Ticino 2020 così disegnerà il Comune del 21° secolo

Ticino 2020 così disegnerà il Comune del 21° secolo

Intervista a Marzio Della Santa (capo della Sezione degli enti locali) pubblicata nell’edizione di sabato 14 novembre 2020 de La Regione

Una riforma che tocca tre assi strategici: la dimensione, i compiti e il funzionamento

Nell’arco degli anni il ruolo dei Comuni nella società è cambiato più volte. Il funzionamento, i compiti e le dimensioni si sono evolute con il passare del tempo e la riforma Ticino 2020 mira a tenere in considerazione questi cambiamenti, adattando la suddivisione dei doveri (in particolare finanziari) tra Cantone e Comuni al periodo storico attuale. 

Inizialmente il ruolo dei comuni era «di sussistenza», spiega a ‘laRegione’ Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali e membro della direzione del progetto Ticino 2020. Un comune «agricolo», insomma, che «alle nostre latitudini conosciamo con il termine di Vicinia. Il compito era quello di garantire ai membri della comunità un accesso alle terre comuni, tale da permettere a ognuno di sopravvivere, di sussistere». Questa forma di comunità era caratteristica del Medioevo e in seguito è stata ereditata dai patriziati. All’inizio del 20° secolo si è poi passati a un comune di servizi. «Servizi che servivano a garantire una vita in salute». Si garantiva ad esempio «l’evacuazione delle acque luride o l’acqua potabile».

Il concetto di servizi si è in seguito evoluto «con l’aumento della complessità della società, sempre più ricca ed esigente». Vengono così offerti anche «servizi educativi, come la scuola, maggiore sicurezza nell’approvvigionamento, ma pure verso minacce esterne (che potevano anche essere eventi naturali). Questa forma si è quindi evoluta fino alla fine degli anni 80-inizio anni 90, quando «si è iniziato a parlare di Comune economico». Un trentina di anni fa si concepiva quindi il Comune come «partner del Cantone e della Confederazione nello sviluppo economico del territorio: la pianificazione doveva essere armonizzata con la visione di sviluppo del Cantone. In realtà, essendo attori economici, i Comuni hanno sviluppato le zone industriali e quelle artigianali secondo il proprio interesse. Questo era il prezzo da pagare a causa del prelievo da parte dei Comuni dell’imposta sulle persone giuridiche».

Una visione che si è protratta fino all’inizio degli anni 2000: oggi sono il Cantone e la Confederazione che fanno promozione economica, mentre i Comuni hanno adottato sempre più un ruolo «comunitario, reso evidente dall’attuale pandemia». Si tratta di un Comune «attento alla qualità di vita residenziale dei cittadini e delle aziende che risiedono sul suo territorio», precisa Della Santa.
Ma cosa determina la qualità di vita residenziale?
«Diversi fattori, come ad esempio gli aspetti sanitari, sociali, territoriali, educazione, ma anche la tranquillità, il fatto di poter uscire e relazionarsi con altre persone, la bellezza e la pulizia degli spazi pubblici, un territorio ordinato». Da un sondaggio del 2019 è infatti emerso che l’aspetto principale che tiene in considerazione una persona se dovesse cambiare Comune «è il costo dell’abitazione, la tranquillità e la qualità del paesaggio. Secondario è il moltiplicatore, mentre l’offerta di svago i servizi sociosanitari, la vicinanza delle scuole, la qualità degli spazi pubblici, l’amministrazione pubblica, si trovano in fondo alla classifica perché sono aspetti ormai acquisiti e diffusi uniformemente sul territorio».

‘Recidere le aderenze’
Perché i rapporti istituzionali si sviluppino in un clima costruttivo, il ruolo del Comune deve essere complementare a quello del Cantone e della Confederazione. Ticino 2020 mira quindi «essenzialmente a recidere le aderenze che si sono create nel corso degli anni tra Cantoni e Comuni in un contesto molto eterogeneo a livello comunale», sottolinea ancora Della Santa. La riforma che il Dipartimento delle istituzioni sta promuovendo va così a toccare tre «assi strategici a livello comunale: la dimensione, i compiti e il funzionamento». Un aspetto importante che riguarda la dimensione di un Comune è rappresentato dalle aggregazioni che «hanno prodotto effetti positivi, ma anche alcune criticità: complice l’evoluzione sociale, negli ultimi decenni si è assistito a un degrado della funzione comunitaria (sentimento di appartenenza) con ripercussioni anche sulla funzione democratica: se un cittadino si sente parte di una comunità, parteciperà attivamente anche alla vita politica. Oggi abbiamo più sentimenti di appartenenza invece che uno definito, legato a una determinata comunità». Laddove la cittadinanza è passiva, «le politiche attuate soddisfano i bisogni di pochi e sono quindi inefficaci». Inoltre, in passato le aggregazioni sono state realizzate per «necessità, perché andavano a rispondere a difficoltà di erogare beni e servizi appropriati e perché non vi erano persone disponibili a ricoprire cariche pubbliche». Oggi, invece, «ci muoviamo nella dimensione dell’opportunità: una comunità si riconosce appartenente a un territorio, rendendosi conto che può sviluppare politiche territoriali molto più efficienti». In generale, il ruolo che attualmente un Comune dovrebbe svolgere è quello «di garantire certi servizi, ma anche di avere un occhio di riguardo sulla comunità». E in questo senso vi è una «discrepanza tra Comuni grandi e piccoli». È infatti stato notato che quelli grandi riscontrano maggiori difficoltà «a livello di funzione comunitaria. E, rendendosi conto di ciò, i centri urbani stanno cercando di sviluppare politiche comunitarie che vanno a recuperare questo vuoto».

Ticino 2020 mira poi «a rivedere la ripartizione dei compiti tra Cantone e Comuni», afferma Della Santa, precisando che «un obiettivo è quello di restituire ai Comuni competenze che sono state loro sottratte a causa di una dimensione insufficiente: molti Comuni in passato hanno infatti chiesto al Cantone di occuparsi di certi servizi. Questi compiti potrebbero essere restituiti ai Comuni in chiave moderna, pensando a un Cantone che mantiene saldamente in mano la politica settoriale (ad esempio, nell’ambito della scuola, questo si traduce nella definizione del piano di studio e degli obiettivi pedagogici che un bambino deve raggiungere), ma che dà più autonomia esecutiva ai Comuni». Infine, la riforma è anche volta a «garantire al Comune delle regole di funzionamento appropriate». In questo senso, «si inizierà prossimamente a riflettere su modelli organizzativi e gestionali del Comune, capaci di renderne l’azione istituzionale e di servizio più efficace ed efficiente».
Pandemia permettendo, ad aprile 2021 dovrebbe essere consegnato il progetto definitivo di riforma al Consiglio di Stato. Progetto che dovrebbe poi essere trattato dal Gran Consiglio nel 2022.

Marzio Della Santa, concretamente quali compiti tornerebbero ai Comuni con Ticino 2020?
Principalmente saranno quelli legati agli anziani e alla scuola comunale. Al Cantone sarebbero affidati i compiti relativi alla Comunità tariffale, alla Federazione cantonale ticinese servizio autoambulanze, alla promozione delle famiglie, alla protezione dei minori, all’assistenza sociale e alle assicurazioni sociali. Dall’analisi dell’offerta è chiaramente emerso che si tratta di compiti che i Comuni (anche quelli più grandi) non sono più in grado di assicurare. Essendo però noi chiamati a rispettare l’equilibrio finanziario (sia i Comuni, sia il Cantone devono continuare a spendere nella stessa misura di oggi), il finanziamento delle prestazioni complementari Avs/Ai sarebbe affidato ai Comuni, anche se in questo ambito le decisioni e il controllo continueranno ad essere gestiti dal Cantone e dalla Confederazione. Per quanto riguarda l’assistenza sociale, si tratta di un bene di interesse cantonale: è nell’interesse di tutti che queste persone (che si spostano sul territorio) non vengano lasciate a loro stesse. Attualmente stiamo chiarendo i compiti che i Comuni dovrebbero comunque ancora svolgere nella gestione dell’assistito. Nell’ambito della scuola, il Cantone manterrebbe una responsabilità politica e il Comune dovrebbe recuperare autonomia esecutiva nell’erogazione della prestazione. A queste condizioni la responsabilità finanziaria sarebbe affidata ai Comuni.

E per quanto riguarda i compiti legati agli anziani?
La politica legata agli anziani consiste essenzialmente in due azioni: definire quali sono gli strumenti possibili da attuare e pianificare. Stiamo essenzialmente parlando di case per anziani, assistenza a domicilio e servizi di appoggio. Si tratta innanzitutto di distribuire la risposta sul territorio: se molte persone vanno in casa per anziani, vi sarà meno bisogno di assistenza a domicilio e servizi d’appoggio, e viceversa. Compito, questo, assunto dal Cantone che oltre alla pianificazione integrata del settore anziani fissa anche le regole di accesso sul piano finanziario (le tariffe). Con Ticino 2020 i Comuni diventerebbero responsabili dell’erogazione delle prestazioni. Oggi il passaggio dal domicilio alla casa per anziani può risultare molto difficoltoso, perché ogni struttura decide autonomamente se accogliere un anziano oppure no. Ma questo non vuol dire che rispondano ai bisogni della cittadinanza. Tramite il progetto i Comuni promuovono delle regioni sanitarie integrate. Un concetto che conoscono già altri Cantoni come Grigioni e Friburgo e che viene caldeggiato a livello federale da diverse organizzazioni settoriali. Ridando autonomia esecutiva ai Comuni, Ticino 2020 dà la possibilità all’anziano di trovare la soluzione migliore per i suoi bisogni, distinguendo, ad esempio, tra le zone periferiche (dove forse si preferisce l’assistenza a domicilio) e i centri urbani (dove chi abita in una palazzina magari non ha nulla in contrario a risiedere in una casa per anziani).

Cambierebbe qualcosa anche per le Autorità regionali di protezione (Arp)?
Sono un bell’esempio di un compito che in passato era esclusivamente locale e che poi col tempo è cambiato. Quelle che oggi conosciamo come Arp originariamente erano chiamate commissioni tutorie: erano i membri della comunità che accoglievano chi si trovava in una situazione difficile, prestando loro le cure necessarie. In seguito sono però evoluti i bisogni, così come la società e quindi la risposta che veniva data localmente (che dipendeva anche dalle risorse disponibili) non era più sufficiente. Questo servizio è così divenuto sovracomunale, dapprima con le tutorie regionali e poi le Arp. Ancora oggi vi sono differenze tra le decisioni prese dalle varie Arp, perché dipendono dalle risorse che i Comuni mettono loro a disposizione. Con Ticino 2020 le Arp diventeranno cantonali. Così facendo il cittadino avrà maggiori garanzie sull’equità di trattamento e sul rispetto dei suoi diritti, come stabilito a livello federale.

Ma il cittadino cosa ci guadagnerebbe con questa riforma?
Il cittadino ci guadagnerà sull’insieme di queste prestazioni, perché in questo modo (seguendo il principio di ‘chi beneficia, decide e paga’) le scelte politiche a vari livelli saranno più razionali e responsabili, evitando così prestazioni inappropriate o non necessarie. Volendo semplificare, si può concludere che con l’approvazione della riforma, per le famiglie giovani e per le persone più in là con gli anni vi sarà una maggiore soddisfazione rispetto ai loro bisogni. Il cittadino guadagna poi da un altro punto di vista, ovvero da quello dell’impasse politica: con le aderenze attuali si ingessa il sistema politico, sia a livello comunale, sia cantonale. La conflittualità evidenziata dalla recenti iniziative legislative dei Comuni potrebbe assumere un’ampiezza maggiore frenando coloro che vogliono promuovere nuove politiche o adeguare quelle esistenti.

Servizio di protezione civile – obbligo invariato fino a 40 anni

Servizio di protezione civile – obbligo invariato fino a 40 anni

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, Sezione del militare e della protezione della popolazione, prende atto positivamente che nella seduta del 09 novembre 2020 il Gran Consiglio ha approvato l’introduzione di un nuovo articolo (art. 14a) nella Legge cantonale sulla protezione civile (LPCi), concernente la durata del servizio per un periodo transitorio dal 01.01.2021 al 31.12.2025. La modifica ha permesso di posticipare l’applicazione delle disposizioni federali in termini di durata di servizio, permettendo quindi un rinnovamento organizzativo progressivo e dimensionato degli effettivi.

Le nuove disposizioni federali (Legge sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile e Ordinanza sulla protezione civile), che entreranno in vigore il 01 gennaio 2021, prevedono una diminuzione della durata dell’obbligo di prestare servizio. Infatti, si passa da un obbligo che inizia nell’anno in cui il milite compie i 20 anni e dura fino alla fine dell’anno in cui compie i 40 anni, ad un sistema in cui l’obbligo si estende su 14 anni dall’assolvimento dell’istruzione di base.
Tale cambiamento avrebbe portato ad un proscioglimento di un numero importante di militi e quadri. Situazione che alla luce dei molteplici compiti affidati alla protezione civile – si pensi solo a quelli legati all’attuale emergenza sanitaria – avrebbe di fatto messo in difficoltà l’efficienza operativa della protezione civile sul territorio cantonale. Da ciò la necessità dell’introduzione del nuovo art. 14a LPCi.

Disposizione cantonale (art. 14a LPCi)
Avvalendosi della possibilità concessa ai cantoni dall’art. 99 cpv. 3 nLPPC, il Gran Consiglio, su proposta del Dipartimento delle istituzioni ha accettato di introdurre una norma transitoria nel quadro legislativo cantonale volta a ridurre l’impatto generato dalla diminuzione degli effetti. La disposizione entra in vigore con decorrenza 01.01.2021 salvo eventuale referendum.

Effetti
Militi e quadri della protezione civile, incorporati nelle Organizzazioni regionali di protezione civile operanti sul territorio cantonale, che sono soggetti all’obbligo di prestare servizio di protezione civile dal 01.01.2021 al 31.12.2025, hanno l’obbligo di prestare servizio sino alla fine dell’anno in cui compiono i 40 anni.

Ulteriori informazioni
A tutti i militi ed ai quadri incorporati nelle Organizzazioni regionali di protezione civile verrà prossimamente trasmesso per iscritto un documento informativo.   

“Non ci aspettiamo novità da Berna”

“Non ci aspettiamo novità da Berna”

Da www.ticinonews.ch

Così Norman Gobbi sui mormorii relativi a una nuova stretta. E sui malumori in Ticino: “Li comprendo – spiega – ma il nostro agire è nell’interesse di tutti”

Situazione straordinaria? Confinamento nazionale? Nuove restrizioni localizzate? Sono tante le domande alle quali oggi potrebbe rispondere il Consiglio federale (una conferenza stampa è attesa per le 14.30 con Alain Berset). Da un lato l’appello dei Cantoni, dall’altro quello di una parte della componente economica: il comune denominatore è uno solo. Berna deve far sentire la sua voce. Nell’attesa Radio 3i ne ha parlato con il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi, partendo proprio dalla richiesta del Ticino della situazione particolare. “Non penso che la Confederazione voglia andare in questa direzione” spiega Gobbi. “Questa situazione però pone qualche difficoltà al Cantone, che è chiamato a vigilare sul rispetto delle norme federali e cantonali. Non c’è la base legale per poter sanzionare immediatamente con pene pecuniarie, che è prevista solo nell’ambito di una situazione straordinaria”. Una questione, quella delle multe disciplinari, che è stata sottoposta anche all’attenzione di Berna perché aggirare la questione, spiega Gobbi, è difficile. “Ci hanno provato i ginevrini, che sono stati richiamati sul fatto che non dispongono delle basi legali conformi. Abbiamo fatto verifiche anche noi. Purtroppo, con questa situazione, per i Cantoni diventa difficile e vanifica un po’ tutti gli sforzi”.

Le richieste di parte dell’economia
Parte dell’economia ha chiesto a gran voce una sorta di lockdown nazionale al posto di misure restrittive localizzate. In mancanza di una presa di posizione di Berna, potrebbe essere questo il prossimo passo? “Saranno temi da discutere e sui quale dovrà essere data una risposta, ma garantendo una visione d’insieme che deve essere sostenibile, sopportabile e supportabile” precisa il consigliere di Stato.

I malumori in Ticino
In queste ore in Ticino c’è un po’ di malumore per il parziale dietrofront sulle misure, in particolare per quel che riguarda le limitazioni a cinema, teatri e impianti sportivi. “Ci sono degli ambiti in cui un contagio è più evidente, dove c’è una maggiore o minore attenzione delle regole. È soprattutto questo uno dei motivi che ci ha spinto a chiarire in quale situazione dovevano essere ripristinati determinati valori e corretti degli altri”. Ma non era forse più giusto chiudere del tutto queste attività? “È una misura che potremo sempre prendere qualora la curva non dovesse appiattirsi o abbassarsi”.

‘Monitoriamo il pericolo estremismo’

‘Monitoriamo il pericolo estremismo’

Intervista pubblicata nell’edizione di lunedì 9 novembre 2020 de La Regione

Norman Gobbi su Covid e proteste, stanchezza della gente e misure ‘necessarie’

In Italia e nei Paesi a noi vicini si stanno moltiplicando le proteste in strada contro le misure sanitarie prese dalla politica per fronteggiare il coronavirus. Anche in Ticino, storia di dieci giorni fa, è stata organizzata la prima manifestazione dal centro sociale ‘Il Molino’, finita con una testata subita da una nostra collega che era lì semplicemente per svolgere il proprio lavoro: fare cronaca. C’è il pericolo che con i contagi in crescita e le paure per ulteriori misure in aumento la protesta si allarghi a macchia d’olio? E soprattutto, la situazione è preoccupante per il governo? «In Ticino, per il momento, non si sono palesati movimenti anti-Covid simili per portata e conseguenze a quanto visto in altri Paesi», risponde il presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi a colloquio con ‘laRegione’.

Eppure la manifestazione di venerdì 30 ottobre potrebbe essere una ‘prima’.
L’evento che lei cita è stato organizzato da un gruppo già noto per la sua indole anti-sistema, che come in passato aveva già fatto usando dei pretesti, ha preso spunto dall’attuale situazione sanitaria per sfogare la sua violenza. Al di là di questo episodio, credo che le dimensioni demografiche ridotte del Ticino non favoriscano l’emergere di veri e propri gruppi organizzati. L’abbiamo visto con i movimenti estremisti di destra o sinistra, che difficilmente sopravvivono al salto generazionale.

Però in Italia, ad esempio, si sono verificate infiltrazioni di persone che avevano l’unico scopo di scatenare il caos, indipendentemente dalle ragioni dei manifestanti.
Esatto, diverso è invece il rischio che soggetti isotuna lati si aggreghino attraverso internet per fomentare messaggi estremisti nei confronti di autorità o persone, oppure agiscano in piccoli numeri in nome di ideologie estremiste. Per questo motivo stiamo monitorando il fenomeno dell’estremismo attraverso la Piattaforma di prevenzione della radicalizzazione e in collaborazione con la Polizia cantonale, non tanto o non solo con il Gruppo prevenzione e negoziazione, quanto con il Servizio d’informazione della Confederazione e in particolare con la sua antenna cantonale.

Ciò detto, nella popolazione comincia a emergere una certa stanchezza, sebbene le misure decise vengano seguite. Il Consiglio di Stato come si rapporta al binomio tra importanza della salute pubblica, quindi qualcosa di collettivo, e il timore per il proprio reddito, per la situazione economica o per il posto di lavoro che è qualcosa di personale?
Preoccupazione e stanchezza nei confronti di un fenomeno di cui ancora oggi non conosciamo tutti i contorni e conseguenze mi paiono sentimenti del tutto umani e comprensibili. Ho piena consapevolezza e comprensione dei disagi che la popolazione sta affrontando. So anche che stiamo chiedendo molti sacrifici alla popolazione. Anche per questo abbiamo sempre proposto misure necessarie per contenere il virus che siano sopportabili per la popolazione e pure supportabili, ossia nella massima parte condivisibili, stante l’attuale momento. Alla cittadinanza tutta va il mio e nostro plauso per l’ampio rispetto delle misure e nel contempo chiedo di rinnovarci la fiducia. Come governo stiamo lavorando sette giorni su sette per cercare in tutti i modi di offrire aiuti, sostegno, cure.

Può fare qualche esempio?
Se consideriamo il profilo economico il Consiglio di Stato ha da subito adottato, già in marzo, delle misure urgenti volte a sostenere l’economia cantonale. Inoltre, per portare un esempio concreto, il Dipartimento delle finanze e dell’economia, tramite la Sezione del lavoro, si è impegnato per ottimizzare lo strumento del lavoro ridotto, che permette di rispondere alle esigenze delle aziende in questo periodo di emergenza e di preservare occupazione e competenze al loro interno. Dal profilo sanitario, il Dss mette in campo giornalmente tutti gli sforzi necessari sia per l’adeguamento delle strutture ospedaliere alle reali necessità d’impiego legate alle persone contagiate, sia a sostegno delle persone in difficoltà. Abbiamo la fordi avere un elevato sistema sociale che sinora si è dimostrato in grado di assorbire molti tra i bisogni della nostra popolazione.

Un suo predecessore, Alex Pedrazzini, intervenendo a un’assemblea di giovani Ppd definì il Consiglio di Stato in quel momento ‘una cacofonia di tenori stonati’. Questa definizione per lei potrebbe essere estesa a un mondo medico spesso in contraddizione al suo interno?
Innanzitutto mi conceda una premessa indipendente dalla sua domanda ma penso utile per i lettori: se guardo alle decisioni del Consiglio di Stato degli ultimi otto mesi non mi sembra di ravvisare né una cacofonia, né tenori stonati. Dico questo per ribadire un concetto che per me, per tutti noi consiglieri di Stato, è di assoluta importanza: il governo si sta muovendo unito anche di fronte a questa imprevista situazione. Una coesione che non significa avere tutti la stessa idea. Ci confrontiamo giornalmente su determinate posizioni. Ci possono essere divergenze di vedute, di interpretazione. Dal confronto nascono le decisioni, che poi vengono sostenute in modo compatto, unanime. Per quanto riguarda invece la cacofonia, come dice lei, tra i medici la considero un elemento che permette al politico di farsi un’opinione. Non credo che i professionisti del settore vogliano “confondere le acque” o “giocare sporco” di fronte a questa emergenza che li tocca in prima persona. Senza dimenticare poi che il confronto tra medici ed esperti rientra nel “dibattito scientifico”. È proprio una caratteristica del funzionamento delle “scienze”.

Il governo però poi deve trovare una sintesi di tutto questo. È difficile?
All’autorità politica spetta il compito di prendere decisioni, sostenute anche dai servizi e dalle persone che l’organizzazione statale ha previsto per queste situazioni. Sappiamo inoltre perfettamente che siamo inseriti in un mondo in cui l’informazione, di qualità ma anche farlocca, gira velocemente ed è nelle mani di tutte le persone. Ne teniamo conto. Per questo cerchiamo di fare una comunicazione chiara, trasparente e il più possibile univoca. Mi rendo conto che non è sempre facile riuscirvi.

La comunicazione è fondamentale, ma poi occorre anche un’azione mirata. Il problema in questo momento è che le esigenze della popolazione sono varie: si passa da chi ha visto calare il proprio reddito a chi ha perso il lavoro, da chi si è trovato isolato a chi per motivi personali ha vissuto peggio di altri questi mesi. Tutti con diverse ragioni chiedono sostegno, ma anche ascolto da parte del governo. Come fate a concertare il tutto?
Mettendo a disposizione prima di tutto i propri servizi. Faccio un esempio che tocca il mio Dipartimento, assieme al Dss. Parlo della violenza domestica, in particolare contro le donne. Già durante il lockdown avevamo avvertito che la situazione avrebbe potuto aggravare questo fenomeno. E per questo avevamo incrementato l’attività di informazione verso le cerchie più a rischio. Come detto in precedenza, abbiamo una socialità che offre molte risposte, anche concrete, ai bisogni in particolare delle cittadine e dei cittadini più deboli. È evidente che occorre avere le antenne ben alzate. I servizi statali, le collaboratrici e i collaboratori che vi lavorano, sono chiamati a uno sforzo supplementare. Una consapevolezza e una responsabilità che deve riguardare ogni funzionario dello Stato, a partire dai consiglieri di Stato, anche e soprattutto in questa situazione che a tutti richiede sacrifici. Li ringrazio già sin d’ora per il loro prezioso lavoro a favore della collettività ticinese.

Volgendo uno sguardo al futuro, a che punto è il Gruppo di lavoro per il rilancio economico del Paese?
Questo Gruppo strategico, costituito in aprile su impulso del Dfe, si è riunito diverse volte negli scorsi mesi e ha messo a confronto, all’interno di tavoli tematici e trasversali, imprenditori, sindacati, politica e specialisti. Gli approfondimenti sono tuttora in corso e la discussione dei risultati emersi dai tavoli tematici e trasversali all’interno del Gruppo strategico è prevista prossimamente, anche in funzione dell’evolversi della situazione epidemiologica.

Stop a sport e ad assembramenti

Stop a sport e ad assembramenti

Da www.rsi.ch/news

Le nuove misure anti-Covid in vigore in Ticino da lunedì: non più di 5 persone insieme – Allerta diventa rosso

A partire da domani (lunedì) e fino al 30 novembre in Ticino saranno vietati gli assembramenti con più di 5 persone negli spazi pubblici, nelle manifestazioni pubbliche e private. Stop (con alcune eccezioni) anche alle attività sportive di gruppo, salvo quelle per i giovani fino ai 16 anni. Sono queste alcune delle nuove misure decise dal Consiglio di Stato per contenere la pandemia, misure rese note domenica nel corso di una conferenza stampa tenuta a Bellinzona.

“Ultima chiamata”
Questa è l’ultima chiamata (“Last call”), se la situazione non cambia, rischiamo davvero di dover prendere misure ancora più incisive. Dobbiamo riuscire insieme a contenere i contagi. È quanto affermato dal presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi.

Livello di attenzione sale a “colore rosso”
Il Consiglio di Stato ha inoltre deciso di alzare il livello di attenzione al “colore rosso”, e di lanciare un nuovo messaggio: “Insieme facciamo la differenza”. “Limitiamo i contatti personali e rispettiamo scrupolosamente le regole (distanziamento, igiene delle mani e uso della mascherina), solo in questo modo potremo rallentare la diffusione del virus”.

Situazione straordinaria
Il Governo ha scritto al Consiglio federale “affinché venga decretata la situazione straordinaria, provvedimento che permetterebbe di dare uniformità sul territorio nazionale alle misure per frenare i contagi e di creare ancora maggiore efficienza e chiarezza sul fronte della gestione e il coordinamento tra Cantoni”.  Inoltre, lo Stato maggiore di condotta è stato messo in prontezza: ogni settimana ci sarà una riunione per capire come affrontare l’evolversi della situazione.

Vietate le manifestazioni
Saranno vietate tutte le manifestazioni, pubbliche e private, con più di 5 persone. Le uniche eccezioni riguardano assemblee di organi legislativi cantonali e comunali, assemblee inderogabili di diritto pubblico e le raccolte di firme. Saranno ammesse anche le celebrazioni religiose, funerali e matrimoni, con un massimo di 30 partecipanti. 

Stop allo sport di gruppo
Sono vietate tutte le attività sportive di gruppo con alcune eccezioni come per le attività con giovani fino a 16 anni e per attività professionistiche e legate a quadri nazionali (per i dettagli consultare la risoluzione governativa 5692 dell’8 novembre 2020, pubblicata sul sito web del Cantone (www.ti.ch/coronavirus). 

Pressione sugli ospedali a livello di guardia
il Governo ha dato il via libera a un ulteriore potenziamento del dispositivo ospedaliero che ora sale a un totale di 600 letti disponibili, così suddivisi: fino a 82 letti di cure intense e 340 posti nel settore acuto (ripartiti fra Ospedale La Carità di Locarno, Clinica Luganese di Moncucco e Cardiocentro), 150 per il trattamento di pazienti stabili per i quali non si prevede un passaggio in cure intense (Ospedale Faido, Ospedale Italiano e Ospedale Malcantonese di Castelrotto) e 28 posti in riabilitazione (Clinica di riabilitazione di Novaggio e Clinica Hildebrand). Qualora fosse necessario, per ulteriori ampliamenti del dispositivo Covid, il Consiglio di Stato potrà imporre il blocco degli esami e dei trattamenti procrastinabili senza pregiudizio per il paziente, e questo per reindirizzare le risorse di cura nella presa a carico di malati Covid. 

Il medico cantonale, Giorgio Merlani, lo ricordiamo, sabato ha avvertito che, se i numeri della pandemia proseguono con l’andamento attuale, il picco dell’epidemia potrebbe arrivare tra 4-5 settimane.  Merlani ha ribadito che “al di là dei decessi ci sono anche persone giovani che finiscono all’ospedale, anche sotto i 40 anni, in terapia intensiva”. Persone che possono impiegare mesi a riprendere uno stato di salute adeguato.

Case per anziani: 170 positivi
Nelle case per anziani ticinesi sono stati censiti 170 casi. Raffaele De Rosa, direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, ha affermato che saranno le singole strutture a comunicare direttamente e pubblicamente i contagi interni.

“Nessuno si può considerare immune”
Raffaele De Rosa ha affermato che l’adeguamento del dispositivo per far fronte ai malati di coronavirus ha un impatto particolare su ospedali e pazienti. “Non possiamo continuare a lungo chiedendo il potenziamento, senza chiedere alla società intera che faccia la sua parte. Ci appelliamo alla responsabilità dei singoli. Se il virus continuerà la sua corsa, saremo costretti a intervenire più drasticamente. Circa il 25% dei pazienti ricoverati nei nostri ospedali ha meno di 60 anni e circa la metà dei pazienti ha meno di 70 anni. In cure intense anche un giovane di 33 anni. Nessuno si può considerare immune”.

Sostegni economici
Christian Vitta, direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia, ha affermato che il Governo continuerà a sostenere l’economia del Cantone. Continuano a essere in vigore le misure nel campo del lavoro ridotto e dell’indennità di perdita di guadagno (IPG Corona). Quest’ultima misura è stata prorogata fino a giugno 2021. Inoltre, a seguito di questa seconda ondata, il Cantone sta partecipando alla consultazione della Confederazione che riguarda un nuovo strumento di sostegno finanziario per le aziende in difficoltà che operano in settori particolarmente in crisi. Questo strumento andrà ad aggiungersi ai crediti COVID-19 e agli interventi cantonali già messi in atto. In Ticino, attraverso lo strumento del lavoro ridotto, sono già stati erogati oltre 610 milioni di franchi, attraverso lo strumento dell’indennità di perdita di guadagno circa 150 milioni, a cui si aggiungono circa 1.3 miliari di crediti COVID-19 e misure specifiche cantonali per circa 120 milioni, sotto forma di sostegni o rinunce di incasso.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Stop-a-sport-e-ad-assembramenti-13586308.html

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Da www.ticinonews.ch

Stop agli assembramenti con più di 5 persone
Il Consiglio di Stato ha presentato nuove misure restrittive anti-Covid. Stop anche a sport di gruppo e a manifestazioni con più di 5 persone. Gobbi: “È l’ultima chiamata”
Le ospedalizzazioni continuano ad essere alte e costanti in Ticino. Gli ospedali Covid, ieri, hanno ricevuto un’ordinanza governativa per aumentare i posti letti acuti ma, il direttore della Clinica Luganese Moncucco ha detto ai microfoni di Teleticino di non essere sicuro possa essere una misura sufficiente.
Il Consiglio di Stato ha deciso di limitare gli assembramenti. Da domani infatti saranno possibili assembramenti con al massimo cinque persone sullo spazio pubblico, manifestazioni pubbliche e private con non più di 5 partecipanti e stop alle attività sportive di gruppo. Queste le misure decise in Ticino per contrastare la diffusione del nuovo coronavirus, diffusione che sta mettendo sotto pressione il sistema sanitario ticinese. Sono previste delle eccezioni: per le manifestazioni, sono escluse dal divieto le assemblee di organi legislativi, le assemblee inderogabili di diritto pubblico e la raccolta firme. Cerimonie religiose, funerali e matrimoni sono consentiti con un massimo di 30 partecipanti. Per quanto riguarda lo sport, non sottostanno alle limitazioni le attività con giovani fino a 16 anni e le attività professionistiche.
 
 
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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 9 novembre 2020 de La Regione

Non più di cinque nello spazio pubblico.
Coronavirus, le nuove misure decise dal governo. Altri contagi nelle case anziani

‘The last call’, come il titolo di un film apocalittico. A coniarlo è il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi nel descrivere, ieri in conferenza stampa a Bellinzona, la situazione – «seria», addirittura «fatale» per le strutture sanitarie e che «urge quindi correggere» – e nel presentare le ulteriori misure decise dal governo – soprattutto nuove restrizioni alle libertà individuali – per cercare di appiattire la curva dei contagi in Ticino da Covid-19. Per contrastare l’impennata dei casi, che sta drammaticamente caratterizzando qui come altrove questa seconda ondata. Fra sabato e domenica 186 le persone risultate positive, 27 i ricoveri (otto pazienti dimessi) e 6 i decessi. «Questa – dice Gobbi – è l’ultima chiamata». Prima di? La parola lockdown ancora non la pronuncia: parla solo di «altri provvedimenti» se le cose non dovessero migliorare. Una nuova chiusura totale, aveva del resto dichiarato qualche mese fa, “sarebbe psicologicamente, socialmente ed economicamente insostenibile”. Proprio per questo l’obiettivo è di scongiurare assolutamente un lockdown bis. Da qui il giro di vite che scatta stamane e che durerà almeno sino al 30 novembre.

Le disposizioni da subito in vigore
Secondo la nuova risoluzione governativa, sono vietati gli assembramenti di più di 5 persone nello spazio pubblico, “segnatamente in piazze pubbliche, luoghi di passeggio e parchi, salvo per persone che vivono nella stessa economia domestica”. È vietato lo svolgimento di manifestazioni, pubbliche e private, con più di 5 partecipanti. Fanno eccezione: le assemblee degli organi legislativi cantonali (Gran Consiglio) e comunali (Consiglio o assemblea comunali), quelle “inderogabili” di enti di diritto pubblico e le raccolta di firme. Matrimoni, funerali e cerimonie religiose: massimo 30 persone. Il limite massimo delle cinque persone «vale anche per teatri e cinema», conferma alla ‘Regione’ il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa. Per musei e sale di esposizione si veda l’Ordinanza federale Covid, all’articolo 6f capoverso 1 che rimanda ai piani di protezione.

Sono inoltre vietate, tornando alla risoluzione del Consiglio di Stato, tutte le attività sportive di gruppo “salvo: quelle di bambini e giovani fino al compimento dei 16 anni, ad eccezione delle competizioni; dal compimento del 16esimo anno di età gli allenamenti organizzati da società sportive affiliate a federazioni riconosciute, svolti alla presenza di 15 persone al massimo, senza contatto tra gli atleti, e per i quali sono predisposti specifici piani di protezione (“anche in questa categoria le competizioni sono vietate”); gli allenamenti e le competizioni di atleti di punta membri dei quadri nazionali di una federazione sportiva nazionale svolti alla presenza di 15 persone al massimo o in squadre di competizione a composizione stabile per i quali sono predisposti specifici piani di protezione; gli allenamenti e le competizioni di membri delle squadre “che fanno parte di una lega prevalentemente professionistica per i quali sono predisposti specifici piani di protezione”.

Per la ristorazione, valgono le misure già in vigore: 4 persone per tavolo, chiusura dalle 23 fino alle 6, obbligo di restare seduti e di fornire i dati di contatto per permanenze superiori ai 15 minuti.

In una nota diffusa in serata il presidente dell’Ordine dei medici Franco Denti e l’esperto in malattie infettive Christian Garzoni si appellano alla popolazione per scongiurare “una catastrofe sanitaria”. Invitano pertanto i cittadini a “evitare contatti sociali al di fuori del nucleo famigliare”.

Allarme rosso
È quindi ‘allarme rosso’ in Ticino, colore che si riflette nella nuova tonalità della campagna di sensibilizzazione contro il coronavirus (“Insieme facciamo la differenza. Limitiamo i contatti e applichiamo sempre le regole. Così blocchiamo la trasmissione del virus”). E con il nuovo grado d’allerta arrivano anche le nuove misure per contenere la pandemia. «È l’ultima chiamata: se il numero di contagi non diminuirà, se il numero di ospedalizzazioni rimarrà alto, dovremo prendere altri provvedimenti», insiste Gobbi. «Se non ci saranno cambiamenti, la situazione diventerebbe insostenibile sia per il sistema sanitario, sia per chi lavora al contact-tracing – avverte il presidente del governo –. Il virus continua a diffondersi e, a differenza della primavera, non stiamo andando verso un periodo dove si può stare molto all’aperto». Ci vuole pertanto «equilibrio tra sicurezza sanitaria e libertà: abbiamo fatto sempre passi ragionati, che consentissero ai cittadini di capire la gravità della situazione per permettere di combattere assieme il coronavirus». Le nuove disposizioni «vogliono diminuire le possibilità di contatto. Sono limitazioni delle libertà emanate dallo Stato, tuttavia non sono e non saranno i divieti a sconfiggere il virus, ma le azioni dei cittadini. Serve il senso di responsabilità di ognuno».

Intanto lo Stato Maggiore cantonale di condotta, che ha gestito la prima ondata, è stato posto «in stato di prontezza»: terrà per ora «una riunione alla settimana». All’ospedale La Carità di Locarno sono intanto già impiegati 12 militi dell’esercito. Inoltre una quarantina di uomini della Protezione civile stanno dando supporto al sistema di gestione della pandemia.

Pressione sugli ospedali già alta
«Ognuno deve fare la sua parte per preservare l’attività del sistema sanitario» perché «la seconda ondata sarà ancora più lunga» di quella di questa primavera «durata sei settimane e contenuta grazie al lockdown», osserva il ministro della Sanità e socialità De Rosa, ringraziando chi sta lavorando in ambito sociosanitario in questo periodo. «La pressione sugli ospedali ticinesi è già a livello di guardia e aumenterà ancora nei prossimi giorni. Giorni, non settimane». Attualmente «i posti letto occupati aumentano tra 15 e 20 pazienti ogni giorno, al netto delle dimissioni».

Per questo il Consiglio di Stato ha deciso di incrementare la disponibilità di posti in cure intense dagli attuali 60 a «82». Altri 20 letti sono stati aggiunti in cure intermedie. Inoltre sono previsti «320» letti nei reparti acuti delle due strutture Covid (Carità e Clinica luganese Moncucco) e altri 150 letti per il trattamento dei pazienti stabili sono stati ricavati a Faido, all’ospedale Italiano e all’Ospedale di Castelrotto. Per la riabilitazione sono previsti una trentina di posti letto tra la clinica di Novaggio e la Clinica Hildebrand. «In totale circa seicento posti letto sono disponibili per la gestione della crisi», precisa De Rosa, facendo notare che è stato possibile raggiungere questo obiettivo «con la diminuzione dell’attività elettiva». Un dispositivo sanitario cantonale potenziato che deve contare sulla collaborazione anche delle cliniche private. Ad ogni modo, fa sapere De Rosa, il governo ha delegato al Dss «la competenza di precettare il personale necessario». Se le nuove restrizioni non diminuiranno la circolazione del virus «dovremo imporre il blocco degli interventi non urgenti».

‘Nessuno può escludere di finire in ospedale’
La casistica dei pazienti ospedalizzati è molto simile a quella della prima ondata, rileva De Rosa: «Un ricoverato su quattro ha meno di 60 anni e poco meno della metà ha meno di 70 anni. Alla Carità però troviamo malati di 31, 38 e 45 anni, così come persone senza patologie pregresse. In cure intense il più giovane ha 33 anni. È doveroso quindi rendersi conto che tutti potremmo essere esposti a un decorso grave della malattia e nessuno, a priori, può saperlo».

Case anziani: 170 residenti già colpiti

Nelle case anziani si registrano già 170 residenti malati «e il conteggio è in aumento», commenta il capo del Dss: «La situazione è seguita da vicino dall’Ufficio del medico cantonale e dalle autorità sul territorio. I singoli istituti comunicheranno, d’ora in poi, direttamente i contagi interni alla struttura».

Sostegno alle aziende ‘di rigore’
Il perdurare della pandemia rischia di impattare pesantemente sull’economia cantonale. Economia che «il governo vuole sostenere», sottolinea il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. E ricorda che in Ticino tramite lo strumento delle indennità per lavoro ridotto sono stati erogati finora «circa 610 milioni di franchi» e «circa 150 milioni» di indennità di perdita di guadagno («L’Ipg Corona è stata prorogata sino al prossimo giugno»). Senza dimenticare i «circa 1,3 miliardi di franchi» di crediti Covid, i «120 milioni fra sostegni puntuali e rinunce di incasso» e altre misure decise a livello comunale.

Non solo. «Stiamo partecipando attivamente alla consultazione avviata dalla Confederazione per sostenere, assieme a Berna, le attività più in difficoltà, i cosiddetti casi di rigore». Ovvero le aziende «particolarmente colpite dalla pandemia». La Confederazione, settimana prossima, stabilità, «assieme ai Cantoni, i criteri di accesso». Nell’ordinanza in consultazione il Consiglio federale, come indica l’Ats, propone di stanziare 200 milioni di franchi, contribuendo per il 50 per cento alle misure adottate dai Cantoni: il totale degli aiuti ammonterebbe così al massimo a 400 milioni. Il presidente della Conferenza dei direttori cantonali dell’economia pubblica, Christoph Brutschin, ritiene che i fondi debbano essere portati ad almeno un miliardo di franchi. I 200/400 milioni «erano quanto valutato prima di questa seconda ondata pandemica», afferma Vitta, che della Conferenza fa parte: «Si tratta di importi insufficienti, al Ticino spetterebbero infatti tra gli otto e i nove milioni di franchi. Sarebbe dunque meglio puntare a 800 milioni o a un miliardo di franchi»

Chiesta la situazione straordinaria
C’è di più. Il governo ticinese ha chiesto al Consiglio federale di prendere il timone e introdurre la situazione straordinaria. Ciò permetterebbe a Berna, come in primavera, di prendere in mano le redini delle misure di contenimento: «Ci sono approcci troppo difformi tra i vari cantoni», puntualizza Gobbi.

Crisi coronavirus: esercito e PCi rispondono presente

Crisi coronavirus: esercito e PCi rispondono presente

“In Ticino la Protezione civile è a disposizione della sanità pubblica”

La situazione sul fronte coronavirus è delicata. In molti Cantoni, in particolare quelli romandi, l’aumento dei contagi e di conseguenza la crescita del numero delle ospedalizzazioni sta creando molta pressione sui nosocomi. Sia sulle strutture, in quanto a disponibilità di posti letto nelle cure intense, sia sul personale medico e infermieristico, confrontato con un carico di lavoro straordinario. “È una situazione che in Ticino abbiamo vissuto in marzo e aprile, afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Conosciamo bene le problematiche che queste condizioni creano. Oggi in Ticino nonostante il preoccupante aumento del numero di contagi su questo fronte siamo per il momento un po’ più tranquilli, anche grazie – appunto – all’esperienza vissuta in primavera”.

Proprio a sostegno di chi deve affrontare questa crisi, ecco che l’Esercito si è messo in prontezza e a disposizione. “La Consigliere federale Viola Amherd ha annunciato questa settimana che l’Esercito – analogamente a quanto era avvenuto nella prima fase della pandemia – è pronto a intervenire a supporto del settore sanitario. Si tratta di un massimo di 2’500 soldati (uomini e donne) che da subito sono pronti a sostenere l’impegno di questo importante settore. Come è stato fatto dal Ticino, saranno i Cantoni a dover richiedere all’autorità federale un eventuale intervento. Quando c’è bisogno l’esercito risponde presente”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Un ruolo importante nella gestione dell’emergenza in Ticino l’ha sostenuto la Protezione civile. “E sarà così anche in futuro. Lunedì scorso abbiamo deciso di sospendere, sino al 31 dicembre, tutti i corsi di formazione e gli interventi previsti presso il Centro cantonale d’istruzione di Rivera e presso le Organizzazioni regionali. Ciò permetterà a tutto il personale astretto al servizio di Protezione civile di essere impiegato a favore della sanità pubblica, rispettivamente necessari a garantire un supporto nell’ambito dell’attuale emergenza epidemiologica. Ovviamente vengono garantiti gli interventi d’urgenza a favore della popolazione, la prontezza operativa delle singole organizzazioni e il picchetto cantonale. La PCi – conclude il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi – si conferma essere la preziosa riserva strategica dei Governi cantonali a fronte di situazioni particolari o straordinarie”.

 

Mascherina obbligatoria anche alle medie

Mascherina obbligatoria anche alle medie

Da www.liberatv.ch

Coronavirus in Ticino, Gobbi: “Spesa vietata in Italia”. Bertoli: “Mascherina obbligatoria alle Medie”
Il presidente del Governo: “Stringiamo i denti”. Bertoli: “Mascherina obbligatoria alle Medie fino a Natale”. Merlani: “Di questo passo…”

I contagi da coronavirus in Ticino aumentano di giorno in giorno. In Ticino, per il momento, non sono previste nuove misure. Ma le autorità cantonali fanno oggi il punto della situazione per aggiornare la popolazione. All’incontro informativo hanno preso parte il presidente del Governo Norman Gobbi, il Medico Cantonale Giorgio Merlani e il direttore del DECS Manuele Bertoli.

La cronaca della conferenza

“Niente più spesa in Italia”
Gobbi: “Verranno annunciati alcuni adeguamenti che riguardano il mondo della scuola. Comprendiamo la stanchezza della popolazione, ma dobbiamo restare uniti. Il Governo ha mantenuto un approccio equilibrato e coerente. Continueremo ad agire con misure tempestive e graduali tenendo conto di tutti gli aspetti. È uno sforzo per tutti. La situazione in Ticino rimane seria ma sotto controllo. Tra qualche giorno potremo farci un’idea dei risultati dopo le ultime misure. Il Ticino è pronto a fare la sua parte per sostenere gli altri Cantoni. Il Governo ha preso atto del Decreto italiano. Come sapete, la penisola sarà divisa in zone. Sapete anche che, da domani, Lombardia e Piemonte sono considerate zone rosse. Un fatto che avrà conseguenze anche per il nostro Cantone. Non sarà possibile recarsi lì per fare la spesa e incontrare familiari. Chi trasgredirà le regole sono previste pesanti sanzioni. È nostra intenzione introdurre un sistema di controllo coordinato con l’italia. Il Consiglio di Stato ha segnalato alla Confederazione la delicata situazione delle persone che intrattengono contatti stretti al di là del confine. Stringiamo i denti. Vi chiediamo di fare il possibile per sostenere le persone vulnerabili attorno a voi. Seguire le raccomandazioni è fondamentale per noi e per il prossimo”.

Obbligo di mascherina alle Medie fino a Natale
Bertoli: “I piani di protezione sono andati bene. Nelle ultime settimane abbiamo assistito a un aumento di quarantene di classe. È in questo senso che il Governo ha deciso di introdurre l’obbligo di mascherina alle scuole Medie fino alle vacanze natalizie. Una misura in più per cercare di evitare un blocco del sistema. Le mascherine verranno fornite dalla scuola. L’obbligo vale sia all’esterno del sedime sia all’interno. Il nostro obiettivo è quello di continuare con la scuola in presenza. È l’unica scuola che può funzionare. Il periodo prima di Natale è fondamentale per l’anno scolastico. Dobbiamo andare avanti pezzo per pezzo e fare in modo che le cose funzionino. Faccio appello alla responsabilità individuale di tutti”.

Decessi ‘fotocopia’ della prima ondata
Merlani: “Abbiamo toccato i limiti di capacità dei laboratori federali. I decessi sono in aumento e sono quasi una fotocopia della prima ondata. Il concact tracing è sotto controllo dopo un periodo difficile. La Svizzera è uno dei Paesi più colpiti duramente in Europa. Il numero di isolamenti è importante. Ogni caso di isolamento equivale a un caso di quarantena. Alcuni Cantoni informano il caso indice di informare i contatti stretti”.

Nuovo record di contagi Ticino
Merlani: “In Ticino abbiamo un nuovo record con 452 nuovi casi. Parliamo di persone già infettate e che potrebbero presentare complicazioni. Circa il 5% degli infettati possono avere bisogno di un ricovero. Su 450 casi, in media, 25 persone avranno bisogno di assistenza medica. I nuovi ricoveri sono 29 e 9 i dimessi. In terapia intensiva ci sono 18 persone. A marzo, durante il picco, abbiamo raggiunto 350 ospedalizzazioni. Se la crescita è questa rischiamo di arrivare vicini alla soglia del dolore del sistema ospedaliero. Non dobbiamo aspettare di trasferire il problema sul sistema sanitario. Dobbiamo abbassare la curva”.

Bambini non a rischio
Merlani: “I bambini non sono a rischio, però hanno molti contatti e la nostra attenzione è quindi rivolta anche sulla scuola. È opportuno anche a livello di Scuole Media introdurre misure igieniche maggiori, come l’obbligo di mascherina. Come singoli cittadini abbiamo l’occasione di influenzare l’andamento della curva”.

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Da www.ticinonews.ch
 
Mascherina obbligatoria anche alle medie
La misura entra in vigore il 9 novembre fino alle vacanze natalizie. Il Consiglio di Stato ha chiesto a Berna controlli in entrata e in uscita dall’Italia

Il Consiglio di Stato ha indetto una nuova conferenza stampa per aggiornare sulla situazione epidemiologica in Ticino. Nessuna misure restrittiva in più, come aveva preannunciato Norman Gobbi. Il Governo ha però deciso di introdurre l’obbligo della mascherina anche alle scuole medie. La misura che entrerà in vigore al rientro dalle vacanze (il 9 novembre) “è tesa a contenere il numero dei contagi generati dalla pandemia, aumentando la sicurezza degli allievi per garantire a quest’ultimi la scuola in presenza”, spiegano in una nota.

Per quanto riguarda invece il nuovo Dpcm italiano Norman Gobbi ha spiegato che il Consiglio di Stato ha chiesto a Berna ulteriori controlli per l’entrata e l’uscita dall’Italia. Non sarà possibile fare acquisti e incontrare parenti o amici nelle zone rosse, in questo caso Lombardia e Piemonte, ma sarà possibile transitare (senza però sostare) dalle regioni munendosi di autocertificazione. In caso contrario, le multe potrebbero variare dai 400 ai mille euro. L’appello, in ogni caso, è sempre lo stesso: limitare i contatti ed evitare spostamenti inutili.
 
“In Ticino non sono previste nuove misure”

“In Ticino non sono previste nuove misure”

Da www.ticinonews.ch

Norman Gobbi commenta lo sviluppo della situazione italiana e anticipa: “Per il momento in Ticino nessuna nuova misura”

Il nuovo decreto in Italia è stato firmato, è vero. Ma nonostante la conferma delle nuove misure sul territorio nazionale rimane un grosso dubbio: quali saranno le regioni a rischio? E come verranno decretate zone rosse, gialle o verdi? Su questo infatti il Ministero della salute si deve ancora esprimere e deve ancora confrontarsi con i territori interessati. Sul tavolo delle regioni “rosse” al momento ci sarebbero Lombardia e Piemonte. E, nonostante regni la confusione, una cosa è certa: se le due regioni dovessero confermate i contraccolpi della misura si sentirebbero anche da noi.

In attesa delle discussioni su Lombardia e Piemonte
“Dobbiamo ancora attendere le discussioni, per quanto ne so c’è in corso una disputa su quali dati epidemiologici devono essere valutati, soprattutto per la Lombardia”, ha confermato Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato, ai microfoni di Teleticino.

Cosa vuol dire per il Ticino
Qualora dovessero finire nella lista rossa questo dovrebbe prevedere un divieto di spostamento in entrata e in un’uscita dal territorio “rosso” salvo per esigenze lavorative, di salute o di situazione di necessità. “Quindi i frontalieri potranno continuare a muoversi ma non ci sarà più il turismo della spesa o della ristorazione e saranno interrotte le visite tra amici e famigliari. Questo creerà malcontento”, ha aggiunto Gobbi.

Autocertificazione necessaria
Per quanto riguarda l’autocertificazione, Gobbi specifica: “È una premunizione doverosa, il decreto vale sull’interno territorio nazionale, quindi anche sulla mobilità individuale e chi deve recarsi in Italia è meglio faccia l’autocertificazione”.

Chiudere, di nuovo, le dogane?
A marzo si toccò l’apice con le misure con la chiusura delle dogane. Non è escluso, visto l’aumento repentino dei contagi sia in Italia che in Svizzera che si possa arrivare a tanto. “Dipende come verrà inteso il decreto, questa è l’incognita più grande di questo momento”.

“Nessuna nuova misura in vista”
Per quanto riguarda il Ticino, il Governo ha indetto una conferenza domani pomeriggio per aggiornare sulla situazione del Cantone. Diversi i cantoni che hanno deciso di optare per un mini-confinamento e di chiudere quindi bar, ristoranti e negozi non indispensabili. Ma Gobbi rassicura: “In questo momento non sono previste nuove misure”

«Chi frequenta i bordelli deve avere paura di altre malattie oltre al covid»

«Chi frequenta i bordelli deve avere paura di altre malattie oltre al covid»

Da www.tio.ch
Gobbi a tutto tondo sul tema coronavirus: «Varchiamo il confine solo se strettamente necessario».
Quindi un barlume di ottimismo: «Sempre più persone in cure acute, ma fortunatamente i più vengono dimessi»

Cerca di stemperare un po’ le polemiche degli ultimi giorni Norman Gobbi, interpellato sulla decisione di tenere aperti i bordelli quando gli altri locali devono chiudere i battenti. «Il fenomeno della prostituzione non è limitato ai postriboli e ai locali erotici – spiega ai microfoni di Radio Ticino -, ma viene anche praticato in appartamenti da professionisti e professioniste in maniera indipendente. Credo che questo sia un aspetto da considerare».
Il presidente del Governo ticinese non manca di esprimere un’opinione personale sull’argomento, sostenendo che chi frequenta questi posti «dovrebbe preoccuparsi di altre malattie e non solo del covid».
Uno spiraglio di ottimismo – Non nasconde quindi un certo ottimismo guardando alle cifre degli ultimi giorni: «Aldilà dei casi positivi, leggermente in calo forse anche grazie alle misure prese nelle ultime settimane, bisogna tenere conto delle prese a carico, quindi dei posti disponibili sia in cure acute che intense. Questo è il termometro che dobbiamo guardare per capire se stiamo andando verso un “full booking”, che porterebbe di riflesso a ulteriori misure restrittive». Il direttore del Dipartimento delle Istituzioni fa notare che, se è vero che aumentano le prese a carico, «assistiamo anche a un numero di dimessi che è regolare. Quindi la gente entra in cure acute, ma ne riesce a uscire».
Gli anziani – Non manca un cenno agli anziani, categoria a rischio e che quindi occorre tutelare: «Già in primavera avevamo preso misure a loro tutela – aggiunge -. Se ce ne sarà bisogno lo faremo di nuovo».
«In Italia solo se necessario» – Sull’Italia e l’atteso DPCM di Conte, Gobbi non esclude ripercussioni anche per i ticinesi: «La svolta restrittiva potrebbe esserci, ma non come accaduto in maggio. Prevedo qualche restrizioni in più per Milano, oggi la zona maggiormente colpita assieme al basso varesotto. Potrebbe cambiare qualcosa anche per noi. Io invito comunque alla prudenza: se quelle sono inserite come regioni ad alto rischio, forse è il caso di varcare il confine solo se strettamente necessario».
Lugano, la testata si ripercuote sul Molino

Lugano, la testata si ripercuote sul Molino

Da www.laregione.ch

La collega colpita presenterà querela, la politica e le associazioni di categoria condannano l’episodio di violenza venerdì a Molino Nuovo

Peggio di così non avrebbe potuto andare. La protesta si è trasformata in un boomerang. E il movimento per l’autogestione ha perso quel (poco) credito su cui ancora poteva contare. Non ci sono giustificazioni per quella testata che, venerdì sera in piazza Molino Nuovo a Lugano mentre svolgeva il proprio lavoro, ha dovuto subire la collega de ‘laRegione’ Federica Ciommiento che domani sporgerà denuncia penale. Una testata da parte di una manifestante che le ha provocato una frattura al setto nasale. A poco servono le scuse chieste da alcuni manifestanti, dopo l’inaudito e senza precedenti episodio di violenza. Un episodio che ha svuotato di senso le legittime perplessità sulle misure restrittive introdotte dalla Confederazione e dal Cantone per limitare la diffusione del Covid-19 espresse da una trentina di autonomi del centro sociale. A completare il quadro negativo, i segni lasciati in piazza Molino Nuovo con la fontana, che era stata recentemente sistemata, imbrattata da una scritta e l’incursione in centro città dove i manifestanti hanno voluto ‘marchiare’ l’ex sede della Banca della Svizzera italiana, la pensilina e altri edifici privati. Ma non bastavano gli striscioni?
 
Sindaco sdegnato, se ne riparla giovedì
Sdegnato e sconcertato il sindaco di Lugano Marco Borradori. Da noi raggiunto, ribadisce quanto postato su Facebook: «Sui fatti capitati in piazza Molino Nuovo e in centro mi sento solo di dire che ci sono comportamenti deprecabili in qualsiasi momento. Ma in questo periodo, in cui davvero dobbiamo fare i conti con problemi più importanti e gravosi e dovremmo dimostrare unità e maturità, questi atteggiamenti sciagurati sono inaccettabili. La libertà di espressione è un diritto sacrosanto e intoccabile (e me ne avvalgo per sottolineare che dissento assolutamente dai contenuti della protesta) ma violenza e brutalità non vi hanno nulla a che vedere. Se già l’atto di violare un edificio, imbrattandolo, è da condannare fermamente, trovo inconcepibile e inammissibile la violenza su una persona. Tutto il mio sostegno a Federica Ciommiento, la giornalista de laRegione “presa a testate” (solo scriverlo mi fa ribrezzo), alla quale auguro di cuore di superare presto lo shock di questa triste vicenda». Il sindaco annuncia che la questione sarà oggetto di discussione giovedì prossimo quando il Municipio avrà sul tavolo il rapporto della Polizia comunale. Questi fatti pregiudicano i tentativi di trovare una soluzione concordata per l’ex macello (dove la Città ha licenziato all’attenzione del Consiglio comunale la richiesta di un credito di 450’000 franchi per organizzare un concorso internazionale di architettura in vista di un recupero e di valorizzare il comparto, senza il centro sociale)? «Diciamo che non facilita il tentativo di trovare un accordo», si limita a rispondere Borradori. Mentre il gruppo Lega in Consiglio comunale ha presentato un’interrogazione, la questione rischia di assumere contorni imbarazzanti per la politica accusata di lassismo nei confronti degli autonomi. Un lassismo che peraltro risale alla concessione degli spazi, lo ricordiamo, nel dicembre 2002 quando furono l’ex sindaco di Lugano Giorgio Giudici e Giuliano Bignasca a dare al Csoa metà dell’area del sedime.
 

A Zurigo, si blocca la manif, a Lugano no
Un altro aspetto che ha fatto storcere il naso a tanti è il mancato intervento delle forze dell’ordine di fronte a un assembramento ben superiore al limite di 15 persone con numerosi partecipanti senza mascherina. Poi, quella che avrebbe dovuto essere una discussione, come detto, è sfociata anche in atti di vandalismo. Tanto che il titolare del Dicastero Polizia di Lugano e vicesindaco Michele Bertini interpellato ieri da ‘laRegione’ dichiara che «quanto capitato venerdì non fa bene alla credibilità delle istituzioni. Un conto è il sacrosanto diritto di manifestare, un altro sono i comportamenti incivili sfociati in imbrattamenti di proprietà pubbliche e private». La decisione di non intervenire è stata peraltro presa dai vertici della Polizia cantonale. Dal canto suo, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi dapprima condanna le derive assunte dalla protesta: «I partecipanti hanno abusato del diritto di manifestare e della libertà di espressione in maniera spregevole e irrispettosa della popolazione». Perché le forze dell’ordine non sono intervenute? «È stata presa questa decisione tenendo conto della proporzionalità. La manifestazione è stata relativamente tranquilla al di là dei danneggiamenti che verranno perseguiti, visto che si potrà procedere con le ricerche per risalire alle loro identità. Comprendo le persone che si sono lamentate e quelle che hanno subito danni e non si sono sentite tutelate dalla polizia ma a garanzia dello Stato di diritto le procedure saranno avviate su querela di parte. Non si è intervenuti anche perché, a fronte dello stato alterato dei manifestanti, ciò avrebbe potuto portare a scontri visto che nonostante non fossero in alcun modo stati provocati hanno iniziato a perpetrare dei danneggiamenti». Da un certo punto di vista, chi ha deciso non voleva che la situazione degenerasse. D’altro canto, sabato a Zurigo, gli agenti hanno invece interrotto una manifestazione, autorizzata, di ‘Covid-scettici’ alla quale partecipava un centinaio di persone, la maggior parte delle quali senza mascherina, per via del mancato rispetto della distanza sociale e della norma che impedisce assembramenti di oltre 15 persone nello spazio pubblico. 

La condanna di Syndicom e Atg 
Aggressioni verbali e fisiche contro i giornalisti – attacca in una nota il segretario regionale di Syndicom, Nicola Morellato – si moltiplicano in questi ultimi giorni in tutta Europa da parte di coloro che manifestano contro le misure decise dalle autorità per contrastare l’epidemia di Covid-19. Syndicom “condanna con forza l’aggressione subita ed esprime a tutti i colleghi coinvolti forte solidarietà e vicinanza. Un atto gravissimo e intollerabile che mirando a impedire ai giornalisti di svolgere il loro lavoro – informare l’opinione pubblica – mina i fondamenti stessi del nostro sistema democratico”. Nessuno deve permettersi d’intimorire o aggredire gli operatori dell’informazione: “Che sono spesso sottopagatI e svolgono il loro lavoro in condizioni precarie, faticando quotidianamente per difendere la loro professionalità”. L’appello è quindi rivolto alla politica, che “ha ora più che mai la responsabilità di evitare strumentalizzazioni e di impegnarsi maggiormente per migliorare le condizioni lavorative e l’immagine di questa, sempre più martoriata, importante categoria professionale”.
“C’è da troppo tempo un modo sbagliato di guardare al giornalismo di qualità e al suo ruolo. Da troppo tempo se ne mettono in dubbio il valore, la credibilità e l’imprescindibilità per una società democratica”. Commenta così l’Associazione ticinese dei giornalisti (Atg) quanto accaduto a Lugano. “Esprimiamo piena solidarietà alla collega aggredita mentre svolgeva il suo lavoro di giornalista”, scrive l’Atg, che riferisce di un altro collega che ha subito violenza verbale. “Un grave fatto di violenza che va condannato. Ci si chiede come mai la polizia che è stata chiamata non sia intervenuta”. Questo impone un ragionamento più profondo sulla professione: “Il giornalismo merita rispetto e attenzione così come chi lo svolge nel tentativo, come quello della collega Federica Ciommiento, di leggere e spiegare la realtà complessa in cui viviamo”.