La catastrofe in Lavizzara e Bavona: tra ricostruzione, resilienza e prevenzione

La catastrofe in Lavizzara e Bavona: tra ricostruzione, resilienza e prevenzione

Norman Gobbi commenta gli insegnamenti tratti dalle alluvioni dello scorso anno

Un anno fa, nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2024, violenti temporali hanno colpito l’Alta Vallemaggia, provocando otto morti e una devastazione senza precedenti nelle valli Bavona e Lavizzara. La Val Lavizzara, in particolare, ha subito danni enormi che hanno stravolto completamente il paesaggio e le comunità locali. Come ha dichiarato il sindaco di Lavizzara, Gabriele Dazio: “Siamo stati toccati in modo spaventoso dalla furia delle acque. In poche ore questo evento ha cancellato buona parte del nostro territorio”.
Le conseguenze immediate sono state drammatiche: sette morti confermati e un disperso che non è stato possibile rintracciare, mentre l’Alta Vallemaggia è rimasta isolata dopo che l’alluvione ha spazzato via il ponte Visletto. La frazione di Fontana, in particolare, è stata devastata dalle colate di fango e detriti, diventando simbolo della catastrofe che ha colpito la regione.
“Dodici mesi dopo, la ricostruzione procede con determinazione ma non senza difficoltà”, esordisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Le autorità hanno formato un gruppo dedicato subentrato nella terza fase della ricostruzione, mentre nelle fasi iniziali, oltre all’esercito sono stati impiegati 538 militi di Protezione civile con 3.414 giorni di servizio per gestire l’emergenza e i primi interventi”.
La comunità locale ha dimostrato una resilienza straordinaria. Come sottolineato da Giacomo Garzoli, Presidente ERS-LVM: “La capacità di reagire alle avversità è nel carattere dei valmaggesi”. Tuttavia, le sfide finanziarie rimangono enormi.  Nel frattempo, la Val Bavona sta vedendo progressi concreti. La sindaca di Cevio, Wanda Dadò, ha annunciato che “tutto procede al meglio”. Un segnale positivo arriva anche dal riconoscimento internazionale: la Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio ha attribuito il premio “Paesaggio dell’anno” alla Fondazione Valle Bavona e al Comune di Cevio.
“L’esperienza della catastrofe ha evidenziato la necessità di rafforzare i sistemi di prevenzione e gestione del rischio idrogeologico”, prosegue Gobbi. “Per fronteggiare efficacemente future catastrofi naturali, è necessario adottare un approccio integrato che combini prevenzione, preparazione e capacità di risposta. In primo luogo, occorre investire in sistemi di monitoraggio meteorologico avanzati e reti di allerta precoce più capillari, che possano fornire avvisi tempestivi alle comunità a rischio. La manutenzione costante del territorio risulta fondamentale: la pulizia dei corsi d’acqua, la gestione dei versanti instabili e il controllo della vegetazione possono ridurre significativamente i rischi di esondazioni e frane”.
“L’esperienza ha inoltre dimostrato l’importanza di avere persone sul posto che conoscano il territorio, che possano aiutare gli enti di intervento in caso di necessità”, prosegue Gobbi, sottolineando come “questo richiede il rafforzamento del presidio territoriale e della formazione delle comunità locali nella gestione delle emergenze. Sul fronte infrastrutturale, è necessario rivedere la pianificazione territoriale considerando i nuovi scenari climatici. Gli eventi estremi stanno diventando più frequenti e intensi, richiedendo una progettazione delle opere di difesa che tenga conto di questi cambiamenti. Le casse di espansione, i canali di diversione e le opere di rallentamento delle acque devono essere dimensionate per fronteggiare precipitazioni sempre più intense. La sfida principale sarà quella di bilanciare la necessità di ricostruire rapidamente con l’obiettivo di aumentare la resilienza del territorio. Questo significa non solo riparare i danni, ma ripensare l’assetto territoriale in chiave preventiva, investendo in infrastrutture verdi, migliorando la gestione delle acque e creando zone tampone lungo i corsi d’acqua”.
“L’esperienza della Lavizzara e della Bavona deve diventare un caso di studio per altre regioni alpine, dimostrando che è possibile ricostruire meglio di prima, coniugando la tradizione montana con le moderne tecnologie di prevenzione del rischio. Solo attraverso un impegno condiviso tra istituzioni, comunità locali e esperti sarà possibile trasformare questa tragedia in un’opportunità per costruire un futuro più sicuro e sostenibile per l’Alta Vallemaggia e per l’intero Ticino”, conclude Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 29 giugno 2025 del Mattino della domenica

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In Vallemaggia è tempo di progettare il futuro
Alla RSI le testimonianze di chi non dimentica quella notte. Oltre la commozione c’è la voglia di guardare avanti magari sulle note di una canzone scritta apposta per loro dai Make Plain

Domenica si sono commemorati a Piano di Peccia i primi 365 giorni passati dalle alluvioni che hanno colpito la Vallemaggia. Un periodo di tempo che segna una sorta di soglia psicologica, che separa quanto fatto finora da quanto ancora resta da fare.
Si chiude forse anche psicologicamente un capitolo dopo un anno, come ha riferito al Quotidiano della RSI il sindaco di Lavizzara, Gabrile Dazio, per aprirne aprirne un altro ossia quello della ricostruzione vera e propria fa portare avanti – dice – nel modo più celere possibile perchè le persone si aspettano risposte chiare.
Il tempo trascorso, come indicato da Luca Imperiali del gruppo Make Plain che quella sera tremenda era sul campo sportivo a suonare al torneo di calcio della Valle di Peccia, è stato utile a “metabolizzare e lavorare, per mettere nero su bianco delle parole, dei versi di una canzone che vuole chiaramente ricordare quanto successo”. Un brano dedicato “a tutte le persone che purtroppo un anno fa hanno subito delle conseguenze a causa del maltempo”.
“Mi ricordo che ha piovuto tantissimo – ha riferito una giovane – veramente tantissimo e questo creava un po’ di preoccupazione. Poi quando è saltata la luce e si è iniziato ad avere qualche notizia, ci siamo resi conto che stava succedendo qualcosa, qualcosa di grosso e poi abbiamo cercato di gestire la situazione come meglio si poteva”. La stessa giovane, nel giorno della commemorazione, sottolinea i sensi contrastanti di un giorno di festa come quello di domenica con quanto torna alla mente, con quanto è accaduto un anno fa. Qualcuno ammette di non essere più tornato in valle, altri quando il cielo promette più di una semplice pioggia non possono non provare un “forte senso di preoccupazione”.
È tempo di nuovi tornei di calcio, di feste sotto il capannone, di una ricostruzione che parte dall’anima, non solo da mattoni e asfalto.

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Vallemaggia, il giorno che tutto cambiò

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2940033

 

Della Santa: “Aggregazioni? Il Cantone le promuove indirettamente da sempre”

Della Santa: “Aggregazioni? Il Cantone le promuove indirettamente da sempre”

Con il capo della Sezione degli enti locali approfondiamo il tema delle aggregazioni, dopo lo “stop” del Governo ai progetti di fusione tra Morcote e Vico Morcote,e tra Locarno e Lavertezzo. “Si incoraggiano i progetti che partono dal basso, quindi sulla base di una volontà locale”.

Chiusi due progetti di aggregazione comunale, quello tra Morcote e Vico Morcote, e tra Locarno e Lavertezzo. A deciderlo, è notizia di ieri, il Consiglio di Stato, che per la prima volta ha applicato la legge cantonale sulle aggregazioni. Tale legge permette di bloccare una procedura prima ancora del voto popolare. L’intervento da parte del Cantone in tal senso rappresenta una novità. “La possibilità di sciogliere questi finanziamenti, diciamo così, è conseguenza di una serie di progetti che si sono trascinati sull’arco di più anni, troppi, e che comunque in votazione popolare, forse anche per una certa stanchezza, furono bocciati”, spiega a Ticinonews il capo della Sezione degli enti locali, Mazio Della Santa.

Questo è il caso più di Morcote e Vico Morcote, in cui la procedura era ferma da anni. Come mai non è stata chiusa prima?
“Perché non avevamo la base legale, che è entrata in vigore alcune settimane or sono, e ci ha dato quindi la facoltà di intervenire”.

Nel caso di Lavertezzo e Locarno il progetto era stato invece avviato formalmente da poco. Come mai questa chiusura in così poco tempo?
“Come Dipartimento e come Governo, vengono promosse le aggregazioni dal basso, quindi sulla base di una volontà locale. In questo caso, tale volontà si è modificata nel tempo e sono stati valutati scenari diversi. Le stesse autorità politiche dei due Comuni hanno quindi ritenuto opportuno interrompere quanto avevano avviato per dare il via ad altri due progetti aggregativi, che a loro sembrano essere più interessanti. Nello specifico, nel caso di Lavertezzo vi è questa idea concreta con Gordola, che verosimilmente sfocerà in un’istanza aggregativa. Nel caso di Locarno, invece, si darà origine a un pre-studio, il quale permetterà di identificare il potenziale di sviluppo del Locarnese, sulla base del quale i Comuni poi si determineranno”.

Si può dire quindi che il territorio ora si sta ridefinendo quasi spontaneamente, con nuove alleanze “dal basso”?
“Sì, esattamente. Inizialmente ci sono magari dei Comuni che provano, intavolando una sede di discussioni. In seguito ci si convince dell’opportunità e si dà il via allo studio aggregativo, per rendersi poi conto che ci sono altre soluzioni preferibili a quella scelta. Da un certo punto di vista, ben venga quindi che la base legale permetta ora di interrompere i finanziamenti e di scioglierli, per poterne originare di nuovi”.
 

Il Cantone continuerà a promuovere attivamente le aggregazioni o adotterà un approccio più attendista?
“Il Cantone promuove da sempre indirettamente le aggregazioni, sia mettendo a disposizione le risorse finanziarie, ma anche e soprattutto stimolando le riflessioni a livello comunale. Questi incontri che svolgiamo, anche con il direttore del Dipartimento delle istituzioni, permettono di mettere il tema sul tavolo. E ciò di cui ci accorgiamo è che a volte, mesi dopo, può nascere una scintilla e da lì, magari, si arriva a un progetto aggregativo”.


Una delle ultime dichiarazioni del consigliere di stato Claudio Zali diceva che ci sono troppi Comuni, quindi questo appoggio da parte del Cantone forse non è così indiretto…
“Faceva riferimento nella fattispecie al Locarnese, un territorio con cui – con l’attuale direttore del Dipartimento delle istituzioni – da un anno e oltre stiamo avviando tutta una riflessione. Riflessione che è poi sfociata in due pre-studi, i quali dovrebbero permettere a chi governa i diversi Comuni di valutare il potenziale di sviluppo che la regione potrebbe avere proprio grazie a un Comune unico e quindi a un’aggregazione”.
 
Le cave di Arzo non devono rinunciare agli eventi estivi

Le cave di Arzo non devono rinunciare agli eventi estivi

Il ricorso al Consiglio di Stato presentato da due privati cittadini non avrà effetto sull’autorizzazione concessa a fine maggio dal Municipio per gli appuntamenti del mese di luglio – Spegnimento della musica anticipato di un’ora
Fermi tutti. Le cave di Arzo non devono rinunciare agli eventi estivi previsti nel mese di luglio. Con decisione odierna è infatti stato stabilito che il ricorso al Consiglio di Stato – presentato da due privati cittadini – non avrà effetto sull’autorizzazione concessa a fine maggio dal Municipio di Mendrisio.
Facciamo un passo indietro. Una settimana fa, Nathan Bätscher, responsabile eventi Cave di Arzo e La Soleggiata, ha fatto sapere che il progetto si è trovato coinvolto indirettamente in una controversia: «Una famiglia residente a Tremona ha presentato ricorso al Consiglio di Stato, contestando lo svolgimento di attività ed eventi all’interno delle cave e mettendo in discussione il rilascio dei relativi permessi da parte della Città di Mendrisio. È stato pertanto richiesto l’effetto sospensivo immediato per tutte le attività in programma nel sito». Nel frattempo, è stato trovato un piano B: il trasferimento de La Soleggiata nella zona di San Martino a Mendrisio, con un villaggetto temporaneo.
Secondo quanto prevede la normale procedura, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi è stato chiamato a decidere se accogliere le richieste di revoca dell’effetto sospensivo avanzate dal Comune di Mendrisio e dall’associazione interessata, ovvero se permettere di fatto l’organizzazione degli eventi previsti per il mese di luglio. La decisione è stata di accogliere, parzialmente, la richiesta di revoca dell’effetto sospensivo: «In attesa che il Consiglio di Stato si esprima sul contenuto del ricorso, gli eventi previsti alle cave di Arzo nel mese di luglio potranno quindi regolarmente svolgersi, secondo le condizioni fissate nell’autorizzazione concessa dal Municipio, ma anticipando di un’ora lo spegnimento della musica», si legge in una nota del Cantone.
Il Municipio di Mendrisio aveva concesso già lo scorso 21 maggio all’associazione La Soleggiata il permesso di organizzare 10 manifestazioni nell’area delle cave di Arzo durante il mese di luglio. Contro questa decisione, «due privati cittadini – residenti nel vicino quartiere di Tremona – hanno presentato un ricorso al Consiglio di Stato. Contrariamente a quanto è stato riferito su alcuni mezzi di informazione, finora il Governo non si è affatto espresso riguardo a questa vicenda».
Nelle motivazioni della decisione di accogliere parzialmente la richiesta di revoca dell’effetto sospensivo, viene sottolineato che la decisione tiene conto della «legittima esigenza dei ricorrenti di tutelare la propria tranquillità, ma anche dell’interesse del Comune di offrire eventi di svago alla popolazione, e di quello dell’associazione La Soleggiata di potere portare a termine un’iniziativa da tempo pianificata».
In prospettiva futura, il presidente del Consiglio di Stato intende inoltre farsi promotore di un incontro di conciliazione fra il Municipio e i ricorrenti.
Come detto, gli organizzatori de La Soleggiata avevano già pensato a un piano B. Ora, con la decisione del Consiglio di Stato, dovranno decidere se tornare al progetto iniziale alle cave di Arzo.
 
 
(Immagine: La Soleggiata)
 
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Cave di Arzo in festa, niente effetto sospensivo

Il ricorso al Consiglio di Stato, presentato da due cittadini, non avrà conseguenze sull’autorizzazione concessa a fine maggio dal municipio di Mendrisio – Ma la musica si spegnerà un’ora prima

Gli eventi estivi previsti durante il mese di luglio 2025 alle cave di Arzo potranno svolgersi regolarmente. Il Consiglio di Stato ha infatti deciso che il ricorso presentato da due privati cittadini non avrà effetto sull’autorizzazione concessa a fine maggio dal municipio di Mendrisio.
Ma andiamo con ordine. Lo scorso 21 maggio, il municipio ha concesso all’associazione La Soleggiata il permesso di organizzare 10 manifestazioni nell’area delle cave di Arzo durante il mese di luglio. Contro questa decisione, due privati cittadini – residenti nel vicino quartiere di Tremona – hanno presentato un ricorso.
Secondo quanto prevede la normale procedura, il presidente del consiglio di Stato Norman Gobbi è stato però chiamato a decidere se accogliere le richieste di revoca dell’effetto sospensivo avanzate dal comune di Mendrisio e dall’associazione interessata, ovvero se permettere di fatto l’organizzazione degli eventi previsti per il mese di luglio.
La decisione è stata di accogliere, parzialmente, la richiesta di revoca dell’effetto sospensivo: in attesa che il consiglio di Stato si esprima sul contenuto del ricorso, gli eventi previsti alle cave di Arzo nel mese di luglio potranno quindi regolarmente svolgersi, secondo le condizioni fissate nell’autorizzazione concessa dal Municipio, ma anticipando di un’ora lo spegnimento della musica.
Nelle motivazioni della decisione, viene sottolineato che la decisione tiene conto della legittima esigenza dei ricorrenti di tutelare la propria tranquillità, ma anche dell’interesse del comune di offrire eventi di svago alla popolazione, e di quello dell’associazione La Soleggiata di potere portare a termine un’iniziativa da tempo pianificata.
In prospettiva futura, il Governo intende inoltre farsi promotore di un incontro di conciliazione fra il municipio e i ricorrenti.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Cave-di-Arzo-in-festa-niente-effetto-sospensivo–2934234.html

Eventi estivi alle cave di Arzo (Mendrisio)

Eventi estivi alle cave di Arzo (Mendrisio)

Comunicato stampa

Gli eventi estivi previsti durante il mese di luglio 2025 alle cave di Arzo (Mendrisio) potranno svolgersi regolarmente: con decisione odierna, è stato infatti stabilito che il ricorso al Consiglio di Stato – presentato da due privati cittadini – non avrà effetto sull’autorizzazione concessa a fine maggio dal Municipio di Mendrisio.

Lo scorso 21 maggio, il Municipio di Mendrisio ha concesso all’associazione La Soleggiata il permesso di organizzare 10 manifestazioni nell’area delle cave di Arzo durante il mese di luglio 2025. Contro questa decisione, due privati cittadini – residenti nel vicino quartiere di Tremona – hanno presentato un ricorso al Consiglio di Stato. Contrariamente a quanto è stato riferito su alcuni mezzi di informazione, finora il Governo non si è affatto espresso riguardo a questa vicenda.

Secondo quanto prevede la normale procedura, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi è stato però chiamato a decidere se accogliere le richieste di revoca dell’effetto sospensivo avanzate dal Comune di Mendrisio e dall’associazione interessata, ovvero se permettere di fatto l’organizzazione degli eventi previsti per il mese di luglio.

La decisione è stata di accogliere, parzialmente, la richiesta di revoca dell’effetto sospensivo: in attesa che il Consiglio di Stato si esprima sul contenuto del ricorso, gli eventi previsti alle cave di Arzo nel mese di luglio potranno quindi regolarmente svolgersi, secondo le condizioni fissate nell’autorizzazione concessa dal Municipio, ma anticipando di un’ora lo spegnimento della musica.

Nelle motivazioni della decisione, viene sottolineato che la decisione tiene conto della legittima esigenza dei ricorrenti di tutelare la propria tranquillità, ma anche dell’interesse del Comune di offrire eventi di svago alla popolazione, e di quello dell’associazione La Soleggiata di potere portare a termine un’iniziativa da tempo pianificata.

In prospettiva futura, il Presidente del Consiglio di Stato intende inoltre farsi promotore di un incontro di conciliazione fra il Municipio e i ricorrenti.

Nuovo Capoufficio dell’Ufficio del registro di commercio

Nuovo Capoufficio dell’Ufficio del registro di commercio

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, nella sua seduta settimanale, ha nominato Claudio Cortese quale nuovo Capoufficio dell’Ufficio del registro di commercio a Biasca.

Claudio Cortese, classe 1980, ha conseguito la laurea in diritto presso l’Università di Friburgo nel 2003 e ha ottenuto il brevetto di avvocato nel 2006. Dopo aver esercitato per diversi anni la professione di avvocato in Ticino, nel 2013 è entrato nell’Amministrazione cantonale, dove ha assunto dapprima il ruolo di Cancelliere presso la Terza Camera civile del Tribunale d’appello, per poi essere nominato, pochi mesi dopo, Ispettore giurista presso la Camera di esecuzione e fallimenti dello stesso Tribunale. È membro della Commissione federale in materia di esecuzione e fallimento ed è docente presso la SUPSI per i Certificates of Advanced Studies (CAS) in diritto penale economico e in diritto tributario. Per 15 anni ha ricoperto il ruolo di Segretario giudiziario presso il Tribunale militare 3 con il grado di capitano.
Il Governo formula i migliori auguri a Claudio Cortese per il nuovo incarico professionale e coglie l’occasione per ringraziare Andrea Porrini per il lavoro svolto negli anni presso l’Amministrazione cantonale.

Chiuse le procedure aggregative tra Morcote e Vico Morcote e tra Lavertezzo e Locarno

Chiuse le procedure aggregative tra Morcote e Vico Morcote e tra Lavertezzo e Locarno

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha deciso di chiudere i progetti di aggregazione tra i Comuni di Morcote e Vico Morcote, avviato nel maggio 2019, e quello tra i Comuni di Lavertezzo e Locarno, formalmente attivato nel gennaio 2024. Entrambe le procedure aggregative sono state iniziate su richiesta dei rispettivi municipi allora in carica. Contestualmente, sono state sciolte le due Commissioni di studio incaricate di elaborare le rispettive proposte di comune unico.

Queste decisioni segnano la prima applicazione dell’articolo 5a capoverso 1 della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni, che consente all’Esecutivo cantonale, sentiti i Municipi e eventuali altri istanti, di stabilire la chiusura di procedure aggregative prima della votazione consultiva, qualora le circostanze lo giustifichino.

 Per quanto concerne la procedura che coinvolge Morcote e Vico Morcote, il Governo ha preso atto che la Commissione di studio, istituita sei anni fa, ha da tempo sospeso i propri lavori. Pertanto, sebbene la procedura rimanga formalmente attiva, di fatto è stata accantonata, senza che si prospetti di poter giungere a una votazione consultiva in tempi ragionevoli.

Sia il Municipio di Morcote che quello di Vico Morcote, interpellati al riguardo, hanno espresso preavviso favorevole alla chiusura della procedura di aggregazione tra i loro Comuni, ritenendo che attualmente non sussistano le condizioni per proseguirla. In futuro, qualora dovessero emergere nuove opportunità condivise, i Comuni potranno avviare un nuovo progetto aggregativo partendo da basi aggiornate.

Riguardo al progetto aggregativo tra Lavertezzo e Locarno, rilevato che a tutt’oggi la procedura non ha conosciuto concreti passi operativi, il Consiglio di Stato ha preso atto dei nuovi orientamenti emersi nel frattempo che hanno condotto, da un lato, all’avvio di approfondimenti tra Comuni dell’area urbana dell’agglomerato del Locarnese e, dall’altro, a prese di contatto in ottica aggregativa tra i Municipi di Lavertezzo e Gordola.

Il Municipio di Lavertezzo ha formulato preavviso favorevole alla chiusura della procedura aggregativa con Locarno, confermando di aver svolto ulteriori analisi di concerto con l’Esecutivo di Gordola, condividendo con quest’ultimo l’intenzione di inoltrare a breve un’istanza per l’avvio di un’aggregazione. Il Municipio di Locarno, pur ribadendo la propria adesione all’aggregazione in oggetto che coinvolge un importante territorio del proprio Comune, nel ricordare che la richiesta di iniziare il processo aggregativo è giunta da Lavertezzo raccogliendo la disponibilità dell’Esecutivo cittadino, alla luce delle circostanze ha comunicato di rimettersi alla decisione di Lavertezzo.

(Immagine: Comune Vico Morcote)

Cerimonia di fedeltà alla Costituzione per tre nuovi membri dell’autorità giudiziaria cantonale

Cerimonia di fedeltà alla Costituzione per tre nuovi membri dell’autorità giudiziaria cantonale

Comunicato stampa

Mercoledì 25 giugno 2025, presso il Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, si è svolta la cerimonia ufficiale di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte di tre nuovi membri dell’autorità giudiziaria del Cantone Ticino.

Durante la cerimonia, presieduta dal Presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann, hanno prestato giuramento:

  • l’avvocata Serena Bellotti, eletta dal Gran Consiglio quale Giudice del Tribunale di appello, in carica fino al 31 maggio 2028;
  • l’architetta Elisa Moresi, eletta quale Perito del Tribunale di espropriazione, con mandato valido fino al 31 marzo 2027;
  • la signora Angelica Forni, nominata Assessore-giurato del Tribunale penale cantonale, in carica fino al 31 maggio 2028.

Alla cerimonia hanno preso parte anche il Presidente delConsiglio di Stato Norman Gobbi, il Presidente del Tribunale di appello Giovan Maria Tattarletti, il Presidente del Consiglio della magistratura Damiano Stefani, il Segretario generale del Tribunale di appello Alessandro Simoneschi, il Segretario generale del Gran Consiglio Tiziano Veronelli e l’Aggiunto alla Direttrice della Divisione della giustizia Cristoforo Piattini.

Campo Vallemaggia diventa Villaggio degli alpinisti

Campo Vallemaggia diventa Villaggio degli alpinisti

Il villaggio sparso, situato alla fine di una valle laterale della Vallemaggia, è uno dei più alti del Ticino e permette di immergersi in un mondo lontano dalla frenesia quotidiana.

Silenzioso, appartato e impressionante: chi visita Campo Vallemaggia incontra l’autenticità nel mezzo di un selvaggio mondo alpino. Il Comune ticinese sarà ufficialmente accolto il 21 giugno 2025 nel gruppo dei Villaggi degli alpinisti svizzeri che già comprende St. Antönien, i villaggi dell’Engadina Lavin, Guarda & Ardez e la Valle Onsernone. Tipiche case in pietra ticinesi, imponenti palazzi, chiese pittoresche, laghi alpini cristallini, boschi di larici ariosi e impressionanti guglie di gneiss: il Comune di Campo, nell’omonima valle alpina ticinese, è uno dei villaggi più autentici della Svizzera meridionale. Il villaggio sparso, situato alla fine di una valle laterale della Vallemaggia, è uno dei più alti del Ticino e permette di immergersi in un mondo lontano dalla frenesia quotidiana. Il Comune si distingue per la natura intatta, un’offerta turistica selezionata e un attraente programma di escursioni e attività invernali lontano dai percorsi più battuti – tutti criteri che contraddistinguono i Villaggi degli alpinisti.

Grande impegno della popolazione locale
Il Comune di Campo Vallemaggia, composto dal capoluogo Campo e dai tre villaggi Cimalmotto, Pian di Campo e Niva, a prima vista non sembra un tipico Villaggio degli alpinisti. La popolazione è molto ridotta – solo circa 50 persone vi risiedono stabilmente – e anche le strutture ricettive e i negozi sono limitati. Nonostante ciò, il gruppo di coordinamento internazionale ha deciso di ammettere Campo Vallemaggia come Villaggio degli alpinisti. “La decisione è stata presa grazie al grande impegno delle persone del posto che si dedicano attivamente allo sviluppo sostenibile” spiega Julia Isler, Responsabile del progetto Villaggi degli alpinisti presso il Club Alpino Svizzero CAS. Inoltre, Campo Vallemaggia soddisfa i criteri grazie al paesaggio intatto, al carattere rurale e alle possibilità di sport di montagna vicine alla natura – e risponde agli obiettivi dell’iniziativa Villaggi degli alpinisti. Il 21 giugno 2025, Campo Vallemaggia diventerà ufficialmente il 4° Villaggio degli alpinisti in Svizzera e il 42° nell’arco alpino. Timo Cadlolo, Responsabile dello sviluppo regionale della Vallemaggia, si rallegra: “L’ammissione è una bella conferma del lavoro svolto dalla popolazione locale. Allo stesso tempo rappresenta l’inizio di un nuovo sviluppo per Campo Vallemaggia”.

Per famiglie, amanti del relax e appassionati di sport di montagna
Solo recentemente, Campo Vallemaggia si è aperto al turismo dolce. L’offerta di alloggi è limitata ma in grado di soddisfare diverse esigenze. Nel Comune si trovano la curata Locanda Fior di Campo, l’agriturismo Munt la Reita e il rifugio alpino Rifugio la Reggia. Le attività sportive di montagna giocano un ruolo importante: Cimalmotto, ad esempio, è tappa dell’impegnativo sentiero in quota Via Alta Vallemaggia. Sentieri più semplici e altri più alpini conducono ad alpeggi, passi e cime che delimitano la valle a nord, sud e verso l’Italia. In inverno, grazie alla sua altitudine, il Comune offre ottime condizioni per lo sci alpinismo e le ciaspolate. Tra le mete di interesse storico-culturale figurano il sentiero didattico della pietra ollare che segue le tracce degli antichi artigiani e l’impressionante «muro delle capre» Muro Bombögn sulla cresta del Pizzo Bombögn, costruito per proteggere dai danni causati dalle capre e dall’erosione. Dal punto di vista geologico è interessante la frana – oggi stabilizzata – sotto Campo, considerata uno dei maggiori fenomeni di instabilità dei pendii in Europa. Tipici della regione sono i «torbe» in legno con base in muratura, usati come granai per la segale. Da non perdere durante una visita il tipico formaggio della Vallemaggia, prodotto con latte di capra e vacca dalle tre aziende agricole locali e venduto nei loro spacci.

https://www.ticinonews.ch/ticino/campo-vallemaggia-diventa-villaggio-degli-alpinisti-413962

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Campo Vallemaggia è il 42esimo Villaggio degli alpinisti.

La località ticinese viene inserita nella lista che già comprende St. Antoenien, i villaggi dell’Engadina Lavin, Guarda e Ardez, e la Valle Onsernone. «Il villaggio – scrive il Club Alpino Svizzero – è uno dei più alti del Ticino e permette di immergersi in un mondo lontano dalla frenesia quotidiana», con natura intatta e un’offerta turistica selezionata.
I Villaggi degli alpinisti sono piccole e tranquille località che hanno scelto il turismo dolce. Il progetto è promosso dai club alpini di Austria, Germania, Italia, Slovenia e Svizzera.

https://www.bluewin.ch/it/attualita/regionali/campo-vallemaggia-villaggio-alpinisti-2749768.html

(Immagine: SAC/Timo Cadlolo)

Al via le campagne estive “Montagne Sicure” e “Acque Sicure”

Al via le campagne estive “Montagne Sicure” e “Acque Sicure”

Comunicato stampa

Con l’arrivo dell’estate tornano anche quest’anno le campagne di sensibilizzazione “Montagne Sicure” e “Acque Sicure”, promosse dal Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con esperti del settore, enti di soccorso e numerosi partner. L’obiettivo è chiaro: promuovere la sicurezza di chi vive la natura, fornendo strumenti utili per informare, educare e proteggere, sia in montagna che in prossimità di fiumi e laghi.

Entrambe le iniziative si fondano sulla prevenzione, la diffusione di buone pratiche e lo sviluppo di un comportamento consapevole, con l’intento di ridurre gli incidenti e i rischi legati alle attività all’aperto.

Montagne Sicure: libertà e responsabilità
La montagna affascina per la sua bellezza e il senso di libertà che trasmette, ma può nascondere insidie spesso sottovalutate, soprattutto da chi la frequenta solo saltuariamente. Escursioni non adeguatamente pianificate, condizioni meteorologiche imprevedibili, percorsi al di sopra delle proprie capacità e attrezzatura inadeguata sono tra le principali cause di incidenti. Inaspettatamente, le statistiche degli ultimi anni mostrano che spesso sono proprio gli escursionisti esperti a essere maggiormente coinvolti in incidenti, talvolta con esiti fatali.  
Per questo motivo, la campagna “Montagne Sicure” continua a promuovere il messaggio “Liberi e sicuri”, invitando a pianificare con cura ogni uscita, rispettare sentieri segnalati e indicazioni ufficiali, consultare preventivamente le previsioni meteo ed equipaggiarsi in modo adeguato.  
Durante l’estate, il materiale informativo sarà distribuito lungo i principali percorsi escursionistici, presso capanne e impianti di risalita. Sono previste anche attività formative in collaborazione con le guide alpine, il Soccorso alpino, la Polizia cantonale e altri partner. Il libretto “Consigli per una montagna sicura” sarà disponibile a breve in tedesco, francese e inglese, così da raggiungere anche i visitatori internazionali.  
In collaborazione con sureVIVE (una società di Rega), è in corso un’analisi approfondita degli incidenti per definire le priorità tematiche delle prossime campagne. Inoltre, vista la crescente diffusione di smartphone e strumenti digitali, verranno organizzati momenti formativi sull’uso corretto delle app e delle funzionalità utili in caso di emergenza. Anche Ticinopass, il pass unico per accedere agli impianti di risalita ticinesi, partecipa alla rete di collaborazioni, con l’obiettivo di rafforzare la visibilità reciproca e il messaggio condiviso della sicurezza in montagna.  

Acque Sicure: conoscere per prevenire
Anche le acque dei laghi e dei fiumi, se non affrontate con consapevolezza, possono diventare pericolose. Tuffi in acque torbide, correnti improvvise, balneazione in zone non sorvegliate o l’uso imprudente di stand up paddle e canoe senza dispositivi di sicurezza sono comportamenti a rischio, talvolta fatali.  
La campagna, che torna con lo slogan “La prudenza fa la differenza”, sarà al centro di un’intensa azione informativa in italiano, tedesco, francese e inglese. Il programma, realizzato con il contributo dei Comuni interessati e delle associazioni partner, si rivolge a bagnanti, sportivi, famiglie, anziani e migranti, promuovendo comportamenti responsabili, la conoscenza delle aree balneabili e il rispetto delle regole di sicurezza e della segnaletica.  
Saranno attivi i servizi di pattugliamento lungo i fiumi Maggia, Verzasca e nella zona della foce del Cassarate. Quest’anno i pattugliatori, oltre ai compiti di sensibilizzazione e di avviso agli enti di soccorso in caso d’incidente, svolgeranno un sondaggio ai bagnanti per valutare la loro percezione dei rischi. Un’infoline dedicata ai torrentisti sarà operativa grazie alla collaborazione con le aziende idroelettriche. Materiale informativo verrà distribuito nei lidi, nelle piscine e nei locali pubblici.  
Le attività di sensibilizzazione coinvolgeranno anche il pubblico residente, con campagne sui media cantonali, articoli redazionali e contributi su riviste specializzate. Sono inoltre previste iniziative didattiche durante eventi manifestazioni, con un’attenzione particolare ai bambini, categoria particolarmente vulnerabile.  
Si segnala la posa di nuova segnaletica presso la pozza di S. Petronilla a Biasca e l’aggiornamento di quella al Pozzo di Tegna e al ponte di ferro a Ponte Brolla, danneggiata dall’alluvione del 2024.  
Tra le novità principali figura il riconoscimento ufficiale della Società Svizzera di Salvataggio Lugano come unico centro cantonale per la formazione delle unità cinofile da salvataggio. Questo progetto, sostenuto dalla Commissione Acque Sicure, rappresenta una prima assoluta a livello nazionale e costituisce un passo fondamentale nella strategia di prevenzione per le acque libere del Cantone, in particolare con l’utilizzo di unità cinofile imbarcate sui natanti in servizio sul lago e durante le manifestazioni estive che andranno ad aggiungersi agli incontri con le scuole  e presso enti e associazioni.

Un tuffo nella prevenzione: premiati i vincitori
L’evento si è svolto presso lo Splash & Spa di Rivera, in collaborazione con la Croce Verde di Lugano e la Polizia cantonale. Le giornate hanno riscosso un buon riscontro da parte del pubblico e hanno incluso una simulazione di salvataggio in acqua di un bambino. Ci congratuliamo con i vincitori, che verranno contattati personalmente.

Le campagne sono rese possibili grazie a una rete di collaborazioni solida e articolata. Tra le più recenti, spicca quella con RSI, BancaStato e TicinoSentieri, che ha portato alla pubblicazione di “In cammino tra i laghetti”, una serie di prospetti che integra messaggi di sensibilizzazione di entrambe le campagne.
Come sottolinea Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni: «Il Cantone Ticino conferma attraverso il lavoro delle due Commissioni consultive Montagne sicure e Acque sicure il proprio impegno per la sicurezza di chi frequenta la natura. Le sinergie tra Dipartimento, soccorritori, professionisti dei due settori e operatori turistici sono fondamentali per trasformare l’informazione in azione concreta: la prima misura di protezione è una scelta consapevole».  

Tutti gli interessati possono trovare aggiornamenti, materiale informativo e consigli pratici sui siti ufficiali www.montagnesicure.ch e www.acquesicure.ch, oppure seguendo le pagine Facebook e Instagram di TicinoSicuro.  

Gli svizzeri chiedono sicurezza con un esercito più forte

Gli svizzeri chiedono sicurezza con un esercito più forte

Norman Gobbi commenta un recente sondaggio sul ruolo delle forze armate

Un quadro preoccupante o, meglio, preoccupato, emerge dallo studio “Sicurezza 2025” pubblicato dall’Accademia militare svizzera e dal Centro di studi sulla sicurezza, entrambi affiliati al Politecnico federale di Zurigo. La popolazione elvetica manifesta infatti crescenti timori per la situazione geopolitica internazionale e chiede risposte concrete in termini di difesa e cooperazione internazionale.
I dati raccolti tra gennaio e febbraio 2025 su un campione di 2’091 cittadini aventi diritto di voto rivelano un cambiamento significativo nella percezione della sicurezza. L’81% degli intervistati si dichiara pessimista sulla situazione politica globale, una percentuale praticamente invariata rispetto al 2024, ma che testimonia la persistenza delle preoccupazioni. Più significativo è il calo dell’ottimismo sul futuro della Svizzera stessa: solo il 69% si mostra fiducioso, contro il 79% dell’anno precedente. Questo deterioramento dell’umore nazionale si riflette anche nella sensazione generale di sicurezza, scesa all’86% rispetto al 92% del 2024.
In questo contesto di incertezza crescente, gli svizzeri privilegiano chiaramente la sicurezza rispetto alla libertà personale”, esordisce Norman Gobbi, “una tendenza che segna una svolta importante nella mentalità nazionale. La richiesta di un esercito forte e ben equipaggiato è quasi unanime: l’80% considera l’esercito necessario o indispensabile, mentre il 90% vuole forze armate “molto ben addestrate” e il 74% “completamente equipaggiate. Questi numeri, seppur leggermente inferiori al 2024, restano impressionanti e dimostrano il consenso trasversale attorno alla necessità di una difesa efficace”.
La disponibilità a investire maggiori risorse nella difesa raggiunge il picco dal 1986, con il 24% dei cittadini favorevoli a incrementare la spesa militare. Il tradizionale sistema di milizia basato sul servizio obbligatorio mantiene un solido sostegno del 60%.
Per Gobbi, “questo risultato conferma l’attaccamento a un modello di difesa radicato nella storia e nell’identità nazionale svizzera”.
Particolarmente significativo è l’atteggiamento verso la NATO. Una maggioranza del 53% si dichiara favorevole al rafforzamento dei legami con l’Alleanza atlantica, mentre il 32% sostiene addirittura l’adesione completa della Svizzera all’organizzazione. “Questi dati rappresentano un’evoluzione notevole per un paese tradizionalmente neutrale e indicano come le sfide geopolitiche contemporanee stiano ridefinendo le priorità strategiche nazionali”, commenta Gobbi, che prosegue: “l’invasione russa dell’Ucraina ha chiaramente influenzato la percezione della neutralità svizzera: sebbene l’87% della popolazione rimanga ancora favorevole a questo principio fondamentale, si tratta di un calo significativo rispetto al 97% registrato prima dello scoppio della guerra”. Per il 28% degli intervistati, la Svizzera dovrebbe inoltre prendere posizioni più nette nei conflitti militari internazionali, mentre il 40% ritiene che l’interdipendenza economica e politica renda ormai impossibile una vera neutralità.
Sul fronte delle politiche di genere nella difesa, emerge un forte sostegno all’uguaglianza: il 67% della popolazione approva l’estensione del servizio obbligatorio alle donne, pur lasciando loro la scelta tra servizio militare, civile o sociale. Tuttavia, l’introduzione del servizio militare obbligatorio specificamente per le donne raccoglie ancora solo il 47% dei consensi. “Questa apertura è un riflesso positivo del dibattito sociale di questi ultimi anni, che ha visto superare i pregiudizi su funzioni prettamente maschili o femminili e pone al centro il contributo che il cittadino, indipendentemente dal genere, può dare al suo Paese”, commenta Gobbi.
Interessante notare come gli svizzeri si mostrino meno entusiasti verso forme di cooperazione internazionale più “soft”: il rafforzamento della mediazione dei conflitti ottiene il 72% di approvazione, mentre l’aumento degli aiuti allo sviluppo si ferma al 52%. Per Gobbi questo aspetto è significativo perché “suggerisce una preferenza per approcci più diretti e concreti alla sicurezza rispetto a strategie diplomatiche o umanitarie”,
Il sondaggio rivela una popolazione svizzera che, pur mantenendo alcuni pilastri della propria identità nazionale, si sta adattando pragmaticamente alle nuove realtà geopolitiche. La richiesta di un esercito più forte e di maggiore cooperazione internazionale non rappresenta un abbandono dei valori tradizionali, ma piuttosto la loro evoluzione di fronte alle sfide del XXI secolo. Gli svizzeri sembrano aver compreso che la sicurezza nazionale richiede oggi un equilibrio più sofisticato tra neutralità, cooperazione internazionale e deterrenza militare credibile; anche se l’eventuale collaborazione con la NATO chiederà un voto popolare tutt’altro che scontato”, conclude il Consigliere di Stato. 

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 22 giugno 2025 de Il Mattino della domenica