Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi la quarta seduta ordinaria del 2022 – la 63. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura della seduta, la Piattaforma si è concentrata, come di consueto, su una serie di sollecitazioni giunte dai Comuni ticinesi. La Cancelleria dello Stato ha in particolare aggiornato sullo stato di avanzamento dei progetti per sperimentare il voto elettronico, che a partire dal 2024 potrebbero coinvolgere anche il Ticino. Una prima decisione da parte del Consiglio federale è attesa entro la fine di marzo.
Il Consiglio di Stato ha poi informato i rappresentanti dei Comuni sulle attività dei gruppi di lavoro cantonali incaricati di gestire le diverse crisi in corso. È stato sottolineato il forte aumento dei flussi migratori, non legati esclusivamente alla guerra in Ucraina. In merito alla eventuale penuria di energia, è stato invece spiegato che, se la situazione appare al momento sotto controllo, gli ultimi dati indicano che i problemi di approvvigionamento potrebbero acuirsi durante l’inverno 2023/2024.
Riguardo al progetto «Ticino 2020», è stato confermato che il documento finale sarà posto in consultazione dopo la fine della Legislatura 2019/2023. Nei prossimi mesi la Direzione di progetto allestirà il rapporto conclusivo, nel quale saranno incluse le modifiche di legge necessarie per concretizzare la riforma dei rapporti istituzionali.
Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha poi fornito alcune indicazioni in merito all’andamento congiunturale e alle più recenti previsioni sul rincaro. È stata inoltre presentata una revisione puntuale (dell’articolo 3 cpv 1 let p) del Regolamento della Legge edilizia, che il Consiglio di Stato ha approvato nella seduta odierna: la modifica disciplina il non assoggettamento all’obbligo di ottenere una licenza edilizia per la locazione a fini turistici – non sottoposta alla Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione (Lear) – di unità abitative o di parte di esse, in zona edificabile, per un periodo complessivo non superiore a 90 giorni per anno civile, previo annuncio al Municipio.
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha informato i rappresentanti dei Comuni in merito alle future direttive destinate ai docenti, per regolare l’utilizzo dei social media, che aggiornano il quadro tenendo conto delle ultime trasformazioni tecnologiche. I rappresentanti degli enti locali hanno concordato sul principio che le nuove norme valgano anche per i docenti comunali. Una ampia consultazione sul documento sarà avviata nel corso del 2023.
Il Dipartimento delle istituzioni ha aggiornato in merito alle attività del Gruppo di lavoro incaricato di valutare l’eventuale introduzione di una legge cantonale sui taxi. I Municipi di Lugano, Bellinzona, Locarno e Ascona nomineranno ora un rappresentante a testa, per partecipare alla prossima fase delle analisi. Il rapporto all’attenzione del Consiglio di Stato sarà consegnato entro la fine del 2023.
In merito alla nuova organizzazione delle Autorità di protezione, il Dipartimento delle istituzioni ha infine informato in merito ai prossimi passi, dopo l’esito positivo della votazione popolare dello scorso 30 ottobre. A inizio 2023, sarà aperta la consultazione sul progetto di legge destinato a essere incluso nel messaggio del Consiglio di Stato al Parlamento. Per gestire la fase di transizione, fino all’entrata in funzione delle nuove Preture di protezione, la Divisione della giustizia organizzerà inoltre una serie di incontri per chiarire le esigenze delle attuali Autorità regionali.
La prossima seduta ordinaria della Piattaforma è prevista per mercoledì 8 marzo 2023.

«Uno dei periodi più belli grazie al Centro di controllo»

«Uno dei periodi più belli grazie al Centro di controllo»

L’imminente inaugurazione dell’area TIR nel Comune leventinese è il culmine di un percorso iniziato 20 anni fa, alla cui genesi c’è il lavoro di due amici di lunga data: «Abbiamo contribuito con un concetto innovativo»
«Se tutto andrà come previsto, entro la fine del 2004 il Centro di controllo per veicoli pesanti di Sigirino dovrebbe essere operativo al 100%». Così recitava un articolo di giornale datato 25 maggio 2002. Effettivamente non tutto è andato proprio secondo i piani iniziali. Dopo diverse vicissitudini, che non ripercorreremo (parliamo di un arco temporale di ben 20 anni), il progetto si è ampliato e ha cambiato ubicazione sorgendo dalle ceneri (bonificate dal Cantone) della ex Monteforno a Giornico. L’articolo è inoltre corredato da un’immagine elaborata dallo studio di architettura deltaZERO di Stefano de Angelis, progettista del complesso. È stato lui l’ideatore 20 anni fa dell’innovativo concetto di controllo, nonché responsabile della progettazione architettonica del Centro di controllo per veicoli pesanti (CCVP) fino alla sua pubblicazione. «Ricordo che ero stato contattato dal Cantone con una certa urgenza perché dovevano andare a Berna a presentare il progetto – spiega l’architetto –. Così abbiamo ideato e progettato questo sistema in tempi record ed è piaciuto». L’idea alla base (che vedremo in seguito) è rimasta la stessa, sebbene sia stata aggiornata grazie ai progressi fatti dalla tecnologia, «e risulti ancora estremamente innovativa».

Tecnologia e intuito
Un lavoro svolto al fianco del Capitano Marco Guscio che, quale responsabile del Reparto gendarmeria stradale della Polizia cantonale, ha seguito lo sviluppo del centro fin dalla prima fase progettuale. Guscio e de Angelis si definiscono le «memorie storiche» del CCVP e si sono conosciuti da giovani nelle truppe del Genio. Finalmente, dopo un iter durato decenni, i due amici possono vedere realizzato ciò per cui hanno tanto atteso. L’inaugurazione ufficiale è prevista venerdì 2 dicembre, ma il CdT li ha incontrati sul posto lunedì 28 novembre, primo giorno effettivo della messa in funzione dopo un periodo di rodaggio. «Lì abbiamo fatto fermare un mezzo con freni non in regola e una gomma bucata», indica il capitano. Ma non è tutto, perché è già stato pizzicato un autista con della documentazione contraffatta. Ed è solo il primo giorno. «Qui è tutto digitalizzato, ma questo non vuol dire che non ci sia chi cerca di fare il furbo. La tecnologia è importante ma l’intuito del poliziotto rimarrà fondamentale per i controlli», spiega Guscio.

Il lungo viale dei ricordi
All’interno del nuovo CCVP i due amici ripercorrono il lungo viale dei ricordi. L’architetto de Angelis si presenta con un faldone che sa di memorabilia gelosamente custodita: documenti cantonali, corrispondenza con Berna, piani, progetti, schizzi, disegni. E quel ritaglio di giornale. «Fammi avere le copie, mi serviranno per preparare il discorso dell’inaugurazione», gli chiede amichevolmente il comandante. Durante il nostro giro vengono citati nomi di persone e date. Si ricordano tutto nonostante siano passati 20 anni. «Per la precisione 21 e mezzo», corregge l’architetto. «E pensare che a un certo punto ho pensato che sarebbe saltato tutto – confida il capitano Guscio -. L’iter è stato pieno di ricorsi e ostacoli. Ho intuito che Berna si fosse innervosita per queste lungaggini, poi però è arrivato un segnale forte dal Cantone con il contributo per la bonifica del terreno». Come responsabile del Reparto, che comprende anche il CCVP, ci sarà proprio Marco Guscio. «Non avrei dovuto esserci, in quanto avevo deciso l’anno scorso che sarei andato in pensione. C’è stata però un’esigenza e ho prolungato volentieri il mio servizio per un po’. Grazie a questa decisione ho vissuto uno dei periodi più belli della mia carriera, sicuramente il più intenso. Mi sono improvvisato idraulico, elettricista, ingegnere, architetto. Insomma, ho imparato molto».

«Una soluzione articolata»
Il CCVP è un progetto dal costo di 250 milioni finanziati dalla Confederazione e ha un iter progettuale «articolato e innovativo, tutto ticinese», ricorda l’architetto. «Abbiamo proposto una soluzione a imbuto con una corsia laterale di via libera che permette il controllo della totalità dei veicoli pesanti in transito e un approfondimento dei diversi controlli ad hoc». In pratica i mezzi passano attraverso un primo controllo visivo, a quel punto possono proseguire verso nord (scaglionati tramite dosaggio), fermarsi nell’apposita area di sosta oppure, se sono stati selezionati per un controllo più approfondito, passare alla fase successiva. Questa consiste in una pesa di precisione, in una scansione laser e nel controllo dei dati digitalizzati del mezzo e dell’autista. Da lì si può anche procedere verso quello che ha tutta l’aria di un test di collaudo. Un ultimo edificio invece è adibito a ispezioni più approfondite o all’eventuale controllo del carico. Oltre a dare formazione e lavoro a decine di residenti della regione (52 i collaboratori totali), si stima a budget che le operazioni potranno generare 5 milioni all’anno di multe, che rimarranno in Ticino.

https://www.cdt.ch/news/uno-dei-periodi-piu-belli-grazie-al-centro-di-controllo-301020?fbclid=PAAaZSp5Y8KjK2E984WfSmVqXcQ3Rs9ytjAgJR9ks6OylaB6D_WzcRKVjcTQY

Da www.cdt.ch

Un regalo al Consiglio di Stato da parte di Pro Infirmis

Un regalo al Consiglio di Stato da parte di Pro Infirmis

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha accolto stamattina a Palazzo delle Orsoline una delegazione di Pro Infirmis Ticino e Moesano e del Centro diurno il Girasole della Fondazione Madonna di Re. Ogni membro del Governo ha ricevuto in regalo un omino natalizio di pasta dolce («Grittibänz»), preparato nell’ambito della campagna nazionale di sensibilizzazione «Fatti della stessa pasta» per attirare l’attenzione della popolazione sul tema dell’inclusione delle persone con disabilità.

In vista della Giornata internazionale delle persone con disabilità che avrà luogo il 3 dicembre 2022, il Consiglio di Stato ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline la visita di una delegazione composta da rappresentanti dell’associazione Pro Infirmis Ticino e Moesano, accompagnati da alcuni ospiti del centro diurno «Il Girasole» di Bellinzona della fondazione Madonna di Re.  
Ogni membro del Governo cantonale ha ricevuto in omaggio un «Grittibänz», un omino natalizio di pasta dolce, accompagnato da un messaggio che richiama i temi legati alla sensibilizzazione sulla disabilità. L’azione si inserisce nella campagna natalizia promossa da Pro Infirmis a livello nazionale per attirare l’attenzione della popolazione sul tema dell’inclusione delle persone con disabilità.  
Grazie alla collaborazione con la Società Mastri Panettieri Pasticceri Confettieri del Cantone Ticino, questi omini natalizi di pasta dolce saranno poi acquistabili in 21 panetterie ticinesi sabato 3 dicembre 2022. Si tratta di «Grittibänz» un po’ diversi dal solito: avranno un solo braccio o una sola gamba oppure saranno in sedia a rotelle o con un bastone bianco. In questo modo, Pro Infirmis e circa 300 panetterie in tutta la Svizzera intendono rinnovare l’appello in favore di una società inclusiva che consideri la diversità degli esseri umani una ricchezza, perché anche se diversi siamo tutti «fatti della stessa pasta».  
La consegna del gradito omaggio ha inoltre offerto l’occasione per uno scambio di opinioni conviviale e per una breve panoramica sulle attività dell’associazione Pro Infirmis nella Svizzera italiana.  

Sacrosanta democrazia diretta

Sacrosanta democrazia diretta

A distanza di meno di un mese due progetti per la realizzazione di nuove strutture scolastiche sono stati respinti in votazione popolare in due distinti comuni. È capitato il 30 ottobre scorso a Breggia, dove la maggioranza della cittadinanza ha detto no alla nuova scuola dell’infanzia e alla nuova mensa delle elementari a Lattecaldo, e questa domenica 27 novembre a Cevio con la bocciatura della convenzione con il Patriziato di Bignasco per il progetto e la locazione della nuova sede della scuola elementare. I referendisti hanno avuto buon gioco contro le decisioni prese da Municipi e Consigli comunali dei due comuni della Valle di Muggio e della Valle Maggia.
Grazie all’istituto del referendum si favorisce una discussione generale su un tema che sta a cuore alla popolazione. Una possibilità che rende il nostro sistema democratico unico al mondo. Sacrosanta democrazia diretta! Negli ultimi tempi, con la Sezione degli enti locali e grazie anche alle considerazioni che sono emerse negli innumerevoli incontri con i Municipi di quasi tutti i comuni ticinesi, abbiamo sviluppato una riflessione che mira a stimolare ancora di più la vita partecipativa della cittadinanza nella costruzione delle decisioni che toccano il bene comune delle cittadine e dei cittadini nei comuni. Tale riflessione ci ha portato ad avviare il progetto chiamato “Buon Governo”, attualmente in fase di sperimentazione a Faido e a Tresa.
Se è vero che i rappresentanti politici eletti negli Esecutivi e nei Legislativi sono le persone chiamate ad adottare le scelte e le decisioni a favore della comunità intera, è altrettanto vero che sempre di più ci si rende conto come il processo che porta a decisioni politiche abbia bisogno di una compartecipazione più elevata e più allargata, già in fase di elaborazione degli indirizzi da dare alla vita comunitaria e all’elaborazione delle soluzioni che rendano migliore la qualità di vita residenziale nei comuni. Le campagne condotte nei comuni su un oggetto sottoposto a referendum hanno rilevato negli anni oggettive difficoltà di dialogo tra gli opponenti e l’autorità, in particolare i Municipi, rispetto all’insieme della popolazione. Il progetto “Buon Governo” anticipa e cerca di risolvere i possibili conflitti, definendo una strategia sugli assi più importanti di sviluppo per una specifica comunità. Questo può essere fatto se la visione per il futuro è messa sulla carta nero su bianco da un gruppo di persone il più rappresentativo possibile dell’intera popolazione. Non solo quindi da municipali e consiglieri comunali, ma pure dai rappresentati di associazioni ed enti attivi nel comune e da singoli cittadini interessati al bene comunitario. Ho personalmente seguito a Faido i lavori che hanno portato all’elaborazione delle Linee di indirizzo comunale e all’approvazione della Visione e degli Obiettivi strategici scaturiti da 3 workshop promossi dal Municipio assieme ai collaboratori della Sezione degli enti locali. Visione e Obiettivi che entrano in un Piano d’azione di legislatura dei prossimi 5 anni (sino al 2028). Un processo che ha rafforzato e rafforza la partecipazione della cittadinanza. In quest’ottica il progetto “Buon Governo” nei comuni ticinesi si pone, tra i suoi obiettivi, di rafforzare la stessa nostra democrazia diretta. Senza negare l’importanza di velocizzare la realizzazione di un progetto, dal momento della decisione al momento dell’esecuzione.

Opinione pubblicata nell’edizione di mercoledì 30 novembre 2022 de La Regione 

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi incontra i Municipi di Savosa e Canobbio

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi incontra i Municipi di Savosa e Canobbio

Comunicato stampa

Proseguono le visite del Direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi nei Comuni ticinesi. La conoscenza reciproca, il dialogo e la salute della democrazia a livello locale sono stati i temi al centro dei due appuntamenti con i Comuni di Savosa e Canobbio. Il ciclo proseguirà il 10 gennaio 2023 nel Luganese, continuando così una campagna di incontro e scambio di informazioni che tocca ogni parte del Ticino.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa e dall’ispettore comunale Alberto Gamboni, ha incontrato i Municipi di Savosa e Canobbio. In quest’ultima serie di appuntamenti della legislatura cantonale si intende da una parte avviare una riflessione con gli Esecutivi sullo stato di salute della democrazia a livello locale e dall’altra raccogliere spunti che confluiranno nella modifica del quadro normativo.
Nel corso del primo incontro, quello con il Comune di Savosa, il Municipio ha spiegato che può contare su finanze solide che assicurano anche un certo benessere alla propria cittadinanza. Nell’ambito delle riflessioni sull’attuale crisi del sistema democratico e di milizia è stata riconosciuta una certa difficoltà nel trovare persone che si mettono a disposizione per assumere una carica pubblica. A dimostrazione di questa tendenza negli ultimi anni il Consiglio comunale è passato infatti da 29 a 25 membri, confermando la pertinenza degli sforzi che il Dipartimento delle istituzioni sta intraprendendo per ridare slancio alla democrazia locale.
Il Municipio di Canobbio ha dal canto suo riconosciuto l’importanza di coinvolgere i propri cittadini nei processi decisionali locali. Un aspetto sul quale l’Esecutivo lavora da anni e che ha favorito l’approvazione da parte della cittadinanza di progetti portati avanti dal Comune. Tuttavia è stata ammessa una criticità nello stimolare i giovani cittadini ad avvicinarsi alle istituzioni comunali; in questo senso è stata proposta una nuova formula per il tradizionale incontro con i neo maggiorenni che ha raccolto un discreto successo.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha evidenziato che «attraverso questi momenti di incontro possiamo rendere consapevoli i Comuni sulle azioni da intraprendere per stimolare la partecipazione attiva dei cittadini. La cronaca riporta sempre più di frequente notizie di progetti bocciati alle urne dalla cittadinanza. A cadere in votazione sono progetti che vogliono rispondere a bisogni reali come l’ampliamento di un edificio scolastico o la costruzione di una casa anziani. I progetti di Buon governo e Democrazia viva avviati dalla Sezione degli enti locali vogliamo offrire ai Comuni ticinesi gli strumenti per coinvolgere i cittadini nelle fasi decisionali dei progetti strategici, scongiurando il rischio di bocciatura in votazione popolare».

La fiducia nelle autorità aiuta a contrastare la violenza domestica

La fiducia nelle autorità aiuta a contrastare la violenza domestica

“L’impegno del DI per arginare l’odioso fenomeno”

Sono tante le misure che negli ultimi anni sono state adottate a livello cantonale per rispondere in modo concreto ed efficace al fenomeno della violenza domestica. Dodici mesi fa il Governo ha presentato il Piano d’azione cantonale. A distanza di un anno è invece stato approvato l’aggiornamento di questo piano, che dà ancora più slancio al lavoro di molte persone. Una settimana intensa anche per il Consigliere di Stato Norman Gobbi su questo fronte. “È positivo constatare che sia a livello federale, sia a livello cantonale si sta facendo molto e in maniera coordinata per affrontare al meglio la violenza domestica, un fenomeno che ha ripercussioni gravi a livello sociale. Un fenomeno che non deve più essere confinato all’interno delle quattro mura domestiche e rimanere una questione solo di natura privata. Lunedì ho partecipato a Berna a un incontro con la consigliere federale Karin Keller-Sutter, portando la voce anche delle mie colleghe e colleghi direttori dei Dipartimenti di giustizia e polizia. In quell’ambito si è evidenziato come la fiducia delle vittime nelle forze dell’ordine e nei tribunali sia un elemento chiave nella lotta alla violenza domestica. Vi è in atto una revisione del diritto penale, ma sono necessarie ulteriori misure per rafforzare questa fiducia. È quanto abbiamo fatto e stiamo facendo a livello cantonale, seguendo proprio queste indicazioni che giungono dalla Confederazione e che sono contenute anche nel nostro Piano d’azione cantonale”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
“Noi sappiamo – continua Norman Gobbi – che il numero di denunce non rispecchia il numero degli atti di violenza nell’ambito della coppia, all’interno della famiglia. I legami di carattere affettivo in questo contesto sono molto stretti, così come la volontà di protezione dei figli, ma anche la pressione di forme di ricatti. Tutto questo impedisce spesso di rivolgersi all’autorità, nascondendo in taluni casi l’effettiva portata del problema anche quando vi è un intervento dei nostri agenti. In questo senso più alta è la fiducia che la vittima ha nei confronti dell’autorità più efficace può essere una presa a carico. Per raggiungere questo obiettivo un lavoro importante viene fatto, per esempio, all’interno della Polizia cantonale. Su due assi paralleli: da una parte la costituzione di un gruppo di specialisti che in modo approfondito affrontano la tematica; dall’altra parte l’inserimento di specifici moduli formativi per tutti gli aspiranti agenti durante la scuola e nel corso della carriera. Ciò permette a tutti gli agenti che lavorano al fronte quando sono chiamati a intervenire di avere il giusto approccio, le necessarie competenze e conoscenze”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che lancia un ulteriore messaggio: “Chi è vittima deve sapere che le istituzioni ci sono, così come ci sono molte associazioni che operano sul terreno. Ci sono e possono proteggere e prendersi carico di chi subisce la violenza, ma sono pure in grado di fermare gli autori”.

 

Combattere la violenza domestica

Combattere la violenza domestica

La violenza domestica è una problematica che riguarda la società nel suo insieme: la lotta contro questo fenomeno deve coinvolgerci tutti. Lo scorso anno il Consiglio di Stato ha voluto dare un segnale: collaborazione tra i partner istituzionali e la società civile attraverso il Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica.

L’obiettivo principale è quello di rendere strutturale il sistema di prevenzione e di contrasto alla violenza domestica, migliorando la risposta alla violenza e favorendo di conseguenza il suo decrescere.

Per raggiungere tale scopo – lo ha ribadito il Governo due giorni fa approvando l’aggiornamento del Piano d’azione – vi sono quattro assi di intervento: la prevenzione, la protezione delle vittime, il perseguimento degli autori e le politiche coordinate. Nell’ambito di questi quattro assi sono state elaborate specifiche misure per combattere la violenza: misure in ambito di comunicazione e sensibilizzazione, che hanno coinvolto per esempio le scuole; misure di formazione degli specialisti, come il personale dei Pronto soccorso, gli psicologi, gli interpreti, i mediatori culturali, gli operatori sociali, i giuristi, eccetera. Ma anche misure di carattere politico e legislativo con un rafforzamento a livello cantonale della legislazione di polizia, grazie all’introduzione del processo di « gestione delle minacce ». Senza dimenticare le misure di presa a carico degli autori di violenza domestica con programmi antiviolenza.

A livello federale, come pure a livello cantonale, la tematica della lotta alla violenza domestica rappresenta una priorità, proprio per le conseguenze che essa comporta non solo socialmente, ma anche in termini di salute pubblica. Le Istituzioni sono consapevoli che per contrastare questo fenomeno occorra da un lato continuare a parlarne, favorendo un cambiamento culturale orientato alla parità, dall’altro rafforzare le azioni di prevenzione. Parallelamente è necessario sostenere chi è vittima di violenza domestica: i bisogni delle vittime sono infatti molteplici e differenziati.

Gli sforzi intrapresi dalle Istituzioni e dalla Società civile nell’ultimo anno sono rilevanti e sono indirizzati sia a chi è direttamente confrontato con episodi di violenza domestica e chiede aiuto alle Istituzioni, sia alla società tutta. Le Istituzioni ci sono e sostengono, aiutano, proteggono, puniscono gli artefici di violenze: in questo senso la popolazione deve riporre fiducia nello Stato.

Il Piano d’azione cantonale ha quindi dato slancio a un’azione coordinata e congiunta. Solo unendo le forze delle Istituzioni e della Società civile possiamo essere ancor più efficaci nel contrastare la violenza domestica. Per questo nutro una profonda gratitudine nei confronti delle tantissime persone che si occupano direttamente e indirettamente del tema nelle rispettive funzioni e nei rispettivi ruoli, a titolo professionale o a titolo volontario. Grazie all’impegno di tutte e tutti la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne potrà essere ricordata tutti i giorni dell’anno e non solo oggi, 25 novembre.

Opinione pubblicata nell’edizione di venerdì 25 novembre 2022 del Corriere del Ticino

Radar: “Le polcom fanno troppi controlli”

Radar: “Le polcom fanno troppi controlli”

Il ministro ai municipi: ‘Utilizzo che fa dubitare dello scopo preventivo’. Galli, Apcti, replica: ‘La modalità di conteggio lascia perplessi’.
Il capo del Dipartimento istituzioni: ‘Utilizzo che fa dubitare dello scopo preventivo’. La replica del presidente dell’Apcti: ‘La modalità di conteggio lascia perplessi’.

Il numero di controlli radar effettuati in Ticino dalle polizie comunali sarebbe eccessivo. E la tendenza potrebbe far pensare che l’utilizzo elevato di questo strumento non si limiti alla sola prevenzione. A sostenerlo è il capo del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi, che in una recente lettera, la data è del 15 novembre, inviata a sindaci e municipali parla di “una situazione che mi preoccupa e che suggerisce una riflessione sulla politica comunale in materia di controlli della velocità”.

‘Riconosciamo le diverse sensibilità, ma segnalati casi vessatori’
La missiva è stata recapitata ai Comuni che dispongono di un proprio corpo di agenti. Dal monitoraggio dei controlli di velocità eseguiti sul territorio tra il 2019 e il 2021, scrive Gobbi, emerge chiaramente che la Polizia cantonale esegue circa un controllo all’anno per agente di gendarmeria. Le polizie comunali, invece, eseguono mediamente almeno tre controlli annui per agente uniformato. “Pur riconoscendo le diverse sensibilità locali in merito ai potenziali pericoli derivanti da velocità eccessive sulle strade comunali e su quelle cantonali di attraversamento dei nuclei abitati – annota il direttore del Di –, i dati suggeriscono un utilizzo talvolta improprio di questo strumento, tanto da far dubitare dello scopo puramente preventivo dei controlli effettuati”. A questo si aggiungono “le numerose segnalazioni fatteci pervenire da cittadini e rappresentanti politici comunali in merito a controlli ritenuti ‘vessatori’, poiché organizzati in località dove non vi era una situazione di apparente pericolo”.

‘Situazione non soddisfacente, servono misure coerenti’
Ai municipi viene quindi indicata la necessità di un miglior coordinamento tra Cantone e Comuni su questa tematica. Occorre in particolare rivedere, afferma ancora Gobbi, le “modalità d’ingaggio rispettive (chi controlla dove), al fine di preservare il valore preventivo e di rafforzare l’adozione di misure di precauzione”. Per migliorare la situazione attuale, definita “non soddisfacente”, Gobbi scrive di ritenere opportuno coinvolgere il gruppo di lavoro attualmente impegnato col progetto ‘Polizia ticinese’, progetto volto fra l’altro a ridefinire la ripartizione di competenze e compiti tra le forze di polizia presenti sul territorio. “Il gruppo dovrà elaborare un insieme di misure coerenti con lo scopo preventivo attribuito ai controlli di velocità, che non si basino unicamente sui radar”.

Nel 2021 oltre 12 milioni per il Cantone
Multe per eccesso di velocità che rappresentano un’entrata sostanziosa per le casse del Cantone. La voce “multe circolazione – controlli radar fissi e semistazionari e controlli radar mobili” del Preventivo 2022 indica una cifra di 14,5 milioni di franchi, di 500mila franchi superiore rispetto al Preventivo dell’anno precedente. Questo nonostante nel 2021 il Cantone abbia incassato ‘solo’ 12,6 milioni di franchi.

‘La competenza sia unicamente della Polcantonale’
Il tema della competenza dei controlli radar – come viene ricordato da Gobbi nella missiva indirizzata ai Comuni – è oggetto di una mozione dell’ottobre 2019 ‘Basta vessare i cittadini con i radar: i controlli di velocità vengano eseguiti solo dalla Polizia cantonale’. L’atto parlamentare, primo firmatario l’allora granconsigliere e oggi deputato al Nazionale Piero Marchesi (Udc), è tuttora pendente. Nel testo si afferma che “nell’ambito dei controlli di velocità vi è parecchia confusione, soprattutto sul coordinamento tra il corpo cantonale e le comunali. Non è un’eccezione che più corpi organizzino controlli di velocità nel giro di pochi chilometri”. In alcune situazioni, inoltre, “si ha l’impressione che i controlli vengano posizionati anche in luoghi non particolarmente sensibili per quanto attiene la sicurezza, invece molto fruttuosi per quanto riguarda l’aspetto economico”. Chiara la richiesta di Marchesi e cofirmatari: “La competenza dei controlli di velocità deve essere concessa unicamente alla Polizia cantonale”. Il cambiamento sarebbe vantaggioso anche per le polizie comunali che “potrebbero così meglio concentrare gli sforzi nella loro missione principale, cioè quella preventiva e di prossimità alla popolazione”.

Il presidente delle comunali: conta il tempo non il numero
La lettera di Gobbi «non è ancora stata formalmente discussa in seno al nostro comitato», premette il presidente dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi Orio Galli, vicecomandante della Polizia Torre di Redde. «Mi esprimo quindi a titolo personale e ribadisco la mia perplessità quando per conteggiare i controlli radar della velocità si prende come dato il numero di controlli e non il tempo effettivo di posa dell’apparecchio, ovvero il tempo di ‘cattura’ delle infrazioni alla legge sulla circolazione stradale: con il numero di controlli si ottengono dati che non corrispondono alle reali attività della Polizia cantonale e delle polizie comunali in quest’ambito», afferma Galli, contattato dalla ‘Regione’. Secondo il presidente dell’Apcti, «non è infatti corretto conteggiare con la stessa valenza i controlli radar delle polizie comunali, che sono in media – dati 2021 – circa di 1,3 ore rispetto ai controlli della Polizia cantonale effettuati con gli apparecchi semistazionari posizionati in un determinato punto per una se non due settimane. Evidentemente una piccola Polizia comunale che pianifica un giorno di controlli– prevedendo il viaggio, il posizionamento dell’apparecchio, il controllo e in seguito il rientro in sede e il trattamento dei dati raccolti – può fare sul turno di otto ore anche quattro o cinque controlli da un’ora, a differenza del controllo radar della Polizia cantonale, che non sarà quantificabile in ore bensì in giorni di attività, ma che in questa statistica sulla quale si basa il Dipartimento istituzioni vale come un controllo singolo (durata una settimana)». E il far cassetta? «Semmai – annota Galli – la cassetta la si fa con i radar semistazionari da una settimana oppure con i radar fissi presenti in autostrada, attivi o attivabili ventiquattro ore su ventiquattro». Il presidente dell’Associazione delle polcom tiene poi a puntualizzare un altro aspetto: «Le polizie comunali intervengono sul territorio per i controlli radar principalmente su segnalazione di abitanti di una particolare zona oppure per la presenza di scuole o di altri luoghi sensibili per quanto riguarda la velocità». I municipali responsabili dei dicasteri Polizia, sottolinea Galli, «sono in costante contatto con i rispettivi comandanti, che hanno il dovere di raccogliere le varie segnalazioni, tenendone conto, nel limite del possibile, nella pianificazione del servizio». Aggiunge Galli: «Sono personalmente favorevole a un’ulteriore revisione della pianificazione radar, anche perché allo stato attuale la pianificazione è fatta su di un portale elettronico e alla Polizia cantonale spetta la conferma dei vari controlli. Non mi spiego neppure io come mai, parlo per esperienza diretta nel mio corpo di polizia, una settimana si pianifica un controllo della Polizia comunale in un determinato punto sensibile e la settimana seguente nel medesimo punto viene posato il radar semistazionario della Polizia cantonale, queste cose secondo me non hanno effettivamente una logica».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 25 novembre 2022 de La Regione

Piano d’azione cantonale, le valutazioni un anno dopo

Piano d’azione cantonale, le valutazioni un anno dopo

Il Consiglio di Stato ha approvato e presentato l’aggiornamento della strategia messa in campo per contrastare il grave fenomeno della violenza domestica

«Gli sforzi intrapresi dalle istituzioni e dalla società civile nell’ultimo anno contro la violenza domestica sono rilevanti e sono stati indirizzati sia a chi è direttamente confrontato con questo fenomeno, sia alla società nel suo insieme». Con la consapevolezza che per agire in maniera efficace contro il problema strutturale «occorre favorire un cambiamento soprattutto culturale orientato alla parità». È con queste valutazioni che il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi– affiancato dai due colleghi di governo Raffaele De Rosa e Manuele Bertoli – ha introdotto in conferenza stampa la presentazione dell’aggiornamento del ‘Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica: misure, implementazione e attuazione’ approvato dal Consiglio di Stato a un anno di distanza dalla sua entrata in vigore.
«Lo scorso anno abbiamo voluto dare un segnale forte nell’ottica di collaborare con i vari partner istituzionali e con la società civile per affrontare questa tematica», ha detto Gobbi. L’obiettivo principale con cui è nato il Piano d’azione cantonale, ha ricordato, «è di rendere strutturale il sistema di prevenzione e di contrasto alla violenza domestica, migliorando la risposta alla violenza e favorendo di conseguenza il suo decrescere». Per raggiungere tale obiettivo sono stati definiti quattro assi di intervento, fondati sulla strategia “delle quattro P”: Prevenzione attraverso la sensibilizzazione e la formazione dei professionisti; Protezione delle vittime; Perseguimento degli autori; e Politiche coordinate. «Perché non bisogna pensare per compartimenti stagni – ha sottolineato Gobbi –, ma in modo trasversale». Una collaborazione da rafforzare «visto che spesso si rimprovera alle autorità e alle istituzioni cantonali di essere poco attive, anche se in realtà ognuno fa molto nei propri ambiti».

“Legge di polizia in elaborazione”
E nell’ambito delle misure più prettamente di competenza del Dipartimento istituzioni (Di), quindi sull’asse del “perseguimento”, Gobbi ha innanzitutto messo l’accento sulla modifica della Legge cantonale di polizia, ora in elaborazione dopo la consultazione pubblica, «che sarà finalizzata tenendo conto delle osservazioni fatte da chi si occupa di violenza domestica». Legge in cui ad esempio è stato introdotto «il processo di gestione delle minacce con l’obiettivo di riconoscere segnali premonitori e comportamenti specifici per valutare la probabilità del passaggio all’atto e prevenirlo, anche in ambito di violenza domestica», ha spiegato Gobbi, rammentando come già oggi la Polizia cantonale per il tramite del Gruppo di prevenzione e negoziazione si occupi di autori di violenza domestica. Il direttore del Di ha rimarcato l’importanza del lavoro svolto con persone violente condotto dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa della Divisione della giustizia: «A cavallo tra il 2021 e il 2022 è stato costituito all’interno dell’Ufficio un gruppo specialistico di operatori sociali per la presa a carico degli autori di violenza domestica. Tra gli obiettivi c’è la diminuzione della recidiva». Trentatré, nell’ultimo anno, i partecipanti alla specifica formazione antiviolenza, di cui 7 uomini indirizzati dal Ministero pubblico nelle situazioni di sospensione del procedimento penale e 15 a titolo volontario, «a dimostrazione della bontà di questa azione», ha commentato Gobbi. Dal 1° gennaio di quest’anno, ha inoltre ricordato il direttore del Di, è possibile per la vittima di stalking e violenza domestica far dotare l’autore di un dispositivo elettronico (“braccialetto”) per monitorare a posteriori i suoi spostamenti. Una misura di carattere civile e non penale che deve essere richiesta dalla vittima. Ad oggi però «non è mai stata ordinata», ha affermato Gobbi, aggiungendo che a gennaio 2023 è prevista la visita in Spagna per meglio conoscere il sistema adottato nel Paese per la “sorveglianza attiva”.

“Prevenzione e protezione consolidate”
A concernere il Dipartimento sanità e socialità diretto da Raffaele De Rosa, come da lui stesso illustrato, sono soprattutto gli assi della prevenzione e della protezione. «Le misure presentate nel Piano d’azione 2021 sono state in maggior parte realizzate – ha reso noto De Rosa –. E nel frattempo ne sono anche state individuate di nuove». Sul fronte della prevenzione, tra l’elenco fatto da De Rosa figurano il consolidamento del progetto “Face-à-Face” per minori e giovani adulti autori di violenza «che permette di ridurre la recidiva in caso di violenza giovanile fino all’80%». Ma anche quello denominato ‘Viva Voce’, per la formazione di professionisti in ambito sociale, «volta a rafforzare la partecipazione attiva e l’ascolto dei minori nell’elaborazione dei loro progetti di vita». Tra le nuove misure in fase di studio e da implementare nel 2023 ci sono ad esempio la partecipazione all’organizzazione di una giornata cantonale di sensibilizzazione e quella alla formazione per interpreti e mediatori culturali nonché per avvocati e praticanti.
Sul fronte della protezione, De Rosa ha citato la creazione del numero unico 0800 866 866 per il Servizio di aiuto alle vittime; il potenziamento del personale delle Case protette e il monitoraggio della loro occupazione per la valutazione del bisogno. «Abbiamo anche proceduto a un aumento del numero dei giorni riconosciuti in struttura protetta, da 21 a 35, e allineato i contributi per le vittime minorenni come per le mamme a 80 franchi, riducendo pure la retta per la permanenza a partire dal 36esimo giorno». Di rilievo anche lo sviluppo con la Supsi e l’applicazione di un protocollo di presa a carico delle vittime di violenza domestica nei Pronto soccorso dell’Ente ospedaliero cantonale. Tra le nuove misure prospettate su questo, si trova la promozione di un alloggio di transizione e di un accompagnamento alla gestione del quotidiano per le donne dopo la fase di protezione: «Una soluzione intermedia che sta tra le case protette e gli appartamenti autonomi». C’è però una criticità di cui De Rosa si è rammaricato, ovvero la lentezza per la realizzazione di un numero di telefono unico a tre cifre per l’aiuto alle vittime, di competenza nazionale: «Riteniamo sia prioritario e auspichiamo veramente si possa procedere con più celerità».

“La buona base del sistema formativo”
Per quanto riguarda l’intervento del Dipartimento educazione, cultura e sport (Decs), «il focus viene messo sull’ambito formativo – ha spiegato il suo direttore Manuele Bertoli –. La formazione è fondamentale per generare il cambiamento culturale necessario». A scuola, ha ripreso, «ci sono una serie di aspetti e valori che vengono veicolati e riconosciuti dai Piani di studio. Penso all’ascolto, al rispetto dell’altro, alla gestione della diversità, alle pari opportunità, alla capacità di gestione dei conflitti. Sono elementi propri del sistema formativo, e sono una buona base su cui costruire anche un’attenzione sul fenomeno della violenza domestica che questi valori li calpesta». Tra le misure del Piano d’azione riguardanti la scuola ticinese Bertoli ha citato la volontà di estendere i docenti mediatori anche nelle scuole post-obbligatorie, «figure a cui gli allievi possono rivolgersi». Ma anche l’attivazione poco più di un anno fa di Antenne «per aiutare i docenti a individuare i segnali che potrebbero essere indicatori di una violenza subita dagli alunni nell’ambito familiare». Il direttore del Decs ha poi evocato un’iniziativa nel settore della formazione professionale: «Gli studenti e i docenti del Centro professionale tecnico di Bellinzona hanno realizzato sull’arco di 10 giorni nella primavera scorsa una mostra, momenti di discussione, uno spettacolo teatrale e diversi interventi di enti e associazioni attivi sul territorio attorno al tema della violenza domestica». Un accenno è stato dedicato anche al progetto “Batticuore”, concepito per mettere in luce il fenomeno della violenza all’interno delle giovani coppie, «purtroppo in aumento».
«Il Piano d’azione – ha commentato in conclusione Gobbi – ha permesso di strutturare e far convergere delle risposte frammentate che in parte erano già presenti, creando un quadro istituzionale contro il fenomeno della violenza domestica. E al contempo ha dato uno slancio a nuove iniziative per un’azione coordinata e congiunta. La popolazione deve riporre fiducia nello Stato– ha esortato – perché nel contrasto a questo fenomeno le istituzioni ci sono. Ci sono e sostengono, aiutano, proteggono le vittime, e puniscono gli artefici di violenza».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 24 novembre 2022 de La Regione

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Una violenza subdola e nascosta
PIANO D’AZIONE / Troppo spesso gli abusi che si consumano fra le mura domestiche non vengono denunciati – Il Governo ha aggiornato la strategia cantonale per combattere un fenomeno doloroso ma che coinvolge tutta la società – Autorità, enti e associazioni insieme per combattere il problema

Contrastare il fenomeno della violenza domestica spetta a ognuno di noi. Tutti possono contribuire a mitigare un problema diffuso ma ancora troppo poco visibile. I casi sono tanti, anche nel piccolo Ticino: secondo l’Associazione consultorio e casa delle donne, nel nostro cantone vengono effettuati tre interventi di polizia al giorno per questo tipo di abusi. Numeri impressionanti, che vanno di pari passo con il dato nazionale riguardante la violenza di genere: 4 donne su 10 ne sono vittima. Numeri, quindi, che vanno combattuti con ogni mezzo a disposizione. Anche perché i casi segnalati alle autorità sono solamente la punta dell’iceberg. «La violenza domestica è una tematica che riguarda la società nel suo insieme: la lotta contro questo fenomeno deve coinvolgere tutti, autorità e società civile», ha sottolineato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, durante la presentazione sull’aggiornamento del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica. «Purtroppo gli atti che vengono denunciati sono pochi. Molti rimangono sommersi, occultati a causa di un rapporto sentimentale o di dipendenza economica della vittima. Le violenze, infatti, si consumano quasi sempre nel contesto familiare».

Il lavoro fra dipartimenti
L’aggiornamento del piano cantonale va quindi nella direzione di portare alla luce il maggior numero di casi possibile grazie al coinvolgimento delle istituzioni e delle numerose associazioni che operano sul territorio. Si vuole rendere strutturale il sistema di prevenzione e di gestione della violenza domestica, migliorando la risposta. Per raggiungere l’obiettivo, ha spiegato ancora Gobbi, sono stati definiti quattro assi di intervento, le «4P»: «Prevenzione, protezione, perseguimento e politiche coordinate», ha spiegato il consigliere di Stato. Il tutto passa quindi da strette sinergie fra i dipartimenti interessati, così come da diversi strumenti di conduzione della politica pubblica (in particolare il programma cantonale di promozione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione dei bambini e giovani e il piano d’azione cantonale per la pari opportunità). Gobbi ha poi evidenziato alcune misure di competenza del suo dipartimento: la gestione delle minacce, inserita nella nuova legge cantonale di polizia (che permette di riconoscere i segnali premonitori prima che scoppi la violenza); il lavoro con persone violente; il braccialetto elettronico per monitorare a posteriori gli spostamenti di autori di stalking (possibile dal 1. gennaio 2022, ma finora la misura non è stata applicata in Ticino). «A livello Federale», ha ricordato in seguito il direttore del DI, «si sta inoltre studiando un sistema di sorveglianza attiva». Più in generale, ha ribadito ancora Gobbi, «le istituzioni ci sono e i cittadini devono avere fiducia nello Stato». Il messaggio che deve passare, dunque, è che bisogna parlare maggiormente del fenomeno della violenza domestica. Solo così è possibile far uscire allo scoperto i casi sommersi.

Un alloggio temporaneo
Il Piano d’azione, come visto, prevede strette sinergie fra dipartimenti. Anche il DSS è quindi in prima fila per combattere il fenomeno, grazie agli assi «prevenzione e protezione ». Il direttore De Rosa ha sottolineato quanto fatto finora (campagne di sensibilizzazione, partecipazione a progetti di formazione e ricerca, attività di sostegno, potenziamento del personale delle case protette) e ha in seguito illustrato le nuove misure individuate. Fra queste, «in fase di studio vi è la promozione di un alloggio di transizione e di accompagnamento alla gestione del quotidiano per le donne dopo il periodo trascorso nella Casa protetta». Un tassello importante, e che permetterà alle donne in difficoltà «di trovare un sostegno per riconquistare la loro autonomia». Qualche critica è stata espressa da De Rosa agli attori coinvolti nel progetto del numero nazionale d’emergenza a tre cifre per le vittime, non ancora attivato. «Abbiamo sollecitato più volte chi ha il compito di trovare le soluzioni tecniche e di implementazione: riteniamo che questo progetto sia prioritario ».

La scuola come esempio
Ma per combattere il problema della violenza domestica, è cruciale anche un intervento a livello scolastico. In quest’ottica, Manuele Bertoli – direttore del DECS – ha ricordato come l’ascolto, il rispetto, la gestione della diversità, delle pari opportunità e dei conflitti rientrino nelle competenze trasversali del piano di studio, perché «concorrono a creare un substrato relazionale positivo». Bertoli ha poi sottolineato un’iniziativa nata all’interno della scuola (al CPT di Bellinzona). «La scorsa primavera gli studenti e i docenti hanno realizzato, sull’arco di 10 giorni, una mostra, momenti di discussione e uno spettacolo teatrale con il coinvolgimento di enti e associazioni attivi sul territorio». Un’esperienza che verrà ripetuta in altre scuole.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 24 novembre 2022 del Corriere del Ticino

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Contrastare insieme la violenza domestica
Il Consiglio di Stato ticinese ha aggiornato il piano cantonale varato un anno fa

Imparare a riconoscere i segnali premonitori, prevenire la recidiva, potenziare le case protette, elaborare un protocollo di presa a carico al pronto soccorso, campagne di sensibilizzazione, un numero unico di contatto per le vittime (lo 0800 866 866): sono alcune delle molte facce della lotta alla violenza domestica, contro la quale il Canton Ticino aveva elaborato nel novembre del 2021 un piano di azione che il Consiglio di Stato ha aggiornato mercoledì, facendo il punto sulle misure attuate in questi primi 12 mesi e sui prossimi passi.
Sono quattro gli assi su cui si lavora: riguardo al perseguimento, il capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha così ricordato per esempio l’inserimento del processo di gestione delle minacce nella nuova legge di polizia ora in consultazione. Prevenzione e protezione sono di competenza del Dipartimento della sanità e della socialità. Guardando al futuro, Raffaele De Rosa ha citato per esempio il progetto “Viva Voce”, per la formazione di professionisti in ambito sociale così da rafforzare l’ascolto dei minori, e la fase di studio per l’introduzione di un alloggio di transizione e di accompagnamento alla gestione del quotidiano per le donne che escono dal periodo di protezione. La prevenzione passa però anche per la scuola e non solo con lo sviluppo di competente interdisciplinari come l’ascolto, il rispetto della diversità e delle pari opportunità, ha ricordato il responsabile dell’eduzione Manuele Bertoli. Fra le iniziative concrete, il progetto “Batticuore” vuole contrastare la violenza che a volte contraddistingue anche le giovani coppie.
Il piano doveva rendere strutturale la lotta a questo fenomeno, perché come ricordato da Gobbi “le risposte c’erano già ma bisognava dare loro un cappello” istituzionale. La violenza domestica – è stato ricordato – “riguarda la società nel suo insieme” e per essere contrastata richiede un lavoro condiviso di associazioni, enti e servizi.
La fase di implementazione durerà fino al 2024. Nel 2025 sarà poi l’ora del bilancio e quindi dell’elaborazione di una nuova strategia. Il tutto nel quadro più ampio dell’applicazione della Convenzione di Istanbul entrata in vigore per la Svizzera nel 2018: il rapporto internazionale GREVIO attribuisce buone note alla Confederazione, ma sottolinea anche aspetti da migliorare, per esempio nella disponibilità di dati statistici (molti casi sfuggono), nella protezione dei minori e nel sostegno alle vittime nel contesto migratorio.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Contrastare-insieme-la-violenza-domestica-15809752.html

Da www.rsi.ch/news

Aggiornato il Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica

Aggiornato il Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato nella sua seduta odierna ha approvato l’aggiornamento del “Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica: misure, implementazione e attuazione”. Il documento è un complemento voluto dallo stesso Governo e richiesto al Dipartimento delle istituzioni nel novembre del 2021, quando venne approvato il Piano d’azione cantonale. Questo nuovo passo permette di raggiungere l’obiettivo fissato dal Consiglio di Stato nel Programma di legislatura 2019-2023, che si prefigge di mettere in atto la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica.

La violenza domestica è una tematica che riguarda la società nel suo insieme: la lotta contro questo fenomeno deve quindi coinvolgere tutti, autorità e società civile. L’obiettivo principale del Piano d’azione è quello di rendere strutturale il sistema di prevenzione e di contrasto alla violenza domestica, migliorando la risposta alla violenza e favorendo di conseguenza il suo decrescere.
L’aggiornamento del Piano d’azione cantonale e il bilancio di quanto messo in campo per contrastare il fenomeno è stato presentato oggi nel corso di una conferenza stampa, alla quale hanno partecipato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, il Direttore del Dipartimento delle sanità e della socialità, Raffaele De Rosa e il Direttore del Dipartimento dell’educazione della cultura e dello sport, Manuele Bertoli. La presenza di tre Consiglieri di Stato è significativa sull’importanza che il Governo accorda a questa tematica.
Per raggiungere l’obiettivo di prevenire e contrastare la violenza domestica sono stati definiti nel Piano d’azione quattro assi di intervento: la prevenzione, la protezione, il perseguimento e le politiche coordinate. All’interno di questi quattro assi e grazie a un lavoro coordinato sia tra i servizi cantonali dei tre Dipartimenti maggiormente coinvolti sia con enti e associazioni attive nella società civile sono state individuate molteplici misure d’intervento. L’aggiornamento del Piano d’azione approvato oggi, oltre a presentare le principali novità in ambito politico e normativo intercorse da novembre 2021, completa il processo di definizione delle misure e stabilisce quali saranno le fasi del processo di attuazione del Piano d’azione cantonale.
In particolare il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha sottolineato come la strategia di contrasto al fenomeno della violenza domestica in Ticino poggia su diversi strumenti di conduzione della politica pubblica: il Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, appunto, il Programma cantonale di promozione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione di bambini e giovani (0-25) del giugno 2022 e il Piano di azione cantonale per la pari opportunità dell’aprile 2022. Norman Gobbi ha poi messo in luce alcune misure dell’asse del perseguimento: la gestione delle minacce, inserita nella nuova legge cantonale di polizia; il lavoro con persone violente, condotto dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa della Divisione della giustizia; il dispositivo elettronico (“braccialetto”) per monitorare a posteriori gli spostamenti di autori di stalking (sorveglianza passiva), ricordando come si stia studiando a livello federale un sistema di sorveglianza attiva.
Dal canto suo il Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa ha presentato l’intensa attività svolta dal suo Dipartimento sugli assi di intervento “prevenzione” e “protezione”, sottolineando come le misure presentate nel Piano d’azione 2021 sono state in maggior parte realizzate, diventando misure strutturali. Sono inoltre state individuate e già attuate nuove misure, mentre altre sono in fase di studio e verranno implementate nel 2023. Tra le nuove misure identificate e attuate sull’asse “prevenzione” si può citare il progetto “Viva Voce”, ossia la formazione per i professionisti in ambito sociale, volta a rafforzare la partecipazione attiva e l’ascolto dei minori nell’elaborazione dei loro progetti di vita. Tra le nuove misure in fase di studio vi è fra le altre la promozione di un alloggio di transizione e di accompagnamento alla gestione del quotidiano per le donne dopo il periodo di protezione.
Anche il lavoro nelle scuole è di primaria importanza nel contesto della prevenzione e della sensibilizzazione sulla violenza domestica. In quest’ottica il Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, Manuele Bertoli ha ricordato come l’ascolto, il rispetto, la gestione della diversità, delle pari opportunità e dei conflitti rientrino nelle competenze trasversali del Piano di studio e concorrono a creare un substrato relazionale positivo. In particolare Manuele Bertoli ha ricordato una delle iniziative nate all’interno della scuola e più specificatamente nel settore della formazione professionale: gli studenti e le studentesse e i docenti e le docenti del Centro professionale tecnico (CPT) di Bellinzona hanno realizzato sull’arco di 10 giorni nella primavera scorsa una mostra, momenti di discussione, uno spettacolo teatrale e diversi interventi di enti e associazioni attivi sul territorio attorno al tema della violenza domestica.