Al Monte Ceneri il futuro dell’esercito

Al Monte Ceneri il futuro dell’esercito

Articolo apparso sull’edizione di lunedì 5 febbraio 2018 del Giornale del Popolo

Grande folla, venerdì, nella palestra della caserma del Monte Ceneri. L’occasione era particolare: il rapporto annuale 2018, alla presenza di autorità e alti gradi dell’esercito, che si è tradotto in un’ampia rassegna di passato, presente e futuro del Centro logistico dell’esercito Monte Ceneri (CLEs-MC) in vista dei grandi rinnovamenti che lo attendono nei prossimi anni.
Il Centro, uno dei cinque dell’esercito svizzero, è stato mantenuto con caparbietà in Ticino ed è pronto per affrontare con slancio le prossime sfide, nel suo ruolo di piattaforma logistica dell’esercito a sud delle Alpi e nel settore del massiccio del San Gottardo, con una fondamentale prossimità fisica alle piazze d’armi ticinesi. Se il supporto logistico non è vicino, ha sottolineato il consigliere di Stato Norman Gobbi, tutto diventa molto più complicato e difficile da realizzare. E non si tratta solo di esercitazioni belliche, ma anche di attività d’emergenza come lo sgombero della neve o lo spegnimento d’incendi.
Il Centro logistico, ha spiegato il nuovo direttore Renato Bacciarini, che succede a Fulvio Chinotti (venerdì c’è stato il passaggio ufficiale delle consegne), è una ditta importante, una vera e propria realtà economico-aziendale ben ancorata nel territorio, con quasi 300 collaboratori e sedi di lavoro ubicate in varie regioni. Distribuisce annualmente un indotto di circa 36 milioni di franchi, tra stipendi (circa 28 milioni) e acquisizioni di prestazioni terze. È anche un elemento chiave nell’organizzazione dell’esercito svizzero –sul territorio nazionale ma anche all’estero – sia nell’ambito dell’istruzione che per un possibile impiego. Le professioni offerte e le attività svolte sono ampie e varie; quale azienda formatrice certificata, offre ogni anno anche un importante numero di posti d’apprendistato a favore dei giovani. A livello della logistica, solo per fare qualche esempio, fra le prestazioni fornite nel 2017 nell’ambito della manutenzione più di 2.500 veicoli e rimorchi sono passati nelle officine di Bellinzona, mentre più di 3.500 armi sono transitate nelle officine tecniche generali del Monte Ceneri. E adesso, quali gli scenari per l’immediato futuro? Il punto centrale, sottolineato nel Rapporto annuale di venerdì, è che non si tratta solo di cristallizzare questa struttura esistente a sud delle Alpi, ma di investirvi, e molto, per poter svolgere al meglio tutte le attività necessarie per la sicurezza e la libertà del nostro Paese. Innanzitutto i grossi progetti immobiliari in corso d’esecuzione: il centro di calcolo a nord, con un investimento di circa 150 milioni di franchi, il risanamento delle caserme sulla piazza d’armi a Isone (per circa 50 milioni), la costruzione delle nuove officine, magazzini e garage al Monte Ceneri (circa 35 milioni, tappa 2) con il risanamento dell’ex arsenale (per 11 milioni di franchi). Si è trattato e si tratta – ha spiegato ancora Bacciarini – di accompagnare in qualità di gestori i vari utilizzatori e il proprietario armasuisse nella pianificazione ed esecuzione di tutta questa serie di progetti immobiliari, con risanamenti, rifacimenti, trasformazioni oppure messe in sicurezza o dismissioni. Parlando di cifre annuali, per il solo 2017 nel settore del Centro logistico sono stati investiti 16 milioni di franchi . La cifra per l ’anno 2018 prevede investimenti ulteriori di 17 milioni, a fronte dei sette progetti supplementari tra Uri e Ticino, progetti che magari non hanno una grande risonanza mediatica, ma che sicuramente fanno sì che il lavoro non mancherà così come la conseguente ricaduta economica sul territorio a favore di piccoli e medi imprenditori locali. Andando avanti con lo sguardo negli anni, alla fine del 2019, con un investimento globale di quasi 35 milioni di franchi, verrà consegnata la seconda tappa del nuovo progetto per il futuro quartier generale del Centro logistico, situato sulla piazza d’armi del Ceneri. L’anno scorso, dopo un lungo iter di pianificazione, c’è stata la posa simbolica della prima pietra, e ora il cantiere procede spedito. Tutto dunque porta a guardare con fiducia agli sviluppi del futuro, mentre a conclusione del rapporto annuale c’è anche stata l ’occasione per mettere in evidenza un “gioiellino” che già ora è in funzione al Monte Ceneri: la camera di sicurezza più grande di tutta la Svizzera. L’edificio, ai piedi della piazza d’armi, è stato inaugurato nel 2016 con un investimento di 22 milioni di franchi e vi trovano posto fino a 5.062 palette, grazie alla sua superficie di ben 4mila metri quadrati e 18mila metri cubi. Da questo magazzino ticinese di massima sicurezza si forniscono e si ritirano alla maggior parte delle formazioni il grosso del loro materiale d’istruzione e d’impiego.

IL COMMENTO – Norman Gobbi: «Presenza importante a sud delle Alpi»

Sul culmine della strada che attraversa lo storico passo del Monte Ceneri si sta sviluppando la logistica militare del 21mo secolo, con l’edificazione delle nuove strutture del Centro logistico dell’esercito Monte Ceneri (CLEs-MC). Dopo il moderno centro per una gestione moderna del materiale, è in fase di edificazione la nuova officina meccanica per il parco autoveicoli dell’Esercito e il vecchio arsenale in fase di risanamento. Come politico responsabile dei dossier cantonali degli affari militari non posso che guardare con soddisfazione a questi progetti in grado di garantire grosse commesse alle aziende impegnate nella costruzione e di riflesso un indotto locale importante. Il nuovo Centro logistico rappresenta la volontà dell’esercito di confermare la propria presenza a sud delle Alpi con strutture e posti di lavoro pregiati. Esso permette inoltre di supportare, e nel contempo consolidare, anche in futuro la presenza delle truppe in loco, siano esse scuole reclute o formazioni che stanno svolgendo un corso di ripetizione. Operativamente assicura l’approvvigionamento della truppe anche nel caso in cui il Gottardo fosse impraticabile ed è un caposaldo per la procedura di mobilitazione reintrodotta dal 1. gennaio con l’ulteriore sviluppo dell’Esercito. Senza dimenticare, che in caso di necessità nella collaudata collaborazione civile-militare, il Centro logistico è a supporto delle autorità cantonali per i compiti di protezione della popolazione.

Progetto di unica regione di polizia per il Mendrisiotto

Progetto di unica regione di polizia per il Mendrisiotto

Articolo apparso nell’edizione di lunedì 5 febbraio 2018 del Corriere del Ticino 

Negli ultimi giorni la capo dicastero Sicurezza pubblica di Chiasso Sonia Colombo-Regazzoni ha più volte manifestato la sua opinione in merito alla proposta fatta dal mio Dipartimento di creare una regione unica di Polizia per il Distretto di Mendrisio. La sua posizione contiene però delle imprecisioni, che meravigliano poiché la municipale ha partecipato agli incontri della Commissione consultiva sulla sicurezza. In questa commissione il tema è stato affrontato e discusso in modo approfondito. Mi sento pertanto di ribadire che nessuno è stato escluso dalle discussioni in corso in vista della concretizzazione di questa importante modifica dell’assetto di Polizia, semmai era distratto mentre si discuteva del tema. Si tratta quindi di illustrare di nuovo la situazione, in modo da fornire una versione corretta e univoca. Con la richiesta di unire le regioni I e II, si vuole perseguire un solo obiettivo: quello di predisporre un coordinamento più snello che permetta alla Polizia cantonale di fare riferimento ad un unico comune polo e non più due per il Mendrisiotto. Tutte le polizie comunali della regione continueranno a svolgere i loro compiti come fatto finora e le strutture e gli effettivi verranno integralmente mantenuti. Questa decisione consentirà una migliore organizzazione e una collaborazione più proficua con la Polizia cantonale per quanto riguarda le risorse a disposizione per i differenti compiti regionali e sovraregionali. Come evidenziato dalla signora Colombo-Regazzoni, i cambiamenti in atto nella società, tra i quali evidenzio la mobilità delle persone e le possibili infiltrazioni di fenomeni criminali oltre al terrorismo, impongono una sensibilità crescente su questi fenomeni. Eventi recenti hanno dimostrato come le minacce terroristiche possano interessare pure la Svizzera. Anche per questo motivo, gli sforzi di ottimizzazione delle capacità d’intervento e d’azione della Polizia devono essere anteposti alle logiche politiche locali o regionali. In questo senso va letta la volontà del mio Dipartimento di predisporre questo concetto, che consenta un ulteriore miglioramento della presenza di agenti sul territorio favorita da un coordinamento più efficace. Questo nell’interesse della sicurezza che con i miei servizi devo costantemente garantire ai cittadini ticinesi. Per quanto riguarda invece la municipale di Chiasso, le rinnovo la mia disponibilità a fornire tutte le informazioni di cui necessita, senza chiederle per mezzo stampa.

 

Più agenti e ulteriore diminuzione dei furti

Più agenti e ulteriore diminuzione dei furti

Decisiva la regionalizzazione della Gendarmeria

In Ticino i furti continuano a diminuire. La tendenza al ribasso è confermata dalla Polizia cantonale, in attesa della pubblicazione della statistica federale sulla criminalità prevista per la seconda metà del mese di marzo. Pure la recente operazione “Prevena 17”, effettuata in collaborazione tra la Polizia cantonale, le Polizie comunali, la Polizia dei trasporti e le Guardie di confine per garantire nel periodo natalizio una maggiore presenza di pattuglie nel momento di forte affluenza nei negozi e nei centri commerciali, ha evidenziato una riduzione concreta dei furti con scasso, dei borseggi e dei taccheggi. Sull’arco di una ventina di giorni sono state controllate oltre 1’200 persone e quasi 800 veicoli. I fermi per inchiesta sono stati 12 e 3 persone sono state arrestate.

L’utilità delle campagne di sensibilizzazione
Un trend positivo che ha avuto inizio nel 2014 e che ingloba indistintamente tutte le regioni del Cantone, compreso il Mendrisiotto, in passato colpito ripetutamente da questo tipo di reato. A livello statistico, tutte le categorie di furti sono sensibilmente in calo nell’anno appena terminato: quelli con scasso, quelli senza scasso e quelli commessi nei veicoli.

Per me si tratta di una significativa conferma della qualità del lavoro svolto dal mio Dipartimento, e segnatamente dalla Polizia cantonale, nell’attività quotidiana di prevenzione e repressione e con la realizzazione di convincenti campagne di sensibilizzazione contro i furti (oltre alla giornata sul tema promossa a livello nazionale) e operazioni dissuasive come quella indicata in precedenza. Soprattutto i messaggi trasmessi nelle varie campagne hanno contribuito a rendere consapevole del problema buona parte della popolazione, che ha poi deciso di applicare alcuni semplici accorgimenti, rendendo la propria abitazione più sicura o correggendo dei comportamenti personali a rischio. Una serie di provvedimenti che, con un minimo sforzo, contribuiscono a ridurre notevolmente la minaccia di violazione della propria intimità casalinga e allo stesso tempo diminuiscono la percezione soggettiva del pericolo.

Sono sempre stato un promotore della collaborazione tra le varie forze dell’ordine. Posso affermare con orgoglio che la Legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polizie comunali (LCPol), entrata in vigore nel mese di settembre del 2015 con l’obiettivo di rafforzare il coordinamento tra i due Corpi, ha contribuito in modo rilevante al raggiungimento dei brillanti risultati degli ultimi anni, anche grazie alla  proficua collaborazione con le Guardie di confine.

Un migliore impiego delle risorse sul territorio
Il calo dei furti è riconducibile alle varie misure attuate sul piano organizzativo all’interno del sistema sicurezza cantonale, dove ognuno ricopre una specifica funzione che permette di rispondere alle molteplici sollecitazioni. In particolare, la regionalizzazione della Gendarmeria che, sfruttando le sinergie fra le diverse forze di polizia, consente di impiegare al meglio le risorse nell’interesse di una presenza più capillare e tempestiva sul territorio.

Per quanto riguarda il Mendrisiotto, la riduzione dei furti è stata favorita dalla chiusura notturna a titolo sperimentale per sei mesi di tre valichi, nel frattempo riaperti dal Consiglio federale senza però dare seguito alla richiesta di potenziamento del personale delle Guardie di confine. Una soluzione scaturita da una mozione della collega Roberta Pantani, che ha saputo interpretare la volontà della popolazione e che ha accresciuto il senso di sicurezza nella zona di confine. Proprio per questo motivo vi garantisco il mio impegno nel voler ripristinare quanto prima la situazione favorevole.

Infine, rinnovo a tutti voi l’invito a continuare a svolgere il prezioso ruolo di sentinella sul terreno. Sempre più cittadini informano con precise segnalazioni su situazioni anomale o comportamenti sospetti, agevolando e rendendo spesso più incisivo il lavoro della polizia nell’azione di contrasto e nella prevenzione. E questo, lo ricordo, nell’interesse della collettività.

 

Divisione della giustizia: conduzione ad interim dell’Ufficio dei fallimenti del Sopraceneri

Divisione della giustizia: conduzione ad interim dell’Ufficio dei fallimenti del Sopraceneri

A contare dal 1. febbraio 2018, l’Ufficio dei fallimenti del Sopraceneri, che comprende gli Uffici di Locarno e Valli e di Bellinzona e Valli, sarà diretto ad interim dal lic. iur. Silvio Bottegal, attuale Supplente ufficiale presso l’Ufficio dei fallimenti di Lugano. Accanto a quest’ultima funzione, egli garantirà la conduzione dell’Ufficio dopo la partenza dell’attuale responsabile, in attesa che il Parlamento si determini sulla riorganizzazione generale del settore esecutivo e fallimentare.

Con effetto al 1° febbraio 2018, l’attuale Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri, avv. Patrick Bianco, lascerà l’Amministrazione cantonale per una nuova sfida professionale. In quest’ottica, il Dipartimento delle istituzioni, e per esso la Divisione della giustizia, si è adoperata alfine di continuare ad assicurare la conduzione dell’Ufficio, in particolare in attesa che il Gran Consiglio si determini sulla riorganizzazione generale del settore esecutivo e fallimentare oggetto di uno specifico Messaggio governativo
(cfr. Messaggio n. 7371 dell’11 luglio 2017). Una riorganizzazione che prevede il riordino strutturale dell’intero settore, segnatamente con la creazione della Sezione esecuzione e fallimenti volta ad accrescere l’efficienza e l’efficacia organizzativa.

Questa decisione, unitamente ad altri potenziamenti puntuali effettuati di recente negli Uffici dei fallimenti di Mendrisio e Locarno – facendo capo a risorse interne e intensificando la collaborazione tra l’Ufficio dei fallimenti e l’Ufficio di esecuzione –, mirano a rafforzare il settore fallimentare garantendo una presenza costante dello Stato sul territorio cantonale. Una presenza che si rivela fondamentale anche a livello delle segnalazioni alle competenti Autorità giudiziarie, di situazioni o comportamenti potenzialmente illeciti registrati in questo ambito delicato e sensibile. Un’attività che il Dipartimento delle istituzioni e la Divisione della giustizia ritengono prioritaria, fermo restando la necessaria partecipazione attiva da parte di tutti gli attori coinvolti, quali il Ministero pubblico e altri uffici dell’Amministrazione cantonale. Un’attività essenziale per salvaguardare il tessuto sociale ed economico del nostro Cantone, che continuerà ad essere assicurata nell’avvenire dai collaboratori dell’Ufficio dei fallimenti.

Il Dipartimento delle istituzioni e la Divisione della giustizia ringraziano l’avv. Patrick Bianco per l’impegno profuso durante la sua esperienza pluriennale presso l’Amministrazione cantonale e il Supplente Ufficiale dei fallimenti lic. iur. Silvio Bottegal per la disponibilità ad assumere questo ulteriore compito, augurandogli buon lavoro.

Aggregazione dei Comuni della Verzasca – Fissata la data della votazione consultiva

Aggregazione dei Comuni della Verzasca – Fissata la data della votazione consultiva

Il Consiglio di Stato ha approvato oggi la proposta per la creazione di un nuovo Comune denominato «Verzasca», frutto dell’aggregazione fra Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e i territori vallerani di Cugnasco-Gerra e Lavertezzo. Il Governo ha inoltre fissato la data della votazione consultiva: il 10 giugno 2018, in concomitanza con le votazioni federali.

Lo scorso 12 gennaio i Municipi dei sette Comuni coinvolti – con l’approvazione dei rispettivi Consigli comunali – hanno sottoscritto i propri preavvisi favorevoli e trasmesso al Governo il rapporto finale sull’istituzione del nuovo Comune di Verzasca. In caso di esito positivo della votazione consultiva – prevista per il 10 giugno prossimo – l’entrata in funzione della nuova entità comunale dovrebbe avvenire con le prossime elezioni comunali, nella primavera del 2020.

Per la nascita del nuovo Comune, il Consiglio di Stato ha confermato la volontà di sottoporre al Gran Consiglio un messaggio che prevede contributi finanziari complessivi per 18 milioni di franchi, cosi suddivisi:

11 milioni di franchi quale contributo di risanamento che comprende gli indennizzi per i territori vallerani dei Comuni di Lavertezzo e Cugnasco-Gerra

2,4 milioni di franchi quale contributo massimo per la costruzione di una nuova palestra nel centro scolastico di Brione Verzasca

2 milioni di franchi quale sostegno finanziario a investimenti di valenza regionale per lo sviluppo socioeconomico e territoriale

2,6 milioni di franchi quale contributo per il risanamento definitivo del bilancio del Comune di Lavertezzo

Come noto, un progetto aggregativo analogo era già stato accolto dalla maggioranza dei cittadini il 14 aprile 2013, ma una sentenza del Tribunale federale – pronunciata il 25 agosto 2015 – aveva annullato il decreto legislativo che istituiva la nuova entità comunale. La decisione era stata motivata dall’assenza – nella Legge cantonale sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (LAggr) – di una base legale che permettesse la separazione coatta di parti di territorio da un Comune. In seguito alla sentenza, d’intesa con i Comuni coinvolti, il Dipartimento delle istituzioni ha valutato diversi scenari, riattivando la Commissione di studio e aggiornando il rapporto sul progetto, poi sottoscritto da tutti i partecipanti il 26 luglio dello scorso anno.

 

Da Il Quotidiano di mercoledì 31 gennaio 2018
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10075949

Circolazione Otto milioni per risarcire gli automobilisti

Circolazione Otto milioni per risarcire gli automobilisti

Articolo apparso nell’edizione di mercoledì 31 gennaio 2018 del Corriere del Ticino

Accolti i ricorsi contro l’aumento dell’imposta 2017 – Gobbi propone al Governo di rimborsare tutti i cittadini penalizzati

La Camera di diritto tributario del Tribunale di appello ha accolto il ricorso dei quattro cittadini che avevano contestato l’aumento dell’imposta di circolazione per il 2017. E la reazione di Norman Gobbi non si è fatta attendere. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha annunciato di voler portare sul tavolo del Governo la proposta di restituire l’importo versato in eccesso a tutti gli automobilisti che l’anno scorso hanno pagato di più. Ma non solo: si vorrebbe ricalibrare anche le imposte del 2018, giunte da poche settimane nelle bucalettere. Una manovra che complessivamente potrebbe alleggerire le casse dello Stato di circa 8 milioni. «Si tratterebbe di una somma di circa 4 milioni per il 2017 su un totale di quasi 111 milioni di incassi (3,6%) e circa altri 4 milioni per il 2018 su una somma poco superiore ai 109 milioni» come si legge in una nota del Dipartimento.

Ma facciamo un passo indietro. La decisione di aumentare le imposte di circolazione per il 2017 era stata presa dall’Esecutivo per «garantire il rispetto del principio della neutralità finanziaria sancito dalla legge sulle imposte di circolazione del 2009 – e approvata dal Gran Consiglio – correggendo gli importi dei bonus e dei malus applicati». Una soluzione, questa, come detto avversata in sede giudiziaria. I giudici, esaminato l’incarto, hanno «parzialmente accolto il ricorso. In particolare è stato ritenuto troppo alto il margine di apprezzamento che la norma legale lascia al Governo. In questo senso il Tribunale ha quantificato in una variazione massima del 10% lo spazio di manovra accettabile» spiegano le Istituzioni. In base alla sentenza, dunque, «la Sezione della circolazione dovrà emettere una nuova fattura unicamente ai quattro cittadini che avevano inoltrato formalmente reclamo». Nel concreto, si tratta di versare ai ricorrenti «un importo totale di circa tremila franchi» per i due anni. Come detto però, Gobbi – raggiunto al telefono dal Corriere del Ticino – intende allargare questo risarcimento a tutti coloro che a inizio 2017 avevano subito una stangata: «È per un principio di equità. Se dovessi attenermi alla prassi, solo chi ha fatto ricorso beneficerebbe di questa decisione, che di fatto però palesa i limiti dell’attuale legge in vigore. È un sistema complesso da gestire, motivo per cui abbiamo dato avvio ai lavori per rivederne la base legale» ci ha spiegato. E sul tavolo ci sono anche le due iniziative popolari del PPD, riuscite la scorsa estate .

La proposta di Gobbi sarà ora approfondita dal Governo. Se fosse accolta, impedirebbe «di dar seguito al principio della neutralità finanziaria del sistema di calcolo imposta dalla legge e penalizzerebbe il raggiungimento degli obiettivi della manovra di risanamento delle finanze cantonali» sottolineano le Istituzioni. «La neutralità finanziaria è l’effetto negativo – ha commentato Gobbi – e la decisione della Camera di diritto tributario di fatto ci dice che il margine di apprezzamento è limitato e che in pratica si può soprassedere alla neutralità finanziaria, visto che applicando questa norma diventa più difficile correggere regolarmente la perdita che ne consegue. Questa è divenuta oltretutto importante a seguito dell’aumento del parco veicoli, infatti al momento eroghiamo molti più bonus rispetto ai malus che incassiamo».

Ora si tratta di capire se il Consiglio di Stato sarà disposto a rinunciare a una parte dei proventi delle imposte di circolazione, a favore degli automobilisti penalizzati ma a discapito delle finanze cantonali. Ma a questo proposito Gobbi non si è scomposto, spiegando che «se ne è già discusso, si tratterà di gestire non tanto la perdita nella gestione corrente, quanto la perdita a bilancio, quindi da un leggero attivo a un passivo più importante, che però dovrà prima o poi essere colmato» ha concluso il direttore delle Istituzioni.

La visita «I frontalieri? Non pretendiamo di invadervi»

La visita «I frontalieri? Non pretendiamo di invadervi»

Articolo apparso nell’edizione di mercoledì 21 gennaio 2018 del Corriere del Ticino

Attilio Fontana, candidato del centrodestra alla guida della Regione Lombardia, vuole consolidare i rapporti con il Ticino

La priorità è l’elezione del 4 marzo, ma Attilio Fontana – esponente della Lega Nord – sa bene che in prospettiva il Ticino potrebbe figurare a più riprese sull’agenda personale. E il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Lombardia, ospite ieri a Lugano della Lega dei ticinesi, intende consolidare i rapporti con il nostro Cantone. «Fondamentale – ci ha detto – è mantenere un rapporto costante, nell’interesse delle due parti. Se poi avrò qualcosa da far notare a Marco Borradori o a Norman Gobbi li chiamerò e dirò loro “questo el va minga ben”». Proprio il sindaco di Lugano e il consigliere di Stato erano presenti in piazza Riforma in quanto «amici leghisti di vecchia data», e non hanno mancato di evidenziare le qualità del già sindaco di Varese. Se Borradori ha posto l’accento sul «pragmatismo senza troppi arzigogoli» di Fontana, Gobbi ha affermato: «Da ex amministratore locale conosce da vicino i bisogni dei cittadini e delle aziende. Il suo nuovo corso potrebbe quindi portare meno fantapolitica e più concretezza, favorendo il rilancio dell’economia lombarda e al contempo togliendo pressione al nostro mercato del lavoro».

Eppure i possibili punti di frizione, già emersi durante la gestione del governatore uscente Roberto Maroni, sono molti: dalla richiesta del casellario giudiziale per i permessi per frontalieri all’imminente voto su «Prima i nostri». «Comprendo le motivazioni che spingono a queste scelte, ma credo altresì che con una saggia collaborazione gli effetti negativi derivanti da tali misure si possano in gran parte ridurre» ha indicato Fontana. Per poi aggiungere: «Il casellario giudiziale? Non credo sia un elemento tale da poter interrompere ogni tipo di rapporti. Anche se bisognerebbe valutare da reato a reato». Tema sensibile lungo il confine è poi quello dei frontalieri. «Sono convinto – ha rilevato Fontana – che lo sviluppo dell’economia lombarda sia un passo innanzitutto necessario per noi. Questo non toglie che il discorso del frontalierato va valutato da ambo le parti: è una risorsa per il nostro territorio ma penso che possa anche essere un elemento di interesse per il mercato del lavoro ticinese. Detto ciò, dato che noi non vogliamo essere invasi non pretendiamo di invadere voi. Trovare un equilibrio è possibile, senza fare demagogia e spaventare i frontalieri». Questi ultimi, come il Ticino, attendono di sapere se vedranno la luce i nuovi accordi fiscali tra Svizzera e Italia. «Nel mio pragmatismo – ha sostenuto Fontana – auspico che si possa prendere finalmente una decisione. Sono dell’idea che, se lo volessero, i rappresentanti dei due governi potrebbero trovare una soluzione in poche ore». Fontana, infine, è tornato sul polverone sollevato a inizio gennaio dopo che – sul tema dell’immigrazione – aveva parlato di «razza bianca». «È stato uno strafalcione linguistico e non un commento a sfondo razzistico, per il quale mi sono scusato» ha riconosciuto.

Dal Telegiornale di Teleticino

http://teleticino.ch/il-tg/lega-incontra-lega-fontana-a-lugano-AJ139174

Rimborsiamo l’imposta

Rimborsiamo l’imposta

Articolo apparso nell’edizione di mercoledì 31 gennaio 2018 de La Regione

Targhe auto, i ricorsi accolti fanno saltare i calcoli. Saranno ristornati in totale 8 milioni di franchi Gobbi: ‘Il tribunale ci ha messo dei paletti. L’attuale legge ha palesato i suoi limiti’. Riforma attesa per l’estate.

La “mazzata” del 2017 non era legale. Il Consiglio di Stato non poteva azzerare di punto in bianco il bonus agli automobilisti, raddoppiandogli l’importo da versare. Poteva al massimo aumentare del 10% il prelievo, non di più. Dunque il governo correrà ai ripari, prima che una valanga di ricorsi (sulle fatture del 2018, appena recapitate ai conducenti) blocchi del tutto l’ingranaggio.
Lo farà ristornando circa otto milioni di franchi a chi, nel 2017, si è visto aumentare la tassa di circolazione (poi sostanzialmente confermata nel 2018). Questo l’effetto della decisione della Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello, di cui ‘La Regione’ ha riferito ieri. I giudici hanno dato (parzialmente) ragione a quattro cittadini che, grazie al sostegno del Fronte degli automobilisti ticinesi (Fat), avevano contestato l’aumento (vedi sotto). L’indomani il Dipartimento delle istituzioni ha fatto sapere di “prendere atto” della decisione, ma soprattutto “considerato l’impatto del provvedimento” di voler proporre all’Esecutivo di “restituire l’importo versato in eccesso a tutti i cittadini ticinesi che hanno avuto un aumento delle imposte di circolazione 2017”, ricalibrando “allo stesso modo” anche le imposte 2018. I colleghi hanno già dato un via libera di principio all’operazione, ci spiega il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi. Ma, chiediamo, cosa non ha funzionato nel sistema? L’adeguamento dei bonus e dei malus si era reso necessario per garantire la neutralità finanziaria degli ecoincentivi, così come prevede la legge. «L’errore a mio avviso sta nel manico – risponde il ministro –: il fondo vincolato alla neutralità finanziaria e la rapida evoluzione del parco veicoli hanno palesato tutti i limiti dell’attuale base legale. L’adeguamento delle imposte, lo ricordo, è stato attuato per rispondere al principio della neutralità finanziaria sancito dalla legge vigente, un principio sul quale oggi il Tribunale ci dice che possiamo anche soprassedere: devi garantire la neutralità tra bonus e malus, ma hai anche delle limitazioni sui correttivi da porre – sintetizza Gobbi –. Abbiamo voluto correggere il prima possibile il disavanzo tra bonus e malus che stava diventando importante, ma alla fine dell’operazione ci troveremo con una perdita a bilancio di circa otto milioni». E che “penalizzerà il raggiungimento degli obiettivi della manovra di risanamento delle finanze cantonali”, come si legge nella nota del Di. Questo perché, come detto, non ci si limiterà a versare il dovuto (circa tremila franchi) solo ai ricorrenti. «Ritengo che politicamente non si possa applicare la decisione solo a coloro che hanno fatto ricorso – spiega Gobbi –, ma sia equo e corretto dare la possibilità di rimborso a tutti coloro che hanno avuto un peggioramento dell’imposta oltre il limite del 10% fissato dal Tribunale. Il margine di apprezzamento del governo è un elemento importante della sentenza». La fattura del 2018 va pagata comunque? «Sì perché è stata emessa. Non sapevamo che la decisione sui ricorsi sarebbe giunta proprio in questi giorni…». Il ristorno verrà versato in seguito, secondo modi e tempistiche ancora da definire e sulle quali ci vorrà l’avallo dell’Esecutivo. «Dovremo trovare le modalità d’attuazione, garantendo che l’onere amministrativo sia ponderato alla necessità». Semmai ci fosse bisogno di dirlo, tutto il “pasticcio” giustifica ancor di più l’annunciato cambio del calcolo. Il Dipartimento vuole trovare una soluzione entro l’estate, in modo da poterla già applicare nel 2019. «Il gruppo di lavoro sta testando le simulazione del sistema di calcolo, ponderando tutti gli elementi. L’obiettivo è di trovare un calcolo che si più stabile e meno complesso di quello attuale».