Successo della presentazione di Re:Spiri

Successo della presentazione di Re:Spiri

Comunicato stampa

Il Canton Ticino è il quinto Cantone in Svizzera a dotarsi di una cartografia della diversità religiosa e spirituale, che riflette la ricchezza culturale e religiosa presente sul suo territorio. La conoscenza e la comprensione di questa diversità sono fondamentali per promuovere la coesione sociale e il dialogo in un contesto plurale. In tal senso, il progetto Re:Spiri – Cartografia della diversità religiosa e spirituale del Canton Ticino rappresenta un’iniziativa innovativa che permette di esplorare in profondità le dinamiche sociali della diversità religiosa e spirituale locale.

Il Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino saluta con soddisfazione il grande successo della serata pubblica dedicata alla presentazione dei risultati della ricerca Re:Spiri – Cartografia della diversità religiosa e spirituale del Canton Ticino, confluiti in una carta cartacea e interattiva, e pubblicati all’interno di un numero speciale dell’Annuario di Storia Religiosa della Svizzera italiana della Facoltà di teologia di Lugano. La conferenza pubblica ha visto la partecipazione di circa 200 persone e ha accolto un intenso dibattito sui temi della diversità religiosa e della coesione sociale.  

Un progetto innovativo per la comprensione della diversità religiosa
La ricerca Re:Spiri ha permesso di delineare una fotografia attuale della realtà religiosa cantonale, mettendo in evidenza la ricchezza e la complessità delle comunità presenti in Ticino. I risultati della ricerca, riferiti a maggio 2024, evidenziano la presenza di 503 comunità religiose appartenenti a 10 tradizioni diverse, con una maggioranza di comunità cristiane, affiancate da comunità bahá’í, buddiste, ebraica, induiste, musulmane, da nuovi movimenti religiosi, nuove spiritualità, comunità esoteriche e spiritiche. Le tradizioni religiose e spirituali sono inoltre caratterizzate da un’importante diversità interna. La densità religiosa ticinese è notevole, con 1,42 comunità religiose ogni 1’000 abitanti, superando la media nazionale. La ricerca ha analizzato la distribuzione dei luoghi di culto e l’accesso allo spazio delle comunità religiose, raccogliendo dati sugli edifici utilizzati, le modalità d’uso e lo statuto di occupazione. Risulta che 356 comunità si riuniscono in edifici religiosi, ovvero edifici concepiti e costruiti appositamente per accogliere le pratiche religiose e spirituali, 41 in locali commerciali, 13 in appartamenti, in locali industriali e 12 in altri spazi, principalmente sale pubbliche in affitto. La ricerca è inoltre arricchita dalle fotografie di Elizabeth La Rosa, che ha curato l’inserto fotografico dell’Annuario. Per una visione di insieme di tutti i risultati si rinvia la lettura della documentazione allegata.

Una serata di approfondimento e confronto
Durante la presentazione pubblica aperta alla cittadinanza, che ha riunito un pubblico molto variegato, le e i partecipanti hanno avuto modo di approfondire il contesto della ricerca, conoscerne i risultati principali e discuterli da più punti di vista, grazie agli interventi di autorevoli esperte ed esperti del settore. Il programma della serata ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, tra cui il Consigliere di Stato Norman Gobbi e la Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti. La presentazione della ricerca è stata curata da Tatiana Roveri, coautrice dello studio realizzato da un’équipe di ricerca del Centro intercantonale di informazione sulle credenze (CIC), composta inoltre da Federica Moretti, Mischa Piraud e Manéli Farahmand. La professoressa Irene Becci dell’Università di Losanna ha offerto una prospettiva internazionale sul riconoscimento della diversità religiosa. Una tavola rotonda moderata da Michela Trisconi, con la partecipazione di Francesca Luisoni, collaboratrice scientifica del Centro di dialettologia e di etnografia del Canton Ticino, e di Alberto Palese, esperto di Storia delle religioni, è aggiunto alla Capa Sezione Insegnamento Medio del Canton Ticino, ha infine permesso di discutere il rapporto tra religione e territorio, evidenziando le sfide e le opportunità per le politiche pubbliche di riconoscimento della diversità religiosa.

Un contributo alla riflessione sulla società ticinese
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi (suo intervento), direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha sottolineato che grazie a Re:Spiri “le istituzioni, conoscendo la distribuzione e i bisogni specifici delle comunità religiose, possono dialogare meglio con loro, favorendo la partecipazione attiva alla vita pubblica e rafforzando il senso di appartenenza alla società. Inoltre, una mappatura aggiornata e accessibile consente di monitorare l’evoluzione della diversità religiosa”. La cartografia digitale interattiva rappresenta un utile strumento di consultazione, accessibile a istituzioni, ricercatrici e ricercatori e tutta la cittadinanza interessata ad approfondire il tema. I dati raccolti evidenziano inoltre le sfide che le comunità religiose si trovano ad affrontare, tra cui la ricerca di spazi adeguati per il culto, il ricambio generazionale e la sostenibilità finanziaria. La ricerca ha messo in luce anche la crescente importanza delle tecnologie digitali nella vita religiosa, accelerata dalla pandemia da Covid-19.  

La Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti (suo intervento), direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, ha dal canto suo affermato che “la cartografia è un buon esempio di strumento nato e sviluppato grazie a una collaborazione interistituzionale che sarà prezioso anche per l’attività svolta nelle scuole. In particolare, penso al corso obbligatorio e aconfessionale di Storia delle religioni, che in Ticino è realtà in quarta media da ormai cinque anni, e che ha tra le proprie finalità quella di permettere a tutte le allieve e gli allievi delle scuole ticinesi di meglio comprendere sia la loro storia e quella del nostro territorio, che i vissuti, le pratiche e le esperienze di persone che vengono da culture o percorsi diversi”.    

Verso il futuro: nuove prospettive di analisi
L’Annuario di Storia Religiosa della Svizzera Italiana della Facoltà di Teologia di Lugano, con i risultati della ricerca è ordinabile presso il Servizio per l’integrazione degli stranieri ai recapiti in calce.  
Inoltre da oggi è disponibile una carta interattiva della diversità religiosa, realizzato dal CIC e consultabile a questo link, che mostra la distribuzione dei luoghi di culto in Ticino, permettendo di filtrare le informazioni per tradizione e corrente religiosa, periodo di fondazione delle comunità e lingue del culto. Si tratta di uno strumento aggiornato in modo costante, dove è possibile registrare nuove comunità e i cambiamenti di indirizzo.  
A partire dall’autunno 2025, alla carta interattiva ticinese si aggiungeranno le cartografie dei Cantoni di Ginevra e Vaud, consentendo confronti e analisi sulle trasformazioni del paesaggio religioso.  
Il Dipartimento delle istituzioni rinnova il proprio impegno nel promuovere la conoscenza della diversità religiosa e il dialogo interreligioso, consapevole dell’importante ruolo che le comunità religiose e spirituali rivestono nel tessuto sociale e culturale del nostro Cantone.  

Variegato e dinamico, ecco il Ticino religioso

Variegato e dinamico, ecco il Ticino religioso

Il progetto ‘Re:Spiri’ ha repertoriato la diversità spirituale del nostro cantone, creando una mappa interattiva online. Ne parliamo con una delle autrici

Con 503 comunità religiose, 453 luoghi di culto, 10 tradizioni religiose e spirituali suddivise in 40 differenti correnti, il territorio ticinese è caratterizzato da una grande diversità religiosa. Ad attestarlo esiste ora una carta interattiva consultabile online su www.geo-religions.ch, risultato di un progetto di ricerca nominato “Re:Spiri” presentato ieri a Bellinzona che ha individuato, mappato e documentato i luoghi di culto delle comunità religiose e spirituali presenti nel cantone. Acronimo di “religioni e spiritualità”, lo studio – che ha fotografato la situazione del 2024 – è stato realizzato dal Centro intercantonale di informazione sulle credenze (Cic) e sostenuto dal Servizio per l’integrazione degli stranieri (Sis) del Dipartimento delle istituzioni (Di) col principale obiettivo di «aumentare la conoscenza della diversità religiosa sul nostro territorio», spiega a ‘laRegione’ Tatiana Roveri, che ha fatto parte dell’équipe di ricerca presso il Cic, insieme a Federica Moretti, Manéli Farahmand e Mischa. «Crediamo che migliorare la consapevolezza permetta almeno in parte di prevenire le discriminazioni, evitare preconcetti e favorire il vivere insieme e la coesione sociale», considera Roveri, mettendo in luce anche intenti pedagogici e didattici del progetto «nella misura in cui la mappa interattiva potrà essere usata nelle scuole per approcciare il territorio anche dal punto di vista della diversità religiosa». La mappatura permette inoltre di aggiornare i dati contenuti nella pubblicazione del 2007 “Repertorio delle religioni.
Panorama religioso e spirituale del Cantone Ticino” a cura di Michela Trisconi, benché gli approcci impiegati siano un po’ diversi.

Focus sulla dimensione collettiva
Il progetto Re:Spiri – i cui risultati sono presentati in modo dettagliato in un numero speciale dell’Annuario di Storia Religiosa della Svizzera italiana della Facoltà di Teologia di Lugano – si focalizza sulle comunità religiose, quindi su una dimensione collettiva. Con comunità religiosa si intende un’istituzione sociale rappresentata da individui, specialisti religiosi e non, che si incontrano fisicamente in un luogo a intervalli regolari per attività ed eventi dal carattere esplicitamente religioso. Gli incontri si tengono regolarmente nello stesso luogo, e sono caratterizzati da una coerenza nella natura delle attività e degli eventi di ogni riunione. Inoltre, queste attività includono una dimensione rituale. La comunità viene definita in modo diverso secondo la tradizione religiosa, assumendo la forma di parrocchia, congregazione, tariqa, confraternita, loggia, circolo o cerchio.

Diversificazione, una tendenza recente
Dalla ricerca emerge innanzitutto che la tradizione prevalente in Ticino «è il cristianesimo, a cui si rifanno 427 comunità religiose, ovvero circa l’85% del totale», illustra Roveri. Nel cristianesimo si contano 9 correnti diverse, una varietà interna che si trova anche in altre tradizioni e che è un elemento cresciuto nel tempo. «Osservando le date di fondazione delle comunità abbiamo potuto vedere che la diversificazione del paesaggio religioso ticinese è piuttosto recente», afferma la ricercatrice. Il paesaggio religioso ticinese è infatti stato per lungo tempo composto unicamente da comunità cattoliche romane. Poi, nel 1875, è stata fondata la Chiesa cattolica cristiana del Ticino come prima comunità cristiana al di fuori del cattolicesimo romano. Nel 1910 è nata la prima comunità non cristiana: la Società teosofica, appartenente alla tradizione dell’esoterismo. Risale invece al 1918 la Comunità israelita di Lugano (ebraismo). Evidenzia Roveri che «è soprattutto dagli anni 50-60 del secolo scorso che la diversità religiosa e spirituale aumenta, con la fondazione di comunità di nuove tradizioni religiose, ma anche attraverso una diversificazione interna alle stesse tradizioni, e questo in particolare a seguito dei movimenti migratori e per l’influenza della globalizzazione».

Visibilità delle chiese cattoliche romane
Si riscontra un’ampia varietà pure sotto il profilo delle lingue di culto: 36 quelle censite, con un quinto delle comunità che risulta multilingue (significa che oltre a utilizzare l’italiano, ciò che fa la quasi totalità dei gruppi censiti, ne impiegano almeno un’altra). Per quel che riguarda la frequenza dei rituali, circa l’80% delle comunità li svolge almeno una volta a settimana. Quanto ai 453 luoghi di culto individuati in Ticino, non tutti sono edifici religiosi costruiti a tale fine, benché questa tipologia costituisca la maggioranza e che essi siano utilizzati da 356 comunità; le comunità si ritrovano anche in locali commerciali (41), appartamenti (13), locali industriali (5) o di altro tipo (12). Si osserva inoltre che il 6% dei luoghi di culto è condiviso tra più comunità, soprattutto all’interno del cristianesimo. Tendenzialmente la diversità religiosa si concentra nelle zone urbane, indica Roveri, «quindi Chiasso, Lugano, Bellinzona e Locarno. Questo perché le città sono più centrali e facilmente raggiungibili. Ci sono luoghi di culto distribuiti anche nei fondovalle, ma si tratta soprattutto di chiese cattoliche romane». A tal proposito, a livello di spazio pubblico «il Ticino presenta una grande visibilità della presenza dei luoghi di culto riconducibili al cristianesimo e in particolare al cattolicesimo romano, luoghi di culto di comunità più recenti non sono per contro sempre direttamente identificabili in quanto tali», osserva la ricercatrice.

Sempre più ‘senza religione’
Nello studio si fa accenno anche all’appartenenza individuale alle diverse tradizioni religiose, che viene rilevata dall’Ufficio federale di statistica (Ust). Gli ultimi dati disponibili recentemente pubblicati sono relativi al 2023 e mostrano per il Ticino una maggioranza di persone che si dichiara cattolica romana (56,4%), seguita da una percentuale rilevante di persone che si dice senza appartenenza religiosa (30,5%). Seguono coloro che appartengono ad altre comunità cristiane (5,5%), le persone di confessione protestante (3,2%), musulmani (2,2%), membri di altre chiese e comunità religiose (0,7%) ed ebrei (0,1%). Analizzando il cambiamento di queste appartenenze dal 1970 a oggi si notano in particolare due tendenze: un calo costante dell’appartenenza alla confessione cattolica romana e un aumento importante di persone che si dichiarano senza appartenenza religiosa. Queste ultime, praticamente assenti nel 1970, sono aumentate fino a rappresentare il 7,5% della popolazione nel 2000, e sono più che triplicate nei due decenni successivi. «Incrociando i dati si nota una disaffezione al concetto di “appartenenza” a una tradizione religiosa – constata Roveri –. Tuttavia questo non vuol dire che tutte le persone che si dicono senza appartenenza religiosa non abbiano una certa forma di spiritualità. Dal nostro rilevamento vediamo infatti la presenza piuttosto importante di nuove spiritualità, una formulazione che ingloba il fenomeno in crescita per cui le persone si ritengono spirituali ma non religiose». Dallo studio si delinea insomma l’immagine di «un paesaggio religioso e spirituale ticinese molto complesso e dinamico», tira le somme Roveri, specificando che l’idea è che la carta interattiva «possa essere costantemente aggiornata, integrando ulteriori approfondimenti, al fine di comprendere meglio le dinamiche sociali della diversità religiosa».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 28 febbraio 2025 de La Regione

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Viaggio nel panorama religioso in Ticino

https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/il-quotidiano?urn=urn:rsi:video:2588070

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