La Svizzera non cede all’Italia «Non riapriremo il 3 giugno»

La Svizzera non cede all’Italia «Non riapriremo il 3 giugno»

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 22 maggio 2020 del Corriere del Ticino

Norman Gobbi sottolinea l’unilateralità della decisione del governo Conte «Non ne hanno parlato con Confederazione e UE» dice il presidente del Consiglio di Stato Il Ticino ha esposto le sue preoccupazioni e verrà coinvolto nelle discussioni fra i due Paesi

Il Ticino verrà coinvolto. Parola di Norman Gobbi. Di più: la Svizzera «certamente non riaprirà» la frontiera con l’Italia, volendo citare il presidente del Consiglio di Stato. Non il 3 giugno, quantomeno. Una misura, quella annunciata dal governo italiano, unilaterale. E per certi versi improvvisa. «Non ne hanno discusso prima né con la Confederazione né tantomeno con l’Unione europea», precisa il direttore del Dipartimento delle istituzioni. «Durante l’incontro con la deputazione ticinese alle Camere federali abbiamo espresso tutte le nostre preoccupazioni al riguardo».

Preoccupazioni, va da sé, legate alla situazione epidemiologica italiana. «Se leggo i dati con gli occhi del cittadino -l’analisi di Gobbi – dico che una città come Milano ad esempio ha vissuto un lockdown molto più stretto rispetto al Ticino. La riapertura di una grande metropoli deve essere monitorata in maniera attenta». E ancora: «Il fatto che l’Unione europea estenderà la mobilità interna solamente il 15 giugno ci fa capire quanto la decisione dell’Italia non sia del tutto certa. E poi, non è detto che la Svizzera riaprirebbe il 3 giugno qualora lo facessero gli italiani. Anzi, certamente la Svizzera non riaprirà per quella data». Nei prossimi giorni i Cantoni e in particolare modo il Ticino (essendo «particolarmente toccato») seguiranno da vicino le discussioni. Diciamo pure vicinissimo. «La settimana prossima se ne parlerà a livello tecnico», precisa Gobbi. «Poi ci aggiorneremo. Tuttavia, ribadisco, l’aspetto importante da rilevare è che la decisione dell’Italia è unilaterale».

Una mossa turistica
L’eventuale riapertura dei valichi o, meglio, un ritorno ai tempi pre coronavirus avrebbe ovviamente ripercussioni anche sul fronte sanitario. Il medico cantonale Giorgio Merlani, a tal proposito, spiega: «Non è tanto un discorso di valichi, ma di curve epidemiologiche. In Italia, lungo le zone di confine, la situazione è leggermente diversa rispetto alla nostra. È paragonabile a quella ticinese di metà aprile, per intenderci. Aumentando le occasioni di incontro, aumentano anche le possibilità di entrare in contatto con il virus. A maggior ragione, è bene ribadire l’importanza delle norme di distanziamento e delle misure di igiene».

La mossa italiana, fra le altre cose, va letta altresì con le lenti del turismo e di riflesso dell’economia. Il 3 giugno, di concerto con le frontiere, riapriranno tutti gli aeroporti della vicina Penisola e saranno nuovamente consentiti i voli interregionali e internazionali. E qui entriamo in una zona di incertezza. L’Unione europea, infatti, spinge per un’uscita coordinata dal confinamento e, soprattutto, punta ad un’apertura concordata delle frontiere. Allo scopo, appunto, di salvare la stagione estiva. Il turismo vale il 10 percento del PIL europeo, pari a circa 1.400 miliardi di euro. Recuperare terreno, insomma, è fondamentale visti i numeri in ballo. Non a caso la Croazia sta negoziando degli accordi bilaterali con altri Paesi simili (sul piano epidemiologico) per «accelerare la ripresa del settore», annuncia con trasporto Gari Cappelli, ministro del Turismo croato, salvo poi correggere il tiro e ribadire l’importanza di un approccio coordinato.

La sfida interna
E proprio il turismo, quello diciamo così nostrano, è al centro dei pensieri di Gobbi. Fra norme igieniche, distanziamento e mascherine quanto è difficile veicolare l’immagine di un cantone accogliente e, nello specifico, pronto a raccogliere la sfida? «Il coronavirus è ancora fra noi», racconta il presidente del Consiglio di Stato. «Dovremo conviverci anche dopo l’estate, mantenendo un comportamento responsabile. Il passo del San Gottardo è stato riaperto, ho già incontrato alcuni svizzero-tedeschi: sì, sono tornati da noi. Hanno compreso la situazione, difficile, del Ticino. Da parte nostra, andremo avanti con la politica di sensibilizzazione. Dobbiamo salvaguardare la popolazione e i nostri turisti. È fondamentale che tutti possano godere il nostro territorio in sicurezza».

Quanto all’uso della mascherina, Norman Gobbi precisa: «Non è obbligatorio, ma è fortemente raccomandato laddove non è facile mantenere le distanze. Bisogna essere altruisti e cercare di proteggere gli altri. La mascherina serve altresì a dare un segnale di tranquillità». Il tutto evitando un utilizzo improprio, come quando siamo da soli in auto.

Fra aperture e necessità
Frontiera, turismo, situazione sanitaria. L’intreccio si presta a svariate letture e, di fatto, è ricco di paradossi. Per dire: da questa parte del confine è stato appena prolungato lo stato di necessità fino al termine del mese di giugno («Anche per dare respiro allo Stato maggiore cantonale di condotta») mentre l’Italia come detto vuole aprire (e aprirsi al turismo internazionale) fra poco meno di due settimane. Nel frattempo, le autorità cantonali rilanciano con lo slogan «Bentornati in Ticino». Chiedendo il mantenimento delle distanze e ribadendo il concetto di responsabilità. Individuale e collettiva.

“La frontiera con l’Italia non riaprirà il 3 giugno”

“La frontiera con l’Italia non riaprirà il 3 giugno”

Da www.ticinonews.ch

Per Norman Gobbi la Svizzera non seguirà sicuramente di pari passo la decisione italiana, presa unilateralmente

Ai microfoni di Teleticino, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha parlato dei motivi dell’estensione a fine giugno dello stato di necessità, ma soprattutto della tematica della riapertura della frontiera con l’Italia, dove il Ticino ha chiesto e ottenuto dal Consiglio federale di essere incluso nelle trattative assieme agli altri cantoni. Riapertura che spaventa, vista la situazione epidemiologica del Bel Paese. Per Gobbi è chiaro però che, al momento, questa resterà una mossa unilaterale.

Servizio

Coronavirus – Bentornati in Ticino: distanti e responsabili anche in vacanza  

Coronavirus – Bentornati in Ticino: distanti e responsabili anche in vacanza  

Comunicato stampa

Nel corso dei prossimi giorni in Ticino è atteso un importante afflusso di turisti provenienti soprattutto dalle regioni della svizzera tedesca e romanda. Lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC) presenta oggi un volantino intitolato “Bentornati in Ticino! Distanti e responsabili anche in vacanza”, tradotto anche in tedesco e in francese, che verrà distribuito dalla polizia su tutto il territorio ticinese.  

Lo SMCC, in vista anche della festività dell’Ascensione, ribadisce l’importanza di continuare a seguire le regole di distanziamento e di igiene accresciuta in vigore. Per proteggere se stessi e gli altri, con particolare riguardo alle categorie più vulnerabili, è fondamentale il contributo di tutti: turisti, ospiti e popolazione residente. In particolare si invita dunque a:  

  • Mantenere sempre le distanze;
  • Lavarsi frequentemente le mani;
  • Usare la mascherina se le distanze non sono garantite (ad esempio sui mezzi di trasporto pubblici);
  • Rispettare le direttive di alberghi, ristoranti e luoghi pubblici.  

Resta inoltre sempre in vigore il divieto di assembramenti di più di cinque persone. Al fine di veicolare questo importante messaggio, è stato realizzato un apposito volantino, in italiano, tedesco e francese, intitolato “Bentornati in Ticino – Distanti e responsabili anche in vacanza”. Lo stesso verrà distribuito dalla polizia su tutto il territorio cantonale.  

Ticino e Uri, uniti dal San Gottardo e dalla collaborazione tra Polizie cantonali anche durante l’emergenza COVID-19

Ticino e Uri, uniti dal San Gottardo e dalla collaborazione tra Polizie cantonali anche durante l’emergenza COVID-19

Comunicato stampa

Il Passo del San Gottardo è una via di transito che da secoli unisce il Ticino al resto della Svizzera e al Nord Europa. La “Via delle Genti”, un nome che ben spiega la funzione e l’importanza che il Passo del San Gottardo ha avuto in passato, tanto da diventare un’icona svizzera, famosa a livello internazionale. È un simbolo di unione ma anche di collaborazione, in particolare tra il nostro Cantone e il Canton Uri. In occasione dell’odierna riapertura dell’asse stradale dopo la chiusura invernale, questo importante aspetto è stato sottolineato al culmine del Passo dai Comandanti delle rispettive Polizie cantonali, Matteo Cocchi e Reto Pfister, e dai responsabili dei Reparti stradali Marco Guscio e Thorsten Imhof.

Come si ricorderà a inizio aprile i Corpi di polizia cantonali di Ticino e Uri hanno messo in atto delle misure per scongiurare lo spostamento di persone verso il Ticino a fini turistici. Un’operazione che unita ad altre iniziative e sensibilizzazioni è stata coronata da successo, anche grazie alla comprensione della serietà del momento da parte dei Cittadini confederati. La nuova fase di parziali riaperture permetterà l’afflusso di turisti che, nel corso dei prossimi mesi, vorranno raggiungere il Sud delle Alpi. Questa nuova situazione, legata al COVID-19, impone comunque di non abbassare la guardia e i contatti, in particolare tra i Cantoni confinanti, devono rimanere stretti e costanti. Si tratta di un fattore decisivo nell’ambito della valutazione e dell’applicazione delle direttive, dell’organizzazione di azioni di controllo congiunte e soprattutto nell’affinare le molteplici attività di polizia grazie allo scambio costante di esperienze. Collaborazione che è stata rafforzata negli ultimi mesi e che dimostra il forte senso di amicizia che ci lega a cavallo delle Alpi e che deve rimanere qualitativamente alta e orientata alla sicurezza di cittadini e turisti. In quest’ambito di collaborazione attiva e coordinata, si evidenzia che negli scorsi giorni è stato intercettato e arrestato a Faido un rapinatore in fuga dal canton Uri. (foto in allegato)

 

Sessione estiva delle Camere federali – Il Consiglio di Stato incontra la Deputazione ticinese

Sessione estiva delle Camere federali – Il Consiglio di Stato incontra la Deputazione ticinese

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi a Palazzo delle Orsoline la Deputazione ticinese alle Camere federali, per la tradizionale riunione di preparazione in vista della Sessione estiva, in programma tra il 2 e il 19 giugno. La riunione ha permesso di discutere alcuni temi di particolare interesse per il nostro Cantone.

Dopo la sessione straordinaria dedicata ai temi legati alla pandemia COVID-19, le Camere federali torneranno a riunirsi per una sessione ordinaria. All’ordine del giorno figurano diversi temi di particolare interesse per il Cantone Ticino, dei quali hanno discusso oggi il Consiglio di Stato e la Deputazione ticinese, durante il consueto incontro di preparazione.In primo piano vi sono le relazioni fra Svizzera e Italia, in particolare per quanto riguarda i tempi di riapertura delle frontiere in questa fase di graduale ripartenza delle attività economiche e commerciali. Come noto, la questione è delicata e il nostro Cantone ha chiesto di essere coinvolto nelle trattative. Sempre in tema di relazioni bilaterali, Governo e Deputazione si sono informati reciprocamente sullo stato dei negoziati per l’accordo fiscale e sulla situazione del Comune di Campione d’Italia.

Un altro tema di una certa rilevanza nell’ambito della pandemia da coronavirus è rappresentato dalla discussione sulla presa a carico dei costi di laboratorio per la diagnosi del COVID-19 con la richiesta da parte della Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità di esonerare tali costi dalla franchigia dell’assicurazione malattia di base.

Tra i temi di particolare rilevanza della Sessione estiva delle Camere federali c’è il Messaggio del Consiglio federale sulla promozione dell’educazione, della ricerca e dell’innovazione nel periodo 2021/2024 nel quale il Governo propone un investimento di circa 28 miliardi di franchi. A questo proposto è previsto nel corso della sessione estiva un incontro tra la Deputazione ticinese e la Segretaria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione Martina Hirayama.

In ambito sanitario saranno invece discusse le misure di contenimento dei costi (pacchetto 1) nella Legge federale sull’assicurazione malattie e la modifica della procedura di autorizzazione dei fornitori di prestazioni. Quest’ultimo provvedimento fornirà ai Cantoni maggiori competenze nel fissare limiti al numero di medici autorizzati, nel settore ambulatoriale, a fatturare a carico dell’assicurazione obbligatoria.

Governo e Deputazione si sono infine occupati anche di temi che riguardano la situazione della filiera vitivinicola e il Messaggio del Consiglio federale sull’armonizzazione delle pene e l’adeguamento del diritto penale accessorio alla nuova disciplina delle sanzioni.

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi  

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi  

Comunicato stampa

I Servizi del Gran Consiglio informano che oggi ha avuto luogo, a Bellinzona, davanti al Presidente del Gran Consiglio Claudio Franscella, al I Vicepresidente Daniele Caverzasio e al Segretario generale Tiziano Veronelli, la cerimonia per il rilascio della dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte dei Pretori, dei Pretori aggiunti e del Presidente della Pretura penale – eletti il 9 marzo scorso – per il periodo di nomina 1° giugno 2020 – 31 maggio 2030.
Alla cerimonia hanno partecipato anche il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il Presidente del Consiglio della magistratura Werner Walser e la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti.  

Conferenza sul riconoscimento facciale e sul controllo della distanza sociale  

Conferenza sul riconoscimento facciale e sul controllo della distanza sociale  

Comunicato stampa

“Riconoscimento facciale e controllo della distanza sociale post epidemia”: è questo il titolo di una conferenza video sulla piattaforma Microsoft Teams che il Gruppo Cyber Sicuro del Cantone Ticino organizza giovedì 28 maggio dalle 17.00 alle 18.45. Ad affrontare il tema l’ing. Giuseppe Amato, responsabile del Gruppo di ricerca Artificial Intelligence and Multimedia Information Retrieval (AIMIR) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (CNR). Modererà l’incontro il professore della SUPSI, Dipartimento tecnologie innovative, Alessandro Trivilini, membro del Gruppo Cyber Sicuro.

Lo sviluppo degli algoritmi per il riconoscimento facciale ha raggiunto una maturità tale da poter essere adottato e implementato sia negli smartphone di ultima generazione, sia negli impianti smart per videosorveglianza e in altri dispositivi di uso comune. L’arrivo del COVID-19 ha messo in prima linea le soluzioni di analisi visuale per il riconoscimento facciale del volto di una persona quando indossa una mascherina di protezione. La comunità scientifica è al lavoro per sviluppare nuovi algoritmi di riconoscimento facciale in presenza di mascherine di protezione e per il controllo del rispetto della distanza sociale tra persone (attraverso i loro volti) nei luoghi pubblici.Il Gruppo Cyber Sicuro del Cantone Ticino ha deciso di tematizzare l’argomento vista la sua attualità, organizzando un evento in video conferenza a cui il pubblico può partecipare gratuitamente (previa iscrizione al sito www.cybersicuro.ch), utilizzando la piattaforma Microsoft Team. La conferenza vedrà la partecipazione straordinaria dell’ing. Giuseppe Amato, responsabile del Gruppo di ricerca Artificial Intelligence and Multimedia Information Retrieval (AIMIR) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (CNR). Il viaggio-intervista sarà condotto da Alessandro Trivilini, membro del Gruppo Cyber Sicuro.
Ulteriori dettagli sul sito www.cybersicuro.ch  

Schnelle Grenzöffnung missfällt dem Tessin

Schnelle Grenzöffnung missfällt dem Tessin

Da www.nzz.ch
Italien will Anfang Juni seine Grenzen zur Schweiz öffnen – das Tessin reagiert darauf skeptisch. Die gesundheitlichen Bedenken überwiegen, mögliche Folgen für die Wirtschaft spielen kaum eine Rolle.

Nicht nur die Landesregierung, auch das Tessin ist überrascht: Italiens Ankündigung, am 3. Juni seine Grenzen zur Schweiz vollständig zu öffnen, stösst auf wenig Gegenliebe. «Wir stellen jetzt vor allem Überlegungen zum gesundheitlichen Schutz der Bevölkerung an», sagt der Tessiner Regierungspräsident Norman Gobbi (Lega). Denn schliesslich grenze der Südkanton an die beiden italienischen Regionen an, welche die schwersten Folgen im Zusammenhang mit dem Coronavirus hätten erdulden müssen.
Gobbi ist erstaunt über den Gesinnungswandel Italiens. Gemäss seinen Worten richteten italienische Politiker noch vor kurzem Appelle an die Schweiz und das Tessin, weil sie deren vorsichtige Öffnung als vorschnell empfanden. Und nun wolle man plötzlich selber die Grenzen öffnen: Das sei doch wohl ein übereilter Schritt, so Gobbi.

Das Risiko würde wieder steigen
Laut dem Tessiner Kantonsarzt Giogio Merlani ist die epidemiologische Situation in Norditalien noch wenig klar. Seiner Ansicht nach wird eine uneingeschränkte Grenzöffnung zu mehr Personenverkehr führen, der deutlich über den bisher zugelassenen Grenzgänger-Transit hinausgeht. Dies werde das Risiko erhöhen, dass das Coronavirus im Tessin wieder vermehrt auftrete.
Es könnte auch das Ende der allmählichen Normalisierung im Südkanton bedeuten. Dann müsste man wieder regional und international die Bewegungsfreiheit einschränken, meint Merlani. Und zwar in höchstem Masse, wie es eben in einem solchen Fall notwendig werde, was auch allgemein anerkannt sei.
Aber würde die Grenzöffnung die stark gebeutelte Tessiner Wirtschaft nicht etwas beleben? Der Volkswirtschaftsdirektor des Südkantons sieht keine unmittelbare Folgewirkung: Momentan sei der berufliche grenzüberschreitende Personenverkehr garantiert, erklärt der freisinnige Staatsrat Christian Vitta. In diesem Sinne betreffe die geplante Öffnung seitens Italiens die Tessiner Wirtschaft nicht direkt.
Auch für Vitta steht vor allem ein epidemiologisches Monitoring im Vordergrund. Der Chef des kantonalen Finanz- und Wirtschaftsdepartementes hofft darauf, dass sich der Bundesrat punkto Grenzöffnung mit Italien auf Leitlinien einigt, welche die Gefährdung durch das Coronavirus mit einschliessen. «Als Kantonsregierung haben wir die Durchführung von medizinischen Kontrollen an der Grenze verlangt – eine Massnahme, die bis heute nicht umgesetzt ist», hält Vitta fest.
Und was sagen Tessiner Wirtschaftsvertreter zur geplanten Grenzöffnung Italiens? Wichtig sei es, einen «normalen» Zustrom italienischer Grenzgänger garantieren zu können, erklärt beispielsweise Nicola Bagnovini, Direktor der Tessiner Sektion des Baumeisterverbandes. Gerade der regionale Bausektor sei seit vielen Jahren auf die «frontalieri» angewiesen. Anderseits hatte Bagnovini zu Beginn der Corona-Krise den schnellen und massiven Tessiner Lockdown befürwortet, um eine zweite Corona-Welle möglichst zu vermeiden, die der Wirtschaft langfristig noch stärker schaden könnte.
Daher wünscht sich Bagnovini, dass der Bundesrat bei den Verhandlungen mit Italien sowohl wirtschaftliche wie auch gesundheitliche Aspekte berücksichtigt. Man müsse jetzt alles tun, um eine Wiederholung des allgemeinen Notstands der letzten zwei Monate zu verhindern. Der Kampf gegen das Coronavirus müsse weitergehen.

Firmenprobleme liegen anderswo
Der Bundesrat habe während der Corona-Krise immer gut gearbeitet und bereits sehr viel getan. Dies sagt Beatrice Fasana, Geschäftsführerin einer Tessiner Firma, die Lebensmittel herstellt. Nun glaubt Fasana, die entsprechenden Sicherheitsmassnahmen und die Garantie risikofreien Arbeitens lägen in der Verantwortung der einzelnen Tessiner Firmen. Hilfe bieten könne der Staat bzw. der Kanton, indem er vor allem kleinen Firmen in allen Wirtschaftszweigen Geldbeträge à fonds perdu zuspreche und so einen Neustart ermögliche.
Darüber hinaus scheint für Fasana das Problem der Immobilien-Mietzinse für Firmen im Tessin ein sehr ernstes zu sein. Auch die Eigentümer der Liegenschaften sollten ihren Beitrag leisten, um die Situation für die Firmen zu entschärfen – was derzeit nicht geschehe. Fasanas Firma selber geht es gut: Wegen der Systemrelevanz der Lebensmittelbranche war die Landesgrenze für ihre «frontalieri» immer durchlässig. Daher würde eine reguläre Öffnung der italienischen Grenze für Fasanas Unternehmen keine Veränderung bedeuten.
Volkswirtschaftsdirektor Vitta treibt den Relaunch der Tessiner Wirtschaft weiter voran. Hierbei geht es nebst den kurzfristig eingeleiteten Massnahmen auch um strukturelle Projekte mittel- bis langfristiger Art. Aber wo momentan der Schwerpunkt liegt, ist für Vitta klar: Es sei dringend notwendig, mit geeigneten Massnahmen den Tourismus so gut wie möglich wieder anzukurbeln, da der Sommer vor der Tür stehe.
Es ist damit zu rechnen, dass die Schweizer heuer ihre Ferien meist im eigenen Land verbringen. Denn Auslandsreisen werden generell Einschränkungen unterworfen bleiben. Auch von daher dürfte Italiens Grenzöffnung, die einen deutlichen touristischen Hintergrund hat, nicht so stark ins Gewicht fallen.

Tessin will mehrstufige Grenzöffnung
In den nächsten zwei Wochen wird das Tessin bilanzieren, welche Folgen die allmähliche Öffnung der Baustellen, Firmen, Restaurants und der Schulen zeitigt. Hierbei könne man nicht von Vor- oder Nachteilen wirtschaftlicher Art sprechen, sondern nur von Vorsicht und Schutz der Bevölkerung, hält Regierungspräsident Gobbi fest. Diese Erfahrungen werde das Tessin in die Verhandlungen zwischen der Schweiz und Italien punkto Grenzöffnung einbringen. Der Bundesrat habe nämlich zugesichert, dass das Tessin mit einbezogen werde, so Gobbi.
Der Tessiner Regierungspräsident will dem Bundesrat keine Bedingungen aufzwingen. Gemäss seinen Worten geht es darum, sich auf einen genauen Grenzöffnungsplan – nach Möglichkeit einen mehrstufigen – zu einigen. Dann lässt sich ein Rückschlag mit dramatischen Folgen vermeiden. Gobbi betont: «Das Motto der Stunde lautet, Vorsicht walten zu lassen.»

https://www.nzz.ch/schweiz/italiens-grenzoeffnung-missfaellt-dem-tessin-ld.1557207

Immatricolazioni crollate della metà

Immatricolazioni crollate della metà

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 19 maggio 2020 de La Regione

In Ticino un calo del 54%. Mercato dell’auto sull’orlo del collasso in tutta la Svizzera

È un crollo. Il numero di auto immatricolate in Canton Ticino in questo periodo di ‘lockdown’ a causa della pandemia di coronavirus è in caduta verticale, se confrontato allo stesso periodo del 2019. «Dal 1° gennaio al 30 aprile sono state immatricolate 3’577 nuove automobili, quando nello stesso periodo del 2019 sono state 6’604», dice a ‘laRegione’ Aldo Barboni, aggiunto e sostituto caposezione della Circolazione. Un dato eloquente nella sua evidenza, ma non è tutto. Perché «se dal 1° gennaio al 15 marzo abbiamo avuto 3’031 immatricolazioni, dato coerente con le 3’693 dello stesso periodo l’anno scorso, le cose cambiano analizzando il periodo che va dal 16 marzo al 4 maggio: ebbene, quest’anno sono state solo 574 contro le 2’983 dell’anno scorso».

Da questi dati, evidenzia Barboni, «appare in modo estremamente chiaro quanto la situazione legata alla pandemia abbia colpito in modo marcato il settore dell’automobile». Considerando come in tutta l’Amministrazione cantonale la Sezione della circolazione «ha gli uffici che registrano il maggior numero di utenti allo sportello», queste settimane delicate sono state gestite «con soddisfazione».

Nel senso che, prosegue l’aggiunto e sostituto caposezione, «a partire dal 16 marzo la sezione ha operato con un effettivo ridotto, con circa il 20 per cento delle unità totali al lavoro. Si è trattato dapprima di fare fronte alle esigenze dei servizi considerati essenziali per lo Stato, come l’immatricolazione di veicoli per il personale dell’ambito socio-sanitario o le necessità degli autotrasportatori, ad esempio». Posto che la priorità era chiara, «non abbiamo trascurato nemmeno le esigenze degli altri utenti e possiamo dire, con un filo d’orgoglio, che servizi molto sollecitati come Immatricolazioni e Conducenti non hanno mai avuto sospesi: le pratiche che giungevano per posta erano regolarmente evase il giorno stesso». C’è soddisfazione, si diceva. Sia «per aver mantenuto il servizio», sia «per la risposta avuta dall’utenza». Il Servizio immatricolazioni, ad esempio, «prima della pandemia riceveva il 90 per cento della sua utenza allo sportello e un 10 per cento delle pratiche giungeva per posta». Questo dato, annota Barboni, «si è invertito e nessuno si è lamentato per il servizio o per i ritardi».

E adesso si torna a operare a pieno regime? «Sì, seppur con numerose misure di protezione che la situazione impone a tutti i cittadini. Oggi operiamo in quella che il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi ha definito ‘una nuova normalità’, ovvero una piena operatività contraddistinta dalle misure di protezione, come detto, e da nuove abitudini da assorbire per collaboratori e utenti».

E c’è spazio anche per delle novità. Sono state eliminate alcune pratiche allo sportello, «tra queste non è più possibile effettuare un cambio veicolo o un deposito di targhe allo sportello. Pratiche che fino a metà marzo erano presentate regolarmente nell’ordine di alcune centinaia al giorno, e che oggi vengono inviate per posta o tramite la bucalettere fuori dalla nostra sede. Le stesse vengono evase il medesimo giorno e rispedite all’utente», conclude l’aggiunto e sostituto caposezione.

Ed è notizia di ieri l’attivazione di una piattaforma del settore auto e per aziende con grandi parchi veicoli, sempre in seno alla Sezione della circolazione. Che ha ampliato la propria offerta di servizi online con ‘ePartner’, spazio che sarà loro dedicato: «Semplifica e velocizza i rapporti con l’utenza, gestendo autonomamente gli appuntamenti al collaudo dei veicoli i quali possono essere riservati online e poi eseguiti presso l’Ufficio tecnico a Camorino o presso il Tcs a Rivera». Potranno beneficiare di questo servizio «i garage in grado di comprovare lo svolgimento di almeno 50 collaudi annui e le aziende con un parco veicoli composto da almeno 30 unità».