Uccidere la libertà degli svizzeri non migliora la sicurezza nell’UE

Uccidere la libertà degli svizzeri non migliora la sicurezza nell’UE

L’opinione di Norman Gobbi sul voto che riguarda la Legge sulle armi

Passate le elezioni cantonali, si avvicina un appuntamento con le urne – la votazione federale del 19 maggio sulle modifiche alla Legge federale sulle armi – molto importante per la Svizzera. La posta in palio infatti è quella di garantire anche in futuro la possibilità di autodeterminarci in quanto Stato, evitando ingerenze provenienti dall’UE.
Su questa specifica votazione bisognerebbe capovolgere il ragionamento e chiederci: “Tenuto conto del nostro efficiente sistema di sicurezza, dell’elevato grado di controllo che abbiamo definito nel campo della vendita e possesso delle armi con la nostra legislazione e della grande tradizione (unica al mondo) che fa sì che ogni cittadini svizzero abbia una vicinanza particolare nei confronti di un’arma, fatta di rispetto, attenzione e sicurezza – perché così “educato” dal servizio militare obbligatorio – che bisogno abbiamo di accettare direttive imposte dall’Unione europea proprio in una materia in cui non abbiamo nulla da imparare da nessuno?” È questa la domanda che dobbiamo porci di fronte al diktat voluto dall’UE, accolto con una fretta quasi sospetta dal Consiglio federale e dalla maggioranza del Parlamento e che ci porterà giustamente a votare (benedetta democrazia diretta!) il prossimo 19 maggio sulla modifica della Legge federale sulle armi.
Questa imposizione che giunge dall’UE – che non migliorerà di una virgola la sicurezza contro il terrorismo – mina il rapporto di fiducia tra l’autorità federale, cantonale o comunale e il cittadino. Abbiamo costruito la prosperità e le fortune del nostro Paese soprattutto sulle libertà individuali. Con la scelta fatta dalla maggioranza del Parlamento si mette in discussione la buona fede di migliaia di cittadini nel loro essere tiratori, cacciatori o collezionisti di armi. Cittadini che si sono sempre comportati correttamente e che invece, se passerà questa modifica di legge, considereremo tutti potenzialmente “colpevoli”. È un approccio inverso rispetto a ciò che abbiamo sempre conosciuto, perché in Svizzera l’autorità ha sempre avuto e ha fiducia dei suoi cittadini, contrariamente a quello che fa l’Unione europea nei confronti dei cittadini di qualunque Stato.
La nostra legislazione in materia di armi è molto efficace. Consente all’autorità di sequestrare l’arma al possessore sprovvisto dei requisiti di legge, mediante l’emanazione di una decisione amministrativa subito esecutiva. Una persona perde i requisiti se dà motivo che possa esporre se stesso o gli altri a pericolo, oppure se è condannata per reati che denotano carattere violento o pericoloso, o per crimini o delitti commessi ripetutamente e iscritti nel casellario giudiziale. Non è necessario che i delitti siano in relazione alle Legge federale sulle armi: possono essere di qualsiasi natura. Tenuto conto che a eventuali ricorsi è tolto l’effetto sospensivo, la decisione di sequestro è immediatamente effettiva. Nella pratica succede che sono gli agenti di polizia a recarsi al domicilio della persona e a procedere al sequestro dell’arma. Le nuove norme servirebbero unicamente ad aumentare la burocrazia con il conseguente appesantimento del carico amministrativo per la nostra Polizia, senza peraltro alcun riscontro effettivo dal punto di vista pratico della sicurezza.
A comprova dell’efficacia della legge attuale bastano alcune cifre, riferite al Canton Ticino: il Servizio armi, esplosivi e sicurezza privata della Polizia cantonale tratta annualmente circa 2’200 casi. Nel 2018 sono state sequestrate 13 armi (17 nel 2017); non è stato concesso il permesso all’acquisto di un’arma in 17 casi (21 l’anno prima) ed è stato negato il dissequestro in 6 casi (7 nel 2017). Vi sono stati inoltre altri 7 casi, lo stesso numero dell’anno precedente, di conferma di sequestro.
Un’ultima considerazione, ma non per importanza: oggi chi sostiene le modifiche alla Legge imposte dall’UE ci dice che se non dovessero venir accettate usciremmo automaticamente dall’accordo Schengen. Si tratta della solita “clausola ghigliottina” (“se non accetti questo ti tolgo anche quello”). A parte il fatto che proprio una clausola del genere avrebbe dovuto sconsigliare di entrare in materia sui cambiamenti della nostra legge sulle armi, addirittura però al momento del voto nel 2005 su Schengen non ci era stato detto che la legislazione svizzera avrebbe dovuto essere aggiornata automaticamente rispetto ai cambiamenti che sarebbero intervenuti in ambito europeo in questo specifico ambito. Come si vede tutto l’approccio è sbagliato, non è per nulla svizzero e non tiene conto dell’alto livello di sicurezza raggiunto in Svizzera anche nel contrasto al terrorismo. Comunque: l’Europa ha tutto l’interesse che la Confederazione rimanga inserita nell’accordo Schengen, e soprattutto noi saremo in grado di restare agganciati alle misure che Schengen produce in ambito di controllo delle persone.
Il voto del 19 maggio ci dà la possibilità – se vogliamo davvero un Paese in grado di autodeterminarsi e di mantenere la propria libertà e indipendenza – di schierarci: votando NO alle modifiche della Legge federale sulle armi.

Potenziamenti in magistratura, la roadmap

Potenziamenti in magistratura, la roadmap

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 17 aprile 2019 de La Regione

Un procuratore in più, segretari giudiziari con competenze decisionali su delega dei pp, il quinto giudice penale: dal Dipartimento proposte e tempi

Non uno, ma più messaggi governativi a dipendenza del numero delle autorità giudiziarie toccate. Più progetti di messaggio. Uno di questi riguarderà il Ministero pubblico e proporrà – oltre all’aumento dell’organico dell’ufficio con un procuratore in più – l’attribuzione di competenze decisionali ai segretari giudiziari nell’ambito del cosiddetto penale minore. Sui rinforzi destinati alla magistratura ticinese, ai quali il Consiglio di Stato lo scorso dicembre ha espresso un’adesione di principio con nota a protocollo, il Dipartimento istituzioni ha stabilito una tabella di marcia. La ‘roadmap’ è stata fissata l’altro ieri dal direttore Norman Gobbi e da Frida Andreotti, responsabile, all’interno del Dipartimento, della Divisione giustizia.
«Intorno alla metà del mese prossimo – spiega Andreotti, da noi interpellata – contiamo di sottoporre per consultazione al Ministero pubblico la bozza di messaggio che lo concerne e che stiamo redigendo. Suggeriremo di portare i pp dagli attuali ventuno (procuratore generale compreso) a ventidue, con l’assegnazione all’ufficio di un procuratore da attribuire al gruppo di magistrati inquirenti dedito al perseguimento dei reati finanziari». Dunque un procuratore pubblico non straordinario, come ventilato in un primo tempo, bensì «ordinario», come peraltro anticipato da Gobbi in occasione di un ‘Dibattito in soffitta’, il ciclo di incontri promosso dalla ‘Regione’ in vista delle elezioni cantonali. Ma non è tutto.

‘Deciderà il magistrato se delegare’
Nel medesimo progetto di messaggio, riprende la titolare della Divisione giustizia, «prospetteremo una modifica delle competenze dei segretari giudiziari, cioè degli stretti collaboratori dei procuratori, rifacendoci al modello adottato dal Canton San Gallo». Concretamente? «In caso di multa, pena pecuniaria o pena detentiva fino a un massimo di sei mesi, il segretario giudiziario potrà condurre le indagini, emanare i decreti d’accusa o di non luogo a procedere, sospendere il procedimento». Non sarà però un automatismo, precisa Andreotti. «Deciderà il procuratore pubblico – dice – se delegare, in relazione a quel dato procedimento, queste competenze al proprio segretario giudiziario». Come Dipartimento «abbiamo inoltre deciso di proporre lo stesso modello per la Magistratura dei minorenni».
Se la bozza di messaggio sulla Procura è in via di allestimento, quella inerente al Tribunale d’appello, di cui anche il Tribunale penale cantonale fa parte, «è stata già mandata in visione all’autorità giudiziaria direttamente interessata dal potenziamento», fa sapere Andreotti: «In questo caso proponiamo l’aumento da quattro a cinque del numero di giudici del Tribunale penale». Quest’ultimo, sostiene il presidente del Tribunale d’appello Mauro Mini, «è oggi confrontato con un carico di arretrati importante: il quinto giudice, che spero possa arrivare nel corso dell’anno, è necessario per evitare prescrizioni e il conseguente rischio di una demotivazione anche in chi conduce le inchieste, ossia procuratori e poliziotti».
Gobbi si augura di sottoporre i due progetti di messaggio ai colleghi di governo «agli inizi di giugno». Una volta licenziati, toccherà al Gran Consiglio pronunciarsi: per concretizzare i rinforzi occorrerà infatti intervenire sulla relativa base legale, la Legge sull’organizzazione giudiziaria, cambiandola.
Il Ministero pubblico, il Tribunale penale. E l’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi? «Affronteremo il tema del suo potenziamento – ricorda la direttrice della Divisione giustizia – nel quadro dell’annunciata riorganizzazione del settore esecuzione pene e misure, a cui stiamo lavorando avvalendoci anche della collaborazione di una società di consulenza. Non solo. Bisognerà considerare pure – rileva Andreotti – le competenze assegnate ai giudici dei provvedimenti coercitivi dalla nuova Legge sulla polizia, impugnata però di recente davanti al Tribunale federale».

Un intenso 2018 per la Sezione della circolazione

Un intenso 2018 per la Sezione della circolazione

Comunicato stampa

La Sezione della circolazione resta uno fra i servizi più sollecitati dell’Amministrazione cantonale. I dati del 2018 mostrano infatti che sono state poco più di 575’000 le pratiche evase, con una media di circa mille telefonate ricevute ogni giorno. Il fatturato totale si è attestato a poco più di 173 milioni di franchi.
Il rendiconto della Sezione della circolazione mostra un andamento in linea con l’anno precedente: sono state 575’079 le pratiche gestite dai diversi settori durante lo scorso anno, per un introito finanziario complessivo di 173’386’800 franchi.
La situazione sul fronte delle immatricolazioni smentisce una tendenza in atto da diverso tempo; infatti, il parco veicoli del Cantone Ticino è diminuito per la prima volta dopo anni, seppur in modo molto contenuto (-0,3%), passando dai 328’139 veicoli del 2017 ai 327’063 di fine 2018. In leggera diminuzione è anche il dato relativo agli autoveicoli che sono passati da 254’446 a 252’486 (-0,7%). I motoveicoli in circolazione invece sono nuovamente aumentati passando da 47’081 a 47’296 (una crescita pari a +0,5%).
Particolarmente significativi risultano anche i dati dell’Ufficio tecnico, il quale ha potuto beneficiare della nuova procedura di collaudo la quale prevede che ogni veicolo sia gestito da un tecnico esperto (la cosiddetta procedura “1-1”). Grazie all’installazione di otto nuovi lift per visionare i veicoli dotati di strumenti all’avanguardia il numero di collaudi eseguiti sono aumentati del 23.74% passando dai 58’674 del 2017 ai 72’601 del 2018.
Si rimarca per contro una flessione dell’attività dell’Ufficio giuridico, in controtendenza rispetto agli scorsi anni, con 66’423 decisioni emanate che corrispondono a una diminuzione dell’8,9% rispetto al 2017 (-6’423 pratiche) dovute principalmente a un problema tecnico al nuovo applicativo ideato per la gestione delle multe; in questo senso sono stati accumulati ritardi nell’evasione delle numerose procedure amministrative e contravvenzionali il cui recupero sarà evaso definitivamente nel corso del 2019.
Per quanto riguarda infine il contatto con i cittadini, il 2018 è stato il sesto anno di attività del “Contact center”: le sollecitazioni si sono confermate molto alte, con un totale di 230’541 chiamate telefoniche. Nel mese di dicembre è stato introdotto il sistema con una risposta vocale interattiva (il noto “IVR” ovvero “Interactive Voice Response”) che offre la possibilità all’utente di selezionare tramite la tastiera il servizio desiderato. Questa nuova modalità di interazione garantirà una gestione migliore della telefonata con un’evasione più rapida e funzionale delle circa 1’000 chiamate giornaliere.
A livello informatico si è notata una leggera flessione delle visite al sito web che rimane tuttavia uno dei più visitati dell’intera Amministrazione cantonale con quasi 500’000 visite e 2.7 milioni di pagine visualizzate. Nel corso del 2018, la Sezione della circolazione si è adoperata per la revisione e il rifacimento grafico del portale, online dall’inizio del 2019. Il nuovo sito è stato sviluppato con un approccio più orientato all’utenza, meno nozionistico e con la predisposizione di procedure guidate. In questo senso si rimarca come siano sempre particolarmente apprezzati e utilizzati dai cittadini i numerosi servizi online offerti dalla Sezione della circolazione quali la modifica della data del collaudo, la modifica dell’indirizzo di domicilio, l’appuntamento per l’esame pratico e la ristampa targhe.
Infine, si segnala che l’introito complessivo delle aste targhe online organizzate nel 2018 ammonta a 800’950 franchi, mentre quello della vendita diretta delle targhe a 203’300 franchi, per un totale complessivo di 1’004’250 franchi. Come avveniva già per le aste tradizionali, una parte dei ricavi viene devoluto ai programmi di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni “Strade sicure” e “Acque sicure” e da quest’anno anche al nuovo programma “Montagne sicure”.
La semplificazione delle relazioni fra cittadino e Stato è un obiettivo strategico al quale il Dipartimento delle istituzioni dedicherà particolare attenzione anche nel corso della legislatura 2019-2022; in quest’ottica si svilupperà nei prossimi mesi il progetto dipartimentale “cinque stelle” volto a migliorare la qualità dei servizi offerti all’utenza.

Rete integrata Svizzera:  “Sicurezza a livello nazionale”

Rete integrata Svizzera: “Sicurezza a livello nazionale”

Intervista a Norman Gobbi, presidente della Piattaforma elvetica

Nelle ultime settimane è stato presentato il bilancio 2018 sull’attività della Polizia cantonale. In generale in Ticino la lotta contro la criminalità ha dato buoni risultati, così come le campagne che mirano a ridurre gli incidenti della circolazione, tanto che i Ticinesi avvertono un maggior senso di sicurezza, sostenuto – appunto – da dati oggettivi.

È un lavoro che ha contraddistinto il Consigliere di Stato della Lega Norman Gobbi in questi 8 anni alla testa del Dipartimento delle istituzioni. Pochi però sanno che tale impegno viene svolto da Gobbi anche a livello nazionale. “In quanto membro e quest’anno presidente della piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS) porto le riflessioni e i problemi che toccano da vicino i Cantoni, coordinando l’attività degli organismi dedicati alla sicurezza a livello nazionale per giungere a mettere in campo gli interventi più opportuni”.

Su quali aspetti si focalizza oggi l’attività della Piattaforma? “Gli ambiti d’intervento sono numerosi. Per una Nazione che si regge sul federalismo, avere una Piattaforma che coordini i progetti e gli interventi, facendo dialogare al meglio tra loro il contesto federale con quello rappresentato dai 26 Cantoni, è essenziale e in questo contesto si inserisce il ruolo politico della Rete nazionale Svizzera per la sicurezza. Per quanto riguarda invece l’operatività posso citare almeno quattro ambiti: quello della lotta contro la radicalizzazione, per la quale abbiamo messo in atto un piano nazionale in cui tutti i Cantoni sono coinvolti; il contrasto alla cyber criminalità, che è diventato un dossier sempre aperto sul nostro tavolo di lavoro e, terzo, l’organizzazione della seconda esercitazione della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (ERSS). Il quarto aspetto riguarda invece la verifica degli strumenti di supporto in caso di crisi, come una rete di comunicazione funzionante e performante, oppure la disponibilità di sufficienti risorse sul personale di sicurezza, sia esso pubblico o privato”.

Può anticipare qualcosa sull’esercitazione della RSS? Quando si terrà? “I più attenti – ci dice Norman Gobbi – si ricorderanno della prima grande esercitazione nazionale, che si è tenuta nel 2014. La prossima ci sarà nel corso del mese di novembre di quest’anno. L’ERSS 2019 sarà incentrata sul terrorismo, ossia su uno scenario che riguarda principalmente la sicurezza interna. Si tratta di verificare l’interazione tra polizia ed esercito nella gestione di situazioni di minaccia. L’esercito svolge infatti un ruolo cruciale a supporto dei partner della protezione della popolazione (polizia, pompieri, sanità pubblica, servizi tecnici, protezione civile) nell’ambito degli impieghi sussidiari di sicurezza, ad esempio per la protezione di infrastrutture critiche. Ancora una volta anche il Ticino sarà coinvolto da questa esercitazione. Verrà simulato un processo con terroristi al Tribunale penale federale di Bellinzona, con tutte le misure da mettere in atto in questi casi nel campo della sicurezza. Le esercitazioni di questo tipo forniscono un contributo essenziale alla condotta operativa nelle situazioni di crisi”.

Vi è poi tutto l’aspetto delle agenzie private di sicurezza. “Proprio su questo tema, tenuto conto delle varie reazione che suscita nell’opinione pubblica, a livello nazionale vi è un forte dibattito sulla necessità di legiferare. E sarà uno degli argomenti principali che discuteremo nell’ambito della 4° Conferenza della RSS che si terrà il 16 maggio a Losanna”.

“Come Ticinese sento di avere una responsabilità ancora più grande nel trovare soluzioni comuni, che possano aumentare la sicurezza delle svizzere e degli svizzeri”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Equipaggiamento in moto, non solo casco in testa!

Equipaggiamento in moto, non solo casco in testa!

Comunicato stampa

Proteggere la testa con il casco è ormai divenuta da anni una buona abitudine, ma lo stesso non si può certamente dire per il resto del corpo di molti motociclisti. Troppo sovente, in particolare sul breve tragitto casa lavoro, l’equipaggiamento di taluni centauri lascia molto a desiderare, inconsapevoli dei rischi di incidenti e cadute in cui potrebbero incorrere. Per questo motivo è di estrema importanza dotarsi dell’equipaggiamento adeguato. Casco, giacca, pantaloni, guanti e stivaletti appropriati dovrebbero sempre essere indossati, anche per pochi chilometri.

Nel 2018 in Ticino sono stati constatati ben 411 incidenti con il coinvolgimento di un motoveicolo. In 249 occasioni hanno comportato il ferimento da lieve a grave di centauri e/o passeggeri. Parte dei ferimenti è sicuramente dovuto alla scarsa attenzione all’equipaggiamento, non corretto o non sufficientemente adeguato alle circostanze.
Chi circola in moto è maggiormente soggetto a cadute rispetto agli altri utenti della strada. Le due ruote hanno infatti una maggior probabilità di incorrere in un incidente con il conseguente risultato della caduta a terra del centauro. Strisciare sul manto stradale con una maglietta o una giacca leggera provoca delle abrasioni estremamente dolorose. Ne consegue che l’abbigliamento dovrebbe essere sempre curato e adeguato cosi da evitare, oltre alle abrasioni, pure le ferite agli arti.
Solamente giacca e pantaloni in materiale resistente alle abrasioni causate dallo sfregamento sull’asfalto nonché stivaletti da motociclista con gambali alti e parti rinforzate offrono una vera e propria protezione. Pure importanti i guanti poiché in caso di caduta, le mani sono le più esposte alle ferite. Protezioni per la schiena, gomiti e ginocchia dovrebbero inoltre completare l’equipaggiamento del motociclista. Non bisogna neppure dimenticare gli inserti riflettenti, sia che siano inseriti in un gilet protettivo o applicati direttamente sulla giacca, in quanto bisogna rendersi visibili agli altri utenti della strada.
Il casco di protezione deve essere sempre ben pulito così come la visiera che deve permettere una buona visione del campo stradale. In caso di caduta o di urto sul casco è necessario farlo controllare per verificare che possa ancora garantire una buona protezione. In caso contrario bisogna sostituirlo.
La motocicletta è una passione non priva di pericoli. Purtroppo gli incidenti capitano quando meno ce lo aspettiamo. Prepariamoci e proteggiamoci quindi per tempo!

“Tuer la liberté des Suisses n’améliore pas la sécurité dans l’UE”

“Tuer la liberté des Suisses n’améliore pas la sécurité dans l’UE”

Da www.rts.ch

Parmi les conseillers d’Etat, Norman Gobbi (Lega/TI) nage à contre-courant dans la campagne de votation du 19 mai. Contrairement à la majorité de ses colleguès, il est opposé à la loi qui vise un meilleur contrôle des armes en circulation.

Dans cette directive qui s’adapte aux mesures anti-terroristes édictées par l’Union européenne (UE), l’élu de la Lega dénonce une attaque frontale contre la souveraineté de la Suisse. “Cette modification de la loi est exigée par une directive de l’UE. Or, dans notre pays, on a bâti toutes nos plus belles réalisations sur la liberté individuelle, une valeur aujourd’hui mise en cause”, fustige-t-il au micro de La Matinale mercredi.

“En Suisse, l’attitude est celle de la confiance envers les citoyens, y compris les chasseurs, tireurs et collectionneurs d’armes, une approche qui n’est pas celle de l’UE. Une modification de la loi n’amènerait pas plus de sécurité en Suisse et en Europe, elle tuerait en revanche la liberté individuelle des Suisses”, souligne le Tessinois, qui pratique lui-même le tir sportif.

“Je réfute cette mise sous pression”

Dans ce scrutin, le maintien de la Suisse dans l’accord de Schengen-Dublin représente l’un des arguments principaux pour le oui. La Suisse est en effet tenue d’adapter sa législation sur les armes si elle veut rester dans l’alliance des Etats Schengen et Dublin. En cas de “non” le 19 mai, la coopération prendrait fin automatiquement après six mois.

“Je réfute cette façon de faire de l’UE, ses clauses guillotine, la mise sous pression. On ne peut pas avaler tout ce qui vient de Bruxelles”, conteste Norman Gobbi.

Les fusillades de Paris n’ont pas été perpétrées avec des armes venues de Suisse, mais avec des armes illégales, illustre-t-il. “Ce n’est pas en mettant en cause les bons citoyens suisses qu’on va améliorer cette situation.”

“Pas dans l’intérêt de l’UE”

Devant la menace d’une exclusion des accords Schengen-Dublin, l’élu léguiste affiche sa confiance. “La Suisse a toujours trouvé des solutions”, avance-t-il, s’appuyant sur le fait qu’une expiration pourrait être évitée si tous les Etats de l’UE et la Commission européenne acceptent, dans un délai de 90 jours suivant le vote – de faire une concession à la Suisse. “Ce n’est pas du tout dans l’intérêt de l’UE d’éjecter la Suisse”, estime-t-il encore.

L’UDC, avec les milieux du tir, est le seul parti à prôner le non dans les urnes le 19 mai.

https://www.rts.ch/play/tv/redirect/detail/10372446

Anche nel 2018 incidenti in diminuzione

Anche nel 2018 incidenti in diminuzione

Comunicato stampa

Lo scorso anno la Polizia cantonale e le polizie comunali sono intervenute per la constatazione di 3’752 incidenti (-3% rispetto al 2017), di cui 772 con conseguenze per le persone (-2%), per un totale di 722 feriti leggeri (-3), 206 feriti gravi (-14) e 15 morti (+6) in altrettanti incidenti (di cui 3 in autostrada o semi-autostrada). Due incidenti su tre avvengono all’interno delle località, quelli più gravi si registrano tuttavia fuori località. Il coinvolgimento di pedoni è relativamente stabile da alcuni anni, con un centinaio di incidenti e altrettanti ferimenti, un terzo dei quali in modo grave. Dopo le modifiche alla Legge federale sulla circolazione stradale degli ultimi anni, la verifica delle tratte critiche della rete cantonale è svolta annualmente in collaborazione con il Dipartimento del Territorio, con la proposta di interventi mirati anche di carattere strutturale.

I controlli preventivi restano una delle principali attività del V° Reparto Gendarmeria stradale, affiancati da numerosi impieghi sul fronte della coordinazione (segnaletica, manifestazioni), dell’autorizzazione alla circolazione e della formazione all’utenza. Le maggiori cause di incidenti sono facilmente identificabili e permangono legate al fattore umano: distrazione, inosservanza del diritto di precedenza, velocità e stato fisico alterato. L’interno degli abitati resta il settore con il maggior numero di sinistri, mentre quelli più gravi si registrano fuori località. Le due categorie più a rischio sono i pedoni e i veicoli a due ruote. La metà degli investimenti di pedoni avviene lontano dai passaggi pedonali ma comunque all’interno delle località, mentre il fenomeno emergente delle e-bike è aggravato dall’aumento delle loro immatricolazioni.

Le verifiche sui veicoli pesanti hanno raggiunto le 13’036 ore superando per il secondo anno il mandato dell’Ufficio federale delle strade (USTRA). Nello specifico settore del rispetto dell’Ordinanza lavoro e riposo sono stati esaminati 1’341 conducenti (di 889 autocarri, 238 minibus e 95 torpedoni).

I controlli di velocità della Polizia cantonale con apparecchi radar mobili e laser sono stati 419 (334 nel 2017), di cui 264 in abitato, 82 fuori abitato e 73 in autostrada. Su 285’548 veicoli controllati il 4,82% era in infrazione (con 466 revoche di licenza). Gli apparecchi fissi e semi-stazionari hanno controllato 17,6 milioni di veicoli di cui lo 0.95% in infrazione (con 2’603 revoche). Con l’obiettivo di rendere più sicure le aree di cantiere posizionate sull’autostrada sono stati effettuati diversi controlli che hanno confermato come i conducenti non percepiscano il potenziale pericolo e non adeguano la velocità. Nei 117 giorni di attività sono stati denunciati al Ministero pubblico 345 conducenti di cui 14 pirati della strada. Quest’ultima categoria, per l’intero anno, ha fatto registrare 27 denunce, 16 in più rispetto al 2017.

Le verifiche sull’abuso di alcol al volante, dopo il picco dello scorso anno (9’736 nel 2017) conseguente all’introduzione dell’etilometro probatorio, sono state 8’105 (1’609 a seguito di un incidente, 301 su autisti professionisti), ma con un’efficacia cresciuta dal 8.8% al 10.6% (858 casi positivi). È invece in netto aumento l’uso di medicamenti e sostanze psicoattive, fra cui la canapa light.

Nel corso del 2018 sono stati 35 gli interventi del Gruppo incidenti per sinistri gravi con in totale 9 persone decedute e 21 ferite. Da sottolineare che il carico di lavoro è importante e conseguentemente le ore dedicate a questa specifica attività sono numerose. Per questo tipo di constatazione del sinistro sul terreno è necessario, a dipendenza della complessità del caso, un lasso di tempo che va dalle 4 alle 5 ore di lavoro.

Riflessioni d’inizio quadriennio

Riflessioni d’inizio quadriennio

Dell’apprezzato discorso del presidente del Tribunale d’Appello Mauro Mini durante la cerimonia d’insediamento del Governo per la legislatura 2019-2023 mi ha colpito in modo particolare una parola, un concetto, ripreso più volte: semplificazione. Mini ha voluto individuare una linea direttrice – la semplicità -, chiedendo a noi cinque “governanti” di applicarla nel lavoro che siamo chiamati a svolgere a favore dei cittadini assieme all’amministrazione cantonale.
Faccio pienamente mio questo auspicio, perché sono convinto che mai come oggi (ma il discorso valeva ieri e varrà domani) i Ticinesi si aspettano di ricevere dai servizi dello Stato una mano sicura, ferma, che non tradisce e che garantisce quel che promette. Una mano che in primo luogo dia a tutti la possibilità di avere gli strumenti migliori per lavorare, per crearsi una famiglia, per beneficiare del nostro territorio, rispettandolo. Quelle “condizioni quadro” che sostengono la responsabilità individuale del “fare”. È un obiettivo prioritario e che può essere raggiunto se in primis l’amministrazione cantonale saprà andare “verso” i cittadini e non “contro” i cittadini. Dovrebbe essere una cosa normale e vi garantisco che l’amministrazione agisce con questa finalità. Ma nello stesso tempo sono cosciente che non sempre quanto viene fatto o richiesto è percepito positivamente dai Ticinesi. Non per nulla Mini ha voluto fare questo richiamo. La parola “semplificazione”, che deve venir declinata con la parola “efficacia”, aiuta subito a togliere molti paletti. In questo senso il collegio governativo dovrà operare a partire dalla definizione delle Linee direttive che caratterizzeranno il lavoro del Consiglio di Stato durante tutta la legislatura.

Il quadriennio che si è appena inaugurato vedrà in Parlamento la presenza di un maggior numero di deputati rappresentanti di formazioni politiche d’opposizione. È senz’altro un bene che il Legislativo svolga anche il suo ruolo di pungolo nei confronti dell’azione del Consiglio di Stato, oltre a quello di avanzare proposte e di controllare che la macchina statale funzioni correttamente. Sarà “semplice” che ciò avvenga? No, se da una parte (Legislativo) e dall’altra (Esecutivo) interpreteranno i propri differenti ruoli in un’ottica fine a se stessa, magari con uno spirito da campagna elettorale permanente, e non invece per affrontare gli aspetti e i problemi che davvero coinvolgono le cittadine e i cittadini del nostro Cantone. Che sono poi legati, per esempio, alla creazione e alla difesa di posti di lavoro per i residenti, al contenimento delle spese per la cassa malati, a creare comunità locali (i Comuni) in grado di assicurare nella prossimità i servizi ai propri cittadini al miglior costo, o a mettere a disposizione un sistema scolastico di qualità per far crescere i nostri figli, dando loro le migliori opportunità, senza dimenticare la politica fiscale che tocca direttamente le nostre tasche. 

Si apre per Governo e Parlamento una stagione nuova, rispetto a quanto abbiamo dovuto affrontare a inizio legislatura nel 2011 e nel 2015: si partirà con una situazione finanziaria decisamente migliore. Anche in questo caso mi auguro che possa davvero essere più “semplice” fare politica. Ma lo sarà solo nella misura in cui sia in Consiglio di Stato, sia nei partiti e quindi in Parlamento, si riescano a definire priorità condivise da una larga maggioranza, e soprattutto con idee chiare e progetti forti. Non dovessimo riuscire ad approfittare di questa buona congiuntura avremmo davvero buttato alle ortiche una grande occasione. Di tutto questo sono pienamente cosciente ed è per questo che porterò – semplicemente – il mio impegno per cogliere ogni opportunità.

 

Norman Gobbi,

Consigliere di Stato

Ringraziamento

Ringraziamento

Grazie alle Cittadine e ai Cittadini Ticinesi! La fiducia che ci avete accordato in queste elezioni sarà lo stimolo per lavorare nei prossimi quattro anni. Grazie soprattutto alle candidate, ai candidati e a tutte le persone attive in ogni angolo del Cantone: voi siete la forza di questo Movimento e il motore per la nostra attività politica.

Norman Gobbi  e Claudio Zali

Seduta costitutiva del Consiglio di Stato

Seduta costitutiva del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

Al termine della cerimonia d’insediamento per la Legislatura 2019-2023, il Consiglio di Stato ha tenuto la propria seduta costitutiva, durante la quale è stato designato l’Ufficio presidenziale per l’anno 2019/2020.
A rivestire la carica di Presidente del Governo sarà Christian Vitta, mentre quale Vicepresidente è stato nominato Norman Gobbi.

Nel corso della seduta costitutiva è stata discussa anche l’attribuzione dei Dipartimenti, che si presenta come segue:

Dipartimento delle istituzioni
Direttore – Norman Gobbi
Supplente – Claudio Zali
Dipartimento della sanità e della socialità
Direttore – Raffaele De Rosa
Supplente – Manuele Bertoli
Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport
Direttore – Manuele Bertoli
Supplente – Christian Vitta
Dipartimento del territorio
Direttore – Claudio Zali
Supplente – Raffaele De Rosa
Dipartimento delle finanze e dell’economia
Direttore – Christian Vitta
Supplente – Norman Gobbi
Controllo cantonale delle finanze
Direttore – Norman Gobbi

Il Consiglio di Stato terrà la sua prima seduta ordinaria mercoledì 17 aprile 2019.

 

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Il-nuovo-Governo-%C3%A8-servito-11640574.html