La Polizia ticinese presente al WEF 2019 di Davos

La Polizia ticinese presente al WEF 2019 di Davos

Comunicato stampa

Così come avvenuto negli scorsi anni, anche in occasione del WEF 2019 di Davos la Polizia cantonale, rinforzata da un agente della polizia comunale Ceresio Nord, mette a disposizione un contingente a favore della sicurezza dell’importante evento di risonanza mondiale.
Per la sua riuscita, questa operazione di polizia può contare sulla partecipazione di tutti i Corpi a livello nazionale.
In questi giorni infatti, gli agenti sono stazionati nella cittadina grigionese garantendo attività di protezione a persone e a strutture in collaborazione con le locali forze di sicurezza.
Fra le diverse missioni, i nostri agenti sono pure chiamati ad assicurare la protezione dell’eliporto di Davos e di edifici particolarmente sensibili, mentre un ulteriore gruppo di agenti garantisce la scorta ravvicinata di alcune personalità presenti.

Matteo Salvini vuole Baragiola in galera in Italia

Matteo Salvini vuole Baragiola in galera in Italia

Da www.laregione.ch

Molto difficilmente la Confederazione darà luce verde all’estradizione dell’ex brigatista elvetico per scontare la pena per la strage Moro

“Salvini lo trovo politicamente allucinante. Paura non me ne fa, non temo possa venire qua”. Sono le parole dell’ex brigatista Alvaro Lojacono-Baragiola, condannato all’ergastolo in Italia per il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro e attualmente in Svizzera.
L’ex brigatista, oggi 63enne, ha rotto il silenzio rilasciando varie interviste, anche sulla politica “allucinante” di Salvini contro i migranti. E sulla sua eventuale estradizione: “Di grandi dichiarazioni di impegni di arresti di esuli ce n’è a pacchi. È chiaro che adesso io sono il secondo in lista…”.

La reazione inviperita del ministro dell’Interno Matteo Salvini, sui propri profili social, è stata immediata: “Essere insultato da un assassino terrorista in vacanza in Svizzera per me è una medaglia: rida finché è in tempo, faremo tutto il possibile perché finisca finalmente in galera in Italia”, ha commentato.

Anche, la Lega dei ticinesi chiede che l’ex brigatista – arrestato nel giugno del 1988 a Lugano e condannato nell’ottobre dell’anno successivo – venga riconsegnato alle autorità italiane. “La giustizia anche se lunga dev’essere fatta: l’invito di Salvini di far scontare la pena a Lojacono-Baragiola è più che giusto” ha detto il consigliere di Stato uscente Norman Gobbi al ritrovo leghista a Pregassona. Mentre dal “Mattino”, il consigliere nazionale Lorenzo Quadri anticipa una mozione “per cambiare le norme che impediscono le estradizioni di svizzeri di carta, quando ci sono di mezzo terroristi assassini”.

Alvaro Lojacono-Baragiola è cittadino svizzero e difficilmente la Confederazione darà il via libera alla sua estradizione. L’ex brigatista – che partecipò al rapimento del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro – ha concesso un’intervista anche a ticinonline in cui si dichiara pronto sia ad essere giudicato in Svizzera sia a scontare le pene inflitte in Italia, anche l’ergastolo cui è stato condannato nel 1996 per il Moro Quater.

Lui, oggi assistente all’Università di Friborgo, non nega le sue responsabilità: «Non mi nascondo, le scelte le ho fatte io: se l’Italia fa una domanda per tutto il cumulo delle pene che ho, io l’accetto». Starebbe dunque all’Italia presentare alla Svizzera una richiesta di esecuzione della pena.

Ricordiamo i fatti. Nato a Roma, da padre italiano e madre svizzera, nel 1986 ottenne la cittadinanza svizzera e riuscì a cambiare il suo cognome da Lojacono a Baragiola (quello della madre). Nel 1988 – come ricostruisce ‘il Caffè’ – la Svizzera scoprì la presenza sul proprio territorio del brigatista ricercato in Italia. Abitava a Castelrotto, insieme alla madre, e lavorava alla Rsi come ideatore di quiz. Fu processato e condannato a Lugano nel 1989, per l’omicidio del giudice Girolamo Tartaglione avvenuto a Roma nel 1978. Scontò 11 anni alla Stampa. Da quando è uscito dal carcere fa una vita lontano dai riflettori.

Quando il tribunale di Berna respinse la rogatoria

Baragiola ha trascorso 11 anni di carcere alla Stampa, per l’omicidio del giudice italiano Tartaglione, avvenuto nel 1978. Ergastolo ridotto in appello a 17 anni, di cui 11 scontati. L’ex brigatista potrebbe tuttavia dover tornare dietro le sbarre per scontare la sua pena legata al delitto Moro. C’è effettivamente stata la richiesta di eseguire la pena in Svizzera per Moro, come ci spiegano dal Dipartimento federale di giustizia e polizia: «Il 30 settembre 2011 il Tribunale d’appello del Canton Berna ha deciso di non entrare nel merito di una rogatoria italiana del 2006 che chiedeva l’esecuzione, da parte della Svizzera, di una sentenza italiana del 1996 la quale condannava all’ergastolo un ex brigatista per omicidio plurimo, e in particolare per l’omicidio dell’importante esponente politico Aldo Moro nel 1978. La Svizzera non ha potuto estradare l’interessato perché di nazionalità svizzera», ci spiega la portavoce Ingrid Ryser.

Ma c’era stata una precedente richiesta alla Svizzera. Nel 1988 l’Italia chiedeva di perseguire l’ex brigatista in via sostitutiva, per duplice omicidio e altri reati. In base a tale rogatoria, l’interessato è stato condannato in Ticino a 17 anni. «In tale occasione – precisano sempre da Berna – il procedimento riguardante l’omicidio di Aldo Moro è stato archiviato per mancanza di prove. Nel 1991 il Tribunale federale ha confermato in ultima istanza la pena di 17 anni per omicidio e tentata rapina. Nel 1999 l’ex brigatista, avendo scontato i due terzi della pena, è stato rilasciato con la condizionale per un periodo di prova di 4 anni, poi trascorso senza dare adito a reclami».

“Trasporto pubblico e terza età” anche nel 2019

“Trasporto pubblico e terza età” anche nel 2019

Comunicato stampa congiunto DT-DI

Il Dipartimento del territorio (DT) e il Dipartimento delle istituzioni (DI) comunicano che proseguirà per il quinto anno consecutivo la promozione “Trasporto pubblico e terza età” volta a diffondere l’utilizzo del trasporto pubblico, a contribuire alla sicurezza stradale e a proporre un’alternativa di mobilità sostenibile a prezzo ridotto, per limitare gli inconvenienti legati alla rinuncia volontaria della patente.

Scegliere di rinunciare alla licenza di condurre può non essere semplice, ma rappresenta un passo importante verso un nuovo approccio alla mobilità. Per questo motivo DT e DI, con FFS e la Comunità tariffale Arcobaleno, hanno scelto di proseguire anche nel 2019 nel premiare con abbonamenti del trasporto pubblico a prezzo agevolato chi rinuncerà responsabilmente alla licenza di condurre, per limitare gli inconvenienti che possono derivare dal rinunciare al mezzo privato.
Come?
I conducenti che depositeranno volontariamente e in modo definitivo la propria licenza riceveranno dalla Sezione della circolazione una lettera di conferma del deposito, insieme ai buoni-offerta.
I buoni sono così suddivisi: 300 franchi di sconto sul prezzo di un abbonamento Arcobaleno a partire da 2 zone, 200 franchi di sconto sul prezzo di un abbonamento generale di seconda classe, 250 franchi di sconto sul prezzo di un abbonamento generale di prima classe. Tutte le offerte sono valide per un anno. Inoltre, sarà possibile acquistare un abbonamento metà-prezzo in prova per due mesi al prezzo speciale di 33 franchi. Il buono prescelto dovrà essere presentato agli sportelli delle aziende di trasporto pubblico all’atto d’acquisto, insieme alla lettera di conferma emessa dalla Sezione della circolazione (che è personale e serve da giustificativo), un documento d’identità valido e una foto formato passaporto.
Anche in questo caso, il trasporto pubblico si pone come un’alternativa concreta alle difficoltà imposte dal traffico veicolare garantendo un viaggio più fluido e rilassante, senza dimenticare che la rinuncia responsabile della patente può essere in ogni caso una scelta difficile, per questo motivo meritevole di sostegno pubblico.

 

Da www.tio.ch

Ogni anno 1’500 anziani rinunciano alla patente

Cresce l’interesse per l’iniziativa “Trasporto pubblico e terza età”: sono 112 le persone che nel 2018 hanno poi usufruito dell’agevolazione per l’abbonamento dei mezzi, il primo anno erano 21

Rinunciare alla patente? Non è facile, ma dal 2015 anche in Ticino gli anziani che fanno questa scelta hanno poi la possibilità di acquistare a prezzo agevolato un abbonamento per i mezzi pubblici. L’iniziativa, che si chiama “Trasporto pubblico e terza età”, quest’anno viene proposta per la quinta volta. E le adesioni sono in costante aumento: se nel 2015 il buono per l’abbonamento era stato utilizzato da 21 persone, lo scorso anno sono state 112. Dopo che per un paio d’anni il numero si era stabilizzato attorno alla settantina.

Ma le rinunce volontarie della patente sono molte di più, come si evince dai dati della Sezione della circolazione. Soltanto nel 2018 sono infatti 1’508 le persone che hanno deciso volontariamente di non mettersi più al volante. Un dato, questo, che negli ultimi anni è rimasto più o meno stabile (c’è stato un leggero aumento tra il 2015 e il 2017, ossia da 1’386 rinunce a 1’518). «A deposito avvenuto della licenza, trasmettiamo all’interessato la conferma scritta e relativi buoni sconto per l’acquisto di un abbonamento per il trasporto pubblico» ci dice quindi Aldo Barboni, sostituto caposezione.

Al momento, soltanto una bassa percentuale di persone decide però di usufruire dell’agevolazione. «È un dato che non ci sorprende, perché l’iniziativa non rappresenta un incentivo, bensì una misura d’accompagnamento in uno specifico momento della vita» conclude Nadia Bellicini del Dipartimento del territorio.

 

 

La Lega non trema il Ps di Righini sì

La Lega non trema il Ps di Righini sì

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 21 gennaio 2019 de La Regione

È stato un fine settimana all’insegna delle promesse elettorali per quattro formazioni – Lega, Udc, Ps e Verdi – tutte in pista per aprile.
A parte qualche mal di pancia, anzi di denti (per il verde Franco ora Udc), che ha fatto dire a Lara Filippini che ‘si rischierà (ndr. per il voltamarsina) di perdere voti’, sulla destra, l’alleanza LegaUdc è stata benedetta come una lettera alla posta.
Con questa mossa i due consiglieri uscenti, Norman Gobbi e Claudio Zali, hanno la rielezione in tasca, pur dicendo di temere qualche zampata Plr.
A dire il vero l’avevano già anche prima, un po’ per il vento che spira (che premia la Lega partito ‘territoriale’), un po’ per il lavoro che stanno facendo in CdS, e un po’ per la mancanza di concorrenti fuoriclasse in casa altrui.
E pensare che, prima che il Nano scendesse in campo con la sua armata brancaleone oggi partito di maggioranza relativa, sia Plrt che Ppd potevano vantare una doppia rappresentanza in governo, ritenuta inespugnabile. Ma è inutile piangere sul latte versato e i tempi (molto) andati.
Lega e Udc a parte, questo è stato anche il fine settimana della presa di coscienza pubblica del Ps che – detto in parole povere ma chiarissime – ‘o la va o la spacca’. Per il partito di Igor Righini, con tanto di casco e bandiera rossa per la storica battaglia, le prossime undici settimane saranno di passione. I socialisti sentono che, come detto, il vento soffia a destra e che non è facile far passare le loro idee a chi ne ha in realtà bisogno: tanti elettori che prima davano loro maggiormente retta, sia nel ceto medio che (soprattutto) in quello ancor meno fortunato/tutelato, negli anni si sono spesso ritenuti sempre più rappresentati da chi ha fatto proprie le rivendicazioni del ‘primanostrismo’ nostrano. La paura, non è una novità, fa novanta. Il congresso Ps è quindi stata l’occasione propizia per ribadire da che parte è stato e sta il partito: nella storia, dietro le conquiste che oggi diamo per acquisite/scontate in ambito sociale (Avs, Ai); in ambito professionale, a sostegno dei contratti di lavoro; sul fronte della parità dei diritti e salariale fra uomo-donna, sempre in prima linea; nella tutela della qualità dell’ambiente pure. Ma, si sa, non basta guardare al passato quando si governa nel presente, quando la memoria è corta e quando si deve srotolare un programma elettorale che guarda al futuro, perché le elezioni servono a riavere un nuovo mandato di fiducia dai cittadini per i prossimi quattro anni. Così il Ps si è sforzato di mostrare con tutta una serie di testimonianze di persone ai margini, qual è la sua azione politica: donne rimaste senza lavoro dopo una gravidanza, pensionati che non ce la fanno più sotto il peso dei premi delle casse malati e via dicendo si sono raccontate. Persone alle quali il Ps ha voluto dar voce e che hanno fiducia nella socialità e negli aiuti promossi dalla sinistra, nella convinzione che la torta vada distribuita più equamente.
Mentre ascoltavamo quelle persone, che dicevano di credere nelle ricette Ps, ci siamo però chiesti: ma quanti altri cittadini meno fortunati, trovandosi nella loro stessa situazione, hanno optato per votare Lega/Udc?
Molto probabilmente non pochi se ci troviamo a discutere di possibile estromissione della sinistra dal governo, mentre la Lega punta anche alla maggioranza relativa in parlamento riaffidandosi al grande vecchio Attilio. Il dibattito (eterno) fra libertà e giustizia sociale e sul come coniugarle fra loro è quindi più lanciato e attuale che mai. Certo è che, se il Ps dovesse rimanere fuori dalla stanza dei bottoni – in un sistema politico come il nostro che si regge sulla ricerca del compromesso – dovremo abituarci a maggiori sollecitazioni: iniziative, referendum e qualche sfilata per le nostre strade. La Francia insegna.
 

 

Lega «Guardia alta, il PLR è dietro l’angolo»

Lega «Guardia alta, il PLR è dietro l’angolo»

Da www.rsi.ch/news
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11335554


Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 21 gennaio 2019 del Corriere del Ticino

Alla festa leghista fissati gli obiettivi elettorali: confermare i due consiglieri di Stato e crescere in Parlamento.
Zali: “I liberali radicali non mirano al seggio del PS”
Gobbi: “Corriamo con l’UDC, perché nulla è scontato”

Salametto, polenta, brasato e un buon Merlot ticinese a bagnare il tutto. Le tradizioni non vanno cambiate e, come alla vigilia delle cantonali del 2015, la Lega ha lanciato la sua campagna verso il 7 aprile al capannone di Pregassona. Seicento le porzioni previste, per altrettante persone accorse alla festa del movimento di via Monte Boglia. E tra un canto popolare e un selfie con il candidato preferito, sono state presentate le liste per il Consiglio di Stato e il Gran Consiglio. L’obiettivo? C’è chi come il sindaco di Lugano Marco Borradori che ha invitato a restare con i piedi ben piantati a terra: “La Lega è ormai una realtà consolidata, ma basta un passo falso per creare degli squarci che altri partiti sarebbero subito pronti a occupare. Ricordo che nel 2015 abbiamo staccato il PLR solo per 400 schede. Teniamo dunque duro, questa è la battaglia più importante». Borradori ha inoltre difeso l’alleanza con l’UDC: “Ho percepito malumore e amarezza, ma questo è un sentimento sbagliato. L’unione delle forze è una scelta strategica, anche in prospettiva. Avere le spalle coperte dal primo partito nazionale non è qualcosa di scontato”. Parole, queste, che si sono parzialmente scontrate con quelle del consigliere di Stato uscente Claudio Zali: “Solo noi garantiamo di governare senza secondi fini e senza dover rispondere a un partito nazionale. Abbiamo le mani libere e i ticinesi lo sanno”. Zali non ha mai menzionato l’UDC, ma su un aspetto ha seguito Borradori, indicando a più riprese il principale avversario politico: “Il PLR è dietro l’angolo, non credete che miri al seggio del PS. La loro lista guarda a destra, è evidente. È tornato il tempo di contarsi e cruciali saranno le schede di partito». Zali ha quindi posto l’asticella per il 7 aprile: «Confermare il sottoscritto e Norman in Governo e crescere in Parlamento. Sono fiducioso, nell’aria c’è la stessa elettricità di 4 anni fa”.

Attenti a quei due o a quei tre?
Un obiettivo condiviso anche dal collega Norman Gobbi: “È giunto il momento di rilanciare la necessità di avere due leghisti in Governo”. Gobbi ha quindi difeso il matrimonio con i democentristi: “Questa volta corriamo con l’UDC, perché nulla è scontato e l’attuale assetto non potrà durare per sempre”. Lanciando lo slogan “identità, sicurezza e territorio”, Gobbi ha poi difeso il proprio operato e attaccato gli avversari: “Immaginate se alla testa del Dipartimento delle istituzioni vi fosse un socialista, chiamato a decidere sulla politica d’immigrazione. Chi mi dà del fascista 50 anni fa difendeva brigatisti come Lojacono Baragiola, per il quale ritengo sia giusto rendere conto al Paese di origine dando seguito alla richiesta di Matteo Salvini”. Tornando alla corsa al Governo, se Gobbi e Zali sono scesi in campo al motto di «Attenti a quei due”, altri contendenti hanno voluto osare. “Attenti a quei due, ma c’è anche un terzo” ha affermato Daniele Caverzasio: “Perché no, sogniamo una maggioranza chiara in Consiglio di Stato” ha rilevato, alludendo al terzo seggio e invitando i presenti “a non mollare. Nei Comuni c’è ancora chi si vergogna di affermare di essere leghista. Non fatelo: bisogna essere orgogliosi di appartenere alla Lega. Dobbiamo continuare a essere presenti dove c’è difficoltà e ingiustizia. Prima i ticinesi”.

Niente Sardegna per il conte zio
Un messaggio, quello finale di Caverzasio, molto vicino al “primanostrismo” democentrista, difeso a spada tratta di fronte ai presenti anche dai due candidati UDC Piero Marchesi e Roberta Soldati. “A sinistra – ha evidenziato il presidente democentrista – ci si sfalda, a destra invece ci uniamo e siamo più forti. Nella nostra agenda politica, prima di tutto, ci sono i ticinesi. E in tal senso anch’io ho un sogno: tre nostri consiglieri di Stato che possano dare le giuste risposte ai cittadini”. Cittadini che, ha affermato Soldati, «devono poter tornare a decidere liberamente senza essere continuamente costretti a vigilare sul rispetto delle decisioni prese”. Esponente femminile della lista, Soldati ha pure aggiunto: “Rappresento le donne, ma non per una questione di quote rosa, che sono una boiata. Piuttosto voglio impegnarmi su misure puntuali a favore della conciliabilità tra famiglia e lavoro”. Ad accompagnare gli applausi ai candidati al Governo sono quindi stati quelli ai 90 in corsa per il Parlamento. E tra loro è tornato a fare capolino Attilio Bignasca. “Niente Cuba e niente Sardegna, a volte ritornano” ha dichiarato Antonella Bignasca, chiamando “il conte zio” sul palco. Da parte sua il diretto interessato ha motivato così la nuova discesa in campo: “Perché credo che il popolo ticinese meriti un Gran Consiglio più reattivo e meno polemico, rispetto a quello attuale. E penso che la mia esperienza possa servire in questo senso”. Per l’ex coordinatore “crescere in termini percentuali il 7 aprile sarà difficile”, mentre secondo la figlia “se il terzo consigliere di Stato è impossibile, un buon risultato sarebbe la conquista di un seggio in più in Parlamento”.

I candidati della Lega Al Gran Consiglio

Luganese
Eolo Alberti, Sabrina Aldi, Luisa Aliprandi, Carmen Benagli, Lukas Bernasconi, Gianmaria Bianchetti, Attilio Bignasca, Boris Bignasca, Philippe Bouvet, Antonio Caggiano, Gabriele Caldelari, Jon Campagna, Felice Campana, Daniele Casalini, Andrea Censi, Claudio Firpo, Michele Foletti, Marina Leardo, Guido jr. Lepori, Nicholas Marioli, Massimo Masucci, Maloa Morandi-Realini, Alessandra Noseda, Maruska Ortelli, Enea Petrini, Caprice Prestinari, Stefano Quadri, Paolo Ronchetti, Amanda Rueckert, Giancarlo Seitz, Marco Taminelli, Pierre Vescovi, Raffaella Zucchetti.

Locarnese
Fabio Badasci, Omar Balli, Glen Brändli, Bruno Buzzini, Valentina Ceschi, Darwin Dadò, Mauro Damiani, Jackie De Carli, Marzio Demartini, Bea Duca, Antoine Durighello, Ewan Freddi, Alessandro Gnesa, Marco Grassi, Orlando Guidetti, Carlo Maggetti, Marco Radaelli, Nenad Radivojevic, Marco Rogantini, Ivan Sargenti.

Bellinzona
Devis A Marca, Elia Ambrosini, Joel Bognuda, Claudia Boschetti-Staub,Natasha Caccia, Alberto Dellamora, Giulio Deraita, Patrizio Farei, Norma Ferrari-Conconi, Matteo Gadoni, Sem Genini, Michele Guerra, Lelia Guscio, Luca Madonna, Mattia Melera, Mauro Minotti, Giovanni Morici, Barbara Pervangher, Pascal Schultess, Matteo Simoni.

Mendrisiotto
Orlando Anastasi, Gianpaolo Betti, Claudio Canonica, Daniele Caverzasio, Antonella Cristinelli, Katia Fabris, Ivano Lurati, Roger Lustenberger, Fabio Martello, Andrè Prada, Massimiliano Robbiani, Simona Rossini, Gianfranco Scardamaglia, Lorenzo Solcà, Enrico Spadini, Stefano Tonini, Andrea Zanini.

“Alleanza strategica”

“Alleanza strategica”

Al Capannone di Pregassona la festa/congresso della Lega, che avalla l’alleanza con i democentristi.
Borradori: “So che tra noi ci sono persone che provano delusione, ma è un sentimento sbagliato”.
Zali sul Plr: “Non credete quando dice che vuole prendere il seggio socialista. La sua è una lista che guarda a destra. Dove ci siamo noi”.

Sotto il Capannone di Pregassona il popolo della Lega benedice l’alleanza con l’Udc nella corsa al Consiglio di Stato.
Anche se qualcuno applaude con l’amaro in bocca. Ma a due mesi e mezzo dalle elezioni ci pensa un politico navigato come Marco Borradori a dispensare pillole di pragmatismo a coloro che fanno buon viso a cattivo gioco.
A richiamare alla realpolitik quei leghisti “della prima ora” o duri e puri che stentano a digerire l’unione con i democentristi, fortemente voluta da una parte dei vertici del movimento, Antonella Bignasca e Norman Gobbi in testa. “So che tra noi ci sono persone deluse. È un sentimento che si può capire. Però è un sentimento sbagliato – afferma il sindaco di Lugano –. È un’alleanza strategica e sarebbe stato un errore non cogliere questa opportunità”. Con l’Udc, continua l’ex consigliere di Stato e già deputato al Nazionale parlando agli oltre seicento presenti, “condividiamo comunque una visione del Paese e poi se guardiamo alle ‘cantonali’ del 2015 la differenza tra Lega e Plr è stata di circa 400 schede, un numero che in un territorio come il Ticino si può recuperare senza grossi problemi”. Occhio quindi ai liberali radicali. Senza dimenticare che “ci sono due partiti in difficoltà”, Ps e Ppd, “che lotteranno a denti stretti” per conservare i rispettivi seggi in governo. Insomma, “non possiamo e non dobbiamo perdere posizioni a causa dei mal di pancia. Che si superano”.
E allora ecco la lista unica per il Consiglio di Stato, a tutti gli effetti ufficiale da questa domenica 20 gennaio. Sulla quale figurano, per il movimento di via Monte Boglia, i ministri uscenti Claudio Zali e Norman Gobbi, nonché il capogruppo in parlamento Daniele Caverzasio e, per i democentristi, il presidente cantonale Piero Marchesi e Roberta Soldati, consigliera comunale a Losone.
In casa Lega l’obiettivo è noto: riconfermare in governo Zali e Gobbi. Cercando di blindare i due seggi grazie all’avvenuta alleanza con l’Udc. Poi ci sono i “sogni”, quelli di Caverzasio e Marchesi. Ovvero “tre” esponenti della destra in Consiglio di Stato, azzardano il primo (pensando a sé stesso) e il secondo (pensando a sé stesso).
Alla festa/congresso del movimento gli interventi si concentrano come da tradizione sul mezzogiorno. Per tutti salametti, polenta, musica. E discorsi. Anche Zali, come Borradori, rende attento il popolo leghista a quelle che secondo il direttore del Dipartimento istituzioni sono le reali intenzioni dei liberali radicali, alla riconquista della seconda poltrona in Consiglio di Stato. “Non credete quando dicono che vogliono prendere il seggio socialista – avverte Claudio Zali –. La lista che il Plr ha fatto guarda a destra. E a destra ci siamo noi. Sono molto fiducioso, in questi quattro anni di governo abbiamo risposto con i fatti alle richieste dei cittadini ticinesi, ma sono anche consapevole che per riconfermare i nostri due seggi, e quindi per vincere, noi tutti dovremo lavorare con impegno nei prossimi novanta giorni. Non bastano i voti personali, occorrono anche le schede di partito. Bisogna pertanto fare uno sforzo per raccoglierle. E ritrovarci così ad aprile a festeggiare una nuova vittoria”. Identità, sicurezza, territorio: «È questo il nostro motto», indica Norman Gobbi. Il capo del Dipartimento istituzioni cita il fondatore del movimento, lo scomparso Giuliano Bignasca (“Senza di lui, oggi non saremmo qui a rilanciare la necessità di mantenere i due seggi leghisti in Consiglio di Stato”), ringrazia “i ticinesi e le ticinesi che hanno fatto crescere la Lega” e definisce “più che giusta la richiesta di Matteo Salvini (il Ministro dell’interno italiano, ndr.) di far scontare la pena a Lojacono Baragiola”, l’ex brigatista che anni fa acquisì la cittadinanza svizzera. “Difesa delle nostre tradizioni, della nostra storia, della nostra cultura, della nostra democrazia diretta e soprattutto della nostra sovranità”: è il ‘nostrismo’ declinato da Daniele Caverzasio. Che aggiunge: “Noi diciamo no a chi vuole svendere tutto questo e siamo orgogliosi di dare voce ai più deboli. Dobbiamo essere presenti ovunque ci siano ingiustizie e difficoltà”. Borradori: «La campagna della Lega per le ‘cantonali’ 2019 è cominciata”.

Due comuni che si “parlano”

Due comuni che si “parlano”

Da: Il Mattino della domenica

Dando seguito all’istanza per l’avvio di uno studio di aggregazione sottoscritta dai Municipi di Bedano e di Gravesano, il Consiglio di Stato nei giorni scorsi ha nominato l’apposita Commissione incaricata di allestire lo studio aggregativo.
“Il Governo – commenta Norman Gobbi – valuta con favore l’iniziativa promossa dai due comuni, poiché si inserisce in modo coerente nell’approccio indicato dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), recentemente approvato dal Consiglio di Stato e ora all’esame del Gran Consiglio”.
Il PCA – aggiunge il Direttore del Dipartimento delle istituzioni – “predilige infatti le iniziative provenienti dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione e del servizio alla cittadinanza”.
La proposta coinvolge due comuni confinanti appartenenti al comprensorio Malcantone Est definito nel PCA, che prevede la possibilità di realizzare gli scenari in tappe successive ed è pertanto pienamente in linea con gli orientamenti cantonali in tema di aggregazioni.
La Commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, potrà avvalersi del supporto della Sezione degli enti locali del Dipartimento delle istituzioni  e costituire gruppi di lavoro su temi specifici.

Patriziati: nuove opportunità date dai processi aggregativi

Patriziati: nuove opportunità date dai processi aggregativi

Da: Il Mattino della domenica

Fondamentali per la continuità delle tradizioni dei quartieri

Confederazione, Cantone e Comuni: i tre livelli istituzionali svizzeri. C’è però anche chi come il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ne considera un quarto: i Patriziati. L’ultima revisione totale della Legge organica patriziale (LOP) è entrata in vigore nel 2013 e ha confermato questa tesi, mettendo in evidenza l’importanza dei Patriziati ticinesi quali partner affidabili dei Comuni e del Cantone in particolare nella cura, gestione e promozione del territorio. Per mantenere aggiornata la base legale e fornire agli Enti patriziali gli strumenti per svolgere efficacemente i compiti affidati, il Governo lo scorso agosto ha incaricato la Commissione di coordinamento patriziale di elaborare una revisione parziale della LOP. Il Dipartimento delle istituzioni ha colto al volo questa occasione anche per porre le basi legali di una gestione più moderna, performante e semplice dei registri patriziali. Si tratta di un’esigenza specifica, alla quale si intende dare una risposta concreta attraverso il progetto di Registro elettronico dei patrizi, che mira a facilitare il compito degli Uffici patriziali, favorendo l’allestimento e l’aggiornamento dell’elenco dei patrizi. Ma quanto contano i Patriziati? Che presente e che futuro hanno? Come fare per sostenerli? La parola al nostro Consigliere di Stato.

Allora, iniziamo proprio da qui: che importanza dare, oggi, ai Patriziati?

Quello dei Patriziati è un tema a me caro in quanto considero questi storici enti una parte integrante e rappresentativa della nostra società. Noto, purtroppo, che a volte la loro importanza passa un po’ in secondo piano e che c’è chi ne dimentica il fondamentale ruolo che ricoprono. Un ruolo che attraverso le aggregazioni comunali ha trovato una nuova energia, oserei dire una nuova vita. E qui faccio riferimento tanto alle aggregazioni di valle quanto a quelle urbane. Pensiamo ad esempio a quanto accaduto di recente nella Nuova Bellinzona, dove i Patriziati sono stati integrati quali elementi di collante territoriale e di salvaguardia delle numerose comunità confluite nell’agglomerato urbano. Un meccanismo che ha unito e non certo diviso.

In effetti, i numeri confermano questa tesi. in Ticino si contano 201 Patriziati e ben 90mila patrizi, proprietari del 75% dei circa 140mila ettari del territorio boschivo che ci circonda. Cifre davvero eloquenti.

Si tratta di persone che si occupano con passione, spirito corporativo e assoluta dedizione della gestione delle proprietà comunitarie non solo del nostro ampio patrimonio boschivo, ma anche di cave, alpi e caseifici, oltre che di infrastrutture sportive e turistiche. Diciamolo pure: i Patriziati sono un patrimonio su cui ogni ticinese – patrizio o no – sa di poter contare. L’attaccamento alle nostre radici, alla nostra identità, non è un limite, bensì una preziosa risorsa. Infatti, un albero per crescere ha bisogno di radici profonde per poter svettare e resistere alle tempeste.

La società evolve velocemente e presenta dinamiche in progressiva trasformazione. C’è chi dice che i Patriziati siano anacronistiche testimonianze del tempo che fu: che ne pensa?

Non condivido affatto questa visione riduttiva. Fortunatamente, il Ticino può affidarsi a Patriziati che guardano al futuro con entusiasmo, sostenuti in questo atteggiamento costruttivo dai Comuni e dal Cantone, con i quali collaborano attivamente. So per certo, perché ne ho esperienza diretta, che il dinamismo non manca, che ci sono Patriziati propositivi e innovativi nella promozione di progetti di gestione e valorizzazione del territorio, in ambiti classici come quello agricolo o quello forestale, ma sempre più anche nel turismo, nel sociale e nel settore culturale. Il Patriziato non è un corpo estraneo e isolato: vive invece all’interno di una società e si sviluppa con essa, offrendo un servizio essenziale per la comunità locale e quindi, di riflesso, per tutto il Cantone, innescando un circolo virtuoso dal quale non può che trarne beneficio la collettività.

Ma cosa fa il suo Dipartimento per valorizzare in modo concreto il lavoro svolto dai Patriziati?
Proprio perché consapevole della centralità dei Patriziati e perché convinto della necessità di sostenere nei fatti la triade Patriziato-Comune-Cantone, il DI mette a disposizione la sua consulenza (attraverso i propri Servizi), così come un aiuto finanziario tramite il Fondo di aiuto patriziale e il Fondo per la gestione del territorio. Se i progetti sono validi, e nella quasi totalità lo sono, Cantone e Dipartimento ci sono!

In questo contesto di costruttiva sinergia, occorre evidenziare il prezioso lavoro di mediazione svolto dall’Alleanza patriziale ticinese (ALPA).
È corretto. Con l’ALPA portiamo avanti numerose iniziative e attività. Nata nel 1938, sostiene i Patriziati e promuove la collaborazione con i Comuni in modo da creare le condizioni-quadro favorevoli alla gestione sostenibile del territorio che, assieme alle persone, è il nostro bene più prezioso. Posso solo confermare quanto ho già avuto modo di sottolineare in altre occasioni: il nostro rapporto è sempre stato eccellente e sono sicuro che potrà consolidarsi ulteriormente nei prossimi anni, generando ricadute benefiche all’istituto patriziale.

Terminiamo questa chiacchierata con un suo ulteriore giudizio dei Patriziati.

Mi lasci dapprima fare una premessa, anzi una promessa: con il Dipartimento e i miei collaboratori, partendo dal Capo della Sezione enti locali Marzio Della Santa, continueremo a impegnarci per dare il nostro contributo a favore dei Patriziati ticinesi. Essi hanno molto da offrire, rappresentano un servizio essenziale alle comunità locali, valorizzano il prodotto indigeno, promuovono il territorio e la cultura tenendo ben salda la barra della tradizione, coniugata però con l’innovazione. I Patriziati hanno origine nel nostro passato, giocano un ruolo da protagonisti nel presente e guardano con entusiasmo a un futuro che concorrono a costruire. Essi non sono i custodi di fredde ceneri, bensì vivaci ravvivatori del fuoco dello spirito del XXI secolo.

Grazie a Norman Gobbi un’imposta di circolazione meno cara

Grazie a Norman Gobbi un’imposta di circolazione meno cara

Da: Il Mattino della domenica

Qualcuno l’ha già pagata, altri invece non l’hanno ancora ricevuta: quello che conta è che grazie al nostro Consigliere di Stato Norman Gobbi gli automobilisti ticinesi pagheranno un importo dell’imposta di circolazione inferiore del 5% a quello dello scorso anno. Un gesto di responsabilità del capo del Dipartimento delle istituzioni nei confronti del cittadino contribuente.
E a proposito di imposta di circolazione è pronto il nuovo sistema di calcolo dei tributi a carico dei detentori di un’automobile in Ticino. In futuro la nuova formula terrà conto dell’impatto che le automobili hanno sull’ambiente – per incentivare l’acquisto di vetture ecologiche – e dell’usura che ogni veicolo causa all’infrastruttura stradale. Il calcolo si basa dunque nella misura del 70% sulle emissioni di CO2, e per il restante 30% sulla massa a vuoto del veicolo; questo permette di favorire le vetture meno inquinanti e più leggere.
L’applicazione di questa formula alle vetture più vendute in Svizzera in ogni categoria mostra che, rispetto al passato, l’imposta risulta allineata alla media nazionale. In questo modo la modifica di legge posta in consultazione risponde in larga parte anche richieste delle due iniziative popolari legislative generiche presentate nel corso del 2017 e tuttora pendenti.

Discorso pronunciato in occasione dell’assemblea generale della Società Svizzera di Salvataggio Regione Sud

Discorso pronunciato in occasione dell’assemblea generale della Società Svizzera di Salvataggio Regione Sud

19 gennaio 2019

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,

a un anno esatto dalla vostra precedente assemblea, lasciatemi dapprima ribadire la riconoscenza del Governo per quanto avete fatto anche in questi 12 impegnativi mesi. Un meritatissimo apprezzamento a 360 gradi che concerne il lavoro che avete svolto nelle vostre Società di salvataggio, attraverso i vostri volontari, nell’ambito dei soccorsi, della formazione e della sensibilizzazione.

Riferendomi a quest’ultimo tema, e dunque alla prevenzione, ricordo che il mio Dipartimento, in collaborazione con l’omonima Commissione consultiva del Consiglio di Stato presieduta proprio dal presidente della Società svizzera di salvataggio Regione Sud, Boris Donda, nel 2018 ha riproposto con convinzione il programma “Acque sicure”.
Nato nel 2016, ma attivato de facto diversi anni prima sotto il nome di “Fiumi sicuri”, mira ad informare residenti e turisti sui rischi che si nascondono nelle acque della nostra regione. Acque trasparenti ed accattivanti, meravigliose attrazioni turistiche e luogo ideale per lo svago e la pratica sportiva che, però, se non affrontate nel modo dovuto, possono rivelarsi molto pericolose.
Da qui l’accento posto sulla sicurezza che passa giocoforza dalla prevenzione: il vecchio adagio che recita “Meglio prevenire che curare” resta quanto mai attuale!

Il bilancio relativo all’estate 2018, e inerente il numero degli incidenti nei fiumi e nei laghi del nostro Cantone, è sostanzialmente positivo: si sono purtroppo verificati tre incidenti mortali (due in contesti fluviali, uno nel Ceresio), ma le azioni preventive sono state generalmente ben recepite, cosa che mi rende oltremodo soddisfatto e che conferma – semmai ce ne fosse ancora bisogno – che la strada da percorrere è questa.

Il numero dei decessi è in costante diminuzione, e questo a dispetto del fatto che i nostri laghi e i nostri fiumi siano sempre più presi d’assalto specialmente da turisti confederati e italiani che, generalmente, ne conoscono solo in modo sommario la pericolosità: ciò che rappresenta di per sé un forte rischio. Occorre dunque informare, informare e ancora informare.
Come ormai consuetudine, non siamo stati a guardare e durante tutta la stagione estiva abbiamo riproposto la campagna generale di informazione e sensibilizzazione denominata “Basta un attimo! La sicurezza in acqua dipende da te”.

L’iniziativa è stata sviluppata soprattutto attraverso cartelloni pubblicitari tradotti in quattro lingue e posizionati nei principali luoghi d’interesse del nostro Cantone e nelle maggiori stazioni ferroviarie.
In hotel, campeggi e presso gli enti turistici locali sono stati distribuiti efficaci opuscoli informativi che pongono l’accento sui rischi nei fiumi e sulle regole da rispettare quando ci si avventura nei laghi; sono inoltre stati installati manifesti sui bus che percorrono le tratte di valle e nei centri turistici.
Infine, per veicolare in modo ancor più capillare questo importante messaggio, sono stati distribuiti migliaia di sottopiatti e bustine di zucchero in centinaia di esercizi pubblici ubicati in tutto il Cantone.

La campagna multilingue, che tornerà anche nella prossima stagione estiva, ha posto l’accento sul senso di responsabilità che ognuno di noi è sempre chiamato a dimostrare nei contesti acquatici; il rischio è infatti sempre dietro l’angolo ed è fortemente legato al nostro comportamento.

Va da sé che spesso, al di là dell’efficacia di ogni e qualunque campagna preventiva, a fare la differenza è appunto l’atteggiamento adottato dal singolo: i nostri corsi d’acqua e i nostri laghi rappresentano un eccezionale attrattore ma, appunto, non sono dei parchi-gioco privi di pericoli e dove al massimo si cade e ci si sbuccia un ginocchio. Il pericolo c’è sempre e non va mai sottovalutato.

Accanto alla prevenzione attiva, il mio Dipartimento ha poi proseguito nell’altrettanto importante lavoro di formazione per aumentare le competenze di soccorso in caso di bisogno, di sorveglianza e pattugliamento nelle zone o nei luoghi ritenuti a rischio.
Anche qui i risultati sono molto interessanti.
Tra le novità di quest’anno, segnalo infatti l’attività proposta alla spiaggia del Meriggio a Losone: alla confluenza dei fiumi Maggia e Melezza, in una delle zone più frequentate del Locarnese durante la stagione calda, durante i fine settimana dei mesi di luglio e di agosto è stata organizzata la presenza dei pattugliatori, che hanno fornito informazioni ai bagnanti circa i comportamenti corretti da assumere per godersi le meraviglie del Cantone in tutta sicurezza.
È la conferma che la presenza capillare sul territorio paga, così come ha dato buoni frutti la paziente reiterazione dei messaggi preventivi. Sarebbe però uno sbaglio enorme riposare sugli allori.
Anzi: i successi ottenuti ci spronano a insistere, estendendo e perfezionando le misure di prevenzione e informazione, così come era capitato a suo tempo quando allargammo l’orientamento generale passando da “Fiumi sicuri” ad “Acque sicure”.

Tutto questo lo possiamo fare soprattutto per merito dei nostri partner che offrono la loro competenza e le loro conoscenze in modo da garantire l’indispensabile sicurezza nell’approccio con l’elemento acquatico. E se penso ai partner, be’ non posso che citare con particolare riconoscenza le varie sezioni della Società Svizzera di Salvataggio qui rappresentate.

Grazie anche a nome di chi già conosce e ama il Ticino e di chi – presto o tardi – ne scoprirà bellezza e fascino!