“Abbiamo imparato molto dal Ticino”

“Abbiamo imparato molto dal Ticino”

Da www.ticinonews.ch
In diretta la conferenza stampa da Lugano del Consigliere federale, accolto da Norman Gobbi a Palazzo Civico: “Acquistate 13 milioni di dosi di vaccino”
 
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Da www.tio.ch
«Dovremo passare l’inverno senza vaccino contro il Covid-19»
Il consigliere federale Berset è tornato in Ticino a distanza di otto mesi esatti dalla prima visita durante la pandemia. Ha lodato il sistema sanitario e ospedaliero del nostro cantone, ma alla popolazione ha ricordato: «Al primo sintomo andate a fare il tampone!».
https://www.tio.ch/ticino/attualita/1475480/covid-19-vaccino-ticino-cantone-federale****

Da www.cdt.ch

«I prossimi mesi saranno duri, e non ci sarà il vaccino per tutti»
https://www.cdt.ch/ticino/i-prossimi-mesi-saranno-duri-e-non-ci-sara-il-vaccino-per-tutti-AX3462406?_sid=mB5mNE8g

 

Il consigliere federale Alain Berset ha incontrato il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi: «In Ticino ho visto una grande coesione e solidità, abbiamo imparato molto da voi, ma bisogna fare più test»

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi il consigliere federale Alain Berset. La visita del capo del Dipartimento federale dell’interno nel nostro Cantone ha permesso di fare il punto sulla situazione epidemiologica e sulle misure per frenare la diffusione del coronavirus in Svizzera. Il consigliere federale Alain Berset, giunto in mattinata in Ticino, ha visitato la Clinica Moncucco e l’ospedale Italiano, prendendo visione dell’organizzazione adottata per gestire i pazienti ticinesi affetti da coronavirus. Un incontro politico con il Consiglio di Stato è stato in seguito organizzato a Palazzo Civico.

Il sindaco di Lugano Marco Borradori accoglie i presenti: «Avervi qui è un segno tangibile della vicinanza del Cantone e della Confederazione alla popolazione, c’è un fattore che ci ha travolti positivamente: un’ondata di solidarietà che ci ha dimostrato come la nostra società civile sia coesa nel rispondere alle difficoltà. è un fatto che mi rende fiero di essere sindaco. Però abbiamo settori che stanno soffrendo moltissimo e sono preoccupati del loro futuro. Ci conforta la presenza del Consiglio federale, Lugano e il Cantone hanno bisogno degli aiuti della confederazione per andare avanti e abbiamo bisogno di una presenza viva per sentirci parte di un solo Paese».

Prende poi la parola il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, che pone l’accento sullo spirito federalista: «Il Ticino è l’unico cantone che lei ha visitato per ben due volte durante la crisi COVID. Una dimostrazione che la sua personalità ha permesso a tutta la Svizzera di affrontare con più tranquillità la crisi sanitaria. Durante la prima ondata non ci siamo fatti travolgere, grazie alle misure prese. Gli scenari peggiori non si sono manifestati, grazie all’impegno della popolazione, il dialogo e le soluzioni pragmatiche. È questa la forza della Svizzera: dialogo, confronto, valutazione e decisioni prese. In uno spirito federalista in cui il gioco di squadra è indispensabile. Il nostro cantone è stato in grado in marzo di affrontare la crisi nazionale. Siamo riusciti a far passare il messaggio al resto della Svizzera». Gobbi ha poi parlato dell’Italia: «Il Ticino continua a seguire con attenzione gli sviluppi della pandemia, con un occhio alla Confederazione e uno alle Regioni italiane, Lombardia e Piemonte. Da sempre infatti il Cantone deve saper confrontarsi anche oltre le frontiere di stato. Molti mal sopportano le nostre misure, ma attorno a noi gli Stati, dall’Austria alla Francia, stanno implementando misure più restrittive».

Il consigliere federale Alain Berset ha sottolineato il grande lavoro svolto in Ticino, dopo aver fatto visita alla clinica Moncucco e all’Ospedale italiano: «Questa è la terza volta per me in Ticino. Dall’inizio dell’anno ho avuto l’occasione di lavorare con Christian Vitta, Raffaele De Rosa, e ora sento una continuità governativa: questa è importante per affrontare una crisi del genere. A che punto siamo in questa seconda metà di novembre? La situazione è seria, non siamo più ottimisti come in estate. Il Ticino è stato tra i più colpiti all’inizio, ora è la Svizzera romanda la più in difficoltà, e le cure intense e il sistema sanitario restano sotto pressione ovunque. Il sistema però a livello svizzero, con i trasferimenti intercantonali, funziona e collabora. In Ticino ho visto una grande organizzazione, per garantire cure di qualità a tutti. Avete imparato parecchio in primavera. Siete messi bene, avete una grande solidità e siete molto efficaci. In Ticino c’è una grande coesione tra le autorità e questo permette di gestire meglio la crisi. La situazione è cambiata anche per quanto riguarda le tracciabilità. Ora c’è il materiale e il personale. Siete stati i primi toccati dal virus, avete avuto un ruolo chiave, abbiamo imparato tantissimo nello scambio con voi. I contatti con il Ticino in primavera erano molto frequenti, per trovare le soluzioni migliori. Nei prossimi mesi bisognerà stare attenti, con le temperature più basse e la popolazione sempre più stanca. È fondamentale rispettare tutte le nuove misure introdotte. La situazione è pesante e i mesi invernali saranno ancora più difficili. I test sono importanti per combattere la pandemia. Abbiamo l’impressione che non tutte le persone con sintomi si facciano testare: mi appello alle persone, fate i test senza indugio. Non dobbiamo rischiare di diffondere il contagio. Constatiamo che i test sono in diminuzione, ma di test ce n’è per tutti».

Berset ha poi parlato dei vaccini: «Non avremo il vaccino per tutti nei prossimi mesi: dovremo passare l’inverno senza il vaccino per tutta la popolazione. Dobbiamo cavarcela con le misure che conosciamo. A inizio marzo abbiamo individuato una strategia per acquistare il vaccino, oggi abbiamo 13 milioni di dosi riservate per la svizzera: in molti casi servono due dosi a testa. Le procedure per i vaccini sono le stesse che valgono per tutti i farmaci in Svizzera».

Visita del Consigliere federale Alain Berset

Visita del Consigliere federale Alain Berset

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi il Consigliere federale Alain Berset. La visita del Capo del Dipartimento federale dell’interno nel nostro Cantone ha permesso di fare il punto sulla situazione epidemiologica e sulle misure per frenare la diffusione del coronavirus in Svizzera.

Il Consigliere federale Alain Berset, giunto in mattinata in Ticino, ha visitato la Clinica Moncucco e l’ospedale Italiano, prendendo visione dell’organizzazione adottata per gestire i pazienti ticinesi affetti da coronavirus.
Un incontro politico con il Consiglio di Stato è stato in seguito organizzato a Palazzo Civico. Si è trattato dell’occasione per tornare sulle prime fasi della crisi e sulle differenze con l’attuale seconda ondata, volgendo lo sguardo anche alle prospettive legate ai promettenti esiti delle ricerche per lo sviluppo di un vaccino. Il Consigliere federale Alain Berset ha ricordato in particolare il ruolo del Ticino durante la scorsa primavera, ed elogiato la qualità del sistema sanitario cantonale nel gestire le diverse fasi dell’emergenza.

‘Stimati 43 milioni per il Ticino’

‘Stimati 43 milioni per il Ticino’

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 19 novembre 2020 de La Regione

Nella tarda mattinata di ieri gli auspici comunicati alla stampa da Norman Gobbi e Marina Carobbio, presidenti rispettivamente di Consiglio di Stato e Deputazione ticinese alle Camere federali: più fondi per i casi di rigore, cioè al sostegno di quelle piccole imprese ancora in difficoltà dopo aver già subito pesanti perdite economiche durante la prima ondata pandemica, e l’adeguamento della Legge Covid per la creazione di una base legale che permetta di comminare multe nei casi in cui viene riscontrato il mancato rispetto delle misure di protezione. Nel giro di due ore l’annuncio del Consiglio federale (cfr. pagina 2).

È stata una coincidenza la risposta giunta da Berna a stretto giro di posta, per carità. Ma sicuramente gradita. «Innanzitutto devo dire che nella procedura di consultazione sui casi di rigore, come Canton Ticino abbiamo partecipato attivamente, sollevando criticità da un lato sull’importo e dall’altro sul meccanismo di funzionamento dello strumento», esordisce interpellato dalla ‘Regione’ per un commento il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. Ieri, prosegue, «abbiamo ottenuto una prima risposta che è sicuramente positiva: quella riguardo l’aspetto finanziario. Il miliardo di franchi che è stato annunciato, cumulato tra Cantoni e Confederazione, rappresenta una dotazione sicuramente più interessante rispetto all’ipotesi iniziale di 400 milioni». E materialmente quanto verrà attribuito al Ticino? «Non abbiamo ancora delle comunicazioni ufficiali su quanto ci spetterà, ma indicativamente secondo i nostri primi calcoli, che andranno verificati soprattutto in merito alle regole di attribuzione, potrebbe esserci un importo di 43 milioni da suddividere tra Cantone e Confederazione. Ma ripeto, col beneficio d’inventario: sono prime stime». Ben più dei 17 milioni inizialmente previsti.

Sulla seconda criticità rilevata dal Consiglio di Stato, quella del meccanismo di funzionamento, «speriamo che la procedura sia rigorosa perché si tratta di soldi pubblici ed è necessario avere i giusti controlli, ma pure che allo stesso tempo non diventi troppo macchinosa perché complicherebbe il tutto. Su questo ora non possiamo pronunciarci. Quello che è importante rilevare è che parliamo di casi di rigore, non sarà un intervento ad annaffiatoio ma molto mirato in quei settori e quelle aziende che hanno subito in maniera pesante questa pandemia e potrà assumere diverse forme di intervento. La Confederazione parla di sostegni che possono passare dal credito fino al fondo perso, andrà valutato una volta che l’ordinanza sarà pubblicata».

Anche la novità in merito all’estensione delle indennità di lavoro ridotto «è una notizia positiva», rileva Vitta. Perché il lavoro ridotto «è uno di quegli strumenti che è stato più efficace negli interventi in questi mesi. Si pensi che nel solo Canton Ticino da quando è stato applicato fino all’inizio di settembre sono stati distribuiti oltre 600 milioni di franchi». Un’efficacia comprovata, quindi, e che ha aiutato «a mantenere stabile il tasso di disoccupazione in questi mesi ed evitare una sua esplosione».

A unirsi alle buone notizie è anche, per il direttore del Dfe, «il segnale di apertura, a determinate condizioni, a riattivare i crediti Covid. Bisogna dire che hanno aiutato molto in questa fase. Basti ricordare che a inizio novembre abbiamo registrato un calo di fallimenti rispetto all’inizio di novembre dell’anno scorso: nel 2019 erano 1’055, nel 2020 sono scesi a 844. Sicuramente anche frutto di questa liquidità messa nel mercato. Tutti questi strumenti ci hanno permesso di mantenere stabile questa situazione, malgrado sia difficile». C’era il timore diffuso nel vedere i reali effetti della crisi, sia sui redditi sia sull’occupazione, una volta confrontati con la fine degli aiuti. Queste decisioni in arrivo da Berna spostano in là questo momento, dando magari più tempo per (ri)organizzarsi? «Sicuramente – risponde Vitta – l’anno 2021 sarà impegnativo per chi opera a livello economico, a dipendenza dei settori in cui si è attivi. Lo Stato è intervenuto e sta intervenendo per limitare i danni di questa situazione, ma al momento che ci sarà una ripresa economica saranno solo le aziende e i settori più strutturati e solidi che avranno una prospettiva. Chi aveva già difficoltà le ha viste amplificate dalla pandemia, e non tutti riusciranno a passarla in maniera indenne. Altri avranno nuovi slanci. Come tutte le crisi, ce lo insegna la storia, anche questa purtroppo lascerà situazioni negative in ambito economico». E, conclude Vitta, «non dipenderà solo dall’andamento cantonale. Se pensiamo che abbiamo circa il 50 per cento del nostro Prodotto interno lordo che è generato dalle esportazioni bisognerà vedere come si muove il mondo a livello economico».

Anche il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, dopo gli auspici mattutini, è soddisfatto di quanto emerso da Berna. Da noi raggiunto annota come «il fatto che venga riconosciuto un credito superiore rispetto a quanto inizialmente previsto per i casi di rigore, proprio perché tutti i Cantoni hanno evidenziato questa necessità, ci soddisfa perché viene dato seguito anche alle richieste del Ticino. Ma è pure la dimostrazione che se i Cantoni lavorano in maniera concertata il Consiglio federale ci ascolta, ed è importante questo gioco di squadra anche attraverso le singole conferenze dei direttori cantonali». In merito alle multe, come direttore del Dipartimento istituzioni Gobbi spiega che «ora si può farle, ma l’obiettivo non è sanzionare. Però se i comportamenti non si conformano e c’è una mancanza palese del rispetto delle norme e delle regole alla base del comportamento che ha permesso di correggere la curva dei contagi, e di farla pian pianino abbassare, significa che ogni tanto bisogna anche multare: ma solo come

soprattutto nei confronti di coloro che sono, tra virgolette, più riottosi nel recepire indirizzi e raccomandazioni delle autorità».

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 19 novembre 2020 del Corriere del Ticino

Multe celeri, pressing del Ticino su Berna

Le sanzioni disciplinari per chi non rispetta le disposizioni anti-COVID e gli aiuti finanziari per i casi di rigore saranno i temi centrali per la Deputazione in occasione dell’imminente sessione del Parlamento Il Consiglio federale ha intanto innalzato i fondi destinati alle aziende ticinesi, che arriveranno così a 43 milioni

Non manca molto alla sessione invernale delle Camere federali che verrà aperta il 30 novembre. Tema centrale dei dibattiti parlamentari sarà la revisione della Legge COVID in considerazione anche della seconda ondata della pandemia. «I temi all’ordine del giorno non possono fare astrazione dalla situazione sanitaria in corso», ha detto ieri a Bellinzona la presidente della Deputazione ticinese Marina Carobbio Guscetti nel corso dell’usuale conferenza stampa che si tiene prima dell’inizio della sessione, in concerto con il Consiglio di Stato. Gli scambi tra i deputati ticinesi a Berna e i consiglieri di Stato, ha spiegato il presidente del Governo Norman Gobbi, si sono incentrati su due aspetti della revisione dell’ordinanza: gli aiuti finanziari per i cosiddetti casi di rigore e la possibilità di infliggere multe disciplinari anche in caso di situazione particolare e non solo straordinaria.

Contravvenzioni più rapide
Per quel che riguarda le multe disciplinari, il tema è stato presentato sulle pagine del nostro giornale proprio la scorsa settimana. In sostanza, con il passaggio dalla situazione straordinaria, invocata dal Canton Ticino in marzo, a quella ordinaria cui si è tornati in giugno, per la polizia è venuta a mancare la possibilità di sanzionare istantaneamente chi non si attiene alle regole (per esempio multare chi non indossa la mascherina o si raggruppa in assembramenti superiori alle cinque persone proprio come si fa con chi non indossa il casco o non mette la cintura), mentre percorrendo la via «ordinaria» i tempi procedurali sono ben più lunghi. La proposta, ha confermato Carobbio Guscetti, è stata sposata dalla deputazione e verrà portata avanti a Berna a nome del Ticino.

Modifica accordata dal Governo
Nel pomeriggio di ieri anche il Consiglio federale è tornato sul tema proponendo una modifica della Legge sulle multe disciplinari. «Le contravvenzioni di lieve entità della legge sulle epidemie, come le violazioni dell’obbligo di portare la mascherina, devono poter essere punite con una semplice multa disciplinare. Abbiamo bisogno di disciplina», ha detto Ueli Maurer ribadendo che l’obiettivo è quello di ridurre il numero di infezioni. «Si può essere critici, ma indossare la mascherina, in alcune occasioni, è un obbligo».

Più soldi dalla Confederazione
Tornando ai casi di rigore (vedi box a lato), la proposta di modifica, di cui ha parlato anche il Consiglio federale poco dopo la conferenza stampa ticinese, prevede di incrementare gli aiuti finanziari per i casi di rigore fino a un importo complessivo di 1 miliardo di franchi e di aumentare la quota della Confederazione a circa due terzi. L’importo da devolvere da parte di Berna era precedentemente stato fissato a 200 milioni da dividere tra i Cantoni, ai quali questi ultimi avrebbero aggiunto una somma uguale: per il Ticino, questo avrebbe portato ad aiuti per circa 17 milioni di franchi (8,5 da Berna e altrettanti da Bellinzona). L’ammontare è però ritenuto oggi insufficiente sia dal Cantone, sia anche dalla Commissione dell’economia e dei tributi del Nazionale che proprio martedì si è espressa in merito, e anche dal Consiglio federale che, come detto, ha annunciato di aumentare l’importo a 1 miliardo di franchi. L’Esecutivo federale aveva infatti già ammesso che la cifra era stata calcolata sulla base dei fabbisogni così come apparivano prima della seconda ondata. La quota totale destinata al Ticino sarà quindi di 43 milioni. Lo scopo della revisione della Legge, hanno spiegato entrambi i relatori, è ottenere più mezzi e criteri di selezione più precisi. «Molte piccole realtà – ha proseguito Carobbio Guscetti -, pur avendo necessità di essere aiutate, sono inoltre preoccupate di non poter rendere questi prestiti, verrà quindi anche discussa la possibilità di istituire sovvenzioni a fondo perso».

Dai conti alle pigioni
Tra gli altri temi di cui si discuterà a Berna, ha terminato la deputata socialista, figurano il Preventivo e il Consuntivo, che verranno eccezionalmente trattati nella stessa sessione. La Deputazione, infine, vorrebbe anche discutere di una legge a livello federale che tratti le pigioni commerciali.

 

 

Pieni voti al Governo nella prima ondata

Pieni voti al Governo nella prima ondata

Da www.ticinonews.ch

Pubblicati i risultati del sondaggio promosso tra la popolazione ticinese sulla percezione della comunicazione da parte delle autorità.
Gobbi: “Nella prima ondata c’era un derby Ticino-Berna”

https://www.ticinonews.ch/ticino/pieni-voti-al-governo-nella-prima-ondata-GA3460080

In primavera abbiamo vissuto una situazione senza precedenti, scandita da nuove misure e allentamenti del Governo, comunicati nelle famose conferenze stampa da Bellinzona e da Berna. Si poteva fare meglio o di più? A inizio estate lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta ha promosso un sondaggio online per raccogliere informazioni tra i cittadini ticinesi riguardo la loro percezione della comunicazione delle autorità durante la prima ondata. Sondaggio a cui hanno partecipato 2’856 persone, che hanno espresso giudici e formulato osservazioni sull’operato del Consiglio di Stato e lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta. Il risultato è chiarissimo: i giudizi raccolti sulla qualità, l’entità e le modalità della comunicazione sono molto positivi. “La gente si è sentita informata e rassicurata” commenta l’autore dello studio Mauro Stanga dell’Ufficio di statistica ai microfoni di Teleticino. “Si cercava quasi protezione e sostegno da parte delle autorità. Nel complesso le valutazioni sono positive. Ma c’è una maggiore attitudine alla critica tra i più giovani e i più formati (che si manifesta comunque nell’ambito di valutazioni globalmente positive). C’è invece un bisogno di sostegno maggiore delle autorità da parte delle fasce più vulnerabili, come gli anziani e le persone con un livello di istruzione più basso”.

La chiarezza delle informazioni
Per quanto riguarda la chiarezza e la comprensibilità delle informazioni fornite, tre aspetti su cinque (le misure di prevenzione, gli aggiornamenti sull’evoluzione dell’epidemia, come comportarsi in caso di sintomi) sono risultati molto chiari. Raggiunge invece una discreta valutazione media la percezione della chiarezza e della comprensibilità delle informazioni relative alle riaperture delle attività (fasi di allentamento: riapertura scuole, dei bar e dei ristoranti, dell’Amministrazione cantonale, ecc.)”. Anche le informazioni riguardo all’utilizzo della mascherina hanno lasciato qualche incertezza.

Ticinesi più critici verso Berna e il Gran Consiglio
Durante la crisi sanitaria le istituzioni cantonali hanno potuto contare su un elevato grado di fiducia da parte della popolazione. Ma chi ha partecipato allo studio ha manifestato meno fiducia nei confronti delle autorità federali (Ufficio federale della sanità pubblica e Consiglio federale) e del Gran Consiglio. In particolare tra la popolazione ticinese hanno avuto forte risonanza alcune incomprensioni tra le istituzioni federali e quelle cantonali. “Nell’immaginario collettivo si è alimentata ed esacerbata una sorta di contrapposizione (in buona parte preesistente) tra determinate istanze e necessità specifiche del nostro cantone e una pretesa mancanza di attenzione a queste specificità da parte delle autorità federali, ciò che spiega in parte la minor fiducia qui attribuita a queste ultime” si legge nello studio.
Per quanto riguarda il Gran consiglio, nei commenti sono stati espressi con una certa frequenza delle riserve circa le critiche formulate da parte di alcuni deputati su aspetti della gestione della crisi. “Il fatto che ci siano stati dei granconsiglieri che hanno espresso critiche sull’operato del governo è stato percepito negativamente da molte persone che hanno compilato il questionario” spiega ancora Stanga dello studio, che cita per esempio il rinvio delle sedute parlamentari previste a inizio maggio.

Le conferenze stampa, appuntamento quotidiano in tv
Il canale più utilizzato dai ticinesi per tenersi aggiornati sulla situazione è stato la televisione (46,5%), seguita dai canali informativi ufficiali delle autorità cantonali e federali (25,4%), i giornali cartacei e i portali online (16,85). Altri canali, tra cui i social media e la radio, vengono menzionati come fonte principale di informazione da meno del 10% dei partecipanti. Per Stanga la scelta della televisione come canale principale di informazione è un “ritorno al passato”, con le autorità che sono di nuovo entrate nelle case delle persone.

Gobbi: “Nella prima ondata c’era un derby Ticino-Berna”
Dalla prima ondata tante cose sono cambiate anche dal punto di vista della comunicazione. Oggi il Governo riceverebbe gli stessi voti? Teleticino lo ha chiesto al presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. “Il risultato positivo della prima ondata è da leggere anche nell’ambito di un derby tra Ticino-Berna” spiega il consigliere di Stato. “In questa seconda ondata di derby non ne abbiamo fortunatamente avuti. Siamo riusciti a gestire la situazione con limitazioni che hanno permesso comunque delle aperture e di andare avanti, raggiungendo gli obiettivi prefissati”. Ma ora i rapporti tra Bellinzona e Berna sono migliorati? Per Gobbi sì, ma non sono ancora del tutto allineati.

Criminalità informatica e pedocriminalità: rafforzamento degli sforzi cantonali

Criminalità informatica e pedocriminalità: rafforzamento degli sforzi cantonali

Comunicato stampa

I Cantoni intendono coordinare meglio la lotta contro la criminalità informatica e unire i loro sforzi in questo settore. Il Dipartimento delle istituzioni informa che nella riunione autunnale del 12 novembre 2020 la Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia (CDCGP) ha approvato i termini di un accordo amministrativo stipulato con la Conferenza dei comandanti cantonali di polizia (CCPCS). Tale accordo, la cui entrata in vigore è prevista il 1° gennaio 2021, disciplina l’organizzazione e il finanziamento di una rete di supporto digitale alle indagini sulla criminalità informatica (NEDIK).

La rete NEDIK, fondata nel 2018 dalla CCPCS, mira a concentrare le risorse specializzate affinché la lotta contro la criminalità informatica possa essere condotta in modo coordinato ed efficiente. L’accordo amministrativo appena concluso regola l’organizzazione e il finanziamento delle prestazioni dei singoli Corpi di polizia cantonali nell’ambito di NEDIK a favore di tutti i Corpi di polizia in Svizzera. 
NEDIK ha il compito, tra le altre cose, di garantire il reciproco trasferimento di conoscenze, di redigere una panoramica nazionale dei casi e di permettere la classificazione dei casi intercantonali. La rete NEDIK contribuisce inoltre alla prevenzione, collaborando con la Prevenzione svizzera della criminalità e con il Centro nazionale per la sicurezza informatica (NCSC).
Per il CDCGP e il CCPCS questo accordo costituisce un passo importante nella lotta contro la criminalità informatica. Attraverso NEDIK si assicura infatti la presenza di un organismo che promuove e coordina la cooperazione tra i Cantoni e tra i Cantoni e la Confederazione in questo particolare campo, segnatamente per quanto riguarda il fenomeno della pedocriminalità.

Coordinamento della cooperazione nazionale e internazionale nella lotta alla pedocriminalità
Per combattere la criminalità informatica NEDIK utilizzerà strumenti analitici specifici e gestirà un database centralizzato delle conoscenze.
La gestione della lotta contro la pedocriminalità, che sarà una delle priorità di NEDIK, sarà assunta dalla Polizia cantonale di Berna a partire dal 1° gennaio 2021. La stessa coordinerà la sorveglianza « peer-to-peer », nonché le indagini segrete in assenza di sospetti condotte dai Cantoni nel campo digitale.
Il presidente del CCSPA Mark Burkhard, ha sottolineato l’importanza delle indagini preventive, in particolare nella lotta contro la pedocriminalità: «Oggi in tutta la Svizzera sono occupati a tempo pieno quasi 18 posti – circa tre volte di più rispetto a prima della creazione di NEDIK – per indagini in assenza di sospetti, con particolare attenzione all’ambito della pedocriminalità».

Negli anni la criminalità è divenuta sempre più transnazionale. Aspetto quest’ultimo di particolare valenza per la criminalità informatica e la pedocriminalità. In quest’ambito le inchieste possono essere condotte con successo unicamente attraverso l’intensa collaborazione tra i Cantoni e con la Confederazione. Quest’ultima gioca poi l’importante ruolo di gestire i rapporti con le autorità estere. In seno al NEDIK, fedpol assume dunque il ruolo di coordinatrice sovracantonale e transnazionale, in particolare con i partner Europol e Interpol. In base al mandato NEDIK, fedpol si occupa inoltre di analizzare e indirizzare le segnalazioni delle autorità estere, ad esempio quelle relative a transazioni sospette in ambito di pedocriminalità, note come NCMEC, da parte delle autorità statunitensi. Questo a favore delle magistrature cantonali che in questo modo possono istruire i procedimenti, non appena un sospetto viene confermato. Fedpol elabora pure i rapporti di analisi e rappresenta la Svizzera in seno a gruppi di esperti internazionali.

Attualmente le forze di polizia cantonali e fedpol impiegano circa 300 persone che si occupano esclusivamente di lotta contro la criminalità informatica.

Prosecuzione del progetto di aggregazione Val Mara

Prosecuzione del progetto di aggregazione Val Mara

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato proporrà al Gran Consiglio l’aggregazione di Maroggia, Melano e Rovio, che in votazione consultiva hanno accolto il progetto aggregativo, senza includere il Comune di Arogno, dove avevano invece prevalso i voti negativi. I sostegni cantonali verranno adattati di conseguenza.

Lo scorso 18 ottobre 2020 la cittadinanza di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio si è espressa in votazione consultiva sul progetto di aggregazione tra i loro comuni, accolto con chiare maggioranze in tre comuni (Melano 67% di sì, Maroggia e Rovio 63%) e respinto ad Arogno (53% di no), con una maggioranza favorevole complessiva nei quattro comuni del 59%. L’abbandono dell’intero progetto, non entrando in considerazione con tale esito, rimanevano le ipotesi di proseguire l’aggregazione limitatamente ai tre comuni favorevoli o in alternativa l’attuazione completa, con l’inclusione di Arogno in via coatta.

Nei giorni successivi la votazione, la Sezione degli enti locali ha discusso i risultati e le conseguenze della consultazione con i sindaci dei quattro comuni coinvolti (nonché membri della Commissione di studio che ha elaborato il progetto) e, separatamente, con il Municipio di Arogno. Nel complesso è in sostanza emerso che, a determinate condizioni, entrambe le strade sono ritenute percorribili dai rappresentanti dei comuni favorevoli, posto in particolare che la costituzione del nuovo Comune non si protragga oltremisura. Il Municipio di Arogno, prendendo atto del voto ma facendo anche un bilancio complessivo della situazione e delle prospettive, continua a ritenere che lo studio di aggregazione proposto dalla Commissione sia un progetto da realizzare.

In linea con la politica aggregativa cantonale proposta nel Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) e ritenuto che per Arogno l’aggregazione costituisce al momento più un’opportunità che una necessità, il Governo ha deciso di orientare la propria proposta verso l’aggregazione di Maroggia, Melano e Rovio, con l’esclusione di Arogno, nel nuovo Comune di “Val Mara”, denominazione che ha raccolto maggiori preferenze rispetto all’alternativa di “Basso Ceresio”.

Questa aggregazione a tre comuni risulta conforme alle condizioni poste dalla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (LAggr), in quanto manifestamente coerente dal profilo territoriale, nonché in grado di rispondere alle aspettative presentate alla popolazione prima della votazione. Inoltre, non risente di alcun pregiudizio finanziario dall’assenza di Arogno e potrebbe avviarsi in un clima verosimilmente meno laborioso che con un’inclusione forzata, auspicata da una parte ma che la maggioranza non sembra ritenere al momento interessante.

Come a suo tempo anticipato, in caso di aggregazione ridotta i sostegni cantonali vengono rivisti, adattandoli alla nuova situazione. Riguardo gli aiuti finanziari all’aggregazione di Val Mara limitatamente a Maroggia, Melano e Rovio, il Consiglio di Stato proporrà 0,3 milioni di franchi per aiuti alla riorganizzazione amministrativa (per l’aggregazione completa erano previsti 0,4 mio) e 1,2 milioni per sostenere investimenti di sviluppo (1,6 mio erano stati proposti per l’aggregazione completa).

Il relativo messaggio governativo verrà licenziato nelle prossime settimane.

Ripresa del reclutamento per il servizio militare e della Protezione civile a partire dal 23 novembre 2020

Ripresa del reclutamento per il servizio militare e della Protezione civile a partire dal 23 novembre 2020

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, Sezione del militare e della protezione della popolazione, conferma la ripresa delle giornate di reclutamento militare e della Protezione civile.

La Sezione del militare e della protezione della popolazione, Comando di circondario e Servizio della Protezione civile, a seguito delle decisioni delle autorità federali, conferma che il reclutamento per il servizio militare e per la Protezione civile riprenderà a partire da lunedì 23 novembre 2020 nel rispetto delle disposizioni sanitarie e sociali in vigore.
Verranno pertanto convocati nelle prossime settimane tutti coloro che hanno previsto di iniziare la scuola reclute a gennaio 2021.
Le persone in possesso di un ordine di marcia e che non hanno ricevuto una conferma scritta di annullamento dovranno entrare in servizio come previsto.
A causa dell’estrema volatilità della situazione sono sempre possibili cambiamenti o annullamenti comunicati con un breve preavviso.  

«Un ciclone da una frase “rubata”, non ci si può neppure scusare»

«Un ciclone da una frase “rubata”, non ci si può neppure scusare»

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 17 novembre 2020 del Corriere del Ticino

Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi risponde alle critiche che gli sono state rivolte dopo aver pronunciato una frase sopra le righe nei confronti degli italiani e smentisce che in Governo ci sia del nervosismo sulle misure di contenimento da adottare.

Lei è finito nell’occhio del ciclone mediatico e politico per una poco elegante frase nei confronti degli italiani. Concorda sul fatto che sia stata una caduta di stile?
«Quando il ciclone mediatico e politico viene creato su una errata comprensione di una frase “rubata” in un fuori onda televisivo c’è poco da fare. Non ci si può nemmeno scusare. Ciò che è stato riportato (ad arte da alcuni avversari politici) non è ciò che ho detto. Quindi il fatto non esiste. Potremmo star qui ore a disquisire sul bon ton. La realtà è un’altra: questa pandemia necessita di interventi appropriati sia di qua sia di là dal confine e ognuno è chiamato a fare il suo. Unicuique suum: se lo dico in latino va meglio?».

In questa seconda ondata le si rimprovera di avere alzato eccessivamente i toni come presidente del Governo. Concorda o contesta?
«In questa seconda ondata il presidente del Governo si è fatto – come nella prima ondata – portavoce dell’intero Governo. Non sono i toni a essere eccessivi, sono le misure da adottare a essere impegnative, per taluni pesanti e per altri sempre troppo blande. I miei toni sono sempre stati improntati a far passare un messaggio chiaro».

C’è poi la fuga in avanti e la ritrattazione delle misure presentate domenica scorsa in fretta e furia. Un errore di percorso o il segno del nervosismo che inizia a farsi strada anche al vostro interno?
«Il Governo ha voluto e dovuto lanciare domenica scorsa un ultimo appello alla popolazione per evitare di dover ricorre a misure più drastiche. E i numeri degli ultimi giorni sembrano confermare che la popolazione ha recepito l’appello e capito la gravità della situazione. Il fatto che il giorno successivo abbiamo dovuto precisare alcune questioni (sostanzialmente per il mondo dello spettacolo: cinema, teatri e concerti) non mi sembra una tragedia. Il Governo è unito e la conduzione di questa crisi ci sta rafforzando».

È curioso che per spiegare il dietrofront sia stato mandato al fronte il cancelliere Arnoldo Coduri. Tutti i consiglieri di Stato avevano impegni improrogabili al punto da evitare il confronto e la spiegazione ai cittadini?
«Erano spiegazioni di natura tecnica, non politica (da 5 persone si passa per gli spettacoli a 30, come era già stato previsto per le funzioni religiose). Il messaggio politico era: agiamo tutti insieme ora per evitare limitazioni peggiori in un secondo momento. Ricordo inoltre che uno dei compiti del cancelliere è rappresentare il Governo verso l’esterno e infatti la comunicazione e l’informazione sulla crisi attualmente è stata centralizzata, come ho comunicato proprio nel corso della conferenza stampa di domenica scorsa, al SIC (Servizio dell’informazione e della comunicazione del Governo) di cui il cancelliere è responsabile. In tutta franchezza, mi sembra quindi una polemica sterile. Ora è importante guardare avanti perché i prossimi mesi saranno altrettanto impegnativi».

Premesso che sbagliare è umano e nessuno qui vuole infierire, il rischio è che la cittadinanza guardi più alla forma che alla sostanza, perdendo di vista l’obiettivo primario, la salute e la lotta alla pandemia. Cosa ne pensa?
«Ai fiumi di parole noi preferiamo i fatti. Come tutti i ticinesi alla forma preferiamo la sostanza. E in questa crisi le chiacchiere sono dannose. Anzi: fanno sbagliare. Credo che abbiamo ripetuto centinaia di volte qual è l’obiettivo principale di tutte le misure di fronte alla crisi: la salute dei concittadini; e non solo per chi, purtroppo, si ammala di COVID-19, ma anche per coloro che devono affrontare tutte le altre patologie che non si fermano davanti al coronavirus. Quindi: evitare la pressione sulle strutture sanitarie attraverso misure appropriate che non portino alla chiusura di ogni attività. Pena un collasso economico e sociale».

“Sì alla sicurezza privata ma con più professionalità”

“Sì alla sicurezza privata ma con più professionalità”

La nuova legge approvata dal Parlamento è un deciso passo avanti

Nella sua seduta di lunedì il Gran Consiglio ha approvato la nuova legge cantonale sulle attività private di investigazione e di sorveglianza. “Si tratta di una revisione totale della precedente legge, precisa il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Questa legge definisce le modalità per concedere le autorizzazioni sia alle agenzie private di sicurezza sia ai loro collaboratori, nonché agli investigatori privati. Le agenzie hanno assunto un ruolo sempre più marcato nel campo della sicurezza e in particolare del controllo per quei compiti definiti “minori”, ma di grande importanza per assecondare il lavoro delle polizie comunali e della polizia cantonale. Queste agenzie non si sostituiscono alle forze dell’ordine pubbliche. Assolvono compiti nuovi, necessari in una società che cambia e che ben difficilmente potremmo affidare solo e sempre alla polizia”.

Ma perché c’era bisogno di una revisione totale di questa legge? “La legislazione precedente risaliva agli anni Settanta. In questi quasi cinquant’anni di acqua sotto i ponti ne è passata molta. Inoltre a seguito del caso Argo1 in cui era emersa una criticità con una di queste agenzie (appunto l’agenzia ARGO) la speciale commissione parlamentare di inchiesta aveva raccomandato cambiamenti nella vecchia legge. Detto, fatto: nel giro di pochi mesi il mio Dipartimento ha preparato questa revisione, approvata dal Consiglio di Stato l’anno scorso. Ora è arrivato anche il sì del Parlamento. Sono soddisfatto del risultato”, afferma il Presidente del Governo Norman Gobbi.

Quali sono le principali novità? “La riforma – specifica Gobbi – mira a rafforzare la formazione degli agenti e dei responsabili delle agenzie, a rendere maggiormente efficace il regime autorizzativo e ad aggiornare l’elenco delle attività che necessitano del nullaosta del Cantone. Si tratta di adeguare le disposizioni alla situazione odierna, che in Ticino registra un centinaio di agenzie, contro la ventina circa degli anni Settanta, prevedendo una formazione di base specifica a dipendenza del ruolo e una formazione continua a moduli. Un passo avanti per un settore che rientra nella rete per rendere più sicura la nostra società” conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.