagiose fino al 70 per cento in più. E anche su questo punto condivido le riflessioni del Consiglio federale: dato l’attuale livello di ospedalizzazioni, non saremmo in grado di gestire e frenare una terza ondata». Esprimendosi sui provvedimenti che Berna aveva proposto e messo in consultazione, ricorda De Rosa, il governo ticinese «si era detto d’accordo con il prolungamento sino a fine febbraio delle misure già in atto, ritenendo inoltre importante avere delle misure uniformi a livello nazionale. Ed è ciò che avvenuto. Quindi da questo punto di vista anche la chiusura di negozi considerati non essenziali in questo particolare momento è una misura che ha senso. Salutiamo positivamente pure il fatto che anche le donne in gravidanza siano state inserite tra le persone a rischio, come avevamo chiesto nella procedura di consultazione. Rinnoviamo comunque ancora l’invito a Berna a rafforzare ulteriormente gli aiuti economici, a monitorare maggiormente la situazione alle frontiere e a ridurre gli assembramenti sui trasporti pubblici. Rafforzamento delle risorse finanziarie, incremento dei controlli alla frontiera, riduzione degli assembramenti sui mezzi di trasporto pubblici sono richieste, peraltro, che sono state sempre al centro delle nostre prese di posizione all’indirizzo del Consiglio federale». E quello dei trasporti, assicura Gobbi, «è un tema che torneremo ad affrontare».

 

I comprensori sciistici in Ticino restano aperti. “Siamo soddisfatti di quanto deciso da Berna”

I comprensori sciistici in Ticino restano aperti. “Siamo soddisfatti di quanto deciso da Berna”

Da www.liberatv.ch

In alcune giornate sarà possibile ritrovarsi in dieci, ma si invita alla prudenza.
Gobbi: “Il Governo ha tenuto il passo per tutto il periodo”.
Il Cantone era pronto a intervenire se non fosse stato d’accordo con quanto scelto da Berna

Gobbi: “Misure più strette rispetto a Berna”

“Dopo le comunicazioni del Consiglio Federale sulle misure decretate oggi e da applicare dal 22 ringrazio i colleghi che sono con me. La situazione è sempre critica, anche se al venerdì abbiamo avuto il minor dato di contagi, quando di solito era il più alto. Ma la notizia non può lasciarci tranquilli, anche se potrebbe essere un preludio degli effetti delle misure, prima cantonale con la riduzione degli orari di chiusura di bar e ristoranti e poi con l’allineamento di Berna. Purtroppo non è sufficiente e la stagnazione delle ultime settimane, con un aumento settimana scorsa, ci preoccupa e ha bisogno altre misure”.

“Siamo pronti a prendere misure. Ne abbiamo discusso mercoledì, nell’ottica di decidere oggi. Stamattina abbiamo ipotizzati alcuni scenari in attesa delle scelte federali, per non avere cacofonia, decidendo magari mercoledì per dover cambiare. Abbiamo visto un disallineamento tra le comunicazioni, che non ha aiutato la comprensione delle misure: bisogna essere chiari nella comunicazione e allineati, per affrontare questo periodo decisivo, con la frenesia di chi non ha ancora finito gli acquisti di Natale e la tranquillità con un periodo che ci richiama a essere fermi e prudenti, oltre che a ricercare gli affetti”.

“Abbiamo preso atto delle decisioni di Berna, anche se alcuni punti saranno da chiarire, penso agli aiuti, per la ristorazione e l’albergheria che saranno colpiti e anche per le attività sportive e del tempo libero”.

“Ci allineiamo quanto deciso dalla Confederazione e confermiamo le misure più restrittive con delle eccezioni per i giorni delle festività natalizie”.

“Assembramenti vietati per più di 5 persone, nei luoghi pubblici, più restrittiva di quella federale, ma confermata. Le riunioni a casa possono essere di 5 persone, ancora come adesso. Ma il 24, il 25, il 26, il 31 e il 1o gennaio potranno esserci al massimo 10 persone, ci allineiamo a Berna aumentando la capacità e riconoscendo il bisogno delle famiglie di riunirsi”.

“Restano possibili le riunioni e le assemblee politiche. Le celebrazioni religiose possono avvenire con al massimo 30 persone, misura più restrittiva di Berna. Ma per le celebrazioni del 24 e 25 dicembre è consentita una partecipazione fino a 50 persone con il rispetto delle misure”.

“Anche i locali erotici e notturni devono restare chiusi, è vietato l’esercizio della prostituizione”.

“Il 6 gennaio i negozi e le strutture pubbliche devono restare chiusi”.

“Ai gestori dei negozi e centri commerciali è ribadito l’obbligo di rispettare i piani di protezione che saranno più stringenti, soprattutto a livello di numero di persone che potranno essere all’interno, come deciso da Berna”.

“Raccomandazione e obbligo di mantenere la mascherina se non ci sono le distanze”.

“Sconsigliato a chi ha patologie pregresse di frequentare luoghi con tanta gente, pensiamo per esempio ai centri commerciali. Chiediamo a chi è a rischio di andare nei negozi e anche negli alimentari nella fascia mattutina, fino alle 10, semmai di far uso degli aiuti di chi garantisce le consegne a domicilio, come comuni e associazioni. Chi vuole o deve viaggiare resta attiva l’hotline cantonale”.

“Le disposizioni entrano in vigore martedì 22 dicembre sino al 22 gennaio”.

“Chiediamo a tutti di essere prudenti su più fronti. Nell’ambito degli acquisti natalizi, pianificandoli per tempo, evitando l’ultimo momento. Anche nelle attività all’aperto, che è ammessa, ma non esente da rischi”.

“Pensando alla protezione della popolazione, con regimi di apertura e chiusura attorno a noi, come l’Italia, abbiamo deciso di chiedere all’autorità federali la chiusura dei valichi secondari per poter meglio controllare i principali. In Italia ci saranno delle limitazioni che da noi sono impensabili, numerosi cittadini italiani sono venuti da noi a godere delle nostre libertà: d’altro canto, devono garantire anche il rispetto del paese dove arrivano”.

“Sottolineo l’impegno di tutti noi Consiglieri di Stato, con le riunioni straordinarie oltre agli impegni dei dipartimenti. Lo abbiamo fatto rispettando tutte le sensibilità. Ringraziamo i nostri collaboratori e il Dottor Merlani per ringraziare tutti gli operativi al fronte. Il Governo è riuscito a tenere il passo e il gioco di squadra, è il nostro compito, ringrazio dunque i miei colleghi, abbiamo lavorato insieme e per voi per proteggere la popolazione e mantenere un equilibrio fra le varie necessità”.

“Per i comprensori sciistici avevamo chiesto criteri oggettivi per evitare mobilità. Abbiamo chiesto ai nostri comprensori di privilegiare i clienti locali e di ridurre la capacità. Vorremmo anche maggior presenza sulle piste di pattugliatori, perchè se qualcuno si fa male ha bisogno di un ricovero, per cui serve sensibilizzazione. Stanno camminando sulle uove, che rischiano di rompersi”. 

Lösung im Streit um Bahnverkehr mit Italien

Lösung im Streit um Bahnverkehr mit Italien

Da www.nzz.ch

Aufgrund italienischen Auflagen wollten die SBB kurzerhand alle Züge nach Italien einstellen. Verkehrsministerin Simonetta Sommaruga hat sich bei ihrer Amtskollegin für eine rasche Lösung eingesetzt. Bereits am Abend verkünden die SBB eine neue Regelung.

Eine Medienmitteilung der SBB vom Dienstag sorgte für grosse Aufregung. SBB und Trenitalia stellen am Donnerstag alle grenzüberschreitenden Verbindungen zwischen der Schweiz und Italien auf unbestimmte Zeit ein. Sowohl der Tessiner Regierungspräsident Norman Gobbi als auch der Präsident der Region Lombardei Attilio Fontana kritisierten die Einschränkung auf der Schiene scharf. Sie stören sich vor allem daran, dass damit den italienischen Grenzgängern die Ein- und Ausreise in die und aus der Schweiz erschwert wird.
Inzwischen wurde eine Lösung gefunden, wie die SBB am Mittwochabend auf Anfrage der Nachrichtenagentur Keystone-SDA mitteilten. Eurocity-Züge verkehren weiterhin zwischen der Schweiz und Italien, allerdings in reduzierter Zahl. Im Regionalverkehr mit den Tilozügen wird das Reisen komplizierter. Grenzgänger, die zum Arbeiten ins Tessin reisen, müssen in Chiasso umsteigen. Darauf haben sich die beiden Länder und ihre Bahnbetriebe geeinigt.
Am Mittwoch hatte Bundespräsidentin Simonetta Sommaruga mit der italienischen Transportministerin Paola De Micheli über die Situation im grenzüberschreitenden Bahnverkehr gesprochen. Beide Seiten seien an einer raschen Lösung interessiert, teilte Sommaruga nach dem Gespräch über Twitter mit.
Auslöser für die Unterbrechung der Bahn ist ein Dekret der italienischen Regierung. Dieses enthält neben Reiserestriktionen strenge Auflagen für die Transportunternehmen. So muss bei jedem Reisenden vor dem Grenzübertritt die Körpertemperatur durch das Bahnpersonal gemessen werden. Bei Fieber muss das Zugspersonal dem Passagier die Weiterfahrt verweigern. Ebenfalls müssen die Reisenden einen negativen Corona-Test vorweisen, der innert 48 Stunden vor der Einreise erfolgt ist, sowie ein Formular, in welchem der Zugpassagier den Reisezweck deklariert. Beide Papiere müssen die Bahnunternehmen an die italienischen Behörden weitergeben. Schliesslich müssen die SBB ihre Auslastung um 50 Prozent reduzieren.

SBB: «Kontrollen auf kurzen Strecken kaum möglich»

Die SBB sehen sich nicht in der Lage, diese Auflagen zu erfüllen. «Unser Personal ist nicht ausgebildet für Temperaturmessungen», sagt die Sprecherin Ottavia Masserini. «Auch können wir nicht jedes einzelne Formular der Zugpassagiere überprüfen und mit den italienischen Behörden abgleichen.» In Italien, wo der Zugang zu den Perrons meist kanalisierter ist als in der Schweiz, dürften solche Kontrollen einfacher zu handhaben sein. Wie die ausgehandelte Lösung aussieht, ist nicht im Detail bekannt.
Laut den SBB müsste das Personal die Kontrollen auf der Strecke vom Grenzübergang Chiasso bis zum ersten Bahnhof in Italien vollziehen und Passagiere, welche die Auflagen der italienischen Behörden nicht erfüllen, dort aus dem Zug weisen. «Das ist auf solchen kurzen Strecken kaum möglich», sagt Masserini. Sie betont, dass es sich bei der Einstellung der grenzüberschreitenden Verbindungen nicht um einen Alleingang der SBB handle. Man sei stets in Kontakt mit den italienischen Partnern gestanden. Dem Vernehmen nach wurde der Entscheid der SBB auch im Einvernehmen mit Trenitalia getroffen.

BLS-Strecke Brig–Domodossola nicht betroffen

Vorerst nicht betroffen von den hohen Auflagen der italienischen Regierung für den grenzüberschreitenden Verkehr bleibt die Strecke von Brig nach Domodossola. «Wir haben keine Signale von den piemontesischen Behörden erhalten, dass wir zusätzliche Auflagen erfüllen oder unser Angebot einschränken müssen», sagt Stefan Dauner, Sprecher des Bahnunternehmens BLS, welches die Regionallinie betreibt. Man stehe aber in täglichem Kontakt mit der zuständigen Agenzia della mobilità piemontese (AMP). Die Behörde erachte die Strecke von Brig nach Domodossola als wichtigen Service public für die italienischen Grenzgänger, die in der Schweiz einer Arbeit nachgingen.
Offensichtlich legen nicht alle Regionen das Dekret der italienischen Regierung gleich aus. Dem Vernehmen nach sind solche Dekrete, die teilweise in kurzer Zeit aufgesetzt werden, nicht immer bis ins letzte Detail präzis, was Spielraum für Interpretationen lässt.

«Non sono sorpreso dell’accaduto»

«Non sono sorpreso dell’accaduto»

Intervista pubblicata nell’edizione di giovedì 26 novembre 2020 del Corriere del Ticino
Era così imprevedibile quanto successo? No, dice l’esperto di terrorismo ed ex capo del Servizio delle attività informative della Confederazione Peter Regli
L’intelligence mette da anni in guardia

È sorpreso da quanto successo a Lugano?
«Prima di tutto sono triste che sia capitato nel mio cantone d’origine. Sono triste anche per il fatto che devo constatare che due signore erano al momento sbagliato al posto sbagliato. Questo fa un po’ parte di questa minaccia terroristica di matrice islamista. L’attentato stesso in fondo non mi ha sorpreso, perché in base alla situazione europea, dove abbiamo avuto attacchi in Francia, in Germania, in Austria… con le reti jihadiste che in parte conosciamo, era una conseguenza diretta. E il nostro Servizio d’informazione con il direttore Gaudin ha sempre reso attenti negli ultimi anni, per tanti anni, che questa minaccia fosse latente e che presto o tardi avrebbe colpito anche la Svizzera».

L’autrice dell’attacco era già nota alle autorità. Cosa è andato storto e cosa bisogna migliorare, concretamente, in futuro?
«Bisogna migliorare molto. Ho sentito Norman Gobbi dieci minuti fa (le 13:50 circa di mercoledì, ndr) su «Blick TV». E siamo pienamente d’accordo: prima di tutto la politica adesso deve rendersi conto che è un problema molto serio, accanto alla problematica COVID. Nell’ambito della COVID-19 Si tratta sempre di decidere fra le nostre libertà e la sicurezza. E nell’ambito terroristico, soprattutto per il terrorismo di matrice islamista, dobbiamo avere più sicurezza e rinunciare un poco alle libertà cambiando certe leggi, ma soprattutto fornendo molto più personale ai nostri corpi di polizia e ai Servizi di informazione della Confederazione se vogliamo che questi attentatori potenziali possano essere osservati ventiquattro ore su ventiquattro».

Non è possibile ora monitorare tutte le persone potenzialmente pericolose?
«No, perché il nostro Servizio di informazioni parla di circa 57 persone che potrebbero subito mettersi in moto e lanciare un attacco. Vorrei ricordare che per osservare una persona sospetta ci vogliono tra 20 e 25 agenti in permanenza. Conoscendo gli effettivi die nostri corpi di polizia, che sono veramente muniti per il bel tempo e qualora ci fosse il brutto tempo i mezzi non bastano, l’ha ripetuto l’onorevole Gobbi. E posso solamente sostenerlo in questa richiesta».

La procuratrice federale Juliette Noto alla «Neue Zürcher Zeitung» recentemente ha detto che gli ambienti radicalizzati in Romandia hanno più contatti con l’estero rispetto a quelli della Svizzera tedesca. Lei cosa osserva nella Svizzera italiana?
«Non posso esprimermi perché non sono più operativo. Sarà però molto importante poter interrogare l’attentatrice per sapere se fosse stata una attentatrice sola, un cosiddetto lupo solitario, o se lei facesse parte di una rete. E come sappiamo queste reti islamiste si basano soprattutto sul cyber: utilizzano le reti sociali. Avendo conoscenze dei suoi contatti forse si potrebbe anche rispondere alla domanda».

Se verranno raccolte le firme necessarie voteremo sulla legge antiterrorismo. Lei cosa pensa della nuova legge? Presenta delle misure sproporzionate o necessarie?
«Sono misure assolutamente proporzionate. Siamo uno Stato di diritto: anche per combattere l’islamismo abbiamo bisogno di leggi molto chiare. Questo aggiornamento della legge è molto necessario».

Il Consiglio federale dà ascolto al Ticino

Il Consiglio federale dà ascolto al Ticino

Promessi più aiuti economici agli ambienti toccati dalla pandemia.
“Aspettiamo le decisioni delle Camere”

Sono settimane difficili nella lotta al contenimento dei contagi al nuovo coronavirus. Ma le misure introdotte del Consiglio di Stato, accanto a quelle volute dell’autorità federale, negli ultimi giorni hanno dimostrato di essere efficaci per stoppare la curva ascendente. “Durante questa settimana un altro aspetto si è rivelato molto positivo – afferma il Presidente del Governo Norman Gobbi. Sto parlando del riconoscimento da parte del Consiglio federale di quanto il Ticino assieme agli altri Cantoni ha chiesto, ossia un maggior sostegno economico alle attività che soffrono di questa situazione. Occorre però ancora aspettare l’approvazione delle Camere e dunque bisogna essere prudenti. Tra le misure avanzate dal Consiglio federale sottolineo in particolare non solo agli aiuti aumentati di cui potranno beneficiare i lavoratori del mondo culturale e dello sport professionistico e semiprofessionistico, ma anche al sostegno potenziato per altre realtà economiche – definite “di rigore” – che fanno fatica a superare questi mesi difficili. La Confederazione porterebbe a 1 miliardo di franchi (mille milioni di franchi come ha sottolineato Ueli Maurer) questo aiuto e si accolla i ¾ della spesa (l’altro terzo rimane ai Cantoni). Sono gli interventi che avevamo chiesto. Ciò conferma che se si agisce uniti i Cantoni hanno una elevata forza contrattuale. E soprattutto dimostra quanto sia importante il nostro sistema federalista”.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi sviluppa altri due temi. Sentiamolo: “Berna, attraverso le parole del Consigliere federale Alain Berset giunto giovedì a Lugano, ha lodato l’impegno del Ticino sia nella prima fase della crisi in primavera sia per quanto sta facendo ora. L’esperienza ticinese è stata determinante per tutta la Svizzera, anche se nell’adeguamento del sistema sanitario il Ticino ha saputo far tesoro di ciò che era capitato in marzo e aprile, un po’ meno – mi pare di constatare – è avvenuto in altri Cantoni. Vuol dire anche che la determinazione dimostrata in primavera dal Governo ticinese per ottenere da Berna una finestra speciale di crisi legata alla situazione a sud delle Alpi era più che giustificata”.

Il secondo argomento tocca invece le questioni delle multe per chi trasgredisce agli obblighi voluti per diminuire i contagi, in particolare si pensa al mancato uso della mascherina dove invece è obbligatoria: “Sottolineo subito che per me intervenire con una multa rappresenta l’ultima ratio, nel senso che più importante è riuscire a convincere i cittadini sulla necessità di seguire determinate misure, perché ne va del bene di tutti. Detto questo, è chiaro che se quanto viene richiesto non trova accoglimento positivo allora bisogna giungere a una sanzione, sempre proporzionata comunque al caso. Finora non si può dare una multa come avviene, per esempio, per chi non si allaccia la cintura di sicurezza o parcheggia in zona vietata. Bisogna seguire una procedura detta “ordinaria”, ossia aprire un’inchiesta di polizia che viene valutata dalla Magistratura per giungere quindi a un eventuale decreto d’accusa. Procedura lunga che toglie l’effetto dissuasivo su coloro che hanno intenzione di non seguire le norme. Non sarà più così. Lo avevamo chiesto come Governo cantonale e come Direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia. Anche in questo caso – per fortuna – siamo stati ascoltati dal Consiglio federale. L’ultima parola anche qui però spetta al Parlamento, che ne dovrebbe discutere nell’ormai imminente sessione invernale”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi.

Alain Berset parla al Ticino: “Colpito dalla vostra professionalità. Non esitate a testarvi. Sarà un Natale diverso, ma…”

Alain Berset parla al Ticino: “Colpito dalla vostra professionalità. Non esitate a testarvi. Sarà un Natale diverso, ma…”

Da www.liberatv.ch

Il consigliere federale parla alla popolazione da Lugano: “Vaccino? Sì, ma non sarà a disposizione di tutti inizialmente”

Il consigliere federale Alain Berset ha reso visita al Ticino. Dopo una riunione con il Consiglio di Stato in corpore, Berset e il presidente del Governo Norman Gobbi hanno parlato alla popolazione dalla sala del Consiglio comunale di Lugano. L’incontro informativo è stato aperto dal discorso del sindaco Marco Borradori, che ha ringraziato Berset per la visita e la popolazione per lo sforzo fatto in questi mesi.

Norman Gobbi ha a sua volta ringraziato Berset “per la vicinanza mostrata al Ticino e ai ticinesi. Il federalismo si è dimostrato una volta di più vincente. Anche i Comuni e le città si sono dimostrati reattivi attraverso servizi di supporto e vicinanza. Il Ticino segue gli sviluppi della pandemia, al proprio interno e con un occhio attento a chi ci sta vicino. Noi abbiamo la necessità di confrontarci con la Confederazione, ma dobbiamo saper anche dialogare con Lombardia e Piemonte. Ora siamo in una fase delicata. E il Consiglio Federale ha dimostrato di saper ascoltare quelle che sono le richieste dei Cantoni. I risultati dopo queste prime settimane si vedono. I nuovi casi sono in diminuzione e oggi sono diminuite anche le ospedalizzazioni, ma il numero di decessi è ancora alto”.

Prendendo la parola, Berset ha ringraziato le autorità ticinesi per “l’accoglienza e la collaborazione continua in questi mesi. In Svizzera la situazione è stabile, ma comunque preoccupante e molto seria. La buona notizia è che il sistema ospedaliero sta reggendo grazie all’implementazione dei posti in terapia intensiva. Mi hanno particolarmente colpito l’organizzazione e la professionalità degli ospedali ticinesi. Siete messi molto bene. Faccio un appello alla popolazione: testatevi, testatevi e testatevi se avete sintomi. È davvero importante. Non esitate a fare il tampone qualora presentaste qualche sintomo. Evitate gli assembramenti e indossate la mascherina. La popolazione è stanca, ma serve pazienza perché i mesi invernali saranno tosti”. 

Esprimendosi sul vaccino, il consigliere federale ha ammesso che “abbiamo 13 milioni di dosi riservate per la Svizzera. Ma dovete sapere che non sarà, almeno inizialmente, a disposizione di tutti”. Quello a cui andiamo incontro “sarà un Natale diverso, come lo sono state le vacanze, la Pasqua e l’estate. Sarà un Natale diverso, ma lo festeggeremo. Onestamente mi preoccupa più la fine dell’anno”.

“Abbiamo imparato molto dal Ticino”

“Abbiamo imparato molto dal Ticino”

Da www.ticinonews.ch
In diretta la conferenza stampa da Lugano del Consigliere federale, accolto da Norman Gobbi a Palazzo Civico: “Acquistate 13 milioni di dosi di vaccino”
 
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Da www.tio.ch
«Dovremo passare l’inverno senza vaccino contro il Covid-19»
Il consigliere federale Berset è tornato in Ticino a distanza di otto mesi esatti dalla prima visita durante la pandemia. Ha lodato il sistema sanitario e ospedaliero del nostro cantone, ma alla popolazione ha ricordato: «Al primo sintomo andate a fare il tampone!».
https://www.tio.ch/ticino/attualita/1475480/covid-19-vaccino-ticino-cantone-federale****

Da www.cdt.ch

«I prossimi mesi saranno duri, e non ci sarà il vaccino per tutti»
https://www.cdt.ch/ticino/i-prossimi-mesi-saranno-duri-e-non-ci-sara-il-vaccino-per-tutti-AX3462406?_sid=mB5mNE8g

 

Il consigliere federale Alain Berset ha incontrato il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi: «In Ticino ho visto una grande coesione e solidità, abbiamo imparato molto da voi, ma bisogna fare più test»

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi il consigliere federale Alain Berset. La visita del capo del Dipartimento federale dell’interno nel nostro Cantone ha permesso di fare il punto sulla situazione epidemiologica e sulle misure per frenare la diffusione del coronavirus in Svizzera. Il consigliere federale Alain Berset, giunto in mattinata in Ticino, ha visitato la Clinica Moncucco e l’ospedale Italiano, prendendo visione dell’organizzazione adottata per gestire i pazienti ticinesi affetti da coronavirus. Un incontro politico con il Consiglio di Stato è stato in seguito organizzato a Palazzo Civico.

Il sindaco di Lugano Marco Borradori accoglie i presenti: «Avervi qui è un segno tangibile della vicinanza del Cantone e della Confederazione alla popolazione, c’è un fattore che ci ha travolti positivamente: un’ondata di solidarietà che ci ha dimostrato come la nostra società civile sia coesa nel rispondere alle difficoltà. è un fatto che mi rende fiero di essere sindaco. Però abbiamo settori che stanno soffrendo moltissimo e sono preoccupati del loro futuro. Ci conforta la presenza del Consiglio federale, Lugano e il Cantone hanno bisogno degli aiuti della confederazione per andare avanti e abbiamo bisogno di una presenza viva per sentirci parte di un solo Paese».

Prende poi la parola il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, che pone l’accento sullo spirito federalista: «Il Ticino è l’unico cantone che lei ha visitato per ben due volte durante la crisi COVID. Una dimostrazione che la sua personalità ha permesso a tutta la Svizzera di affrontare con più tranquillità la crisi sanitaria. Durante la prima ondata non ci siamo fatti travolgere, grazie alle misure prese. Gli scenari peggiori non si sono manifestati, grazie all’impegno della popolazione, il dialogo e le soluzioni pragmatiche. È questa la forza della Svizzera: dialogo, confronto, valutazione e decisioni prese. In uno spirito federalista in cui il gioco di squadra è indispensabile. Il nostro cantone è stato in grado in marzo di affrontare la crisi nazionale. Siamo riusciti a far passare il messaggio al resto della Svizzera». Gobbi ha poi parlato dell’Italia: «Il Ticino continua a seguire con attenzione gli sviluppi della pandemia, con un occhio alla Confederazione e uno alle Regioni italiane, Lombardia e Piemonte. Da sempre infatti il Cantone deve saper confrontarsi anche oltre le frontiere di stato. Molti mal sopportano le nostre misure, ma attorno a noi gli Stati, dall’Austria alla Francia, stanno implementando misure più restrittive».

Il consigliere federale Alain Berset ha sottolineato il grande lavoro svolto in Ticino, dopo aver fatto visita alla clinica Moncucco e all’Ospedale italiano: «Questa è la terza volta per me in Ticino. Dall’inizio dell’anno ho avuto l’occasione di lavorare con Christian Vitta, Raffaele De Rosa, e ora sento una continuità governativa: questa è importante per affrontare una crisi del genere. A che punto siamo in questa seconda metà di novembre? La situazione è seria, non siamo più ottimisti come in estate. Il Ticino è stato tra i più colpiti all’inizio, ora è la Svizzera romanda la più in difficoltà, e le cure intense e il sistema sanitario restano sotto pressione ovunque. Il sistema però a livello svizzero, con i trasferimenti intercantonali, funziona e collabora. In Ticino ho visto una grande organizzazione, per garantire cure di qualità a tutti. Avete imparato parecchio in primavera. Siete messi bene, avete una grande solidità e siete molto efficaci. In Ticino c’è una grande coesione tra le autorità e questo permette di gestire meglio la crisi. La situazione è cambiata anche per quanto riguarda le tracciabilità. Ora c’è il materiale e il personale. Siete stati i primi toccati dal virus, avete avuto un ruolo chiave, abbiamo imparato tantissimo nello scambio con voi. I contatti con il Ticino in primavera erano molto frequenti, per trovare le soluzioni migliori. Nei prossimi mesi bisognerà stare attenti, con le temperature più basse e la popolazione sempre più stanca. È fondamentale rispettare tutte le nuove misure introdotte. La situazione è pesante e i mesi invernali saranno ancora più difficili. I test sono importanti per combattere la pandemia. Abbiamo l’impressione che non tutte le persone con sintomi si facciano testare: mi appello alle persone, fate i test senza indugio. Non dobbiamo rischiare di diffondere il contagio. Constatiamo che i test sono in diminuzione, ma di test ce n’è per tutti».

Berset ha poi parlato dei vaccini: «Non avremo il vaccino per tutti nei prossimi mesi: dovremo passare l’inverno senza il vaccino per tutta la popolazione. Dobbiamo cavarcela con le misure che conosciamo. A inizio marzo abbiamo individuato una strategia per acquistare il vaccino, oggi abbiamo 13 milioni di dosi riservate per la svizzera: in molti casi servono due dosi a testa. Le procedure per i vaccini sono le stesse che valgono per tutti i farmaci in Svizzera».

Visita del Consigliere federale Alain Berset

Visita del Consigliere federale Alain Berset

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi il Consigliere federale Alain Berset. La visita del Capo del Dipartimento federale dell’interno nel nostro Cantone ha permesso di fare il punto sulla situazione epidemiologica e sulle misure per frenare la diffusione del coronavirus in Svizzera.

Il Consigliere federale Alain Berset, giunto in mattinata in Ticino, ha visitato la Clinica Moncucco e l’ospedale Italiano, prendendo visione dell’organizzazione adottata per gestire i pazienti ticinesi affetti da coronavirus.
Un incontro politico con il Consiglio di Stato è stato in seguito organizzato a Palazzo Civico. Si è trattato dell’occasione per tornare sulle prime fasi della crisi e sulle differenze con l’attuale seconda ondata, volgendo lo sguardo anche alle prospettive legate ai promettenti esiti delle ricerche per lo sviluppo di un vaccino. Il Consigliere federale Alain Berset ha ricordato in particolare il ruolo del Ticino durante la scorsa primavera, ed elogiato la qualità del sistema sanitario cantonale nel gestire le diverse fasi dell’emergenza.

‘Stimati 43 milioni per il Ticino’

‘Stimati 43 milioni per il Ticino’

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 19 novembre 2020 de La Regione

Nella tarda mattinata di ieri gli auspici comunicati alla stampa da Norman Gobbi e Marina Carobbio, presidenti rispettivamente di Consiglio di Stato e Deputazione ticinese alle Camere federali: più fondi per i casi di rigore, cioè al sostegno di quelle piccole imprese ancora in difficoltà dopo aver già subito pesanti perdite economiche durante la prima ondata pandemica, e l’adeguamento della Legge Covid per la creazione di una base legale che permetta di comminare multe nei casi in cui viene riscontrato il mancato rispetto delle misure di protezione. Nel giro di due ore l’annuncio del Consiglio federale (cfr. pagina 2).

È stata una coincidenza la risposta giunta da Berna a stretto giro di posta, per carità. Ma sicuramente gradita. «Innanzitutto devo dire che nella procedura di consultazione sui casi di rigore, come Canton Ticino abbiamo partecipato attivamente, sollevando criticità da un lato sull’importo e dall’altro sul meccanismo di funzionamento dello strumento», esordisce interpellato dalla ‘Regione’ per un commento il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. Ieri, prosegue, «abbiamo ottenuto una prima risposta che è sicuramente positiva: quella riguardo l’aspetto finanziario. Il miliardo di franchi che è stato annunciato, cumulato tra Cantoni e Confederazione, rappresenta una dotazione sicuramente più interessante rispetto all’ipotesi iniziale di 400 milioni». E materialmente quanto verrà attribuito al Ticino? «Non abbiamo ancora delle comunicazioni ufficiali su quanto ci spetterà, ma indicativamente secondo i nostri primi calcoli, che andranno verificati soprattutto in merito alle regole di attribuzione, potrebbe esserci un importo di 43 milioni da suddividere tra Cantone e Confederazione. Ma ripeto, col beneficio d’inventario: sono prime stime». Ben più dei 17 milioni inizialmente previsti.

Sulla seconda criticità rilevata dal Consiglio di Stato, quella del meccanismo di funzionamento, «speriamo che la procedura sia rigorosa perché si tratta di soldi pubblici ed è necessario avere i giusti controlli, ma pure che allo stesso tempo non diventi troppo macchinosa perché complicherebbe il tutto. Su questo ora non possiamo pronunciarci. Quello che è importante rilevare è che parliamo di casi di rigore, non sarà un intervento ad annaffiatoio ma molto mirato in quei settori e quelle aziende che hanno subito in maniera pesante questa pandemia e potrà assumere diverse forme di intervento. La Confederazione parla di sostegni che possono passare dal credito fino al fondo perso, andrà valutato una volta che l’ordinanza sarà pubblicata».

Anche la novità in merito all’estensione delle indennità di lavoro ridotto «è una notizia positiva», rileva Vitta. Perché il lavoro ridotto «è uno di quegli strumenti che è stato più efficace negli interventi in questi mesi. Si pensi che nel solo Canton Ticino da quando è stato applicato fino all’inizio di settembre sono stati distribuiti oltre 600 milioni di franchi». Un’efficacia comprovata, quindi, e che ha aiutato «a mantenere stabile il tasso di disoccupazione in questi mesi ed evitare una sua esplosione».

A unirsi alle buone notizie è anche, per il direttore del Dfe, «il segnale di apertura, a determinate condizioni, a riattivare i crediti Covid. Bisogna dire che hanno aiutato molto in questa fase. Basti ricordare che a inizio novembre abbiamo registrato un calo di fallimenti rispetto all’inizio di novembre dell’anno scorso: nel 2019 erano 1’055, nel 2020 sono scesi a 844. Sicuramente anche frutto di questa liquidità messa nel mercato. Tutti questi strumenti ci hanno permesso di mantenere stabile questa situazione, malgrado sia difficile». C’era il timore diffuso nel vedere i reali effetti della crisi, sia sui redditi sia sull’occupazione, una volta confrontati con la fine degli aiuti. Queste decisioni in arrivo da Berna spostano in là questo momento, dando magari più tempo per (ri)organizzarsi? «Sicuramente – risponde Vitta – l’anno 2021 sarà impegnativo per chi opera a livello economico, a dipendenza dei settori in cui si è attivi. Lo Stato è intervenuto e sta intervenendo per limitare i danni di questa situazione, ma al momento che ci sarà una ripresa economica saranno solo le aziende e i settori più strutturati e solidi che avranno una prospettiva. Chi aveva già difficoltà le ha viste amplificate dalla pandemia, e non tutti riusciranno a passarla in maniera indenne. Altri avranno nuovi slanci. Come tutte le crisi, ce lo insegna la storia, anche questa purtroppo lascerà situazioni negative in ambito economico». E, conclude Vitta, «non dipenderà solo dall’andamento cantonale. Se pensiamo che abbiamo circa il 50 per cento del nostro Prodotto interno lordo che è generato dalle esportazioni bisognerà vedere come si muove il mondo a livello economico».

Anche il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, dopo gli auspici mattutini, è soddisfatto di quanto emerso da Berna. Da noi raggiunto annota come «il fatto che venga riconosciuto un credito superiore rispetto a quanto inizialmente previsto per i casi di rigore, proprio perché tutti i Cantoni hanno evidenziato questa necessità, ci soddisfa perché viene dato seguito anche alle richieste del Ticino. Ma è pure la dimostrazione che se i Cantoni lavorano in maniera concertata il Consiglio federale ci ascolta, ed è importante questo gioco di squadra anche attraverso le singole conferenze dei direttori cantonali». In merito alle multe, come direttore del Dipartimento istituzioni Gobbi spiega che «ora si può farle, ma l’obiettivo non è sanzionare. Però se i comportamenti non si conformano e c’è una mancanza palese del rispetto delle norme e delle regole alla base del comportamento che ha permesso di correggere la curva dei contagi, e di farla pian pianino abbassare, significa che ogni tanto bisogna anche multare: ma solo come

soprattutto nei confronti di coloro che sono, tra virgolette, più riottosi nel recepire indirizzi e raccomandazioni delle autorità».

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 19 novembre 2020 del Corriere del Ticino

Multe celeri, pressing del Ticino su Berna

Le sanzioni disciplinari per chi non rispetta le disposizioni anti-COVID e gli aiuti finanziari per i casi di rigore saranno i temi centrali per la Deputazione in occasione dell’imminente sessione del Parlamento Il Consiglio federale ha intanto innalzato i fondi destinati alle aziende ticinesi, che arriveranno così a 43 milioni

Non manca molto alla sessione invernale delle Camere federali che verrà aperta il 30 novembre. Tema centrale dei dibattiti parlamentari sarà la revisione della Legge COVID in considerazione anche della seconda ondata della pandemia. «I temi all’ordine del giorno non possono fare astrazione dalla situazione sanitaria in corso», ha detto ieri a Bellinzona la presidente della Deputazione ticinese Marina Carobbio Guscetti nel corso dell’usuale conferenza stampa che si tiene prima dell’inizio della sessione, in concerto con il Consiglio di Stato. Gli scambi tra i deputati ticinesi a Berna e i consiglieri di Stato, ha spiegato il presidente del Governo Norman Gobbi, si sono incentrati su due aspetti della revisione dell’ordinanza: gli aiuti finanziari per i cosiddetti casi di rigore e la possibilità di infliggere multe disciplinari anche in caso di situazione particolare e non solo straordinaria.

Contravvenzioni più rapide
Per quel che riguarda le multe disciplinari, il tema è stato presentato sulle pagine del nostro giornale proprio la scorsa settimana. In sostanza, con il passaggio dalla situazione straordinaria, invocata dal Canton Ticino in marzo, a quella ordinaria cui si è tornati in giugno, per la polizia è venuta a mancare la possibilità di sanzionare istantaneamente chi non si attiene alle regole (per esempio multare chi non indossa la mascherina o si raggruppa in assembramenti superiori alle cinque persone proprio come si fa con chi non indossa il casco o non mette la cintura), mentre percorrendo la via «ordinaria» i tempi procedurali sono ben più lunghi. La proposta, ha confermato Carobbio Guscetti, è stata sposata dalla deputazione e verrà portata avanti a Berna a nome del Ticino.

Modifica accordata dal Governo
Nel pomeriggio di ieri anche il Consiglio federale è tornato sul tema proponendo una modifica della Legge sulle multe disciplinari. «Le contravvenzioni di lieve entità della legge sulle epidemie, come le violazioni dell’obbligo di portare la mascherina, devono poter essere punite con una semplice multa disciplinare. Abbiamo bisogno di disciplina», ha detto Ueli Maurer ribadendo che l’obiettivo è quello di ridurre il numero di infezioni. «Si può essere critici, ma indossare la mascherina, in alcune occasioni, è un obbligo».

Più soldi dalla Confederazione
Tornando ai casi di rigore (vedi box a lato), la proposta di modifica, di cui ha parlato anche il Consiglio federale poco dopo la conferenza stampa ticinese, prevede di incrementare gli aiuti finanziari per i casi di rigore fino a un importo complessivo di 1 miliardo di franchi e di aumentare la quota della Confederazione a circa due terzi. L’importo da devolvere da parte di Berna era precedentemente stato fissato a 200 milioni da dividere tra i Cantoni, ai quali questi ultimi avrebbero aggiunto una somma uguale: per il Ticino, questo avrebbe portato ad aiuti per circa 17 milioni di franchi (8,5 da Berna e altrettanti da Bellinzona). L’ammontare è però ritenuto oggi insufficiente sia dal Cantone, sia anche dalla Commissione dell’economia e dei tributi del Nazionale che proprio martedì si è espressa in merito, e anche dal Consiglio federale che, come detto, ha annunciato di aumentare l’importo a 1 miliardo di franchi. L’Esecutivo federale aveva infatti già ammesso che la cifra era stata calcolata sulla base dei fabbisogni così come apparivano prima della seconda ondata. La quota totale destinata al Ticino sarà quindi di 43 milioni. Lo scopo della revisione della Legge, hanno spiegato entrambi i relatori, è ottenere più mezzi e criteri di selezione più precisi. «Molte piccole realtà – ha proseguito Carobbio Guscetti -, pur avendo necessità di essere aiutate, sono inoltre preoccupate di non poter rendere questi prestiti, verrà quindi anche discussa la possibilità di istituire sovvenzioni a fondo perso».

Dai conti alle pigioni
Tra gli altri temi di cui si discuterà a Berna, ha terminato la deputata socialista, figurano il Preventivo e il Consuntivo, che verranno eccezionalmente trattati nella stessa sessione. La Deputazione, infine, vorrebbe anche discutere di una legge a livello federale che tratti le pigioni commerciali.