Gobbi: una squadra di polizia per combattere gli abusi sul lavoro

Gobbi: una squadra di polizia per combattere gli abusi sul lavoro

Dal Mattino della domenica del 1. marzo 2015.

Il progetto di Norman Gobbi per combattere in modo efficace gli abusi in aziende e cantieri. Il Canton Ticino, data anche la sua vicinanza con la Fallitalia, è ahinoi spesso confrontato con casi di abuso o di grave violazione delle leggi nel mondo del lavoro. In questo contesto, e in particolare dopo la sciagurata decisione dei balivi della BNS di togliere la soglia di cambio fissa franco-euro, occorre combattere fermamente il protrarsi di questi fenomeni preoccupanti.

Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, non ci ha pensato due volte e ha lanciato il progetto, accolto subito positivamente dal Comandante della Polizia cantonale e dal Procuratore generale del Ministero pubblico, relativo alla creazione presso la Polizia cantonale di una task-force permanente, composta da agenti specializzati, che si occupi dei reati nel mondo del lavoro. Una soluzione concreta che permetterà al nostro Cantone di combattere in maniera maggiormente incisiva gli abusi nei cantieri e nelle ditte.

Agire in maniera preventiva
Il nuovo gruppo di agenti, che dovrebbero provenire sia dalla Polizia giudiziaria che dalla Gendarmeria, avrà il compito di arginare in modo efficace gli illeciti penali nel mondo del lavoro. In quest’ottica, sarà importante promuovere la collaborazione a livello informativo tra la nuova squadra e l’Ispettorato del lavoro, la Commissione tripartita – quindi dalle parti sociali, sindacati e associazioni padronali – i vari servizi cantonali e comunali e le polizie. Fondamentale sarà, come sempre, anche l’apporto dei cittadini, che potranno segnalare eventuali abusi, sfruttamenti, violazione di contratti, ecc. La creazione di questa “Polizia del lavoro”, a cui Norman Gobbi tiene molto, consentirà di mettere in rete tutte le informazioni sensibili relative ai sospetti di reato nel mondo del lavoro (come ha già fatto creando una linea diretta tra il Ministero pubblico e gli Uffici fallimenti), che permetteranno di intervenire in maniera efficace in caso di abusi accertati. Importante è che sui cantieri si vigili con competenza e fermezza.

Il Ticino non è una facile terra di conquista!
La Lega dei ticinesi si batte da sempre affinché il Ticino non diventi una facile terra di conquista per gli speculatori e per le persone che si arricchiscono sulla pelle dei lavoratori (vedi caso Guttalac!). Questo non è il Ticino che vogliamo! Il ministro Norman Gobbi ha perseguito questo obiettivo, lanciando una proposta volta a salvaguardare l’economia ticinese sana e onesta e a scongiurare fenomeni allarmanti come il caporalato. Una proposta da implementare in tempi brevi, che ha dimostrato ancora una volta come il nostro Norman continui a lavorare con grande impegno da ormai quattro anni, per aumentare la sicurezza a tutti i livelli sul nostro territorio.

MDD, 01.03.2015

Contatti diretti con Berna per difendere gli interessi dei Ticinesi

Contatti diretti con Berna per difendere gli interessi dei Ticinesi

Un lavoro che ha permesso al Ticino di raggiungere obiettivi importanti. Se c’è un’attività che svolgo come Consigliere di Stato che più mi avvicina alla mia terra d’origine, alla Leventina, questa è quella legata al mantenimento di rapporti costanti con la Capitale federale. La Valle Leventina rappresenta da sempre una regione ponte fra nord e sud, fra il Canton Ticino e il resto della Svizzera. Nasce probabilmente da qui la mia propensione al lavoro confederale, che in questi anni ho portato avanti in maniera continua e che mi ha permesso di difendere gli interessi del Ticino e dei Ticinesi.

Sicuramente quest’attività è stata facilitata dall’esperienza fatta in Consiglio nazionale tra il 2010 e il 2011; un’esperienza molto arricchente, che mi ha consentito di vivere in prima persona le dinamiche di Palazzo federale e di allacciare molti contatti privilegiati. Questi contatti, uniti a quelli coltivati sull’arco di tutta la mia carriera politica e non solo, penso ad esempio all’ambito militare, si sono rivelati essenziali per portare a Berna gli argomenti del Ticino e per rendere attente le Autorità federali sulle problematiche che attanagliano il nostro Cantone. Non sempre per il Ticino è facile farsi ascoltare. Ancora oggi, non tutti comprendono i nostri problemi, le nostre peculiarità; non tutti comprendono che siamo un “Sonderfall”, un caso particolare in tutta la Svizzera. Come il Popolo leghista sa bene, non sono una persona che si arrende alle prime difficoltà e, in questo contesto, mi sono impegnato con tenacia affinché gli interessi dei Ticinesi fossero tenuti maggiormente in considerazione a livello federale.

In media una volta a settimana oltre Gottardo
A tale scopo, negli ultimi quattro anni mi sono recato di frequente a Berna per avere un contatto diretto con le Autorità federali. Ed è proprio anche grazie a questi miei incontri se il Ticino è riuscito a raggiungere alcuni obiettivi importanti. Penso innanzitutto al settore della sicurezza, dove abbiamo ottenuto notevoli successi. In ambito militare, abbiamo mantenuto quasi tutti gli stazionamenti dell’Esercito sul suolo cantonale, garantendo pure notevoli investimenti da parte della Confederazione. È di circa una settimana fa la notizia che il Consiglio federale ha approvato un credito di 55 milioni per il risanamento totale della caserma di Isone e uno di 12,5 milioni per la 3a tappa del nuovo centro logistico del Monte Ceneri, che si aggiungono ai 60 milioni già stanziati per le prime due tappe. Nei prossimi anni saranno sbloccati altri 80 milioni per le caserme di Airolo e del Monte Ceneri. Sono oltre 200 milioni! Un investimento fondamentale per l’economia ticinese.
Nell’ambito del presidio dei nostri confini, ho promosso la necessità di rafforzare la sicurezza sul nostro territorio, dato che il Ticino rappresenta la porta sud della Svizzera e le nostre frontiere sono confrontate con alcuni fenomeni d’importazione preoccupanti (criminalità straniera, passatori ecc.). In questo senso, ho sostenuto la chiusura notturna dei valichi secondari ticinesi che, grazie alla mozione della nostra Roberta Pantani e alla sua caparbietà, sono divenuti argomento di discussione alle Camere federali, che hanno infine approvato la proposta della nostra Consigliera nazionale (Grazie Roby!).

In futuro questo lavoro di lobby a Berna sarà sempre più determinante. Abbiamo appena visto come l’incontro, avuto dal sottoscritto e dai funzionari della Divisione delle contribuzioni con la Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale, sia stato decisivo per bloccare una scellerata revisione di legge, voluta dalla Ministra Widmer-Schlumpf. Una revisione che avrebbe permesso ai lavoratori frontalieri di beneficiare delle stesse deduzioni fiscali dei cittadini residenti. Un ennesimo schiaffo al nostro Cantone, che per il momento siamo riusciti ad evitare, ma che ci fa capire come occorra lavorare in maniera costante anche a Berna per difendere gli interessi del Ticino e dei Ticinesi!

Norman Gobbi

Un altro importante tassello nella politica di sicurezza

Un altro importante tassello nella politica di sicurezza

Un altro progetto realizzato che si aggiunge a tutto quanto fatto dal mio Dipartimento in questi quattro anni a favore della sicurezza del nostro Cantone. Oggi sono state presentate le nuove celle di polizia presso il Palazzo di Giustizia di Lugano, unitamente al nuovo Servizio Gestione Detenuti, attivo dal 2013 e facente parte della Polizia cantonale. Un progetto realizzato in tempi rapidi grazie alla stretta collaborazione tra il Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e le Strutture carcerarie cantonali.

Le vecchie celle pretoriali di Lugano, così pure quelle di Bellinzona, Mendrisio e Locarno, furono chiuse nel 2006 quando fu aperta La Farera, dopo essere finite anche sulla lista nera di Amnesty International per via del degrado che le caratterizzava e che comprometteva il rispetto dei diritti umani. Negli anni di frequente si è discusso di una loro possibile riapertura, che, come ho avuto modo di sottolineare più volte, era subordinata ad un totale ammodernamento delle celle, che le rendesse conformi agli standard di sicurezza e di vivibilità.

Grazie al lavoro svolto con impegno in questa legislatura è stata resa possibile la realizzazione delle nuove celle di polizia presso il Palazzo di Giustizia di Lugano, inserita in un progetto globale di gestione delle risorse. Le nuove celle sono infatti legate alla creazione del Servizio Gestione Detenuti.

Questo servizio, per il quale sono stati formati degli agenti di custodia armati, si occupa della sorveglianza dei carcerati, della gestione dei detenuti piantonati, della traduzione delle persone in stato di arresto provvisorio, del trasporto dei carcerati su richiesta delle autorità penali ticinesi e presso le autorità di altri Cantoni, dell’organizzazione dei trasporti intercantonali e dell’allestimento dei profili segnaletici degli arrestati. Insomma, un servizio professionale che gestisce le persone incarcerate all’esterno delle Strutture carcerarie.

In questo contesto, l’apertura delle celle di polizia di Lugano permette di ridurre le incarcerazioni presso La Farera, con un conseguente sgravio delle incarcerazioni notturne in carcere. Il nuovo Servizio Gestione Detenuti ad opera di agenti di custodia armati, consente inoltre di sgravare gli agenti di polizia che non saranno più chiamati ad occuparsi dei piantonamenti e del trasporto dei detenuti.

Questo progetto, fortemente voluto dal sottoscritto, rappresenta un altro tassello importante nella politica di sicurezza implementata dal mio Dipartimento in questo quadriennio.

Norman Gobbi

Gobbi annuncia: “Creeremo un’équipe di Polizia dedicata agli abusi sul lavoro”

Gobbi annuncia: “Creeremo un’équipe di Polizia dedicata agli abusi sul lavoro”

L’idea di creare all’interno della Polizia cantonale una “brigata del lavoro” – che lanciammo il 21 gennaio nell’ambito di un’intervista al Procuratore generale John Noseda – è piaciuta al ministro Norman Gobbi. Che l’ha portata avanti. Un’idea – che abbiamo rilanciato ieri in un altro articolo dedicato al degrado del mondo del lavoro in Ticino – che dovrebbe dunque concretizzarsi nel prossimo futuro, durante la fase di riorganizzazione delle aree operative della Polizia cantonale.

Guerra ai farabutti, Gobbi annuncia: “Creeremo un’équipe di Polizia dedicata agli abusi sul lavoro. Il comandante e John Noseda sono d’accordo”
“Ne ho parlato sia con il PG Noseda, sia con il comandante Matteo Cocchi, ed entrambi sono favorevoli – dice il direttore del Dipartimento istituzioni -. Credo che di fronte a casi sempre più frequenti di abusi o gravi violazioni delle leggi, casi che mettono a rischio la nostra pace sociale e le dignità del lavoro, lo Stato debba rispondere con una misura forte e chiara. Creare un’équipe del lavoro coordinata dalla Polizia cantonale avrà a mio avviso anche un effetto deterrente nei confronti di chi pensa che il Ticino sia una terra di conquista senza regole”.

“Pensiamo ad un gruppo di agenti, sia della Polizia giudiziaria sia della Gendarmeria, guidati da un commissario, che abbiamo il compito di coordinare le attività preventive dei diversi partner e nell’attività repressiva svolgere inchieste su situazioni sospette legate al lavoro. Questo nucleo di investigatori dovrà quindi raccogliere e coordinare le informazioni sensibili provenienti dall’Ispettorato del lavoro, dalla Commissione tripartita – quindi dalle parti sociali, sindacati e associazioni padronali -, dai servizi cantonali, dalle polizie e dai differenti servizi comunali, ma anche dai cittadini che vengono a conoscenza di casi dietro ai quali si potrebbero nascondere violazioni di leggi, regole o contratti, o situazioni di sfruttamento e di abuso. Dovrà quindi identificare e verificare tutta una serie di casi critici legati al mondo del lavoro”.

Il nostro obiettivo, conclude Gobbi, “è mettere in rete queste informazioni (come già abbiamo fatto creando una linea diretta tra Ufficio fallimenti e Ministero pubblico) e dar loro seguito a livello investigativo, indipendentemente dal fatto sfocino in reati penali o amministrativi”.

http://www.liberatv.ch/articolo/28923/guerra-ai-farabutti-gobbi-annuncia-creeremo-un%C3%A9quipe-di-polizia-dedicata-agli-abusi

L’importanza dell’Esercito in Ticino, per l’economia e la sicurezza

L’importanza dell’Esercito in Ticino, per l’economia e la sicurezza

L’Esercito incarna i valori fondanti della Svizzera e costituisce un elemento essenziale dell’identità nazionale; un’istituzione importante sia in termini di sicurezza che a livello economico. In questi anni mi sono impegnato in prima persona affinché il Ticino mantenesse la presenza grigioverde sul proprio territorio. Come si usa dire nel gergo militare, l’ordine era “tenere”, ed abbiamo tenuto!

Oggi infatti possiamo affermare con orgoglio di essere riusciti a mantenere in Ticino la maggior parte degli stazionamenti militari e di aver ottenuto dal Dipartimento della difesa molto di più rispetto ad altri Cantoni. Un successo che ha ricordato a tutti come il Ticino debba affrontare il confronto con Berna senza paura, portando quelle che sono le sue ragioni e con la consapevolezza delle proprie forze.

Oltre 200 Milioni di investimenti nei prossimi anni
È di questa settimana la decisione del Consiglio federale di dare via libera a 67 Milioni di investimento per la realizzazione della nuova Caserma di Isone e della terza tappa del Centro Logistico del Monte Ceneri, col risanamento dell’attuale Arsenale sul passo. A questi importi, vanno aggiunti gli investimenti già decisi per 60 Milioni per la realizzazione della 1a e 2a tappa del Centro Logistico, mentre nei prossimi anni arriveranno ulteriori 80 Milioni per le caserme di Airolo e Monte Ceneri. Un totale di oltre 200 Milioni di investimento, a garanzia della presenza militare e di posti di lavoro federali in Ticino.

Una riserva strategica, anche per noi!
L’Esercito costituisce la riserva d’intervento del Consiglio federale e, pertanto, è anche a disposizione dei Cantoni. Esso è fondamentale per la sicurezza del Popolo svizzero; sicurezza che rappresenta un bene primario per tutti i cittadini, specialmente in un momento in cui siamo confrontati con una situazione d’instabilità a livello globale. Gli attacchi terroristici degli ultimi mesi, come quello di settimana scorsa a Copenaghen, devono spingere tutti i Paesi a impegnarsi ulteriormente per tutelare la tranquillità dei loro cittadini. In quest’ottica, è necessario che la Svizzera e il Canton Ticino possano continuare a contare su truppe formate e capaci di difendere la nostra popolazione! L’Esercito in Ticino è indispensabile anche per il suo supporto alle Autorità civili, e i molteplici interventi a favore della popolazione, come avvenuto a Locarno in occasione dell’esondazione del lago, dimostrano quanto sia importante mantenere i militi sul territorio cantonale.

Posti di lavoro riservati a Svizzeri
La presenza grigioverde nel nostro Cantone è fondamentale anche a livello economico. L’Esercito rappresenta infatti un datore di lavoro sicuro che predilige, come tengo sempre a rimarcare, l’assunzione di cittadini svizzeri. Uno dei motivi principali per cui mi sono battuto per mantenere gli stazionamenti militari in Ticino è proprio la salvaguardia dei 750 posti di lavoro garantiti da questi stazionamenti; la salvaguardia di quasi un migliaio di famiglie ticinesi!
Non dimentichiamo poi che la presenza dei militi ha delle ricadute positive sull’economia del nostro Cantone grazie agli acquisti, ai militari in libera uscita, agli affitti e alle diverse attività svolte dalla truppa. Proprio in queste settimane in Ticino sono in servizio, oltre alla già importante presenza di truppa stazionata normalmente sulle nostre piazze d’armi, circa novecento militari incorporati nel battaglione d’aiuto alla condotta 23 e nel battaglione d’aiuto in caso di catastrofe 3.
Da domani, altri cento ufficiali incorporati nello stato maggiore della regione territoriale 3 assolveranno i loro doveri militari. Sono mille persone! Una presenza, assolutamente non scontata, dal notevole beneficio economico e che è frutto del lavoro svolto dal sottoscritto e dai collaboratori della Sezione del militare e della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni.

Tutto questo è un importante lavoro diplomatico portato avanti in maniera costante con l’Autorità federale, che dimostra come andare nella Capitale non sia tempo perso, ma, al contrario, un investimento a favore del Ticino e dei Ticinesi. Ed è per questo che i lunghi viaggi verso Berna non mi pesano affatto!

Norman Gobbi

Un lavoro per ogni ticinese

Un lavoro per ogni ticinese

Impegno costante per raggiungere un obiettivo fondamentale. Alla festa della Lega dello scorso 25 gennaio, Daniele Caverzasio ha rimarcato giustamente che “l’emergenza in Ticino è una sola: il lavoro”. Una frase che ben rappresenta anche il mio pensiero e che, osservando tutte le persone presenti nel capannone di Pregassona, mi ha confermato che uno dei nostri obiettivi principali deve continuare ad essere la difesa del lavoro dei ticinesi! Ecco anche perché è proprio questo, il primo punto del decalogo della Lega dei Ticinesi.

Negli ultimi quattro anni ho incontrato durante varie manifestazioni, in tutto il Ticino o semplicemente nel mio ufficio, molte persone in difficoltà; persone in cerca di un aiuto, di una speranza. Ho ascoltato i loro problemi, che sono quelli della maggior parte dei cittadini, cercando nel contempo di trovare una soluzione alle loro preoccupazioni. Nelle discussioni politiche vengono spesso riportati i dati sull’occupazione e sulla disoccupazione. Cifre statistiche che riassumono questi fenomeni ma che non danno l’idea dell’angoscia nella quale sono costrette a vivere queste persone. Dobbiamo renderci conto che dietro a tutti questi numeri ci sono degli esseri umani, padri e madri di famiglia in particolare, persone che di frequente faticano ad arrivare alla fine del mese. Seguendo l’esempio del Nano, tutti noi leghisti siamo chiamati ad adoperarci in prima persona affinché queste persone possano avere un futuro migliore, affinché ogni Ticinese possa avere un lavoro!

Per questi motivi i tantissimi incontri avuti in questi anni hanno rappresentato per il sottoscritto uno stimolo ulteriore per favorire l’occupazione dei cittadini residenti. Nei miei ambiti di competenza, mi sono ad esempio impegnato per favorire un’occupazione a tanti giovani alle prese con una prima esperienza lavorativa dando loro la possibilità di effettuare degli stages, rispettivamente di cominciare un apprendistato.

Il mio Dipartimento ha poi accolto, come avviene da anni, tante persone che hanno partecipato ai programmi d’occupazione presso i vari uffici, dove alcuni di loro, dimostrato il loro valore, hanno poi trovato un’occupazione stabile. Per permettere l’accesso al mercato del lavoro ai meno giovani, ho tolto la discriminante dell’età anagrafica: è stato il caso del concorso scaduto pochi giorni fa per l’assunzione di nuovi aspiranti agenti di custodia che ha visto passare l’età massima per l’accesso alla scuola da 40 a 50 anni. Non da ultimo, le scuole di polizia organizzate regolarmente in questo quadriennio e con un numero maggiore di candidati, visto l’obiettivo che ho raggiunto di disporre di 50 agenti di polizia in più entro il 2017, hanno permesso e permetteranno ad alcuni giovani di intraprendere una professione importante per la nostra sicurezza, aumentando così le possibilità d’impiego a disposizione.

È mia intenzione proseguire su questa linea, sfruttando tra l’altro tutte le opportunità che mi si presenteranno per favorire ai ticinesi l’entrata o il ritorno nel mondo del lavoro. Perché dobbiamo rispondere a questa emergenza e far sì che ogni ticinese possa lavorare.

Norman Gobbi

Le sfide dei servizi segreti per la sicurezza del nostro Paese

Le sfide dei servizi segreti per la sicurezza del nostro Paese

Le notevoli conoscenze acquisite nel corso della sua esperienza da Markus Seiler, Direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), hanno reso la conferenza tenutasi ieri sera a Bellinzona presso l’auditorium di BancaStato un’occasione unica per riflettere su questioni di primaria importanza per la sicurezza del nostro Paese. Tengo in questa sede a ringraziare Markus Seiler per aver gentilmente accettato il mio invito e per aver permesso al pubblico in sala di “toccare con mano” le opinioni del più grande esperto in materia a livello svizzero.

Mediante il radar utilizzato dal SIC per illustrare le minacce che potrebbero interessare la Svizzera, l’oratore ha presentato i temi principali relativi alla sicurezza del nostro Paese. Come ha ricordato il capo dei nostri servizi segreti, “la Svizzera non è un’isola”. Nell’ambito degli attacchi terroristici, il livello di minaccia era già alto prima degli attentati di Parigi: la situazione dev’essere costantemente monitorata poiché, anche se al momento non vi sono indizi circa piani concreti, vi è sempre un rischio latente di emulazione o di persone che cercano di approfittare di questo “surriscaldamento”. Nell’epoca moderna, molte minacce derivano anche dalle nuove tecnologie. Markus Seiler ha rimarcato che “internet non è pensato come un luogo sicuro”, ma come uno spazio a rischio, dove si può accedere a un’enorme quantità di informazioni; e quando il capo dei servizi segreti indica che “l’80% delle nostre mail sono registrate e analizzate a Londra e Washington”, ci fa comprendere quanto questo tema riguardi tutti noi da vicino.

In un contesto globale contraddistinto da grande instabilità, il nostro Paese e i suoi servizi devono agire con capacità per salvaguardare la sicurezza della Svizzera e degli svizzeri. Un lavoro coordinato sull’insieme del nostro territorio, a cui anche i Cantoni sono chiamati a partecipare in prima persona. In questo senso, anche la nostra la Polizia cantonale collabora attivamente con i servizi d’informazione, in modo da poter difendere in maniera efficace noi cittadini dalle minacce che caratterizzano questo mondo sempre più complesso.

Norman Gobbi

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi a Bellinzona la prima seduta del 2015 – la trentunesima dalla sua costituzione – alla presenza del Presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli, dei Consiglieri di Stato Paolo Beltraminelli, Norman Gobbi e Laura Sadis, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi. La riunione ha consentito di affrontare alcuni temi di particolare attualità.

Riforma «Ticino 2020»
La riunione ha anzitutto permesso di informare i rappresentanti dei Comuni sullo stato dei preparativi per il progetto di riforma dei rapporti fra il Cantone e i Comuni, che dovrebbe prendere avvio entro la metà del 2015, non appena il Gran Consiglio avrà dato il suo via libera allo stanziamento del credito-quadro cantonale da 3,2 milioni di franchi proposto nel messaggio del Consiglio di Stato. È stata in particolare condivisa la «Lettera d’intenti» che definisce le forme e gli obiettivi della collaborazione fra Cantone e Comuni nell’allestimento del progetto; il testo, con le modifiche concordate dalla Piattaforma, sarà prossimamente sottoposto a tutte le parti interessate.

Protezione del minore e dell’adulto
Il Dipartimento delle istituzioni ha fornito alcune indicazioni in vista dell’entrata in vigore della nuova organizzazione di tipo giudiziario, con l’ancoraggio alle Preture distrettuali, prevista per il 1. giugno 2018 in caso di voto favorevole del Gran Consiglio. È stato anticipato che una raccolta di dati – da organizzare nei prossimi mesi secondo modalità da concordare – permetterà di stabilire la ripartizione dei costi di funzionamento del nuovo sistema.

Nuove prescrizioni di protezione antincendio
Il Dipartimento del territorio ha presentato le modifiche alle prescrizioni di protezione antincendio entrate in vigore, a livello intercantonale, lo scorso 1. gennaio. È stato chiarito che la revisione normativa, elaborata dall’Associazione degli istituti cantonali di assicurazione antincendio, non provocherà alcun aggravio per i Comuni. Al contrario, l’istituzione di un Gruppo cantonale di specialisti fornirà alle Amministrazioni locali un nuovo supporto – nell’ambito della procedura edilizia – per il rilascio degli attestati di conformità progettuale antincendio.

Redistribuzione utili Banca Nazionale Svizzera
La Piattaforma ha ricevuto la risposta del Consiglio di Stato alla richiesta della Città di Lugano, che – con il sostegno dell’Associazione dei Comuni ticinesi – aveva sollecitato una discussione sulla possibilità che gli enti locali godano di un beneficio finanziario, considerata la quota di utili versata dalla Banca nazionale al Canton Ticino per il 2014. Il Consiglio di Stato – in una lettera inviata in data odierna al Municipio di Lugano – ha precisato che il versamento in questione, pari a 56,5 milioni di franchi, non può essere considerato come un’entrata straordinaria, poiché deriva da una convenzione tra la BNS e il Dipartimento federale delle finanze; di conseguenza, appare legittima la sua attribuzione integrale al Cantone, per finanziare le prestazioni pubbliche di sua competenza.

Riforma III dell’imposizione delle imprese
Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha quindi fornito alcune indicazioni sui contenuti del progetto fiscale in discussione a livello federale. È stata presentata la posizione del Consiglio di Stato sui possibili interventi che potranno essere adottati, considerata la possibile abolizione degli statuti fiscali privilegiati.

La Piattaforma tornerà a riunirsi mercoledì 15 aprile.

Strutture carcerarie: un clima di lavoro più sereno grazie a scelte coraggiose

Strutture carcerarie: un clima di lavoro più sereno grazie a scelte coraggiose

I primi 100 giorni di attività del nuovo Direttore delle Strutture carcerarie sono l’occasione per scattare una fotografia attuale sullo stato delle Strutture carcerarie cantonali.

Ma facciamo un po’ di storia. Nel 2007, un rapporto specialistico rilevò la necessità di procedere a delle riorganizzazioni per rendere più efficiente, oltre che più sicuro, l’operato nelle carceri. La gestione del personale era la situazione che destava particolare preoccupazione. Elevato tasso d’assenteismo, cronica mancanza di motivazione e stress psicologico generalizzato derivante dal continuo contatto con delinquenti e criminali, sono solo alcuni sintomi del disagio che regnava fra gli agenti di custodia.

Immediatamente dopo il mio insediamento in Consiglio di Stato nel 2011, recependo le legittime lamentele del personale, proposi al Governo di realizzare una perizia esterna. Il verdetto non fu dei più clementi, anzi. Urgeva un intervento efficace da parte della Direzione in particolare nella gestione del personale. La scelta di dar fiducia nuovamente all’allora Direttore Fabrizio Comandini si rivelò col passare dei mesi inadeguata. Motivo per cui, con l’accordo del Consiglio di Stato, incaricai del gravoso compito, ad interim, Marco Zambetti. Quest’ultimo, in pochi mesi, improntò un nuovo tipo di conduzione delle Strutture carcerarie che portò a dei buoni risultati, in particolare considerando il clima di lavoro.

Dal 1. novembre scorso, la direzione delle Strutture carcerarie è stata assunta da Stefano Laffranchini. Dopo 100 giorni dalla sua entrata in servizio e ad un anno dal cambiamento delle modalità di condotta, posso affermare che i disagi che si sono manifestati negli anni tra gli agenti di custodia, sono solo un ricordo. Nonostante le difficoltà di questa importante e sensibile professione – che oltre a simboleggiare la dignità e la legalità dello Stato, ha un ruolo importantissimo per la nostra sicurezza – il tasso d’assenteismo (indicatore del livello delle condizioni di lavoro e della motivazione) è quasi dimezzato rispetto al 2008. In aggiunta, le esigenze degli agenti hanno guadagnato importanza, essendo divenute un elemento integrante del processo decisionale, ciò che ha restituito dignità alla professione. In questo senso, rappresentativa del nuovo assetto gestionale è l’introduzione del “management by wandering around”, principio secondo il quale le decisioni importanti vengono prese solo dopo aver operato al fronte in prima persona, così da considerare ogni singola problematica cui il personale è confrontato.

Felice del notevole miglioramento intervenuto nel settore carcerario per merito della dirigenza ad interim e della nuova dirigenza, tengo a rivolgere i miei più vivi ringraziamenti al Direttore Stefano Laffranchini, capace di concretizzare con successo tutti gli obiettivi che avevo fissato nei miei primi mesi in Consiglio di Stato.

Norman Gobbi

Quando la violenza colpisce i poliziotti

Quando la violenza colpisce i poliziotti

Erano le 5 del mattino di domenica, quando alcuni agenti della Polizia comunale di Lugano, allarmati dai cittadini, sono dovuti intervenire per sedare una rissa al Quartiere Maghetti. Chiamati a ristabilire l’ordine, questi sono però stati accolti da pesanti insulti e da minacce di morte. Nemmeno il tempo di dimenticare l’aggressione subita da un agente della Polizia comunale di Lugano lo scorso 21 dicembre in un locale della Città, che la storia si ripete. Questi fatti sono di gravità estrema e dimostrano come il rispetto nei confronti delle istituzioni non rappresenti più un valore imprescindibile della nostra società. Negli ultimi anni si è purtroppo assistito a un aumento degli episodi di violenza, sia fisica che verbale, nei confronti degli agenti di polizia; una tendenza preoccupante e da deplorare, poiché sintomo di un mutamento dei valori nella nostra società oltre che di un degrado sociale non tollerabile in qualsiasi Stato democratico.

Durante l’ultima seduta della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, tenutasi lo scorso dicembre, è stata mia premura attirare l’attenzione sui segnali di questo degrado riscontrabili sul territorio ticinese, a cominciare dalle innumerevoli scritte ingiuriose nei confronti delle istituzioni, tra le quali spicca l’acronimo ACAB (“All cops are bastards”, in italiano, tutti i poliziotti sono bastardi). Tutti questi atti di violenza contro gli agenti costituiscono un fenomeno allarmante che le Autorità sono chiamate a combattere in maniera efficace, allo scopo di sanzionare dovutamente i responsabili.

Nel 2010, la Federazione svizzera dei funzionari di polizia ha presentato la petizione denominata “Stop alla violenza contro la polizia”, con l’obiettivo di rendere attenti l’opinione pubblica e gli organi politici a questa problematica. Nello specifico, la petizione mirava a ottenere pene più severe nei confronti di coloro che non rispettano le Autorità. Le Camere federali avevano dato seguito alla petizione, incaricando la propria Commissione degli affari giuridici di elaborare un’iniziativa o un intervento parlamentare. In tale contesto, il 14 gennaio 2014 il Canton Ticino aveva presentato una specifica iniziativa cantonale che è andata ad aggiungersi a quelle già inoltrate dai Cantoni di Vaud e Ginevra, la cui trattazione è stata rinviata dal Parlamento al corrente anno, ottenendo proprio la scorsa settimana l’appoggio dalla Commissione affari giuridici degli Stati.

Il nostro Cantone sostiene quindi tutte le richieste volte a contrastare efficacemente questo genere di situazioni che non possono essere tollerate. In sostanza, si tratta di dar prova di fermezza, in modo del tutto analogo a quanto fatto nel 2011 quando, assieme al Comandante della Polizia cantonale e al Procuratore generale, ribadii tolleranza zero verso gli episodi di abuso di potere compiuti dagli agenti di polizia. Nell’attesa quindi che si concretizzino i vari progetti legislativi a maggior protezione anche dei funzionari di polizia, quali ad esempio la reintroduzione delle pene detentive di breve durata, le Autorità competenti devono operare nel contesto legislativo attuale. Nonostante quest’ultimo permetta già di tutelare l’Autorità e i suoi rappresentanti, è dovere delle istituzioni aggiornare costantemente il quadro legislativo ai mutamenti della nostra società.

Dinnanzi ad avvenimenti simili all’increscioso episodio del dicembre scorso avvenuto a Lugano, il mio sconcerto è ancor più profondo se penso a quanto la Polizia fa quotidianamente per tutti noi. Solo nel 2013, essa è intervenuta 1’124 volte per infrazioni al Codice penale, 3’110 volte per infrazioni alla Legge sugli stupefacenti e 1’348 volte per infrazioni alla Legge sugli stranieri, arrestando un totale di 1’202 persone. Insomma, una media giornaliera di più di 15 interventi e di più di 3 arresti. Ciò permette di comprendere quanto sia importante il lavoro svolto a favore della sicurezza dell’intera cittadinanza, spesso e volentieri oscurato dalle critiche avanzate contro i controlli della circolazione, i quali in realtà costituiscono un’infima parte (unicamente 684 appostamenti in un anno) dell’enorme lavoro svolto 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno dalle nostre forze dell’ordine. In considerazione di tutto ciò, l’adeguamento del numero dei funzionari di polizia deciso dal Consiglio di Stato (tra l’altro unico aumento del personale all’interno del mio Dipartimento) si giustifica ancor di più.

Pur essendo crudi elementi statistici, le cifre concernenti gli interventi di polizia menzionate rivestono un’importanza assolutamente primaria per chi, come me, è chiamato a dirigere la politica cantonale in materia di sicurezza. Proprio basandomi su questi dati posso affermare con orgoglio che la Polizia ticinese svolge con umiltà un lavoro enorme. Lavoro che va ricambiato da ogni ticinese con rispetto e gratitudine verso l’intero Corpo, non certo con aggressioni fisiche o verbali, oppure con strumentalizzazioni politiche a cui troppi hanno l’abitudine di ricorrere.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni
Corriere del Ticino, 24.01.2015