Coronavirus – Aggiornamento delle misure cantonali

Coronavirus – Aggiornamento delle misure cantonali

Comunicato stampa

Alla luce dell’attuale evoluzione epidemiologica nel nostro Cantone, il Consiglio di Stato ha deciso oggi di prolungare fino al 18 dicembre 2020 le misure attualmente in vigore nel nostro Cantone. Rimarranno quindi invariati i limiti previsti per assembramenti, manifestazioni pubbliche e private e attività sportive di gruppo. Il Governo ribadisce che la situazione rimane seria, soprattutto dal profilo del numero di ospedalizzazioni e rinnova quindi l’invito a tutta la società a mantenere alta la guardia, rispettando tutte le regole di comportamento per limitare la diffusione del virus.

La situazione nel Cantone Ticino rimane seria. Anche se il numero dei contagi ha subito un rallentamento del corso delle ultime settimane, il numero attuale di ospedalizzazioni rimane su livelli d’allerta. Come finora, sarà importante continuare a monitorare la situazione e valutarne l’evoluzione.  
Il Consiglio di Stato ha quindi ritenuto opportuno prolungare fino al 18 dicembre 2020 le misure attualmente in vigore che prevedono maggiori restrizioni rispetto al quadro federale per quanto riguarda gli assembramenti nello spazio pubblico, le manifestazioni pubbliche e private e le attività sportive di gruppo. I dettagli sull’applicazione delle misure sono descritte in una nota esplicativa aggiornata consultabile sulla pagina www.ti.ch/coronavirus.

Nella sua seduta odierna il governo ha pure approvato un ulteriore adeguamento del dispositivo ospedaliero, che regola in particolare il prestito di personale dalle altre cliniche private del cantone alla Clinica Luganese di Moncucco nel caso questa struttura avesse la necessità di aumentare ulteriormente i letti disponibili. Il colore della campagna di prevenzione rimane «rosso». Sarà importante continuare anche nelle prossime settimane a limitare i contatti personali, mantenere le distanze, lavarsi frequentemente le mani e portare la mascherina. In caso di sintomi – quali tosse, febbre, affanno, mal di gola, perdita di olfatto e gusto e dolori al petto – è importante restare a casa e chiamare il proprio medico, la guardia medica (091 800 18 28) o la hotline cantonale (0800 144 144). In questi casi, il test è gratuito.

Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per lanciare un invito in vista del Black Friday e, più in generale, del periodo di avvicinamento al Natale. Momenti che notoriamente portano un grande numero di persone nei commerci. L’invito è di sostenere l’economia e i commerci ticinesi nel rispetto delle raccomandazioni di igiene personale e dei piani di protezione predisposti. Anche in questo ambito è importante che ognuno di noi faccia la propria parte. Il Governo invita a organizzarsi in anticipo per gli acquisti in modo da evitare concentrazioni nel corso delle ultime settimane prima di Natale.

Flyer

Lugano, l’ombra del terrorismo

Lugano, l’ombra del terrorismo

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 novembre de La Regione

L’autrice dell’aggressione alla Manor era nota alla polizia. Gli inquirenti indagano su eventuali legami con l’estremismo islamico.
L’autrice del doppio accoltellamento di ieri, che ha seminato il panico al quinto piano della Manor in piazza Dante a Lugano, era nota ai Servizi della FedPol. Il suo nome appare in un’indagine di polizia relativa al terrorismo risalente al 2017. È quanto ha reso noto in serata in un tweet la stessa Polizia federale. Nel grande magazzino, verso le 14 di ieri, la giovane ha aggredito due donne, la prima afferrandola per il collo con le mani, e ferendo la seconda sempre al collo con un’arma da taglio. Dopodiché l’autrice è stata fermata da una coppia di clienti e infine arrestata dalle forze dell’ordine. In una nota diffusa intorno alle 17, la Polizia cantonale afferma di non escludere: “Motivazioni terroristiche” e di lavorare “in stretta collaborazione con l’Ufficio federale di polizia FedPol, la polizia Città di Lugano e altre autorità competenti”. In base a una prima valutazione medica, una delle vittime ha riportato ferite, non tali da metterne in pericolo la vita; sarebbe stata sfregiata in volto e colpita alle mani. L’altra vittima ha riportato ferite lievi. Secondo nostre informazioni, la donna di 28 anni fermata, è figlia di genitori svizzeri naturalizzati (il padre è di origini italiane) ed è nata e cresciuta in Ticino. Risiede nello stesso comune, del Luganese, in cui vivono i genitori. La donna, nata nell’ottobre del 1992, risulta ancora sposata con un cittadino, a quanto pare di origini mediorientali. Vive tuttavia da sola, pur avendo conservato il nome del marito, in un appartamento di una palazzina. È ricomparsa in paese un paio di anni fa dopo essersi trasferita a Lugano e dopo un periodo in cui avrebbe fatto perdere le proprie tracce. Alle autorità comunali la giovane non avrebbe mai creato problemi. La donna sembra che non abbia un’occupazione. Ieri dopo il suo arresto sono scattati perquisizioni e interrogatori. Nell’appartamento della 28enne gli inquirenti avrebbero rinvenuto soldi e copie del Corano.
Il fatto di sangue con i presunti legami terroristici hanno indotto le autorità a convocare una conferenza stampa verso le 19 di ieri alla presenza della direttrice dell’Ufficio federale di polizia svizzera FedPol Nicoletta Della Valle (in diretta streaming), del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e del comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi.

Norman Gobbi: ‘Il dispositivo è stato attivato per la prima volta in Ticino’
«Non è la prima volta che capita un fatto di sangue in Ticino ma è la prima volta che a seguito di un tale atto venga attivato questo tipo di dispositivo – ha esordito Gobbi –. I fatti accaduti oggi a Lugano sono della massima gravità. Il dispositivo di sicurezza si è messo in moto immediatamente con il coinvolgimento della Polizia cantonale e federale. Ringrazio le vittime, le loro famiglie e i cittadini presenti intervenuti a fermare l’assalitrice. La Svizzera è un Paese di pace ma essere pacifici non significa essere inermi». L’aggressione non ha colto di sorpresa la direttrice dell’Ufficio federale di polizia svizzera: «Questa aggressione non mi sorprende – ha affermato della Valle -. Lavoriamo mano a mano con la Polizia ticinese e questa collaborazione sta funzionando bene. Come annunciato, è stata aperta un’inchiesta federale perché si sospetta una matrice terroristica». In Svizzera, per il momento, «si sta indagando su possibili legami con il terroristico su solo un altro caso che riguarda l’accoltellamento di un 29enne portoghese avvenuto a metà settembre a Morges» ha ancora spiegato la direttrice. All’infopoint, è inoltre emerso che la donna fermata era un volto conosciuto dalle autorità per fatti che sono di competenza della Polizia giudiziaria, hanno annunciato sia Della Valle sia Cocchi, senza peraltro fornire informazioni supplementari per evitare interferenze con l’inchiesta penale condotta dal Ministero pubblico della Confederazione. Se la matrice terroristica sarà confermata, la Svizzera può dirsi non al riparo da questi generi di atti? «Questo è chiaro. Abbiamo ora la possibilità di mettere in campo, con l’approvazione del disegno di legge in parlamento, delle misure preventive. Tutta una serie di strumenti supplementari per la lotta al terrorismo. Negli ultimi anni in Svizzera abbiamo investito molto nella lotta al terrorismo. Questo progetto di legge è l’ultimo di una lunga serie, dal piano di azione contro la radicalizzazione e l’estremismo violento all’adattamento del Codice di procedura penale, fino a queste ultime importanti misure di polizia. Ma, purtroppo, non possiamo mai dirci pronti!» ha spiegato a laRegione la portavoce della Polizia federale Catherine Maret. «Le forze dell’ordine sono sempre attive e presenti e, già dopo i gravi fatti di Vienna, la guardia è tornata alta. In vista delle festività la presenza verrà potenziata in particolare vicino ai negozi e nei luoghi affollati», ha rassicurato Cocchi rispondendo a una domanda di un collega giornalista. Avvicinato da laRegione, il comandante della polizia cantonale Cocchi ha inoltre dichiarato: “In eventi del genere è fondamentale intervenire rapidamente e ‘congelare’ subito la situazione. Ed è quello che si è fatto”. La donna ha colpito all’interno di un grande magazzino. A breve scatterà l’operazione ‘Prevena’, operazione gestita dalla Polizia cantonale, in collaborazione con altre forze dell’ordine attive sul territorio, per la prevenzione dei furti nei centri commerciali affollati più del normale in occasione delle festività, anche se quest’anno bisognerà attenersi alle misure anti-Covid. E comunque dopo quanto capitato ieri, gli agenti che prenderanno parte a ‘Prevena’, fa sapere il comandante della Cantonale, “riceveranno ulteriori direttive e sarà caratterizzata da una maggior presenza di polizia”.

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Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 novembre 2020 del Corriere del Ticino

L’accoltellatrice era sotto controllo per jihadismo
La Polizia federale rompe gli indugi e parla di «presumibile terrorismo». La ventottenne che ha aggredito due donne a Lugano era già nei radar dell’intelligence elvetica e di altre agenzie europee – Resta da capire se è un lupo solitario o se ha dei complici.

«In un grande magazzino di Lugano si è verificato un attacco presumibilmente terroristico». Ieri sera alle 19.06, mentre un po’ tutti ancora predicavano prudenza e usavano le parole con il contagocce, è stata la Polizia federale, su Twitter, a lasciar da parte il condizionale e a indicare che la pista dell’estremismo islamico è la più battuta dagli inquirenti per spiegare quanto accaduto al quinto piano della Manor. Un tweet scritto mentre era in corso, a Bellinzona, una conferenza stampa con il presidente del Governo Norman Gobbi, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e la direttrice dell’Ufficio federale di polizia Nicoletta della Valle. Conferenza stampa in cui non sono stati forniti, per ragioni d’inchiesta, dettagli o indicazioni particolari sull’accaduto e sui legami che l’autrice dell’accoltellamento – una cittadina svizzera di 28 anni – avrebbe con l’estremismo islamico.

Sotto controllo all’estero
Pochi i dettagli forniti, dicevamo. Stando ad una nostra fonte la donna, ticinese, di Vezia, sarebbe sposata con un cittadino iracheno. Il suo nome sarebbe finito nel radar di diverse agenzie d’intelligence europee, tra cui quella francese. E anche la Polizia cantonale e la Fedpol – questo è stato confermato tra le righe durante la conferenza stampa – avevano sottoposto la donna a dei controlli in passato. Non è chiaro – ma sarà di sicuro materia d’indagine – se avesse rapporti con le cellule che nel 2016 (vedasi la scheda a lato) erano state smantellate tra la Lombardia (Lecco e Varese in particolare) e il Ticino e che ruotavano attorno alla figura di Ümit Y, il reclutatore che lavorò per Argo 1.

Sotto indagine nel 2017
In serata la Fedpol ha confermato ufficialmente che la donna era finita sotto inchiesta nel 2017 durante un’indagine relativa al terrorismo jihadista.

L’ipotesi: si è convertita
Se le informazioni in nostro possesso sono corrette, dunque, la ventottenne si sarebbe prima convertita all’Islam e poi radicalizzata. Come detto però, al momento, di certezze non ce ne sono. Non siamo in grado di dirvi se a casa della donna, che ieri è stata perquisita, sia stato trovato materiale compromettente. Stando alla testimonianza di più di una persona, in ogni caso, la donna, durante l’accoltellamento alla Manor, avrebbe pronunciato frasi con chiari riferimenti al terrorismo.

Da chiarire
Gli inquirenti prediligono dunque la matrice terroristica. Restano comunque da chiarire alcuni aspetti dell’accaduto. Uno riguarda la premeditazione. Stando a quanto trapelato la donna avrebbe preso il coltello utilizzato per il presunto attentato direttamente al grande magazzino (non lo avrebbe cioè portato da casa sua) e poi sarebbe salita di uno o due piani – al reparto degli – dove avrebbe cominciato a colpire al collo i passanti (una donna è rimasta ferita gravemente, un’altra ha riportato ferite più leggere) prima di venir immobilizzata da due clienti.

Gobbi: «Massima gravità»
«A nome del Consiglio di Stato – ha sottolineato Norman Gobbi – esprimo la vicinanza alle vittime, alle loro famiglie e a chi era presente. E ringrazio i cittadini che hanno immobilizzato la donna». Il presidente del Governo ha ricordato che, se confermato, questo sarà il primo attentato compiuto su suolo ticinese. Un attentato – ha fatto notare Nicoletta della Valle – che per certi versi ricorda quello avvenuto in settembre a Morges, quando un ventinovenne portoghese perse la vita dopo essere stato accoltellato.

Cocchi: «Minaccia presente»
Il comandante Cocchi ha ricordato che in Svizzera e in Ticino non si è mai abbassata la guardia. «E quanto accaduto ultimamente in nazioni a noi vicine (in Francia e in Austria, ndr) dimostra che il terrorismo è sempre una minaccia presente». Basti pensare che dopo l’attentato di Vienna sono emersi legami con cellule presenti in Svizzera tedesca, soprattutto nell’area di Zurigo. Il comandante ha poi voluto rassicurare la popolazione sulla capacità di reazione delle nostre forze dell’ordine. «Importante è anche la collaborazione tra polizie, che funziona sempre molto bene». Collaborazione a livello nazionale, ma anche internazionale.

«Non mi sorprende»
Secondo la direttrice della Fedpol è presto per collegare il caso di Lugano ad altri. «Posso però dire – ha sottolineato Della Valle – che quanto accaduto non mi sorprende».

Lupo solitario?
Norman Gobbi ha parlato di «lupo solitario». Per tutta la giornata di ieri gli inquirenti cantonali e federali hanno comunque lavorato per tentare di capire se effettivamente la donna abbia agito da sola oppure se sul territorio ci siano dei complici. Aggiornamenti in questo senso potrebbero arrivare già oggi.

Il rischio
Ieri potrebbe dunque essere successo ciò che gli esperti d’intelligence temevano da tempo. La Svizzera, è sempre stato detto, non rappresenta per gli estremisti islamici un obiettivo principale. Ma singole cellule o lupi solitari, anche semplicemente per spirito di emulazione, potrebbero colpire sul nostro territorio. Anche perché il reclutamento avviene spesso in modo «casuale» (sovente attraverso i social network, o in moschea) e in modo altrettanto casuale, poi, può venir scelto l’obiettivo da colpire.

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Da www.liberatv.ch
Accoltellamento alla Manor, il cancelliere austriaco: “Attacco di matrice islamica. Siamo vicini alla Svizzera”
Il portavoce di Manor: “Colpiti dalla violenta aggressione. Siamo al fianco delle famiglie e persone coinvolte”

Il presidente del Governo Norman Gobbi ha parlato di “fatti di massima gravità” parlando in conferenza stampa dell’accoltellamento avvenuto oggi alla Manor di Lugano. La polizia non ha escluso che dietro al grave fatto di sangue ci siano moventi terroristici. Dubbi che la conferenza non ha spazzato via, anche se tra le righe il messaggio lanciato dalle autorità è piuttosto chiaro: il Ticino potrebbe trovarsi di fronte al primo attacco terroristico.
“È la prima volta che il Ticino attiva un dispositivo simile coinvolgendo il Ministero pubblico della Confederazione e la Fedpol”, ha detto Gobbi. Parole che lasciano poco spazio all’interpretazione, anche se “è troppo presto per dire che questo caso sia collegato ad altri”.
Il portavoce di Manor Fabian Hildbrand si è detto scioccato: “Siamo colpiti dalla violenta aggressione e ci rammarichiamo per l’incidente. Siamo vicini alle famiglie e alle persone coinvolte”.
Anche dall’estero arrivano le prime reazioni al grave fatto di sangue di Lugano. Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha scritto su Twitter che “condanno fermamente l’attacco terroristico di matrice islamica di oggi a Lugano. I miei pensieri vanno alle vittime. Siamo vicini alla Svizzera in queste difficili ore”.

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Da www.ticinonews.ch

https://www.ticinonews.ch/ticino/autrice-gia-conosciuta-per-terrorismo-AL3481233

“Autrice già conosciuta per terrorismo”
Le autorità hanno aperto un’inchiesta per far luce su quanto accaduto alla Manor di Lugano. La FedPol ha appena precisato che l’autrice appare in un’indagine di polizia del 2017 per terrorismo jihadista. Kurz in Austria twitta: “Condanno pienamente l’attacco terroristico”

La stessa Fedpol pochi minuti fa ha precisato via Twitter che l’autrice risulta essere già conosciuta dalle autorità perché appare in un’indagine di polizia del 2017 relativa al terrorismo jihadista. Il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha sottolineato l’importante legame che si è subito attivato dal momento dell’atto a Lugano con le autorità federali. E proprio il fatto che la Confederazione si sia attivata da subito fa supporre che effettivamente possa esserci la matrice terroristica: “Non è un evento normale di violenza urbana ma un atto violento radicato. L’attivazione della Fedpol è fondamentale proprio in tal senso”. Ma, come sottolineato più volte, “i dettagli verranno confermati dall’inchiesta aperta”. Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato ha detto: “I fatti sono della massima gravità”.

Le interviste a Cocchi e Gobbi
“La situazione non è quotidiana, ecco perché la Confederazione è entrata in atto. È per questo che è stato corretto dare informazioni in tal senso”. La donna è stata detto in conferenza stampa era conosciuta: “Il fatto di aver allertato in breve tempo le autorità competenti della Confederazione portano al fatto che le attenzioni sono in direzione del terrorismo”, ha spiegato il Comandante Cocchi. “I dettagli di quanto capitato sono adesso l’elemento fondamentale dell’inchiesta, il coraggio civico dei cittadini ha permesso di congelare la situazione fino all’arrivo delle forze dell’ordine e questo è importante”.

“Il fatto che abbia colpito da sola, però non vuol dire che non possa far parte di un branco”, ha sottolineato Gobbi. “È la prima volta che vengono attivate le autorità della Confederazione sottolinea che sia un atto di violenza motivata, il fatto che ci siano delle motivazioni è un reale segnale”, spiega. “Il problema di chi compie questi atti violenti motivati da determinati estremismi lo fa in maniera individuale ed è difficile anticipare l’atto, soprattutto quando è fatto con un coltello come a Morges”.

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Da www.rsi.ch/news

“Una scena atroce”
Una testimone racconta quanto accaduto alla Manor di Lugano; Fedpol: “l’autrice dell’aggressione già coinvolta in un’indagine del 2017”

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Una-scena-atroce-13628914.html

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 24 novembre 2020 de Il Quotidiano
http://www.rsi.ch/play/tv/programma/il-quotidiano?id=2009705

(Dal minuto 32.15)

Gobbi e i panettieri: ‘È un colpo al cuore’

Gobbi e i panettieri: ‘È un colpo al cuore’

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 novembre 2020 de La Regione

Il presidente Norman Gobbi sul posto
Sono le prime ore della mattina di ieri. Il presidente del governo ticinese arriva a passo sostenuto sul luogo dell’incendio che nella notte ha devastato il Mulino di Maroggia. Il capo del Dipartimento delle istituzioni.
Norman Gobbi guarda quanto resta dell’edificio fra fumo e continui getti d’acqua, interrogando i pompieri e scrutando la desolazione dall’alto della lunga scala su cui l’hanno fatto salire per una ricognizione ad alta quota.
Noi lo avviciniamo carpendogli una dichiarazione frutto di sentimento e dispiacere: «Il Mulino di Maroggia era un luogo e soprattutto un elemento architettonico importante di questo paese posto in una posizione magnifica sul lago Ceresio. Evidentemente cadendo questo simbolo cade un pezzo di storia importante ma anche di identità di un paese che con l’evoluzione è stato un po’ stravolto dalle infrastrutture, la ferrovia prima e poi l’autostrada, ma che vuole comunque ritrovare una rinascita grazie anche, in particolar modo, al progetto aggregativo accolto dalla popolazione di Maroggia, Melano e Rovio». Gobbi ascolta soprattutto la preoccupazione, in queste ultime ore, di coloro che sono impegnati da lunedì pomeriggio nell’incendio; attenzione che si è centralizzata sulla stabilità dell’edificio: «Evidentemente dopo un incendio di questo tipo la stabilità è messa in discussione. Si attendono le macchine per poter demolire e riaprire la ferrovia da ieri sera bloccata con tutti gli inconvenienti che sappiamo. Ogni ora costa diverse migliaia di franchi… Se è da ieri sera e rischia di esserlo fino a stasera il danno per le Ffs è importante ma anche per il trasporto pubblico». Quale messaggio di conforto il presidente ticinese può trasmettere alla famiglia Fontana che da ormai cinque generazioni gestiva il mulino impegnandosi nel suo continuo aggiornamento? «È un colpo al cuore anche per il sottoscritto e la nostra famiglia – ricorda l’attività che fu dei suoi genitori Gobbi –. Perché quali panettieri di Piotta compravamo la farina da loro. Evidentemente questo danno economico per loro è un danno importante, di una realtà importante del nostro territorio, perché la farina del Mulino di Maroggia era una farina presente in tutte le case e soprattutto con gli ultimi anni quando era rimasto l’unico centro di distribuzione del Ticino. Grande vicinanza dunque del Consiglio di Stato alla famiglia Fontana e soprattutto l’incoraggiamento a non voler mollare in questo momento di difficoltà».

«Le operazioni potrebbero durare diversi giorni»

«Le operazioni potrebbero durare diversi giorni»

Da www.tio.ch

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1476401/mulino-maroggia-famiglia-vicinanza-storia-pezzo

Del Mulino di Maroggia non resta quasi più nulla. Ma l’intervento dei pompieri è tutt’altro che terminato.
Si lavora per poter riaprire in sicurezza la linea ferroviaria e per scongiurare la riaccensione di eventuali focolai. Sul posto anche il presidente del Governo Norman Gobbi.
È uno degli incendi più importanti avvenuti in Ticino negli ultimi anni. Per il numero di pompieri intervenuti, per le caratteristiche della struttura e anche per la sua storia. Le fiamme hanno distrutto il Mulino di Maroggia e oggi, con le prime luci del giorno, di quello che era un simbolo di tutta la regione della Val Mara non rimangono che i detriti.
Dopo diverse ore di lavoro, l’incendio è stato domato e ora si lavora in punti mirati per evitare la riaccensione di eventuali focolai e mettere la struttura in sicurezza. «Il problema è che al momento è impossibile entrare perché è troppo pericoloso, quindi bisogna lavorare dall’esterno e togliere le macerie», spiega il primo tenente dei pompieri di Lugano Sandro Corvino, impegnato al fronte assieme a una settantina di altri pompieri provenienti da Lugano, Melide e da Mendrisio.
«Non sarà comunque un intervento di poche ore, ma si potrebbe protrarre anche nei giorni a seguire», aggiunge. Proprio perché al momento si può agire solo dall’esterno con lance e autoscale, dunque con meno precisione. Anche per questo motivo verrà predisposta una guardia notturna, «per poter localizzare per tempo eventuali focolai». In particolare la priorità ce l’ha la parete pericolante che si affaccia sui binari e che tuttora tiene in scacco per una questione di sicurezza la linea ferroviaria. La speranza è di ripristinare la situazione per la tarda mattinata o per il primo pomeriggio.
L’unica parte che è stata risparmiata dalle fiamme è il silo contenente la farina, un materiale estremamente infiammabile e che a contatto con il fuoco rischia di creare delle esplosioni: «Nella tragedia fortunatamente qualcosa siamo riusciti a fare», spiega il comandante del Corpo Civici pompieri di Lugano Federico Sala. «Era la parte che ci preoccupava di più ed è stata salvata», conferma Corvino.
Sulle cause che hanno generato il rogo è ancora prematuro esprimersi, sarà la polizia scientifica a effettuare i necessari sopralluoghi per capire cosa abbia mandato in fumo il Mulino di Maroggia. «Al nostro arrivo avevamo davanti a noi un incendio particolarmente violento, totale», conclude Corvino. «Ma non avendo la possibilità di accedere all’interno ci è difficile azzardare delle ipotesi».
Sul posto questa mattina è giunto pure il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, per visionare quel che resta del mulino ed esprimere vicinanza alla popolazione.

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Da www.laregione.ch

https://www.laregione.ch/cantone/luganese/1476369/fontana-mulino-gobbi-incendio-luogo

Gobbi sul luogo dell’incendio: ‘Un colpo al cuore’
Il presidente del Consiglio di Stato guarda con dolore allo storico mulino devastato dalle fiamme. Il proprietario Fontana: ‘Siamo ancora increduli’

Norman Gobbi è giunto questa mattina sul luogo dell’incendio del Mulino di Maroggia. ‘LaRegione’ lo ha avvicinato per raccogliere le sue impressioni. Figlio di panettieri, il presidente del Consiglio di Stato guarda con dolore alla storica struttura devastata dalle fiamme e porge parole di conforto alla famiglia Fontana, proprietaria del mulino da cinque generazioni. Ingenti le perdite per le Ffs. La linea ferroviaria tra Capolago e Melide è tuttora interrotta.

Luigi Fontana: ‘Dobbiamo valutare cosa fare della nostra attività’
Mentre guarda ciò che resta del suo mulino, il proprietario Luigi Fontana dà l’impressione di non avere ancora realizzato quanto successo. «Io e mio figlio siamo ancora increduli – afferma avvicinato da una cronista della ‘Regione’ -. Tutto si è svolto davvero in fretta. Dobbiamo però accettare questo fatto. Certo è che questo 2020 è davvero da dimenticare». Dopo 130 anni di progressi e migliorie al fine di mantenere florida l’attività dell’azienda, di fronte a tanta devastazione è difficile esporsi sul futuro dell’azienda. «Ci prenderemo un po’ di tempo per valutare quello che vogliamo fare», dice Fontana confermando che la parte produttiva della struttura è andata completamente distrutta, mentre gli uffici, il museo e il silo in cemento armato (a differenza di quello in legno) sono fortunatamente stati risparmiati. Salva anche una parte del deposito di farina. Il figlio Alessandro, dopo avere terminato la sua formazione nel settore dei cereali e della farina, aveva da qualche anno preso in mano l’attività, dando di fatto inizio alla quinta generazione della famiglia Fontana.

‘Ci vorranno tre o quarto giorni di lavoro’
Domate le fiamme, è il rischio di crolli a preoccupare pompieri e polizia. «Ci stiamo concentrando sull’obiettivo di mettere in sicurezza le pareti sul lato della ferrovia, ciò che permetterà di rimettere in funzione la linea tra Capolago e Melide», dichiara il comandante dei pompieri di Melide Marzio Riva. Attualmente sul posto ci sono circa 20 militi di vari corpi. «Purtroppo, anche se ci mette un attimo a prendere fuoco, la farina è infiammabile», afferma Riva ricordando la velocità con cui è divampato il rogo. Riva informa infine che le operazioni (messa in sicurezza e sistemazione macerie) proseguiranno ancora per tre o quattro giorni.

«Sì, da parte del Governo qualche errore è stato fatto»

«Sì, da parte del Governo qualche errore è stato fatto»

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 24 novembre 2020 del Corriere del Ticino

Il Gran Consiglio ha approvato le misure decise dall’Esecutivo durante la prima ondata – Tra queste lo stato di necessità oltre a incassi posticipati, anticipi di spese e sospensioni di pagamenti per un impatto di 554 milioni
L’auspicio di molti era che il dibattito parlamentare sul coronavirus si potesse svolgere in un clima costruttivo. E così è stato. Nessuna schermaglia o polemica sopra le righe. Anzi, nel suo intervento prima della discussione generale, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ammesso che sì, nella gestione della crisi qualche sbaglio è stato commesso: «Abbiamo fatto degli errori? Certamente sì. Non potevamo avere la presunzione di non commetterli, ma siamo sicuri che la gestione è stata coerente e trasparente». Insomma, chi si aspettava un po’ del classico «pepe» che spesso anima le discussioni parlamentari è probabilmente rimasto deluso.
Oltre alla discussione generale sul tema «COVID-19», all’ordine del giorno c’era la votazione sul messaggio con le motivazioni che hanno spinto a marzo il Governo a decretare lo stato di necessità. Anche in questo caso non ci sono state sorprese e il rapporto di compromesso della Commissione gestione e finanze (relatore il liberale radicale Matteo Quadranti) è stato approvato con 64 voti favorevoli, 2 contrari e 1 astenuto. Il plenum ha invece bocciato (48 no, 9 sì e 12 astenuti), l’emendamento dell’MPS che chiedeva l’allestimento di un messaggio «su delle reali e democratiche misure per combattere l’attuale seconda ondata» (tra cui misure sanitarie sul posto di lavoro, un aumento del personale nelle case anziani e la distribuzione di mascherine e disinfettante gratuiti alla popolazione).

Il dibattito
Nel corso della discussione generale i partiti di governo hanno ribadito il loro sostegno all’agire dell’Esecutivo, anche se è stato più volte ribadito che un secondo stato di necessità non sarà più giustificato. I partiti hanno poi aggiunto le loro possibili «ricette» per far fronte alla difficile situazione finanziaria del Cantone. Si parte dalla maggiore attenzione alla socialità auspicata dalla sinistra, per poi arrivare ai tagli alla spesa sollecitati da destra, passando dalla priorità agli investimenti, cavallo di battaglia del PLR, e dall’attenzione al benessere dei cittadini ribadita dal PPD. «La gestione della pandemia ha messo sotto gli occhi di tutti il peso che hanno le scelte politiche», ha esordito la capogruppo del PLR Alessandra Gianella, secondo cui «nella seconda fase della crisi la politica non è rimasta a guardare e ci siamo resi conto che spegnere la società non è la soluzione». Dal canto suo Boris Bignasca ha rimarcato che «una parte importante della popolazione è stanca ed è quindi corretto non lasciarci andare a previsioni allarmistiche a meno che non ci sia la certezza che si avverino». Inoltre, ha aggiunto, «non si possono chiedere sacrifici alla popolazione senza chiederne nessuno all’Amministrazione cantonale». Il capogruppo del PPD Maurizio Agustoni ha invece ribadito il no del suo partito «all’aumento delle imposte», sottolineando poi l’importanza di «mantenere intatta la rete di sostegno sociale». Non è però mancata una bacchettata alla modalità comunicativa delle autorità, che «talvolta fanno fatica a capire che la maggior parte della popolazione è composta da adulti». Dai banchi del PS è stato invece posto l’accento sulle fasce più deboli della popolazione: «A livello di preventivo troviamo solo le difficoltà finanziarie del Cantone dovute alla diminuzione del gettito, ma nessuna misura per contrastare gli effetti sociali», ha osservato il capogruppo Ivo Durisch.
Passando alle forze di opposizione, il capogruppo dell’UDC Sergio Morisoli ha voluto criticare «la cantilena populista che vorrebbe i buoni (quelli del lockdown) da una parte, e i cattivi (quelli dell’economia) dall’altra», mentre invece l’economia «altro non è che un’infinità di persone in carne ed ossa che devono lavorare per vivere». La deputata ecologista Claudia Crivelli Barella ha invece voluto porre l’accento sulla necessità di concentrarsi sulla ricerca scientifica: «Come Verdi abbiamo sin dall’inizio raccomandato di seguire le raccomandazioni delle autorità. Ma quando è stato spiegato alla popolazione come rafforzare il nostro sistema sanitario? Si è parlato troppo dell’invasore (il virus) e poco di tutti noi».
Come preannunciato, le critiche principali al Governo sono arrivate dagli esponenti dell’MPS: «Ogni giorno di ritardo nel prendere misure sanitarie ha un costo. La questione della celerità della prontezza è fondamentale. A febbraio è stato deciso di far svolgere il carnevale di Bellinzona e la risottata di Lugano; alla richiesta dei medici di introdurre l’obbligo delle mascherine sui trasporti pubblici è stato dato seguito solo dopo tre mesi. Basterebbe questo per stilare un bilancio negativo dell’agire del Governo», ha rimarcato Angelica Lepori Sergi.

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Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 24 novembre 2020 de La Regione

Una discussione e tante ricette
Covid, in parlamento dibattito sulla gestione del governo. Partiti in ordine sparso.

«Il governo è coeso e abbiamo unità di intenti. Rimarrà deluso chi vorrebbe seminare il germe della discordia». Mette subito in chiaro le cose il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi all’inizio del dibattito in Gran Consiglio su come l’esecutivo ha gestito la pandemia. «Abbiamo fatto errori? Sì, non potevamo avere la presunzione di non commetterne. Ma la nostra azione è stata coerente e trasparente, anche quando abbiamo commesso qualche errore. A livello socio-economico stiamo reggendo, la disoccupazione per ora non è esplosa, il numero di chi ha chiesto aiuti sociali è stabile e i fallimenti nel 2020 sono meno rispetto al 2019» spiega Gobbi, invitando il parlamento alla «onestà intellettuale di rinunciare ad azioni demagogiche». Appello formulato anche dal direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa, il quale aggiunge che è importante «il giusto equilibrio tra libertà e misure di contenimento del virus, per tutelare il sistema sanitario sia dedicato al Covid sia ordinario».
E il dibattito è stato civile e propositivo, come auspicato dal governo. Ma fermo. La prima a mettere i puntini sulle i è Alessandra Gianella, capogruppo del Plr: «La scienza con le sue scoperte ci aiuta a conoscere la realtà, ma è sbagliato delegare alla sola task-force scientifica la scelta di cosa fare di questa realtà: la politica, in questa seconda fase, non è rimasta in un angolo a guardare». Perché per Gianella «spegnere la società non è la risposta, e potrebbe fare molti più danni nel lungo periodo. Il nostro partito è convinto che chiudere tutto non è la soluzione, come non lo è rischiare di lasciare macerie alle future generazioni. Bisogna dare una visione liberale della società, e il centro delle nostre attenzioni deve essere rivolto al futuro: non dobbiamo accontentare gli appetiti di tutti, un parlamento non può convertirsi in un bazar di atti parlamentari e di pretese». Detto questo, «cultura, sport ed economia devono continuare ad andare avanti, perché il benessere non è solo la salute fisica. Dobbiamo lottare per una società che rimanga aperta, lasciando ossigeno ad attività culturali e sportive e a chi produce ricchezza. Ma serve un orientamento chiaro e coerente per rassicurare una popolazione stanca». Perché «quando chiediamo ai cittadini responsabilità e unità, ricordiamoci che l’esempio potrebbe venire da questo parlamento». Per il leghista Boris Bignasca «questo è il momento della simmetria dei sacrifici: è assurdo che vengano chiesti sacrifici alla popolazione e l’Amministrazione non ne faccia, siamo tutti sulla stessa barca e abbiamo tutti la stessa cinghia». Insomma, rimanendo in mare, «il governo non può restare comodo a battere il tamburo sulla trireme mentre l’economia soffre, voga e annaspa. Sono stati persi circa cinquemila posti di lavoro, quasi tutti di residenti: non possiamo andare avanti a regalare posti di lavoro oltreconfine, il Consiglio di Stato ha fatto troppo poco e servono misure forti per chi risiede in Ticino». Il capogruppo del Ppd Maurizio Agustoni, sulle modalità comunicative, afferma che «talvolta si ha avuto l’impressione che le autorità sanitarie facciano fatica ad accettare che la popolazione sia per larga parte composta da adulti raziocinanti. Durante la prima ondata si è avuta una serie di giravolte sulle mascherine, nella seconda ondata siamo stati informati che nei dieci giorni successivi sarebbero finiti i posti in terapia intensiva». Non va bene per Agustoni, perché «la popolazione ha il diritto di sapere, non di essere imbonita o terrorizzata a seconda della bisogna. Se i cittadini hanno l’impressione di essere trattati da adulti, saranno più inclini a rispettare le indicazioni delle autorità». L’auspicio del Ppd è che «dopo la decisione del Dss di sostenere con una prestazione ponte chi è stato particolarmente colpito dalle conseguenze della pandemia, si agisca anche su affitti commerciali e su certe categorie di indipendenti. Senza aumento delle imposte, e mantenendo intatta la rete di protezione sociale». Il capogruppo Ps Ivo Durisch volge lo sguardo al Preventivo 2021: «Non leggiamo nessuna misura volta a contrastare gli effetti economici e sociali della crisi. Questa pandemia sta colpendo gli elementi più precari e fragili della società, per non parlare delle attività culturali, sostenendo i lavoratori indipendenti attivi in questo ambito, e sportive. L’autorità cantonale ha l’obbligo di monitorare la situazione con misure finanziarie a sostegno della società tutta». E se la prende con il ‘Black friday’ con sconti straordinari di venerdì prossimo: «È fuori luogo, tutti gli ambienti scientifici dicono che i negozi pieni di persone sono un vettore di propagazione del virus». Sergio Morisoli, capogruppo dell’Udc, lancia l’affondo: «Purtroppo per molti i discorsi tra aperture e lockdown sono uno scontro tra economia e salute, per gli estremisti tra capitalismo e diritti umani: è una visione miope». E si chiede, va da sé retoricamente, se «è possibile non si capisca che l’economia non sia un mostro rapace ma un’infinità di persone che devono lavorare per vivere, produrre, scambiarsi cose e produrre soldi da trasferire, persino attraverso lo Stato, a chi ne ha necessità. Pensiamo alle aziende che perdono comande e parti di mercato. Salute ed economia, piaccia o no, sono facce della stessa medaglia. O si tengono unite attraverso la politica o si cade nella tirannia dei tecnocrati». I Verdi, con Samantha Bourgoin, deplorano il rischio che «chi governa si limiti, senza offesa, a dirci come lavarci le mani e proteggerci». Durante il dibattito libero, la deputata di Più Donne Maristella Patuzzi ha annunciato le proprie dimissioni dal Gran Consiglio: «La pandemia ha duramente colpito noi musicisti. Ingaggi saltati, tanta frustrazione e tanti giovani si sono trovati con la carriera bloccata. Mi concentrerò sul mio lavoro». Approvato, infine, il rapporto di Matteo Quadranti (Plr) che dà luce verde alle spese decise dal governo durante lo stato di necessità e che auspica non ne venga deciso un secondo.

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Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Operato-del-Governo-avallato-ma…-13626088.html

Operato del Governo avallato, ma…
Il Parlamento è stato più critico, rispetto a maggio, sulla condotta del Consiglio di Stato nella gestione della crisi sanitaria
È un Parlamento più critico, rispetto al mese di maggio, quello che nel corso di lunedì ha valutato l’operato del Governo nella gestione del coronavirus. Ciò che è stato fatto durante la crisi sanitaria, sia nella prima, sia nella seconda ondata, è stato tutto sommato avallato. C’è chi però ha criticato la modalità di comunicazione, chiedendo per il futuro un intervento più incisivo per gestire le conseguenze socioeconomiche della pandemia.
Norman Gobbi ha dal canto suo ammesso che qualche errore è stato fatto: “Non potevamo avere la presunzione di non commetterne. Il Governo è convinto che l’azione condotta su questo fronte sia stata coerente e trasparente”. Sia il presidente del Governo, sia Raffaele De Rosa, hanno posto l’accento sulla necessità di non abbassare la guardia: “È ancora più importante ora, dato che la seconda ondata sta già durando più della prima e che non sappiamo cosa ci aspetta nei prossimi mesi”, ha detto il direttore del Dipartimento sanità e socialità.
La discussione al Mercato coperto di Mendrisio ha toccato, tra le righe, il tema del prossimo appuntamento di dicembre, ma che con ogni probabilità slitterà a gennaio, e cioè quello sul preventivo 2021. Un preventivo ritenuto attendista, troppo simile a quello dell’anno scorso e che non affronta con sufficiente polso la crisi in corso.
Durante l’incontro la granconsigliera Maristella Patuzzi, di Più Donne, ha inoltre comunicato le sue dimissioni per ragioni professionali.

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Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 23 novembre 2020 de Il Quotidiano

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Lo sci piange Doris De Agostini «Corri ancora, ovunque tu sia»

Lo sci piange Doris De Agostini «Corri ancora, ovunque tu sia»

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 23 novembre 2020 del Corriere del Ticino

La campionessa ticinese, bronzo ai Mondiali di Garmisch, si è spenta all’età di 62 anni Le lacrime di Mauro Pini ed Enzo Filippini, il ricordo del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi «Ero una ragazzina quando la vidi realizzare il suo sogno, che esempio» dice l’amica Michela Figini

È stata la prima. Sarà sempre la prima. Perché Doris De Agostini era veloce. E determinata, forte, magnifica lungo i pendii innevati. Lo dice, con gli occhi umidi e la voce rotta dall’emozione, Enzo Filippini. Lo storico presidente di TiSki, la Federazione di sci della Svizzera italiana. «Potrei raccontare un milione di cose» spiega l’ex dirigente. «Ma vorrei ricordare Doris per il suo sorriso, per la gioia di vivere, per il sole che portava ovunque. Ha fatto da apripista ad un intero movimento, raggiungendo vette incredibili. Spero, ora, che continui a correre e a sorridere. Anche se si trova in un altro posto».
Nata ad Airolo, discesista di razza, Doris si è spenta dopo un brutto male. Aveva 62 anni. Lascia un vuoto immenso. «Lei, quando correva, era la vita» ricorda ancora Filippini, devastato dalla notizia. Un bronzo ai Mondiali di Garmisch, nel 1978, due partecipazioni alle Olimpiadi, nel 1976 a Innsbruck e nel 1980 a Lake Placid. E ancora otto vittorie in Coppa del mondo e un totale di diciannove podi, con l’affermazione nella generale di discesa nel 1983 a discapito di Maria Walliser, un mostro sacro.
Nessuna ticinese, prima, aveva saputo far vibrare i cuori degli appassionati. Dopo, sarebbero arrivate Michela Figini e Lara Gut-Behrami. Doris era una predestinata, aveva le stimmate della campionessa. Lasciò le gare a soli 25 anni. Con il sorriso, salutando tutti. Da vincente, come apparve nel 1976 a Bad Gastein, in Austria, una mattina di gennaio. Fu la sua prima vittoria in Coppa del mondo.

Quel paio di scarponi
Il Ticino dello sci, ma non solo, piange la campionessa e piange la persona. Affabile, disponibile, solare appunto. Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi si unisce al coro di ricordi. Leventinese come Doris e, di riflesso, ancora più legato al mito, Gobbi affida ai social il suo pensiero: «Cara Doris, come da tradizione ereditai i tuoi scarponi al terzo passaggio oramai oltre trent’anni fa. Sei stata discreta e disciplinata fino alla fine di questo crudele destino che ti ha voluto strappar via troppo velocemente».

La stazione di Airolo
Un esempio. Per tutti. Mauro Pini, altro airolese purosangue, ricorda la campionessa: «Non solo dal punto di vista sportivo, ma anche come persona. Doris aveva un grandissimo attaccamento alle sue origini, era fiera di essere una donna di valle. Ed è riuscita a sconfiggere quegli stereotipi tipici di chi non ha mai vissuto in queste regioni discoste. Ha dimostrato che lottando e fissando degli obiettivi chiari dinanzi a sé, è possibile arrivare lontano e raggiungere grandi risultati. La sua dedizione ha segnato un’epoca e ha avuto una grande influenza per la gente del posto e non solo». Due i momenti più vividi legati a Doris nei ricordi di Pini: «Il primo è certamente il suo arrivo in treno, alla stazione di Airolo, dopo aver vinto la medaglia di bronzo ai Mondiali di Garmisch. Il paese intero accorse per celebrare quell’impresa: io ero un ‘‘bocia’’, ma me lo ricordo come fosse ieri. Il secondo invece è un momento molto più recente, vissuto lo scorso inverno. Insieme a Doris abbiamo inaugurato una pista ad Airolo dedicata a lei e a Michela Figini. È stata una giornata indimenticabile. Airolo ha perso una persona eccezionale. Doris è stata una leggenda per il paese, la valle e il Ticino intero».

Lara: «Che bella la sua felicità»
Leggenda richiama leggenda. E così, va da sé, anche Michela Figini si unisce al dolore per la perdita di Doris De Agostini. Campionessa olimpica nel 1984 a Sarajevo, argento nel 1988 a Calgary, due generali di Coppa del mondo in bacheca oltre a tre medaglie iridate, «Michi» parla innanzitutto via Facebook. Una foto assieme all’amica, un cuore, ricordi ed emozioni che si accavallano. «Avevo dodici anni quando la vidi realizzare il suo sogno» racconta Michela alla RSI. «È sempre stata un esempio, lei toccava il cuore. Un esempio di coraggio, forza, era una che non mollava mai. Con lei non ho gareggiato molto, un anno. Io ero agli inizi e lei alla fine e, forse, per me la strada è stata più facile. Ma, ripeto, è stata un grandissimo esempio per me».

Lara Gut-Behrami insiste sulla persona e sul sorriso. «È vero, non ho conosciuto Doris come atleta» spiega via Skype la vincitrice della generale nel 2016. «L’ho vista e abbracciata al traguardo, però, durante le mie gare. Era più felice lei di me, spesso. Io sono cresciuta con il mito di Doris e Michela grazie a mio papà e a mio zio che sciavano con loro».
È stata la prima. Sarà sempre la prima. Perché Doris De Agostini era veloce. E determinata, forte, magnifica lungo i pendii innevati. Lasciò il circo bianco presto, troppo presto ahinoi. Addirittura, voleva abbandonarlo prima, quando aveva solamente 23 anni. A convincerla del contrario fu il suo tuttofare e allenatore, come riferisce il «Blick» . Doris ha lasciato presto, troppo presto i suoi affetti, la sua Airolo e il Ticino tutto. A noi sfegatati dello sci resteranno il ricordo e le vittorie. E rimarrà quel sorriso contagioso.

(immagine: www.sciclubairolo.ch)

Il Consiglio federale dà ascolto al Ticino

Il Consiglio federale dà ascolto al Ticino

Promessi più aiuti economici agli ambienti toccati dalla pandemia.
“Aspettiamo le decisioni delle Camere”

Sono settimane difficili nella lotta al contenimento dei contagi al nuovo coronavirus. Ma le misure introdotte del Consiglio di Stato, accanto a quelle volute dell’autorità federale, negli ultimi giorni hanno dimostrato di essere efficaci per stoppare la curva ascendente. “Durante questa settimana un altro aspetto si è rivelato molto positivo – afferma il Presidente del Governo Norman Gobbi. Sto parlando del riconoscimento da parte del Consiglio federale di quanto il Ticino assieme agli altri Cantoni ha chiesto, ossia un maggior sostegno economico alle attività che soffrono di questa situazione. Occorre però ancora aspettare l’approvazione delle Camere e dunque bisogna essere prudenti. Tra le misure avanzate dal Consiglio federale sottolineo in particolare non solo agli aiuti aumentati di cui potranno beneficiare i lavoratori del mondo culturale e dello sport professionistico e semiprofessionistico, ma anche al sostegno potenziato per altre realtà economiche – definite “di rigore” – che fanno fatica a superare questi mesi difficili. La Confederazione porterebbe a 1 miliardo di franchi (mille milioni di franchi come ha sottolineato Ueli Maurer) questo aiuto e si accolla i ¾ della spesa (l’altro terzo rimane ai Cantoni). Sono gli interventi che avevamo chiesto. Ciò conferma che se si agisce uniti i Cantoni hanno una elevata forza contrattuale. E soprattutto dimostra quanto sia importante il nostro sistema federalista”.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi sviluppa altri due temi. Sentiamolo: “Berna, attraverso le parole del Consigliere federale Alain Berset giunto giovedì a Lugano, ha lodato l’impegno del Ticino sia nella prima fase della crisi in primavera sia per quanto sta facendo ora. L’esperienza ticinese è stata determinante per tutta la Svizzera, anche se nell’adeguamento del sistema sanitario il Ticino ha saputo far tesoro di ciò che era capitato in marzo e aprile, un po’ meno – mi pare di constatare – è avvenuto in altri Cantoni. Vuol dire anche che la determinazione dimostrata in primavera dal Governo ticinese per ottenere da Berna una finestra speciale di crisi legata alla situazione a sud delle Alpi era più che giustificata”.

Il secondo argomento tocca invece le questioni delle multe per chi trasgredisce agli obblighi voluti per diminuire i contagi, in particolare si pensa al mancato uso della mascherina dove invece è obbligatoria: “Sottolineo subito che per me intervenire con una multa rappresenta l’ultima ratio, nel senso che più importante è riuscire a convincere i cittadini sulla necessità di seguire determinate misure, perché ne va del bene di tutti. Detto questo, è chiaro che se quanto viene richiesto non trova accoglimento positivo allora bisogna giungere a una sanzione, sempre proporzionata comunque al caso. Finora non si può dare una multa come avviene, per esempio, per chi non si allaccia la cintura di sicurezza o parcheggia in zona vietata. Bisogna seguire una procedura detta “ordinaria”, ossia aprire un’inchiesta di polizia che viene valutata dalla Magistratura per giungere quindi a un eventuale decreto d’accusa. Procedura lunga che toglie l’effetto dissuasivo su coloro che hanno intenzione di non seguire le norme. Non sarà più così. Lo avevamo chiesto come Governo cantonale e come Direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia. Anche in questo caso – per fortuna – siamo stati ascoltati dal Consiglio federale. L’ultima parola anche qui però spetta al Parlamento, che ne dovrebbe discutere nell’ormai imminente sessione invernale”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi.

Greta Gysin attacca Gobbi ma fa un buco nell’acqua, “in Ticino solo espulsioni regolari”

Greta Gysin attacca Gobbi ma fa un buco nell’acqua, “in Ticino solo espulsioni regolari”

La consigliera nazionale Greta Gysin (Verdi) è rimasta con il cerino in mano. La sua interpellanza sulle revoche di permessi per stranieri in Ticino, da lei ritenute illegali, è stata letteralmente spazzata via dal Consiglio federale nella sua risposta divulgata ieri. 
La Gysin aveva interpellato il Consiglio federale lo scorso 24 settembre, alla luce del “famoso” servizio di Falò, ponendo in particolare la seguente domanda: “Come si pone il Consiglio federale di fronte all’agire del Consiglio di Stato ticinese, che ha (sic!) detta del Ministro delle istituzioni intenzionalmente ignora la legge e la giurisprudenza in materia di rinnovo e rilascio dei permessi di soggiorno?”
Ma il Consiglio federale non le ha dato soddisfazione. “Il Consiglio federale non è a conoscenza di decisioni pronunciate dalla sezione della migrazione del Canton Ticino che ignorerebbero le disposizioni legali vigenti e la pertinente giurisprudenza – si legge nella risposta all’interpellanza della Gysin -. Le autorità cantonali decidono in merito al rilascio, al rinnovo o alla proroga dei permessi nel quadro delle disposizioni legali e dei trattati con l’estero. Dispongono di un potere di apprezzamento cui possono avvalersi in conformità alle prescrizioni legali vigenti”. 
Il Consiglio federale ha confermato pure la legalità delle perquisizioni domiciliari, messa in dubbio dalla Gysin. “Per emanare la sua decisione – scrive il Consiglio federale – l’autorità si fonda sui documenti e sugli atti a sua disposizione. All’occorrenza, può effettuare accertamenti o sollecitare lo straniero a completare la sua domanda”.

Contro ogni violenza sulle donne: modificato il programma delle iniziative cantonali

Contro ogni violenza sulle donne: modificato il programma delle iniziative cantonali

Comunicato stampa 
Nelle scorse settimane sono state presentate due iniziative promosse dal Cantone nell’ambito della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre), il cui programma è stato ora modificato.
A seguito dell’evoluzione della situazione epidemiologica e dell’aggiornamento delle normative in vigore, la passeggiata urbana delle donne prevista per martedì 24 novembre 2020 a Lugano è rinviata a data da definire.
È invece confermato l’incontro in programma il giorno successivo, mercoledì 25 novembre 2020 alle ore 18.00 presso la Biblioteca cantonale di Bellinzona. La presenza è limitata a 30 partecipanti con iscrizione obbligatoria all’indirizzo mail: bcb-segr.sbt@ti.ch. 
L’evento sarà l’occasione per discutere del volume “Relazioni brutali. Genere e violenza nella cultura mediale”, in cui è analizzato il rapporto tra la violenza contro le donne e alcuni dei vettori culturali più incisivi.
La serata sarà aperta dal Presidente del Governo e Consigliere di Stato Norman Gobbi e coinvolgerà una delle autrici dello studio, Sveva Magaraggia, professore associato nell’Università degli Studi di Milano Bicocca, e due interlocutrici attente alla realtà locale, la storica e formatrice Lisa Fornara e la giornalista Francesca Mandelli.
Alla pagina www.ti.ch/violenza, nella rubrica “Agenda”, è possibile trovare il calendario delle iniziative promosse da diverse realtà territoriali per la Giornata internazionale del 25 novembre e segnalate all’indirizzo mail violenzadomestica@ti.ch. Al medesimo indirizzo possono riferirsi in ogni momento enti, associazioni e collettivi per segnalare eventi, incontri, manifestazioni da inserire nell’apposita pagina web.

Berset e il Dss: ‘Fate subito il test’ – Preoccupa il calo di tamponi fatti in Ticino

Berset e il Dss: ‘Fate subito il test’ – Preoccupa il calo di tamponi fatti in Ticino

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 19 novembre 2020 de Il Quotidiano

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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 20 novembre 2020 de La Regione

«Sono impressionato per l’organizzazione della sanità qui in Ticino». È questa la valutazione, positiva, del consigliere federale Alain Berset dopo aver visitato alcune strutture e aver incontrato il Consiglio di Stato in corpore a Lugano. Il responsabile del Dipartimento dell’interno, davanti alla stampa, sul tema coronavirus rileva di «aver sentito fino a che punto la coesione governativa sia importante per rispondere a sfide come questa, abbiamo constatato gli sforzi fatti dal Ticino per aumentare le capacità in campo sanitario, per offrire cure di qualità per tutti, e un’organizzazione che mi ha colpito positivamente. In conseguenza della situazione difficile vissuta in primavera avete imparato parecchio, oggi siete messi molto bene. Ho avuto l’impressione di una grande solidità ed efficacia». Un Ticino «pionieristico» sottolinea Berset, perché «ha avuto un ruolo chiave, essendo stati voi i primi toccati in modo massiccio abbiamo imparato tantissimo». Parole che, ci spiega a margine della conferenza stampa il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa, «devono essere l’ulteriore incoraggiamento per fare sempre di più e sempre meglio. Le giro a tutte le persone al fronte nelle strutture sanitarie, negli ospedali, tutte le infermiere, gli infermieri, i medici e coloro che, anche all’interno del Cantone e del Dipartimento, hanno lavorato molto alacremente traendo tutti gli spunti e gli insegnamenti della prima fase per dare il meglio ai malati e alla nostra comunità». Lancia un appello Berset, quello di fare i test: «È importante, non esitate a testarvi appena riscontrate dei sintomi. Non ci sono abbastanza persone che lo fanno, e invece è prioritario: per proteggere sé stessi, ma anche amici, colleghi, familiari». Messaggio importante anche per il direttore della Divisione della salute pubblica Paolo Bianchi: «Come Cantone ci uniamo con forza all’appello di Berset. C’è l’impressione che meno persone vanno a farsi testare in Ticino. C’erano le colonne, adesso forse complici le conseguenze negative tipo la messa in quarantena o difficoltà sul posto di lavoro, c’è meno tendenza a farsi testare subito, ma con uno stato di salute più grave». Un calo quantificabile? E da quando si riscontra? «È una decina di giorni che lo notiamo, eravamo sui 1’300/1’500 test al giorno, oggi siamo sotto ai mille». Tornando a Berset, riguardo ai vaccini chiarisce che per i prossimi mesi non saranno disponibili per tutti, e che bisogna quindi resistere l’intero inverno. I protocolli per l’omologazione «sono gli stessi per tutte le autorizzazioni di nuovi farmaci in Svizzera, nessun compromesso su qualità, sicurezza o efficacia, i vaccini prenotati saranno omologati solo se sicuri, efficaci e di buona qualità. Abbiamo la prospettiva di aver accesso a vaccini efficaci nel 2021». Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi dal canto suo, infine, afferma che «il gioco di squadra tra Cantoni e Confederazione è stato e sarà importante» ed esprime soddisfazione perché «l’Autorità federale più volte ci ha dimostrato vicinanza, come con le finestre di crisi nella prima fase. Quando sono presenti dialogo e spirito di squadra tutto va per il meglio».

Eoc, da oggi tampone per tutti
Dopo i casi di coronavirus all’Ospedale San Giovanni di Bellinzona e al Beata Vergine di Mendrisio, l’Ente ospedaliero cantonale corre ai ripari inasprendo le misure per circoscrivere i rischi di contagio. In particolare, “è stato deciso di attuare uno screening (tampone) sistematico per tutti i pazienti degenti all’Eoc prima della loro ammissione nelle strutture ospedaliere, compresi i pazienti ricoverati in urgenza. Inoltre, l’Eoc vuole favorire, dal punto di vista logistico, un maggiore distanziamento fra i pazienti”. Per quanto riguarda i pazienti elettivi, il tampone verrà effettuato 24 ore prima dell’ammissione in modo da ottenere il risultato del test prima dell’entrata in ospedale.

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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 20 novembre 2020 del Corriere del Ticino

Come a marzo, eppur diversi
Seconda visita di Alain Berset al Governo cantonale da quando è iniziata la pandemia: «Ho ritrovato la stessa coesione di allora» Dopo un passaggio alla Clinica Luganese Moncucco e all’Ospedale Italiano si è detto «impressionato dall’organizzazione delle strutture sanitarie»
«Cosa facciamo, teniamo la mascherina o la togliamo?». La domanda, posta ieri da Marco Borradori a Norman Gobbi, caratterizza da settimane, da mesi anzi, le fasi d’abbrivio delle conferenze stampa. Appunto, anche quella di ieri. Una conferenza stampa che ha seguito un incontro importante, quello tra il Consiglio di Stato ticinese e il consigliere federale Alain Berset. Il friburghese ha in effetti fatto visita (ufficiale) al nostro Cantone per la seconda volta – 1. Agosto e vacanze escluse – quest’anno. Molto diversi i contesti. Dal 19 marzo di Bellinzona al 19 novembre di Lugano molto è cambiato, molte cose sono accadute, molto si è imparato. Una lunga lotta. Basti pensare che se allora i casi confermati erano 638, ieri si è toccato quota 13.374. E il virus è ancora qui.

Cos’è cambiato
Ha detto bene, Alain Berset, quando ha spiegato: «Sono due diverse ondate: il virus è lo stesso, ma la situazione è cambiata». Si riferiva al nostro cantone, naturalmente. Come ricordato da Norman Gobbi, oggi presidente del Governo cantonale – allora il ruolo era di Christian Vitta -, allora, il 19 marzo, il Ticino era in sostanza il solo cantone colpito tanto duramente dal coronavirus. Gli altri stavano a guardare, in un misto di incredulità e indifferenza. La pandemia era un’epidemia e oltre San Gottardo si sarebbe manifestata soltanto più tardi. Ora i cantoni più colpiti sono quelli romandi. Da lì l’appunto di Borradori, che ha espresso vicinanza proprio alle città svizzere più toccate. Ripensando al mese di marzo, un appunto capace in un certo modo di generare un brivido molto vicino al surreale. Sì, oggi il Ticino è nelle condizioni, pur drammatiche, di empatizzare con altre realtà. Berset ha infatti lodato, una volta ancora, l’operato della politica ticinese e la risposta della popolazione. Una lode che sembrava andare oltre il botta e risposta di cortesie tipiche degli incontri diplomatici.

La risposta ticinese
Cortesie che a marzo erano in qualche modo rimaste fuori da Palazzo delle Orsoline. Allora il clima, tra le istituzioni, era più tirato. Il Cantone chiedeva alla Confederazione più attenzione, una maggiore comprensione di quanto stesse accadendo a sud delle Alpi. C’era l’impressione che Berna non avesse intuito la pericolosità del virus, della situazione. Ma Berset ieri ha riconosciuto lo stesso Consiglio di Stato di allora. «Una continuità fondamentale, che rappresenta un’importante coesione governamentale». E poi ha sottolineato: «L’organizzazione delle strutture sanitarie mi ha fortemente impressionato». Ieri il consigliere federale ha visitato la Clinica Luganese Moncucco e l’Ospedale Italiano. «Un’organizzazione che è anche conseguenza della lezione della prima ondata, di quel mese di marzo. Ciò che ne risulta è solidità, è efficacia. Anche questo parla a favore della coesione della politica ticinese. Va ricordato come il Ticino abbia giocato un ruolo chiave nel contesto nazionale di lotta al virus: molto abbiamo imparato dalla reazione ticinese, da come avete vissuto la prima ondata». Della serie: gli occhi del Paese erano puntati su questo ring. Qui dove molto si è giocato, in quel drammatico passaggio tra l’inverno e la primavera. «Pionieri», già, anche se ne avremmo fatto volentieri a meno.

«Reazioni sproporzionate»
Mentre Alain Berset parlava di coesione – una coesione che allora caratterizzava in fondo anche la risposta della popolazione -, abbiamo pensato ai vari sondaggi che sottolineano oggi un forte calo di fiducia nei confronti del Consiglio federale, più in generale della politica. Un calo di fiducia dimostrato anche dalle reazioni messe in piazza da parte della popolazione. Berset ha poi ammesso: «La reazione di consenso nei nostri confronti a marzo mi era sembrata sproporzionata. Ma allo stesso modo oggi mi sembrano sproporzionate alcune reazioni di dissenso. Mi rendo conto però che siamo confrontati con una situazione complessa da tempo e che oggi sono molte le istituzioni e le figure che si esprimono in merito alla pandemia. Tutti noi vorremmo poter voltare pagina rispetto a queste dinamiche, è un desiderio naturale». E poi, sulla gestione: «Ciò non condiziona il nostro lavoro. Il rischio che vedo semmai è che possa spingere parte della popolazione a non rispettare le misure». Si torna sempre lì, lo si farà ancora per mesi, tutto pur di non tornare a vivere l’ansia che aveva caratterizzato la prima ondata, quella stessa situazione, drammatica come quella attuale eppur diversa. Perché allora si aveva l’acqua alla gola, perché dove oggi ci sono le cortesie allora c’era soltanto la paura, l’ansia di essere rimasti soli.