Il Rapporto “Polizia Ticinese” presentato ai Comuni

Il Rapporto “Polizia Ticinese” presentato ai Comuni

Comunicato stampa

Il Rapporto “Polizia ticinese”, che ha lo scopo di rendere più efficace e più efficiente la collaborazione tra Polizia cantonale e Polizie comunali, compie un ulteriore passo in avanti, dopo essere stato presentato ieri sera a Giubiasco ai sindaci e ai capi dicastero dei Comuni ticinesi nell’aula magna del Centro di formazione della Polizia. Un incontro voluto dal Dipartimento delle istituzioni e che fa seguito ai momenti informativi già avvenuti con una delegazione dell’Associazione dei Comuni Ticinesi (ACT) e successivamente con la Conferenza consultiva sulla sicurezza, ossia il tavolo di lavoro che riunisce responsabili politici e tecnici dei principali Comuni e del Cantone.

Questo nuovo appuntamento ha avuto lo scopo di condividere con tutti i Comuni, sia con quelli che hanno un proprio corpo di polizia, sia con quelli senza un proprio corpo di polizia, le risultanze del lavoro compiuto dallo speciale gruppo di lavoro, presieduto dal segretario generale del Dipartimento delle istituzioni, Luca Filippini.
Come espressamente voluto dal Direttore del Dipartimento, Norman Gobbi, il rapporto è stato sviluppato tenendo conto dei parametri applicati nell’ambito della riforma “Ticino2020” che ridefinisce i compiti tra Cantone e Comuni. Inoltre indirizza maggiormente le competenze verso compiti di prossimità da attribuire ai Comuni, facendo così proprie anche le indicazioni contenute nel lavoro commissionato dall’ACT “Guida alla Polizia di prossimità”.
È stato il capo della Sezione degli enti locali, Marzio Della Santa, a inquadrare in una logica coerente quanto contenuto nel Rapporto “Polizia Ticinese”, andando a sviscerare gli obiettivi del progetto, la metodologia dell’analisi compiuta, i risultati dell’analisi con la governance politica e la governance operativa (“da tenere ben separate”, ha sottolineato Della Santa), per giungere alle principali innovazioni.
A grandi linee, si può riassumere nel seguente modo: la Polizia comunale esegue compiti di interesse locale e i Corpi comunali non si distinguono più tra Polizie Polo e Polizie strutturate; Polizia comunale o Polizia cantonale possono eseguire compiti per conto dei Comuni; la Polizia comunale può eseguire anche compiti di spettanza cantonale, a condizioni stabilite dal Cantone.
Il responsabile della Sezione degli enti locali ha sottolineato come la coesistenza delle Polizie comunali e della Polizia cantonale costituisce un’opportunità valida nella misura in cui i due ingranaggi di questo complesso meccanismo si dimostrano funzionali e funzionanti. Questo può essere possibile se vi è consapevolezza dei rispettivi ruoli, si vi è rispetto dei compiti assunti, chiarezza del quadro normativo, continuità organizzativa e, come già detto, separazione effettiva tra politica e operatività.
Dopo l’incontro di ieri sera con i Comuni, il Dipartimento delle istituzioni presenterà nelle prossime settimane il Rapporto a tutti i comandanti delle Polizie comunali. In seguito, aprirà una consultazione per condividerne i contenuti con un’ampia cerchia di stakeholder, politica inclusa, prima di presentare un messaggio al Consiglio di Stato.  

All’Osteria Sasso Corbaro il diploma di Buona cucina

All’Osteria Sasso Corbaro il diploma di Buona cucina

Lo chef Athos Luzzi premiato dall’Accademia Italiana della Cucina per la sua trentennale attività all’interno del castello di Bellinzona

«Da 30 anni è un simbolo dell’eccellenza culinaria ticinese, contribuendo a rendere Bellinzona una delle capitali della gastronomia del Cantone». È con queste parole che il Consigliere di Stato Norman Gobbi rende omaggio allo chef Athos Luzzi dell’Osteria Sasso Corbaro. L’osteria, situata all’interno del Castello di Sasso Corbaro, è stata premiata martedì sera con il diploma di «Buona cucina» 2024 dalla delegazione della Svizzera Italiana dell’Accademia Italiana della Cucina.

Un riconoscimento di grande prestigio, conferito da una delle più importanti e storiche istituzioni culturali mondiali dedicate alla gastronomia, ottenuto come spiega il delegato Emilio Casati «grazie alla capacità di unire i sapori della tradizione con uno sguardo verso l’innovazione, rendendo così ogni pasto un viaggio sensoriale tra passato e presente».

«Questa per me è una grande emozione – racconta chef Luzzi, visibilmente commosso -, che ci onora perché riconosce la costanza e la passione che abbiamo messo, sin dagli inizi degli anni ’90, nella continua ricerca della qualità e dell’accoglienza verso i nostri clienti».

La cerimonia di premiazione si è svolta nell’ambito della quarta conviviale della delegazione cantonale dell’Accademia, con gli accademici che hanno così potuto degustare alcune specialità dell’Osteria Sasso Corbaro, come il risotto alla zucca mantovana e la lombata di cervo, accompagnati dai vini selezionati da Delea Vini di due prestigiose cantine trentine, Cesarini Sforza e Pojer e Sandri, e dai formaggi di Cetra Alimentari, azienda nota per la distribuzione di formaggi a «Marchio Ticino».

Durante la serata è stata ricordata con un minuto di silenzio la Vice Delegata Francesca Bonifaccio-Meschini, scomparsa lo scorso maggio.

https://www.cdt.ch/lifestyle/gusto/allosteria-sasso-corbaro-il-diploma-di-buona-cucina-363679

(Foto: CdT)

Sulla riforma delle ARP ecco servito il secondo atto

Sulla riforma delle ARP ecco servito il secondo atto

Il Governo mette in consultazione una legge ad hoc per definire il funzionamento delle future Preture di protezione – La prima tappa del progetto è ferma in Sottocommissione, ma il dossier dovrebbe sbloccarsi a breve

L’importante cantiere della riforma delle Autorità di protezione (ARP) ha fatto un altro passo avanti. Il Consiglio di Stato ha infatti messo in consultazione fino al 31 ottobre la nuova Legge, che conta oltre cento articoli, sulla procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto. Si tratta, in parole povere e in maniera molto concreta, di definire nel dettaglio come funzioneranno le future Preture di protezione che – come deciso dal popolo nell’ottobre di due anni fa – subentreranno alle attuali ARP. Si tratta, sempre in parole povere, del passaggio dall’attuale sistema amministrativo a quello giudiziario e della «cantonalizzazione » delle stesse ARP. E si tratta, va infine ricordato, della seconda tappa di un processo che è ancora lungi dall’essere terminato.
La prima tappa, infatti, riguardava la creazione e l’organizzazione delle future Preture di protezione, mentre la seconda, messa in consultazione ieri, riguarda il loro funzionamento. Tuttavia, mentre la seconda tappa, come visto, è ora in rampa di lancio, la prima – a quasi due anni dalla votazione popolare – è ancora ferma nella Sottocommissione «Protezione », istituita all’interno della Commissione Giustizia e diritti. Anche su questo fronte, però, presto qualcosa potrebbe muoversi. Come ci spiega Alessandro Mazzoleni (Lega), incaricato dalla Sottocommissione di redigere il relativo rapporto, l’auspicio è quello di consegnare il documento alla Giustizia e diritti nel corso del prossimo mese: «Abbiamo ancora un’audizione da fare entro fine settembre. Dopodiché la Sottocommissione, di principio, dovrebbe essere in grado di concludere a ottobre i suoi lavori e sottoporre il rapporto alla Commissione». Alla luce della consultazione sulla seconda tappa, aggiunge Mazzoleni, «ora il tema è più urgente che mai».
Il nodo che in questi ultimi mesi ha rallentato l’avanzare della prima tappa, va poi detto, riguarda il finanziamento delle future Preture di protezione che, siccome saranno «cantonalizzate», dovranno essere finanziate anche dal Cantone e non più solo dai Comuni. L’aspetto finanziario, però, era ed è legato al progetto «Ticino2020 », che mira, appunto, a riorganizzare i flussi finanziari tra Cantone ed Enti Locali. Progetto, quest’ultimo, che come noto è però al momento ancora lungi dall’essere concluso. Motivo per cui, anche la questione del finanziamento delle Preture è rimasta in sospeso. Ma, su questo punto, Mazzoleni aggiunge: «La Sottocommissione ne sta discutendo ed è dell’idea che il progetto dovrebbe avanzare lo stesso, auspicando al contempo che la questione del finanziamento sia risolta definitivamente entro l’entrata in vigore effettiva della riforma delle Autorità di protezione». Detto altrimenti: «Non ha senso bloccare tutta la riforma per il progetto Ticino 2020». Concretamente, come ci spiega la coordinatrice della Sottocommissione, Sabrina Gendotti (Centro), la proposta della Sottocommissione prevede di lasciare a carico dei Comuni i costi attuali (circa 13 milioni di franchi) e di far pagare al Cantone i costi aggiuntivi dettati dalla riforma (circa 6 milioni di franchi). «Volevamo accertarci che al di là del progetto Ticino 2020 la riforma delle ARP potesse andare avanti», spiega Gendotti. «Abbiamo allora cercato una soluzione equilibrata, con i costi attuali che restano agli Enti locali e i costi aggiuntivi a carico del Cantone. Non sarebbe stato corretto far pagare ai Comuni i costi aggiuntivi, così come non sarebbe stato corretto scaricare tutto sul Cantone». Tutto ciò tenendo conto che «se in futuro la riforma Ticino 2020 entrerà effettivamente in vigore si potrà far passare tutto al Cantone, poiché a quel momento i Comuni avranno altri oneri che oggi non hanno».
Sulle tempistiche abbiamo interpellato direttamente anche la Divisione della Giustizia del Dipartimento delle istituzioni. Il capoprogetto Cristoforo Piattini premette: «Già nel messaggio governativo del 2021 (quello relativo alla prima tappa, ndr) era stato deciso, come richiesto dai Comuni stessi, di integrare la questione finanziaria nel progetto Ticino 2020». Si tratta, soldoni, «di circa 19 milioni di franchi: 13 milioni è il costo attuale a cui se ne aggiungeranno 6». Ad ogni modo, spiega ancora, «l’entrata in vigore della riforma delle ARP non sarà immediata, anche perché occorrerà trovare gli spazi per le future Preture di protezione, pubblicare i concorsi per i magistrati e discutere con i Comuni per il personale amministrativo». In ogni caso, «l’auspicio è di potersi determinare nell’arco dei prossimi tre anni». Nel merito della Legge messa in consultazione ieri, la direttrice della Divisione, Frida Andreotti, osserva che «pur contando oltre cento articoli ed essendo molto tecnica, resta una Legge molto semplice e di facile comprensione per tutti i cittadini, che poi saranno confrontati con le future Preture». Già, perché in tutto ciò non va dimenticato «che si tratta della riforma di un settore molto importante per la Giustizia ticinese, che tocca tutti noi e che ha un potere molto importante sui cittadini stessi».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 19 settembre 2024 de Il Corriere del Ticino

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Arp, Andreotti: “Ecco la nuova legge, ora il parlamento acceleri”
La speranza della Divisione della giustizia è di accelerare i lavori per una riforma che, in estrema sintesi, prevede di passare dalle attuali 16 Arp gestite dai Comuni a quattro preture di protezione con organizzazione cantonale e personale specializzato.

Oltre cento articoli di legge come base di lavoro per le future Arp, che diventeranno le preture di protezione. La nuova normativa in consultazione fino a fine ottobre è stata approvata oggi dal Governo. Un tassello fondamentale per una riforma che la Divisione della giustizia sperava potesse essere realtà già quest’anno, ma la cui parte organizzativa e finanziaria giace da tempo in Commissione Giustizia e diritti. “Noi nel frattempo come Divisione siamo andati avanti, definendo come funziona questa autorità e come procede quando una persona richiede, ad esempio, una curatela”, afferma ai microfoni di Ticinonews la direttrice Frida Andreotti. “Abbiamo una legge che definisce chiaramente quali sono i passi che l’autorità compie. Confidiamo che anche questa apertura della consultazione sia da stimolo per avanzare nei lavori. Abbiamo visto di recente una sensibilità maggiore del Parlamento sul tema della giustizia. Ebbene, anche questa è una giustizia che tocca tutti”.

“Accelerare i lavori”
Dalla nomina dei magistrati alle richieste di indipendenza amministrativa fino al caos al Tribunale penale, sono tanti i temi che in effetti hanno surclassato la riforma delle Arp. E ora la speranza è di accelerare i lavori per una riforma che, in estrema sintesi, prevede di passare dalle attuali 16 Arp gestite dai Comuni a quattro preture di protezione con organizzazione cantonale e personale specializzato. “L’ottica è quella di accelerare i lavori e portare questo cambiamento che la gente ha chiesto approvando a grande maggioranza la modifica in autorità giudiziaria”, precisa Andreotti.

“Tutelare maggiormente anche la società”
Pensata per raggruppare i vari articoli uniformando il lavoro delle future preture, la nuova legge tutela maggiormente anche la società, ci spiega la giurista Ljence Milani. “Vengono previste tutte le fasi della procedura e nell’ultima, quella della deliberazione, è previsto che l’autorità, la pretura di protezione, spieghi alla persona la decisione”, esemplifica Milani. “Già oggi viene fatto, ma adesso viene sancito nella legge in maniera concreta”.

La questione finanziaria
In definitiva, un apparato giudiziario a tutti gli effetti, che al Cantone costerà di più. E questa è un’altra questione spinosa che si intende compensare con Ticino 2020. Infatti, se la bozza di rapporto della Sottocommissione che se ne sta occupando ne riconosce l’importanza – il compito delle Arp è proteggere i minori e gli adulti fragili – non mancano suggestioni per, citiamo, “ottimizzare la spesa”. Ad esempio, una riduzione del personale richiesto. Vi è il timore che la situazione delicata delle finanze cantonali possa in qualche modo incidere sulla decisione del Parlamento? “Conosciamo il contesto finanziario nel quale operiamo. Va tuttavia considerato il tipo di attività che svolgono queste autorità e future autorità giudiziarie, che impone tutta una serie di riflessioni anche a livello finanziario, nell’ottica però di affrontare un cambiamento che la gente ha chiesto”, conclude Andreotti.

https://www.ticinonews.ch/ticino/arp-andreotti-ecco-la-nuova-legge-ora-il-parlamento-acceleri-400508

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Riforma ARP, avviata la consultazione
La procedura sull’atteso disegno di legge elaborato dal DI, che conta oltre 100 articoli, durerà fino al 31 ottobre.
Nella seduta odierna (giovedì), il Consiglio di Stato ha avallato l’avvio della consultazione in merito al disegno di nuova Legge sulla procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto (riforma ARP, ndr).
L’atteso disegno di legge, elaborato dal Dipartimento istituzioni per il tramite della Divisione della giustizia, conta oltre 100 articoli, “ed è finalizzato a regolamentare in modo uniforme il funzionamento delle future Preture di protezione” si legge in una nota.
Le normative procedurali regolano l’intervento delle Autorità di protezione in tutti i campi di loro competenza, ne chiariscono il funzionamento e velocizzano l’intervento dell’autorità, dando uniformità nell’operato delle future Preture di protezione in tutto il Cantone.
La consultazione è prevista sino al 31 ottobre con un ampio coinvolgimento delle autorità, enti e attori interessati, “nell’ottica di consolidare il progetto di legge che sarà in seguito oggetto di un Messaggio governativo all’attenzione del Gran Consiglio” conclude la nota.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Riforma-ARP-avviata-la-consultazione–2255582.html

In consultazione la nuova Legge sulla procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto

In consultazione la nuova Legge sulla procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto

Comunicato stampa

Nella seduta odierna, il Consiglio di Stato su proposta del Dipartimento delle istituzioni ha avallato l’avvio della consultazione in merito al disegno di nuova Legge sulla procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto. Il disegno di legge, elaborato dal Dipartimento delle istituzioni per il tramite della Divisione della giustizia, conta oltre 100 articoli, ed è finalizzato a regolamentare in modo uniforme il funzionamento delle future Preture di protezione. La consultazione è prevista sino al 31 ottobre con un ampio coinvolgimento delle autorità, enti e attori interessati, nell’ottica di consolidare il progetto di legge che sarà in seguito oggetto di un apposito Messaggio governativo all’attenzione del Gran Consiglio.

L’istituzione delle future Preture di protezione è stata approvata in modo convinto dal Popolo ticinese nella votazione cantonale del 30 ottobre 2022, nell’attesa che il Parlamento si determini sulla loro organizzazione proposta dal Consiglio di Stato con il relativo Messaggio del 2021. L’introduzione di questa nuova Autorità giudiziaria sarà accompagnata dalle norme procedurali che ne regoleranno il funzionamento, visto che il diritto federale lascia ai Cantoni un importante margine di apprezzamento in materia di protezione del minore e dell’adulto.

Il Dipartimento delle istituzioni, per il tramite della Divisione della giustizia, ha quindi elaborato il disegno di Legge in materia di protezione del minore e dell’adulto, frutto di un accurato quanto articolato lavoro di redazione e approfondimento, svolto in particolare dall’avv. Ljence Milani, giurista della Direzione della Divisione della giustizia, con la consulenza dell’avv. Franco Lardelli, già Presidente della Camera di protezione del Tribunale di appello. Il disegno di legge si configura quale unico testo di legge sulla procedura che adotteranno le future Preture di protezione, al fine di facilitarne la fruibilità nei riguardi sia degli addetti ai lavori che della cittadinanza. Un testo di legge completo, contando oltre 100 articoli, di natura molto tecnica, che si attiene rigorosamente ai dettami del diritto federale. Tiene conto anche delle peculiarità del diritto cantonale, considerando gli sviluppi in corso della dottrina e della giurisprudenza, delle autorevoli indicazioni della Conferenza dei Cantoni in materia di protezione dei minori e degli adulti (COPMA) nonché dell’esperienza degli altri Cantoni che presentano un’organizzazione delle Autorità di protezione di tipo giudiziario.

Il disegno di legge evidenzia quindi le ampissime competenze attribuite alle Autorità di protezione dal Codice civile, che non si limitano ad esempio alla regolamentazione dei diritti di visita nell’ambito delle procedure di separazione e divorzio. Le normative procedurali regolano infatti l’intervento delle Autorità di protezione in tutti i campi di loro competenza: istituzione di misure di curatela e tutela, mandato precauzionale, direttive del paziente, soggiorno in istituto di accoglienza e cura, misure a scopo di cura o di assistenza del diritto cantonale, ecc. Chiariscono il funzionamento e velocizzano l’intervento dell’autorità, concretizzando l’uniformità dell’operato delle future Preture di protezione su tutto il territorio cantonale.

La procedura di consultazione è prevista sino al 31 ottobre 2024 e coinvolgerà una vasta cerchia di autorità, enti e attori interessati dal settore della protezione del minore e dell’adulto, nell’ottica di consolidare il progetto di legge che sarà in seguito oggetto di un apposito Messaggio governativo all’attenzione del Gran Consiglio. Un lavoro minuzioso e circostanziato, quello promosso dal Dipartimento delle istituzioni con la Divisione della giustizia, teso a proseguire i lavori di riforma delle Autorità di protezione in modo solido e condiviso, nell’attesa che il Parlamento si determini in merito all’organizzazione delle future Preture di protezione proposta dal Governo nel 2021. Ciò rimarcando il ruolo fondamentale esercitato dalle Autorità di protezione a tutela delle fasce più fragili della popolazione e quindi l’importanza che riveste la riforma in atto a beneficio della cittadinanza.

Bilanci e insegnamenti per gestire le emergenze

Bilanci e insegnamenti per gestire le emergenze

Finita la fase dell’emergenza vera e propria, autorità cantonali e Stato maggiore regionale di condotta stilano un resoconto dell’attività svolta

Presentare, a due mesi e mezzo da quella tragica notte del 30 giugno, il lavoro svolto sul terreno a seguito degli eventi catastrofici e fornire, oltre al bilancio, anche indicazioni su ciò che resta da fare nell’immediato e nel futuro prossimo per aiutare l’alta Vallemaggia e la sua popolazione a superare questo difficile momento. Era l’obiettivo della conferenza stampa indetta ieri dal Dipartimento delle istituzioni, congiuntamente allo Stato Maggiore regionale di condotta (Smrc) nella sede della Cecal di Bellinzona (Centrale comune d’allarme). «La tragica alluvione del 30 giugno scorso – ha ricordato in entrata Christian Vitta, presidente del Governo ticinese – ci deve rendere attenti su quanto esposta sia ai pericoli naturali la vita nelle regioni dell’arco alpino. Le prime immagini devastanti di quella tragedia hanno mostrato tutta la forza che si è scatenata in poche ore su quelle valli; ma ci ha mostrato pure quanta solidarietà la comunità ticinese è stata in grado di offrire e di quanta resilienza i valmaggesi hanno dato prova. Le autorità cantonali e locali, i volontari, l’esercito hanno attivato tutti i dispositivi necessari per affrontare l’emergenza. Questa tragica esperienza ci permette di trarre i dovuti insegnamenti e di migliorare. Oggi in Vallemaggia termina l’impiego dell’esercito e anche lo Smrc passa il testimone. La fine della gestione della crisi non significa comunque che il lavoro, lassù, è terminato» – ha sottolineato Vitta, il quale ha concluso osservando che il Consiglio di Stato è in attesa di conoscere l’ammontare dell’ulteriore impegno finanziario della Confederazione a favore delle zone colpite dal maltempo (l’importo proposto dal Consiglio federale si aggira sui 56 milioni e andrà diviso con Vallese, Vaud, Berna e Grigioni). Al riguardo segnaliamo che proprio nelle scorse ore il consigliere nazionale Lorenzo Quadri, in un’interpellanza al Consiglio federale, ha chiesto di aumentare in modo sostanzioso gli aiuti ai Cantoni colpiti dal maltempo, cominciando con l’azzerare l’ultimo contributo di 100 milioni di franchi per l’Ucraina, dando così prova di “credibilità ed affidabilità” alle popolazioni toccate dalle alluvioni.

L’esercito lascia la Valle
Dopo aver chiesto un minuto di raccoglimento alla memoria delle vittime del nubifragio, Vitta ha passato la parola a Norman Gobbi, alla guida del Dipartimento istituzioni. Questi ha ripercorso brevemente i primi, concitati, momenti dall’allarme e si è in seguito soffermato sul ruolo della Polizia cantonale, della Sezione del militare e della protezione della popolazione nel contesto dello Smrc. «Il Dipartimento, in casi di crisi, svolge anche il ruolo di interlocutore tra i Comuni e la Confederazione. Come Governo abbiamo subito richiesto l’intervento dell’esercito. L’esperienza fatta in questi 80 giorni ci ha fornito alcuni insegnamenti per il futuro. Sarà innanzitutto necessario costituire dei punti raccolta d’urgenza per la popolazione; andranno assolutamente garantite le comunicazioni in caso di panne elettrica o assenza di rete tramite la strategia multicanale dell’Ufpp (tra cui il Cell Broadcast) in modo da poter informare le persone in attesa dei soccorsi. Infine ancorare alle basi legali di riferimento la costituzione di commissioni indipendenti per la gestione delle donazioni».
Sul lavoro svolto dall’esercito si è espresso il Divisionario Maurizio Dattrino, comandante della Divisione territoriale 3. L’alto ufficiale ha dapprima ricordato che le forze armate hanno dovuto praticamente affrontare tre emergenze in simultanea (Vallemaggia, Vallese e Grigioni) e questo ha reso necessario valutare e pianificare con attenzione dove allocare mezzi e uomini. Quanto ai risultati tangibili dell’impegno degli uomini in grigioverde, ha ricordato come la strada consortile della Bavona sia stata liberata dai detriti dalla truppa. Interventi di bonifica, sgombero materiale e ripristino dell’acquedotto di Cevio hanno poi caratterizzato la seconda fase del lavoro in appoggio alle attività dei civili. L’esercito, ha spiegato il Divisionario, ha pure dato il suo fattivo contributo alla ricerca, tramite un apposito drone, della persona ancora dispersa. Purtroppo a oggi non è stato possibile localizzarla, ma non si esclude che ci sia un ulteriore tentativo.
Antonio Ciocco, capo dello Smrc e ufficiale della polcantonale, ha invece ripercorso le tragiche ore successive alla tragedia; il mattino del 30 giugno un vasto dispositivo di primo intervento (tra pompieri, polizia e soccorritori, Rega e servizi ambulanze) è stato messo in campo per aiutare l’alta Vallemaggia, isolata per la caduta del ponte di Visletto.
Ha poi invitato ciclisti, escursionisti e curiosi a non recarsi nelle aree interessate dai cantieri per non creare disturbo. A nome della Protezione civile di Locarno (PCi) e Vallemaggia è in seguito intervenuto il comandante, Patrik Arnold, che ha riassunto l’operato dei suoi militi e di quelli forniti dalle altre Regioni di protezione civile del cantone. Uomini armati di mezzi da cantiere ma non solo; la Protezione civile ha infatti dovuto occuparsi dell’accoglienza degli sfollati, fornire assistenza all’Ospedale-Casa anziani di Cevio, garantire la sussistenza e i generi di prima necessità nei luoghi isolati dalle frane. Senza dimenticare la gestione delle centinaia di volontari che da tutto il Ticino hanno dato la loro disponibilità.

La Protezione civile subentra allo Smrc
Conclusa la fase di emergenza, sarà ora compito della PCi continuare a coordinare gli enti coinvolti come Smrc, gestendo le richieste di ripristino da parte di enti pubblici e agricoltori (come i sentieri alpini, la pulizia dei pascoli e dei terreni dai detriti) e prendersi cura della verifica e catalogazione dei beni culturali presenti nelle due valli toccate dal nubifragio in collaborazione con le associazioni locali. Dell’impegno dello Smrc quale coordinatore di tutti gli enti coinvolti ha parlato Federico Chiesa, capoufficio presso la Sezione del militare e della protezione della popolazione («è importante, nella comunicazione, che tutti parlino la stessa lingua ed è altrettanto rilevante il contatto diretto, regolare, con i Comuni»). A chiudere la conferenza è stato il geologo cantonale Andrea Pedrazzini , in rappresentanza del Dipartimento del territorio. Tra gli insegnamenti da trarre da questa alluvione lampo, scatenatasi sul bacino imbrifero dell’alta Vallemaggia già segnato da abbondanti nevicate e precipitazioni primaverili, è emersa la necessità di un’attenta pianificazione e gestione dei rischi naturali. Il lavoro degli esperti è appena iniziato, sarà necessario identificare gli interventi urgenti da attuare (arginature, camere di contenimento), aggiornare il catasto delle aree di pericolo per le zone edificate toccate dal maltempo e ripristinare le infrastrutture distrutte (ponte di Visletto in primis). Oltre che predisporre dei piani di emergenza in caso di forti piogge. I lavori saranno seguiti e coordinati dal Gruppo tecnico istituito dal Governo, ha concluso Norman Gobbi.
Si apre dunque una nuova fase, il sistema deve prepararsi alle sfide future. Lo fa, forte di una maggiore consapevolezza dei rischi del territorio, con un sistema flessibile e integrato in grado di rispondere al meglio ai futuri eventi straordinari.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 17 settembre 2024 de La Regione

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L’esercito lascia la Vallemaggia Si guarda avanti per ricostruire
Bilancio delle autorità sugli interventi in campo da fine giugno per il disastro tra Bavona e Lavizzara
Un gruppo di esperti dedicato al ripristino rimpiazzerà lo Stato maggiore di condotta regionale, il quale termina la missione

Da oggi, per l’Alta Vallemaggia, inizia un nuovo capitolo. Lo Stato maggiore di condotta regionale, che aveva il compito di coordinare i vari enti d’intervento dopo il potente nubifragio scatenatosi su Bavona e Lavizzara a fine giugno, arriva al termine della sua missione. Il ritiro coincide con quello dell’esercito, così come richiesto dal Cantone. Il gruppo, messo in piedi per l’emergenza e diretto dall’ufficiale della Polizia cantonale Antonio Ciocco, sarà rimpiazzato da altri esperti, ai quali sarà affidato il compito di guardare al futuro e pianificare gli interventi per la ricostruzione e il ripristino della regione. L’annuncio è stato dato ieri mattina a Bellinzona, un’occasione per fare il punto nella sala conferenze della Centrale comune di allarme. Il presidente del Governo, Christian Vitta, dopo una breve introduzione ha chiesto un minuto di silenzio come gesto di vicinanza alle famiglie delle persone scomparse nella tragedia: il bilancio, ad oggi, è di sette morti accertate e un disperso, che manca ancora all’appello.

«Reazione immediata»
«Abbiamo reagito subito, attivando tutti i dispositivi necessari per far fronte all’emergenza », ha sottolineato Vitta. « Dall’esperienza di questi eventi straordinari potremo trarre molti insegnamenti per migliorare. E la fine della gestione di crisi non significa che il lavoro sia terminato, anzi. Comuni, Cantone e Confederazione dovranno continuare a lavorare fianco a fianco per ricostruire e dare un futuro a queste regioni». Il consigliere di Stato ha poi ricordato la volontà della Confederazione di stanziare 56 milioni di franchi ai Cantoni colpiti dalle alluvioni di questa estate (Ticino, Grigioni, Vallese, Vaud e Berna).

«In arrivo regole e tecnologie»
«Attendiamo di vedere la documentazione per esprimerci sulla questione. In ogni caso, il percorso per la ricostruzione richiederà tempo», ha concluso il 52.enne. Norman Gobbi, vicepresidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha ripercorso le tappe dell’emergenza sin dalle prime ore: «In quei momenti era difficile capire cosa fosse successo. Vuoi per l’interruzione della strada, vuoi per l’interruzione delle comunicazioni. Ma già domenica eravamo a Locarno con i sindaci di Cevio e Lavizzara per manifestare la nostra vicinanza. Dobbiamo fungere da supporto dei Comuni e gestire le crisi locali, in qualità di Dipartimento delle istituzioni». Il 47.enne ha tracciato anche una riflessione per il domani, annunciando che la Confederazione imporrà la costituzione a livello locale, dal 2025, dei punti di raccolta d’urgenza, presidi comunali da utilizzare in caso di situazioni straordinarie in cui i metodi tradizionali di comunicazione sono impediti. «Inoltre, il Parlamento federale dovrà dibattere sulla strategia multicanale sollecitata dai Cantoni, una tecnologia in grado di inviare allarmi agli utenti di telefonia cellulare nelle vicinanze di un’area a rischio».

Dalla Base aerea di Locarno
Anche Maurizio Dattrino, capo della divisione territoriale 3, ha ricapitolato le attività frenetiche dei primi istanti: «Avevamo la fortuna, se si può dire così, che nei giorni dell’emergenza si stava tenendo un corso di formazione alla Base aerea di Locarno. Questo ha permesso di dirottare una serie di risorse sull’Alta Vallemaggia ». Il militare ha elencato anche le operazioni successive: «Abbiamo poi costruito il guado a sud del ponte di Visletto, poi il ponte provvisorio. La seconda fase, invece, è stata di appoggio ad attività civili con mezzi militari. Un gruppo di soldati ha trascorso quasi due mesi in Alta Vallemaggia per dare una mano».

«L’apprensione dei parenti»
E ancora: «Un secondo gruppo ha continuato i lavori a supporto del ripristino completo dell’acquedotto in zona Fontana. La settimana scorsa abbiamo effettuato l’ultimo tentativo con il comando Kamir (esperti normalmente impiegati nello sminamento, ndr) per trovare la persona ancora dispersa. Purtroppo i detriti metallici nel terreno non hanno permesso di ottenere l’esito sperato, dato che ci siamo concentrati sulla ricerca del veicolo ». Il 59.enne ha comunque evidenziato l’atmosfera di riconoscenza da parte della popolazione.
L’ufficiale della Polizia cantonale, Antonio Ciocco, ha poi sottolineato la reazione immediata della Protezione civile e dei vari enti, nella veste di capo dello Stato maggiore regionale di condotta. «Abbiamo integrato un sistema cartografico che ci ha permesso di ottenere grandi risultati». Il 59. enne si è detto colpito dall’atmosfera ai Ronchini di Aurigeno nelle fasi più critiche: «Si percepiva l’apprensione di parenti e amici che, dalla valle, aspettavano l’arrivo delle persone care in elicottero ».

Ridefinire i piani d’emergenza
La conferenza si è conclusa con le presentazioni del maggiore Patrik Arnold, comandante della Protezione civile Locarno e Vallemaggia, di Federico Chiesa, capo ufficio nella Sezione del militare e della protezione della popolazione, e di Andrea Pedrazzini, geologo cantonale, il quale ha evidenziato il lavoro per definire i nuovi piani d’emergenza alla luce della nuova realtà territoriale a seguito dell’evento catastrofico.

 

La reazione

«Un lavoro enorme, contenti che nessuno ci abbia dimenticati»
«Ora servono figure forti»

«Dopo il disastro di fine giugno è stato fatto un lavoro enorme, che da soli non saremmo stati in grado di sostenere», ha commentato al Corriere del Ticino la vicesindaca di Cevio, Romana Rontanzi, in prima fila alla conferenza di ieri a Bellinzona per il bilancio delle autorità sulle attività post-alluvione. «È stato interessante ripercorrere le varie tappe dal punto di vista degli enti d’intervento. E siamo soddisfatti perché nessuno ci ha dimenticati o, peggio ancora, abbandonati», ha ribadito la 67.enne. «Ognuno ha le sue capacità e noi vogliamo mettercela tutta per ricostruire. Da oggi inizia una nuova fase, ma non sappiamo tutto: abbiamo bisogno di competenze e di persone che ci aiutano. Figure forti che possano affiancare noi del Municipio».

Solidarietà e raccolta fondi
La nostra interlocutrice fa il punto sulle donazioni, in particolare sul fondo «Bavona e Lavizzara, ricostruiamo insieme»: «Abbiamo visto molta generosità da parte delle persone. Quel conto non l’abbiamo toccato. Un domani ci metteremo d’accordo e capiremo come gestirlo al meglio».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 17 settembre 2024 de La Regione

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Alluvioni, lo stato dei lavori in Vallemaggia

Il presente richiede ancora tanto lavoro. Due sono i fronti principali ancora aperti: il Piano di Peccia e la Val Bavona, dove la strada è ancora chiusa al traffico e dove i proprietari dei rustici ancora non possono accedere alle loro abitazioni.
Punti di raccolta d’urgenza, comunicazioni via satellite e allerte meteo puntali. Quello che è successo in Vallemaggia deve servire da lezione. Il Governo ticinese si prepara ad affrontare situazioni straordinarie. Nel frattempo l’esercito e lo Stato Maggiore Regionale di Codotta lasciano la valle. Continuano però i lavori di ripristino con Protezione Civile e numerosi volontari. Lavori che dureranno anni.
La tragedia ha segnato il Ticino. Gli eventi straordinari richiederanno accorgimenti specifici e indispensabili. A partire dal 1 gennaio 2025 verranno anche costituiti punti di raccolta d’urgenza. Nel frattempo continua la ricerca dell’ottava vittima, ancora dispersa, così come la messa in sicurezza delle zone a rischio. La raccomandazione ora è quella di prestare la massima attenzione alle allerte di Meteo Svizzera, così a come quelle cantonali e comunali.
Accorgimenti da adottare in futuro, mentre il presente richiede ancora tanto lavoro. Due sono i fronti principali ancora aperti: il Piano di Peccia, e poi la Val Bavona, dove la strada è ancora chiusa al traffico e dove i proprietari dei rustici ancora non possono accedere alle loro abitazioni.
Le telecamere della RSI sono salite a Fontana, in Val Bavona, in corrispondenza della prima frana che ha portato a valle 300’000 metri cubi di materiale. Il passaggio dei mezzi di trasporto è assicurato; la ferita qui è ancora impressionante e per questo i lavori continuano con una certa urgenza prima dell’arrivo dell’inverno. Da martedì, però, dopo 80 giorni di lavoro, l’esercito, terminato il proprio ingaggio, lascerà il campo alle ditte private che saranno coordinate dal dipartimento del territorio, con l’ausilio della protezione civile (che ora lavora su più fronti). Sono 80 i militi dislocati in varie squadre tra Valle Bavona e PIano di Peccia, dove il lavoro si svolge in quota. Sul piano, invece, a San Carlo, sono già stati ripuliti dai detriti 35’000 metri quadri di terreno, ma ne rimangono ancora 200’000 (per dare un’idea); l’alveo dei torrenti non si presenta più nella sua forma originale, ma almeno è stato messo in sicurezza.
Un paesaggio in parte da ripensare, non tutti i terreni saranno recuperabili per l’agricoltura, come da ridefinire sarà la nuova mappa dei pericoli naturali, che dovrà stabilire quali insediamenti saranno ancora possibili e quali no. Ma per questo ci vorranno mesi, se non anni.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Alluvioni-lo-stato-dei-lavori-in-Vallemaggia–2254068.html

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Conclusa la fase di emergenza in Alta Vallemaggia: il testimone passa ora al Cantone

Oggi è stato l’ultimo giorno di presenza sul posto dell’Esercito e domani verrà sciolto anche lo Stato Maggiore Regionale di Condotta.
Dattrino: “Per quanto riguarda l’impiego militare, il bilancio è positivo”
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Sono passati ormai un’ottantina di giorni da quando sull’Alta Vallemaggia si è abbattuta quella che il geologo cantonale ha definito un’alluvione lampo. Giorni in cui si è lavorato ininterrottamente per far fronte all’emergenza che ha colpito la regione. A testimoniare che questa fase è giunta al termine, anche se i lavori continuano, la partenza da parte dell’Esercito che oggi ha concluso la sua attività. “Per quanto riguarda l’impiego dell’esercito, il bilancio è positivo, perché abbiamo potuto contribuire prima a ristabilire la mobilità in Alta Vallemaggia e poi alla bonifica dei terreni”, afferma ai microfoni di Ticinonews il comandante della divisione territoriale 3 Maurizio Dattrino. “Certo, non sono mancati momenti di tensione, anche perché creare un ponte di Visletto ‘ex novo’ con delle tempistiche e delle esigenze militari e civili, ha richiesto alcune riunioni per trovare una soluzione”.

Ciocco: “La ricerca degli scomparsi la parte emotivamente più impegnativa”
Sono stati 60 i soldati impiegati dall’esercito e 76 le ore di volo svolte dalle Forze aeree. Ma in quel territorio disastrato erano presenti anche innumerevoli enti di primo intervento; in campo sono stati infatti attivi 762 gli agenti di polizia, oltre un centinaio di pompieri, 56 soccorritori e oltre 500 militi della protezione civile. Un impiego di forze enorme, come sottolinea il capo dello Stato Maggiore Regionale di Condotta, Antonio Ciocco. “È stata un’estate caldissima se pensiamo allo sforzo profuso dagli agenti in generale”, spiega Ciocco. “Chi è stato impegnato in Vallemaggia ha dovuto fare un grande sacrificio, perché il lavoro è stato impegnativo”. La ricerca degli scomparsi “è stata sicuramente la parte più impegnativa a livello emotivo. In generale, ritengo che abbiamo fatto un buon lavoro, ma non siamo riusciti a compiere il miracolo. Ci manca purtroppo ancora l’appello una persona, che stiamo ancora cercando”.

Proseguono i lavori di ripristino
Per lo Stato Maggiore Regionale di Condotta, invece, sarà domani l’ultimo giorno di attività in Alta Vallemaggia. Partenze, insieme a quella dell’esercito, che non equivalgono alla fine dei lavori. La messa in sicurezza infatti è conclusa, ma i lavori di ripristino continuano. Inoltre, i Comuni hanno elaborato dei nuovi piani di emergenza. “Sono dei documenti che permettono al Comune, in caso di precipitazioni abbondanti, di verificare le zone e, se necessario, di predisporre degli interventi di evacuazione per proteggere la popolazione”, commenta il geologo cantonale Andrea Pedrazzini. “Ci sarà una stretta collaborazione con MeteoSvizzera e con il Dipartimento del territorio per quello che riguarda le previsioni e l’analisi della situazione”.

Momenti che non si possono dimenticare
Tanti gli insegnamenti tratti da questa tragica vicenda in cui, però, tra autorità e popolazione si sono intrecciati momenti che difficilmente verranno dimenticati. “Abbiamo capito tutti l’importanza di ciò che stavamo facendo, grazie anche alle innumerevoli testimonianze di ringraziamento e sostegno. È stato dunque un rapporto, spero, a lungo termine”, conclude Dattrino. Sul territorio il lavoro da fare è ancora molto e per questo, nonostante la fase emergenziale sia conclusa, l’impegno da parte del Cantone continua: da qui il passaggio di testimone al Gruppo tecnico istituito dal Governo.

Alta Vallemaggia: bilancio attività SMRC

Alta Vallemaggia: bilancio attività SMRC

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, congiuntamente allo Stato Maggiore Regionale di Condotta (SMRC) Vallemaggia, ha presentato questa mattina nella sede della Centrale comune d’allarme (CECAL) a Bellinzona un bilancio dell’attività e degli interventi messi in campo a seguito dell’emergenza causata dall’alluvione del 30 giugno scorso in Alta Vallemaggia. Oggi termina il prezioso lavoro dell’Esercito a sostegno della regione, mentre domani, 17 settembre, sarà anche l’ultimo giorno d’attività dello Stato Maggiore Regionale di Condotta: un’occasione per ringraziare tutti gli enti della protezione della popolazione e tutte le persone, volontari compresi, che si sono sinora spese per le comunità della Valle così duramente colpita. Finisce la fase emergenziale, ma proseguirà l’impegno del Cantone.

Il presidente del Governo, Christian Vitta, ha ricordato i primi momenti di quella notte di sabato su domenica 30 giugno, quando è scattato l’allarme e quando è entrato subito in azione – intuita la gravità della situazione – lo Stato Maggiore Regionale di Condotta, diretto dall’Ufficiale della Polizia cantonale, Antonio Ciocco. Vitta ha evidenziato la qualità dell’organizzazione e della preparazione dello SMRC: una struttura ben rodata che consente all’autorità un intervento immediato ed efficace a favore della popolazione nei casi di crisi. Il presidente del CdS ha ricordato l’importanza di poter avere anche in futuro zone periferiche vitali, rivolgendo poi un pensiero di vicinanza alle famiglie delle persone scomparse durante la tragedia.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi – oltre a sottolineare il ruolo della Polizia cantonale e della Sezione del militare e della protezione della popolazione (SMPP) nel contesto dello Stato Maggiore di Condotta e il ruolo dei Comuni nella gestione delle crisi – ha proiettato le sue considerazioni verso il futuro. Ha annunciato che la Confederazione imporrà la costituzione a livello locale a partire dal 1. gennaio 2025 dei punti di raccolta d’urgenza, presidi comunali da utilizzare in caso di situazioni straordinarie in cui i metodi tradizionali di comunicazione sono impediti. Inoltre il Parlamento federale dovrà chinarsi a breve sulla strategia multicanale sollecitata dai Cantoni per il tramite dell’Ufficio federale della protezione della popolazione. Questo concetto prevede anche una tecnologia in grado di inviare allarmi agli utenti di telefonia cellulare che si trovano nelle immediate vicinanze di un’area a rischio. Il supporto dell’esercito nella situazione di crisi in Vallemaggia è stato fondamentale per molti interventi che altrimenti non si sarebbero potuti effettuare, soprattutto in tempi così brevi.

Il Divisionario Maurizio Dattrino, comandante della divisione territoriale 3, ha ripercorso le due fasi d’impiego dell’esercito, solleticate dall’autorità cantonale. L’impiego d’aiuto in caso di catastrofe con 55 militi nella prima fase è iniziato il 1. luglio e si è concluso il 28 luglio. Il servizio d’appoggio ha permesso in particolare l’istallazione del ponte provvisorio a Cevio, ma pure il ripristino di altre infrastrutture. Il Cantone, ha spiegato Dattrino, ha poi presentato ulteriori richieste di prestazioni e sono state svolte conformemente alle disposizioni dell’ordinanza sull’appoggio a favore di attività civili e di attività fuori dal servizio mediante mezzi militari. Quest’ordinanza permette, in determinate condizioni, di impiegare mezzi militari per questioni di importanza nazionale o di interesse pubblico. Di particolare rilievo l’attività a favore della ricerca delle persone scomparse, con il rammarico di non essere ancora riusciti a ritrovare la settima vittima.

L’ufficiale della Polizia cantonale Antonio Ciocco, capo dello SMRC nelle prime settimane, ha ripercorso l’evento, focalizzandosi su quanto svolto dagli enti di primo intervento con un cenno particolare sulle importanti attività di ricerca. Lo ha seguito il maggiore Patrik Arnold, comandante della Protezione civile Locarno e Vallemaggia, che ha ripreso la condotta dello SMRC nella fase di ripristino, il quale ha rappresentato le attività della PCi, sia durante la fase emergenziale sia in quella di ripristino. Federico Chiesa, capo ufficio presso la Sezione del militare e della protezione della popolazione, ha poi presentato l’intenso lavoro svolto dallo SMRC, sottolineando come sia essenziale in queste circostanze il coordinamento e la collaborazione di tutti gli enti preposti, come pure il contatto regolare con i Comuni. Dal canto suo Andrea Pedrazzini, geologo cantonale in rappresentanza del Dipartimento del territorio, ha infine evidenziato l’impegnativo lavoro per definire i nuovi piani d’emergenza che consentono la conoscenza approfondita della nuova realtà territoriale venutasi a creare in seguito ai catastrofici eventi naturali di fine giugno.

“Biodiversità? Lasciamo lavorare i nostri contadini!”

“Biodiversità? Lasciamo lavorare i nostri contadini!”

Norman Gobbi contrario all’iniziativa in votazione il prossimo 22 settembre

Tra i temi federali in votazione il 22 settembre figura anche quello sull’iniziativa popolare “Per il futuro della nostra natura e del nostro paesaggio (Iniziativa biodiversità)”. “Se dovessi usare due aggettivi per definirla – interviene il Consigliere di Stato Norman Gobbiprenderei in prestito quanto affermato dal vasto comitato ticinese contrario: inutile e pericolosa! Che poi siano tutte le associazioni che si occupano e conoscono bene il nostro territorio – ossia il mondo contadino – a schierarsi contro questa iniziativa è molto significativo. La biodiversità è un tema che sta già a cuore a chi da secoli provvede, anche in Ticino, a coltivare e a curare il territorio. Una cultura che l’agricoltore ha dentro di sé. E quindi: lasciamo lavorare i nostri contadini!”, afferma Norman Gobbi.

Per il Direttore del Dipartimento delle istituzioni “questa iniziativa si vende molto bene. Insiste però su concetti che sono già salvaguardati nel nostro Paese. Per questo è inutile appoggiare questa iniziativa estrema. Il pericolo che vedono in molti nel mondo agricolo è l’obiettivo finale degli iniziativisti, ossia rendere intoccabile il 30% del territorio nazionale per dedicarlo alla biodiversità. È un assurdo agire in questa maniera. Metteremmo in grave crisi il tasso di autoapprovvigionamento nazionale, rendendoci ancora più dipendenti dall’estero. Un colpo mortale per molte aziende agricole, che lavorano e vivono producendo beni a favore di noi consumatori.  Se si vuole avere un’agricoltura locale e genuina dobbiamo esprimere con convinzione il nostro NO all’iniziativa”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Quale responsabile politico degli enti locali sono molto preoccupato per gli influssi negativi che l’iniziativa, se accolta, avrebbe sul lavoro dei nostri Patriziati. Enti che gestiscono una gran fetta del territorio, in collaborazione con gli agricoltori e con le aziende forestali. Mettere vincoli in nome di una biodiversità imposta dall’alto è, appunto, pericoloso. Gli stessi Comuni, i Cantoni e la Confederazione verrebbero fortemente penalizzati. È un colpo anche contro il nostro federalismo. Con convinzione quindi vi invito a votare e a scrive un bel NO nell’apposita casellina”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 15 settembre 2024 de Il Mattino della domenica

 

Rimandare, diluire, cancellare – un fiasco per l’esercito e la sicurezza nazionale

Rimandare, diluire, cancellare – un fiasco per l’esercito e la sicurezza nazionale

Comunicato stampa

La Società svizzera degli ufficiali ha preso con grande interesse del rapporto della Commissione di studio per la Politica di sicurezza (Vogt) e del rapporto sulla revisione dei compiti e il riesame dei sussidi (Gaillard), anche se non senza riserve per quanto riguarda le conclusioni. La SSU ritiene che un gruppo di esperti che si occupa di finanze non debba ponderare gli scenari di minaccia della politica di sicurezza in termini contabili al fine di rendere accettabili argomentazioni di politica finanziaria.

Il Consiglio federale e l’Esercito hanno stabilito nel messaggio sull’Esercito per il 2024 in quale modo e in quale finestra temporale vada ricostruita la capacità di difesa. La SSU sostiene con forza la crescita delle spese per la difesa di oltre l’8% entro il 2030, mentre il Consiglio federale ipotizza il 6,14% per gli anni dal 2025 al 2035 per raggiungere l’obiettivo dell’1% del PIL.
Il gruppo di esperti Gaillard si spinge oltre e raccomanda di esaminare un’ulteriore riduzione della crescita al 4,25%. Per finanziare un esercito credibile ed equipaggiato per una guerra, sono necessari investimenti per 40 miliardi, più altri 10 miliardi per le munizioni e le scorte. L’esercito ha un fabbisogno finanziario urgente di 13 miliardi di franchi svizzeri per la prima fase di riequipaggiamento.

L’esercito ha bisogno di qualcosa di più di un’esitante offerta di tempo
Per la SSU, tali drastici rallentamenti sono inaccettabili. Avrebbero un grave impatto sulla prontezza e sulla capacità di difesa. Un rinvio dell’obiettivo dell’1% del PIL al 2035 o il rischio di una crescita più lenta del 4,25% significherebbe che l’Esercito sarebbe in grado di respingere efficacemente un attacco militare solo negli anni successivi al 2040. L’Esercito sarebbe nuovamente costretto a dare priorità ai progetti di approvvigionamento rinunciando a quanto pianificato. La SSU giunge pertanto alla conclusione che anche le drastiche misure di riduzione dei costi non basteranno da sole ad adeguare l’Esercito alle sfide della politica di sicurezza entro un periodo di tempo ragionevole, ossia entro la metà del prossimo decennio.Quando nel 2024 il Parlamento stabilirà il corso della politica finanziaria per i prossimi 10-15 anni, le scelte sull’Esercito avranno un’influenza decisiva sull’orientamento della politica di sicurezza della Svizzera. La SSU si aspetta che il Consiglio federale e i membri di entrambe le camere federali sfruttino il potenziale di risparmio esistente nel bilancio federale. Saranno necessarie ulteriori entrate fiscali. Le necessarie modifiche costituzionali vanno affrontate senza indugio.

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la terza del 2024 e la 71. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura, i partecipanti alla seduta si sono confrontati su una serie di richieste dei Comuni all’indirizzo del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione cantonale. È stata inoltre presentata la nuova lettera d’intenti della Piattaforma, sulla quale è stata aperta una fase di consultazione che si concluderà il 1. novembre.
Il Dipartimento delle istituzioni ha poi orientato i rappresentanti dei Comuni sul tema del finanziamento delle future strutture protette abbinate a edifici come scuole, palestre e sale multiuso. Per garantire il sovvenzionamento di tutti i nuovi progetti, è stata presentata una modifica del Regolamento di protezione civile (RPCi) che permetterà di trasferire – verso il Fondo cantonale dei contributi sostitutivi – una parte delle riserve giacenti presso i Consorzi regionali e, nel contempo, di garantire ai Consorzi un avere disponibile dedicato alle spese riconosciute quali altri scopi di Protezione Civile.
Il Dipartimento del territorio ha poi informato sul tema della pulizia delle rive e dello specchio d’acqua dei laghi Verbano e Ceresio, a favore della sicurezza della navigazione e per consentire la fruizione delle spiagge. È stato confermato l’interesse ad avviare una riflessione in merito.
I membri della Piattaforma sono in seguito stati orientati in merito all’introduzione del moltiplicatore d’imposta comunale differenziato per persone giuridiche e persone fisiche. È stato ricordato che il Consiglio di Stato ha trasmesso due messaggi al Parlamento, per modificare la Legge organica comunale e la Legge sulla perequazione finanziaria intercomunale.
Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha poi fornito alcune informazioni di carattere fiscale, riguardo al messaggio governativo che propone di adeguare il meccanismo di compensazione degli effetti della cosiddetta «progressione a freddo». Per quanto riguarda invece i piani di ristrutturazione della rete di uffici postali, recentemente annunciati da La Posta svizzera, è stato confermato che il Consiglio di Stato è a disposizione dei Comuni toccati, ed esprimerà le proprie riserve in un incontro con i vertici dell’azienda, previsto durante il mese di ottobre.
La Cancelleria dello Stato ha infine presentato alcuni progetti di sua competenza. È stato anticipato che i Comuni riceveranno a breve un pacchetto informativo in merito al Regolamento sulla comunicazione per via elettronica nell’ambito di procedimenti amministrativi; il 21 novembre sarà inoltre proposto un incontro informativo sul tema. Sono state condivise anche le nuove Linee guida per il linguaggio inclusivo nella redazione di testi ufficiali, già in vigore per l’Amministrazione cantonale.
La prossima seduta della Piattaforma è prevista per mercoledì 27 novembre 2024.

Responsabilità politica della Polizia cantonale

Responsabilità politica della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato comunica di aver revocato la misura temporanea con la quale aveva affidato la responsabilità politica della Polizia cantonale a Claudio Zali, Direttore supplente del Dipartimento delle istituzioni.  

La responsabilità politica della Polizia cantonale è dunque da subito affidata a Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni. La decisione è stata adottata dopo aver preso atto della chiusura dell’istruzione penale da parte del Procuratore generale e aver consultato gli atti dell’incarto penale inerente agli avvenimenti dell’incidente stradale che aveva coinvolto il Consigliere di Stato lo scorso anno.  

Considerata la procedura ancora in corso, non si rilasciano ulteriori dichiarazioni.