Meno fatica, più attenzione: anche per i monopattini elettrici il rispetto è la prima regola

Meno fatica, più attenzione: anche per i monopattini elettrici il rispetto è la prima regola

Comunicato stampa

Biciclette elettriche, monopattini elettrici e molti altri ‘veicoli di tendenza’ stanno conoscendo in questi ultimi anni un’importante diffusione anche alle nostre latitudini. Con la campagna “Meno fatica, più attenzione” il progetto di prevenzione Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni vuole sensibilizzare tutti gli utenti a un corretto utilizzo di questi mezzi e allo stesso tempo intende fornire ai negozianti il sostegno necessario in termini di aggiornamento e informazioni normative. Quest’anno l’accento viene posto in particolare sui monopattini.

Si tratta di veicoli comodi, dinamici ed ecologici. I monopattini elettrici stuzzicano un interesse sempre maggiore sia tra i giovani e i giovanissimi sia tra le persone con qualche anno in più. Come per tutte le novità è però difficile essere aggiornati sulle disposizioni di legge, sulle regole comportamentali e anche trovare un modo sereno di convivere con gli altri utenti della strada. Ad esempio non tutti sanno che prima dei 14 anni non è consentito utilizzare un monopattino elettrico su suolo pubblico e che fino ai 16 anni per farlo è necessaria la licenza di condurre per ciclomotori.

Con la campagna “Meno fatica, più attenzione: anche per i monopattini elettrici il rispetto è la prima regola” il progetto di prevenzione Strade sicure intende fornire gli strumenti per poter utilizzare questo dinamico compagno di viaggio in modo consapevole.

A questo proposito, attraverso due filmati (il primo visibile all’indirizzo https://youtu.be/rLXImeu6XJo) e del materiale informativo, consultabili sul sito www.stradesicure.ch, l’utenza ha la possibilità di districarsi nel non sempre facile percorso normativo di questi nuovi mezzi. Inoltre, grazie alla collaborazione con i commercianti specializzati e con la grande distribuzione, Strade sicure fornisce le informazioni necessarie anche al personale di vendita, che potrà così continuare a offrire un servizio competente e al passo con tutte le novità, anche normative.

Il rispetto di tutto ciò che ci circonda e delle regole è alla base di una sana convivenza anche quando, indossando il casco e materiale ad alta visibilità, percorriamo strade e piste ciclabili con il nostro mezzo a due ruote.   

Dopo l’ondata pandemica arriva l’ondata dei rifugiati?

Dopo l’ondata pandemica arriva l’ondata dei rifugiati?

Norman Gobbi analizza la situazione in vista di un possibile incremento di arrivi

Il flusso di migranti provenienti soprattutto da alcuni Stati africani e da nazioni asiatiche è da sempre caratterizzato da ondate, influenzate dalla situazione internazionale e dai conflitti all’interno di determinate nazioni e regioni. “L’anno scorso – afferma il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – la pandemia ha rallentato la possibilità di movimento e i flussi internazionali sono diminuiti. Nel 2020 la Svizzera ha registrato 11’041 domande d’asilo, ossia il 22,6 per cento in meno rispetto all’anno precedente. I dati dei primi tre mesi del 2021 confermano la diminuzione. Ma diversi indicatori ci mostrano che a partire dai mesi estivi ci dovrebbe essere un notevole aumento. In questo senso la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) sta facendo le dovute valutazioni, anche per non farsi trovare impreparata. La diminuzione di domande ha avuto un effetto benefico, nel senso che ha permesso – grazie alla nuova legge sull’asilo – di smaltire un numero elevato di domande e di recuperare anche sugli incarti pendenti. La SEM deve però farsi trovare pronta ad affrontare una eventuale nuova ondata, che gli indicatori internazionali lasciano presagire”.

Il Ticino è particolarmente toccato dal problema migratorio. “Come porta più a sud della Svizzera e confinante con l’Italia, uno dei principali paesi di sbarco dei migranti, il Ticino è il primo punto d’arrivo in Svizzera di molti richiedenti l’asilo. A Chiasso – e ora anche a Balerna/Novazzano con il centro di Pasture – si concentrano le infrastrutture della Confederazione deputate alle operazioni di registrazione, accoglienza e smistamento dei richiedenti l’asilo per quanto riguarda la parte al confine con l’Italia”, precisa il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

E proprio a Chiasso, così come negli altri Comuni del Mendrisiotto, alcuni richiedenti l’asilo creano problemi. “È così. La Polizia comunale di Chiasso, così come la Polizia cantonale, sono spesso sollecitate da cittadini esasperati per il comportamento soprattutto di giovani provenienti dalle regioni del Maghreb. Teniamo costantemente monitorata la situazione. Purtroppo vandalismi, furti e schiamazzi sono all’ordine del giorno e con la stagione calda tenderanno ad aumentare. Comportamenti che non possiamo tollerare. Un incremento più significativo potrebbe poi essere legato, come detto, al maggior flusso di migranti previsto nei prossimi mesi. Anche per le nostre forze dell’ordine dunque i dispositivi di intervento potrebbero richiedere un potenziamento”, sottolinea Norman Gobbi.

Negli scorsi giorni il consigliere nazionale Lorenzo Quadri ha presentato una mozione con la quale chiede che la Svizzera segua il modello danese. Cosa ne pensa? “La Danimarca ha proposto di realizzare centri di accoglienza non nei paesi europei, ma direttamente in Africa. Ci sono diversi aspetti a favore in questa iniziativa. Spero che Berna possa valutare in modo approfondito questa alternativa avanzata da Lorenzo. Ma soprattutto spero che l’Europa non si limiti a bollarla come invece sembra il caso. Vedremo. Il mio timore è che anche di fronte a questa proposta gli Stati membri dell’UE non siano in grado di accordarsi, di trovare soluzioni come purtroppo avviene da anni sul tema degli sbarchi di migliaia e migliaia di profughi ai confini esterni dell’Europa”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

“Contro il terrorismo non si può perder tempo”

“Contro il terrorismo non si può perder tempo”

Norman Gobbi fa un appello a sostegno il 13 giugno della legge MPT

Il prossimo week end è prevista una tornata di votazioni federali e cantonali. Con il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi torniamo a parlare della Legge federale sulle misure di Polizia per la lotta al terrorismo (MPT). “Il mio qui vuole essere un appello a sostenere questa legge. Gli ultimi sondaggi hanno dato per scontata la vittoria del sì. Ma non dobbiamo fidarci di questi sondaggi. Lo abbiamo visto lo scorso 27 settembre, quando l’istituto gfs.bern per conto della SRG SSR dava a soli 10 giorni dal voto il 56 per cento degli intervistati favorevole all’acquisto dei jet militari. Poi in realtà lo è stato solo il 50,1%. Un esito risicatissimo, che ha rischiato di mandare all’aria la difesa del nostro spazio aereo. In Ticino addirittura, contro ogni previsione, il credito venne bocciato. Vi fu troppa sicurezza in quella circostanza, e molti non sono andati a votare perché il risultato sembrava scontato. Il 13 giugno non deve ripetersi la stessa cosa. Contro il terrorismo non si scherza, pena una perdita della nostra sicurezza”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Ora anche i ricorsi del solito ex procuratore pubblico Paolo Bernasconi, coadiuvato in questa circostanza anche da altri suoi ex colleghi, sono stati giudicati inammissibili. Ricorsi che chiedevano di annullare la votazione perché nell’opuscolo della cancelleria federale sarebbero state riportate delle inesattezze. “La sentenza del TF sui ricorsi fa capire ancora meglio che si è trattato di un intervento propagandistico per far parlare in maniera negativa delle misure contro il terrorismo. La nuova legge MPT dà la possibilità e le capacità di individuare gli effettivi potenziali terroristi, per scongiurare atti o attacchi terroristici. E questo solo dopo aver messo in campo già diversi strumenti previsti dall’attuale legislazione. Non dobbiamo poi pensare solo al terrorismo di matrice islamista, ma pure agli estremismi di destra e di sinistra, con questi ultimi nettamente maggioritari. Senza dimenticare gli ecoterroristi che proprio in Svizzera hanno sempre trovato terreno fertile”. 

Di recente a Morges e a Lugano si sono verificati due attacchi, su cui indaga la fedpol (responsabile in questo ambito, con le Polizie cantonali che collaborano). Ci fosse già stata questa legge i due atti terroristici non sarebbe stati compiuti? “Non avremo mai la controprova, ma si può sicuramente affermare che la legge MPT avrebbe offerto alle autorità maggiori possibilità per intervenire tempestivamente. Le misure previste permettono di controllare e seguire meglio le persone in questione, per esempio tramite l’obbligo di partecipare a colloqui pronunciato da fedpol. La donna che ha compiuto l’attacco alla Manor di Lugano era già conosciuta. Se la polizia avesse potuto obbligarla a partecipare a colloqui qualche allarme poteva sicuramente partire in anticipo”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi. 

«Siamo distanti da una società costruita sulla cultura del sospetto»

«Siamo distanti da una società costruita sulla cultura del sospetto»

Misure preventive di polizia: il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi replica alle critiche mosse da alcuni ex procuratori pubblici e difende la legge in votazione il 13 giugno: «Si tratta di avere la possibilità di individuare i potenziali terroristi per scongiurare attacchi».

Le misure preventive di polizia sono contestate a livello giudiziario anche da ex procuratori pubblici di tutta la Svizzera, che hanno dato seguito ad un ricorso partito proprio dal Ticino. Che cosa ne pensa il «ministro» della Giustizia?
«C’è assoluta libertà per ognuno di attivarsi a sostegno o contro un tema posto in votazione e le opinioni servono al dibattito democratico, cioè portano argomenti che arricchiscono anche chi la pensa in modo diverso. Sono scettico invece sulle modalità che alcuni (pochi) ex procuratori pubblici hanno voluto scegliere. Dopo aver sostenuto il loro punto di vista sulla “sostanza” del tema in votazione, forse perché poveri di argomenti sono andati a toccare la “forma”, imbarcandosi in ricorsi e cavilli. Mi sembra un’inutile coda di coloro che hanno terminato gli argomenti ».

Sostengono che chiunque potrebbe essere considerato un potenziale terrorista e quindi trattato come tale.
«Con il loro atteggiamento penso personalmente che inducano la gente a sottovalutare il rischio legato al terrorismo. Ma le cittadine e i cittadini sanno bene quanto questo pericolo sia presente nella nostra società. Non si tratta di creare allarmismi inutili. Non si tratta di considerare tutti potenziali terroristi. Si tratta di avere la possibilità e le capacità di individuare gli effettivi potenziali terroristi, per scongiurare atti o attacchi terroristici. E questo solo dopo aver messo in campo già diversi strumenti previsti dalla legge. Non dobbiamo poi pensare solo al terrorismo di matrice islamista, ma pure agli estremismi di destra e di sinistra, con questi ultimi nettamente maggioritari. Nel 2019 il Servizio delle attività informative della Confederazione è venuto a conoscenza di 29 eventi nell’ambito dell’estremismo violento di destra e di ben 207 eventi in quello dell’estremismo violento di sinistra. Senza dimenticare gli ecoterroristi che proprio in Svizzera hanno sempre trovato terreno fertile ».

La cultura del sospetto al posto della presunzione di innocenza?
«Chi conosce le nostre istituzioni liberali sa benissimo che siamo ben distanti da una società costruita sulla cultura del sospetto. Lo spirito che anima questa legge, voluta dal Consiglio federale e da una larga maggioranza delle Camere, è lungi dal costruire questo tipo di cultura. C’è più cultura del sospetto in chi dice apertamente di non fidarsi delle donne e degli uomini che lavorano in polizia».

Secondo lei questa legge è sufficientemente garantista? O forse troppo, come sostiene l’ex pp Jacques Ducry?
«Il nostro ordinamento giuridico è fortemente orientato al garantismo. La legge MPT è sufficientemente garantista, anche trattando un fenomeno come il terrorismo con il quale non ci si può permettere di confrontarsi con le armi spuntate».

Che garanzie può dare invece che non ci saranno abusi?
«Le misure dalla MPT non possono essere ordinate in modo arbitrario. Secondo la legge, gli indizi contro le persone devono essere concreti e attuali. Si tratta di un metodo applicato già da tempo e pertanto esiste un’ampia prassi giudiziaria in merito. Le autorità sono tenute obbligatoriamente a rispettare tale prassi quando ordinano una misura. Anche le misure preventive di polizia sono oggetto di una ricca giurisprudenza del Tribunale federale. Per esempio, in relazione al Concordato contro il tifo violento, il Tribunale federale ha deciso che il divieto di accedere a un’area determinata o l’obbligo di presentarsi non violano né la Costituzione né la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali».

Le polizie per prime difendono questa legge sulla base delle conoscenze dirette del fenomeno. In concreto, a livello cantonale significa che esistono già situazioni critiche per le quali ad oggi non si riesce a garantire la necessaria sorveglianza?
«Si presume che in Svizzera ci potrebbero essere alcune decine di casi all’anno, ma al momento è difficile dirlo. Sarà la prassi a mostrarlo. Sarà decisivo il modo in cui si evolverà la valutazione della minaccia rappresentata dal singolo individuo. Non parlo volutamente della situazione in Ticino, essendo la competenza della fedpol».

Ci può fare degli esempi concreti di che cosa si fa già adesso a livello cantonale contro la radicalizzazione?
«Dal 2018 il Consiglio di Stato ha creato una piattaforma cantonale di prevenzione della radicalizzazione alla quale ci si può rivolgere per segnalazioni anonime, gestite e analizzate da un gruppo di esperti. Inoltre vengono formati docenti e “attori chiave” sul riconoscimento precoce di segnali di radicalizzazione. Tra l’altro partirà proprio in autunno un modulo di formazione dedicato agli aspiranti agenti e a tutti gli agenti della Polizia cantonale, grazie al quale si intendono fornire gli strumenti per individuare questi segnali di radicalizzazione. Senza entrare nel dettaglio, la Polizia cantonale collabora con fedpol nel monitoraggio e nell’analisi di sospetti casi di radicalizzazione di matrice violenta ».

I fatti di Morges e Lugano avrebbero potuto essere sventati con questa legge? C’è chi ne dubita.
«Non avremo mai la prova del nove, ma si può sicuramente affermare che la legge MPT avrebbe offerto alle autorità maggiori possibilità per intervenire tempestivamente. Le misure previste permettono di controllare e seguire meglio le persone in questione, per esempio tramite l’obbligo di partecipare a colloqui pronunciato da fedpol».

Avverte sfiducia nella polizia da parte dei contrari?
«Vale forse la pena ricordare e sottolineare che in Svizzera la polizia è l’istituzione che gode del maggior gradimento tra la popolazione. Supera di gran lunga il potere politico e lo stesso potere giudiziario. Gli agenti sono quindi percepiti in maniera molto positiva. È quindi significativo che la gente comune si fidi degli agenti molto di più di quanto non facciano alcuni ex procuratori pubblici».

Intervista pubblicata nell’edizione di mercoledì 2 giugno 2021 del Corriere del Ticino

Cyber sicuro: webinar sull’impatto della nuova Legge federale sulla protezione dei dati nel mondo economico

Cyber sicuro: webinar sull’impatto della nuova Legge federale sulla protezione dei dati nel mondo economico

Comunicato stampa

In vista della futura entrata in vigore della nuova Legge federale sulla protezione dei dati (LPD), approvata il 25 settembre 2020 dal Parlamento svizzero, il Gruppo di lavoro strategico Cyber sicuro organizza quattro seminari in rete (webinar) per approfondire l’impatto che questa nuova legge avrà in quattro specifici settori: sanitario, economico, formazione ed amministrazioni pubbliche.
Il secondo dei quattro webinar, dedicato alle aziende e al mondo economico, avrà luogo giovedì 10 giugno dalle ore 15:00 alle ore 16:30. L’obiettivo è quello di permettere alle persone attive in questo specifico contesto professionale di accrescere la conoscenza di quegli aspetti che non potranno più essere trascurati in materia di gestione dei dati personali e della relativa sicurezza informatica.
Ulteriori informazioni nonché il formulario per le iscrizioni sono reperibili sul sito www.cybersicuro.ch.
Le date dei successivi webinar verranno comunicate a tempo debito.