Les juges étrangers menacent-ils notre souveraineté?

Les juges étrangers menacent-ils notre souveraineté?

Questa sera alle ore 20.15 sarò ospite della trasmissione INFRAROUGE su RTS Un.

In studio si discuterà dell’Iniziativa per l’autodeterminazione.

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Quatre ans après le traumatisme du 9 février 2014, une nouvelle initiative lancée par l’UDC tient le pays en haleine: l’initiative pour l’autodétermination.
Un texte qui entend consacrer la primauté de la Constitution suisse sur le droit international en cas de conflit entre les deux.
Quelles conséquences pour les droits des citoyens, pour l’économie et pour la relation de la Suisse au monde?
Partisans et adversaires du texte en débattent mercredi soir autour d’une invitée de marque, la conseillère fédérale Simonetta Sommaruga.
Alors les juges étrangers menacent-ils notre souveraineté?

Invité-es

POUR
Jean-Luc Addor, conseiller national UDC/VS
Norman Gobbi, conseiller d’Etat tessinois, chef du Département des institutions
Kevin Grangier, membre du comité de l’Asin (Action pour une Suisse indépendante et neutre)

CONTRE
Simonetta Sommaruga, conseillère fédérale, cheffe du Département fédéral de justice et police
Christian Lüscher, vice président du PLR, conseiller national GE
Manon Schick, directrice d’Amnesty International Suisse

https://www.rts.ch/play/tv/redirect/detail/9936918

Terrorismo, la lotta passa dal web

Terrorismo, la lotta passa dal web

Da www.rsi.ch/news

Il portale ticinese di prevenzione contro le radicalizzazioni e gli estremisti violenti è pronto e verrà messo online nelle prossime settimane.

Uno sportello ticinese di prevenzione contro le radicalizzazioni e gli estremisti violenti è stato presentato martedì sera durante una conferenza organizzata dall’Associazione per la rivista militare Svizzera di lingua italiana (ARMSI).
Obiettivo: la lotta al terrorismo. La messa in rete del servizio, prevista nelle prossime settimane, è stata annunciata dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Lo strumento verrà presentato ufficialmente a inizio novembre ed è il risultato del lavoro di quasi un anno.

Il portale segue il modello di quello ginevrino, disponibile al pubblico da quasi due anni, e offrirà ascolto e indicazioni sul tema. “È importante che i sensori attivi sul terreno non siano solo quelli del Dipartimento di giustizia e polizia, ma anche quelli della società – ha spiegato Gobbi -Se c’è maggiore attenzione, si possono raccogliere più informazioni”.

L’esempio citato durante la serata è quello della Commercio di Bellinzona. Un giovane è infatti stato arrestato in maggio perché sospettato di voler compiere una strage a scuola.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Terrorismo-la-lotta-passa-dal-web-11018001.html

Terrorismo «La minaccia resta alta»

Terrorismo «La minaccia resta alta»

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 24 ottobre 2018 del Corriere del Ticino

Lotta e prevenzione: conferenza a Lugano sul ruolo delle forze di sicurezza e militari.
Sottolineata l’importanza delle sinergie –  Della Valle: «Si deve migliorare ogni giorno»

Certezze, non ce ne sono. Garanzie, nemmeno. Se la materia è il terrorismo e la posta in gioco l’incolumità di noi tutti, bisogna prenderne atto. E vigilare. Parola del consigliere di Stato Norman Gobbi, che ieri – dopo il saluto di Marco Netzer, presidente dell’Associazione per la Rivista militare svizzera di lingua italiana (ARMSI) – ha così introdotto la conferenza tenutasi al LAC. Tema: il ruolo delle forze di sicurezza e militari nella lotta e nella prevenzione del terrorismo.

“Da un lato, il nostro Cantone e la Svizzera hanno effettivamente la fortuna di non aver mai vissuto ciò che altre nazioni, alcune vicine a noi, hanno dovuto più volte patire”, ha spiegato Gobbi, che da agosto è a capo della Rete integrata Svizzera per la sicurezza. “D’altro canto, sarebbe alquanto incauto starsene immobili e passivi, correndo il rischio di farci cogliere impreparati nel caso fossimo confrontati con un evento estremo”. Il consigliere di Stato ha esortato gli attori coinvolti a collaborare. Non solo a livello preventivo, ma anche per quanto riguarda la sensibilizzazione e l’”uso repressivo della forza”. Ha poi menzionato il portale per la prevenzione contro la radicalizzazione e gli estremismi violenti in Ticino (opera congiunta di DI, DECS e DSS), che verrà presentato il 5 novembre.

“Siamo sempre al fronte”
Il colonnello Matteo Cocchi, comandante della Polizia cantonale, ha sottolineato la peculiarità del contesto svizzero, che – analogamente alle tre regioni linguistiche e culturali – conosce tre differenti modi di lavorare dal punto di vista della polizia, nonché i concordati di polizia (di cui Zurigo ed il Ticino non sono membri). Essendo i Cantoni i responsabili della sicurezza interna, “siamo sempre al fronte”. Si registra tuttavia una “moltitudine di enti preposti alla sicurezza”: la fedpol, le polizie cantonali e municipali, il SIC, il Corpo delle Guardie di confine e l’attività giudiziaria legata ai ministeri pubblici e all’MPC. Un chiaro esempio dell’importanza delle sinergie, anche internazionali, è il caso Moutaharrik: grazie al lavoro di polizia cantonale, SIC, MPC e polizia federale si è giunti all’arresto all’estero. Cocchi ha poi evidenziato le misure prese a seguito degli attacchi del 2015, sia a livello svizzero (come la creazione di uno Stato maggiore di condotta della polizia) sia a quello ticinese (dispositivi di difesa messi in atto per Expo 2015 e oggi ancora attivi). La parola è poi passata al brigadiere Peter Candidus Stocker, comandante dell’Accademia militare al Politecnico di Zurigo, che ha spiegato come “la minaccia rimanga elevata”. Gli attacchi terroristici di tipo chimico, biologico, radiologico e nucleare richiedono interventi all’insegna della collaborazione civile e militare; ed è in questo ambito che si può parlare di ruolo sussidiario dell’esercito. La sussidiarietà, definita nella legge militare, determina il ruolo di sostegno alle autorità civili quando le risorse non sono più sufficienti. Dal canto suo, il colonnello Andrea Torzani, comandante provinciale Corpo dei Carabinieri di Como, ha illustrato la strategia dell’Arma: proiettare stabilità ed esportare il “modello Carabinieri” all’estero. L’attività della cosiddetta polizia di stabilità si suddivide nella polizia esecutiva (l’Arma sostituisce le forze di polizia collassate o in via di ricostruzione in teatri postconflittuali, anche nell’ambito della lotta al terrorismo), nella polizia di rafforzamento e nella “military diplomacy”. Tra le expertise da valorizzare, ci sono la tutela del patrimonio culturale, la protezione del patrimonio agro-forestale e la tutela delle identità culturali. Torzani ha infine sottolineato la doppia anima dell’Arma: civile e militare.

La sfida: il volume di informazioni
Si è quindi aperto un dibattito moderato dal già direttore del Corriere del Ticino Giancarlo Dillena a cui ha partecipato, oltre ai relatori, anche la direttrice della fedpol, Nicoletta della Valle. Della Valle ha ricordato come la sfida più importante per quanto riguarda il terrorismo sia la quantità di informazioni, anche a livello europeo: scambiarsi informazioni tra le varie polizie e riconoscere l’informazione giusta e importante in quel momento. “Il lavoro e la cooperazione sono buoni, ma come polizia federale ogni giorno dobbiamo migliorare”. La priorità: rimanere nello spazio Schengen. “Non serve una hotline nazionale per la famiglia che ha paura che il figlio si sia radicalizzato: la mamma va a chiamare il poliziotto municipale, che conosce”, ha detto, sottolineando l’importanza della conoscenza reciproca in Svizzera. La direttrice di fedpol ha quindi precisato che la lotta al terrorismo deve cominciare nella società. Quanto al cybercrimine, è necessaria la cooperazione internazionale, ma anche la prevenzione: “Vent’anni dopo la creazione di Internet c’è sempre gente che in Rete si comporta in modo irresponsabile”.

Saluto in occasione della conferenza ARMSI

Saluto in occasione della conferenza ARMSI

“Il ruolo delle forze di sicurezza e militari nella lotta e nella prevenzione al terrorismo”
23 ottobre 2018, LAC Lugano

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore ed egregi signori,
stiamo attraversando un periodo storico non facile, stretti come siamo nella morsa di problematiche di varia natura che ci coinvolgono più o meno da vicino e più o meno a livello personale. La complessità e l’interconnessione sono ormai due costanti della nostra società.
Tra le preoccupazioni che contraddistinguono il mondo in cui viviamo c’è anche il terrorismo, argomento molto mediatizzato e che entra nelle nostre case quotidianamente.
Qualcuno obietterà che in Ticino il terrorismo non esiste, che non dovremmo preoccuparci per qualcosa che non c’è e che le priorità sono ben altre.
Si tratta di un punto di vista piuttosto diffuso, condivisibile però solo in parte. Da un lato, il nostro Cantone e la Svizzera hanno effettivamente la fortuna di non aver mai vissuto ciò che altre nazioni (alcune vicine a noi) hanno dovuto più volte patire. Alle nostre latitudini nessuno si sognerebbe mai di dire che siamo tra gli obiettivi delle organizzazioni terroristiche, anche se nel recente passato ci siamo trovati confrontati con alcuni casi di eco-terrorismo che siamo comunque stati capaci di affrontare nel modo opportuno. D’altro canto, sarebbe alquanto incauto starsene immobili e passivi, correndo il rischio di farci cogliere impreparati nel caso fossimo confrontati con un evento estremo. Niente e nessuno può garantirci la perenne incolumità. Purtroppo, non avremo mai la certezza che attacchi terroristici di portata drammatica non possano toccare anche noi. Non siamo immuni dagli attentati ora, esattamente come non lo eravamo in passato.
Dobbiamo pertanto vigilare. Ma dobbiamo anche stare molto attenti a non cedere all’immotivata o irrazionale paura, come subdolamente spera chi commette atti vigliacchi e violenti.
Proprio in quest’ottica, affinché la prevenzione sia efficace occorre che ognuno degli attori coinvolti collabori in modo proficuo con gli altri, facendo sistema. In questo contesto, le forze di sicurezza civili e militari ricoprono un ruolo di assoluta rilevanza. Non tutti ne hanno totale consapevolezza e questo è un po’ un peccato.
Il loro è spesso un lavoro oscuro, poco appariscente, ma puntiglioso, approfondito e soprattutto redditizio.
Se alle nostre latitudini conduciamo una vita sostanzialmente tranquilla, se avvertiamo una sensazione di generalizzata sicurezza, se passeggiamo per strada senza il timore che qualcosa di grave possa accaderci, lo dobbiamo anche a questi professionisti che senza alcun proclama ci guardano le spalle.
Affrontare la minaccia terroristica vuol dire impegnarsi su più fronti: alludo all’uso repressivo della forza così come alla citata prevenzione e alla sensibilizzazione.
Temi che saranno affrontati stasera da qualificati relatori e da cui, ne sono sicuro, emergerà la centralità della collaborazione tra le forze di sicurezza e quelle militari.
Non mi stancherò mai di ribadirlo: se vogliamo centrare i nostri obiettivi, dobbiamo unire le forze e collaborare in modo attivo e proattivo. Nulla va lasciato al caso e non ci deve essere spazio per l’improvvisazione. In un contesto tanto delicato e che pretende la nostra massima attenzione, occorre agire, mettere sul tavolo idee, essere dinamici.
Tra le misure che il mio Dipartimento ha proposto, e poi realizzato in collaborazione con il DSS e il DECS, c’è un portale per la prevenzione contro la radicalizzazione e gli estremismi violenti in Ticino. Lo stesso è il frutto del lavoro compiuto da una Piattaforma interdisciplinare formata da specialisti operanti nell’Amministrazione, nella Polizia cantonale, in Magistratura e già confrontati professionalmente con il fenomeno della radicalizzazione. Tema, quest’ultimo, sempre d’attualità nella lotta alle organizzazioni terroristiche. Il portale, che presenteremo nel dettaglio nelle prossime settimane, è una delle misure attraverso le quali intendiamo mettere in rete i vari attori della prevenzione in Ticino. Lo scopo è riunire tutte le richieste di informazione e di aiuto alla popolazione, per poi valutarle e predisporre le giuste misure di supporto, dando così vita a un meccanismo virtuoso di causa-effetto.
La minaccia terroristica va affrontata su più fronti e con differenti approcci e da oggi abbiamo a disposizione anche un nuovo valido strumento per ridurre l’esposizione alle intimidazioni e garantire maggiore sicurezza ai cittadini ticinesi.
Non viviamo in un Paese dove imperversa il terrorismo, non siamo soggetti ad attacchi sistematici e non siamo neppure nel mirino dell’estremismo, ma – e lo evidenzio ancora a chiare lettere – non bisogna commettere l’errore di ritenerci invulnerabili né tantomeno al di sopra delle parti.
Pertanto, e concludo, ben venga la collaborazione tra tutti gli enti chiamati a garantire giorno dopo giorno e capillarmente la sicurezza del cittadino, che è poi ciò che ci sta maggiormente a cuore.

Conferenza: Il ruolo delle forze di Sicurezza e Militari nella lotta e nella prevenzione al terrorismo

Conferenza: Il ruolo delle forze di Sicurezza e Militari nella lotta e nella prevenzione al terrorismo

Organizzata dall’Associazione per la Rivista Militare Svizzera di lingua italiana

Oggi, martedì 23 ottobre 2018, ore 18.00-20.00

LAC sala 1. terzo piano
Piazza B. Luini 6, Lugano

Saluto del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi

Interverranno:
Colonnello Matteo Cocchi, Comandante Polizia cantonale
Brigadiere Peter Candidus Stocker, Direttore MILAK (Comandante dell’Accademia militare presso il Politecnico federale, Zurigo)
Colonnello Andrea Torzani, Comandante Provinciale Corpo dei Carabinieri di Como

Seguirà dibattito aperto al pubblico moderato da Giancarlo Dillena

Parteciperanno:
Nicoletta della Valle, Direttrice Ufficio Federale della polizia (fedpol)
Brigadiere Peter Candidus Stocker, Direttore MILAK
Colonnello Matteo Cocchi, Comandante Polizia cantonale
Colonnello Andrea Torzani, Comandante Provinciale Corpo dei Carabinieri di Como

Maggiori dettagli:
http://rivistamilitare.ch/wp-content/uploads/2018/10/Conferenza-del-23-ottobre-2018-flyer-rev-2018.10.22.pdf

Informazioni: manifestazioni@rivistamilitare.ch

ARMSI, www.rivistamilitare.ch

 

 

 

 

DI: pubblicato il concorso pubblico per la posizione di Ufficiale di esecuzione del Sottoceneri

DI: pubblicato il concorso pubblico per la posizione di Ufficiale di esecuzione del Sottoceneri

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni informa che nella giornata odierna è stato pubblicato il bando di concorso pubblico per l’assunzione del nuovo Ufficiale di esecuzione del Sottoceneri, che avrà il compito di dirigere le sedi di Lugano e Mendrisio assicurandone la conduzione e la gestione.
Il nuovo responsabile dell’Ufficio di esecuzione del Sottoceneri, subordinato alla Divisione della giustizia e che ingloba le sedi di Lugano e Mendrisio, sarà chiamato a sostituire l’attuale Ufficiale avv. Andrea Carri, di recente nominato dal Consiglio di Stato quale Presidente della nuova Autorità cantonale di I. istanza LAFE che, contestualmente alla riorganizzazione del settore dei registri della Divisione della giustizia, entrerà in funzione il prossimo 1° dicembre 2018. L’Ufficiale di esecuzione del Sottoceneri dovrà occuparsi della conduzione, della gestione, del coordinamento, della pianificazione e del controllo dell’attività degli Uffici. In particolare, garantirà la corretta e tempestiva esecuzione dei compiti previsti nell’ambito della legislazione sull’esecuzione e sui fallimenti, partecipando altresì alla gestione di progetti che toccano il settore esecutivo in campo amministrativo, organizzativo, informatico e logistico.
A livello di requisiti, per la posizione posta a concorso si ricerca una persona con formazione accademica in diritto rilasciata da un’università svizzera e in possesso di un brevetto di avvocato, che disponga di esperienza nella conduzione del personale e di autorevolezza nell’esercizio della funzione. Capacità decisionali, di analisi, spirito di iniziativa e flessibilità, come pure spiccate doti di comunicazione, sono altri aspetti che si rivelano essenziali vista l’importanza del ruolo di Ufficiale di esecuzione del Sottoceneri.

Tutte le informazioni attinenti alle condizioni e ai requisiti per partecipare al concorso pubblico, aperto sino al 6 novembre 2018, sono consultabili alla pagina web dell’Amministrazione cantonale www.ti.ch/concorsi.

I patriziati, valore aggiunto per la collettività

I patriziati, valore aggiunto per la collettività

Vedo entusiasmo, passione e spirito corporativo

L’evento “PatriziAmo”, organizzato a inizio mese dalla Città di Lugano in concomitanza con la Festa d’Autunno, mi offre la possibilità di tornare a parlare di un tema a me caro e spero sia lo stesso per tutti i ticinesi.
Desidero dapprima ringraziare Michele Foletti, l’ideatore di queste giornate, il sindaco Marco Borradori e il portavoce di tutti i patriziati di Lugano Giorgio Foppa per il sostegno alla manifestazione.
I Patriziati sono una parte integrante della nostra società: si tratta di enti storici che hanno origine nel nostro passato, giocano un ruolo da protagonisti nel presente e guardano con entusiasmo a un futuro che contribuiscono a costruire. Insomma, essi non sono i custodi di fredde ceneri, come qualcuno tende riduttivamente a pensare, bensì vivaci ravvivatori del fuoco dello spirito del XXI secolo.
Il mio Dipartimento, proprio perché consapevole della loro centralità e perché intimamente convinto della necessità di sostenere nei fatti la triade Patriziato-Comune-Cantone, mette a disposizione la sua consulenza attraverso i propri Servizi, così come un aiuto finanziario tramite il Fondo di aiuto patriziale e il Fondo per la gestione del territorio. Se i progetti sono validi, e nella quasi totalità lo sono, noi – il Cantone e il Dipartimento – ci siamo! In questo contesto di costruttiva collaborazione, occorre evidenziare il prezioso lavoro di mediazione svolto dall’Alleanza patriziale ticinese (ALPA), con la quale portiamo avanti numerose iniziative e attività. Nata nel 1938, l’ALPA sostiene i Patriziati e promuove la collaborazione con i Comuni in modo da creare le condizioni-quadro favorevoli alla gestione sostenibile del territorio che, assieme alle persone, è il nostro bene più prezioso. Posso solo confermare quanto ho già avuto modo di sottolineare in altre occasioni: il nostro rapporto è sempre stato eccellente e sono sicuro che potrà consolidarsi ulteriormente nei prossimi anni, generando ricadute benefiche all’istituto patriziale.

Un patrimonio su cui possiamo contare
A confermare la tesi che si tratti di un ente radicato e ancora attuale, oggi in Ticino si contano 201 Patriziati e ben 90mila patrizi. Essi sono proprietari del 75% dei circa 140mila ettari del territorio boschivo che ci circonda. Si occupano con passione, spirito corporativo e con assoluta dedizione della gestione delle proprietà comunitarie quali i boschi, ma anche le cave, gli alpi, i caseifici, oltre alle infrastrutture sportive e turistiche. Insomma: i Patriziati sono un patrimonio su cui ogni ticinese – patrizio o no – sa di poter contare.

Tra difficoltà e sensibilizzazione
Nel corso della presentazione della prima edizione dell’evento, è emersa anche la difficoltà di coinvolgere nell’universo patriziale nuove persone, soprattutto i giovani. La questione è sentita da tempo, anche se la Legge Organica Patriziale (LOP) – entrata in vigore nel 1992 – aiuta, visto che contempla la possibilità di diventare patrizi secondo varie modalità. Trovare persone che mettano a disposizione tempo ed energie è un problema in generale di tutto il volontariato. Il dinamismo non manca, ma occorre toccare le corde giuste per stimolare le nuove generazioni. E a proposito di sensibilizzazione dei giovanissimi, le idee ci sono: quest’estate, tanto per fare un esempio, oltre 3’000 bambini hanno partecipato alle attività organizzate con Lingue e Sport in collaborazione con diversi Patriziati. Essi hanno dato vita con entusiasmo a uscite ambientali o culturali per conoscere il territorio, dalla Leventina al Mendrisiotto. Piccoli patrizi crescono?

Una realtà propositiva
So per certo, perché ne ho esperienza diretta, che la volontà non manca, che ci sono Patriziati propositivi e innovativi nella promozione di progetti di gestione e valorizzazione del territorio, in ambiti classici come quello agricolo o quello forestale, ma sempre più anche nel turismo, nel sociale e nel settore culturale. Il Patriziato si muove all’interno di una società e si sviluppa con essa, offrendo un servizio essenziale per la comunità locale e quindi, di riflesso, per tutto il Cantone. Innesca un circolo virtuoso dal quale non può che trarne beneficio la collettività.

Infocentro: spiraglio da Berna

Infocentro: spiraglio da Berna

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 19 ottobre 2018 de La Regione

Ministro Gobbi ottimista

«Sono positivamente orientato a dire che una soluzione si potrà trovare». Contattato dalla ‘Regione’, il ministro Norman Gobbi spiega che dopo un primo fallimento delle trattative con la Confederazione, negli ultimi tempi il Cantone si è di nuovo attivato per cercare di trovare una soluzione. «L’unico che può salvare l’Infocentro è l’esercito. E ci siamo mossi in tal senso», aggiunge Gobbi. Il Dipartimento delle istituzioni (Di) che dirige ha il ruolo di mediatore tra la ditta privata AlpTransit San Gottardo, attuale proprietaria, e il potenziale cliente, la Confederazione tramite il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (Ddps). Un’acquisizione, aggiunge Gobbi, che non è tuttavia scontata. L’edificio costato 11 milioni di franchi si trova in zona non edificabile, sul sedime che interessa armasuisse per potervi insediare la piazza d’istruzione per le truppe sanitarie ora presente alla Saleggina, a Bellinzona, dov’è previsto l’ospedale cantonale. Se l’ultima versione di armasuisse prevedeva il ritiro del terreno senza edificio, ora potrebbe cambiare idea. Il Di, spiega Gobbi, ha infatti riportato sul tavolo del Ddps alcuni elementi «che non erano stati sufficientemente presi in considerazione dai responsabili di armasuisse quando scartarono la possibilità di tenere l’Infocentro». Se la trattativa andasse a buon fine, in un secondo momento si potrebbe avviare l’iter per il cambio di destinazione e valutare quali servizi inserire.

 

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 18 ottobre 2018 de Il Quotidiano

Infocentro, incontro tra Parmelin e Gobbi

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10998680

Infocentro, “cerchiamo soluzioni”

Infocentro, “cerchiamo soluzioni”

Da www.rsi.ch/news

Guy Parmelin si esprime sul futuro dell’Infocentro AlpTransit di Pollegio mentre il PPD ha depositato le firme contro la demolizione dell’edificio.

Il consigliere federale Guy Parmelin lascia la porta aperta sul futuro dell’Infocentro AlpTransit di Pollegio. L’evoluzione della situazione è emersa dall’incontro avuto giovedì a Berna con il consigliere di Stato Norman Gobbi.

“In questo dossier ci sono vari fattori in gioco: quelli che riguardano l’esercito, le problematiche di gestione del territorio e gli interessi del Ticino – spiega alla RSI il capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) -. Stiamo cercando una soluzione, ma oggi è troppo presto per capire se si riuscirà a trovarla”.

Il Partito popolare democratico (PPD) giovedì ha consegnato le quasi 7’700 firme raccolte per la petizione “No alla demolizione dell’Infocentro Alptransit”, con la quale si chiede al Consiglio di Stato di intervenire. I costi di adeguamento della struttura sono stati stimati attorno agli 800’000 franchi, mentre quelli annuali di gestione a 80’000.