Cerimonia di dichiarazione di fedeltà per sette nuovi agenti di custodia delle Strutture carcerarie cantonali

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà per sette nuovi agenti di custodia delle Strutture carcerarie cantonali

Comunicato stampa

L’Università della Svizzera italiana ha ospitato sabato 22 novembre 2025 la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi di sette nuovi agenti di custodia – tra cui due donne – delle Strutture carcerarie cantonali, che hanno concluso il percorso formativo di otto mesi.

La cerimonia ha segnato un passaggio istituzionale fondamentale per l’assunzione della funzione, secondo una tradizione che valorizza il ruolo degli agenti di custodia nel sistema penitenziario cantonale.
Hanno portato il loro saluto la Professoressa Annamaria Astrologo, titolare dell’Istituto di diritto dell’Università della Svizzera italiana, il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti e il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini-Deltorchio, sottolineando l’importanza di una professione che unisce responsabilità, sicurezza e attenzione alla dignità delle persone detenute.

La Professoressa Annamaria Astrologo, titolare dell’Istituto di diritto dell’Università della Svizzera italiana, che ha ospitato la cerimonia, ha portato il proprio saluto, evidenziando il legame dell’Università della Svizzera italiana con il territorio, che si è concretizzato anche nelle collaborazioni formative in ambito penitenziario.
Il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha richiamato il valore del lavoro degli agenti di custodia e le misure avviate per far conoscere la professione e affrontare la sovraoccupazione carceraria, nonché le sfide del settore penitenziario a livello svizzero.
La Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, ha ricordato il significato della Dichiarazione di fedeltà e le responsabilità morali e legali del ruolo, mentre il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali, Stefano Laffranchini-Deltorchio, ha sottolineato l’orgoglio della divisa, le aspettative che attendono gli agenti di custodia in questa importante funzione e il loro contributo alla risocializzazione dei detenuti.

La cerimonia, allietata dall’accompagnamento solenne della Musica militare ticinese, si è svolta alla presenza di numerose autorità politiche, giudiziarie e accademiche, così come dei molti famigliari presenti a questo importante momento.

Principio di incendio al carcere La Stampa

Principio di incendio al carcere La Stampa

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, le Strutture Carcerarie e la Polizia cantonale comunicano che oggi poco prima delle 19.30 vi è stato un principio di incendio presso il carcere La Stampa a Cadro.
Per cause che l’inchiesta di polizia dovrà stabilire, le fiamme sono divampate nella cella di un detenuto.
Gli agenti di custodia sono intervenuti rapidamente, mettendo in sicurezza i detenuti e l’area interessata. Sul posto sono quindi giunti agenti della Polizia cantonale e, in supporto, della Polizia Città di Lugano, i pompieri di Lugano che hanno provveduto a estinguere le fiamme e ad evacuare il fumo, nonché i soccorritori del 144. Un agente di custodia e due detenuti hanno riportato una lieve intossicazione e sono stati trasportati a titolo precauzionale in ambulanza all’ospedale per dei controlli. Due altri agenti di custodia sono stati visitati direttamente sul posto per aver inalato del fumo. Al momento non verranno rilasciate ulteriori informazioni.

Carceri ticinesi: ‘Numeri da record’

Carceri ticinesi: ‘Numeri da record’

Sovraffollamento, la direttrice della Divisione giustizia: ‘Situazione mai vista nel nostro cantone’. Così al Giudiziario e al Penale. Prime misure

Nel 2024 ha tagliato il traguardo dei dieci anni alla direzione delle carceri ticinesi, ma «è la prima volta che mi trovo confrontato con un simile sovraffollamento», dice Stefano Laffranchini. È una situazione «eccezionale, mai vissuta nel nostro cantone», rileva a sua volta, sempre dal Dipartimento istituzioni, la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti. Le prigioni sono strapiene. Lo sono da alcune settimane. In particolare quelle principali ubicate sul Piano della Stampa a Lugano. Ovvero il Carcere giudiziario, riservato agli imputati in attesa di giudizio per i quali la magistratura ha disposto la detenzione preventiva, e l’attiguo Carcere penale, destinato alle persone con condanna da espiare dietro le sbarre.

Posti e presenze
I numeri sono «da record», evidenzia Andreotti. «Attualmente – riprende Laffranchini – ci sono in totale 97 detenuti in carcerazione preventiva. Il ‘Giudiziario’ ha una capienza di 88 posti. Negli scorsi giorni abbiamo raggiunto il picco, per ora assoluto, di 100 prevenuti. Dodici di loro sono stati quindi spostati al Carcere penale, il che ha comportato la sua piena occupazione e l’utilizzo degli spazi precedentemente liberati per i lavori volti a ripristinare, al ‘Penale’, il comparto femminile». Se consideriamo anche lo ‘Stampino’, ossia il carcere aperto, qui ieri il tasso di occupazione era del «62 per cento». Attenzione però, perché nella struttura aperta, ricorda Andreotti, «vengono collocate persone in fine pena o che devono scontare brevi pene detentive oppure che sono in semiprigionia e hanno un’attività professionale all’esterno: escono per lavorare e rientrano la sera». Lo ‘Stampino’, continua la direttrice della Divisione giustizia, «non accoglie invece detenuti che presentano un elevato rischio di fuga, non avendo legami sul territorio: si tratta perlopiù di cittadini stranieri non residenti». Pertanto il dato concernente il carcere aperto «non sposta il problema, che è la sovraoccupazione delle due maggiori strutture, cioè il Carcere giudiziario e quello penale. Ed è un grosso problema». In passato «abbiamo avuto momenti di sovraffollamento, specie al ‘Giudiziario’, dovuti a inchieste, ad esempio per infrazione alla legge sugli stupefacenti o per reati finanziari, con più imputati tratti in arresto e per i quali era stata ordinata, e confermata dal giudice dei provvedimenti coercitivi, la restrizione della libertà. Stavolta però, ripeto, abbiamo numeri record».

Provvedimenti per contenere la pressione
Per cercare di contenere la pressione sul ‘Giudiziario’, «si è dovuto appunto ricorrere al collocamento in spazi separati nel Carcere penale di persone in detenzione preventiva», annota la responsabile della Divisione giustizia. In reparti, tiene a precisare, «dove la separazione fisica di queste persone da quelle in esecuzione o in esecuzione anticipata della pena è garantita. Ciò per rispettare i presupposti della carcerazione preventiva, soprattutto quello di evitare il rischio di collusione». Nel ‘Penale’ «è stata inoltre riattivata la decina di celle destinate alla futura Sezione femminile». Non solo: «L’utilizzo temporaneo delle celle di polizia nei termini di legge rimane imprescindibile». Altri provvedimenti? «Abbiamo pure riattivato delle misure d’intesa con le autorità giudiziarie e amministrative. Tra cui, se adempiuti i requisiti, un uso maggiore del braccialetto elettronico per consentire gli arresti domiciliari». E i ventilati container? «Gli ipotizzati quattro moduli abitativi, per altrettanti posti, più uno per le docce e un altro per gli incontri in sostituzione della cosiddetta casetta dell’amore ‘La Silva’, saranno oggetto – indica Andreotti – di una richiesta di credito tramite messaggio governativo, che verrà allestito entro fine anno. A ogni modo i moduli abitativi non costituiscono una soluzione a medio, lungo termine. Tant’è che parliamo di soli quattro posti».

‘Diritti e dignità garantiti’
Ma a preoccupare il Dipartimento istituzioni, da cui dipendono le Strutture carcerarie, sono anche, segnala la direttrice della Divisione, «le caratteristiche caratteriali e le problematiche di natura somatica e/o psichica di alcune persone detenute, cosa che rende la loro gestione, sia dal profilo della sicurezza sia da quello medico, particolarmente gravosa».
In questo difficile contesto, puntualizza Andreotti, «i diritti dei detenuti e la loro dignità sono garantiti, come abbiamo comunicato sia all’Ordine degli avvocati, in occasione di una recente riunione, sia alla commissione del Gran Consiglio preposta alla sorveglianza delle condizioni detentive».

Altrove le cose non vanno meglio
Il Ticino non è solo. «Sulla base dei dati del Centro svizzero di competenze in materia di sanzioni penali, aggiornati al 31 marzo di quest’anno, si registra un andamento simile anche nei cantoni che, come il nostro, fanno parte del Concordato latino. Con Ginevra e Vaud che presentano una situazione ormai strutturale di sovraffollamento – osserva Andreotti –. Un contesto del genere rende di fatto inattuabili eventuali trasferimenti di detenuti verso i Cantoni romandi. Quelli della Svizzera tedesca sono attualmente in una situazione meno problematica in termini di occupazione: stiamo valutando la possibilità di trasferimenti di detenuti in esecuzione di pena in questi cantoni. Ripeto: gli approfondimenti sono in corso».

Agenti di custodia: ‘180 candidature’
Una buona notizia c’è per i vertici delle Strutture carcerarie ticinesi. Ed è l’esito del concorso, chiusosi a fine marzo, per il reclutamento di agenti di custodia. «Con grandissima nostra soddisfazione – fa sapere il direttore Laffranchini – sono entrate ben 180 candidature. Di regola assumiamo più o meno il dieci per cento di aspiranti agenti. La scuola si terrà nel 2026».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 18 aprile 2025 de La Regione

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Carceri ticinesi al collasso, numeri record e misure d’emergenza
Il Carcere giudiziario ha superato la soglia massima di detenuti. Attivate misure straordinarie, ma la pressione resta altissima anche nel penale. Si valutano trasferimenti oltre Gottardo.

Le carceri ticinesi stanno affrontando un sovraffollamento senza precedenti. A lanciare l’allarme sono Stefano Laffranchini, direttore delle Strutture carcerarie, e Frida Andreotti, a capo della Divisione giustizia del Dipartimento istituzioni, intervistati dalla Regione. In particolare, il Carcere giudiziario di Lugano ha superato la sua capienza di 88 posti, toccando un picco di 100 detenuti in carcerazione preventiva. Dodici di questi sono stati trasferiti al Carcere penale, anch’esso ora pieno.

Strutture sotto pressione
La pressione sulle strutture ha quindi inevitabilmente costretto le autorità a prendere misure straordinarie, come l’utilizzo temporaneo delle celle della polizia, la riattivazione di spazi nel penale (tra cui l’area femminile), l’impiego più frequente del braccialetto elettronico per gli arresti domiciliari e una possibile richiesta di credito per installare moduli abitativi temporanei. La situazione è inoltre aggravata dalla complessità gestionale di alcuni detenuti con problemi psichici o sanitari. Nonostante tutto, il DI assicura il rispetto dei diritti e della dignità delle persone detenute.

Fenomeno non isolato
Ma il fenomeno non è isolato. Anche altri Cantoni romandi come Ginevra e Vaud affrontano un sovraffollamento cronico, rendendo difficili eventuali trasferimenti. Si valutano pertanto opzioni verso la Svizzera tedesca, dove la pressione è minore. Una nota positiva arriva però dal concorso per nuovi agenti di custodia: 180 candidature ricevute, con assunzioni previste nel 2026.
 
 
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Occupazione delle carceri, in Ticino è record
In assenza di posti alla Farera, 12 detenuti sono stati trasferiti alla Stampa

Un nuovo record è stato raggiunto nelle strutture penitenziarie cantonali ticinesi: in detenzione preventiva ci sono 102 persone, ma la Farera ne può ospitare 88. Questo ha reso necessaria l’attuazione di misure d’urgenza e 12 detenuti sono stati trasferiti nel carcere chiuso della Stampa.

Le persone in carcere preventivo non possono entrare in contatto con gli altri detenuti, “quindi siamo costretti a misure organizzative che permettano di mantenere questi prevenuti in una sorta di bolla”, spiega ai microfoni della RSI Stefano Laffranchini, direttore delle strutture carcerarie ticinesi. Inoltre, per accogliere queste persone è stato necessario “occupare gli spazi che avevamo provvisoriamente liberato per consentire i lavori di ristrutturazione della sezione adibita al futuro carcere femminile”.

Il sovraffollamento è un tema che preoccupa anche il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il quale sottolinea alla RSI che è un problema che tocca tutta la Svizzera, confrontata con un “aumento degli arresti, soprattutto legati al traffico di stupefacenti” nei primi mesi del 2025.

Come soluzione temporanea sul medio termine, il Consiglio di Stato chiederà al Parlamento un credito per la posa di quattro prefabbricati. Sul lungo termine però, una strada potrebbe essere quella di “aumentare nelle strutture attuali la capacità dei posti”, indica Gobbi. “Soluzioni già adottate anche nei cantoni romandi, che però deve essere accompagnata anche da un sostegno al personale. Detto questo, credo che sia una situazione che sarà affrontata anche a livello nazionale, perché, come detto, non è un trend solo in Canton Ticino”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Occupazione-delle-carceri-in-Ticino-%C3%A8-record–2762736.html

 

Il dinamico mondo dell’esecuzione delle pene

Il dinamico mondo dell’esecuzione delle pene

Norman Gobbi sottolinea la complessità della presa a carico dei detenuti

Nell’immaginario comune il carcere è luogo in cui le giornate si susseguono l’una uguale all’altra, scandite dal rumore delle chiavi e connotate da una sorveglianza statica e passiva. Nulla di più falso! 
Secondo il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, infatti “a fronte delle nuove sfide poste da sovraoccupazione e fragilizzazione crescente della popolazione carceraria, solo il dinamismo e la progettualità delle persone attive nell’ambito dell’esecuzione della pena riesce a garantire che il processo di risocializzazione si svolga in modo efficiente e nel pieno rispetto della dignità della persona.
Per quanto attiene all’occupazione, il Ticino, continua Gobbi, “come Cantone di frontiera e di transito, è direttamente e sempre più interessato da reati legati al traffico, anche internazionale, di stupefacenti e da reati contro il patrimonio. Soprattutto nel primo caso, le inchieste condotte dal Ministero pubblico e dalla Polizia cantonale si dipanano in filoni e sotto-filoni, con un conseguente numero importante di persone tratte in arresto anche simultaneamente che comporta, ad intervalli regolari, un’alta occupazione del carcere giudiziario”.
Ma più che dalla quantità, la vera sfida posta al personale che opera nell’ambito dell’esecuzione della pena è data dalla crescente complessità della presa a carico delle persone detenute.
Secondo il Direttore, “negli ultimi decenni si è assistito a un progressivo aumento dell’incarcerazione di persone socialmente vulnerabili (persone con dipendenze, persone senza dimora o con problematiche socio-economiche e persone con disturbi psichiatrici pregressi), fenomeno indipendente dal genere o dall’età, che ha causato un incremento di detenzioni anche femminili, di minori e di persone anziane. Questo comporta per collaboratori non solo un incremento della quantità delle persone da seguire tout court, ma anche una crescente complessità gestionale e relazionale.”
Per poter far fronte a queste dinamiche, si sono rese necessarie risposte progettuali e operative, che hanno presupposto iniziativa e dinamismo: accanto a misure a lungo termine, quali lo studio di un nuovo carcere che tenesse conto delle nuove peculiarità della popolazione carceraria, sono stati creati spazi per le persone più vulnerabili o problematiche, si sta edificando una sezione femminile, è stata intensificata la collaborazione tra agenti di custodia, personale medico, operatori sociali e polizia.
E in questo contesto, conclude Gobbi, “una volta di più, la differenza l’hanno fatta, la fanno e la faranno le persone, pronte a mettersi in discussione, a tenersi aggiornate, a reiventare il proprio ruolo pur di agire nel rigore insito nella professione e nell’Umanità imprescindibile richiesta dalla presa a carico delle persone detenute.”

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 23 febbraio 2025 de Il Mattino della domenica

Detenuti sempre più difficili affollano il carcere ticinese

Detenuti sempre più difficili affollano il carcere ticinese

Dopo il sovraffollamento dei mesi scorsi, oggi si discute del crescente numero di persone con disturbi psichiatrici o con comportamenti aggressivi
Manca una struttura ad hoc che possa ospitarli – La politica intende affrontare il tema

Se prima nelle strutture carcerarie ticinesi il problema era il sovraffollamento, che lo scorso anno aveva raggiunto livelli allarmanti, ora a impensierire è il comportamento dei detenuti. A confermarlo è lo stesso direttore Stefano Laffranchini, il quale spiega: «Stiamo assistendo a una recrudescenza di casi molto difficili da gestire. Casi di detenuti con spiccate problematiche caratteriali o psichiatriche che finiscono per sollecitare oltre misura anche il servizio medico-psichiatrico del carcere, oltre agli agenti di custodia ». In pratica, nella stragrande maggioranza dei casi, «si tratta di persone che affiancano alle problematiche psichiatriche l’abuso di sostanze stupefacenti». Le cui ripercussioni si fanno sentire soprattutto sul personale, accrescendone il livello di stress e di pressione. Il tutto aggravato dal fatto che in Ticino attualmente manca un centro chiuso per il trattamento terapeutico dei detenuti sottoposti a misure. «I cantoni romandi – spiega Laffranchini hanno a disposizione la struttura Curabilis. Noi disponiamo di cinque posti lì ma, come sappiamo, scontare una misura stazionaria fuori cantone non è la soluzione ottimale per via della lingua e per la distanza dai familiari».

In arrivo i container
La situazione, racconta il direttore, al momento è gestibile: «Soprattutto perché, per fortuna, un anno fa abbiamo aperto il comparto di sicurezza, che ci permette di gestire questi casi. Altrimenti, ora ci troveremmo in seria difficoltà ». All’interno del comparto di sicurezza, una sorta di carcere nel carcere creato nel 2023, sono disponibili nove posti. «Troppo pochi rispetto alle nostre esigenze. Anche perché oltre ai detenuti considerati più pericolosi trovano posto lì anche persone che necessitano di una presa a carico continuativa, che può essere garantita solo in quella sezione». Per alleviare la pressione, il prossimo anno dovrebbero arrivare in Ticino quattro o cinque container che troveranno posto proprio nel comparto di sicurezza. «Al suo interno – spiega Laffranchini – troveranno posto altrettante persone: sia prevenuti, sia detenuti con accresciuti bisogni di tipo psichiatrico ».

Servono altri agenti
Per alleviare il carico di lavoro delle guardie carcerarie e, soprattutto, per cercare di reperire più personale, la Divisione della giustizia nei mesi scorsi ha messo in campo una serie di misure. Da un lato, sgravando gli agenti di custodia dai compiti di sicurezza all’esterno del carcere, affidando il mandato a società di sicurezza esterne. D’altro canto, nel tentativo di reperire nuovi agenti, negli scorsi mesi è stato aperto un concorso per reclutare personale. «Siamo riusciti a trovare sette nuovi agenti, ma non sono abbastanza. Ne servirebbero almeno altri sette, quindi riapriremo a breve un altro concorso », dice Laffranchini. Soprattutto perché almeno sei agenti saranno necessari in vista dell’apertura della nuova sezione femminile, i cui lavori dovrebbero partire a gennaio. «La nostra intenzione è rendere operativa la nuova sezione dedicata alle donne entro la fine del 2025, ma tutto dipenderà dalla possibilità di riuscire a trovare il personale necessario. Confidiamo quindi nel nuovo concorso».

Lettera alla Giustizia e diritti
I problemi di organico, ma anche il tema dei detenuti con problemi psichiatrici, sono stati affrontati venerdì scorso, in occasione di una riunione con la Commissione parlamentare di sorveglianza delle condizioni di detenzione. «Un incontro – spiega il presidente commissionale Patrick Rusconi (PLR) – voluto per capire quale sia il clima di lavoro all’interno delle strutture carcerarie ticinesi e dal quale è emersa la grande stanchezza da parte degli agenti di custodia, alle prese con detenuti che talvolta si comportano in modo molto violento, con insulti e persino sputi». Nella riunione, prosegue Rusconi, è anche emersa la problematica della gestione di detenuti con problemi psichiatrici. «Attualmente alla Stampa c’è solo una figura specifica, impiegata all’80%. A nostro avviso andrebbe fatto qualcosa di più». Per tentare di smuovere le acque, la Commissione di sorveglianza delle condizioni di detenzione scriverà a breve ai colleghi della Commissione Giustizia e diritti. «In primis chiederemo di riflettere sul potenziamento dell’organico, cercando anche di capire come rendere più attrattiva la professione degli agenti di custodia. Inoltre, intendiamo sottolineare l’esigenza di capire che cosa fare con i detenuti psichiatrici, che ormai rappresentano quasi il 20% della popolazione carceraria, magari creando una sezione ad hoc».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 12 novembre 2024 del Corriere del Ticino

Carceri al limite della capacità, Laffranchini: “personale sollecitato oltremisura”

Carceri al limite della capacità, Laffranchini: “personale sollecitato oltremisura”

I dati pubblicati dall’Ufficio di Statistica mostrano un aumento delle persone incarcerate in Svizzera rispetto al 2023, con un’occupazione che – a livello svizzero – sfiora il 95%. Cifre preoccupanti, per cui si si sta muovendo su più fronti – anche in Ticino. Laffranchini: “Ci stiamo adoperando per aumentare parzialmente i posti presso il carcere penale mediante la posa di quattro container”.

A fine gennaio 2024 erano 6’881 le persone detenute in Svizzera. Un dato in aumento del 7% rispetto a un anno fa, in linea con i numeri del 2019 e 2020 ma con un tasso di occupazione del 94,9%, mai così alto dal 2014. Per capire se lo scenario – dipinto dall’Ufficio federale di statistica – sia preoccupante, ne abbiamo parlato con il Direttore delle Strutture carcerarie ticinesi Stefano Laffranchini. “Certamente ci preoccupa e non ha mancato di preoccuparci soprattutto nell’ultimo anno, dove abbiamo vissuto una situazione al limite delle capacità delle strutture carcerarie non solo per qualche mese, ma praticamente per 12  mesi consecutivi”, ha spiegato a Ticinonews. “Questa situazione, oltre a preoccuparci, ha anche sollecitato oltremisura il personale, la cui missione è quella di dedicare energia e sforzi in favore del percorso di risocializzazione delle persone detenute”.

Occupazione che ha toccato il 102.4%
Nel cosiddetto concordato latino, che include il Canton Ticino, l’occupazione era già alta, e ha superato anche il 100%, assestandosi al 102,4%. “Fino a un mese fa”, ha continuato i direttore, “eravamo sopra il 100% e per far fronte a questa situazione abbiamo dovuto pensare a delle soluzioni per riuscire a collocare in modo dignitoso le persone che ci venivano affidate. Bisogna dire che grazie a uno sforzo congiunto con la Polizia cantonale siamo sempre riusciti a trovare una sistemazione. Da un mese a questa parte, fortunatamente, si sta assistendo a un lieve calo dei detenuti e questo ci fa ben sperare per il futuro, anche in ottica della ristrutturazione di parte del carcere penale da dedicare alla carcerazione femminile”.

L’arrivo dei container
Oggi ci sono 70 detenuti alla Farera, che ne può ospitare 88 e che qualche mese fa ne aveva addirittura 93. Presso La Stampa sono invece 146 su 151. Insomma, il limite resta vicino, e per questo arriveranno a breve nuovi spazi. “Nell’ultimo mese, come detto, va meglio, ed è proprio in questi momenti che ci si deve dedicare alla ricercare di nuove misure a medio-lungo termine. In questo senso ci stiamo adoperando per aumentare parzialmente i posti presso il carcere penale mediante la posa di quattro container che ci permettono di estendere la capienza. Naturalmente sono container certificati che non faranno mancare nulla in termine di sicurezza e comfort alle persone detenute”. Un progetto definito prioritario, con le quattro celle che il direttore auspica possano ospitare i primi detenuti a inizio 2025. Un’idea valutata anche da altri Cantoni e che – insieme alla nuova sezione femminile, ai nuovi agenti, e a nuove celle presso l’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale per chi manifesta problemi psichici – potranno traghettare la vetusta Stampa nei suoi compiti, almeno finché non potrà cedere il testimone a una nuova struttura.

https://www.ticinonews.ch/ticino/carceri-al-limite-della-capacita-laffranchini-personale-sollecitato-oltremisura-394056

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Strutture carcerarie, cala la pressione

I DATI / Nell’ultimo mese il numero di detenuti in Ticino è sceso – Cifre in controtendenza nel resto del Paese

Buone notizie dalle strutture carcerarie ticinesi. Dopo un anno da tutto esaurito, nell’ultimo mese il tasso di occupazione è sceso. «Non sappiamo quanto durerà», premette il direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini, «ma perlomeno possiamo tirare un po’ il fiato dopo un periodo molto intenso». Attualmente, infatti, nel carcere giudiziario della Farera i posti occupati sono 70 su 88, mentre in quello penale della Stampa risultano piene 146 celle su 151. Nella sezione aperta dello Stampino, invece, i detenuti sono 32 su 45 posti. Numeri, questi, che non si vedevano da parecchi mesi. «La situazione di sovraffollamento si è protratta a lungo», dice Laffranchini. E questo, spiega, a causa di serie di fattori: «Le inchieste per droga hanno portato a un numero crescente di incarcerazioni, insieme a una grossa inchiesta per truffa che ha fatto finire in manette 15-20 persone contemporaneamente. A ciò si sono aggiunti poi tutti i problemi che derivano dalla migrazione e che hanno portato a un incremento del numero di detenuti ». Ora, dicevamo, sembra andare meglio, anche grazie alle misure messe in campo. Correttivi che hanno permesso di alleggerire il carico di lavoro degli agenti di custodia. «In primis – ricorda Laffranchini – è stata affidato a una società esterna il controllo degli accessi al Palazzo di Giustizia a Lugano, in modo da poter recuperare più personale da destinare alle carceri. In seconda battuta, si è deciso di esternalizzare anche la ronda esterna al carcere, permettendoci di recuperare tre unità».

In arrivo quattro container
Per guadagnare spazio, inoltre, presto arriveranno in Ticino quattro container che ospiteranno altrettanti detenuti. «Verranno posati alla Stampa e saranno in grado di garantire tutti gli standard di sicurezza e di comfort. A corto termine serviranno come valvola di sfogo in caso di sovraffollamento, ma soprattutto saranno utili in vista della creazione della sezione femminile, per realizzare la quale dovremo liberare un intero piano della Stampa». Idealmente, i lavori dovrebbero iniziare a settembre. «Ma per riuscire a partire dobbiamo anche sperare che i numeri dei detenuti continuino a scendere». Oltre allo spazio, tuttavia, servirà anche più personale. «Al concorso per reclutare nuovi agenti di custodia si sono presentati in cento, dopo una prima scrematura possiamo contare su 65 profili. Confidiamo di poter arrivare alle 15 unità che ci servono».

La situazione in Svizzera
Detto del Ticino, allargando invece lo sguardo al resto della Svizzera la situazione non appare migliore. Stando ai dati dell’Ufficio federale di statistica, il 31 gennaio si contavano 6.881 persone detenute, pari al 7% in più rispetto all’anno precedente. Il tasso di occupazione degli istituti penitenziari era del 94,9% e rappresenta il livello più alto dal 2014. Rispetto al 2023, osserva ancora l’UST, l’aumento del tasso di occupazione è stato maggiore nei due Concordati di lingua tedesca rispetto al Concordato latino. 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 30 aprile 2024 del Corriere del Ticino

Nuova linfa per le strutture carcerarie del Cantone

Nuova linfa per le strutture carcerarie del Cantone

Nove nuovi agenti di custodia – Gobbi: “Esteso l’uso del “braccialetto”

La sorveglianza elettronica può essere considerata una forma di esecuzione della pena, se la parte da eseguire di una pena detentiva con la condizionale parziale (ossia quella da scontare effettivamente) non supera i 12 mesi. Sino a oggi la sorveglianza elettronica era ammessa solo se la pena detentiva complessiva non superava un anno. “Si tratta di un’estensione della possibilità di far eseguire una pena attraverso l’uso del cosiddetto “braccialetto elettronico”. In questo senso – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbiil Tribunale federale ha voluto allineare la prassi sulla sorveglianza elettronica a quella relativa alla semiprigionia. Perché è importante questa decisione della nostra massima Corte che va a modificare la giurisprudenza in materia? Perché le nostre autorità preposte all’esecuzione delle pene potranno intervenire con una misura supplementare, per le pene brevi da scontare, senza ricorrere al carcere. In un momento in cui il tema del sovraffollamento dei penitenziari tocca tutti i Cantoni della Svizzera tale facoltà permetterà in futuro almeno un minimo alleggerimento. Occorre comunque tener conto che per poter concedere l’applicazione di una misura come l’electronic monitoring o la semiprigionia ci sono diversi requisiti che l’autorità deve verificare, tra cui l’assenza del rischio di fuga o di recidiva”, sottolinea il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Il tema del sovraffollamento delle Strutture carcerarie cantonali (SCC) ha occupato e preoccupato il Dipartimento delle istituzioni e per esso la Divisione della giustizia e la Direzione della SCC negli ultimi mesi. “Abbiamo potuto introdurre alcune puntuali misure anche nell’ottica di sgravare leggermente il grosso carico di lavoro richiesto alle collaboratrici e ai collaboratori del penitenziario. Nel frattempo, sabato scorso, si è svolta a Manno la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla costituzione e alle leggi di tre nuove agenti di custodia donne e sei nuovi agenti di custodia. Potranno portare nuova linfa all’interno dell’organizzazione. E saluto con molto piacere il loro inizio lavorativo. In quell’occasione ho potuto constatare sia dalle e dai nuovi agenti, sia dai loro colleghi già attivi e presenti a Manno uno spirito positivo e un forte senso di unità e solidarietà sul lavoro. E questo, come detto, nonostante i ritmi siano particolarmente intensi. Questo atteggiamento collaborativo è premessa indispensabile per un lavoro improntato alla sorveglianza, ma pure al reinserimento delle detenute e dei detenuti”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 28 aprile 2024 de Il Mattino della domenica

Carceri piene: “Sforzi mirati per sostenere il personale”

Carceri piene: “Sforzi mirati per sostenere il personale”

Norman Gobbi segue da vicino la situazione, tra misure concrete e proposte

È un momento difficile per le carceri cantonali. Infatti la Stampa e la Farera sono confrontate con il “tutto esaurito”, 0 posti liberi. “Non è solo un momento, perché con questa situazione ci confrontiamo ormai da un anno. Un’emergenza che oggi conoscono tutte le strutture penitenziarie in Svizzera. Non possiamo dire “mal comune mezzo gaudio”, perché in altri momenti se in Ticino non vi erano più posti in carcere almeno si potevano trovare soluzioni trasferendo in altri Cantoni i detenuti. Oggi questo non è più possibile”, afferma il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Perché siamo giunti a questa situazione? “Le cause dell’aumento di detenuti sono da ricercare in più fattori. I flussi migratori: sono aumentati i crimini commessi da falsi richiedenti l’asilo presenti sul nostro territorio. Inoltre Polizia e Magistratura devono bloccare traffici internazionali di droga, i cui corrieri usano sempre di più il Ticino quale via di transito tra il nord e l’Italia. A ciò si aggiunge un costante aumento della criminalità di importazione dall’Italia, con delinquenti che scelgono il nostro Cantone per commettere furti e truffe. I mezzi di contrasto alla criminalità a disposizione della nostra Polizia e della Magistratura sono sempre più performanti, per cui è difficile farla franca sul nostro territorio. Questo è ottimo, però ciò comporta anche un aumento delle persone che finiscono in carcere”, sottolinea il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

E a essere messo sotto pressione è in particolare il personale che lavora per le Strutture carcerarie cantonali. “Esatto. Oggi gli agenti di custodia e tutti coloro che sono attivi nel sistema carcerario sono chiamati agli straordinari, perché la popolazione carceraria è giunta al livello massimo. Vorrei anche da queste colonne ringraziare tutte e tutti i nostri collaboratori, dal direttore in giù, per l’impegno che ci stanno mettendo. Da parte del Dipartimento delle istituzioni, e per esso dalla Divisione della giustizia, e del Consiglio di Stato stiamo cercando soluzioni, anche discutendo con i rappresentanti dei dipendenti e con i sindacati. Uno sforzo congiunto. Cercheremo di liberare risorse a favore dell’impegno primario di controllo e gestione dei detenuti all’interno delle strutture, In questo senso si inseriscono le propose di affidare a ditte private di sicurezza la sorveglianza esterna del penitenziario, con le ronde fuori dalle strutture, così come il controllo della sicurezza al Palazzo di Giustizia di Lugano, oggi garantito anche da agenti di custodia in collaborazione con la Polizia. Abbiamo prolungato sino all’11 marzo il termine del concorso per partecipare alla nuova scuola agenti di custodia. Assumeremo 15 nuovi agenti, donne e uomini, per svolgere un lavoro importante per la Giustizia: invito tutti gli interessati a volersi candidare.

Tra le altre cose, ho inoltre proposto alla Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali di giustizia e polizia l’introduzione del cosiddetto “processo per direttissima” sulla scorta di quanto avviene in altri Stati. Una misura che sarebbe davvero efficace, ma che comporterà tempi lunghi per essere introdotta. Intanto la situazione è monitorata giorno dopo giorno”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. 

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 3 marzo 2024 de Il Mattino della domenica

Guardie di custodia: “privilegiare i cittadini svizzeri”

Guardie di custodia: “privilegiare i cittadini svizzeri”

Norman Gobbi boccia la proposta avanzata dai sindacati, che per colmare le lacune volevano allargare il bando anche ai residenti con permesso C

La posizione del responsabile del dipartimento delle Istituzioni è chiara: è preferibile selezionare gli agenti di custodia tra la popolazione svizzera; è bene “privilegiare l’assunzione di cittadini svizzeri, proprio perché il dipartimento delle Istituzioni è quello più legato all’ambito di giustizia e polizia, che ha comunque un monopolio per la cittadinanza svizzera”.

Così Norman Gobbi risponde alla proposta ventilata negli ultimi giorni dai sindacati per colmare l’attuale lacune che grava sulle carceri ticinesi, sempre più sotto pressione e alla ricerca di nuovo personale. Per Lorenzo Jelmini dell’OCST, una soluzione valida è di allargare il bando anche ai residenti con permesso C. “Bisogna trovare altre misure per rendere più attrattiva questa attività”, dichiara il sindacalista a difesa del progetto. “Bisogna anche essere coraggiosi e aprire a chi vive in Ticino da parecchi anni, a chi ha il permesso C”.

Non sarebbe una prima in Svizzera: ci sono anche altri cantoni che hanno aperto agli stranieri per quanto riguarda le guardie carcerarie. “Credo che per gli agenti di custodia la cittadinanza svizzera sia un elemento”, risponde il consigliere di Stato. “Ricordo che la cittadinanza svizzera può essere acquisita secondo delle leggi, che sono sempre state più allentate: in questo senso non vedo un problema”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Guardie-di-custodia-%E2%80%9Cprivilegiare-i-cittadini-svizzeri%E2%80%9D–2082428.html