In 350 per l’UDC al Conza

In 350 per l’UDC al Conza

Presenti anche i candidati al Governo: Claudio Zali, Norman Gobbi, Daniele Caverzasio, Roberta Soldati e Piero Marchesi

“L’auspicio, naturalmente, è che la lista congiunta per il Consiglio di Stato abbia il maggiore successo possibile. E che le rispettive liste al Gran Consiglio si possano rafforzare”.

Il ministro uscente Claudio Zali, candidato sulla lista Lega-UDC al Governo, ha salutato con queste parole le circa 350 persone presenti alla festa democentrista in vista delle elezioni cantonali del prossimo 7 di aprile che ha avuto luogo sabato al padiglione Conza a Lugano.

E dopo gli interventi dei cinque candidati all’esecutivo cantonale – oltre ai leghisti Zali, Norman Gobbi e Daniele Caverzasio i due UDC Roberta Soldati e Piero Marchesi – è seguito un pranzo offerto a base di risotto e luganighe, la musica dei corni delle Alpi e intrattenimento per i bambini.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/In-350-per-lUDC-al-Conza-11413728.html

 

“Pronti!”

“Pronti!”

Per caratterizzare in modo immediato e facilmente memorizzabile la mia campagna, ho scelto uno slogan almeno in apparenza molto semplice: “Pronti!”.

“Pronti!”: il punto esclamativo comunica immediatamente il mio entusiasmo, ma anche quello di chi, in un modo o nell’altro, mi appoggia nella corsa che potrebbe condurmi al terzo mandato in qualità di Consigliere di Stato (la mia famiglia, i miei collaboratori, il mio staff, chi mi gratificherà con il suo voto).

“Pronti!” è declinato al plurale non a caso: il concetto di squadra, di team, di gruppo è per me prioritario. Lo è nella vita professionale come in quella privata, lo è durante una riunione di lavoro come in una serata trascorsa con gli amici. Assieme si può andare lontano, con il sostegno degli altri si possono superare gli ostacoli più alti, attraverso il dialogo con chi ti sta attorno si possono risolvere problemi che sembravano a prima vista irrisolvibili.

“Pronti!” è anche un incitamento ad affrontare con il piglio giusto la battaglia politica, consapevoli che ci saranno anche momenti difficili in cui sarà necessario serrare le fila ed essere ancor più propositivi e solidali.

“Pronti!” perché siamo… pronti, ovvero preparati, affidabili e forgiati dall’esperienza maturata in questi 8 anni. Io e il mio team sappiamo di poter dare ancora molto al nostro meraviglioso Cantone, lavorando sempre nell’ottica di favorire il cittadino. Che è e resta il nostro interlocutore privilegiato.

“Pronti!” in quanto sicuri delle nostre capacità e consapevoli del nostro valore, certi di avere le carte in regola per maritarci il sostegno dei ticinesi. Questo senza essere però supponenti, poiché l’obiettivo dev’essere quello di migliorarsi costantemente.. Quanto abbiamo fatto è lì da vedere e i risultati ottenuti parlano a nostro favore.

“Pronti!” a rispondere alle sollecitazioni cui siamo sottoposti a ogni ora del giorno. Le risposte giuste arrivano però solo da persone preparate, credibili, che non nascondono scheletri negli armadi e che possono parlare guardando dritto negli occhi il loro interlocutore.

“Pronti!” anche nei confronti di chi non la pensa come noi e che ci fa un grande regalo: ci permette di mantenere sempre alta la guardia, senza dare nulla per scontato. L’avversario politico rappresenta uno stimolo vitale!

Un carcere che ha vinto la prova della radicalizzazione

Un carcere che ha vinto la prova della radicalizzazione

Il penitenziario resta un esempio virtuoso nonostante le sollecitazioni

Iniziamo dai dati nudi e crudi emersi questa settimana: circa 80 persone incarcerate su cento in Ticino l’anno scorso era di nazionalità straniera (per essere precisi l’82% nel carcere Giudiziario della Farera e il 70% al Penitenziario della Stampa). Siamo un Cantone di frontiera, in pratica la porta d’entrata per chi giunge in Svizzera da sud o d’uscita per coloro che lasciano la nostra nazione. La nostra posizione geografica ci mette per forza di cose a confronto con flussi di persone che altri Cantoni non conoscono. E non si può essere ingenui al punto da pensare che tra tutti questi cittadini che entrano ed escono ci siano solo fior di galantuomini.
“E’ proprio per questo motivo che si rende necessario il costante controllo di tutto il territorio cantonale, e delle zone più vicine alla frontiera in particolare, se vogliamo mantenere elevata la sicurezza in Ticino!” afferma Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni. “Sicurezza che è sempre stata e sempre sarà la priorità numero uno della mia attività politica.”
Molte sono state le misure implementate dal Consigliere di Stato leghista per il raggiungimento di questo obiettivo, sostenuto da fatti e cifre che dimostrano chiaramente quanto il Ticino sia diventato e continua a essere sempre più sicuro. Ne è un esempio la ristrutturazione e il potenziamento della Polizia cantonale, oggi in grado di dare risposte immediate ed efficaci ai fenomeni criminali e di agire anche in funzione deterrente; la collaborazione con il Corpo delle Guardie di Confine, senza dimenticare l’introduzione dell’obbligo di presentare il casellario giudiziale nelle richieste di permessi per gli stranieri. Nel corso di queste due legislature i cambiamenti sono stati tangibili.
Ma torniamo ai dati statistici diffusi questa settimana, i quali permettono di approfondire con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni la gestione delle nostre strutture carcerarie. “Al Penitenziario vige un sistema rigido di controlli, sicuramente il regime più performante di tutta la Svizzera, il quale permette di evitare possibili problemi in questa struttura chiusa. E ben sappiamo che basta poco per accendere pericolose micce e creare minacce effettive anche ai danni di donne e uomini chiamati a garantire la sicurezza all’interno del carcere”, commenta Norman Gobbi. “I risultati sono ottimi e incoraggianti, anche perché tale fermezza resta comunque rispettosa della persona.”
La massiccia presenza di stranieri tra la popolazione carceraria contribuisce a innalzare il livello di potenziale pericolo. Uno di questi è legato alle varie forme di radicalizzazione (in particolare di matrice islamica) che potrebbero verificarsi e che in altre strutture, per esempio nella Svizzera francese, sono effettivamente avvenute.
“Il lavoro svolto al Penitenziario è davvero efficace, perché vengono messe in atto tutta una serie di misure per evitare l’insorgere di questi fenomeni di radicalizzazione. Fino a oggi, grazie a questi sforzi, siamo sempre riusciti a scongiurare tali pericoli. E questo testimonia la bontà del lavoro svolto giornalmente e puntualmente dalle collaboratrici e dai collaboratori attivi nei vari ambiti della nostre strutture di espiazione di pena.”
Un ruolo importante lo giocano inoltre le misure di occupazione e reinserimento di chi sconta la pena. I detenuti possono lavorare in una falegnameria, in una legatoria, in una stamperia; vi è un reparto d’assemblaggio di giocattoli e vengano stampate le targhe per le vetture immatricolate in Ticino. Senza dimenticare coloro che sono impiegati nei laboratori dei servizi interni: cucina, lavanderia e stireria. “L’obiettivo – conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi – mira al reinserimento del detenuto nella società una volta scontata la pena, per scongiurare i rischi di recidiva”. Da un lato quindi fermezza dei controlli interni sui detenuti, ma dall’altro anche l’impegno verso una loro compiuta riabilitazione.