La pandemia non ha rallentato il cantiere del Centro per i TIR

La pandemia non ha rallentato il cantiere del Centro per i TIR

Rispettati i tempi di realizzazione dell’opera da 250 milioni di franchi: sarà pronta a fine 2022 Il focus è ora sulla costruzione dei tre edifici per le attività – Intanto ecco il bando per gli interventi conclusivi

Non c’è pandemia che tenga, per fortuna, per il cantiere del Centro di controllo dei veicoli pesanti (CCVP) sul sedime dell’ex Monteforno a Giornico. Dopo la simbolica posa della prima pietra dello scorso 2 ottobre, i lavori proseguono spediti nel rispetto della tempistica. Ciò significa che la struttura, di cui si parla da oltre quindici anni, verrà inaugurata a fine 2022 dopo quattro anni di cantiere (le opere preliminari erano iniziate nel 2018) ed un investimento di 250 milioni di franchi. Prima della messa in esercizio vera e propria vi sarà una fase di test com’è prassi quando si ha a che fare con realizzazioni di una simile portata che comprendono pure un’importante parte tecnologica.

Una cinquantina di agenti
Dopo gli interventi fuori carreggiata degli scorsi mesi, come vengono definitiin gergo, che hanno riguardato le bretelle e i sottopassi nonché altre misure come il recupero dei materiali di scavo ed il risanamento dei terreni, adesso il focus è sulla costruzione dei tre edifici (per il triage e le pratiche amministrative, per il controllo approfondito e per il deposito/sequestro) dell’area di dosaggioe stoccaggio, una delle 13 che la Confederazione sta edificando. Il CCVP, ricordiamo, darà lavoro ad una cinquantina fra agenti della Polizia cantonale (che si occuperà della gestione del centro) ed assistenti e garantirà maggiore sicurezza per gli automobilisti in transito sull’A2. L’Area TIR sarà connessa direttamente all’autostrada grazie ad uno svincolo. Le autorità comunali nutrono la grande speranza di poter rilanciare l’intero comparto e favorire l’insediamento di nuove aziende più che mai indispensabili per lo sviluppo socioeconomico della bassa Leventina. Interessata, non va scordato, dal progetto di aggregazione fra Bodio, Giornico, Personico e Pollegio; la votazione consultiva è in agenda il 13 febbraio 2022.

Smantellamenti e sistemazioni
L’attenzione, tuttavia, è già rivolta a quando la struttura sarà realtà (o quasi). È infatti appena stato pubblicato il bando di concorso, da parte dell’Ufficio federale delle strade, per i cosiddetti smantellamenti e sistemazioni finali. Di cosa si tratta? Per farla breve sono gli interventi che verranno eseguiti parallelamente alla messa in esercizio del CCVP (o poco prima) e negli anni seguenti. La durata del contratto d’appalto va dal febbraio 2022 a fine 2026. Il mansionario comprende, ad esempio, la gestione delle superfici verdi e la lotta alle neofite invasive (circa 100.000 metri quadrati); i movimenti di terra e le sistemazioni morfologiche; la fornitura di terre e la ricostruzione di fondi agricoli; la piantagione di alberi e arbusti per complessivi 15.000 esemplari.
Le offerte vanno presentate entro il 21 settembre prossimo. È ammesso il consorzio, così come il ricorso a subappaltatori però al massimo per il 50% delle prestazioni.

 

Prospettive

Un ampio comparto che cerca il rilancio
Polo di sviluppo economico
Il comparto che prende il nome dell’ex Monteforno (la storica acciaieria chiusa nel 1994) si sta delineando. L’area è un Polo di sviluppo economico del Piano direttore cantonale. Come riferivamo lo scorso 15 giugno, il rilancio procede su due binari paralleli. Il primo è quello gestionale-economico; l’altro è quello legato agli aspetti pianificatori. Si sognano nuovi insediamenti, ma prima occorre stabilire la governance.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 30 luglio 2021 del Corriere del Ticino

 

“Sono contrario al certificato generalizzato”

“Sono contrario al certificato generalizzato”

Francia e Italia hanno scelto il Green Pass come strumento anche per bar, ristoranti e altre attività. Gobbi: “Il Governo ne discuterà quando sarà necessario”

“L’estensione del Green Pass in Ticino non è al momento un tema all’ordine del giorno del Consiglio di Stato”. È quanto ha riferito Norman Gobbi ai microfoni di Radio3i, all’indomani delle dichiarazioni del presidente dei direttori cantonali della sanità Lukas Engelberger, che dalle colonne del SontagsBlick ha ipotizzato un più ampio utilizzo del certificato Covid anche in Svizzera.

“Contrario a un uso generalizzato del Green Pass”
“Tutte le misure devono essere proporzionate e condivisibili dalla maggior parte della popolazione. Vediamo come in paesi come la Francia, ma anche l’Italia, non c’è una grande esultanza per una misura generalizzata del Green Pass per accedere a tutti i luoghi pubblici”, spiega Gobbi. Il punto di vista interno è stato riportato dai direttori della sanità pubblica, in particolar modo dal suo presidente Engelberger. “In questo caso devono essere consolidate le posizioni all’interno dei governi cantonali proprio perché ci sono più punti di vista e sensibilità. Come sottolineato da alcuni, gli esercenti non sono dei poliziotti. Personalmente, sono contrario a una generalizzazione del Green Pass”, aggiunge.

Il tema non è in agenda
Il tema del Certificato Covid generalizzato non è attualmente nell’agenda del Consiglio di Stato. “Il Governo ne discuterà quando sarà necessario prendere posizione su eventuali proposte. Quello che sarà in consultazione è la quarta fase di allentamento, pianificata dal Consiglio federale”, ha sottolineato Gobbi.

L’invito di Merlani a farsi vaccinare
Il Medico cantonale in una lettera datata 23 luglio è tornato a sollecitare gli operatori nelle strutture sanitarie a farsi vaccinare. Ma in generale, anche la campagna di vaccinazione in Ticino è rallentata. Secondo Gobbi – però – “non è possibile che passi un obbligo generalizzato al vaccino”. La popolazione, dunque, “deve essere convinta a farsi vaccinare”. “È vero che ci sono settori maggiormente esposti, come quello sanitario ma anche in questi casi gli inviti a farsi vaccinare, come con l’influenza stagionale, non sempre raggiungono i gradi di copertura che ci si potrebbe immaginare”, conclude.

Da www.ticinonews.ch

In acqua e in montagna, sempre vigili!

In acqua e in montagna, sempre vigili!

Norman Gobbi: “i recenti fatti di cronaca devono farci riflettere”

A poco più di un mese dalla conferenza stampa di lancio delle campagne di prevenzione “Acque sicure” e “Montagne sicure” del Dipartimento delle istituzioni, abbiamo voluto sentire il parere del Consigliere di Stato Norman Gobbi per un primo parziale bilancio. “La stagione estiva è iniziata, ma non come avremmo sperato: sono già stati constatati degli annegamenti e un infortunio mortale in montagna. Soprattutto mi preme sottolineare come i decessi in acqua siano avvenuti in contesti differenti che vanno dal lago al fiume, fino alla piscina. Circostanze diverse, che devono indurre tutti i bagnanti che frequentano i nostri magnifici spazi a non sottovalutare le insidie quando decidono di trascorrere momenti di relax o praticare attività sportive a contatto con l’acqua. In caso contrario, lo svago potrebbe trasformarsi velocemente in dramma”.

Le campagne di prevenzione aiutano a sensibilizzare la popolazione residente e pure il numero crescente di turisti confederati e provenienti dall’estero che scelgono di trascorrere le vacanze in Ticino. Come si spiegano allora gli incidenti? “Tutti devono mantenere alta l’attenzione perché il rischio è sempre in agguato. Proprio per questo, negli ultimi anni è stato deciso di svolgere una maggiore attività sul terreno e di segnalare con cartelli le zone più pericolose. Quest’estate, nell’ambito ad esempio dell’attività di prevenzione in montagna, in numerose capanne, nelle immediate vicinanze dei principali impianti di risalita e durante eventi di forte richiamo quali “trail” e “vertical” (corse su sentieri e corse in salita sempre in montagna), le persone sono invitate a partecipare a un sondaggio che consentirà di valutare le loro conoscenze legate alla montagna: i dati raccolti serviranno per individuare le principali lacune e predisporre le misure più urgenti”. Un altro elemento aggiuntivo per essere certi di raggiungere il maggior numero di destinatari possibili è quello ad esempio di promuovere la campagna di sensibilizzazione “Acque sicure” nelle varie lingue nazionali e in inglese e di diffonderla anche lungo le vie di accesso o sui canali informativi d’oltre Gottardo.

Un impegno non indifferente quello sul territorio cantonale e che, ci pare di capire, presuppone delle collaborazioni: “i partner dei due progetti, rappresentati nelle Commissioni consultive del Consiglio di Stato (unitamente ai servizi della Lacuale e del Gruppo ricerche e costatazioni della Polizia cantonale che hanno un ruolo essenzialmente operativo in questo ambito), con il loro impegno e le loro competenze settoriali agevolano – spesso su base volontaria – l’attività di sensibilizzazione. È però chiaro che al primo posto c’è sempre il comportamento e il senso di responsabilità delle singole persone che non devono sopravvalutare le proprie capacità e sottostimare i possibili rischi. Già questo approccio, se ampiamente condiviso, permetterà un deciso passo avanti nel contenere e, si spera, nel ridurre il numero di infortuni e di incidenti mortali. Tutti assieme possiamo quindi contribuire a salvare delle vite con la giusta dose di buon senso: un cambiamento senza dubbio auspicato e apprezzato da un Dipartimento che deve garantire la sicurezza dei propri cittadini”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Custodia di polizia, indagini preventive: ok del Tf alla legge ticinese

Custodia di polizia, indagini preventive: ok del Tf alla legge ticinese

Mon Repos respinge il ricorso contro la revisione voluta dal Consiglio di Stato e approvata dal parlamento nel 2018: le nuove disposizioni non ledono la Costituzione

La nuova Legge cantonale sulla polizia supera lo scoglio del Tribunale federale. I giudici di Mon Repos hanno respinto il ricorso contro la revisione della normativa che permette la cosiddetta custodia di polizia (durata massima 24 ore), che disciplina trattenimento e consegna di minorenni e che regolamenta le indagini, anche ‘mascherate’, preventive, per impedire la commissione di reati. Revisione alla quale Losanna ha dato dunque luce verde con sentenza, una quarantina di pagine, datata 6 luglio e intimata ieri alle parti.Il ricorso era stato inoltrato nel marzo 2019 dai giuristi Martino Colombo e Filippo Contarini: chiedevano l’annullamento di quasi tutte le disposizioni proposte dal Consiglio di Stato e approvate nella seduta del 10 dicembre 2018 dalla maggioranza del parlamento (quarantotto i deputati favorevoli, dodici quelli contrari e quattro astensioni) dopo qualche ritocco al progetto governativo.
I due giuristi lamentavano la violazione di diritti fondamentali. Spiegava Colombo alla ‘Regione’ pochi giorni dopo l’invio delle contestazioni al Tf: “Il nostro ricorso non è contro la polizia, ma contro una legge che riteniamo conferisca un eccessivo e ingiustificato margine di manovra alle forze dell’ordine. E gli abusi, derivanti da norme generiche e non chiare come in questo caso, sono dietro l’angolo. Il ricorso è quindi a tutela dei diritti fondamentali del cittadino”. Il Tribunale federale non ha però accolto le tesi dei ricorrenti, mentre ha sottoscritto quelle formulate dal Consiglio di Stato nelle osservazioni al ricorso.

L’articolo 7c ‘non lede il diritto federale e la Costituzione’
Buona parte delle contestazioni di Contarini e Colombo aveva per oggetto l’articolo 7c, la norma più delicata e controversa della rivista legge, secondo cui la Polizia cantonale può porre “provvisoriamente sotto custodia”, ma al massimo per 24 ore, “persone che mettono in pericolo se stesse o che possono rappresentare un pericolo per la sicurezza di terzi; persone che, per il loro comportamento, perturbano la sicurezza e l’ordine pubblico in modo grave ed imminente; persone al fine di garantire l’esecuzione di una decisione di consegna, di traduzione forzata, di allontanamento, di respingimento o di espulsione, ordinata dall’autorità competente”. Contro la misura della custodia di polizia “è dato ricorso (non ha effetto sospensivo, ndr.) al giudice dei provvedimenti coercitivi entro trenta giorni dalla messa in custodia”. Come si ricorda nella sentenza, i ricorrenti consideravano, fra l’altro, troppo vago il concetto di perturbamento della sicurezza e dell’ordine pubblico, con conseguente possibile applicazione della norma in più situazioni: feste rumorose, schiamazzi dopo una bevuta fra amici… Ribattono i giudici federali: “Adducendo, manifestamente a torto, che ‘qualsiasi’ imminente perturbamento della sicurezza e dell’ordine pubblico potrebbe condurre a una custodia di polizia, i ricorrenti misconoscono che esso dev’essere anche ‘grave’, ciò che non si verifica per gli esempi da loro indicati”. Rigettando questa e altre censure sollevate dai ricorrenti, il Tf giunge alla conclusione che l’articolo 7c “non lede il diritto federale e la Costituzione”, come neppure la Cedu, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E in uno degli ultimi punti della sentenza Losanna ribadisce che nell’applicazione della custodia di polizia, le forze dell’ordine dovranno “attenersi alle spiegazioni fornite dal Consiglio di Stato, nel senso che anche per questa fattispecie il pericolo dev’essere grave e imminente”.

‘Se del caso prima della scadenza delle 24 ore’
Nel mirino del ricorso era anche la disposizione e su ‘Trattenuta e consegna di minorenni”. Si tratta dell’articolo 7d, in base al quale “la Polizia cantonale, se disposto dall’ufficiale, può trattenere minorenni per procedere al più presto, di regola entro 24 ore, alla loro riconsegna a chi ne detiene la custodia o all’autorità di protezione dei minori competente”. Scopo della norma, annota Non Repos, “è, implicitamente, la tutela e la protezione del minorenne”. Nel rapporto parlamentare di maggioranza “si precisa infatti, rettamente, che i minorenni dovrebbero presentare uno stato psicofisico tale, a causa per esempio di un eccesso di consumo di alcol o di droghe, da non essere più in grado di badare a se stessi. Tenuto conto dei loro notori e particolari bisogni di protezione, scopo di un’eventuale trattenuta è in sostanza la tutela della loro incolumità e del loro sviluppo. Ora, questi intenti sono esplicitati all’articolo 11 della Costituzione (federale, ndr.) e nella Convenzione sui diritti del fanciullo conclusa il 20 novembre 1989 ed entrata in vigore per la Svizzera il 26 marzo 1997”. Un intervento della polizia, prosegue il Tf, “potrebbe quindi aver luogo, considerando in particolare l’età e la maturità del minorenne, solo nel suo interesse, per preservarlo da un pericolo, che chiaramente dev’essere imminente”. Sottolinea Losanna: “È palese che, come per la custodia di polizia, la trattenuta dev’essere annullata qualora non sia più proporzionale, quindi se del caso già prima della scadenza del termine di 24 ore, in particolare quando il pericolo per il minorenne sia diminuito o scomparso”.

La soddisfazione di Gobbi: occorrono strumenti investigativi idonei
Soddisfatto ovviamente del verdetto di Losanna il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. «La sentenza del Tribunale federale – osserva il consigliere di Stato interpellato stamane dalla ‘Regione’ – conferma il buon lavoro svolto dal Dipartimento nell’elaborazione del testo di legge e la validità degli affinamenti garantisti introdotti dal Gran Consiglio. Riguardo sia alla custodia di polizia sia alle indagini preventive avevamo sempre detto che le relative norme erano ispirate dalle leggi di altri cantoni, che avevamo vagliato, ritenendole solide. La lunga e articolata sentenza del Tribunale federale è la dimostrazione che la materia è importante e complessa. Occorre comunque dotare la Polizia cantonale di strumenti investigativi idonei, volti anche a prevenire la commissione di delitti e crimini. Del resto l’attività inquirente deve confrontarsi anche con organizzazioni criminali tecnologicamente agguerrite».

Da www.laregione.ch

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Legge di polizia, ok da Mon Repos

Respinto il ricorso di due giuristi contro la norma votata nel dicembre 2018 dal Gran Consiglio ticinese

Il Tribunale federale, con una sentenza del 6 luglio intimata giovedì alle parti, ha respinto il ricorso inoltrato nel marzo 2019 dai giuristi Martino Colombo e Filippo Contarini contro la nuova legge cantonale di polizia ticinese, approvata nel dicembre del 2018 dal Gran Consiglio. Lo anticipa laRegione. Ad essere contestato, in particolare, era l’articolo che permette alle forze dell’ordine di tenere provvisoriamente sotto custodia (al massimo per 24 ore)  persone che rappresentano un pericolo per sé stesse o per gli altri, che perturbano la sicurezza e l’ordine pubblico in modo grave ed imminente o persone per le quali bisogna eseguire una decisione di consegna, di traduzione forzata, di allontanamento, di respingimento o di espulsione.
In particolare il secondo concetto era ritenuto dai ricorrenti troppo vago e suscettibile di permettere abusi. I giudici di Mon Repos sono di avviso contrario: la norma, a loro avviso, non lede né il diritto federale né la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
L’altro aspetto criticato era quello relativo alla “trattenuta e consegna di minorenni”. La Corte di Losanna ritiene che lo scopo è implicitamente quello della protezione dei minorenni stessi e che sia palese che la custodia debba concludersi prima delle 24 ore se non più proporzionale.
La nuova legge introduce anche un nuovo strumento investigativo, la possibilità cioè di condurre inchieste anche mascherate, senza il nulla osta preventivo del Ministero pubblico.
I nuovi provvedimenti potranno essere messi in pratica da subito, ha precisato il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi: la legge era già tecnicamente in vigore, ma gli articoli contestati non venivano applicati visto il ricorso pendente. È previsto di emanare direttive specifiche all’indirizzo degli agenti.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Legge-di-polizia-ok-da-Mon-Repos-14285631.html

Da www.rsi.ch/news

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Più strumenti per la Polizia

Il Tribunale federale ha respinto il ricorso presentato da due cittadini contro la modifica della Legge cantonale sulla polizia Gli agenti ora potranno svolgere inchieste preventive senza il coinvolgimento di un magistrato – Gobbi: «La sentenza premia le istituzioni»

«La Polizia cantonale ora potrà disporre degli strumenti necessari per svolgere indagini preventive e per meglio tutelare la salute e l’integrità delle persone». C’è soddisfazione nelle parole del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi dopo la decisione del Tribunale federale (TF) di respingere il ricorso (interposto da due cittadini) contro la modifica della Legge cantonale sulla polizia, approvata dal Parlamento cantonale nel dicembre del 2018. «La sentenza del TF premia il lavoro preparatorio del Dipartimento istituzioni, così come il dibattito parlamentare che ha permesso di aggiungere qualche tutela in più laddove era necessario intervenire». Nello stesso tempo, prosegue Gobbi, «in maniera anche piuttosto diretta e secca, la sentenza ha bacchettato i ricorrenti per aver sollevato temi pretestuosi e privi di fondamento».

Un ricorso che di fatto ha bloccato per oltre due anni e mezzo l’applicazione della revisione normativa. «In questo lasso di tempo avremmo potuto attuare alcune di queste modifiche che sono state pensate per meglio tutelare la persona, penso ad esempio alle nuove norme sulla custodia di polizia». Per le norme relative alle indagini preventive, invece, continua Gobbi, «avremmo potuto allenare una pratica che oggi ci vede in ritardo. Ora si tratta di recuperare il terreno perso».

La genesi
I nuovi articoli di Legge, ricordiamo, sono stati al centro di un’ampia fase di consultazione che ha coinvolto il Ministero pubblico, il Magistrato dei minorenni, il Consiglio della magistratura, la Divisione della giustizia, l’Associazione dei giudici di pace, la Pretura penale e l’Incaricato cantonale per la protezione dei dati. Il 10 dicembre del 2018 il Parlamento approvò la modifica con 48 voti favorevoli, 12 contrari e 4 astenuti. Contro la decisione del Gran Consiglio, due cittadini presentarono ricorso al Tribunale federale chiedendo di annullare le nuove norme. «Il ricorso – si legge nella sentenza del Tribunale federale è incentrato in larga misura sulla pretesa indeterminatezza e astrattezza dei comportamenti che potrebbero rientrare nel campo di applicazione delle citate norme, le quali non rispetterebbero sufficientemente le esigenze poste dal principio di legalità».

Maggiore efficacia
Tra le norme contestate dal ricorso (respinto in data 6 luglio 2021) vanno ricordate quelle relative alle indagini preventive. Il ricorso metteva in dubbio la legittimità data all’autorità di Polizia di poter avviare – in ottica preventiva – inchieste senza il coinvolgimento di un magistrato. «Analogamente a quanto accade in altri Cantoni, con il nuovo articolo di legge anche la Polizia ticinese ora potrà disporre di strumenti d’inchiesta preventiva: osservazione, indagine in incognito, inchiesta mascherata e sorveglianza discreta». Le nuove norme, spiega ancora Gobbi, sono state elaborate nel rispetto del quadro legale attuale e secondo le indicazioni della Conferenza dei Direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia. «Questi articoli di legge permetteranno agli agenti di agire con maggiore efficacia prima dell’apertura di un procedimento penale. Ad esempio nell’ambito della lotta al traffico di stupefacenti e a reati come la pedofilia su Internet. Il TF ha confermato la legittimità della misura che sostanzialmente riprende quanto già fatto in altri cantoni tenendo conto per altro della giurisprudenza federale».

Custodia temporanea
La Polizia cantonale potrà decidere la privazione della libertà temporanea nei confronti di persone che rappresentano un grave e imminente pericolo perl’integrità fisica o psichica propria o di altre persone; ad esempio, un individuoaggressivo e in preda all’alcol o a sostanze psicoattive. «Come accade in altri Cantoni, la misura potrà avere una durata massima di 24 ore», continua il Gobbi. Le modifiche relative all’istituto della custodia di polizia, in virtù delle quali sarà permesso trattenere temporaneamente una persona, qualora le circostanze lo dovessero esigere, rispettivamente la trattenuta di minorenni per il tempo necessario alla loro riconsegna a chi ne detiene la custodia o all’autorità di protezione dei minori, permetteranno alla Polizia cantonale di svolgere il compito di tutela della cittadinanza fondandosi su chiare disposizioni di legge. «Questa custodia, sottolinea Gobbi, non è una misura di carattere penale, ma è volta a prevenire atti magari anche più gravi di quanto fatto fino a quel momento». Con questo ulteriore tassello, conclude Gobbi, il DI ha creato le basi «per una migliore tutela della sicurezza del nostro Cantone».

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 24 luglio 2021del Corriere del Ticino

 

Vaccino a Giubiasco: ora si scelgono data e ora

Vaccino a Giubiasco: ora si scelgono data e ora

Sul sito del Cantone da oggi è possibile notificare eventuali effetti collaterali della vaccinazione. A Lugano chiudono le iscrizioni a fine luglio

L’accesso alla vaccinazione si fa ancora più semplice: da subito, al centro cantonale di Giubiasco è possibile scegliere data e ora dell’appuntamento. Le iscrizioni per il centro cantonale di Lugano verranno invece chiuse a fine luglio: chi desidera approfittare del centro del Sottoceneri è invitato quindi ad annunciarsi sul sito www.ti.ch/vaccinazione.

Più semplice e immediata
La nuova soluzione informatica che consente di scegliere data e ora del primo appuntamento, sulla base della disponibilità di vaccini al centro cantonale di Giubiasco, permette di rendere più semplice e immediata la vaccinazione per i cittadini che ancora non si sono annunciati. La data del secondo appuntamento sarà concordata direttamente al centro di vaccinazione, durante la prima iniezione. La campagna, lo ricordiamo, è aperta a tutta la popolazione con 12 anni o più e proprio oggi è stata superata la soglia delle 200 mila persone che hanno ricevuto almeno una dose di vaccino. La scelta dell’appuntamento fra quelli disponibili nel calendario è un’opzione attivata a livello nazionale dal fornitore dello specifico programma informatico.

Si potranno segnalare effetti collaterali
Il Canton Ticino è il primo cantone a poterne approfittare e l’opzione è da subito disponibile per il centro cantonale di Giubiasco sulla piattaforma di registrazione al sito. Per quanto concerne il centro cantonale di Lugano, si conferma che le iscrizioni saranno chiuse entro la fine del mese di luglio. Chi ancora desidera approfittare della possibilità di vaccinarsi al Padiglione Conza è quindi invitato ad annunciarsi. Inoltre, sul sito citato è pure stata aggiunta una pagina tramite la quale è possibile notificare eventuali effetti collaterali della vaccinazione: sono disponibili i formulari e i contatti telefonici dei servizi competenti.

Legge cantonale sulla polizia: il Tribunale federale respinge il ricorso

Legge cantonale sulla polizia: il Tribunale federale respinge il ricorso

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto con soddisfazione della sentenza con la quale il Tribunale federale ha respinto un ricorso presentato contro la modifica della Legge cantonale sulla polizia, decisa il 10 dicembre 2018 dal Gran Consiglio. L’Alta corte ha così confermato la legittimità delle misure introdotte con la modifica normativa.

La sentenza del 6 luglio 2021 concerne il ricorso presentato il 7 marzo 2019 contro la modifica di legge, approvata dal Gran Consiglio, che ha introdotto le norme indispensabili per dotare la Polizia cantonale degli strumenti necessari a svolgere indagini preventive e meglio tutelare la salute e l’integrità delle persone.

Le norme relative alle indagini preventive, già in vigore in diversi altri Cantoni, forniscono le basi legali che permetteranno di disporre di strumenti d’inchiesta che consentono di prevenire ed impedire la commissione di crimini e delitti, evitando così di dover agire solo in maniera reattiva.  

Le modifiche relative all’istituto della custodia di polizia, in virtù del quale sarà permesso trattenere temporaneamente una persona, qualora le circostanze lo dovessero esigere, rispettivamente la trattenuta di minorenni per il tempo necessario alla loro riconsegna a chi ne detiene la custodia o all’autorità di protezione dei minori, permetteranno alla Polizia cantonale di svolgere il compito di tutela della cittadinanza fondandosi su chiare disposizioni di legge.

Con questo ulteriore tassello, il Dipartimento delle istituzioni ha creato le basi per una migliore tutela della sicurezza del nostro Cantone e, nel contempo, si rallegra del chiaro esito del ricorso, integralmente respinto.

 

Temperature in Sella

Temperature in Sella

I 50 ciclisti hanno percorso 90 km arrivando a destinazione attorno alle 16.
Domani il gruppo si recherà a Martigny.

I 50 ciclisti che partecipano al progetto climatico-sportivo ‘Temperature in sella’ oggi, 21 luglio, hanno effettuato una vera e propria tappa di montagna che da Airolo li ha portati a Visp nel Canton Vallese. Prima della partenza, il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi ha fatto visita ai partecipanti, augurando loro un buon viaggio in direzione della destinazione finale di La Brévine, nel canton Neuchâtel. La giornata è stata impegnativa visto il dislivello percorso dai 1’200 metri di Airolo ai 2’478 metri del passo della Novena. In ogni caso, grazie alla forza di volontà tutti e 50 i partecipanti hanno raggiunto la vetta della Nufenen entro mezzogiorno. Un gruppo che è assai eterogeneo con partecipanti appena maggiorenni fino ai più anziani che superano i 75 anni. Lasciata la Svizzera italiana con una giornata soleggiata e una temperatura gradevole anche in quota la delegazione ha raggiunto Ulrichen per una breve pausa. Nel pomeriggio il gruppo si è poi diretto in direzione di Visp raggiungendo la fine della seconda tappa di 90 km attorno alle 16. Domani è prevista la terza tappa, una giornata che da Visp porterà i partecipanti a Martigny, sempre nel canton Vallese.
Ricordiamo che nell’ambito del progetto ‘Temperature in sella’ 50 ciclisti della Svizzera italiana e del Giura neocastellano sono partiti dal Comune più caldo della Svizzera (Grono) per raggiungere la Siberia della Svizzera (La Brévine). Sono previste cinque tappe per un totale di circa 400 km.

Da www.laregione.ch

Metti un freno ai furti di biciclette

Metti un freno ai furti di biciclette

Comunicato stampa

La Polizia cantonale torna a porre l’accento su quelli che sono i principali accorgimenti per evitare che la propria e-bike o bicicletta siano oggetto di furto. La campagna si articolerà anche attraverso una serie di iniziative che nelle prossime settimane vedranno gli agenti impegnati nelle nostre valli per fornire alla popolazione locale e ai turisti consigli puntuali e flyer di prevenzione.

Le cifre parlano chiaro: in Ticino oltre l’80% dei furti di veicoli riguarda delle biciclette e a far gola ai ladri sono sempre di più quelle elettriche o di alta gamma. Se da un lato infatti le statistiche degli ultimi anni indicano una diminuzione dei furti di quelle tradizionali (dagli 818 casi registrati nel 2017 si è passati ai 406 del 2020), dall’altro le e-bike scomparse hanno registrato una vera e propria impennata. Dati alla mano, se quattro anni fa il rapporto era di un furto di bicicletta elettrica ogni dieci furti di velocipedi, l’anno scorso si è attestato a circa uno su quattro per un totale di oltre un centinaio di e-bike sottratte. Una tendenza frutto del successo crescente di questo genere di mezzi che ancora una volta dimostra l’importanza di ribadire le raccomandazioni per non finire tra le vittime dei ladri di biciclette. A tal fine, a partire da metà agosto e per tutto il mese di settembre, la Polizia cantonale ha previsto un’azione mirata dove verranno forniti consigli puntuali e distribuiti flyer di prevenzione.
Di seguito quelli che sono i principali accorgimenti per evitare sgradite sorprese:

– Assicurate ogni volta la vostra bicicletta con un meccanismo di chiusura di qualità, incatenandola inoltre a una rastrelliera o a una costruzione fissa.
– Se possibile, lasciatela in un luogo sorvegliato o in un locale che può essere chiuso a chiave.
– Rimuovete (o fissate) qualsiasi accessorio costoso.
– Quando comprate un lucchetto per bicicletta cercate la qualità e non (solo) il prezzo. Prendete in considerazione anche le nuove possibilità tecniche come la localizzazione GPS.
– Se parcheggiate la bicicletta nei locali o nel cortile, assicuratevi che i cancelli del giardino e gli ingressi di casa siano ben chiusi per rendere difficile l’accesso ai ladri.
– Annotate il numero di telaio, la marca e il colore (conservando una fotografia della bicicletta).
– Potete anche marcare e decorare la vostra “due ruote”: una bicicletta personalizzata è meno attraente per i criminali ed è anche più facile da ritrovare.
– Conservate la fattura originale per poterla consegnare, in caso di furto, alla polizia.

In caso di furto è importante notificarlo prima possibile alla polizia. Per formalizzare la denuncia è necessario compilare l’apposito formulario, disponibile anche online al seguente link 
https://www4.ti.ch/di/pol/sportello/denunce-online/denunce-online/, stampandolo e presentandolo con gli allegati richiesti in un posto di polizia.
Ulteriori informazioni sul sito della Prevenzione svizzera della Criminalità: https://www.skppsc.ch/it/temi/furto/.