Ticino molto deluso

Ticino molto deluso

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Ticino-molto-deluso-13140750.html

Norman Gobbi dopo l’incontro Cassis-Di Maio: ci attendevamo almeno la definizione di un’agenda su frontalieri e Campione

“C’è sicuramente delusione. Ci attendevamo almeno la definizione di un’agenda che fissasse dei termini per risolvere i dossier che rappresentano una pietra di inciampo nelle relazioni tra Svizzera e Italia, come quello sui frontalieri e quello su Campione”. Ad affermarlo è il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Subito dopo la conclusione dell’incontro tra il consigliere federale Ignazio Cassis e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ai microfoni RSI non ha nascosto che il Ticino al Museo Vela di Ligornetto si aspettava di udire ben altre parole.
Soprattutto sulla questione della tassazione dei frontalieri che è ferma a Roma da cinque anni. Giace sul tavolo del Governo italiano dal 23 febbraio 2015 quando Eveline Widmer-Schlumpf e Pier Carlo Padoan sottoscrissero l’intesa per rivedere l’accordo del 1974.
All’uscita dall’incontro in Ticino, i rappresentanti di Berna e Roma hanno assicurato che faranno il possibile per sbloccare la situazione. Ma al contempo hanno sottolineato che sia la questione dei frontalieri sia quella di Campione non rientrano nei rispettivi ambiti di competenza. Da qui la delusione di Norman Gobbi. “Un dossier di un singolo ministero che complica le relazioni bilaterali tra due paesi, è di competenza anche dei ministri degli affari esteri. Buttar la palla nell’ambito tecnico-finanziario va bene, ma le buone relazioni passano attraverso i fatti e, soprattutto, la concretezza”, sottolinea il presidente del Consiglio di Stato ticinese.

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Da www.teleticino.ch

Norman Gobbi deluso dall’incontro con Di Maio
Il Capo del Governo ticinese si è detto “per niente fiducioso” sulla risoluzione dei dossier sulla fiscalità dei frontalieri e su Campione d’Italia a seguito dell’appuntamento odierno

“Oggi era l’occasione per definire un’agenda politica per sbloccare due dossier (fiscalità dei frontalieri e Campione) che disturbano le reazioni bilaterali tra Svizzera e Italia. Purtroppo – ancora una volta – nulla di fatto. Da qui la nostra delusione”. Queste le parole di Norman Gobbi su Facebook, che reiterano lo sconforto del Presidente del Consiglio di Stato per l’esito dell’incontro tra il Consigliere federale Ignazio Cassis e il suo omologo Luigi di Maio, svoltosi oggi alle 11 a Ligornetto. Sconforto reiterato anche ai microfoni di Teleticino, dove il ministro si era detto “per niente fiducioso” per la risoluzione di questi dossier: “Oggi non abbiamo sentito nessun termine, nessun agenda politica e nessun impegno formale per la risoluzione di questo dossier. Credo che questo sia l’aspetto più demotivante perché dopo cinque anni ci si attende qualcosa che non siano solo parole ma anche fatti”.

 

Luigi Di Maio in Ticino

Luigi Di Maio in Ticino

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Luigi-Di-Maio-in-Ticino-13139952.html

Il ministro degli esteri italiano accolto a Brogeda dal consigliere federale Ignazio Cassis – L’incontro ufficiale a Ligornetto

L’atteso incontro tra Luigi Di Maio e Ignazio Cassis per discutere dei rapporti bilaterali tra Svizzera ed Italia è iniziato su suolo italiano al valico di Brogeda dove il consigliere federale ha accolto il ministro degli esteri giunto da Roma. Non c’è stata stretta di mano (il saluto è stato fatto con i gomiti) ed entrambi indossavano la mascherina per potersi parlare privatamente stando a meno di due metri di distanza. A fare gli onori di casa, era presente il sindaco Bruno Arrigoni.
Dopo i saluti e i ringraziamenti rivolti alle guardie di confine dei due paesi, le delegazioni si sono spostate a Ligornetto, per il colloquio ufficiale fra i capi delle due diplomazie che in Ticino si spera possa anche contribuire a sbloccare la situazione del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri.
“Spero che si vada oltre l’incontro amichevole fra due ministri degli Affari esteri”, ha affermato alla RSI il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi che al Museo Vela ha rivolto il saluto del Ticino ai due membri dei governi. Nel suo intervento, ricordato come il Ticino è sempre stato terra d’accoglienza per gli italiani, si è appellato a Luigi Di Maio “affinché attraverso la firma a breve di un nuovo accordo fiscale tutti i lavoratori frontalieri, siano essi italiani o svizzeri, vengano assoggettati a un regime impositivo che – come illustrano giustamente i principi costituzionali dei nostri rispettivi paesi – garantisca l’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi al fisco”. 

 

Da www.rsi.ch/telegiornale

Accordo sulla fiscalità dei frontalieri

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13140525 

Intervento in occasione della visita ufficiale del Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale della Repubblica italiana Luigi Di Maio

Intervento in occasione della visita ufficiale del Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale della Repubblica italiana Luigi Di Maio

Signor Consigliere federale,
Signor Ministro, Signor Sindaco,
Autorità politiche e diplomatiche presenti,
Care cittadine e cari cittadini,  

Mi pregio, Signor Ministro, di darle il benvenuto nella Repubblica e Cantone del Ticino a nome del Governo cantonale. Lo faccio innanzitutto evidenziando i profondi e storici vincoli di amicizia e collaborazione che da sempre contraddistinguono la quotidianità delle nostre relazioni.  

Questa splendida cornice, data dal museo dedicato all’artista Vincenzo Vela, lascia inoltre intuire la portata del contributo del Ticino al Risorgimento italiano e all’opera di unificazione della Repubblica italiana. Proprio in quest’ambito mi piace ricordare il sostegno di molti e molte ticinesi agli amici italiani durante i moti di Milano del 1848, ma soprattutto la generosa e disinteressata accoglienza da parte dei cittadini ticinesi di oltre 20’000 esuli lombardi, che ripararono nel nostro Cantone per sfuggire alla restaurazione dell’Impero austriaco.  

In particolare, il nostro Cantone fu la seconda patria per molti esuli italiani – per la maggior parte milanesi e lombardi, ma anche piemontesi e veneti – che, a partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento hanno trovato in terra elvetica accoglienza e generosa ospitalità attratti dal modello di libertà e di democrazia della Confederazione. Fra i personaggi illustri del Risorgimento italiano esuli in Svizzera vanno senz’altro citati Carlo Cattaneo e Giuseppe Mazzini. Cattaneo, che seppe particolarmente apprezzare il federalismo elvetico, si rifugiò nel nostro Paese dopo il fallimento della «Cinque Giornate» di Milano, dal 1852 assunse il ruolo di docente di filosofia al Liceo Cantonale, e si spense a Castagnola il 16 febbraio 1869, non senza aver dato un fondamentale contributo alla scelta del San Gottardo per la costruzione del primo traforo ferroviario.  

Da sempre, quindi, il Ticino è stato terra di accoglienza per gli italiani ed ancora oggi va tenuto in considerazione che oltre un terzo della popolazione residente nel Cantone detiene il passaporto italiano. Ad essa si aggiungono gli oltre 65‘000 lavoratori frontalieri italiani che quotidianamente varcano il confine per venire a lavorare in Ticino e che costituiscono oltre un quarto della forza lavoro del Cantone: nonostante i benefici in termini di sviluppo economico, questa presenza comporta anche notevoli criticità in merito alla pressione sul mercato del lavoro locale in termini di dumping salariale, alla concorrenza sleale e al lavoro in nero, alla mobilità transfrontaliera e alla qualità dell’aria.  

Questi impressionanti dati fanno capire come la nostra regione transfrontaliera costituisca una sola grande zona funzionale economico-sociale – unica con siffatte caratteristiche in Europa –  ragione per la quale già nel 1995, con lo scopo di rafforzare la governanza transfrontaliera, è stata creata la Comunità di lavoro Regio Insubrica che, oltre al Canton Ticino, vede la presenza delle Regioni Lombardia e Piemonte in qualità di membri.  

Uno spazio funzionale di intensa collaborazione di queste proporzioni deve preservare i giusti contrappesi per evitare le criticità, che possono sorgere in un contesto fortemente interconnesso; e che non siano di pregiudizio ai delicati equilibri che reggono l’integrazione dei numerosi lavoratori italiani operanti in Ticino, e soprattutto non creino pregiudizio a scapito della popolazione residente ticinese.  

Tra i dossier principali che vi apprestate a discutere oggi, Signor Ministro, vi è verosimilmente la firma dell’accordo sulla fiscalità dei lavoratori transfrontalieri parafato nel dicembre 2015, che giace oramai inerte da oltre quattro anni in attesa della firma del governo italiano. Questa situazione di stallo è per il Cantone incomprensibile e arreca un grave danno al potenziale di sviluppo della collaborazione tra i nostri territori: riteniamo perciò che sia giunto il tempo di onorare l’impegno preso con il parafo dell’accordo. Per facilitare il raggiungimento di questo obiettivo, Ticino e Lombardia – nell’ambito delle rispettive competenze – hanno inviato il 30 aprile scorso una lettera con delle raccomandazioni all’attenzione dei rispettivi ministri delle finanze, volte a favorire lo sblocco dell’attuale situazione di stallo.  

Faccio appello alla sua persona, Signor Ministro, affinché attraverso la firma a breve di un nuovo accordo fiscale tutti i lavoratori frontalieri, siano essi italiani o svizzeri, vengano assoggettati a un regime impositivo che – come illustrano giustamente i principi costituzionali dei nostri rispettivi Paesi – garantisca l’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi al fisco.  

Oggi discuterete anche della crisi causata dal Covid-19. Anche in questo ambito il Cantone Ticino non ha fatto mancare il suo appoggio all’Italia, che ha avuto la Lombardia quale principale epicentro. Questa vicinanza ha fatto sì che il nostro sia stato il primo Cantone in Svizzera ad essere toccato dalla pandemia ed abbia pagato il più alto tributo di vittime in proporzione alla sua popolazione.  

Veniamo ora ad un’ulteriore particolarità dei nostri rapporti bilaterali, ossia l’enclave di Campione d’Italia. Proprio nei confronti della comunità campionese il Ticino ha sempre mostrato una grande solidarietà, garantendo la continua erogazione dei servizi essenziali (tra cui quelli sanitari anche durante la crisi Covid-19), nonostante – ad oggi – l’enclave non abbia ancora onorato la totalità dei propri debiti nei confronti del Cantone, di enti locali e aziende ticinesi.  

La modifica dello statuto doganale entrata in vigore lo scorso 1. gennaio non sembra aver risolto i problemi dei cittadini di Campione, anzi. Per questo motivo, nel massimo rispetto della sovranità dello Stato italiano, mi permetto, Signor Ministro, di portare alla sua attenzione le numerose criticità che ancora oggi contraddistinguono l’erogazione dei servizi essenziali a beneficio dell’enclave e che richiedono un intervento delle Autorità preposte.  

Desidero infine aggiungere il mio ringraziamento personale, quale direttore del Dipartimento di giustizia e polizia, alle guardie di confine per il fondamentale lavoro svolto durante la crisi. A partire da ieri è stata reintrodotta la piena libera circolazione delle persone ai nostri valichi: nel sottolinearne gli aspetti positivi, in particolare per gli auspicati ricongiungimenti familiari, mi auguro che le nostre autorità statali possano prendere spunto dagli esiti positivi di un accresciuto controllo alle frontiere in termini di lotta contro la criminalità transfrontaliera – praticamente azzerata anche durante la fase di riapertura – e contro le presenze illegali sul nostro territorio, che creano danno e giusta preoccupazione nella popolazione.  

Augurandovi, Signor Consigliere federale, Signor Ministro, una proficua riunione bilaterale e proseguo della visita ufficiale, desidero da ultimo assicurare la disponibilità del Cantone Ticino, nell’ambito delle competenze conferitegli dalla Costituzione federale, alla ricerca di soluzioni pratiche e durature, volte a rafforzare le relazioni bilaterali e transfrontaliere tra i nostri due Paesi.  

 

Il Patriziato verso il 21mo secolo

Il Patriziato verso il 21mo secolo

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 15 giugno 2020 de Il Quotidiano

Focus sui patriziati
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13138326

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Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 16 giugno 2020 de La Regione

Aggiornato lo studio strategico per rinnovare l’interesse in uno degli enti pubblici più antichi 

Sono una delle istituzioni che affondano le radici – è proprio il caso di dirlo – in epoche lontane. Hanno attraversato i secoli precedendo addirittura la nascita dei Comuni e sono entrati nel nuovo millennio in salute con l’ambizione di rinnovarsi e continuare a dare il loro contributo alla storia e all’identità locale. Altrove sono rimasti solo i nomi a ricordare usi e costumi ormai decaduti (Vicinie, Communalie, Regole e Terrazzani) nella gestione di beni collettivi come boschi e pascoli. In Ticino invece i Patriziati hanno resistito ai cambiamenti storici e puntano con decisione a rinnovarsi per coinvolgere le giovani generazioni e diventare punto di riferimento anche culturale per la tutela e la cura del territorio. È infatti con questo spirito che la Sezione degli enti locali (Sel) del Dipartimento delle istituzioni ha deciso di dare continuità e aggiornare lo studio strategico sugli enti patriziali di una decina di anni fa intitolato ‘Visioni e prospettive per il Patriziato ticinese’. Uno studio voluto dalla Sezione degli enti locali e dall’Alleanza patriziale ticinese (Alpa). L’aggiornamento del documento del 2009 è scaricabile dal sito internet www.ti.ch/patriziati.

Sempre sullo stesso sito è possibile trovare informazioni socioeconomiche relative a questi enti riconosciuti dalla Lop (Legge organica patriziale) come corporazioni di diritto pubblico. «I Patriziati restano un elemento centrale della società ticinese, in un mondo in continua evoluzione», ha sottolineato durante la conferenza stampa di presentazione il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. L’obiettivo della nuova pubblicazione – ha continuato Gobbi – è quello di intraprendere un percorso che permetterà agli enti patriziali di trasformarsi per continuare anche in futuro a servire, nel modo migliore, la comunità.

Prossimità e attaccamento ai valori comunitari locali
Dieci anni fa il documento elaborato in collaborazione con l’Alleanza patriziale ticinese si prefiggeva l’obiettivo di definire le linee strategiche di sviluppo della politica in ambito patriziale. «Allora si sottolineava – ha spiegato il direttore del Dipartimento delle istituzioni – il ruolo centrale dei patriziati nella gestione e valorizzazione del territorio, un compito da svolgere possibilmente in stretta collaborazione con i Comuni, riprendendo magari da loro il testimone della prossimità, dell’attaccamento ai valori comunitari locali che, a volte, poteva essere stato messo in secondo piano nella corsa necessaria all’efficienza e alla razionalizzazione amministrativa».

«Quelle conclusioni sono ancora valide oggi, ma vanno aggiornate in funzione delle nuove condizioni-quadro e di possibili ulteriori prospettive di sviluppo», ha ancora spiegato Gobbi.
Il nuovo studio strategico realizzato dalla Sezione degli enti locali, in collaborazione con i patriziati, ha permesso quindi di scattare una fotografia dettagliata della situazione, evidenziando i pregi, mettendo a fuoco le carenze, ma anche mostrando le opportunità che si potranno cogliere. Tra queste il ruolo dei patriziati sul piano dello sviluppo economico, ambientale e culturale.
«Entro il 2030 si vogliono creare i presupposti per fare in modo che l’ente patriziale disponga di un’organizzazione solida, di risorse finanziarie e umane adeguate, promuovendo un approccio aperto, procedure snelle e un riconoscimento del ruolo pubblico», ha invece spiegato Fausto Fornera, ispettore dei Patriziati della Sel che conferma che gli enti patriziali, al pari dei Comuni, incontrano molte difficoltà nel reclutare nuove leve che si mettano a disposizione per il rinnovo degli organi patriziali. Dallo stesso studio emerge infatti che il 31% dei patriziati riscontra difficoltà nel comporre l’ufficio patriziale o la commissione della gestione a causa d’incompatibilità per parentela, mentre un altro 32% incontra altre difficoltà, tra cui la mancanza di persone che si mettono a disposizione, in particolare i giovani. «Il problema del rinnovo delle cariche è sentito anche dai patriziati», afferma Fornera. «Crediamo che l’accresciuta sensibilità per i temi ambientali e il rilancio dei sentieri escursionistici in chiave di promozione turistica possano avere un ruolo nell’avvicinare le nuove generazioni», aggiunge Fornera che precisa come il volontariato sia molto presente in questo ambito.

Duecento enti e oltre 90mila patrizi
Ricordiamo che gli enti patriziali sono 200 in rappresentanza di oltre 90mila cittadini e sono proprietari del 75% dei pascoli e dei boschi ticinesi. Dalla gestione di questi beni derivano le principali risorse finanziarie necessarie al loro funzionamento. Sempre dallo studio, coordinato dal caposezione degli enti locali Marzio Della Santa e realizzato da Victoria Franchi, emerge che la maggior parte dei patriziati, sebbene non all’unanimità, è favorevole all’allargamento della base, ovvero a far acquisire a cittadini ticinesi non patrizi lo status di patrizio (se rispettano le condizioni previste dalla legge), per trovare più facilmente persone che si mettono a disposizione. E molti patriziati si sono già attivati in tal senso. Sarebbe un modo per adeguare questo antico istituto alla realtà sociale odierna.

Patriziati ticinesi

Patriziati ticinesi

Intervento durante la trasmissione Albachiara di Rete Uno

Oggi si terrà una conferenza stampa indetta dal Dipartimento Cantonale delle Istituzioni che svelerà qualche novità sul tema dei patriziati, istituzioni storiche che non perdono occasione di rinnovarsi per stare al passo coi tempi. Abbiamo colto anche l’occasione per ricordare cosa sono questi enti e di cosa si occupano. Con noi il Direttore del Dipartimento, Presidente del Governo Ticinese e Patrizio di Piotta, Norman Gobbi.

https://www.rsi.ch/rete-uno/programmi/informazione/albachiara/Patriziati-ticinesi-13050993.html

“Un altro lockdown non sarebbe sostenibile”

“Un altro lockdown non sarebbe sostenibile”

Da www.ticinonews.ch

Secondo il Presidente del Consiglio di Stato non si applicherà una chiusura generalizzata in caso di seconda ondata. Si preferirà invece il controllo regionale dei focolai

In caso di una seconda ondata un lockdown generalizzato “non sarebbe sostenibile, né dal punto di vista sociale ed economico che da quello della capacità di sopportazione della popolazione”. Così sostiene Norman Gobbi, intervistato da Radio3i: “Sarà importante avere misure molto più puntuali e mirate ai gruppi a rischio, sia persone che eventi che più di altri possono diffondere il virus”, ha spiegato il Presidente del Consiglio di stato, interpellato nel merito del nuovo approccio del Consiglio federale sulla gestione della crisi sanitaria. Approccio che, secondo quanto ventilato ieri dal domenicale NZZ am Sonntag, favorirà sempre di più un approccio su base regionale, con i Cantoni in prima linea nelle decisioni. Cantoni dovrebbero quindi poter ordinare autonomamente misure necessarie, come la quarantena, evitando quindi un lockdown nazionale.

“Misure mal digerite da alcuni Cantoni”
“Lo abbiamo visto durante la prima ondata”, ha spiegato Gobbi ai colleghi della Radio, “il fatto che il virus abbia colpito in maniera più marcata alcuni cantoni o alcune regioni ha imposto per esempio al Ticino di intervenire per primi, con la Confederazione che è arrivata dopo con misure a livello nazionale. Misure che sono state mal digerite in alcuni cantoni meno toccati dal virus. Il federalismo significa dunque maggior convivenza a livello nazionale ma anche soluzioni puntuali, e in questo caso regionali, per la gestione del virus nel caso di una seconda ondata”.

L’apertura delle frontiere
Il Consigliere di Stato, durante l’intervista, si è anche espresso sull’apertura definitiva delle frontiere con l’Italia: “Credo che uno dei fattori che ha portato a ridurre la diffusione del virus sia stata anche la minor mobilità internazionale. Ovviamente quindi questa apertura mi preoccupa, l’invito è a usufruire questo aumento della mobilità ma con la consapevolezza che il virus è ancora tra di noi”

Montagne sicure: al via la campagna estiva 2020

Montagne sicure: al via la campagna estiva 2020

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con il Dipartimento del territorio e la Polizia cantonale, continua la sua attività di prevenzione in montagna con il lancio della campagna estiva del programma Montagne sicure. Quest’anno, oltre al flyer in quattro lingue con i consigli fondamentali rivolti a coloro che decidono di incamminarsi alla scoperta dei sentieri ticinesi, è stato realizzato anche un ulteriore volantino, specifico al contesto COVID-19. Quest’ultimo intende fornire alcune indicazioni agli ospiti delle capanne e dei rifugi alpini al fine di garantire a tutti la sicurezza necessaria per godersi questi momenti di svago.
La pratica dell’escursionismo, così come la ricerca di funghi, richiede particolare prudenza, poiché è sufficiente una piccola disattenzione per infortunarsi in maniera anche grave. I dati degli ultimi anni purtroppo registrano ancora un numero elevato di infortuni avvenuti in montagna. Se da un lato la pratica dell’escursionismo favorisce la forma fisica e la salute, dall’altro i dati statistici dell’Ufficio prevenzione infortuni (UPI) testimoniano una media annuale svizzera che si attesta oggi a 26’000 infortuni (agli inizi degli anni 2000 la media era invece di 17’700), e tra questi conta un’ottantina di decessi.
Nel nostro Cantone la Polizia cantonale – per il tramite del Gruppo Ricerche e Costatazioni – e i suoi partner intervengono nei boschi e nelle vallate del territorio in caso di incidenti e scomparse di escursionisti e di cercatori di funghi. Nel 2019 in Ticino sono stati registrati 7 infortuni in montagna con esito letale. Questo dato indica una diminuzione rispetto all’anno precedente, quando i decessi in montagna a seguito di infortuni ammontavano a 10. Con l’obiettivo di ridurre gli incidenti e gli infortuni e affinché frequentare la montagna sia sempre un piacere, il programma di prevenzione “Montagne sicure” intende continuare a sensibilizzare coloro che decidono di avventurarsi alla scoperta dei nostri paesaggi e delle nostre vette. Per questo motivo, in collaborazione con la Cancelleria dello Stato, un flyer in quattro lingue rivolto in particolare a escursionisti e a cercatori di funghi contenente fondamentali consigli di sicurezza sarà distribuito nelle prossime settimane. Fra i diversi consigli, si richiama l’attenzione all’importanza dei preparativi (attrezzatura adatta e provviste sufficienti), della scelta di un itinerario idoneo alle proprie capacità fisiche e dell’adattare il ritmo di percorrenza in base alle condizioni, concedendosi delle pause regolari per recuperare le forze. Quest’anno, in relazione all’emergenza sanitaria, per la quale l’invito è di continuare a seguire le fondamentali regole di igiene accresciuta e di distanza sociale, è stato creato un ulteriore flyer specifico con consigli di sicurezza per gli ospiti delle capanne e dei rifugi:

– Prenota il tuo posto letto. Niente pernottamenti senza prenotazione.
– Fai visita alle nostre capanne solo in buona salute
– Porta con te disinfettante, asciugamano e mascherina protettiva.
– Non si assegnano posti letto senza un proprio sacco a pelo o lenzuolo federa cuscino.
– Riporta con te a valle i tuoi rifiuti.

In caso di infortunio si ricorda di contattare i numeri d’emergenza 112 o 117, specificando generalità, il numero del cellulare con cui si sta chiamando, la zona in cui ci si trova o meglio le coordinate con tutti i riferimenti possibili, la dinamica ed infine lasciare libero il telefono.
Si sottolinea inoltre che gli interventi di ricerca in caso di persone disperse, ferite o in difficoltà sono di competenza cantonale. L’incarico di svolgere voli di ricerca è dato dalla Polizia cantonale e dal Soccorso Alpino Svizzero (SAS), di principio alla Rega o ad altri partner. I costi d’intervento in caso d’infortunio, se la persona gode di copertura assicurativa, vengono fatturati alle assicurazioni infortunio o malattia.
Nel caso in cui la persona che viene soccorsa è illesa, se i costi non possono essere addebitati a un ente finanziatore e la persona non è socio REGA (che altrimenti garantirebbe la copertura del pagamento), l’intervento viene fatturato alla persona ricercata.
Si raccomanda pertanto di verificare, prima di ogni escursione, le proprie coperture assicurative o l’affiliazione ad un ente di soccorso svizzero. A titolo d’esempio, un giorno di ricerche che coinvolge diversi partner comporta costi quantificabili in alcune decine di migliaia di franchi. I cittadini stranieri residenti all’estero, hanno la possibilità di divenire sostenitori della REGA. In questo caso, durante i soggiorni in Svizzera avranno diritto ai vantaggi dei sostenitori per salvataggi aerei in Svizzera (fanno testo i confini statali). Per contro, i vantaggi dei sostenitori per rimpatri dall’estero in Svizzera valgono unicamente per i sostenitori con domicilio in Svizzera (indipendentemente dalla loro nazionalità) come pure per gli svizzeri all’estero. I rimpatri all’estero sono possibili ma a spese di chi li richiede.

Presentato lo studio strategico sui Patriziati ticinesi

Presentato lo studio strategico sui Patriziati ticinesi

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha presentato questa mattina in conferenza stampa il nuovo studio strategico sui Patriziati ticinesi. Lo scopo della nuova edizione, elaborata dalla Sezione degli enti locali – con la collaborazione dell’Alleanza patriziale ticinese (ALPA), della Sezione forestale, della Sezione dell’agricoltura, della Sezione dello sviluppo territoriale, dei Comuni, degli Enti regionali per lo sviluppo e di Ticino Turismo – è di descrivere il nuovo contesto nel quale lavorano gli enti patriziali, e le sfide alle quali le amministrazioni saranno confrontate nei prossimi decenni. La pubblicazione è scaricabile gratuitamente dal sito internet www.ti.ch/patriziati.

Nel 2009 la Sezione enti locali, in collaborazione con l’ALPA, ha pubblicato per la prima volta lo studio strategico sugli enti patriziali ticinesi intitolato «Visioni e prospettive per il Patriziato ticinese». Tenuto conto dell’evoluzione del contesto socio-economico cantonale degli ultimi anni, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso lo scorso anno di procedere con un aggiornamento dello studio, finanziato in parte da Banca Stato, con l’obiettivo di individuare una strategia per valorizzare i Patriziati ticinesi.

La finalità della nuova pubblicazione, come ha evidenziato il capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, è quella di fornire indicazioni e risposte all’evoluzione e alle sfide con le quali tutte le amministrazioni patriziali si trovano confrontate in Ticino. Per farlo si è cercato di coinvolgere tutti i Patriziati e i loro partner di lavoro attraverso un’analisi sia quantitativa che qualitativa e completata da workshop e seminari.

Come emerso dallo studio, nei prossimi mesi inizierà quindi la pianificazione delle attività per definire i presupposti necessari affinché i Patriziati dispongano entro il 2030 di un’organizzazione e di risorse finanziarie umane adeguati, promuovendo un approccio aperto, procedure burocratiche snelle e un maggiore riconoscimento del ruolo ricoperto.

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi nel suo intervento ha infine sottolineato che “i Patriziati ticinesi restano un elemento centrale della società ticinese, in un mondo in continua evoluzione”. Grazie a questa nuova pubblicazione il Cantone e le realtà patriziali hanno intrapreso un percorso che permetterà agli enti patriziali di trasformarsi – per continuare anche in futuro a servire, nel modo migliore, la comunità.

Licenza di uccidere? No, applichiamo le leggi

Licenza di uccidere? No, applichiamo le leggi

Da www.caffe.ch
Opinione sulla politica per gli stranieri
 
Ogni giorno i funzionari del Dipartimento delle istituzioni si svegliano, vanno in ufficio e revocano il permesso a uno straniero”. Iniziava proprio così un articolo pubblicato da questo giornale la scorsa settimana a pagina 5. “Licenza d’uccidere”, insomma, per questi funzionari. E il mandante non poteva che essere il sottoscritto. Si va a intervistare l’immancabile avvocatessa che più di qualche interesse in materia ce l’ha, facendola diventare la voce della verità. Ed è proprio la ricerca della verità che manca totalmente in questo articolo. Un peccato, ma siamo abituati a questo trattamento (uso il plurale perché con me vi sono tutti i miei collaboratori della Sezione della popolazione, pesantemente attaccati dall’articolo) quando si affronta il tema della presenza di stranieri in Ticino. Che siano richiedenti l’asilo o frontalieri o residenti stranieri con attività lavorativa o senza attività lucrativa non importa, tutti nello stesso calderone, per intorbidire le acque e non far vedere tutte le sfaccettature che ogni dossier di ogni cittadino straniero qui da noi porta con sé. L’autorità, a iniziare dal capo Dipartimento, deve applicare le leggi. Ciò vuol dire essere coerenti, responsabili e proporzionali. Severi nel modo corretto, non “cattivi”. Nell’articolo si citano alcuni casi, ma si forniscono solo indizi parziali, lasciando intendere che per un capriccio mattutino, da un momento all’altro, si possa decidere la revoca di un permesso. Ciò è fuorviante e soprattutto irrispettoso in primis per le persone straniere. Secondariamente per coloro che desiderano realmente comprendere le procedure in questa vasta materia e da ultimo, come detto, per chi lavora all’Ufficio della migrazione della Sezione della popolazione (a livello cantonale) e alla Segreteria di Stato della migrazione (Sem, a livello federale).

Qual è lo scopo? Suscitare sdegno, compassione e sostegno emotivo a favore delle persone straniere che sarebbero vessate da un’autorità senza alcuna comprensione nei loro confronti.
La realtà – e dunque la ricerca della verità – è invece un’altra. Ogni persona che è regolarmente presente sul territorio nazionale e nel Cantone deve avere un documento che legittima la sua presenza. Ciò vale sia per i cittadini svizzeri sia per gli stranieri. Dopo l’Accordo sulla libera circolazione tutti i cittadini degli stati membri hanno il diritto di libero accesso e i controlli sono svolti quando la persona straniera è già sul territorio. Ciò comporta forzatamente, se le condizioni non sono inizialmente comprovate e rispettate, o se vengono meno in seguito, che il permesso non sia rilasciato o che possa essere revocato, fissando un termine di partenza. Il rilascio e la revoca sono decisioni sempre valutate attentamente – caso per caso – e possono richiedere tempi prolungati per garantire la proporzionalità, la parità di trattamento e il diritto dello straniero di essere sentito. Le situazioni difficili, nel rispetto delle direttive federali, sono valutate tenendo conto di diversi fattori. La situazione economica negativa causata dalla pandemia Covid-19 verrà tenuta in debito conto non già “contro” lo straniero – come ha volutamente lasciato intendere l’articolo – ma a suo beneficio.
Prima di concludere vorrei confutare ancora un paio di affermazione di questo articolo (e che vengono sollevate dai media come un ritornello): il numero di revoche di permessi è elevato e contro le decisioni dell’ufficio vi è una miriade di ricorsi, la maggior parte dei quali accolti dall’istanza superiore. Vale la pena allora sapere che: nel 2019 i permessi attivi in Ticino erano 178’268 e le pratiche incamerate sempre nel 2019 erano 95’953. Le decisioni negative con termine di partenza emesso sono state 905 (di queste 93 per motivi finanziari). Ciò corrisponde allo 0.51% (0.05% per motivi finanziari) rispetto ai permessi attivi. Tanti? A me pare proprio di no! Sui ricorsi accolti o parzialmente accolti: il loro numero sulle decisioni del 2018 è stato di 48 su un totale di 421 ricorsi presentati (106 sono ancora in attesa di decisione). [ndr: i dati relativi al 2019 sono incompleti poiché le procedure sono ancora in corso].
La riservatezza sui dati personali impone, giustamente e necessariamente, alle autorità cantonali e federali di non citare o dibattere sui fatti di singoli casi. Quando i media forniscono informazioni e dati parziali insinuano dubbi e sfiducia verso le autorità. Si banalizza così tutto il lavoro, creando un ulteriore ostacolo alla vera conoscenza del problema.

Svizzera aperta “Speriamo non troppo”

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Alcune considerazione alla vigilia dell’apertura delle frontiere

Svizzera aperta “Speriamo non troppo”

Da domani 15 giugno anche la Svizzera apre le sue frontiere a tutti i cittadini degli stati Schengen/AELS. Insomma: si riapre anche da noi, dopo che l’Italia aveva unilateralmente deciso già il 3 giugno scorso di permettere l’ingresso sul suo territorio. “Non è certamente stata una situazione ideale – afferma il Presidente del Governo cantonale Norman Gobbi. La Svizzera si è trovata di fronte al fatto compiuto con l’apertura da parte dell’Italia, quando ancora la situazione dei contagi a sud del Ticino non è sotto controllo”. Ora però siamo a meno di 24 ore dalla riapertura e non si può tornare indietro. “Certo. Vorrei però ribadire un aspetto che ho già sottolineato su queste colonne e nel corso di parecchie interviste su altri media: se vogliamo trattenere qualche cosa di positivo da tutta questa crisi che abbiamo e stiamo affrontando (sì, che stiamo ancora affrontando perché le conseguenze negative per l’economia e per le finanze pubbliche peseranno sulle nostre decisioni ancora per anni…) è quello legato, oltre che alla forte diminuzione della criminalità, al forte calo di padroncini e lavoratori in nero che circolano sulle strade ticinesi. È l’effetto del controllo accresciuto alle nostre frontiere, quello che le guardie di confine hanno potuto mettere in campo grazie anche alla chiusura dei valichi minori. Un controllo che da domani non potrà più avvenire negli stessi termini, ma che personalmente spero possa portare in futuro a un ripensamento a livello federale (dove hanno la competenza per farlo) della sistematica dei controlli ai valichi”.

In queste ultime settimane, da quando cioè sostanzialmente la nostra economia ha ripreso a girare al pieno regime, si è constatata comunque una forte diminuzione del traffico negli orari di punta (6-8, 17-19). “Esatto, con un forte beneficio anche per gli spostamenti dei lavoratori ticinesi. Mi ha fatto piacere nel corso di questa settimana leggere sul CdT una lettera di due imprenditori del Mendrisiotto (Nicola Medici e Mirko Puricelli) che sottolineavano proprio lo stesso tema: la diminuzione della presenza dei cosiddetti padroncini e di lavoratori stranieri senza permesso dà fiato alla nostra economia, a tutto il settore dell’artigianato in particolare, ma non solo. I due momò chiedevano ai consiglieri di Stato di “vigilare su questo aspetto (più controlli alla frontiera, ndr) e il risultato sarà automaticamente raggiunto”. Con me sfondano una porta aperta. Sono le orecchie di Berna che devono riuscire a sentire questa importante segnalazione che giunge dal Ticino. Avremo però un’altra opportunità per farci sentire: la votazione federale del 27 settembre sull’iniziativa UDC per la limitazione dell’immigrazione. Ma ne riparleremo”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.