«Un approccio alla scozzese per risorgere»

«Un approccio alla scozzese per risorgere»

Come vedono i leghisti ticinesi il cambio della guardia avvenuto in Padania? Lo abbiamo chiesto al consigliere di Stato Norman Gobbi. 

Maroni si presenta come l’uomo del cambiamento, però la sua nomina è avvenuta con una votazione con candidato uni co. Come valuta questa scelta? 
«Penso che la scelta del candidato unico abbia permesso anche di creare un ampio sostegno attorno a questa figura dopo la perdita di orientamento vissuta dal Movimento negli ultimi mesi. Maroni è la personalità che meglio è riuscita ad emergere e a creare intorno a sé il maggior numero di consensi dal Veneto al Piemonte; e questo penso sia l’aspetto più importante. Maroni è una figura storica del Movimento, è una persona che anche a livello governativo ha mostrato ampie capacità, prima come ministro del Lavoro, poi come ministro degli Interni. Inoltre è vicino allo spirito della Lega. Il voto a grandissima maggioranza dei delegati presenti e attivi sul terreno conferma che la base è con il nuovo segretario leghista. Maroni ha mostrato capacità di mediazione tra le varie anime del partito». 
Il fatto che abbia chiesto l’esclusiva sulla linea politica della Lega ritiene rientri nella strategia volta ad evitare spaccature interne?
 
«Le spaccature interne sono determinate soprattutto dalle persone più che dalle idee; il problema di fondo si ha quando uno vuole emergere più di un altro. Maroni è intelligente e soprattutto in piene capacità psicofisiche per poter valutare e decidere da solo, con un nuovo consiglio federale che secondo me lo sosterrà con un nuovo spirito dato da diversi giovani che si sono messi a disposizione. Credo dunque sia importante che la nuova dirigenza possa lavorare bene ma anche che si crei quello spirito un po’ alla catalana o alla scozzese dove vi è una vera presa di coscienza di essere parte di un territorio che punta a una maggiore autonomia attraverso lo sviluppo di una forma mentis di governo del territorio. Questo spirito funziona molto bene nella gestione dei Comuni e delle Province ma poi deve ampliarsi ben oltre, anche a livello regionale come sta dimostrando il governatore del Veneto Zaia». 
L’idea di ritirarsi dal Parlamento di Roma non rischia di rivelarsi un autogol, autoescludendo il partito dai centri decisionali?
 
«La palude romana, come qualcuno la chiama, purtroppo ha fagocitato anche il Movimento, e parte degli scivoloni vissuti dalla Lega forse derivano proprio da questa palude. Bisogna capire come si vuole perseguire l’obiettivo. Se lo si vuole perseguire rafforzandosi a livello locale, e quindi crescere e diventare forza di territorio, e poi andare a ribadire a livello nazionale qual è la volontà di un territorio. Un po’ come ha fatto il partito nazionale scozzese che a livello di Camera dei Comuni credo avrà uno o due deputati, mentre a livello territoriale gode di una maggioranza quasi assoluta. Il primo approccio ha portato quasi alla morte del Movimento, magari il secondo approccio, quello alla scozzese, potrebbe essere una via da valutare per la Lega di Maroni». 
Bossi ha dovuto ritirarsi a seguito degli scandali, ma la sua età e il suo stato di salute avrebbero comunque imposto, prima o poi, un cambio della guardia. La Lega dei ticinesi non ha mai pensato alla sfida successione?
 
«La mia risposta a questa domanda è la seguente: lunga vita al Nano!» O.M.

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