Filippini: ‘La polizia unica non è mai stato un tema per noi’

Filippini: ‘La polizia unica non è mai stato un tema per noi’

Il coordinatore del gruppo designato dal governo: ‘Il focus sui compiti, per una loro chiara ripartizione fra Cantonale e polcom. Rapporto per fine anno’

«Se fosse per me entrerei subito nel merito della questione, già nella seduta di domani (oggi, ndr), dicendo sì o no alla presenza in Ticino di un solo corpo di polizia. Mi sembra però di capire che il resto della commissione, o una parte di essa, prima di esprimersi voglia conoscere i risultati del lavoro svolto dal gruppo ‘Polizia ticinese’ designato a suo tempo dal Consiglio di Stato. E allora aspettiamo», afferma Giorgio Galusero. L’esponente liberale radicale nelle scorse settimane ha stilato e trasmesso ai colleghi della commissione granconsiliare ‘Giustizia e diritti’, da lui presieduta, una bozza di rapporto sull’iniziativa parlamentare di Raoul Ghisletta, un progetto di rapporto favorevole alla proposta del deputato socialista: sì a una polizia unica, una polizia cantonale. Ma, stando a Galusero, il dossier è in standby. Sul documento redatto dal granconsigliere del Plr la discussione «non è ancora cominciata». Certo, il dossier è politicamente delicato e poi siamo già in campagna elettorale in vista del rinnovo dei poteri cantonali (aprile 2023). Ma si è anche in attesa di un altro rapporto, quello appunto del gruppo denominato ‘Polizia ticinese’: costituito nel dicembre del 2016 dal Consiglio di Stato, è diretto dal segretario generale del Dipartimento istituzioni Luca Filippini. Fanno parte del gruppo, oltre a Filippini, il comandante della polizia comunale di Lugano Roberto Torrente, il presidente dell’Associazione delle polcomunali Orio Galli, i municipali titolari dei dicasteri sicurezza Samuel Maffi (Mendrisio) e Daniele Franzoni (Lamone), il sindaco di Novazzano Sergio Bernasconi, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, il responsabile della Gendarmeria Marco Zambetti e il capo, in seno al Dipartimento, della Sezione enti locali Marzio Della Santa. Nella squadra c’era anche il maggiore della Cantonale Luca Bieri, ora in pensione.

Luca Filippini, a che punto siamo?
In dirittura d’arrivo. Il nostro obiettivo è di consegnare il rapporto a breve, entro la fine di questo mese, al direttore del Dipartimento Norman Gobbi e all’Act, l’Associazione dei comuni ticinesi. Mi permetta tuttavia di precisare, anzi, di ribadire un aspetto.

Prego.
Quello della polizia unica non è, e non lo è mai stato, un tema al centro delle riflessioni del gruppo ‘Polizia ticinese’. Di questo argomento non ci occupiamo. Il mandato conferitoci è di vedere come ottimizzare l’attività di polizia sul nostro territorio, partendo dalla situazione vigente, quindi dall’esistenza in Ticino di una Polizia cantonale e di corpi di polizia comunale. Dalla nostra analisi e dalle nostre proposte la politica potrà, questo sì, ricavare elementi, spero utili, per decidere se optare per lo status quo, per la polizia unica o per una diversa ripartizione, fissata per legge, dei compiti fra la Cantonale e le comunali.

Ottimizzare come?
Il focus del gruppo che coordino è sui compiti di polizia in generale. Si tratta quindi di stabilire quali debbano essere eseguiti in maniera uniforme su tutto il territorio ticinese e quali debbano essere svolti tenendo conto delle esigenze locali. In altre parole, si tratta di decidere quali mansioni assegnare alla Polizia cantonale e quali alle polizie comunali. Questo per evitare anche doppioni. Insomma per garantire un efficace apparato di sicurezza, a beneficio dei cittadini, è necessario stabilire – in modo preciso e chiaro – chi fa cosa. Per ottimizzare l’attività di polizia, compreso il lavoro di prossimità, occorre dunque passare da una migliore ripartizione dei compiti. Aggiungo, anche in materia di controlli della velocità, tema tornato di attualità.

Quanto ai compiti di polizia giudiziaria?
Quella investigativa deve continuare ovviamente a essere un’attività della Polizia cantonale. Vi è però una casistica, e mi riferisco in particolare ai reati contro l’onore, che sono a querela di parte, della quale potrebbero occuparsi le polizie comunali, su delega della Cantonale. Per esempio quando una lite fra vicini sfocia in diffamazioni o insulti. Ad ogni modo l’interlocutrice del Ministero pubblico resterà sempre, e unicamente, la Polizia cantonale.
Come indicato da Filippini, il rapporto del gruppo ‘Polizia ticinese’ è in dirittura di arrivo.

Da www.laregione.ch

Veicoli pesanti: inaugurato il nuovo Centro di controllo

Veicoli pesanti: inaugurato il nuovo Centro di controllo

“La certezza di aver contribuito a offrire qualcosa di utile alla cittadinanza”

Un mese e mezzo fa in questo spazio del Mattino della Domenica avevo ricordato l’imminente apertura del Centro di controllo per veicoli pesanti (CCVP) a Giornico. Venerdì si è svolta la cerimonia d’inaugurazione dell’infrastruttura, realizzata dall’Ufficio federale delle strade (USTRA) con un investimento di 250 milioni di franchi. Il Canton Ticino ha partecipato in minima misura ai costi (5 milioni di franchi), ma trarrà grandi benefici, sia in termini di sicurezza sulle nostre strade, sia in termini di indotto economico, grazie alla creazione di una cinquantina di posti di lavoro e alla costruzione del nuovo svincolo autostradale che potrà dare alla Bassa Leventina nuovi stimoli per il suo sviluppo. Il Centro si colloca su un terreno di 170mila metri quadrati che un tempo accoglieva la Monteforno. Assieme ai lavori per la realizzazione del secondo tunnel autostradale del San Gottardo, il CCVP diventa a tutti gli effetti punto nodale per la sicurezza della mobilità su gomma lungo l’asse autostradale svizzero nord-sud e sud-nord.

Opinione pubblicata nell’edizione di domenica 4 dicembre 2022 de Il Mattino

  

 

No allo SEE: quando tutto (o molto) ebbe inizio

No allo SEE: quando tutto (o molto) ebbe inizio

Ci sono momenti nella storia delle persone che più di altri determinano il loro futuro. Se dovessi scrivere una classifica di cinque momenti che hanno condizionato il mio essere, oggi “Norman Gobbi”, la bocciatura dello Spazio economico europeo (SEE) vi troverebbe posto. La scelta maggioritaria della popolazione elvetica e dei Cantoni di contrastare lo SEE fu una sberla potente assestata a un’élite – politica, economica, culturale – che stava svilendo nel corso degli anni i valori fondanti della Svizzera. Sulla stessa barca gran parte dei media elvetici, con ovviamente la televisione di Stato in prima fila.

La campagna che accompagnò il voto fu intensa. Solo una forza politica a livello nazionale – l’UDC – uscì dal coro e si oppose a quell’accordo di carattere economico con altre nazioni europee, consapevole che dietro vi fosse un’altra volontà: un accordo politico e istituzionale con la CEE. Un abbraccio mortale, insomma, per la nostra indipendenza, neutralità e sovranità: unicità che hanno reso grande la Svizzera.

In Ticino la Lega dei Ticinesi era da poco sulla cresta dell’onda e seppe interpretare i sentimenti della popolazione. E non si è trattato di fomentare le paure – come semplicisticamente hanno affermato i favorevoli allo SEE – ma di smascherare una linea politica che ci avrebbe condotti dritti dritti nella CEE, poi trasformatasi nel leviatano chiamato oggi UE.

In questo contesto il “Mattino della domenica” con Giuliano Bignasca e Flavio Maspoli si è impegnato a fondo contro il pensiero dominante filo-europeista. Da quindicenne interessato alla civica e alla politica, ho seguito da vicino quanto ogni domenica usciva sul settimanale, condividendone i contenuti. Il successo alle urne in quello storico 6 dicembre di 30 anni fa mi convinse che valeva la pena entrare nel movimento di via Monte Boglia, perché era costruito come un vestito sulla mia pelle.

Il 6 dicembre 1992 fu l’inizio di un percorso che continua ancora oggi: è la strada della resilienza a favore della salvaguardia della nostra sovranità, della nostra libertà, della nostra neutralità, del nostro federalismo! Per questo firmare l’iniziativa popolare federale per la neutralità è -come 30 anni fa – un atto d’amore per la Svizzera e il suo futuro!

Opinione pubblicata nell’edizione di domenica 4 dicembre 2022 de Il Mattino