‘Radar? Travisato senso del messaggio’

‘Radar? Travisato senso del messaggio’

Per il direttore del Dipartimento delle istituzioni una delle priorità resta il ‘miglioramento della già buona collaborazione fra Cantonale e Comunali’

Quando si parla di Polizia in Ticino meglio andare con i piedi di piombo. Il nervo scoperto del ‘corpo unico’ è altamente sensibile e basta una parola di più, o di meno, per sollevare interventi, prese di posizione e anche qualche critica. Ultimo in ordine di tempo, il nervosismo mostrato dopo alcune dichiarazioni rilasciate dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. L’occasione? Una frecciatina sui radar. Secondo il ministro il numero di controlli effettuati dalle polizie comunali sarebbe eccessivo. E la tendenza potrebbe far pensare che l’utilizzo elevato di questo strumento non si limiti alla sola prevenzione. Oppure, per l’altra faccia della medaglia, la volontà di Gobbi di portare acqua al proprio mulino, la polizia unica, appunto. Uno scenario, peraltro, contrastato dall’Associazione delle polizie comunali ticinesi che ha ribadito la propria contrarietà dopo aver preso atto degli sviluppi del dossier in Gran Consiglio. Ovvero, l’avvenuta elaborazione, da parte del liberale radicale Giorgio Galusero, della bozza di rapporto favorevole all’iniziativa del dicembre 2020 di Raoul Ghisletta (Ps), sottoscritta da altri sedici deputati di partiti diversi.

Onorevole Gobbi, la sua affermazione, ‘le Polizie comunali fanno troppi controlli radar’ ha creato malumore. Qualcuno, nell’ambito delle polcom, l’ha definita ‘fallace e assurda, strumentale per favorire il discorso di polizia unica, evidentemente’. Come risponde a questa considerazione?
Non c’era alcun riferimento alla polizia unica, che rimane un tema di stretta competenza parlamentare, tenuto conto della mozione in discussione. Chi ha voluto dare questa connotazione a una mia constatazione ha gettato lo sguardo in una direzione sbagliata, travisando completamente il senso del messaggio inviato ai Municipi.

Raccogliendo, da parte nostra, delle osservazioni sulla questione radar, da sempre molto sensibile, non solo per l’utente della strada, pare che il numero dei controlli non dica nulla se non anzi fuorviare il discorso. In effetti ogni controllo ha durata diversa. Esempio, cinque controlli di un’ora (delle polcom) pare non abbiano evidentemente l’impatto di un controllo che dura 72 ore della Polizia cantonale. È d’accordo?
Non entro in questioni strettamente tecniche, anche se osservo che le variabili in campo sono molteplici: cinque ‘radar blitz’ di un’ora delle Polizie comunali, per esempio, spesso ‘fotografano’ più auto di un controllo sulle 72 ore della Polizia cantonale, che viene quasi subito segnalato a tutti gli automobilisti e quindi diventa per un periodo di alcuni giorni un deterrente preventivo a chi solitamente non rispetta i limiti di velocità in quel determinato tratto di strada. Il discorso però non è legato a questo. È soprattutto un richiamo su due aspetti: da un lato occorre dare priorità al significato preventivo che deve avere una postazione radar, per non generare un sentimento di vessazione nelle cittadine e nei cittadini; dall’altro lato migliorare sempre di più la già buona collaborazione Polizia cantonale/Polizie comunali sugli interventi di questa attività di polizia sull’intero territorio ticinese.

Come viene gestita la pianificazione della piattaforma radar, sulla quale si è anche pronunciato il presidente dell’associazione delle polizie comunali, Orio Galli, in un’intervista rilasciata a laRegione, riconoscendo la necessità di una revisione?
La piattaforma radar è stata un primo importante passo promosso a suo tempo dal Consiglio cantonale dei comandanti e accolto favorevolmente da tutti coloro che si occupano di controlli radar. Ora dobbiamo ulteriormente migliorare quanto di buono fatto, passando da questo coordinamento e sulla base delle esperienze degli ultimi anni. Una mozione presentata nel 2019 dall’allora granconsigliere Piero Marchesi chiede che tutta la gestione sia affidata alla Polizia cantonale. Personalmente sarei anche d’accordo, ma non possiamo dimenticare tout court le Polizie comunali, con le loro competenze e la loro autonomia. Il rapporto del gruppo di lavoro ‘Polizia ticinese’ in fase di ultimazione dovrebbe in questo senso aiutarci, perché definisce i compiti specifici e gli assi di intervento delle ‘comunali’ e della ‘cantonale’, stabiliti da questo tavolo di lavoro congiunto. Il mio auspicio per il 2023 – ed è il senso dello scritto inviato ai Municipi – è quello di trovare un modo coordinato, adeguato e rivolto alla prevenzione sul fronte dei controlli radar.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 12 dicembre 2022 de La Regione

Sempre più sostenibile, sempre più responsabile

Sempre più sostenibile, sempre più responsabile

Norman Gobbi ci parla del lavoro con i Comuni per migliorare la qualità di vita

Partendo dal principio che il Comune è l’anello più importante dei nostri tre livelli istituzionali e che grazie ai Comuni le cittadine e i cittadini possono avere una qualità di vita migliore, il Dipartimento delle istituzioni porta avanti – attraverso la Sezione degli enti locali – tutta una serie di progetti e di proposte per aumentare la capacità degli enti locali di incidere positivamente sulla vita di tutti noi. “A partire dal cantiere delle aggregazioni, sino a giungere al recentissimo studio sulla responsabilità sociale del Comune la nostra politica è quella di mettere al centro l’attività degli enti locali”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. “Il motivo è presto detto: chi meglio degli amministratori comunali conosce i bisogni della gente? Il primo contatto tra cittadino e amministrazione pubblica passa dal livello comunale. Per questo i Comuni devono essere in grado di dare i servizi migliori alla loro popolazione. La cittadinanza sa che per tutta una serie di prestazioni non sarà mai il Comune a essere responsabile. Nessuno pretende che l’AVS o molte prestazioni sociali debbano essere corrisposte dal Comune. Però l’ente locale ha la possibilità di fornire altri tipi di prestazioni e servizi che aumentano la qualità di vita residenziale delle cittadine e dei cittadini”, sottolinea ancora il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

In questo solco, martedì il Dipartimento delle istituzioni assieme al Dipartimento delle finanze e dell’economia ha organizzato un Simposio incentrato sulla responsabilità sociale delle imprese e dei Comuni. “Oggi il tema della responsabilità sociale è basilare per una conduzione responsabile – appunto – dell’ente pubblico. La Sezione degli enti locali ha elaborato, assieme a una ricercatrice della SUPSI, un documento in cui si fa una prima fotografia su quanto già oggi fanno (e non fanno) i Comuni in abito di sviluppo sostenibile. E così abbiamo potuto individuare le aree di forza del nostro territorio – ossia l’attenzione nei confronti della vita sociale e culturale, del trasporto pubblico e del sostegno alle persone più fragili – e le aree di debolezza: la scarsa collaborazione tra enti pubblici e privati o la necessità di creare quartieri adatti alle nuove esigenze abitative. Al contempo, i Comuni dovranno farsi portavoce di una gestione delle risorse umane e naturali che possa fungere da esempio per il cittadino e le imprese. Gli esempi di buon governo non mancano. E questo ci lascia ben sperare anche per il futuro. Soprattutto perché cerchiamo di sostenere i Comuni in questo loro lavoro. Il Simposio di martedì ha voluto far confrontare quanto fa e può fare il Comune in ambito di sostenibilità e quanto fanno e possono fare le nostre aziende, anch’esse chiamate sempre più ad avere un atteggiamento socialmente responsabile. Un lavoro di collaborazione tra pubblico e privato che, se portato avanti con intelligenza e costanza, potrà migliorare la qualità di vita residenziale di tutti noi”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 11 dicembre 2022 de Il Mattino

 

Grande successo dell’evento sulla responsabilità sociale delle imprese e dei Comuni

Grande successo dell’evento sulla responsabilità sociale delle imprese e dei Comuni

Comunicato stampa

Si è tenuto all’Auditorium della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona un evento dedicato alla responsabilità sociale delle imprese e dei Comuni, al quale hanno partecipato più di 200 persone in presenza e in streaming. L’evento, voluto dai Consiglieri di Stato Christian Vitta e Norman Gobbi, ha permesso per la prima volta a diversi rappresentanti delle realtà aziendali e politici e funzionari del settore pubblico comunale e cantonale di riflettere sul tema della responsabilità sociale. Le raccomandazioni formulate nel corso del pomeriggio di studio confluiranno nei progetti strategici sul tema portati avanti dal Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) e dal Dipartimento delle istituzioni (DI).

La prima edizione dell’evento sulla responsabilità sociale delle imprese e dei Comuni ha riscosso un ottimo successo di pubblico, con più di 200 persone in sala e collegate in streaming.  
Nel suo intervento il Consigliere di Stato Christian Vitta ha dapprima ricordato l’impegno del DFE nell’ambito della responsabilità sociale delle imprese, attraverso numerose misure messe in campo negli ultimi anni, come ad esempio il rapporto di sostenibilità semplificato, la concretizzazione della responsabilità sociale delle imprese quale criterio di aggiudicazione della Legge sulle commesse pubbliche (LCPubb) e l’introduzione di un sostegno alle imprese che intendono investire nella formazione di un proprio responsabile aziendale CSR. In seguito ha evidenziato che i Comuni, grazie alla loro prossimità con le aziende, possono sostenere le imprese locali nel loro percorso di responsabilità sociale e ambientale.  
Dal canto suo il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha sottolineato l’importanza di avviare un dialogo tra il mondo delle imprese e quello dei Comuni: due realtà che insieme possono lavorare insieme nell’ambito della responsabilità sociale promuovendo lo sviluppo sostenibile della qualità di vita residenziale dei cittadini e delle imprese medesime. Solo unendo le forze si possono costruire assieme dinamiche e buone pratiche da applicare in modo concreto nel rispetto della popolazione residente e del territorio in cui viviamo.  
Durante il pomeriggio quattro gruppi di lavoro, composti da rappresentanti dell’economia privata e del settore pubblico, hanno analizzato e riflettuto per identificare una serie di iniziative sulle quali imprese e Comuni possono promuovere congiuntamente. I temi toccati nei quattro seminari sono stati:

  • il contesto economico
  • l’infrastruttura e i servizi di pubblica utilità
  • la conciliabilità tra lavoro e vita privata
  • l’impegno civico.  

Dopo un momento di pausa, i lavori sono ripresi con una tavola rotonda – moderata da Marzio Della Santa –  alla quale hanno preso parte i Consiglieri di Stato Christian Vitta e Norman Gobbi, il Direttore della Società svizzera impresari costruttori Nicola Bagnovini, la Vice Direttrice dell’Associazione industrie ticinesi Daniela Bührig, la Sindaco di Castel San Pietro Alessia Ponti, il Sindaco di Gambarogno Gianluigi Della Santa e la Docente e ricercatrice SUPSI Jenny Assi. Il focus della discussione è stato messo in particolare su una riflessione da prospettive diverse su come le imprese e la politica comunale possano collaborare per promuovere una serie di misure socialmente responsabili.   

Infrastrutture critiche in rete per gestire le emergenze

Infrastrutture critiche in rete per gestire le emergenze

Comunicato stampa

Nell’ambito del progetto Interreg Sicurezza delle Infrastrutture Critiche transfrontaliere (SICt) è stato siglato oggi a Giornico un accordo tra la Polizia cantonale ticinese, rappresentata dal capitano Marco Guscio, e Regione Lombardia, rappresentata dal Direttore pro-tempore della Direzione Generale Territorio e Protezione Civile Roberto Laffi. L’accordo è relativo all’utilizzo, alla promozione e all’adesione da parte di soggetti interessati alla Piattaforma Infrastrutture Critiche.

La Piattaforma è uno strumento informatico di supporto alle decisioni riguardanti la sicurezza delle infrastrutture critiche, in particolare a quelle dedicate al trasporto (stradale e ferroviario) poiché consente la consultazione, l’elaborazione e lo scambio di informazioni, al fine di promuovere la gestione condivisa degli eventi che possono avere impatti sulla continuità del loro servizio. Serve pure per elaborare, nell’ambito delle attività ordinarie finalizzate alla prevenzione dei rischi, strategie operative e documenti di pianificazione. L’accordo prevede che le parti contraenti si impegnino a promuovere attivamente l’adesione alla Piattaforma da parte dei soggetti coinvolti nella gestione e nella sicurezza delle infrastrutture critiche. A tale scopo possono realizzare iniziative di comunicazione, di formazione e partecipare a workshop, convegni e manifestazioni in cui presentarla. Inoltre valutano congiuntamente le richieste di adesione all’iniziativa pervenute da parte di soggetti interessati tramite la compilazione e la sottoscrizione dell’Atto di adesione.

L’iniziativa è legata al progetto SICt promosso da Regione Lombardia (capofila di progetto), dalla Polizia cantonale ticinese (capofila svizzero), dal Cantone Ticino, dal Politecnico di Milano e dalla Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI). Progetto che ha quale obiettivo di accrescere la capacità di gestione di eventi di portata transfrontaliera, sia relativi alle attività umane sia di origine naturale, che possono colpire le infrastrutture critiche situate tra la zona sud del Canton Ticino e le province di Como, Lecco, Varese, potenziando attraverso la cooperazione transfrontaliera le capacità di monitoraggio e i flussi informativi tra i soggetti coinvolti. Gli obiettivi perseguiti sono quelli di:

  • accrescere la condivisione di conoscenze e informazioni sulle infrastrutture critiche transfrontaliere tra Italia e Svizzera, con particolare riferimento alle infrastrutture di trasporto (stradale e ferroviario) che attraversano l’area transfrontaliera di progetto e che rappresentano importanti e strategici corridoi per il trasporto di persone e merci;
  • rafforzare le capacità congiunte di gestione delle conseguenze relative all’interruzione parziale o totale, di infrastrutture critiche di interesse transfrontaliero;  
  • verificare l’efficacia del sistema di cooperazione per il monitoraggio e la gestione di eventi nell’area transfrontaliera del progetto.    
Filippini: ‘La polizia unica non è mai stato un tema per noi’

Filippini: ‘La polizia unica non è mai stato un tema per noi’

Il coordinatore del gruppo designato dal governo: ‘Il focus sui compiti, per una loro chiara ripartizione fra Cantonale e polcom. Rapporto per fine anno’

«Se fosse per me entrerei subito nel merito della questione, già nella seduta di domani (oggi, ndr), dicendo sì o no alla presenza in Ticino di un solo corpo di polizia. Mi sembra però di capire che il resto della commissione, o una parte di essa, prima di esprimersi voglia conoscere i risultati del lavoro svolto dal gruppo ‘Polizia ticinese’ designato a suo tempo dal Consiglio di Stato. E allora aspettiamo», afferma Giorgio Galusero. L’esponente liberale radicale nelle scorse settimane ha stilato e trasmesso ai colleghi della commissione granconsiliare ‘Giustizia e diritti’, da lui presieduta, una bozza di rapporto sull’iniziativa parlamentare di Raoul Ghisletta, un progetto di rapporto favorevole alla proposta del deputato socialista: sì a una polizia unica, una polizia cantonale. Ma, stando a Galusero, il dossier è in standby. Sul documento redatto dal granconsigliere del Plr la discussione «non è ancora cominciata». Certo, il dossier è politicamente delicato e poi siamo già in campagna elettorale in vista del rinnovo dei poteri cantonali (aprile 2023). Ma si è anche in attesa di un altro rapporto, quello appunto del gruppo denominato ‘Polizia ticinese’: costituito nel dicembre del 2016 dal Consiglio di Stato, è diretto dal segretario generale del Dipartimento istituzioni Luca Filippini. Fanno parte del gruppo, oltre a Filippini, il comandante della polizia comunale di Lugano Roberto Torrente, il presidente dell’Associazione delle polcomunali Orio Galli, i municipali titolari dei dicasteri sicurezza Samuel Maffi (Mendrisio) e Daniele Franzoni (Lamone), il sindaco di Novazzano Sergio Bernasconi, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, il responsabile della Gendarmeria Marco Zambetti e il capo, in seno al Dipartimento, della Sezione enti locali Marzio Della Santa. Nella squadra c’era anche il maggiore della Cantonale Luca Bieri, ora in pensione.

Luca Filippini, a che punto siamo?
In dirittura d’arrivo. Il nostro obiettivo è di consegnare il rapporto a breve, entro la fine di questo mese, al direttore del Dipartimento Norman Gobbi e all’Act, l’Associazione dei comuni ticinesi. Mi permetta tuttavia di precisare, anzi, di ribadire un aspetto.

Prego.
Quello della polizia unica non è, e non lo è mai stato, un tema al centro delle riflessioni del gruppo ‘Polizia ticinese’. Di questo argomento non ci occupiamo. Il mandato conferitoci è di vedere come ottimizzare l’attività di polizia sul nostro territorio, partendo dalla situazione vigente, quindi dall’esistenza in Ticino di una Polizia cantonale e di corpi di polizia comunale. Dalla nostra analisi e dalle nostre proposte la politica potrà, questo sì, ricavare elementi, spero utili, per decidere se optare per lo status quo, per la polizia unica o per una diversa ripartizione, fissata per legge, dei compiti fra la Cantonale e le comunali.

Ottimizzare come?
Il focus del gruppo che coordino è sui compiti di polizia in generale. Si tratta quindi di stabilire quali debbano essere eseguiti in maniera uniforme su tutto il territorio ticinese e quali debbano essere svolti tenendo conto delle esigenze locali. In altre parole, si tratta di decidere quali mansioni assegnare alla Polizia cantonale e quali alle polizie comunali. Questo per evitare anche doppioni. Insomma per garantire un efficace apparato di sicurezza, a beneficio dei cittadini, è necessario stabilire – in modo preciso e chiaro – chi fa cosa. Per ottimizzare l’attività di polizia, compreso il lavoro di prossimità, occorre dunque passare da una migliore ripartizione dei compiti. Aggiungo, anche in materia di controlli della velocità, tema tornato di attualità.

Quanto ai compiti di polizia giudiziaria?
Quella investigativa deve continuare ovviamente a essere un’attività della Polizia cantonale. Vi è però una casistica, e mi riferisco in particolare ai reati contro l’onore, che sono a querela di parte, della quale potrebbero occuparsi le polizie comunali, su delega della Cantonale. Per esempio quando una lite fra vicini sfocia in diffamazioni o insulti. Ad ogni modo l’interlocutrice del Ministero pubblico resterà sempre, e unicamente, la Polizia cantonale.
Come indicato da Filippini, il rapporto del gruppo ‘Polizia ticinese’ è in dirittura di arrivo.

Da www.laregione.ch

Veicoli pesanti: inaugurato il nuovo Centro di controllo

Veicoli pesanti: inaugurato il nuovo Centro di controllo

“La certezza di aver contribuito a offrire qualcosa di utile alla cittadinanza”

Un mese e mezzo fa in questo spazio del Mattino della Domenica avevo ricordato l’imminente apertura del Centro di controllo per veicoli pesanti (CCVP) a Giornico. Venerdì si è svolta la cerimonia d’inaugurazione dell’infrastruttura, realizzata dall’Ufficio federale delle strade (USTRA) con un investimento di 250 milioni di franchi. Il Canton Ticino ha partecipato in minima misura ai costi (5 milioni di franchi), ma trarrà grandi benefici, sia in termini di sicurezza sulle nostre strade, sia in termini di indotto economico, grazie alla creazione di una cinquantina di posti di lavoro e alla costruzione del nuovo svincolo autostradale che potrà dare alla Bassa Leventina nuovi stimoli per il suo sviluppo. Il Centro si colloca su un terreno di 170mila metri quadrati che un tempo accoglieva la Monteforno. Assieme ai lavori per la realizzazione del secondo tunnel autostradale del San Gottardo, il CCVP diventa a tutti gli effetti punto nodale per la sicurezza della mobilità su gomma lungo l’asse autostradale svizzero nord-sud e sud-nord.

Opinione pubblicata nell’edizione di domenica 4 dicembre 2022 de Il Mattino

  

 

No allo SEE: quando tutto (o molto) ebbe inizio

No allo SEE: quando tutto (o molto) ebbe inizio

Ci sono momenti nella storia delle persone che più di altri determinano il loro futuro. Se dovessi scrivere una classifica di cinque momenti che hanno condizionato il mio essere, oggi “Norman Gobbi”, la bocciatura dello Spazio economico europeo (SEE) vi troverebbe posto. La scelta maggioritaria della popolazione elvetica e dei Cantoni di contrastare lo SEE fu una sberla potente assestata a un’élite – politica, economica, culturale – che stava svilendo nel corso degli anni i valori fondanti della Svizzera. Sulla stessa barca gran parte dei media elvetici, con ovviamente la televisione di Stato in prima fila.

La campagna che accompagnò il voto fu intensa. Solo una forza politica a livello nazionale – l’UDC – uscì dal coro e si oppose a quell’accordo di carattere economico con altre nazioni europee, consapevole che dietro vi fosse un’altra volontà: un accordo politico e istituzionale con la CEE. Un abbraccio mortale, insomma, per la nostra indipendenza, neutralità e sovranità: unicità che hanno reso grande la Svizzera.

In Ticino la Lega dei Ticinesi era da poco sulla cresta dell’onda e seppe interpretare i sentimenti della popolazione. E non si è trattato di fomentare le paure – come semplicisticamente hanno affermato i favorevoli allo SEE – ma di smascherare una linea politica che ci avrebbe condotti dritti dritti nella CEE, poi trasformatasi nel leviatano chiamato oggi UE.

In questo contesto il “Mattino della domenica” con Giuliano Bignasca e Flavio Maspoli si è impegnato a fondo contro il pensiero dominante filo-europeista. Da quindicenne interessato alla civica e alla politica, ho seguito da vicino quanto ogni domenica usciva sul settimanale, condividendone i contenuti. Il successo alle urne in quello storico 6 dicembre di 30 anni fa mi convinse che valeva la pena entrare nel movimento di via Monte Boglia, perché era costruito come un vestito sulla mia pelle.

Il 6 dicembre 1992 fu l’inizio di un percorso che continua ancora oggi: è la strada della resilienza a favore della salvaguardia della nostra sovranità, della nostra libertà, della nostra neutralità, del nostro federalismo! Per questo firmare l’iniziativa popolare federale per la neutralità è -come 30 anni fa – un atto d’amore per la Svizzera e il suo futuro!

Opinione pubblicata nell’edizione di domenica 4 dicembre 2022 de Il Mattino

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione del Centro di controllo per veicoli pesanti

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione del Centro di controllo per veicoli pesanti

– Fa stato il discorso orale –  

Gentili signore, egregi signori
è a nome di tutto il Governo ticinese che prendo la parola in questo giorno di festa, che ci vede qui a Giornico in un clima ormai invernale, ma caldo di positive sensazioni per l’inaugurazione del Centro di controllo dei veicoli pesanti.
Lo abbiamo atteso per anni e ora è pronto per dare il suo grande contributo alla sicurezza sull’asse autostradale sud nord e nord sud.Chi mi ha preceduto ha già messo in evidenza i tanti aspetti positivi di questo imponente centro:

  • l’aumento della sicurezza per tutti gli utenti dell’autostrada che transitano sull’asse del San Gottardo
  • il miglioramento notevole della gestione del traffico pesante in entrambe le direzioni
  • il miglioramento della situazione ambientale
  • la creazione di un indotto economico a livello locale/regionale
  • la creazione di nuovi posti di lavoro per la polizia cantonale
  • e l’accesso in autostrada attraverso il nuovo svincolo.

Da parte mia vorrei sottolineare due importanti aspetti: 

  • la forte volontà del Consiglio di Stato ticinese e del Parlamento di favorire la realizzazione del CCVP
  • la stretta e proficua collaborazione con USTRA per arrivare a definire tutti i dettagli di questa complessa infrastruttura

L’infrastruttura di controllo dei veicoli pesanti sarebbe dovuta sorgere a Sigirino. Parliamo degli inizi degli anni 2’000. Vi è stato un lungo tira-molla, legato a più problemi anche di natura ambientale. L’iter si è dilatato a dismisura, sino a quando si è preso coscienza della necessità assoluta di questo Centro.
La chiave di volta per sbloccare e consolidare il progetto – la cui ubicazione era ormai stata definita qui a Giornico – fu il messaggio governativo 7179 del 6 aprile 2016 per la Concessione di un credito di 5 milioni di franchi quale contributo cantonale alla realizzazione dell’area multiservizi e del centro di controllo per veicoli pesanti lungo l’autostrada A2 a Giornico.
Qui ringrazio il collega Claudio Zali per il supporto dato e per il lavoro svolto.
In quel messaggio il Governo metteva nero su bianco – e cito – “l’assoluta priorità di dare avvio ai lavori, considerati gli interessi pubblici di carattere economico, ambientali e di gestione del traffico”. Inoltre il CdS portava alla luce (cito) “l’assicurazione da parte della Direzione dell’USTRA che un contributo cantonale unico ed omnicomprensivo di 5 milioni di franchi avrebbe permesso di sbloccare l’avvio della realizzazione”. Per questo motivo abbiamo deciso di aderire alla proposta di USTRA e chiedere quindi al Parlamento il credito di 5 milioni di franchi. Una scelta politica ben precisa, scaturita dopo molti incontri tra il Cantone e USTRA. Grazie alla garanzia di questo contributo, USTRA ha assunto a suo carico l’incognita dei costi e delle procedure necessarie. Quindi, in altre parole, ha potuto dare avvio ai lavori di costruzione. Al Cantone non è più stato chiesto un franco per un investimento che si aggira attorno ai 250 milioni di franchi.
La determinazione del Governo è stata figlia anche degli ottimi rapporti instaurati con la direzione di USTRA. E qui si inserisce il secondo aspetto importante da mettere in evidenza nella narrazione della realizzazione di questo progetto. Per riuscire a raggiungere l’obiettivo di avere il Centro qui a Giornico era ed è indispensabile una positiva predisposizione alla collaborazione. È quanto è avvenuto concretamente. Sia prima dell’inizio dei lavori – come ho detto –, sia durante i lavori. Collaborazione ancora più indispensabile visto che a intervenire sono partner di due differenti livelli politici: da un lato la Confederazione e dall’altro il Cantone.
Sul piano organizzativo la parte del leone l’ha fatta la Polizia cantonale. Ringrazio tutti i miei collaboratori per l’impegno che hanno messo in questo progetto. Con una menzione speciale al capitano Marco Guscio, che da vent’anni insegue questo progetto e che oggi vede coronato questo sogno, ma soprattutto gli sforzi che vi ha profuso.
Un leventinese come il sottoscritto. È forse per questo che teniamo ancora di più a questo Centro, al quale guardiamo con tante aspettative. Lo abbiamo voluto fortemente perché capivamo l’importanza strategica non solo per il Ticino e per la sicurezza di tutti gli automobilisti, ma perché avrebbe dato un sostegno importante anche per l’economia di valle, con l’indotto prodotto dall’investimento di 250 milioni di franchi e con l’indotto che si creerà nel corso della gestione dell’impianto: posti di lavoro diretti e indiretti, collegamenti privilegiati grazie alla creazione di uno svincolo con possibilità di nuovi sviluppi regionali interessanti.
Per un Consigliere di Stato è sempre molto gratificante intervenire in questo genere di occasioni: è il coronamento di un impegno; è la finalizzazione di un lavoro, ma soprattutto è la certezza di aver contribuito a offrire qualcosa di utile alla nostra cittadinanza. Qui parlo a nome di tutto il Governo, che come detto ha sostenuto il progetto. Come leventinese, lo ammetto, sono ancora più felice di essere qui oggi a questa inaugurazione!
Il Centro ora inizierà a funzionare, inserendosi a pieno titolo nella rete svizzera dei 12 centri di controllo dei veicoli pesanti, già operativi o in fase di realizzazione. A tutti i collaboratori che qui operano auguro un proficuo lavoro.
A partire dal tenente Franco D’Andrea, a cui è stata affidata la direzione del Centro quale ufficiale subalterno, subordinato al V° Reparto di Gendarmeria stradale. È un’attività di controllo nuova, con modalità di lavoro anche tecnologicamente avanzate. Un’esperienza per tutti da sfruttare.
Concludo con i ringraziamenti: al direttore di USTRA Jürg Röthlisberger, che ha seguito dal 2015 in prima persona questo progetto. Al responsabile USTRA della filiale di Bellinzona Marco Fioroni; al capitano Marco Guscio e a tutti i suoi collaboratori della Polizia cantonale. Ai progettisti e a tutte le maestranze che hanno lavorato su questo cantiere.