Die Rebellen stehen am Scheideweg

Die Rebellen stehen am Scheideweg

Da NZZ.CH l 25 Jahre Lega dei Ticinesi. Als Protestbewegung wurde die Lega gegründet. Nun haben die Rechtspopulisten derart an Exekutivmacht gewonnen, dass bei der SVP Fusionsgelüste aufkeimen. Besser sollte sich die Lega der FDP annähern.

Eine Protestbewegung – das hatte der ehemalige Freisinnige Giuliano Bignasca im Sinn, als er vor einem Vierteljahrhundert die Lega dei Ticinesi gründete. Dieser gelang es, den Südkanton politisch umzupflügen und zwei Sitze im fünfköpfigen Staatsrat sowie Luganos Stadtpräsidentenamt zu ergattern. Doch die markante Zunahme der Exekutivverantwortung verstärkt den Mentalitätswandel in den Reihen der oft rüde Töne anschlagenden Rechtspopulisten. Ihr pragmatisch denkender Staatsrat Claudio Zali hat kürzlich im Lega-Sonntagsblatt «Il Mattino» erklärt, die «Bewegung» habe sich deswegen und aufgrund des Hinschieds der alten Garde gewandelt. Allerdings hätten die Parteiexponenten mit Regierungsverantwortung bewiesen, dass sie nicht wider den Geist der Lega agierten. Dies zeigt Zalis Partei- und Regierungskollege deutlich: Ex-Bundesratskandidat Norman Gobbi tritt als veritabler Staatsmann auf und schafft es gleichzeitig, Bern hart zu kritisieren sowie ab und an von offiziellen Staatsrats-Positionen abzuweichen. Seine Aufmüpfigkeit ist salonfähig, weil er punkto Institutionen und Personen korrekt bleibt. Der seriöse Flügel der Rechtspopulisten trägt dazu bei, dass Bern das Tessin ernster nimmt.

Die Lega-Magistraten prägen die einstige Protestbewegung immer stärker. Gleichzeitig versucht Attilio Bignasca, Bruder des verstorbenen Giuliano, als Lega-Koordinator dem rebellischen und sozial stark engagierten Flügel genügend Freiraum zu gewähren; der Erfolg nimmt sich bis anhin sehr mässig aus. Bignasca befürchtet vermutlich, eines Tages könnte die Lega vor einer Zerreissprobe stehen. Doch Gefahr droht von eher unerwarteter Seite: Um für den Bundesrat kandidieren zu können, musste Gobbi der SVP Schweiz beitreten. Dies bringt mit neuer Eindringlichkeit die Frage aufs Tapet, ob die beiden Rechtsparteien fusionieren werden. Zumal sie bei Kantonal- wie auch Nationalratswahlen auf dringlichen Wunsch des SVP-Präsidenten Schweiz, Toni Brunner, Schulterschlüsse vollzogen haben. Dies, obwohl die Tessiner Sektion der Volkspartei und die Lega in einer intensiven Hassliebe zueinander verharren. Würde eine Fusion vollzogen, so endete die Ära der – in zwiespältigem Sinne – einzigartigen Lega. Damit wären die bisherigen Wählerstimmen alles andere als gesichert.

Vernünftiger wäre, sich gegenüber der nach wie vor wichtigen FDP zu öffnen. Der Freisinn hat die viel grössere politische Erfahrung, war er doch Garant der Tessiner Prosperität. Er könnte das einstige Enfant terrible Lega durch dessen Reifeprüfung begleiten und seinen Einfluss zugunsten aller Tessiner geltend machen. Auf lokaler Ebene funktionierte dies schon einmal: Die Freundschaft zwischen dem einstigen Luganer Exekutivmitglied Giuliano Bignasca und dem von 1984 bis 2013 regierenden FDP-Sindaco der grössten Tessiner Stadt, Giorgio Giudici, sorgte für ein produktives Gleichgewicht. Dieses Experiment liesse sich auf kantonaler Ebene wiederholen. Es könnte umso eher gelingen, als die Rechtspopulisten zu sehr Gefallen an ihrer Machtfülle in wichtigen Exekutiven gefunden haben, um diese rebellischer Anwandlungen wegen gefährden zu wollen. Die Tessiner Protestbewegung steht am Scheideweg.

http://www.nzz.ch/meinung/kommentare/die-rebellen-stehen-am-scheideweg-1.18684774

Macroregione alpina, parla Norman Gobbi

Macroregione alpina, parla Norman Gobbi

Da Cdt.ch l Il presidente del Consiglio di Stato è intervenuto in Slovenia a nome della Svizzera nel quadro del progetto che coinvolge sette Nazioni europee

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi è intervenuto oggi a Brdo (Slovenia) alla prima assemblea generale della Strategia per la macroregione alpina (Eusalp), presentando la posizione dei Cantoni elvetici sul nascente progetto di sviluppo economico e sociale che coinvolge sette Nazioni europee e 48 regioni dell’arco alpino.

Il Presidente del Governo ticinese – accompagnato per l’occasione dal Cancelliere dello Stato Giampiero Gianella e dal Delegato per i rapporti transfrontalieri Francesco Quattrini – ha partecipato all’assemblea generale di Eusalp come unico delegato della Conferenza dei Governi dei Cantoni alpini, e ha preso posizione a nome di tutti i 26 Cantoni della Confederazione.

Nel suo intervento, ha anzitutto sottolineato la pertinenza dei tre ambiti di intervento sui quali si basa la Strategia Eusalp: la Crescita economica e l’innovazione, la mobilità e la connettività, e l’ambiente e l’energia. Il Presidente del Consiglio di Stato ha quindi chiesto – a nome dei Cantoni elvetici – che le prossime fasi di elaborazione della strategia accordino un ruolo centrale ai temi dello sviluppo economico e dei collegamenti per il trasporto di merci e persone, con riferimento all’imminente apertura della galleria di base del San Gottardo e all’importanza del completamento dei collegamenti a Nord e a Sud della Svizzera.

È stato inoltre posto l’accento sull’esigenza che le relazioni fra le regioni alpine e le confinanti aree metropolitane siano organizzate in base al principio della solidarietà – in un’ottica di partenariato paritario – e sull’importanza di salvaguardare le competenze dei Cantoni e delle Regioni, secondo le loro specificità.

Per quanto concerne la governanza di Eusalp, Gobbi ha ribadito l’importanza dell’approccio dal basso che pone Paesi, Regioni e Cantoni su un piano di uguaglianza decisionale.

http://www.cdt.ch/ticino/cantone/147487/macroregione-alpina-parla-norman-gobbi

WEF & Esercito: “dispiaciuto e amareggiato”

WEF & Esercito: “dispiaciuto e amareggiato”

Da Corriere del Ticino – Intervista sui fatti del WEF, dove 12 militi ticinesi al rientro dal congedo settimanale sono risultati positivi a sostanze stupefacenti durante i controlli preventivi ordinati dal Battaglione.

Da maggiore dell’esercito come reagisce di fronte a quanto accaduto all’interno del battaglione di fanteria montagna 30?
 Naturalmente sono dispiaciuto ed amareggiato. In primo luogo poiché questi fatti rischiano di ridimensionare il fondamentale servizio garantito dai molti militari ticinesi impegnati in queste settimane nel Canton Grigioni. Un servizio a favore della sicurezza del nostro Paese, svolto lontano dai riflettori mediatici e con temperature molto fredde. 
Le azioni di pochi non devono quindi pregiudicare il lavoro di tutti, che tengo qui a ringraziare.  

 E da Consigliere di Stato?

 Si tratta di fatti di una certa gravità per i quali è stata aperta un’inchiesta da parte della giustizia militare. Occorre comunque precisare come questi fatti siano accaduti quando i militari in questione erano in congedo e stavano rientrando in servizio. Questo a riprova dell’efficacia dei controlli effettuati dall’esercito e della serietà con la quale esso adempie il suo servizio a supporto delle Autorità civili.  

Premesso che, come ha ben detto, pochi casi non devono produrre un processo sommario a carico dell’intera truppa, la gravità del consumo e possesso di stupefacenti non richiederebbe interventi drastici anche a livello di codice penale militare?

Come ho già detto, i militi sono stati controllati al rientro dal loro congedo, prima di entrare in servizio, quando è stato svolto un controllo preventivo. Come reagire in questi casi è regolato in modo adeguato dal codice penale militare.

Ha avuto contatti con il comandante di battaglione ten col Giovanni Ortelli? (o intende contattarlo?)

Si tratta di questioni interne all’esercito, sulle quali, come detto, è in corso un’inchiesta da parte della giustizia militare in merito alla quale il sottoscritto e neppure il Governo possono interferire. Mi preme però sottolineare la trasparenza con la quale le Autorità militari hanno reso pubblico l’accaduto. Un aspetto importante, in primo luogo nei confronti dei cittadini. 

E veniamo allo sparo. Suscita perplessità che un soldato di milizia sia al fronte con un colpo in canna. Non sarebbe il caso di lasciare questi compiti rischiosi ai professionisti?

Non sono a conoscenza delle dinamiche esatte del fatto in questione, che peraltro devono ancora essere chiarite. Quello che posso dire è che anche in questo caso non è corretto fare di tutta l’erba un fascio. Il colpo tra l’altro è partito durante il servizio di guardia presso gli accantonamenti, compito che peraltro viene effettuato ad ogni corso di ripetizione. Tutti i militari in servizio sono infatti sottoposti a una seria e professionale formazione sui compiti da eseguire e dunque anche sull’utilizzo delle armi. Le regole in questo senso sono chiare, così come sono chiare le conseguenze per chi non si attiene ad esse. 

Ovviamente la questione ha avuto ampia eco sui media. Il battaglione era ticinese e sui social c’è chi si vergogna per quella che viene descritta come una nuova figuraccia. Condivide?

Ripeto: sono il primo ad essere dispiaciuto. D’altronde quando un fatto del genere tocca l’esercito l’eco mediatico è sempre maggiore. Per il nostro Cantone deve comunque essere un motivo di orgoglio avere dei militari ticinesi impegnati al Forum economico mondiale di Davos. Un orgoglio per il servizio svolto e per il contributo che essi forniscono alla sicurezza della Svizzera, della nostra Patria.   

 In futuro non sarebbe meglio selezionare i militi da mandare al fronte al Forum economico mondiale (WEF) data la delicatezza del compito assegnato?

Queste discussioni dovranno essere fatte dalle Autorità civili competenti – quindi dal Canton Grigioni – insieme all’esercito. Ricordo come quest’ultimo intervenga in maniera sussidiaria a supporto delle Autorità civili, qualora esse lo ritengano necessario. Una collaborazione, quella del WEF, ormai consolidata, che negli anni ha sempre dato buoni frutti.

 Va detto che il portavoce dell’esercito Tobias Kühne, contattato dal CdT per una verifica, non ha nascosto nulla, presentando i fatti. Forse un tempo nell’esercito c’era maggiore protezione di quanto avveniva all’interno della truppa e ora è in atto una sorta di operazione trasparenza?

La trasparenza, come ho detto prima, è un punto fondamentale, sul quale in passato l’esercito, talvolta ingiustificatamente, è stato pure criticato. Un aspetto che, come in qualsiasi altra Istituzione, è importante per il rispetto innanzitutto nei confronti dei cittadini. Anche l’esercito è evoluto negli anni, migliorando da questo punto di vista, senza mai perdere i solidi valori sui quali esso è stato forgiato. 

Di Gianni Righinetti

Gobbi: “Ci davano per morti e invece… SIAMO ANCORA QUI!”

Gobbi: “Ci davano per morti e invece… SIAMO ANCORA QUI!”

Da Mattino della domenica l Il 17 gennaio 1991 venne fondata ufficialmente la Lega dei Ticinesi. Un quarto di secolo di lotta politica.


Norman Gobbi, la Lega è arrivata al suo 25 anno in forma smagliante…

In effetti l’ultimo anno della Lega è stato spettacolare. Penso, infatti, ai successi ottenuti alle elezioni canto­nali, alle nazionali e ovviamente alla soddisfazione personale di essere stato il candidato ticinese per il Consiglio Federale. Un’esperienza meravigliosa per il sottoscritto ma anche per il mo­vimento. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il calore e il so­stegno di tutte le persone che suppor­tano la Lega dei ticinesi.

Come è entrato nella Lega?
Grazie a Rodolfo Pantani: fu lui a pre­sentarmi il Nano. Ma soprattutto gra­zie alla passione che la Lega ha acceso in me sin dal 1992, quando combat­teva contro lo Spazio Economico Eu­ropeo. All’epoca ero adolescente e nel corso degli anni sono cresciuto in­sieme alla Lega. Sentivo davvero di aver trovato chi rappresentava quei valori che cercavo fortemente: impe­gnarsi con il cuore in difesa della li­bertà, dell’indipendenza e della sicurezza del nostro Paese e la sua gente.

Con la Lega ha affrontato tante bat­taglie in questi 25 anni…
Ricordo ancora la prima manifesta­zione a cui ho partecipato. In Piazza della Foca con un amico, accompa­gnato da sua madre, dove il Nano, as­sieme a Flavio Maspoli e il Gabibbo arrivarono su un calesse. La mia prima azione politica invece è stata raccogliere le firme in tutte le cancel­lerie comunali delle Tre Valli contro l’ente smaltimento rifiuti. Ero solo un gregario, ma questa esperienza mi è rimasta impressa nella mente proprio perché all’epoca compresi che la poli­tica comincia dall’azione del singolo nel lottare per un ideale. Una lezione di cui faccio tesoro ancora oggi, in qualità di membro di un esecutivo.

Cosa voleva dire essere leghisti in quei tempi?
Credere davvero, come ho detto prima, che la politica parta dal basso, dal cittadino. Ma era difficile: spesso chi voleva candidarsi per la Lega ve­niva scoraggiato con, ad esempio, ri­percussioni sul lavoro. Oggi forse nelle città questa mentalità per fortuna non esiste più, ma in alcune zone delle valli si sente ancora. Ed è davvero un gran peccato.

Cosa sarebbe oggi il Ticino senza la Lega?
Qualcosa sarebbe cambiato in ogni caso: i ticinesi erano stan­chi di un modo di fare politica che non aveva più ragione di essere, tra tavoli di sasso che piegavano la volontà popolare, lontani dalle necessità dei cit­tadini. Ma per fortuna è nata la Lega, che ha invertito la ten­denza in atto, ridando la li­bertà ai Ticinesi, grazie ai quali abbiamo guadagnato ter­reno tanto che oggi abbiamo due Consiglieri di Stato, due Consiglieri Nazionali e il Sin­daco di una delle città princi­pali del Cantone. La miglior risposta a chi diceva che sa­remmo durati il tempo di un mattino. E invece, come mi piace ripetere nei miei di­scorsi… siamo ancora qui!

MS

Capodanno con Norman Gobbi

Capodanno con Norman Gobbi

Da RSI.CH l Incontro con il presidente del Governo ticinese

Il 2015 è stato probabilmente l’anno di Norman Gobbi, un po’ per la candidatura al Consiglio federale, per la riconferma in Consiglio di Stato o semplicemente per il suo modo di interpretare il ruolo di presidente del Consiglio di Stato.

In occasione del tradizionale incontro di Capodanno, Massimiliano Herber l’ha incontrato a Palazzo delle Orsoline. L’intervista andrà in onda stasera al Quotidiano, nel video qui sopra – in esclusiva www.rsi.ch/news – il blob di quello che invece non vedrete…

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Capodanno-con-Norman-Gobbi-6627988.html

Norman Gobbi, il personaggio del 2015 per la RSI

Norman Gobbi, il personaggio del 2015 per la RSI

Ogni anno la RSI fa il bilancio dell’anno appena passato e dei personaggi che l’han caratterizzato, in salsa ticinese. Per il 2015 l’onore del primo posto tocca al sottoscritto, come potete vedere nel video al link sotto. Un onore che senza il vostro appoggio sarebbe stato nullo, quindi a tutti voi va il mio GRAZIE per questo splendido 2015 appena terminato e i migliori auguri di un sereno, felice e proficuo 2016!

http://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/6660271

10 nuovi assistenti di Polizia

10 nuovi assistenti di Polizia

La Sala del Consiglio Comunale di Locarno ha ospitato oggi la cerimonia di consegna dei diplomi ai partecipanti alla Scuola cantonale di assistenti di polizia.

La nuova figura professionale – introdotta con la modifica di legge approvata dal Parlamento nell’aprile 2014 – risponde a un’esigenza segnalata dai Comuni, e permette di aumentare forze al lavoro sul territorio, a garanzia di una maggiore sicurezza del nostro Cantone e di tutti i cittadini.
Il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha salutato con orgoglio i 10 nuovi assistenti che, da oggi, diventeranno un nuovo punto di riferimento per la popolazione, la quale li distinguerà visivamente grazie ad uniformi diverse da quelle degli agenti di polizia.

Nell’ambito della circolazione stradale, gli assistenti di polizia possono effettuare controlli del traffico in movimento, così come si occupano di constatare le multe disciplinari e le contravvenzioni in procedura ordinaria. Il loro mansionario prevede inoltre la vigilanza in materia di estrazione delle lotterie, applicazione della Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione e della Legge sui campeggi.

Gli assistenti di polizia non sono armati poiché, con il loro lavoro, non vanno a sostituire quello degli agenti; il loro ruolo è di supportare l’operato della Polizia cantonale e delle Polizie comunali, permettendo a queste ultime di concentrarsi sui compiti legati alla sicurezza di prossimità. Una figura che consente dunque di migliorare l’efficienza e l’efficacia dell’operato delle forze dell’ordine attive sul territorio, a beneficio di un’accresciuta sicurezza. Una figura la cui esigenza è stata segnalata dagli Enti locali e subito recepita dal Cantone, a dimostrazione di quanto la proficua collaborazione istituzionale in questo ambito sia fondamentale alfine di perseguire i comuni obiettivi in materia di sicurezza e di ordine pubblico.

Terrorismo e Ticino: ecco la situazione ad oggi

Terrorismo e Ticino: ecco la situazione ad oggi

Oggi ho risposto all’interpellanza “II Ticino è al sicuro dalle minacce del terrorismo?” del deputato Giorgio Galusero, facendo il punto alla situazione sul fronte della minaccia per il nostro Cantone. Di seguito il testo.


Interpellanza 11 dicembre 2015
II Ticino è al sicuro dalle minacce del terrorismo?

Signor deputato, con la presente, rispondiamo alle domande da lei poste nella summenzionata interpellanza come segue:

1. Vi sono persone in Ticino che hanno manifestato simpatie nei confronti del sedicente Stato islamico o che hanno raggiunto la Siria per arruolarsi nell’Isis?

La situazione è costantemente monitorata e i casi che possono risultare problematici per la sicurezza sono approfonditi con attenzione dalla Polizia cantonale, in collaborazione con l’autorità federale responsabile per la protezione dello Stato (Servizio delle attività informative della Confederazione – SIC), organo competente anche per la comunicazione d’informazioni in merito al terrorismo.
Va precisato che in base alle informazioni e ai casi verificati, il sedicente Stato islamico ha bisogno non solo di combattenti, ma anche di scienziati, informatici, insegnanti, infermieri e medici. La propaganda di ISIS promette una società giusta e prospera per la quale vale la pena di combattere e morire. 7 dei 40 cosiddetti jihadisti dalla Svizzera sono morti (secondo un dato “non confermato”, dei 71 casi sarebbero anche 13 decessi).
La Task-Force anti-terrorismo della Confederazione, in breve Tetra, si occupa di circa 70 casi specifici, persone legate ai viaggi a fini terroristici e le relative azioni di finanziamento e sostegno, ma non solo. Il gruppo di lavoro è composto dal già citato SIC, i Cantoni, l’Ufficio federale di polizia (fedpol) e la Procura Federale.
A titolo di esempio per i casi trattati dall’autorità cantonale ticinese in collaborazione con le citate autorità federali, ricordiamo il recente allontanamento del cittadino marocchino Khachia Oussama che si è espresso in maniera esplicita a favore dello Stato Islamico, segnatamente con una copiosa ed intensa attività nei social media volta sia alla diffusione virale di materiale propagandistico pro ISIS che all’espressione delle sue propensioni anti-occidentali, come pure alla manifestazione della sua intolleranza religiosa vicina all’ideologia jihadista, spingendosi addirittura ad esternare pareri di assenso a proposito delle azioni terroristiche relative agli attentati di Parigi nel mese di gennaio 2015.

2. Quale è il livello di minaccia terroristica in Ticino?

Il grado di minaccia in Ticino è in linea con la situazione Svizzera in quanto dalla fine del 2014, il livello di rischio è giudicato elevato ed è aumentato leggermente dall’inizio di novembre 2015 in ragione d’indizi relativi all’ulteriore pianificazione di attentati nei paesi limitrofi alla Svizzera.
Nel suo recente rapporto, Tetra avverte di un “leggero aumento” rispetto alla precedente relazione nel febbraio minaccia terroristica. Da un lato, i rimpatriati dalla jihad in Svizzera potrebbero progettare un attacco contro rappresentanze diplomatiche su suolo elvetico dei Paesi impegnati nella coalizione anti-ISIS. D’altro lato, gli attacchi potrebbero essere pianificati da persone radicalizzate – mai state in Siria o in Iraq – sempre contro obiettivi stranieri su suolo elvetico, oppure obiettivi di altro tipo.
Il Ticino non si discosta da questa valutazione, soprattutto essendo un asse di transito privilegiato tra il sud e il nord Europa, così come la porta d’entrata a meridione per la Confederazione.
La situazione in materia di sicurezza è costantemente analizzata dagli organi preposti della Polizia cantonale in stretta collaborazione con i partner competenti di Confederazione e Cantoni. Secondo l’evolversi della situazione e le conseguenti analisi vengono adottate, di volta in volta delle misure puntuali e con scopi ben precisi, come ad esempio il rafforzamento della presenza sul territorio messo in atto nelle ultime settimane.

3. Intende il Governo attuare o rafforzare le misure di sicurezza nei luoghi ritenuti sensibili?

Il Consiglio di Stato è molto sensibile alla questione e per il tramite degli organi competenti mette in atto tutti i provvedimenti necessari per garantire al meglio la sicurezza pubblica. A tale scopo sono mantenuti stretti contatti con le autorità federali, le quali sono primariamente competenti in questo ambito. È bene evidenziare che le misure di sicurezza vengono adeguate in base alla valutazione della minaccia ad esempio come con il metal detector per l’ultima sessione del Gran Consiglio. Tutte le misure di cui sopra fanno parte di una valutazione generale a livello Svizzero, anche grazie alla coordinazione dello Stato Maggiore di Condotta di Polizia che, da inizio anno e a seguito dei fatti di Parigi, è stato costituito e conta al suo interno rappresentanti di tutte le regioni e di tutti i Corpi di Polizia federali e cantonali.

4. Si prevede di aumentare il grado di formazione degli agenti di Polizia per interventi di questo genere? (a Ginevra un migliaio di poliziotti stanno seguendo una formazione specifica)

Negli scorsi anni tutto il personale di Polizia ha ricevuto una formazione specifica per quanto riguarda casi di AMOK (situazioni di follia omicida), tematica che attualmente è inserita nella formazione di base dei nuovi agenti. Al riguardo sono previsti costanti aggiornamenti che vengono erogati al personale già formato nelle varie sessioni di formazione continua a livello cantonale.
Nell’ambito specifico del contro-terrorismo, il personale di Polizia è stato sensibilizzato e ha a disposizione della documentazione specifica sulle modalità di ricerca e comportamento emanata dalla Conferenza dei Comandanti delle Polizie Cantonali (CCPCS). La Scuola cantonale di polizia riceve, nell’ambito della formazione di base, un’istruzione mirata da parte del Servizio cantonale per la Protezione dello Stato, competente in materia.
Anche nell’ambito della comunicazione e delle possibili richieste che giungono dal Cittadino al personale di Polizia, sono state diffuse delle direttive allo scopo di rassicurare la popolazione ed avere una “unité de doctrine” in questo specifico ambito.

5. È intenzione del Consiglio di Stato di sgravare di compiti burocratici o non ritenuti prioritari la Polizia cantonale affinché possa aumentare il lavoro di “intelligence” e di controllo in questo specifico campo?

L’effettivo del Servizio cantonale di protezione dello Stato è costantemente adeguato in base alle necessità dettate dal livello della minaccia.
Ovviamente la priorità numero uno della Polizia cantonale è l’aspetto operativo, tuttavia affinché tutto l’apparato possa agire al meglio, è necessario che vi sia anche un supporto amministrativo funzionante.
Già ora il Comandante della Polizia cantonale, congiuntamente ai suoi quadri, si assicurano che le risorse siano suddivise in maniera efficiente ed efficace in base ai bisogni e alle priorità dei diversi servizi. Numerosi sono gli ambiti di sicurezza dei quali la Polizia si deve occupare, non sarebbe giusto, né sensato, procedere a potenziamenti univoci che non tengono conto di tutti gli interessi e necessità in campo.
Ne consegue che la Polizia cantonale monitora le minacce di natura diversa che compromettono la sicurezza del nostro territorio in maniera proporzionata, in base alle urgenze e ai rischi riscontrati, adottando poi dispositivi adeguati.
A questo proposito e proprio per poter disporre di maggiore flessibilità da alcuni mesi è attiva la Sezione operativa (SOP) che viene impiegata in base alle necessità puntuali laddove le minacce sono maggiori.
Per poter essere ancora più dinamici e permettere una maggiore celerità d’intervento, fondamentale in situazioni gravi come quelle che hanno colpito la Francia e il Belgio nelle ultime settimane, la Polizia cantonale ha implementato dal mese di marzo un nuovo sistema di aiuto alla condotta. Parallelamente e in collaborazione con il Centro Sistemi informativi del Cantone si stanno valutando dei nuovi e performanti sistemi di allarme per aggiornare quelli attualmente in servizio e che necessitano di essere ammodernati.

“È ora di riaccendere la fiamma del Ticino”

“È ora di riaccendere la fiamma del Ticino”

Da Cdt.ch l Consigliere di Stato o consigliere federale? Norman Gobbi è a un bivio. Mercoledì mattina l’Assemblea federale deciderà e c’è da scommettere che anche il Ticino resterà qualche ora con il fiato sospeso. Sia quelli che tifano che quelli che gufano. Ma come vive Gobbi l’attesa? Cosa farà nelle prossime ore? È teso o rilassato? E qual è il ruolo della sua famiglia? Il Corriere del Ticino lo ha intervistato a tutto campo nell’edizione cartacea di oggi. Qui un ampio estratto.
La scorsa settimana l’ha trascorsa più a Berna che in Ticino. Ha iniziato a prendere un po’ confidenza con il Palazzo?

«Già prima di affrontare questa candidatura andavo a Berna una o due volte la settimana per impegni da consigliere di Stato. Diciamo che una certa confidenza con la Berna federale l’ho da tempo, anche perché sono stato consigliere nazionale. Non direi quindi che sto facendo una corsa dell’ultimo minuto».

Martedì scorso è stato un giorno di fuoco con le audizioni dei gruppi PLR e PPD. A caldo non ha voluto esprimersi e ora che è trascorso qualche giorno?

«Sono stati incontri cordiali, al di là delle domande critiche che i giornalisti hanno già fatto nelle scorse settimane, mi sono trovato a mio agio. Diciamo che non mi sono sentito sotto tiro, ma giustamente e legittimamente interrogato per capire come un candidato si posiziona, ma anche come si relaziona».

Era teso o è riuscito ad essere spontaneo e rilassato?

«Proprio rilassato non direi, ma ero comunque sereno. Ho voluto ribadire forte e chiaro quanto sia importante il momento per la Svizzera italiana. Dobbiamo tornare ad essere rappresentati nel Consiglio federale perché i 16 anni trascorsi sono il periodo più lungo nell’ultimo secolo di nostra assenza dal Governo federale. Oggi, più che mai, il Ticino sente la necessità di accendere la fiamma dell’amore che ci lega alla Confederazione».

Qual è stata la domanda che l’ha messa maggiormente in difficoltà?

«Le domande in inglese che mi sono state poste dai gruppi PLR e PPD sono state particolari. Credo comunque di aver dimostrato di sapere rispondere alle sollecitazioni anche in una lingua importante, pur non essendo tra quelle nazionali».

E quale situazione è riuscita a strapparle un sorriso o una risata?

«Sempre una domanda in inglese, posta da un membro del PLR che, pur leggendo da un foglio il quesito, ha fatto qualche piccolo errore e gli ho fatto presente (in inglese) che avevamo le medesime difficoltà con questo idioma. L’ho fatto in maniera spontanea e ironica ed è stato un momento di relax con una bella e sana risata da parte di tutti».

Sul fatto che lei sia e si senta leghista, ma che è convinto di rappresentare l’UDC, crede di avere convinto gli interroganti?

«Molti osservatori lo ritengono un mio punto debole. La realtà è che sono candidato ufficiale dell’UDC al Consiglio federale e che il gruppo UDC alle Camere mi ha scelto con 72 voti su 81. Mi sembra sufficiente. Inoltre dal 2003 Lega e UDC collaborano sotto la cupola di Palazzo e sono profondamente uniti da valori come la libertà, l’indipendenza, la sicurezza e il benessere della nostra Patria».

Nella sua permanenza nella capitale quante mani ha stretto? Con quanti parlamentari si è intrattenuto?

«Tanti conosciuti e tanti rincontrati. È stato positivo, anche perché la scelta che fanno deputati (ndr. a scrutinio segreto) è strettamente personale. L’empatia, credo, conti. E non poco».

I suoi detrattori sembrano un po’ stanchi. Forse perché la loro azione per screditarla non pare aver avuto grande eco?

«Non tocca a me giudicare chi mi critica, è una loro libera scelta. Già per le cantonali ero stato criticato e la miglior risposta sono stati i 73.540 voti personali che ho ricevuto. Piuttosto voglio sottolineare il sostegno unanime da parte del Consiglio di Stato e quello dell’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio. Un sostegno che non era dovuto, ma che ho fortemente apprezzato perché da un cappello istituzionale alla mia candidatura. Li ringrazio ancora, come pure ringrazio i tanti cittadini che ormai da settimane mi stanno esprimendo la loro vicinanza».

Per l’occasione ha anche aperto gli album di famiglia. Come mai? In passato era sempre stato molto riservato nel proteggere moglie e figli?

«La separazione tra famiglia e politica c’è ancora. Tengo molto ai miei affetti familiari e li tutelo sempre dalla mia azione politica. Ma è comprensibile che ci fosse un interesse da parte dei media d’oltre San Gottardo verso questa dimensione non nota, per capire chi è l’uomo (non politico) Norman Gobbi. Sono anche il solo padre di famiglia che si candida, quindi con una dimensione familiare compiuta. Insomma, lasciatemelo dire, colui che viene definito da alcuni come l’orco della politica cantonale, non mi sembra sia proprio un diavolo».

In Consiglio di Stato aveva fortemente voluto il Dipartimento delle istituzioni e, nel 2011, evitato quello dell’economia e delle finanze. Ora è proprio la casella che resterebbe scoperta con l’addio di Eveline Widmer-Schlumpf. Oggi se la sentirebbe di assumerne la responsabilità?

«Sono decisioni che vengono prese collegialmente. È noto che ci sono consiglieri federali in carica interessati ad altri dipartimenti. Ogni consigliere federale deve essere pronto ad ogni evenienza».

Domani, martedì 8 dicembre, la sera della vigilia, la cosiddetta notte dei lunghi coltelli, dove la trascorrerà?

«Con i giornalisti, mi verrebbe da dire! Ho difatti una lunga serie di richieste da parte dei media. Dopodiché, trascorrerò la serata con la mia famiglia che mi raggiungerà a Berna per starmi accanto».

A Berna arriverà anche il fan Club di Lega e UDC. Ha organizzato lei?

«No, è stata un’iniziativa spontanea che, ovviamente, mi riempie di gioia e per questo li ringrazio per il loro supporto».

Gianni Righinetti

“J’ai toute la légitimité pour cette candidature” UDC, dit Norman Gobbi

“J’ai toute la légitimité pour cette candidature” UDC, dit Norman Gobbi

Da rts.ch l “Si Norman Gobbi était né à Altdorf ou à Lausanne, il serait UDC, il n’y a pas de doute”, a expliqué l’intéressé lors du 19h30, en rappelant que la Lega dei Ticinesi (Ligue des Tessinois) était le seul parti de son canton à lutter contre l’adhésion à l’EEE dans les années 1990.

“C’est mon profil et pas celui de la Lega qui est présenté devant l’Assemblée fédérale”, a-t-il poursuivi, “J’ai ma façon de communiquer: dure dans les termes, correcte dans la forme et, surtout, orientée vers des solutions”.

Reconnaissant que son parti peut tenir des propos sensibles et que lui-même a pu faire des dérapages, notamment lorsqu’il avait traité un joueur de hockey de “nègre”, le politicien de 38 ans a assuré “avoir beaucoup appris”, notamment en enrôlant les fonctions de président du Grand conseil, de conseiller national et de conseiller d’Etat.

Reste qu’il ne va pas mettre de l’eau dans son vin. “Je préfère les choses pures”, a-t-il averti.

Le Tessin, un spécialiste des problématiques migratoires

Norman Gobbi a précisé que ce serait un atout pour le Conseil fédéral d’accueillir un Tessinois, ce qui n’est plus arrivé depuis 16 ans: “Le Tessin a une capacité à voir les problèmes avant qu’ils n’arrivent car le canton est un avant-terrain, par exemple pour les problèmes sécuritaires ou migratoires”. Le canton se situe à 20km de Milan et il est un point de passage entre la Méditerranée et le Nord, a-t-il souligné.

Ferme sur les frontaliers, Norman Gobbi s’est aussi fait remarquer en proposant de rétablir les contrôles à la frontière pour faire face à l’afflux de réfugiés. “Ce cri a permis de faire renforcer les contrôles aux frontières”, a-t-il soutenu.

http://www.rts.ch/info/suisse/7290991–j-ai-toute-la-legitimite-pour-cette-candidature-udc-dit-norman-gobbi.html