Viabilità – Un piano per combattere le crisi

Viabilità – Un piano per combattere le crisi

Dal Corriere del Ticino | A volte basta anche un lieve tamponamento per mandare l’autostrada in tilt: sono pronte delle contromisure Un gruppo della Polizia stradale verrà dislocato nel Mendrisiotto – Si pensa al divieto di sorpasso per i camion

In Ticino c’è un grande problema di viabilità. Noi tutti lo sperimentiamo quotidianamente e d’altronde i bollettini sulla viabilità, in tutte le fasce orarie, sono merce corrente sia alla RSI sia a Radio3i. La mattina l’autostrada da Chiasso a Lugano si trasforma in un lungo e lento serpentone di auto, dalle 16 circa lo stesso avviene in senso inverso in direzione del Mendrisiotto, con la coda che arriva anche fino al dosso di Taverne. E poi ci sono altre strade cantonali, come quella sul Piano di Magadino in direzione di Locarno e quella del Malcantone verso Ponte Tresa che sono ormai al collasso sull’intero arco della giornata.

Ma per intervenire a livello infrastrutturale i tempi sono lunghi e le incognite molte. In questo senso il Dipartimento del territorio di Claudio Zali si sta muovendo per studiare delle soluzioni, ma per queste non basta solo la buona volontà del Ticino. C’è però un piano che potrebbe vedere la luce a breve, una mossa che risponde al principio «via libera» e che il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi svela oggi. In pratica si tratta di mettere in atto diverse misure per intervenire con prontezza nei momenti di grandi crisi, per evitare che lungo le arterie stradali s’interrompa il flusso delle auto provocando la paralisi per effetto domino. L’esperienza delle ultime settimane hanno dimostrato che eventi gravi, come pure un banale tamponamento, se non si è pronti ad intervenire nelle vicinanze, mandano in crisi l’asse autostradale A2. Anzi, l’intero sistema viario, in particolare quello già precario del Sottoceneri.

Si tratta di un progetto pilota realizzato dal Dipartimento delle istituzioni con l’Ustra, che prevede – attraverso la riorganizzazione della Polizia cantonale – che un distaccamento di Gendarmeria sarà destinato al pattugliamento attivo dell’A2 nel Sottoceneri, da Chiasso a Lugano Nord. Con l’Ustra è pronto un mandato di prestazione per agire in questo senso e la messa in pratica potrebbe essere abbastanza rapida, in modo da garantire una pattuglia perennemente pronta ad intervenire sul tratto Chiasso-Lugano e viceversa. Nel contempo si sta lavorando per rivedere le convenzioni per il soccorso stradale sulle strade nazionali, un altro tassello essenziale per liberare prontamente le vie e ripristinare la viabilità su tutte le corsie di marcia. La nuova organizzazione concernerà anche le rampe del Monte Ceneri e le rampe a Nord di Biasca, dove spesso si sono riscontrati problemi di viabilità. Ma se nel Mendrisiotto a gestire il nuovo sistema sarà un gruppo ad hoc, per evitare di sottrarre forze alla polizia che è già molto impegnata al fronte, in direzione della Leventina ci penseranno come finora gli agenti di stanza a Biasca e Valli.

E poi c’è un’altra misura sulla quale si sta seriamente riflettendo, ma già con l’intenzione di passare dalle parole ai fatti. Si tratta del divieto di sorpasso generalizzato per i mezzi pesanti lungo i tratti a due corsie, come già avviene in gran parte della Svizzera. Infatti, i bisonti della strada sono spesso al centro di rallentamenti e incidenti. Ma qui ci vorrà anche la luce verde dell’Ustra.

L’INTERVISTA
«A Berna picchiamo i pugni sul tavolo ma agiamo senza fare troppo rumore»

La mossa allo studio si chiama «Via libera». Sarà davvero utile o solo un cerotto?

«Come non mi stancherò mai di ripetere, la sicurezza del nostro territorio, passa anche sulle nostre strade. Le misure messe in atto sino ad ora hanno dimostrato che, riducendo i tempi di intervento, si riescono a gestire meglio le situazioni di crisi. Sarà quindi importante garantire “Via libera” il prima possibile, anche nei casi più complessi, grazie a un pronto intervento della polizia e – se necessario – di ambulanza, pompieri e carri attrezzi».

In pratica si tratterà d’intervenire quando l’evento si sarà prodotto. Ma le «sentinelle» dove saranno stazionate?

«Il tratto stradale maggiormente confrontato con momenti di crisi è quello tra il dosso di Taverne e il valico di Brogeda, oltre agli assi secondari in uscita verso l’Italia (Gaggiolo e Ponte Tresa). I nodi autostradali di Lugano Nord, Lugano Sud e Mendrisio sono vitali per la gestione attiva del traffico. È quindi importante avere una pattuglia su questo tratto, pronta a intervenire immediatamente per ripristinare la viabilità con il supporto dei carri attrezzi per veicoli leggeri e pesanti, oltre a quello degli altri partner, ovvero ambulanze e pompieri».

La polizia potrà anche essere utile a fluidificare il traffico?

Pensiamo a quando la pattuglia è presente all’entrata di Lugano Sud la sera. L’esperienza dimostra che i conducenti si comportano con maggiore disciplina, il risultato tangibile è che il traffico scorre più fluidamente. E poi la presenza degli agenti scoraggia anche l’uso – e l’abuso – degli smartphone alla guida: una delle cause principali di incidente laddove il traffico risulta più rallentato e intenso. Il conducente è quindi più attento a ciò che succede sulla strada e questo contribuisce a ridurre il rischio di tamponamenti. A questo proposito ricordo anche che il mio Dipartimento con la collaborazione delle polizie – cantonale e comunali – ha promosso di recente una campagna di prevenzione – denominata “Distratti mai!” – volta proprio a sensibilizzare sui pericoli che può causare l’utilizzo di un telefonino di ultima generazione alla guida».

Le nostre strade sono al collasso. Condivide questa affermazione?

«Sì ed è un’evidenza. Il sistema viario ticinese e quello svizzero sono stati concepiti negli anni sessanta e settanta e sono operativi dagli anni ottanta e novanta. Ma non dimentichiamo che negli ultimi quarant’anni la popolazione è aumentata del 30%: da 6 a 8 milioni in Svizzera, e da 273.000 a 354.000 in Ticino. Questo fattore, in aggiunta all’aumento del traffico transfrontaliero e di transito, ha portato a un forte intasamento della nostra rete stradale. Il collasso viario – quando si presenta un minimo problema – è ormai inevitabile, basta pensare alle lunghe code che si sono formate nelle scorse settimane. È quindi necessario agire, apportando una serie di correttivi per migliorare la situazione, ben consapevoli che non si risolveranno tutti i problemi di viabilità».

Non sarebbe ora di picchiare i pugni sul tavolo con Berna (non dimentichiamo che siete due leghisti alla testa dei dipartimenti interessati) per fare qualcosa di concreto?

«Lo facciamo, ma senza far troppo rumore. Come ho detto prima, tutta la Svizzera è confrontata con questo problema. In passato il mio Dipartimento ha promosso con l’Ufficio federale delle strade (Ustra) la gestione attiva della sicurezza nonché il presidio da parte della polizia e l’interventistica in occasione dei grandi cantieri (San Salvatore, Mendrisio e Stalvedro). Ora – sempre insieme all’Ustra – concretizzeremo il progetto pilota per rafforzare il pattugliamento dell’A2 con l’obiettivo di ridurre i tempi di intervento. Ma non dimentichiamo che anche il Dipartimento del territorio sta collaborando attivamente con l’Ustra per la realizzazione della terza corsia tra Lugano e Chiasso nelle due direzioni. Unitamente a tutta una serie di altre misure – come la gestione attiva delle velocità in modo da fluidificare meglio la corrente durante le ore di punta – sono già state attuate d’intesa con le autorità federali».

Il divieto di sorpasso per i mezzi pesanti le piacerebbe?

«Certo! È già in vigore dal 2014 nel tratto stradale tra Lugano e Chiasso. Il divieto è divenuto una regola laddove ci sono solo due corsie, come ad esempio sul valico alpino del Brennero. Le strade dell’intero Sottoceneri e della zona a nord di Bellinzona sono in realtà un falso piano, per questo motivo ogni volta che un veicolo pesante va in sorpasso rallenta il flusso e crea ingorghi. La misura si giustifica in Ticino come pure nel resto della Svizzera. In questo senso mi farò promotore dell’iniziativa con i miei colleghi responsabili della polizia negli altri Cantoni».

(Articolo e intervista di Gianni Righinetti)

Norman Gobbi incontra ufficiali e sottufficiali professionisti dell’Esercito – Ospite l’ingegnere Sergio Magistri

Norman Gobbi incontra ufficiali e sottufficiali professionisti dell’Esercito – Ospite l’ingegnere Sergio Magistri

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Si è tenuto venerdì scorso l’annuale incontro tra il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e i professionisti ticinesi dell’Esercito svizzero. In questa occasione Autorità politiche cantonali e militari si confrontano su temi d’attualità riguardo l’attività dell’Esercito nel nostro Cantone. Presente anche l’ingegnere dr. Sergio Magistri, che ha parlato di tecnologie per la sicurezza.

Nel suo intervento il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha sottolineato i principali risultati raggiunti nel 2017, soffermandosi in particolare sull’attività di reclutamento in Ticino e sull’attività nelle truppe ticinesi, sottolineando l’importanza dell’italianità nell’Esercito portata avanti anche grazie alla presenza dei tre brigadieri Br Maurizio Dattrino, Br Silvano Barilli e Br Stefano Mossi e del colonnello di Stato maggiore Stefano Laffranchini.

Il Direttore ha inoltre ricordato le sfide future in ambito militare per il Ticino, che sono soprattutto di tipo logistico (come lo sviluppo dello stand di tiro coperto al Monteceneri) ma che riguardano anche la conoscenza del mondo grigioverde da parte dei giovani, ad esempio con le giornate informative dell’esercito, che dal 2020 potrebbero diventare obbligatorie anche per le donne.

All’evento è intervenuto inoltre l’ingegnere dr. Sergio Magistri, che ha parlato degli sviluppi tecnologici nel settore della difesa. L’ingegnere Magistri è conosciuto soprattutto per il suo ruolo centrale nella produzione e introduzione della prima macchina per la scansione dei bagagli da stiva, che ha comportato una svolta per la sicurezza negli aeroporti.

“Una sfida inedita e molto entusiasmante”

“Una sfida inedita e molto entusiasmante”

Dal Mattino della domenica | Dopo la carriera hockeistica, Roman Botta ora lavora per il ministro Norman Gobbi

Roman Botta da aprile ha attaccato i pattini al fatidico chiodo per affrontare una nuova avventura professionale. Noi lo conosciamo infatti per le sue performance sul ghiaccio ma da due mesi l’hockeista, “nato” a livello sportivo nell’Hockey Club Lugano, lavora al Dipartimento delle istituzioni diretto da Norman Gobbi, di cui è diventato uno dei collaboratori personali. Attività che Botta affronta “con tanto entusiasmo e voglia di imparare. È un settore molto sensibile, che contempla tutta una serie di compiti strutturali e organizzativi che richiedono precisione e doti strategiche di non poco conto. Ma è soprattutto un lavoro di squadra”.

Roman Botta, insomma, ha cambiato “linea”, cimentandosi in un ambito che ha poco a che vedere con il suo passato. Una nuova esperienza che però non lo spaventa: forse in pochi sanno che accanto all’attività in pista ha intrapreso degli studi all’università nel campo dell’economia che, come afferma, è una “materia da sempre prediletta e che si inserisce in diversi contesti, quindi anche nel settore per il quale ora lavoro. Per far bene occorre sempre grande positività e propositività”. Il Mattino della Domenica ne ha approfittato per fare due chiacchiere con lui. Vi raccontiamo così di un giocatore che ha mosso i suoi primi passi sul ghiaccio della Resega, e che è stato protagonista in diverse piazze hockeistiche ticinesi ma non solo.

Roman: nella sua carriera sportiva ha fatto un po’ l’altalena tra la LNA e e la LNB, giocando nelle due realtà cantonali principali, ossia Lugano e Ambrì.

Nell’HCL ho fatto tutte le giovanili fino ad arrivare alla massima divisione. In seguito mi sono spostato in diverse realtà, nelle quali ho potuto accrescere le mie conoscenze hockeistiche e non solo, con esperienze ogni volta differenti, ma sempre stimolanti.

Quali ricordi ha conservato di questa lunga esperienza?

Diciamo che tutte le squadre mi hanno dato qualcosa, anche se in primo piano vanno logicamente i momenti vissuti con i bianconeri e poi con i biancoblu. Non posso comunque dimenticare il titolo cadetto vinto con il Visp o il grande recupero che c’è stato con lo Chaux-de-Fonds nella semifinale playoff di LNB: eravamo sotto 3-0 nella serie contro il Losanna, ma siamo riusciti a girare la situazione e a passare il turno, anche se poi abbiamo perso nell’atto finale. L’ambiente neocastellano era eccezionale, del resto quella era ed è sempre stata una piazza storica nell’hockey svizzero. C’era tanto entusiasmo e la gente ci faceva sentire la sua vicinanza.

Parliamo brevemente di Lugano e Ambrì. Partiamo dai leventinesi la scorsa primavera hanno deciso di dare una svolta, dopo anni di delusioni e amarezze.

Dirigenti e staff tecnico lo avevano detto fin dal principio: la squadra è giovane e occorre del tempo per plasmarla. Bisogna lasciar lavorare Cereda che è un ottimo allenatore. Basta vedere quello che ha fatto con il Biasca per rendersene conto. Certo, le due piazze sono completamente differenti, tuttavia Cereda sa il fatto suo. Il collettivo deve crescere, D’Agostini e Plastino sono due giocatori che mi piacciono, i giovani promettono ma, come detto, lasciamo loro il tempo di amalgamarsi per correggere i loro errori. Sono convinto che alla fine arriveranno anche i risultati …

Il Lugano dal canto suo ha ripreso a… volare.

I bianconeri hanno una squadra molto competitiva e delle linee ad alto rendimento, come ad esempio quella composta da Hofmann, Lapierre e Fazzini. Un trio eccezionale che sta dando energia a tutta la squadra. Uno dei migliori blocchi in Svizzera. L’HCL mi sembra più solido rispetto a quello della scorsa stagione, Lajunen è un giocatore molto preciso, Klasen è sempre spet tacolare ma all’occorrenza bada al sodo quando si tratta di liberare il proprio terzo. Due ottimi giocatori che si integrano perfettamente in un team che a mio avviso merita di stare ai vertici della classifica.

Ora l’hockey è diventato ormai parte del suo passato. Questo perché è entrato a far parte di una nuova “squadra”: quella del Consigliere di Stato Norman Gobbi. Avrebbe mai immaginato uno scenario professionale del genere nel suo futuro extra sportivo?

Sapevo che a 33 anni era giunto il momento di dare una svolta alla mia carriera. Ed è per questa ragione che ho cominciato a guardarmi in giro, trovando alla fine questo lavoro che, confesso, mi sta affascinando, proprio perché presenta una moltitudine di attività al suo interno.

Lei è a Bellinzona da due mesi, ancora troppo presto per stilare un bilancio. Deve logicamente conoscere ancora molti aspetti della sua nuova attività…

Assolutamente, cerco di farlo imparando e dialogando con tutto il gruppo di persone che appunto lavorano in questo Dipartimento. È indispensabile essere molto precisi per far sì che ogni decisione sia pianificata e porti così dei reali benefici. In questo senso i colleghi mi stanno aiutando e per questo li ringrazio sentitamente.

Ci sono similitudini fra la sua nuova attività e quella del giocatore di hockey?

Diciamo che i principi sono identici anche se in un contesto completamente differente. Nel disco su ghiaccio devi capire al momento giusto come devi produrre una certa azione per far funzionare il collettivo. Nell’attività che svolgo ora occorre sì avere una visione strategica molto ampia ma poi bisogna essere capaci di trovare le giuste soluzioni per far sì che i numerosi pezzi del puzzle trovino il giusto incastro seguendo una precisa pianificazione. È un lavoro assolutamente molto stimolante.

Roman Botta, malgrado il suo nuovo impegno, non ha comunque dimenticato l’hockey. Lo commenta come opinionista televisivo per UPC My Sports, com’è accaduto per la prima volta in occasione del secondo derby stagionale giocato alla Valascia.

Non potevo certamente rinunciare a uno sport come questo, che crea sempre tanta adrenalina. Se poi parliamo di derby allora le emozioni, anche per chi commenta la partita dalla postazione televisiva, rimangono intatte. Mi sono divertito moltissimo, anche se è stata una sudata perché comunque devi seguire ogni minimo aspetto del match, anche i dettagli che spesso fanno la differenza sul piano tattico. Era da aprile, cioè da quando ho deciso di smettere, che non entravo in una pista. Devo ammettere che l’ambiente era eccezionale, ti senti coinvolto, anche se sei un giornalista o un opinionista come il sottoscritto. L’hockey mi diverte, anche… al microfono.

B.C.

Mendrisiotto: una questione di sicurezza

Mendrisiotto: una questione di sicurezza

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi fa il punto della situazione su rapine e non solo

Le rapine nel Mendrisiotto rimangono purtroppo un tema caldo. Le ultime risalgono a poche settimane fa, ai danni di due distributori, a Brusata di Novazzano e a Brusino Arsizio. L’autore del primo scippo è stato arrestato non molto distante dal luogo del misfatto, mentre della seconda sono ancora a piede libero. Ma come si è evoluta negli ultimi anni la situazione? Facciamo il punto, dati alla mano, riguardo la sicurezza nel Mendrisiotto.

Qualche settimana fa, dopo l’ultima rapina nel Mendrisiotto, ho esposto la mia proposta di togliere i contanti dalle pompe di benzina, lungo la frontiera. Una misura che, a mio modo di vedere, si aggiungerebbe all’ottimo lavoro delle forze dell’ordine. Il dispositivo è in effetti collaudato, e posso dirlo con certezza, in quanto il più delle volte i malviventi vengono acciuffati in poco tempo. Se in passato il tasso di risoluzione per le rapine si attestava infatti attorno al 20-30%, negli ultimi anni è aumentato fino a superare il 60%. Quest’anno si conferma un’ulteriore crescita, che raggiunge quasi il 69%.

Via i contanti dai distributori

Questi sono chiaramente dei buoni risultati, ma per il mio Dipartimento e per il sottoscritto è importante prima di tutto che i cittadini si sentano sicuri su tutto il nostro territorio, soprattutto a casa e sul posto di lavoro. E due rapine in 36 ore hanno sicuramente un influsso anche sul senso di percezione della sicurezza dei cittadini, anche se il numero totale di rapine di quest’anno rimane in linea con gli scorsi anni. Sono quindi certo che questa ulteriore misura – che va oltre a quella già introdotta da parte dei gerenti di svuotare la cassa più spesso – potrebbe dissuadere ulteriormente i malviventi, e risolvere così definitivamente il problema. Infatti, non si tratta più solo di bande organizzate, ma anche di disperati che rapinano le pompe di benzina per pochi soldi, ed è quindi maggiore il rischio che anche con delle somme minime chi lavora in un distributore subisca comunque una rapina.

Sempre meno furti nel Mendrisiotto

Fortunatamente in altri ambiti della sicurezza nel Mendrisiotto, le misure già introdotte hanno permesso di migliorare la situazione. Come ho avuto modo di spiegare settimana scorsa durante l’assemblea della sezione Mendrisiotto della Camera ticinese dell’economia fondiaria, il numero di furti è basso come mai negli ultimi dieci anni. Grazie all’adeguamento degli effettivi della polizia, alla regionalizzazione, alla collaborazione tra Polizia cantonale, polizie comunali e guardie di confine, è stato possibile garantire una maggiore e migliore presenza sul territorio. Il numero di furti negli ultimi cinque anni, grazie a queste misure, si è dimezzato.

Valichi chiusi, ticinesi tranquilli

La chiusura notturna dei valichi secondari di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga ha creato un maggior senso di sicurezza per gli abitanti nelle zone di confine, che hanno finalmente potuto dormire tranquilli per qualche mese. Ora che il periodo di prova è terminato, mi aspetto che questa misura, sia reintrodotta al più presto, anche perché le conseguenze positive non si sono registrate solo sulla fascia di confine, ma anche sul resto del territorio. La polizia infatti, non dovendosi più concentrare nel controllo in zona di frontiera – che più di altri luoghi è soggetta a furti – ha la possibilità di dedicarsi maggiormente anche ad altre zone.

Abbiamo già fatto grandi passi verso un Mendrisiotto più sicuro, e sono certo che introducendo nuove misure riusciremo a risolvere anche la problematica delle rapine. Ci tengo a ribadirlo: la sicurezza di tutti i ticinesi, e quindi anche di tutti i momò, è la mia priorità. Tutti meritano di vivere con lo stesso senso di sicurezza, da Airolo fino a Chiasso!

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

“Basta un attimo! La sicurezza in acqua dipende da te.” : resoconto della stagione balneare 2017

“Basta un attimo! La sicurezza in acqua dipende da te.” : resoconto della stagione balneare 2017

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

La stagione autunnale è il momento per il Dipartimento delle istituzioni e la Sezione della Polizia lacuale di stilare un bilancio dell’estate a livello di incidenti nei fiumi e nei laghi del nostro Cantone e di valutare l’impatto delle azioni di prevenzione destinate a residenti e turisti.

Nel corso della stagione estiva appena conclusa il Dipartimento delle istituzioni ha promosso sul territorio, in collaborazione la Commissione cantonale del Consiglio di Stato “Acque sicure”, la nuova campagna generale di informazione e sensibilizzazione denominata “Basta un attimo! La sicurezza in acqua dipende da te.” sviluppata soprattutto attraverso cartelloni pubblicitari tradotti in quattro lingue e posizionati nei principali luoghi d’interesse del nostro Cantone e nelle maggiori stazioni ferroviarie. Sono inoltre stati distribuiti i rinnovati opuscoli informativi sui rischi nei fiumi e sulle regole di convivenza nei laghi a tutti gli hotel, campeggi ed enti turistici locali e installati manifesti sui bus che sono transitati sulle tratte di valle e nei centri turistici; inoltre sono stati distribuiti migliaia di sottopiatti e bustine di zucchero in centinaia di esercizi pubblici ubicati in tutto il Cantone.

Grazie alla collaborazione con l’Agenzia turistica ticinese è stata effettuata per la prima volta una sensibilizzazione anche ai passeggeri interessati sui treni ICN in provenienza da Oltre Gottardo, quale misura di sensibilizzazione al di fuori del Cantone.

Altra novità del 2017 è stata l’introduzione di azioni informative mirate, in collaborazione con la Città di Lugano, presso la Foce del Cassarate, che ha visto un aumento importante delle frequentazioni durante i mesi estivi e ha registrato in tempi recenti alcuni annegamenti.

Ha destato poi un ottimo riscontro da parte della popolazione lo stand informativo “Acque sicure” organizzato nell’ambito della manifestazione “Sportissima”.

Attraverso la nuova campagna di prevenzione si sono resi attenti in particolare turisti e residenti sulle regole che permettono di evitare comportamenti a rischio e incidenti e, segnatamente, sull’attenzione e vigilanza che bisogna avere costantemente nei contesti acquatici nei quali i rischi sono molto più elevati e sempre dietro l’angolo, ma soprattutto dipendono fortemente dal proprio senso di responsabilità.

Messaggi specifici sono stati indirizzati anche a tutte le persone che amano praticare attività e sport nei fiumi e nei laghi ed è stato organizzato il pattugliamento di alcuni tratti pericolosi dei torrenti Maggia e Verzasca nei mesi di luglio e agosto. Per completare le informazioni, è stato anche attualizzato e aggiornato il sito internet www.ti.ch/acquesicure.

Durante la stagione 2017 si sono purtroppo verificati tre incidenti mortali nei laghi. Si tratta per lo più di persone anziane che sono annegate a causa di malori o della spossatezza sopraggiunta. Il Ceresio è stato poi teatro di un paio di incidenti tra natanti per guida in stato di ebbrezza che fortunatamente hanno causato solo infortuni.

A livello di corsi d’acqua si sono registrati due annegamenti durante la pratica del canyoning. Restano tuttavia elevati, e destano non poche preoccupazioni, i diversi infortuni gravi causati da attività a rischio quali i tuffi dalle rocce, il funambolismo sui fiumi, il canyoning, il campeggio abusivo a bordo fiume e le attività subacquee.

Il Dipartimento delle istituzioni coglie l’occasione per ringraziare tutti gli enti che hanno collaborato attivamente sul territorio e hanno contribuito alla salvaguardia della vita dei numerosissimi frequentatori dei nostri laghi e corsi d’acqua.

Targhe – La TI 888.888 è stata la più pagata

Targhe – La TI 888.888 è stata la più pagata

Dal Corriere del Ticino | L’asta online di placche per automobili e moto ha permesso di incassare 767.000 franchi

La follia più grande è stata fatta per la TI 888.888 per automobili. Chi se l’è aggiudicata l’ha spuntata a suon di rilanci su Internet – 47 in totale – e soprattutto grazie alla notevole cifra di 35.000 franchi. Nel complesso l’asta online delle targhe ticinesi ha invece permesso al Dipartimento delle istituzioni di ricavare già oltre 767.000 franchi. Soldi, questi, che permetteranno di continuare a finanziare i programmi cantonali di prevenzione «Strade sicure» e «Acque sicure». Il bilancio della nuova modalità di vendita delle targhe ticinesi – introdotta lo scorso 3 maggio e aggiornata a fine ottobre – è stato fornito ieri. «Nei primi cinque mesi di attività – scrivono le Istituzioni – sono state proposte 90 aste che hanno fruttato poco meno di 600.000 franchi, ai quali si sono aggiunti 188.000 franchi ottenuti dalla vendita di targhe a prezzo fisso». Sulla nuova pagina web creata dal Dipartimento sono state battute all’asta 50 targhe per auto e 40 per moto, con una media d’incasso di 6.400 franchi. Per quanto riguarda invece le placche a prezzo fisso, queste sono state 694 (537 per auto, 157 per moto).

Il bottino maggiore è stato registrato all’asta inaugurale, quando oltre alla citata TI 888.888 sono stati spesi anche 11.100 franchi per la TI 77 destinata a una moto. Alla luce dei risultati ottenuti, e vista la partecipazione di oltre 1.500 utenti, il Dipartimento ha confermato il calendario di 6 aste mensili – con una riduzione a tre durante il periodo estivo – con una durata di 10 giorni, sempre fra il mercoledì e la domenica della settimana successiva. A livello procedurale è inoltre ricordato che di regola in ogni asta saranno battute 2 targhe, sia per auto sia per moto, mentre sul fronte dei numeri a prezzo fisso, continueranno a essere costantemente offerti online 10-20 numeri per importi compresi fra 200 e 800 franchi.

Il Natale tuttavia è ormai alle porte e una TI seguita da una combinazione curiosa di numeri potrebbe essere un’idea originale per un regalo da impacchettare sotto l’albero. In questo senso le Istituzioni annunciano che «durante il periodo che precede le festività natalizie gli utenti avranno a disposizione un numero maggiore di targhe all’asta e a prezzo fisso».

Asta online delle targhe ticinesi – Bilancio dei primi mesi

Asta online delle targhe ticinesi – Bilancio dei primi mesi

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Ammonta già a oltre 767 mila franchi il ricavato della vendita su internet di targhe ticinesi per automobili e moto, che dallo scorso 3 maggio avviene sulla pagina web creata a questo scopo dal Dipartimento delle istituzioni. Nei primi cinque mesi di attività sono state proposte 90 aste che hanno fruttato poco meno di 600 mila franchi, ai quali si sono aggiunti 188 mila franchi ottenuti dalla vendita di targhe a prezzo fisso. Una buona parte della somma raccolta permetterà ancora di finanziare i programmi cantonali di prevenzione «Strade sicure» e «Acque sicure».

Tracciando un primo bilancio – a cinque mesi dall’apertura della pagina web creata per gestire la vendita delle targhe ticinesi per automobili e motoveicoli – il Dipartimento delle istituzioni si rallegra per l’elevato e costante gradimento dimostrato dai cittadini verso questa proposta. La tendenza delle vendite si è fin qui dimostrata costante, benché l’imminente inizio del periodo invernale abbia portato – come del resto era stato previsto – a un significativo calo di interesse verso le targhe per moto.

Il ricavato totale dell’iniziativa ammontava, al 31 ottobre scorso, a 767’150 franchi. Nel dettaglio, le 90 aste (di 50 targhe per auto e 40 per moto) hanno fruttato 578’500 franchi, con una media di 6’400 franchi; la vendita di 694 targhe a prezzo fisso (537 per auto, 157 per moto) ha invece portato a un incasso di 188’650 franchi. I primati assoluti di prezzo sono stati stabiliti durante l’asta inaugurale, che ha visto aggiudicate la TI 888’888 per automobili (a 35 mila franchi) e la TI 77 per moto (a 11.100 franchi). I lotti più contesi sono stati una volta ancora la TI 888’888 per automobili (con 47 ben rilanci) e la TI 1967 per moto (34 rilanci). Sono oltre i 1’500 gli utenti che si sono registrati per acquistare i prodotti a disposizione online.

Alla luce dei risultati ottenuti durante la fase di avviamento del progetto, il Dipartimento ha confermato il calendario di 6 aste mensili – con una riduzione a tre durante il periodo estivo – con una durata di 10 giorni, sempre fra il mercoledì e la domenica della settimana successiva; di regola in ogni asta saranno battute 2 targhe, sia per auto sia per moto. Per quanto riguarda invece i numeri a prezzo fisso, continueranno a essere costantemente offerti online 10/20 numeri, con prezzi compresi fra 200 e 800 franchi; il rinnovo dei numeri ha una cadenza settimanale, a seconda del ritmo delle vendite.

Durante il periodo che precede le festività natalizie gli utenti avranno a disposizione un numero maggiore di targhe all’asta e a prezzo fisso.

Per maggiori informazioni e per prendere parte alle aste, è possibile collegarsi alla pagina web www.ti.ch/asta-targhe.

Personale carceri, il CdS dice sì ai rinforzi

Personale carceri, il CdS dice sì ai rinforzi

Da laRegione | Laffranchini: undici agenti e un paio di amministrativi. Gobbi: passo indispensabile.

Sollecitati dai vertici delle Strutture carcerarie, dalla Direzione del Dipartimento istituzioni e dalla Commissione parlamentare che controlla le condizioni detentive (vedi ‘laRegione’ dello scorso 19 maggio), alla fine i rinforzi per gestire la sovraoccupazione delle prigioni ticinesi sono stati accordati. Il governo ieri ha dato luce verde all’“adeguamento” del personale. Ovvero “13 posti di lavoro” in più “nell’organico del penitenziario cantonale”, afferma il Consiglio di Stato in una nota. Si tratta «di undici agenti di custodia e di un paio di unità amministrative», precisa, da noi interpellato, il direttore delle carceri cantonali Stefano Laffranchini. L’aumento, spiega il governo, “sarà introdotto in maniera graduale” a partire dall’anno prossimo.

La Scuola per agenti di custodia prevista nel 2019 verrà quindi “anticipata al 2018, in modo da disporre per tempo del personale necessario”. Per l’Esecutivo è un potenziamento necessario considerati i numeri: un’ottantina di reclusi in più al giorno, rispetto al 2011, da gestire. Da una media quotidiana di 160 detenuti, si è passati a una media di 240, aveva sottolineato Laffranchini presentando il bilancio 2016 delle strutture detentive. Una tendenza confermatasi “nel corso di quest’anno”, rileva il governo. L’adeguamento appena deciso, ricorda il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, «interviene dopo la messa in atto da parte nostra di una serie di misure organizzative a supporto dell’operatività degli agenti: l’incremento di tredici posti di lavoro si inserisce in questo contesto, quale ulteriore, indispensabile, tassello». L’impatto finanziario della misura, segnala l’Esecutivo, è “di circa un milione di franchi”, come indicato “nei nuovi compiti inclusi nel Preventivo 2018». Gli undici nuovi agenti di custodia, riprende Laffranchini, «verranno ripartiti fra il carcere giudiziario della Farera e quello penale chiuso della Stampa, con un occhio di riguardo per quest’ultimo, dove stiamo per riaprire quindici celle. Cosa che peraltro permetterà di ridurre i tempi del passaggio alla Stampa dei prevenuti e ai prevenuti detenuti alla Farera di trascorrere qualche ora in più fuori cella». Oggi i collaboratori delle Strutture carcerarie (agenti, ‘capiarte’, amministrativi…) sono «148».

Tredici guardie in più

Tredici guardie in più

Da RSI.ch | Il Governo ticinese rafforza il personale del penitenziario cantonale. Misura dettata dall’aumento delle incarcerazioni

Il servizio del Quotidiano: https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Tredici-guardie-in-pi%C3%B9-9790987.html

Il personale del Penitenziario cantonale ticinese sarà gradualmente aumentato di 13 unità dal prossimo anno. Lo ha deciso il Consiglio di Stato. Il Governo ritiene prioritario questo potenziamento di fronte a un incremento delle giornate di incarcerazione.

Nel 2017 è stato oramai raggiunto il picco massimo di detenuti (261 incarcerazioni il 14 marzo) e una media annuale di circa 240. La misura comporterà un onere finanziario di un milione di franchi all’anno. La scuola per agenti di custodia sarà anticipata di un anno nel 2018.

RedMM/mas

Il Governo approva l’adeguamento del personale delle Strutture carcerarie cantonali

Il Governo approva l’adeguamento del personale delle Strutture carcerarie cantonali

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha approvato nella sua seduta odierna l’adeguamento del personale delle Strutture carcerarie cantonali. A partire dal 2018 sarà pertanto introdotto gradualmente un aumento di 13 posti di lavoro nell’organico del penitenziario cantonale. Un intervento ritenuto prioritario dal Governo, in particolare a fronte dell’aumento delle giornate di incarcerazione che ha comportato nel corso dell’anno il raggiungimento del picco massimo di presenze consentite negli spazi del carcere.

Dal 2011 al 2016 in Ticino la popolazione carceraria ha subito un importante incremento: gli agenti di custodia si sono infatti trovati confrontati con una media di 80 detenuti al giorno in più da gestire – raggiungendo la quota di 240 detenuti al giorno in media. Nel corso del 2017 la tendenza è stata confermata, con il raggiungimento della capienza massima consentita: 261 incarcerazioni registrate il 14 marzo 2017.

In base a queste considerazioni, il Consiglio di Stato ha quindi deciso di adeguare, come già previsto nei nuovi compiti, il personale attivo nelle Strutture carcerarie cantonali di 13 unità, dando così seguito anche alle ripetute richieste della Commissione per la sorveglianza delle condizioni di detenzione. La misura comporta un onere finanziario di circa un milione di franchi, come previsto nei nuovi compiti già inclusi nel Preventivo 2018. Questo incremento è volto a permettere alla Direzione delle Strutture carcerarie cantonali di poter gestire il maggior numero di detenuti con un personale adeguato, un incremento che sarà introdotto in maniera graduale a partire dal 1° gennaio 2018. A questo proposito, la Scuola per agenti di custodia prevista nel corso del 2019 sarà anticipata al 2018, in modo da poter disporre per tempo del personale necessario adeguatamente formato.

Questa decisione permetterà da una parte di continuare a garantire un adeguato grado di sicurezza all’interno delle Strutture carcerarie cantonali, a beneficio dell’ambiente di lavoro dei professionisti che operano in questo settore delicato e sensibile, dall’altra di assicurare la sicurezza di tutta la cittadinanza grazie all’impegno degli agenti di custodia che rappresentano la legge, la dignità e la legalità dello Stato all’interno degli stabilimenti di privazione di libertà ed esecuzione pena.