“Segnalare i dispositivi mobili ha funzionato”

“Segnalare i dispositivi mobili ha funzionato”

Intervista pubblicata nell’edizione di venerdì 7 dicembre 2018 del Corriere del Ticino

Dal 1. gennaio il Ticino dirà addio ai radar fissi installati nel 2006. In pratica per lei si avvera da consigliere di Stato il sogno cullato quando era un battagliero parlamentare leghista?
“È curioso. Poco tempo fa ripensavo che sono passati dieci anni dall’autunno del 2008 quando da presidente del Gran Consiglio avevo moderato la discussione parlamentare sulla possibilità di segnalare le postazioni fisse per il controllo della velocità. Allora il gruppo della Lega mise l’accento su un aspetto: sì alla prevenzione e no alla cosiddetta “cassetta”. Dieci anni dopo da leghista e da consigliere di Stato – sempre battagliero – la mia posizione è sempre la stessa. Più che un sogno che si avvera, direi che mi rallegro del fatto che la Lega dei ticinesi e il sottoscritto negli anni sono rimasti coerenti con i propri ideali”.

Spariranno le nove cassette sospese e arriveranno due radar semistazionari. Qual è la buona notizia per gli automobilisti?
“Anzitutto i controlli della velocità effettuati con l’utilizzo degli apparecchi mobili e semi-stazionari saranno segnalati. A più di un anno dall’inizio delle indicazioni settimanali fornite dalla Polizia cantonale agli automobilisti abbiamo potuto riscontrare che il sistema funziona. Da una parte il cittadino conosce i luoghi in cui saranno effettuati i controlli e dall’altra abbiamo detto addio ai controlli “selvaggi” sulle strade. Grazie all’importante lavoro dei servizi della cantonale infatti ora esiste un coordinamento con le comunali e questo consente di evitare che avvengano controlli in luoghi vicini”.

La vendita all’asta che scopo ha oltre che tentare di incassare qualche franco?
“La prevenzione per rendere le nostre strade sicure per tutti gli utenti è l’obiettivo che vogliamo raggiungere. Per questo motivo abbiamo deciso di destinare il ricavato della vendita dei vecchi radar – che ormai sono diventati leggenda soprattutto grazie alla campagna che a suo tempo fece il Nano – ai progetti delle campagne di sensibilizzazione di “strade sicure””.

La scelta di passare dalle nove postazioni fisse ai due nuovi radar itineranti risponde in qualche modo alla necessità di aumentare la sicurezza?
“Assolutamente sì. Il traffico sulla nostra rete stradale negli anni è mutato parecchio e le postazioni fisse installate nel 2006 rispondono solo in parte alle esigenze di oggi in materia di sicurezza. Oltre a questi luoghi – catalogati in passato come “pericolosi” – esistono altri punti sensibili, pertanto è bene effettuare dei controlli della velocità anche su questi tratti di strada”.

In che misura a suo modo di vedere i radar fissi hanno prodotto benefici a livello di sicurezza nei dodici anni di attività in Ticino?
“Sicuramente sono serviti a cambiare il comportamento dell’automobilista; lo conferma la diminuzione degli incidenti riscontrata in queste zone”.

Veniamo all’incasso: quanto hanno fruttato le postazioni fisse in Ticino?
“L’ultimo dato aggiornato e riportato nel Preventivo del 2018 e del 2019 è di 10,5 milioni di franchi per tutti i controlli fissi e semi stazionari”.

 

Da gennaio addio ai radar fissi

Da gennaio addio ai radar fissi

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 6 dicembre 2018 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11181717

 

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 7 dicembre 2018 del Corriere del Ticino

Due apparecchi semi-stazionari sostituiranno quelli installati tra le polemiche nel 2006 che verranno battuti all’asta
Matteo Cocchi: «Sono dispositivi moderni che ci permetteranno di migliorare l’azione di prevenzione della Polizia»

Quest’anno il tradizionale conto alla rovescia di capodanno combacerà anche con l’addio ai radar fissi. A partire dal 1. gennaio 2019 il rilevamento della velocità sulle strade cantonali sarà infatti «affidato a due apparecchi semi-stazionari che sostituiranno le nove postazioni fisse installate nel 2006».
Una piccola rivoluzione per il Ticino che riflette «la nuova impostazione elaborata dal Dipartimento delle istituzioni che – precisa il dipartimento di Norman Gobbi – prevede da un lato di smantellare i radar fissi e, dall’altro, di segnalare tutti i controlli (mobili e semi-stazionari) tramite i canali di comunicazione della Polizia cantonale».
“L’acquisizione delle nuove apparecchiature – ci spiega il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi – fa seguito ad una valutazione che, approfondendo anche quanto già viene fatto in altri cantoni, permette di essere dotati di dispositivi moderni e che consentono di ottimizzare l’azione di prevenzione della polizia. Non dobbiamo dimenticare che, anche in ambito di controlli radar, abbiamo conosciuto un’evoluzione. Uno sviluppo che tocca il traffico, la tecnologia e l’attitudine alla guida. L’introduzione dei nuovi radar semi-stazionari è dunque una conseguenza di questo sviluppo”.
Ma cosa cambierà, concretamente, per l’automobilista? Detto che i due radar fissi posizionati sull’autostrada all’altezza di Balerna e di Collina d’Oro rimarranno imperterriti al loro posto, a partire dall’anno prossimo ogni settimana la Polizia cantonale comunicherà – attraverso i profili Facebook, Twitter e il sito www.ti.ch/polizia – le zone che saranno interessate dai controlli. Non più solo dei radar mobili come avviene già oggi, ma anche dei due dispositivi semi-stazionari. “La nuova strategia, che applica la volontà del Gran Consiglio di segnalare ai conducenti tutti i controlli eseguiti con gli apparecchi mobili, ha inoltre migliorato la copertura del territorio e la collaborazione tra le forze dell’ordine”, rilevano le Istituzioni. Dati alla mano, «su un totale di 1.134 controlli effettuati dal 1. luglio 2017 al 30 giugno 2018, 887 sono stati fatti dalle polizie comunali”. E proprio nell’ottica di perfezionare la collaborazione tra i diversi corpi, da gennaio “sarà inoltre introdotta la possibilità per le autorità comunali come pure per i cittadini di richiedere alla Polizia cantonale di effettuare controlli della velocità con le nuove postazioni semi-stazionarie lungo le tratte ritenute pericolose – aggiunge Cocchi – penso in particolare nelle vicinanze delle scuole. Una nuova impostazione questa che permetterà un ulteriore miglioramento della sicurezza stradale”. Miglioramento che, dati alla mano, è iniziato già nel 2017 quando sono stati registrati “3.880 incidenti della circolazione, pari a una diminuzione del 2,8%”. Infine, per chi leggendo quest’articolo avesse avuto un moto di nostalgia all’idea che i radar fissi scompariranno, niente paura. «Le nove postazioni smantellate – concludono le Istituzioni – verranno vendute all’asta e il ricavato sarà destinato al progetto di prevenzione “Strade sicure’’”.

Addio ai radar fissi

Addio ai radar fissi

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 7 dicembre 2018 de La Regione

Norman Gobbi, direttore delle Istituzioni: “Continueremo a fare prevenzione e ricordare agli utenti di rispettare le regole”

Radar fissi addio. Dal 1° gennaio 2019, infatti, il controllo del rispetto dei limiti di velocità sarà affidato a due apparecchi semi-stazionari che andranno a sostituire le nove postazioni fisse presenti dal 2006. La posizione di tutte le stazioni di rilevamento verrà segnalata. La decisione è stata presa per far spazio a “stazioni che rimangono per più giorni nello stesso posto come oggi succede sulle strade nazionali”, spiega interpellato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. E, soprattutto, “diamo seguito alle richieste dei Comuni come di molti cittadini che ci hanno chiesto più attenzione nel controllo di alcuni tratti stradali ritenuti pericolosi, anche per il superamento dei limiti di velocità”. I radar semistazionari, aggiunge Gobbi, “a differenza degli altri controlli mobili, che sono momentanei, possono avvenire su due o tre giorni, ma se del caso anche per un’intera settimana”. In questo modo, per il direttore delle Istituzioni, “si permetterà di richiamare l’attenzione degli utenti della strada al rispetto delle norme anche in un tratto dove magari uno è tentato di correre più del dovuto”. Questi dispositivi di ultima generazione affiancheranno i due apparecchi che rimarranno in azione lungo l’autostrada A2, nei territori comunali di Balerna e Collina d’Oro. L’obiettivo, ricorda Gobbi, “non è quello di mettere i controlli così a caso, e saranno segnalati in modo che l’attenzione sia richiamata sempre”. Con il fine, va da sé, di “aumentare l’attenzione degli utenti della strada non solo riguardo alla velocità. Penso in particolare, visto che siamo a dicembre, ai periodi dell’anno in cui le ore di buio sono più di quelle di luce e l’attenzione deve essere ancora maggiore”. Andare avanti sulla strada della sensibilizzazione è “non solo una necessità ma una nostra precisa volontà”, e i radar fissi in questo concetto non erano più la soluzione migliore. «Sono ormai vetusti – precisa Gobbi –, e non va dimenticato che ad esempio funzionano con le autovetture e non con le motociclette. E di queste ne circolano tante”. Da qui la decisione di smantellarli e metterli all’asta, per finanziare progetti di prevenzione e sensibilizzazione come ‘Strade sicure’. Una storia, quella dei radar fissi, che va quindi a concludersi. E su questo tema Gobbi ricorda come «ero presidente del Gran Consiglio quando, nel 2008, si discusse questo tema. Che fu fortemente contrastato dalla Lega, tanto che Giuliano Bignasca lanciò la taglia sui radar. Se vogliamo, la taglia la giriamo all’inverso. È lo Stato che, oggi, elimina i radar fissi e li mette in vendita con l’obiettivo di finanziare attività di prevenzione”.

Incidenti, nel 2017 calo del 2,8%
Stando ai dati finora disponibili, nel 2017 si sono registrati 3’880 incidenti della circolazione. Vale a dire il 2,8 per cento in meno rispetto al 2016. Numeri questi che sono, recita il comunicato del Dipartimento istituzioni, “un frutto tangibile del nuovo approccio che prevede una comunicazione trasparente sui controlli della velocità, affiancata da campagne preventive come ‘Strade sicure”. Merito della segnalazione dei radar votata dal Gran Consiglio del 2016? Per Norman Gobbi “è un merito in generale della prevenzione che viene fatta. Sì con l’informazione, ma anche coi controlli che sono inevitabili. Lo sappiamo, l’essere umano ama la libertà. Ma le regole devono essere seguite”. Sicuramente, però, “i dati confortano la politica da noi portata avanti, perché meno incidenti significano meno code, meno danni materiali e meno danni sociali se ci sono ferimenti o peggio”. Due anni fa la segnalazione dei radar arrivò a seguito di una mozione di Marco Chiesa (Udc) e Fiorenzo Dadò (Ppd). Proprio quest’ultimo, da noi raggiunto, si dice “contento che la nostra mozione ha portato qualche beneficio nella prevenzione degli incidenti. Constatiamo che ai tempi ci lanciarono gli strali addosso, le nostre intenzioni erano buone e oggi ne abbiamo la conferma”.

Postazioni fisse addio, in arrivo due radar semi-stazionari

Postazioni fisse addio, in arrivo due radar semi-stazionari

Comunicato stampa

A partire dal 1. gennaio 2019 il rilevamento della velocità sulle strade cantonali ticinesi sarà affidato a due apparecchi semi-stazionari che sostituiranno le nove postazioni fisse installate dal 2006, le quali non rispondono più alle odierne esigenze di controllo della velocità.
Prenderà così avvio ufficialmente la nuova impostazione elaborata dal Dipartimento delle istituzioni, che prevede da un lato di smantellare i “radar fissi” e dall’altro di segnalare tutti i controlli – mobili e semi-stazionari – tramite i canali di comunicazione della Polizia cantonale. Le nove postazioni, una volta smantellate, saranno vendute all’asta e il ricavato sarà destinato ai progetti di prevenzione.
Il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale si apprestano ad adottare nuove misure coerenti con la politica di sicurezza stradale intrapresa negli ultimi anni, che prevede una comunicazione trasparente sui controlli della velocità, affiancata da un’adeguata sensibilizzazione attraverso le campagne preventive del progetto «Strade sicure».
I frutti di questo approccio sono tangibili: in base alle cifre finora disponibili, nel 2017 si sono registrati 3’880 incidenti della circolazione stradale con una diminuzione del 2.8% rispetto al 2016. La nuova strategia – che applica la volontà del Gran Consiglio, segnalando ai conducenti tutti i controlli eseguiti con apparecchi mobili – ha inoltre migliorato la copertura del territorio e la collaborazione; su un totale di 1’134 controlli effettuati dal 01.07.2017 al 30.06.2018, 887 sono infatti stati fatti dalle polizie comunali. Va inoltre segnalata l’accoglienza positiva da parte di cittadini e Comuni, che non hanno sollevato critiche circa la nuova prassi e che, anzi, hanno collaborato segnalando tratti stradali percepiti come pericolosi.
Prendendo atto di questo bilancio positivo, il Dipartimento delle istituzioni ha ora deciso che la comunicazione pubblica sarà estesa anche ai controlli della velocità effettuati con i due apparecchi semi-stazionari recentemente messi a disposizione della Polizia cantonale. I dispositivi di ultima generazione affiancheranno i due apparecchi che rimarranno attivi sulla autostrada A2, sui territori di Balerna e Collina d’Oro e sostituiranno le nove postazioni fisse installate sulle strade cantonali dal 2006: esse sono ormai divenute vetuste e non soddisfano più le odierne esigenze di controllo della velocità. Inoltre, sarà introdotta la possibilità per gli enti locali di richiedere alla Polizia cantonale di effettuare controlli della velocità con le nuove postazioni semi-stazionarie. A più riprese Comuni e popolazione hanno infatti chiesto di intensificare i controlli nei punti sensibili, come ad esempio nelle vicinanze degli istituti scolastici.
La segnalazione dei controlli di velocità – con apparecchi fissi e semi-stazionari – avverrà, come di consueto, tramite i canali di comunicazione della Polizia cantonale: un comunicato stampa settimanale, la pagina web http://www.ti.cg/polizia, i profili social su Facebook e Twitter e la «app» per dispositivi mobili.
Le nove postazioni smantellate (involucro senza radar) saranno oggetto di un’asta il cui ricavato sarà destinato al progetto di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni e della Polizia cantonale «Strade sicure».

Prevena 2018: sotto l’albero non regalatevi spiacevoli sorprese

Prevena 2018: sotto l’albero non regalatevi spiacevoli sorprese

Comunicato stampa

Come ogni anno e fino al 24 dicembre, agenti della Polizia cantonale, in collaborazione con quelli delle Polizie comunali, della Polizia dei trasporti e delle Guardie di confine mettono in atto l’operazione PREVENA 18. L’obiettivo è di garantire alla popolazione una presenza accresciuta di forze di polizia sul territorio durante tutto il periodo dell’Avvento, segnatamente nei punti di grande affluenza quali negozi, centri commerciali e mercatini natalizi.

Si rende attenta la popolazione a prestare particolare attenzione, poiché in questo momento dell’anno l’afflusso in massa di persone favorisce i borseggi e i furti in genere da parte dei malviventi. Inoltre il rapido imbrunire facilita in particolare i furti con scasso nelle abitazioni; per questo motivo la presenza ancora più capillare di pattuglie sul territorio intende accrescere il livello di vigilanza anche su questo fronte, al fine di garantire alla popolazione delle festività natalizie in tutta sicurezza.

Per prevenire sgradite “sorprese” durante gli acquisti si rinnovano i seguenti consigli: 

  • evitare, nel limite del possibile, di portare con sé somme consistenti di denaro in contanti, utilizzare piuttosto le carte di credito; 
  • custodire il portamonete in tasche anteriori dei pantaloni o quelle interne della giacca, meglio ancora se è possibile chiuderle; 
  • portare sempre le borsette a contatto con il corpo e preferibilmente sul davanti e con la cerniera chiusa o comunque mai perderle di vista (ad esempio nei carrelli della spesa); 
  • mai tenere nello stesso posto le carte bancarie/postali e i codici per il loro utilizzo. Se possibile non conservare i codici per iscritto; 
  • prestare attenzione quando qualcuno vi urta nella ressa (sovente gli autori di furti e borseggi provocano lo scontro per distrarre le vittime e sottrarre loro denaro e altri valori); 
  • non lasciare oggetti di valore in vista nei veicoli e verificare che le auto siano regolarmente chiuse a chiave quando si lascia il parcheggio.

In particolare per prevenire i furti con scasso si raccomanda di: 

  • chiudere accuratamente tutte le porte e finestre prima di uscire di casa, evitando di lasciare chiari indizi dell’assenza: biglietti sulla porta, luci spente in casa, messaggi particolari sulla segreteria telefonica, ecc; 
  • depositare gli oggetti di valore e i documenti importanti in una cassetta di sicurezza della banca; 
  • evitare di nascondere le chiavi di casa sotto lo zerbino, dietro i vasi per i fiori o nella bucalettere; 
  • simulare una presenza all’interno inserendo un timer su più di una luce e farlo accendere a intervalli irregolari.

S’invita inoltre a segnalare tempestivamente alla Polizia oppure al personale del negozio comportamenti sospetti ravvisati in centri commerciali o nei parcheggi. Non esitate a chiamare il 117 e a segnalare situazioni che possono essere sospette.

Licenziato il messaggio per l’avvio della progettazione della ristrutturazione del Pretorio di Locarno

Licenziato il messaggio per l’avvio della progettazione della ristrutturazione del Pretorio di Locarno

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha licenziato il messaggio per l’avvio della progettazione della ristrutturazione del Pretorio di Locarno e dei progetti correlati delle sedi provvisorie. Nel complesso il Governo chiede al Gran Consiglio lo stanziamento di un credito di circa 11,8 milioni di franchi.
A oltre cento anni dalla sua costruzione, il palazzo del Pretorio di Locarno necessita di essere sottoposto a una ristrutturazione, così da poter continuare a rispecchiare il carattere istituzionale e rappresentativo degli organi dell’autorità cantonale ivi insediati.
Con il messaggio licenziato oggi il Consiglio di Stato chiede pertanto un credito di progettazione per la sua ristrutturazione di circa 3.9 milioni di franchi, a fronte di un investimento complessivo stimato in circa 30 milioni di franchi.
Contestualmente, per attuare questa ristrutturazione è necessario liberare completamente gli spazi interni del Pretorio: di conseguenza si prevede di predisporre delle sedi transitorie per i Servizi ora insediati nel palazzo, per il cui allestimento sono previsti altri quattro crediti, ammontanti a circa 7.9 milioni di franchi.
Queste sedi – che verranno progettate e allestite dopo l’approvazione del messaggio da parte del Gran Consiglio – saranno operative per tutta la durata dei lavori, fino alla riconsegna degli spazi rinnovati.

In particolare saranno:
–  l’ex sede del Credit Suisse in Piazza Grande, dove si propone di trasferire i servizi della Magistratura;
–  La Ferriera, dove s’intende trasferire la Polizia cantonale, l’ufficio di supporto del Ministero pubblico e l’Ufficio stima;
–  lo stabile della Direzione dei lavori del Sopraceneri a Tenero, dove si propone di insediare gli uffici forestali del Dipartimento del territorio, oggi alla Ferriera;
–  Villa Erica, dove vi è l’intento di trasferire in modo definitivo la sotto-sede del Centro Professionale Commerciale (CPC) del Dipartimento dell’educazione, della
cultura e dello sport (DECS).

Il risanamento e la ristrutturazione totale del Palazzo del Pretorio permetteranno all’edificio di tornare, dopo oltre un secolo, ad assumere un rinnovato carattere rappresentativo degli organi istituzionali statali, così come a riaffermarsi nel contesto urbano del Quartiere Nuovo della città di Locarno.

‘Sì alla riforma per agire più efficacemente prima dell’apertura di un procedimento’

‘Sì alla riforma per agire più efficacemente prima dell’apertura di un procedimento’

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 dicembre 2018 de La Regione

Comandante, le leggi vigenti in Svizzera sono sufficienti a contrastare in maniera efficace la criminalità organizzata e segnatamente le associazioni mafiose italiane attive anche sul nostro territorio?

Sono cosciente del fatto che da più parti è stata sottolineata la mancanza oggi di strumenti legislativi adeguati per lottare efficacemente contro i fenomeni derivanti dalle infiltrazioni mafiose. In quanto comandante della Polizia cantonale sono abituato a lavorare nella maniera più efficace possibile con gli strumenti che ho a disposizione e ritengo che i risultati positivi degli ultimi anni, se pensiamo soprattutto alla diminuzione dei reati in generale in Ticino, lo testimonino. Sta invece al legislatore approfondire e se del caso potenziare l’arsenale giuridico, introducendo norme o modificando quelle esistenti, per contrastare meglio determinate forme di criminalità organizzata, come le associazioni da lei indicate.

La prossima settimana il Gran Consiglio si pronuncerà sul progetto di revisione della legge cantonale sulla polizia. Revisione proposta dal Consiglio di Stato e sostenuta dalla maggioranza della commissione parlamentare della Legislazione, ma oggetto anche di critiche. Questa riforma potrebbe rendere più incisive in Ticino le indagini sul crimine organizzato anche di stampo mafioso?

Certamente la possibilità di poter disporre, come Polizia cantonale e analogamente a quanto avviene già da anni in altri Cantoni, di strumenti d’inchiesta preventivi quali l’osservazione, l’indagine in incognito, l’inchiesta mascherata e la sorveglianza discreta faciliterebbe di sicuro l’attività degli inquirenti in molti ambiti investigativi. E non solo quelli legati alle infiltrazioni mafiose. Queste nuove norme, elaborate nel rispetto del quadro legale e conformemente alla giurisprudenza del Tribunale federale, permetterebbero agli agenti di agire con maggiore efficacia prima dell’apertura di un procedimento penale, per esempio nel quadro della lotta al traffico di stupefacenti e a reati come la pedofilia in particolare su internet. A.MA.

Mafie, tentacoli e dinamiche

Mafie, tentacoli e dinamiche

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 dicembre 2018 de La Regione

Così il capo della Polizia cantonale dopo la risposta del Consiglio federale all’interpellanza di Romano Il comandante Cocchi ricorda: con Fedpol un piano d’azione contro le infiltrazioni.

La presa di posizione del Consiglio federale sull’interpellanza del deputato ticinese al Nazionale Marco Romano è dei giorni scorsi. Il governo ricorda che “la lotta alle organizzazioni criminali di stampo mafioso, quindi anche alla mafia italiana, costituisce una priorità” per l’Ufficio federale di polizia (Fedpol) e per il Ministero pubblico della Confederazione. Scrive a lungo, sottolineandone l’importanza, della cooperazione investigativa sul piano nazionale e su quello internazionale. Ma glissa sul tema di fondo posto da Romano. E cioè sulla decisione di qualche anno fa della Fedpol di centralizzare a Berna «il coordinamento delle proprie ‘antenne’ cantonali e dunque delle inchieste su mafia e terrorismo», osservava, interpellato dalla ‘Regione’, il parlamentare in occasione del deposito della propria interpellanza. E si chiedeva se l’operazione «si sia rivelata col tempo una mossa azzeccata oppure se non abbia fatto perdere alla Polizia federale, come temo, il contatto con le dinamiche locali». Con la realtà locale.

Matteo Cocchi, comandante della Polizia cantonale: dal suo punto di vista un’operazione azzeccata?
Non compete al comandante della Polizia cantonale esprimersi sulle strategie della Fedpol. Posso comunque affermare che il ‘gioco di squadra’ tra Polcantonale e autorità federali – in particolare l’Ufficio federale di polizia, appunto – funziona, secondo me, molto bene. Nell’ambito della sicurezza nazionale abbiamo infatti raggiunto, come polizia ticinese, maggiore centralità nella lotta al crimine organizzato, anche in considerazione della posizione geografica di confine del nostro cantone. Per esempio nell’azione di contrasto al terrorismo, la rete a livello nazionale e cantonale ha più volte dimostrato di essere estremamente efficace.

Ma la cooperazione tra Fedpol e Cantonale necessita di qualche correttivo o va bene così?
Non è mia abitudine dormire sugli allori, sia per quanto riguarda le attività della Polizia cantonale sia per quel che concerne i rapporti di collaborazione con altre forze di polizia. Lo impone del resto la lotta alla criminalità. Una criminalità che evolve, che muta a una velocità tale che a volte le istituzioni faticano a seguire. I costanti contatti a più livelli hanno portato però a dei miglioramenti che in futuro potranno essere ulteriormente rafforzati.

E che la collaborazione tra Fedpol e Polizia cantonale “verrà ulteriormente rafforzata” lo preannuncia anche il Consiglio federale, rispondendo a Romano…
Da parte della Fedpol e da parte della Polizia cantonale, l’attenzione al fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel nostro Paese non è mai mancata. Prova ne sia che, come spiegato anche recentemente dalla direttrice dell’Ufficio federale di polizia Nicoletta della Valle, stiamo lavorando insieme a un piano d’azione antimafia in Ticino.

Concretamente?
Dapprima analizzeremo il fenomeno per raccogliere le informazioni che ci necessitano sulle infiltrazioni mafiose nel nostro cantone e in seguito agiremo in modo coordinato a livello investigativo, senza dimenticare l’impiego di strumenti quali espulsioni e/o divieti di entrata in Svizzera. Ciò a dimostrazione di quanto detto prima: la collaborazione tra Polcantonale e Fedpol è positiva e orientata alla progettualità.

Il passaggio di inquirenti della Cantonale alla Polizia giudiziaria federale avviene ancora oppure l’emorragia è stata tamponata?
È un passaggio legato alle aspirazioni professionali che ogni agente possiede e su cui, ci mancherebbe altro, non esprimo giudizi. Se da un lato è vero che inquirenti della Cantonale sono passati nelle file della Fedpol, dall’altro noto che alcuni sono poi ritornati nel nostro corpo di polizia, che continua a mantenere un forte appeal per chi è alla ricerca di uno sbocco professionale nel settore sicurezza, in particolare come inquirente.

“Asilanti, ho parlato con Salvini e…”

“Asilanti, ho parlato con Salvini e…”

Da www.ticinonews.ch

Il Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi ha risposto alle domande dei lettori in diretta Facebook su Ticinonews

Continua il viaggio di Ticinonews tra i Consiglieri di Stato. Questa volta è il turno di Norman Gobbi. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha raccontato al caporedattore Mattia Sacchi i lavori fatti durante questa legislatura e ha risposto in diretta alle domande dei lettori.

Partendo dalla corsa al Consiglio federale nel 2015, Gobbi ha immancabilmente parlato del suo rapporto con l’UDC a poche settimane dal ‘divorzio elettorale’ (vedi articolo suggerito). “I dadi sono ormai quasi tratti, non si è giunti a una quadratura del cerchio e personalmente mi è dispiaciuto”.

Il direttore del DI ha inoltre tracciato un bilancio della sua seconda legislatura, definita “tortuosa” per quel che riguarda i rapporti tra il Parlamento e il Consiglio di Stato. “Questo Governo può fare bene”. Con il ministro dell’Interno Matteo Salvini, inoltre, Gobbi ha discusso di migrazione.

Verso le elezioni

Verso le elezioni

Da www.teleticino.ch

«L’intesa Lega-UDC andava sottoscritta» Anche Gobbi rilancia.

A «La domenica del Corriere» si è gettato uno sguardo anche alle elezioni cantonali. E se Branda ha parlato di «battaglia non facile» per il PS e del senso di unità «di cui la sinistra avrebbe bisogno come l’aria», Borradori si è soffermato sul mancato matrimonio tra Lega e UDC: «L’alleanza sarebbe stata buona cosa. Soprattutto perché certe elezioni si possono giocare sul mezzo punto. In questo senso ero dalla parte di Norman Gobbi». Gobbi che, come da noi anticipato, ha rilanciato sul «Mattino della domenica». «Dipendesse da me, direi ovviamente di sì. Tuttavia, un percorso di questo genere avrebbe un senso solo se potesse contare sul convinto sostegno di tutti. Il motto “l’unione fa la forza” anche in politica» ha sottolineato Gobbi in una lunga intervista. Dopo la corsa al Consiglio federale con la casacca UDC, per Gobbi un accordo «sarebbe l’ulteriore dimostrazione che le due anime possono coesistere». Secondo il consigliere di Stato «la Lega ha una forte anima locale mentre l’UDC è il primo partito nazionale. Sono due movimenti di destra ma che riescono anche a garantire una certa complementarietà».