Norman Gobbi nuovo presidente della commissione nazionale del diritto penale della CDDGP

Norman Gobbi nuovo presidente della commissione nazionale del diritto penale della CDDGP

Comunicato stampa

Si è svolta ieri, giovedì 8 settembre, ad Airolo la riunione extra muros della commissione del diritto penale della Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali di giustizia e polizia (CDDGP). Nell’ambito dei lavori il Consigliere di Stato Norman Gobbi è stato nominato nuovo presidente.

La CDDGP coordina la cooperazione tra i Cantoni e la Confederazione nei settori della polizia, della giustizia, delle carceri e della migrazione a livello politico.
Al suo interno la CDDGP è composta da commissioni permanenti. Quella principale è la commissione del diritto penale, di cui Gobbi ieri è diventato presidente, accanto alla nuova vice presidente, Stephanie Eymann, consigliera di Stato di Basilea Città.
Nella commissione sono rappresentati il Ministero pubblico della Confederazione, la Polizia Federale (FedPol), l’Ufficio federale di giustizia, gli organi inquirenti cantonali (in commissione siede anche il Procuratore generale ticinese Andrea Pagani) e i rappresentanti cantonali della CDDGP.
La commissione del diritto penale è responsabile del coordinamento intercantonale di progetti legislativi e altri progetti nel campo del diritto penale e del diritto processuale penale. Tra i temi che vengono trattati in questi mesi figurano per esempio l’implementazione della revisione del codice di procedura penale e la revisione legislativa sui reati contro l’integrità sessuale in discussione alle Camere federali. 

Alla scoperta dei nomadi Jenisch

Alla scoperta dei nomadi Jenisch

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 8 settembre 2022 de Il Quotidiano

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Vita da nomade in Svizzera: ‘Viaggiare ce l’abbiamo nel sangue’
Fino a domenica in zona Seghezzone a Giubiasco possibilità per la popolazione di scoprire cultura e tradizioni delle comunità jenisch, sinti e manouches.
Norman Gobbi e Mario Branda ribadiscono l’impegno del Cantone e della Città di Bellinzona per individuare una soluzione duratura e più confacente all’area di sosta provvisoria per nomadi, dal 2012 a disposizione in zona Seghezzone a Giubiasco ma solamente da marzo a ottobre. Lo hanno fatto ieri in occasione dal lancio dell’evento di porte aperte – in programma fino a domenica 11 settembre – voluto per dare la possibilità alla popolazione ticinese di conoscere la cultura della comunità svizzera jenisch, sinti e manouches, che generalmente è presente a Giubiasco con una dozzina di roulotte.
 
Tra i 2mila e 3mila itineranti
Secondo i dati dell’Ufficio federale della cultura (Ufc), nel nostro Paese vivono circa 30mila persone di questa origine. Tra i 2mila e i 3mila conducono una vita itinerante: trascorrono l’inverno in un’area di sosta, mentre dalla primavera all’autunno sono in viaggio con le proprie roulotte e si fermano in aree di passaggio per fare visita ai clienti. Nonostante solo una piccola minoranza abbia ancora l’abitudine di spostarsi, il nomadismo continua a rappresentare un elemento fondamentale dell’identità culturale jenisch e sinti. «La libertà e il viaggiare è qualcosa di profondo, che abbiamo nel sangue», dice Eva Moser, jenisch svizzera cresciuta in Ticino dove ha frequentato la prima elementare a Gorduno. «Fin da bambina con la mia famiglia ci spostavamo e vivevamo una vita nomade. A scuola mi davano i compiti che riportavo al docente ogni due settimane». Da oltre trent’anni Eva ha lasciato il Ticino e oggi vive nell’area di sosta permanente nei pressi di Coira, fino a qualche anno fa insieme al marito che svolgeva varie attività di artigianato, in particolare si dedicava al processo di trattare la superficie di padelle, casseruole o altri oggetti in rame per la cottura. «Tanti alberghi erano suoi clienti. Da quando lui non c’è più sono fissa nei Grigioni dove vivo insieme ad altre sette famiglie. Un contesto di grande solidarietà, in cui ci si aiuta l’uno con l’altro». Eva Moser mette l’accento sull’occasione data dall’evento a Giubiasco (tutto il programma sul sito web del Dipartimento delle istituzioni) per incentivare una soluzione stabile e confacente, e quindi un’area permanente aperta tutto l’anno dotata anche di elettricità e servizi igienici (oggi al Seghezzone c’è solo l’allacciamento all’acqua corrente). «Ma in questi giorni ci sarà anche l’opportunità per rendersi conto che è per noi è importante che la popolazione sappia distinguere i vari popoli nomadi, con razionalità, tradizioni e cultura differenti. Spesso c’è infatti la tendenza a generalizzare quando magari succedono episodi spiacevoli o qualcuno si comporta male». Rispetto al passato, l’offerta di aree di sosta e di passaggio è diminuita in misura notevole. Ciò vale per la maggioranza delle regioni, e in particolare per la Svizzera occidentale, orientale e meridionale. E per queste comunità trovare spazi dove potersi fermare è sempre più difficile. «Ancora oggi ci sono tanti giovani che portano avanti questa tradizione e non credo dunque che in futuro scomparirà l’abitudine di viaggiare della comunità jenisch. È tuttavia fondamentale che ci siano zone apposite per permetterlo, e quindi per quanto riguarda il Ticino mi rallegro di fronte alle rassicurazioni fornite oggi dal sindaco Branda e dal consigliere Gobbi».
 
Arrotini, ombrellai e venditori ambulanti
La maggior parte di jenisch e sinti svizzeri non sedentari trascorre l’inverno in un’area di sosta all’interno di roulotte, chalet in legno o container. Le famiglie sono registrate presso i rispettivi Comuni e i figli frequentano le scuole locali. Perlopiù attivi come lavoratori indipendenti, esercitano spesso mestieri tradizionali: arrotini, ombrellai, cestai, braccianti, baracconisti, venditori ambulanti, artisti). Svolgono parallelamente varie attività artigianali. Durante i mesi estivi, si spostano in piccoli gruppi sul territorio nazionale fermandosi per una o due settimane nelle aree di passaggio da dove raggiungono i propri clienti. In questo periodo, i bambini si fanno inviare i materiali didattici dalla propria scuola e spediscono ai loro insegnanti i compiti da correggere. «L’attività lavorativa è un fattore principale che da sempre detta lo spostamento di queste comunità, storicamente abituate a svolgere professioni itineranti – spiega Rosalita Giorgetti-Marzorati dell’Ufficio federale della cultura (Ufc) –. Spostamento che fa tuttavia parte della loro cultura in maniera più profonda, tra tradizione e necessità». Giorgetti-Marzorati ricorda che queste comunità di nomadi svizzere sono riconosciute dalla Confederazione come una minoranza nazionale e che quindi vengono sostenute per consentirle di vivere in modo consono alla loro cultura. «Sono già stato a Giubiasco nelle scorse estati visto che ho alcuni clienti in Ticino – ci dice un ospite dell’area, di professione arrotino –. Sono nato a Stans da una famiglia jenisch, e fin da bambino ho viaggiato in giro per la Svizzera insieme a genitori e fratelli. Per la nostra comunità è importante mantenere un’area di sosta in Ticino dopo la chiusura nel 2012 di quella del Monte Ceneri. Durante l’anno partecipo a fiere e mercati dell’artigianato e riesco a guadagnare abbastanza per vivere. Anche se ammetto che non è facile lavorare in proprio, senza farsi pubblicità».
Nel garantire il sostegno della Città (che con l’aggregazione ha mantenuto l’impegno assunto a suo tempo dal Comune di Giubiasco) al fine di giungere a una soluzione definitiva, il sindaco Mario Branda – sottolineando come in questi anni non vi siano stati problemi dovuti alla presenza dei nomadi a Giubiasco – ha espresso l’auspicio che l’evento possa permettere alla cittadinanza di avvicinarsi e scoprire questa realtà e sfatare pregiudizi mal riposti. Dello stesso avviso il consigliere di Stato nonché direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, il quale ha evidenziato l’ottima collaborazione in questi anni tra il Cantone, la Fondazione ‘Un futuro per i nomadi svizzeri’ e l’Associazione jenisch, sinti e manouches svizzeri. Le opzioni per un area permanente sono attualmente due: consolidare quella al Seghezzone – dove però il Cantone sta valutando se costruzione due nuove scuole – oppure un terreno lungo l’A2 di proprietà dell’Ufficio federale delle strade.
 
Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 9 settembre 2022 de La Regione
Per le scienze forensi un Ufficio ad hoc

Per le scienze forensi un Ufficio ad hoc

Sede a Bellinzona, operativo dal 1°ottobre. Il pg Pagani: in Ticino dai due ai quattro suicidi al mese, dato preoccupante e su cui riflettere.

«Oggi in Ticino ci sono fra i due e i quattro suicidi al mese. In un cantone di circa 350mila abitanti questo dato deve preoccuparci e interrogarci, non solo come autorità inquirenti, ma anche e soprattutto come cittadini». Parole pronunciate dal procuratore generale Andrea Pagani intervenendo ieri mattina all’incontro con la stampa indetto dal Dipartimento istituzioni sull’imminente apertura (1° ottobre) a Bellinzona dell’Ufficio delle scienze forensi, chiamato a collaborare in particolare con il Ministero pubblico. Per sopralluoghi, autopsie, esami, consulenze… Un Ufficio delle scienze forensi quale primo passo verso la realizzazione di «un Istituto di medicina legale del Canton Ticino», ha evidenziato il direttore del Dipartimento Norman Gobbi, segnalando che «approfondimenti sono in corso con l’Università della Svizzera italiana».

‘Liberare la salma oppure ordinare accertamenti’
Purtroppo, ha aggiunto il procuratore generale, rispondendo a una domanda della ‘Regione’, «sembrerebbe esserci quest’anno una tendenza all’aumento dei casi» di persone che si tolgono la vita. «Come autorità e cittadini – ha ribadito Pagani – dovremmo chiederci come stia la società» in questo difficile, complesso periodo storico. Tema delicato, quello dei suicidi, eppure drammaticamente d’attualità in Ticino, e non solo in Ticino. «Informato di un caso di suicidio, il procuratore pubblico – ha spiegato il pg – decide se, come si dice in gergo, liberare la salma o se ordinare degli accertamenti perché si sospetta l’intervento di terzi, perché si sospetta che dietro a quella morte ci sia la mano di qualcuno o di qualcuna». L’età di chi decide di porre fine alla propria esistenza? «Un po’ tutte, vi è infatti anche qualche anziano».

Organico e compiti
Se si sospetta l’intervento di terzi, il magistrato inquirente dispone dunque ulteriori accertamenti. E fra questi figurano le autopsie. Gli esami autoptici in generale rientreranno nel novero di attività dell’Ufficio delle scienze forensi, che si appresta a entrare in funzione. E che rappresenterà un ulteriore sviluppo nel campo delle prestazioni di medicina forense a favore della giustizia. Nella capitale del Cantone la sede del nuovo servizio, in uno stabile amministrativo. Formalmente istituito dal Consiglio di Stato con decreto pubblicato la scorsa settimana, l’Ufficio ha in organico tre specialisti. A dirigerlo sarà la dottoressa Rosa Maria Martinez, la quale, indica il Dipartimento istituzioni, “vanta una solida esperienza in qualità di medico legale maturata all’Istituto di medicina legale dell’Università di Zurigo”. Sarà affiancata da altri due medici legali: la dottoressa Luisa Andrello, che “da anni collabora con le autorità di perseguimento penale cantonali” e il dottor Matteo Moretti, il quale “ha avviato la propria collaborazione con il Canton Ticino all’inizio di quest’anno”. Reperibilità ventiquattro ore su ventiquattro, 365 giorni all’anno. Reperibilità continua “per consulti di medicina forense e per gli interventi diretti” – segnatamente “quelli urgenti (sul luogo di ritrovamento di cadaveri o di reati contro la vita oppure l’integrità della persona)” – e “programmati” (autopsie, esami ecc.). Un’attività, quella delle autopsie, “in marcato aumento”. Tant’è che il loro numero, rileva il Dipartimento, “è passato dalle 46 effettuate nel 2015 alle 110 svolte nel 2021”. Continueranno a essere eseguite a Locarno, all’Istituto cantonale di patologia. «Come Ministero pubblico – ha ancora ricordato il pg Pagani – ordiniamo un’autopsia quando abbiamo il sospetto che non si tratti di morte naturale».
L’Ufficio delle scienze forensi, ha illustrato Frida Andreotti, responsabile della Divisione giustizia in seno al Dipartimento istituzioni, «raggrupperà i periti ufficiali ai sensi del Codice di procedura penale, tra cui quelli che già oggi operano su mandato del Ministero pubblico». È stato quindi confermato “il supporto dei medici, specializzati in ispezioni legali, tramite la Federazione cantonale ticinese servizi autoambulanze, e di medici in formazione specialistica dall’Università di Pavia”. La gestione, unicamente amministrativa, dell’Ufficio è stata attribuita alla Divisione.

‘Un ruolo fondamentale’
La medicina forense, ha sottolineato il procuratore generale, svolge «un ruolo fondamentale a beneficio degli inquirenti e dei giudici per il raggiungimento della cosiddetta verità materiale». Le conoscenze medico legali, annota a sua volta il Dipartimento, “supportano la magistratura nel fornire risposte oggettive per accertare i fatti, raccogliere elementi probatori e verificare l’attendibilità della situazione dal punto di vista medico”. E puntualizza: l’istituzione dell’Ufficio delle scienze forensi “non comporta nuovi oneri finanziari a carico dello Stato”.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 9 settembre 2022 de La Regione

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Medicina legale, un nuovo ufficio indipendente
Garantirà le prestazioni di scienze forensi, come le autopsie, fino a oggi assicurate su mandato

Dal 1. ottobre prossimo anche il Ticino avrà il «suo» ufficio cantonale interamente dedicato alle scienze forensi. Concretamente, il nuovo Ufficio delle scienze forensi garantirà (tramite i medici legali che vi operano) le prestazioni di medicina forense fino a oggi assicurate su mandato, in particolare in favore del Ministero pubblico. Una misura decisa dal Consiglio di Stato per consolidare e meglio organizzare una struttura già presente, a beneficio della Giustizia e senza comportare nuovi oneri finanziari a carico dello Stato.
Con la creazione del nuovo Ufficio, ha spiegato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi in conferenza stampa, si vuole quindi «consolidare la risposta dello Stato nell’ambito della medicina forense», e questo anche alla luce della «tendenza generale all’aumento della violenza ». Già, perché cifre alla mano, le autopsie in questi anni sono passate da 46 nel 2015 a 110 nel 2021.
Si tratta dunque di « un rafforzamento in favore della Giustizia», poiché «le conoscenze medico legali supportano la Magistratura penale nel fornire delle risposte oggettive per accertare i fatti, raccogliere elementi probatori e verificare l’attendibilità della situazione, dal punto di vista medico», ha poi aggiunto il consigliere di Stato.
Il nuovo Ufficio, ha poi sottolineato la direttrice della Divisione della Giustizia Frida Andreotti, sarà un «organo autonomo, che assicura le prestazioni richieste in favore delle autorità giudiziarie, attribuito amministrativamente al DI », ma allo stesso tempo completamente indipendente dall’Esecutivo.
Dal canto suo, il procuratore generale Andrea Pagani ha tenuto a evidenziare che «la creazione di questo Ufficio non è uno sfizio del Dipartimento o del Ministero pubblico, bensì una necessità in base a quanto prescritto dal Codice di procedura penale federale ». « Il ruolo dell’Ufficio – ha proseguito Pagani – non è solo importante, ma fondamentale: tutto ciò a beneficio degli inquirenti (il Ministero pubblico e la Polizia), ma pure dei giudici e dei tribunali poi chiamati a decidere sulla colpevolezza o meno di una persona ». Con l’obiettivo, ovviamente, «di essere il più vicini possibile al raggiungimento della verità materiale » in un processo.

Tre professionisti
L’Ufficio avrà sede a Bellinzona nello stabile ex archivio cantonale e sarà diretto dalla dottoressa Rosa Maria Martinez, che vanta una solida esperienza in qualità di medico legale maturata all’Istituto di medicina legale dell’Università di Zurigo. Si avvarrà inoltre della collaborazione di due medici legali: della dottoressa Luisa Andrello, che da anni collabora con le autorità cantonali, e del dottor Matteo Moretti. Tra le prestazioni garantite dall’Ufficio figurano ( 24 ore su 24, 365 giorni all’anno) gli interventi diretti e i consulti di medicina forense, in particolare quelli di natura urgente (sopralluoghi sul luogo di ritrovamento di cadaveri o di reati contro la vita o l’integrità della persona) e di natura programmata (come le autopsie).

Va infine detto, come ribadito più volte durante la conferenza stampa, che la creazione dell’Ufficio costituisce un primo tassello nella riorganizzazione del settore della medicina legale, per il quale è in corso un progetto che vorrebbe concretizzare un Istituto di medicina legale del Canton Ticino, nel merito del quale il Consiglio di Stato ha incaricato il DI di proseguire con i relativi approfondimenti a livello universitario.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 9 settembre 2022 del Corriere del Ticino

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A Bellinzona aprirà l’Ufficio di scienze forensi
Il settore della medicina legale in Ticino si riorganizza. Il 1° ottobre, presso l’Amministrazione cantonale, aprirà a Bellinzona l’Ufficio di scienze forensi, lo ha decretato il Consiglio di Stato. L’organo, che sarà autonomo e indipendente, garantirà al Ministero pubblico reperibilità continua, 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
L’Ufficio sarà diretto dalla Dottoressa Rosa Maria Martinez, che ha maturato una solida esperienza in qualità di Medico legale presso l’Istituto di medicina legale dell’Università di Zurigo e si avvarrà della collaborazione di due Medici legali: la Dottoressa Luisa Andrello, che da anni collabora con le preposte Autorità di perseguimento penali cantonali, e il Dottor Matteo Moretti, che ha avviato la propria collaborazione all’inizio del 2022.
La creazione dell’Ufficio delle scienze forensi, che non comporta nuovi oneri finanziari a carico dello Stato, s’inserisce nella riorganizzazione generale del settore della medicina legale del Canton Ticino tuttora in corso. La misura, decisa dal Consiglio di Stato d’intesa con il Procuratore generale del Ministero pubblico, è volta a consolidare l’organizzazione del servizio di medicina forense e assicurare gli interventi di natura urgente (sopralluoghi sul luogo di ritrovamento di cadaveri o di reati contro la vita o l’integrità della persona) e di natura programmata (autopsie, ecc.).

Da www.tio.ch

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“Un passo per raggiungere la verità”
Il procuratore generale Andrea Pagani spiega l’importanza del nuovo Ufficio di scienze forensi nell’ambito delle inchieste

“Un passo in avanti, non per condannare una persona, ma per raggiungere la verità”. Il progresso, di cui parla il procuratore generale Andrea Pagani, è la nascita dell’Ufficio delle scienze forensi, che è stato presentato giovedì a Bellinzona, presente il consigliere di Stato Norman Gobbi.
A testimoniare l’importanza sempre maggiore dei medici legali nelle inchieste di polizia sono, tra gli altri aspetti, i numeri delle autopsie in Ticino che nel 2021 sono state 110, quasi una ogni tre giorni, contro le sole 46 nel 2015. Finora il Cantone attribuiva ad alcuni medici dei mandati permanenti.
Dal 1. ottobre la gestione del settore passerà sotto questo nuovo organo, indipendente ed autonomo, che avrà sede nello stabile dell’ex Archivio cantonale. A dirigerlo è stata chiamata la Dr. Med Rosa Maria Martinez, che così si presenta ai microfoni della RSI: “Ho lavorato per 13 anni all’Istituto di Medicina legale dell’Università di Zurigo come medico legale superiore e in particolare come responsabile del reparto di medicina legale clinica”.
Prima dei mandati ad hoc degli ultimi due anni, ci si appoggiava sul professor Osculati, che era il responsabile incaricato. Da quando è venuto a mancare, ci si è trovati in difficoltà, come spiega Frida Andreotti, direttrice della Divisione della Giustizia: “Siamo stati posti a confronto con la difficoltà nel reperire medici legali. Abbiamo così intrapreso dei mandati ad hoc, ma era difficile garantire la reperibilità puntuale e completa”.
Un problema che non dovrebbe sussistere con l’Ufficio delle scienze forensi che garantirà una copertura 24 ore su 24, per gli interventi diretti, in particolare quelli di natura urgente (sopralluoghi sul luogo di ritrovamento di cadaveri o di reati contro la vita o l’integrità della persona). Ad affiancare la direttrice, come collaboratori, ci saranno la dottoressa Luisa Andrello e il dottor Matteo Moretti.
L’Ufficio delle scienze forensi, si diceva, è sempre più parte integrante del lavoro degli inquirenti: “Quando non c’è la confessione del potenziale autore – sottolinea ancora Andrea Pagani –, tocca alla pubblica accusa portare dei fatti incontrovertibili. Riusciamo a farlo nella maniera più precisa possibile, se siamo aiutati in campi che sfuggono alla nostra competenza. Quale è appunto la medicina attraverso delle figure di spessore”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Un-passo-per-raggiungere-la-verit%C3%A0-15613726.html

Da www.rsi.ch/news