Discorso pronunciato in occasione dell’assemblea generale ordinaria dell’Associazione dei Comuni ticinesi (ACT)

Discorso pronunciato in occasione dell’assemblea generale ordinaria dell’Associazione dei Comuni ticinesi (ACT)

Giovedì 22 novembre 2018 – Lugano, Sala del Consiglio comunale

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore ed egregi signori,
prima di tutto vi ringrazio per l’invito alla vostra assemblea, che mi dà anche l’opportunità di aggiornarvi su due importanti dossier: il Piano comunale delle aggregazioni (PCA) e Ticino 2020.

Permettetemi di iniziare questo mio intervento con una premessa che ritengo doverosa: quando parliamo di autonomia comunale facciamo riferimento ai compiti promossi a livello locale e che per legge non sono attribuiti né alla Confederazione né al Cantone.
Come recita la Costituzione cantonale, questa è definita “autonomia residua”.

Negli ultimi 20-25 anni la mappa dei Comuni è stata ridisegnata in ossequio alla visione cantonale della politica aggregativa e dei suoi obiettivi a medio-lungo termine che, appunto, ha quale perno centrale la rivitalizzazione e l’attribuzione al Comune di maggiore autonomia.
Stiamo quindi assistendo a varie trasformazioni, che hanno mutato le realtà locali e che possono essere riassunte attraverso alcune cifre significative: all’inizio del millennio i Comuni erano 245, ora sono 115 e tra poco più di un anno il loro numero potrebbe scendere a 107; nel 2000 la popolazione media era di poco superiore ai 1’200 abitanti, mentre oggi se ne contano quasi 3’100; le risorse fiscali medie pro capite sono passate da 3’397 a 4’129 franchi.
Ma la statistica che ritengo più eloquente si riferisce al moltiplicatore politico: in un breve lasso di tempo, il numero dei Comuni con un’aliquota pari al 100% è passato da 112 (16% della popolazione) a 15 (2%).
Cosa significa?
Significa che mediamente l’ente locale ha visto migliorare la sua situazione finanziaria, cosa perfettamente aderente agli intendimenti del Cantone.
Un risultato raggiunto anche grazie ai 120 milioni di franchi stanziati dal Cantone quali misure di risanamento nell’ambito dei diversi progetti aggregativi finora condotti.
Oggi possiamo quindi parlare di “Comuni potenzialmente rivitalizzabili”, ai quali sarà possibile restituire parte delle competenze strategiche e operative che gli sono state tolte o che non gli sono state attribuite nel tempo.
Si tratta di competenze che gli spettano soprattutto in considerazione del loro interesse prevalentemente locale. Di conseguenza, il ruolo stesso del Comune potrà riprendere quota.

Le ragioni che nel corso dei decenni ne avevano progressivamente ridotto il peso specifico sono diverse. Ne cito alcune in ordine sparso: una dimensione a volte insufficiente, un’incapacità amministrativa non generalizzata ma comunque qua e là presente, risorse limitate e non di rado retribuite in maniera troppo eterogenea.
La somma tra due o più di questi fattori, o anche uno solo di essi, ha comportato l’impossibilità di fornire ai cittadini risposte commisurate ai loro bisogni, generando uno scollamento che va invece assolutamente evitato.

Il PCA si muove proprio nel solco della necessità di allineare le “capacità” dei Comuni ticinesi con i bisogni dei cittadini: in assenza di tale equilibrio, il Comune perde sostanza e senso, ciò che si riverbera negativamente sul Cantone. Muoversi in questa direzione genera quindi benefici di cui tutti possono approfittare.

Il PCA va dunque considerato uno strumento strategico concepito per indicare in modo trasparente e previsibile la visione cantonale. Esso, quale punto centrale, prevede un’attivazione “dal basso”, priva di ogni e qualunque imposizione: in linea di principio mai e poi mai dal Cantone arriveranno dei diktat, non esistono ricatti. Si tratta quindi di una maturazione che nella sua fase nevralgica avviene alla base e che pertanto, come detto in precedenza, conferisce giusto e giustificato risalto al ruolo del Comune.

Il mio Dipartimento ha fatto la sua parte, tenendo in debita considerazione le vostre aspettative: il PCA, nella sua stesura definitiva, dà seguito alle indicazioni dei Comuni, confermando le misure più largamente condivise e lo stralcio di quelle dalle valutazioni contrapposte o poco condivise.

C’è ovviamente il rovescio della medaglia: se da un lato l’ideale Comune ticinese del prossimo futuro potrà godere di un’autonomia strategica e operativa maggiore, dall’altra dovrà essere capace di assumersi la totale responsabilità del suo operato, adeguando ad esempio le proprie strutture organizzative, le competenze interne e gli strumenti che ne determinano il funzionamento.

L’obiettivo inserito nello studio “Il Cantone e i suoi Comuni, l’esigenza di cambiare”, che di fatto ha dato il via nel 1998 alla Riforma istituzionale dei comuni ticinesi, resta dunque quanto mai d’attualità: l’intendimento era e rimane quello di ridare al Ticino un panorama di Comuni forti e attivi, recuperando la vitalità e la progettualità e rafforzandone struttura e capacità amministrativa.

A titolo informativo, vi segnalo infine che a metà dicembre il messaggio concernente il PCA sarà trasmesso al Parlamento.

Detto questo, concludo con un paio di annotazioni relative al progetto Ticino 2020.
Gli intendimenti di fondo sono noti e così riassumibili: partendo da una nuova geografia comunale, disegnata dalle aggregazioni finora realizzate, viene proposta una revisione strutturale dei compiti e del flussi esistenti, che implicano a loro volta la riconfigurazione del sistema perequativo – perno della storica solidarietà fra i Comuni stessi – e la riorganizzazione dell’amministrazione cantonale e comunale, come spesso auspicato anche dall’opinione pubblica.
La riforma non mira a semplici correttivi, bensì a ripristinare un sistema istituzionale performante, lineare e trasparente, un’inversione di tendenza che permetterà di rafforzare la capacità di azione soprattutto a livello locale, in nome di un principio molto importante: la prossimità tra il cittadino e le autorità.
Anche qui occorre essere chiari e pragmatici: il successo di questo progetto dipende in modo sostanziale da fattori quali la fiducia reciproca e l’impegno di tutti a voler ricercare la soluzione migliore per il cittadino. Mancassero queste premesse ben difficilmente arriveremo a ottenere i risultati che ognuno di noi in cuor suo si attende.

La mia speranza è che si riesca a creare un clima costruttivo che, attraverso un dialogo franco, aperto e propositivo, conduca a soluzioni condivise.
Vi ringrazio.

Tre Valli: le aggregazioni che zoppicano

Tre Valli: le aggregazioni che zoppicano

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 22 novembre 2018 del Corriere del Ticino

Dopo la nascita di Riviera gli altri progetti di fusione vanno a rilento o sono finiti nel freezer
Cantiere delle aggregazioni comunali immobile nelle Tre Valli. Dopo la riuscita del progetto-Riviera nel 2017, quasi tutto si è fermato. A cominciare dal Comune polo. «Siamo aperti alla discussione ma il tema al momento non è una nostra priorità» afferma da noi contattato il sindaco di Biasca Loris Galbusera. Il quale aggiunge che sarebbe stato «poco elegante avviare un discorso con il Comune di Riviera appena nato». Da parte sua la Leventina presenta le solite difficoltà. In bassa valle Giornico, Bodio, Personico e Pollegio proseguono a rilento. «Stiamo lavorando» si limita a dire il presidente della Commissione Renato Scheurer. Intanto le discussioni tra i cinque Esecutivi dell’alta Leventina sono finite nel congelatore fino al 2020. «Rimango convinto che l’aggregazione sia una buona idea ma non se n’è più parlato, forse a causa del fatto che ognuno è impegnato con le rispettive problematiche», spiega il sindaco di Quinto Valerio Jelmini, evidentemente alle prese con la futura Valascia. «Attendiamo che qualcuno prenda l’iniziativa, magari dall’esterno», aggiunge. «Anche noi siamo impegnati su altri fronti» conferma il sindaco di Airolo Franco Pedrini. Chi ha lavorato maggiormente in questo dossier sono i bleniesi, con le tre fusioni realizzate sulla cui scia qualcuno aveva ipotizzato l’inizio delle discussioni per unire l’intera valle. Ma non è più un tema. «È troppo presto e personalmente ritengo debba passare un’altra generazione per questo tipo di discorso», spiega il sindaco di Acquarossa Odis Barbara De Leoni secondo cui occorre prima consolidare le realtà attuali. La riflessione è prematura anche per la sindaca di Blenio Claudia Boschetti Straub. Della stessa opinione Luca Bianchetti, alla testa del Municipio di Serravalle: «Noi siamo solo alla seconda legislatura, credo se ne potrà parlare tra una decina d’anni».

Dal Cantone nessuna pressione
Il Piano cantonale delle aggregazioni prevede Comuni unici in Alta e Bassa Leventina. Se per la bassa la Commissione è al lavoro, il progetto dell’alta valle è fermo. Il Cantone intende intervenire per fornire un input? «È doverosa una premessa – risponde il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – Il Piano cantonale delle aggregazioni non è una riforma imperativa e indica in modo trasparente la visione cantonale. Il Cantone non vuole infatti decidere a tavolino il destino obbligato degli enti locali ticinesi, a meno che si tratti di realtà in oggettiva e chiara difficoltà. Per questo motivo è data totale autonomia ai Comuni di proporre progetti aggregativi, favorendo quindi un’attivazione ‘dal basso’.». In questo senso, aggiunge, «sicuramente nel prossimo anno, dopo che Governo e Parlamento avranno detto la loro sul messaggio che concerne il PCA, valuteremo con quali modalità attivare una promozione ulteriore delle politiche aggregative in valle. Ma è musica del futuro».
E per quanto riguarda il caso particolare di Biasca, che pure attualmente non lavora ad alcun progetto in ambito aggregativo, come si pone il Dipartimento? «Anche in questo caso vale la premessa iniziale: la riforma cantonale prevede di dare spazio alle proposte che si attivano ‘dal basso’ – risponde il consigliere di Stato – Lo scenario che concerne Biasca comprende un’unione con il nuovo Comune di Riviera nato lo scorso anno dall’aggregazione di Cresciano, Iragna, Lodrino e Osogna. Il giovane Comune del Distretto è diventato realtà da poco e prima di valutare una nuova aggregazione occorre concedergli del tempo affinché cresca e si stabilizzi. Sarà poi il tempo a dire come e se sarà il caso di valutare un ulteriore cambiamento».

«Effetto nonna» 58 racconti in un volume

«Effetto nonna» 58 racconti in un volume

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 21 novembre 2018 del Corriere del Ticino

Di memorie oggi si parla molto. In ambiti diversi sorgono iniziative con lo scopo di sottrarre all’oblio il patrimonio che ogni vicenda umana conserva. E se alle volte pensiamo di non avere molto da dire, andando a rovistare nei cassetti della memoria i ricordi emergono e la penna inizia a muoversi. È successo con 58 personalità «di casa nostra», appartenenti al mondo della politica, dello sport, dello spettacolo e dell’economia, a cui l’Associazione ABBA ha chiesto di scrivere i ricordi della propria nonna. Ricordi o frammenti anche annebbiati dal tempo trascorso, ma sempre accompagnati dalle emozioni vissute. Le testimonianze sono raccolte nel nuovo libro intitolato «Effetto nonna. 58 volti, 58 ricordi, 58 storie», che sarà presentato oggi (mercoledì 21 novembre) alle 18 nell’auditorio di BancaStato a Bellinzona. La serata sarà presentata da Carla Norghauer, mentre il dottor Graziano Martignoni introdurrà il tema della «nonnità». Per motivi organizzativi è necessario annunciarsi all’indirizzo info@abba-ch.org. Il ricavato della vendita del volume (al prezzo di 24 franchi più spese postali) andrà integralmente a favore di progetti per donne e ragazze in situazioni difficili e a rischio.

Asilo: integrare per prevenire le minacce

Asilo: integrare per prevenire le minacce

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 21 novembre 2018 del Corriere del Ticino

Il Cantone scende in campo per favorire l’inserimento degli stranieri. Sabato a Mendrisio un evento sul tema.
Norman Gobbi: «Lavoro indispensabile per garantire la sicurezza in Ticino ed evitare che si formino dei ghetti»

“L’integrazione rappresenta un mattone indispensabile per costruire un cantone sicuro e disinnescare così il rischio di minacce. Non vogliamo che in Ticino si creino dei ghetti come succede in altri paesi”. È quanto ribadito dal direttore delle Istituzioni Norman Gobbi in occasione della presentazione della giornata cantonale sull’integrazione, in programma sabato al mercato coperto di Mendrisio.
“Non sono certo un politico da “open arms e open borders’’ – ha ribadito il consigliere di Stato leghista – e in termini di immigrazione ho delle posizioni piuttosto ferme. Questo non significa però essere in contraddizione con la politica d’integrazione. Perché se è vero che uno straniero che arriva in Ticino va controllato, è altresì importante che una volta ottenuto un permesso il richiedente venga integrato al meglio nella società. Evitando così l’emergere di fratture interne”. Ed è proprio in quest’ottica che il Cantone ha deciso di scendere in campo promuovendo una serie di interventi che spaziano da una collaborazione più stretta con i Comuni alla valorizzazione dell’attività dei volontari, passando poi per la formazione professionale dei richiedenti l’asilo.

“Senza la conoscenza dei nostri usi e costumi come pure l’inserimento nella vita lavorativa non c’è integrazione”, ha affermato Attilio Cometta, delegato cantonale per l’integrazione. «In questo senso, compito delle autorità è quello di dare delle opportunità ai richiedenti l’asilo. Spetta però a loro saperle cogliere”.

Pilastro fondamentale del Piano cantonale dell’integrazione 2018-2021 è dunque «la volontà di migliorare l’insegnamento dell’italiano», ha aggiunto Cometta, «un requisito basilare per potersi integrare nella società. Non dimentichiamo infatti che la conoscenza della lingua è uno dei criteri principali che caratterizzano la nuova legge sulle naturalizzazioni (entrata in vigore dal 1. gennaio ndr). Inoltre, in un’ottica futura per capire come possiamo migliorare abbiamo incaricato la SUPSI di svolgere una radiografia delle prestazioni cantonali e della loro efficacia». Ma non solo. «Obiettivo del Piano cantonale è poi quello di formare al meglio gli operatori che sono a contatto con i migranti come pure sviluppare l’informazione sui diritti fondamentali e sostenere azioni come la giornata cantonale».
Evento questo che, per la prima volta come ricordato dal municipale di Mendrisio Giorgio Comi, «sarà aperto a tutti e non solo agli addetti ai lavori. Sarà quindi l’occasione per interagire con chi opera giornalmente a sostegno dell’inclusione e conoscere storie di vita che vanno al di là dei soliti clichés».

 

Da www.rsi.ch/news

Integrazione secondo le regole.
La giornata cantonale dedicata al tema si svolgerà sabato a Mendrisio con un nuovo approccio per sensibilizzare la popolazione.

La politica d’integrazione, in Ticino, è stata adattata alle misure attuate dalle autorità cantonali e federali: i cittadini stranieri sono pertanto seguiti con regole e procedimenti ben definiti nel loro percorso d’inserimento nella collettività.

L’aspetto è stato sottolineato martedì dal consigliere di Stato Norman Gobbi, dal delegato cantonale per l’integrazione Attilio Cometta e dal municipale Giorgio Comi nel corso di un incontro con i media per presentate le novità che concernono l’integrazione in Ticino e la giornata cantonale di sabato 24 novembre a Mendrisio. Non sarà più un appuntamento per addetti ai lavori, ma aperto alla popolazione per avvicinare, sensibilizzare e valorizzare il lavoro promosso e attuato dagli enti locali nel settore.
Dando seguito all’impostazione federale, nel 2019 alcuni nuovi progetti saranno avviati nell’ambito della scuola e della formazione mettendo anche l’accento sull’insegnamento dell’italiano: “Il primo requisito per attivare il processo d’integrazione”, è stato sottolineato.

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11121639

Opere, la firma prima di Natale

Opere, la firma prima di Natale

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 21 novembre 2018 de La Regione

Ticino e Lombardia sottoscriveranno l’intesa a Milano.
Gobbi: “Col sud dinamiche nuove e fattuali”.
Condivisa dal parlamento la bontà della strategia messa in atto con il Delegato per le relazioni esterne. A cui si potenzia lo staff a Berna.

Per un accordo che naufraga ce n’è uno che nasce. Di portata diversa, fosse solo perché le parti contraenti sono un Cantone e una Regione, non certo due Stati.
Ma la ‘roadmap’ che Ticino e Lombardia si apprestano a sottoscrivere dimostra che qualche margine in materia di “politica estera” può essere sfruttato anche da Bellinzona.
La firma dell’intesa sulle opere di interesse transfrontaliero è imminente, dichiara Norman Gobbi in Gran Consiglio, intervenendo in materia di relazioni bilaterali coltivate dal Delegato per le relazioni esterne Francesco Quattrini. L’incontro a Milano è previsto la settimana prima di Natale. “I rapporti con il sud oggi sono rinvigoriti – commenta il direttore del Dipartimento delle istituzioni, che presiede anche la Comunità di lavoro Regio Insubrica –. Il Consiglio di Stato porta avanti dinamiche nuove e fattuali”, alludendo ai risultati che con la Lega al governo in Italia il Ticino sta ottenendo con Lombardia e Piemonte. Regioni disposte appunto a sottoscrivere impegni sulle infrastrutture, includendo pure le tempistiche per la loro realizzazione, e vincolando così l’utilizzo dei ristorni delle imposte pagate in Svizzera dai frontalieri. “Il ruolo di Quattrini rappresenta per noi un valore aggiunto nell’intrattenere queste relazioni verso sud”, aggiunge ancora Gobbi, confermando pure al parlamento un parziale potenziamento dello staff dell’area delle relazioni esterne (è stato aperto un concorso per l’antenna a Berna). Gran Consiglio che dal canto suo ha confermato la bontà della strategia cantonale di puntare sul lavoro di “lobbying”, sia a sud che a nord, direzione capitale federale. Fino al 2016 i delegati erano due, uno per fronte. Con la nomina di Jörg De Bernardi a vicecancelliere della Confederazione, il governo ha optato per razionalizzare, estendendo i compiti di Quattrini anche al nord. “La decisione di optare per una sola figura è stata presa per ottimizzare la gestione dei dossier”, ha ribadito Gobbi. Per Lega e Ppd la scelta giusta, per Plr e Ps da tenere sott’occhio e potenziare appena le risorse lo permettono o i compiti lo richiedono, per l’Udc da ampliare a prescindere.
Quanto al congelamento a Roma del nuovo accordo sui frontalieri parafato da Svizzera e Italia nel 2015 non sono mancate le reazioni. Quella della Lega dei ticinesi, in primis, che con un comunicato stampa ha stigmatizzato la scelta della maggioranza del governo di non bloccare il versamento dei ristorni, come avevano proposto ancora quest’anno i ministri leghisti. Dal canto suo Marco Chiesa (Udc) sollecita con un’interrogazione urgente il Consiglio federale. “In buona sostanza – scrive il consigliere nazionale – dopo anni di negoziazione tra le parti, fiumi di parole, accuse e controaccuse, avanzate e retromarce, tutto rimarrebbe come è allo stato attuale”. Chiede quindi qual è lo stato del processo di sottoscrizione dell’accordo sui frontalieri e, in merito alla negoziazione che ha portato alla ‘firma tecnica’ del nuovo testo, domanda al governo federale una “valutazione complessiva”. “Vi sono forse ingenuità da attribuire alla nostra delegazione? Quali vantaggi ha ottenuto il nostro Paese dall’Italia e quali contropartite ha effettivamente concesso la Svizzera nell’ambito della Roadmap? Il Consiglio federale intende prendere delle iniziative nei confronti dell’Italia o si accontenta di subire le conseguenze delle scelte di Roma?”. Chiesa ricorda infine che a suo tempo il Consiglio federale aveva rifiutato di immaginare una compensazione per il Cantone in caso di una mancata sottoscrizione dell’accordo. “Il Ticino rimarrà dunque con un pugno di mosche in mano? Nella Roadmap si configurava anche l’accesso al mercato finanziario italiano. A che punto siamo? Gli operatori ticinesi possono sperare che a breve tale accesso sia sbloccato? Sono previste pressioni da parte svizzera nei prossimi tempi affinché l’accesso sia garantito?”.

Il Canvetto del Cadagno

Il Canvetto del Cadagno

Da www.liberatv.ch

“Il primo ricordo del Canvetto? Beh, da bambino ai vecchi tempi della corsa in salita Piotta-Ritom, che terminava appunto al Canvetto di Cadagno, allora gestito dal Carletto Mottini, recentemente scomparso. Oppure sempre da bambino durante le feste per il giorno dell’Assunzione, “i fésct det la Madona”, con il tiro coi piombini.
Il Canvetto era un’istituzione, che si consolidò con la gestione dell’amico Carlo “Charly” Chiaravallotti, e dove le feste si seguivano durante tutta l’estate, sin dall’inizio della stagione di pesca. Infatti, la sera antecedente il 1° giugno, il Canvetto diventava il punto di ritrovo per chi attendeva l’apertura della pesca sui laghetti alpini, per poi continuare durante tutta l’estate. Dieci anni fa con la Lega dei Ticinesi tenemmo una festa del 1° Agosto al Canvetto, con lo stesso spirito di sempre: festa patriottica tra amici e allegria.
E poi, professionalmente quando mi occupavo della promozione della Regione Ritom-Piora, il Canvetto e la capanna Cadagno erano punti di appoggio importanti. Senza dimenticare il bagno autunnale nel Cadagno, come “ex-voto” per l’elezione in Consiglio di Stato. Ora il Canvetto come lo abbiamo conosciuto noi non c’è più, andato in fumo; i ricordi, le emozioni e i volti amici conosciuti al Canvetto del Carletto di Cadagno, questi invece rimarranno per sempre vivi in noi”.

Fatti del Palapenz Gobbi assolve gli agenti presenti

Fatti del Palapenz Gobbi assolve gli agenti presenti

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 20 novembre 2018 del Corriere del Ticino

Gli agenti intervenuti nel corso della serata pubblica sul centro d’asilo Pasture, organizzata il 25 settembre al Palapenz di Chiasso e poi degenerata in seguito alle proteste di alcuni manifestanti, «hanno agito nel rispetto della proporzionalità». Per questo non gli può essere rimproverato nulla. Il consigliere di Stato Norman Gobbi nel corso della seduta di Gran Consiglio di ieri ha risposto all’interpellanza inoltrata qualche settimana fa da Matteo Pronzini (MPS), che aveva ad esempio chiesto perché i due consiglieri di Stato presenti in sala non erano intervenuti (vedi CdT del 28 settembre). Gobbi ieri ha però rispedito le accuse al mittente, spiegando che non ci sono stati abusi e che l’intervento degli agenti si è reso necessario per il comportamento brusco dal punto di vista verbale dei manifestanti e per gli alterchi nati in sala. Le risposte di Gobbi non hanno soddisfatto Pronzini che ha prontamente rilanciato citando le testimonianze di alcuni presenti al Palapenz il 25 settembre. A questo punto il direttore del Dipartimento delle istituzioni si è però detto «stanco delle testimonianze in terza persona. Se qualcuno si sente leso dall’intervento della polizia può segnalarlo alle autorità giudiziarie».

Giornata cantonale sull’integrazione 2018

Giornata cantonale sull’integrazione 2018

Comunicato stampa

In Ticino la politica d’integrazione è stata adattata alle misure attuate in ambito di migrazione dalle Autorità cantonali e federali: i cittadini stranieri sono pertanto seguiti con regole e procedimenti ben definiti nel loro percorso d’integrazione. È uno degli aspetti principali emersi nel corso della conferenza stampa odierna per presentare le novità che concernono l’integrazione in Ticino e la giornata cantonale che avrà luogo sabato 24 novembre 2018 a Mendrisio.

Al momento informativo, che ha avuto luogo nella Sala del Consiglio comunale del capoluogo del Mendrisiotto, hanno preso la parola il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Delegato cantonale per l’integrazione Attilio Cometta e il Municipale della città di Mendrisio Giorgio Comi.

“Migrazione e integrazione sono due ambiti che non possono essere sconnessi tra di loro”, ha esordito il Direttore del Dipartimento delle istituzioni. Nel rispetto del federalismo svizzero il Canton Ticino è chiamato ad attuare le misure definite dalla Confederazione in materia di legge sugli stranieri e di asilo: per questo motivo le politiche d’integrazione seguono di pari passo quelle della migrazione. In questo senso il cittadino straniero che giunge sul territorio cantonale è seguito dai servizi in un percorso ben definito per consentire di comprendere da subito usi e costumi svizzeri.

Dando seguito a questa impostazione alcuni nuovi progetti saranno avviati nel corso del 2019 nell’ambito della scuola e della formazione. “In scuola” è uno dei progetti che intende approfondire le tematiche legate all’offerta (natura, obiettivi e qualità), alla realizzazione (efficacia ed efficienza) e alla messa a disposizione delle misure e delle azioni presenti sul nostro territorio. Inoltre, sarà messo l’accento anche sulla qualità dell’insegnamento della lingua italiana; il primo requisito fondamentale per attivare il processo d’integrazione.

In quest’ottica si inserisce la nuova giornata cantonale dell’integrazione che da quest’anno presenta un nuovo approccio: da evento per addetti ai lavori è diventata una manifestazione aperta a un pubblico più ampio. L’obiettivo della giornata – che avrà luogo sabato 24 novembre 2018 a Mendrisio – è quello di avvicinare e sensibilizzare la popolazione nonché di valorizzare il lavoro nell’ambito dell’integrazione promosso e attuato dagli enti locali ticinesi. I dettagli e il modulo per l’iscrizione sono disponibili sul sito internet del Delegato per l’integrazione degli stranieri.