Furti, se il ladro resta chiuso fuori

Furti, se il ladro resta chiuso fuori

Dal Corriere del Ticino | Il bilancio estivo segna un calo dei furti nelle abitazioni, scesi del 30% in otto mesi: la regione più colpita è il Luganese – Claudio Ferrari: «La collaborazione con la popolazione è decisiva».

Dall’inaugurazione di AlpTransit all’emergenza migranti, passando poi per gli appuntamenti calcistici e la maxi-esercitazione italo-svizzera Odescalchi. Quella che la Polizia cantonale si è lasciata alle spalle è stata un’estate bollente. Anche perché, accanto ai grandi eventi citati, il lavoro «di routine» per contrastare furti, incidenti e borseggi non va mai in vacanza. Per tracciare un bilancio dell’attività degli scorsi mesi abbiamo sentito Claudio Ferrari , sergente maggiore capo, addetto alla prevenzione della Polizia cantonale.

Il nome in codice: Vietnam2

«Se osserviamo le cifre – ci dice Ferrari – il bilancio di quest’estate non può che essere positivo poiché si conferma la tendenza emersa lo scorso anno alla diminuzione dei reati». Statistiche alla mano, nel periodo compreso dal 1. gennaio al 31 agosto in Ticino si è infatti registrato un calo generale dei furti con scasso pari al 30%. A fare la parte del leone, per quanto concerne i mesi estivi, il Locarnese, dove la flessione ha toccato il 55%. Seguono poi Mendrisiotto (–50%), Bellinzonese (–35%) e infine Luganese (–10%). «A giocare un ruolo decisivo quale deterrente verso i ladri è soprattutto la presenza di agenti sul territorio», continua Ferrari. «Prendiamo ad esempio il Mendrisiotto: con la pressione migratoria ai valichi il numero di pattuglie nel distretto è aumentato. E questo ha scoraggiato molti malviventi che hanno così deciso di optare per altre zone». Come ad esempio il Luganese? «Forse. Le statistiche dimostrano che il Luganese, pur registrando un calo dei furti rispetto all’anno scorso, risulta essere il distretto più colpito. In particolar modo il Malcantone che, specialmente in questo periodo, è una zona a rischio». Per cercare di dare scacco matto a ladri e scassinatori, la Polizia cantonale ha messo in atto due operazioni. Nome in codice: Operazione controllo rustici e Operazione Vietnam2. Quest’ultima in particolare, si è concentrata nelle prime settimane di agosto e ha visto in azione sette pattuglie di agenti che, in divisa e in civile, hanno controllato l’Alto Malcantone e la zona della Penudria. Regione questa chiamata appunto «Vietnam» perché negli anni ’60 il grande boom edilizio ha riempito il territorio di buche. «È stata un’operazione necessaria – continua Ferrari – questa zona conta infatti numerose case di vacanza che rimangono a lungo disabitate e sono un bersaglio ottimale per i ladri», precisa Ferrari, «basta infatti pensare che, dall’inizio dell’anno, sono stati oltre una quarantina i furti». Un’operazione che però sembra aver portato i frutti sperati poiché, secondo quanto registrato dalle forze dell’ordine, fino ad ora non si sono più verificati reati.

Di strade e borseggi

A caratterizzare l’operato 2016 della Polizia cantonale anche l’attività legata agli incidenti stradali. «Quest’estate abbiamo registrato un aumento di quelli che sono gli interventi per incidenti con danni materiali», ci spiega il nostro interlocutore, «questi sono passati dai 534 del 2015 a 665. Mentre invece, gli incidenti che hanno visto coinvolti dei feriti sono stati 193, una cinquantina in meno dell’estate scorsa». Infine, gli scontri con esito mortale sono stati 4. Uno in più del 2015. «Commentare queste cifre è difficile – continua Ferrari – si fa di tutto affinché il bilancio sia pari a zero ma, purtroppo, non è facile». Nota positiva invece per quanto riguarda i borseggi e l’accattonaggio. Se i primi sono passati da 100 casi nel 2015 ai 90 di quest’anno, il numero di questuanti è decisamente in calo. «Capita che vi siano ancora casi di persone che, dall’Italia, arrivano per un giorno e chiedono l’elemosina davanti ai supermercati. Ma rispetto ai mesi precedenti sono in netta diminuzione», dichiara Ferrari. Un calo questo che, proprio come per i furti, è da ricondurre non solo all’aumento di agenti sulle strade, ma anche alla crescente collaborazione da parte della popolazione. «Si nota come tra i cittadini emerga sempre di più la voglia di essere partecipi nella propria sicurezza – aggiunge Ferrari – per questo motivo, anche in un’ottica futura cerchiamo di perseguire su questa strada promuovendo incontri di prevenzione con la popolazione. Insomma, il cittadino diventa sempre più attento, vigile e osservatore. Poi è chiaro, l’intervento spetta alle forze dell’ordine».

Gobbi sbotta dopo i fatti di Chiasso

Gobbi sbotta dopo i fatti di Chiasso

Da Ticinonews.ch | Il ministro pubblica le immagini dei disordini. “In risposta a chi ha voluto minimizzare”.

Continua a far parlare la manifestazione non autorizzata tenutasi ieri per le strade di Chiasso.

A far discutere, più che il messaggio portato avanti dai manifestanti, sono però i danneggiamenti e gli atti di violenza da loro compiuti.

Inizialmente c’è chi aveva parlato di una protesta pacifica, ma la Polizia cantonale ha precisato in serata che gli atti di danneggiamento compiuti da manifestanti mascherati sono stati una quarantina, alcuni dei quali importanti, e che durante il corteo sono stati sparati diversi fumogeni e bombe carta anche in presenza di persone, bambini e animali.

Non esattamente una manifestazione pacifica, quindi, come sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi sul suo profilo Facebook, postando pure alcune immagini dei disordini avvenuti a Chiasso.

“La manifestazione odierna dei no-borders a Chiasso ha palesato il loro strano concetto di libertà anti-fascista: minacciano i media e i giornalisti, danneggiano le proprietà private, attaccano le forze dell’ordine, marciano nonostante la manifestazione non fosse autorizzata” scrive Gobbi. “Qualcuno ha voluto minimizzare gli attacchi e i danneggiamenti (vedi foto), rilevando però che alla fine il corteo è diventato – oltre contro le forze di polizia – anche politico, contro le posizioni leghiste (quindi mie) a favore del controllo dell’immigrazione.”

Il consigliere di Stato conclude con alcuni hashtag: “#iostoconleforzedellordine #sicurezza #ticino #svizzera”

Intanto le forze dell’ordine stanno procedendo alle verifiche del materiale probatorio raccolto e non escludono eventuali segnalazioni alla Magistratura.

“Stato ficcanaso”? Stiamo parlando di sicurezza!

“Stato ficcanaso”? Stiamo parlando di sicurezza!

Da il Mattino della domenica | Una legge per proteggerci dal terrorismo e dal crimine organizzato

Qualche anno fa si sentiva parlare di terrorismo. Ma era lontano dalla nostra realtà, dai nostri usi e dalle nostre abi­tudini. Nel corso dell’ultimo anno l’Europa è stata colpita al cuore e quel concetto lontano ha iniziato a toccarci più da vicino. La cronaca quest’estate ci ha pure rivelato che ci sono fanatici che vivono in piccoli centri simili ai nostri paesini, in Germania e negli Stati limitrofi, pronti a commettere una strage, in qualsiasi momento, nel nome di Allah. E non è solo il terrori­smo a preoccupare. L’Ufficio federale di polizia ha infatti rilevato negli ul­timi anni l’insediamento di organizza­zioni mafiose nel nostro Paese. La nuova legge sulle attività informative (LAIn), in votazione il prossimo 25 settembre, vuole dotare i nostri 007 di strumenti adatti alla lotta contro nuove minacce.

Attacchi terroristici imprevedibili?

Parigi, Bruxelles, Nizza, Baviera: at­tacchi incontrollabili e imprevedibili? Forse non del tutto. Prendiamo ad esempio Nizza. Qualche giorno dopo la strage, appaiono sui giornali dettagli inquietanti rilasciati dalle autorità fran­cesi. L’attentatore avrebbe svolto delle ricerche quasi quotidiane sui canti re­ligiosi usati dall’IS come propaganda e sulle recenti azioni terroristiche come la strage di Orlando, e avrebbe effettuato un sopralluogo – visibile da alcune telecamere di sorveglianza ­sulla Promenade des Anglais nei giorni che precedevano la strage. In­formazioni che forse, se fossero arri­vate prima nelle mani dell’intel­ligence, avrebbero evitato che succe­desse l’irreparabile. Ho parlato di un altro Paese europeo, vicino alla nostra realtà.

Non dobbiamo però dimenticare che a inizio 2016, più precisamente ad aprile, un caso di fondamentalismo ci ha toccato – o meglio sfiorato – da vi­cino. Sto parlando dello jihadista di Lecco che frequentava giornalmente il nostro Cantone per allenarsi in una pa­lestra di Canobbio e si era avvicinato all’islam radicale. Fortunatamente, grazie al lavoro della nostra Polizia cantonale e agli inquirenti italiani, il giovane è stato arrestato prima che po­tesse commettere un attacco.

Migliorare lo scambio di informazioni

La Svizzera oggi non dispone di una protezione sufficiente in relazione alle minacce attuali. Perché come ho già detto a più riprese la minaccia terrori­stica rimane alta e il pericolo zero non esiste. Nemmeno alle nostre latitudini. Sebbene la Svizzera non risulti essere un obiettivo primario dei terroristi, non possiamo non essere vigili. Ma per farlo dobbiamo avere gli strumenti adeguati. I mezzi di cui dispone attual­mente l’intelligence svizzera non sono sono sofisticati e aggiornati come quelli delle altre nazioni europee.

La legge sulle attività informative in votazione il prossimo 25 settembre permetterebbe alla Svizzera di essere al passo con gli altri Paesi e di miglio­rare ulteriormente lo scambio d’infor­mazioni con essi, darebbe quindi la possibilità al Servizio delle attività in­formative della Confederazione (SIC) di individuare prontamente le minacce esistenti e di avvertire tempestivamente le autorità competenti. Il nostro Paese sarebbe inoltre più indipendente, non dovendo più contare solo sulle infor­mazioni degli 007 di altre nazioni.

Il SIC attualmente può acquisire infor­mazioni soltanto in luoghi pubblici: la nuova legge permetterebbe loro di mo­nitorare i computer e le telecomunica­zioni, scoprendo da messaggi su telefono o e-mail se è in atto una pre­parazione per un atto terroristico, o smascherando una rete di criminalità organizzata tramite intercettazioni te­lefoniche.

Presenza della mafia sul territorio

Non è stato solo il terrorismo però ad aver toccato da vicino la sicurezza del nostro Cantone e della nostro Paese negli scorsi anni. Alcuni fatti di cro­naca hanno richiamato all’attenzione dell’opinione pubblica la presenza d’infiltrazioni di stampo mafioso al­l’interno del nostro territorio. Dal ‘banchiere’ della ‘ndrangheta di Va­callo, all’operazione Hydra, fino al­l’operazione Helvetia che scoperchiò la cellula ‘ndranghetista di Frauenfeld. Le nuove disposizioni legislazioni agevolerebbero il lavoro degli inqui­renti anche in questo campo.

Proteggere i dati personali

C’è chi però disegna lo Stato come fic­canaso. Il referendum contro la legge fa leva sulla paura della violazione della privacy, la paura che la nostra sfera privata venga intaccata. Disegna lo Stato come una telecamera del Grande Fratello, che vuole scoprire cosa facciamo e cosa scriviamo in ogni momento della vostra vita. Ma non si tratta di questo e anzi, per ov­viare ogni possibilità di nuocere al cit­tadino, le nuove misure saranno vincolate da procedure di autorizza­zione molto severe per proteggere i dati personali. La nuova legge non li­mita in alcun modo la libertà di chi, come noi, è un cittadino onesto, poi­ché le informazioni che non hanno nessuna relazione con una possibile minaccia non potranno essere utiliz­zate e dovranno essere distrutte. In pratica: a meno che siate dei terroristi intenti a preparare un attacco, i dati le­gati alla vostre attività online non ver­rebbero salvati in nessun database!

Chi ha proposto il referendum fa leva sulla paura di essere spiati e porta avanti la sua campagna politica mo­strando uno Stato invadente. I promo­tori di questo referendum stanno giocando contro la sicurezza del no­stro Paese, accettando ogni tipo di comportamento e atteggiamento anche estremista, proclamandosi pro­tettori dei diritti fondamentali e della libertà individuale a tutti i costi. La verità è che contrapporre la libertà in­dividuale alla sicurezza collettiva è una scelta molto rischiosa e fuor­viante. Un concetto non esclude l’al­tro: è necessario quindi trovare l’equilibrio tra questi due principi fon­damentali dello Stato democratico.

Io sono convinto che la sicurezza sia il bene più prezioso di ognuno di noi. Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni lavoro ogni giorno per portare maggiore sicurezza e quindi maggior benessere a ogni ticinese. Ora è però il momento per ognuno di noi di agire. Il popolo è chiamato a votare: facciamo valere il nostro di­ritto di sentirci più sicuri in casa no­stra!

NORMAN GOBBI, CONSIGLIERE DI STATO E DIRET­TORE DEL DIPARTIMENTO DELLE ISTITUZIONI

Giudicature di pace ridotte a diciassette

Giudicature di pace ridotte a diciassette

Da laRegione | Riorganizzazione in arrivo: Giudicature di pace ridotte da 38 a 17 – Al Dipartimento istituzioni ultimato il progetto di messaggio.

La riforma dell’apparato giudiziario ticinese ‘Giustizia 2018’ passa anche dalle giudicature di pace. In questi giorni la Divisione della giustizia del Dipartimento istituzioni ha terminato l’allestimento del progetto di messaggio sulla riorganizzazione del settore. Si propone fra l’altro una riduzione del numero sia delle giudicature che dei giudici di pace. «L’obiettivo principale è di uniformare il carico di lavoro, definendo comprensori di dimensioni per quanto possibile omogenee e mantenendo almeno una giudicatura di pace in ciascun distretto», spiega alla ‘Regione’ la responsabile della Divisione Frida Andreotti. «Oggi – ricorda – ci sono giudicature molto sollecitate con più di 30mila abitanti e oltre mille incarti all’anno, altre invece con meno di mille abitanti e una decina di pratiche all’anno». Di qui la necessità «di un maggiore equilibrio lavorativo, affinché il singolo giudice possa svolgere l’attività a titolo accessorio».

Si prospetta allora una diminuzione dei comprensori, che permetterebbe di passare dalle attuali 38 giudicature di pace a «17». «Alla luce anche delle statistiche del Consiglio della magistratura e della popolazione attribuita ai circondari, il tutto con riferimento al periodo 2011-2015, abbiamo ipotizzato – riprende Andreotti – un carico di lavoro pari a circa 400/450 incarti all’anno, che si traduce in uno o due giorni di lavoro alla settimana». Il numero complessivo dei giudici di pace scenderebbe a ventisei. «Per mantenere all’interno dei comprensori una ripartizione equilibrata, prevediamo la presenza di due giudici di pace nei circondari di Mendrisio, Balerna e Ceresio, cinque nel circondario di Lugano, tre in quello di Bellinzona e un giudice per ognuna delle restanti dodici giudicature di pace», indica ancora la direttrice della Divisione. Per quanto attiene al Bellinzonese si è già tenuto conto dell’aggregazione. «Nel corso dell’estate – aggiunge Andreotti — abbiamo esaminato diversi scenari. Per finire suggeriamo quello a tre giudici, proponendo un comprensorio unico con tutti i Comuni del Distretto di Bellinzona e il Comune di Claro del Distretto di Riviera, che partecipa alla Nuova Bellinzona».

La riorganizzazione concepita dal Dipartimento istituzioni contempla inoltre un «rafforzamento» della formazione, un «nuovo» sistema retributivo e l’«abolizione» della figura del giudice supplente. I giudici di pace continuerebbero a essere eletti «dal popolo» e ad essere competenti «per le cause patrimoniali sino a un valore di 5mila franchi». Il progetto di messaggio, prosegue la titolare della Divisione giustizia, «verrà sottoposto in particolare all’Associazione dei giudici di pace e al Consiglio della magistratura, dopodiché lo trasmetteremo al direttore del Dipartimento Norman Gobbi per l’approvazione del testo da parte del governo».

“Nekkaz e Illi, due provocatori che mancano di rispetto alla democrazia. E pure agli arabi…”

“Nekkaz e Illi, due provocatori che mancano di rispetto alla democrazia. E pure agli arabi…”

Da Mattinonline.ch | Nei giorni scorsi, questa volta a Lugano, si è registrata una nuova sceneggiata di Nora Illi. Costei, giustamente sconosciuta ai più, è la svizzera convertita al­l’islam radicale che fa da valletta al sedicente imprenditore algerino Rachid Nekkaz nelle sue becere provocazioni contro il divieto di burqa votato dal popolo ticinese. La Illi si è quindi recata in niqab sulle rive del Ceresio e, all’arrivo della polizia, si è rifiutata di togliersi il panno dalla faccia. La vicenda pone il problema di come sanzionare adeguatamente questo genere di dimostrazioni di disprezzo nei confronti della Costituzione e della legge ticinese.

La nuova legge sull’ordine pubblico prevede al massimo una multa di 10mila Fr. Ma, se le contravvenzioni le paga qualcun altro (ad esempio il Nekkaz di turno) è chiaro che l’effetto dissuasivo su provocatrici da tre e una cicca come la Illi è nullo.

Norman Gobbi, è immaginabile/auspicabile una correzione della nuova legge sul­l’ordine pubblico che preveda, in casi estremi di violazione del divieto di dis­simulazione del viso, anche una pena detentiva, ciò anche in considerazione del fatto che il bene protetto da questa legge, oltre alla sicurezza, sono i valori fondamentali della società occidentale?
Sia chiaro: non si vuole impedire a nessuno di esprimere la propria fede reli­giosa. Non è questo il punto! Ma in que­sto caso è evidente che siamo di fronte a provocazioni che perseguono lo scopo palese di ot­tenere cinque minuti di visibilità me­diatica per un islam radicale. Il dissimulare il volto non è un precetto religioso né una libertà di vestiario come taluni fanno intendere, bensì il voler imporre regole non nostre e quindi contrarie al nostro vivere co­munitario e al nostro costume. Una provocazione che peraltro manca di rispetto alla democrazia diretta – ele­mento fondante del nostro Paese – e a tutti i cittadini ticinesi che con il loro voto hanno detto un chiaro “sì” alle nuove disposizioni contro la dissimu­lazione del volto. Una provocazione che sarà evidentemente sanzionata e – come previsto dalla legge in caso di recidiva – il Municipio potrà stabilire di aumentare l’importo della multa. Dall’introduzione della nuova legge abbiamo avuto riscontri positivi – a dimostrazione della bontà della nostra scelta! – anche dal mondo arabo e continueremo quindi ad applicare quanto votato dal Popolo con fer­mezza anche davanti a provocazioni plateali.

Prima cantonale, cartelli intelligenti

Prima cantonale, cartelli intelligenti

Dal Giornale del Popolo | Un nuovo sistema di segnaletica è stato introdotto sulle strade ticinesi allo scopo di prevenire incidenti con la fauna selvatica nelle zone più sensibili

La sicurezza stradale si sta rinnovando negli ultimi giorni soprattutto per quanto riguarda l’attraversamento da parte di animali selvatici delle strade cantonali. Ne sono la prova i due nuovi dispositivi appena posati sul territorio ticinese. Uno si trova a Claro (zona ex motel Riviera) mentre il secondo nella zona di Serravalle (zona Legiüna). Il dispositivo, ancora in fase di verifica, consiste in una segnaletica luminosa che si accende quando un sensore percepisce il movimento da parte di un animale selvatico sulla carreggiata. Oltre a segnalare l’animale, per rendere attenti i conducenti, esso indica la velocità da seguire (40 km/h) fino alla fine della tratta in questione.

«L’apparecchiatura non è un radar – ha chiarito Marco Guscio, responsabile del Reparto di Gendarmeria Stradale della Polizia Cantonale – si tratta comunque di un’indicazione di velocità da rispettare». Una misura presa in considerazione come progetto pilota da parte del Dipartimento del Territorio, dall’Ufficio della Caccia e della Pesca, dal Dipartimento delle Istituzioni con il progetto «Strade sicure» insieme alla Polizia Cantonale. Uno degli scopi consiste nel diminuire gli interventi daparte degli agenti di Polizia per incidenti che riguardano ungulati. Sono infatti più di 500 gli incidenti causati ogni anno dalla fauna in Ticino (in Svizzera superano i 20.000) e il 95% di essi si risolvono con un grande spavento da parte del conducente, e
ingenti danni materiali. Il discorso è diverso quando pensiamo ai centauri che sono molto più a rischio nelle zone sopracitate. Il progetto, quindi, propone una segnalazione più attiva rispetto ai classici cartelli di segnaletica passiva, che richiamano l’attenzione degli automobilisti al pericolo della fauna sulla strada, ma che molte volte vengono sottovalutati. La segnaletica
attiva entra in funzione solamente quando c’è un pericolo. «La popolazione ticinese, insieme a quella degli ungulati, è in continuo aumento, per questo motivo il problema non può essere risolto con delle semplici recinzioni. Serve una segnaletica intelligente che possa permetterci di convivere con la fauna creando una maggiore prevenzione e sicurezza», ha spiegato ieri alla stampa il consigliere di Stato Claudio Zali. «Ora, dopo la fase di verifica, metteremo in funzione l’impianto e con il tempo constateremo se ci saranno meno incidenti e quindi quale impatto avrà la nuova segnaletica».

Gli incidenti di questo tipo sono molto più frequenti nelle zone di periferia dove la fauna è maggiormente presente e i danni materiali si aggirano attorno ai 5 milioni di franchi all’anno. «Il pericolo è presente tutto l’anno e soprattutto nel periodo che va da novembre a marzo dove gli ungulati scendono a valle: infatti, abbiamo verificato che un incidente su 5 avviene nelle località», ha dal canto suo spiegato Fabienne Bonzanigo, responsabile del progetto «Strade sicure».

I luoghi per la sistemazione dei nuovi impianti sono stati decisi in base alla pericolosità del tratto stradale data dal numero di incidenti legati alla fauna e dal tipo di animale che si trova nella regione. «È chiaro che un impatto con un cervo da 200 chili è diverso rispetto ad uno con un tasso» ha aggiunto Bonzanigo. È stato ulteriormente preponderante il contributo da parte dei Comuni. Si dicono infatti soddisfatti il sindaco di Serravalle, Luca Bianchetti, e il vicesindaco di Claro, Luigi Calanca. I due Comuni hanno inoltre avuto un sostegno essenziale da parte di Tiziano Putelli dell’Ufficio Caccia e Pesca che grazie a dei segnalatori GPS posizionati su dei cervi ha potuto inquadrare le aree preferite dagli animali per l’attraversamento della strada.

Il costo totale di un impianto è di circa 60.000 franchi, a dipendenza della morfologia della zona interessata.

Immigrazione di massa: e la volontà popolare?

Immigrazione di massa: e la volontà popolare?

Dal Corriere del Ticino | Cosa sarebbe la Svizzera senza la democrazia diretta? Un sistema tanto affascinante quanto invidiato da tanti popoli. Un sistema che consente ai cittadini di essere protagonisti e sovrani della vita politica del proprio Paese, grazie a decisioni prese attraverso il voto popolare. Voto che non può e non deve essere ignorato. Delude quindi – e sorprende anche – la decisione presa venerdì scorso dalla maggioranza della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale, la quale ha il compito di valutare le proposte per l’attuazione del voto contro l’immigrazione di massa del 9 febbraio 2014. Andrò dritto al punto e non sceglierò mezze parole: si tratta per certi versi di un aborto politico! E non sono certo i cittadini svizzeri a uscirne vincitori, la cui volontà viene aggirata.

Infatti, il risultato presentato dalla maggioranza della Commissione è il prodotto dei dibattiti interni, che hanno visto unirsi la posizione liberale e quella socialista, con l’aggiunta in seguito dei popolari democratici con la loro sedicente proposta federalista. Un fine lavoro di patchwork, ma a conti fatti non è altro che una mera trascrizione di quanto già prevede l’Accordo sulla libera circolazione tra la Svizzera e l’Unione europea (e i suoi Stati membri) per poter adottare misure di regolazione del mercato del lavoro (come ad esempio alcune misure fiancheggiatrici), con la sola novità dell’obbligo d’annuncio (Meldepflicht) per favorire potenzialmente la manodopera indigena. Potenzialmente, poiché – e ribadisco sorprendentemente – la maggioranza PLR-PPD-PS della Commissione ha deciso di delegare la decisione sull’attuazione di qualsiasi misura di controllo dell’immigrazione a un organo terzo, ossia al comitato misto Svizzera-UE. Ed è per questo che la proposta dipinta dal PPD come federalista, tale non è. Infatti, dal testo proposto dalla maggioranza commissionale emerge che il Cantone può sì richiedere, la Confederazione può anche proporre, ma è il comitato misto a poter decidere. In poche parole i Cantoni non saranno altro che organi richiedenti ma non potranno mai attuare misure che dovrebbero – anzi devono! – essere di loro competenza. D’altronde, anche il progetto denominato «bottom-up» prevedeva una forma di automatismo delle misure a tutela del mercato del lavoro – settoriale, regionale o nazionale – che però è stato criticato fortemente dall’UE e dai suoi Stati membri, Italia in primis. Ora con la proposta della maggioranza commissionale PLR-PPD-PS non solo si cede la sovranità decisionale (indebolendo la posizione contrattuale già esigua del Consiglio federale), ma – peggio – si rinuncia pure all’automatismo delle misure, che saranno sempre e comunque verificate dal comitato misto. La presunta vittoria sui frontalieri tanto declamata negli scorsi giorni è invece da interpretare come una perdita ulteriore di terreno verso il vero obiettivo, ossia di controllare l’accesso al mercato. Infatti, senza automatismi, il sistema «bottom-up» di per sé già limitativo a livello di forza d’intervento – considerato che i parametri da raggiungere per poter attuare una misura sarebbero comunque troppi – diventa inutile.

La realtà è che la soluzione proposta venerdì scorso si distanzia notevolmente dalla volontà popolare espressa il 9 febbraio 2014. Popolo che – ricordo – quel giorno ha detto in modo chiaro il proprio volere, andando contro la stessa maggioranza formata da PLR, PPD e PS, che oggi mette i bastoni tra le ruote – nuovamente – all’attuazione della volontà popolare, e pensando di far meglio, peggiora ulteriormente le nostre posizioni nei confronti dell’UE.

Sembra che la storia non abbia insegnato nulla ai rappresentanti di quelli che vengono definiti partiti storici. Eppure, in passato, le cittadine e i cittadini dello splendido Paese in cui viviamo hanno dimostrato di essere stati più lungimiranti dei loro rappresentanti. E a mio modo di vedere, il 9 febbraio 2014 è stata una di quelle occasioni.

«Che il Ticino dia un chiaro segnale»

«Che il Ticino dia un chiaro segnale»

Dal Corriere del Ticino | Il presidente federale UDC Albert Rösti esorta a dire «sì» a Prima i nostri – Norman Gobbi: «Ho simpatia per l’iniziativa».

È in un clima di festa, con la musica popolare e l’aroma del risotto con le luganighe (offerti) a fare da sottofondo, che si è svolto l’evento organizzato dall’UDC Ticino al Mercato coperto di Mendrisio per sostenere l’iniziativa popolare Prima i nostri, in votazione il prossimo 25 settembre. Il fulcro della giornata è stato raggiunto con la partecipazione del presidente dell’UDC Svizzera Albert Rösti , giunto a Mendrisio per l’occasione. Nella conferenza stampa svoltasi a margine della festa, Rösti ha letto il proprio intervento, «Prima i nostri, ora più che mai», in italiano, segno della considerazione che ha per il cantone. «Il Ticino è colpito in modo particolare da una migrazione al di sopra della media, la situazione dell’asilo ne è una parte, la problematica dei frontalieri è l’altra, e anche la situazione del traffico non è certo da invidiare. È perciò salutare, a seguito delle scandalose conclusioni della Commissione delle istituzioni politiche, sostenere qui, con Prima i nostri, un’iniziativa che mira proprio ad affrontare il problema», ha detto. Rösti, che sull’applicazione del 9 febbraio ha rilasciato dichiarazioni al Corriere del Ticino (vedi pagina 7), ha esortato «la popolazione ticinese a porre mano direttamente ai propri problemi e nel contempo a dare un chiaro segnale al Parlamento federale che l’iniziativa contro l’immigrazione di massa deve essere attuata». All’appuntamento erano presenti anche il consigliere nazionale Marco Chiesa e il presidente di UDC Ticino Piero Marchesi . Chiesa ha sottolineato come «ora l’iniziativa Prima i nostri diventi ancora più importante. Nella proposta scaturita dalla Commissione non saranno conteggiati i frontalieri e non condividiamo le posizioni di Christian Vitta e Marco Romano. Tutto questo ci lascia molto amaro in bocca e lo consideriamo un sabotaggio al 9 febbraio». Ai circa 300 ospiti Marchesi ha presentato il comitato per il sì all’iniziativa e ha tenuto a sottolineare che «Prima i nostri non è solo sostenuta dall’UDC ma anche da altri partiti o parlamentari di altre aree politiche. Ad esempio l’iniziativa è condivisa dalla Lega, dal gruppo parlamentare dei Verdi esclusi Francesco Maggi e Michela Delcò Petralli e dai liberali radicali Andrea Giudici, Peter Rossi ed Elio Del Biaggio, oltre che da una decina di imprenditori. C’è un’economia in Ticino che già applica il principio di Prima i nostri e che non ha paura dell’iniziativa». Presente in forze il movimento di via Monte Boglia, che ha colto l’occasione per tenere una riunione dei vertici (vedi articolo a fianco), alla quale hanno partecipato anche i due consiglieri di Stato Norman Gobbi e Claudio Zali. E tra i leghisti presenti è corsa voce che la decisione del Governo relativa al sostegno al controprogetto non fosse unanime. Abbiamo rivolto la domanda a Gobbi che ci ha risposto: «Il Governo ha preso la sua decisione. Quello che posso dire è che ho simpatia per l’iniziativa». Ricordiamo che Prima i nostri è in votazione il prossimo 25 settembre con il controprogetto.

Un ultimo saluto a Mauro: “Io lo ricorderò così”

Un ultimo saluto a Mauro: “Io lo ricorderò così”

Da il Mattino della domenica | Ci ha lasciati negli scorsi giorni Mauro Malandra, e mi è sembrato importante e necessario ricordarlo sul Mattino di questa domenica. Se oggi sono un Consigliere di Stato di questo Cantone è anche, e soprattutto, grazie a lui.

Le radici profonde di Mauro a Monte Carasso sono state un aspetto importante della sua vita. Come Monte Carasso è sviluppata su piano e su montagna, lo sono anche le sue più grandi passioni che voglio ricordare.

Professionalmente, tra le varie at­tività, Mauro è stato anche un col­laboratore del Dipartimento che oggi io dirigo, dell’allora Diparti­mento militare cantonale. Ha in seguito avviato la sua attività ul­tratrentennale in tipografia, atti­vità sulla quale ritornerò più tardi nel mio scritto, per rievocare qual­che ricordo. Tra le sue varie passioni c’è stata sicuramente all’inizio quella del calcio, una passione che l’ha unito a molti suoi amici. Poi la passione del tennis, che da Bellinzona l’ha portato fino alle alture di San Ber­nardino. Quest’ultimo è stato il suo nido di recupero delle forze e delle energie, ma soprattutto luogo delle sue amicizie. Amicizie con le quali godeva della sua voglia di vivere, con i quali si intratteneva in maniera non solo famigliare… ma anche goliardica.

Come non ricordare le sue espe­rienze (che alcune volte sono state riprese anche sul Mattino della do­menica con gli acronimi “CO-MI­VA”, che poi ogni tanto diventavano anche “CO-MI-ti­VA”) con chi saliva nel suo regno a cogliere o meglio come inten­deva lui rubare i funghi. Con il suo fare goliardico, Mauro e qualche amico prelevava dai cestini delle auto targate “CO-MI-VA” i fun­ghi, a mo’ di sanzione. E questo rubare i funghi, nel suo spirito di Robin Hood, lo faceva in maniera goliardica, mettendosi una divisa non propriamente ufficiale, ma reale per la “guardiafungo” di SanBe. Dei funghi prelevati ne fa­ceva condivisione con gli amici. E questo era l’aspetto più impor­tante, che sicuramente faceva pia­cere a tutti al di là della goliardia: l’amicizia e il voler condividere, attorno alla tavola.

Come ho detto prima, se oggi sono quello che sono è anche grazie a lui, perché il 17 gennaio 1991 Mauro, Giuliano e Flavio hanno fondato la Lega dei Ticinesi. Mauro magari, un po’ più distante dalla realtà luganese, in realtà co­nosceva il Nano sin dagli Anni Settanta. Attilio in quel momento era a St. Moritz; e spesso il Nano faceva le cose quando Attilio era distante, così da evitare discus­sioni. In quel giorno si è fatto qualcosa d’importante: quello che forse poteva apparire come una goliardata, dopo 25 anni si è svi­luppata in una realtà popolare e politica, ancorata nella comunità ticinese. Mauro era fiero e orgo­glioso di aver dato vita a un movi­mento politico in Svizzera, cosa che non succede evidentemente tutti i giorni, soprattutto se pen­siamo al successo che ha avuto. Mauro è stato uno dei tre padri fondatori del nostro movimento della Lega dei Ticinesi, e per que­sto gliene saremo sempre grati.

Mauro però era di animo molto più prudente del Nano. Se pen­siamo alla manifestazione del ’92 sul Pontediga – io avevo 15 anni e l’ascoltavo via radio – possiamo dire che non erano sicuramente momenti facili, e evidentemente significava anche confrontarsi con la polizia. Dopo varie discussioni Mauro ha detto “Nano, fa’ pö chel che te vö”. E il Nano chiaramente ha fatto come voleva, ma racconto questo a dimostrazione che Mauro era una persona di riferimento. Nano lo ascoltava spesso, come ha fatto con tutti noi,… anche se poi alla fine decideva di testa sua.

Il mio primo incontro con Mauro è avvenuto nel 1996, da giovane candidato per il Consiglio Comu­nale di Quinto. Mi sono recato da lui in tipografia per stampare il vo­lantino. Mauro mi ha subito im­pressionato per il suo animo, visto che pur non conoscendomi, mi consigliò su cosa mettere e non mettere nel volantino. Consigli utili per me che allora avevo meno di vent’anni ed ero sostanzial­mente un bambino politicamente parlando. Era la mia prima espe­rienza politica, ma mi ha subito istradato spiegandomi delle cose del lavoro tipografico che faceva. Alla fine penso di essere diventato un esperto di comunicazione anche grazie a lui. Ero estraneo al mondo della tipografia fino a quel momento, ma poi a vent’anni ho scoperto cos’era, e per questo l’ho davvero apprezzato.

Mauro non era mai gentile, ma buono sì. Non era gentile nel senso delle buone maniere perché, lo sappiamo, non utilizzava spesso “forme filosofiche” per esprimere determinati concetti. Ma sicuramente il suo animo buono lo conoscevamo tutti, visto che anche negli ultimi anni, quando lo incontravo nella sua Monte Carasso, al ristorante “Er Pipa” da sua sorella Miria e suo nipote Andrea, al di là della bat­tuta si discuteva, si ricordava, si condividevano opinioni. E tutti sappiamo che dietro questa voce roca, marcata anche dalle siga­rette, c’era una persona che aveva qualcosa di particolare. E per sot­tolinearlo alcuni amici mi hanno raccontanto che, e forse non tutti lo sapranno, era un po’ “il Besomi di San Bernardino”. Il suo andare ogni mattina a comprare il cibo per i gatti del villaggio era una te­stimonianza del suo animo che, dietro alla voce brontolona e roca, nascondeva un grande cuore gene­roso e sensibile. Ci stringiamo nel dolore della mo­glie Lula e di tutti i famigliari.

Ciao Mauro, stam ben.

Il Dipartimento delle istituzioni online da 20 anni

Il Dipartimento delle istituzioni online da 20 anni

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Nella giornata odierna ricorre un importante anniversario per la storia del «Governo elettronico» nel nostro Cantone. Esattamente vent’anni fa, il 4 settembre 1996, il Dipartimento delle istituzioni pubblicò le sue prime pagine informative su internet – all’epoca consultabili digitando l’indirizzo http://www.governo-ti.ch – e attivò una serie di indirizzi di posta elettronica, offrendo ai cittadini una nuova forma di comunicazione diretta con alcuni servizi dello Stato.
Vent’anni fa solo 8’000 cittadini ticinesi erano dotati di accesso alla rete internet. Il Dipartimento delle istituzioni fu il primo a percepire le potenzialità di questo nuovo mezzo per avvicinare i ticinesi allo Stato e lanciò il primo sito dell’Amministrazione cantonale. Il neonato sito internet dava allora la possibilità di trovare indicazioni sulle nuove leggi cantonali e le procedure di consultazione, visualizzare elenchi telefonici e indirizzari dell’Amministrazione cantonale – e anche formulare richieste o inviare suggerimenti, grazie ad alcuni indirizzi di posta elettronica. Il successo fu immediato: già nelle prime due settimane dopo la pubblicazione, le pagine di www.governo-ti.ch registrarono oltre 18’000 consultazioni.
Nel corso dei successivi due decenni, la semplificazione delle relazioni fra cittadino e Stato grazie ai nuovi strumenti informatici è rimasta un obiettivo strategico per il Dipartimento delle istituzioni, che negli ultimi anni ha dedicato particolare attenzione allo sviluppo dei servizi di e-Government del Cantone.
Alcune delle principali innovazioni introdotte in questo ambito hanno interessato la Sezione della circolazione, che nel 2014 è stata dotata di un nuovo applicativo informatico e ha potuto notevolmente ampliare la paletta dei servizi offerti via web alla cittadinanza. L’ultima aggiunta, che risale a solo qualche settimana or sono, consiste nella possibilità di modificare online, tramite un formulario digitale, l’indirizzo personale che figura su patenti e licenze di circolazione.