Incontro tra Norman Gobbi e Pascal Lüthi: collaborazione rafforzata per la sicurezza dei confini

Incontro tra Norman Gobbi e Pascal Lüthi: collaborazione rafforzata per la sicurezza dei confini

Comunicato stampa

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha incontrato nei giorni scorsi Pascal Lüthi, Direttore dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC), per un importante momento di confronto e coordinamento sul tema della sicurezza dei confini. All’incontro erano presenti anche il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il capo Dogana Sud Silvio Tognetti.  

L’incontro ha permesso di fare il punto sull’efficace collaborazione tra le autorità cantonali ticinesi e l’UDSC, in particolare nel contrasto alla criminalità transfrontaliera e alla migrazione irregolare. Entrambe le parti hanno sottolineato come il lavoro sinergico, rafforzato negli ultimi anni, rappresenti un elemento fondamentale per garantire la sicurezza del territorio cantonale e nazionale.  
Gobbi e Lüthi hanno espresso reciproca soddisfazione per i risultati raggiunti grazie alla cooperazione operativa tra la Polizia cantonale e la Dogana Sud. Le attività congiunte, le pattuglie miste e lo scambio costante di informazioni stanno dando concreti frutti, rendendo più efficaci i controlli e più tempestivi gli interventi. Anche nel corso dei prossimi mesi verranno implementate attività congiunte preventive e di contrasto nei vari campi d’azione dei due Corpi.  
L’incontro si è svolto in un clima costruttivo e ha ribadito l’impegno comune a proseguire su questa via, rafforzando ulteriormente gli strumenti di cooperazione e coordinamento per rispondere in modo sempre più efficace alle sfide legate alla sicurezza dei confini.  

“L’eredità di Borradori e nel 2013 il triplete del Nano”

“L’eredità di Borradori e nel 2013 il triplete del Nano”

1995-2025: 30 anni della Lega dei Ticinesi in Consiglio di Stato

Il 2 aprile 1995 è una data spartiacque nella politica ticinese: quel giorno, Marco Borradori venne eletto in Consiglio di Stato, segnando l’ingresso della Lega dei Ticinesi nell’esecutivo cantonale.
A trent’anni di distanza, quell’evento rappresenta non solo una vittoria elettorale, ma l’inizio di una trasformazione profonda del panorama politico del Canton Ticino.
“Borradori,” ricorda Norman Gobbi, “è stato una figura carismatica e pragmatica, il volto istituzionale di un movimento nato come protesta e rapidamente divenuto forza di governo.
La sua elezione consacrò un partito che, fondato nel 1991 da Giuliano Bignasca, aveva saputo conquistare consensi con temi come l’autonomia ticinese, la lotta alla burocrazia e l’opposizione al centralismo di Berna”.
Nei suoi diciotto anni di mandato nel Consiglio di Stato (1995-2013), Borradori guidò il Dipartimento del territorio, contribuendo alla modernizzazione delle infrastrutture cantonali e consolidando la credibilità della Lega come forza di governo. “ La sua capacità di mediazione e il suo approccio pragmatico gli valsero stima anche al di fuori dell’elettorato leghista, portandolo a essere rieletto con largo consenso”, prosegue Gobbi.

Il triplete e l’eredità di Bignasca
L’anno 2013 fu un altro momento chiave per la Lega, anche se segnato da un evento doloroso. Giuliano Bignasca, figura dirompente e leader carismatico del nostro movimento, scomparve ad inizio marzo di quell’anno. La sua morte rappresentò uno shock, ma il suo lascito politico si concretizzò in un trionfo elettorale storico: la Lega conquistò per la prima volta tre seggi su sette in Municipio a Lugano ma soprattutto Marco Borradori venne eletto sindaco della principale città ticinese. Fu il cosiddetto “triplete”, oltre a confermare la propria presenza nel Consiglio di Stato. Quella vittoria postuma fu il sigillo della strategia politica di Bignasca, dimostrando che il movimento da lui fondato aveva radici profonde nel tessuto ticinese.

Dal Cantone al Municipio di Lugano
Il passaggio di Borradori alla carica di sindaco di Lugano nel 2013 non segnò un arretramento della Lega, ma l’inizio di una nuova fase.
“Il movimento riuscì a mantenere e rafforzare la propria rappresentanza nell’esecutivo cantonale, a conferma che la rivoluzione iniziata nel 1995 aveva modificato in modo irreversibile la politica ticinese,” sottolinea Gobbi.
La scomparsa prematura di Borradori nell’agosto 2021, mentre era ancora in carica come sindaco, ha commosso l’intero Cantone, oltrepassando le divisioni politiche. “La sua figura rimane emblematica di un modo di fare politica che ha saputo coniugare le istanze della cittadinanza con la responsabilità di governo,” aggiunge Gobbi. “A 30 anni da quella storica elezione, la Lega dei Ticinesi resta una forza significativa, sebbene abbia affrontato trasformazioni e sfide, compresa la perdita di due leader come Bignasca e Borradori”.

Lo spirito dei fondatori
La presenza trentennale della Lega in Consiglio di Stato ha contribuito a ridisegnare l’identità politica del Ticino, affrontando temi cruciali come i rapporti con l’Italia, la questione dei frontalieri, l’immigrazione e la difesa dell’identità locale in un contesto globalizzato.
“Questi restano argomenti centrali nel dibattito pubblico e continuano a definire l’agenda politica cantonale,” insiste Gobbi. “Guardando a questi tre decenni, è evidente che l’elezione di Borradori non fu solo l’affermazione di un movimento, ma il segnale di un cambiamento più profondo nella cultura politica ticinese”, conclude Gobbi. “Da forza di protesta a elemento stabile di governo, la Lega ha dovuto affrontare le sfide di un mondo sempre più interconnesso, cercando di mantenere vivo lo spirito originario di autonomia e identità locale che aveva animato i suoi fondatori”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 30 marzo 2025 de Il Mattino della domenica

“Un Movimento di rottura”

“Un Movimento di rottura”

30 anni di Lega in Governo

Ne parliamo con alcuni protagonisti di quel 1995: Pantani, Foletti e Castelli

Quando la Lega vide la luce, ad inizio dell’ormai lontano 1991, i soliti “esperti” (politici e giornalisti) dissero che sarebbe durata qualche mese: il medesimo pronostico, clamorosamente toppato, che venne formulato l’anno precedente, in occasione della nascita del Mattino.
Invece, già alle prime elezioni cantonali cui si presentò, quelle dell’aprile 1991, la Lega ottenne un risultato di tutto rispetto, mancando l’ingresso in Consiglio di Stato solo per qualche punto percentuale. La crescita proseguì impetuosa ai successivi appuntamenti con le urne: le federali del 1991, in cui la Lega portò Flavio Maspoli e Marco Borradori in Consiglio nazionale e Giorgio Morniroli al Consiglio degli Stati, e le comunali del 1992, che permisero al Movimento di staccare seggi in numerosi municipi, città incluse (due posti nell’Esecutivo di Lugano, con Marco Borradori e Giorgio Salvadé, tanto per dirne una).
Arrivarono poi le elezioni cantonali del 1995. Furono caratterizzate dall’accesa competizione tra Borradori e Maspoli, con Flavio che organizzò pure un tour elettorale in torpedone. A spuntarla, come pronosticato dal Nano, fu tuttavia un giovane Marco Borradori, soprannominato “il volto pulito della Lega” che divenne così il primo – e popolarissimo – Consigliere di Stato del Movimento. Per la Lega, la sua elezione fu un vero terno a lotto.
In questi 30 anni di governo, la Lega, come un fiume in piena, ha scolpito il territorio politico del Ticino, arricchendolo di successi, insegnamenti e ammettiamolo… anche di qualche inciampo. Ne parliamo con chi ha vissuto quell’anno, il 1995, come la prima campagna politica o l’inizio della propria carriera politica dietro i banchi del Palazzo delle Orsoline: Roberta Pantani, Michele Foletti e Christian Castelli.

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Roberta Pantani
“Borradori, una grande sorpresa”

Sono passati 30 anni dall’ingresso della Lega dei Ticinesi in Consiglio di Stato. Qual è la prima sensazione che prova ripensando a quel periodo?
Sembra incredibile, ma mi sembra ieri. Il tempo è volato e mi sconvolge pensare che sono già passati tre decenni. La Lega, sin dal suo ingresso in politica, ha rappresentato una forza dirompente, capace di sconvolgere non solo il panorama politico cantonale, ma anche la mentalità dei cittadini ticinesi. Già con l’uscita del Mattino della Domenica, nei primi anni ’90, si era capito che qualcosa stava cambiando. Poi, con l’elezione di Marco Borradori in Consiglio di Stato, il cambiamento è diventato realtà.

Nel 1995 molti si aspettavano l’elezione di Flavio Maspoli, ma alla fine fu Marco Borradori a conquistare il seggio. Che ricordi ha di quella campagna elettorale?
Fu una grande sorpresa. Marco Borradori vinse giocando da outsider, mentre tutti davano per scontato l’ingresso di Maspoli in governo. Maspoli non la prese benissimo, ma quello fu l’inizio della carriera politica sfavillante di Borradori. Personalmente, quella campagna l’ho vissuta da lontano, anche perché in famiglia c’era mio padre che per la prima volta si presentava per il Gran Consiglio – e fu brillantemente eletto – e poi perché ero incinta del mio secondo figlio.

Con l’ingresso della Lega in Consiglio di Stato cambiarono anche gli equilibri di potere. Come visse quel momento?
Ci fu un vero e proprio scossone nel sistema politico ticinese. Un cambiamento che si rifletté anche nelle nomine nei consigli di amministrazione degli enti statali e parastatali. Ricordo bene che alla fine del ’96 ricevetti una telefonata: “Vai in BancaStato.” E io, semplicemente, obbedii. Era un periodo in cui si vedevano cambiare molte cose, e la Lega si trovò improvvisamente a dover gestire il potere, con tutte le responsabilità che ne derivavano.

In questi anni la Lega ha fatto tante promesse. C’è qualcosa che secondo lei non è stato mantenuto?
Sarò scontata, ma sui radar non abbiamo fatto una gran figura. All’inizio combattevamo contro le imposizioni dall’alto con la Carovana della Libertà, denunciavamo le restrizioni e difendevamo i cittadini. Poi, alla fine, ogni ticinese si è ritrovato a pagare multe per eccesso di velocità. È una cosa che ancora oggi mi disturba. Ci tengo a precisare che io non ho mai preso un radar e non mi è mai stata ritirata la patente, ma il punto non è questo: il problema è che abbiamo dato un messaggio e poi non siamo riusciti a mantenerlo fino in fondo.

La politica è cambiata molto rispetto a 30 anni fa. Come vede le nuove generazioni di leghisti?
Oggi vedo meno grinta, meno determinazione. Quando noi abbiamo iniziato, dovevamo farci conoscere e far sentire la nostra voce in modo concreto, perché non c’erano i social dove bastava postare una foto per farsi notare. Bisognava metterci la faccia, e questo ha significato anche ricevere tanti colpi, non solo metaforici. Io, Foletti, e tanti altri abbiamo preso “calci nei denti” – per non dire altrove – e siamo andati avanti lo stesso. Oggi ho la sensazione che se un giovane entra in politica e dopo due settimane prende una critica, lascia perdere.

Guardando indietro, ha qualche rimpianto?
Nessuno. Ho sempre creduto in quello che ho fatto, e i fatti mi hanno dato ragione. Se tornassi indietro, rifarei tutto esattamente allo stesso modo. La Lega mi ha insegnato tanto, mi ha forgiato e mi ha fatto diventare la persona che sono oggi.

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Michele Foletti
“Abbiamo cambiato la politica ticinese”

Michele Foletti, lei nel 1995 era alla sua prima candidatura. Che ricordi ha di quella campagna?
Per me era la prima volta in lista per il Gran Consiglio. I reduci della storica lista del ’91 c’erano ancora, come Max Robbiani e ovviamente Antonella Bignasca. Ricordo anche il clima acceso di quegli anni: Flavio Maspoli aveva aperto L’Altra Notizia e iniziato ad attaccare duramente Marco Borradori, accusandolo di essere un leghista annacquato.

E lei come visse questa tensione interna?
Mi ritrovai nel mezzo. Un giorno mi intervistarono a TeleTicino – o forse si chiamava ancora Telecampione – e io difesi pubblicamente Borradori. Maspoli, inutile dirlo, non la prese bene. Dopo la vittoria di Marco, Maspoli era capogruppo in Gran Consiglio e me la fece pagare: nonostante la mia buona elezione, mi confinò per quattro anni nella Commissione bonifiche fondiarie.

Guardando alla Lega di oggi, si riconosce ancora in quel movimento?
No, la Lega di allora e quella di oggi sono due cose completamente diverse. Ai tempi era un movimento di ribellione contro un sistema politico vecchio, clientelare. C’erano i “tavoli di sasso”, dove i presidenti di due o tre partiti decidevano le sorti del Cantone. Noi abbiamo rotto quel sistema.

Questo cambiamento è stato un successo o un limite?
Un successo, perché la Lega ha costretto tutti a cambiare modo di fare politica. Certo, oggi non avrebbe più senso riproporre quella stessa Lega barricadera. Sarebbe antistorico.

Alcuni, però, dicono che, entrati nelle stanze dei bottoni, abbiate perso lo spirito originario.
È normale. Quando hai responsabilità di governo, devi comportarti in modo diverso. Il problema è che oggi tutti i partiti preferiscono stare all’opposizione piuttosto che governare. Se si vuole davvero tornare a essere barricaderi, allora bisogna uscire dal governo e fare solo opposizione. Ma è davvero la soluzione migliore?

C’è una promessa della Lega che non è stata mantenuta?
Due, direi: le casse malati e i frontalieri. Non potevamo certo risolverli da soli. Ma si poteva spingere di più. Il problema delle casse malati, poi, non lo risolverà mai nessuno!

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Christian Castelli
“Sono ricordi indelebili”

Qual è il primo ricordo di quel periodo?
Così di primo acchito direi che la campagna elettorale del 1995 fu caratterizzata da un grande fermento politico. Con l’entrata di un nuovo movimento politico – guai a chiamarlo partito – in Ticino la domanda che si poneva non era tanto se, ma fino a che punto la Lega avrebbe cambiato gli equilibri in essere.

La passione per la politica, per certi versi, travalicava quanto il politico potesse effettivamente influenzare.
Anche grazie ad un approccio diretto, a tratti provocatorio, temi quali le questioni locali, il lavoro, l’economia e l’identità culturale la fecero da padroni in quella campagna elettorale di 30 anni fa.

Ha un aneddoto della campagna?
I ricordi sono quelli di comizi molto animati, di dibattiti politici accesi, candidati che cercavano visibilità in un mondo senza ‘social’. A quel tempo la differenza la faceva la stampa scritta e parlata. Se fare campagna con visibilità mediatica non assicurava il successo, farlo senza garantiva la sconfitta. In questo il fatto che fossi anche candidato al Consiglio di Stato, oltre che in Gran Consiglio, fu sicuramente di aiuto. Anche perché mezzi finanziari – all’epoca ero studente – non ne avevo per cartelloni o santini.
Dunque dovetti sfruttare l’unica apparizione in televisione per profilarmi. E, seppur a distanza di 30 anni, l’aneddoto che meglio ricordo è questo: accadde che mio padre un giorno mentre pranzavamo in famiglia mi raccontò che quella mattina, mentre si recava in bus in città, un suo conoscente lo salutò chiamandolo per cognome. Di lì a breve una persona che non lo conosceva gli chiese se fosse parente del ‘Castelli il giovane candidato che partecipò la sera prima al dibattito in TV’. Mio padre disse che era suo figlio e lui gli chiese di farmi i complimenti.
Se ho imparato qualcosa da quell’episodio, è che nella vita uno deve sempre cercare di dare il meglio di sé. Sembrerà vano, ma qualcuno che osserva e che apprezza c’è sempre. E a lungo andare questo aiuta a coltivare professionalità, disciplina e competenze.

Articolo e interviste pubblicate nell’edizione di domenica 30 marzo 2025 de Il Mattino della domenica

Il nostro è un Cantone sicuro!

Il nostro è un Cantone sicuro!

Nel corso dell’ultimo anno la Polizia cantonale ticinese ha affrontato sfide complesse, dimostrando prontezza e determinazione nel garantire la sicurezza della comunità. “In situazioni eccezionali, come la grave alluvione in Valle Maggia”, esordisce il Direttore del Dipartimento delle istituzioni,  “un coordinamento rapido ha permesso di contenere i danni e offrire immediato supporto alle popolazioni colpite, sottolineando l’importanza dell’esperienza sul campo”.
“Nonostante il Ticino sia un Cantone di transito e di frontiera, con importanti implicazioni sulla sicurezza, le attività di contrasto ai reati, sia contro il patrimonio, sia violenti, hanno progressivamente ridotto gli episodi di furto, mentre furti con effrazione e rapine sono stati contenuti grazie a interventi tempestivi e a una solida rete di collaborazione a livello cantonale e internazionale”, prosegue Gobbi, aggiungendo inoltre che “le misure di prevenzione e il rapido intervento nei casi di tensioni domestiche abbiano inoltre limitato l’impatto della violenza familiare, rafforzando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”.
Anche sul fronte del traffico si è registrata una leggera riduzione degli incidenti, nonostante alcuni eventi gravi abbiano messo in luce la necessità di aggiornare le competenze dei conducenti, soprattutto in età avanzata, aspetto che, prosegue Gobbi, “ha comportato  la creazione di progetti dedicati alla formazione e all’aggiornamento con l’obiettivo di favorire una guida più sicura, adattandosi alle esigenze di una popolazione che invecchia e che richiede supporto per mantenere elevati standard di sicurezza”.
Infine, l’incremento dei reati digitali ha richiesto strategie innovative e una stretta collaborazione internazionale per contrastare truffe e abusi informatici. “Il bilancio dell’anno testimonia un percorso di crescita e consolidamento delle attività di prevenzione e intervento, evidenziando come il sistema di sicurezza ticinese, grazie al continuo aggiornamento degli strumenti operativi e alla formazione del personale, sia capace di proteggere efficacemente un territorio complesso e in continua evoluzione”, conclude il Consigliere di Stato.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 30 marzo 2025 de Il Mattino della domenica

«Solo grazie alle aggregazioni si conserva l’unità della valle»

«Solo grazie alle aggregazioni si conserva l’unità della valle»

Lo storico Fabrizio Viscontini analizza i matrimoni tra Comuni in Leventina in vista dell’appuntamento alle urne di domenica 6 aprile a Quinto e Giornico – «Vado oltre: non sarebbe male, in futuro, se ci fosse unicamente un ente locale»

« L’identità storica della Leventina è sempre stata contraddistinta da una forte unità. Quella stessa unità oggi la ritroviamo nelle aggregazioni che portano un nuovo vigore a tutta la valle». Fabrizio Viscontini non ha dubbi. Lo storico, che vive a Faido e che conosce molto bene la realtà locale, ha percorso con noi storia, identità e prospettive di questa regione. Il tutto nell’ottica, naturalmente, delle prossime elezioni del 6 aprile in alta e bassa Leventina che sanciranno la nascita ufficiale dei nuovi Comuni aggregati di Giornico (dall’unione con Bodio) e Quinto (dall’unione con Prato Leventina). Aggregazioni che, secondo il nostro interlocutore, sono l’unico modo per evitare che questa valle diventi una regione periferica, «anche perché non lo è mai stata». «I matrimoni tra Comuni sono una strategia vincente per tutta la Leventina e lo dico avendo vissuto l’esperienza da faidese ». Di più. «Rappresentano un processo centrale e un passo necessario grazie al quale possiamo tornare a pensare il futuro della valle con una nuova forza, fondamentale per la creazione e la realizzazione di progetti importanti».

Far sentire la propria voce
Ma facciamo un passo indietro. « Negli ultimi anni, dal 2006 al 2016, ci sono state aggregazioni in diversi Comuni », spiega Viscontini, «che però hanno toccato soprattutto la media valle, senza interessare né l’alta né la bassa Leventina. Ora, finalmente, ci troviamo davanti a due unioni anche in queste zone con Quinto e Giornico». È importante, dunque, osservare da vicino il fenomeno per capirne il senso e l’importanza. «Prima di queste spinte aggregative in Leventina si contavano ben 21 Comuni», ricorda il nostro interlocutore. « Le unioni che ci sono state hanno permesso la creazione di un ente locale più grande, che può portare avanti strategie economiche più incisive, aumentare la propria disponibilità finanziaria e contare su una maggiore forza demografica ». Senza dimenticare l’impatto politico. «Un Comune più grande, infatti, può fare sentire meglio la propria voce e le proprie esigenze davanti al Cantone».

Spirito e identità
Lo spirito dell’aggregazione, secondo Viscontini, si riallaccia al forte senso di unione che caratterizza la storia dell’intera valle fin dai tempi antichi. «I 21 Comuni di Leventina che esistevano prima delle aggregazioni sono stati creati in tempi relativamente recenti: con la Legge patriziale del 1857 che ha separato il Comune patriziale da quello politico. Questi enti, come li conosciamo oggi, hanno dunque 150 anni di storia ». Ma come era l’amministrazione della valle prima della nascita degli enti locali? «Bisogna tornare indietro attorno all’anno 1000 », spiega il nostro interlocutore, «quando esistevano 10 grandi Comuni rurali (vicinanze). Ed esisteva soprattutto una forte unità identitaria». Questo nonostante il controllo del territorio da parte di poteri esterni. «Anche se la Leventina dal 948 al 1480 dipese politicamente dai canonici della chiesa di San Ambrogio di Milano – ed era presente un governatore ( Podestà) proveniente dall’esterno – è sempre esistito un Consiglio di valle, tribunale di seconda istanza e organo amministrativo superiore a livello regionale, e un Parlamento che si riuniva nel mese di maggio a Faido». Un’identità a livello amministrativo, giudiziario e politico, mantenuta anche più avanti, come baliaggio del Cantone sovrano di Uri (14801798): «Almeno fino alla cosiddetta “ Rivolta di Leventina” del 1755 – in realtà si trattò di una protesta – c’era sì il landfogto inviato da Oltralpe, ma comunque esistevano sempre il Consiglio di valle, il Parlamento e i notabili leventinesi partecipavano al governo balivale».

La crisi industriale
Arrivando invece a tempi più recenti, quelli dello sviluppo industriale, la Leventina ha conosciuto un periodo di forte crescita economica, anche in virtù della sua posizione geografica strategica: una via di collegamento tra il Sud e il Nord delle Alpi. «Si è passati dalle mulattiere alla strada carrabile. Poi è arrivata la ferrovia, la Gotthardbahn e, infine, l’autostrada», spiega Viscontini. Ma non solo viabilità: «La valle ha prosperato nel periodo del boom economico grazie alla presenza delle fabbriche, una su tutte la Monteforno, e dei servizi. E c’erano anche diversi posti di lavoro creati grazie alla linea ferroviaria». Un boom destinato però a spegnersi nel corso degli anni ’90. «In quel momento per la regione inizia un periodo di crisi economica: chiudono alcune fabbriche e viene meno anche la presenza del personale ferroviario. La valle inizia quindi a trovarsi in difficoltà». Arriva poi AlpTransit, una grande opera, certo. «Ma, per la prima volta nella storia, una importante via di comunicazione non attraversa la Leventina, ci passa sotto».

Chiudere il cerchio
Il rischio – ribadisce Viscontini – è quindi quello che attualmente la regione, sugli strascichi di questa crisi, rischi sempre più di diventare una periferia. A pesare non è solo la chiusura degli stabilimenti industriali: «A questo si aggiungono anche le perdite demografiche della valle, una tendenza che ha iniziato ad essere importante soprattutto negli anni ’90 ». Ed ecco, quindi, la necessità di attuare le aggregazioni. «Trovandosi in una situazione di crisi i Comuni sono spinti a collaborare tra loro. E questa collaborazione significa aggregazione », spiega il nostro interlocutore, auspicando anche che si continui in questa direzione e che – come riportato anche nel messaggio del Governo – si arrivi a formare tre Comuni. «Bassa, media e alta Leventina, come in Valle di Blenio ». Ma non solo. « Dal mio punto di vista personale ritengo che alla fine debba nascere un unico Comune di Leventina », andando così a chiudere il cerchio e «ritrovando questa identità culturale e storica che in passato è esistita per secoli».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 28 marzo 2025 del Corriere del Ticino

La Conferenza latina di giustizia e polizia in Ticino

La Conferenza latina di giustizia e polizia in Ticino

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni comunica che mercoledì 26 e giovedì 27 marzo ha avuto l’onore di ospitare, per la quarta volta dal 2011 in Ticino, la riunione della Conferenza Latina dei Capi dei Dipartimenti di Giustizia e Polizia (CLDJP), della Conferenza Latina dei Capi dei Dipartimenti di Asilo e Migrazione (CLDAM) e della Conferenza Latina dei Direttori degli Affari Militari e della Protezione Civile (CLAMPP).  

Le Conferenze latine riuniscono i Consiglieri di Stato dei Cantoni di Friburgo, Ginevra, Giura, Neuchâtel, Vallese, Vaud e Ticino. Alla CLDJP hanno partecipato anche i Comandanti delle Polizie cantonali e i responsabili dei settori dell’esecuzione delle pene e delle misure.  

L’incontro, svoltosi nella regione del Malcantone, ha rappresentato un’importante occasione di confronto su tematiche di grande attualità, tra cui l’aumento generalizzato delle giornate di carcerazione negli istituti cantonali e la revisione del Concordato sull’esecuzione delle pene detentive e delle misure per adulti e giovani adulti nei cantoni latini. Il Canton Ticino aderisce parzialmente a questo Concordato, la cui modifica sarà sottoposta prossimamente al Parlamento cantonale.  

In ambito di polizia, si è discusso del rafforzamento della cooperazione intercantonale tra le forze dell’ordine dei cantoni romandi e quella ticinese, in particolare nella lotta alla criminalità. Un tema reso ancora più attuale dai dati pubblicati nei giorni scorsi dalla statistica criminale svizzera, che evidenziano un aumento dell’8% dei reati.  

Durante la riunione della CLDJP è stato salutato il presidente Frédéric Favre, Consigliere di Stato vallesano, che lascia la politica per assumere il ruolo di CEO dell’Associazione Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali 2038. È stato inoltre congedato il Consigliere di Stato del Canton Neuchâtel Alain Ribaux, co-presidente della Conferenza delle direttrici e dei direttori di giustizia e polizia, che terminerà il proprio mandato a maggio. Infine, la CLDJP ha salutato il Segretario generale Blaise Péquignot, prossimo al pensionamento, dando il benvenuto al suo successore Christian Clerici. 

Commissariati: un 2024 scandito da inchieste e arresti

Commissariati: un 2024 scandito da inchieste e arresti

Comunicato stampa

Nel 2024 i Commissariati di Lugano, Mendrisio, Bellinzona e Locarno sono stati coinvolti in numerosi interventi legati alla media e grande criminalità. In particolare sul territorio cantonale sono stati registrati tre omicidi (1 nel 2023), due a Chiasso e uno a Morbio Inferiore. Le inchieste avviate per tentato omicidio sono state 27, un dato in crescita rispetto all’anno precedente (23). In diminuzione per contro i reati di lesioni personali gravi, passati da 40 a 25, e di lesioni semplici, da 483 a 397. Le inchieste riguardanti le rapine indicano una sostanziale stabilità, con 36 (34) casi.

Tra i fatti più gravi del 2024 e che hanno coinvolto gli/le inquirenti dei Commissariati emergono tre omicidi, tutti avvenuti nel Mendrisiotto. In due casi le vittime sono state donne, uccise da uomini, mentre nell’altro caso un uomo è stato ucciso da un altro uomo. A inizio marzo a Chiasso, un 27enne cittadino somalo residente nella cittadina di confine si è recato presso l’abitazione di un conoscente, un 50enne cittadino svizzero, presumibilmente alla ricerca di sostanze stupefacenti. Durante l’incontro è scoppiata una lite durante la quale il giovane ha colpito il 50enne con più fendenti di arma da taglio, causandone il decesso sul posto. Sempre a Chiasso, nel mese di settembre, un intervento di polizia per un allarme AED (Automated external defibrillator) ha portato all’apertura di un procedimento penale per assassinio. La vittima, una 40enne cittadina srilankese, è stata rinvenuta senza vita all’interno del proprio appartamento. A seguito degli accertamenti d’inchiesta e degli interrogatori sono stati arrestati il marito della donna, un 44enne srilankese, e il fratello di lui, un 49enne srilankese, fermato in Italia in provincia di Bergamo e successivamente estradato. A fine novembre a Morbio Inferiore una 65enne cittadina italiana residente in Italia, ospite presso la casa della sorella per motivi di salute, è stata uccisa dal cognato, un 68enne cittadino italiano, che ha confessato il crimine.
Con un’incidenza più marcata nel Mendrisiotto e nel Luganese, sono state 27 (23) le inchieste avviate per tentato omicidio a seguito di aggressioni con arma da taglio o colpi sferrati con violenza.
Lo scorso anno le rapine registrate sono state 36 (34 nel 2023). In diverse occasioni all’origine dell’intervento vi sono state liti, risse o aggressioni scaturite per motivi diversi, poi terminate in modo non premeditato con la sottrazione di beni appartenenti a uno o più dei protagonisti. La regione più interessata dal fenomeno resta il Luganese seguita dal Mendrisiotto, mentre il Sopraceneri è coinvolto solo in un caso su cinque. Nell’89% dei casi gli autori sono stati identificati, tutti o in parte, e si è proceduto al loro arresto o all’emanazione di ordini di arresto a livello nazionale o internazionale. Le persone implicate sono state complessivamente 133, di cui 108 identificate. Le rapine alle stazioni di servizio sono state cinque, di cui una tentata. Anche se in massima parte questi reati avvengono in luoghi pubblici (sulla pubblica via, in stazioni o esercizi pubblici), sono state prese di mira alcune abitazioni private. In un caso una conoscente dell’anziana vittima l’ha aggredita al suo domicilio dopo essersi vista rifiutare del denaro. In altri due casi alla base dei fatti vi sono dei debiti legati all’acquisto e alla vendita di sostanze stupefacenti.
La rapina ad aver avuto particolare risonanza sui media ticinesi, svizzeri e anche esteri, è quella avvenuta a inizio luglio in pieno giorno in una gioielleria nel centro di Lugano. Il tempestivo intervento di due agenti della Polizia Città di Lugano ha permesso il fermo degli autori e il recupero della refurtiva. La banda ha agito con modalità lampo conosciute oramai in tutta Europa. Complessivamente, gli accertamenti effettuati dagli e dalle inquirenti della Polizia cantonale hanno visto finire in detenzione preventiva sette persone. Oltre ai quattro autori materiali, è stato infatti possibile stabilire il coinvolgimento di tre altre persone. Protrattosi per diversi mesi, questo lavoro di indagine è stato scandito da una fitta collaborazione con le autorità estere. A seguito dei mandati di cattura internazionale firmati dalla Magistratura ticinese si è così arrivati all’arresto dei sospetti complici, poi estradati dall’Italia e dall’Ungheria. Buona parte dei membri della banda ha precedenti specifici o è oggetto di procedimenti penali in altri Paesi europei per reati analoghi.
Particolarmente impegnativa è stata inoltre l’inchiesta, sviluppata su più fronti, legata ai disordini avvenuti a margine dell’incontro di hockey Ambrì-Piotta – Lugano dell’11.10.2024. Gli accertamenti hanno riguardato il lancio di un oggetto pirotecnico presso la Gottardo Arena di Ambrì, per cui due persone sono finite in manette. Vi è stato poi il successivo episodio di violenza, avvenuto alcune ore dopo la partita, in territorio di Rivera. In questo caso le indagini hanno permesso di individuare e arrestare, in tre momenti distinti, 19 persone coinvolte a titolo diverso nei fatti.
Infine, lo scorso anno sono stati registrati un totale di 380 infortuni (un dato in linea con gli scorsi anni), per i quali l’intervento della Polizia giudiziaria è stato necessario in una ventina di casi. Le principali casistiche si riscontrano nei settori edilizio/industriale, domestico e montano. Si evidenzia che la maggior parte di questi infortuni è da ricondurre al mancato rispetto delle norme di sicurezza, all’uso di un equipaggiamento non conforme o alla disattenzione.

Nuove disposizioni notarili in Ticino: maggiore flessibilità con le assemblee societarie a distanza

Nuove disposizioni notarili in Ticino: maggiore flessibilità con le assemblee societarie a distanza

Comunicato stampa

Il Canton Ticino ha adeguato le disposizioni notarili per permettere ai notai ticinesi di rogare mediante atto pubblico i verbali di assemblee societarie tenute in più sedi simultaneamente, anche all’estero, e in modalità virtuale. Questa apertura offre maggiore flessibilità alle imprese e amplia la gamma dei servizi notarili.

Dal 1° gennaio 2023 sono entrate in vigore alcune importanti modifiche legislative nel diritto societario svizzero. È stata in particolare introdotta una maggiore flessibilità per la tenuta delle assemblee societarie. Ora è possibile svolgere le riunioni in più sedi contemporaneamente, anche all’estero, oppure interamente in formato elettronico tramite assemblee virtuali. Grazie agli strumenti di comunicazione digitale, i partecipanti possono intervenire e votare in tempo reale, senza limitazioni geografiche.

Le decisioni societarie che comportano una modifica degli atti costitutivi della società richiedono l’atto pubblico. La tradizionale tecnica notarile si fonda sul principio dell’unità dell’atto, che richiede la contemporanea presenza del notaio e delle parti in un unico luogo e tempo. Le nuove possibilità di tenuta assembleare incidono fortemente sull’elemento del luogo, che diventa multiplo o virtuale. Il principio dell’unità dell’atto deve quindi essere allentato per permettere al notaio una rogazione a distanza.

Il Canton Ticino ha di conseguenza adeguato il proprio quadro normativo notarile. Il Consiglio di Stato, su iniziativa del Dipartimento delle istituzioni, ha istituito lo scorso anno un Gruppo di lavoro in collaborazione con l’Ordine dei Notai del Canton Ticino, che ha portato alla redazione di tre nuovi articoli del Regolamento sul notariato (artt. 41b-41d RN), entrati ufficialmente in vigore nel febbraio 2025. Grazie alle nuove disposizioni, oggi il notaio ticinese ha la possibilità di protocollare a distanza con atto pubblico i verbali di assemblee societarie tenute con le nuove modalità. La condizione imprescindibile è che il notaio si trovi fisicamente a operare sul territorio ticinese.

Questa innovazione rappresenta un’importante opportunità per le imprese, offrendo maggiore flessibilità organizzativa, e per i notai ticinesi, ampliando la gamma dei servizi che possono offrire ai loro clienti in un contesto sempre più digitalizzato e globale.

Furti in serie: bande specializzate al centro delle inchieste della Sezione reati contro il patrimonio (SRCP)

Furti in serie: bande specializzate al centro delle inchieste della Sezione reati contro il patrimonio (SRCP)

Comunicato stampa

Il bilancio della Sezione reati contro il patrimonio (SRCP) per il 2024 è in chiaroscuro. Lo scorso anno i furti sono calati del 9.3%, anche se il numero totale (5578) rimane più alto rispetto agli anni precedenti il 2023. Leggeri aumenti si sono verificati nelle categorie dei furti in abitazioni (1245, +2%) e delle biciclette elettriche (439, +5%). Sono invece diminuiti i borseggi (119, -31%), i furti con scasso (1070, -14%) e i furti dai veicoli (438, -16%). Nel corso dell’anno, le attività di contrasto alle truffe del falso nipote hanno coinvolto in modo significativo gli e le inquirenti: a fronte di 11 casi riusciti per un totale di 420’000 franchi e oltre 500 tentativi segnalati, le indagini hanno portato all’arresto di 6 persone.

Dopo gli anni della pandemia, i reati contro il patrimonio sono tornati a crescere. Tra le numerose inchieste del 2024 merita una particolare attenzione quella riguardante i colpi nei negozi di telefonia all’interno dei centri commerciali. L’ondata ha avuto origine in Romandia e si è poi estesa all’intero territorio nazionale, colpendo anche il Ticino. La banda di malviventi ha utilizzato auto rubate o con targhe false per sfondare le porte in vetro degli immobili, per poi forzare o infrangere i cassetti contenenti i telefoni cellulari. In totale si contano oltre 25 colpi, di cui 3 in Ticino. In quest’ambito sono stati effettuati arresti, sia in Ticino sia in altri Cantoni.

I furti nelle abitazioni, il cui contrasto è sempre una priorità per la Polizia cantonale dato l’impatto anche emotivo sulle vittime, sono stati al centro di numerose inchieste. Una parte significativa di questi reati è stata perpetrata da criminali itineranti provenienti principalmente dal Nord Italia o dall’Est Europa. Una di queste bande ha colpito le case scalando muri e forzando infissi di finestre e porte finestre, per poi scassinare o sottrarre casseforti. Dopo aver individuato un veicolo sospetto con targhe clonate, il dispositivo di ricerca ha permesso di intercettare gli autori a un posto di blocco. Durante la perquisizione del veicolo sono stati rinvenuti spray al pepe, walkie-talkie, attrezzi da scasso, targhe false e refurtiva. In un altro caso un secondo gruppo, utilizzando una fresa a tazza diamantata e un trapano elettrico, ha creato un foro di nove centimetri nelle vetrine di una gioielleria, un’apertura sufficiente per infilare la mano e sottrarre una ventina di orologi e gioielli. L’inchiesta ha permesso di ricostruire gli spostamenti degli autori fino al loro covo, un appartamento affittato tramite un portale online.

All’inizio del 2024 è stata registrata una serie di furti con scasso ad apparecchi automatici utilizzati per l’acquisto di criptovalute. Questi dispositivi, simili ai normali bancomat, sono sempre più diffusi visto il crescente interesse. I criminali hanno utilizzato vari attrezzi da scasso per forzarne l’involucro per rubare il denaro versato dai clienti. L’indagine ha permesso d’identificare i membri della banda e, nel resto dell’anno, il fenomeno non si è ripresentato.

I furti di veicolo, calati dell’8% (1’056), sono costituiti in massima parte da biciclette (367, -19%) e da biciclette elettriche (439, +5%). Il traffico di biciclette rubate, messe sul mercato principalmente all’estero, è un’attività redditizia e attrattiva a causa della relativa facilità di rivendita della refurtiva. In questo ambito, un componente di un gruppo operante in Ticino è stato arrestato, e un secondo identificato, dopo l’ennesimo colpo con l’utilizzo di un furgone come ariete per sfondare la vetrina di un rivenditore del Mendrisiotto. Per quanto riguarda i furti di auto, lo scorso anno sono ulteriormente diminuiti e rimangono a livelli contenuti (18 casi rispetto ai 35 del 2023), mentre più numerosi sono i veicoli sottratti in Italia (60).

Le truffe del falso nipote, con le sue numerose varianti, hanno iniziato il 2024 in sordina grazie all’arresto, nella regione di Poznan, di un’importante esponente di un’organizzazione criminale basata in Polonia. Il tempo di riorganizzarsi e la banda ha ricominciato a operare portando a termine 11 truffe per un importo complessivo di 420’000 franchi. Le attività svolte in Ticino hanno portato all’arresto di 6 autori (3 donne e 3 uomini), che si apprestavano a ritirare la refurtiva al domicilio delle anziane vittime. I tentativi annunciati sono stati oltre 500. Grazie alla conferenza organizzata sotto l’egida dell’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione nell’attività di contrasto (EUROPOL), tenutasi a Bellinzona il 25 settembre, sono stati allacciati importanti contatti con diversi servizi di polizia in Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Italia. Questo ha favorito in novembre una serie di arresti (5 persone) in Polonia, dove è stato localizzato il call center che prendeva di mira il Ticino.

Come negli scorsi anni le operazioni di cambio fraudolente (rip deal) hanno visto quali principali vittime cittadini svizzeri non residenti in Ticino con refurtiva denaro contante, oro e orologi. Si segnala un’indagine effettuata a seguito di una truffa avvenuta a Mendrisio, con vittima una persona domiciliata a Zurigo a cui sono stati sottratti cinque orologi Rolex per un valore di 100’000 franchi.

Maltempo e incidenti, ‘un anno impegnativo’

Maltempo e incidenti, ‘un anno impegnativo’

Tracciato il bilancio del 2024. L’impegno in Vallemaggia ha richiesto uno sforzo extra. I morti sulle strade saliti di 11 unità in un anno, ‘l’età è un fattore’

Allerte meteo e alluvioni, su tutte quella che ha colpito la Vallemaggia lo scorso giugno, hanno richiesto un impegno straordinario alla Polizia cantonale. Un impegno durato mesi: dal funesto 29 giugno, data dell’alluvione, fino al 16 settembre quando è stato sciolto lo Stato maggiore regionale di condotta coordinato nella fase acuta proprio dalla Polizia cantonale. Sforzi che si sono andati ad aggiungere alle attività ordinarie del Corpo e all’alto numero di incidenti stradali con esito mortale registrati lo scorso anno. Insomma, il 2024 è stato «impegnativo per la Polizia cantonale ticinese», hanno affermato ieri mattina il suo comandante Matteo Cocchi e il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi durante la conferenza stampa di bilancio. Già, perché nonostante il Ticino sia un cantone sicuro, anche in confronto al resto della Svizzera, le sollecitazioni non sono mancate. Lo scorso anno le chiamate giunte alla centrale comune di allarme sono state circa 246mila. Oltre 16mila in più rispetto all’anno precedente. Questo nonostante furti (-10%) e interventi in ambito domestico e familiare (-5%) siano diminuiti. «Rispetto alla pandemia il numero di furti è più alto, ma questo è dovuto alla minore mobilità delle persone in quel periodo», ha spiegato Gobbi. «Lo scorso anno, invece, c’è stato un intenso flusso migratorio che ha causato un aumento». Il confronto rispetto agli altri anni è in ogni caso positivo. Rispetto al 2012 i furti con scasso, anche quelli nelle abitazioni, si sono sostanzialmente dimezzati. «Le notizie dei ladri che entrano in casa hanno un impatto importante sulla percezione della sicurezza nella popolazione. Ecco perché è importante curare questo settore». Ha precisato Gobbi: «Una parte importante di questi criminali è itinerante, arriva dal Nord Italia e dall’Est Europa. La collaborazione con le autorità a livello internazionale è quindi fondamentale. In ogni caso – ha dichiarato il direttore del Di – nella stragrande maggioranza dei casi si è potuto risalire all’autore dei furti nelle abitazioni». Capitolo disagi in famiglia: i numeri sono in lieve diminuzione rispetto al 2023 e il trend degli ultimi anni è positivo. «Questo non significa che il fenomeno sia scomparso, ma che è sotto controllo».

Un pacchetto di proposte per aggiornarsi sulla guida
Registra invece un deciso salto in avanti il numero di incidenti stradali con esito mortale. Dai 7 incidenti che hanno causato 8 decessi nel 2023 si è passati ai 18 incidenti con 19 morti dell’anno scorso. Un aumento non di poco conto. «La media d’età dei protagonisti è di 60 anni e in quattro circostanze la causa è stata probabilmente un malore». Il coinvolgimento di anziani in incidenti stradali non è un fenomeno nuovo, se ne parla dagli anni 90 quando la media d’età dei deceduti era di 46 anni. «Con il passare degli anni le regole della circolazione stradale cambiano e cambiano pure la percezione e la condizione fisica. Bisogna quindi aggiornarsi per poter continuare a guidare in sicurezza». Il progetto “Strade sicure”, in collaborazione con vari attori del settore, ha quindi realizzato un pacchetto di offerte destinato in particolare a chi ha più di 70 anni.

Messaggio alla politica per la scuola di polizia
Il comandante Cocchi ha invece spiegato come i reati informatici siano in aumento con un +7% rispetto allo scorso anno. «Non è un fenomeno nuovo, si tratta di un trend che registriamo ormai da tempo». A fare regolarmente notizia sono anche gli arresti legati al fenomeno delle telefonate shock ai danni di persone anziane. «La Polizia cantonale ha dimostrato di essere all’avanguardia a livello internazionale per quanto riguarda questo fenomeno». Polizia cantonale che deve anche affrontare nei prossimi anni un importante ricambio generazionale. «È una sfida importante e per affrontarla al meglio servirà garantire la formazione dei giovani agenti», ha detto Cocchi. Un chiaro messaggio alla politica cantonale, che tra le misure di risparmio sul tavolo ha anche la sospensione della scuola di polizia. «Siamo fiduciosi che si possa trovare una soluzione». Cocchi, che ricopre ora anche il ruolo di presidente della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali svizzere, ha anche ribadito l’importanza di una base legale per uno scambio di informazioni di polizia a livello svizzero.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 26 marzo 2025 de La Regione

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«Sicurezza, siamo ben messi»

Presentanto il bilancio della Polizia cantonale: calano i furti e gli incidenti, ma aumentano i mortali – In diminuzione i casi di violenza domestica Norman Gobbi: «Il presidio del territorio funziona» – Matteo Cocchi: «I reati digitali crescono, è quindi fondamentale la collaborazione internazionale»

«Sicurezza? In Ticino, nel confronto intercantonale, siamo ben messi». Parola del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che ieri insieme al comandante Matteo Cocchi ha presentato il bilancio dello scorso anno della Polizia cantonale. Il 2024 è stato caratterizzato, ha spiegato Gobbi, «da un’attività intensa, che ancora una volta ha visto la Polizia cantonale dover gestire situazioni straordinarie, come l’alluvione in Vallemaggia». In relazione al numero di reati ogni mille abitanti, ha proseguito il direttore del DI, il Ticino – con 41,8 – si trova in una buona posizione rispetto agli altri cantoni. Un dato che accerta come «pur essendo un cantone di frontiera e di transito, nonché la porta sud della Confederazione, il nostro sistema di sicurezza funziona bene». E questo, ha aggiunto, vale anche per i reati violenti e i furti. «Ciò significa che il presidio del territorio funziona». Venendo ai dati, i furti lo scorso anno hanno subito una diminuzione del 10%, a quota 5.578. «Si tratta comunque di numeri superiori rispetto al periodo pre-COVID, ma in calo rispetto al 2023», ha chiarito Gobbi, spiegando che «con la ripresa economica e dei movimenti transfrontalieri anche i reati contro il patrimonio sono tornati alla ribalta». Nel dettaglio, comunque, i borseggi sono calati del 31% rispetto al 2023, i furti con scasso del 14% e quelli dei veicoli del 16%. « Prioritario», ha aggiunto Gobbi, è poi il tentativo di contrastare i furti nelle abitazioni, «sia per la gravità che per l’impatto sulle persone toccate». Ebbene, per questa sottocategoria i numeri appaiono stabili, con 699 casi, 11 in più del 2023. E stabili appaiono anche le rapine: 36 quelle dello scorso anno, 5 delle quali avvenute nelle stazioni di servizio. «La regione più interessata dal fenomeno resta il Luganese, seguita dal Mendrisiotto». In diverse occasioni, ha spiegato Gobbi, all’origine dell’intervento vi sono state liti, risse o aggressioni per diversi motivi, poi terminate in modo non premeditato con la sottrazione di beni appartenenti a uno o più dei protagonisti. In 9 casi su 10, però, si è potuto risalire ai responsabili. «Un risultato raggiunto grazie anche alla collaborazione con gli altri cantoni e con la fedpol, così come con le autorità estere, in particolare quelle italiane».

«Fenomeno sotto controllo»
Per quanto riguarda l’ambito familiare, gli interventi e le procedure sono state 982, in calo del 5% rispetto all’anno precedente. In 162 casi sono stati riscontrati reati d’ufficio che hanno richiesto l’applicazione della procedura completa di violenza domestica. Si tratta di una diminuzione del 7%. «Il fenomeno non è scomparso – ha evidenziato Gobbi – ma è sotto controllo, e le misure che lo Stato sta applicando, non solo di carattere repressivo, stanno portando benefici ». Negli anni, ha ricordato da parte sua Cocchi, è stato incrementato il lavoro di prevenzione: «Perché quando interveniamo noi è già troppo tardi». In questo senso, a svolgere un ruolo importante è anche la Polizia comunale di Lugano, a cui presto si aggiungerà anche quella di Locarno.
In calo appaiono anche i dati sul fronte degli incidenti stradali: 3.901 quelli avvenuti nel 2024, contro i 3.965 dell’anno prima. I feriti leggeri sono stati 538 e 163 quelli gravi. In netto aumento, invece, i mortali, saliti a 18 con 19 vittime (contro le 8 del 2023). «L’età media dei protagonisti degli incidenti – ha osservato il capo del DI – è attorno ai 60 anni e in 4 casi a causare l’incidente è stato un malore ». Dagli anni ’90, è aumentato il numero di anziani coinvolti negli incidenti mortali. Per questa ragione, il consigliere di Stato ha ricordato che il progetto “ Strade sicure” ha realizzato un pacchetto di offerte di aggiornamento destinato soprattutto agli over 70, «per guidare in tutta sicurezza nella terza e quarta età».

Interventi e prospettive
Nel corso del 2024, ha ribadito da parte sua il comandante Cocchi, «abbiamo rafforzato l’attività e il controllo sul territorio, intensificando le attività di prevenzione. E i risultati sono importanti ». Alla Centrale comune d’allarme (CECAL) sono giunte 246.702 chiamate, oltre 16 mila in più rispetto al 2023. «Non abbiamo raggiunto i numeri del periodo pandemico, ma comunque stiamo tornando a un livello elevato». Inoltre, sono aumentati i controlli della manodopera estera (+1,5%), così come gli interventi per infortunio sul lavoro. In crescita pure i reati digitali, passati dai 408 del 2023 ai 435 del 2024 (+7%). In particolare, gli incrementi maggiori si registrano per l’abuso di un impianto per l’elaborazione di dati (72 nel 2023, 90 nel 2024) e le truffe (da 113 a 125). «È uno dei trend che ci occuperà molto anche nei prossimi anni, rendendo sempre più importante la collaborazione internazionale». Guardando al prossimo futuro, invece, Cocchi ha posto l’accento sul progetto ‘‘Polizia ticinese’’. «Ambisce a modernizzare l’attività di Polizia, bilanciando le esigenze di prossimità con una visione strategica e unitaria della sicurezza ». Difendendo la bontà della riforma, il comandante ha poi spiegato che «tutta una serie di attività potrebbero essere meglio coordinate, evitando così i doppioni». Si tratta, insomma, «di definire meglio i compiti e chiarire le competenze tra la Cantonale e le Comunali». La variante della Polizia unica, ha tenuto a chiarire, «non è stata archiviata, e se dovesse tornare alla ribalta a livello politico saremo pronti ». Infine, di «vitale importanza » secondo Cocchi è lo scambio di informazioni di Polizia: «L’attuale assetto, invece, non ci permette però di essere efficaci. Lo scambio di informazioni tra i cantoni non è così semplice come invece avviene in altri Paesi».

Tagli e Scuola di Polizia, non è ancora detta l’ultima parola
L’appello del comandante della Cantonale: «Fondamentale garantire una continuità» – Il direttore del DI: «Potremmo ridurre il numero di aspiranti ammessi» Non è ancora detta l’ultima parola sulla Scuola di Polizia del 2026, che secondo i piani iniziali del Consiglio di Stato era destinata a saltare quale misura di risparmio. Già, perché il Governo, viste anche le sollecitazioni arrivate da più parti, potrebbe fare un parziale dietrofront. Del tema è tornato a parlare ieri il comandante Matteo Cocchi durante la presentazione del bilancio dello scorso anno della Polizia cantonale. «Ogni anno – ha spiegato – perdiamo in media 35 unità ». Di conseguenza, «la Polizia dovrà poter garantire anche in futuro una regolare formazione». In questo contesto, «l’unico elemento che ci permette di garantire un minimo di continuità nella formazione è la scuola di Polizia». La decisione spetta al Consiglio di Stato, ma «siamo fiduciosi che riusciremo a raggiungere l’obiettivo».
«Da parte nostra – ha precisato Cocchi al Corriere del Ticino al termine della conferenza stampa – abbiamo provveduto a mettere sul tavolo le nostre prerogative. Da noi per varie ragioni – dimissioni e pensionamenti – ogni anno escono una trentina di unità. Se non si fa nulla, il rischio è che tra cinque o sei anni si venga a creare un buco». Già all’inizio degli anni Duemila, ha ricordato, venne sospesa la formazione. «E questo non portò a buonissimi risultati». Non solo. «La Scuola di Polizia non forma solo gli agenti della Cantonale – ha tenuto a chiarire – ma tutti gli agenti di lingua italiana. Da parte degli altri partner è stata quindi avanzata una richiesta al Consiglio di Stato, affinché la formazione venga mantenuta anche per il prossimo anno». Insomma, l’appello è chiaro: salvare la Scuola di Polizia. Ora, come detto, la decisione finale spetterà all’Esecutivo. «Visto che abbiamo ricevuto anche una richiesta da parte degli altri partner che beneficiano del centro di formazione, come Dipartimento delle istituzioni abbiamo elaborato un’analisi sull’evoluzione degli effettivi », ci ha confermato il consigliere di Stato Norman Gobbi. Dall’analisi è emerso che «anche facendo una scuola con un numero ridotto di aspiranti agenti, la Polizia cantonale diminuirà comunque i suoi effettivi nei prossimi anni. E questo rientra nell’ottica di una riduzione». E quindi di un contenimento dei costi. «D’altro canto, non possiamo scendere al di sotto di una certa soglia, perché registriamo diverse partenze regolari per pensionamenti e verso altri Corpi (come le Comunali, ma anche le Guardie di confine) e verso enti privati come le assicurazioni nell’ambito della lotta alle frodi assicurative».
L’idea, dunque, è di tentare di mantenere la Scuola di Polizia, magari a ranghi ridotti. Del resto, anche per il 2025 il Consiglio di Stato in sede di preventivo aveva deciso di ridurre da 20 a 15 il numero di aspiranti agenti ammessi alla formazione. «Cerchiamo di andare in questa direzione», ha concluso Gobbi, spiegando che una decisione del Consiglio di Stato è attesa nelle prossime settimane.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 26 marzo 2025 del Corriere del Ticino

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Anche in Ticino aumentano truffe e reati digitali
Presentato il bilancio 2024 della polizia cantonale: meno violenze domestiche (162, -7%), crescono gli incidenti mortali (19 vittime), furti in calo e rapine stabili (36)

Il 2024 sarà ricordato soprattutto per le alluvioni e per le numerose allerte per il maltempo, che hanno richiesto una serie di compiti straordinari e prolungati anche alla polizia cantonale ticinese. Questa la premessa al bilancio dell’attività dello scorso anno del Corpo, bilancio presentato martedì dal consigliere di Stato Norman Gobbi e dal comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi. In particolare, riferendosi alla tragedia che ha colpito la Vallemaggia, Cocchi ha sottolineato che l’evento ha richiesto grande impegno dal 29 giugno al 16 settembre: con i vari partner, l’Esercito e la popolazione, sono stati assicurati i primi soccorsi, il ripristino di un accettabile livello di normalità e sono state ritrovate prive di vita 7 delle 8 persone date per scomparse (nonostante gli sforzi, all’appello manca ancora un giovane). Tra i principali dati emersi dal bilancio vi sono l’aumento delle chiamate alla polizia (246’702), una diminuzione delle violenze domestiche (162, -7%), la crescita degli incidenti mortali (19 vittime), i furti in calo (le rapine presentano numeri sostanzialmente stabili (36), un aumento delle truffe e dei reati digitali (435, +7%).

Aumentano le chiamate alla polizia
Le chiamate alla Centrale comune d’allarme (CECAL) della polizia cantonale sono aumentate nel 2024 (246’702 rispetto alle 230’343 del 2023). Di queste 12’417 per il 118 (11’577 nel 2023).

Diminuiscono le violenze domestiche (162, -7%)
In calo gli interventi e le procedure in ambito familiare registrate nel 2024 (982, quindi in diminuzione del 5% rispetto al 2023). In 162 casi sono stati riscontrati reati d’ufficio che hanno richiesto la procedura completa di violenza domestica (in diminuzione del 7% rispetto al 2023, che già aveva registrato un calo significativo di questi ultimi casi).

Crescono gli incidenti mortali (19 vittime)
Lieve diminuzione del numero di incidenti (3’901 rispetto ai 3’965 del 2023). Nei 581 casi con danni alle persone si contano 538 feriti leggeri e 163 feriti gravi. Gli incidenti mortali sono saliti a 18 con 19 vittime (di cui 3 pedoni, 2 motociclisti, 1 ciclista) mentre erano stati 7, con 8 decessi, nel 2023.
L’età media delle persone decedute negli incidenti è di 60 anni. In 4 casi l’origine del sinistro, e probabile causa delle morte, è derivata da un malore. Il crescente coinvolgimento di anziani negli incidenti mortali è in atto da fine anni Novanta, quando l’età media era di 46 anni (37 considerando i soli conducenti). In questo ambito il progetto “Strade sicure” – ricorda la polizia – propone aggiornamenti ad hoc destinati proprio alla terza e quarta età.

Furti in calo, sostanzialmente stabili le rapine (36)
I furti sono in calo del 10%. Rispetto al 2023 sono diminuiti i borseggi (-31%), i furti con scasso (-14%) e quelli dai veicoli (-16%). I furti con scasso nelle abitazioni hanno raggiunto quota 699 (con un aumento di 11 casi rispetto al 2023). Sono state 36 le rapine registrate (di cui un tentativo e 3 atti preparatori punibili), mentre nel 2023 ne erano state compiute 34. In diverse occasioni prima della rapina vi sono state liti, risse o aggressioni. Nell’89% degli episodi si è potuto risalire ai responsabili che sono stati arrestati o sono stati oggetto di ordini di arresto nazionali e/o internazionali, anche grazie alla collaborazione con gli altri Cantoni e con fedpol, come pure con le autorità estere, in particolare italiane.

Aumentano truffe e reati digitali (435, +7%)
I reati digitali hanno fatto registrare un aumento, dai 408 del 2023 ai 435 del 2024 (+7%). Gli incrementi maggiori si registrano per l’abuso di impianti per l’elaborazione di dati (72 nel 2023, 90 nel 2024) e le truffe (da 113 a 125). La quota maggiore appartiene alla categoria della cibercriminalità economica, legata in particolare ai casi di phishing, ai reati di abuso di sistemi di pagamento online o all’abuso d’identità per compiere frodi.
Il comandante Cocchi ha poi sottolineato la collaborazione a tutti i livelli, che ha portato, ad esempio, agli arresti in Polonia legati alle truffe agli anziani “chiamate shock”. E parlando anche in veste di presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS), ha evidenziato che la Confederazione deve assolutamente allinearsi, attraverso il legislatore, alle esigenze moderne di contrasto della criminalità, che non conosce confini.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Anche-in-Ticino-aumentano-truffe-e-reati-digitali–2698937.html

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«Che annata impegnativa». Ogni giorno alla centrale 675 chiamate
Il 2024 della polizia cantonale: meno furti e violenza in casa. Più reati digitali. Stabili le rapine. Impegnativa l’alluvione in Vallemaggia

Quello appena trascorso è stato un anno «impegnativo» per la polizia cantonale. A certificare quest’affermazione – ribadita sia dal Comandante Matteo Cocchi sia dal Direttore del Dipartimento delle Istituzioni (DI) Norman Gobbi durante la tradizionale conferenza stampa di bilancio delle attività – sono state le chiamate indirizzate alla Centrale comune d’allarme (CECAL) salite a 246’702, ovvero quasi 675 al giorno.

Il peso dell’alluvione – Sul bilancio degli interventi ha ovviamente pesato il maltempo in Vallemaggia e, più in generale, le numerose allerte meteo vissute in quello che è stato il terzo anno più caldo dall’inizio delle misurazioni nel 1864. «La tragedia che ha colpito la Vallemaggia ha richiesto un notevole impegno», ha sottolineato Cocchi, ricordando quanto realizzato in quei difficili momenti: dai primi soccorsi, al ripristino dei danni, fino al ritrovamento dei corpi senza vita di sette delle otto persone date per scomparse durante l’alluvione.

Calano i furti – Rispetto al 2023 c’è stata invece una diminuzione dei furti, scesi del 10%. Restano invece stabili – a quota 699 – i furti con scasso nelle abitazioni. «Combattere questo genere di reati resta una delle nostre priorità», precisa Gobbi. «Soprattutto per l’impatto che hanno nella sfera personale e nella vita privata delle persone».

Rapine «non premeditate» – Anche nel capitolo rapine vi è una sostanziale stabilità (36 infrazioni contro le 34 del 2023). Ma a cambiare sono le modalità. Spesso, infatti, le rapine non erano premeditate. «In diverse occasioni – precisa Gobbi -all’origine dell’intervento vi sono state liti, risse o aggressioni che per diversi motivi sono poi sfociate con la sottrazione di beni appartenenti a uno o più dei protagonisti».

Parola chiave: «Prevenzione» – In leggero calo anche gli interventi in ambito familiare che nel 2024 sono stati 982. «Possiamo definire questo fenomeno sotto controllo. Con riduzioni piccole ma costanti di anno in anno», sottolinea Gobbi, ricordando l’importanza della prevenzione in questo ambito. Prevenzione che è «fondamentale» anche per quel che concerne gli infortuni sul lavoro, che lo scorso anno sono pure aumentati.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1824855/che-annata-impegnativa-ogni-giorno-alla-centrale-675-chiamate

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Incidenti mortali in aumento, Gobbi: “riflettere sui controlli ai conducenti”
Secondo il direttore del Dipartimento delle istituzioni, diversi sinistri non sono dovuti a disattenzioni, bensì a malori. “Occorre valutare lo stato fisico generale degli automobilisti”.

Una lieve diminuzione del numero di incidenti (3’901 nel 2024 rispetto ai 3’965 del 2023), ma un aumento di quelli mortali, passati da 7 a 18. Sono alcune delle cifre diffuse oggi relative al bilancio delle attività della Polizia cantonale lo scorso anno. Ma l’incremento degli incidenti mortali è da ricondurre all’età media della società? Secondo il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi si tratta di un fenomeno che non tocca solo il Ticino, ma riguarda tutta la Svizzera. “Con l’invecchiamento della popolazione abbiamo conducenti della terza e anche della quarta età. Ci sono diversi sinistri che non sono dovuti a disattenzioni, bensì a malori dei conducenti”, afferma Gobbi ai microfoni di Ticinonews. “Queste situazioni devono farci riflettere nell’ambito dei controlli e delle verifiche mediche a cui vanno sottoposti i conducenti dal punto di vista dell’attenzione: non solo sulla prontezza nella reazione, ma anche sullo stato fisico in generale, perché un malore alla guida può avere un impatto molto più grave su terzi che sulla stessa persona”.

“Elevato standard di sicurezza pubblica in Ticino”
Passando a un’altra delle voci del bilancio, ovvero il numero di reati, “dopo la fase Covid, in cui il dato era fortemente diminuito perché ci si spostava meno e anche i movimenti transfrontalieri erano inferiori rispetto a quelli attuali, si è sostanzialmente tornati agli anni pre-pandemici, dal 2017 al 2019”, prosegue Gobbi. Secondo il direttore del DI, è importante rilevare che pur essendo un cantone di frontiera “il Ticino garantisce – a differenza di altri – un elevato standard di sicurezza pubblica”. Se si prendono in considerazione le cifre sui reati violenti, infatti, “siamo ampiamente sotto la media nazionale. C’è quindi un buon presidio del territorio, che porta ad avere una minor incidenza di questi crimini”.

I prossimi passi
Guardando al futuro, dal punto di vista organizzativo e strutturale il rapporto sulla polizia ticinese permetterà di chiarire la divisione dei compiti tra polizia cantonale e comunali. L’obiettivo “è di continuare a garantire questo elevato standard di sicurezza pubblica, ma anche gestire e impiegare le risorse per essere più efficienti”, conclude Gobbi.