Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la terza del 2024 e la 71. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura, i partecipanti alla seduta si sono confrontati su una serie di richieste dei Comuni all’indirizzo del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione cantonale. È stata inoltre presentata la nuova lettera d’intenti della Piattaforma, sulla quale è stata aperta una fase di consultazione che si concluderà il 1. novembre.
Il Dipartimento delle istituzioni ha poi orientato i rappresentanti dei Comuni sul tema del finanziamento delle future strutture protette abbinate a edifici come scuole, palestre e sale multiuso. Per garantire il sovvenzionamento di tutti i nuovi progetti, è stata presentata una modifica del Regolamento di protezione civile (RPCi) che permetterà di trasferire – verso il Fondo cantonale dei contributi sostitutivi – una parte delle riserve giacenti presso i Consorzi regionali e, nel contempo, di garantire ai Consorzi un avere disponibile dedicato alle spese riconosciute quali altri scopi di Protezione Civile.
Il Dipartimento del territorio ha poi informato sul tema della pulizia delle rive e dello specchio d’acqua dei laghi Verbano e Ceresio, a favore della sicurezza della navigazione e per consentire la fruizione delle spiagge. È stato confermato l’interesse ad avviare una riflessione in merito.
I membri della Piattaforma sono in seguito stati orientati in merito all’introduzione del moltiplicatore d’imposta comunale differenziato per persone giuridiche e persone fisiche. È stato ricordato che il Consiglio di Stato ha trasmesso due messaggi al Parlamento, per modificare la Legge organica comunale e la Legge sulla perequazione finanziaria intercomunale.
Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha poi fornito alcune informazioni di carattere fiscale, riguardo al messaggio governativo che propone di adeguare il meccanismo di compensazione degli effetti della cosiddetta «progressione a freddo». Per quanto riguarda invece i piani di ristrutturazione della rete di uffici postali, recentemente annunciati da La Posta svizzera, è stato confermato che il Consiglio di Stato è a disposizione dei Comuni toccati, ed esprimerà le proprie riserve in un incontro con i vertici dell’azienda, previsto durante il mese di ottobre.
La Cancelleria dello Stato ha infine presentato alcuni progetti di sua competenza. È stato anticipato che i Comuni riceveranno a breve un pacchetto informativo in merito al Regolamento sulla comunicazione per via elettronica nell’ambito di procedimenti amministrativi; il 21 novembre sarà inoltre proposto un incontro informativo sul tema. Sono state condivise anche le nuove Linee guida per il linguaggio inclusivo nella redazione di testi ufficiali, già in vigore per l’Amministrazione cantonale.
La prossima seduta della Piattaforma è prevista per mercoledì 27 novembre 2024.

Responsabilità politica della Polizia cantonale

Responsabilità politica della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato comunica di aver revocato la misura temporanea con la quale aveva affidato la responsabilità politica della Polizia cantonale a Claudio Zali, Direttore supplente del Dipartimento delle istituzioni.  

La responsabilità politica della Polizia cantonale è dunque da subito affidata a Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni. La decisione è stata adottata dopo aver preso atto della chiusura dell’istruzione penale da parte del Procuratore generale e aver consultato gli atti dell’incarto penale inerente agli avvenimenti dell’incidente stradale che aveva coinvolto il Consigliere di Stato lo scorso anno.  

Considerata la procedura ancora in corso, non si rilasciano ulteriori dichiarazioni.

 
 
 
«Sulle aggregazioni a Locarno c’è molta più consapevolezza»

«Sulle aggregazioni a Locarno c’è molta più consapevolezza»

Vantaggi e sfide delle fusioni comunali attorno al Verbano negli incontri bilaterali organizzati dagli Enti locali «Finalmente viste come un’opportunità per migliorare i servizi ai cittadini, evitiamo che questa regione perda il treno»

Locarno, Losone, Muralto, Minusio, Orselina, Brione sopra Minusio, Tenero, Gordola, Cugnasco e Lavertezzo. Il programma delle visite agli Esecutivi del Locarnese da parte della Sezione enti locali (il servizio di vigilanza sui Comuni del Cantone, n.d.r.), partito all’indomani delle elezioni di aprile, è stato intenso e fitto. Al centro degli incontri bilaterali, il tema cruciale dell’aggregazione. O delle aggregazioni. Come riportato nell’edizione di ieri, dopo decenni attorno al Verbano poco si è fatto. Tutto è ancora sfocato. Mentre altre realtà ticinesi sono andate avanti. «Mendrisio o Bellinzona, tanto per fare degli esempi recenti, sono riuscite a rafforzare il loro peso politico», afferma al Corriere del Ticino il caposezione Marzio Della Santa. Paradossalmente, anche Maggia e Verzasca sono più avanti della Città-polo, almeno sotto questo profilo.

Municipi chiamati a riflettere
«Devo però dire che, rispetto al passato, ho notato una crescente disponibilità ad affrontare il tema delle fusioni. Forse dovuta a una consapevolezza sempre maggiore che, nel mediolungo termine, questa regione potrebbe perdere rilevanza», aggiunge il 58.enne.
«Il fenomeno sta iniziando a farsi sentire e, nel medio-lungo termine, potrebbe influenzare pure l’azione politica nelle varie realtà locarnesi. Non dobbiamo dimenticare, tuttavia, che nessuno di questi Comuni è in uno stato di necessità. Restiamo quindi nel campo delle opportunità. E, come l’esperienza ci dimostra, essere consapevoli di questa opportunità è la risultante di un processo che porta i Municipi, ma non solo, a ragionare sul proprio futuro e a rendersi conto che unendo le forze si dà la possibilità di migliorare in maniera sensibile la qualità di vita della cittadinanza e delle aziende, offrendo servizi migliori ».

Porsi l’interrogativo
Le tempistiche di quando questo «sogno» si potrà avverare, però, sono ancora vaghe: «Il Cantone si vede come un catalizzatore di una riflessione esclusivamente regionale e locale. Non abbiamo un obiettivo temporale. Vogliamo vedere gli enti locali del Locarnese porsi la domanda, anche supportati da noi, così da fare una riflessione e poi decidere se inoltrare un’istanza aggregativa e per quale ipotesi di nuovo Comune».
A fronte di una «sindrome della lentezza», che difficilmente produrrà un’aggregazione di rilievo entro questa legislatura, il Cantone può poco o nulla. «Ma non ce ne stiamo con le mani in mano. Cerchiamo di sensibilizzare le autorità politiche proprio sulla necessità di interrogarsi sul proprio futuro, non solo in termini aggregativi». Il nostro interlocutore rivela come ci sia l’idea di proporre, a Locarno, un percorso simile a quello seguito nel Basso Mendrisiotto tra Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo. Le premesse, infatti, sono simili. «Alcuni erano favorevoli, altri più freddi. Non del tutto contrari, ma si interrogavano sull’opportunità di avviare un processo di aggregazione. Abbiamo organizzato una serata con un centinaio di persone, rappresentanti della cittadinanza, delle istituzioni, delle aziende. Anche esterni alla regione ».

Un anno di lavoro
«Alla fine del percorso, durato un anno, i Comuni hanno fatto ulteriori approfondimenti per poi inoltrare l’istanza aggregativa che oggi è oggetto di riflessione da parte di un gruppo di lavoro nominato dal Consiglio di Stato». Della Santa elenca poi uno scenario ideale, prima o poi da concretizzare: «Il Locarnese deve avere un polo forte così da partecipare ai dibattiti a livello cantonale. In un contesto urbanizzato, i problemi non si fermano ai confini istituzionali, tra l’altro neanche visibili. Gli scenari che proponiamo per i futuri nuovi Comuni rispondono a questo bisogno. Se dovessero realizzarsi, la cittadinanza e le aziende ne trarrebbero vantaggi».

Il nonsenso di delegare a terzi
Della Santa commenta le tesi promosse dai «piccoli» (come Muralto, n.d.r.): servizi vicini al cittadino, cura del territorio, collaborazioni. «Se un Comune vorrà restare tale, e non è in uno stato di necessità, è giusto che sia così. Ma so che la Città di Locarno deve erogare vari servizi ad altri Comuni. E allora mi chiedo che senso ha un Comune che delega a terzi gran parte delle sue attività? Probabilmente il vantaggio di chi governa oggi non sta lì, ma altrove. Fintanto che questo vantaggio sussiste, non ci sarà quella spinta verso una realtà più ricca e complessa».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 settembre 2024 del Corriere del Ticino

Lutte contre le terrorisme, repenser les priorités

Lutte contre le terrorisme, repenser les priorités

Ce qui s’est passé à Solingen le 24 août pourrait se produire à Bâle, Locarno ou Genève: il faut revoir les priorités du SRC et de Fedpol, écrit le conseiller d’Etat tessinois Norman Gobbi (Lega), récemment confronté à une attaque au couteau dans un supermarché à Lugano

Le récent attentat terroriste de Solingen, en Allemagne, est l’expression de la menace terroriste permanente qui pèse sur l’ensemble de l’Europe. Un extrémiste syrien a tué trois personnes à l’aide d’un couteau, et en a blessé huit autres. Arrivé en 2022, il faisait pourtant l’objet d’une mesure d’expulsion vers la Bulgarie. Il n’aurait donc pas dû se trouver sur sol allemand.
Ce tragique événement révèle la facilité de mouvement et de camouflage dont peuvent jouir des personnes apparemment ordinaires sur notre continent. En Suisse aussi, la menace terroriste a fait l’objet d’une attention accrue ces derniers mois. Le pays n’est pas à l’abri de ce mode d’action, avec des individus qui se fondent dans la société ou disparaissent des radars, pour ensuite passer à l’action. Les propos récents du directeur du Service de renseignement de la Confédération (SRC), Christian Dussey, le confirment opportunément.
L’attaque terroriste barbare du Hamas contre Israël depuis Gaza, puis la riposte légitime ont provoqué une escalade également dans les pays voisins, et sur le plan international, une recrudescence du terrorisme islamique et de l’antisémitisme. La Suisse n’est d’ailleurs pas épargnée par cette importation du conflit au Moyen-Orient. Ces dérives dangereuses nécessitent une observation attentive de la part des autorités suisses, afin de pouvoir anticiper, désamorcer ou au moins atténuer les risques pour notre pays, l’Europe et les autres démocraties libérales du monde occidental. On peut parler ici d’une communauté de destin et de valeurs.
Pour faire face, la Suisse a intensifié ses activités de surveillance, tant par le SRC que par le Ministère public de la Confédération (MPC) et par la police fédérale (Fedpol). Le sujet a été récemment évoqué à l’occasion du 20e anniversaire du MPC au Tessin. Le constat est sans appel: les cas d’activités pouvant conduire à des actions terroristes, ou à des actes antisémites, se sont multipliés.
Il faut reconnaître que sous nos latitudes, la sensibilité à ces questions est nettement meilleure qu’il y a quelques années, de même que la coordination à tous les niveaux. La coopération proactive des différents acteurs sur le terrain est un élément fondamental qui doit être constamment mis en pratique et, le cas échéant, affiné. Il ne faut jamais perdre de vue qu’il s’agit, ni plus ni moins, que d’une question existentielle pour nos démocraties et les valeurs qu’elles portent.
Mon canton, le Tessin, n’échappe pas à cette réalité. On se souvient de l’attentat perpétré dans un grand magasin du centre de Lugano, par une femme qui a depuis été condamnée par le Tribunal pénal fédéral. Cet acte criminel a été banalisé, ou traité très discrètement par de nombreux médias. Comme souvent, ils ont concentré leur attention sur les problèmes psychiatriques supposés de l’auteure. Pourtant, sa radicalisation et son recrutement s’inscrivent dans un contexte global, celui de l’islam radical, où les réseaux sociaux jouent un rôle central.
En outre, l’Etat islamique (ISIS), même s’il est désormais privé d’une base territoriale, a beau jeu de revendiquer chaque attentat, ce qui pousse au crime en favorisant une forme d’émulation dans la radicalité. Il n’y a plus forcément de lien organique établi entre le mouvement islamique et le terroriste. La cause partagée suffit.
Un constat s’impose: même en Suisse, de plus en plus de très jeunes gens passent de l’intention à l’acte terroriste islamiste. Rappelons Morges, Lugano, Zurich. Nous n’avons plus affaire à des groupes organisés, dont les activités ont toujours nécessité une organisation forte et donc compliquée. Ce sont des individus qui peuvent paraître isolés mais qui épousent une cause globale. Les activités d’identification peuvent être plus compliquées et nécessitent des efforts encore plus «capillaires» de surveillance des réseaux, proches du terrain, et structurés. Dans les cantons suisses, plusieurs cas ont déjà été identifiés et stoppés, mais en toute discrétion. L’idée est ici d’éviter précisément de donner des idées à d’autres extrémistes.
Sur le plan politique, il est grand temps de s’adapter à la nouvelle situation. L’allocation des ressources disponible pour le SRC et Fedpol doit être modifiée. Mon credo: moins de tâches strictement administratives, plus de missions opérationnelles préventives et répressives. Environ un tiers des femmes et des hommes employés sont en effet affectés à des tâches strictement administratives, visant bien trop souvent à justifier tel contrôle ou telle opération. L’augmentation de la menace et son côté diffus nous obligent à changer de priorités.
Nous devons comprendre – Confédération et cantons – que seul un système dédié à la prévention de toutes les menaces déstabilisantes pour le pays, y compris le terrorisme, permettra de préserver la Suisse de ces individus dangereux.
Dans l’éternel et difficile équilibre entre liberté et sécurité, nous devons considérer que ce qui s’est passé à Solingen, en Allemagne, pourrait se produire à Bâle, Locarno ou Genève par exemple. Je suis bien sûr conscient que le «risque zéro» n’existe pas! On peut faire la politique de l’autruche et faire comme si tout allait bien. Mais ce serait irresponsable. L’autre option est de prendre ses responsabilités et de tout faire pour mieux limiter les risques, en réorientant les ressources et en renforçant encore le réseau de protection de la coordination opérationnelle TETRA (Terrorist Tracking), et en laissant les organes fédéraux et cantonaux compétents travailler sérieusement. Tout cela dans l’intérêt d’un pays libre et sûr. 

Da www.letemps.ch

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