Presentata l’organizzazione dei preparativi della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina in programma il 4-5 luglio

Presentata l’organizzazione dei preparativi della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina in programma il 4-5 luglio

Gobbi: “Sarà il nostro contributo per la pace e la ricostruzione”
Poi è toccato al Consigliere di Stato Norman Gobbi: “Sarà occasione per il Ticino e Lugano per avere grande visibilità a livello internazionale. C’è da parte nostra un grande orgoglio. La sfida per noi sarà questa: tutto dovrà funzionare al meglio. Accogliere questa conferenza sarà il nostro piccolo contributo per la pace e la ricostruzione dell’Ucraina”.
 
Gobbi: “I costi principali saranno quelli sulla sicurezza”
“I costi principali per il Ticino – ha aggiunto Norman Gobbi – saranno quelli sulla sicurezza. Per la Conferenza sull’Ucraina, ma anche per i cittadini di Lugano nel loro vivere quotidiano. Ed in questo senso ringrazio anche il sindaco di Lugano Michele Foletti.” “La Conferenza – ha proseguito – sarà anche un’opportunità per le aziende locali per stringere partnership in vista della ricostruzione”.
 
Cocchi: “Sulla sicurezza abbiamo fatto un grande lavoro, siamo tranquilli”
In seguito la parola è passata a Matteo Cocchi, comandante della polizia ticinese. “Siamo un insieme: autorità, forze di polizia, esercito ed i vari partner. E tutti assieme permetteremo tutto il dispositivo di sicurezza. Finora è stato fatto un grande lavoro. E la collaborazione tra tutti i partner è stata ottima. E dunque siamo tranquilli”. “Stiamo anche lavorando – ha proseguito – perché il nostro dispositivo non crei troppi disagi alla popolazione e alle attività commerciali della città di Lugano”.
Ci saranno zone rosse (Parco Ciani e zone limitrofe al Palazzo dei Congressi) solo per chi è accreditato. E ci saranno zone blu dove ci sarà una forte presenza della polizia, ma dove si potrà transitare liberamente. Nel golfo di Lugano sarà attuato un divieto di navigazione nel raggio di 300 metri.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Cassis-A-Lugano-un-nuovo-piano-Marshall-15420211.html

Da www.rsi.ch/news

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https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15423145

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 20 giugno 2022 de Il Quotidiano

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Conferenza sull’Ucraina: ecco cosa è previsto a Lugano

Le autorità hanno indetto una conferenza stampa da Bellinzona – Cassis: «Il processo di ricostruzione parte ora dal Ticino, una sorta di nuovo piano Marshall» – Gobbi: «Il nostro contributo verso la pace» – Cocchi: «Limitiamo i disagi alla popolazione luganese»
Mancano due settimane esatte all’Ukraine Recovery Conference (URC2022) – Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina -, in programma a Lugano il 4 e il 5 luglio. Alcuni nomi di presenze «illustri» sono già stati fatti (uno su tutti quello della presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen), ma il dubbio è ancora sul presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ciò che è certo è che la Conferenza si terrà in una Lugano blindata: viste le tensioni internazionali, il Consiglio federale ha deciso che rifonderà al Ticino buona parte (80%) delle spese per la sicurezza, mettendo a disposizione fino a 1600 soldati a titolo sussidiario e garantendo la sicurezza dello spazio aereo. E la viabilità di Lugano cambierà.  
Oggi il presidente della Confederazione Ignazio Cassis ha incontrato il Consiglio di Stato ticinese, a Bellinzona, nell’ambito del regolare dialogo politico. Al centro delle discussioni c’è proprio la Ukraine Recovery Conference. Al fine di illustrare lo stato dei lavori preparatori, a due settimane dall’inizio della URC2022, il DFAE e le autorità cantonali hanno organizzato una conferenza stampa.

La diretta
«Oggi a quasi quattro mesi dall’inizio del conflitto siamo qui per spiegare perché a inizio luglio a Lugano si terrà la UCR2022 – ha dichiarato Ignazio Cassis -. La guerra è in corso ma ci sarà anche il momento della ricostruzione. Vogliamo mettere allo stesso tavolo Paesi e organizzazioni coinvolte. Una sorta di nuovo piano Marshall. Che stavolta sarà pianificato a Lugano. Per definire quando, cosa e chi ma soprattutto come vogliamo preparare questo piano. La via della ricostruzione passa da un processo politico e diplomatico di ampio respiro. Questo processo la Svizzera e l’Ucraina vogliono iniziarlo ora a Lugano». 
Il presidente della Confederazione – che si è rivolto oggi a tutti i media della Svizzera nelle lingue nazionali, da Bellinzona – ha ricordato che la Conferenza era già prevista prima dello scoppio della guerra. Ma «annullarla ora avrebbe mandato un messaggio sbagliato». In aprile la Svizzera con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha deciso di mantenere il programma. «La popolazione svizzera è stata toccata da questa situazione e ha dimostrato la sua solidarietà, soprattutto il Ticino. È chiaro che tutto ciò comporta delle responsabilità».

Sicurezza adattata, ma “nulla di eccezionale”
La sicurezza è stata organizzata e adattata. Il Consiglio federale ha approvato l’arrivo di 1600 militari e le restrizioni nello spazio aereo. Un «dispositivo usuale» della sicurezza, quello «classico» previsto in questi questi casi, «niente di eccezionale». «Abbiamo l’ambizione di contribuire alla sicurezza dell’Europa e del mondo, dobbiamo provarci». A Lugano è previsto anche un programma culturale legato all’Ucraina (con musica ed esposizioni), «malgrado la guerra». Perché – ha chiarito Cassis – «la cultura ci ricorda chi siamo e da dove veniamo». 

Gobbi: “il nostro contributo verso la pace”
Ha quindi preso la parola Norman Gobbi, consigliere di Stato a capo del Dipartimento delle istituzioni (DI): «Da parte nostra c’è orgoglio perché il Ticino accoglie un simile evento di caratura internazionale. Ma dobbiamo garantire che tutto funzioni al meglio. Accogliere l’URC2022 è il nostro piccolo contributo verso la pace». I costi principali riguardano la sicurezza e l’organizzazione per garantire il normale svolgimento delle attività da parte della popolazione. «Ed in questo senso ringrazio anche il sindaco di Lugano Michele Foletti».
 
Un “calcio d’inizio” per pensare (in anticipo) alla ricostruzione
Simon Pidoux, ambasciatore speciale responsabile della URC2022, ha quindi spiegato che la Conferenza era stata organizzata in tutt’altro modo, «ma poi è scoppiata la guerra». «Non è la prosecuzione delle altre edizioni, ma qualcosa di nuovo, un calcio d’inizio. Lugano fornirà il quadro, la bussola per iniziare un percorso di ricostruzione, che proseguirà insieme alle riforme». L’organizzazione è quindi stata completamente stravolta. «Riflettere sul “come” si ricostruirà l’Ucraina è importante ora più che mai. L’Ucraina ha capito che è il momento e l’occasione per fare un passo avanti e trasformarsi».
 
Matteo Cocchi: “Sicurezza, ma limitando i disagi alla popolazione”
«È un compito che la polizia cantonale ha ricevuto alla fine dello scorso anno e per cui ci siamo preparati da tanto tempo. La situazione in Ucraina è nel frattempo cambiata e la sicurezza e il suo dispositivo sono cambiati – ha dal canto suo dichiarato Matteo Cocchi, comandante della Polizia del Cantone Ticino -. Non è solo la polizia cantonale a operare, ma tutta una squadra di autorità, forze di polizia, esercito e partner che renderanno possibile la sicurezza. Perché da soli non ce la facciamo ed è importante lavorare all’unisono. Dunque siamo tranquilli. Siamo alla ricerca di un dispositivo che non crei troppi problemi alla cittadinanza di Lugano. Ma è chiaro che siamo alla ricerca del miglior modo possibile per garantire la sicurezza, limitando i disagi alla popolazione». Il dispositivo avrà delle zone rosse in cui sarà vietato l’ingresso a chi non è accreditato alla sicurezza. Mentre nelle zone blu ci sarà una presenza maggiore di forze di polizia e saranno possibili dei controlli. Nel golfo di Lugano sarà attuato un divieto di navigazione nel raggio di 300 metri. «Vogliamo tenere il cerchio di sicurezza più limitato possibile». La zona rossa è il Parco Ciani e la zona limitrofa a Palazzo dei Congressi, quindi non toccherà dei commerci. «Al di fuori non è stata ordinata nessuna chiusura e i commercianti sono già stati informati». Il dispositivo di sicurezza sarà attivo dalle 12 di domenica 3 luglio alle 6 di mercoledì 6 luglio (tempo necessario per il «ristabilimento»).La comunicazione è un aspetto molto importante per le autorità. Ecco perché, oltre al sito Internet, è stata attivata anche una helpline telefonica per informare la popolazione locale, anche su eventuali chiusure e sulla viabilità, attiva dalle 6 alle 22 dal 28 giugno al 5 luglio. I cittadini di Lugano saranno informati dalle autorità comunali. Informazioni saranno diffuse anche tramite Twitter e Alertswiss. «Ringrazio tutti per saper collaborare e voler collaborare, per aver scelto il Ticino e per aver dato fiducia alle autorità cantonali. Le basi per un buon successo della Conferenza ci sono».https://www.cdt.ch/news/ticino/conferenza-sullucraina-ecco-cosa-e-previsto-a-lugano-il-4-e-il-5-luglio-286058
Da www.cdt.ch

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Conferenza per l’Ucraina, ‘meno disagi possibili per Lugano’
Il punto a due settimane dall’inizio della Ukraine Recovery Conference del 4-5 luglio. Il Parco Ciani e Palazzo dei Congressi saranno zona rossa
Il Dfae e le autorità cantonali hanno organizzato una conferenza stampa per illustrare lo stato dei lavori preparatori, a due settimane dall’inizio della Ukraine Recovery Conference, prevista il 4-5 luglio a Lugano.
Nell’intervento iniziale il presidente della Confederazione e responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) Ignazio Cassis ha ricordato la grande tradizione umanitaria della Svizzera nel cui solco si inserisce la conferenza di Lugano, e sottolineato come il Ticino stia dando grande prova sotto questo punto di vista, accogliendo un numero di profughi ucraini superiore a quello prefissato. Per Cassis, l’organizzazione della URC2022 è il “contributo svizzero” alla stabilità in Europa e nel mondo. I metodi e i principi della ricostruzione saranno definiti durante i due giorni della conferenza, ha aggiunto il consigliere federale ticinese. Dal canto suo il consigliere di Stato Norman Gobbi ha sottolineato come l’URC2022 sarà l’occasione per il Ticino di dare prova di grande capacità di organizzazione anche di importanti eventi internazionali.
Simon Pidoux, ambasciatore speciale responsabile della URC2022 ha sottolineato come la Conferenza non sarà una quinta edizione di quelle svolte in precedenza, ma qualcosa di nuovo data l’evoluzione della situazione internazionale. Dal canto suo, Térence Billeter, ambasciatore, Capo Task Force URC2022, ha presentato in dettaglio il programma organizzativo della Conferenza, sottolineando anche l’ampio spazio dedicato agli eventi culturali nella parte finale della giornata di lunedì.
Dal punto di vista della sicurezza, il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi sottolinea che l’obiettivo è limitare il più possibile i disagi alla popolazione pur mantenendo un alto livello di sicurezza. Saranno previste zone rosse, nelle quali non sarà possibile l’ingresso per chi non è accreditato alla conferenza, corrispondenti al Parco Ciani e all’area limitrofa al Palazzo dei Congressi, e zone blu adiacenti al Palazzo dei Congressi e al Parco Ciani nelle quali non vi saranno limitazioni al movimento ma sarà messo in atto un maggior livello di sicurezza e potrebbero essere svolti dei controlli nei confronti dei turisti. Limitata anche la navigazione a 200 metri di fronte al Parco Ciani. Sarà attiva anche una help-line al numero 0848 14 95 95, attiva da martedì 28.6 a martedì 5.7 dalle 6 alle 22. Nessuna chiusura è stata ordinata per le attività commerciali.
Dal punto di vista dei costi, il presidente della Confederazione, rispondendo a una domanda, ha precisato che si parla di “alcuni milioni di franchi” ma che la cifra dipenderà da dettagli ancora da definire, ad esempio la composizione delle delegazioni e di conseguenza l’entità del dispositivo di sicurezza.

Da www.laregione.ch

‘Reagire non basta, ora essere proattivi’

Così il presidente della Stu Rigozzi all’assemblea con presente il capo dell’esercito Süssli. Tra guerra in Ucraina, minacce, formazione e budget per la difesa.

Il conflitto in Ucraina e l’accelerazione imposta alle dinamiche della sicurezza, certo. Ma non solo. È stato ricco il menu dell’Assemblea della Società ticinese degli ufficiali (Stu) che, dopo il periodo pandemico, si è trovata nuovamente in presenza al Centro Ffs di Pollegio. Un menu ricco perché se da un lato il presente geopolitico preoccupa e non poco, dall’altro si avverte il bisogno di farsi trovare pronti ed efficienti nel futuro, soprattutto considerato il quadro instabile e le diverse minacce. Preparandosi per tempo. Proprio da quanto sta accadendo in Ucraina prende le mosse il tenente colonnello Smg Manuel Rigozzi (riconfermato per acclamazione presidente della Stu per il prossimo triennio) per rimarcare che «parliamo di guerra, di conflitti armati ancora convenzionali, di crisi umanitaria, parliamo di scarsità delle risorse energetiche, delle risorse alimentari e de facto del fallimento di tutte le politiche globaliste e della logistica ‘just in time’, all’ultimo minuto». Insomma, «stiamo ridando peso e valore a concetti come l’indipendenza di tutte le risorse e del nostro Paese sul piano della propria sicurezza». Il tutto, va da sé, non si costruisce dall’oggi al domani. Per questo Rigozzi affonda: «Ci stiamo rendendo conto che il nostro Paese negli ultimi anni ha dedicato alla difesa solo lo 0,7% del proprio Prodotto interno lordo contro l’1,6% del 1990? Paesi altamente sociali e civilizzati come la Svezia e la Finlandia, neutrali come noi, investono rispettivamente l’1,3% e il 2% del loro Pil». Il discorso è uno, e diretto: l’esercito deve avere i mezzi per svolgere appieno le proprie mansioni. «Dobbiamo essere realisti, le fiabe sono solo racconti di fantasia. Mi auguro che ora, con l’aggiunta di 2 miliardi al budget per la sicurezza, sia finalmente possibile permettere al Dipartimento della difesa e alle alte cariche militari di poter lavorare in modo costruttivo per il bene non tanto del nostro esercito, bensì della nostra sicurezza nazionale».
La guerra in Ucraina dimostra che «la preparazione e l’approvvigionamento di mezzi e sistemi non sono fatti istantanei, richiedono molto tempo: non sprechiamolo». La preoccupazione del presidente della Stu è che «troppe volte il nostro Paese, e non parlo di Difesa, reagisce al posto di muoversi in modo proattivo. Anche il 1° settembre 1939 il nostro esercito non sarebbe stato pronto a un’ipotetica invasione lampo da parte della Germania. Solo dal 1941-1942 la Svizzera avrebbe potuto opporsi con determinazione a un eventuale attacco, siamo stati fortunatamente graziati dalla storia. Non provochiamola però – ammonisce il tenente colonnello Smg Rigozzi –. La fortuna non è inesauribile, non ripetiamo lo stesso sbaglio». Dopo aver ribadito l’importanza dell’italianità nell’esercito, Rigozzi si è concentrato sul futuro prossimo della Stu. Partendo da un assunto: «La carriera di ufficiale sprona ogni singolo individuo a superare costantemente i propri limiti psicofisici, insegna la difficile arte della conduzione delle persone, rinvigorisce il carattere e, non da ultimo, crea esperienze e una rete di conoscenze che difficilmente possono essere ritrovate altrove: bisogna concentrarsi su una rinnovata formazione dei giovani ufficiali».

‘Molto lavoro da fare’
L’esercito svizzero, ha sottolineato il Capo dell’esercito comandante di corpo Thomas Süssli nel suo intervento, «ha bisogno di rinnovare una parte importante del proprio equipaggiamento, che sta diventando obsoleto. Fondamentale è la copertura dello spazio aereo con l’acquisto dei nuovi F-35, ma occorre anche adeguare la difesa antiaerea, i sistemi elettronici, le strutture per la cyberdifesa e altro ancora». La realtà oggi è che in termini di capacità di difesa «in diversi settori possiamo garantire dei livelli minimi, che vanno assolutamente innalzati. Ma bisogna mettere mano anche all’organizzazione, con una riflessione sugli effettivi, sulla logistica, sulle riserve». La crisi ucraina, ha detto ancora il Capo dell’esercito, «ci ha fatto bruscamente presente quanto siamo dipendenti dalle importazioni, quanto sia importante pensare per tempo a quel che ci serve, che ‘l’oggi per domani’ non esiste più». A fargli eco, il vicepresidente della Società svizzera degli ufficiali colonnello Mattia Annovazzi: «Alla classe politica si chiede una guida determinata e responsabile. Il che significa gestire le crisi con risolutezza. Ma anche affrontare i problemi del sistema mettendo mano con convinzione alle necessarie riforme come il fermare l’erosione degli effettivi, sviluppare un ‘servizio per la sicurezza’ nei suoi vari rami».
In apertura di giornata ha portato il suo saluto il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi che ha sottolineato in particolare l’importanza della cooperazione fra civile e militare, ma anche fra Paesi vicini. Un esempio è l’esercizio “Odescalchi”, svoltosi in questi giorni a cavallo del confine italo-svizzero.
Ad affrontare invece il côté associativo della Stu è stato il colonnello Smg Marco Netzer, presidente dell’Associazione per la Rivista militare svizzera di lingua italiana: «Negli ultimi anni la nostra rivista ha avuto un costante miglioramento qualitativo e quantitativo – ha osservato Netzer –, siamo passati da circa 1’100 a 2’400 abbonati». Una rivista che però non è l’unica occasione di collaborazione con la Stu: «Un altro sforzo importante sono le nostre conferenze annuali pubbliche, con relatori di spicco e tanti temi di assoluta attualità trattati». La prossima sarà il 18 ottobre 2022.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 20 giugno 2022 de La Regione