Magistratura penale federale, Consiglio di Stato ‘preoccupato’

Magistratura penale federale, Consiglio di Stato ‘preoccupato’

Da www.laregione.ch

Il governo scrive al Consiglio federale sui presunti casi di mobbing e le presunte tensioni al Tpf e all’Mpc: ‘Auspichiamo piena e celere chiarezza’

Magistratura penale federale in Ticino, c’è posta per Berna. Mittente il Consiglio di Stato. Il governo cantonale scrive al Consiglio federale manifestando preoccupazione per i presunti casi di mobbing e le presunte tensioni all’interno del Tribunale penale federale, con sede a Bellinzona, e della sede distaccata di Lugano del Ministero pubblico della Confederazione. Il Consiglio di Stato auspica quindi totale e rapida chiarezza, per evitare che quanto emerso da recenti e meno recenti indiscrezioni giornalistiche incida sull’operato degli organi inquirenti e di quelli giudicanti e sulla loro immagine.

Il governo ticinese, si legge nella lettera al Consiglio federale datata 6 agosto, ma di cui si ha notizia solo ora, “ha appreso a mezzo stampa delle problematiche di ordine personale che affliggerebbero il Tribunale penale federale e l’antenna ticinese del Ministero pubblico della Confederazione. Nel pieno rispetto del principio della separazione dei poteri e del principio dell’autonomia della Magistratura, ci preme istituzionalmente esprimere seria preoccupazione per l’immagine delle due Autorità federali scaturita dai media, una preoccupazione che potrebbe avere delle ripercussioni sull’efficienza e l’efficacia nel loro operato come pure sulla loro credibilità e la fiducia riposta in queste importanti istituzioni da parte della cittadinanza”.

Prosegue la missiva firmata dal presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni, e dal Cancelliere Arnoldo Coduri: “Se è ben vero che le accuse lette sui media mostrino come le problematiche sorte rilevino da rapporti interpersonali, non possiamo che auspicare una piena, quanto celere chiarezza in merito, da parte delle preposte Autorità di vigilanza. Su questo particolare aspetto, chiediamo cortesemente al Consiglio federale, in pieno ossequio al proprio ruolo, di farsi parte attiva presso la Commissione amministrativa del Tribunale federale e le competenti Commissioni parlamentari come pure l’Autorità di vigilanza sul Ministero pubblico della Confederazione, perché ciò possa avvenire”.

‘Una presenza importante per la Svizzera italiana’
Nella lettera, trasmessa in copia alla Deputazione ticinese alle Camere federali, il governo cantonale non manca poi di evidenziare altri aspetti. “Il Canton Ticino – puntualizza il Consiglio di Stato – tiene qui ad esprimere nuovamente l’importanza della presenza nella Svizzera italiana del Tribunale penale federale e di una sede distaccata del Ministero pubblico della Confederazione. Per quest’ultima – alla luce sempre di alcune paventate proposte riorganizzative a seguito della partenza dell’attuale Procuratore generale (il dimissionario Michael Lauber, ndr.) con il quale il nostro Cantone ha sempre intrattenuto proficui contatti – si sottolinea il ruolo strategico nel contesto del perseguimento penale della Confederazione già riconosciuto e reputato necessario dal Consiglio federale per l’antenna ubicata nel capoluogo economico luganese, terza piazza finanziaria svizzera, nelle immediate vicinanze di Piemonte e Lombardia, ove sono note le problematiche di criminalità organizzata e le possibili ripercussioni sul nostro territorio”. Peraltro, fa sapere Norman Gobbi interpellato dalla ‘Regione’, «anche come Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia abbiamo scritto al Consiglio federale affinché le autorità cantonali vengano coinvolte nell’ambito di un’eventuale riorganizzazione del Ministero pubblico della Confederazione».

Fin dall’inizio della sua attività, nel 2004, il Tribunale penale federale ha sede a Bellinzona. Tre le corti: quella penale, quella dei reclami penali e, dal 1º gennaio dello scorso anno, la Corte d’appello. Il Tpf è chiamato fra l’altro a giudicare i casi che sono stati oggetto di inchieste da parte della Procura federale e per i quali ha disposto il rinvio a giudizio. Da ricordare che il Ministero pubblico della Confederazione (e la Polizia giudiziaria federale) è competente a indagare su reati di un certo rilievo come quelli di organizzazione criminale, riciclaggio e corruzione internazionali. Tornando al Tpf, sui suoi veri o presunti problemi interni (tempi di lavoro, spese ecc.) la Commissione amministrativa del Tribunale federale aveva avviato una procedura di vigilanza: nel proprio rapporto, pubblicato in aprile, era giunta alla conclusione che non ci fossero prove sufficienti di casi mobbing nei confronti dei collaboratori ticinesi del Tpf. Rapporto che è stato però successivamente contestato dalle commissioni della gestione del parlamento federale. La scorsa settimana si è appreso dalla ‘Rsi’ di presunti casi di mobbing anche nella sede luganese del Ministero pubblico della Confederazione, casi che oltretutto sarebbero già noti all’autorità che vigila sulla Procura federale (vedi pure ‘laRegione’ di mercoledì 5 agosto).

Insomma, serve totale e celere chiarezza, come chiede il Consiglio di Stato nella lettera al governo federale. Anche perché, osserva Gobbi, «se non si chiariscono completamente e rapidamente certe situazioni, presto o tardi riemergono».

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Da www.rsi.ch/news

Mobbing all’MPC, Ticino preoccupato
Lettera del Governo cantonale a quello federale: “una presenza essenziale” di cui “viene danneggiata l’immagine”

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Mobbing-allMPC-Ticino-preoccupato-13307901.html

Le scuole riapriranno in presenza.

Le scuole riapriranno in presenza.

Da www.liberatv.ch

La metà dei contagi in Ticino arriva dall’estero.
A scuola la mascherina sarà facoltativa per allievi di medie e post obbligo, per i docenti saranno facoltative durante le lezioni e obbligatorie negli spazi comuni

Come si ripartirà con la scuola a settembre? Se ne è parlato questa mattina in conferenza stampa con Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato, Manuele Bertoli, Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport e Giorgio Merlani, Medico cantonale. 

Gobbi: “A decidere sono il DECS e il Consiglio di Stato”
“L’ambito scolastico è stato uno di quelli sensibili per noi nei rapporti con i comuni e con la Confederazione. Quello che annunciamo oggi è per tranquillizzare sulla realtà in canton Ticino e permettere a tutti di adeguarsi per tempo alla nuova normalità. Chi è anche genitore di bambini piccoli ha vissuto un lungo momento particolare con i figli a casa, supplendo anche ai docenti: l’obiettivo è non riviverlo. Le decisioni competono all’autorità cantonale, il DECS e il Consiglio di Stato devono decidere in intesa con le autorità sanitari, anche nei passaggi tra uno scenario e l’altro. Serve dialogo coi Comuni ma ciascuno deve rispettare le decisioni di chi ha il dovere di prenderle”.
 

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Da www.rsi.ch

La scuola riprende in presenza
La mascherina non sarà obbligatoria in aula, neanche negli istituti post-obbligatori: così ha deciso il Consiglio di Stato ticinese

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/La-scuola-riprende-in-presenza-13303098.html

«Siamo un Cantone efficace ed efficiente»

«Siamo un Cantone efficace ed efficiente»

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 10 agosto 2020 del Corriere del Ticino
Espulsioni obbligatorie, il Ticino è sotto la media nazionale. 
Lo scorso anno in Svizzera quelle previste dal Codice penale sono state pronunciate nel 57,5% dei casi.

A Sud delle Alpi questo avviene in poco più della metà delle condanne inflitte a stranieri – Ma le cifre non convincono i procuratori.

Sono passati poco più di tre anni e mezzo dall’attuazione delle nuove disposizioni del Codice penale sull’espulsione obbligatoria dei delinquenti stranieri – regolata dall’art. 66a del Codice penale –, entrate in vigore dopo l’accettazione nel 2010 da parte di popolo e cantoni di un’iniziativa dell’UDC. Ebbene, dai dati dello scorso anno pubblicati dall’Ufficio federale di statistica (UST) emerge che il Ticino si colloca al di sotto della media nazionale.

Friburgo e Vaud i più severi
Lo scorso anno, su un totale di 185 condanne per reati che comportano un’espulsione obbligatoria (ovvero quelli elencati nel catalogo di reati dell’art. 66a del Codice penale svizzero), quest’ultima è stata pronunciata nel nostro cantone in 99 casi, pari a una percentuale del 53,5%. Percentuale che, come detto, è leggermente inferiore alla media nazionale. Nel 2019, su un totale di 2.883 condanne per questo tipo di reati l’espulsione obbligatoria è stata pronunciata in 1.658 casi (57,5%). I più «severi» sono stati i Cantoni di Friburgo, Vaud, Berna e Zurigo, tutti con una casistica che supera le 100 condanne all’anno. Nel 2019, la giustizia friburghese ha infatti pronunciato 384 espulsioni giudiziarie su un totale di 482 condanne (79,7%). Un altro cantone di frontiera, Vaud, conta invece 278 espulsioni su un totale di 468 condanne (59,4%), una percentuale analoga a quella di Berna, che in 144 casi su 241 condanne ha optato per un’espulsione obbligatoria (59,75%). Egualmente severi sono stati i giudici sangallesi, con 66 espulsioni penali su 90 condanne (73,3%), e quelli argoviesi, che hanno disposto 61 espulsioni su un totale di 99 condanne (61,6%). A Ginevra, invece, la giustizia è stata più «clemente», con 41 espulsioni su 110 condanne (37,2%), al pari di quella zurighese (249 espulsioni su 547 condanne, 45,5%) e neocastellana (35 su 154, 22,2%). Spostando lo sguardo sui nostri vicini, spiccano le zero condanne nel canton Uri, un dato identico a quelli del 2017 e del 2018. Nei Grigioni, invece, le espulsioni giudiziarie sono state ben 23 su 28 casi (82,4%).

Cartellino rosso per i reati gravi
La statistica federale evidenzia inoltre come nessuna espulsione giudiziaria sia stata pronunciata tramite decreto d’accusa. Va infatti ricordato che sono solo i giudici e non i procuratori pubblici a doversi pronunciare sull’espulsione dello straniero che ha commesso i reati elencati nella norma. In base alle raccomandazioni emanate il 7 settembre 2016 dal Comitato della Conferenza dei procuratori della Svizzera, i magistrati possono emanare un decreto d’accusa senza espulsione nei casi di rigore invece di rinviare a giudizio l’imputato se, cumulativamente, quest’ultimo è titolare di un permesso B o C, non è recidivo e se il reato comporta una pena inferiore a 6 mesi (o a 180 aliquote giornaliere). Il tema era stato affrontato lo scorso anno dall’allora consigliere agli Stati Philipp Müller (PLR), il quale aveva presentato una mozione, poi accolta dai due rami del Parlamento, in cui si chiedeva che non fosse più possibile rinunciare all’espulsione di uno straniero criminale ricorrendo a un decreto d’accusa. In un’intervista al «Blick» di due settimane fa, l’ex «senatore» argoviese ha criticato giudici e Consiglio federale, rei a suo dire di non essere abbastanza severi nell’applicazione dell’iniziativa popolare . A suo dire, la rinuncia all’espulsione dovrebbe invece avvenire soltanto in casi eccezionali. Nel suo j’accuse rivolto all’Esecutivo dalle colonne del quotidiano zurighese, Müller chiede di applicare infine la sua mozione e ai giudici di non ricorrere allo strumento del decreto d’accusa «con troppa facilità» invocando la clausola del «caso di rigore». Va però ricordato che in base ai dati dell’UST emerge che in caso di un reato grave (come per esempio l’omicidio o la violenza carnale) l’espulsione è quasi ottanta volte superiore a quello di reati come l’ottenimento illecito dell’aiuto sociale) . Considerato che la maggior parte delle condanne è riferita a reati meno gravi, ecco spiegato la percentuale di non espulsioni superiore al 40%.

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La reazione di Norman Gobbi
Il Ticino è uno dei Cantoni con almeno cento condanne per le quali è prevista l’espulsione obbligatoria. Qual è la sua lettura?

«Rammento che le espulsioni penali sono decise dalle Autorità giudiziarie penali cantonali, in applicazione delle normative federali volute dal Popolo che dispongono chiaramente i casi per i quali è prevista l’espulsione. Il dato del Canton Ticino va quindi contestualizzato con le peculiarità di un Cantone di frontiera che presenta un alto tasso di autori di reati di provenienza straniera. In questi quasi due anni dall’entrata in vigore della nuova norma non siamo ancora in grado di trarre dei bilanci sulla sua efficacia. Notiamo tuttavia che l’espulsione penale favorisce nei detenuti stranieri la presa di coscienza dell’impossibilità di risiedere sul nostro territorio una volta scontata la pena, accelerando così il processo di reinserimento nel loro Paese d’origine lontano dalla Svizzera. La percentuale sull’espulsione che riguarda il Canton Ticino – inferiore alla media nazionale – è influenzata dal fatto che abbiamo infrazioni minori commesse da persone senza residenza. Si tratta di stranieri condannati con decisione del Ministero pubblico, che non può pronunciare l’espulsione penale (prerogativa esclusiva di un giudice). In termini di politica sanzionatorio il Ticino è comunque un Cantone efficace ed efficiente».

Il Consiglio di Stato nomina Andrea Pronzini responsabile di settore presso la Sezione formazione della Polizia cantonale

Il Consiglio di Stato nomina Andrea Pronzini responsabile di settore presso la Sezione formazione della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato Andrea Pronzini quale responsabile di settore presso la Sezione formazione della Polizia cantonale. Pronzini avrà il compito di dirigere il Centro di formazione di polizia e di coordinare le attività di selezione dei canditati aspiranti di polizia. Inoltre, tra le varie mansioni, dovrà garantire il coordinamento e la collaborazione con l’Istituto svizzero di polizia (ISP) e gli altri centri di formazione regionali al fine di mantenere la necessaria armonizzazione nella formazione di polizia e favorire l’implementazione di progetti di portata nazionale in questo contesto.

Nato nel 1971, dal 2017 è membro della Direzione generale della Fondazione SAG di Uster (fondazione no-profit che eroga in tutta la Svizzera servizi di formazione e consulenza per persone in situazioni di difficoltà). Dopo aver conseguito la licenza in sociologia, psicologia antropologica e criminologia nel 1997 all’Università di Zurigo, ha lavorato a diversi progetti di ricerca in qualità di collaboratore scientifico e ricercatore, presso l’Università di Zurigo, presso l’Università della Svizzera italiana e presso l’Università di Lucerna. Nel 2010 è stato nominato quale Direttore della Fondazione SAG per il Ticino e Grigioni italiano. Pronzini vanta anche una consolidata esperienza quale formatore e diverse pubblicazioni scientifiche nell’ambito sociologico.

Il Consiglio di Stato formula ad Andrea Pronzini i migliori auguri per la nuova sfida professionale che l’attende all’interno dell’Amministrazione cantonale ed esprime i ringraziamenti più sentiti a Manuela Romanelli Nicoli, attuale responsabile del Centro di formazione di polizia, per l’importante contributo fornito durante gli oltre 8 anni di gestione del Centro. Nella cartella stampa è allegata una fotografia del nuovo funzionario dirigente.

«Tutto così, fino al 24»

«Tutto così, fino al 24»

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 7 agosto 2020 del Corriere del Ticino

Estese di ulteriori due settimane le attuali disposizioni cantonali in vigore, compreso l’obbligo di indossare la mascherina per chi opera nella ristorazione.
Norman Gobbi: «Le misure messe in campo sin qui sono risultate efficaci»

Parola d’ordine: proporzionalità. Si potrebbe riassumere in questi termini la conferenza stampa svoltasi ieri a Bellinzona per fare il punto sulle attuali disposizioni cantonali attualmente in vigore. Disposizioni, queste, che il Consiglio di Stato ha deciso di estendere di ulteriori due settimane, ovvero fino al 24 agosto. La motivazione? Le attuali misure cantonali – messe in campo lo scorso 3 luglio, riviste successivamente il 20 luglio esclusivamente per il settore della ristorazione – sono risultate «efficaci», a tal punto da non rendere necessarie nuove modifiche.
Una finestra temporale relativamente breve, quella fissata ieri – appunto al 24 agosto – che permette alle autorità di stare al passo con il virus, monitorando costantemente la situazione sanitaria. Secondo il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, questa decisione è proporzionata rispetto alla situazione epidemiologica in Ticino e l’attuale evoluzione dei contagi dimostra che «la popolazione continua a comportarsi con prudenza».

Nessun cambiamento
In sostanza, le disposizioni governative rimangono invariate per altre due settimane abbondanti, almeno fino a quando non ci dovesse essere un cambio di passo nel numero giornaliero dei contagi. Questo significa che il personale addetto alla ristorazione dovrà continuare a sottostare all’obbligo di indossare la mascherina (l’imposizione sarebbe scaduta il 9 agosto). Per quanto riguarda i settori nei quali il consumo avviene anche in piedi, come bar, club e discoteche, resta in vigore la capienza di 100 persone all’interno del locale tra le 18 e l’orario di chiusura. Lo stesso vale nei confronti dei gestori, che mantengono l’obbligo di raccogliere i dati personali degli avventori e di verificarli. Rimangono infine vietati gli assembramenti superiori a 30 persone. «La situazione attuale è da considerare di convivenza con il virus», ha ricordato Gobbi. «L’obiettivo ora è quello di evitare un nuovo lockdown che non sarebbe né umanamente né economicamente sopportabile».

Un consiglio, non un obbligo
Anche sul fronte caldo riguardante l’estensione dell’obbligo di utilizzo della mascherina – quindi non più solo sui mezzi di trasporto -, la musica non cambia. Chi si aspettava un inasprimento della misura da parte del Consiglio di Stato, a fronte anche della lettera dell’Ordine dei medici che sollecitava il Governo a imporre appunto la protezione anche nei negozi, ma più in generale nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, dovrà forse aspettare. La protezione, in ogni caso, rimane fortemente raccomandata proprio negli spazi chiusi «laddove non è possibile mantenere la distanza fisica», ha precisato in conferenza stampa il direttore del Dipartimento delle istituzioni. Raccomandata sì, «ma senza prevedere per ora l’obbligo».

Paesi a rischio: 263 casi
Toccato anche il tema del contact tracing e dell’obbligo di quarantena di dieci giorni per chi rientra da un Paese considerato a rischio. Su questo tema, il presidente del Consiglio di Stato ha rilevato che i viaggiatori che devono sottostare alla quarantena preventiva sono 263. Più in generale, in Ticino, le persone in isolamento sono attualmente 22, mentre altre 63 – indipendentemente dai viaggi – sono poste in quarantena o auto-quarantena. Per quanto riguarda l’applicazione SwissCovid, «al momento nel nostro Cantone sono state registrate 15 segnalazioni», ha spiegato Gobbi, che ha pure ribadito l’importanza del tracciamento quale strumento per interrompere la catena di contagio. Le raccomandazioni, al di là delle cifre quotidiane, rimangono sempre le stesse: la responsabilità individuale e il rispetto delle norme igieniche e di distanziamento sociale.

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 6 agosto 2020 de Il Quotidiano

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13293513

 

Mascherine, niente obbligo al chiuso.

Mascherine, niente obbligo al chiuso.

Da www.laregione.ch

Il presidente dell’Esecutivo Gobbi: ‘Decisione proporzionata’. Ma il direttore sanitario della Clinica Moncucco: ‘Spero che il governo riveda la decisione’

Tanto tuonò che non piovve. Il Consiglio di Stato nella riunione di oggi sul fronte mascherine ha deciso di mantenere lo status quo. Niente obbligo di indossarle all’interno degli spazi chiusi come negozi o luoghi accessibili al pubblico, quindi. Fino al 24 agosto almeno, giorno fino al quale è stato prorogato quanto deciso in precedenza: assembramenti fino a un massimo di 30 persone, obbligo di quarantena al ritorno da un Paese a rischio e tutte le misure per il settore della ristorazione in merito a mascherine per il personale, la registrazione dei dati degli avventori e il limite degli stessi a 100 tra le 18:00 e la chiusura. Ma per ora, insomma, niente obbligo di mascherina al chiuso.
Una decisione che, spiega il presidente del governo Norman Gobbi, «tiene conto dell’evoluzione epidemiologica in Ticino e soprattutto dell’efficacia delle misure attualmente in vigore a livello federale e cantonale». Detta breve: «Il Consiglio di Stato non ravvisa quindi elementi di novità tali da indurci a riconsiderare le misure attualmente in atto, che per il momento riteniamo proporzionate». Eppure tuonò, e mica poco. Il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa si era dichiarato favorevole a quest’obbligo, per non parlare dell’Ordine dei medici del Canton Ticino che, due giorni fa, ha rinnovato l’appello all’Esecutivo di procedere in questo senso.
Cosa ha portato il governo a decidere, per ora, di non estendere l’obbligo? «L’aspetto della proporzionalità», risponde Gobbi a domanda de ‘la Regione’. E spiega: «Da un lato la decisione che abbiamo preso oggi non è ‘sine die’ ma valida fino al 24 agosto, dall’altro siamo pronti ad attuare nuove misure anche in breve tempo». Nel senso che, aggiunge, «se per esempio dopo il rientro dalle vacanze di numerosi concittadini dovesse palesarsi in parallelo un aumento di nuovi infetti, potremmo attuare nuove misure al fine di evitare un secondo lockdown, che non sarebbe umanamente, socialmente ed economicamente sopportabile». Tra queste misure, c’è l’estensione dell’obbligo della mascherina nei luoghi pubblici. Una misura che in Consiglio di Stato «si è ritenuto di essere pronti ad attuare, ma in questo momento vista l’evoluzione epidemiologica sotto i 10 nuovi casi al giorno no». Non è un numero detto a caso, perché Gobbi cita direttamente il direttore sanitario della Clinica luganese Moncucco Christian Garzoni il quale «alla fine di maggio diceva che fintanto che i nuovi infetti al giorno sono tra 0 e 10 con un contact molto stretto si riesce a gestire correttamente la situazione, oggi ci troviamo ancora con questi numeri e per il governo non è, ripeto, proporzionato attuare nuove misure».

La replica di Garzoni: ‘Una decisione politica’
Alle parole di Gobbi il dottor Christian Garzoni replica, da noi contattato, a stretto giro di posta: «Il numero tra 0 e 10 è un buon indicatore della stabilità della situazione. Numeri bassi e stabili, in Ticino la situazione è positiva. Io capisco che il Presidente del governo senza un’esplosione dei casi ritenga la situazione stabile, ma quella presa oggi è una decisione politica. Il Consiglio di Stato decide di non mettere un obbligo, prendo atto. Il mio appello a tutti resta quello di essere ragionevoli e di indossarla lo stesso, anche senza obbligo nei luoghi chiusi». Perché lo sguardo di Garzoni è rivolto a settembre: «Guardiamo con apprensione al rientro dalle vacanze, negli uffici, nelle scuole, quando staremo all’interno e non più all’esterno. Spero che in previsione di quello che potrebbe essere un problema il governo, in maniera preventiva, per inizio settembre riveda questa decisione alzando l’asticella di sicurezza». Ad ogni modo, Gobbi annota che «evidentemente abbiamo ascoltato le voci dal mondo sanitario, mondo che ha la sua visione: ma dobbiamo tenere conto, come autorità cantonale, di tutte le sensibilità e di quella che è la situazione».
Una situazione che per il Consiglio di Stato, riprende il suo presidente, «indica come la popolazione ticinese continua a comportarsi con prudenza, rispettando le norme di protezione. Ricordiamoci che il virus non è sparito, rimaniamo in una fase di convivenza. Non ci stancheremo mai di ripetere l’importanza di lavare e disinfettare spesso le mani, mantenere la distanza fisica e, laddove non è possibile, indossare la mascherina».
Passando ai numeri, i dati aggiornati al 4 agosto rilevano 22 persone in isolamento e 63 in quarantena o autoquarantena. A queste si aggiungono altre 263 persone in quarantena perché provenienti da Paesi a rischio. E sul tema, tornando sulla polemica innescata da un atto parlamentare del co-presidente del Ps Fabrizio Sirica, Gobbi rammenta che “la possibilità di segnalare alla Polizia cantonale il mancato rispetto di una quarantena non è un invito alla delazione, ma una misura che intende permettere ai cittadini di proteggersi in una situazione dove le regole vengono violate”. Lo strumento principale “resta la responsabilità individuale”, anche sul fronte dell’utilizzo dell’app di tracciamento SwissCovid: “In 15 casi è stato attivato un codice di segnalazione”, dice Gobbi. Concludendo che, comunque, “sono tutti strumenti in appoggio al contact tracing, la principale misura per fronteggiare la pandemia”.

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Da www.laregione.ch

Mascherine raccomandate nei negozi, nessun obbligo
Il Consiglio di Stato ha prorogato le misure attualmente in vigore fino al 24 agosto. Gobbi: decisione proporzionata alla situazione

Mascherina obbligatoria nei negozi, sì o no? Dopo le varie raccomandazioni degli ultimi giorni (tra queste la presa di posizione dell’Ordine dei medici del Canton Ticino, che ha richiesto al governo tramite una lettera di prevedere l’uso obbligatorio delle mascherine nei luoghi chiusi accessibili al pubblico), tocca ora al Consiglio di Stato dire la sua.
«Riteniamo che le misure in vigore attualmente sono sufficienti», esordisce il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.  Per questo motivo per le prossime due settimane, ovvero fino al 24 agosto, le disposizioni governative rimangono perlopiù invariate. «Ciò vuol dire che continuiamo a raccomandare l’uso della mascherina negli spazi chiusi laddove non sia possibile mantenere la distanza fisica», aggiunge Gobbi. Raccomandate quindi sì, «ma senza prevedere per ora l’obbligo».
Il motivo di questa decisione? «Una questione di proporzionalità», spiega Gobbi interpellato da ‘laRegione’. Una proporzionalità data anche dal numero giornaliero dei contagi.
«Come diceva il dottor Garzoni – ricorda Gobbi –, finché ci muoviamo in una forchetta tra 0 e 10 contagi giornalieri un buon contact tracing dovrebbe bastare».  
Secondo il direttore del Dipartimento delle Istituzioni, l’attuale evoluzione dei contagi in Ticino dimostra, tra l’altro, «che la popolazione continua a comportarsi con prudenza». 

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide fino al 24 agosto 2020

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide fino al 24 agosto 2020

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha confermato fino al 24 agosto 2020 le disposizioni attualmente in vigore per limitare la diffusione del coronavirus sul territorio cantonale. La decisione tiene in considerazione l’evoluzione epidemiologica in Ticino e l’efficacia dimostrata dalle misure attualmente in vigore a livello federale e cantonale.

Il Consiglio di Stato segue costantemente la situazione sanitaria nel Cantone e rileva che dal profilo epidemiologico e sanitario non si ravvisano elementi di novità per riconsiderare le misure attualmente in atto. L’evoluzione dei contagi indica che la popolazione ticinese continua a comportarsi con prudenza, rispettando le norme di protezione e attenendosi così agli appelli formulati a più riprese dalle istituzioni e dagli operatori sanitari.

Il Governo ticinese aveva introdotto una prima serie di misure cantonali già lo scorso 3 luglio e un’ulteriore misura per il settore della ristorazione lo scorso 20 luglio (con scadenza il 9 agosto). Prolungando fino al 24 agosto i provvedimenti attualmente in vigore, il Governo conferma in particolare l’obbligo – per il personale addetto al servizio alla clientela di ogni genere di struttura della ristorazione – di indossare la mascherina facciale (che copra naso e bocca) o un adeguato dispositivo di protezione individuale, laddove non è installato un dispositivo strutturale in plexiglas o equivalente. Per i settori nei quali il consumo avviene anche in piedi – e in tutti i bar, club, discoteche e sale da ballo – restano in vigore le prescrizioni già note: massimo di 100 ospiti complessivamente sull’arco dell’intera serata, tra le 18.00 e l’orario di chiusura, e obbligo di raccogliere i dati personali dei clienti e verificarli. Alla luce dell’evoluzione sanitaria, il Governo ritiene che queste misure si siano dimostrate molto efficaci, e che permettano al settore ticinese della ristorazione di operare in piena sicurezza.

Come finora, sono infine vietati gli assembramenti di più di 30 persone nello spazio pubblico (nei luoghi pubblici, sui sentieri e nei parchi). Anche in presenza di meno di 30 persone, il Governo invita a rispettare le raccomandazioni sull’igiene e il distanziamento, dalle quali sono esentate solo le persone che vivono nella stessa economia domestica. Il Governo ricorda che le persone tenute a rispettare la quarantena perché di rientro da uno dei Paesi a rischio (come previsto dalla specifica Ordinanza federale) hanno l’obbligo di annunciarsi alla hotline cantonale (0800 144 144 e hotline@fctsa.ch).

“Un nuovo lockdown non sarebbe sopportabile”

“Un nuovo lockdown non sarebbe sopportabile”

Da www.liberatv.ch

Il presidente del Governo: “Non abbassiamo la guardia. L’obbligo di mascherina? Pronti a tutto, ma lo valutiamo più in là…”

Le autorità cantonali tornano ad aggiornare la popolazione sulle misure cantonali in vigore dal prossimo lunedì 10 agosto per limitare la diffusione di coronavirus in Ticino.
All’incontro con la stampa nell’Aula del Gran Consiglio a Bellinzona ha partecipato il presidente del Governo Norman Gobbi.

Misure prolungate fino al 24 agosto
Gobbi: “Il Consiglio di Stato ha confermato questa mattina e fino al 24 agosto le misure attualmente in vigore. La decisione tiene conto dell’evoluzione epidemiologica in Ticino e della sua efficace. Non ci sono novità tali da riconsiderare le misure in atto. Il Governo è pronto a valutare nuove misure: per questo abbiamo scelto un orizzonte temporale breve. L’evoluzione dei contagi indica che la popolazione ticinese continua a seguire le misure. Il virus non è sparito, rimaniamo in una fase di convivenza”.

“Un nuovo lockdown non sarebbe sopportabile”
Gobbi: “Le scuole riapriranno il 31 agosto. La situazione attuale è di convivenza. La popolazione ha ritrovato una nuova normalità, anche se questo comporta il rischio di nuovi potenziali focolai. Il nostro obiettivo è quello di evitare un nuovo lockdown, che non sarebbe sopportabile. Il Governo ha confermato misure cantonali più restrittive: assembramenti e numero di persone sono limitate. Non abbassate la guardia e mantenere il rispetto delle norme”.

Raccomandato l’uso della mascherina
Gobbi: “L’obbligo di mascherina nei commerci sarà valutato più in là. Ci sentiamo di raccomandarlo. In Ticino restano vietati gli assembramenti spontanei con più di trenta persone. Il rispetto delle misure viene impiegato a diversi livelli”.

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Da www.rsi.ch/news

Le misure ticinesi prorogate fino al 24 agosto

Norman Gobbi: “Ricordiamoci che il virus non è sparito”. Nessun obbligo di usare la mascherina nei negozi. Norvegia, quarantena per chi arriva dalla Svizzera

 

Den Bürgersinn wiederentdecken

Den Bürgersinn wiederentdecken

Da www.aargauerzeitung.ch

Ein Gastkommentar von Norman Gobbi zum 1. August.

«Was während der Notlage erreicht wurde, muss auch morgen gelten: Bürgersinn, der zur Schaffung von Wohlstand für alle führt»

Die Schaffung eines neuen «Paktes» zu Gunsten der Schweiz: Das wünsche ich allen Schweizerinnen und allen Schweizern anlässlich dieses 1. August. Angesichts der Krise, mit der wir konfrontiert waren und sind, erhält dieser Feiertag eine neue Bedeutung.

Unser System ist auf die Probe gestellt worden. Wir kommen gut da raus, vor allem dank des grossen Solidaritätsgeistes. Aber Vorsicht: Die Schweiz – bestehend aus Kantonen, aus Gemeinden, aus Bürgerinnen und Bürgern – muss ihren neu gefundenen Modus Vivendi angesichts dieses unsichtbaren Virus erst noch bestätigen.

Es ist insbesondere notwendig, sich als Menschen wiederzuentdecken, der eingefügt in eine Gemeinschaft ist. Eine Gesellschaft, in der jeder Einzelne der Schlüssel zum Erfolg einer ganzen Gemeinschaft ist. Die Coronavirus-Krise hat uns dies gezeigt: Der Bundesrat und der Regierungsrat jedes Kantons haben die Eigenverantwortung ihrer Mitbürgerinnen und Mitbürger eingefordert, um die Ausbreitung der Ansteckung zu bekämpfen. Opfer wurden von allen gefordert.

Gerade als Präsident der Tessiner Kantonsregierung bin ich mir dessen wohl bewusst. Das Opfer, das wir von allen gefordert haben – ich spreche insbesondere von der Tessiner Realität, die ich am besten kenne – hat zu einer massiven Eindämmung der Kurve geführt. Eine fast bewegende Reaktion, die das wahre Gesicht der Schweiz und der Schweizer zeigte. Tatsächlich hat jeder seinen Teil dazu beigetragen, indem er an sich selbst und andere dachte.

Was während der Notlage erreicht wurde, muss jedoch auch heute und vor allem morgen noch gelten: ein wiederentdecktes Konzept des Bürgersinns und des Verantwortungsbewusstseins, das zur Schaffung von Wohlstand für alle führt. Am 1. August müssen wir uns dies sagen und uns daran erinnern.

Die durch die Krise auferlegte Isolation hat uns unser Territorium, «unsere Heimat», wiederentdecken lassen. Der Ort der Zuneigung, der Ort unserer Wurzeln, der Ort, den wir am meisten lieben und für den es sich lohnt, sich einzusetzen. Viele von uns kannten bestimmte Inseln oder weit entfernte Nationen und waren mit dem Gebiet, in dem sie aufwuchsen, nicht vertraut.

In den letzten Monaten haben wir stattdessen die Gelegenheit zu schätzen gewusst, durch die Strassen «unserer Heimat» zu gehen und – endlich – die Orte «unserer Heimat» zu besuchen. Die Produkte «unseres Hauses» zu kaufen, indem man dem Erzeuger, dem Bauern oder dem Gastwirt in die Augen schaut, der uns ein Gericht mit einheimischen Produkten serviert hat.

Der Wert der Wiederentdeckung «unserer Heimat» hat unser Wohl begünstigt, das Wohl unseres Volkes, das Wohl der Arbeiter und der ansässigen Arbeitnehmer. Das Gemeinwohl. Am Tag des 1. August müssen wir es uns sagen und uns daran erinnern.

Diese Wiederentdeckung sollte uns dazu bringen, am 1. August über einen neuen «Pakt» nachzudenken, den jeder von uns mit der Schweiz schliessen kann. Wir müssen stolz darauf sein, was wir in Krisenzeiten getan haben. Aber dieser Stolz kann nur dann in eine treibende Kraft umgewandelt werden, wenn wir in der Lage sind, die Werte zu respektieren und zu erneuern, die unser Heimatland aufgebaut haben.

Werte wie die gegenseitige Hilfe (d.h. die Solidarität zwischen den Menschen), die Verteidigung unserer Freiheit gegen jede Einmischung, auch von aussen, der föderalistische Aufbau unseres Staates, die Achtung der Minderheiten, die Gewährleistung der Autonomie der Kantone, die Freiheit unserer Wirtschaft. Damit jeder Bürger – alle Bürger – frei und Schweizer ist.