Centro di pronto intervento di Mendrisio: contributo del Cantone per gli spazi destinati alla Polizia cantonale

Centro di pronto intervento di Mendrisio: contributo del Cantone per gli spazi destinati alla Polizia cantonale

Il Governo ha licenziato oggi il messaggio che propone uno stanziamento di 13,4 milioni di franchi per realizzare gli spazi destinati alla Polizia cantonale nel futuro Centro di pronto intervento del Mendrisiotto. Il credito consentirà di procedere all’acquisto degli spazi all’interno dello stabile – secondo la formula della proprietà per piani – e di progettare ed eseguire i lavori necessari che saranno ultimati nel corso del 2020.
L’insediamento della Polizia cantonale all’interno del Centro di pronto intervento di Mendrisio – dove opereranno i reparti della Gendarmeria e della Polizia giudiziaria, in collaborazione con la Polizia comunale – si inserisce nella strategia portata avanti dal Dipartimento delle istituzioni negli ultimi anni il cui obbiettivo è di accrescere la sicurezza aumentando il presidio delle forze dell’ordine sul territorio.
Grazie alla nuova collocazione, gli agenti avranno a disposizione spazi adeguati alle loro esigenze e i cittadini del Mendrisiotto potranno così contare su una presenza costante e rafforzata nonché su una migliore distribuzione della Polizia cantonale a sud del nostro Cantone. L’opera è progettata e realizzata in stretta collaborazione con la Città di Mendrisio e prevede la condivisione di alcune attività, in particolare nella gestione dell’utenza e nelle attività di condotta grazie ad un’unica centrale operativa e alla creazione di un unico sportello.
Il Centro di pronto intervento di Mendrisio permetterà in particolare di:
– migliorare la distribuzione degli agenti nel Sottoceneri, creando una nuova sede per i Reparti di pronto intervento, in sostituzione della sistemazione transitoria e inadeguata di Chiasso;
– contrastare l’incremento della criminalità nel Mendrisiotto, grazie a un Centro regionale che assicuri maggiori risorse nell’ambito della sicurezza;
– aumentare il supporto al Corpo guardie di confine federale nella fase di intervento – fermo di persone colpite da mandati di cattura, ricerche, ecc. – con l’avvicinamento della sede di polizia ai valichi utilizzati per l’ingresso clandestino;
– favorire la collaborazione e le sinergie con la Polizia comunale e gli altri enti di Pronto intervento presenti nel centro, a garanzia di un impiego coordinato e razionale;
– predisporre spazi logistici adeguati per la gestione dei fermi di polizia, incrementati notevolmente con l’introduzione del nuovo Codice di procedura penale;
– razionalizzare le risorse disponibili – personale, apparecchiature, investimenti – garantendo la presenza sull’arco delle 24 ore e riducendo i tempi di intervento;
– accrescere l’integrazione delle forze dell’ordine nel tessuto sociale, la conoscenza del territorio e la presenza capillare sul terreno.

Il progetto del Centro di pronto intervento di Mendrisio sarà costruito in due tappe, eseguite consecutivamente. In quest’ottica, l’insediamento della Polizia cantonale è previsto al termine della seconda fase realizzativa; insediamento che consentirà ai circa 60 agenti che occuperanno gli spazi di essere operativi 24 ore su 24.

Il Centro di pronto intervento rappresenta quindi un ulteriore passo avanti per le forze dell’ordine, che, grazie a una sistemazione logistica al passo coi tempi e in posizione strategica, saranno in grado di garantire alla popolazione del Mendrisiotto più sicurezza sul territorio e – di riflesso – una migliore qualità di vita. Un tassello fondamentale nella strategia globale di aumento della sicurezza dell’intero Cantone e di tutti i cittadini, che costituisce e costituirà sempre uno degli obiettivi prioritari del Governo.

Visita e firma di un accordo di collaborazione Ticino-Sverdlovsk

Visita e firma di un accordo di collaborazione Ticino-Sverdlovsk

Negli scorsi giorni una delegazione ticinese guidata dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi si è recata su invito del Governatore Yevgeny Kuyvashev della Regione di Sverdlovsk ad Ekaterinenburg (Federazione russa) per una visita di contatti politici, economici e culturali, durante la quale il Presidente del Governo ticinese e il Governatore hanno siglato un accordo che mette le basi per future collaborazioni.

Ad accompagnare il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi è stata una delegazione composta dal Cancelliere dello Stato Giampiero Gianella, dal Direttore della Divisione economia Stefano Rizzi, dal Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Azienda elettrica Ticinese Giovanni Leonardi, dal direttore della Swissminiatur Dominique Vuigner e dal coordinatore ai rapporti con la regione dell’Oblast di Sverdlovsk, avv. Aron Camponovo, incaricato dal Presidente del Consiglio di Stato in quanto conoscitore della realtà locale. La delegazione ha potuto inoltre avvalersi della consulenza e del supporto organizzativo del Console generale di Russia a Berlino, Kostantin Nefedov, già console a Berna, con il quale il Dipartimento delle istituzioni intrattiene rapporti di collaborazione.

Pierre Helg, ambasciatore della Confederazione elvetica presso la Federazione russa, ha accolto la delegazione nella sua residenza a Mosca prima del trasferimento ad Ekaterinenburg. L’incontro è stato proficuo e si è svolto alla presenza Consigliere d’Ambasciata nonché Capo degli Affari Amministrativi Pierre Chabloz e del responsabile dello «Swiss business hub» Yves Morath. È stata così colta l’occasione per rivisitare – e riconsiderare in prospettiva – le esperienze maturate nel corso di precedenti visite e scambi culturali ed economici.

Durante l’incontro protocollare nella residenza presidenziale «Sevastyanov» ad Ekaterinenburg, la Delegazione ticinese ha incontrato unitamente al Governatore, la Presidente del Legislativo regionale Lyudmila Babushkina, il Ministro regionale dell’economia Andrej Sobolev e il Presidente della Camera di commercio ed industria degli Urali Andrei Besedin. I Presidenti hanno scambiato opinioni sulle rispettive regioni, ponendo l’accento sui fattori accomunanti e sulle possibilità di cooperazione tra un territorio ricco di materie prime e attività industriali e un Cantone che vuole affrontare in modo attivo le sfide che lo attendono, nell’ambito di un riassetto strategico delle proprie attività economiche e finanziarie. Dopo la sigla dell’accordo di collaborazione, i Presidenti si sono scambiati doni di cortesia, per lasciare poi spazio ad una più ampia discussione su temi economici.

Un ulteriore momento simbolico, fortemente apprezzato dal Governatore e dai media locali, si è svolto a Verkhnyaya Pyshma con il dono da parte della Swissminiatur di Melide al «Museo della storia tecnica militare degli Urali» di una riproduzione in miniatura La Gloria del monumento ai caduti dell’armata del Generalissimo Suvorov posto ad Andermatt presso il Ponte del Diavolo.
Sempre a Verkhnyaya Pyshma la delegazione ticinese ha incontrato il Direttore generale Andrei A. Kozitsyn della UMMC-Holding, azienda con oltre 90mila impiegati attiva internazionalmente nell’estrazione del carbone, nella produzione di acciaio e materiali da costruzione, nella lavorazione di rame, zinco e metalli preziosi e in attività di genio civile ed edile, aerospaziale e agricolo. L’incontro è stato seguito da una suggestiva visita agli imponenti stabilimenti di raffinazione dei metalli preziosi e lavorazione del rame.

La delegazione ha visitato il Centro presidenziale Boris Eltsin ad Ekaterinenburg, che ripercorre la storia russa nel XX. secolo e in particolare l’inizio degli anni Novanta, che videro il collasso dell’Unione sovietica a causa della deficitaria economia comunista e la lotta per il cambiamento e la libertà. Una trasformazione che ebbe uno dei propri protagonisti in Boris Eltsin, che iniziò la sua carriera politica proprio ad Ekaterinenburg, quale Governatore della Regione di Sverdlovsk. Eltsin si impegnò in prima persona nella realizzazione delle attese riforme e nel difendere la democrazia da eventuali colpi di Stato.

La delegazione si è poi recata a Pervouralsk, luogo in cui è localizzata la colonna che funge da spartiacque tra i Continenti europeo ed asiatico. La visita ha messo a dura prova la Delegazione ticinese e il Comitato d’accoglienza delle autorità locali, guidato dalla Presidente del Legislativo comunale Natalya Vorobjova, a causa di una bufera di neve con venti glaciali.

I proficui contatti intrecciati rappresentano l’ideale premessa per l’avvio di concreti rapporti economici, che dovranno fare leva sulle complementari competenze e potenzialità. A questo scopo, è già stata concordata l’organizzazione di un ulteriore missione commerciale per concretizzare le vie di cooperazione ora aperte. Ciò, anche sulla base dell’accordo di collaborazione in materia di sostegno alla promozione economica del Cantone e all’internazionalizzazione delle aziende ticinesi, sottoscritto nel 2012 da Consiglio di Stato e Camera di commercio e dell’industria del Cantone Ticino. Tale accordo prevede che – per le attività di promozione delle esportazioni – la leadership nei rapporti bilaterali resti nelle mani dell’economia privata per il tramite della Camera di Commercio quale associazione-mantello dell’economia ticinese, con il supporto istituzionale del Cantone. La CC-TI, quale centro di competenze dell’export in Ticino, sostiene infatti l’internazionalizzazione delle aziende attraverso i suoi servizi interni che – in stretta collaborazione con Switzerland Global Enterprise – garantiscono consulenze, formazione e sostegno in occasione di missioni commerciali all’estero.
Si ricorda infine che, per promuovere l’internazionalizzazione delle aziende, la nuova legge per l’innovazione economica prevede la concessione di contributi per mandati di consulenza a Switzerland Global Enterprise (SGE) volti a realizzare analisi di mercato, ricerca di partner di vendita, organizzazione di missioni esplorative e analisi della regolamentazione e della legislazione del mercato (www.ti.ch/internazionalizzazione).

Criminali stranieri: i Ticinesi vogliono più sicurezza sul territorio!

Criminali stranieri: i Ticinesi vogliono più sicurezza sul territorio!

Dal Mattino della Domenica del 6 marzo 2016

Norman Gobbi ringrazia i Ticinesi che hanno votato a favore dell’iniziativa d’attuazione

Il 60% dei Ticinesi ha detto a gran voce SÌ all’iniziativa d’attuazione promossa dall’UDC e sostenuta dalla Lega dei Ticinesi, esprimendo ancora una volta la chiara volontà di avere più sicurezza: un aspetto fondamentale a cui nessuno di noi vuole rinunciare! Il voto di domenica indica che occorre rafforzare la nostra sicurezza. Un segnale concreto dato non solo dai Ticinesi ma anche dagli altri Cantoni di frontiera con una forte densità di stranieri come Ginevra, Neuchâtel, Basilea Città e Grigioni. Tengo quindi a ringraziare tutta la popolazione che si è espressa per una maggiore sicurezza sul nostro territorio e per un maggior rispetto dei nostri cittadini. Attraverso l’iniziativa d’attuazione si voleva espellere dal nostro Paese i criminali stranieri che, oltre a minare l’ordine pubblico, mancano di rispetto al nostro Paese e al Popolo che li ha accolti e che li ha dato un luogo, una casa dove vivere.

A più riprese prima della votazione ho ricordato che la cronaca è piena di vicende reali in cui stranieri colpevoli di aver commesso gravi atti criminali non possono essere allontanati dalla Svizzera, restando ad affollare le nostre carceri a spese della collettività. Il voto ticinese ha espresso dunque a chiare lettere che casi di questo tipo non sono e non possono più essere tollerati! Il Dipartimento delle istituzioni da me diretto ha introdotto negli ultimi anni una procedura volta a controllare e verificare in maniera approfondita il rilascio dei permessi ed evitare abusi, soprattutto da parte degli stranieri che hanno commesso dei reati gravi nei loro Paesi. In questo contesto, ci siamo purtroppo trovati di fronte in taluni casi a decisioni confermate dal Tribunale cantonale amministrativo che poi sono state però smentite dal Tribunale federale. È notizia proprio di qualche giorno fa che a Losanna hanno accolto il ricorso inoltrato da un cittadino peruviano condannato nel 2013 a tre anni di detenzione per amministrazione infedele aggravata e truffa. La decisione di espulsione è stata annullata e pertanto lo stesso potrà rimanere in Svizzera. Un caso che si aggiunge agli altri simili verificatisi in passato, che rappresentano la spia di un problema che in Ticino ahinoi conosciamo fin troppo bene. Venerdì, dopo aver preso atto dei risultati dell’iniziativa d’attuazione, il Consiglio federale ha fissato l’entrata in vigore del nuovo diritto in materia di espulsione degli stranieri, che comporta pene più severe in questo ambito. Un nuovo diritto voluto dal Popolo svizzero nel 2010 proprio per arginare questi fenomeni preoccupanti. Un nuovo diritto che poteva essere, come auspicavano i Ticinesi, ancora più severo e restrittivo, ma che deve comunque rappresentare la base per rendere maggiormente efficace il nostro sistema.

In ogni caso, il segnale lanciato dai Ticinesi indica ancora una volta come il nostro Cantone sia precursore di problematiche che poi toccano anche il resto della Svizzera. Questo in particolare per via della nostra posizione geografica e delle nostre peculiarità, che ci rendono unici rispetto agli altri Cantoni. Nella scorsa domenica elettorale, il Popolo ticinese ha espresso a chiara voce la propria preoccupazione in materia di sicurezza. In quest’ottica, posso garantire il mio impegno a continuare a difendere davanti alle Autorità federali queste preoccupazioni così come le nostre rivendicazioni.
Un Popolo ticinese che si è dimostrato combattivo e compatto nella difesa dei nostri valori, anche nel voto sul San Gottardo, che permetterà al Ticino di rimanere collegato al resto della Svizzera nei prossimi anni. Un Popolo ticinese che rispetta la democrazia svizzera e ingiustamente viene accusato di xenofobia da alcune parlamentari romande, quando i loro Cantoni hanno invece voltato le spalle alla coesione nazionale votando no al raddoppio del Gottardo. Un Popolo ticinese coraggioso e audace: che fa sentire la propria voce, anche se fuori dal coro, per poter tutelare il nostro amato Cantone. Grazie a tutti!

Onorato di vivere in Ticino l’ex console di Svezia

Onorato di vivere in Ticino l’ex console di Svezia

Cerimonia per l’insediamento della nuova console di Svezia Elisabeth Borella, che succede a Stefan Widegren, nella foto con l’ambasciatore di Svezia Magnus Hartog.

Cerimonia in grande stile al LAC di Lugano per la designazione di Elisabeth Borella di Mendrisio a console onorario di Svezia. Borella, nata a Uppsala e in Ticino da diversi decenni, afferra il testimone lasciatolole dopo 6 anni di attività da Stefan Widegren. Più di un centinaio di persone – tra cui diverse decine di consoli di altri Paesi – hanno partecipato all’incontro che ha avuto la sua parte culminante nel discorso dell’ambasciatore svedese a Berna Magnus Hartog-Holm. L’ambasciatore ha parlato degli importanti rapporti tra la Svizzera, Ticino e Svezia (non a caso anche a Lugano esiste la camera di commercio elvetico-svedese) e ha elogiato il lavoro svolto dal predecessore di Borella. “È stato un esempio – ha spiegato l’ambasciatore – di quanto un console onorario può fare per promuovere gli interessi svedesi fuori dai propri confini”. Hartog-Holm ha poi consegnato a Widegren una medaglia d’oro (con l’effige del re di Svezia) per i servizi resi.

Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, anche i sindaci di Lugano e Mendrisio (Marco Borradori e Carlo Croci) e il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Borradori ha portato i saluti della Città, presentato il LAC, e sottolineato gli stretti rapporti che esistono tra i due Paesi. Il sindaco ha anche ricordato l’arrivo, nel 2008 (durante gli europei di calcio), della nazionale di svedese a Lugano. Molto toccante il discorso di Widegren, con cui l’ormai ex console si è congedato dai suoi concittadini. Un discorso iniziato con un omaggio al Ticino. “È un privilegio poter vivere in questo luogo. Non solo per la sua bellezza, che è tra le maggiori d’Europa, ma anche per il fatto di trovarsi in mezzo a realtà straordinarie come la Svizzera e l’Italia”. Svizzera e Svezia, ha continuato Widegren “hanno molto in comune. Sono due nazioni di grande successo che però sono arrivate ai vertici internazionali in due modi diversi. Per questo dobbiamo continuare a dialogare e a scambiarci idee. Assieme ce la faremo meglio».

La Svezia è però anche una grande nazione di hockey (è ormai storica la finale dei campionati del mondo 2013 in cui la nazionale scandinava sconfisse la nostra rappresentativa per 5-1). Tra gli ospiti non poteva dunque mancare la presidentessa dell’Hockey Club Lugano, Vicky Mantegazza. E proprio parlando di disco su ghiaccio Widegren ha ricordato l’arrivo, alla Resega, del Mora IK, battuto per l’occasione (3-2) dai bianconeri.

Littering, con le multe sarà così

Littering, con le multe sarà così

Da LaRegione di martedì 1.marzo 2016 un’intervista al già Segretario generale del Dipartimento delle istituzioni sul tema del littering

La nuova Legge sull’ordine pubblico e le norme municipali, le spiegazioni del Dipartimento

Santini: i Comuni avranno comunque potere di apprezzamento, per esempio in caso di recidiva

Quale fine faranno le attuali ordinanze municipali contro il littering una volta che entrerà in vigore la riformata legge cantonale sull’ordine pubblico (Lorp), la quale assegna ai Comuni la competenza di multare anche coloro che “sporcano, imbrattano o in altro modo insudiciano il suolo o beni pubblici”? «Siccome il diritto superiore, nella fattispecie la legge cantonale, prevale su quello inferiore, le normative locali decadranno o perlomeno andranno riviste per renderle conformi, qualora non lo siano, alla nuova Lorp», dice alla ‘Regione’ l’avvocato Guido Santini , segretario generale del Dipartimento istituzioni sino a un paio di settimane fa (sarà in pensione da aprile), ma su incarico del consigliere di Stato Norman Gobbi ancora responsabile del dossier. «Per quel che riguarda in particolare l’ammontare delle sanzioni pecuniarie, faranno quindi stato – aggiunge Santini – le disposizioni del regolamento di applicazione della Lorp».

Quel regolamento il cui progetto è stato messo in consultazione nel dicembre scorso dal Dipartimento dopo il sì parlamentare, il mese prima, all’ampia revisione della Legge sull’ordine pubblico e alla normativa sul divieto di celare il viso negli spazi pubblici (bandito pure il burqa). Ebbene, per le multe comminate per “imbrattamento di beni pubblici” il testo confezionato dal Cantone prospetta la seguente forchetta: da 200 a 500 franchi. Il Municipio di Lugano considera l’importo massimo troppo basso: suggerisce allora di portarlo da 500 a 1’000 franchi. Che sarebbe comunque molto al di sotto del massimo previsto dalle disposizioni cittadine del settembre 2014 su littering e vandalismi: “Le infrazioni alle norme della presente Ordinanza sono punibili con la multa fino a 10’000 franchi, ritenuto un importo minimo di 500 franchi per le infrazioni che hanno come oggetto beni culturali”. Il tetto di 10mila franchi è contemplato da altre ordinanze municipali, per esempio, per restare alle città, quelle di Bellinzona e Mendrisio.

«Anzitutto – tiene a puntualizzare Santini a proposito della presa di posizione di Lugano – il regolamento che abbiamo posto in consultazione afferma che gli esecutivi locali “applicano, di principio, i seguenti importi di multa”. Di principio. E ciò allo scopo di avere, come auspicato altresì dal Gran Consiglio, un’unità di prassi sull’intero territorio ticinese per l’applicazione, anche, della norma contro il littering, ora ancorata a una legge cantonale». Ossia alla nuova Lorp. «Quanto alla forchetta da noi proposta, ci siamo basati – continua il già segretario generale del Dipartimento, che sta valutando le osservazioni inoltrate in merito al progetto di regolamento – sull’esperienza e la giurisprudenza della magistratura penale alla quale nell’ambito delle contravvenzioni spetta il perseguimento delle infrazioni all’odierna Legge sull’ordine pubblico. Competenza, questa, che quando la riforma entrerà in vigore passerà ai Comuni». Santini evidenzia poi un’altra disposizione della bozza di regolamento: «La disposizione secondo cui in caso di recidiva, di condizioni economiche agiate o di particolari condizioni personali dell’autore dell’infrazione, gli esecutivi comunali possono applicare – esercitando così il loro potere di apprezzamento – importi di multa superiori a quelli indicati in linea di principio, fino al massimo previsto dalla Lorp e dalla Legge sulla dissimulazione del volto». Ovvero sino a 10mila franchi. «Alla luce dell’esito della consultazione, chiariremo questo e altri aspetti nel definitivo rapporto esplicativo concernente il regolamento – fa sapere Santini —. Il Cantone organizzerà pure degli incontri informativi con le polizie comunali».

Lavoro E Maroni difende l’albo antipadroncini

Lavoro E Maroni difende l’albo antipadroncini

Dal Corriere del Ticino di mercoledì 2 marzo 2016

Per il presidente della Regione Lombardia la Legge ticinese sulle imprese artigianali «non è discriminatoria» Norman Gobbi al vertice di Milano: «Ho ribadito che la richiesta del casellario giudiziale rimane in vigore»

L’albo antipadroncini? «Non è discriminatorio». Ad affermarlo non sono state, una volta di più, le autorità ticinesi, ma nientemeno che il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. Tanto vituperata nelle scorse settimane sul versante italiano – con tanto di missive del ministro degli esteri Paolo Gentiloni a Berna e Bruxelles per verificarne la legalità –, la Legge sulle imprese artigianali (LIA) è in effetti stata difesa nell’ambito dell’incontro tenutosi ieri a Milano tra lo stesso Maroni e il presidente del Governo Norman Gobbi. Un vertice, questo, che nonostante i temi spinosi all’ordine del giorno e le scintille degli scorsi mesi tra i due leghisti ha portato dunque a delle parziali schiarite.

Pur dicendosi preoccupato «perché ciò comporterà costi aggiuntivi per le nostre imprese e rende più difficile la loro vita in Canton Ticino», Maroni ha come detto compreso le ragioni alla base dell’albo: «Se lo considerassi discriminatorio o punitivo per le imprese lombarde, interverrei per chiederne la cancellazione immediata. Ma qui parliamo di una decisione che serve a garantire la correttezza nelle prestazioni professionali e lavorative». Un passo verso il Ticino chiaramente apprezzato da Gobbi: «Il nostro obiettivo è quello di tutelare il mercato dalla concorrenza sleale e di aumentare il livello qualitativo dell’offerta garantendo pari condizioni alle ditte interessate. Sia svizzere sia italiane». Oltretutto, ha ricordato, «le procedure per le aziende ticinese intenzionate a lavorare in Italia sono ben più complicate di quelle adottate nel nostro cantone». Ma la novità in quest’ambito, oltre al citato beneplacito lombardo, è però un’altra: la questione verrà affrontata anche in sede di Regio Insubrica con l’istituzione di un tavolo di monitoraggio sugli effetti dell’attuazione della LIA. E questo, ha sottolineato Maroni «per vedere come affrontare e come risolvere insieme i problemi». Mentre Gobbi ha rilevato come «ognuno nella difesa dei propri interessi, ma in un clima di dialogo e non di guerra aperta, avremo la possibilità di eventualmente valutare casi di discriminazione».

E a proposito di Regio Insubrica. Al presidente del Governo ticinese abbiamo chiesto se il nodo delle quote non pagate è infine stato sciolto: «Allarme rientrato» ci ha confermato, parlando di «un cambio qualitativo evidente» a seguito del riassetto istituzionale della comunità di lavoro che ha visto le Regioni assumersi i costi delle Province. Per Maroni due altri problemi da discutere a livello di Regio – «collaborando tra regioni perché gli uni contro gli altri non funziona» – saranno quindi l’innalzamento a 1,5 metri del livello del lago Maggiore e l’inquinamento del Ceresio. «Queste sono decisioni che devono essere prese di comune accordo così come quella che riguarda la navigazione dato che ci sono tariffe differenziate che favoriscono qualcuno e penalizzano qualcun altro».

Ma a Milano si è parlato anche di altri dossier scottanti. Come quello relativo agli accordi fiscali tra Svizzera e Italia. Al proposito Maroni si è limitato a chiarire di aver informato il Governo italiano dato che l’argomento attiene più al confronto fra Italia e Svizzera, che non a quello fra Lombardia e Ticino. E anche Gobbi ha rilevato come in quest’ambito gli interessi siano divergenti e i margini di manovra interni: «Maroni – ha comunque precisato il consigliere di Stato – ha un problema da risolvere, e cioè la parità di trattameno fiscale dei suoi cittadini». E intanto, restando in tema, ieri la neocostituita Associazione frontalieri Ticino ha annunciato una nuova manifestazione di protesta che si terrà il 2 aprile a Lavena Ponte Tresa.

Altro dossier mai veramente digerito da Maroni, la richiesta obbligatoria del casellario giudiziale per il rilascio dei permessi B (dimora) e G (per frontalieri). Ieri se ne è discusso solo marginalmente. «Da parte mia – ci ha spiegato Gobbi – ho ricordato le finalità del provvedimento in termini di sicurezza e il passo fatto dal Governo verso l’autorità federale e la Lombardia sospendendo la richiesta del certificato dei carichi pendenti». Mentre per quanto concerne il casellario il direttore delle Istituzioni ha ribadito che «la misura rimane in vigore», aggiungendo di non aver presentato a Maroni il relativo bilancio distribuito a Natale ai colleghi di Governo.

E sempre a proposito di sicurezza sul tema della chiusura dei valichi secondari Maroni ha affermato di aspettarsi «leale collaborazione e comune intento di risolvere i problemi quando e dove si presentano». Mentre sollecitato sulla linea ferroviaria internazionale Stabio-Arcisate ha rassicurato: «Siamo intervenuti risolvendo alcuni problemi e consentendo ai cantieri di riprendere. L’opera sarà regolarmente conclusa nel 2017».

Canton Ticino e Regione Lombardia: incontro ufficiale

Canton Ticino e Regione Lombardia: incontro ufficiale

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha incontrato oggi a Milano il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. La riunione ha permesso di riaffermare i cordiali e costanti rapporti istituzionali e di affrontare diversi temi di comune interesse, secondo lo spirito della Dichiarazione d’intesa tra i due territori.

I Presidenti di Ticino e Lombardia hanno tenuto oggi il primo degli incontri bilaterali che a cadenza annuale – come previsto dall’accordo firmato a Como il 16 giugno 2015 – permetteranno di valutare lo stato della cooperazione istituzionale. All’incontro hanno preso parte, per il Cantone, anche il Cancelliere dello Stato Giampiero Gianella e il Delegato cantonale per i rapporti transfrontalieri e internazionali Francesco Quattrini. In un clima cordiale e franco, i Presidenti si sono informati su vari temi e progetti di comune interesse regolati dalla Dichiarazione d’intesa, tra i quali le infrastrutture e la mobilità transfrontaliera, la sicurezza, la navigazione e la gestione delle acque italo-svizzere. In generale, sono stati sottolineati i forti vincoli tra Ticino e Lombardia, auspicando un rafforzamento del dialogo e della collaborazione.

La riunione ha inoltre consentito di discutere anche alcuni temi d’attualità, come il rinnovo dell’Accordo sulla fiscalità dei lavoratori frontalieri del 1974, le chiusure notturne di alcuni valichi doganali secondari e la recente modifica normativa che ha introdotto in Ticino un albo delle imprese artigianali, in vigore dallo scorso 1. febbraio. A quest’ultimo proposito, la Regione Lombardia ha preso atto del carattere non discriminatorio della misura; è stato ad ogni modo concordato che la Regio Insubrica servirà da luogo di discussione e monitoraggio del tema.

I presidenti hanno infine posto l’accento sull’importanza di mantenere un dialogo costante, in particolare grazie alle istituzioni transregionali di cui Ticino e Lombardia fanno parte, come il Programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera 2014/2020 (Interreg), la Comunità di lavoro Regio Insubrica – di cui la regione Lombardia è diventata recentemente membro – e la Strategia per la Macroregione alpina (Eusalp), ufficialmente lanciata il 25 gennaio scorso in Slovenia.

Al via una campagna di sensibilizzazione per combattere i nuovi pericoli della strada

Al via una campagna di sensibilizzazione per combattere i nuovi pericoli della strada

Il sempre più diffuso utilizzo dei telefonini di nuova generazione durante i tragitti in automobile o con altri mezzi di trasporto aumenta il rischio di disattenzione da parte dei conducenti: nell’ambito del programma di prevenzione «Strade più sicure», il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale – in collaborazione con le Polizie comunali e la Zurigo assicurazioni – avvieranno quindi da oggi un’azione di prevenzione che si protrarrà sino a primavera.
Sulla rete stradale ticinese si sono verificati durante lo scorso anno 4.026 incidenti della circolazione, con 12 decessi (+50% rispetto al 2014) e 227 feriti gravi. Dati preoccupanti, che impongono di mantenere alta la prevenzione e di combattere contro i nuovi pericoli della strada, fra i quali spicca l’uso dei telefonini di nuova generazione al volante. Questa infrazione è infatti sempre più frequente: uno studio nazionale del 2011 mostrava che il 40% dei conducenti telefona quando guida, il 30% scrive o legge messaggi e il 50% inserisce la destinazione nel navigatore solo quando sta già viaggiando. In Ticino, l’utilizzo del cellulare senza dispositivo «mani libere» è la seconda causa di infrazioni del codice stradale – con 3.998 le persone multate nel 2015 solo dalla Polizia cantonale.
La campagna di sensibilizzazione promossa dal Dipartimento delle istituzioni e dalla Polizia cantonale – in collaborazione con le Polizie comunali e la Zurigo assicurazioni – prevede quindi una serie di misure informative e interventi sul territorio per incentivare l’utilizzo dei dispositivi «mani libere» da parte dei conducenti, ma non solo. L’intento è infatti anche di rendere attenti pedoni e ciclisti sui pericoli che corre chi attraversa la strada o pedala osservando lo schermo del telefonino o indossando cuffie che isolano dai rumori e dai suoni del traffico. La campagna di sensibilizzazione si rivolge quindi a tutti gli utenti della strada, ma si concentra sui giovani conducenti tra i 18 e i 24 anni, poiché solo il 40% dei neopatentati percepisce l’uso del cellulare alla guida come un intralcio alla sicurezza stradale – un valore addirittura in diminuzione rispetto agli ultimi anni.
Scrivere un breve SMS o scattarsi un «selfie» a 100 km/h equivale a guidare a occhi chiusi per 400 metri, e nei pochi secondi in cui lancia un’«app» un conducente procede a zig zag, come se fosse sotto l’influsso dell’alcool. Il Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e le Polizie comunali ricordano perciò che l’impiego del cellulare alla guida è ammissibile solo quando il veicolo è parcheggiato. La multa ordinaria ammonta a centro franchi ma in determinati casi può arrivare anche a 600 franchi o alla pena detentiva, a seconda del grado di pericolo che l’automobilista ha creato. In caso di incidenti provocati da violazioni particolarmente gravi, il pacchetto di misure «Via Sicura» prevede inoltre che l’assicuratore eserciti il regresso dalle proprie prestazioni.