‘Pretura penale, urgente un giudice temporaneo’

‘Pretura penale, urgente un giudice temporaneo’

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 19 maggio 2020 de La Regione

Giacenze in aumento, a causa pure delle ‘disfunzioni’ alla Pretura di Riviera. Il Consiglio di Stato al parlamento: la Pretura penale necessita al più presto di un rinforzo.

La situazione della Pretura penale e quella della Pretura del Distretto di Riviera “impongono un intervento urgente, volto a supportare l’attività giudicante di queste autorità”. In altre parole, occorre designare al più presto “un/a magistrato supplente per un tempo determinato con il compito di evadere una serie di incarti”. È quanto scrive il Consiglio di Stato in una lettera inviata la scorsa settimana all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio e per il tramite di questo alla commissione parlamentare Giustizia e diritti.

Operativa in Ticino dal 2003 (sede a Bellinzona), la Pretura penale si compone di cinque giudici: il presidente e i quattro pretori di valle (tra cui quello di Riviera), che all’occorrenza fungono da giudici penali di prima istanza. Processi e sentenze: i cinque magistrati sono chiamati a deliberare sulle opposizioni, fra l’altro, ai decreti d’accusa emanati dal Ministero pubblico. Si parla di penale minore, anche se quest’ultimo costituisce oggi il grosso delle vertenze trattate dalle Corti penali cantonali. La missiva del governo al Gran Consiglio prende spunto dai dati, eloquenti, sul numero dei nuovi incarti e soprattutto su quello degli arretrati. Dal Rapporto 2019 del Consiglio della magistratura e delle autorità giudiziarie, ricorda il Consiglio di Stato, “emerge che la Pretura penale è stata di nuovo confrontata con un importante afflusso di nuove entrate che hanno raggiunto una quota record di 1’048 unità”. L’incremento degli incarti evasi, pari a 1’015 unità, “non compensa tuttavia il maggior aumento delle nuove entrate rispetto all’anno precedente (il 2018, ndr), ciò che si riflette nelle giacenze che si assestano a ben 807 unità”. Secondo il Consiglio della magistratura, si evidenzia nella lettera firmata dal capo dell’Esecutivo e direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, “questa situazione presenta delle criticità tenuto conto del principio di celerità”. Una situazione che deriva però anche da quella “venutasi a creare negli anni in seno alla Pretura del Distretto di Riviera”, cosa che “non ha di certo contribuito a ridurre le giacenze presso la Pretura penale”. E qui il governo menziona il pretore di Riviera Patrizia Gianelli, entrata in carica nove anni fa, e quanto annota al riguardo il rapporto del Consiglio della magistratura: “Sulla base dei dati disponibili, anche nel 2019 il funzionamento di questa Pretura (del Distretto di Riviera, ndr) resta critico, sia sotto il profilo giurisdizionale, sia gestionale. Da rilevare anche l’apporto – (di nuovo) intempestivo e sotto le aspettative – in Pretura penale, pur tenuto conto delle assenze per malattia del pretore, che però in questo ambito sono state parzialmente compensate”. Gianelli – che in marzo il Gran Consiglio non ha rieletto alla carica di pretore, decisione da lei impugnata davanti al Tribunale federale (il ricorso è tuttora pendente) – terminerà la propria attività alla fine di questo mese. Le subentrerà Elisa Bianchi Roth.

‘Nella Pretura di Riviera disfunzioni preoccupanti’

La Pretura di valle versa comunque “in una situazione di estrema emergenza: dal 2011 a fasi alterne, e dal 2016 in modo più costante e diffuso, sono infatti state accertate importanti carenze e disfunzioni per efficienza ed efficacia nella risposta di giustizia”, sottolinea il Consiglio di Stato manifestando “seria preoccupazione”. Il quale – alla luce “delle problematiche sorte in Pretura penale” e “delle disfunzioni presenti ormai da anni presso la Pretura del Distretto di Riviera” e delle relative conseguenze – ritiene “necessario” intervenire “con celerità per supportare entrambe le autorità giudiziarie”. E “l’intervento auspicato, discusso con il presidente della Pretura penale (Marco Kraushaar, ndr), è quello di designare un magistrato supplente per un tempo determinato con il compito di evadere una serie di incarti”. E meglio, “un/a magistrato a tempo pieno presso la Pretura penale per il periodo 1° giugno 2020 – 31 dicembre 2020 con il compito di evadere 75-100 incarti (numero ancora da determinare d’intesa con il presidente della Pretura penale in base alla tipologia)”. Non solo: “Con una simile soluzione, si sgraverebbe anche la neo pretore del Distretto di Riviera (Bianchi Roth, ndr), che si potrebbe concentrare sul funzionamento della Pretura nei primi mesi di attività”. Resterebbe un nodo, più politico che procedurale, da sciogliere. Chi designerebbe il magistrato supplente (che per il Consiglio di Stato dovrebbe essere una persona “con esperienza in ambito penale giudicante” e che per sei mesi verrebbe supportato da “un/a vicecancelliere/a” messo a disposizione dalla Divisione giustizia)? Stando all’articolo 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria, sarebbe il Consiglio di Stato. I tempi oltretutto sono stretti, tant’è che il governo auspica che il magistrato entri in funzione il 1° giugno. Memore tuttavia di quanto accaduto nel recente passato con il giudice straordinario per il Tribunale penale cantonale e per evitare quindi polemiche, l’Esecutivo chiede al Gran Consiglio “di determinarsi in merito” a quanto indicato dall’articolo 24 della Log.

Quando Michel Piccoli diceva “je suis piottese”

Quando Michel Piccoli diceva “je suis piottese”

Da www.ticinonews.ch

Lo affermò nel 2007 al Locarno Festival e così Norman Gobbi lo ricorda nel giorno della sua scomparsa

“Je suis piottese”, disse nel 2007 Michel Piccoli. E così Norman Gobbi lo ricorda su Instagram nel giorno della sua scomparsa.
L’attore morto all’età di 94 anni, fu ospite al Locarno Festival 13 anni fa. In quella sede dichiarò di avere lontane origini ticinesi, più precisamente leventinesi di Piotta. Fu un momemento molto sentito per i leventinesi ma anche molto discusso perché sembrò piuttosto una battuta.
Ma altro che battuta. All’epoca della dichiarazione il lavoro genealogico partì immediatamente per scoprire e pubblicare – sul dizionario leventinese – tutte le discendenze dell’attore Michel Piccoli, smentendo così a tutti gli effetti i suoi legami italiani.

Attivazione di una piattaforma per professionisti del settore auto e per aziende con grandi parchi veicoli

Attivazione di una piattaforma per professionisti del settore auto e per aziende con grandi parchi veicoli

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni comunica che la Sezione della circolazione ha ampliato la propria offerta di servizi online con l’attivazione della piattaforma denominata ePartner dedicata ai professionisti del settore auto e per le aziende con grandi parchi veicoli. Una piattaforma che permette una gestione autonoma degli appuntamenti al collaudo a Camorino e a Rivera.

La nuova piattaforma ePartner dedicata ai professionisti del settore auto e per le aziende con grandi parchi veicoli – consultabile all’indirizzo https://www4.ti.ch/di/sc/veicoli-e-collaudi/portale-garage/ – semplifica e velocizza i rapporti con l’utenza grazie alla possibilità di introdurre facilmente moduli per il disbrigo di pratiche online, garantendo così anche un contributo concreto al contenimento dei costi e un risparmio di tempo per l’utenza. Pensata e ottimizzata prima della crisi legata al virus Covid-19, l’offerta oggi si affianca alle numerose possibilità online, via mail e posta tradizionale che la Sezione della circolazione consiglia a tutti gli utenti per rendere più veloce il disbrigo delle pratiche (in linea generale prese a carico il giorno stesso di ricezione) senza la necessità di recarsi agli sportelli di Camorino.In concreto, tramite ePartner la piattaforma consente di gestire autonomamente gli appuntamenti al collaudo dei veicoli, i quali possono essere riservati online e poi eseguiti presso l’Ufficio tecnico a Camorino o presso il TCS a Rivera. La riservazione degli appuntamenti al collaudo è comodamente accessibile sia da computer sia da dispositivo mobile. Potranno beneficiare di questo servizio i garage in grado di comprovare lo svolgimento di almeno 50 collaudi annui e le aziende con un parco veicoli composto da almeno 30 unità. Il servizio viene messo a disposizione dei professionisti al costo di Fr. 100.- all’anno. Si specifica che, quale ulteriore contributo al superamento delle attuali difficoltà dovute al nuovo coronavirus, il Dipartimento delle istituzioni rinuncia a percepire la tassa per il 2020.    

«Al fronte nelle trattative»

«Al fronte nelle trattative»

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 18 maggio 2020 del Corriere del Ticino

Verso il 3 giugno / L’annunciata apertura delle frontiere da parte italiana ha sorpreso la Svizzera – Keller-Sutter: «Decisione unilaterale» Gobbi chiede che il Ticino faccia parte del gruppo che tratterà direttamente con Roma, e aggiunge: «Rimarranno centrali le valutazioni sanitarie»

Le frontiere, ancora loro, sempre loro. Il Ticino è anche questo, terra di frontiera. Naturale quindi se ne parli tanto. Naturale sia un tema centrale ora, con la pandemia di mezzo, con un’entità, la Lombardia, che di fatto ha rappresentato il focolaio di un intero continente. E noi lo sappiamo bene, ce ne siamo accorti insomma. Ecco allora che il nuovo decreto del Governo di Giuseppe Conte – approvato dopo ore di discussioni nella notte su sabato -, quello che prevede l’apertura delle frontiere per il prossimo 3 giugno, ha fatto da scintilla.

«Tra il dire e il fare…»
La prima a rispondere è stata Karin Keller-Sutter. Ai microfoni della SRF ha infatti spiegato: «Si tratta di una decisione unilaterale dell’Italia di cui prendo atto». La consigliera federale, ministra di Giustizia e Polizia, ha poi aggiunto: «La Svizzera deciderà autonomamente se consentire il rientro di persone provenienti dall’Italia. Abbiamo avuto contatti con l’Italia la settimana scorsa, ma non si è parlato di questa riapertura (al contrario di quanto fatto rispetto ad altri Paesi, Germania, Austria e Francia,
n.d.r.). È importante che ci coordiniamo in maniera stretta su questo tema con il Canton Ticino, che è stato molto colpito dalla pandemia». E il Ticino come ha preso questa notizia? Domanda da noi rivolta al presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi. «Ho subito capito che tra il dire e il fare ci sarebbe stato di mezzo il mare. Nel senso che per giungere a una reale definizione di questa apertura occorrerà ancora tempo e soprattutto lavoro, per stabilire i giusti termini di tale apertura con il coinvolgimento di Berna e del Ticino. Non per niente già nella giornata di sabato ho subito inviato al segretario di Stato, Mario Gattiker, la richiesta, in quanto Cantone direttamente coinvolto dalla decisione italiana, di poter far parte del gruppo che tratterà direttamente con Roma. E posso assicurare che il Governo ticinese opera con unità su questi aspetti. Lo abbiamo dimostrato durante tutta questa crisi».

«Fuga in avanti italiana»
Keller-Sutter è stata chiara: «Decisione unilaterale». Norman Gobbi prova a spiegare cosa ciò comporti: «In modo diplomatico posso rispondere che ogni nazione è libera di decidere e implementare le proprio decisioni. Certo, qui siamo di fronte a un passo che avrebbe dovuto necessariamente veder coinvolta oltre la Svizzera anche gli altri Paesi europei. Se è vero che i rapporti tra i nostri due Stati sono continui, è altrettanto vero che questa decisione è una chiara fuga in avanti italiana che Berna non aveva previsto in questi termini. Ma buttare benzina sul fuoco oggi non serve a nulla. Bisogna solo lavorare tenendo conto degli interessi ticinesi e svizzeri». Un Ticino che, a detta del consigliere di Stato, non sarebbe ancora pronto a un tale passo: «No, non lo siamo. La Svizzera non è pronta. Ma è normale che sia così e non voglio quindi dire che ci faremo trovare impreparati il 3 giugno. Verranno fatte tutte le valutazioni del caso; è già in programma un incontro con Roma proprio questa settimana. E se ne discuterà anche alla luce della situazione sanitaria dei due Paesi».

«Le iniziative ticinesi»
Già, perché chiudere o aprire una frontiera è una decisione politica, ma il rischio legato a tale decisione è sanitario. Ancora Gobbi: «Le valutazioni sanitarie dovranno continuare a rivestire un ruolo centrale, anche perché sappiamo che le frontiere sono state chiuse per determinati motivi e il Consiglio di Stato ticinese è stato il primo a chiedere questa misura. La loro riapertura dovrà essere analizzata affrontando questi motivi e se i nodi non dovessero essere sciolti, allora anche la riapertura dovrà essere impostata con certe condizioni. Oggi però non siamo ancora in grado di vedere tutte le implicazioni di questa riapertura». Il medico cantonale Giorgio Merlani, alla RSI: «La motivazione dal punto di vista economico è chiara, da quello sanitario, soprattutto vedendo l’evoluzione epidemiologica del Nord Italia, mi sembra un po’ un azzardo. Dal punto di vista sanitario è una decisione che sorprende». Il dossier è ancora da studiare nei minimi dettagli. «Le informazioni in nostro possesso, dopo la decisione di venerdì emersa in Italia, non sono ancora del tutto chiare – spiega Gobbi – Quindi sia per l’autorità federale che per quella cantonale è basilare capire con precisione quanto stabilito dal Governo italiano. E lo stiamo facendo in queste ore». Studiare il dossier per poi tornare a rivolgersi ai cittadini ticinesi, che in queste ultime settimane – dati i bisogni dell’economia nostrana – hanno registrato messaggi di sensibilizzazione su commercio e turismo interni. L’apertura della frontiera potrebbe giocare contro queste necessità. «I ticinesi hanno ben presente quale sia la situazione in Italia, quali sforzi abbiamo fatto da noi per contenere la crisi sanitaria e il pericolo che ancora si può correre, andando in Italia, così come in altre nazioni. Le iniziative promosse in Ticino per i ticinesi e per gli ospiti confederati mantengono intatto il loro significato e il loro valore».

Gobbi: “la situazione dall’altra parte non è così tranquilla”

Gobbi: “la situazione dall’altra parte non è così tranquilla”

Da www.ticinonews.ch

Il presidente del Consiglio di Stato espone i suoi dubbi riguardo alla possibile riapertura della frontiera italiana del 3 giugno

Durante la diretta del TgSpeciale di questa sera il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha parlato riguardo al desiderio di apertura da parte dell’Italia dichiarandosi stupito e un po’ preoccupato.

Desiderio dell’Italia di riaprire le frontiere
“Fino all’altro giorno sembrava ancora tutto limitato e ricordo che l’Italia ha avuto delle limitazioni molto più forti rispetto a noi e infatti, per quanto riguarda gli spostamenti nel territorio, per i cittadini c’erano molte più restrizioni. Questa liberalizzazione fatta in fretta con un decreto che non è chiaro nei suoi contenuti è stato deciso in modo unilaterale, senza essere coordinato con gli altri paesi. La settimana prossima avverranno le discussioni tra Svizzera e Italia”.

Preoccupazioni per questa riapertura
“I dati dell’epidemia in Lombardia, nelle province vicine e della metropoli di Milano non sono confortanti dal punto di vista sanitario e quindi le preoccupazioni che avevamo due mesi fa rimangono le stesse. La Svizzera ha potuto aprire i confini con Germania e Austria perché la situazione nei due paesi è simile a quella registrata in Svizzera, avendo quindi un tasso che non è paragonabile all’Italia e sicuramente nemmeno alla Lombardia.”

La questione è di competenza di Berna, ma voi che linea preferireste?
“Noi abbiamo chiesto di essere coinvolti nelle trattative bilaterali cosa che ci è stata confermata. Ricordo che anche se l’Italia procederà con la riapertura, dal lato svizzero potranno rimanere delle limitazioni. Anche per Austria e Germania ci sono ancora delle limitazioni: ci si può infatti spostare solo per motivi personali. L’apertura significa proporzionalità ed è quello che chiederemo come autorità cantonali.” 

Molti ticinesi hanno gioito alla riapertura italiana. Cosa si sente di dire ai nostri concittadini?
“Ricordiamoci cosa e successo due mesi fa in cui famiglie sono andate a trascorrere la settimana bianca in Trentino o nell’Alta Valtellina e sono tornate positive. Bisogna rendersi conto che la situazione dall’altra parte non è così tranquilla. L’invito è quello di essere ancora una volta prudenti e soprattutto di attendere decisioni definitive perché l’apertura non sarà comunque come quella che si aveva prima del coronavirus.”

Sembra che la mossa di Conte non sia soprattutto rivolta al turismo e non tanto al turismo degli acquisti
“Condivido ciò proprio perché è un vettore economico importante. L’Italia non mi sembra abbia fatto tanta promozione interna per dire agli italiani di restare in Italia. Questo trovo che sia un elemento che porti ad essere a favore di questa tesi. L’Italia dal punto di vista economico ne uscirà ben peggio rispetto al Ticino e alla Svizzera ed anche ai Paesi Mitteleuropei. Proprio per il fatto che le chiusure sono state più importanti, come anche le limitazioni; ed anche il sostegno da parte delle autorità ad aziende e individui è stato inferiore rispetto a quanto hanno potuto fare paesi come il nostro.”

La notizia della riapertura del 3 giugno allo stato attuale non significa che i ticinesi potranno andare senza problemi in Italia
“Questa credo che sia la lettura più corretta. Anche oggi gli svizzeri che volessero recarsi in Germania o Austria per i propri acquisti non lo possono fare quindi significa anche qui essere proporzionali perché il virus è ancora in circolazione.”

«Grenze zu Italien muss geschlossen bleiben»

«Grenze zu Italien muss geschlossen bleiben»

Da www.blick.ch
 
Öffnung am 3. Juni? Tessiner Gobbi bleibt skeptisch
Italien will die Einreise für Ausländer ab 3. Juni wieder erlauben, die Schweiz sucht nun das Gespräch. Der Tessiner Regierungspräsident Norman Gobbi will vorerst aber keine Grenzöffnung. Italien öffnet seine Grenzen wieder. Ab 3. Juni ist die Einreise für Ausländerinnen und Ausländer wieder erlaubt. Zudem sollen dann Reisen zwischen den Regionen in Italien wieder erlaubt sein, wie die Regierung in Rom beschlossen hat.
Im Tessin ist die Reaktion auf den Entscheid zurückhaltend. «Im Moment ist die Lage noch unklar», betont der Tessiner Regierungspräsident Norman Gobbi (43, Lega). Das Tessin habe keinen offiziellen Bescheid erhalten. Er begrüsse aber die Haltung der Schweiz, die Grenze vorerst nicht zu öffnen. «Schliesslich ist Italien von der Pandemie stark betroffen.»
Seines Wissens habe Italien bislang ohnehin nur Grenzöffnungen für EU-Bürger angekündigt, so Gobbi. Für Schweizerinnen und Schweizer ändert der Entscheid also nichts. «Wir müssen mit dem Bund schauen, wie die Lage zu beurteilen ist», sagt Gobbi. «Eine Frage ist, ob zusätzliche Massnahmen und Kontrollen an der Grenze nötig sein werden.»
Il 3 giugno, che rompicapo

Il 3 giugno, che rompicapo

Da www.rsi.ch/news

Svizzera-Italia, Gobbi: “Preoccupati”
L’Italia vuole aprire i confini il 3 giugno. I timori del presidente del Governo sono sulle conseguenze che potrebbe avere sulla situazione epidemiologica nel Cantone

Sul fronte ticinese l’ipotesi di una riapertura delle frontiere italiane è una sorpresa solo in parte. Il presidente del Governo, Norman Gobbi, è preoccupato per le conseguenze che questa apertura potrebbe avere sulla situazione epidemiologica nel cantone. “La situazione non è chiara. Non abbiamo ancora il testo definitivo del decreto. E dovremo capire quale tipo di misure mantenere al confine. Perché in Italia la situazione si sta calmando, ma è ancora molto più calda rispetto a quella di Svizzera, Austria o Germania”, dice ai microfoni della RSI. 
La Svizzera, che sabato ha aumentato gli allentamenti con Germania e Austria e che prevede l’apertura totale delle frontiere anche con la Francia il 15 giugno prossimo, ha fatto sapere che saranno necessari nuovi colloqui bilaterali. “Conosciamo bene la difficoltà a ricostruire i contatti in caso di nuovi contagi e questo evidentemente ci preoccupa”, aggiunge. 
Per l’Italia non si tratta ancora di un provvedimento definitivo, perché manca ancora l’approvazione ufficiale del Decreto della presidenza del Consiglio, a cui spetta illustrare tutti i dettagli, specificando ad esempio se l’apertura del 3 giugno varrà solo per stati UE, se comprenderà i Paesi Schengen o se si intende aprire a nazioni anche fuori dall’Europa.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Svizzera-Italia-Gobbi-Preoccupati-13044186.html

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Da www.tio.ch

Reazioni contrastanti alla riapertura della frontiera italiana. Il governo prende tempo. Dalla Lega voci critiche: «Non si riapre niente». Gobbi: «Non abbiamo ancora visto il decreto»

Chi esulta, e chi si preoccupa. La notizia della riapertura della frontiera italo-svizzera (solo da parte italiana, per ora) sta suscitando reazioni ed emozioni contrastanti in Ticino.
La data del 3 giugno, va detto, è da prendere con le pinze in assenza di un’intesa bilaterale tra Berna e Roma. Ma le prese di posizione non sono tardate ad arrivare, da questa parte del confine. 

La consigliera federale Keller Sutter ha subito messo le mani avanti, precisando che la decisione è stata «presa in modo autonomo dall’Italia» e che la Svizzera «deciderà autonomamente se consentire il rientro di persone provenienti dall’Italia».
Come non detto. Sui social è scattato il giubilo di quanti scalpitano per recarsi oltre confine a fare acquisti, o a visitare familiari e affetti (su Facebook si sono costituiti anche dei gruppi ad hoc). Ma non manca chi esprime preoccupazione per un possibile aumento dei contagi. Tra questi, sui social spicca il consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega). «La Svizzera non deve in alcun modo piegarsi o farsi influenzare» scrive il municipale luganese su Facebook. «Non si apre niente, ed anzi bisogna ridurre il flusso di frontalieri selezionando chi può entrare e chi no».
Toni più pacati – ma sulla stessa linea – dal consigliere di Stato leghista Norman Gobbi, che alla Rsi si è detto «preoccupato» per le conseguenze epidemiologiche in Ticino. «In Italia la situazione si sta calmando, ma è ancora molto più calda rispetto a quella di Svizzera, Austria o Germania» ha ricordato. Il Ticino andrà coinvolto nella ricerca di una soluzione, ha assicurato il Consiglio federale. E al momento dal governo di Bellinzona – di cui Gobbi è presidente di turno – arriva un invito alla prudenza. «La situazione non è chiara» ha aggiunto il direttore del Dipartimento istituzioni. «Non abbiamo ancora il testo definitivo del decreto. E dovremo capire quale tipo di misure mantenere al confine». 
Dichiarazioni esultanti invece arrivano dall’Italia. Il senatore del PD Alessandro Alfieri, varesino, ha parlato di «una buona notizia per tante famiglie che vivevano da mesi separate dal confine Italo svizzero e per l’economia di frontiera, duramente colpita dal lockdown». Le prime avvisaglie di una spinta italiana alla riapertura erano già arrivate giovedì, in realtà. E a calmare gli animi ci ha pensato, ieri, la Segreteria di Stato della migrazione (Seco), che ha precisato come da questa settimana sono possibili – a seguito di accordi bilaterali – spostamenti in Germania e Austria, ma «soltanto per andare a trovare parenti o familiari». Quindi non per turismo o per acquisti. Ulteriori aperture sono previste verso Francia, Germania e Austria a partire dal 15 giugno. Ma l’Italia – e il Ticino – resta un capitolo a parte. 

«Sono soddisfatto, ma ai ticinesi dico che la crisi non è finita»

«Sono soddisfatto, ma ai ticinesi dico che la crisi non è finita»

Intervista a Matteo Cocchi, Capo dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta, pubblicata nell’edizione di sabato 16 maggio 2020 del Corriere del Ticino 

Matteo Cocchi è tornato a parlare ieri: lo ha fatto nell’infopoint di Bellinzona, dove in qualità di capo dello SMCC ha snocciolato i dati aggiornati dell’attività di controllo e monitoraggio del territorio, e lo ha fatto con il Corriere del Ticino, dando una lettura più personale su questo lungo periodo di emergenza.

Comandante, la curva epidemiologica si è quasi appiattita e conferma sia la bontà delle misure messe in atto nel cantone sia il senso di responsabilità dei ticinesi: un motivo di soddisfazione anche per lei.
«A quasi tre mesi dall’inizio della crisi, in qualità di Capo dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC) posso dirmi sostanzialmente soddisfatto. In generale, abbiamo infatti notato che la popolazione ha compreso la gravità della situazione reagendo in maniera adeguata, seguendo i consigli di prevenzione e adattando i propri comportamenti alle disposizioni federali e cantonali. Quella che ci troviamo ad affrontare è un’emergenza sanitaria senza precedenti nella storia recente e sebbene i dati recenti appaiano confortanti, il messaggio non deve cambiare: è fondamentale mantenere alta la guardia. La crisi non è ancora terminata sia da un punto di vista sanitario (non sappiamo infatti come evolveranno nei prossimi mesi i contagi) sia da un punto di vista economico (con le sicure ripercussioni nell’ambito sociale e istituzionale)».

Dopo le riaperture, come prosegue l’attività di controllo e monitoraggio del rispetto delle regole sul territorio?
«Dall’inizio del mese di maggio si conta in totale un migliaio di controlli. Questi hanno riguardato principalmente la verifica a livello di distanze e assembramenti e posso dire che le contravvenzioni, da inizio mese, sono state un centinaio. Si è intervenuti sul suolo pubblico, ma anche all’interno di aziende, cantieri, strutture ricettive e attività commerciali: in questi ultimi ambiti non si sono riscontrate grosse infrazioni o situazioni fortemente problematiche. Nelle settimane a venire, si proseguirà con l’attività di prevenzione e verifica puntuale delle disposizioni, sanzionando comportamenti scorretti, laddove necessario».

Quanti sono i controlli effettuati dopo la riapertura delle singole attività e quante le segnalazioni ricevute sul mancato rispetto delle norme?
«Faccio un esempio: nella sola giornata di lunedì si sono contati oltre cento controlli negli esercizi pubblici. L’attività ha visto in particolare gli agenti impegnati nella verifica delle misure di protezione all’interno di bar e ristoranti. Il grosso del lavoro si è concentrato sulla sensibilizzazione e consulenza, procedendo ad individuare alcune misure di dettaglio che andavano meglio implementate. In generale il dialogo e la collaborazione con gli esercenti, sempre per quanto riguarda la prima giornata, è risultato positivo e all’insegna della collaborazione. A più riprese gli agenti sono stati pure ringraziati dagli esercenti in quanto hanno potuto fare chiarezza su particolari che non erano stati compresi in maniera corretta. Anche qui, come per tutti i controlli, la parola d’ordine rimane il dialogo e solo in casi palesi o reiterati si interviene con una sanzione».

Una linea di intervento adottata fin dal primo giorno di emergenza che intendete mantenere anche nelle settimane a venire.
«Riprendendo quanto appena indicato posso affermare che, in queste settimane di emergenza, la Polizia ticinese ha messo in campo un dispositivo capillare con numerose pattuglie chiamate a garantire un controllo accresciuto del territorio e un contatto diretto con la popolazione. Questo al fine di far rispettare le direttive federali e cantonali: dal divieto di assembramenti, al controllo delle autorizzazioni, passando per il rispetto delle prescrizioni igieniche, fino ad arrivare alla sensibilizzazione dei gruppi vulnerabili. Fondamentale in tal senso, e per le prossime settimane, è il richiamo alla responsabilità individuale. Solo rispettando le prescrizioni di igiene e distanza accresciuta, sarà possibile ripartire».

Alcuni parchi giochi hanno riaperto, altri sono ancora sigillati: in questo caso viene lasciata libertà di decisione ai singoli Municipi?
«Sì, in effetti per questo genere di questioni, la decisione rientra nelle competenze dei Municipi. Fatto salvo il rispetto di quanto stabilito dall’ordinanza sui provvedimenti per combattere il coronavirus».

Di posti di blocco se ne vedono ancora parecchi sulle strade cantonali. Qual è il motivo di questo continuo monitoraggio?
«La graduale ma evidente ripresa di svariate attività e del movimento all’interno del territorio ha come logica conseguenza anche il riattivarsi di alcuni fenomeni, che nella “fase uno” si sono verificati con un’intensità quasi minima. Il dispositivo di pattugliamento e controllo del territorio non si concentra e concentrerà unicamente sulla problematica della pandemia. Occorre essere vigili e pronti a reagire per tutto lo spettro delle attività di prevenzione e repressione che caratterizzano il lavoro di tutti i giorni».

Lo Stato di necessità proseguirà almeno fino a fine mese: è presumibile che la cellula di crisi venga in seguito smantellata?
«No, l’apparato di supporto dello SMCC non smobilita! Rimarrà attivo soprattutto nell’analisi con l’obiettivo di anticipare cambiamenti a seguito dell’evolversi della situazione epidemiologica. Nelle prossime settimane verranno però adeguati i ritmi di condotta, vale a dire le attività puntuali messe in campo durante la fase acuta per permettere un graduale ritorno alla normalità. Questo anche per chi si è trovato a dover operare in prima linea nella gestione della crisi nel suo specifico settore di competenza. Per quanto riguarda lo Stato di necessità, il Governo valuterà se prolungarlo ma è ancora prematuro esprimersi in merito».

Nel Corpo di polizia, ad oggi, quanti casi di contagio sono stati registrati?
«Da inizio crisi ad oggi, nel Corpo della Cantonale e nelle polizie comunali, abbiamo registrato una quindicina di casi positivi alla COVID-19. È un numero molto ridotto. Le misure di protezione e di salvaguardia della salute del personale ci hanno permesso di farci trovare adeguatamente pronti, qualsiasi fosse stato lo scenario con il quale il Cantone avrebbe dovuto confrontarsi e che, in situazioni critiche per il sistema sanitario, avrebbero potuto richiedere anche un maggiore intervento delle Forze dell’Ordine».

E Matteo Cocchi come ha vissuto, a livello personale, questi due mesi abbondanti d’emergenza?
«Come già ribadito, l’attuale crisi non ha precedenti nella storia recente. Le incognite sono state – e restano – tante, ma le autorità cantonali e comunali così come la cittadinanza, hanno dato prova di saper reagire nel migliore dei modi. Dal profilo personale mi sono confrontato con un contesto di emergenza che ha richiesto tante energie, tante lunghe giornate di lavoro per far fronte alle innumerevoli sollecitazioni. In questo frangente a farne le spese, come è stato il caso per molti altri, è stata in primis la famiglia alla quale dico grazie per la comprensione e il sostegno. Ricordo però alcuni momenti impegnativi e piacevoli allo stesso tempo, come il ruolo di maestro di scuola elementare e di scuola dell’infanzia nei pochi momenti liberi trascorsi tra le mura domestiche… Ritornando all’organizzazione della struttura di intervento, posso sottolineare con grande soddisfazione e riconoscenza che il gioco di squadra resta fondamentale in situazioni come quella che stiamo vivendo: e a tal proposito, ognuno ha dato il massimo che si poteva esigere. Le nuove conoscenze e le amicizie che si instaurano in momenti come questi, risulteranno sicuramente importanti anche in futuro. Senza dimenticare che, nel corso degli anni, ci siamo esercitati più volte con scenari complessi: un lavoro che ci ha permesso di affrontare la crisi in corso su solide basi soprattutto nell’ambito della condotta. Oltre a ciò, gli adattamenti legislativi relativi all’organizzazione dello SMCC e gli investimenti logistici hanno permesso di poter contare su una struttura moderna e adatta ai tempi. Tengo a sottolineare che grazie alla piena fiducia riposta dal Governo nello SMCC e nel sottoscritto, sia stato possibile nell’urgenza lavorare in maniera dinamica e orientata alla celere soluzione dei problemi. Fatta questa precisazione, il messaggio non deve cambiare: è fondamentale mantenere alta la guardia. Con gli spostamenti e le riaperture delle attività, aumentano infatti i contatti sociali ed è ancora più importante proteggersi e proteggere gli altri».

La sensazione è che da «front man», almeno nella fase più acuta, lei sia passato man mano ad un ruolo «dietro le quinte»: questo fino a ieri, quando è riapparso davanti ai giornalisti e alla popolazione. Ci spiega cosa è cambiato per lei?
«Il mio ruolo è uno solo, quello di Capo dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta. Ogni singola fase di una crisi, a seconda del contesto e della situazione, ha le sue particolarità e necessità a livello di conduzione, di presenza (anche mediatica) o di puro lavoro di analisi e di pianificazione. Da questo punto di vista, non è cambiato nulla, semplicemente mi sono adattato alle diverse fasi di questa emergenza».

Ultima domanda: ripeterebbe quel famoso termine «letargo» riferito agli anziani per il quale è stato anche aspramente criticato?
«Quelle dichiarazioni andavano e vanno inserite nel contesto in cui sono state formulate. Mi limito a ricordare che in Ticino ci sono stati, nel mese di marzo, picchi di oltre 270 contagi giornalieri e ripetutamente si contavano ben oltre dieci decessi al giorno».