Premio “Comune innovativo 2020”: 12 comuni in concorso con 21 progetti

Premio “Comune innovativo 2020”: 12 comuni in concorso con 21 progetti

Comunicato stampa congiunto DECS/DI

Il 30 giugno 2019 si è conclusa la fase di raccolta delle candidature dell’edizione 2020 del premio “Comune innovativo”. Al concorso hanno preso parte 12 Comuni ticinesi che hanno presentato un totale di 21 progetti nelle due sezioni previste dalla competizione, ovvero “Comunità SMART” e “Innovazioni in Comune”. La proclama-zione dei vincitori avverrà nel mese di febbraio del 2020.
La Sezione degli enti locali (SEL) e l’Istituto della formazione continua (IFC), in collabora-zione con l’Ordine degli ingegneri e degli architetti del Cantone Ticino (OTIA), esprimono soddisfazione per il buon interesse dimostrato dagli enti locali al concorso “Comune inno-vativo”. Sono stati infatti 21 i progetti presentati da 12 Comuni ticinesi: nello specifico 13 candidature sono state inoltrate nella sezione generale “Innovazioni in Comune” (rivolta ai progetti organizzativi) mentre 8 iniziative sono state invece proposte nella sezione “Comu-nità SMART” (dedicata all’utilizzo delle nuove tecnologie).
La buona adesione alla competizione testimonia l’impegno costante dei Comuni ticinesi nel cercare di trovare soluzioni innovative per soddisfare i bisogni della comunità e al con-tempo conferma la sensibilità delle realtà locali nell’identificare progetti all’avanguardia per assolvere i propri compiti istituzionali e migliorare la propria organizzazione.
I vincitori del concorso saranno decretati in occasione della seconda edizione del Simposio Cantone-Comuni che avrà luogo nel corso del mese di febbraio del 2020.

Elenco dei progetti candidati al premio “Comune innovativo”

 

 

Titolo

Comune

Sezione del concorso

Comunità SMART

Innovazioni in Comune

1 Incentivare il ripopolamento Acquarossa

 

X

2 Pubblicazione su Acquarossa Acquarossa  

X

3 Aula nel Bosco Bioggio  

X

4 Bar baretto nel Parco Bioggio  

X

5 Servizio di trasporto dedicato alle persone anziani per l’aiuto alla spesa Bioggio  

X

6 Sportello zanzara tigre Bioggio  

X

7 Re-innovation for re-population Blenio, Acquarossa  

X

8 Sportello lavoro Cadenazzo  

X

9 Apiario didattico Capriasca  

X

10 Lugaggia Innovation Community Capriasca

X

 
11 Record management e archiviazione elettronica Locarno  

X

12 Piattaforma eGov Lugano  

X

13 Rinnovo scuola elementare Massagno

X

X

14 Revisione immagine turistica Melide

X

 
15 SmartxME Mendrisio

X

 
16 SoernGO Sorengo  

X

17 App Comune di Stabio Stabio

X

 
18 Archiflow Stabio

X

 
19 Instagram Stabio

X

 
20 Sportello elettronico Stabio

X

 
21 Ufficio eneregia Stabio  

X

 

 

 

Meno tasse per tutti

Meno tasse per tutti

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 luglio 2019 de La Regione

La manovra fiscale accolta all’unanimità dal Consiglio di Stato prevede la riduzione del moltiplicatore cantonale e dell’aliquota dell’imposta sugli utili delle aziende.
Vitta (Dfe): ‘Se non facessimo nulla scivoleremmo agli ultimi posti della classifica.

Giù il moltiplicatore cantonale di due punti percentuali, eventualmente anche di quattro dal 2025. E un «accordo politico» in seno al Consiglio di Stato che promette, dopo l’estate, misure mirate in ambito scolastico e per le fasce più bisognose della popolazione per una spesa di circa 30 milioni nel periodo 2020-2024. Così il governo bilancia l’operazione di ritocco fiscale – aliquota dell’imposta sull’utile delle imprese dal 9% all’8% dall’anno prossimo fino al 2024, poi al 5,5% dal 2025 – che trae origine dalla riforma federale, volta a tassare alle stesse condizioni l’utile delle persone giuridiche abolendo i regimi privilegiati. «Tutti i cantoni stanno abbassando l’onere complessivo per le persone giuridiche: se non facessimo nulla, scivoleremmo agli ultimi posti della classifica intercantonale, perdendo competitività», mette in guardia Christian Vitta, direttore del Dipartimento finanze ed economia, presentando la manovra fiscale alla stampa. «L’obiettivo della riforma cantonale – prosegue – è quello di mantenere il substrato fiscale delle persone giuridiche e proporre un sistema aggiornato alle esigenze odierne per le persone fisiche». La riduzione del coefficiente cantonale d’imposta avanzata dal governo è temporanea, ed è pronta a cadere quando vedrà la luce la riforma della Legge tributaria cantonale a cui l’Esecutivo inizierà a lavorare già nel corso della legislatura, con l’obiettivo di proporre interventi più mirati e differenziati fra varie categorie di contribuenti. Stando però allo stato attuale delle cose, l’impatto complessivo del pacchetto fiscale presentato ieri implicherà dal 2025 un minor incasso per lo Stato di poco superiore ai 100 milioni, e per i Comuni di poco inferiore ai 50 milioni.

Comuni compensati
L’onere della riforma sugli enti locali sarà in parte compensato dal Cantone con un contributo di 9 milioni di franchi l’anno. Nell’ottica poi di «rafforzarne l’autonomia» sarà concesso ai Comuni di applicare, dal 2025, un moltiplicatore differenziato tra persone giuridiche e persone fisiche, spiega Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. «Tra i due moltiplicatori non ci potrà tuttavia essere una differenza superiore al 20%, a partire da un moltiplicatore minimo fissato al 40%. Misure peraltro discusse con gli enti locali e volute per non aprire sfide troppo fratricide, scongiurando il rischio di ‘dumping fiscale’». Evitando cioè che i comuni con poche aziende sul territorio possano approfittarne proponendo prelievi fiscali irrisori. «Tenendo poi presente che le persone giuridiche non votano…», rileva ancora Gobbi.

Accordo politico in cinque punti
Nel patto concluso al tavolo del Consiglio di Stato, con cui di fatto è stato possibile assicurare l’appoggio del ministro socialista Manuele Bertoli agli sgravi fiscali (leggi a lato), non sono compresi soltanto i milioni destinati alla scuola e alla socialità, di cui abbiamo detto in apertura. I punti dell’accordo sono cinque: ai due crediti milionari si aggiunge la volontà di presentare “entro la fine del 2019” un messaggio “per rispondere alle necessità di risanamento della cassa pensioni” degli statali e “quantificate al momento a 500 milioni”. Sempre in ambito di previdenza, si promette l’adozione di una “definitiva” e soprattutto “equa soluzione” concernente il futuro sistema previdenziale dei consiglieri di Stato, “tenendo conto dei lavori di approfondimento già effettuati dalla commissione del Gran Consiglio che si occupa del tema” (come noto, quello dei vitalizi dei ministri è uno dei dossier rimasti bloccati in parlamento la legislatura scorsa). E da ultimo vi è l’obiettivo condiviso “di presentare il preventivo 2020 in equilibrio”, con la necessità di “definire delle priorità d’intervento per gli anni a venire”.

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 luglio 2019 del Corriere del Ticino

La riforma: Un fisco più leggero per stare al passo
Sì unanime del Governo al nuovo piano di sgravi: a regime l’impatto sarà di 106 milioni – Giù l’onere per le imprese Scenderà anche l’imposizione per le persone fisiche – È accordo politico su educazione, socialità e Cassa pensioni

Un pacchetto fiscale da 106 milioni di franchi (a regime dal 2025) che sgrava società e cittadini e attribuendo ai Comuni maggiore autonomia fiscale. Ma non è tutto. La notizia, politicamente parlando, è che il Governo ha accolto all’unanimità la riforma, che sarà accompagnata da investimenti per una trentina di milioni nel settore della scuola e della socialità, unitamente ad una maxi-iniezione da 500 milioni di franchi, per il risanamento della Cassa pensioni dei dipendenti dello Stato.

La materia, per i non addetti ai lavori, è di quelle ostiche. Andiamo quindi con ordine. La necessità di questa riforma a livello cantonale nasce dal voto popolare a livello federale dello scorso 19 maggio, quando gli elettori svizzeri hanno approvato la legge sulla riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA) che entrerà in vigore il primo gennaio del prossimo anno e abolirà in particolare i regimi privilegiati con i quali sono imposte le società a statuto speciale. Tutti i Cantoni hanno quindi iniziato ad adattarsi a queste nuove disposizioni. E il Ticino non fa eccezione: «Se non facciamo nulla, siamo fuori dal mercato», ha affermato il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) Christian Vitta nel presentare la riforma. E così, per compensare la fine dei regimi privilegiati, la riforma cantonale prevede la riduzione in due fasi dell’aliquota dell’imposta sull’utile delle persone giuridiche, che passerà dall’attuale 9% all’8% nel periodo transitorio 2020-2024, e infine al 5,5% a partire dal 2025, quando l’imposizione unica delle imprese sarà effettivamente a regime. Christian Vitta ha quindi sottolineato che, senza questa misura, il nostro cantone rischierebbe di trovarsi negli ultimi posti della «graduatoria» dell’onere fiscale massimo: in parole povere, il Ticino rispetto al resto della Svizzera sarebbe tra i meno attrattivi dal punto di vista fiscale per le imprese. La riforma è quindi stata impostata per mantenere il cantone nella media nazionale. Ma il progetto presentato ieri non si ferma qui. La riforma prevede infatti anche una riduzione del moltiplicatore cantonale in due fasi: dal 100% passerà al 98% nei quattro anni di transizione, per poi fermarsi al 96% dal 2025. Questa ultima riduzione del 2%, però, potrà avvenire solo su decisione del Gran Consiglio. Va poi segnalato che, come annunciato da Vitta, il Governo intende presentare nel corso di questa legislatura una revisione generale della Legge tributaria che potrebbe sostituire quest’ultima misura sul moltiplicatore cantonale.

Un’altra questione che ha fatto discutere negli ultimi mesi riguarda la perdita che i Comuni registreranno in seguito alla riduzione dell’imposta sull’utile delle persone giuridiche. Per limitare l’impatto sugli Enti locali, nella riforma il Governo ha previsto un contributo annuale di 9 milioni di franchi per i Comuni, che quindi dovrebbero registrare una perdita complessiva intorno a 60 milioni di franchi. Ma, anche in questo caso, non è tutto. Come spiegato dal direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, a partire dal 2025 il progetto prevede di permettere ai Comuni di differenziare il loro moltiplicatore tra persone fisiche e persone giuridiche. «Si tratta di una misura che rafforza l’autonomia comunale. Dobbiamo ricordarci che il nostro federalismo è anche fiscale. Con il moltiplicatore differenziato a livello comunale diamo più autonomia agli Enti locali», ha sottolineato il consigliere di Stato, che ha poi precisato: «Le uniche limitazioni riguardano il differenziale massimo tra il moltiplicatore per le persone fisiche e giuridiche che non potrà superare il 20%, e il moltiplicatore minimo che non potrà scendere sotto il 40%». Gobbi ha infine precisato che queste misure saranno accompagnate da un progetto di revisione del modello perequativo intercomunale definito nell’ambito del progetto Ticino 2020.

Detto delle misure della riforma fiscale, veniamo ora all’impatto che queste avranno sui conti cantonali e comunali. Le ripercussioni finanziarie durante il periodo di transizione 2020-2024 dovrebbero essere quantificate in una perdita di 34,8 milioni per il Cantone e 10,2 per i Comuni. L’ulteriore impatto previsto dal 2025 porterebbe a una perdita di 71,2 milioni per il Cantone e 36 per i Comuni. L’impatto complessivo della manovra dovrebbe dunque essere il seguente: meno 105,9 milioni di franchi per il Cantone e meno 46,2 milioni per i Comuni. In questo senso, va detto, il consigliere di Stato Christian Vitta ha evidenziato: «L’obiettivo del Governo è di presentare il prossimo anno un preventivo in equilibrio. Dal 2021, invece, sarà necessario darsi una rotta per mantenere sostenibile l’impatto della riforma».

 

Procuratore in più, il Consiglio di Stato dà il via libera

Procuratore in più, il Consiglio di Stato dà il via libera

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 luglio 2019 de La Regione

Il governo dà luce verde al potenziamento della Procura: messaggio in consultazione fino al 16 agosto.
Segretari giudiziari con competenze decisionali in ambito contravvenzionale. Nel frattempo l’Esecutivo ne attribuisce altri tre.

Potenziamenti nella magistratura penale, il governo compie un ulteriore importante passo. Dopo aver dato luce verde in maggio all’aumento da quattro a cinque del numero dei giudici del Tribunale penale cantonale, ieri il Consiglio di Stato ha avallato la proposta del Dipartimento istituzioni di rafforzare pure organico e azione del Ministero pubblico. Concretamente: un procuratore “ordinario” in più, da destinare al gruppo di inquirenti che si occupa delle inchieste sui reati economico-finanziari e l’attribuzione di competenze decisionali ai segretari giudiziari sul fronte del cosiddetto penale minore, ovvero nell’ambito dei procedimenti contravvenzionali, che costituiscono “circa il dieci per cento delle entrate annuali del Ministero pubblico”. Per ora quello del governo è un sì “di principio”, come lo stesso Esecutivo precisa in una nota. Salvo sorprese (assai poco probabili), il sì formale arriverà dopo l’esito della consultazione sul progetto di messaggio messo a punto dal Dipartimento diretto da Norman Gobbi.

Consultazione che «partirà domani (oggi, ndr)» e che «terminerà il 16 agosto», fa sapere la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti. E che coinvolgerà il procuratore generale, il presidente del Consiglio della magistratura, i giudici alla testa del Tribunale d’appello e della Corte dei reclami penali (Mauro Mini dirige entrambe le autorità), del Tribunale penale, della Corte d’appello e revisione penale, dell’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, della Pretura penale nonché il Magistrato dei minorenni, il comandante della Polizia cantonale e l’Ordine degli avvocati.
«Il messaggio definitivo – sostiene Gobbi – dovrebbe venir licenziato dal Consiglio di Stato a settembre». E dovrebbe ricalcare la bozza del documento posta in consultazione sino alla metà del prossimo mese. Toccherà poi al parlamento, sotto la cui lente c’è già la richiesta del quinto giudice per il Tribunale penale cantonale, pronunciarsi sugli interventi volti a potenziare il Ministero pubblico, che per essere concretizzati necessitano di una modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria. Nel frattempo – ed è l’altra novità in materia dell’ultima seduta governativa prima della pausa estiva – l’Esecutivo, facendo capo a quella che è una propria competenza, ha deciso di assegnare alla Procura altri tre segretari giudiziari. Tre nuovi segretari – a breve usciranno i concorsi per la loro assunzione – che “supporteranno l’attività dell’autorità giudiziaria, in particolare ma non esclusivamente, nel settore dei reati economico-finanziari, rispondendo anche alle esigenze derivanti dall’introduzione della figura del perito contabile all’Ufficio dei fallimenti”, voluta dal governo per rendere maggiormente incisivo il contrasto ai crac “abusivi”.

Se il Gran Consiglio darà a sua volta l’ok al procuratore “ordinario supplementare” – una misura «strutturale», sottolinea Gobbi –, il numero dei pp (procuratore generale compreso) passerebbe a ventidue. Al nuovo magistrato inquirente verrebbero assegnati un segretario giudiziario (un posto a costo zero dato che lo si ricaverebbe all’interno del Ministero pubblico “a seguito di un previsto pensionamento”) e un funzionario con compiti amministrativi. Il rinforzo, secondo gli intenti di pg e Consiglio di Stato, opererà nella sezione di procuratori dediti al perseguimento degli illeciti finanziari. I relativi incarti, si evidenzia nel progetto di messaggio, registrano un incremento “costante e rilevante, sia a livello di numeri che dal punto di vista della loro complessità per implicazioni finanziarie per numero importante di parti, con conseguente dilatazione delle tempistiche decisionali e rischi concreti di prescrizione dell’azione penale”. E “ottenere risposte alla domanda di giustizia costituisce per la cittadinanza e per l’economia un fattore di fiducia e credibilità dell’ordinamento giudiziario”. Anche per evitare la politica dei ‘cerotti’, nella bozza di messaggio si stabilisce che la Procura “indirizza al Consiglio di Stato, entro un anno dall’approvazione del messaggio da parte del Gran Consiglio, un rapporto in merito alla riorganizzazione del Ministero pubblico, proponendo i necessari adeguamenti legislativi volti a incrementare l’efficienza e l’efficacia dell’autorità giudiziaria e dare riscontro alle criticità emerse”.

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 luglio 2019 del Corriere del Ticino

Giustizia: Il Ministero pubblico tira il fiato

Il Consiglio di Stato tende la mano alla Magistratura ticinese dando luce verde all’atteso potenziamento.
Il PG Pagani: «Le nostre preoccupazioni sono state condivise» – Gobbi: «Coscienti della mole di lavoro»

Una boccata d’ossigeno per il Ministero pubblico. Dopo le diverse richieste indirizzate al Consiglio di Stato, l’Esecutivo ha deciso di tendere una mano alla magistratura ticinese, da anni confrontata con un crescente carico di lavoro. Nell’ultima seduta prima della pausa estiva, il Governo – nel messaggio di modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria – ha deciso di fornire una risposta alle esigenze manifestate a più riprese dal settore giudiziario. In particolare, su proposta del Dipartimento delle istituzioni di Norman Gobbi e della Divisione della giustizia, arriverà un nuovo procuratore pubblico ordinario che andrà a supportare l’attività della magistratura inquirente sul fronte dei reati economico-finanziari. Una risorsa, questa, che sarà assistita da un segretario giudiziario e da un collaboratore amministrativo, che andranno a costituire una nuova «colonna» all’interno dell’organico a disposizione della Procura.

«Ascoltate le nostre richieste»
«Le richieste del Ministero pubblico sono state condivise dall’Esecutivo e per questo devo ringraziare il Consiglio di Stato», commenta il procuratore generale Andrea Pagani. «Si tratta – prosegue – di un passo che va ad inserirsi in un discorso più ampio, volto a migliorare l’efficacia dell’attività della magistratura inquirente, soprattutto nel ramo finanziario, uno dei settori maggiormente sotto pressione». Dati alla mano, i fascicoli legati ai reati di natura economica non accennano infatti a diminuire e proprio in questo ambito, precisa Pagani, «si registra da un lato un aumento delle pratiche in entrata (in termini numerici ma anche dal profilo della complessità degli incarti) e dall’altra una problematica dettata dall’avvicendamento del personale». Negli ultimi otto anni, il 70% dei procuratori che si occupavano del settore non lavora più al Ministero pubblico. Si tratta di «un turnover enorme, anche perché ogni partenza lascia un’eredità di incarti che devono essere gestiti e studiati. A tutto ciò si somma il nuovo flusso di lavoro che il procuratore riceve». Tanto per fare un esempio, per riuscire ad essere efficace, un procuratore dovrebbe occuparsi al massimo di 200-250 incarti, mentre alcuni arrivano a toccare quota 500.

Tre nuovi giuristi come jolly
Insomma, grazie al potenziamento deciso dal Governo, se il Parlamento darà il proprio avallo, la magistratura inquirente potrà finalmente tirare il fiato. Non solo grazie all’introduzione di un nuovo procuratore. Il Ministero pubblico potrà contare infatti anche su tre nuovi segretari giudiziari che saranno assegnati internamente dal procuratore generale in base alle necessità che di volta in volta si presenteranno. «I tre giuristi potranno essere attivi presumibilmente a partire da settembre-ottobre e saranno distribuiti in modo da coadiuvare i procuratori in base a puntuali necessità e ai diversi sovraccarichi», precisa Pagani.

Infine, la terza misura andrà a beneficio della sezione di polizia, attribuendo ai segretari giudiziari la competenza delle contravvenzioni, ossia i reati per cui la legge commina esclusivamente una multa. «Un altro aiuto concreto che permetterà di sgravare il lavoro dei procuratori, considerando che si tratta di circa mille incarti sui 12 mila totali di ogni anno», annota il procuratore generale.

«Fornita una risposta strutturale»
Da parte sua, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Gobbi rileva come la risposta del Governo abbia «riconosciuto quanto fatto in termini di riorganizzazione interna nel primo anno di lavoro del nuovo procuratore generale Pagani. Ricordo a questo proposito la decisione di trasferire un procuratore pubblico dall’ambito dei reati di polizia a quello economico». Inoltre, prosegue, «l’introduzione dei tre segretari con una funzione di jolly ha già dimostrato negli scorsi mesi di essere efficace, producendo gli effetti sperati».

La decisione di optare per un procuratore ordinario (e non quindi straordinario come ipotizzato inizialmente), sottolinea ancora Gobbi, è dettata dal fatto che «siamo ben coscienti dell’elevato turnover del personale: a differenza del passato il magistrato non è più un mestiere per la vita. A mente del Governo serviva dunque poter sgravare il lavoro dei singoli procuratori, fornendo una risposta strutturale e non solo temporanea».

Un milione il costo stimato
A livello di costi, il direttore del Dipartimento delle istituzioni stima che le diverse misure varate dall’Esecutivo per sgravare il Ministero pubblico costeranno circa un milione di franchi. In generale, osserva, «abbiamo chiesto che la giustizia ticinese renda maggiormente conto del proprio operato, non solo per quanto concerne gli incarti e le decisioni, ma anche in termini di funzionamento interno, in modo da essere maggiormente trasparenti e dimostrare la necessità delle misure introdotte».

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Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 10 luglio 2019 de Il Quotidiano

Un nuovo procuratore per reati finanziari
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