Polizia Tre Valli al via da inizio 2018

Polizia Tre Valli al via da inizio 2018

Da laRegione | Si inizia con un periodo di prova di 2 anni. Contributo pro capite da parte dei Comuni tra 40 e 60 franchi.

Dal prossimo 1° gennaio nelle Tre Valli sarà operativa la nuova Polizia regionale. Lo ha comunicato il Dipartimento delle istituzioni ieri, all’indomani di un incontro avvenuto a Biasca con i sindaci e i capidicastero Polizia dei Comuni di Blenio, Riviera e Leventina. Mentre il Cantone ha già sottoscritto l’accordo con il Comune-Polo di Biasca, nelle prossime settimane sono attese le convenzioni tra quest’ultimo e gli altri Comuni della Regione VIII. Per quanto riguarda il contributo pro capite che i Comuni dovranno versare, il sindaco di Biasca Loris Galbusera spiega alla ‘Regione’ che dovrebbe situarsi tra 40 e 60 franchi. «Non sono ancora stati raggiunti gli effettivi totali del Corpo di polizia e quindi non è stato possibile fissare il contributo. Ci si baserà sul consuntivo del Comune», sottolinea. Per il 2017 (le convenzioni avranno effetto retroattivo a partire dal 1° gennaio 2017), la stima è di circa 40 franchi, aggiunge. Un terzo, a titolo di paragone, di quanto sono chiamati a pagare i Comuni non aggregati per il servizio di Polizia comunale bellinzonese. Come mai tale differenza? Il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Di, risponde da noi contattato che è una questione di densità della popolazione. Se ad Arbedo-Castione serve un certo presidio di polizia per controllare 5mila abitanti, il nodo intermodale della stazione e i centri commerciali, diverso è il discorso dove la densità è molto inferiore. Le Tre Valli sono infatti una regione a sé stante, sottolinea Gobbi, caratterizzata da un vasto territorio e dalla mancanza di un polo urbano. “La nuova struttura di Polizia regionale rappresenta una soluzione vantaggiosa per tutta la regione”, sottolinea il Di, precisando che si tratta di un progetto pilota che, aggiunge Gobbi, si protrarrà per almeno 2 anni. Tra le novità vi è la parificazione dei compiti tra gli agenti della Polizia cantonale e quelli del Corpo comunale che hanno seguito la formazione nella Scuola cantonale di polizia. Cosa cambierà, concretamente, per i cittadini? Il ministro risponde che le competenze parificate permettono di fornire un servizio più completo in tutti i momenti, «senza differenziazioni». Sul territorio, oltre al comando di Biasca, saranno mantenuti anche il posto dislocato di Faido e lo sportello di Aquila. SAM

“Una tragedia causata dall’irresponsabilità di una persona, …”

“Una tragedia causata dall’irresponsabilità di una persona, …”

Da LiberaTV | Il ministro: “Quando parlo di sicurezza mi piace definire il cittadino come “la sentinella”. Lo stesso principio vale per la sicurezza stradale. Perché a volte, grazie e soprattutto alla collaborazione di tutti gli utenti della strada, possiamo fermare i veri criminali delle quattro ruote”

Abbiamo chiesto al ministro Norman Gobbi, direttore del Dipartimento Istituzioni, una riflessione sulla tragica morte di Andrea Tamborini, vittima venerdì scorso di un pirata della strada a Sigirino.

di Norman Gobbi *

Mi ha scioccato e mi ha profondamente rattristato leggere sui nostri media la storia dello scooterista trentaseienne che ha perso tragicamente la vita sulle nostre strade venerdì scorso. Una vita spezzata a causa del gesto scellerato di un automobilista che, da quanto dichiarato dalla Polizia cantonale, guidava con un tasso alcolemico in corpo ben al di sopra di quanto consentito.

Una tragedia che si è verificata per colpa dell’irresponsabilità di una persona che con la sua sconsideratezza ha stroncato la vita di un uomo che stava rientrando al suo domicilio, dalla moglie e dal figlio neonato. Ora bisogna attendere che la giustizia faccia il proprio corso. Ma in un momento del genere, come responsabile della sicurezza anche sulle nostre strade, non posso non fare un appello a tutte le cittadine e a tutti i cittadini. La sicurezza stradale dipende in primis da tutti noi, da come ci muoviamo e ci comportiamo quando siamo seduti nell’abitacolo della nostra autovettura. Richiamo alla prudenza e al rispetto del nostro codice stradale, in particolare dei limiti di velocità, e ribadisco di non mettersi in moto dopo aver bevuto qualche bicchiere. Non soltanto per evitare di essere un pericolo per noi stessi ma anche per tutti gli altri utenti della strada. Soprattutto sulla nostra rete stradale caratterizzata da code e ingorghi e da una viabilità interna congestionata.

Nelle scorse settimane il mio Dipartimento ha promosso due campagne di sensibilizzazione: una rivolta a tutti gli utenti della strada – automobilisti, motociclisti, scooteristi, ciclisti e pedoni – vuole sensibilizzare sui pericoli legati all’uso del telefonino durante gli spostamenti sulle nostre strade, e una seconda per ricordare l’importanza di equipaggiare adeguatamente il proprio mezzo per la stagione invernale. Ma queste campagne da sole nulla possono contro i comportamenti irresponsabili di alcuni! Per questa ragione invito tutti a segnalare ogni atteggiamento o situazione che potrebbe mettere a rischio la nostra sicurezza e la nostra incolumità sulla rete viaria cantonale. In passato mi è capitato di chiamare la centrale della Polizia cantonale per allertare gli agenti che sull’A2 un automobilista procedeva a una velocità sconsiderata con sorpassi azzardati rischiando di urtare le auto che sorpassava.

Quando parlo di sicurezza mi piace definire il cittadino come “la sentinella” che attenta e vigile segnala alle nostre forze dell’ordine le situazioni sospette che percepisce sul nostro territorio. Lo stesso principio vale anche per la sicurezza stradale: tutti i cittadini, tutti noi, siamo le prime sentinelle attive sulle nostre strade, e dobbiamo essere pronti ad annunciare tutte le situazioni rischiose. Perché a volte, grazie e soprattutto alla collaborazione di tutti gli utenti della strada, possiamo fermare i veri criminali delle quattro ruote.

* Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Articolo su: http://www.liberatv.ch/it/article/36117/gobbi-sulla-morte-di-andrea-tamborini-una-tragedia-causata

Polizia Tre Valli – Incontro tra Dipartimento e Comuni

Polizia Tre Valli – Incontro tra Dipartimento e Comuni

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Dall’inizio del 2018 sarà operativa la nuova Polizia regionale delle Tre Valli, che garantirà la sicurezza nei Distretti di quella che a livello di sicurezza cantonale viene definita «Regione VIII». Ieri pomeriggio a Biasca il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e i rappresentati dei Comuni di Leventina, Blenio e Rivera si sono quindi incontrati per definire le prospettive organizzative e finanziarie di un progetto pilota divenuto realtà grazie all’unione di intenti fra Cantone, Comune-Polo e Municipi della regione.

Il Dipartimento delle istituzioni ha riunito questo pomeriggio i sindaci e i capi dei Dicasteri di Polizia dei Comuni delle Tre Valli, per discutere e definire le future modalità di collaborazione fra le istituzioni in ambito di sicurezza della popolazione. La riunione ha in particolare permesso di presentare il nuovo accordo fra il Cantone e il Comune-Polo di Biasca, al quale seguiranno – nelle prossime settimane – le convenzioni tra quest’ultimo e gli altri Comuni della regione VIII, in modo da definire anche gli aspetti finanziari della futura collaborazione intercomunale. Le convenzioni avranno effetto retroattivo a partire dal 1° gennaio 2017. Questo accordo permette tra l’altro di ovviare al problema che attualmente tocca i Comuni della regione per i quali – alla scadenza dei termini indicati dalla Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie – non era ancora stata siglata una convenzione con il Comune-Polo di Biasca.

La nuova struttura di polizia regionale rappresenta una soluzione vantaggiosa per tutta la regione, e presenta alcune novità rispetto a quanto è stato attuato nelle altre regioni di polizia: per questa ragione, viene considerata un progetto pilota. In particolare tra le novità vi è la parificazione dei compiti tra gli agenti della Polizia cantonale e quelli del Corpo comunale che hanno seguito la formazione nella Scuola cantonale di polizia. Questa misura consentirà da una parte agli agenti della comunale di essere maggiormente autonomi nell’esecuzione degli interventi e dall’altra sarà possibile ottimizzare la gestione del personale in servizio nella Regione VIII. Sul territorio, oltre al comando di Biasca saranno mantenuti anche il posto dislocato di Faido e lo sportello di Aquila.

Accanto alla nuova Polizia verrà inoltre costituita una Commissione consultiva intercomunale che avrà il compito di discutere e aggiornare costantemente le esigenze del comparto in materia di sicurezza e di farsi anche interprete dei bisogni e delle necessità dei rispettivi territori.

Prossimamente verrà organizzato un ulteriore incontro finalizzato a discutere i contenuti delle convenzione tra il Comune di Biasca e gli enti locali della regione.

Il federalismo svizzero: la ricetta per una democrazia sana, al servizio dei cittadini

Il federalismo svizzero: la ricetta per una democrazia sana, al servizio dei cittadini

Dal Mattino della domenica |

Qualche settimana fa ho preso parte alla conferenza nazionale di Montreux sul federalismo, portando la voce e la visione del Ticino in una Svizzera che ha sempre più bisogno di valorizzare i suoi Cantoni. Perché la centralizzazione delle competenze a Berna sta pericolosamente progredendo. Un orientamento che stride con la necessità di contare su un federalismo tonico nei suoi tre livelli istituzionali, che è da sempre la ricetta del nostro benessere. È possibile invertire questa tendenza solo se al livello più basso ci si trova confrontati con Istituzioni in grado di adempiere ai propri compiti. Proprio per questo motivo ritengo sia fondamentale non stancarsi di parlare di federalismo, perché ci porta a riflettere sulla sua natura, dove la vicinanza al cittadino è un criterio non solo fondamentale, ma fondante.

Come ho ricordato ai miei colleghi Consiglieri di Stato degli altri Cantoni presenti a Montreux, la vera forza del nostro Paese è sempre stata il suo sistema federalista che insieme al nostro sistema democratico riconosce la centralità del ruolo del nostro Popolo. I cittadini sono infatti al centro del nostro processo decisionale e questa è una peculiarità che ci rende uno Stato forte e coeso – nonostante le diversità tra le diversi regioni che lo compongono che molte altre Nazioni ci invidiano. La nostra forza è proprio la vicinanza tra lo Stato e i suoi cittadini e la capacità delle nostre Istituzioni di affidare i compiti necessari per la gestione della “cosa pubblica” al livello istituzionale più adeguato: sia esso federale, cantonale o comunale. E lasciatemelo dire: sono proprio i Comuni che rappresentano il tassello essenziale alla vita dei cittadini, per questo motivo la salute dei nostri enti locali è un ingrediente vitale per la ricetta di un federalismo solido e moderno, capace di garantire le sacrosante autonomie.

Partendo da questo presupposto è imprescindibile che in Ticino la politica di aggregazione non sia lo scopo, ma uno strumento. È importante che ogni livello istituzionale custodisca la propria autonomia, sinonimo di rispetto delle diversità e salvaguardia delle minoranze. Noi ticinesi ne conosciamo bene l’importanza! In quest’ottica, in questi anni, il Cantone e il mio Dipartimento in primis, hanno continuato convinti lungo la strada delle aggregazioni, così che i nuovi enti locali siano istituzionalmente e finanziariamente solidi. In grado di camminare ben saldi sulle proprie gambe per dirla in modo spiccio. Un esercizio a favore dei cittadini che possono conseguentemente contare su uno standard migliore di servizi e vedersi concretizzare opere importanti. Senza attendere anni, forse invano.

Su questi capisaldi il Governo crede e promuove il Piano cantonale delle aggregazioni. Ho avuto modo di leggere alcune prese di posizione di recente su alcuni dei nostri media. Il tema del PCA – così viene abbreviato il progetto che vuole disegnare il Ticino del futuro – è tornato infatti d’attualità perché è scaduto a fine ottobre il termine dato a Municipi, Associazioni dei Comuni e partiti rappresentati in Parlamento per inoltrare le loro osservazioni alla seconda fase del progetto. Sono quindi in fase di raccolta e analisi i pregi e i difetti emersi in merito alla visione cantonale, e c’è chi ovviamente ha voluto renderli polemicamente pubblici. Fa parte della politica e caratterizza la nostra democrazia, e come Direttore del Dipartimento delle istituzioni mi metto volentieri in gioco, come sempre.

Tengo a ricordare – ancora una volta – che il PCA è una visione e non un’imposizione, come in tanti vorrebbero far credere. Proprio per questo motivo abbiamo promosso una seconda consultazione, per dare voce e permettere a tutti gli attori coinvolti, enti locali in primis, di dire la loro. Il PCA non è una riforma vincolante e non costituisce il destino obbligato degli enti locali ticinesi. E proprio nel rispetto del nostro federalismo, saranno gli abitanti di ciascun Comune a esprimersi sulle aggregazioni che li concerneranno. Ed è giusto che sia così.

Ma prima di strada da percorrere ne abbiamo ancora. Una volta che avremo raccolto tutte le opinioni sulla proposta del Governo – qualcuno ha chiesto una proroga – elaboreremo i risultati e all’inizio del prossimo anno potremo presentare i risultati di questa seconda opportunità che abbiamo convintamente dato a tutti gli attori per esprimersi sulle proprie realtà locali e regionali.

Coinvolgere, ascoltare e riformare: tre principi per la valorizzazione e l’ammodernamento del federalismo elvetico attraverso il motore della riforma aggregativa in atto nel nostro Cantone. Questo ci permetterà di ottenere un Ticino al passo con i tempi, ma soprattutto istituzioni più vicine alle esigenze dei nostri cittadini.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Caccia militari: “8 miliardi, spesa necessaria”

Caccia militari: “8 miliardi, spesa necessaria”

Da ticinonews | Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi la cifra richiesta dal Consiglio Federale è “ragionevole”

C’è chi lo considera uno sproposito e chi, come il Consigliere di Stato Norman Gobbi (Direttore cantonale degli Affari Militari) un investimento assolutamente necessario. 8 miliardi di franchi: è questa la cifra da capogiro prevista dal Consiglio Federale per il rinnovamento dei velivoli militari e del sistema missilistico dell’esercito.

“Si tratta di sistemi che hanno più di 25 anni e quindi hanno raggiunto la fine-vita tecnologica” racconta Gobbi ai microfoconi di Teleticino. “Anche se da un lato possono essere ammodernati, non sono però più competitivi e performanti. La cifra può sembrare importante, ma si tratta di creare un ombrello a protezione della Svizzera nella terza dimensione”.

Dopo la bocciatura alle urne dei Gripen nel 2014 (3 i miliardi di spesa proposti allora), tre anni dopo il Dipartimento della Difesa ci riprova con un tariffario triplicato. “I mezzi attuali” ha spiegato il Consigliere Federale Guy Parmelin “hanno raggiunto il limite”.

“Dobbiamo pensare che si tratta di difendere il nostro Paese” ha continuato Gobbi. “La difesa e la sicurezza parte anche da una difesa che è militare”.

Intanto è già partito il toto nomi. Tre i velivoli che compaiono nella “top three”: gli Eurofighter, i Raphael francesi e i Gripen svedesi, quest’ultimi già considerati dall’amministrazione i migliori nel rapporto qualità prezzo. Quanti saranno? Difficile dirlo, anche se stando a un recente rapporto del Dipartimento Federale della Difesa sono quattro le ipotesi al vaglio: 20, 30, 40 o 55 nuovi aerei entro il 2030.

Sia quel che sia la mossa, oggi come allora, ha già scatenato un pandemonio. La sinistra è contraria, la destra approva, il centro è scettico. E poi c’è chi, come il Gruppo per una Svizzera senza esercito, è pronto a richiamare in causa il popolo.

Maggiori dettagli nel servizio di Teleticino – http://www.ticinonews.ch/ticino/422259/caccia-militari-8-miliardi-spesa-necessaria

(Articolo di Romano Bianchi)

Equipaggiati…e senza brividi!

Equipaggiati…e senza brividi!

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Malgrado le scarse precipitazione nevose registrate in Ticino nella stagione invernale del 2016, sono stati ancora 42 gli incidenti stradali che sono avvenuti su carreggiata coperta di neve, gelata o viscida (78 nel 2015). Dipartimento delle istituzioni e Polizia cantonale, in collaborazione con le Polizie comunali, ricordano pertanto le principali misure da adottare alla guida durante i mesi invernali e distribuiranno nelle prossime settimane un volantino contenente raccomandazioni e consigli nell’ambito del programma di prevenzione «Strade sicure».

Con il brusco abbassamento delle temperature – nettamente superiori alla media sino alla fine di ottobre – e l’arrivo dei primi fiocchi di neve che hanno imbiancato le cime delle montagne del nostro Cantone, il programma di prevenzione “Strade sicure” del Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e l’Associazione delle polizie comunali ricordano l’importanza di equipaggiare il proprio veicolo nel modo ottimale per affrontare i mesi invernali e contribuire ad una maggior sicurezza sulle stradale anche in condizioni difficili. A tale proposito i corpi di polizia distribuiranno nelle prossime settimane un flyer informativo che sarà messo a disposizione anche presso gli sportelli dei posti di polizia.

Il rischio d’incidente in inverno è valutato sei volte superiore rispetto al resto dell’anno. Neve, ghiaccio o poltiglia nevosa possono rendere la carreggiata di ardua percorribilità e con molte insidie celate. In questi casi la prudenza è d’obbligo e risulta fondamentale non effettuare manovre improvvise con lo sterzo e con i pedali.

Diversi test effettuati da enti preposti alla sicurezza stradale hanno comprovato che quanto la temperatura atmosferica scende al di sotto dei 7°C gli pneumatici invernali manifestano la loro massima efficacia e possono marcare la differenza per quanto concerne una guida sicura nei mesi invernali. A 40 km/h un veicolo equipaggiato con 4 pneumatici invernali dello stesso tipo con un profilo minimo di 1.8 millimetri necessita 32 metri in meno per frenare e fermarsi completamente.

In inverno è altresì molto importante mantenere una distanza di sicurezza maggiore dal mezzo di trasporto che ci precede. Imprescindibile anche liberare completamente il parabrezza e il veicolo da neve e ghiaccio prima di mettersi per strada, sia per motivi di sicurezza sia per evitare di incorrere in una multa.

Si ricorda che in Svizzera non sussiste, a differenza della vicina Penisola, un obbligo specifico relativo al montaggio di pneumatici. Un automobilista che viaggia in inverno con pneumatici estivi non può di per sé essere multato. Tuttavia in caso di strade innevate o ghiacciate chi crea disagi alla circolazione stradale ed è senza pneumatici invernali può incorrere in una sanzione. Senza dimenticare che oltre a mettere in pericolo se stesso e gli altri utenti stradali può causare importante disagi al traffico stradale già costantemente messo a dura prova nel nostro Cantone durante le ore di punta. Se le circostanze lo richiedono può essere pure necessario montare le catene da neve per proseguire nei tratti dove è presente il segnale d’obbligo.

Si stima che circa ancora un’automobilista su tre non monta sulla propria auto gli pneumatici invernali e che uno su venti ne mette solo due gomme termiche sull’asse di trazione. Risparmi che potrebbero costare caro!

Il Dipartimento delle istituzioni prosegue in questo modo le azioni intraprese per sensibilizzare e responsabilizzare gli utenti della strada sui comportamenti da assumere quando si circola sulla rete stradale cantonale, nell’ottica di prevenire e ridurre il numero di incidenti.

Giornata cantonale dell’autismo

Giornata cantonale dell’autismo

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Giornata cantonale dell’autismo | – Fa stato il discorso orale –

Gentili signore,
Egregi signori,

vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per avermi invitato a partecipare a questa Giornata cantonale dell’autismo.

Come ben saprete, sono padre di due bambini, Gaia e William, che hanno ormai sei e cinque anni. Sono convinto che ognuno di voi, cari genitori, sia d’accordo quando affermo che non c’è gioia più grande di avere un figlio. Vederlo crescere, sorridere, imparare, sbagliare, e costruire così la propria personalità e identità. Anche come politico, come Consigliere di Stato, ammetto che non ho preoccupazione più grande che poter dare ai miei figli la qualità di vita migliore che possano avere, per poter vedere nei loro occhi la serenità e la soddisfazione con le quali faranno delle scelte che porteranno verso il loro futuro. Noi genitori lo sappiamo: ci saranno anche inevitabili insuccessi, e allora sarà importante che siano pronti ad affrontarli, e noi genitori saremo lì, e faremo in modo di accompagnarli in questi momenti del loro percorso.

I genitori sono coloro che conoscono più di tutti le peculiarità dei propri figli. La famiglia è il luogo nel quale si fanno gran parte delle esperienze che segnano i primi anni della nostra vita. Nel quale, più di ogni altro luogo, si può ascoltare e percepire ogni necessità che si genera con lo sviluppo dei nostri bambini. È proprio in questo luogo che deve esserci la sensibilità necessaria per far fronte a ciò che può succedere nella vita di un bambino.

Conosco da vicino i Disturbi dello Spettro Autistico, in quanto toccano figli o genitori in famiglie vicine alla mia, e so quindi per certo quando sia essenziale che anche fuori dal nucleo famigliare si possa contare sul sostegno adatto, sia da parte di chi come me è un amico o un parente, sia da parte dello Stato e di associazioni.

Sono quasi dieci anni che in Ticino viene proposto questo momento d’incontro e di scambio. È sempre un piacere per me partecipare a questa giornata, in quanto da sempre sono vicino all’associazione. Fin dal principio, quando ancora ero deputato in Gran Consiglio e con Alex Pedrazzini avevamo promosso il gruppo di studio a riguardo. In un decennio molto è cambiato, e fortunatamente in maniera positiva. Molti più casi di autismo sono riconosciuti, e già in età precoce, permettendo di comprendere da subito quali siano le necessità peculiari di ogni bambino, nella sua individualità. Malgrado ci sia ancora una certa incapacità di percepire l’autismo da parte di alcuni genitori, gli sforzi profusi a favore di una maggiore informazione in questo ambito sono stati ripagati negli anni.

Ci tengo a sottolineare l’importanza dell’Associazione svizzera-italiana per i problemi dell’autismo, e della fondazione ARES (Autismo Risorse e Sviluppo), per quanto riguarda la presa a carico corretta e la consulenza specializzata nell’ambito dell’autismo, che offrono un lavoro preventivo e dei progetti d’accompagnamento che sono essenziali per le famiglie. La cosa più importante secondo me, oltre alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica, è che i genitori non si sentano mai soli, e che sappiano di poter essere ascoltati e supportati nelle loro necessità.

Come affermavo all’inizio, ognuno di noi genitori vuole il meglio per i propri figli, ed è impagabile sapere che in caso di necessità ci siano delle associazioni, delle strutture, ma soprattutto delle persone, sulle quali fare affidamento. Un supporto, una mano tesa, per rendere il futuro dei propri figli più sereno, e che permetta loro di affermarsi come soggetti con una propria identità, valorizzandone le qualità e le risorse e sottolineando la loro unicità.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Il Gobbi dimagrito: «Ho perso 35 chili, ma mi manca la cioccolata»

Il Gobbi dimagrito: «Ho perso 35 chili, ma mi manca la cioccolata»

Da Ticinonline | Il Consigliere di Stato ha parlato della sua repentina perdita di peso e di ciò che essa comporta. «Ogni due mesi devo cambiare il guardaroba»

BELLINZONA – La differenza è sotto gli occhi di tutti. La perdita di peso risulta lampante. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha perso 35 chili in soli 9 mesi.

Il mutamento fisico del Direttore del Dipartimento delle Istituzioni non è passato inosservato neppure nella Svizzera tedesca. Tanto che il “Blick” ha voluto intervistarlo per scoprire il segreto dietro questo dimagrimento lampo.

Gobbi – scrive il quotidiano svizzero tedesco – si è recato da uno specialista di Locarno a inizio febbraio. Il suo peso? 138 chilogrammi. Troppi, anche per motivi di salute. Nove mesi dopo, grazie alla super dieta, la bilancia indica 103. «Devo perderne ancora dieci, ma sono molto soddisfatto». Il Consigliere di Stato spiega di essere sempre stato “rotondetto”. «A 13 anni pesavo già 82 chili».

La dieta comminata a Gobbi è di quelle toste. Niente più croissant a colazione, niente pasta e risotto, addio al pane e basta con il cioccolato. L’unica cosa a cui il Consigliere di Stato non ha rinunciato – da buon ticinese – è un bel bicchiere di vino durante il pasto. «È molto difficile per me. Mi manca soprattutto il cioccolato».

Le rinunce culinarie – unite alle sedute di agopuntura che stimolano il metabolismo e riducono la sensazione di fame – hanno portato diversi benefici a Gobbi. «Dormo molto meglio e mi alzo con più energia alla mattina».

Ma il veloce dimagrimento ha anche risvolti negativi, soprattutto per il portafoglio. «Ogni due mesi devo cambiare completamente il mio guardaroba, comprando tre completi nuovi perché quelli vecchi mi vanno larghi», confida ancora al “Blick”.

La dieta di Gobbi sarà però messa a dura prova dai consueti banchetti ufficiali che contraddistinguono le festività natalizie. «Dovrò stare molto attento». conclude il Consigliere di Stato.

Articolo: http://www.tio.ch/ticino/attualita/1172774/il-gobbi-dimagrito—ho-perso-35-chili–ma-mi-manca-la-cioccolata-

«Norman, bist du’s?»

«Norman, bist du’s?»

Da Blick | So hungerte Staatsrat Gobbi 35 Kilo weg

Der Lega-Politiker speckte in neun Monaten 35 Kilo ab. Wie? Das verriet der Direktor des Tessiner Innen- und Justizdepartements dem BLICK.

Myrte Müller

Norman Gobbi macht sich zum 40. Geburtstag ein ungewöhnliches Geschenk. Der Tessiner Staatsrat will abspecken. Anfang Februar geht er zu einem Spezialisten in Locarno TI. Die Waage zeigte damals 138 Kilo an!

Zu viel für den 1,85 Meter grossen Politiker. Zu hoch der Blutdruck. Der Arzt verpasst Norman Gobbi eine Superdiät. In neun Monaten nimmt der Direktor des kantonalen Departements für Inneres, Polizei und Justiz stolze 35 Kilo ab. «Zehn müssen noch runter, sagt der Arzt», so Gobbi, «doch ich bin schon sehr zufrieden.» Normalgewicht, das erlebt der Tessiner aus Faido TI zum ersten Mal. «Ich war immer rund, habe schon mit dreizehn Jahren 82 Kilo gewogen.»

Kein Brot, keine Pasta, keine Schokolade

Die Diät braucht starke Nerven. Ein Gipfeli zum Frühstück? Tempi passati. Morgens gibts eine Kiwi, mittags gekochtes Gemüse und mageres Fleisch, abends ein Viertel Fenchel. Dazu Wasser und ein Glas Wein am Tag. Keine Pasta, kein Brot, keinen Risotto, kein Bierchen. Kaffee und Tee weder mit Zucker noch mit Milch natürlich. Das sei ihm «verdammt schwergefallen», sagt Gobbi. Vor allem die Schokolade fehle ihm. «Wenn ich sündige, muss ich es die zwei Tage darauf wieder abhungern.»

«Ich schlafe besser und stehe mit Energie auf»

Begleitet wird die Diät von Akupunktur. Die rege den Stoffwechsel an und schwäche das Hungergefühl, so Gobbi, «ich schlafe seitdem besser, stehe morgens mit mehr Energie auf, schaffe Sport mit mehr Leichtigkeit». Und: «Ich marschiere in die Berge, gehe schwimmen und ins Fitnessstudio. Dort muss ich an meiner Haltung und am Gleichgewicht arbeiten. Schliesslich habe ich lange einen grossen Bauch vor mir hergetragen», sagt Norman Gobbi weiter.

Jetzt vor Weihnachten brechen allerdings harte Zeiten an. «Ein offizielles Festessen jagt das nächste. Da muss ich sehr aufpassen», so der Politiker.

Trotz kargen Speiseplans: Gobbis «Geburtstagsgeschenk» ist alles andere als billig. «Alle zwei Monate muss ich komplett meine Garderobe wechseln, jedes Mal mindestens drei neue Anzüge kaufen. Denn die Alten sind viel zu gross. Das geht ganz schön ins Geld», sagt er.

«Von hinten erkennen mich viele nicht mehr»

Nicht alle sind restlos begeistert von Gobbis Abmagerungskur. Ehefrau Elena vermisst hin und wieder ihren rundlichen Ehemann. «Als wir zusammenkamen – das war vor 16 Jahren – da wog ich 43 Kilo mehr als heute», sagt Gobbi, «meine Frau mahnt schon: Nimm nicht zu viel ab, sonst erkenne ich dich nicht mehr.»

Das geht nicht nur ihr so. Norman Gobbi: «Es passiert mir, dass Bekannte mich von hinten nicht erkennen. Und wenn sie mich von vorne sehen, dann fragen sie vorsichtshalber: Bist du es, Norman?»