Tifosi allo stadio, prove d’intesa per ridurre i rischi

Tifosi allo stadio, prove d’intesa per ridurre i rischi

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 20 agosto 2020 del Corriere del Ticino

Autorità cantonali e club a confronto in vista degli allentamenti per il pubblico
Norman Gobbi: «Chi seguirà una partita dovrà farlo con un’altra testa e seguendo nuove abitudini»
Nicola Mona: «Cruciale la responsabilità individuale» – Marco Werder: «Non vogliamo fare i poliziotti»

Autorità cantonali e club sportivi vogliono fare gioco di squadra. Dialogare, aiutarsi a vicenda e – nel concreto – vincere la sfida dei grandi eventi. Quelli, per intenderci, con anche più di 1.000 spettatori seduti fianco a fianco.
Le parti lo hanno chiarito apertamente al termine del vertice andato in scena ieri a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona. Consapevoli però che l’avversario del momento è uno di quelli fastidiosi. Un nemico, soprattutto, che fa dell’imprevedibilità la sua forza. «L’evoluzione dei contagi da COVID-19 in Svizzera è preoccupante, inutile nasconderlo», commenta in merito Norman Gobbi. «L’importante – aggiunge – è saper lavorare assieme per gestire la situazione. E ciò nell’ottica di un’apertura, e non una chiusura, nei confronti dello spettacolo sportivo». Di qui l’incontro voluto fortemente dal direttore del Dipartimento delle istituzioni e al quale – oltre alle società e ai rispettivi dirigenti – hanno partecipato anche capidicastero comunali, rappresentanti della polizia e il medico cantonale.

Sicurezza, via il contributo
La data cerchiata in rosso sul calendario, lo ricordiamo, è il 1. ottobre. Ma al più tardi entro il 2 settembre Confederazione e Cantoni dovranno elaborare una strategia comune per i diversi regimi autorizzativi. Già, quali saranno le condizioni insindacabili per permettere a Cornaredo di accogliere 3.000 spettatori o 3.600 alla Valascia? «Per quanto ci riguarda abbiamo fornito delle prime linee direttrici cantonali, come il divieto di accogliere tifosi ospiti, l’obbligo di posti seduti legato a doppio filo al sistema di tracciamento dei contatti o l’obbligo della mascherina», sottolinea sempre Gobbi. «Decisive – aggiunge – saranno però le condizioni quadro delineate dal Consiglio federale. Paletti, questi, che saranno chiari solo nei prossimi giorni».

Per Norman Gobbi è invece certo un altro aspetto: «Ottobre è dietro l’angolo ed entro quella data servirà un cambio d’atteggiamento e di mentalità da parte di chi è abituato a seguire dal vivo le partite delle squadre di lega nazionale. Sarà infatti necessario adattare le proprie abitudini al contesto particolare: penso anche solo allo spostamento verso gli stadi e le piste che giocoforza dovrà avvenire secondo tempistiche più ampie». All’interno delle strutture saranno invece i piani di protezione a fare la differenza: «Abbiamo dato la nostra disponibilità ai club e ai Comuni proprietari per supportarli nell’elaborazione di questi protocolli. L’intento deve essere uno soltanto: limitare il numero di persone da porre in quarantena qualora dovesse emergere un caso positivo tra gli spettatori». Della serie: il rischio zero non esiste, anzi. E qui un interrogativo s’impone: perché acconsentire a migliaia di spettatori negli stadi e al contrario bocciare i carnevali nel 2021? Sentite Gobbi: «Il carnevale è vicinanza, contatto stretto, divertimento in piedi. Chi va a una partita può invece svagarsi restando seduto. L’importante però, e mi ripeto, sarà farlo con un’altra testa. Perché a cambiare non saranno tanto le regole sul ghiaccio o in campo ma quelle da rispettare sulle tribune e fuori dagli impianti».

E a proposito di pubblico. Durante il vertice è altresì emersa la volontà dell’autorità cantonale di rinunciare al contributo per i costi di sicurezza a carico delle società e pari a un franco a spettatore. Va da sé alla luce dell’assenza di tifosi ospiti prevista dai piani di protezione.

Vigili anche fuori dalla pista
Sin qui la visione dell’autorità. E i club? Riemergono rinfrancati o dubbiosi dal faccia a faccia con il Cantone? «Restiamo ottimisti o, quantomeno, non intendiamo rassegnarci», afferma il direttore generale dell’Ambrì Piotta Nicola Mona. «La situazione è complessa, ma il concetto di protezione allestito con la Lega è serio e ragionato nei minimi dettagli. Poi è chiaro: le nostre buone intenzioni potrebbero essere influenzate da variabili che non conosciamo e sulle quali non possiamo avere il controllo». Tra queste c’è pure il comportamento dei tifosi nelle ore precedenti un match. «Ci appelliamo alla responsabilità dei singoli, sicuri che sapranno fare tesoro dell’esperienza vissuta in questi mesi. Detto delle misure di protezione all’interno della Valascia come HCAP – precisa Mona – forniremo comunque delle raccomandazioni circa ad esempio la condotta da adottare nel recarsi alla pista». L’obiettivo, rileva il dg biancoblù, «è fare in modo che la soglia del rischio resti a un livello accettabile e sostenibile».

Quali verifiche all’interno?
Proprio per chiarire i margini di tolleranza di chi sarà chiamato ad autorizzare o meno i grandi eventi, nella sala del Gran Consiglio ieri era presente anche il medico cantonale Giorgio Merlani. Il quale ha da un lato ascoltato le esigenze dei club e dall’altro sottolineato quelle che sono ritenute delle potenziali criticità. Un esempio? Il comportamento – appunto – degli spettatori all’esterno di stadi e piste prima e dopo le partite. Su questo punto il CEO dell’HC Lugano Marco Werder dosa soddisfazione e cautela: «Come società di hockey abbiamo avuto la certezza che il nostro piano di protezione funziona, regge. Centrale resta tuttavia la responsabilità individuale, di noi dirigenti e dei tifosi nel rispettare scrupolosamente le direttive in vigore da ottobre. Ma il buonsenso dovrà prevalere anche per quegli aspetti che probabilmente non sottostaranno a restrizioni vincolanti. Mi riferisco all’afflusso e al deflusso del pubblico alla pista». In questo quadro, indica Werder, «c’è comunque soddisfazione per la volontà del Governo di uniformare il più possibile le misure di protezione rivolte agli spettatori. Resta la preoccupazione legata allo sviluppo del coronavirus. Una volatilità che, sì, crea insicurezza. Ci è richiesta grande flessibilità e in questo senso sarà una grande prova collettiva».

Intanto, come detto, si va verso all’esenzione del contributo di un franco a spettatore a carico dei club. «Un indirizzo che sicuramente può permetterci di risparmiare in modo rilevante nell’ambito dell’ordine pubblico», conferma il CEO bianconero. Per poi comunque puntualizzare: «A fronte delle nuove disposizioni da osservare all’interno della Cornèr Arena dovremo comunque valutare a quale tipologia di sicurezza privata sarà necessario appoggiarsi. Il tutto a seconda del numero di tifosi che potranno accedere alla pista». Nei corridoi e sulle tribune, va da sé, il controllo ricadrà sulle spalle dell’HCL. «Anche se non è nostra intenzione fare i poliziotti. Ancora una volta: ci appelleremo alla buona volontà dei tifosi». Sì, perché senza gioco di squadra il castello dei grandi eventi – fragilissimo – potrebbe subito crollare.

Frontalieri della «dance», trovare posto sarà dura

Frontalieri della «dance», trovare posto sarà dura

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 19 agosto del Corriere del Ticino

Con la chiusura delle discoteche in Italia a causa della pandemia il Ticino rimane l’unica opzione Gobbi è preoccupato, i gestori dei locali molto meno: «Con il limite massimo delle cento persone c’è poco margine»
L’Italia ha spento la musica dance: dove andrà chi avrà voglia di scatenarsi sulla pista da ballo? Appresa la notizia del giro di vite sulla movida deciso a Roma – oltre alle discoteche chiuse c’è l’obbligo di mascherina dalle 18 alle 6 nei luoghi aperti dove non è possibile mantenere la distanza sociale – chi abita a ridosso del confine non avrà impiegato molto ad escogitare l’unico possibile piano B: andare in Svizzera. Potenzialmente parliamo di migliaia di persone che potrebbero varcare la frontiera per divertirsi nei locali ticinesi, in particolare quelli del Luganese e del Mendrisiotto, e il consigliere di Stato Norman Gobbi si è già detto preoccupato che l’esodo per la movida possa far crescere il numero dei contagi.

«Non è Milano Marittima»
Ci sono però diversi elementi che potrebbero attenuare l’impatto dell’eventuale ondata umana. Su tutti il limite massimo di persone che può accogliere ogni locale: cento. Una volta raggiunto il tetto, per poter entrare bisogna aspettare che esca qualcun altro. Non il massimo.«Considerando che la maggior parte della clientela è quella abituale, la situazione non mi sembra così grave», commenta Paolo Franzi, comproprietario e gestore dell’Underground di Lugano, rispondendo indirettamente ai timori espressi da Gobbi. «E poi non siamo Milano Marittima», aggiunge, nel senso che il Ticino non è una Mecca per il popolo della notte. Se però non ci sono altre possibilità – a meno di prendere un aereo per altri lidi, possibilmente esclusi dal listone delle zone a rischio – gli equilibri possono cambiare. Italiani o non italiani, la situazione delle discoteche ticinesi e in generale svizzere resta in bilico. Su di loro pende la spada di Damocle di restrizioni più severe ed è opinione diffusa – a torto o a ragione – che le piste da ballo siano uno dei luoghi più a rischio per la trasmissione del virus. «Ma sono tante le situazioni in cui non si può garantire la distanza», obietta Franzi. «A Ginevra i locali sono stati chiusi, ma non lo erano quando abbiamo dovuto fermarci noi, per due mesi e mezzo. Vivono la stessa situazione che vivevamo noi prima e che spero non tornerà. A livello di prevenzione, più di così non possiamo fare. Alcuni si chiedono perché la mascherina è obbligatoria sui bus e non da noi: perché tutti i nostri clienti sono tracciati, mentre quelli dei bus no».

«Non sono extraterrestri»
La garanzia della tracciabilità è una misura obbligatoria, così come la sanificazione degli ambienti, la presenza dei disinfettanti e le mascherine per il personale. Al Montezuma di Novazzano viene misurata anche la febbre. Finora è stato fatto con un dispositivo portatile, ma presto sarà installato un termoscanner. «Con le disposizioni attuali la situazione in Ticino è gestibile – spiega il proprietario e gestore del locale Matteo Mogliazzi -. Sono abbastanza fiducioso che non vengano decise nuove misure, anche se un minimo di paura c’è». Non spaventa invece il probabile aumento della clientela da oltre confine. «Un riflesso in Ticino ci sarà, di sicuro. Soprattutto per noi, che siamo appena dopo la frontiera. Ma il limite delle cento persone ci dà una certa tranquillità. Vedremo quello che succederà il prossimo weekend». Mogliazzi in ogni caso non ci sta a trattare la clientela italiana come un problema che minaccia il Ticino: «Non dobbiamo vederli come extraterrestri. Da sempre frequentano i nostri locali e i ticinesi frequentano i loro». Soprattutto quelli nelle vicinanze di Como. «Noi abbiamo sempre avuto una clientela mista. Il tetto delle cento persone – conclude il titolare del Montezuma – avrebbero potuto introdurlo anche in Italia prima di arrivare a una misura così drastica come la chiusura. Che comunque avrà delle ripercussioni, perché la gente non starà a casa».

«Quasi sempre pieni»
Vedremo cosa succederà nei prossimi fine settimana. Secondo Francesco Rambelli, titolare dell’Auberge di Lugano, «non cambierà nulla». Almeno per quanto li riguarda: «Con il limite massimo di cento posti la vedo dura per la clientela estera da noi, anche perché finora in tutte le sere in cui siamo aperti arriviamo o sfioriamo la capienza massima e non c’è un particolare ricambio fra gli ospiti. Specie di venerdì e di sabato ci è già capitato di dover impedire l’ingresso ad alcuni avventori perché non c’era più spazio. Al momento a frequentare l’Auberge sono soprattutto i locali; di turisti non ne abbiamo visti molti». Quanto al futuro, nemmeno Rambelli nasconde un certo senso d’insicurezza: «Il timore di dover chiudere c’è, come sempre negli ultimi sei mesi. Ma se dovesse arrivare la decisione saremmo pronti ad adeguarci tranquillamente, come abbiamo già fatto. Chiuderemmo e aspetteremmo tempi migliori».

Niente carnevali l’anno prossimo

Niente carnevali l’anno prossimo

Foto: Rabadan/Massimo Pedrazzini

Da www.tio.ch

Bellinzona, Chiasso, Tesserete e Biasca hanno informato il Consiglio di Stato. La situazione è troppo rischiosa.
Gobbi: «Gli organizzatori hanno dimostrato un grande senso di responsabilità».

Niente assembramenti in maschera. In Ticino salta anche il carnevale causa coronavirus. Bellinzona, Chiasso, Tesserete e Biasca hanno deciso di non prevedere la prossima edizione, come anticipato da la Regione.
La comunicazione ufficiale arriverà a inizio settembre, quando il Cantone si allineerà alle direttive di Berna sulle manifestazioni. Ma oggi i presidenti dei principali carnevali ticinesi hanno informato il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, sulla loro intenzione di annullare tutto.
«Allo stato attuale è molto difficile che si potrà fare – ha spiegato Flavio Petraglio, presidente della società Rabadan -, non ci aspettiamo che le misure ci permetteranno di organizzarlo come abbiamo sempre fatto. Pensiamoci bene, facciamo molta attenzione e ponderiamo bene i rischi». Per Chiasso «l’annullamento non è un problema». Nebiopoli «ha accumulato un fondo cassa» che dovrebbe permettergli di far fronte ai costi fissi, ha spiegato il suo presidente Alessandro Gazzani.
Se è vero che all’inizio dei carnevali manca ancora un po’ di tempo, l’organizzazione e la preparazione hanno luogo durante l’estate. «Bisogna essere realisti – sottolinea Livio Mazzuchelli, presidente del Or Penagin di Tesserete -. Sarebbe impossibile tenere le manifestazioni rispettando tutte le norme». Biasca intende evitare l’incubo vissuto nel 2020 e fermarsi ora. «Pensare di mettere in moto la macchina organizzativa e poi rischiare di vanificare tutto all’ultimo momento non sarebbe sostenibile per il secondo anno di fila», aggiunge il presidente di Naregna Gabriele Cirio.
E Roveredo seguirà (probabilmente) a ruota, dopo aver però discusso con il Governo grigionese e il Comune.
A Palazzo delle Orsoline lo stop ai carnevali è stato recepito come «un grande gesto di responsabilità». Gobbi si dice dispiaciuto «perché i carnevali sono parte della nostra cultura e della nostra identità», ma ritiene sia «una grande rinuncia» però «responsabile».

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Da www.ticinonews.ch

No ai grandi carnevali in Ticino nel 2021
Da Bellinzona a Tesserete la scelta sarebbe condivisa: le incertezze sono troppe, non sarà fattibile fare il carnevale.
La decisione definitiva arriverà a settembre. “Sarebbe irresponsabile”.

Il 2021 sarà un anno senza i grandi carnevali in Ticino. Bellinzona, Chiasso, Tesserete e Biasca hanno deciso di non prevedere la prossima edizione.
La causa? Le troppe incertezze legate al coronavirus. La decisione, ci hanno spiegato alcuni organizzatori da noi contattati, non è ancora totalmente confermata ma lo scenario più papabile sarebbe quello di annullare l’edizione del 2021. E questa sarebbe anche la direzione che vuole prendere il Consiglio di Stato.

Incontro con Gobbi
Oggi il presidente del governo Norman Gobbi ha avuto un incontro con i grandi carnevali del Ticino tra cui Rabadan, Or Penagin, Naregna e Nebiopoli.
Per la decisione formale si dovrà attendere inizio settembre quando, dopo essersi consultato anche con Berna, il Cantone dovrà prendere una decisione definitiva riguardo a tutti i carnevali, compresi quelli più piccoli. Il presidente del Consiglio di Stato ha commentato: “Gli organizzatori hanno dimostrato un grande senso di responsabilità”.

“Scelta irresponsabile”
Da Chiasso, Alessandro Gazzani, conferma: “La decisione definitiva arriverà a settembre. Fare il carnevale sarebbe una decisione irresponsabile sia dal punto di vista sanitario che economico. Non possiamo pensare di fare manifestazioni con migliaia di persone in questa situazione, inoltre continuare a programmare la prossima edizione del 2021 vorrebbe dire investire sempre più soldi”. E aggiunge: “Andare troppo avanti con i preparativi potrebbe voler dire la morte per le nostre associazioni”.

Rabadan? Niente da fare
Anche Flavio Petraglio ha confermato in diretta a Teleticino: “A oggi è presto per parlare di carnevale ma metà settembre è una data limite per permettere ai carnevali di prepararsi. Oggi come oggi parlare di carnevale diventa veramente difficile. Per pensarla come un’edizione normale dobbiamo avere la garanzia che non ci siano contagi e d’altra parte la decisione va presa. Questo sarebbe l’indirizzo ma attendiamo le indicazioni della Confederazione e poi andrà fatto un lavoro di coordinamento tra le varie autorità cantonali”. Per il costo – spiega Petraglio – “dipende quando si sceglie di annullare”. Per la soluzione alternativa: “Per noi è chiaro che è importante trovare una soluzione alternativa anche per gli anziani e per i bambini”.

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Da www.laregione.ch

Saltano i grandi carnevali in Ticino nel 2021
Rabadan, Or Penagin, Naregna, Nebiopoli hanno condiviso la decisione in un incontro col presidente del governo Norman Gobbi. Lingera pronto ad allinearsi.
Sarà un 2021 senza grandi carnevali in Ticino. Bellinzona, Chiasso, Tesserete e Biasca hanno infatti deciso di non prevedere la prossima edizione a causa delle incertezze dovute al coronavirus. Lo hanno comunicato oggi al presidente del consiglio di Stato Norman Gobbi durante un incontro svoltasi a Bellinzona. Roveredo ha dichiarato di volersi allineare «in linea di massima», previo consulto con il governo grigionese e il comune. Formalmente, tuttavia, si attenderà inizio settembre, quando – viste le direttive sulle grandi manifestazioni in arrivo dalla Confederazione, il Cantone dovrebbe prendere una decisione definitiva riguardo a tutti i carnevali, compresi quelli più piccoli.

Chiasso
«Per noi l’annullamento non è un problema – ci spiega il presidente di Nebiopoli Alessandro Gazzani, raggiunto al termine della riunione con Gobbi –. Abbiamo una serie di costi fissi a cui fare fronte, come l’affitto dei magazzini e la varie assicurazioni, faremo le nostre valutazioni ed elaboreremo una strategia per il futuro». Anche se, allo stato attuale, «è difficile parlare di futuro». La notizia positiva arriva dal fatto che, grazie al successo dell’edizione di quest’anno, Nebiopoli «ha accumulato un fondo cassa». Non è da escludere che, nel corso della prossima estate e sempre che le condizioni sanitarie lo permetteranno, Nebiopoli si faccia promotore di eventi a Chiasso.

Tesserete
«Sarebbe impossibile tenere le manifestazioni rispettando tutte le norme – rileva Livio Mazzucchelli, presidente del comitato del Carnevale Or Penagin di Tesserete –. Bisogna essere realisti. Inoltre, dovevamo informare i gruppi dei carri e delle bande per i cortei, perché fra poco avrebbero dovuto iniziare la preparazione. Non dimentichiamo che anche loro hanno dei costi, non solo noi. I tempi sembrano lunghi ma sono sempre stretti. Avevano iniziato a chiederci se si fa o no. È una decisione forte ma coscienziosa».
La decisione, aggiunge Mazzucchelli, è maturata a inizio luglio: «Ne abbiamo parlato con gli altri grandi Carnevali (Bellinzona, Chiasso, Biasca e Roveredo) e siamo tutti arrivati alla stessa conclusione. Oggi noi quattro ticinesi abbiamo ufficialmente comunicato la decisione di non fare le manifestazioni a Gobbi e Lingera si adeguerà».

Bellinzona
Secondo Flavio Petraglio, presidente della società Rabadan, si resta comunque «in attesa delle indicazioni a livello federale delle misure relative ai grandi eventi che dovrebbero arrivare a inizio settembre. Solo allora ci saranno gli elementi per capire cosa ha senso fare. Se come ci si aspetta le indicazioni sono molto restrittive, a quel punto verrà presa la decisione definitiva di non svolgere le manifestazioni. Allo stato attuale è molto difficile che si potrà fare, non ci aspettiamo che le misure ci permetteranno di organizzare il Rabadan come abbiamo sempre fatto. Come organizzatori l’obiettivo è di riuscire a organizzare la manifestazione ma poi subentra anche il senso di responsabilità. Pensiamoci bene e facciamo molta attenzione e ponderiamo bene i rischi».

Biasca
«Abbiamo deciso di evitare di contribuire ulteriormente alla propagazione del virus», sottolinea il presidente della società del Carnevale di Biasca Gabriele Cirio. Proprio nel borgo rivierasco l’edizione 2019 aveva subito una battuta d’arresto dopo la prima sera dei bagordi. «Era già stata dura l’anno scorso. Ora pensare di mettere in moto la macchina organizzativa e poi rischiare di vanificare tutto all’ultimo momento non sarebbe sostenibile per il secondo anno di fila», aggiunge. Al di là dell’aspetto finanziario, a prevalere è però quello preventivo. «La salute prima di tutto», aggiunge. Nella difficoltà del momento, la collaborazione tra i cinque carnevali più importanti della Svizzera italiana si è consolidata. «Vogliamo dare un bel segnale di compattezza», spiega Cirio. L’auspicio del presidente è che l’anno sabbatico sia solo quello del 2021 e Biasca possa tornare a festeggiare nel 2022 per la 120esima edizione.

Roveredo
«In linea di massima ci adatteremo alle decisioni dei carnevali e del Consiglio di Stato ticinesi. Ma prima vogliamo interpellare il governo grigionese, il Comune e indire una riunione di comitato per affrontare ufficialmente il tema», rileva il presidente del Carnevale Lingera di Roveredo Simone Giudicetti.

Gobbi: ‘Grande senso di responsabilità degli organizzatori’
«Gli organizzatori hanno dimostrato un grande senso di responsabilità», commenta da noi interpellato Norman Gobbi, aggiungendo che a pesare sono sì le incertezze legate al coronavirus e alle limitazioni che potrebbero essere ancora in vigore tra gennaio e febbraio, ma anche il rischio finanziario: avviare una macchina organizzativa, con i relativi costi e investimenti, per poi dover fermare tutto potrebbe portare gravi dissesti finanziari. «Inoltre attorno ai carnevali ruotano guggen, gruppi e carristi, anche loro con la necessità di doversi organizzare e che devono comunque sostenere dei costi».

Una decisione, aggiunge Gobbi, «che dispiace, perché i carnevali sono parte della nostra cultura e della nostra identità. È una grande rinuncia, ma responsabile».

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Da www.cdt.ch

La COVID-19 ferma i grandi carnevali ticinesi
Rabadan, Or Penagin, Naregna e Nebiopoli hanno deciso di rinunciare alla prossima edizione a causa delle incertezze legate al coronavirus – La situazione sarà però ridiscussa in settembre.

Qualcuno sarà dispiaciuto: il 2021 in Ticino sarà senza grandi carnevali. È l’esito dell’incontro avvenuto oggi tra i responsabili dei principali carnevali ticinesi e il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Come anticipato da La Regione, Bellinzona, Chiasso, Tesserete e Biasca hanno deciso di rinunciare alla prossima edizione a causa delle incertezze dovute al coronavirus.
Roveredo, dal canto suo, ha dichiarato di volersi allineare «in linea di massima», previo consulto con il governo grigionese e il comune. Formalmente, si attenderà l’inizio di settembre, per via delle direttive sulle grandi manifestazioni in arrivo dalla Confederazione, quando il Cantone dovrebbe prendere una decisione definitiva riguardo a tutti i carnevali, compresi quelli più piccoli.
Flavio Petraglio, presidente del Rabadan di Bellinzona, da noi contattato osserva che «l’indirizzo oggi è chiaro: niente carnevali nel 2021.
La decisione, ripeto, è presa però alla luce della situazione sanitaria attuale. Non è ancora definitiva. E nel rispetto di carristi, guggen e gruppi che ovviamente nelle prossime settimane avrebbero dovuto prepararsi per partecipare ai bagordi. A inizio-metà settembre, sulla base delle nuove disposizioni del Consiglio federale sui grandi eventi, faremo di nuovo il punto della situazione. In noi organizzatori ora come ora prevale il senso di responsabilità. In questo senso è fondamentale che ci sia un coordinamento fra Cantone, Comuni e gli stessi organizzatori. La decisione, insomma, dovrà valere per tutti. Per evitare infatti che a livello di sicurezza ci possano essere dei problemi per i carnevali più piccoli, che si troverebbero a dover far fronte ad una probabile affluenza maggiore dovuta proprio all’annullamento dei grandi eventi come il Rabadan».
O tutti o nessuno, insomma. Tutto dipende in primo luogo dalla propagazione del coronavirus (la tanto temuta seconda ondata arriverà?) e dalle imposizioni delle preposte autorità federali e cantonali in materia di grandi manifestazioni. Se le restrizioni dovessero restare quelle attualmente in vigore, nel 2021 potremmo davvero lasciare maschere e coriandoli in cantina.
«Prima di tutto viene la salute: pur senza voler fare del terrorismo, non vogliamo assolutamente correre il rischio di favorire il contagio» spiega Gabriele Cirio, presidente di re Naregna, il carnevale biaschese che pure ha partecipato alla decisione odierna. «È una decisione che abbiamo preso tutti insieme e che da parte nostra va anche nella direzione di non voler fare un altro buco», aggiunge. Per il regno di Naregna quella del 2020 è infatti stata un’edizione zoppa o quasi nulla, dopo che il Consiglio di Stato, a inizio pandemia, ha annullato i carnevali proprio mentre quello biaschese stava esordendo. Una beffa per Gabriele Cirio, che era alla sua prima presidenza, e che dunque anche l’anno prossimo, quasi certamente, dovrà nuovamente rinunciare. Due anni dopo la nomina, la sua prima edizione potrebbe essere solo quella del 2022, un’annata speciale perché sarà il carnevale numero 120 per i biaschesi.

Gobbi teme il turismo della movida

Gobbi teme il turismo della movida

Da www.ticinonews.ch
La vicina penisola ha deciso di chiudere tutte le discoteche fino al 7 settembre.
Per il Presidente del Governo ticinese è un rischio da tenere sotto controllo: “Verificheremo per capire cosa fare dal 24 in avanti”

Nel weekend in Ticino si sono registrati 4 nuovi positivi, mentre non si sono registrati nuovi decessi ed ospedalizzazioni. Nelle strutture sanitarie del nostro cantone resta ricoverata solo una persona, che comunque non si trova in cure intense. Partendo dunque da quelli che sono – rispetto ai dati che arrivano da altre zone d’Europa – numeri comunque incoraggianti, Radio 3i ha parlato con il presidente del Governo Norman Gobbi.

Virus che si diffonde
“Bisogna continuare a gestire un virus che continua a diffondersi, fortunatamente senza avere troppe conseguenze sul sistema sanitario”, spiega Gobbi. E aggiunge: “Benché vi sia sempre un numero (anche se minimo di infettati) pochi di loro devono essere presi a carico dalle strutture sanitarie ospedaliere.

Preoccupano i casi di rientro
Il medico cantonale Giorgio Merlani si è detto preoccupato per i contagi di rientro. Una preoccupazione condivisa anche dal Consigliere di Stato. “Siamo tutti un po’ preoccupati. Il numero di coloro che rientrano e sono risultati positivi è elevato rispetto a chi è rimasto qui e si è infettato con il virus. C’è una componente importante di importazione dalle vacanze e dai viaggi all’estero, anche in zone non rosse. La Francia sta palesando dal punto di vista dei nuovi infettati una recrudescenza importante”.

La movida chiusa in Italia ora preoccupa Gobbi
La movida in Italia, è notizia di ieri, rimarrà “off-limits” fino al 7 settembre, senza alcuna deroga regionale. In Ticino le misure emanate dal Consiglio di Stato rimarranno in vigore fino al 24 agosto. E poi? “Si tratta di capire se la chiusura in Italia possa avere un effetto anche negativo sulla nostra movida visto che magari molti lombardi o piemontesi potrebbero venire in Canton Ticino, aumentando quello che potrebbe essere il rischio di infettarsi all’interno di club e discoteche”. In tal senso, conclude Gobbi, “dovremmo verificare questi elementi questa settimana e decidere cosa fare dal 24 in avanti”.

Meno fatica + attenzione: continua la campagna e-bike  

Meno fatica + attenzione: continua la campagna e-bike  

Comunicato stampa

Il progetto di prevenzione “Strade sicure” del Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con la Polizia cantonale, continua a sensibilizzare sul corretto comportamento da seguire in sella alle e-bike. A questo scopo, per la seconda parte della campagna è stata realizzata una serie di filmati che mira a rendere attenti alle diverse situazioni a cui ci si può confrontare quando ci si sposta su questi mezzi elettrici.

I nuovi filmati propongono scenari e situazioni diversi che possono verificarsi sia nel contesto urbano sia su sentieri e su strade di montagna. I contenuti pongono l’accento sul comportamento che ogni ciclista di e-bike deve adottare per garantire la propria incolumità e quella altrui e sull’assicurare una disciplinata convivenza di tutti gli utenti della strada, specialmente su ciclopiste e marciapiedi condivisi.

La pubblicazione di questi filmati avverrà tramite i social della Polizia cantonale in due momenti: i primi, che saranno diffusi a partire da oggi, si concentrano sulla circolazione stradale nel contesto urbano, nel quale troviamo prevalentemente situazioni di convivenza con automobilisti e pedoni. In questo senso, viene altresì ricordata la corretta interpretazione di segnali stradali e il comportamento da adottare per evitare di incorrere in contravvenzioni alla legge sulla circolazione stradale. Il secondo blocco di filmati si concentrerà invece sugli ambienti extra-urbani, segnatamente i sentieri di montagna o le strade forestali, luoghi in cui l’utilizzo delle e-mountain bike è prevalentemente a scopo di svago.

Maggiori informazioni sono consultabili alla pagina
https://www4.ti.ch/di/strade-sicure/mobilita-lenta/mobilita-ciclabile/bike-e-bike-e-veicoli-di-tendenza.

 

Un cappello necessario per la nostra sicurezza

Un cappello necessario per la nostra sicurezza

Opinione pubblicata nell’edizione di giovedì 13 agosto 2020 del Corriere del Ticino

Nel suo editoriale apparso su questo giornale il 15 luglio scorso Giovanni Galli scriveva che per convincere le cittadine e i cittadini svizzeri a sostenere il credito per l’acquisto dei nuovi aerei da combattimento non basterà lanciare slogan. Occorrerà «dare informazioni chiare e concrete sul ruolo della difesa aerea». Ha ragione. Iniziamo allora a precisare che la nostra Costituzione prevede che l’esercito adempia il mandato di difesa della nazione. E per un Paese neutrale come la Svizzera risulta ancora più decisivo essere in grado di proteggere persone, cose e beni da eventuali minacce esterne. L’organizzazione di milizia del nostro Esercito permette di raggiungere l’obiettivo di difesa, coinvolgendo il maggior numero di cittadine e cittadini, che si rendono responsabili e attivi in questa «missione». A patto però che la struttura-esercito sia in grado di operare a favore della protezione a terra e della protezione in aria. Se non ci fosse quest’ultima verrebbe vanificato l’impegno delle truppe di terra. È come se per proteggersi dal sole – mi si passi il paragone – spalmassimo sul nostro corpo la crema solare adeguata, ma in testa non mettessimo un cappellino. L’insolazione sarebbe garantita, nonostante la protezione della nostra pelle. Le forze aeree risultano quindi il cappello necessario per la nostra sicurezza.

Una decisione di principio
Siamo chiamati a sostituire – per la sicurezza della popolazione – i nostri aerei da combattimento entrati in servizio rispettivamente nel 1978 (i Tiger, oggi completamente inadeguati allo scopo) e nel 1996 (gli F/A 18 Hornet, che nel 2030 raggiungeranno la fine della loro vita). I nuovi velivoli avranno un costo massimo di 6 miliardi di franchi e verranno pagati attingendo esclusivamente al budget del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport. Il 27 settembre dovremo quindi prendere una decisione di principio: aerei per proteggere la popolazione svizzera sì o no.

Le minacce
Facciamo spesso fatica, da cittadine libere e da cittadini liberi, a immaginare che vi siano minacce per la nostra persona, per i nostri beni, poiché siamo abituati a vivere in un sistema politico, economico e sociale stabile. La storia recente del XX secolo con le due Guerre mondiali, le disgregazioni di Stati anche a noi vicini avvenute sul finire del Novecento, nonché la radicalizzazione islamista che ha provocato e provoca il fenomeno del terrorismo, vera piaga di questo inizio di XXI secolo, dovrebbero farci comprendere che le minacce non cessano. Se guardiamo ai prossimi decenni nessuno ci può assicurare che vivremo sempre in pace. E gli sviluppi tecnologici avranno sempre un segno positivo o potrebbero far sorgere – Dio non voglia – albe di guerra?

La difesa della popolazione
Da qui la necessità di disporre di un sistema integrato di sicurezza per la difesa della nostra popolazione. Una rete composta da polizia, pompieri, servizi di ambulanza, in cui l’esercito si inserisce come riserva di sicurezza, sia a terra, sia per la protezione dei voli. In tutte queste «agenzie di sicurezza pubblica» occorre investire, perché esse permettono di mantenere una piazza economica attrattiva, dove la stabilità istituzionale e sociale, oltre all’attenzione ambientale, diventano essenziali vettori di crescita a favore del benessere di ogni cittadina e cittadino elvetico.
Non possiamo permetterci che il nostro Esercito sia un’anatra zoppa. La protezione dello spazio aereo è determinante – anche in tempo di pace – per prevenire, dissuadere e bloccare eventuali minacce. Ogni anno in Svizzera vi sono circa 40 casi in cui un velivolo viola la sovranità aerea, non rispetta le regole del traffico aereo o si trova in una situazione di emergenza tale da richiedere un intervento. Ogni anno le Forze aeree rossocrociate effettuano circa 350 controlli a campione per verificare i dati degli aeromobili. Senza aerei da combattimento all’altezza di tale nome il nostro Esercito verrebbe privato di uno dei suoi principali compiti di protezione nella terza dimensione. Senza aerei da combattimento all’altezza di tale nome la sicurezza della popolazione svizzera non sarebbe più garantita. È lo scenario che vogliamo per noi e soprattutto per i nostri figli?

“Un amaro contentino ai club”

“Un amaro contentino ai club”

Da www.ticinonews.ch

Il Presidente del Consiglio di Stato si dice sorpreso per l’allentamento odierno, e teme che da qui a ottobre la situazione possa obbligare a una rivalutazione
Oggi il Consiglio Federale ha comunicato la sua decisione di allentare entro ottobre il limite dei 1’000 partecipanti ai grandi eventi. Una decisione inaspettata secondo Norman Gobbi, intervistato dal Tg Estate, preoccupato che da qui a ottobre la misura possa cambiare decisamente, obbligando a un sostanziale dietrofront. Inoltre, per i club, saranno pesanti gli adeguamenti cui dover sottostare per ampliare la capacità. Il Presidente del Consiglio di Stato ha parlato anche delle difficoltà nell’implementazione dei piani di sicurezza e soprattutto delle condizioni affinché i carnevali 2021 possano avere luogo.

Era una decisione nell’aria o siete rimasti sorpresi?
“Non posso negare di essere sorpreso, proprio perché nelle scorse settimane i colleghi direttori cantonali della sanità pubblica sono stati consultati su scenari che parlavano di fine anno o marzo 2021. Visto inoltre il loro parere negativo sulle misure di allentamento la decisione di oggi è sorprendente. Se da un lato è necessario tornare alla normalità penso che questo sia un amaro contentino verso i club sportivi. La misura infatti verrà implementata con tutta una serie di clausole, tra le quali piani di protezione onerosi, sulle quali peraltro dovranno verificare i cantoni. Inoltre, tutto dipende dall’andamento epidemiologico, che potrebbe far tornare al limite dei 1’000 e vanificare la misura”.

I direttori cantonali della sanità chiedevano inoltre di attuare in modo uniforme queste misure, una regolamentazione inter-cantonale è possibile?
“È necessaria, perché in un sistema federalizza Berna dispone ma i cantoni sono chiamati a verificare, a controllare i piani di protezione e i singoli eventi. È importante coordinarsi. Inoltre, potrebbe essere difficile controllare l’evoluzione del virus a livello nazionale se si diffonderà a macchia di leopardo. Come direttori di giustizia e polizia siamo già stati chiamati a coordinarci tra di noi sull’implementazione delle misure, in particolare con i primi allentamenti i comandanti di polizia cantonale si sono già coordinati tra di loro, proprio per garantire un’uniformità e nell’ottica di evitare che chi si sposta da un cantone all’altro trovi regimi separati”.

In conferenza stampa è stato ammesso candidamente che per ora non si sono sentite le federazioni di calcio e hockey. Chi ha ascoltato dunque il consiglio federale?
“Soprattutto pressioni dal campo economico, evidentemente c’è un grande interesse economico dietro ai grandi eventi, pensiamo alle fiere, soprattutto per chi vive di esportazione. È vero che all’interno di una fiera è più facile improntare misure di protezione e metterne di più strette, a differenza dello stadio dove vista la passione dei tifosi e la natura dell’evento può essere difficile anche solo imporre la mascherina. Lo stesso vale in attimo culturale. Ad ogni modo penso che avrebbero dovuto parlare di più con i club”.

È un “regalo avvelenato” per i club, per cui da un lato si consente più affluenza ma al prezzo di più regolamentazione e più lavoro?
“Sicuramente da parte dei club era auspicato il superamento dei mille, perché non rispondeva alle loro aspettative. Quello che sarà importante però saranno i piani di protezione che però sono legati all’infrastruttura: quello che varrà alla Valascia non varrà alla Corner arena, a Cornaredo, ecc. Le situazioni dovranno essere dettagliate, anche per facilitare il contact tracing e l’identificazione, come già paventato in passato per il controllo degli hooligans. È evidente che ci sono infrastrutture più predisposte a una gestione più strutturata, penso agli stadi più recenti, una Valascia potrebbe avere più problemi e potrebbe dover limitare i posti in piedi ampliando quelli seduti”.

C’è tempo ancora fino al 2 settembre per discutere con la Confederazione, però voi come Consiglio di Stato avete già una linea che intendete seguire per implementare queste misure?
“Sarà importante che come cantoni ci si coordini prima tra di noi e poi con la Confederazione per definire le linee direttrici che saranno uguali su tutto il territorio. Poi ovviamente ogni cantone dovrà regolare al proprio interno per applicare queste linee direttrici verificandone l’attuazione ma coordinandosi anche al proprio interno con comuni e città che evidentemente hanno anche loro delle competenze a seconda degli eventi”.

Parlando di eventi, c’è chi si pone la domanda: il carnevale quest’anno sarà abbastanza presto, a fine gennaio. Come si farà a mantenere le distanze?
Abbiamo già avuto contatti con vari organizzatori dei carnevali. Abbiamo già iniziato a incontrare i cosiddetti “big five”, i 5 più grandi carnevali della Svizzera italiana, per coordinare un approccio che dovrà poi essere declinato a tutti i carnevali. Se i grandi carnevali non potranno tenersi per via delle limitazioni poi sarà difficile monitorare i piccoli carnevali, che ovviamente verranno raggiunti da molta più gente e non saranno più così piccoli, rendendo più difficile mantenere le distanze sociali e aumentando il rischio. Però l’importante sarà il continuare a monitorare l’evoluzione del virus, che sarà uno degli elementi da valutare quando verranno rilasciate le autorizzazioni. Con più casi sarà più difficile autorizzare i grandi eventi, viceversa sarà più facile se ci saranno meno casi, pur tenendo conto di tutte le criticità del caso.

Grandi eventi, “Sono sorpreso”

Grandi eventi, “Sono sorpreso”

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Grandi-eventi-Sono-sorpreso-13310784.html

Il presidente del Governo, Norman Gobbi, esprime perplessità sulle modalità di ripartenza dei grandi eventi decise da Berna

I cantoni avranno un ruolo di primo piano nelle future aperture. Mercoledì Berna ha insistito sulla “severità” di concedere autorizzazioni alle manifestazioni con più di mille persone, e i Cantoni potranno anche negare l’autorizzazione se la situazione epidemiologica dovesse peggiorare.

“Diciamo che sono un po’ sorpreso a livello di Consiglio di Stato ma anche dei Governi cantonali di questa decisione del Consiglio federale – ha spiegato Norman Gobbi, presidente del Governo ticinese, ai microfoni della RSI – perché nelle scorse settimane, quando sono stati sentiti i cantoni, i direttori della sanità pubblica hanno espresso forte scetticismo su un allentamento già ora e, soprattutto, gli scenari sottoposti parlavano di fine anno, rispettivamente del 31 marzo 2021. Quella di oggi – ha poi aggiunto Gobbi – è una decisione che porrà molte competenze e costi sulle spalle dei cantoni che dovranno poi anche coordinarsi tra di loro”.
“Non si può considerare un azzardo perché non è esecutiva subito – ha però specificato il presidente del Governo – Bisognerà capire se è solo un ‘contentino’ nei confronti soprattutto degli organizzatori di grandi eventi, come fiere, partite sportive ed eventi culturali, per prendere tempo. Hanno deciso oggi di allentare, ma visto che il virus può evolvere molto velocemente, domani la decisione potrebbe non valere già più”.
La necessità di coordinazione intercantonale è espressa anche dalla Conferenza dei direttori cantonali della sanità, che in un comunicato diffuso subito dopo l’annuncio di Berna sottolinea come “occorra elaborare criteri il più possibile uniformi, in particolare piani di protezione convincenti, e iscriverli nell’ordinanza speciale COVID-19”. Le regole, insomma, devono valere per tutti allo stesso modo per non svantaggiare nessuno.

I prossimi eventi in forse
Uno degli eventi, per ora ancora previsto, che attira diverse migliaia di persone è la fiera di San Martino a Mendrisio, dall’11 al 15 novembre. “Adesso bisogna capire i dettagli e sedersi attorno ad un tavolo per vedere se organizzarla e come – ha spiegato il sindaco Samuele Cavadini – Temo che l’organizzazione tradizionale quest’anno sarà difficile da attuare”.

Per quel che riguarda gli eventi culturali come quelli del LAC di Lugano, “siamo pronti a riaprire da metà settembre – ha spiegato il direttore artistico Michel Gagnon – Due gli scenari: mille posti con le mascherine, oppure un’occupazione al 60% con la distanza sociale. Comunque il LAC ha mille posti, di più non si può stare. Per affrontare finanziariamente la situazione – ha poi aggiunto – abbiamo modificato la programmazione fino a inizio dicembre. Per qualche mese possiamo resistere con una sala al 60%”.

Qualche certezza in più per lo sport
Uno spiraglio di luce per i maggiori club ticinesi di calcio e di hockey, che dovranno però adattare le strutture alle disposizioni che saranno elaborate dalle autorità federali in collaborazione coi cantoni. Decisione attesa per il 2 settembre.
“Abbiamo già uno studio preliminare per istallare sugli spalti delle tribunette provvisorie con posti a sedere numerati e sufficientemente distanziati. Immaginiamo di raggiungere tra i 3’500-3’800 posti” ha spiegato Filippo Lombardi, presidente dell’Hockey club Ambrì Piotta. Meglio quindi mettere le mani al portafogli che rischiare perdite milionarie. Fiducioso, malgrado l’instabilità del contesto, anche il CEO del Lugano Marco Werder: “Ad oggi era la soluzione migliore che potevamo sperare. Ora starà a noi trovare una via mediana che possa accontentare tutti i club”.
La lega nazionale di Hockey si riunirà venerdì in assemblea straordinaria per decidere se cominciare la regular season come previsto il 18 settembre, oppure se rimandare di 2 settimane, eventualità logisticamente e tempisticamente più probabile. Il calcio invece ha per ora messo in agenda l’inizio della nuova stagione di super league per l’11 settembre. Ipotesi che il direttore del Football Club Lugano Michele Campana reputa improbabile: “È possibile che venga spostato l’inizio di almeno una settimana così che le squadre disputino al massimo una partita casalinga prima del primo ottobre”.
“L’obbiettivo è di occupare tutti i posti a sedere che sarebbero 3’600 – conclude Campana – È chiaro però che se ci dovessero essere limitazioni come quelle in vigore attualmente, i posti scenderebbero attorno ai 1’800-2’000”.

“Si parlava di fine anno”

“Si parlava di fine anno”

Da www.tio.ch

Secondo il Presidente del Governo cantonale, la decisione porrà molte competenze e costi sulle spalle dei cantoni

Il Consiglio federale ha deciso oggi che dal 1° ottobre saranno di nuovo autorizzate le manifestazioni con oltre 1’000 persone. 

Il Presidente del Governo ticinese, Norman Gobbi, si è dichiarato «sorpreso» dalla decisione. Una scelta inaspettata, come ha spiegato ai microfoni della RSI, «perché nelle scorse settimane, i Direttori della Sanità pubblica avevano espresso un forte scetticismo su un allentamento, e gli scenari parlavano di fine anno, rispettivamente del 31 marzo 2021».
Gobbi ha poi sottolineato che quella odierna «è una decisione che porrà molte competenze e costi sulle spalle dei cantoni, che dovranno poi anche coordinarsi tra loro».
«Non si può considerare un azzardo perché non è esecutiva subito», ha poi aggiunto il Consigliere, spiegando che «bisognerà capire se è solo un ‘contentino’ nei confronti soprattutto degli organizzatori di grandi eventi, come fiere, partite sportive ed eventi culturali, per prendere tempo».
Infatti, la decisione potrebbe presto cambiare: «Hanno deciso oggi di allentare, ma visto che il virus può evolvere molto velocemente, domani la decisione potrebbe non valere già più».

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Da www.cdt.ch

I dubbi di Gobbi: «Non vorrei che fosse un contentino ai club»

Il presidente del Governo ticinese commenta la mossa del Consiglio federale sul limite degli spettatori: «Da qui a ottobre potrebbe cambiare tutto e se del caso non avremo paura a prendere decisioni forti»

Porte aperte a più di 1.000 tifosi negli stadi a partire da ottobre. Il Consiglio federale ha indicato la via. Oneri non indifferenti, tuttavia, ricadranno sui Cantoni. «Ancora una volta, Berna dispone e i singoli governi devono eseguire con tutte le conseguenze del caso in termini di responsabilità e oneri organizzativi» rileva il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi. Che poi ammette: «La decisione del Consiglio federale ci ha un po’ sorpresi. Il motivo? Beh innanzitutto la conferenza dei direttori cantonali della sanità spingeva per un’altra soluzione. Inoltre tra gli scenari che erano stati posti in consultazione un simile allentamento era immaginato per la fine dell’anno o a marzo 2021». Quale, dunque, la lettura da dare a questa nuova accelerazione? Gobbi non usa tanti giri di parole: «Non vorrei che il Consiglio federale abbia voluto dare un contentino ai club sportivi, con il rischio però che a ottobre – dopo aver investito tempo e soldi – le cose prendano tutta un’altra piega».

Già, la variabile impazzita resta l’evoluzione del virus nei vari angoli del Paese. «Detto che nel prossimo mese e mezzo potrebbe cambiare tutto, ora cruciale sarà il coordinamento tra i vari attori. L’obiettivo è quello di impedire che si producano regimi troppo differenti da loro. Se penso all’integrità di un campionato sportivo, sarebbe infatti difficilmente comprensibile accettare partite con zero tifosi e altre con più di 5.000». In questo quadro il Governo ticinese non parte comunque da zero. Per più ragioni. Gobbi fa un esempio concreto: «Le prime partite amichevoli delle squadre di hockey disputate a Biasca hanno rappresentato un primo test sul piano dei concetti di protezione. Poi, naturalmente, sappiamo bene che molto dipenderà dal tipo di infrastruttura chiamata ad accogliere le singole manifestazioni». Aperto questo spiraglio, non si teme però che le società sportive alzeranno il pressing su Palazzo delle Orsoline? Sentite Gobbi: «Lo abbiamo già dimostrato in febbraio, chiudendo per primi le porte degli stadi. Prendere decisioni forti o imporre limitazioni non ci spaventa. E in futuro le cose non cambieranno». No, non è ancora tempo di lasciapassare e del «liberi tutti».